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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 dicembre 1986, n. 917

Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi.

TITOLO I
IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE

Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Visto  l'articolo  17,  terzo comma, della legge 9 ottobre 1971, n.
825;
  Vista la legge 24 dicembre 1985, n. 777;
  Udito  il  parere  della commissione parlamentare istituita a norma
dell'articolo 17 della legge n. 825 del 1971;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 20 dicembre 1986;
  Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri, di
concerto  con  i  Ministri  delle finanze, del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica e dell'interno;

                                EMANA

il seguente decreto:
                               Art. 1

  1. E' approvato l'unito testo unico delle imposte sui redditi.

  Il  presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserto
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

  Dato a Roma, addi' 22 dicembre 1986

                               COSSIGA

                              CRAXI,   Presidente  del  Consiglio  di
                                Ministri
                              VISENTINI, Ministro delle finanze
                              GORIA, Ministro del tesoro
                              ROMITA, Ministro del bilancio e della
                                programmazione economica
                              SCALFARO, Ministro dell'interno

Visto, il Guardasigilli: ROGNONI
  Registrato alla Corte dei conti, addi' 30 dicembre 1986
  Atti di Governo, registro n. 62, foglio n. 38


                TESTO UNICO DELLE IMPOSTE SUI REDDITI

                               Art. 1
                     ((Presupposto dell'imposta 1. Presupposto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e' il possesso di redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell'articolo 6.))
                               Art. 2
                          Soggetti passivi

  1. Soggetti passivi dell'imposta sono le persone fisiche, residenti
e non residenti nel territorio dello Stato.
  2.  Ai  fini  delle imposte sui redditi si considerano residenti le
persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte
nelle  anagrafi  della  popolazione  residente o hanno nel territorio
dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.
  ((2-bis. Si considerano altresi' residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale)).
  2-bis.  Si considerano altresi' residenti, salvo prova contraria, i
cittadini   italiani  cancellati  dalle  anagrafi  della  popolazione
residente  ed  emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale
privilegiato,  individuati  con decreto del Ministro delle finanze da
pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.
                               Art. 3
                           Base imponibile

  1.  L'imposta  si  applica  sul  reddito  complessivo del soggetto,
formato  per  i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli
oneri  deducibili  indicati  nell'articolo  10  ((...))e  per  i  non
residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato.
  2.  In  deroga  al  comma  1 l'imposta si applica separatamente sui
redditi elencati nell'articolo 16, salvo quanto stabilito nei commi 2
e 3 dello stesso articolo.
  3. Sono in ogni caso esclusi dalla base imponibile:
    a)  i  redditi  esenti  dall'imposta e quelli soggetti a ritenuta
alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva;
    b)  gli  assegni  periodici  destinati  al mantenimento dei figli
spettanti   al  coniuge  in  conseguenza  di  separazione  legale  ed
effettiva  o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti
civili del matrimonio, nella misura in cui risultano da provvedimenti
dell'autorita' giudiziaria;
    c)  LETTERA  ABROGATA  DAL D.LGS. 2 SETTEMBRE 1997, N.314; d) gli
    assegni familiari e l'assegno per il nucleo familiare,
nonche',  con  gli  stessi  limiti  e  alle  medesime condizioni, gli
emolumenti  per  carichi di famiglia comunque denominati, erogati nei
casi consentiti dalla legge.
    d-bis)  la  maggiorazione  sociale  dei trattamenti pensionistici
prevista dall'articolo 1 della legge 29 dicembre 1988, n. 544.
    ((d-ter) le somme corrisposte a titolo di borsa di studio dal Governo italiano a cittadini stranieri in forza di accordi e intese internazionali)).
                               Art. 4
                      ((Coniugi e figli minori 1. Ai Fini della determinazione del reddito complessivo o della tassazione separata: a) i redditi dei beni che formano oggetto della comunione legale di cui agli articoli 177 e seguenti del codice civile sono imputati a ciascuno dei coniugi per meta' del loro ammontare netto o per la diversa quota stabilita ai sensi dell'articolo 210 dello stesso codice; I proventi dell'attivita' separata di ciascun coniuge sono a lui imputati in ogni caso per l'intero ammontare. b) i redditi dei beni che formano oggetto del fondo patrimoniale di cui agli articoli 167 e seguenti del codice civile sono imputati per meta' del loro ammontare netto a ciascuno dei coniugi. Nelle ipotesi previste nell'articolo 171 del detto codice i redditi dei beni che rimangano destinati al fondo sono imputati per l'intero ammontare al coniuge superstite o al coniuge cui sia stata esclusivamente attribuita l'amministrazione del fondo; c) i redditi dei beni dei Figli minori soggetti all'usufrutto legale dei genitori sono imputati per meta' del loro ammontare netto a ciascun genitore. Se vi e' un solo genitore o se l'usufrutto legale spetta ad un solo genitore i redditi gli sono imputati per l'intero ammontare.))
                               Art. 5
                ((Redditi prodotti in forma associata 1. I redditi delle societa' semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili. 2. Le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionate al valore dei conferimenti dei soci se non risultano determinate diversamente dall'atto pubblico o dalla scrittura privata autenticata di costituzione o da altro atto pubblico o scrittura autenticata di data anteriore all'inizio del periodo d'imposta; se il valore dei conferimenti non risulta determinato, le quote si presumono uguali. 3. Ai fini delle imposte sui redditi: a) le societa' di armamento sono equiparate alle societa' in nome collettivo o alle societa' in accomandita semplice secondo che siano state costituite all'unanimita' o a maggioranza; b) le societa' di fatto sono equiparate alle societa' in nome collettivo o alle societa' semplici secondo che abbiano o non abbiano per oggetto l'esercizio di attivita' commerciali; c) le associazioni senza personalita' giuridica costituite fra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni sono equiparate alle societa' semplici, ma l'atto o la scrittura di cui al comma 2 puo' essere redatto fino alla presentazione della dichiarazione dei redditi dell'associazione; d) si considerano residenti le societa' e le associazioni che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell'amministrazione o l'oggetto principale nel territorio dello Stato. L'oggetto principale e' determinato in base all'atto costitutivo, se esistente in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata, e, in mancanza, in base all'attivita' effettivamente esercitata. 4. I redditi delle imprese familiari di cui all'articolo 230-bis del codice civile, limitatamente al 49 per cento dell'ammontare risultante dalla dichiarazione dei redditi dell'imprenditore, sono imputati a ciascun familiare, che abbia prestato in modo continuativo e prevalente la sua attivita' di lavoro nell'impresa, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili. La presente disposizione si applica a condizione: a) che i familiari partecipanti all'impresa risultino nominativamente, con l'indicazione del rapporto di parentela o di affinita' con l'imprenditore, da atto pubblico o da scrittura privata autenticata anteriore all'inizio del periodo di imposta, recante la sottoscrizione dell'imprenditore e dei familiari partecipanti; b) che la dichiarazione dei redditi dell'imprenditore rechi l'indicazione delle quote di partecipazione agli utili spettanti ai familiari e l'attestazione che le quote stesse sono proporzionate alla qualita' e quantita' del lavoro effettivamente prestato nell'impresa, in modo continuativo e prevalente, nel periodo di imposta; c) che ciascun familiare attesti, nella propria dichiarazione dei redditi, di aver prestato la sua attivita' di lavoro nell'impresa in modo continuativo e prevalente. 5. Si intendono per familiari, ai fini delle imposte sui redditi, il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado.))
                               Art. 6
                    ((Classificazione dei redditi 1. I singoli redditi sono classificati nelle seguenti categorie: a) redditi fondiari; b) redditi di capitale; c) redditi di lavoro dipendente; d) redditi di lavoro autonomo; e) redditi di impresa; f) redditi diversi. 2. I proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennita' conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidita' permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti. Gli interessi moratori e gli interessi per dilazione di pagamento costituiscono redditi della stessa categoria di quelli da cui derivano i crediti su cui tali interessi sono maturati. 3. I redditi delle societa' in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l'oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi.))
                               Art. 7
                        ((Periodo di imposta 1. L'imposta e' dovuta per anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde un'obbligazione tributaria autonoma, salvo quanto stabilito nel comma 3 dell'articolo 8 e nel secondo periodo del comma 3 dell'articolo 11. 2. L'imputazione dei redditi al periodo di imposta e' regolata dalle norme relative alla categoria nella quale rientrano. 3. In caso di morte dell'avente diritto i redditi che secondo le disposizioni relative alla categoria di appartenenza sono imputabili al periodo di imposta in cui sono percepiti, determinati a norma delle disposizioni stesse, sono tassati separatamente a norma degli articoli 17 e 18, salvo il disposto del comma 3 dell'articolo 16, anche se non rientrano tra i redditi indicati nello stesso articolo 16, nei confronti degli eredi e dei legatari che li hanno percepiti.))
                               Art. 8
             (((Determinazione del reddito complessivo) 1. Il reddito complessivo si determina sommando i redditi di ogni categoria che concorrono a formarlo e sottraendo le perdite derivanti dall'esercizio di imprese commerciali di cui all'articolo 66 e quelle derivanti dall'esercizio di arti e professioni. Non concorrono a formare il reddito complessivo dei percipienti i compensi non ammessi in deduzione ai sensi dell'articolo 60. 2. Le perdite delle societa' in nome collettivo ed in accomandita semplice di cui all'articolo 5, nonche' quelle delle societa' semplici e delle associazioni di cui allo stesso articolo derivanti dall'esercizio di arti e professioni, si sottraggono per ciascun socio o associato nella proporzione stabilita dall'articolo 5. Per le perdite della societa' in accomandita semplice che eccedono l'ammontare del capitale sociale la presente disposizione si applica nei soli confronti dei soci accomandatari. 3. Le perdite derivanti dall'esercizio di imprese commerciali e quelle derivanti dalla partecipazione in societa' in nome collettivo e in accomandita semplice sono computate in diminuzione dai relativi redditi conseguiti nei periodi di imposta e per la differenza nei successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza in essi. La presente disposizione non si applica per le perdite determinate a norma dell'articolo 66. Si applicano le disposizioni dell'articolo 84, comma 2, e, limitatamente alle societa' in nome collettivo ed in accomandita semplice, quelle di cui al comma 3 del medesimo articolo 84)). (101) ((108))
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma 28) che "Le
disposizioni  del  comma  27  si  applicano ai redditi e alle perdite
realizzati  dal  periodo  di imposta in corso alla data di entrata in
vigore del presente decreto."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24  dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art 1 comma 30)
che  "Le disposizioni di cui al comma 29 hanno effetto con decorrenza
dal periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2008."
                               Art. 9
            ((Determinazione dei redditi e delle perdite 1. I redditi e le perdite che concorrono a formare il reddito complessivo sono determinati distintamente per ciascuna categoria, secondo le disposizioni dei successivi capi, in base al risultato complessivo netto di tutti i cespiti che rientrano nella stessa categoria. 2. Per la determinazione dei redditi e delle perdite i corrispettivi, i proventi, le spese e gli oneri in valuta estera sono valutati secondo il cambio del giorno in cui sono stati percepiti o sostenuti o del giorno antecedente piu' prossimo e, in mancanza, secondo il cambio del mese in cui sono stati percepiti o sostenuti; quelli in natura sono valutati in base al valore normale dei beni e dei servizi da cui sono costituiti. In caso di conferimenti o apporti in societa' o in altri enti si considera corrispettivo conseguito il valore normale dei beni e dei crediti conferiti. Se le azioni o i titoli ricevuti sono negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri e il conferimento o l'apporto e' proporzionale, il corrispettivo non puo' essere inferiore al valore normale determinato a norma del successivo comma 4, lettera a). 3. Per valore normale, salvo quanto stabilito nel comma 4 per i beni ivi considerati, si intende il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo piu' prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi e, in mancanza, alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d'uso. Per i beni e i servizi soggetti a disciplina dei prezzi si fa riferimento ai provvedimenti in vigore. 4. Il valore normale e' determinato: a) per le azioni, obbligazioni e altri titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri, in base alla media aritmetica dei prezzi rilevati nell'ultimo mese; b) per le altre azioni, per le quote di societa' non azionarie e per i titoli o quote di partecipazione al capitale di enti diversi dalle societa', in proporzione al valore del patrimonio netto della societa' o ente, ovvero, per le societa' o enti di nuova costituzione, all'ammontare complessivo dei conferimenti; c) per le obbligazioni e gli altri titoli diversi da quelli indicati alle lettere a) e b), comparativamente al valore normale dei titoli aventi analoghe caratteristiche negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri e, in mancanza, in base ad altri elementi determinabili in modo obiettivo. 5. Ai fini delle imposte sui redditi le disposizioni relative alle cessioni a titolo oneroso valgono anche per gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e per i conferimenti in societa')).
                               Art. 10

                         (Oneri deducibili)

	
  1.  Dal  reddito  complessivo  si  deducono, se non sono deducibili
nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo, i
seguenti oneri sostenuti dal contribuente:
    a)  i  canoni, livelli, censi ed altri oneri gravanti sui redditi
degli  immobili  che  concorrono  a  formare  il reddito complessivo,
compresi  i  contributi  ai  consorzi  obbligatori  per  legge  o  in
dipendenza  di  provvedimenti della pubblica amministrazione; sono in
ogni caso esclusi i contributi agricoli unificati;
    b)  le  spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie
nei  casi  di grave e permanente invalidita' o menomazione, sostenute
dai soggetti indicati nell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n.
104. Ai fini della deduzione la spesa sanitaria relativa all'acquisto
di  medicinali  deve  essere  certificata  da  fattura o da scontrino
fiscale   contenente  la  specificazione  della  natura,  qualita'  e
quantita'   dei   beni   e   l'indicazione  del  codice  fiscale  del
destinatario.  Si considerano rimaste a carico del contribuente anche
le  spese  rimborsate  per  effetto  di  contributi  o  di  premi  di
assicurazione  da  lui versati e per i quali non spetta la detrazione
d'imposta  o  che non sono deducibili dal suo reddito complessivo ne'
dai  redditi  che  concorrono  a  formarlo; si considerano, altresi',
rimaste  a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di
contributi  o  premi  che, pur essendo versati da altri, concorrono a
formare il suo reddito; (103)
    c) gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di
quelli  destinati  al  mantenimento  dei  figli,  in  conseguenza  di
separazione  legale  ed effettiva, di scioglimento o annullamento del
matrimonio  o  di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in
cui risultano da provvedimenti dell'autorita' giudiziaria;
    d)  gli assegni periodici corrisposti in forza di testamento o di
donazione  modale  e,  nella misura in cui risultano da provvedimenti
dell'autorita'  giudiziaria,  gli  assegni  alimentari  corrisposti a
persone indicate nell'articolo 433 del codice civile;
    d-bis)  le  somme  restituite  al  soggetto  erogatore,  se hanno
concorso a formare il reddito in anni precedenti;
    e)   i  contributi  previdenziali  ed  assistenziali  versati  in
ottemperanza  a  disposizioni  di  legge  ,  nonche'  quelli  versati
facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria
di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi
assicurativi.  Sono altresi' deducibili i contributi versati al fondo
di  cui  all'articolo 1 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n.
565.  I  contributi  di  cui  all'articolo 30, comma 2, della legge 8
marzo  1989, n. 101, sono deducibili alle condizioni e nei limiti ivi
stabiliti;
    e-bis)   i   contributi   versati   alle   forme   pensionistiche
complementari  di cui al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252,
alle  condizioni  e  nei limiti previsti dall'articolo 8 del medesimo
decreto.  Alle  medesime  condizioni  ed entro gli stessi limiti sono
deducibili   i   contributi   versati   alle   forme   pensionistiche
complementari  istituite  negli  Stati  membri  dell'Unione europea e
negli  Stati  aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che
sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro dell'economia
e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis; (104)
    e-ter) i contributi versati, fino ad un massimo di euro 3.615,20,
ai  fondi  integrativi  del  Servizio sanitario nazionale istituiti o
adeguati ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre
1992,  n.  502,  e  successive modificazioni, che erogano prestazioni
negli  ambiti  di intervento stabiliti con decreto del Ministro della
salute  da  emanare  entro  sessanta  giorni dalla data di entrata in
vigore  della presente disposizione. Ai fini del calcolo del predetto
limite  si  tiene  conto anche dei contributi di assistenza sanitaria
versati  ai  sensi  dell'articolo  51,  comma  2,  lettera  a). Per i
contributi    versati    nell'interesse    delle   persone   indicate
nell'articolo  12,  che  si trovino nelle condizioni ivi previste, la
deduzione  spetta  per  l'ammontare non dedotto dalle persone stesse,
fermo restando l'importo complessivamente stabilito;
    f)  le  somme  corrisposte  ai  dipendenti, chiamati ad adempiere
funzioni   presso   gli   uffici  elettorali,  in  ottemperanza  alle
disposizioni  dell'articolo  119  del  decreto  del  Presidente della
Repubblica  30  marzo  1957, n. 361, e dell'articolo 1 della legge 30
aprile 1981, n. 178;
    g)  i  contributi,  le donazioni e le oblazioni erogati in favore
delle organizzazioni non governative idonee ai sensi dell'articolo 28
della  legge 26 febbraio 1987, n. 49, per un importo non superiore al
2 per cento del reddito complessivo dichiarato;
    h)  le  indennita'  per  perdita  dell'avviamento corrisposte per
disposizioni  di  legge  al  conduttore  in  caso di cessazione della
locazione  di  immobili  urbani  adibiti  ad usi diversi da quello di
abitazione;
    i)  le  erogazioni  liberali  in  denaro,  fino  all'importo di 2
milioni di lire, a favore dell'Istituto centrale per il sostentamento
del clero della Chiesa cattolica italiana;
    l) le erogazioni liberali in denaro di cui all'articolo 29, comma
2,  della  legge  22 novembre 1988, n. 516, all'articolo 21, comma 1,
della  legge  22  novembre  1988,  n. 517, e all'articolo 3, comma 2,
della  legge 5 ottobre 1993, n. 409, nei limiti e alle condizioni ivi
previsti.
    l-bis)  il cinquanta per cento delle spese sostenute dai genitori
adottivi  per l'espletamento della procedura di adozione disciplinata
dalle  disposizioni contenute nel Capo I del Titolo III della legge 4
maggio 1983, n. 184.
    l-ter)  le  erogazioni  liberali in denaro per il pagamento degli
oneri  difensivi  dei  soggetti  ammessi  al patrocinio a spese dello
Stato, anche quando siano eseguite da persone fisiche.
    l-quater) le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore di
universita',  fondazioni  universitarie di cui all'articolo 59, comma
3,  della  legge  23 dicembre 2000, n. 388, ((del Fondo per il merito degli studenti universitari))   e  di  istituzioni  universitarie
pubbliche,  degli  enti  di  ricerca  pubblici,  ovvero degli enti di
ricerca  vigilati  dal  Ministero dell'istruzione, dell'universita' e
della  ricerca,  ivi  compresi  l'Istituto  superiore  di  sanita'  e
l'Istituto  superiore  per  la prevenzione e la sicurezza del lavoro,
nonche' degli enti parco regionali e nazionali.
  2.  Le  spese  di  cui  alla lettera b) del comma 1 sono deducibili
anche  se  sono state sostenute per le persone indicate nell'articolo
433  del codice civile. Tale disposizione si applica altresi' per gli
oneri  di  cui alla lettera e) del comma 1 relativamente alle persone
indicate nel medesimo articolo 433 del codice civile se fiscalmente a
carico. Sono altresi' deducibili, fino all'importo di lire 3.000.000,
i  medesimi  oneri  versati  per  gli  addetti ai servizi domestici e
all'assistenza  personale  o familiare. PERIODO ABROGATO DAL D.LGS. 5
DICEMBRE 2005, N.252. (104)
  3.  Gli oneri di cui alle lettere f), g) e h) del comma 1 sostenuti
dalle societa' semplici di cui all'articolo 5 si deducono dal reddito
complessivo  dei  singoli  soci nella stessa proporzione prevista nel
medesimo  articolo  5  ai  fini  della imputazione del reddito. Nella
stessa  proporzione  e'  deducibile,  per  quote costanti nel periodo
d'imposta  in  cui  avviene  il  pagamento  e nei quattro successivi,
l'imposta  di  cui  all'articolo  3  del decreto del Presidente della
Repubblica  26  ottobre  1972,  n.  643,  corrisposta  dalle societa'
stesse.
  3-bis.  Se  alla  formazione  del reddito complessivo concorrono il
reddito  dell'unita'  immobiliare  adibita ad abitazione principale e
quello   delle   relative  pertinenze,  si  deduce  un  importo  fino
all'ammontare  della rendita catastale dell'unita' immobiliare stessa
e  delle relative pertinenze, rapportato al periodo dell'anno durante
il  quale  sussiste tale destinazione ed in proporzione alla quota di
possesso  di  detta unita' immobiliare. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 23
DICEMBRE  2000,  N.388.  Sono  pertinenze  le  cose  immobili  di cui
all'articolo  817 del codice civile, classificate o classificabili in
categorie   diverse   da   quelle  ad  uso  abitativo,  destinate  ed
effettivamente  utilizzate  in  modo durevole a servizio delle unita'
immobiliari  adibite  ad abitazione principale delle persone fisiche.
Per  abitazione  principale  si intende quella nella quale la persona
fisica, che la possiede a titolo di proprieta' o altro diritto reale,
o  i  suoi  familiari dimorano abitualmente. Non si tiene conto della
variazione della dimora abituale se dipendente da ricovero permanente
in  istituti  di  ricovero  o  sanitari,  a  condizione  che l'unita'
immobiliare non risulti locata.

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AGGIORNAMENTO (103)
  La  L.  27 dicembre 2006, n.296 ha disposto (con l'art. 1 comma 29)
che  "Le  disposizioni  introdotte dalle lettere a) e b) del comma 28
hanno effetto a decorrere dal 1° luglio 2007."
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.Lgs.  5  dicembre  2005,  n. 252, come modificato dalla L. 27
dicembre  2006,  n.  296,  ha  disposto  (con  l'art. 23, comma 1) la
modifica  dell'entrata in vigore delle modifiche al presente articolo
dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2007.
                             Art. 10-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 11	
                    (Determinazione dell'imposta)

  1.   L'imposta   lorda   e'   determinata   applicando  al  reddito
complessivo,  al  netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo
10, le seguenti aliquote per scaglioni di reddito:
    a) fino a 15.000 euro, 23 per cento;
    b) oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, 27 per cento;
    c) oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro, 38 per cento;
    d) oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro, 41 per cento;
    e) oltre 75.000 euro, 43 per cento.

  2.  Se  alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto
redditi  di  pensione non superiori a 7.500 euro, goduti per l'intero
anno, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e
il reddito dell'unita' immobiliare adibita ad abitazione principale e
delle relative pertinenze, l'imposta non e' dovuta.
  ((2-bis. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto redditi fondiari di cui all'articolo 25 di importo complessivo non superiore a 500 euro, l'imposta non e' dovuta)).
((108))
  3. L'imposta netta e' determinata operando sull'imposta lorda, fino
alla  concorrenza  del  suo  ammontare,  le detrazioni previste negli
articoli 12, 13, 15 e 16 nonche' in altre disposizioni di legge.
  4.  Dall'imposta  netta si detrae l'ammontare dei crediti d'imposta
spettanti  al  contribuente a norma dell'articolo 165. Se l'ammontare
dei  crediti  d'imposta  e'  superiore a quello dell'imposta netta il
contribuente  ha  diritto,  a sua scelta, di computare l'eccedenza in
diminuzione  dell'imposta  relativa al periodo d'imposta successivo o
di chiederne il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi. (91)
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AGGIORNAMENTO (91)
  La  L.  24 dicembre 2003, n.350 ha disposto (con l'art. 2 comma 28)
che  "All'articolo  11, comma 1-bis, secondo periodo, del testo unico
delle  imposte  sui  redditi,  di cui al decreto del Presidente della
Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  dopo  le  parole: "reddito
complessivo"  sono inserite le seguenti: ", diminuito degli eventuali
citati redditi di terreni e da abitazione principale,"."
  L'originario art. 11 corrisponde all'attuale art. 12.
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24  dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art 1 comma 14)
che  "La  disposizione  di cui al comma 13 si applica a decorrere dal
periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007."
                               Art. 12
                (Detrazioni per carichi di famiglia)

  1.  Dall'imposta  lorda  si  detraggono  per  carichi di famiglia i
seguenti importi:
    a) per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato:
      1)  800  euro,  diminuiti del prodotto tra 110 euro e l'importo
corrispondente  al rapporto fra reddito complessivo e 15.000 euro, se
il reddito complessivo non supera 15.000 euro;
      2)  690  euro,  se il reddito complessivo e' superiore a 15.000
euro ma non a 40.000 euro;
      3)  690  euro,  se il reddito complessivo e' superiore a 40.000
euro  ma  non  a  80.000  euro.  La  detrazione  spetta  per la parte
corrispondente  al  rapporto  tra l'importo di 80.000 euro, diminuito
del reddito complessivo, e 40.000 euro;
    b) la detrazione spettante ai sensi della lettera a) e' aumentata
di un importo pari a:
      1)  10  euro,  se  il reddito complessivo e' superiore a 29.000
euro ma non a 29.200 euro;
      2)  20  euro,  se  il reddito complessivo e' superiore a 29.200
euro ma non a 34.700 euro;
      3)  30  euro,  se  il reddito complessivo e' superiore a 34.700
euro ma non a 35.000 euro;
      4)  20  euro,  se  il reddito complessivo e' superiore a 35.000
euro ma non a 35.100 euro;
      5)  10  euro,  se  il reddito complessivo e' superiore a 35.100
euro ma non a 35.200 euro;
    c)  800  euro  per  ciascun  figlio,  compresi  i  figli naturali
riconosciuti,  i  figli  adottivi  e  gli  affidati  o  affiliati. La
detrazione  e'  aumentata  a  900  euro  per  ciascun  figlio di eta'
inferiore  a  tre  anni.  Le predette detrazioni sono aumentate di un
importo  pari  a  220  euro  per ogni figlio portatore di handicap ai
sensi  dell'articolo  3  della  legge  5 febbraio 1992, n. 104. Per i
contribuenti  con  piu'  di  tre  figli  a  carico  la  detrazione e'
aumentata  di  200  euro  per  ciascun figlio a partire dal primo. La
detrazione  spetta  per  la  parte  corrispondente  al  rapporto  tra
l'importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000
euro.  In  presenza  di  piu'  figli,  l'importo  di  95.000  euro e'
aumentato  per  tutti  di  15.000  euro per ogni figlio successivo al
primo. La detrazione e' ripartita nella misura del 50 per cento tra i
genitori  non  legalmente  ed  effettivamente separati ovvero, previo
accordo  tra  gli  stessi, spetta al genitore che possiede un reddito
complessivo  di ammontare piu' elevato. In caso di separazione legale
ed  effettiva  o  di  annullamento,  scioglimento  o cessazione degli
effetti  civili  del matrimonio, la detrazione spetta, in mancanza di
accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o
condiviso  la  detrazione e' ripartita, in mancanza di accordo, nella
misura  del  50 per cento tra i genitori. Ove il genitore affidatario
ovvero, in caso di affidamento congiunto, uno dei genitori affidatari
non  possa usufruire in tutto o in parte della detrazione, per limiti
di  reddito,  la  detrazione  e'  assegnata  per  intero  al  secondo
genitore. Quest'ultimo, salvo diverso accordo tra le parti, e' tenuto
a riversare all'altro genitore affidatario un importo pari all'intera
detrazione  ovvero,  in caso di affidamento congiunto, pari al 50 per
cento  della  detrazione  stessa.  In  caso  di coniuge fiscalmente a
carico  dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero
importo.  Se  l'altro  genitore  manca  o non ha riconosciuto i figli
naturali  e  il  contribuente non e' coniugato o, se coniugato, si e'
successivamente  legalmente  ed effettivamente separato, ovvero se vi
sono  figli  adottivi,  affidati  o affiliati del solo contribuente e
questi  non  e'  coniugato  o,  se  coniugato,  si e' successivamente
legalmente  ed  effettivamente  separato,  per  il  primo  figlio  si
applicano,  se  piu' convenienti, le detrazioni previste alla lettera
a);
    d)  750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto
alla  detrazione,  per  ogni altra persona indicata nell'articolo 433
del  codice  civile  che  conviva  con  il  contribuente o percepisca
assegni  alimentari  non  risultanti  da provvedimenti dell'autorita'
giudiziaria.  La  detrazione  spetta  per  la parte corrispondente al
rapporto   tra  l'importo  di  80.000  euro,  diminuito  del  reddito
complessivo, e 80.000 euro.
  ((1-bis. In presenza di almeno quattro figli a carico, ai genitori e' riconosciuta un'ulteriore detrazione di importo pari a 1.200 euro. La detrazione e' ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta ai genitori in proporzione agli affidamenti stabiliti dal giudice. Nel caso di coniuge fiscalmente a carico dell'altro, la detrazione compete a quest'ultimo per l'intero importo)). ((108))
  2.  Le  detrazioni  di  cui  ((ai commi 1 e 1-bis))  spettano a
condizione  che  le  persone  alle quali si riferiscono possiedano un
reddito  complessivo, computando anche le retribuzioni corrisposte da
enti   e  organismi  internazionali,  rappresentanze  diplomatiche  e
consolari  e  missioni,  nonche' quelle corrisposte dalla Santa Sede,
dagli  enti  gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della
Chiesa cattolica, non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri
deducibili. ((108))
  3.  Le  detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e
competono  dal  mese  in  cui si sono verificate a quello in cui sono
cessate  le  condizioni  richieste. ((Qualora la detrazione di cui al comma 1-bis sia di ammontare superiore all'imposta lorda, diminuita delle detrazioni di cui al comma 1 del presente articolo nonche' agli articoli 13, 15 e 16, nonche' delle detrazioni previste da altre disposizioni normative, e' riconosciuto un credito di ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nella predetta imposta. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle politiche per la famiglia, sono definite le modalita' di erogazione del predetto ammontare)) ((108))
  4.  Se  il  rapporto  di  cui al comma 1, lettera a), numero 1), e'
uguale  a  uno,  la detrazione compete nella misura di 690 euro. Se i
rapporti di cui al comma 1, lettera a), numeri 1) e 3), sono uguali a
zero,  la  detrazione  non  compete. Se i rapporti di cui al comma 1,
lettere  c) e d), sono pari a zero, minori di zero o uguali a uno, le
detrazioni non competono. Negli altri casi, il risultato dei predetti
rapporti si assume nelle prime quattro cifre decimali
  ((4-bis. Ai fini del comma 1 il reddito complessivo e' assunto al netto del reddito dell'unita' immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze di cui all'articolo 10, comma 3-bis)) ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24  dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art 1 comma 16)
che  "Le disposizioni di cui al comma 15 si applicano a decorrere dal
periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007.
                               Art. 13
                         (Altre detrazioni)

  1. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o piu'
redditi  di  cui  agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati
nel  comma  2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis),
d), h-bis) e l), spetta una detrazione dall'imposta lorda, rapportata
al periodo di lavoro nell'anno, pari a:
    a)  1.840  euro, se il reddito complessivo non supera 8.000 euro.
L'ammontare della detrazione effettivamente spettante non puo' essere
inferiore  a  690 euro. Per i rapporti di lavoro a tempo determinato,
l'ammontare della detrazione effettivamente spettante non puo' essere
inferiore a 1.380 euro;
    b)  1.338  euro,  aumentata del prodotto tra 502 euro e l'importo
corrispondente  al  rapporto  tra  15.000 euro, diminuito del reddito
complessivo,  e 7.000 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e'
superiore a 8.000 euro ma non a 15.000 euro;
    c)  1.338  euro,  se il reddito complessivo e' superiore a 15.000
euro  ma  non  a  55.000  euro.  La  detrazione  spetta  per la parte
corrispondente  al  rapporto  tra l'importo di 55.000 euro, diminuito
del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.
  2.  La  detrazione  spettante  ai sensi del comma 1, lettera c), e'
aumentata di un importo pari a:
    a) 10 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e' superiore a
23.000 euro ma non a 24.000 euro;
    b) 20 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e' superiore a
24.000 euro ma non a 25.000 euro;
    c) 30 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e' superiore a
25.000 euro ma non a 26.000 euro;
    d) 40 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e' superiore a
26.000 euro ma non a 27.700 euro;
    e) 25 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e' superiore a
27.700 euro ma non a 28.000 euro.
  3. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o piu'
redditi  di  pensione  di  cui  all'articolo 49, comma 2, lettera a),
spetta  una  detrazione dall'imposta lorda, non cumulabile con quella
di  cui  al  comma  1 del presente articolo, rapportata al periodo di
pensione nell'anno, pari a:
    a)  1.725  euro, se il reddito complessivo non supera 7.500 euro.
L'ammontare della detrazione effettivamente spettante non puo' essere
inferiore a 690 euro;
    b)  1.255  euro,  aumentata del prodotto tra 470 euro e l'importo
corrispondente  al  rapporto  tra  15.000 euro, diminuito del reddito
complessivo,  e 7.500 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e'
superiore a 7.500 euro ma non a 15.000 euro;
    c)  1.255  euro,  se il reddito complessivo e' superiore a 15.000
euro  ma  non  a  55.000  euro.  La  detrazione  spetta  per la parte
corrispondente  al  rapporto  tra l'importo di 55.000 euro, diminuito
del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.
  4.  Se alla formazione del reddito complessivo dei soggetti di eta'
non  inferiore a 75 anni concorrono uno o piu' redditi di pensione di
cui  all'articolo  49,  comma  2,  lettera  a), spetta una detrazione
dall'imposta lorda, in luogo di quella di cui al comma 3 del presente
articolo,   rapportata   al  periodo  di  pensione  nell'anno  e  non
cumulabile con quella prevista al comma 1, pari a:
    a)  1.783  euro, se il reddito complessivo non supera 7.750 euro.
L'ammontare della detrazione effettivamente spettante non puo' essere
inferiore a 713 euro;
    b)  1.297  euro,  aumentata del prodotto tra 486 euro e l'importo
corrispondente  al  rapporto  tra  15.000 euro, diminuito del reddito
complessivo,  e 7.250 euro, se l'ammontare del reddito complessivo e'
superiore a 7.750 euro ma non a 15.000 euro;
    c)  1.297  euro,  se il reddito complessivo e' superiore a 15.000
euro  ma  non  a  55.000  euro.  La  detrazione  spetta  per la parte
corrispondente  al  rapporto  tra l'importo di 55.000 euro, diminuito
del reddito complessivo, e l'importo di 40.000 euro.
  5. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o piu'
redditi  di  cui  agli articoli 50, comma 1, lettere e), f), g), h) e
i),  ((ad esclusione di quelli derivanti dagli assegni periodici indicati nell'articolo 10, comma 1, lettera c), fra gli oneri deducibili,))  53,  66  e  67,  comma  1, lettere i) e l), spetta una
detrazione  dall'imposta lorda, non cumulabile con quelle previste ai
commi 1, 2, 3 e 4 del presente articolo, pari a:
    a) 1.104 euro, se il reddito complessivo non supera 4.800 euro;
    b)  1.104  euro,  se  il reddito complessivo e' superiore a 4.800
euro  ma  non  a  55.000  euro.  La  detrazione  spetta  per la parte
corrispondente  al  rapporto  tra l'importo di 55.000 euro, diminuito
del reddito complessivo, e l'importo di 50.200 euro. ((108))
  ((5-bis. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi derivanti dagli assegni periodici indicati fra gli oneri deducibili nell'articolo 10, comma 1, lettera c), spetta una detrazione dall'imposta lorda, non cumulabile con quelle previste dai commi 1, 2, 3, 4 e 5, in misura pari a quelle di cui al comma 3, non rapportate ad alcun periodo nell'anno)). ((108))
  6.  Se  il risultato dei rapporti indicati nei commi 1, 3, 4 e 5 e'
maggiore  di  zero,  lo  stesso  si  assume nelle prime quattro cifre
decimali. (94)
  ((6-bis. Ai fini del presente articolo il reddito complessivo e' assunto al netto del reddito dell'unita' immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze di cui all'articolo 10, comma 3-bis)) ((108))
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AGGIORNAMENTO (94)
  La  L.  30 dicembre 2004, n.311 ha disposto (con l'art. 1 comma 349
lettera  c))  che "l'articolo 12 e' rinumerato in articolo 13 e sono,
altresi', apportate le seguenti modificazioni:
  1)  nell'alinea  del  comma  1,  le  parole:  "della  deduzione per
assicurare la progressivita' dell'imposizione di cui all'articolo 11"
sono sostituite dalle seguenti: "delle deduzioni di cui agli articoli
11 e 12"
  3)  nel  comma  2,  le  parole:  "negli  articoli 13, 14 e 15" sono
sostituite  dalle  seguenti: "negli articoli 15 e 16 nonche' in altre
disposizioni di legge";"
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24  dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art 1 comma 12)
che  "Le disposizioni di cui al comma 11 si applicano a decorrere dal
periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007."
  La  L.  24  dicembre  2007,  n.244 ha inoltre disposto (con l'art 1
comma  16)  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 15 si applicano a
decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2007."
                            Art. 13-bis	

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                            Art. 13-ter	

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                               Art. 14

                                  	
       ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 30 DICEMBRE 2004, N.311))
                               Art. 15
                       (Detrazioni per oneri)

  1. Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 22 per cento dei
seguenti  oneri  sostenuti  dal contribuente, se non deducibili nella
determinazione  dei  singoli  redditi  che  concorrono  a  formare il
reddito complessivo:
    a)  gli  interessi passivi e relativi oneri accessori, nonche' le
quote  di  rivalutazione  dipendenti  da  clausole di indicizzazione,
pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato
membro  della  Comunita'  europea ovvero a stabili organizzazioni nel
territorio  dello  Stato  di  soggetti non residenti in dipendenza di
prestiti  o  mutui  agrari di ogni specie, nei limiti dei redditi dei
terreni dichiarati;
    b)  gli interessi passivi, e relativi oneri accessori, nonche' le
quote  di  rivalutazione  dipendenti  da  clausole  di indicizzazione
pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato
membro  della  Comunita'  europea ovvero a stabili organizzazioni nel
territorio  dello  Stato  di  soggetti non residenti in dipendenza di
mutui  garantiti  da  ipoteca  su  immobili  contratti per l'acquisto
dell'unita'  immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un
anno  dall'acquisto  stesso,  per  un importo non superiore a ((4.000 euro)).  L'acquisto  della  unita' immobiliare deve essere effettuato
nell'anno  precedente  o  successivo alla data della stipulazione del
contratto  di mutuo. Non si tiene conto del suddetto periodo nel caso
in  cui  l'originario  contratto  e' estinto e ne viene stipulato uno
nuovo  di  importo  non  superiore  alla residua quota di capitale da
rimborsare,  maggiorata  delle spese e degli oneri correlati. In caso
di  acquisto  di  unita'  immobiliare  locata, la detrazione spetta a
condizione  che  entro tre mesi dall'acquisto sia stato notificato al
locatario  l'atto  di  intimazione di licenza o di sfratto per finita
locazione  e  che entro un anno dal rilascio l'unita' immobiliare sia
adibita  ad  abitazione  principale.  Per  abitazione  principale  si
intende  quella  nella  quale  il  contribuente  o  i  suoi familiari
dimorano  abitualmente.  La  detrazione  spetta  non oltre il periodo
d'imposta  nel  corso del quale e' variata la dimora abituale; non si
tiene  conto  delle variazioni dipendenti da trasferimenti per motivi
di  lavoro. Non si tiene conto, altresi', delle variazioni dipendenti
da  ricoveri  permanenti  in  istituti  di  ricovero  o  sanitari,  a
condizione  che  l'unita'  immobiliare  non  risulti locata. Nel caso
l'immobile  acquistato  sia  oggetto  di  lavori  di ristrutturazione
edilizia,  comprovata  dalla  relativa  concessione  edilizia  o atto
equivalente,  la  detrazione  spetta  a  decorrere  dalla data in cui
l'unita'  immobiliare  e' adibita a dimora abituale, e comunque entro
due  anni  dall'acquisto.  In caso di contitolarita' del contratto di
mutuo  o  di  piu'  contratti di mutuo il limite di ((4.000 euro)) e'
riferito all'ammontare complessivo degli interessi, oneri accessori e
quote  di rivalutazione sostenuti. La detrazione spetta, nello stesso
limite  complessivo  e  alle stesse condizioni, anche con riferimento
alle  somme corrisposte dagli assegnatari di alloggi di cooperative e
dagli  acquirenti  di  unita'  immobiliari di nuova costruzione, alla
cooperativa  o  all'impresa  costruttrice  a titolo di rimborso degli
interessi  passivi, oneri accessori e quote di rivalutazione relativi
ai  mutui  ipotecari  contratti dalla stessa e ancora indivisi. Se il
mutuo  e'  intestato  ad  entrambi  i  coniugi, ciascuno di essi puo'
fruire della detrazione unicamente per la propria quota di interessi;
in  caso  di  coniuge  fiscalmente  a carico dell'altro la detrazione
spetta a quest'ultimo per entrambe le quote;
    b-bis)  dal 1° gennaio 2007 i compensi comunque denominati pagati
a soggetti di intermediazione immobiliare in dipendenza dell'acquisto
dell'unita'  immobiliare  da  adibire ad abitazione principale per un
importo non superiore ad euro 1.000 per ciascuna annualita'
    c)  Le  spese  sanitarie,  per la parte che eccede lire 250 mila.
Dette  spese  sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di
assistenza  specifica,  diverse  da quelle indicate nell'articolo 10,
comma  1,  lettera  b),  e  dalle  spese chirurgiche, per prestazioni
specialistiche  e per protesi dentarie e sanitarie in genere. Ai fini
della   detrazione   la  spesa  sanitaria  relativa  all'acquisto  di
medicinali  deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale
contenente  la  specificazione della natura, qualita' e quantita' dei
beni  e  l'indicazione  del codice fiscale del destinatario. Le spese
riguardanti    i    mezzi    necessari    all'accompagnamento,   alla
deambulazione,  alla  locomozione  e  al  sollevamento  e per sussidi
tecnici  e  informatici  rivolti  a facilitare l'autosufficienza e le
possibilita' di integrazione dei soggetti di cui all'articolo 3 della
legge 5 febbraio 1992, n. 104, si assumono integralmente. Tra i mezzi
necessari  per  la  locomozione  dei soggetti indicati nel precedente
periodo,  con  ridotte  o  impedite  capacita' motorie permanenti, si
comprendono  i motoveicoli e gli autoveicoli di cui, rispettivamente,
agli  articoli  53,  comma  1,  lettere  b), c) ed f), e 54, comma 1,
lettere  a), c), f) ed m), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n.
285, anche se prodotti in serie e adattati in funzione delle suddette
limitazioni   permanenti  delle  capacita'  motorie.  Tra  i  veicoli
adattati  alla guida sono compresi anche quelli dotati di solo cambio
automatico, purche' prescritto dalla commissione medica locale di cui
all'articolo  119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. Tra
i  mezzi necessari per la locomozione dei non vedenti sono compresi i
cani  guida  e  gli  autoveicoli  rispondenti alle caratteristiche da
stabilire  con  decreto  del  Ministro  delle  finanze.  Tra  i mezzi
necessari   per  la  locomozione  dei  sordomuti  sono  compresi  gli
autoveicoli rispondenti alle caratteristiche da stabilire con decreto
del Ministro delle finanze. La detrazione spetta una sola volta in un
periodo  di  quattro  anni, salvo i casi in cui dal Pubblico registro
automobilistico  risulti che il suddetto veicolo sia stato cancellato
da  detto  registro,  e con riferimento a un solo veicolo, nei limiti
della  spesa  di  lire  trentacinque  milioni  o,  nei  casi  in  cui
risultasse  che il suddetto veicolo sia stato rubato e non ritrovato,
nei limiti della spesa massima di lire trentacinque milioni da cui va
detratto    l'eventuale   rimborso   assicurativo.   E'   consentito,
alternativamente,  di  ripartire  la  predetta  detrazione in quattro
quote  annuali costanti e di pari importo. . La medesima ripartizione
della  detrazione  in  quattro  quote  annuali  di  pari  importo  e'
consentita,  con  riferimento  alle  altre spese di cui alla presente
lettera, nel caso in cui queste ultime eccedano, complessivamente, il
limite  di lire 30 milioni annue. Si considerano rimaste a carico del
contribuente  anche  le  spese rimborsate per effetto di contributi o
premi  di  assicurazione  da  lui versati e per i quali non spetta la
detrazione  d'imposta  o  che  non  sono  deducibili  dal suo reddito
complessivo   ne'   dai   redditi   che  concorrono  a  formarlo.  Si
considerano,  altresi',  rimaste  a  carico del contribuente le spese
rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati
da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di
lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta. (103)
c-bis) le spese veterinarie, fino all'importo di lire 750.000,
limitatamente  alla  parte  che  eccede lire 250.000. Con decreto del
Ministero  delle finanze sono individuate le tipologie di animali per
le quali spetta la detraibilita' delle predette spese;
    c-ter)  le  spese  sostenute per i servizi di interpretariato dai
soggetti riconosciuti sordomuti, ai sensi della legge 26 maggio 1970,
n. 381;
    d)  le  spese  funebri  sostenute  in  dipendenza  della morte di
persone  indicate nell'articolo 433 del codice civile e di affidati o
affiliati, per importo non superiore a 3 milioni di lire per ciascuna
di esse;
    e)  le  spese  per  frequenza di corsi di istruzione secondaria e
universitaria,  in  misura  non  superiore  a quella stabilita per le
tasse e i contributi degli istituti statali;
    f)  i  premi  per  assicurazioni aventi per oggetto il rischio di
morte  o  di  invalidita'  permanente non inferiore al 5 per cento da
qualsiasi   causa   derivante,  ovvero  di  non  autosufficienza  nel
compimento   degli  atti  della  vita  quotidiana,  se  l'impresa  di
assicurazione  non  ha  facolta'  di  recesso  dal  contratto, per un
importo  complessivamente  non superiore a lire 2 milioni e 500 mila.
Con  decreto  del  Ministero delle finanze, sentito l'Istituto per la
vigilanza  sulle  assicurazioni  private  (ISVAP),  sono stabilite le
caratteristiche   alle   quali  devono  rispondere  i  contratti  che
assicurano  il  rischio  di  non autosufficienza. Per i percettori di
redditi  di  lavoro  dipendente e assimilato, si tiene conto, ai fini
del predetto limite, anche dei premi di assicurazione in relazione ai
quali  il  datore  di  lavoro  ha effettuato la detrazione in sede di
ritenuta;
    g)  le  spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione,
protezione  o  restauro  delle  cose vincolate ai sensi della legge 1
giugno  1939,  n. 1089, e del decreto del Presidente della Repubblica
30  settembre  1963,  n.  1409, nella misura effettivamente rimasta a
carico.  La necessita' delle spese, quando non siano obbligatorie per
legge,  deve  risultare  da  apposita certificazione rilasciata dalla
competente  soprintendenza  del  Ministero  per  i  beni  culturali e
ambientali,  previo  accertamento  della  loro  congruita' effettuato
d'intesa con il competente ufficio del territorio del Ministero delle
finanze.   La   detrazione   non  spetta  in  caso  di  mutamento  di
destinazione    dei   beni   senza   la   preventiva   autorizzazione
dell'Amministrazione  per  i  beni culturali e ambientali, di mancato
assolvimento  degli  obblighi di legge per consentire l'esercizio del
diritto  di  prelazione  dello  Stato  sui  beni  immobili  e  mobili
vincolati e di tentata esportazione non autorizzata di questi ultimi.
L'Amministrazione  per  i  beni culturali ed ambientali da' immediata
comunicazione al competente ufficio delle entrate del Ministero delle
finanze  delle  violazioni che comportano la perdita del diritto alla
detrazione;  dalla  data  di ricevimento della comunicazione inizia a
decorrere  il  termine  per  la  rettifica  della  dichiarazione  dei
redditi;
    h)  le  erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, delle
regioni,  degli  enti  locali  territoriali,  di  enti  o istituzioni
pubbliche,  di  comitati  organizzatori  appositamente  istituiti con
decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali, di fondazioni
e  associazioni  legalmente  riconosciute  senza  scopo di lucro, che
svolgono   o   promuovono  attivita'  di  studio,  di  ricerca  e  di
documentazione  di  rilevante  valore  culturale  e  artistico  o che
organizzano  e  realizzano attivita' culturali, effettuate in base ad
apposita  convenzione, per l'acquisto, la manutenzione, la protezione
o  il  restauro  delle  cose  indicate  nell'articolo 1 della legge 1
giugno  1939,  n. 1089, e nel decreto del Presidente della Repubblica
30 settembre 1963, n. 1409, ivi comprese le erogazioni effettuate per
l'organizzazione in Italia e all'estero di mostre e di esposizioni di
rilevante interesse scientifico-culturale delle cose anzidette, e per
gli  studi  e le ricerche eventualmente a tal fine necessari, nonche'
per  ogni  altra  manifestazione  di rilevante interesse scientifico-
culturale  anche  ai  fini  didattico-promozionali,  ivi compresi gli
studi,  le  ricerche,  la  documentazione  e  la  catalogazione, e le
pubblicazioni  relative  ai  beni  culturali. Le iniziative culturali
devono  essere  autorizzate, previo parere del competente comitato di
settore  del  Consiglio  nazionale per i beni culturali e ambientali,
dal  Ministero  per i beni culturali e ambientali, che deve approvare
la  previsione  di  spesa  ed il conto consuntivo. Il Ministero per i
beni culturali e ambientali stabilisce i tempi necessari affinche' le
erogazioni  liberali  fatte  a  favore  delle associazioni legalmente
riconosciute,  delle  istituzioni e delle fondazioni siano utilizzate
per  gli  scopi indicati nella presente lettera e controlla l'impiego
delle  erogazioni  stesse.  Detti  termini  possono,  per  causa  non
imputabile   al  donatario,  essere  prorogati  una  sola  volta.  Le
erogazioni   liberali   non   integralmente  utilizzate  nei  termini
assegnati  affluiscono  all'entrata del bilancio dello Stato, o delle
regioni  e  degli  enti  locali territoriali, nel caso di attivita' o
manifestazioni  in  cui  essi  siano  direttamente  coinvolti, e sono
destinate  ad  un  fondo  da  utilizzare  per  le attivita' culturali
previste  per  l'anno successivo. Il Ministero per i beni culturali e
ambientali  comunica,  entro  il  31 marzo di ciascun anno, al centro
informativo  del  Dipartimento  delle  entrate  del  Ministero  delle
finanze   l'elenco   nominativo   dei   soggetti  erogatori,  nonche'
l'ammontare   delle   erogazioni  effettuate  entro  il  31  dicembre
dell'anno precedente;
    h-bis)  il  costo specifico o, in mancanza, il valore normale dei
beni  ceduti  gratuitamente,  in  base  ad  apposita  convenzione, ai
soggetti e per le attivita' di cui alla lettera h);
    i) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore al
2  per  cento  del reddito complessivo dichiarato, a favore di enti o
istituzioni   pubbliche,   fondazioni   e   associazioni   legalmente
riconosciute   che  senza  scopo  di  lucro  svolgono  esclusivamente
attivita'  nello spettacolo, effettuate per la realizzazione di nuove
strutture,  per  il  restauro  ed  il  potenziamento  delle strutture
esistenti,   nonche'   per  la  produzione  nei  vari  settori  dello
spettacolo.  Le  erogazioni  non  utilizzate  per  tali finalita' dal
percipiente  entro  il termine di due anni dalla data del ricevimento
affluiscono, nella loro totalita', all'entrata dello Stato.
    i-bis)   le  erogazioni  liberali  in  denaro,  per  importo  non
superiore  a  4  milioni  di  lire, a favore delle organizzazioni non
lucrative  di  utilita'  sociale (ONLUS) delle iniziative umanitarie,
religiose  o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed
enti  individuati  con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri,  nei  Paesi  non  appartenenti  all'Organizzazione  per  la
cooperazione  e  lo  sviluppo  economico (OCSE), nonche' i contributi
associativi,  per  importo non superiore a 2 milioni e 500 mila lire,
versati  dai  soci  alle  societa'  di  mutuo  soccorso  che  operano
esclusivamente  nei  settori  di  cui  all'articolo  1 della legge 15
aprile  1886,  n. 3818, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei
casi  di  malattia, di impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero, in
caso  di  decesso,  un  aiuto  alle  loro  famiglie. La detrazione e'
consentita  a  condizione  che  il  versamento  di  tali erogazioni e
contributi  sia  eseguito  tramite  banca  o  ufficio  postale ovvero
mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del
decreto  legislativo  9  luglio  1997,  n.  241,  e secondo ulteriori
modalita'  idonee  a  consentire  all'Amministrazione  finanziaria lo
svolgimento  di  efficaci controlli, che possono essere stabilite con
decreto del Ministro delle finanze da emanarsi ai sensi dell'articolo
17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
    i-ter)   le   erogazioni   liberali  in  denaro  per  un  importo
complessivo  in ciascun periodo d'imposta non superiore a 1.500 euro,
in  favore delle societa' e associazioni sportive dilettantistiche, a
condizione  che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite
banca  o ufficio postale ovvero secondo altre modalita' stabilite con
decreto  del  Ministro  dell'economia e delle finanze, da adottare ai
sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
    i-quater)  le  erogazioni  liberali  in  denaro,  per importo non
superiore  a  4  milioni  di  lire,  a  favore  delle associazioni di
promozione  sociale  iscritte  nei  registri  previsti  dalle vigenti
disposizioni  di  legge.  Si  applica  l'ultimo periodo della lettera
i-bis)
    i-quinquies)  le  spese, per un importo non superiore a 210 euro,
sostenute  per l'iscrizione annuale e l'abbonamento, per i ragazzi di
eta'  compresa  tra  5 e 18 anni, ad associazioni sportive, palestre,
piscine  ed  altre  strutture  ed  impianti  sportivi  destinati alla
pratica  sportiva  dilettantistica  rispondenti  alle caratteristiche
individuate  con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, o
Ministro  delegato, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, e le attivita' sportive;
    i-sexies)  i  canoni  di  locazione  derivanti  dai  contratti di
locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 9 dicembre 1998,
n.  431, e successive modificazioni, ((i canoni relativi ai contratti di ospitalita', nonche' agli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, universita', collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative,)) dagli studenti iscritti ad un corso di
laurea  presso una universita' ubicata in un comune diverso da quello
di  residenza,  distante  da  quest'ultimo  almeno  100  chilometri e
comunque  in  una  provincia  diversa, per unita' immobiliari situate
nello  stesso  comune  in  cui  ha  sede  1'  universita' o in comuni
limitrofi, per un importo non superiore a 2.633 euro;
    i-septies)  le  spese, per un importo non superiore a 2.100 euro,
sostenute  per  gli  addetti all'assistenza personale nei casi di non
autosufficienza  nel  compimento degli atti della vita quotidiana, se
il reddito complessivo non supera 40.000 euro.
    i-octies)   le   erogazioni  liberali  a  favore  degli  istituti
scolastici  di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di
lucro  appartenenti  al  sistema  nazionale di istruzione di cui alla
legge  10  marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, finalizzate
all'innovazione     tecnologica,     all'edilizia     scolastica    e
all'ampliamento   dell'offerta  formativa;  la  detrazione  spetta  a
condizione  che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite
banca  o  ufficio  postale  ovvero  mediante  gli  altri  sistemi  di
pagamento  previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio
1997, n. 241. (104)
  1-bis. Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 22 per cento
per  le  erogazioni  liberali  in  denaro  in  favore  dei  partiti e
movimenti  politici per importi compresi tra 100.000 e 200 milioni di
lire effettuate mediante versamento bancario o postale.
  1-ter.  Ai  fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, si
detrae dall'imposta lorda, e fino alla concorrenza del suo ammontare,
un  importo  pari  al  19  per  cento  dell'ammontare complessivo non
superiore  a  5  milioni  di  lire degli interessi passivi e relativi
oneri  accessori,  nonche' delle quote di rivalutazione dipendenti da
clausole di indicizzazione pagati a soggetti residenti nel territorio
dello  Stato  o di uno Stato membro delle Comunita' europee, ovvero a
stabili  organizzazioni  nel  territorio  dello Stato di soggetti non
residenti,  in dipendenza di mutui contratti, a partire dal 1 gennaio
1998   e   garantiti  da  ipoteca,  per  la  costruzione  dell'unita'
immobiliare  da  adibire  ad  abitazione principale. La detrazione e'
ammessa  a  condizione che la stipula del contratto di mutuo da parte
del  soggetto possessore a titolo di proprieta' o altro diritto reale
dell'unita'  immobiliare avvenga nei sei mesi antecedenti, ovvero nei
diciotto  mesi  successivi  all'inizio dei lavori di costruzione. Con
decreto  del  Ministro delle finanze sono stabilite le modalita' e le
condizioni alle quali e' subordinata la detrazione di cui al presente
comma.
  1-quater. Dall'imposta lorda si detrae, nella misura forfettaria di
lire   un  milione,  la  spesa  sostenuta  dai  non  vedenti  per  il
mantenimento dei cani guida.
  2.  Per gli oneri indicati alle lettere c ), e), f), i-quinquies) e
i-sexies)  del  comma  1  la  detrazione  spetta  anche se sono stati
sostenuti  nell'interesse delle persone indicate nell'articolo 12 che
si  trovino  nelle  condizioni  ivi previste, fermo restando, per gli
oneri  di  cui  alla lettera f), il limite complessivo ivi stabilito.
Per  gli  oneri di cui alla lettera c) del medesimo comma 1 sostenuti
nell'interesse  delle  persone  indicate  nell'articolo 12 che non si
trovino  nelle condizioni previste dal comma 2 del medesimo articolo,
affette   da   patologie   che   danno  diritto  all'esenzione  dalla
partecipazione  alla  spesa  sanitaria,  la  detrazione spetta per la
parte   che   non   trova   capienza  nell'imposta  da  esse  dovuta,
relativamente  alle  sole spese sanitarie riguardanti tali patologie,
ed entro il limite annuo di lire 12.000.000. Per le spese di cui alla
lettera  i-septies)  del  citato  comma 1, la detrazione spetta, alle
condizioni  ivi  stabilite,  anche  se  sono  state  sostenute per le
persone  indicate  nell'articolo  12  ancorche'  non si trovino nelle
condizioni previste dal comma 2 del medesimo articolo.
  3. Per gli oneri di cui alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis)
e  i-quater)  del  comma  1  sostenuti dalle societa' semplici di cui
all'articolo  5  la  detrazione  spetta  ai singoli soci nella stessa
proporzione   prevista  nel  menzionato  articolo  5  ai  fini  della
imputazione del reddito.
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AGGIORNAMENTO (103)
  La  L.  27 dicembre 2006, n.296 ha disposto (con l'art. 1 comma 29)
che  "Le  disposizioni  introdotte dalle lettere a) e b) del comma 28
hanno effetto a decorrere dal 1° luglio 2007."
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.L. 31 gennaio 2007, n.7 convertito con modificazioni dalla L.
2  aprile  2007,  n.  40 ha disposto (con l'art. 13 comma 8) che " Le
disposizioni  di cui al comma 3 hanno effetto a decorrere dal periodo
di imposta in corso dal 1 gennaio 2007."
                              Art. 16	
                (Detrazioni per canoni di locazione)

  ((01. Ai soggetti titolari di contratti di locazione di unita' immobiliari adibite ad abitazione principale, stipulati o rinnovati ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, spetta una detrazione complessivamente pari a: a) euro 300, se il reddito complessivo non supera euro 15.493,71; b) euro 150, se il reddito complessivo supera euro 15.493,71 ma non euro 30.987,41)) ((108))
  1.  Ai  soggetti  titolari  di  contratti  di  locazione  di unita'
immobiliari  adibite ad abitazione principale degli stessi, stipulati
o  rinnovati  a  norma  degli  articoli 2, comma 3, e 4, commi 2 e 3,
della   legge   9  dicembre  1998,  n.  431,  spetta  una  detrazione
((complessivamente pari a:))
    a)  lire  960.000,  se  il  reddito  complessivo  non supera lire
30.000.000;
    b) lire 480.000, se il reddito complessivo supera lire 30.000.000
ma non lire 60.000.000. ((108))
  1-bis.   ((Ai))   lavoratori  dipendenti  che  hanno  trasferito  o
trasferiscono  la  propria residenza nel comune di lavoro o in uno di
quelli  limitrofi  nei tre anni antecedenti quello di richiesta della
detrazione,  e siano titolari di ((contratti)) di locazione di unita'
immobiliari  adibite  ad abitazione principale degli stessi e situate
nel  nuovo  comune  di  residenza,  a  non  meno di 100 chilometri di
distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione,
spetta  una  detrazione, per i primi tre anni ((complessivamente pari a:))  a) lire 1.920.000, se il reddito complessivo non supera lire 30
milioni;  b)  lire  960.000, se il reddito complessivo supera lire 30
milioni ma non lire 60 milioni. (90) ((108))
  ((1-ter. Ai giovani di eta' compresa fra i venti e i trenta anni, che stipulano un contratto di locazione ai sensi della legge 9 dicembre 1998, n. 431, per l'unita' immobiliare da destinare a propria abitazione principale, sempre che la stessa sia diversa dall'abitazione principale dei genitori o di coloro cui sono affidati dagli organi competenti ai sensi di legge, spetta per i primi tre anni la detrazione di cui al comma 1-bis, lettera a), alle condizioni ivi previste. 1-quater. Le detrazioni di cui ai commi da 01 a 1-ter, da ripartire tra gli aventi diritto, non sono tra loro cumulabili e il contribuente ha diritto, a sua scelta, di fruire della detrazione piu' favorevole. 1-quinquies. Le detrazioni di cui ai commi da 01 a 1-ter sono rapportate al periodo dell'anno durante il quale l'unita' immobiliare locata e' adibita ad abitazione principale. Per abitazione principale si intende quella nella quale il soggetto titolare del contratto di locazione o i suoi familiari dimorano abitualmente. 1-sexies. Qualora la detrazione spettante sia di ammontare superiore all'imposta lorda diminuita, nell'ordine, delle detrazioni di cui agli articoli 12 e 13, e' riconosciuto un ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato capienza nella predetta imposta. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalita' per l'attribuzione del predetto ammontare 108))
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AGGIORNAMENTO (90)
  Il  D.Lgs.  12 dicembre 2003, n.344 ha disposto (con l'art. 3 comma
1)  che "Nel testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nel testo
vigente  antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente
decreto,  sono abrogati la lettera m) del comma 1 dell'articolo 16 ed
il comma 3 dell'articolo 131."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24  dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art 1 comma 10)
che "Le disposizioni di cui all'articolo 16 del citato testo unico di
cui  al  decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917,  come  modificato  dal  comma 9 del presente articolo, producono
effetto  a  decorrere  dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre
2007."
                             Art. 16-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                               Art. 17
                         Tassazione separata

	
  1. L'imposta si applica separatamente sui seguenti redditi:
    a)  trattamento  di  fine  rapporto  di cui all'articolo 2120 del
codice   civile   e  indennita'  equipollenti,  comunque  denominate,
commisurate  alla  durata dei rapporti di lavoro dipendente, compresi
quelli contemplati alle lettere a), d) e g) del comma 1 dell'articolo
47,  anche  nelle ipotesi di cui all'articolo 2122 del codice civile;
altre  indennita'  e  somme  percepite  una volta tanto in dipendenza
della  cessazione  dei  predetti  rapporti,  comprese l'indennita' di
preavviso,  le  somme risultanti dalla capitalizzazione di pensioni e
quelle  attribuite  a fronte dell'obbligo di non concorrenza ai sensi
dell'articolo  2125  del  codice  civile  nonche' le somme e i valori
comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a
titolo  risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito
di provvedimenti dell'autorita' giudiziaria o di transazioni relativi
alla risoluzione del rapporto di lavoro;
a-bis) ((LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 5 DICEMBRE 2005, N.252));((104))
    b)  emolumenti  arretrati  per  prestazioni  di lavoro dipendente
riferibili  ad  anni  precedenti,  percepiti per effetto di leggi, di
contratti   collettivi,   di   sentenze   o  di  atti  amministrativi
sopravvenuti  o  per  altre cause non dipendenti dalla volonta' delle
parti,  compresi  i  compensi  e  le  indennita'  di  cui  al comma 1
dell'articolo 47 e al comma 2 dell'articolo 46;
    c)  indennita'  percepite  per  la  cessazione  dei  rapporti  di
collaborazione   coordinata   e  continuativa,  di  cui  al  comma  2
dell'articolo  49,  se  il  diritto all'indennita' risulta da atto di
data  certa  anteriore all'inizio del rapporto nonche', in ogni caso,
le  somme  e i valori comunque percepiti, al netto delle spese legali
sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure
esecutive, a seguito di provvedimenti dell'autorita' giudiziaria o di
transazioni  relativi alla risoluzione dei rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa;
    c-bis)  l'indennita' di mobilita' di cui all'articolo 7, comma 5,
della  legge  23  luglio  1991, n. 223, e trattamento di integrazione
salariale di cui all'articolo 1-bis del decreto-legge 10 giugno 1994,
n.  357,  convertito, con modificazioni dalla legge 8 agosto 1994, n.
489, corrisposti anticipatamente;
    d)  indennita'  per  la  cessazione  di rapporti di agenzia delle
persone fisiche e delle societa' di persone;
    e) indennita' percepite per la cessazione da funzioni notarili;
    f)  indennita'  percepite  da  sportivi professionisti al termine
dell'attivita'  sportiva  ai  sensi del settimo comma dell'articolo 4
della legge 23 marzo 1981, n. 91, se non rientranti tra le indennita'
indicate alla lettera a);
    g)  plusvalenze,  compreso  il  valore  di avviamento, realizzate
mediante  cessione  a  titolo oneroso di aziende possedute da piu' di
cinque anni e redditi conseguiti in dipendenza di liquidazione, anche
concorsuale,  di  imprese  commerciali  esercitate  da piu' di cinque
anni;
    g-bis)   plusvalenze   di   cui  alla  lettera  b)  del  comma  1
dell'articolo 81 realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di
terreni   suscettibili  di  utilizzazione  edificatoria  secondo  gli
strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione;
    g-ter)  corrispettivi  di cui all'articolo 54, comma 1-quater, se
percepiti in unica soluzione;
    h) indennita' per perdita dell'avviamento spettanti al conduttore
in  caso  di cessazione della locazione di immobili urbani adibiti ad
usi  diversi da quello di abitazione e indennita' di avviamento delle
farmacie spettanti al precedente titolare;
    i)  indennita' spettanti a titolo di risarcimento, anche in forma
assicurativa, dei danni consistenti nella perdita di redditi relativi
a piu' anni;
    l)  redditi  compresi nelle somme attribuite o nel valore normale
dei  beni  assegnati  ai soci delle societa' indicate nell'articolo 5
nei casi di recesso, esclusione e riduzione del capitale o agli eredi
in  caso di morte del socio, e redditi imputati ai soci in dipendenza
di  liquidazione,  anche  concorsuale,  delle  societa' stesse, se il
periodo  di  tempo intercorso tra la costituzione della societa' e la
comunicazione  del  recesso  o  dell'esclusione,  la deliberazione di
riduzione   del  capitale,  la  morte  del  socio  o  l'inizio  della
liquidazione e' superiore a cinque anni;
    m)  redditi  compresi nelle somme attribuite o nel valore normale
dei  beni  assegnati  ai  soci  di  societa' soggette all'imposta sul
reddito  delle  persone giuridiche nei casi di recesso, riduzione del
capitale  e  liquidazione,  anche concorsuale, se il periodo di tempo
intercorso  tra la costituzione della societa' e la comunicazione del
recesso,  la deliberazione di riduzione del capitale o l'inizio della
liquidazione e' superiore a cinque anni;
    n)  redditi  compresi  nelle  somme o nel valore normale dei beni
attribuiti  alla  scadenza  dei  contratti  e  dei titoli di cui alle
lettere a), b), f) e g) del comma 1 dell'articolo 41, quando non sono
soggetti  a  ritenuta  alla  fonte  a  titolo di imposta o ad imposta
sostitutiva,  se  il  periodo di durata del contratto o del titolo e'
superiore a cinque anni.
    n-bis)  somme  conseguite  a  titolo  di rimborso di imposte o di
oneri  dedotti  dal  reddito  complessivo  o per i quali si e' fruito
della  detrazione  in  periodi  di  imposta  precedenti.  La presente
disposizione non si applica alle spese rimborsate di cui all'articolo
13-bis, comma 1, lettera c), quinto e sesto periodo.
  2.  I  redditi  indicati  alle  lettere da g) a n) del comma 1 sono
esclusi  dalla  tassazione separata se conseguiti da societa' in nome
collettivo  o  in  accomandita  semplice;  se  conseguiti  da persone
fisiche   nell'esercizio   di   imprese   commerciali,  sono  tassati
separatamente   a   condizione  che  ne  sia  fatta  richiesta  nella
dichiarazione  dei  redditi  relativa  al periodo di imposta al quale
sarebbero imputabili come componenti del reddito di impresa.
  3. Per i redditi indicati alle lettere da d) a f) del comma 1 e per
quelli   indicati   alle  lettere  da  g)  a  n-bis)  non  conseguiti
nell'esercizio  di imprese commerciali il contribuente ha facolta' di
non   avvalersi   della   tassazione   separata   facendolo  constare
espressamente  nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di
imposta  in  cui  e'  avvenuta o ha avuto inizio la percezione. Per i
redditi  indicati  alle  lettere a), b), c) e c-bis); del comma 1 gli
uffici  provvedono a iscrivere a ruolo le maggiori imposte dovute con
le  modalita'  stabilite  negli  articoli  17  e  18  ovvero  facendo
concorrere  i  redditi stessi alla formazione del reddito complessivo
dell'anno  in cui sono percepiti, se cio' risulta piu' favorevole per
il contribuente.
    4. (DISPOSIZIONE TRASFERITA NELL'ARTICOLO 9, QUALE COMMA 5).
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.Lgs.  5  dicembre  2005,  n. 252, come modificato dalla L. 27
dicembre  2006,  n.  296,  ha  disposto  (con  l'art. 23, comma 1) la
modifica dell'entrata in vigore dell'abrogazione della lettera a) del
comma 1 del presente articolo dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2007.
                             Art. 17-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                               Art. 18 
   Imposizione sostitutiva dei redditi di capitale di fonte estera 
 
  1. I redditi di capitale corrisposti da soggetti non residenti a 
  soggetti residenti nei  cui  confronti  in  Italia  si  applica  la
ritenuta  a  titolo  di  imposta  o  l'imposta  sostitutiva  di   cui
all'articolo 2, ((comma 1-bis)), del decreto  legislativo  1°  aprile
1996, n. 239, sono soggetti ad imposizione sostitutiva delle  imposte
sui redditi con la stessa aliquota della ritenuta a titolo d'imposta.
Il contribuente ha  la  facolta'  di  non  avvalersi  del  regime  di
imposizione sostitutiva ed in tal caso compete il  credito  d'imposta
per i redditi prodotti all'estero. La disposizione di cui al  periodo
precedente  non  si  applica  alle  distribuzioni  di  utili  di  cui
all'articolo 27, quarto  comma,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. ((118)) 
  2. Si considerano corrisposti da soggetti non residenti  anche  gli
interessi ed altri proventi delle obbligazioni e degli  altri  titoli
di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre  1973,  n.  601,  nonche'  di  quelli  con  regime  fiscale
equiparato, emessi all'estero a decorrere dal 10 settembre 1992. 
    

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AGGIORNAMENTO (118) 
  Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, ha disposto (con  l'art.  2,  comma
24) che la presente modifica  esplica  effetto  a  decorrere  dal  1°
gennaio 2012. 
                               Art. 19
                     Indennita' di fine rapporto

  1.  Il  trattamento  di  fine  rapporto  costituisce reddito per un
importo   che   si   determina   riducendo  il  suo  ammontare  delle
rivalutazioni  gia' assoggettate ad imposta sostitutiva. L'imposta e'
applicata  con l'aliquota determinata con riferimento all'anno in cui
e'  maturato  il  diritto alla percezione, corrispondente all'importo
che  risulta  dividendo  il  suo  ammontare,  aumentato  delle  somme
destinate  alle forme pensionistiche di cui al decreto legislativo 21
aprile  1993, n. 124 e al netto delle rivalutazioni gia' assoggettate
ad  imposta  sostitutiva, per il numero degli anni e frazione di anno
preso  a  base  di  commisurazione,  e moltiplicando il risultato per
dodici.  Gli  uffici finanziari provvedono a riliquidare l'imposta in
base  all'aliquota  media  di tassazione dei cinque anni precedenti a
quello  in cui e' maturato il diritto alla percezione, ((iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle spettanti)).
  1-bis.  Se  in  uno o piu' degli anni indicati al comma 1 non vi e'
stato reddito imponibile, l'aliquota media si calcola con riferimento
agli  anni  in cui vi e' stato reddito imponibile; se non vi e' stato
reddito  imponibile  in  alcuno  di  tali anni, si applica l'aliquota
stabilita dall'articolo 11 per il primo scaglione di reddito.
  1-ter.  Qualora  il  trattamento  di  fine  rapporto sia relativo a
rapporti  di  lavoro  a  tempo  determinato,  di durata effettiva non
superiore  a  due anni, l'imposta determinata ai sensi del comma 1 e'
diminuita  di un importo pari a lire 120 mila per ciascun anno; per i
periodi  inferiori  ad un anno, tale importo e' rapportato a mese. Se
il  rapporto  si  svolge  per  un  numero  di  ore inferiore a quello
ordinario  previsto  dai contratti collettivi nazionali di lavoro, la
somma e' proporzionalmente ridotta.
  2. Le altre indennita' e somme indicate alla lettera a) del comma 1
dell'articolo  16,  anche  se commisurate alla durata del rapporto di
lavoro  e  anche  se  corrisposte  da  soggetti diversi dal datore di
lavoro,  sono  imponibili per il loro ammontare complessivo, al netto
dei   contributi   obbligatori   dovuti  per  legge,  con  l'aliquota
determinata  agli  effetti  del  comma 1. Tali indennita' e somme, se
corrisposte  a titolo definitivo e in relazione ad un presupposto non
connesso  alla  cessazione  del rapporto di lavoro che ha generato il
trattamento  di  fine rapporto, sono imponibili per il loro ammontare
netto con l'aliquota determinata con i criteri di cui al comma 1.
  2-bis. Le indennita' equipollenti, comunque denominate, commisurate
alla durata dei rapporti di lavoro dipendente di cui alla lettera a),
del  comma 1, dell'articolo 16, sono imponibili per un importo che si
determina  riducendo  il  loro ammontare netto di una somma pari a L.
600.000  per  ciascun  anno  preso  a  base  di  commisurazione,  con
esclusione  dei  periodi  di  anzianita' convenzionale; per i periodi
inferiori  all'anno la riduzione e' rapportata a mese. Se il rapporto
si  svolge per un numero di ore inferiore a quello ordinario previsto
dai   contratti   collettivi   nazionali   di  lavoro,  la  somma  e'
proporzionalmente  ridotta.  L'imposta  e'  applicata  con l'aliquota
determinata  con  riferimento  all'anno in cui e' maturato il diritto
alla  percezione, corrispondente all'importo che risulta dividendo il
suo  ammontare  netto,  aumentato  delle  somme  destinate alle forme
pensionistiche  di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124,
per  il  numero  degli  anni  e  frazione  di  anno  preso  a base di
commisurazione,  e moltiplicando il risultato per dodici. L'ammontare
netto  delle  indennita',  alla  cui formazione concorrono contributi
previdenziali  posti a carico dei lavoratori dipendenti e assimilati,
e'  computato previa detrazione di una somma pari alla percentuale di
tali   indennita'   corrispondente   al   rapporto,   alla  data  del
collocamento  a riposo o alla data in cui e' maturato il diritto alla
percezione,  fra  l'aliquota  del  contributo  previdenziale  posto a
carico   dei   lavoratori   dipendenti   e  assimilati  e  l'aliquota
complessiva  del contributo stesso versato all'ente, cassa o fondo di
previdenza.
  3.  Se per il lavoro prestato anteriormente alla data di entrata in
vigore  della  legge  29  maggio 1982, n. 297, il trattamento di line
rapporto  risulta  calcolato  in  misura  superiore ad una mensilita'
della   retribuzione   annua   per   ogni   anno   preso  a  base  di
commisurazione,  ai  fini della determinazione dell'aliquota ai sensi
del comma 1 non si tiene conto dell'eccedenza.
  4.  Salvo  conguaglio all'atto della liquidazione definitiva, sulle
anticipazioni  e  sugli  acconti  relativi  al  trattamento  di  fine
rapporto  e alle indennita' equipollenti, nonche' sulle anticipazioni
relative  alle  altre  indennita'  e  somme,  si  applica  l'aliquota
determinata,  rispettivamente,  a  norma  dei  commi  1,  2  e 2-bis,
considerando  l'importo  accantonato, aumentato dalle anticipazioni e
degli acconti complessivamente erogati e al netto delle rivalutazioni
gia'   assoggettate   ad  imposta  sostitutiva.  Non  si  considerano
anticipazioni le somme e i valori destinati alle forme pensionistiche
di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124.
  4-bis.  ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 4 LUGLIO 2006, N.223 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 4 AGOSTO 2006, N. 248)).
  5.  Nell'ipotesi  di  cui  all'articolo  2122  del  codice civile e
nell'ipotesi di cui al comma 3 dell'articolo 7 l'imposta, determinata
a  norma  del  presente  articolo,  e'  dovuta  dagli  aventi diritto
proporzionalmente  all'ammontare percepito da ciascuno; nella seconda
ipotesi  la  quota  dell'imposta  sulle  successioni proporzionale al
credito indicato nella relativa dichiarazione e' ammessa in deduzione
dall'ammontare imponibile di cui ai precedenti commi.
  6.  Con decreti del Ministro delle finanze sono stabiliti i criteri
e  le  modalita' per lo scambio delle informazioni occorrenti ai fini
dell'applicazione   del   comma   2   tra   i  soggetti  tenuti  alla
corresponsione  delle  indennita'  e  delle altre somme in dipendenza
della cessazione del medesimo rapporto di lavoro.
                               Art. 20

   ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 5 DICEMBRE 2005, N.252)).((104))
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.Lgs.  5  dicembre  2005,  n. 252, come modificato dalla L. 27
dicembre  2006,  n.  296,  ha  disposto  (con  l'art. 23, comma 1) la
modifica   dell'entrata   in  vigore  dell'abrogazione  del  presente
articolo dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2007.
                             Art. 20-bis
(((Redditi dei soci delle societa' personali in caso di recesso, esclusione, riduzione del capitale e liquidazione) 1. Ai fini della determinazione dei redditi di partecipazione compresi nelle somme attribuite o nei beni assegnati ai soci o agli eredi, di cui all'articolo 17, comma 1, lettera l), si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 47, comma 7, indipendentemente dall'applicabilita' della tassazione separata.))
                              Art. 21	
((Determinazione dell'imposta per gli altri redditi tassati separatamente 1. Per gli altri redditi tassati separatamente, ad esclusione di quelli in cui alla lettera g) del comma 1 dell'articolo 17 e di quelli imputati ai soci in dipendenza di liquidazione, anche concorsuale, di cui alla lettera l) del medesimo comma 1 dell'articolo 17, l'imposta e' determinata applicando all'ammontare percepito, l'aliquota corrispondente alla meta' del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all'anno in cui e' sorto il diritto alla loro percezione ovvero, per i redditi e le somme indicati, rispettivamente, nelle lettere b), c-bis) e n-bis) del comma 1 dell'articolo 17, all'anno in cui sono percepiti. Per i redditi di cui alla lettera g) del comma 1 dell'articolo 17 e per quelli imputati ai soci in dipendenza di liquidazione, anche concorsuale, di cui alla lettera l) del medesimo comma 1 dell'articolo 17, l'imposta e' determinata applicando all'ammontare conseguito o imputato, l'aliquota corrispondente alla meta' del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all'anno in cui i redditi sono stati rispettivamente conseguiti o imputati. Se per le somme conseguite a titolo di rimborso di cui alla lettera n-bis) del comma 1 dell'articolo 17 e' stata riconosciuta la detrazione, l'imposta e' determinata applicando un'aliquota non superiore al 27 per cento. 2. Nell'ipotesi di cui al comma 3 dell'articolo 7 si procede alla tassazione separata nei confronti degli eredi e dei legatari; l'imposta dovuta da ciascuno di essi e' determinata applicando all'ammontare percepito, diminuito della quota dell'imposta sulle successioni proporzionale al credito indicato nella relativa dichiarazione, l'aliquota corrispondente alla meta' del suo reddito complessivo netto nel biennio anteriore all'anno in cui si e' aperta la successione. 3. Se in uno dei due anni anteriori non vi e' stato reddito imponibile si applica l'aliquota corrispondente alla meta' del reddito complessivo netto dell'altro anno; se non vi e' stato reddito imponibile in alcuno dei due anni si applica l'aliquota stabilita all'articolo 11 per il primo scaglione di reddito. 4. Per gli emolumenti arretrati di cui alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 16 l'imposta determinata ai sensi dei precedenti commi e' ridotta di un importo pari a quello delle detrazioni previste nell'articolo 12 e nei commi 1 e 2 dell'articolo 13 se e nella misura in cui non siano state fruite per ciascuno degli anni cui gli arretrati si riferiscono. Gli aventi diritto agli arretrati devono dichiarare al soggetto che li corrisponde l'ammontare delle detrazioni fruite per ciascuno degli anni cui si riferiscono. 5. Per i redditi indicati alle lettere e), d), e) ed f) del comma 1 dell'articolo 16 l'imposta si applica anche sulle eventuali anticipazioni salvo conguaglio.))
Capo II
REDDITI FONDIARI
                               Art. 22
                      ((Scomputo degli acconti 1. Dall'imposta determinata a norma dei precedenti articoli si scomputano nell'ordine: a) l'ammontare dei crediti per le imposte pagate all'estero secondo le modalita' di cui all'articolo 165; b) i versamenti eseguiti dal contribuente in acconto dell'imposta; c) le ritenute alla fonte a titolo di acconto operate, anteriormente alla presentazione della dichiarazione dei redditi, sui redditi che concorrono a formare il reddito complessivo e su quelli tassati separatamente. Le ritenute operate dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi si scomputano dall'imposta relativa al periodo di imposta nel quale sono state operate. Le ritenute operate sui redditi delle societa', associazioni e imprese indicate nell'articolo 5 si scomputano, nella proporzione ivi stabilita, dalle imposte dovute dai singoli soci, associati o partecipanti. 2. Se l'ammontare complessivo dei crediti di imposta, dei versamenti e delle ritenute, e' superiore a quello dell'imposta netta sul reddito complessivo, il contribuente ha diritto, a sua scelta, di computare l'eccedenza in diminuzione dell'imposta del periodo d'imposta successiva o di chiederne il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi. Per i redditi tassati separatamente, se l'ammontare delle ritenute, dei versamenti e dei crediti e' superiore a quello dell'imposta netta di cui agli articoli 19 e 21, il contribuente ha diritto al rimborso dell'eccedenza.))
                               Art. 23
            ((Applicazione dell'imposta ai non residenti 1. Ai fini dell'applicazione dell'imposta nei confronti dei non residenti si considerano prodotti nel territorio dello Stato: a) i redditi fondiari; b) i redditi di capitale corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti, con esclusione degli interessi e altri proventi derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali; c) i redditi di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 50; d) i redditi di lavoro autonomo derivanti da attivita' esercitate nel territorio dello Stato; e) i redditi d'impresa derivanti da attivita' esercitate nel territorio dello Stato mediante stabili organizzazioni; f) i redditi diversi derivanti da attivita' svolte nel territorio dello Stato e da beni che si trovano nel territorio stesso, nonche' le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in societa' residenti, con esclusione: 1) delle plusvalenze di cui alla lettera c-bis) del comma 1, dell'articolo 67, derivanti da cessione a titolo oneroso di partecipazioni in societa' residenti negoziate in mercati regolamentati, ovunque detenute; 2) delle plusvalenze di cui alla lettera c-ter) del medesimo articolo derivanti da cessione a titolo oneroso ovvero da rimborso di titoli non rappresentativi di merci e di certificati di massa negoziati in mercati regolamentati, nonche' da cessione o da prelievo di valute estere rivenienti da depositi e conti correnti; 3) dei redditi di cui alle lettere c-quater) e c-quinquies) del medesimo articolo derivanti da contratti conclusi, anche attraverso l'intervento d'intermediari, in mercati regolamentati; g) i redditi di cui agli articoli 5, 115 e 116 imputabili a soci, associati o partecipanti non residenti. 2. Indipendentemente dalle condizioni di cui alle lettere c), d), e) f) del comma 1 si considerano prodotti nel territorio dello Stato, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti: a) le pensioni, gli assegni ad esse assimilati e le indennita' di fine rapporto di cui alle lettere a), c), d), e) e]) del comma 1 dell'articolo 16; b) i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui alle lettere c), c-bis), f), h), h-bis), i) e l) del comma 1 dell'articolo 47; 78 c) i compensi per l'utilizzazione di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di marchi d'impresa nonche' di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico; d) i compensi corrisposti ad imprese, societa' o enti non residenti per prestazioni artistiche o professionali effettuate per loro conto nel territorio dello Stato.))
                               Art. 24
        Determinazione dell'imposta dovuta dai non residenti

  1. Nei confronti dei non residenti l'imposta si applica sul reddito
complessivo   e   sui  redditi  tassati  separatamente  a  norma  dei
precedenti articoli, salvo il disposto dei commi 2 e 3.
  2.  Dal  reddito  complessivo sono deducibili soltanto gli oneri di
cui  alle  lettere  a ), g ), h ), i ) e l) del comma 1 dell'articolo
10.
  ((3. Dall'imposta lorda si scomputano le detrazioni di cui all'articolo 13 nonche' quelle di cui all'articolo 15, comma 1, lettere a), b), g), h), h-bis) e i). Le detrazioni per carichi di famiglia non competono)).
                               Art. 25
                         ((Redditi fondiari 1. Sono redditi fondiari quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel catasto dei terreni o nel catasto edilizio urbano. 2. I redditi fondiari si distinguono in redditi dominicali dei terreni, redditi agrari e redditi dei fabbricati.))
                               Art. 26
                 ((Imputazione dei redditi fondiari 1. I redditi fondiari concorrono, indipendentemente dalla percezione, a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprieta', enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale, salvo quanto stabilito dall'articolo 30, per il periodo di imposta in cui si e' verificato il possesso. I redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosita' del conduttore. Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti come da accertamento avvenuto nell'ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosita' e' riconosciuto un credito di imposta di pari ammontare. 2. Nei casi di contitolarita' della proprieta' o altro diritto reale sull'immobile o di coesistenza di piu' diritti reali su di esso il reddito fondiario concorre a formare il reddito complessivo di ciascun soggetto per la parte corrispondente al suo diritto. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 31 MAGGIO 1994, N. 330 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 27 LUGLIO 1994, N. 473. 3. Se il possesso dell'immobile e' stato trasferito, in tutto o in parte nel corso del periodo di imposta, il reddito fondiario concorre a formare il reddito complessivo di ciascun soggetto proporzionalmente alla durata del suo possesso. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 31 MAGGIO 1994, N. 330 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 27 LUGLIO 1994, N. 473.))
                               Art. 27
                  ((Reddito domenicale dei terreni 1. Il reddito dominicale e' costituito dalla parte domenicale del reddito medio ordinario ritraibile dal terreno attraverso l'esercizio delle attivita' agricole di cui all'articolo 29. 2. Non si considerano produttivi di reddito dominicale i terreni che costituiscono pertinenze di fabbricati urbani, quelli dati in affitto per usi non agricoli, nonche' quelli produttivi di reddito di impresa di cui alla lettera c) del comma 2 dell'articolo 51.))
                               Art. 28
               ((Determinazione del reddito domenicale 1. Il reddito dominicale e' determinato mediante l'applicazione di tariffe d'estimo stabilite, secondo le norme della legge catastale, per ciascuna qualita' e classe di terreno. 2. Le tariffe d'estimo sono sottoposte a revisione quando se ne manifesti l'esigenza per sopravvenute variazioni nelle quantita' e nei prezzi dei prodotti e dei mezzi di produzione o nell'organizzazione e strutturazione aziendale, e comunque ogni dieci anni. 3. La revisione e' disposta con decreto del Ministro delle finanze, previo parere della Commissione censuaria centrale e puo' essere effettuata, d'ufficio o su richiesta dei comuni interessati, anche per singole zone censuarie e per singole qualita' e classi di terreni. Prima di procedervi gli uffici tecnici erariali devono sentire i comuni interessati. 4. Le modificazioni derivanti dalla revisione hanno effetto dall'anno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del nuovo prospetto delle tariffe d'estimo. 4-bis. Il reddito dominicale delle superfici adibite alle colture prodotte in serra o alla funghicoltura, in mancanza della corrispondente qualita' nel quadro di qualificazione catastale, e' determinato mediante l'applicazione della tariffa d'estimo piu' alta in vigore nella provincia.))
                               Art. 29
                 ((Variazioni del reddito dominicale 1. Da' luogo a variazioni del reddito dominicale in aumento la sostituzione della qualita' di coltura allibrata in catasto con altra di maggiore reddito. 2. Danno luogo a variazioni del reddito dominicale in diminuzione: a) la sostituzione della qualita' di coltura allibrata in catasto con altra di minore reddito; b) la diminuzione della capacita' produttiva del terreno per naturale esaurimento o per altra causa di forza maggiore, anche se non vi e' stato cambiamento di coltura, ovvero per eventi fitopatologici o entomologici interessanti le piantagioni. 3. Non si tiene conto delle variazioni dipendenti da deterioramenti intenzionali o da circostanze transitorie. 4. Le variazioni indicate nei commi 1 e 2 danno luogo a revisione del classamento dei terreni cui si riferiscono. Se a tali terreni non si possono attribuire qualita' o classi gia' esistenti nel comune o nella sezione censuaria, si applicano le tariffe piu' prossime per ammontare fra quelle attribuite a terreni della stessa qualita' di coltura ubicati in altri comuni o sezioni censuarie, purche' in condizioni agrologicamente equiparabili. Tuttavia se detti terreni risultano di rilevante estensione o se la loro redditivita' diverge sensibilmente dalle tariffe applicate nel comune o nella sezione censuaria, si istituiscono per essi apposite qualita' e classi, secondo le norme della legge catastale. 5. Quando si verificano variazioni a carattere permanente nello stato delle colture e in determinati comuni o sezioni censuarie, puo' essere in ogni tempo disposta con decreto del Ministro delle finanze, su richiesta della Commissione censuaria distrettuale o d'ufficio e in ogni caso previo parere della Commissione censuaria centrale, l'istituzione di nuove qualita' e classi in sostituzione di quelle esistenti.)) ((91))
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AGGIORNAMENTO (91)
  La  L.  24  dicembre  2003, n.350 ha disposto (con l'art. 2 comma 6
lettera  a))  che  "all'articolo  29,  comma  2,  la  lettera  c)  e'
sostituita dalla seguente:
  "c)  le  attivita'  di  cui  al  terzo comma dell'articolo 2135 del
codice    civile,    dirette   alla   manipolazione,   conservazione,
trasformazione,  commercializzazione  e valorizzazione, ancorche' non
svolte  sul  terreno,  di  prodotti  ottenuti  prevalentemente  dalla
coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, con
riferimento  ai  beni  individuati,  ogni due anni e tenuto conto dei
criteri  di  cui al comma 1, con decreto del Ministro dell'economia e
delle  finanze  su  proposta  del Ministro delle politiche agricole e
forestali";"
  L'originario art. 29 corrisponde all'attuale art. 32.
                               Art. 30
              ((Denuncia e decorrenza delle variazioni 1. Le variazioni del reddito dominicale contemplate dai commi 1 e 2 dell'articolo 26 devono essere denunciate dal contribuente all'ufficio tecnico erariale. Nella denuncia devono essere indicate la partita catastale e le particelle cui le variazioni si riferiscono; se queste riguardano porzioni di particelle deve essere unita la dimostrazione grafica del frazionamento. 2. Le variazioni in aumento devono essere denunciate entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello in cui si sono verificati i fatti indicati nel comma 1 dell'articolo 26 e hanno effetto da tale anno. 3. Le variazioni in diminuzione hanno effetto dall'anno in cui si sono verificati i fatti indicati nel comma 2 dell'articolo 26 se la denuncia e' stata presentata entro il 31 gennaio dell'anno successivo; se la denuncia e' stata presentata dopo, dall'anno in cui e' stata presentata. 4. Le variazioni del reddito dominicale contemplate dal comma 5 dell'articolo 26 hanno effetto dall'anno successivo a quello di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale.))
                               Art. 31
      ((Perdite per mancata coltivazione e per eventi naturali 1. Se un fondo rustico costituito per almeno due terzi da terreni qualificati come coltivabili a prodotti annuali non sia stato coltivato, neppure in parte, per un'intera annata agraria e per cause non dipendenti dalla tecnica agraria, il reddito dominicale, per l'anno in cui si e' chiusa l'annata agraria, si considera pari al 30 per cento di quello determinato a norma dei precedenti articoli. 2. In caso di perdita, per eventi naturali, di almeno il 30 per cento del prodotto ordinario del fondo rustico preso a base per la formazione delle tariffe d'estimo, il reddito dominicale, per l'anno in cui si e' verificata la perdita, si considera inesistente. L'evento dannoso deve essere denunciato dal possessore danneggiato entro tre mesi dalla data in cui si e' verificato ovvero, se la data non sia esattamente determinabile, almeno quindici giorni prima dell'inizio del raccolto. La denuncia deve essere presentata all'ufficio tecnico erariale, che provvede all'accertamento della diminuzione del prodotto, sentito l'ispettorato provinciale dell'agricoltura, e la trasmette all'ufficio delle imposte. 3. Se l'evento dannoso interessa una pluralita' di fondi rustici gli uffici tecnici erariali, su richiesta dei sindaci dei comuni interessati o di altri soggetti nell'interesse dei possessori danneggiati, sentiti gli ispettorati provinciali dell'agricoltura, provvedono alla delimitazione delle zone danneggiate e all'accertamento della diminuzione dei prodotti e trasmettono agli uffici delle imposte nel cui distretto sono situati i fondi e le corografie relative alle zone delimitate, indicando le ditte catastali comprese in detta zona e il reddito dominicale relativo a ciascuna di esse. 4. Ai fini del presente articolo il fondo rustico deve essere costituito da particelle catastali riportate in una stessa partita e contigue luna all'altra in modo da formare un unico appezzamento. La contiguita' non si considera interrotta da strade, ferrovie e corsi di acqua naturali o artificiali eventualmente interposti.))
                               Art. 32
                           Reddito agrario

  1. Il reddito agrario e' costituito dalla parte del reddito medio
  ordinario dei terreni imputabile al capitale d'esercizio e al
lavoro  di  organizzazione  impiegati, nei limiti della potenzialita'
del terreno, nell'esercizio di attivita' agricole su di esso.
  2. Sono considerate attivita' agricole:
    a)  le  attivita'  dirette  alla  coltivazione del terreno e alla
silvicoltura;
    b)  l'allevamento di animali con mangimi ottenibili per almeno un
quarto dal terreno e le attivita' dirette alla produzione di vegetali
tramite l'utilizzo di strutture fisse o mobili, anche provvisorie, se
la  superficie adibita alla produzione non eccede il doppio di quella
del terreno su cui la produzione stessa insiste;
    ((c) le attivita' di cui al terzo comma dell'articolo 2135 del codice civile, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, ancorche' non svolte sul terreno, di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, con riferimento ai beni individuati, ogni due anni e tenuto conto dei criteri di cui al comma 1, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze su proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali)).
  3.  Con  decreto  del  Ministro  delle  finanze, di concerto con il
Ministro  dell'agricoltura e delle foreste, e' stabilito per ciascuna
specie  animale il numero dei capi che rientra nei limiti di cui alla
lettera  b)  del comma 2, tenuto conto della potenzialita' produttiva
dei  terreni  e  delle  unita'  foraggere  occorrenti a seconda della
specie allevata.
  4.  Non  si  considerano  produttivi  di  reddito agrario i terreni
indicati nel comma 2 dell'articolo 24.
                               Art. 33
                   Imputazione del reddito agrario

  1.  Se  il  terreno e' dato in affitto per uso agricolo, il reddito
agrario  concorre  a formare il reddito complessivo dell'affittuario,
anziche'  quello  del  possessore,  a  partire  dalla  data in cui ha
effetto il contratto.
  2.   Nei   casi   di   conduzione   associata,  salvo  il  disposto
dell'articolo  5,  il  reddito  agrario concorre a formare il reddito
complessivo  di  ciascun  associato per la quota di sua spettanza. Il
possessore   del   terreno   o   l'affittuario   deve  allegare  alla
dichiarazione dei redditi un atto sottoscritto da tutti gli associati
dal quale risultino la quota del reddito agrario spettante a ciascuno
e la decorrenza del contratto. Mancando la sottoscrizione anche di un
solo  associato  o  l'indicazione  della  ripartizione del reddito si
presume che questo sia ripartito in parti uguali.
  ((2-bis. Sono considerate produttive di reddito agrario anche le attivita' di coltivazione di prodotti vegetali per conto terzi svolte nei limiti di cui all'articolo 32, comma 2, lettera b)))
                               Art. 34
                ((Determinazione del reddito agrario 1. Il reddito agrario e' determinato mediante l'applicazione di tariffe d'estimo stabilite per ciascuna qualita' e classe secondo le norme della legge catastale. 2. Le tariffe d'estimo sono sottoposte a revisione secondo le disposizioni dell'articolo 25. Alle revisioni si procede contemporaneamente a quelle previste nel detto articolo agli effetti del reddito dominicale. 3. Le revisioni del classamento disposte ai sensi degli articoli 26 e 27 valgono anche per i redditi agrari. Per i terreni condotti in affitto o in forma associata le denunce di cui all'articolo 27 possono essere presentate anche dall'affittuario o da uno degli associati. 4. Per la determinazione del reddito agrario delle superfici adibite alle colture prodotte in serra o alla funghicoltura si applica la disposizione del comma 4- bis dell'articolo 25.))
                               Art. 35
      ((Perdite per mancata coltivazione e per eventi naturali 1. Nelle ipotesi previste dall'articolo 28 il reddito agrario si considera inesistente.))
                               Art. 36
                      ((Reddito dei fabbricati 1. Il reddito dei fabbricati e' costituito dal reddito medio ordinario ritraibile da ciascuna unita' immobiliare urbana. 2. Per unita' immobiliari urbane si intendono i fabbricati e le altre costruzioni stabili o le loro porzioni suscettibili di reddito autonomo. Le aree occupate dalle costruzioni e quelle che ne costituiscono pertinenze si considerano parti integranti delle unita' immobiliari. 3. Non si considerano produttive di reddito, se non sono oggetto di locazione, le unita' immobiliari destinate esclusivamente all'esercizio del culto, compresi i monasteri di clausura, purche' compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione e le loro pertinenze. Non si considerano, altresi', produttive di reddito le unita' immobiliari per le quali sono state rilasciate licenze, concessioni o autorizzazioni per restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, limitatamente al periodo di validita' del provvedimento durante il quale l'unita' immobiliare non e' comunque utilizzata. 3-bis. Il reddito imputabile a ciascun condomino derivante dagli immobili di cui all'articolo 1117, n. 2, del codice civile oggetto di proprieta' comune, cui e' attribuita o attribuibile un'autonoma rendita catastale, non concorre a formare il reddito del contribuente se d'importo non superiore a lire 50 mila.))
                               Art. 37
             ((Determinazione del reddito dei fabbricati 1. Il reddito medio ordinario delle unita' immobiliari e' determinato mediante l'applicazione delle tariffe d'estimo, stabilite secondo le norme della legge catastale per ciascuna categoria e classe, ovvero, per i fabbricati a destinazione speciale o particolare, mediante stima diretta. 2. Le tariffe d'estimo e i redditi dei fabbricati a destinazione speciale o particolare sono sottoposti a revisione quando se ne manifesti l'esigenza per sopravvenute variazioni di carattere permanente nella capacita' di reddito delle unita' immobiliari e comunque ogni dieci anni. La revisione e' disposta con decreto del Ministro delle finanze previo parere della Commissione censuaria centrale e puo' essere effettuata per singole zone censuarie. Prima di procedervi gli uffici tecnici erariali devono sentire i comuni interessati. 3. Le modificazioni derivanti dalla revisione hanno effetto dall'anno di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del nuovo prospetto delle tariffe, ovvero, nel caso di stima diretta, dall'anno in cui e' stato notificato il nuovo reddito al possessore iscritto in catasto. Se la pubblicazione o notificazione avviene oltre il mese precedente quello stabilito per il versamento dell'acconto di imposta, le modificazioni hanno effetto dall'anno successivo. 4. Il reddito delle unita' immobiliari non ancora iscritte in catasto e' determinato comparativamente a quello delle unita' similari gia' iscritte. 4-bis. Qualora il canone risultante dal contratto di locazione, ridotto forfetariamente del 15 per cento, sia superiore al reddito medio ordinario di cui al comma 1, il reddito e' determinato in misura pari a quella del canone di locazione al netto di tale riduzione. Per i fabbricati siti nella citta' di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano, la riduzione e' elevata al 25 per cento. 4-ter. COMMA ABROGATO DAL. D.L. 31 MAGGIO 1994, N.330 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 27 LUGLIO 1994, N.473 4-quater. COMMA ABROGATO DALLA L. 13 MAGGIO 1999, N.133))
                               Art. 38
               ((Variazioni del reddito dei fabbricati 1. Se per un triennio il reddito lordo effettivo di una unita' immobiliare differisce dalla rendita catastale per almeno il 50 per cento di questa, l'ufficio tecnico erariale, su segnalazione dell'ufficio delle imposte o del comune o su domanda del contribuente, procede a verifica ai fini del diverso classamento dell'unita' immobiliare, ovvero, per i fabbricati a destinazione speciale o particolare, della nuova determinazione della rendita. Il reddito lordo effettivo e' costituito dai canoni di locazione risultanti dai relativi contratti; in mancanza di questi, e' determinato comparativamente ai canoni di locazione di unita' immobiliari aventi caratteristiche similari e ubicate nello stesso fabbricato o in fabbricati vincitori. 2. Se la verifica interessa un numero elevato di unita' immobiliari di una zona censuaria, il Ministro delle Finanze, previo parere della Commissione censuaria centrale, dispone per l'intera zona la revisione del classamento e la stima diretta dei redditi dei fabbricati a destinazione speciale o particolare.))
                               Art. 39
                    ((Decorrenza delle variazioni 1. Le variazioni del reddito risultanti dalle revisioni effettuate a norma dell'articolo 35 hanno effetto dal 1 gennaio dell'anno successivo al triennio in cui si sono verificati i presupposti per la revisione.))
                               Art. 40
                  ((Fabbricati di nuova costruzione 1. Il reddito dei fabbricati di nuova costruzione concorre a formare il reddito complessivo dalla data in cui il fabbricato e' divenuto atto all'uso cui e' destinato o e' stato comunque utilizzato dal possessore.))
Capo III
REDDITI DI CAPITALE
                               Art. 41
                  (((Unita' immobiliari non locate) 1. Se le unita' immobiliari ad uso di abitazione, possedute in aggiunta a quelle adibite ad abitazione principale del possessore o dei suoi familiari o all'esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali da parte degli stessi, sono utilizzate direttamente, anche come residenze secondarie, dal possessore o dai suoi familiari o sono comunque tenute a propria disposizione, il reddito e' aumentato di un terzo.))
                               Art. 42
                        ((Costruzioni rurali 1. Non si considerano produttive di reddito di fabbricati le costruzioni o porzioni di costruzioni rurali, e relative pertinenze, appartenenti al possessore o all'affittuario dei terreni cui servono e destinate: a) alla abitazione delle persone addette alla coltivazione della terra, alla custodia dei fondi, del bestiame e degli edifici rurali e alla vigilanza dei lavoratori agricoli, nonche' dei familiari conviventi a loro carico, sempre che le caratteristiche dell'immobile siano rispondenti alle esigenze delle attivita' esercitate; b) al ricovero degli animali di cui alla lettera b) del comma 2 dell'articolo 29 e di quelli occorrenti per la coltivazione; c) alla custodia delle macchine, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione; d) alla protezione delle piante, alla conservazione dei prodotti agricoli e alle attivita' di manipolazione e trasformazione di cui alla lettera c) del comma 2 dell'articolo 29.))
                               Art. 43
           ((Immobili non produttivi di reddito fondiario 1. Non si considerano produttivi di reddito fondiario gli immobili relativi ad imprese commerciali e quelli che costituiscono beni strumentali per l'esercizio di arti e professioni. 2. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l'esercizio dell'arte o professione o dell'impresa commerciale da parte del possessore. Gli immobili relativi ad imprese commerciali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni si considerano strumentali anche se non utilizzati o anche se dati in locazione o comodato salvo quanto disposto nell'articolo 77, comma 1. Si considerano, altresi', strumentali gli immobili di cui all'ultimo periodo del comma 1-bis dell'articolo 62 per il medesimo periodo temporale ivi indicato)).
                               Art. 44
                         Redditi di capitale

  1. Sono redditi di capitale:
    a)  gli interessi e altri proventi derivanti da mutui, depositi e
conti correnti;
    b) gli interessi e gli altri proventi delle obbligazioni e titoli
similari,  degli altri titoli diversi dalle azioni e titoli similari,
nonche' dei certificati di massa;
    c)  le  rendite  perpetue  e le prestazioni annue perpetue di cui
agli articoli 1861 e 1869 del codice civile;
    d)  i  compensi  per  prestazioni  di  fideiussione  o  di  altra
garanzia;
    e)  gli  utili  derivanti  dalla  partecipazione al capitale o al
patrimonio di societa' ed enti soggetti all'imposta sul reddito delle
societa',   salvo   il   disposto   della  lettera  d)  del  comma  2
dell'articolo  53;  e'  ricompresa tra gli utili la remunerazione dei
finanziamenti  eccedenti  di cui all'articolo 98 direttamente erogati
dal socio o dalle sue parti correlate, anche in sede di accertamento;
    f)  gli  utili  derivanti da associazioni in partecipazione e dai
contratti  indicati  nel  primo  comma  dell'articolo 2554 del codice
civile,  salvo il disposto della lettera c) del comma 2 dell'articolo
53;
    g) i proventi derivanti dalla gestione, nell'interesse collettivo
di pluralita' di soggetti, di masse patrimoniali costituite con somme
di  denaro  e  beni  affidati  da  terzi  o  provenienti dai relativi
investimenti;
    g-bis) i proventi derivanti da riporti e pronti contro termine su
titoli e valute;
    g-ter) i proventi derivanti dal mutuo di titoli garantito;
    g-quater)   i   redditi  compresi  nei  capitali  corrisposti  in
dipendenza   di   contratti   di   assicurazione   sulla  vita  e  di
capitalizzazione;
    g-quinquies) i redditi derivanti dai rendimenti delle prestazioni
pensionistiche  di  cui alla lettera h-bis) del comma 1 dell'articolo
50  erogate  in  forma  periodica  e  delle  rendite vitalizie aventi
funzione previdenziale;
    ((g-sexies) i redditi imputati al beneficiario di trust ai sensi dell'articolo 73, comma 2, anche se non residenti;))
    h) gli interessi e gli altri proventi derivanti da altri rapporti
aventi  per  oggetto  l'impiego  del  capitale,  esclusi  i  rapporti
attraverso  cui  possono  essere  realizzati differenziali positivi e
negativi in dipendenza di un evento incerto.
  2. Ai fini delle imposte sui redditi:
    a)  si considerano similari alle azioni, i titoli e gli strumenti
finanziari  emessi  da societa' ed enti di cui all'articolo 73, comma
1, lettere a), b) e d), la cui remunerazione e' costituita totalmente
dalla  partecipazione ai risultati economici della societa' emittente
o  di altre societa' appartenenti allo stesso gruppo o dell'affare in
relazione  al  quale  i  titoli e gli strumenti finanziari sono stati
emessi.  Le  partecipazioni  al  capitale  o al patrimonio, nonche' i
titoli e gli strumenti finanziari di cui al periodo precedente emessi
da  societa'  ed enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera d), si
considerano  similari  alle  azioni  a  condizione  che  la  relativa
remunerazione  sia  totalmente  indeducibile nella determinazione del
reddito  nello  Stato  estero  di residenza del soggetto emittente; a
tale  fine  l'indeducibilita'  deve  risultare  da  una dichiarazione
dell'emittente stesso o da altri elementi certi e precisi; (98)
    b) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 18 NOVEMBRE 2005, N.247; (98)
    c) si considerano similari alle obbligazioni:
      1) i buoni fruttiferi emessi da societa' esercenti la vendita a
rate  di autoveicoli, autorizzate ai sensi dell'articolo 29 del regio
decreto-legge  15  marzo  1927,  n.  436,  convertito  nella legge 19
febbraio 1928, n. 510;
      2)   i   titoli   di   massa   che   contengono  l'obbligazione
incondizionata  di  pagare  alla  scadenza  una somma non inferiore a
quella  in  essi  indicata, con o senza la corresponsione di proventi
periodici,  e  che  non  attribuiscono ai possessori alcun diritto di
partecipazione   diretta   o  indiretta  alla  gestione  dell'impresa
emittente o dell'affare in relazione al quale siano stati emessi, ne'
di controllo sulla gestione stessa.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 2 comma
3)  che  "Le  disposizioni  degli  articoli  44, comma 2, lettera a),
ultimo periodo, 47, commi 2, ultimo periodo, e 4, ultimo periodo, del
testo unico, come modificate dal presente articolo, hanno effetto per
i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006;
quelle  di  cui  all'articolo  47, commi 2, primo periodo, e 4, primo
periodo,  del  medesimo  testo  unico, hanno effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004."
                               Art. 45
               Determinazione del reddito di capitale

  1.  Il  reddito  di  capitale  e'  costituito  dall'ammontare degli
interessi,  utili  o altri proventi percepiti nel periodo di imposta,
senza alcuna deduzione. Nei redditi di cui alle lettere a), b), f), e
g)  del  comma 1 dell'articolo 41 e' compresa anche la differenza tra
la  somma  percepita  o  il  valore  normale  dei  beni ricevuti alla
scadenza  e  il prezzo di emissione o la somma impiegata, apportata o
affidata  in  gestione,  ovvero il valore normale dei beni impiegati,
apportati  od affidati in gestione. I proventi di cui alla lettera g)
del  comma  1  dell'articolo  41  sono determinati valutando le somme
impiegate,   apportate  o  affidate  in  gestione  nonche'  le  somme
percepite  o  il  valore  normale dei beni ricevuti, rispettivamente,
secondo  il  cambio  del  giorno  in  cui  le  somme  o i valori sono
impiegati  o  incassati. Qualora la differenza tra la somma percepita
od  il  valore normale dei beni ricevuti alla scadenza e il prezzo di
emissione  dei  titoli  o  certificati  indicati nella lettera b) del
comma  1  dell'articolo  41 sia determinabile in tutto od in parte in
funzione di eventi o di parametri non ancora certi o determinati alla
data  di  emissione  dei  titoli  o  certificati,  la  parte di detto
importo,   proporzionalmente   riferibile   al   periodo   di   tempo
intercorrente fra la data di emissione e quella in cui l'evento od il
parametro  assumono  rilevanza  ai  fini  della  determinazione della
differenza, si considera interamente maturata in capo al possessore a
tale  ultima  data. I proventi di cui alla lettera g-bis) del comma 1
dell'articolo  41  sono  costituiti  dalla  differenza positiva tra i
corrispettivi  globali di trasferimento dei titoli e delle valute. Da
tale  differenza si scomputano gli interessi e gli altri proventi dei
titoli,  non  rappresentativi di partecipazioni, maturati nel periodo
di  durata  del  rapporto,  con  esclusione  dei redditi esenti dalle
imposte sui redditi. I corrispettivi a pronti e a termine espressi in
valuta  estera  sono valutati, rispettivamente, secondo il cambio del
giorno  in  cui  sono  pagati  o  incassati. Nei proventi di cui alla
lettera g-ter) si comprende, oltre al compenso per il mutuo, anche il
controvalore  degli  interessi e degli altri proventi dei titoli, non
rappresentativi di partecipazioni, maturati nel periodo di durata del
rapporto.
  2.  Per  i  capitali  dati  a  mutuo  gli  interessi,  salvo  prova
contraria,  si  presumono  percepiti  alle  scadenze  e  nella misura
pattuite per iscritto. Se le scadenze non sono stabilite per iscritto
gli  interessi  si  presumono  percepiti  nell'ammontare maturato nel
periodo  di imposta. Se la misura non e' determinata per iscritto gli
interessi si computano al saggio legale.
  3.  Per  i contratti di conto corrente e per le operazioni bancarie
regolate  in  conto  corrente  si  considerano  percepiti  anche  gli
interessi compensati a norma di legge o di contratto.
  4.   I   capitali   corrisposti   in  dipendenza  di  contratti  di
assicurazione  sulla vita e di capitalizzazione costituiscono reddito
per la parte corrispondente alla differenza tra l'ammontare percepito
e quello dei premi pagati. Si considera corrisposto anche il capitale
convertito  in rendita a seguito di opzione. La predetta disposizione
non  si  applica  in  ogni  caso alle prestazioni erogate in forma di
capitale  ai  sensi del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e
successive modificazioni ed integrazioni.
  4-bis.  ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 29 DICEMBRE 2010, N. 225, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 26 FEBBRAIO 2011, N. 10)).
  4-ter.  I  redditi  di  cui  alla  lettera g-quinquies) del comma 1
dell'articolo  41  sono  costituiti dalla differenza tra l'importo di
ciascuna  rata  di  rendita  o di prestazione pensionistica erogata e
quello  della  corrispondente  rata  calcolata  senza tener conto dei
rendimenti finanziari.
Capo IV
REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE
                               Art. 46
                        ((Versamenti dei soci 1. Le somme versate alle societa' commerciali e agli enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera b), dai loro soci o partecipanti si considerano date a mutuo se dai bilanci o dai rendiconti di tali soggetti non risulta che il versamento e' stato fatto ad altro titolo. 2. La disposizione del comma 1 vale anche per le somme versate alle associazioni e ai consorzi dai loro associati o partecipanti.))
                               Art. 47
                       Utili da partecipazione

	
  1.  Salvi  i  casi  di cui all'articolo 3, comma 3, lettera a), gli
utili  distribuiti in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione
dalle  societa'  o  dagli  enti  indicati  nell'articolo 73, anche in
occasione  della liquidazione, concorrono alla formazione del reddito
imponibile  complessivo  limitatamente  al  40  per  cento  del  loro
ammontare. Indipendentemente dalla delibera assembleare, si presumono
prioritariamente  distribuiti  l'utile  dell'esercizio  e  le riserve
diverse da quelle del comma 5 per la quota di esse non accantonata in
sospensione di imposta.
  2. Le remunerazioni dei contratti di cui all'articolo 109, comma 9,
lettera   b),  concorrono  alla  formazione  del  reddito  imponibile
complessivo  nella  stessa  percentuale di cui al comma 1, qualora il
valore  dell'apporto  sia  superiore al 5 per cento o al 25 per cento
del  valore  del  patrimonio  netto  contabile risultante dall'ultimo
bilancio approvato prima della data di stipula del contratto nel caso
in  cui  si tratti di societa' i cui titoli sono negoziati in mercati
regolamentati o di altre partecipazioni; se l'associante determina il
reddito  in  base alle disposizioni di cui all'articolo 66, gli utili
di  cui  al periodo precedente concorrono alla formazione del reddito
imponibile  complessivo dell'associato nella misura del 40 per cento,
qualora  l'apporto  e'  superiore  al  25 per cento della somma delle
rimanenze finali di cui agli articoli 92 e 93 e del costo complessivo
dei beni ammortizzabili determinato con i criteri di cui all'articolo
110 al netto dei relativi ammortamenti. Per i contratti stipulati con
associanti  non  residenti, la disposizione del periodo precedente si
applica  nel  rispetto  delle  condizioni  indicate nell'articolo 44,
comma  2,  lettera  a), ultimo periodo; ove tali condizioni non siano
rispettate  le  remunerazioni  concorrono alla formazione del reddito
per il loro intero ammontare. (98)
  3.  Nel  caso  di  distribuzione  di  utili  in  natura,  il valore
imponibile e' determinato in relazione al valore normale degli stessi
alla data individuata dalla lettera a) del comma 2 dell'articolo 109.
  4.  ((Nonostante quanto previsto dai commi precedenti, concorrono integralmente alla formazione del reddito imponibile gli utili provenienti da societa' residenti in Stati o territori diversi da quelli di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis, salvo i casi in cui gli stessi non siano gia' stati imputati al socio ai sensi del comma 1 dell'articolo 167 e dell'articolo 168 o se ivi residenti sia avvenuta dimostrazione, a seguito dell'esercizio dell'interpello secondo le modalita' del comma 5, lettera b), dello stesso articolo 167, del rispetto delle condizioni indicate nella lettera c) del comma 1 dell'articolo 87)).  Le disposizioni di cui al periodo precedente si
applicano  anche alle remunerazioni di cui all'articolo 109, comma 9,
lettera  b),  relative a contratti stipulati con associanti residenti
nei predetti Paesi o territori. (98) (101)
  5.  Non  costituiscono  utili  le  somme e i beni ricevuti dai soci
delle  societa'  soggette  all'imposta  sul  reddito delle societa' a
titolo  di  ripartizione  di  riserve  o  altri  fondi costituiti con
sopraprezzi  di  emissione  delle  azioni  o  quote, con interessi di
conguaglio  versati  dai  sottoscrittori di nuove azioni o quote, con
versamenti  fatti  dai soci a fondo perduto o in conto capitale e con
saldi di rivalutazione monetaria esenti da imposta; tuttavia le somme
o  il  valore normale dei beni ricevuti riducono il costo fiscalmente
riconosciuto delle azioni o quote possedute.
  6.  In  caso  di aumento del capitale sociale mediante passaggio di
riserve  o  altri  fondi  a  capitale  le  azioni  gratuite  di nuova
emissione  e  l'aumento  gratuito  del valore nominale delle azioni o
quote  gia'  emesse non costituiscono utili per i soci. Tuttavia se e
nella  misura  in  cui  l'aumento  e'  avvenuto  mediante passaggio a
capitale  di  riserve o fondi diversi da quelli indicati nel comma 5,
la  riduzione  del  capitale esuberante successivamente deliberata e'
considerata  distribuzione  di  utili;  la  riduzione  si  imputa con
precedenza  alla parte dell'aumento complessivo di capitale derivante
dai passaggi a capitale di riserve o fondi diversi da quelli indicati
nel  comma  5,  a  partire  dal meno recente, ferme restando le norme
delle  leggi  in  materia  di  rivalutazione monetaria che dispongono
diversamente.
  7.  Le somme o il valore normale dei beni ricevuti dai soci in caso
di  recesso,  di  esclusione, di riscatto e di riduzione del capitale
esuberante o di liquidazione anche concorsuale delle societa' ed enti
costituiscono  utile  per  la  parte  che eccede il prezzo pagato per
l'acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate.
  8.  Le  disposizioni  del  presente  articolo  valgono,  in  quanto
applicabili,  anche  per  gli utili derivanti dalla partecipazione in
enti,  diversi  dalle societa', soggetti all'imposta di cui al titolo
II. (91)
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AGGIORNAMENTO (91)
  La  L.  24 dicembre 2003, n.350 ha disposto (con l'art. 2 comma 36)
che  "All'articolo  47,  comma  1,  del testo unico delle imposte sui
redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, la lettera f) e' sostituita dalla seguente:
  "f)  le  indennita',  i  gettoni  di  presenza e gli altri compensi
corrisposti  dallo  Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni
per  l'esercizio di pubbliche funzioni, sempreche' le prestazioni non
siano  rese  da  soggetti che esercitano un'arte o professione di cui
all'articolo 49, comma 1, e non siano state effettuate nell'esercizio
di  impresa  commerciale,  nonche'  i  compensi corrisposti ai membri
delle  commissioni  tributarie, ai giudici di pace e agli esperti del
tribunale  di  sorveglianza,  ad  esclusione  di quelli che per legge
devono essere riversati allo Stato;"."
  L'originario art. 47 corrisponde all'attuale art. 50.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 2 comma
3)  che  "Le  disposizioni  degli  articoli  44, comma 2, lettera a),
ultimo periodo, 47, commi 2, ultimo periodo, e 4, ultimo periodo, del
testo unico, come modificate dal presente articolo, hanno effetto per
i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006;
quelle  di  cui  all'articolo  47, commi 2, primo periodo, e 4, primo
periodo,  del  medesimo  testo  unico, hanno effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004."
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n.  248 ha disposto (con l'art. 36 comma 4) che "Le
disposizioni  del  comma  3  si  applicano a decorrere dal periodo di
imposta  in  corso  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente
decreto."
                               Art. 48
                ((Redditi imponibili ad altro titolo 1. Non costituiscono redditi di capitale gli interessi, gli utili e gli altri proventi di cui ai precedenti articoli conseguiti dalle societa' e dagli enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e b), e dalle stabili organizzazioni dei soggetti di cui alla lettera d) del medesimo comma, nonche' quelli conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali. 2. I proventi di cui al comma 1, quando non sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, concorrono a formare il reddito complessivo come componenti del reddito d'impresa.)) ((91))
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AGGIORNAMENTO (91)
  La  L. 24 dicembre 2003, n.350 ha disposto (con l'art. 3 comma 118)
che  "Per  gli  anni  2003  e  2004 il limite di non concorrenza alla
formazione   del  reddito  di  lavoro  dipendente,  relativamente  ai
contributi  di assistenza sanitaria, di cui all'articolo 48, comma 2,
lettera  a),  del  testo  unico  delle imposte sui redditi, di cui al
decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, e' fissato in euro 3.615,20.".
  L'originario art. 48 corrisponde all'attuale art. 51.
                             Art. 48-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
Capo V
REDDITI DI LAVORO AUTONOMO
                               Art. 49
                   ((Redditi di lavoro dipendente 1. Sono redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri, compreso il lavoro a domicilio quando e' considerato lavoro dipendente secondo le norme della legislazione sul lavoro. 2. Costituiscono, altresi', redditi di lavoro dipendente: a) le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati; b) le somme di cui all'art. 429, ultimo comma, del codice di procedura civile.))
                               Art. 50
         ((Redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente 1. Sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente: a) i compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20 per cento, dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca; b) le indennita' e i compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualita', ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge devono essere riversati allo Stato; c) le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non e' legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante; c-bis) le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di societa', associazioni e altri enti con o senza personalita' giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, nonche' quelli percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attivita' svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita, sempreche' gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell'attivita' di lavoro dipendente di cui all'articolo 46, comma 1, concernente redditi di lavoro dipendente, o nell'oggetto dell'arte o professione di cui all'articolo 49, comma 1, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente. d) le remunerazioni dei sacerdoti, di cui agli articoli 24, 33, lettera a), e 34 della legge 20 maggio 1985, n. 222, nonche' le congrue e i supplementi di congrua di cui all'articolo 33, primo comma, della legge 26 luglio 1974, n. 343; e) i compensi per l'attivita' libero professionale intramuraria del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, del personale di cui all'articolo 102 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382 e del personale di cui all'articolo 6, comma 5,del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, nei limiti e alle condizioni di cui all'articolo 1, comma 7, della legge 23 dicembre 1996, n. 662; f) le indennita', i gettoni di presenza e gli altri compensi corrisposti dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni per l'esercizio di pubbliche funzioni nonche' i compensi corrisposti ai membri delle commissioni tributarie, ai giudici di pace e agli esperti del Tribunale di sorveglianza, ad esclusione di quelli che per legge debbono essere riversati allo Stato; g) le indennita' di cui all'articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, e all'articolo 1 della legge 13 agosto 1979, n. 384, percepite dai membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo e le indennita', comunque denominate, percepite per le cariche elettive e per le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione e alla legge 27 dicembre 1985, n. 816 nonche' i conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni e l'assegno del Presidente della Repubblica; h) le rendite vitalizie e le rendite a tempo determinato, costituite a titolo oneroso, diverse da quelle aventi funzione previdenziale. Le rendite aventi funzione previdenziale sono quelle derivanti da contratti di assicurazione sulla vita stipulati con imprese autorizzate dall'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private (ISVAP) ad operare nel territorio dello Stato, o quivi operanti in regime di stabilimento o di prestazioni di servizi, che non consentano il riscatto della rendita successivamente all'inizio dell'erogazione; h-bis) le prestazioni pensionistiche di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, comunque erogate; i) gli altri assegni periodici, comunque denominati, alla cui produzione non concorrono attualmente ne' capitale ne' lavoro, compresi quelli indicati alle lettere c) e d) del comma 1 dell'articolo 10 tra gli oneri deducibili ed esclusi quelli indicati alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 41. l) i compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili in conformita' a specifiche disposizioni normative. 2. I redditi di cui alla lettera a) del comma 1 sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente a condizione che la cooperativa sia iscritta nel registro prefettizio o nello schedario generale della cooperazione, che nel suo statuto siano inderogabilmente indicati i principi della mutualita' stabiliti dalla legge e che tali principi siano effettivamente osservati. 3. Per i redditi indicati alle lettere e), f), g), h) e i) del comma 1 l'assimilazione ai redditi di lavoro dipendente non comporta le detrazioni previste dall'articolo 13.)) ((91))
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AGGIORNAMENTO (91)
  La  L.  24 dicembre 2003, n.350 ha disposto (con l'art. 2 comma 36)
che  "All'articolo  47,  comma  1,  del testo unico delle imposte sui
redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, la lettera f) e' sostituita dalla seguente:
  "f)  le  indennita',  i  gettoni  di  presenza e gli altri compensi
corrisposti  dallo  Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni
per  l'esercizio di pubbliche funzioni, sempreche' le prestazioni non
siano  rese  da  soggetti che esercitano un'arte o professione di cui
all'articolo 49, comma 1, e non siano state effettuate nell'esercizio
di  impresa  commerciale,  nonche'  i  compensi corrisposti ai membri
delle  commissioni  tributarie, ai giudici di pace e agli esperti del
tribunale  di  sorveglianza,  ad  esclusione  di quelli che per legge
devono essere riversati allo Stato;"."
  L'originario art. 47 corrisponde all'attuale art. 50.
Capo VI
REDDITI DI IMPRESA
                               Art. 51
          (Determinazione del reddito di lavoro dipendente)

  1.  Il reddito di lavoro dipendente e' costituito da tutte le somme
e  i  valori  in  genere,  a  qualunque  titolo percepiti nel periodo
d'imposta,  anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al
rapporto  di  lavoro.  Si considerano percepiti nel periodo d'imposta
anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro
entro  il  giorno  12  del  mese  di  gennaio  del  periodo d'imposta
successivo a quello cui si riferiscono.
  	 2. Non concorrono a formare il reddito:
    a)  i contributi previdenziali e assistenziali versati dal datore
di lavoro o dal lavoratore in ottemperanza a disposizioni di legge; i
contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal
lavoratore  ad  enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale
in  conformita'  a  disposizioni  di  contratto  o  di  accordo  o di
regolamento   aziendale,  che  operino  negli  ambiti  di  intervento
stabiliti   con   il   decreto  del  Ministro  della  salute  di  cui
all'articolo  10,  comma  1,  lettera  e-ter),  per  un  importo  non
superiore  complessivamente ad euro 3.615,20. Ai fini del calcolo del
predetto  limite  si  tiene  conto anche dei contributi di assistenza
sanitaria versati ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lettera e-ter);
(100)
    b) LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 27 MAGGIO 2008, N.93 CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N. 126;
    c)  le  somministrazioni  di vitto da parte del datore di lavoro,
nonche' quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro
o  gestite  da  terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di
lire  10.240,  le prestazioni e le indennita' sostitutive corrisposte
agli  addetti  ai  cantieri  edili,  ad  altre strutture lavorative a
carattere  temporaneo  o  ad  unita'  produttive ubicate in zone dove
manchino strutture o servizi di ristorazione;
    c-bis) per i servizi di trasporto ferroviario di persone prestati
gratuitamente,  si  assume,  al  netto  degli ammontari eventualmente
trattenuti,   l'importo   corrispondente   all'introito   medio   per
passeggero/chilometro,  desunto  dal  Conto nazionale dei trasporti e
stabilito  con  decreto  del  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei
trasporti,   per   una   percorrenza  media  convenzionale,  riferita
complessivamente  ai soggetti di cui al comma 3, di 2.600 chilometri.
Il  decreto  dei  Ministro  delle  infrastrutture  e dei trasporti e'
emanato  entro  il 31 dicembre di ogni anno ed ha effetto dal periodo
di  imposta  successivo  a  quello  in  corso  alla  data  della  sua
emanazione.
    d)  le  prestazioni  di  servizi  di  trasporto  collettivo  alla
generalita'  o  a  categorie di dipendenti; anche se affidate a terzi
ivi compresi gli esercenti servizi pubblici;
    e)  i compensi reversibili di cui alle lettere b) ed f) del comma
1 dell'articolo 47;
    f)  l'utilizzazione  delle  opere e dei servizi di cui al comma 1
dell'articolo  65  da  parte  dei  dipendenti e dei soggetti indicati
nell'articolo 12;
    	  f-bis)  le somme erogate dal datore di lavoro alla generalita'
dei  dipendenti  o  a  categorie di dipendenti per frequenza di asili
nido  e  di  colonie  climatiche  da  parte  dei  familiari  indicati
nell'articolo
    12, nonche' per borse di studio a favore dei medesimi familiari;
g) il valore delle azioni offerte alla generalita' dei dipendenti
per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a
lire  4  milioni,  a  condizione  che  non  siano  riacquistate dalla
societa' emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima che
siano  trascorsi  almeno tre anni dalla percezione; qualora le azioni
siano  cedute  prima  del  predetto  termine,  l'importo  che  non ha
concorso   a   formare   il   reddito  al  momento  dell'acquisto  e'
assoggettato  a  tassazione  nel  periodo d'imposta in cui avviene la
cessione;
  g-bis)  LETTERA  ABROGATA DAL D.L. 25 GIUGNO 2008, N.112 CONVERTITO
CON MODIFICAZIONI DALLA L. 6 AGOSTO 2008, N. 133; (110)
    h)   le   somme   trattenute  al  dipendente  per  oneri  di  cui
all'articolo 10 e alle condizioni ivi previste, nonche' le erogazioni
effettuate dal datore di lavoro in conformita' a contratti collettivi
o  ad  accordi e regolamenti aziendali a fronte delle spese sanitarie
di  cui  allo  stesso  articolo  10, comma 1, lettera b). Gli importi
delle predette somme ed erogazioni devono essere attestate dal datore
di lavoro;
    i) le mance percepite dagli impiegati tecnici delle case da gioco
(croupiers) direttamente o per effetto del riparto a cura di appositi
organismi costituiti all'interno dell'impresa nella misura del 25 per
cento dell'ammontare percepito nel periodo d'imposta.
    i-bis)  le  quote  di  retribuzione  derivanti dall'esercizio, da
parte  del  lavoratore,  della  facolta'  di  rinuncia  all'accredito
contributivo   presso   l'assicurazione   generale  obbligatoria  per
l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti
e le forme sostitutive della medesima, per il periodo successivo alla
prima  scadenza  utile  per il pensionamento di anzianita', dopo aver
maturato i requisiti minimi secondo la vigente normativa. (103)
  2-bis.  Le disposizioni di cui alle lettere g) e g-bis) del comma 2
si  applicano  esclusivamente  alle azioni emesse dall'impresa con la
quale  il  contribuente  intrattiene il rapporto di lavoro, nonche' a
quelle   emesse   da  societa'  che  direttamente  o  indirettamente,
controllano   la   medesima  impresa,  ne  sono  controllate  o  sono
controllate   dalla  stessa  societa'  che  controlla  l'impresa.  La
disposizione  di  cui  alla  lettera  g-bis)  del  comma  2  si rende
applicabile   esclusivamente   quando   ricorrano  congiuntamente  le
seguenti condizioni:
    a) che l'opzione sia esercitabile non prima che siano scaduti tre
anni dalla sua attribuzione;
    b)  che, al momento in cui l'opzione e' esercitabile, la societa'
risulti quotata in mercati regolamentati;
    c)  che  il  beneficiario  mantenga  per  almeno  i  cinque  anni
successivi  all'esercizio  dell'opzione  un  investimento  nei titoli
oggetto  di opzione non inferiore alla differenza tra il valore delle
azioni  al  momento  dell'assegnazione  e l'ammontare corrisposto dal
dipendente. Qualora detti titoli oggetto di investimento siano ceduti
o  dati  in garanzia prima che siano trascorsi cinque anni dalla loro
assegnazione,  l'importo  che non ha concorso a formare il reddito di
lavoro  dipendente  al  momento  dell'assegnazione  e' assoggettato a
tassazione nel periodo d'imposta in cui avviene la cessione ovvero la
costituzione in garanzia.
  3.  Ai  fini  della  determinazione  in denaro dei valori di cui al
comma  1,  compresi  quelli dei beni ceduti e dei servizi prestati al
coniuge  del dipendente o a familiari indicati nell'articolo 12, o il
diritto  di ottenerli da terzi, si applicano le disposizioni relative
alla  determinazione  del  valore  normale  dei  beni  e  dei servizi
contenute  nell'articolo  9.  Il  valore normale dei generi in natura
prodotti dall'azienda e ceduti ai dipendenti e' determinato in misura
pari  al  prezzo  mediamente  praticato  dalla  stessa  azienda nelle
cessioni  al  grossista.  Non concorre a formare il reddito il valore
dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo
non  superiore  nel  periodo d'imposta a lire 500.000; se il predetto
valore  e' superiore al citato limite, lo stesso concorre interamente
a formare il reddito.
  4. Ai fini dell'applicazione del comma 3:
    a)  per  gli  autoveicoli  indicati  nell'articolo  54,  comma 1,
lettere  a), c) e m), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285,
i  motocicli  e i ciclomotori concessi in uso promiscuo, si assume il
30   per   cento   dell'importo  corrispondente  ad  una  percorrenza
convenzionale  di  15  mila chilometri calcolato sulla base del costo
chilometrico  di  esercizio  desumibile  dalle  tabelle nazionali che
l'Automobile  club  d'Italia  deve  elaborare entro il 30 novembre di
ciascun  anno  e  comunicare  al Ministero delle finanze che provvede
alla  pubblicazione  entro  il  31  dicembre, con effetto dal periodo
d'imposta   successivo,   al   netto  degli  ammontari  eventualmente
trattenuti al dipendente; (105)
    b)  in  caso di concessione di prestiti si assume il 50 per cento
della  differenza  tra  l'importo  degli interessi calcolato al tasso
ufficiale  di  sconto  vigente al termine di ciascun anno e l'importo
degli  interessi  calcolato  al  tasso  applicato  sugli stessi. Tale
disposizione non si applica per i prestiti stipulati anteriormente al
1  gennaio  1997,  per  quelli  di  durata  inferiore  ai dodici mesi
concessi,  a  seguito  di  accordi aziendali, dal datore di lavoro ai
dipendenti  in  contratto  di  solidarieta'  o  in cassa integrazione
guadagni  o  a  dipendenti  vittime dell'usura ai sensi della legge 7
marzo  1996, n. 108, o ammessi a fruire delle erogazioni pecuniarie a
ristoro dei danni conseguenti a rifiuto opposto a richieste estorsive
ai  sensi  del decreto-legge 31 dicembre 1991, n. 419, convertito con
modificazioni, dalla legge 18 febbraio 1992, n. 172;
    c)  per i fabbricati concessi in locazione, in uso o in comodato,
si  assume  la  differenza  tra  la  rendita catastale del fabbricato
aumentata  di  tutte le spese inerenti il fabbricato stesso, comprese
le  utenze non a carico dell'utilizzatore e quanto corrisposto per il
godimento  del  fabbricato  stesso.  Per  i  fabbricati  concessi  in
connessione  all'obbligo  di dimorare nell'alloggio stesso, si assume
il  30  per cento della predetta differenza. Per i fabbricati che non
devono  essere  iscritti  nel  catasto si assume la differenza tra il
valore  del canone di locazione determinato in regime vincolistico o,
in mancanza, quello determinato in regime di libero mercato, e quanto
corrisposto per il godimento del fabbricato.
  5. Le indennita' percepite per le trasferte o le missioni fuori del
territorio  comunale  concorrono  a  formare  il reddito per la parte
eccedente  lire  90.000  al  giorno,  elevate  a  lire 150.000 per le
trasferte all'estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto;
in  caso  di  rimborso  delle  spese di alloggio, ovvero di quelle di
vitto,  o  di  alloggio  o  vitto  fornito gratuitamente il limite e'
ridotto  di  un  terzo.  Il limite e' ridotto di due terzi in caso di
rimborso  sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto. In caso
di  rimborso analitico delle spese per trasferte o missioni fuori del
territorio comunale non concorrono a formare il reddito i rimborsi di
spese  documentate  relative  al vitto, all'alloggio, al viaggio e al
trasporto,   nonche'   i   rimborsi   di   altre   spese,  anche  non
documentabili,  eventualmente  sostenute  dal  dipendente,  sempre in
occasione  di  dette  trasferte  o missioni, fino all'importo massimo
giornaliero  di  lire  30.000, elevate a lire 50.000 per le trasferte
all'estero.  Le  indennita'  o  i  rimborsi di spese per le trasferte
nell'ambito  del  territorio  comunale, tranne i rimborsi di spese di
trasporto comprovate da documenti provenienti dal vettore, concorrono
a formare il reddito.
  6.  Le  indennita'  e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai
lavoratori  tenuti  per  contratto  all'espletamento  delle attivita'
lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte
con  carattere di continuita', le indennita' di navigazione e di volo
previste  dalla  legge  o  dal  contratto  collettivo, ((i premi agli ufficiali piloti dell'Esercito italiano, della Marina militare e dell'Aeronautica militare di cui all'articolo 1803 del codice dell'ordinamento militare, i premi agli ufficiali piloti del Corpo della Guardia di finanza di cui all'art. 3 della legge 28 febbraio 2000, n. 42))  nonche'  le  indennita'  di cui all'articolo 133 del
decreto  del  Presidente  della  Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229
concorrono  a  formare  il  reddito nella misura del 50 per cento del
loro  ammontare.  Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto
con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, possono essere
individuate  categorie  di  lavoratori e condizioni di applicabilita'
della presente disposizione.
  7.  Le  indennita' di trasferimento, quelle di prima sistemazione e
quelle equipollenti, non concorrono a formare il reddito nella misura
del  50 per cento del loro ammontare per un importo complessivo annuo
non  superiore  a  lire 3 milioni per i trasferimenti all'interno del
territorio  nazionale  e  9  milioni  per quelli fuori dal territorio
nazionale  o  a  destinazione  in  quest'ultimo.  Se le indennita' in
questione,   con   riferimento   allo   stesso   trasferimento,  sono
corrisposte  per  piu' anni, la presente disposizione si applica solo
per le indennita' corrisposte per il primo anno. Le spese di viaggio,
ivi  comprese  quelle  dei  familiari  fiscalmente  a carico ai sensi
dell'articolo  12,  e di trasporto delle cose, nonche' le spese e gli
oneri sostenuti dal dipendente in qualita' di conduttore, per recesso
dal  contratto di locazione in dipendenza dell'avvenuto trasferimento
della   sede  di  lavoro,  se  rimborsate  dal  datore  di  lavoro  e
analiticamente documentate, non concorrono a formare il reddito anche
se in caso di contemporanea erogazione delle suddette indennita'.
  8.  Gli assegni di sede e le altre indennita' percepite per servizi
prestati  all'estero  costituiscono  reddito  nella misura del 50 per
cento.  Se  per  i  servizi  prestati all'estero dai dipendenti delle
amministrazioni  statali  la  legge  prevede la sorresponsione di una
indennita'  base  e  di  maggiorazioni  ad  esse collegate concorre a
formare  il  reddito  la sola indennita' base nella misura del 50 per
cento. Qualora l'indennita' per servizi prestati all'estero comprenda
emolumenti spettanti anche con riferimento all'attivita' prestata nel
territorio nazionale, la riduzione compete solo sulla parte eccedente
gli   emolumenti  predetti.  L'applicazione  di  questa  disposizione
esclude l'applicabilita' di quella di cui al comma 5.
  8-bis.  In  deroga alle disposizioni dei commi da 1 a 8, il reddito
di  lavoro dipendente, prestato all'estero in via continuativa e come
oggetto  esclusivo del rapporto da dipendenti che nell'arco di dodici
mesi  soggiornano  nello  Stato estero per un periodo superiore a 183
giorni,  e'  determinato  sulla base delle retribuzioni convenzionali
definite  annualmente  con il decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza  sociale di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge
31  luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3
ottobre 1987, n. 398.
  9.  Gli  ammontari degli importi che ai sensi del presente articolo
non  concorrono  a  formare  il  reddito di lavoro dipendente possono
essere  rivalutati  con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio dei
Ministri,  previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, quando la
variazione  percentuale  del  valore  medio dell'indice dei prezzi al
consumo  per le famiglie di operai e impiegati relativo al periodo di
dodici mesi terminante al 31 agosto supera il 2 per cento rispetto al
valore medio del medesimo indice rilevato con riferimento allo stesso
periodo  dell'anno  1998.  A  tal  fine,  entro  il  30 settembre, si
provvede  alla ricognizione della predetta percentuale di variazione.
Nella  legge finanziaria relativa all'anno per il quale ha effetto il
suddetto    decreto    si    fara'    fronte    all'onere   derivante
dall'applicazione del medesimo decreto. (91)
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AGGIORNAMENTO (91)
  La  L. 24 dicembre 2003, n.350 ha disposto (con l'art. 3 comma 118)
che  "Per  gli  anni  2003  e  2004 il limite di non concorrenza alla
formazione   del  reddito  di  lavoro  dipendente,  relativamente  ai
contributi  di assistenza sanitaria, di cui all'articolo 48, comma 2,
lettera  a),  del  testo  unico  delle imposte sui redditi, di cui al
decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, e' fissato in euro 3.615,20.".
  L'originario art. 48 corrisponde all'attuale art. 51.
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AGGIORNAMENTO (100)
  La  L. 23 dicembre 2005, n.266 ha disposto (con l'art. 1 comma 123)
che  "  Per  l'anno 2006 il limite di non concorrenza alla formazione
del  reddito  di  lavoro  dipendente,  relativamente ai contributi di
assistenza  sanitaria,  di  cui all'articolo 51, comma 2, lettera a),
del  testo  unico  delle  imposte  sui redditi, di cui al decreto del
Presidente  della  Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni, e' fissato in euro 3.615,20."
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AGGIORNAMENTO (103)
  La  L. 27 dicembre 2006, n.296 ha disposto (con l'art. 1 comma 399)
che  "Per  l'anno  2007, il limite di non concorrenza alla formazione
del  reddito  di  lavoro  dipendente,  relativamente ai contributi di
assistenza  sanitaria,  di  cui all'articolo 51, comma 2, lettera a),
del  testo  unico  delle  imposte  sui redditi, di cui al decreto del
Presidente  della  Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni, e' fissato in euro 3.615,20."
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AGGIORNAMENTO (105)
  	 Il D.L. 2 luglio 2007, n.81 convertito con modificazioni dalla L.
3 agosto 2007, n. 127 ha disposto (con l'art. 15-bis comma 8) che "Le
disposizioni di cui al comma 7 hanno effetto dal periodo d'imposta in
corso alla data del 27 giugno 2007."
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AGGIORNAMENTO (110)
  Il D.L. 25 giugno 2008, n.112 convertito con modificazioni dalla L.
6  agosto  2008,  n. 133 ha disposto (con l'art. 82 comma 24) che "La
disposizione  di  cui al comma 23 si applica in relazione alle azioni
assegnate  ai  dipendenti a decorrere dalla data di entrata in vigore
del presente decreto."
                               Art. 52
(Determinazione dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente)

  1.  Ai fini della determinazione dei redditi assimilati a quelli di
lavoro dipendente si applicano le disposizioni dell'articolo 48 salvo
quanto di seguito specificato:
    a) LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 18 FEBBRAIO 2000, N.47;
    a-bis)  ai  fini  della  determinazione  del  reddito di cui alla
lettera  e)  del  comma  1 dell'articolo 47, i compensi percepiti dal
personale dipendente del Servizio sanitario nazionale per l'attivita'
libero-professionale    intramuraria,    esercitata    presso   studi
professionali  privati  a  seguito  di  autorizzazione  del direttore
generale  dell'azienda  sanitaria, costituiscono reddito nella misura
del 75 per cento;
    b)  ai  fini  della  determinazione  delle indennita' di cui alla
lettera  g) del comma 1 dell'articolo 47, non concorrono, altresi', a
formare  il  reddito le somme erogate ai titolari di cariche elettive
pubbliche,  nonche'  a  coloro che esercitano le funzioni di cui agli
articoli 114 e 135 della Costituzione, a titolo di rimborso di spese,
purche'  l'erogazione  di  tali  somme  e  i  relativi  criteri siano
disposti  dagli  organi  competenti  a  determinare i trattamenti dei
soggetti stessi. Gli assegni vitalizi di cui alla predetta lettera g)
del  comma  1 dell'articolo 47, sono assoggettati a tassazione per la
quota   parte  che  non  deriva  da  fonti  riferibili  a  trattenute
effettuate  al percettore gia' assoggettate a ritenute fiscali. Detta
quota  parte e' determinata, per ciascun periodo d'imposta, in misura
corrispondente  al  rapporto complessivo delle trattenute effettuate,
assoggettate  a  ritenute fiscali, e la spesa complessiva per assegni
vitalizi.  Il  rapporto  va  effettuato  separatamente  dai  distinti
soggetti  erogatori degli assegni stessi, prendendo a base ciascuno i
propri elementi;
    c) per le rendite e gli assegni indicati alle lettere h) e i) del
comma  1  dell'articolo  47  non  si  applicano  le  disposizioni del
predetto  articolo  48.  Le  predette  rendite e assegni si presumono
percepiti,  salvo  prova  contraria,  nella  misura  e  alle scadenze
risultanti  dai  relativi  titoli.  PERIODO  SOPPRESSO  DAL  D.LGS 18
FEBBRAIO 2000, N.47;
    ((d) per le prestazioni pensionistiche di cui alla lettera h-bis) del comma 1 dell'articolo 50, comunque erogate, si applicano le disposizioni dell'articolo 11 e quelle di cui all'articolo 23, comma 6, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252));((104))
    d-bis)   i   compensi   di  cui  alla  lettera  l)  del  comma  1
dell'articolo  47,  percepiti dai soggetti che hanno raggiunto l'eta'
prevista  dalla  vigente  legislazione per la pensione di vecchiaia e
che possiedono un reddito complessivo di importo non superiore a lire
18  milioni al netto della deduzione prevista dall'articolo 10, comma
3-bis per l'unita' immobiliare adibita ad abitazione principale e per
le relative pertinenze, costituiscono reddito per la parte che eccede
complessivamente nel periodo d'imposta lire sei milioni.
d-ter) ((LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 5 DICEMBRE 2005, N.252)).((104))
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.Lgs.  5  dicembre  2005,  n. 252, come modificato dalla L. 27
dicembre  2006,  n.  296,  ha  disposto  (con  l'art. 23, comma 1) la
modifica  dell'entrata  in  vigore delle modifiche delle lettere d) e
d-ter)  del  comma  1 del presente articolo dal 1° gennaio 2008 al 1°
gennaio 2007.
                               Art. 53
                    ((Redditi di lavoro autonomo 1. Sono redditi di lavoro autonomo quelli che derivano dall'esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorche' non esclusiva, di attivita' di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l'esercizio in forma associata di cui alla lettera c) del comma 3 dell'articolo 5. 2. Sono inoltre redditi di lavoro autonomo: a) LETTERA ABROGATA DALLA L. 21 NOVEMBRE 2000, N.342; b) i redditi derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell'autore o inventore, di opere dell'ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali; c) le partecipazioni agli utili di cui alla lettera del comma 1 dell'articolo 41 quando l'apporto e' costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro; d) le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di societa' per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilita' limitata; e) le indennita' per la cessazione di rapporti di agenzia. f) i redditi derivanti dall'attivita' di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della legge 12 giugno 1973, n. 349. 3. Per i redditi derivanti dalle prestazioni sportive oggetto di contratto di lavoro autonomo, di cui alla legge 23 marzo 1981, n. 91, si applicano le disposizioni relative ai redditi indicati alla lettera a) del comma 2.))
                               Art. 54
            Determinazione del reddito di lavoro autonomo

  1.  Il  reddito  derivante  dall'esercizio di arti e professioni e'
costituito  dalla differenza tra l'ammontare dei compensi in denaro o
in  natura  percepiti  nel  periodo  di imposta, anche sotto forma di
partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo
stesso  nell'esercizio  dell'arte  o  della professione, salvo quanto
stabilito  nei  successivi  commi. I compensi sono computati al netto
dei  contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a
carico del soggetto che li corrisponde.
  1-bis.  Concorrono  a  formare  il  reddito le plusvalenze dei beni
strumentali,  esclusi  gli  oggetti  d'arte,  di  antiquariato  o  da
collezione  di  cui  al  comma  5,  se:  a)  sono realizzate mediante
cessione   a   titolo   oneroso;   b)  sono  realizzate  mediante  il
risarcimento,  anche  in  forma  assicurativa,  per  la  perdita o il
danneggiamento  dei  beni;  c)  i  beni  vengono destinati al consumo
personale  o  familiare  dell'esercente  l'arte  o la professione o a
finalita' estranee all'arte o professione. (103)
  1-bis.l. Le minusvalenze dei beni strumentali di cui al comma 1-bis
sono  deduci-bili  se  sono realizzate ai sensi delle lettere a) e b)
del medesimo comma 1-bis. (103)
  1-ter.  Si  considerano  plusvalenza  o minusvalenza la differenza,
positiva  o negativa, tra il corrispettivo o l'indennita' percepiti e
il  costo  non  ammortizzato  ovvero, in assenza di corrispettivo, la
differenza   tra   il   valore  normale  del  bene  e  il  costo  non
ammortizzato.
  1-quater. Concorrono a formare il reddito i corrispettivi percepiti
a  seguito  di  cessione  della  clientela  o di elementi immateriali
comunque riferibili all'attivita' artistica o professionale.
  2.  Per  i  beni  strumentali  per  l'esercizio  dell'arte  o della
professione,  esclusi  gli  oggetti  d'arte,  di  antiquariato  o  da
collezione di cui al comma 5, sono ammesse in deduzione quote annuali
di  ammortamento  non superiori a quelle risultanti dall'applicazione
al  costo  dei beni dei coefficienti stabiliti, per categorie di beni
omogenei,  con  decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. E
tuttavia  consentita la deduzione integrale, nel periodo d'imposta in
cui  sono  state  sostenute,  delle  spese  di  acquisizione  di beni
strumentali  il cui costo unitario non sia superiore a euro 516,4. La
deduzione  dei canoni di locazione finanziaria di beni strumentali e'
ammessa  a  condizione  che la durata del contratto non sia inferiore
alla meta' del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente
stabilito  nel predetto decreto e comunque con un minimo di otto anni
e  un  massimo di quindici se lo stesso ha per oggetto beni immobili.
Ai  fini  del calcolo delle quote di ammortamento deducibili dei beni
immobili  strumentali, si applica l'articolo 36, commi 7 e 7-bis, del
decreto-legge  4  luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  4  agosto  2006, n. 248. Per i beni di cui all'articolo
164,  comma  1,  lettera b), la deducibilita' dei canoni di locazione
finanziaria  e'  ammessa a condizione che la durata del contratto non
sia   inferiore   al   periodo   di  ammortamento  corrispondente  al
coefficiente  stabilito  a  norma  del  primo  periodo.  I  canoni di
locazione  finanziaria  dei  beni  strumentali  sono  deducibili  nel
periodo    d'imposta    in    cui   maturano.   Le   spese   relative
all'ammodernamento,  alla  ristrutturazione  e  alla  manutenzione di
immobili  utilizzati nell'esercizio di arti e professioni, che per le
loro  caratteristiche non sono imputabili ad incremento del costo dei
beni  ai quali si riferiscono, sono deducibili, nel periodo d'imposta
di  sostenimento, nel limite del 5 per cento del costo complessivo di
tutti  i  beni materiali ammortizzabili, quale risulta all'inizio del
periodo d'imposta dal registro di cui all'articolo 19 del decreto del
Presidente  della  Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive
modificazioni; l'eccedenza e' deducibile in quote costanti nei cinque
periodi d'imposta successivi. (103)
  3.  Le spese relative all'acquisto di beni mobili diversi da quelli
indicati nel comma 4 adibiti promiscuamente all'esercizio dell'arte o
professione  e  all'uso  personale  o familiare del contribuente sono
ammortizzabili,  o deducibili se il costo unitario non e' superiore a
1 milione di lire, nella misura del 50 per cento; nella stessa misura
sono deducibili i canoni di locazione anche Finanziaria e di noleggio
e  le  spese  relativi  all'impiego  di  tali  beni. Per gli immobili
utilizzati  promiscuamente,  a  condizione  che  il  contribuente non
disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente
all'esercizio  dell' arte o professione, e' deducibile una somma pari
al  50  per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti
mediante  locazione,  anche  finanziaria,  un  importo pari al 50 per
cento  del  relativo  canone.  Nella stessa misura sono deducibili le
spese  per i servizi relativi a tali immobili nonche' quelle relative
all'ammodernamento,  ristrutturazione  e  manutenzione degli immobili
utilizzati,  che  per  le loro caratteristiche non sono imputabili ad
incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono. (103)
  3-bis.  Le  quote  d'ammortamento,  i  canoni  di  locazione  anche
finanziaria  o  di  noleggio  e  le  spese  di impiego e manutenzione
relativi  ad  apparecchiature  terminali per servizi di comunicazione
elettronica  ad  uso  pubblico  di  cui  alla lettera gg) del comma 1
dell'articolo  1  del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui
al  decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, sono deducibili nella
misura dell'80 per cento. (103)
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 27 dicembre 1997, n.449.
  5.   ((Le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75 per cento e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2 per cento dell'ammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta.))  Le  predette spese sono integralmente
  deducibili   se   sostenute   dal   committente   per   conto   del
  professionista  e  da  questi addebitate nella fattura. Le spese di
  rappresentanza  sono  deducibili  nei  limiti  dell'1 per cento dei
  compensi  percepiti  nel  periodo  di  imposta. Sono comprese nelle
  spese  di  rappresentanza  anche  quelle sostenute per l'acquisto o
  l'importazione di oggetti di arte, di antiquariato o da collezione,
  anche se utilizzati come beni strumentali per l'esercizio dell'arte
  o   professione,   nonche'   quelle   sostenute  per  l'acquisto  o
  l'importazione   di  beni  destinati  ad  essere  ceduti  a  titolo
  gratuito; le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili
  o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio
  e  soggiorno sono deducibili nella misura del 50 per cento del loro
  ammontare. ((110))
    6.   Tra  le  spese  per  prestazioni  di  lavoro  deducibili  si
  comprendono,  salvo  il  disposto  di  cui al comma 6-bis, anche le
  quote  delle  indennita'  di  cui  alle lettere a) e c) del comma 1
  dell'articolo 16 maturate nel periodo di imposta. Le spese di vitto
  e   alloggio  sostenute  per  le  trasferte  effettuate  fuori  dal
  territorio  comunale dai lavoratori dipendenti degli esercenti arti
  e professioni sono deducibili nelle misure previste dal comma 1-ter
  dell'articolo 62.
    6-bis.  Non  sono ammesse deduzioni per i compensi al coniuge, ai
  figli,  affidati  o  affiliati,  minori  di  eta' o permanentemente
  inabili   al   lavoro,   nonche'  agli  ascendenti  dell'artista  o
  professionista ovvero dei soci o associati per il lavoro prestato o
  l'opera  svolta  nei confronti dell'artista o professionista ovvero
  della  societa' o associazione. I compensi non ammessi in deduzione
  non concorrono a formare il reddito complessivo dei percipienti
    7. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 DICEMBRE 1991, N. 413.
    8.  I  redditi  indicati  alla lettera b) dello stesso comma sono
  costituiti  dall'ammontare  dei  proventi  in  denaro  o  in natura
  percepiti   nel   periodo   di   imposta,   anche  sotto  forma  di
  partecipazione  agli  utili,  ridotto  del 25 per cento a titolo di
  deduzione  forfetaria  delle  spese,  ovvero  del 40 per cento se i
  relativi compensi sono percepiti da soggetti di eta' inferiore a 35
  anni;  le  partecipazioni  agli  utili  e le indennita' di cui alle
  lettere  c), d), ed e) costituiscono reddito per l'intero ammontare
  percepito  nel  periodo di imposta. I redditi indicati alla lettera
  f)  del comma 2 dell'articolo 49 sono costituiti dall'ammontare dei
  compensi  in  denaro  o in natura percepiti nel periodo di imposta,
  ridotto  del  15  per  cento a titolo di deduzione forfetaria delle
  spese.
    8-bis.  In deroga al principio della determinazione analitica del
  reddito,  la  base  imponibile  per  i rapporti di cooperazione dei
  volontari  e  dei cooperanti e' determinata sulla base dei compensi
  convenzionali  fissati  annualmente con decreto del Ministero degli
  affari  esteri  di  concerto  con  il  Ministero del lavoro e delle
  politiche sociali, indipendentemente dalla durata temporale e dalla
  natura  del  contratto  purche'  stipulato  da  organizzazione  non
  governativa  riconosciuta  idonea  ai  sensi dell'articolo 28 della
  legge 26 febbraio 1987, n. 49.
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  AGGIORNAMENTO (103)
    La  L.  27  dicembre  2006, n.296 ha disposto (con l'art. 1 comma
  335)  che  " Le disposizioni introdotte dal comma 334 in materia di
  deduzione  dell' ammortamento o dei canoni di locazione finanziaria
  degli  immobili  strumentali  per  l'esercizio  dell'arte  o  della
  professione  si  applicano agli immobili acquistati nel periodo dal
  1°  gennaio  2007  al  31 dicembre 2009 e ai contratti di locazione
  finanziaria stipulati nel medesimo periodo; tuttavia, per i periodi
  d'imposta  2007, 2008 e 2009, gli importi deducibili sono ridotti a
  un terzo."
    La  L.  27 dicembre 2006, n.296 ha inoltre disposto (con l'art. 1
  comma  403)  che "Le disposizioni introdotte dai commi 401 e 402 si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso al 31 dicembre 2006; per il medesimo periodo d'imposta, nella
  determinazione  dell'acconto  dovuto  ai  fini  delle  imposte  sul
  reddito  e  dell'imposta  regionale  sulle attivita' produttive, si
  assume  quale  imposta del periodo precedente quella che si sarebbe
  determinata tenendo conto delle disposizioni dei predetti commi 401
  e 402."
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AGGIORNAMENTO (110)
  Il D.L. 25 giugno 2008, n.112 convertito con modificazioni dalla L.
  6   agosto   2008,   n.  133  ha  disposto  (con  l'art.  83  comma
  28-quinquies)  che  "Le  disposizioni  di  cui  al  comma 28-quater
  entrano  in  vigore  a  partire  dal periodo d'imposta successivo a
  quello in corso al 31 dicembre 2008."
                                Art. 55
                          ((Redditi d'impresa 1. Sono redditi d'impresa quelli che derivano dall'esercizio di imprese commerciali. Per esercizio di imprese commerciali si intende l'esercizio per professione abituale, ancorche' non esclusiva, delle attivita' indicate nell'art. 2195 c.c., e delle attivita' indicate alle lettere b) e c) del comma 2 dell'art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se non organizzate in forma d'impresa. 2. Sono inoltre considerati redditi d'impresa: a) i redditi derivanti dall'esercizio di attivita' organizzate in forma d'impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell'art. 2195 c.c.; b) i redditi derivanti dall'attivita' di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne; c) i redditi dei terreni, per la parte derivante dall'esercizio delle attivita' agricole di cui all'articolo 32, pur se nei limiti ivi stabiliti, ove spettino alle societa' in nome collettivo e in accomandita semplice nonche' alle stabili organizzazioni di persone fisiche non residenti esercenti attivita' di impresa. 3. Le disposizioni in materia di imposte sui redditi che fanno riferimento alle attivita' commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attivita' indicate nel presente articolo.))
  	
                                Art. 56
                Determinazione del reddito d'impresa

  	
    1.  Il  reddito  d'impresa e' determinato secondo le disposizioni
  della  sezione  I del capo II del titolo II, salvo quanto stabilito
  nel presente capo. Le disposizioni della predetta sezione I ((e del capo VI del titolo II)), relative alle societa' e agli enti di cui
  all'articolo  73,  comma  1,  lettere a) e b), valgono anche per le
  societa' in nome collettivo e in accomandita semplice.
    2.  Se dall'applicazione del comma 1 risulta una perdita, questa,
  al  netto  dei  proventi  esenti dall'imposta per la parte del loro
  ammontare  che  eccede i componenti negativi ((non dedotti ai sensi degli articoli 61 e 109, comma 5)), e' computata in diminuzione del
  reddito  complessivo  a  norma  dell'articolo  8.  ((Per le perdite derivanti dalla partecipazione in societa' in nome collettivo e in accomandita semplice si applicano le disposizioni del comma 2 dell'articolo 8)). ((108))
    3.  Oltre  ai  proventi di cui alle lettere a) e b) dell'articolo
  91, non concorrono alla formazione del reddito:
      a) le indennita' per la cessazione di rapporti di agenzia delle
  persone fisiche e delle societa' di persone;
      b)  le  plusvalenze, le indennita' e gli altri redditi indicati
  alle  lettere da g) a n) del comma 1 dell'articolo 17, quando ne e'
  richiesta  la  tassazione separata a norma del comma 2 dello stesso
  articolo.
    4.  Ai  fini  dell'applicazione  del  comma 2 non rileva la quota
  esente  dei  proventi  di  cui all'articolo 87, determinata secondo
  quanto previsto nel presente capo.
    5.  Nei  confronti  dei  soggetti  che  esercitano  attivita'  di
  allevamento  di  animali oltre il limite di cui alla lettera b) del
  comma  2  dell'articolo 32 il reddito relativo alla parte eccedente
  concorre  a formare il reddito d'impresa nell'ammontare determinato
  attribuendo  a  ciascun  capo  un  reddito pari al valore medio del
  reddito  agrario riferibile a ciascun capo allevato entro il limite
  medesimo,  moltiplicato  per  un  coefficiente idoneo a tener conto
  delle  diverse  incidenze  dei costi. Le relative spese e gli altri
  componenti  negativi non sono ammessi in deduzione. Il valore medio
  e  il  coefficiente di cui al primo periodo sono stabiliti ogni due
  anni  con  decreto  del  Ministro dell'economia e delle finanze, di
  concerto  con  il Ministro delle politiche agricole e forestali. Le
  disposizioni  del presente comma non si applicano nei confronti dei
  redditi   di   cui   all'articolo  55,  comma  2,  lettera  c).  Il
  coefficiente  moltiplicatore  non si applica agli allevatori che si
  avvalgono esclusivamente dell'opera di propri familiari quando, per
  la  natura  del  rapporto, non si configuri l'impresa familiare. Il
  contribuente  ha facolta', in sede di dichiarazione dei redditi, di
  non  avvalersi  delle  disposizioni del presente comma. Ai fini del
  rapporto  di  cui  all'articolo  96, i proventi dell'allevamento di
  animali  di  cui al presente comma, si computano nell'ammontare ivi
  stabilito.  Se  il  periodo  d'imposta  e'  superiore o inferiore a
  dodici  mesi,  i redditi di cui al presente comma sono ragguagliati
  alla durata di esso. (98)
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AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 3 comma
  4) che "Le disposizioni degli articoli 56, 59 e 62 del testo unico,
  come  modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi
  di  imposta  che  iniziano  a  decorrere dal 1° gennaio 2004, salvo
  quelle dell'articolo 47, richiamate dall'articolo 59, che hanno una
  diversa  decorrenza ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del presente
  decreto."
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AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 56-bis
                    (((Altre attivita' agricole) 1. Per le attivita' dirette alla produzione di vegetali esercitate oltre il limite di cui all' articolo 32, comma 2, lettera b), il reddito relativo alla parte eccedente concorre a formare il reddito di impresa nell'ammontare corrispondente al reddito agrario relativo alla superficie sulla quale la produzione insiste in proporzione alla superficie eccedente. 2. Per le attivita' dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, valorizzazione e commercializzazione di prodotti diversi da quelli indicati nell' articolo 32, comma 2, lettera c), ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, il reddito e' determinato applicando all'ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, conseguiti con tali attivita', il coefficiente di redditivita' del 15 per cento. 3. Per le attivita' dirette alla fornitura di servizi di cui al terzo comma dell'articolo 2135 del codice civile, il reddito e' determinato applicando all'ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, conseguiti con tali attivita', il coefficiente di redditivita' del 25 per cento. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano ai soggetti di cui all' articolo 73 , comma 1, lettere a), b) e d), nonche' alle societa' in nome collettivo ed in accomandita semplice. 5. Il contribuente ha facolta' di non avvalersi delle disposizioni di cui al presente articolo. In tal caso l'opzione o la revoca per la determinazione del reddito nel modo normale si esercitano con le modalita' stabilite dal regolamento recante norme per il riordino della disciplina delle opzioni in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442, e successive modificazioni)).
                                Art. 57
                               ((Ricavi 1. Si comprende tra i ricavi di cui all'articolo 85 anche il valore normale dei beni ivi indicati destinati al consumo personale o familiare dell'imprenditore.))
                                Art. 58
                             ((Plusvalenze 1. Per le plusvalenze derivanti da cessione delle aziende, le disposizioni del comma 4 dell'articolo 86 non si applicano quando e' richiesta la tassazione separata a norma del comma 2 dell'articolo 17. Il trasferimento di azienda per causa di morte o per atto gratuito non costituisce realizzo di plusvalenze dell'azienda stessa; l'azienda e' assunta ai medesimi valori fiscalmente riconosciuti nei confronti del dante causa. I criteri di cui al periodo precedente si applicano anche qualora, a seguito dello scioglimento, entro cinque anni dall'apertura della successione, della societa' esistente tra gli eredi, la predetta azienda resti acquisita da uno solo di essi. 2. Le plusvalenze di cui all'articolo 87 non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti limitatamente al 60 per cento del loro ammontare. 3. Le plusvalenze dei beni relativi all'impresa concorrono a formare il reddito anche se i beni vengono destinati al consumo personale o familiare dell'imprenditore o a finalita' estranee all'esercizio dell'impresa.))
                                Art. 59
                               Dividendi

    ((1. Gli utili relativi alla partecipazione al capitale o al patrimonio delle societa' e degli enti di cui all'articolo 73, nonche' quelli relativi ai titoli e agli strumenti finanziari di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), e le remunerazioni relative ai contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), concorrono alla formazione del reddito complessivo, nella misura del 40 per cento del loro ammontare, nell'esercizio in cui sono percepiti. Si applica l'articolo 47, per quanto non diversamente previsto dal periodo precedente.))
    2. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 NOVEMBRE 2005, N.247)). ((98))
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 3 comma
  4) che "Le disposizioni degli articoli 56, 59 e 62 del testo unico,
  come  modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi
  di  imposta  che  iniziano  a  decorrere dal 1° gennaio 2004, salvo
  quelle dell'articolo 47, richiamate dall'articolo 59, che hanno una
  diversa  decorrenza ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del presente
  decreto."
                                Art. 60
                   ((Spese per prestazioni di lavoro 1. Non sono ammesse in deduzione a titolo di compenso del lavoro prestato o dell'opera svolta dall'imprenditore, dal coniuge, dai figli, affidati o affiliati minori di eta' o permanentemente inabili al lavoro e dagli ascendenti, nonche' dai familiari partecipanti all'impresa di cui al comma 4 dell'articolo 5.))
                                Art. 61
                         (((Interessi passivi) 1. Gli interessi passivi inerenti all'esercizio d'impresa sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. 2. La parte di interessi passivi non deducibile ai sensi del comma 1 del presente articolo non da' diritto alla detrazione dall'imposta prevista alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 15)) ((108))
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  AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
                                Art. 62

      ((ARTICOLO ABROGATO DALLA 24 DICEMBRE 2007, N.244)) ((108))
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  AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
                                Art. 63

      ((ARTICOLO ABROGATO DALLA 24 DICEMBRE 2007, N.244)) ((108))
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  AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
                               Art. 64
        Norme generali sulle componenti del reddito d'impresa

  ((1. Le minusvalenze realizzate relative a partecipazioni con i requisiti di cui all'articolo 87, comma 1, lettere b), c) e d), possedute ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell'avvenuta cessione, considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data piu' recente, ed i costi specificamente inerenti al realizzo di tali partecipazioni, sono indeducibili in misura corrispondente alla percentuale di cui all'articolo 58, comma 2.))
  2.   Le   spese   relative  all'acquisto  di  beni  mobili  adibiti
promiscuamente  all'esercizio  dell'impresa  e  all'uso  personale  o
familiare   dell'imprenditore   sono   ammortizzabili,  o  deducibili
nell'ipotesi di cui al comma 5 dell'articolo 102, nella misura del 50
per cento; nella stessa misura sono deducibili i canoni di locazione,
anche  finanziaria  e  di noleggio e le spese relativi all'impiego di
tali  beni.  Per gli immobili utilizzati promiscuamente e' deducibile
una  somma  pari al 50 per cento della rendita catastale o del canone
di locazione, anche finanziaria, a condizione che il contribuente non
disponga  di  altro  immobile  adibito  esclusivamente  all'esercizio
dell'impresa.
                                Art. 65
                      ((Beni relativi all'impresa 1. Per le imprese individuali, ai fini delle imposte sui redditi, si considerano relativi all'impresa, oltre ai beni indicati alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 85, a quelli strumentali per l'esercizio dell'impresa stessa ed ai crediti acquisiti nell'esercizio dell'impresa stessa, i beni appartenenti all'imprenditore che siano indicati tra le attivita' relative all'impresa nell'inventario tenuto a norma dell'articolo 2217 del codice civile. Gli immobili di cui al comma 2 dell'articolo 43 si considerano relativi all'impresa solo se indicati nell'inventario; per i soggetti indicati nell'articolo 66, tale indicazione puo' essere effettuata nel registro dei beni ammortizzabili ovvero secondo le modalita' di cui all'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, e dell'articolo 2, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1996, n. 695. 2. Per le societa' in nome collettivo e in accomandita semplice si considerano relativi all'impresa tutti i beni ad esse appartenenti, salvo quanto stabilito nel comma 3 per le societa' di fatto. 3. Per le societa' di fatto si considerano relativi all'impresa i beni indicati alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 53, i crediti acquisiti nell'esercizio dell'impresa e i beni strumentali per l'esercizio dell'impresa, compresi quelli iscritti in pubblici registri a nome dei soci utilizzati esclusivamente come strumentali per l'esercizio dell'impresa. 3-bis. Per i beni strumentali dell'impresa individuale provenienti dal patrimonio personale dell'imprenditore e' riconosciuto, ai fini fiscali, il costo determinato in base alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689, da iscrivere tra le attivita' relative all'impresa nell'inventario di cui all'articolo 2217 del codice civile ovvero per le imprese di cui all'articolo 79, nel registro dei cespiti ammortizzabili. Le relative quote di ammortamento sono calcolate a decorrere dall'esercizio in corso alla data dell'iscrizione.))
                               Art. 66 
                           Imprese minori 
 
  1. Il reddito di impresa dei soggetti  che  secondo  le  norme  del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973,  n.  600,
sono ammessi al regime  di  contabilita'  semplificata  e  non  hanno
optato per il regime ordinario e'  costituito  dalla  differenza  tra
l'ammontare dei ricavi di cui all'articolo 53 e degli altri  proventi
di cui agli articoli  56  e  57,  comma  1,  conseguiti  nel  periodo
d'imposta e l'ammontare delle spese documentate sostenute nel periodo
stesso. La differenza e' rispettivamente aumentata e diminuita  delle
rimanenze finali e delle esistenze iniziali di cui agli articoli  59,
60 e 61 ed e' ulteriormente aumentata delle plusvalenze realizzate ai
sensi  dell'articolo  54  e  delle  sopravvenienze  attive   di   cui
all'articolo 55  e  diminuita  delle  minusvalenze  e  sopravvenienze
passive di cui all'articolo 66. 
  2. Le quote di ammortamento sono ammesse in deduzione,  secondo  le
disposizioni degli articoli 64, comma 2, 102 e 103, a condizione  che
sia tenuto il registro dei beni ammortizzabili. L'indicazione di tali
quote puo' essere effettuata anche secondo le modalita' dell'articolo
13 del decreto del Presidente della Repubblica 7  dicembre  2001,  n.
435, e dell'articolo 2, comma 1, del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 21 dicembre 1996, n. 695. Le perdite di beni strumentali e
le perdite su crediti sono deducibili a norma dell'articolo 101.  Non
e' ammessa alcuna deduzione a titolo di accantonamento; tuttavia  gli
accantonamenti di cui all'articolo 105 sono deducibili  a  condizione
che risultino iscritti  nei  registri  di  cui  all'articolo  18  del
decreto indicato al comma 1. 
  3. Si applicano, oltre a quelle richiamate nei precedenti commi, le
disposizioni di cui agli articoli 56, comma 5, 65, 91, 95, 100,  108,
90, comma 2, 99, commi 1 e 3, 109, commi 1, 2, 5, 7 e 9, lettera b) e
110, commi 1, 2, 5, 6 e 8. Si applica  inoltre,  con  riferimento  ai
ricavi ed alle plusvalenze che concorrono a  formare  il  reddito  di
impresa pur non risultando dalle  registrazioni  ed  annotazioni  nei
registri di cui all'articolo 18 del decreto indicato nel comma 1,  la
disposizione dell'ultimo periodo del comma 4 dell'articolo  109.  ((I costi, concernenti contratti a corrispettivi periodici, relativi a spese di competenza di due periodi d'imposta, in deroga all'articolo 109, comma 2, lettera b), sono deducibili nell'esercizio nel quale e' stato ricevuto il documento probatorio. Tale disposizione si applica solo nel caso in cui l'importo del costo indicato dal documento di spesa non sia superiore a euro 1.000.)) (108) 
  4. Per gli intermediari e i rappresentanti di commercio e  per  gli
esercenti le attivita' indicate al primo comma  dell'articolo  1  del
decreto del Ministro delle finanze 13 ottobre 1979, pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale n. 288 del 22 ottobre 1979, il  reddito  d'impresa
determinato a norma dei precedenti commi  e'  ridotto,  a  titolo  di
deduzione forfetaria delle spese non documentate, di un importo  pari
alle seguenti percentuali dell'ammontare dei ricavi: 3 per cento  dei
ricavi fino a euro 6.197,48;  1  per  cento  dei  ricavi  oltre  euro
6.197,48 e fino a euro 77.468,53; 0,50 per  cento  dei  ricavi  oltre
euro 77.468,53 e fino a euro 92.962,24. 
  5. Per le imprese autorizzate all'autotrasporto di merci per  conto
di terzi il reddito determinato  a  norma  dei  precedenti  commi  e'
ridotto, a titolo di deduzione forfetaria di spese  non  documentate,
di   euro   7,75   per   i   trasporti    personalmente    effettuati
dall'imprenditore oltre  il  comune  in  cui  ha  sede  l'impresa  ma
nell'ambito della regione o delle regioni confinanti e di euro  15,49
per quelli effettuati oltre tale  ambito.  Per  le  medesime  imprese
compete, altresi', una deduzione forfetaria annua di euro 154,94  per
ciascun motoveicolo e autoveicolo avente massa  complessiva  a  pieno
carico non superiore a 3.500 chilogrammi.  La  deduzione  spetta  una
sola  volta  per  ogni  giorno  di   effettuazione   del   trasporto,
indipendentemente  dal  numero  dei  viaggi.  Il  contribuente   deve
predisporre e  conservare  un  prospetto  recante  l'indicazione  dei
viaggi effettuati e della loro durata  e  localita'  di  destinazione
nonche' degli estremi dei relativi documenti di trasporto delle merci
o, delle fatture o delle lettere di vettura di  cui  all'articolo  56
della legge 6 giugno 1974, n.  298;  i  documenti  di  trasporto,  le
fatture e le lettere di vettura devono essere  conservate  fino  alla
scadenza del termine per l'accertamento. 
 
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AGGIORNAMENTO (108) 
  La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1  comma  34)
che "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),  e),
g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2)  e  3),  u)  e  aa),  si
applicano a decorrere dal periodo d'imposta successivo  a  quello  in
corso al 31 dicembre 2007.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso al 31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il  secondo  periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000  e
a 5.000 euro. Le disposizioni di cui al comma 33, lettere  f)  e  g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31 dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h),  ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta successivo a quello in corso al  31  dicembre  2007;  resta
ferma l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le  plusvalenze
realizzate dalla predetta data fino a concorrenza delle  svalutazioni
dedotte ai fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a  quello  in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n), numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di  imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui al numero 2) della  stessa  lettera  n),  concernente  la  durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008". 
                                Art. 67
                            Redditi diversi

  1.  Sono  redditi  diversi se non costituiscono redditi di capitale
ovvero  se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni o
di  imprese  commerciali  o  da  societa'  in  nome  collettivo  e in
accomandita  semplice,  ne'  in relazione alla qualita' di lavoratore
dipendente:
    a)   le  plusvalenze  realizzate  mediante  la  lottizzazione  di
terreni,  o l'esecuzione di opere intese a renderli edificabili, e la
successiva vendita, anche parziale, dei terreni e degli edifici;
    b)  le  plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso
di  beni  immobili acquistati o costruiti da non piu' di cinque anni,
esclusi  quelli  acquisiti  per  successione  e le unita' immobiliari
urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l'acquisto
o  la  costruzione  e  la  cessione  sono state adibite ad abitazione
principale  del  cedente o dei suoi familiari, nonche', in ogni caso,
le  plusvalenze  realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di
terreni   suscettibili  di  utilizzazione  edificatoria  secondo  gli
strumenti  urbanistici  vigenti  al momento della cessione In caso di
cessione  a  titolo  oneroso  di  immobili ricevuti per donazione, il
predetto  periodo  di  cinque  anni decorre dalla data di acquisto da
parte del donante; (100)
    c)  le  plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso
di partecipazioni qualificate. Costituisce cessione di partecipazioni
qualificate la cessione di azioni, diverse dalle azioni di risparmio,
e  di  ogni  altra  partecipazione al capitale od al patrimonio delle
societa'  di  cui  all'articolo  5, escluse le associazioni di cui al
comma  3, lettera c), e dei soggetti di cui all'articolo 73, comma 1,
lettere  a),  b)  e  d),  nonche'  la  cessione  di  diritti o titoli
attraverso  cui  possono essere acquisite le predette partecipazioni,
qualora  le  partecipazioni, i diritti o titoli ceduti rappresentino,
complessivamente,  una  percentuale  di  diritti di voto esercitabili
nell'assemblea  ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento ovvero una
partecipazione  al  capitale  od al patrimonio superiore al 5 o al 25
per  cento,  secondo  che  si  tratti  di titoli negoziati in mercati
regolamentati  o  di  altre  partecipazioni.  Per  i diritti o titoli
attraverso cui possono essere acquisite partecipazioni si tiene conto
delle   percentuali   potenzialmente   ricollegabili   alle  predette
partecipazioni. La percentuale di diritti di voto e di partecipazione
e'  determinata  tenendo  conto  di  tutte le cessioni effettuate nel
corso  di  dodici  mesi, ancorche' nei confronti di soggetti diversi.
Tale  disposizione  si applica dalla data in cui le partecipazioni, i
titoli  ed  i  diritti  posseduti  rappresentano  una  percentuale di
diritti  di  voto  o  di  partecipazione  superiore  alle percentuali
suindicate.  Sono  assimilate  alle  plusvalenze di cui alla presente
lettera quelle realizzate mediante:
      1)  cessione di strumenti finanziari di cui alla lettera a) del
comma  2 dell'articolo 44 quando non rappresentano una partecipazione
al patrimonio;
      2)  cessione  dei  contratti  di cui all'articolo 109, comma 9,
lettera  b),  qualora  il  valore dell'apporto sia superiore al 5 per
cento  o  al  25  per cento del valore del patrimonio netto contabile
risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula
del  contratto  secondo  che  si tratti di societa' i cui titoli sono
negoziati  in mercati regolamentati o di altre partecipazioni. Per le
plusvalenze  realizzate  mediante la cessione dei contratti stipulati
con  associanti non residenti che non soddisfano le condizioni di cui
all'articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo, l'assimilazione
opera a prescindere dal valore dell'apporto; (98)
      3)  cessione  dei contratti di cui al numero precedente qualora
il  valore  dell'apporto sia superiore al 25 per cento dell'ammontare
dei  beni  dell'associante  determinati  in  base  alle  disposizioni
previste del comma 2 dell'articolo 47 del citato testo unico;
    c-bis)  le  plusvalenze,  diverse  da  quelle imponibili ai sensi
della  lettera  c),  realizzate mediante cessione a titolo oneroso di
azioni  e di ogni altra partecipazione al capitale o al patrimonio di
societa'  di  cui  all'articolo  5, escluse le associazioni di cui al
comma  3,  lettera c), e dei soggetti di cui all'articolo 73, nonche'
di  diritti  o  titoli  attraverso  cui  possono  essere acquisite le
predette partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla
presente lettera quelle realizzate mediante:
      1)  cessione  dei  contratti  di cui all'articolo 109, comma 9,
lettera b), qualora il valore dell'apporto sia non superiore al 5 per
cento  o  al  25  per cento del valore del patrimonio netto contabile
risultante dall'ultimo bilancio approvato prima della data di stipula
del  contratto  secondo  che  si tratti di societa' i cui titoli sono
negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni; (98)
      2)  cessione  dei  contratti  di  cui  alla  lettera precedente
qualora  il  valore  dell'apporto  sia  non superiore al 25 per cento
dell'ammontare  dei  beni  dell'associante  determinati  in base alle
disposizioni previste dal comma 2 dell'articolo 47;
    c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle lettere c) e
c-bis), realizzate mediante cessione a titolo oneroso ovvero rimborso
di  titoli  non rappresentativi di merci, di certificati di massa, di
valute estere, oggetto di cessione a termine o rivenienti da depositi
o  conti  correnti,  di metalli preziosi, sempreche' siano allo stato
grezzo  o  monetato,  e  di  quote  di  partecipazione  ad  organismi
d'investimento   collettivo.  Agli  effetti  dell'applicazione  della
presente  lettera  si  considera  cessione  a titolo oneroso anche il
prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente;
    c-quater)  i redditi, diversi da quelli precedentemente indicati,
comunque  realizzati  mediante  rapporti  da  cui deriva il diritto o
l'obbligo  di  cedere  od  acquistare a termine strumenti finanziari,
valute,  metalli  preziosi  o merci ovvero di ricevere o effettuare a
termine  uno  o  piu'  pagamenti  collegati  a  tassi di interesse, a
quotazioni  o  valori  di  strumenti finanziari, di valute estere, di
metalli  preziosi  o  di  merci  e  ad ogni altro parametro di natura
finanziaria.  Agli  effetti  dell'applicazione della presente lettera
sono considerati strumenti finanziari anche i predetti rapporti;
    c-quinquies)  le plusvalenze ed altri proventi, diversi da quelli
precedentemente  indicati,  realizzati  mediante  cessione  a  titolo
oneroso ovvero chiusura di rapporti produttivi di redditi di capitale
e  mediante  cessione  a  titolo  oneroso  ovvero rimborso di crediti
pecuniari  o  di  strumenti  finanziari,  nonche'  quelli  realizzati
mediante rapporti attraverso cui possono essere conseguiti
    differenziali  positivi  e  negativi  in  dipendenza di un evento
    incerto;
d) le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio, dei giochi e
delle  scommesse  organizzati  per il pubblico e i premi derivanti da
prove  di  abilita'  o  dalla  sorte  nonche'  quelli  attribuiti  in
riconoscimento   di   particolari  meriti  artistici,  scientifici  o
sociali;
    e) i redditi di natura fondiaria non determinabili catastalmente,
compresi quelli dei terreni dati in affitto per usi non agricoli;
    f) i redditi di beni immobili situati all'estero;
    g)  i  redditi  derivanti  dall'utilizzazione  economica di opere
dell'ingegno,  di  brevetti  industriali  e  di  processi,  formule e
informazioni  relativi  ad esperienze acquisite in campo industriale,
commerciale  o  scientifico,  salvo  il disposto della lettera b) del
comma 2 dell'articolo 53;
    h)  i  redditi  derivanti  dalla concessione in usufrutto e dalla
sublocazione  di  beni  immobili, dall'affitto, locazione, noleggio o
concessione  in  uso  di  veicoli,  macchine  e  altri  beni  mobili,
dall'affitto e dalla concessione in usufrutto di aziende; l'affitto e
la   concessione   in   usufrutto   dell'unica   azienda   da   parte
dell'imprenditore    non    si   considerano   fatti   nell'esercizio
dell'impresa,  ma  in caso di successiva vendita totale o parziale le
plusvalenze  realizzate  concorrono  a formare il reddito complessivo
come redditi diversi;
    h-bis)  le plusvalenze realizzate in caso di successiva cessione,
anche parziale, delle aziende acquisite ai sensi dell'articolo 58;
    i)  i  redditi  derivanti da attivita' commerciali non esercitate
abitualmente;
    l)  i  redditi  derivanti  da  attivita'  di  lavoro autonomo non
esercitate  abitualmente  o dalla assunzione di obblighi di fare, non
fare o permettere;
    m)  le  indennita' di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i
premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori
tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori,
bande   musicali   e   filo-drammatiche   che   perseguono  finalita'
dilettantistiche,   e   quelli   erogati  nell'esercizio  diretto  di
attivita'  sportive  dilettantistiche  dal  CONI,  dalle  Federazioni
sportive  nazionali,  dall'Unione  Nazionale  per  l'Incremento delle
Razze  Equine  (UNIRE),  dagli  enti  di  promozione  sportiva  e  da
qualunque  organismo,  comunque  denominato,  che  persegua finalita'
sportive  dilettantistiche  e  che  da  essi  sia  riconosciuto. Tale
disposizione   si   applica   anche  ai  rapporti  di  collaborazione
coordinata  e  continuativa di carattere amministrativo-gestionale di
natura  non  professionale  resi in favore di societa' e associazioni
sportive dilettantistiche; ((112))
    n)   le   plusvalenze  realizzate  a  seguito  di  trasformazione
eterogenea  di  cui  all'articolo  171,  comma  2,  ove  ricorrono  i
presupposti di tassazione di cui alle lettere precedenti.
  1-bis.  Agli  effetti  dell'applicazione delle lettere c), c-bis) e
c-ter)   del   comma   1,   si   considerano   cedute  per  prime  le
partecipazioni,  i  titoli,  gli strumenti finanziari, i contratti, i
certificati  e  diritti,  nonche'  le  valute  ed  i metalli preziosi
acquisiti in data piu' recente; in caso di chiusura o di cessione dei
rapporti di cui alla lettera c-quater) si considerano chiusi o ceduti
per  primi i rapporti sottoscritti od acquisiti in data piu' recente.
(98)
  1-ter.  Le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di
valute  estere  rivenienti  da depositi e conti correnti concorrono a
formare il reddito a condizione che nel periodo d'imposta la giacenza
dei  depositi  e  conti  correnti  complessivamente  intrattenuti dal
contribuente,  calcolata  secondo  il  cambio  vigente all'inizio del
periodo  di  riferimento  sia  superiore  a cento milioni di lire per
almeno sette giorni lavorativi continui.
  1-quater.  Fra le plusvalenze e i redditi di cui alle lettere cter)
,  cquater)  e  cquinquies)  si  comprendono  anche quelli realizzati
mediante  rimborso  o  chiusura  delle  attivita'  finanziarie  o dei
rapporti  ivi  indicati,  sottoscritti  all'emissione  o comunque non
acquistati  da  terzi  per  effetto  di  cessione  a  titolo oneroso.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 4 comma
3)  che  "Le  disposizioni  degli  articoli  67, commi 1, lettere c),
numero 2, primo periodo, e c-bis), numero 1), e 1-bis, e 68, comma 7,
del testo unico, come modificate dal presente articolo, hanno effetto
per  i  periodi  di  imposta  che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
2004.  Le disposizioni degli articoli 67, comma 1, lettera c), n. 2),
ultimo  periodo,  e  68,  commi  3,  4  e  5,  del  testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
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  AGGIORNAMENTO (100)
      La  L.  23 dicembre 2005, n.266 ha disposto (con l'art. 1 comma
  496)  che  "In  caso  di cessioni a titolo oneroso di beni immobili
  acquistati  o  costruiti  da  non piu' di cinque anni, e di terreni
  suscettibili  di  utilizzazione  edificatoria secondo gli strumenti
  urbanistici  vigenti  al  momento  della  cessione,  all'atto della
  cessione  e  su richiesta della parte venditrice resa al notaio, in
  deroga alla disciplina di cui all'articolo 67, comma 1, lettera b),
  del  testo  unico  delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
  modificazioni,  sulle plusvalenze realizzate si applica un'imposta,
  sostituiva dell'imposta sul reddito, del 12,50 per cento."
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AGGIORNAMENTO (112)
      Il  D.L.  30  dicembre 2008, n.207 convertito con modificazioni
  dalla  L.  27 febbraio 2009, n. 14 ha disposto (con l'art. 35 comma
  5)  che  "Nelle  parole  "esercizio  diretto  di attivita' sportive
  dilettantistiche"  contenute nell'articolo 67, comma 1, lettera m),
  del  testo  unico  delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
  modificazioni,  sono  ricomprese  la  formazione,  la didattica, la
  preparazione e l'assistenza all'attivita' sportiva dilettantistica"
                                Art. 68
                              Plusvalenze

    1.  Le  plusvalenze  di  cui  alle  lettere  a)  e b) del comma 1
  dell'articolo   67   sono   costituite   dalla   differenza  tra  i
  corrispettivi  percepiti  nel  periodo  di  imposta  e il prezzo di
  acquisto  o  il  costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di
  ogni altro costo inerente al bene medesimo. Per gli immobili di cui
  alla  lettera  b)  del  comma  1  dell'articolo  67  acquisiti  per
  donazione  si assume come prezzo di acquisto o costo di costruzione
  quello sostenuto dal donante.
    	  2.  Per i terreni di cui alla lettera a) comma 1 dell'articolo
  67   acquistati   oltre   cinque   anni   prima  dell'inizio  della
  lottizzazione  o  delle  opere si assume come prezzo di acquisto il
  valore  normale  nel  quinto  anno  anteriore. Il costo dei terreni
  stessi acquisiti gratuitamente e quello dei fabbricati costruiti su
  terreni  acquisiti gratuitamente sono determinati tenendo conto del
  valore  normale del terreno alla data di inizio della lottizzazione
  o delle opere ovvero a quella di inizio della costruzione. Il costo
  dei  terreni  suscettibili d'utilizzazione edificatoria di cui alla
  lettera b) del comma 1 dell'articolo 67 e' costituito dal prezzo di
  acquisto aumentato di ogni altro costo inerente, rivalutato in base
  alla  variazione  dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie
  di operai e impiegati nonche' dell'imposta comunale sull'incremento
  di  valore  degli immobili. Per i terreni acquistati per effetto di
  successione o donazione si assume come prezzo di acquisto il valore
  dichiarato nelle relative denunce ed atti registrati, od in seguito
  definito  e  liquidato,  aumentato  di  ogni altro costo successivo
  inerente,  nonche'  dell'imposta comunale sull'incremento di valore
  degli immobili e di successione.
    3.   Le   plusvalenze   di  cui  alla  lettera  c)  del  comma  1
  dell'articolo  67, diverse da quelle di cui al comma 4 del presente
  articolo,  per  il  40  per  cento del loro ammontare, sono sommate
  algebricamente    alla    corrispondente   quota   delle   relative
  minusvalenze;  se  le  minusvalenze sono superiori alle plusvalenze
  l'eccedenza  e'  riportata  in deduzione, fino a concorrenza del 40
  per  cento dell'ammontare delle plusvalenze dei periodi successivi,
  ma  non  oltre  il  quarto,  a  condizione  che  sia indicata nella
  dichiarazione  dei  redditi relativa al periodo d'imposta nel quale
  le minusvalenze sono state realizzate. (98)
    4.  Le  plusvalenze realizzate mediante la cessione dei contratti
  stipulati  con  associanti  non  residenti  che  non  soddisfano le
  condizioni  di  cui  all'articolo  44,  comma 2, lettera a), ultimo
  periodo, nonche' le plusvalenze di cui alle lettere c) e c-bis) del
  comma  1  dell'articolo  67  realizzate  mediante  la  cessione  di
  partecipazioni  al  capitale  o  al  patrimonio, titoli e strumenti
  finanziari di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), e contratti
  di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), emessi o stipulati da
  societa' residenti in Stati o territori diversi da quelli di cui al
  decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi
  dell'articolo   168-bis,   salvo   la   dimostrazione,   a  seguito
  dell'esercizio  dell'interpello  secondo  le modalita' del comma 5,
  lettera   b),   dello  stesso  articolo  167,  del  rispetto  delle
  condizioni  indicate nella lettera c) del comma 1 dell'articolo 87,
  concorrono  a  formare  il reddito per il loro intero ammontare. La
  disposizione   del   periodo   precedente   non   si  applica  alle
  partecipazioni,  ai  titoli e agli strumenti finanziari di cui alla
  citata  lettera  c-bis),  del  comma 1, dell'articolo 67, emessi da
  societa'  i cui titoli sono negoziati nei mercati regolamentati. Le
  plusvalenze   di   cui   ai   periodi   precedenti   sono   sommate
  algebricamente  alle relative minusvalenze; se le minusvalenze sono
  superiori  alle  plusvalenze  l'eccedenza e' riportata in deduzione
  integralmente   dall'ammontare   delle   plusvalenze   dei  periodi
  successivi,  ma  non oltre il quarto, a condizione che sia indicata
  nella  dichiarazione  dei redditi relativa al periodo d'imposta nel
  quale le minusvalenze sono state realizzate. (98)
    5.  Le plusvalenze di cui alle lettere c-bis) , diverse da quelle
  di  cui  al  comma  4,  e  c-ter) del comma 1 dell'articolo 67 sono
  sommate  algebricamente  alle  relative  minusvalenze,  nonche'  ai
  redditi  ed  alle  perdite  di  cui  alla  lettera c-quater) e alle
  plusvalenze  ed altri proventi di cui alla lettera c-quinquies) del
  comma  1 dello stesso articolo 67; se l'ammontare complessivo delle
  minusvalenze e delle perdite e' superiore all'ammontare complessivo
  delle  plusvalenze  e  degli altri redditi, l'eccedenza puo' essere
  portata in deduzione, fino a concorrenza, dalle plusvalenze e dagli
  altri  redditi  dei  periodi  d'imposta  successivi ma non oltre il
  quarto,  a  condizione  che  sia  indicata  nella dichiarazione dei
  redditi  relativa  al periodo d'imposta nel quale le minusvalenze e
  le perdite sono state realizzate. (98)
    6.  Le plusvalenze indicate nelle lettere c), c-bis) e c-ter) del
  comma  1  dell'articolo  67 sono costituite dalla differenza tra il
  corrispettivo  percepito  ovvero  la somma od il valore normale dei
  beni rimborsati ed il costo od il valore di acquisto assoggettato a
  tassazione,  aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione,
  compresa l'imposta di successione e donazione, con esclusione degli
  interessi  passivi. Nel caso di acquisto per successione, si assume
  come  costo  il  valore  definito o, in mancanza, quello dichiarato
  agli  effetti  dell'imposta  di  successione, nonche', per i titoli
  esenti  da  tale  imposta,  il valore normale alla data di apertura
  della  successione.  Nel  caso  di acquisto per donazione si assume
  come  costo  il  costo  del  donante.  Per le azioni, quote o altre
  partecipazioni   acquisite  sulla  base  di  aumento  gratuito  del
  capitale  il  costo  unitario  e'  determinato  ripartendo il costo
  originario   sul   numero   complessivo   delle   azioni,  quote  o
  partecipazioni  di  compendio. Per le partecipazioni nelle societa'
  indicate  dall'articolo  5,  il  costo e' aumentato o diminuito dei
  redditi   e  delle  perdite  imputate  al  socio  e  dal  costo  si
  scomputano, fino a concorrenza dei redditi gia' imputati, gli utili
  distribuiti  al  socio.  Per  le  valute estere cedute a termine si
  assume come costo il valore della valuta al cambio a pronti vigente
  alla  data  di stipula del contratto di cessione. Il costo o valore
  di  acquisto  e' documentato a cura del contribuente. Per le valute
  estere  prelevate  da  depositi e conti correnti, in mancanza della
  documentazione  del  costo,  si  assume  come costo il valore della
  valuta al minore dei cambi mensili accertati ai sensi dell'articolo
  110,  comma  9,  nel  periodo  d'imposta  in  cui la plusvalenza e'
  realizzata. Le minusvalenze sono determinate con gli stessi criteri
  stabiliti per le plusvalenze.
    ((6-bis. Le plusvalenze di cui alle lettere c) e c-bis) del comma 1, dell'articolo 67 derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale in societa' di cui all'articolo 5, escluse le societa' semplici e gli enti ad esse equiparati, e all'articolo 73, comma 1, lettera a), costituite da non piu' di sette anni, possedute da almeno tre anni, ovvero dalla cessione degli strumenti finanziari e dei contratti indicati nelle disposizioni di cui alle lettere c) e c-bis) relativi alle medesime societa', rispettivamente posseduti e stipulati da almeno tre anni, non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto esenti qualora e nella misura in cui, entro due anni dal loro conseguimento, siano reinvestite in societa' di cui all'articolo 5 e all'articolo 73, comma 1, lettera a), che svolgono la medesima attivita', mediante la sottoscrizione del capitale sociale o l'acquisto di partecipazioni al capitale delle medesime, sempreche' si tratti di societa' costituite da non piu' di tre anni. 6-ter. L'importo dell'esenzione prevista dal comma 6-bis non puo' in ogni caso eccedere il quintuplo del costo sostenuto dalla societa' le cui partecipazioni sono oggetto di cessione, nei cinque anni anteriori alla cessione, per l'acquisizione o la realizzazione di beni materiali ammortizzabili, diversi dagli immobili, e di beni immateriali ammortizzabili, nonche' per spese di ricerca e sviluppo.))
    7.   Agli   effetti  della  determinazione  delle  plusvalenze  e
  minusvalenze:
      a)  dal  corrispettivo  percepito  o  dalla  somma  rimborsata,
  nonche'  dal  costo o valore di acquisto si scomputano i redditi di
  capitale  maturati  ma  non  riscossi,  diversi da quelli derivanti
  dalla  partecipazione  in societa' ed enti soggetti all'imposta sul
  reddito  delle  societa'  e  dagli utili relativi ai titoli ed agli
  strumenti finanziari di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), e
  ai contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b); (98)
      b) qualora vengano superate le percentuali di diritti di voto o
  di   partecipazione   indicate   nella   lettera  c)  del  comma  1
  dell'articolo   67,  i  corrispettivi  percepiti  anteriormente  al
  periodo  d'imposta  nel quale si e' verificato il superamento delle
  percentuali si considerano percepiti in tale periodo;
      c)  per le valute estere prelevate da depositi e conti correnti
  si  assume  come  corrispettivo il valore normale della valuta alla
  data di effettuazione del prelievo;
      d)  per  le  cessioni  di  metalli  preziosi, in mancanza della
  documentazione   del   costo   di  acquisto,  le  plusvalenze  sono
  determinate  in misura pari al 25 per cento del corrispettivo della
  cessione;
      e)  per  le  cessioni  a  titolo  oneroso  poste  in  essere in
  dipendenza dei rapporti indicati nella lettera c-quater), del comma
  1  dell'articolo  67,  il corrispettivo e' costituito dal prezzo di
  cessione,  eventualmente  aumentato  o diminuito dei premi pagati o
  riscossi su opzioni;
      f)  nei  casi  di  dilazione  o  rateazione  del  pagamento del
  corrispettivo  la  plusvalenza  e' determinata con riferimento alla
  parte   del   costo   o   valore   di   acquisto  proporzionalmente
  corrispondente alle somme percepite nel periodo d'imposta.
    8.   I  redditi  di  cui  alla  lettera  c-quater)  del  comma  1
  dell'articolo   67,  sono  costituiti  dalla  somma  algebrica  dei
  differenziali  positivi o negativi, nonche' degli altri proventi od
  oneri,  percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti
  ivi indicati. Per la determinazione delle plusvalenze, minusvalenze
  e  degli  altri  redditi  derivanti da tali rapporti si applicano i
  commi  6  e  7.  I  premi  pagati  e riscossi su opzioni, salvo che
  l'opzione non sia stata chiusa anticipatamente o ceduta, concorrono
  a  formare  il  reddito  nel  periodo d'imposta in cui l'opzione e'
  esercitata ovvero scade il termine stabilito per il suo esercizio.
  Qualora  a  seguito  dell'esercizio  dell'opzione  siano  cedute le
  attivita'  di  cui  alle lettere c), c-bis) o c-ter), dell'articolo
  67,  i premi pagati o riscossi concorrono alla determinazione delle
  plusvalenze o minusvalenze, ai sensi della lettera e) del comma 7.
  Le  plusvalenze  e  minusvalenze  derivanti dalla cessione a titolo
  oneroso  di  merci non concorrono a formare il reddito, anche se la
  cessione  e'  posta  in  essere in dipendenza dei rapporti indicati
  nella lettera c-quater) del comma 1 dell'articolo 67.
    9.  Le  plusvalenze  e  gli  altri  proventi  di cui alla lettera
  c-quinquies)  del  comma  1 dell'articolo 67, sono costituiti dalla
  differenza  positiva  tra i corrispettivi percepiti ovvero le somme
  od  il valore normale dei beni rimborsati ed i corrispettivi pagati
  ovvero  le somme corrisposte, aumentate di ogni onere inerente alla
  loro  produzione,  con  esclusione  degli  interessi  passivi.  Dal
  corrispettivo  percepito  e  dalla somma rimborsata si scomputano i
  redditi  di  capitale derivanti dal rapporto ceduto maturati ma non
  riscossi  nonche'  i  redditi  di  capitale  maturati  a favore del
  creditore  originario ma non riscossi. Si applicano le disposizioni
  della lettera f) del comma 7.
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 4 comma
  3)  che  "Le  disposizioni  degli articoli 67, commi 1, lettere c),
  numero  2, primo periodo, e c-bis), numero 1), e 1-bis, e 68, comma
  7,  del  testo  unico, come modificate dal presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 67, comma 1, lettera
  c),  n.  2), ultimo periodo, e 68, commi 3, 4 e 5, del testo unico,
  come  modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi
  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
                              Art. 69	
                     ((Premi, vincite e indennita' 1. I premi e le vincite di cui alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 81 costituiscono reddito per l'intero ammontare percepito nel periodo di imposta, senza alcuna deduzione. 2. Le indennita', i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell'articolo 81 non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500 euro. Non concorrono, altresi', a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto sostenute in occasione di prestazioni effettuate fuori dal territorio comunale.))
                                Art. 70
                     ((Redditi di natura fondiaria 1. I censi, le decime, i quartesi e gli altri redditi di natura fondiaria non determinabili catastalmente, ancorche' consistenti in prodotti del fondo o commisurati ad essi, e i redditi dei beni immobili situati nel territorio dello Stato che non sono e non devono essere iscritti in catasto con attribuzione di rendita, concorrono a formare il reddito complessivo nell'ammontare e per il periodo di imposta in cui sono percepiti. 2. I redditi dei terreni e dei fabbricati situati all'estero concorrono. alla formazione del reddito complessivo nell'ammontare netto risultante dalla valutazione effettuata nello Stato estero per il corrispondente periodo di imposta o, in caso di difformita' dei periodi di imposizione, per il periodo di imposizione estero che scade nel corso di quello italiano. I redditi dei fabbricati non soggetti ad imposte sui redditi nello Stato estero concorrono a formare il reddito complessivo per l'ammontare percepito nel periodo di imposta, ridotto del 15 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese.))
                                Art. 71
                             Altri redditi

    1.  I redditi di cui alla lettera g) del comma 1 dell'articolo 81
  costituiscono  reddito  per  l'ammontare  percepito  nel periodo di
  imposta,   ridotto  del  25  per  cento  se  i  diritti  dalla  cui
  utilizzazione derivano sono stati acquistati a titolo oneroso.
    2.  I  redditi  di  cui  alle  lettere  h),  i)  e l) del comma 1
  dell'articolo  81  sono costituiti dalla differenza tra l'ammontare
  percepito nel periodo di imposta e le spese specificamente inerenti
  alla  loro  produzione.  Le  plusvalenze indicate alle lettere h) e
  h-bis)   del   predetto   articolo  81  sono  determinate  a  norma
  dell'articolo 54.
    ((2-bis. In deroga alla disposizione di cui al comma 2, per le operazioni di cui all' articolo 67, comma 1, lettera i), poste in essere dai soggetti che svolgono le attivita' di cui all'articolo 29, eccedenti i limiti di cui al comma 2, lettera c), del predetto articolo, si applicano le percentuali di redditivita' di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 56-bis. Le disposizioni del presente comma non incidono sull'esercizio della delega legislativa di cui alla legge 7 aprile 2003, n. 80)).
                                Art. 72
                      ((Presupposto dell'imposta 1. Presupposto dell'imposta sul reddito delle societa' e' il possesso dei redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell'articolo 6.))
                               Art. 73 
                          Soggetti passivi 
 
  1. Sono soggetti all'imposta sul reddito delle societa': 
    a) le societa'  per  azioni  e  in  accomandita  per  azioni,  le
societa' a responsabilita' limitata, le  societa'  cooperative  e  le
societa' di mutua assicurazione , nonche' le societa' europee di  cui
al regolamento (CE) n. 2157/2001 e le societa' cooperative europee di
cui al regolamento (CE) n. 1435/2003 residenti nel  territorio  dello
Stato; 
    b) gli enti pubblici e privati diversi dalle  societa',nonche'  i
trust, residenti nel territorio dello Stato, che  hanno  per  oggetto
esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali; 
    c) gli enti pubblici e privati diversi dalle societa', nonche'  i
trust, residenti nel  territorio  dello  Stato,  che  non  hanno  per
oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali; 
    d) le societa' e gli enti di ogni tipo, compresi i trust,  con  o
senza personalita' giuridica,  non  residenti  nel  territorio  dello
Stato. 
  2. Tra gli enti diversi dalle societa', di cui alle lettere b) e c)
del comma 1,  si  comprendono,  oltre  alle  persone  giuridiche,  le
associazioni non riconosciute, i consorzi e le  altre  organizzazioni
non appartenenti ad altri soggetti passivi, nei confronti delle quali
il presupposto dell'imposta si verifica in modo unitario e  autonomo.
Tra le societa' e gli enti di cui alla lettera d) del  comma  1  sono
comprese anche le societa' e le associazioni  indicate  nell'articolo
5. Nei casi in cui i  beneficiari  del  trust  siano  individuati,  i
redditi  conseguiti  dal  trust  sono  imputati  in  ogni   caso   ai
beneficiari in proporzione alla quota di  partecipazione  individuata
nell' atto di costituzione del trust o in altri documenti  successivi
ovvero, in mancanza, in parti uguali. 
  3. Ai fini delle imposte sui redditi si  considerano  residenti  le
societa' e gli enti che per la maggior parte del periodo  di  imposta
hanno la sede legale  o  la  sede  dell'amministrazione  o  l'oggetto
principale  nel  territorio  dello  Stato.  Si  considerano  altresi'
residenti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria, i  trust
e  gli  istituti  aventi  analogo  contenuto  istituiti  in  Stati  o
territori  diversi  da  quelli  di  cui  al  decreto   del   Ministro
dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis,
in cui almeno uno dei disponenti ed almeno uno  dei  beneficiari  del
trust siano fiscalmente residenti  nel  territorio  dello  Stato.  Si
considerano, inoltre, residenti nel territorio dello  Stato  i  trust
istituiti in uno Stato diverso  da  quelli  di  cui  al  decreto  del
Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo
168-bis, quando, successivamente alla loro costituzione, un  soggetto
residente nel territorio dello Stato effettui  in  favore  del  trust
un'attribuzione che importi il trasferimento di  proprieta'  di  beni
immobili o la  costituzione  o  il  trasferimento  di  diritti  reali
immobiliari, anche per quote, nonche' vincoli di destinazione sugli 
stessi 
  4.  L'oggetto  esclusivo  o  principale  dell'ente   residente   e'
determinato in base alla legge, all'atto costitutivo o allo  statuto,
se esistenti in  forma  di  atto  pubblico  o  di  scrittura  privata
autenticata  o  registrata.  Per  oggetto   principale   si   intende
l'attivita' essenziale per realizzare direttamente gli scopi  primari
indicati dalla legge, dall'atto costitutivo o dallo statuto. 
  5. In mancanza dell'atto costitutivo o dello statuto nelle predette
forme, l'oggetto principale dell'ente  residente  e'  determinato  in
base all'attivita' effettivamente  esercitata  nel  territorio  dello
Stato; tale disposizione si  applica  in  ogni  caso  agli  enti  non
residenti. 
  5-bis. Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio
dello Stato la sede dell'amministrazione di  societa'  ed  enti,  che
detengono partecipazioni di controllo, ai sensi  dell'articolo  2359,
primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e
b) del comma 1, se, in alternativa: 
    a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell'articolo
2359, primo comma , del codice  civile,  da  soggetti  residenti  nel
territorio dello Stato; 
    b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o  altro
organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri
residenti nel territorio dello Stato. 
  5-ter. Ai fini della verifica della sussistenza  del  controllo  di
cui al comma 5-bis, rileva  la  situazione  esistente  alla  data  di
chiusura dell'esercizio o periodo di  gestione  del  soggetto  estero
controllato. Ai medesimi fini, per le persone fisiche si tiene  conto
anche dei voti spettanti ai familiari di cui all'articolo 5, comma 5. 
(101) 
  5-quater. Salvo  prova  contraria,  si  considerano  residenti  nel
territorio dello Stato le societa'  o  enti  il  cui  patrimonio  sia
investito in misura prevalente in  quote  di  fondi  di  investimento
immobiliare chiusi di cui all'articolo 37 del testo unico di  cui  al
decreto legislativo 24 febbraio 1998,  n.  58,  e  siano  controllati
direttamente o indirettamente, per il tramite di societa'  fiduciarie
o per  interposta  persona,  da  soggetti  residenti  in  Italia.  Il
controllo e' individuato ai sensi dell'articolo 2359, commi  primo  e
secondo, del codice civile, anche  per  partecipazioni  possedute  da
soggetti diversi dalle societa'. 
5-quinquies. ((Gli organismi di investimento collettivo del risparmio con sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e quelli con sede in Lussemburgo, gia' autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, di cui all'articolo 11-bis del decreto-legge 30 settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983, n. 649, e successive modificazioni, non sono soggetti alle imposte sui redditi. Le ritenute operate sui redditi di capitale sono a titolo di imposta. Non si applicano la ritenuta prevista dal comma 2 dell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni, sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti e depositi bancari e le ritenute previste dai commi 3-bis e 5 del medesimo articolo 26 e dall'articolo 26-quinquies del predetto decreto nonche' dall'articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77, e successive modificazioni.))  (117)
((118)) 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (101) 
  Il D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla  L.
4 agosto 2006, n. 248 ha disposto (con l'art. 35 comma  14)  che  "La
disposizione di cui al comma 13 ha effetto a  decorrere  dal  periodo
d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente 
decreto." 
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AGGIORNAMENTO (117) 
  Il D.L. 29 dicembre 2010,  n.  225,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 26 febbraio 2011, n. 10, ha disposto (con  l'art.  2,  comma
69) che la presente modifica esplica effetto a partire dal 1°  luglio
2011. 
    

------------

    
AGGIORNAMENTO (118) 
  Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138, ha disposto (con  l'art.  2,  comma
24) che la presente modifica  esplica  effetto  a  decorrere  dal  1°
gennaio 2012. 
                               Art. 74
                       Stato ed enti pubblici

  1.  Gli organi e le amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad
ordinamento  autonomo,  anche  se dotati di personalita' giuridica, i
comuni,  i  consorzi  tra  enti  locali,  le  associazioni e gli enti
gestori di demanio collettivo, le comunita' montane, le province e le
regioni non sono soggetti all'imposta.
  2. Non costituiscono esercizio dell'attivita' commerciale:
    a) l'esercizio di funzioni statali da parte di enti pubblici;
    b)   l'esercizio  di  attivita'  previdenziali,  assistenziali  e
sanitarie  da  parte  di enti pubblici istituiti esclusivamente a tal
fine,  comprese  le aziende sanitarie locali ((nonche' l'esercizio di attivita' previdenziali e assistenziali da parte di enti privati di previdenza obbligatoria)).
                                Art. 75
                           ((Base imponibile 1. L'imposta si applica sul reddito complessivo netto, determinato secondo le disposizioni della sezione I del capo II, per le societa' e gli enti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 73, del capo III, per gli enti non commerciali di cui alla lettera c) e dei capi IV e V, per le societa' e gli enti non residenti di cui alla lettera d). 2. Le societa' residenti di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 73 e quelle non residenti di cui alla lettera d) possono determinare il reddito secondo le disposizioni del capo VI.))
                                Art. 76
                           Periodo d'imposta

  	
    1.  L'imposta  e'  dovuta  per periodi di imposta, a ciascuno dei
  quali corrisponde una obbligazione tributaria autonoma salvo quanto
  stabilito negli articoli 80 e 84.
    2.  Il  periodo di imposta e' costituito dall'esercizio o periodo
  di  gestione  della societa' o dell'ente, determinato dalla legge o
  dall'atto  costitutivo.  Se  la  durata dell'esercizio o periodo di
  gestione  non e' determinata dalla legge o dall'atto costitutivo, o
  e'  determinata  in  due  o  piu'  anni,  il  periodo di imposta e'
  costituito dall'anno solare.
    3. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 NOVEMBRE 2005, N.247)). ((98))
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 5 comma
  3)  che  "Le  disposizioni  degli articoli 76 e 80 del testo unico,
  come  modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi
  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004."
                                   	
                                Art. 77
                        Aliquota dell'imposta

    1.  L'imposta  e'  commisurata  al  reddito complessivo netto con
  l'aliquota del ((27,5 per cento)). ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
                                Art. 78
                   ((Detrazione d'imposta per oneri 1. Dall'imposta lorda si detrae fino a concorrenza del suo ammontare un importo pari al 19 per cento dell'onere di cui all'articolo 15, comma 1-bis, limitatamente alle societa' e agli enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e b), diversi dagli enti nei quali vi sia una partecipazione pubblica o i cui titoli siano negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri, nonche' dalle societa' ed enti che controllano, direttamente o indirettamente, tali soggetti, ovvero ne siano controllati o siano controllati dalla stessa societa' o ente che controlla i soggetti medesimi, nonche' dell'onere di cui all'articolo 15, comma 1, lettera i-ter).))
                              Art. 78-bis
                    (((Altre attivita' agricole) 1. Per le attivita' dirette alla produzione di vegetali esercitate oltre il limite di cui all'articolo 29, comma 2, lettera b), il reddito relativo alla parte eccedente concorre a formare il reddito di impresa nell'ammontare corrispondente al reddito agrario relativo alla superficie sulla quale la produzione insiste in proporzione alla superficie eccedente. 2. Per le attivita' dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, valorizzazione e commercializzazione di prodotti diversi da quelli indicati nell'articolo 29, comma 2, lettera c), ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, il reddito e' determinato applicando all'ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, conseguiti con tali attivita', il coefficiente di redditivita' del 15 per cento. 3. Per le attivita' dirette alla fornitura di servizi di cui al terzo comma dell'articolo 2135 del codice civile, il reddito e' determinato applicando all'ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, conseguiti con tali attivita', il coefficiente di redditivita' del 25 per cento. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano ai soggetti di cui all'articolo 87, comma 1, lettere a), b) e d), nonche' alle societa' in nome collettivo ed in accomandita semplice. 5. Il contribuente ha facolta' di non avvalersi delle disposizioni di cui al presente articolo. In tal caso l'opzione o la revoca per la determinazione del reddito nel modo normale si esercitano con le modalita' stabilite dal regolamento recante norme per il riordino della disciplina delle opzioni in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte dirette, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 442, e successive modificazioni)).
                                Art. 79
                       ((Scomputo degli acconti 1. I versamenti eseguiti dal contribuente in acconto dell'imposta e le ritenute alla fonte a titolo di acconto si scomputano dall'imposta a norma dell'articolo 22, salvo il disposto del comma 2 del presente articolo. 2. Le ritenute di cui al primo e al secondo comma dell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all'articolo 1 del decreto-legge 2 ottobre 1981, n. 546, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 1981, n. 692, applicabili a titolo di acconto, si scomputano nel periodo di imposta nel quale i redditi cui afferiscono concorrono a formare il reddito complessivo ancorche' non siano stati percepiti e assoggettati alla ritenuta. L'importo da scomputare e' calcolato in proporzione all'ammontare degli interessi e altri proventi che concorrono a formare il reddito.))
                                Art. 80
                 Riporto o rimborso delle eccedenze

     1. Se l'ammontare complessivo dei ((crediti per le imposte pagate all'estero)),  delle ritenute d'acconto e dei versamenti in
  acconto  di  cui  ai  precedenti  articoli  e'  superiore  a quello
  dell'imposta  dovuta  il  contribuente ha diritto, a sua scelta, di
  computare  l'eccedenza  in  diminuzione  dell'imposta  relativa  al
  periodo  di imposta successivo, di chiederne il rimborso in sede di
  dichiarazione  dei  redditi  ovvero  di  utilizzare  la  stessa  in
  compensazione  ai  sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9
  luglio 1997, n. 241. ((98))
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 5 comma
  3)  che  "Le  disposizioni  degli articoli 76 e 80 del testo unico,
  come  modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi
  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004."
Capo VII
REDDITI DIVERSI
                                  Art. 81
                           ((Reddito complessivo 1. Il reddito complessivo delle societa' e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 73, da qualsiasi fonte provenga, e' considerato reddito d'impresa ed e' determinato secondo le disposizioni di questa sezione.))
                                Art. 82
           ((Cessioni obbligatorie di partecipazioni sociali 1. Alle plusvalenze imponibili relative alle azioni o quote alienate a norma degli articoli 2357, quarto comma, 2357-bis, secondo comma, e 2359-ter, del codice civile e a norma dell'articolo 121 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, si applicano le disposizioni del comma 4 dell'articolo 86.))
                              Art. 83	
               Determinazione del reddito complessivo

  1.  Il  reddito  complessivo  e' determinato apportando all'utile o
alla  perdita  risultante dal conto economico, relativo all'esercizio
chiuso   nel  periodo  d'imposta,  le  variazioni  in  aumento  o  in
diminuzione  conseguenti all'applicazione dei criteri stabiliti nelle
successive  disposizioni della presente sezione. In caso di attivita'
che  fruiscono  di  regimi  di  parziale  o  totale  detassazione del
reddito,  le relative perdite fiscali assumono rilevanza nella stessa
misura  in  cui  assumerebbero  rilevanza i risultati positivi. Per i
soggetti  che  redigono  il  bilancio  in  base ai principi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento
europeo   e   del  Consiglio,  del  19  luglio  2002,  ((anche nella formulazione derivante dalla procedura prevista dall'articolo 4, comma 7-ter, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38,))
valgono,  anche  in  deroga alle disposizioni dei successivi articoli
della  presente  sezione,  i  criteri  di qualificazione, imputazione
temporale  e  classificazione  in bilancio previsti da detti principi
contabili. (108)

-------------
AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                               Art. 84 
                        Riporto delle perdite 
 
((1. La perdita di un periodo d'imposta, determinata con le stesse norme valevoli per la determinazione del reddito, puo' essere computata in diminuzione del reddito dei periodi d'imposta successivi in misura non superiore all'ottanta per cento del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l'intero importo che trova capienza in tale ammontare. Per i soggetti che fruiscono di un regime di esenzione dell'utile la perdita e' riportabile per l'ammontare che eccede l'utile che non ha concorso alla formazione del reddito negli esercizi precedenti. La perdita e' diminuita dei proventi esenti dall'imposta diversi da quelli di cui all' articolo 87, per la parte del loro ammontare che eccede i componenti negativi non dedotti ai sensi dell' articolo 109, comma 5. Detta differenza potra' tuttavia essere computata in diminuzione del reddito complessivo in misura tale che l'imposta corrispondente al reddito imponibile risulti compensata da eventuali crediti di imposta, ritenute alla fonte a titolo di acconto, versamenti in acconto, e dalle eccedenze di cui all'articolo 80. 2. Le perdite realizzate nei primi tre periodi d'imposta dalla data di costituzione possono, con le modalita' previste al comma 1, essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d'imposta successivi entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l'intero importo che trova capienza nel reddito imponibile di ciascuno di essi a condizione che si riferiscano ad una nuova attivita' produttiva.)) 
  3. Le disposizioni del comma 1 non si applicano nel caso in cui  la
maggioranza  delle  partecipazioni  aventi  diritto  di  voto   nelle
assemblee  ordinarie  del  soggetto  che  riporta  le  perdite  venga
trasferita o comunque acquisita da terzi, anche a  titolo  temporaneo
e,  inoltre,  venga  modificata  l'attivita'  principale   in   fatto
esercitata nei  periodi  d'imposta  in  cui  le  perdite  sono  state
realizzate. La modifica dell'attivita' assume rilevanza se interviene
nel periodo d'imposta  in  corso  al  momento  del  trasferimento  od
acquisizione ovvero nei due successivi od anteriori.  La  limitazione
non si applica qualora: 
    a) LETTERA ABROGATA DAL D.L. 4 LUGLIO 2006, N.223 CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 4 AGOSTO 2006, N. 248; (101) 
    b) le partecipazioni siano relative a societa'  che  nel  biennio
precedente a  quello  di  trasferimento  hanno  avuto  un  numero  di
dipendenti mai inferiore alle dieci unita' e per le quali  dal  conto
economico relativo all'esercizio precedente a quello di trasferimento
risultino  un  ammontare  di   ricavi   e   proventi   dell'attivita'
caratteristica, e un ammontare delle spese per prestazioni di  lavoro
subordinato e relativi  contributi,  di  cui  all'articolo  2425  del
codice civile, superiore al 40 per cento di quello  risultante  dalla
media degli ultimi due esercizi anteriori. 
    

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AGGIORNAMENTO (97)
  La L. 27  dicembre  2002,  n.  289  come  modificata  dal  D.L.  30
settembre 2005, n.  203  convertito  con  modificazioni  dalla  L.  2
dicembre 2005, n. 248 ha disposto (con l'art.  65  comma  2)  che  "A
decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data del concambio,  la
perdita conseguente alla minusvalenza patrimoniale di cui al predetto
concambio, nonche' le  perdite  relative  ai  due  periodi  d'imposta
successivi, sono computabili  in  diminuzione,  anche  in  deroga  al
limite temporale previsto dal comma  1  dell'articolo  84  del  testo
unico delle imposte sui redditi, di cui  al  decreto  del  Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, fino a concorrenza del  50
per cento dei redditi imponibili del periodo d' imposta in corso alla
data del 31 dicembre 2005 e di quelli successivi".
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla  L.
4 agosto 2006, n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma  14)  che  "Le
disposizioni della lettera b) del comma 12 si applicano  ai  soggetti
le cui partecipazioni sono acquisite da terzi a decorrere dalla  data
di entrata in vigore del presente decreto."
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AGGIORNAMENTO (102)
  Il D.L. 4 luglio 2006, n.223, convertito con modificazioni dalla L.
4 agosto 2006, n. 248, come modificato dal D.L. 3  ottobre  2006,  n.
262, convertito con modificazioni dalla L. L. 24  novembre  2006,  n.
286, ha disposto (con l'art. 36 comma 13) che "Le disposizioni  della
lettera a) del comma 12 si applicano alle perdite relative  ai  primi
tre periodi d'imposta formatesi a decorrere dal periodo d'imposta  in
corso alla data di entrata in vigore del  presente  decreto.  Per  le
perdite relative ai primi tre periodi d'imposta formatesi in  periodi
anteriori alla predetta data  resta  ferma  l'applicazione  dell'art.
37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600."
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AGGIORNAMENTO (103)
  La L. 27 dicembre 2006, n.296 ha disposto (con l'art. 1  comma  73)
che " Le disposizioni del secondo e del terzo  periodo  del  comma  1
dell'articolo 84 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917,
introdotti dal comma  72  del  presente  articolo,  si  applicano  ai
redditi prodotti e agli utili  realizzati  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1  comma  34)
che "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),  e),
g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2)  e  3),  u)  e  aa),  si
applicano a decorrere dal periodo d'imposta successivo  a  quello  in
corso al 31 dicembre 2007.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso al 31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il  secondo  periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000  e
a 5.000 euro. Le disposizioni di cui al comma 33, lettere  f)  e  g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31 dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h),  ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta successivo a quello in corso al  31  dicembre  2007;  resta
ferma l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le  plusvalenze
realizzate dalla predetta data fino a concorrenza delle  svalutazioni
dedotte ai fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a  quello  in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n), numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di  imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui al numero 2) della  stessa  lettera  n),  concernente  la  durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."

    
                                Art. 85
                               Ricavi

    1. Sono considerati ricavi:
      a)  i  corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni
  di  servizi  alla  cui  produzione  o  al  cui  scambio  e' diretta
  l'attivita' dell'impresa;
      b)   i   corrispettivi   delle  cessioni  di  materie  prime  e
  sussidiarie, di semilavorati e di altri beni mobili, esclusi quelli
  strumentali,  acquistati  o  prodotti  per  essere  impiegati nella
  produzione;
      c)  i  corrispettivi  delle  cessioni  di  azioni  o  quote  di
  partecipazioni,  anche  non rappresentate da titoli, al capitale di
  societa'  ed  enti  di  cui  all'articolo 73, che non costituiscono
  immobilizzazioni  finanziarie,  diverse  da  quelle  cui si applica
  l'esenzione  di  cui  all'articolo 87, anche se non rientrano fra i
  beni  al  cui  scambio  e'  diretta l'attivita' dell'impresa. Se le
  partecipazioni  sono  nelle societa' o enti di cui all'articolo 73,
  comma 1, lettera d), si applica il comma 2 dell'articolo 44;
      d)  i  corrispettivi  delle  cessioni  di  strumenti finanziari
  similari  alle  azioni ai sensi dell'articolo 44 emessi da societa'
  ed   enti   di   cui   all'articolo   73,   che  non  costituiscono
  immobilizzazioni  finanziarie,  diversi  da  quelli  cui si applica
  l'esenzione  di  cui  all'articolo 87, anche se non rientrano fra i
  beni al cui scambio e' diretta l'attivita' dell'impresa;
      e)  i  corrispettivi  delle cessioni di obbligazioni e di altri
  titoli in serie o di massa diversi da quelli di cui alla lettere c)
  e d) precedenti che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie,
  anche  se  non  rientrano  fra  i  beni  al  cui scambio e' diretta
  l'attivita' dell'impresa;
      f)  le indennita' conseguite a titolo di risarcimento, anche in
  forma  assicurativa,  per la perdita o il danneggiamento di beni di
  cui alle precedenti lettere;
      g)  i  contributi  in denaro, o il valore normale di quelli, in
  natura,   spettanti   sotto   qualsiasi  denominazione  in  base  a
  contratto;
      h)  i  contributi spettanti esclusivamente in conto esercizio a
  norma di legge.
    2.  Si  comprende inoltre tra i ricavi il valore normale dei beni
  di  cui  al  comma  1  assegnati  ai  soci  o destinati a finalita'
  estranee all'esercizio dell'impresa.
    ((3. I beni di cui alle lettere c), d) ed e) del comma 1 costituiscono immobilizzazioni finanziarie se sono iscritti come tali nel bilancio. 3-bis. In deroga al comma 3, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, si considerano immobilizzazioni finanziarie gli strumenti finanziari diversi da quelli detenuti per la negoziazione)). (91)
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AGGIORNAMENTO (91)
    La  L.  24 dicembre 2003, n.350 ha disposto (con l'art. 2 comma 6
  lettera c)) che "all'articolo 85, e' aggiunto, in fine, il seguente
  comma:
    "2-bis.  In  deroga  alla  disposizione di cui al comma 2, per le
  operazioni  di  cui  all'articolo 81, comma 1, lettera i), poste in
  essere  dai  soggetti che svolgono le attivita' di cui all'articolo
  29,  eccedenti i limiti di cui al comma 2, lettera c), del predetto
  articolo,  si  applicano  le  percentuali di redditivita' di cui ai
  commi  2  e  3  dell'articolo  78-bis. Le disposizioni del presente
  comma  non  incidono sull'esercizio della delega legislativa di cui
  alla legge 7 aprile 2003, n. 80".
    L'originario art. 85 corrisponde all'attuale art. 71.
TITOLO II
IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE GIURIDICHE

Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI
                                Art. 86
                       Plusvalenze patrimoniali

    1.  Le  plusvalenze  dei  beni  relativi  all'impresa, diversi da
  quelli  indicati nel comma 1 dell'articolo 85, concorrono a formare
  il reddito:
      a) se sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso;
      b)  se sono realizzate mediante il risarcimento, anche in forma
  assicurativa, per la perdita o il danneggiamento dei beni;
      c)  se i beni vengono assegnati ai soci o destinati a finalita'
  estranee all'esercizio dell'impresa.
    2.  Nelle  ipotesi  di  cui  alle  lettere a) e b) del comma 1 la
  plusvalenza  e'  costituita dalla differenza fra il corrispettivo o
  l'indennizzo  conseguito, al netto degli oneri accessori di diretta
  imputazione,   e   il   costo  non  ammortizzato.  Concorrono  alla
  formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso
  il valore di avviamento, realizzate unitariamente mediante cessione
  a  titolo oneroso. Se il corrispettivo della cessione e' costituito
  esclusivamente  da  beni  ammortizzabili,  anche  se costituenti un
  complesso  o  ramo  aziendale,  e  questi  vengono complessivamente
  iscritti  in bilancio allo stesso valore al quale vi erano iscritti
  i  beni  ceduti, si considera plusvalenza soltanto il conguaglio in
  denaro eventualmente pattuito.
    3.   Nell'ipotesi  di  cui  alla  lettera  c)  del  comma  1,  la
  plusvalenza  e' costituita dalla differenza tra il valore normale e
  il costo non ammortizzato dei beni.
    4.  Le  plusvalenze  realizzate,  diverse  da  quelle  di  cui al
  successivo articolo 87, determinate a norma del comma 2, concorrono
  a  formare il reddito, per l'intero ammontare nell'esercizio in cui
  sono state realizzate ovvero, se i beni sono stati posseduti per un
  periodo  non  inferiore  a  tre  anni,  o a un anno per le societa'
  sportive  professionistiche,  a  scelta  del contribuente, in quote
  costanti  nell'esercizio  stesso  e nei successivi, ma non oltre il
  quarto.  La  predetta scelta deve risultare dalla dichiarazione dei
  redditi;  se  questa  non  e'  presentata la plusvalenza concorre a
  formare  il reddito per l'intero ammontare nell'esercizio in cui e'
  stata  realizzata.  Per  i  beni che costituiscono immobilizzazioni
  finanziarie, diverse da quelle di cui al successivo articolo 87, le
  disposizioni   dei  periodi  precedenti  si  applicano  per  quelli
  iscritti  come tali negli ultimi tre bilanci; si considerano ceduti
  per primi i beni acquisiti in data piu' recente.
    5.  La  cessione  dei  beni  ai  creditori  in sede di concordato
  preventivo   non   costituisce   realizzo   delle   plusvalenze   e
  minusvalenze dei beni, comprese quelle relative alle rimanenze e il
  valore di avviamento.
    ((5-bis. Nelle ipotesi dell'articolo 47, commi 5 e 7, costituiscono plusvalenze le somme o il valore normale dei beni ricevuti a titolo di ripartizione del capitale e delle riserve di capitale per la parte che eccede il valore fiscalmente riconosciuto delle partecipazioni.)) ((98))
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
  13)  che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi
  3,  primo  periodo,  6  e  7,  88,  comma 4, 89, commi 2 e 3, primo
  periodo,  95,  98,  101 e 109, commi 4, lettera b), quarto periodo,
  del  testo  unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 87, comma 1-bis, 93,
  comma  7,  109,  comma  4, lettera b), terzo periodo, 111 e 114 del
  testo  unico,  come modificate dal presente articolo, hanno effetto
  per  i  periodi  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
  2005. Le disposizioni degli articoli 87, comma 3, ultimo periodo, e
  89, comma 3, ultimo periodo, come modificati dal presente articolo,
  hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a decorrere dal
  1° gennaio 2006."
                                Art. 87
                         Plusvalenze esenti

    1.  Non  concorrono  alla  formazione  del  reddito imponibile in
  quanto  esenti  nella  misura  ((del 95 per cento)) le plusvalenze
  realizzate e determinate ai sensi dell'articolo 86, commi 1, 2 e 3,
  relativamente  ad  azioni  o quote di partecipazioni in societa' ed
  enti  indicati  nell'articolo 5, escluse le societa' semplici e gli
  enti  alle  stesse  equiparate, e nell'articolo 73, comprese quelle
  non rappresentate da titoli, con i seguenti requisiti:
      a)  ininterrotto  possesso  dal primo giorno del ((dodicesimo))
  mese  precedente  quello dell'avvenuta cessione considerando cedute
  per prime le azioni o quote acquisite in data piu' recente;
      b)   classificazione  nella  categoria  delle  immobilizzazioni
  finanziarie  nel  primo  bilancio  chiuso  durante  il  periodo  di
  possesso;
      ((c) residenza fiscale della societa' partecipata in uno Stato o territorio di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis, o, alternativamente, l'avvenuta dimostrazione, a seguito dell'esercizio dell'interpello secondo le modalita' di cui al comma 5, lettera b), dell'articolo 167, che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall'inizio del periodo di possesso, l'effetto di localizzare i redditi in Stati o territori diversi da quelli individuati nel medesimo decreto di cui all'articolo 168-bis));
      d)  esercizio da parte della societa' partecipata di un'impresa
  commerciale  secondo  la  definizione di cui all'articolo 55. Senza
  possibilita' di prova contraria si presume che questo requisito non
  sussista  relativamente  alle  partecipazioni  in  societa'  il cui
  valore   del  patrimonio  e'  prevalentemente  costituito  da  beni
  immobili  diversi  dagli  immobili  alla  cui  produzione  o al cui
  scambio  e'  effettivamente diretta l'attivita' dell'impresa, dagli
  impianti  e  dai  fabbricati utilizzati direttamente nell'esercizio
  d'impresa.  Si  considerano  direttamente utilizzati nell'esercizio
  d'impresa  gli  immobili  concessi  in  locazione  finanziaria  e i
  terreni su cui la societa' partecipata svolge l'attivita' agricola.
  ((108))
    1-bis.  Le  cessioni  delle  azioni  o  quote  appartenenti  alla
  categoria   delle   immobilizzazioni   finanziarie   e   di  quelle
  appartenenti    alla   categoria   dell'attivo   circolante   vanno
  considerate  separatamente  con  riferimento  a ciascuna categoria.
  (98)
    2.  I  requisiti  di  cui  al  comma  1,  lettere c) e d), devono
  sussistere  ininterrottamente,  al  momento  del  realizzo,  almeno
  dall'inizio  del  terzo  periodo  d'imposta  anteriore  al realizzo
  stesso.
    3.  L'esenzione  di  cui  al  comma  1  si  applica,  alle stesse
  condizioni  ivi previste, alle plusvalenze realizzate e determinate
  ai  sensi  dell'articolo  86,  commi  1,  2 e 3, relativamente alle
  partecipazioni  al  capitale  o  al  patrimonio,  ai  titoli e agli
  strumenti  finanziari  similari  alle azioni ai sensi dell'articolo
  44,  comma  2,  lettera a) ed ai contratti di cui all'articolo 109,
  comma  9,  lettera  b). Concorrono in ogni caso alla formazione del
  reddito  per  il  loro  intero  ammontare  gli  utili  relativi  ai
  contratti  di  cui  all'articolo  109, comma 9, lettera b), che non
  soddisfano  le  condizioni di cui all'articolo 44, comma 2, lettera
  a), ultimo periodo. (98)
    4.  Fermi  rimanendo  quelli  di cui alle lettere a), b) e c), il
  requisito  di  cui  alla  lettera  d) del comma 1 non rileva per le
  partecipazioni  in societa' i cui titoli sono negoziati nei mercati
  regolamentati.   Alle   plusvalenze   realizzate  mediante  offerte
  pubbliche  di  vendita si applica l'esenzione di cui ai commi 1 e 3
  indipendentemente   dal  verificarsi  del  requisito  di  cui  alla
  predetta lettera d).
    5. Per le partecipazioni in societa' la cui attivita' consiste in
  via  esclusiva  o  prevalente  nell'assunzione di partecipazioni, i
  requisiti  di  cui  alle lettere c) e d) del comma 1 si riferiscono
  alle  societa'  indirettamente  partecipate  e si verificano quando
  tali  requisiti  sussistono  nei  confronti  delle  partecipate che
  rappresentano  la  maggior  parte del valore del patrimonio sociale
  della partecipante.
    6.  Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle
  plusvalenze di cui all'articolo 86, comma 5-bis. (98)
    7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS 18 NOVEMBRE 2005, N.247. (98)
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
  13)  che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi
  3,  primo  periodo,  6  e  7,  88,  comma 4, 89, commi 2 e 3, primo
  periodo,  95,  98,  101 e 109, commi 4, lettera b), quarto periodo,
  del  testo  unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 87, comma 1-bis, 93,
  comma  7,  109,  comma  4, lettera b), terzo periodo, 111 e 114 del
  testo  unico,  come modificate dal presente articolo, hanno effetto
  per  i  periodi  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
  2005. Le disposizioni degli articoli 87, comma 3, ultimo periodo, e
  89, comma 3, ultimo periodo, come modificati dal presente articolo,
  hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a decorrere dal
  1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
                                Art. 88

                         Sopravvenienze attive

    1. Si considerano sopravvenienze attive i ricavi o altri proventi
  conseguiti  a  fronte  di  spese,  perdite  od  oneri  dedotti o di
  passivita' iscritte in bilancio in precedenti esercizi e i ricavi o
  altri  proventi  conseguiti per ammontare superiore a quello che ha
  concorso  a  formare  il reddito in precedenti esercizi, nonche' la
  sopravvenuta  insussistenza di spese, perdite od oneri dedotti o di
  passivita' iscritte in bilancio in precedenti esercizi.
    2.  Se  le  indennita'  di  cui  alla  lettera  b)  del  comma  1
  dell'articolo  86  vengono  conseguite  per  ammontare  superiore a
  quello che ha concorso a formare il reddito in precedenti esercizi,
  l'eccedenza  concorre  a formare il reddito a norma del comma 4 del
  detto articolo.
    3. Sono inoltre considerati sopravvenienze attive:
      a)  le indennita' conseguite a titolo di risarcimento, anche in
  forma  assicurativa,  di  danni  diversi da quelli considerati alla
  lettera f) del comma 1 dell'articolo 85 e alla lettera b) del comma
  1 dell'articolo 86;
      b)  i  proventi  in  denaro  o in natura conseguiti a titolo di
  contributo  o  di  liberalita',  esclusi  i  contributi di cui alle
  lettere  g)  e  h)  del  comma  1  dell'articolo  85  e  quelli per
  l'acquisto  di  beni  ammortizzabili  indipendentemente dal tipo di
  finanziamento  adottato.  Tali  proventi  concorrono  a  formare il
  reddito  nell'esercizio  in  cui  sono  stati  incassati o in quote
  costanti   nell'esercizio   in  cui  sono  stati  incassati  e  nei
  successivi ma non oltre il quarto. Sono fatte salve le agevolazioni
  connesse alla realizzazione di investimenti produttivi concesse nei
  territori montani di cui alla legge 31 gennaio 1994, n. 97, nonche'
  quelle  concesse  ai  sensi  del  testo  unico  delle  leggi  sugli
  interventi  nel  Mezzogiorno,  approvato con decreto del Presidente
  della  Repubblica  6 marzo 1978, n. 218, per la decorrenza prevista
  al  momento  della  concessione  delle  stesse.  Non si considerano
  contributi o liberalita' i finanziamenti erogati dallo Stato, dalle
  Regioni   e   dalle   Province   autonome   per   la   costruzione,
  ristrutturazione  e  manutenzione  straordinaria  ed  ordinaria  di
  immobili  di  edilizia residenziale pubblica concessi agli Istituti
  autonomi  per le case popolari, comunque denominati, nonche' quelli
  erogati  alle  cooperative  edilizie  a  proprieta'  indivisa  e di
  abitazione  per  la  costruzione,  ristrutturazione  e manutenzione
  ordinaria e straordinaria di immobili destinati all'assegnazione in
  godimento o locazione.
    4.  Non  si  considerano  sopravvenienze  attive  i versamenti in
  denaro  o  in natura fatti a fondo perduto o in conto capitale alle
  societa'  e agli enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e
  b),  dai  propri  soci  e  la  rinuncia dei soci ai crediti, ne' la
  riduzione   dei   debiti   dell'impresa   in   sede  di  concordato
  fallimentare  o  preventivo o per effetto della partecipazione alle
  perdite   da   parte   dell'associato   in   partecipazione.   ((Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche relativamente agli apporti effettuati dai possessori di strumenti finanziari similari alle azioni.)) ((98))
    5.  In caso di cessione del contratto di locazione finanziaria il
  valore normale del bene costituisce sopravvenienza attiva.
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
  13)  che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi
  3,  primo  periodo,  6  e  7,  88,  comma 4, 89, commi 2 e 3, primo
  periodo,  95,  98,  101 e 109, commi 4, lettera b), quarto periodo,
  del  testo  unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 87, comma 1-bis, 93,
  comma  7,  109,  comma  4, lettera b), terzo periodo, 111 e 114 del
  testo  unico,  come modificate dal presente articolo, hanno effetto
  per  i  periodi  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
  2005. Le disposizioni degli articoli 87, comma 3, ultimo periodo, e
  89, comma 3, ultimo periodo, come modificati dal presente articolo,
  hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a decorrere dal
  1° gennaio 2006."
                                Art. 89
                        Dividendi ed interessi

    1.  Per  gli  utili  derivanti  dalla  partecipazione in societa'
  semplici,  in  nome  collettivo e in accomandita semplice residenti
  nel   territorio   dello   Stato   si   applicano  le  disposizioni
  dell'articolo 5.
    2.  Gli  utili  distribuiti, in qualsiasi forma e sotto qualsiasi
  denominazione,  anche  nei  casi  di  cui all'articolo 47, comma 7,
  dalle societa' ed enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a),
  b)  e c), non concorrono a formare il reddito dell'esercizio in cui
  sono percepiti in quanto esclusi dalla formazione del reddito della
  societa'  o  dell'ente  ricevente  per  il  95  per  cento del loro
  ammontare.  La  stessa  esclusione  si  applica  alla remunerazione
  corrisposta  relativamente  ai  contratti  di cui all'articolo 109,
  comma  9,  lettera  b),  e  alla  remunerazione  dei  finanziamenti
  eccedenti  di  cui all'articolo 98 direttamente erogati dal socio o
  dalle sue parti correlate, anche in sede di accertamento. (98)
    ((2-bis. In deroga al comma 2, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, gli utili distribuiti relativi ad azioni, quote e strumenti finanziari similari alle azioni detenuti per la negoziazione concorrono per il loro intero ammontare alla formazione del reddito nell'esercizio in cui sono percepiti)).
    3.  ((Qualora si verifichi la condizione di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo, l'esclusione di cui al comma 2 si applica agli utili provenienti dai soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera d), e alle remunerazioni derivanti da contratti di cui all'articolo 109, comma 9, lettera b), stipulati con tali soggetti residenti negli Stati o territori di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis, o, se ivi non residenti, relativamente ai quali, a seguito dell'esercizio dell'interpello secondo le modalita' del comma 5, lettera b), dell'articolo 167, siano rispettate le condizioni di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 87)).  Concorrono  in  ogni caso alla formazione del
  reddito  per  il  loro  intero  ammontare  gli  utili  relativi  ai
  contratti  di  cui  all'articolo  109, comma 9, lettera b), che non
  soddisfano  le  condizioni di cui all'articolo 44, comma 2, lettera
  a), ultimo periodo. (98)
    4. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 46 e 47, ove
  compatibili.
    5.  Se la misura non e' determinata per iscritto gli interessi si
  computano al saggio legale.
    6.  Gli  interessi  derivanti  da  titoli  acquisiti  in  base  a
  contratti  "pronti  contro  termine"  che  prevedono  l'obbligo  di
  rivendita a termine dei titoli, concorrono a formare il reddito del
  cessionario  per  l'ammontare  maturato  nel  periodo di durata del
  contratto. La differenza positiva o negativa tra il corrispettivo a
  pronti  e quello a termine, al netto degli interessi maturati sulle
  attivita'   oggetto  dell'operazione  nel  periodo  di  durata  del
  contratto,  concorre  a  formare  il  reddito per la quota maturata
  nell'esercizio.
    7. Per i contratti di conto corrente e per le operazioni bancarie
  regolate in conto corrente, compresi i conti correnti reciproci per
  servizi  resi  intrattenuti  tra  aziende e istituti di credito, si
  considerano  maturati  anche  gli  interessi  compensati a norma di
  legge o di contratto.
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
  13)  che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi
  3,  primo  periodo,  6  e  7,  88,  comma 4, 89, commi 2 e 3, primo
  periodo,  95,  98,  101 e 109, commi 4, lettera b), quarto periodo,
  del  testo  unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 87, comma 1-bis, 93,
  comma  7,  109,  comma  4, lettera b), terzo periodo, 111 e 114 del
  testo  unico,  come modificate dal presente articolo, hanno effetto
  per  i  periodi  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
  2005. Le disposizioni degli articoli 87, comma 3, ultimo periodo, e
  89, comma 3, ultimo periodo, come modificati dal presente articolo,
  hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a decorrere dal
  1° gennaio 2006."
                                Art. 90
                         Proventi immobiliari

    1.   I   redditi   degli  immobili  che  non  costituiscono  beni
  strumentali   per  l'esercizio  dell'impresa,  ne'  beni  alla  cui
  produzione  o  al  cui scambio e' diretta l'attivita' dell'impresa,
  concorrono  a formare il reddito nell'ammontare determinato secondo
  le  disposizioni  del capo II del titolo I per gli immobili situati
  nel  territorio  dello  Stato e a norma dell'articolo 70 per quelli
  situati all'estero. Tale disposizione non si applica per i redditi,
  dominicali  e  agrari,  dei  terreni derivanti dall'esercizio delle
  attivita'  agricole  di  cui all'articolo 32, pur se nei limiti ivi
  stabiliti.   ((In caso di immobili locati, qualora il canone risultante dal contratto di locazione ridotto, fino ad un massimo del 15 per cento del canone medesimo, dell'importo delle spese documentate sostenute ed effettivamente rimaste a carico per la realizzazione degli interventi di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, risulti superiore al reddito medio ordinario dell'unita' immobiliare, il reddito e' determinato in misura pari a quella del canone di locazione al netto di tale riduzione.))
    2.  Le  spese  e  gli  altri componenti negativi relativi ai beni
  immobili indicati nel comma 1 non sono ammessi in deduzione.
                                Art. 91
  ((Proventi e oneri non computabili nella determinazione del reddito 1. Non concorrono alla formazione del reddito: a) i proventi dei cespiti che fruiscono di esenzione dall'imposta; b) i proventi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva; c) in caso di riduzione del capitale sociale mediante annullamento di azioni proprie, acquistate in attuazione della relativa deliberazione o precedentemente, la differenza positiva o negativa tra il costo delle azioni annullate e la corrispondente quota del patrimonio netto; d) i sopraprezzi di emissione delle azioni o quote e gli interessi di conguaglio versati dai sottoscrittori di nuove azioni o quote.))
                             Art. 91-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                                Art. 92
                     ((Variazioni delle rimanenze 1. Le variazioni delle rimanenze finali dei beni indicati all'articolo 85, comma 1, lettere a) e b), rispetto alle esistenze iniziali, concorrono a formare il reddito dell'esercizio. A tal fine le rimanenze finali, la cui valutazione non sia effettuata a costi specifici o a norma dell'articolo 93, sono assunte per un valore non inferiore a quello che risulta raggruppando i beni in categorie omogenee per natura e per valore e attribuendo a ciascun gruppo un valore non inferiore a quello determinato a norma delle disposizioni che seguono. 2. Nel primo esercizio in cui si verificano, le rimanenze sono valutate attribuendo ad ogni unita' il valore risultante dalla divisione del costo complessivo dei beni prodotti e acquistati nell'esercizio stesso per la loro quantita'. 3. Negli esercizi successivi, se la quantita' delle rimanenze e' aumentata rispetto all'esercizio precedente, le maggiori quantita', valutate a norma del comma 2, costituiscono voci distinte per esercizi di formazione. Se la quantita' e' diminuita, la diminuzione si imputa agli incrementi formati nei precedenti esercizi, a partire dal piu' recente. 4. Per le imprese che valutano in bilancio le rimanenze finali con il metodo della media ponderata o del "primo entrato, primo uscito" o con varianti di quello di cui al comma 3, le rimanenze finali sono assunte per il valore che risulta dall'applicazione del metodo adottato. 5. Se in un esercizio il valore unitario medio dei beni, determinato a norma dei commi 2, 3 e 4, e' superiore al valore normale medio di essi nell'ultimo mese dell'esercizio, il valore minimo di cui al comma 1, e' determinato moltiplicando l'intera quantita' dei beni, indipendentemente dall'esercizio di formazione, per il valore normale. Per le valute estere si assume come valore normale il valore secondo il cambio alla data di chiusura dell'esercizio. Il minor valore attribuito alle rimanenze in conformita' alle disposizioni del presente comma vale anche per gli esercizi successivi sempre che le rimanenze non risultino iscritte nello stato patrimoniale per un valore superiore. 6. I prodotti in corso di lavorazione e i servizi in corso di esecuzione al termine dell'esercizio sono valutati in base alle spese sostenute nell'esercizio stesso, salvo quanto stabilito nell'articolo 93 per le opere, le forniture e i servizi di durata ultrannuale. 7. Le rimanenze finali di un esercizio nell'ammontare indicato dal contribuente costituiscono le esistenze iniziali dell'esercizio successivo. 8. Per gli esercenti attivita' di commercio al minuto che valutano le rimanenze delle merci con il metodo del prezzo al dettaglio si tiene conto del valore cosi' determinato anche in deroga alla disposizione del comma 1, a condizione che nella dichiarazione dei redditi o in apposito allegato siano illustrati i criteri e le modalita' di applicazione del detto metodo, con riferimento all'oggetto e alla struttura organizzativa dell'impresa.))
                              Art. 92-bis
   (((Valutazione delle rimanenze di alcune categorie di imprese) 1. La valutazione delle rimanenze finali dei beni indicati all'articolo 85, comma 1, lettere a) e b) e' effettuata secondo il metodo della media ponderata o del "primo entrato primo uscito", anche se non adottati in bilancio, dalle imprese il cui volume di ricavi supera le soglie previste per l'applicazione degli studi di settore, esercenti le attivita' di: a) ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi; b) raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, di gas di petrolio liquefatto e di gas naturale. 2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, ed anche a quelli che abbiano esercitato, relativamente alla valutazione dei beni fungibili, l'opzione di cui all'articolo 13, comma 4, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38. 3. Per quanto non diversamente disposto dal presente articolo si applicano le disposizioni dei commi 1, 5 e 7, dell'articolo 92.))((110))
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AGGIORNAMENTO (110)
    Il  D.L. 25 giugno 2008, n.112 convertito con modificazioni dalla
  L.  6  agosto 2008, n. 133 ha disposto (con l'art. 81 comma 20) che
  "Le  disposizioni  di cui al comma 19 hanno effetto a decorrere dal
  periodo  d'imposta  in  corso  alla  data  di entrata in vigore del
  presente decreto."
                                Art. 93
           Opere, forniture e servizi di durata ultrannuale

    1.  Le variazioni delle rimanenze finali delle opere, forniture e
  servizi  pattuiti  come  oggetto unitario e con tempo di esecuzione
  ultrannuale, rispetto alle esistenze iniziali, concorrono a formare
  il  reddito  dell'esercizio.  A  tal  fine le rimanenze finali, che
  costituiscono  esistenze  iniziali  dell'esercizio successivo, sono
  assunte  per  il  valore  complessivo  determinato  a  norma  delle
  disposizioni  che  seguono  per  la  parte eseguita fin dall'inizio
  dell'esecuzione del contratto, salvo il disposto del comma 4.
    2. La valutazione e' fatta sulla base dei corrispettivi pattuiti.
  Delle   maggiorazioni   di  prezzo  richieste  in  applicazione  di
  disposizioni  di  legge  o di clausole contrattuali si tiene conto,
  finche'  non  siano  state definitivamente stabilite, in misura non
  inferiore  al  50  per  cento.  Per  la parte di opere, forniture e
  servizi  coperta da stati di avanzamento la valutazione e' fatta in
  base ai corrispettivi liquidati.
    3.  COMMA  ABROGATO  DAL D.L. 4 LUGLIO 2006, N.223 CONVERTITO CON
  MODIFICAZIONI DALLA L. 4 AGOSTO 2006, N. 248. (101)
    4.  I corrispettivi liquidati a titolo definitivo dal committente
  si  comprendono  tra i ricavi e la valutazione tra le rimanenze, in
  caso  di  liquidazione  parziale, e' limitata alla parte non ancora
  liquidata. Ogni successiva variazione dei corrispettivi e' imputata
  al   reddito   dell'esercizio   in  cui  e'  stata  definitivamente
  stabilita.
    5.  ((COMMA ABROGATO DALLA LEGGE 27 DICEMBRE 2006, N.296)). (98)
  ((103))
    6.   Alla   dichiarazione   dei  redditi  deve  essere  allegato,
  distintamente   per   ciascuna  opera,  fornitura  o  servizio,  un
  prospetto  recante l'indicazione degli estremi del contratto, delle
  generalita'  e  della  residenza  del  committente,  della scadenza
  prevista,  degli  elementi tenuti a base per la valutazione e della
  collocazione di tali elementi nei conti dell'impresa.
    7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 NOVEMBRE 2005, N.247. (98)
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
  13)  che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi
  3,  primo  periodo,  6  e  7,  88,  comma 4, 89, commi 2 e 3, primo
  periodo,  95,  98,  101 e 109, commi 4, lettera b), quarto periodo,
  del  testo  unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 87, comma 1-bis, 93,
  comma  7,  109,  comma  4, lettera b), terzo periodo, 111 e 114 del
  testo  unico,  come modificate dal presente articolo, hanno effetto
  per  i  periodi  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
  2005. Le disposizioni degli articoli 87, comma 3, ultimo periodo, e
  89, comma 3, ultimo periodo, come modificati dal presente articolo,
  hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a decorrere dal
  1° gennaio 2006."
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (101)
    Il  D.L.  4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla
  L.  4  agosto 2006, n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma 21) che
  "Le  disposizioni del comma 20 si applicano a decorrere dal periodo
  di  imposta  in  corso  alla data di entrata in vigore del presente
  decreto."
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (103)
    La L. 27 dicembre 2006, n.296 ha disposto (con l'art. 1 comma 70)
  che  "La disposizione del periodo precedente si applica alle opere,
  forniture  e  servizi  di  durata  ultrannuale la cui esecuzione ha
  inizio  a  decorrere  dal  periodo d'imposta successivo a quello in
  corso alla data del 31 dicembre 2006."
                                Art. 94
                       Valutazione dei titoli

    1.  I  titoli indicati nell'articolo 85, comma 1, lettere c), d),
  ed  e),  esistenti  al  termine  di  un  esercizio,  sono  valutati
  applicando  le disposizioni dell'articolo 92, commi 1, 2, 3, 4, 5 e
  7 salvo quanto stabilito nei seguenti commi.
    2.  Le cessioni di titoli, derivanti da contratti di riporto o di
  "pronti  contro termine" che prevedono per il cessionario l'obbligo
  di rivendita a termine dei titoli, non determinano variazioni delle
  rimanenze dei titoli.
    3.  Ai fini del raggruppamento in categorie omogenee non si tiene
  conto  del  valore  e  si  considerano della stessa natura i titoli
  emessi dallo stesso soggetto ed aventi uguali caratteristiche.
    4.  Le  disposizioni dell'articolo 92, comma 5, si applicano solo
  per  la  valutazione  dei  titoli  di cui all'articolo 85, comma 1,
  lettera e); a tal fine il valore minimo e' determinato:
      a)  per i titoli negoziati in mercati regolamentati, in base ai
  prezzi  rilevati  nell'ultimo  giorno dell'esercizio ovvero in base
  alla  media aritmetica dei prezzi rilevati nell'ultimo mese. Non si
  applica,  comunque,  l'articolo  109,  comma 4, lettera b), secondo
  periodo;
      b)  per gli altri titoli, secondo le disposizioni dell'articolo
  9, comma 4, lettera c).
    ((4-bis. In deroga al comma 4, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, la valutazione dei beni indicati nell'articolo 85, comma 1, lettere c), d) ed e), operata in base alla corretta applicazione di tali principi assume rilievo anche ai fini fiscali)).
    5.  In  caso  di  aumento  del  capitale della societa' emittente
  mediante  passaggio  di  riserve  a capitale il numero delle azioni
  ricevute  gratuitamente  si  aggiunge  al  numero  di  quelle  gia'
  possedute  in  proporzione  alle quantita' delle singole voci della
  corrispondente  categoria  e  il  valore unitario si determina, per
  ciascuna  voce,  dividendo  il  costo complessivo delle azioni gia'
  possedute per il numero complessivo delle azioni.
    6.  L'ammontare  dei  versamenti fatti a fondo perduto o in conto
  capitale  alla societa' dai propri soci o della rinuncia ai crediti
  nei  confronti  della  societa'  dagli  stessi soci, si aggiunge al
  costo  dei  titoli  e  delle quote di cui all'articolo 85, comma 1,
  lettera  c), in proporzione alla quantita' delle singole voci della
  corrispondente categoria; la stessa disposizione vale relativamente
  agli  apporti  effettuati  dei  detentori  di  strumenti finanziari
  assimilati alle azioni.
    7. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche per la
  valutazione  delle  quote di partecipazione in societa' ed enti non
  rappresentate  da  titoli,  indicati  nell'articolo  85,  comma  1,
  lettera c).
Capo II
SOCIETA' ED ENTI COMMERCIALI
                                Art. 95
                    Spese per prestazioni di lavoro

    1. Le spese per prestazioni di lavoro dipendente deducibili nella
  determinazione  del  reddito  comprendono anche quelle sostenute in
  denaro o in natura a titolo di liberalita' a favore dei lavoratori,
  salvo il disposto dell'articolo 100, comma 1.
    2.  Non sono deducibili i canoni di locazione anche finanziaria e
  le  spese  relative  al funzionamento di strutture recettive, salvo
  quelle  relative  a servizi di mensa destinati alla generalita' dei
  dipendenti  o  a  servizi  di  alloggio  destinati  a dipendenti in
  trasferta  temporanea. I canoni di locazione anche finanziaria e le
  spese  di manutenzione dei fabbricati concessi in uso ai dipendenti
  sono   deducibili  per  un  importo  non  superiore  a  quello  che
  costituisce  reddito  per i dipendenti stessi a norma dell'articolo
  51, comma 4, lettera c). Qualora i fabbricati di cui al ((secondo))
  periodo  siano  concessi in uso a dipendenti che abbiano trasferito
  la  loro  residenza anagrafica per esigenze di lavoro nel comune in
  cui  prestano  l'attivita',  per  il  periodo  d'imposta  in cui si
  verifica  il trasferimento e nei due periodi successivi, i predetti
  canoni e spese sono integralmente deducibili. ((98))
    3.  Le  spese  di  vitto  e  alloggio  sostenute per le trasferte
  effettuate  fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti
  e   dai   titolari  di  rapporti  di  collaborazione  coordinata  e
  continuativa sono ammesse in deduzione per un ammontare giornaliero
  non superiore ad euro 180,76; il predetto limite e' elevato ad euro
  258,23  per le trasferte all'estero. Se il dipendente o il titolare
  dei  predetti  rapporti  sia  stato  autorizzato  ad  utilizzare un
  autoveicolo  di  sua proprieta' ovvero noleggiato al fine di essere
  utilizzato  per  una  specifica  trasferta,  la spesa deducibile e'
  limitata,  rispettivamente,  al costo di percorrenza o alle tariffe
  di  noleggio  relative ad autoveicoli di potenza non superiore a 17
  cavalli fiscali, ovvero 20 se con motore diesel.
    4.  Le  imprese  autorizzate all'autotrasporto di merci, in luogo
  della   deduzione,   anche  analitica,  delle  spese  sostenute  in
  relazione  alle  trasferte  effettuate dal proprio dipendente fuori
  del  territorio  comunale,  possono  dedurre un importo pari a euro
  59,65  al giorno, elevate a euro 95,80 per le trasferte all'estero,
  al netto delle spese di viaggio e di trasporto.
    5.  I  compensi  spettanti  agli amministratori delle societa' ed
  enti   ((di cui all'articolo 73)),  comma  1,  sono  deducibili
  nell'esercizio  in cui sono corrisposti; quelli erogati sotto forma
  di  partecipazione  agli utili, anche spettanti ai promotori e soci
  fondatori,   sono   deducibili  anche  se  non  imputati  al  conto
  economico. ((98))
    6.  Fermo  restando  quanto  disposto dall'articolo 109, comma 9,
  lettera  b)  le  partecipazioni  agli utili spettanti ai lavoratori
  dipendenti,  e  agli  associati in partecipazione sono computate in
  diminuzione    del    reddito    dell'esercizio    di   competenza,
  indipendentemente dalla imputazione al conto economico.
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
  13)  che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi
  3,  primo  periodo,  6  e  7,  88,  comma 4, 89, commi 2 e 3, primo
  periodo,  95,  98,  101 e 109, commi 4, lettera b), quarto periodo,
  del  testo  unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno
  effetto  per  i  periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1°
  gennaio  2004.  Le disposizioni degli articoli 87, comma 1-bis, 93,
  comma  7,  109,  comma  4, lettera b), terzo periodo, 111 e 114 del
  testo  unico,  come modificate dal presente articolo, hanno effetto
  per  i  periodi  di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio
  2005. Le disposizioni degli articoli 87, comma 3, ultimo periodo, e
  89, comma 3, ultimo periodo, come modificati dal presente articolo,
  hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a decorrere dal
  1° gennaio 2006."
                                Art. 96
                          (Interessi passivi)

    1.  Gli  interessi  passivi  e  gli  oneri assimilati, diversi da
  quelli  compresi  nel  costo dei beni ai sensi del comma 1, lettera
  b), dell'articolo 110, sono deducibili in ciascun periodo d'imposta
  fino a concorrenza degli interessi attivi e proventi assimilati.
  L'eccedenza e' deducibile nel limite del 30 per cento del risultato
  operativo   lordo  della  gestione  caratteristica.  La  quota  del
  risultato  operativo  lordo  prodotto  a  partire dal terzo periodo
  d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007, non
  utilizzata  per  la deduzione degli interessi passivi e degli oneri
  finanziari  di  competenza,  puo'  essere portata ad incremento del
  risultato operativo lordo dei successivi periodi d'imposta.
    2.  Per risultato operativo lordo si intende la differenza tra il
  valore  e  i  costi  della  produzione  di cui alle lettere A) e B)
  dell'articolo  2425 del codice civile, con esclusione delle voci di
  cui  al  numero  10),  lettere  a)  e b), e dei canoni di locazione
  finanziaria  di  beni  strumentali, cosi' come risultanti dal conto
  economico  dell'esercizio;  per i soggetti che redigono il bilancio
  in base ai principi contabili internazionali si assumono le voci di
  conto economico corrispondenti.
    3.   Ai  fini  del  presente  articolo,  assumono  rilevanza  gli
  interessi  passivi  e  gli  interessi attivi, nonche' gli oneri e i
  proventi  assimilati, derivanti da contratti di mutuo, da contratti
  di  locazione  finanziaria, dall'emissione di obbligazioni e titoli
  similari  e  da  ogni  altro rapporto avente causa finanziaria, con
  esclusione  degli interessi impliciti derivanti da debiti di natura
  commerciale  e  con inclusione, tra gli attivi, di quelli derivanti
  da crediti della stessa natura. Nei confronti dei soggetti operanti
  con  la  pubblica  amministrazione, si considerano interessi attivi
  rilevanti  ai  soli  effetti  del  presente  articolo  anche quelli
  virtuali,  calcolati al tasso ufficiale di riferimento aumentato di
  un punto, ricollegabili al ritardato pagamento dei corrispettivi.
    4.  Gli  interessi  passivi  e  gli  oneri  finanziari assimilati
  indeducibili  in  un determinato periodo d'imposta sono dedotti dal
  reddito dei successivi periodi d'imposta, se e nei limiti in cui in
  tali  periodi  l'importo  degli  interessi  passivi  e  degli oneri
  assimilati  di  competenza  eccedenti  gli  interessi  attivi  e  i
  proventi  assimilati  sia  inferiore  al 30 per cento del risultato
  operativo lordo di competenza.
    5.  Le  disposizioni  dei  commi precedenti non si applicano alle
  banche  e  agli  altri soggetti finanziari indicati nell'articolo 1
  del  decreto  legislativo  27  gennaio 1992, n. 87, con l'eccezione
  delle  societa'  che  esercitano  in  via  esclusiva  o  prevalente
  l'attivita'  di  assunzione di partecipazioni in societa' esercenti
  attivita'  diversa da quelle creditizia o finanziaria, alle imprese
  di assicurazione nonche' alle societa' capogruppo di gruppi bancari
  e  assicurativi.  Le  disposizioni  dei  commi  precedenti  non  si
  applicano,   inoltre,   alle  societa'  consortili  costituite  per
  l'esecuzione  unitaria,  totale  o  parziale,  dei lavori, ai sensi
  dell'articolo  96  del regolamento di cui al decreto del Presidente
  della  Repubblica  21  dicembre  1999,  n.  554,  alle  societa' di
  progetto  costituite  ai  sensi  dell'articolo  156  del codice dei
  contratti  pubblici  relativi a lavori, servizi e forniture, di cui
  al  decreto  legislativo  12  aprile  2006, n. 163, e alle societa'
  costituite  per la realizzazione e l'esercizio di interporti di cui
  alla  legge  4  agosto  1990,  n.  240, e successive modificazioni,
  nonche'  alle  societa'  il  cui  capitale  sociale e' sottoscritto
  prevalentemente  da  enti  pubblici,  che costruiscono o gestiscono
  impianti  per  la  fornitura di acqua, energia e teleriscaldamento,
  nonche' impianti per lo smaltimento e la depurazione.
    ((5-bis. Gli interessi passivi sostenuti dai soggetti indicati nel primo periodo del comma 5, sono deducibili dalla base imponibile della predetta imposta nei limiti del 96 per cento del loro ammontare. Nell'ambito del consolidato nazionale di cui agli articoli da 117 a 129, l'ammontare complessivo degli interessi passivi maturati in capo a soggetti di cui al periodo precedente partecipanti al consolidato a favore di altri soggetti partecipanti sono integralmente deducibili sino a concorrenza dell'ammontare complessivo degli interessi passivi maturati in capo ai soggetti partecipanti a favore di soggetti estranei al consolidato. La societa' o ente controllante opera la deduzione integrale degli interessi passivi di cui al periodo precedente in sede di dichiarazione di cui all'articolo 122, apportando la relativa variazione in diminuzione della somma algebrica dei redditi complessivi netti dei soggetti partecipanti.)) ((110))
    6.   Resta  ferma  l'applicazione  prioritaria  delle  regole  di
  indeducibilita'  assoluta previste dall'articolo 90, comma 2, e dai
  commi   7   e  10  dell'articolo  110  del  presente  testo  unico,
  dall'articolo  3,  comma 115, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
  in  materia  di interessi su titoli obbligazionari, e dall'articolo
  1,  comma  465, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in materia di
  interessi sui prestiti dei soci delle societa' cooperative.
    7. In caso di partecipazione al consolidato nazionale di cui alla
  sezione  H  del  presente  capo, l'eventuale eccedenza di interessi
  passivi  ed  oneri  assimilati indeducibili generatasi in capo a un
  soggetto   puo'   essere   portata   in  abbattimento  del  reddito
  complessivo  di  gruppo  se  e  nei  limiti  in  cui altri soggetti
  partecipanti  al  consolidato  presentino,  per  lo  stesso periodo
  d'imposta,  un risultato operativo lordo capiente non integralmente
  sfruttato  per  la  deduzione.  Tale  regola  si applica anche alle
  eccedenze  oggetto  di  riporto in avanti, con esclusione di quelle
  generatesi anteriormente all'ingresso nel consolidato nazionale.
    8.  Ai soli effetti dell'applicazione del comma 7, tra i soggetti
  virtualmente  partecipanti  al consolidato nazionale possono essere
  incluse  anche  le  societa'  estere  per le quali ricorrerebbero i
  requisiti e le condizioni previsti dagli articoli 117, comma 1, 120
  e  132,  comma  2, lettere b) e c). Nella dichiarazione dei redditi
  del  consolidato  devono  essere  indicati  i  dati  relativi  agli
  interessi  passivi  e  al  risultato operativo lordo della societa'
  estera corrispondenti a quelli indicati nel comma 2 (108)
---------------
AGGIORNAMENTO (108)
    La L. 24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
  che  "Le  disposizioni  di cui al comma 33, lettere a), b), c), d),
  e), g), numero 2), l), m), o), p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso  al  31  dicembre  2007.  Le disposizioni di cui al comma 33,
  lettera  i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello
  in  corso  al  31  dicembre 2007; per il primo e il secondo periodo
  d'imposta   di  applicazione,  il  limite  di  deducibilita'  degli
  interessi passivi e' aumentato di un importo pari, rispettivamente,
  a  10.000  e  a  5.000  euro.  Le  disposizioni di cui al comma 33,
  lettere  f)  e  g), numero 1), si applicano a decorrere dal periodo
  d'imposta  in  corso al 31 dicembre 2007. La disposizione di cui al
  comma  33,  lettera  h), ha effetto per le plusvalenze realizzate a
  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31
  dicembre  2007;  resta  ferma l'esenzione in misura pari all'84 per
  cento  per  le  plusvalenze  realizzate  dalla predetta data fino a
  concorrenza  delle svalutazioni dedotte ai fini fiscali nei periodi
  d'imposta  anteriori  a  quello  in  corso  al  1° gennaio 2004. La
  disposizione  di cui al comma 33, lettera n), numero 1), si applica
  a  decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al
  31 dicembre 2007 e la disposizione di cui al numero 2) della stessa
  lettera n), concernente la durata minima dei contratti di locazione
  finanziaria,  si  applica  a  decorrere  dai  contratti stipulati a
  partire dal 1° gennaio 2008."
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AGGIORNAMENTO (110)
    Il  D.L. 25 giugno 2008, n.112 convertito con modificazioni dalla
  L.  6 agosto 2008, n. 133 ha disposto (con l'art. 82 comma 2) che "
  In  deroga  all'articolo  3  della legge 27 luglio 2000, n. 212, le
  disposizioni di cui al comma 5-bis dell'articolo 96 del Testo Unico
  delle  imposte  sui  redditi  approvato  con decreto del Presidente
  della  Repubblica n. 917, del 1986, come introdotto dal comma 1, si
  applicano  a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in
  corso al 31 dicembre 2007"
                             Art. 96-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                               Art. 97

   ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)). ((108))
---------------
AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                               Art. 98

   ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)). ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                               Art. 99
                   ((Oneri fiscali e contributivi 1. Le imposte sui redditi e quelle per le quali e' prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in deduzione. Le altre imposte sono deducibili nell'esercizio in cui avviene il pagamento. 2. Gli accantonamenti per imposte non ancora definitivamente accertate sono deducibili nei limiti dell'ammontare corrispondente alle dichiarazioni presentate, agli accertamenti o provvedimenti degli uffici e alle decisioni delle commissioni tributarie. 3. I contributi ad associazioni sindacali e di categoria sono deducibili nell'esercizio in cui sono corrisposti, se e nella misura in cui sono dovuti, in base a formale deliberazione dell'associazione.))
                              Art. 100
                      Oneri di utilita' sociale

  1.  Le  spese  relative  ad  opere  o  servizi  utilizzabili  dalla
generalita'  dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente
sostenute   per   specifiche  finalita'  di  educazione,  istruzione,
ricreazione,  assistenza sociale e sanitaria o culto, sono deducibili
per   un   ammontare   complessivo  non  superiore  al  5  per  mille
dell'ammontare  delle  spese  per  prestazioni  di  lavoro dipendente
risultante dalla dichiarazione dei redditi.
  2. Sono inoltre deducibili:
    a)  le  erogazioni  liberali fatte a favore di persone giuridiche
che  perseguono esclusivamente finalita' comprese fra quelle indicate
nel comma 1 o finalita' di ricerca scientifica, nonche' i contributi,
le  donazioni e le oblazioni di cui all'articolo 10, comma 1, lettera
g),  per  un  ammontare complessivamente non superiore al 2 per cento
del reddito d'impresa dichiarato;
    b)  le  erogazioni  liberali fatte a favore di persone giuridiche
aventi  sede  nel Mezzogiorno che perseguono esclusivamente finalita'
di   ricerca  scientifica,  per  un  ammontare  complessivamente  non
superiore al 2 per cento del reddito d'impresa dichiarato;
    c) LETTERA ABROGATA DALLA L. 23 DICEMBRE 2005, N.266;
    d)  le erogazioni liberali a favore dei concessionari privati per
la  radiodiffusione  sonora  a carattere comunitario per un ammontare
complessivo  non superiore all'1 per cento del reddito imponibile del
soggetto che effettua l'erogazione stessa;
    e)  le  spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione,
protezione  o  restauro  delle  cose  vincolate  ai sensi del decreto
legislativo  29  ottobre  1999,  n.  490 e del decreto del Presidente
della   Repubblica   30   settembre   1963,  n.  1409,  nella  misura
effettivamente  rimasta  a  carico. La necessita' delle spese, quando
non   siano  obbligatorie  per  legge,  deve  risultare  da  apposita
certificazione   rilasciata   dalla   competente  soprintendenza  del
Ministero  per  i  beni e le attivita' culturali, previo accertamento
della  loro  congruita' effettuato d'intesa con il competente ufficio
dell'Agenzia  del  territorio.  La  deduzione  non  spetta in caso di
mutamento di destinazione dei beni senza la preventiva autorizzazione
dell'Amministrazione  per i beni e le attivita' culturali, di mancato
assolvimento  degli  obblighi di legge per consentire l'esercizio del
diritto  di  prelazione  dello  Stato  sui  beni  immobili  e  mobili
vincolati e di tentata esportazione non autorizzata di questi ultimi.
L'Amministrazione  per  i beni e le attivita' culturali da' immediata
comunicazione  al competente ufficio dell'Agenzia delle entrate delle
violazioni   che  comportano  la  indeducibilita'  e  dalla  data  di
ricevimento  della comunicazione inizia a decorrere il termine per la
rettifica della dichiarazione dei redditi;
    f) le erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, di enti
o  istituzioni  pubbliche, di fondazioni e di associazioni legalmente
riconosciute che senza scopo di lucro svolgono o promuovono attivita'
di  studio,  di  ricerca  e  di  documentazione  di  rilevante valore
culturale e artistico, effettuate per l'acquisto, la manutenzione, la
protezione  o  il  restauro  delle  cose indicate nell'articolo 2 del
decreto  legislativo  29  ottobre  1999,  n.  490,  e nel decreto del
Presidente  della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, ivi comprese
le   erogazioni  effettuate  per  l'organizzazione  di  mostre  e  di
esposizioni,   che   siano   di  rilevante  interesse  scientifico  o
culturale,  delle  cose  anzidette,  e  per  gli  studi e le ricerche
eventualmente  a  tal  fine necessari. Le mostre, le esposizioni, gli
studi  e  le  ricerche  devono  essere autorizzati, previo parere del
competente  comitato  di  settore  del Consiglio nazionale per i beni
culturali  e  ambientali,  dal  Ministero  per  i beni e le attivita'
culturali,  che  dovra'  approvare la previsione di spesa ed il conto
consuntivo. Il Ministero per i beni culturali e ambientali stabilisce
i  tempi  necessari  affinche'  le  erogazioni  fatte  a favore delle
associazioni  legalmente  riconosciute,  delle  istituzioni  e  delle
fondazioni  siano  utilizzate  per gli scopi preindicati, e controlla
l'impiego  delle  erogazioni stesse. Detti termini possono, per causa
non  imputabile  al  donatario,  essere  prorogati una sola volta. Le
erogazioni   liberali   non   integralmente  utilizzate  nei  termini
assegnati,  ovvero  utilizzate  non in conformita' alla destinazione,
affluiscono, nella loro totalita', all'entrata dello Stato;
    g) le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore al
2  per  cento  del  reddito  d'impresa dichiarato, a favore di enti o
istituzioni   pubbliche,   fondazioni   e   associazioni   legalmente
riconosciute   che  senza  scopo  di  lucro  svolgono  esclusivamente
attivita'  nello spettacolo, effettuate per la realizzazione di nuove
strutture,  per  il  restauro  ed  il  potenziamento  delle strutture
esistenti,   nonche'   per  la  produzione  nei  vari  settori  dello
spettacolo.  Le  erogazioni  non  utilizzate  per  tali finalita' dal
percipiente  entro  il termine di due anni dalla data del ricevimento
affluiscono, nella loro totalita', all'entrata dello Stato;
    h)  le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a
2.065,83  euro  o  al 2 per cento del reddito d'impresa dichiarato, a
favore  delle  ONLUS,  nonche'  le iniziative umanitarie, religiose o
laiche,   gestite  da  fondazioni,  associazioni,  comitati  ed  enti
individuati  con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai
sensi  dell'articolo  15,  comma  1,  lettera  i-bis),  nei Paesi non
appartenenti all'OCSE;
    i)  le  spese  relative  all'impiego  di  lavoratori  dipendenti,
assunti  a tempo indeterminato, utilizzati per prestazioni di servizi
erogate   a  favore  di  ONLUS,  nel  limite  del  cinque  per  mille
dell'ammontare  complessivo  delle  spese  per  prestazioni di lavoro
dipendente, cosi' come risultano dalla dichiarazione dei redditi;
    l)  le erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore a
1.549,37  euro  o al 2 per cento del reddito di impresa dichiarato, a
favore  di  associazioni  di promozione sociale iscritte nei registri
previsti dalle vigenti disposizioni di legge;
    m)  le  erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, delle
regioni,  degli  enti  locali  territoriali,  di  enti  o istituzioni
pubbliche,  di  fondazioni e di associazioni legalmente riconosciute,
per   lo   svolgimento  dei  loro  compiti  istituzionali  e  per  la
realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e
dello  spettacolo.  Il  Ministro  per i beni e le attivita' culturali
individua  con  proprio decreto periodicamente, sulla base di criteri
che   saranno   definiti  sentita  la  Conferenza  unificata  di  cui
all'articolo  8  del  decreto  legislativo  28 agosto 1997, n. 281, i
soggetti  e  le  categorie  di soggetti che possono beneficiare delle
predette  erogazioni  liberali;  determina, a valere sulla somma allo
scopo  indicata,  le  quote  assegnate  a  ciascun  ente  o  soggetto
beneficiario;  definisce  gli  obblighi  di informazione da parte dei
soggetti  erogatori  e  dei soggetti beneficiari; vigila sull'impiego
delle erogazioni e comunica, entro il 31 marzo dell'anno successivo a
quello   di  riferimento  all'Agenzia  delle  entrate,  l'elenco  dei
soggetti  erogatori  e  l'ammontare delle erogazioni liberali da essi
effettuate.  Nel caso che, in un dato anno, le somme complessivamente
erogate  abbiano superato la somma allo scopo indicata o determinata,
i  singoli soggetti beneficiari che abbiano ricevuto somme di importo
maggiore  della  quota  assegnata  dal  Ministero  per  i  beni  e le
attivita'  culturali  versano all'entrata dello Stato un importo pari
al 37 per cento della differenza;
    n)  le  erogazioni  liberali  in  denaro a favore di organismi di
gestione di parchi e riserve naturali, terrestri e marittimi, statali
e   regionali,   e   di   ogni   altra   zona   di   tutela  speciale
paesistico-ambientale  come  individuata  dalla  vigente  disciplina,
statale  e regionale, nonche' gestita dalle associazioni e fondazioni
private  indicate  nell'articolo 154, comma 4, lettera a), effettuate
per  sostenere  attivita'  di  conservazione, valorizzazione, studio,
ricerca  e  sviluppo  dirette  al  conseguimento  delle  finalita' di
interesse   generale  cui  corrispondono  tali  ambiti  protetti.  Il
Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio individua con
proprio  decreto,  periodicamente,  i  soggetti  e  le  categorie  di
soggetti  che possono beneficiare delle predette erogazioni liberali;
determina,  a  valere  sulla  somma  allo  scopo  indicata,  le quote
assegnate  a ciascun ente o soggetto beneficiario. Nel caso che in un
dato anno le somme complessivamente erogate abbiano superato la somma
allo  scopo indicata o determinata i singoli soggetti beneficiari che
abbiano  ricevuto somme di importo maggiore della quota assegnata dal
Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela  del  territorio,  versano
all'entrata  dello  Stato  un  importo  pari  al  37  per cento della
differenza;
    o)  le  erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, delle
regioni, degli enti territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di
fondazioni   e   di  associazioni  legalmente  riconosciute,  per  la
realizzazione  di  programmi di ricerca scientifica nel settore della
sanita'  autorizzate  dal  Ministro della salute con apposito decreto
che individua annualmente, sulla base di criteri che saranno definiti
sentita  la  Conferenza  unificata  di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo   28   agosto  1997,  n.  281,  i  soggetti  che  possono
beneficiare  delle  predette erogazioni liberali. Il predetto decreto
determina  altresi',  fino  a  concorrenza  delle  somme  allo  scopo
indicate,   l'ammontare   delle  erogazioni  deducibili  per  ciascun
soggetto erogatore, nonche' definisce gli obblighi di informazione da
parte dei soggetti erogatori e dei soggetti beneficiari. Il Ministero
della  salute  vigila sull'impiego delle erogazioni e comunica, entro
il 31 marzo dell'anno successivo a quello di riferimento, all'Agenzia
delle  entrate,  l'elenco  dei soggetti erogatori e l'ammontare delle
erogazioni liberali deducibili da essi effettuate.
    ((o-bis) le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, e successive modificazioni, finalizzate all'innovazione tecnologica, all'edilizia scolastica e all'ampliamento dell'offerta formativa, nel limite del 2 per cento del reddito d'impresa dichiarato e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui; la deduzione spetta a condizione che il versamento di tali erogazioni sia eseguito tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.)) ((104))
  3.  Alle  erogazioni  liberali  in  denaro di enti o di istituzioni
pubbliche,  di  fondazioni o di associazioni legalmente riconosciute,
effettuate  per  il  pagamento  delle  spese  di  difesa dei soggetti
ammessi  al  patrocinio a spese dello Stato, non si applica il limite
di  cui  al  comma 1, anche quando il soggetto erogatore non abbia le
finalita' statutarie istituzionali di cui al medesimo comma 1.
  4.  Le  erogazioni  liberali  diverse  da  quelle  considerate  nei
precedenti  commi  e nel comma 1 dell'articolo 95 non sono ammesse in
deduzione.
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.L. 31 gennaio 2007, n.7 convertito con modificazioni dalla L.
2  aprile  2007,  n.  40 ha disposto (con l'art. 13 comma 8) che " Le
disposizioni  di cui al comma 3 hanno effetto a decorrere dal periodo
di imposta in corso dal 1 gennaio 2007."
                              Art. 101
     Minusvalenze patrimoniali, sopravvenienze passive e perdite

  1. Le minusvalenze dei beni relativi all'impresa, diversi da quelli
indicati negli articoli 85, comma 1, e 87, determinate con gli stessi
criteri  stabiliti  per  la  determinazione  delle  plusvalenze, sono
deducibili  se  sono  realizzate  ai sensi dell'articolo 86, commi 1,
lettere a) e b), e 2. (101)
  1-bis. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)).
  2.  Per la valutazione dei beni indicati nell'articolo 85, comma 1,
lettere  c), d) ed e), che costituiscono immobilizzazioni finanziarie
si applicano le disposizioni dell'articolo 94; tuttavia, per i titoli
di  cui  alla  citata  lettera e) negoziati nei mercati regolamentati
italiani  o  esteri,  le  minusvalenze  sono deducibili in misura non
eccedente  la  differenza  tra  il  valore fiscalmente riconosciuto e
quello  determinato in base alla media aritmetica dei prezzi rilevati
nell'ultimo semestre. (98)
  ((2-bis. In deroga al comma 2, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, la valutazione dei beni indicati nell'articolo 85, comma 1, lettere c), d) ed e), che si considerano immobilizzazioni finanziarie ai sensi dell'articolo 85, comma 3-bis, rileva secondo le disposizioni dell'articolo 110, comma 1-bis)).
  3. Per le immobilizzazioni finanziarie costituite da partecipazioni
in  imprese  controllate  o  collegate,  iscritte in bilancio a norma
dell'articolo 2426, n. 4), del codice civile o di leggi speciali, non
e'  deducibile, anche a titolo di ammortamento, la parte del costo di
acquisto   eccedente   il  valore  corrispondente  alla  frazione  di
patrimonio   netto   risultante   dall'ultimo  bilancio  dell'impresa
partecipata.
  4.  Si  considerano sopravvenienze passive il mancato conseguimento
di ricavi o altri proventi che hanno concorso a formare il reddito in
precedenti  esercizi,  il  sostenimento  di spese, perdite od oneri a
fronte  di  ricavi  o  altri proventi che hanno concorso a formare il
reddito  in  precedenti  esercizi  e la sopravvenuta insussistenza di
attivita'  iscritte  in  bilancio  in  precedenti esercizi diverse da
quelle di cui all'articolo 87.
  5.  Le  perdite di beni di cui al comma 1, commisurate al costo non
ammortizzato  di  essi,  e  le  perdite su crediti sono deducibili se
risultano  da elementi certi e precisi e in ogni caso, per le perdite
su  crediti,  se il debitore e' assoggettato a procedure concorsuali.
Ai  fini  del presente comma, il debitore si considera assoggettato a
procedura  concorsuale  dalla  data  della  sentenza dichiarativa del
fallimento  o  del  provvedimento  che  ordina la liquidazione coatta
amministrativa   o  del  decreto  di  ammissione  alla  procedura  di
concordato  preventivo  o  del  decreto  che  dispone la procedura di
amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
  ((6. Le perdite attribuite per trasparenza dalle societa' in nome collettivo e in accomandita semplice sono utilizzabili solo in abbattimento degli utili attribuiti per trasparenza nei successivi cinque periodi d'imposta dalla stessa societa' che ha generato le perdite)) ((108))
  7.  I  versamenti  in denaro o in natura fatti a fondo perduto o in
conto capitale alle societa' indicate al comma 6 dai propri soci e la
rinuncia  degli  stessi soci ai crediti non sono ammessi in deduzione
ed il relativo ammontare si aggiunge al costo della partecipazione.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
13) che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi 3,
primo  periodo,  6  e 7, 88, comma 4, 89, commi 2 e 3, primo periodo,
95,  98,  101  e  109, commi 4, lettera b), quarto periodo, del testo
unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno effetto per i
periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004. Le
disposizioni  degli articoli 87, comma 1-bis, 93, comma 7, 109, comma
4,  lettera  b),  terzo  periodo,  111  e  114  del testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005. Le disposizioni
degli  articoli  87,  comma  3, ultimo periodo, e 89, comma 3, ultimo
periodo,  come  modificati dal presente articolo, hanno effetto per i
periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma 19) che "Le
disposizioni  del  comma  18  si applicano a decorrere dal periodo di
imposta  in  corso  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente
decreto."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 102
                   Ammortamento dei beni materiali

  1.   Le   quote  di  ammortamento  del  costo  dei  beni  materiali
strumentali  per  l'esercizio  dell'impresa sono deducibili a partire
dall'esercizio di entrata in funzione del bene.
  2.  La  deduzione  e'  ammessa  in  misura  non  superiore a quella
risultante  dall'applicazione  al  costo  dei  beni  dei coefficienti
stabiliti  con  decreto  del  Ministro  dell'economia e delle finanze
pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale, ridotti alla meta' per il primo
esercizio.  I  coefficienti  sono  stabiliti  per  categorie  di beni
omogenei in base al normale periodo di deperimento e consumo nei vari
settori produttivi.
  3.  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)). (101)
((108))
  4.  In  caso  di  eliminazione  di  beni  non  ancora completamente
ammortizzati dal complesso produttivo, il costo residuo e' ammesso in
deduzione.
  5.  Per i beni il cui costo unitario non e' superiore a 516,46 euro
e'  consentita  la  deduzione  integrale  delle spese di acquisizione
nell'esercizio in cui sono state sostenute. (103)
  6   Le   spese   di  manutenzione,  riparazione,  ammodernamento  e
trasformazione, che dal bilancio non risultino imputate ad incremento
del  costo  dei  beni  ai  quali  si riferiscono, sono deducibili nel
limite  del  5  per  cento  del  costo  complessivo  di  tutti i beni
materiali  ammortizzabili quale risulta all'inizio dell'esercizio dal
registro   dei   beni   ammortizzabili;   per  le  imprese  di  nuova
costituzione   il   limite  percentuale  si  calcola,  per  il  primo
esercizio,   sul   costo   complessivo   quale   risulta   alla  fine
dell'esercizio;  per  i beni ceduti, nonche' per quelli acquisiti nel
corso dell'esercizio, compresi quelli costruiti o fatti costruire, la
deduzione  spetta  in  proporzione  alla  durata  del  possesso ed e'
commisurata,   per   il   cessionario,   al  costo  di  acquisizione.
L'eccedenza  e'  deducibile  per  quote  costanti nei cinque esercizi
successivi.   Per   specifici   settori   produttivi  possono  essere
stabiliti,  con  decreto  del Ministro dell'economia e delle finanze,
diversi   criteri   e   modalita'   di   deduzione.  Resta  ferma  la
deducibilita'  nell'esercizio  di  competenza  dei compensi periodici
dovuti  contrattualmente  a  terzi per la manutenzione di determinati
beni,  del  cui  costo  non  si  tiene conto nella determinazione del
limite percentuale sopra indicato. (98)
  ((7. Per i beni concessi in locazione finanziaria l'impresa concedente che imputa a conto economico i relativi canoni deduce quote di ammortamento determinate in ciascun esercizio nella misura risultante dal relativo piano di ammortamento finanziario. Per l'impresa utilizzatrice che imputa a conto economico i canoni di locazione finanziaria, la deduzione e' ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore ai due terzi del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito a norma del comma 2, in relazione all'attivita' esercitata dall'impresa stessa; in caso di beni immobili, qualora l'applicazione della regola di cui al periodo precedente determini un risultato inferiore a undici anni ovvero superiore a diciotto anni, la deduzione e' ammessa se la durata del contratto non e', rispettivamente, inferiore a undici anni ovvero pari almeno a diciotto anni. Per i beni di cui all'articolo 164, comma 1, lettera b), la deducibilita' dei canoni di locazione finanziaria e' ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito a norma del comma 2. La quota di interessi impliciti desunta dal contratto e' soggetta alle regole dell'articolo 96)). (97) (101) ((108))
  8.  Per  le  aziende  date  in  affitto  o in usufrutto le quote di
ammortamento   sono   deducibili  nella  determinazione  del  reddito
dell'affittuario  o dell'usufruttuario. Le quote di ammortamento sono
commisurate   al  costo  originario  dei  beni  quale  risulta  dalla
contabilita'  del concedente e sono deducibili fino a concorrenza del
costo  non ancora ammortizzato ovvero, se il concedente non ha tenuto
regolarmente  il  registro  dei  beni  ammortizzabili o altro libro o
registro  secondo le modalita' di cui all'articolo 13 del decreto del
Presidente  della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, e dell'articolo
2,  comma  1, del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre
1996, n. 695, considerando gia' dedotte, per il 50 per cento del loro
ammontare, le quote relative al periodo di ammortamento gia' decorso.
Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di
deroga convenzionale alle norme dell'articolo 2561 del codice civile,
concernenti  l'obbligo  di  conservazione  dell'efficienza  dei  beni
ammortizzabili. (98)
  9. Le quote d'ammortamento, i canoni di locazione anche finanziaria
o  di  noleggio  e  le  spese  di  impiego e manutenzione relativi ad
apparecchiature terminali per servizi di comunicazione elettronica ad
uso  pubblico di cui alla lettera gg) del comma 1 dell'articolo 1 del
codice   delle   comunicazioni   elettroniche,   di  cui  al  decreto
legislativo  1°  agosto  2003,  n.  259, sono deducibili nella misura
dell'  80  per  cento. La percentuale di cui al precedente periodo e'
elevata  al  100  per  cento  per  gli  oneri relativi ad impianti di
telefonia  dei  veicoli utilizzati per il trasporto di merci da parte
di  imprese  di  autotrasporto  limitatamente ad un solo impianto per
ciascun veicolo. (103)
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
13) che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi 3,
primo  periodo,  6  e 7, 88, comma 4, 89, commi 2 e 3, primo periodo,
95,  98,  101  e  109, commi 4, lettera b), quarto periodo, del testo
unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno effetto per i
periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004. Le
disposizioni  degli articoli 87, comma 1-bis, 93, comma 7, 109, comma
4,  lettera  b),  terzo  periodo,  111  e  114  del testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005. Le disposizioni
degli  articoli  87,  comma  3, ultimo periodo, e 89, comma 3, ultimo
periodo,  come  modificati dal presente articolo, hanno effetto per i
periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (97)
  Il D.L. 30 settembre 2005, n.203 convertito con modificazioni dalla
L. 2 dicembre 2005, n. 248 ha disposto (con l'art. 5-ter comma 2) che
"La  disposizione  di cui al comma 1 trova applicazione relativamente
ai  contratti di locazione finanziaria stipulati successivamente alla
data  di  entrata  in  vigore della legge di conversione del presente
decreto."
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n.  248 ha disposto (con l'art. 36 comma 6) che "Le
disposizioni  di  cui al comma 5 si applicano a decorrere dal periodo
di  imposta  in  corso  alla  data  di entrata in vigore del presente
decreto  anche  per  i beni di cui all'articolo 164, comma 1, lettera
b),  del  citato  testo  unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica  n.  917  del  1986,  acquistati  nel  corso di precedenti
periodi di imposta."
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4 agosto 2006, n. 248 ha inoltre disposto (con l'art. 36 comma 6-ter)
che  "La  disposizione  del comma 6-bis si applica con riferimento ai
canoni  relativi  a  contratti  di  locazione finanziaria stipulati a
decorrere  dalla data di entrata in vigore della legge di conversione
del presente decreto."
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AGGIORNAMENTO (103)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n.  248  come modificato dalla L. 27 dicembre 2006,
n.296  ha  disposto  (con  l'art.  37  comma  37-bis) che " Per detti
apparecchi  e'  consentita  la  deduzione  integrale  delle  spese di
acquisizione  nell'esercizio  in  cui  sono state sostenute, anche in
deroga a quanto stabilito dall'articolo 102, comma 5, del testo unico
delle  imposte  sui  redditi,  di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni."
  La  L.  27  dicembre  2006, n.296 ha inoltre disposto (con l'art. 1
comma  403)  che  "Le  disposizioni introdotte dai commi 401 e 402 si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31 dicembre 2006; per il medesimo periodo d'imposta, nella
determinazione  dell'acconto dovuto ai fini delle imposte sul reddito
e  dell'imposta regionale sulle attivita' produttive, si assume quale
imposta  del  periodo  precedente  quella  che si sarebbe determinata
tenendo conto delle disposizioni dei predetti commi 401 e 402."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                            Art. 102-bis
(Ammortamento dei beni   materiali  strumentali  per  l'esercizio  di
                     alcune attivita' regolate)

  1.  Le  quote  di  ammortamento  dei beni materiali strumentali per
l'esercizio  delle  seguenti attivita' regolate sono deducibili nella
misura  determinata  dalle  disposizioni del presente articolo, ferma
restando,  per  quanto  non  diversamente  stabilito,  la  disciplina
dell'articolo 102:
    a)  distribuzione e trasporto di gas naturale di cui all'articolo
2, comma 1, lettere n) e ii), del decreto legislativo 23 maggio 2000,
n.  164,  di  attuazione  della  direttiva  98/30/CE relativa a norme
comuni per il mercato interno del gas;
    b)  distribuzione  di  energia elettrica e gestione della rete di
trasmissione  nazionale dell'energia elettrica di cui all'articolo 2,
commi  14  e  20,  del  decreto  legislativo 16 marzo 1999, n. 79, di
attuazione  della  direttiva  96/92/CE  recante  norme  comuni per il
mercato interno dell'energia elettrica.
  2.   Le   quote  di  ammortamento  del  costo  dei  beni  materiali
strumentali  per l'esercizio delle attivita' regolate di cui al comma
1  sono  deducibili  in  misura non superiore a quella che si ottiene
dividendo il costo dei beni per la durata delle rispettive vite utili
cosi' come determinate ai fini tariffari dall'Autorita' per l'energia
elettrica e il gas, e riducendo il risultato del 20 per cento:
    a)   nelle   tabelle  1  e  2,  rubricate  "durata  convenzionale
tariffaria  delle infrastrutture" ed allegate alle delibere 29 luglio
2005,  n. 166, e 29 settembre 2004, n. 170, prorogata con delibera 30
settembre  2005, n. 206, rispettivamente per l'attivita' di trasporto
e  distribuzione  di  gas  naturale.  Per  i  fabbricati  iscritti in
bilancio entro l'esercizio in corso al 31 dicembre 2004 si assume una
vita utile pari a 50 anni;
    b)  nell'appendice  1  della  relazione  tecnica alla delibera 30
gennaio  2004,  n. 5, per l'attivita' di trasmissione e distribuzione
di  energia  elettrica,  rubricata "capitale investito riconosciuto e
vita utile dei cespiti".
  3. Per i beni di cui al comma 1, la vita utile cui fare riferimento
ai  fini  di  cui  al  comma  2  decorre dall'esercizio di entrata in
funzione,  anche se avvenuta presso precedenti soggetti utilizzatori,
e  non si modifica per effetto di eventuali successivi trasferimenti.
Le  quote  di  ammortamento del costo dei beni di cui al comma 1 sono
deducibili  a  partire dall'esercizio di entrata in funzione del bene
e,  per  i  beni  ceduti  o devoluti all'ente concessionario, fino al
periodo  d'imposta  in  cui avviene il trasferimento e in proporzione
alla durata del possesso.
  4. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)). ((108))
  5. Le eventuali modifiche delle vite utili di cui al comma 2,
deliberate ai fini tariffari dall'Autorita' per l'energia elettrica e
il   gas   successivamente   all'entrata  in  vigore  della  presente
disposizione, rilevano anche ai fini della determinazione delle quote
di ammortamento deducibili.
  6.   In   caso   di   beni  utilizzati  in  locazione  finanziaria,
indipendentemente  dai  criteri  di  contabilizzazione,  la deduzione
delle  quote  di ammortamento compete all'impresa utilizzatrice; alla
formazione  del  reddito  imponibile  di quella concedente concorrono
esclusivamente   i   proventi  finanziari  impliciti  nei  canoni  di
locazione  finanziaria  determinati in ciascun esercizio nella misura
risultante dal piano di ammortamento finanziario.
  7.   Le   disposizioni   del   presente   articolo   si   applicano
esclusivamente   ai  beni  classificabili  nelle  categorie  omogenee
individuate  dall'Autorita'  per  l'energia elettrica e il gas. Per i
beni  non  classificabili  in  tali  categorie continua ad applicarsi
l'articolo 102.
  8.   Per   i  costi  incrementativi  capitalizzati  successivamente
all'entrata  in  funzione  dei  beni  di  cui  al comma 1 le quote di
ammortamento  sono  determinate  in  base alla vita utile residua dei
beni (100)
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AGGIORNAMENTO (100)
  La  L. 23 dicembre 2005, n.266 ha disposto (con l'art. 1 comma 327)
che  "Le  disposizioni  dell'articolo  102-bis  del testo unico delle
imposte   sui  redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  22  dicembre  1986,  n. 917, introdotto dal comma 325, si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31 dicembre 2005, ad eccezione di quelle del comma 6 dello
stesso  articolo  102-bis  che si applicano ai contratti di locazione
finanziaria  la  cui  esecuzione  inizia successivamente alla data di
entrata in vigore della presente legge."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 103
                  Ammortamento dei beni immateriali

	 	
  1.  Le quote di ammortamento del costo dei diritti di utilizzazione
di  opere  dell'ingegno,  dei  brevetti  industriali,  dei  processi,
formule  e  informazioni  relativi  ad  esperienze acquisite in campo
industriale,  commerciale o scientifico sono deducibili in misura non
superiore  al  50  per  cento del costo; quelle relative al costo dei
marchi  d'impresa  sono  deducibili  in  misura  non  superiore ad un
diciottesimo del costo. (101)
  2.  Le quote di ammortamento del costo dei diritti di concessione e
degli altri diritti iscritti nell'attivo del bilancio sono deducibili
in  misura  corrispondente  alla durata di utilizzazione prevista dal
contratto o dalla legge.
  3.  Le  quote  di  ammortamento  del  valore di avviamento iscritto
nell'attivo del bilancio sono deducibili in misura non superiore a un
diciottesimo del valore stesso. (97)
  ((3-bis. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, la deduzione del costo dei marchi d'impresa e dell'avviamento e' ammessa alle stesse condizioni e con gli stessi limiti annuali previsti dai commi 1 e 3, a prescindere dall'imputazione al conto economico)).
  4. Si applica la disposizione del comma 8 dell'articolo 102.
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AGGIORNAMENTO (97)
  Il D.L. 30 settembre 2005, n.203 convertito con modificazioni dalla
L. 2 dicembre 2005, n. 248 ha disposto (con l'art. 5-bis comma 2) che
"La  disposizione  del  comma  1  si  applica a decorrere dal periodo
d'imposta  in  corso  alla  data  di entrata in vigore della legge di
conversione  del presente decreto, anche con riferimento alle residue
quote di ammortamento del valore di avviamento iscritto in periodi di
imposta precedenti."
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n. 248 ha disposto (con l'art. 37 comma 46) che "Le
disposizioni  del  comma  45  si  applicano  a  decorrere dal periodo
d'imposta  in  corso  alla  data  di  entrata  in vigore del presente
decreto  anche  per  le  quote  di  ammortamento  relative  ai  costi
sostenuti nel corso dei periodi di imposta precedenti. In riferimento
ai brevetti industriali, la disposizione del comma 45, lettera a), si
applica limitatamente ai brevetti registrati dalla data di entrata in
vigore del presente decreto ovvero nei cinque anni precedenti."
                            Art. 103-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 104 
    ((Ammortamento finanziario dei beni gratuitamente devolvibili 1. Per i beni gratuitamente devolvibili alla scadenza di una concessione e' consentita, in luogo dell'ammortamento di cui agli articoli 102 e 103, la deduzione di quote costanti di ammortamento finanziario. 2. La quota di ammortamento finanziario deducibile e' determinata dividendo il costo dei beni, diminuito degli eventuali contributi del concedente, per il numero degli anni di durata della concessione, considerando tali anche le frazioni. In caso di modifica della durata della concessione, la quota deducibile e' proporzionalmente ridotta o aumentata a partire dall'esercizio in cui la modifica e' stata convenuta. 3. In caso di incremento o di decremento del costo dei beni, per effetto di sostituzione a costi superiori o inferiori, di ampliamenti, ammodernamenti o trasformazioni, di perdite e di ogni altra causa, la quota di ammortamento finanziario deducibile e' rispettivamente aumentata o diminuita, a partire dall'esercizio in cui si e' verificato l'incremento o il decremento, in misura pari al relativo ammontare diviso per il numero dei residui anni di durata della concessione. 4. Per le concessioni relative alla costruzione e all'esercizio di opere pubbliche sono ammesse in deduzione quote di ammortamento finanziario differenziate da calcolare sull'investimento complessivo realizzato. Le quote di ammortamento sono determinate nei singoli casi con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze in rapporto proporzionale alle quote previste nel piano economico-finanziario della concessione, includendo nel costo ammortizzabile gli interessi passivi anche in deroga alle disposizioni del comma 1 dell'articolo 110.)) 
                              Art. 105
              Accantonamenti di quiescenza e previdenza

  1. Gli accantonamenti ai fondi per le indennita' di fine rapporto e
ai  fondi  di  previdenza del personale dipendente istituiti ai sensi
dell'articolo   2117  del  codice  civile,  se  costituiti  in  conti
individuali  dei singoli dipendenti, sono deducibili nei limiti delle
quote   maturate  nell'esercizio  in  conformita'  alle  disposizioni
legislative  e  contrattuali  che  regolano il rapporto di lavoro dei
dipendenti stessi.
  2.  I  maggiori  accantonamenti  necessari  per  adeguare i fondi a
sopravvenute  modificazioni  normative  e retributive sono deducibili
nell'esercizio  dal  quale hanno effetto le modificazioni o per quote
costanti nell'esercizio stesso e nei due successivi.
  ((3. L'ammontare del TFR annualmente destinato a forme pensionistiche complementari e' deducibile nella misura prevista dall'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252)).((104))
  4.  Le  disposizioni  dei  commi  1  e  2  valgono  anche  per  gli
accantonamenti  relativi  alle  indennita'  di  fine  rapporto di cui
all'articolo 17, comma 1, lettere c), d) e f).
----------------
AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.Lgs.  5  dicembre  2005,  n. 252, come modificato dalla L. 27
dicembre  2006,  n.  296,  ha  disposto  (con  l'art. 23, comma 1) la
modifica  dell'entrata  in  vigore  della  modifica  del  comma 3 del
presente articolo dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2007.
                            Art. 105-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 106
   Svalutazione dei crediti e accantonamenti per rischi su crediti

  1.   Le  svalutazioni  dei  crediti  risultanti  in  bilancio,  per
l'importo  non  coperto  da garanzia assicurativa, che derivano dalle
cessioni  di beni e dalle prestazioni di servizi indicate nel comma 1
dell'articolo  85,  sono  deducibili  in ciascun esercizio nel limite
dello  0,50  per  cento  del  valore  nominale  o di acquisizione dei
crediti  stessi.  Nel  computo  del  limite  si  tiene conto anche di
accantonamenti  per  rischi  su  crediti.  La  deduzione  non e' piu'
ammessa  quando  l'ammontare  complessivo  delle svalutazioni e degli
accantonamenti  ha  raggiunto il 5 per cento del valore nominale o di
acquisizione   dei   crediti   risultanti   in   bilancio  alla  fine
dell'esercizio.
  	  2.  Le  perdite  sui  crediti di cui al comma 1, determinate con
riferimento  al valore nominale o di acquisizione dei crediti stessi,
sono  deducibili  a norma dell'articolo 101, limitatamente alla parte
che   eccede  l'ammontare  complessivo  delle  svalutazioni  e  degli
accantonamenti  dedotti  nei  precedenti esercizi. Se in un esercizio
l'ammontare  complessivo  delle  svalutazioni  e degli accantonamenti
dedotti  eccede  il 5 per cento del valore nominale o di acquisizione
dei crediti, l'eccedenza concorre a formare il reddito dell'esercizio
stesso.
  3.   Per  gli  enti  creditizi  e  finanziari  di  cui  al  decreto
legislativo  27  gennaio  1992,  n.  87,  le svalutazioni dei crediti
risultanti  in  bilancio,  per  l'importo  non  coperto  da  garanzia
assicurativa, che derivano dalle operazioni di erogazione del credito
alla  clientela,  compresi  i  crediti  finanziari  concessi a Stati,
banche  centrali  o  enti  di Stato esteri destinati al finanziamento
delle esportazioni italiane o delle attivita' ad esse collegate, sono
deducibili  in  ciascun esercizio nel limite dello 0,30 per cento del
valore  dei  crediti risultanti in bilancio, aumentato dell'ammontare
delle  svalutazioni  dell'esercizio.  L'ammontare  complessivo  delle
svalutazioni  che  supera  lo  0,30  per cento e' deducibile in quote
costanti nei diciotto esercizi successivi. Ai fini del presente comma
le  svalutazioni si assumono al netto delle rivalutazioni dei crediti
risultanti  in  bilancio.  Se in un esercizio l'ammontare complessivo
delle  svalutazioni e' inferiore al limite dello 0,30 per cento, sono
ammessi  in  deduzione,  fino  al predetto limite, accantonamenti per
rischi su crediti. Gli accantonamenti non sono piu' deducibili quando
il  loro ammontare complessivo ha raggiunto il 5 per cento del valore
dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell'esercizio. (97)
  ((3-bis: Per i nuovi crediti di cui al comma 3 erogati a decorrere dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009, limitatamente all'ammontare che eccede la media dei crediti erogati nei due periodi d'imposta precedenti, diversi da quelli assistiti da garanzia o da misure agevolative in qualsiasi forma concesse dallo Stato, da enti pubblici e da altri enti controllati direttamente o indirettamente dallo Stato, le percentuali di cui allo stesso comma sono elevate allo 0,50 per cento. L'ammontare delle svalutazioni eccedenti il detto limite e' deducibile in quote costanti nei nove esercizi successivi.))
  4.  Per  gli enti creditizi e finanziari nell'ammontare dei crediti
si  comprendono  anche  quelli  impliciti  nei contratti di locazione
finanziaria   nonche'   la   rivalutazione  delle  operazioni  "fuori
bilancio"  iscritte  nell'attivo  in  applicazione dei criteri di cui
all'articolo 112.
  5.  Le  perdite  sui  crediti di cui al comma 3 ((e di cui al comma 3-bis)),  determinate  con  riferimento  al  valore  di  bilancio dei
crediti,  sono  deducibili, ai sensi dell'articolo 101, limitatamente
alla  parte  che eccede l'ammontare dell'accantonamento per rischi su
crediti   dedotto   nei  precedenti  esercizi.  Se  in  un  esercizio
l'ammontare  del  predetto  accantonamento  eccede il 5 per cento del
valore  dei  crediti  risultanti  in bilancio, l'eccedenza concorre a
formare il reddito dell'esercizio stesso.
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AGGIORNAMENTO (97)
  Il D.L. 30 settembre 2005, n.203 convertito con modificazioni dalla
L. 2 dicembre 2005, n. 248 ha disposto (con l'art. 6 comma 4) che "Le
disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano  a decorrere dal
periodo  d'imposta  in  corso  alla  data  di  entrata  in vigore del
presente decreto."
                            Art. 106-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 107 
                        Altri accantonamenti 
 
  1. Gli accantonamenti a fronte delle spese per  lavori  ciclici  di
manutenzione  e  revisione  delle  navi  e  degli   aeromobili   sono
deducibili nei limiti del 5 per cento del costo di  ciascuna  nave  o
aeromobile quale risulta all'inizio dell'esercizio dal  registro  dei
beni ammortizzabili. La differenza tra  l'ammontare  complessivamente
dedotto e la spesa complessivamente sostenuta concorre a  formare  il
reddito, o e'  deducibile  se  negativa,  nell'esercizio  in  cui  ha
termine il ciclo. 
  2. Per le imprese concessionarie della costruzione e dell'esercizio
di opere pubbliche e le  imprese  subconcessionarie  di  queste  sono
deducibili gli accantonamenti a fronte delle spese di ripristino o di
sostituzione dei beni gratuitamente devolvibili  allo  scadere  della
concessione e delle altre spese di cui al comma 6 dell'articolo  102.
La deduzione e' ammessa, per ciascun bene,  nel  limite  massimo  del
cinque per cento del costo e non e' piu' ammessa quando il  fondo  ha
raggiunto  l'ammontare  complessivo  delle  spese  relative  al  bene
medesimo sostenute  negli  ultimi  due  esercizi.  ((Per le imprese concessionarie di costruzione e gestione di autostrade e trafori la percentuale di cui al periodo precedente e' pari all' 1 per cento)).
Se le spese sostenute in un esercizio  sono  superiori  all'ammontare
del fondo l'eccedenza e' deducibile in quote costanti nell' esercizio
stesso e nei cinque successivi. L'ammontare degli accantonamenti  non
utilizzati concorre  a  formare  il  reddito  dell'esercizio  in  cui
avviene la devoluzione. 
  3. Gli accantonamenti a fronte degli oneri derivanti da  operazioni
a premio e da  concorsi  a  premio  sono  deducibili  in  misura  non
superiore, rispettivamente, al  30  per  cento  e  al  70  per  cento
dell'ammontare degli impegni assunti nell'esercizio, a condizione che
siano distinti per esercizio di formazione.  L'utilizzo  a  copertura
degli oneri relativi ai singoli esercizi  deve  essere  effettuato  a
carico  dei  corrispondenti  accantonamenti  sulla  base  del  valore
unitario  di  formazione  degli  stessi  e  le  eventuali  differenze
rispetto a tale valore costituiscono sopravvenienze attive o passive.
L'ammontare dei fondi non utilizzato al termine del  terzo  esercizio
successivo a quello di  formazione  concorre  a  formare  il  reddito
dell'esercizio stesso. 
  4. Non sono ammesse deduzioni per accantonamenti diversi da  quelli
espressamente considerati dalle disposizioni del presente capo. 
Capo III
ENTI NON COMMERCIALI
                              Art. 108	
                   Spese relative a piu' esercizi

  1.   Le   spese   relative  a  studi  e  ricerche  sono  deducibili
nell'esercizio  in  cui sono state sostenute ovvero in quote costanti
nell'esercizio  stesso  e  nei  successivi ma non oltre il quarto. Le
quote  di  ammortamento dei beni acquisiti in esito agli studi e alle
ricerche sono calcolate sul costo degli stessi diminuito dell'importo
gia'  dedotto.  Per  i  contributi corrisposti a norma di legge dallo
Stato  o  da  altri  enti  pubblici a fronte di tali costi si applica
l'articolo 88, comma 3.
  2.  Le  spese  di  pubblicita'  e  di  propaganda  sono  deducibili
nell'esercizio  in  cui  sono  state  sostenute  o  in quote costanti
nell'esercizio  stesso  e  nei  quattro  successivi.  ((Le spese di rappresentanza sono deducibili nel periodo d'imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruita' stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse, del volume dei ricavi dell'attivita' caratteristica dell'impresa e dell'attivita' internazionale dell'impresa. Sono comunque deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a euro 50)) ((108))
  3.  Le  altre  spese  relative  a  piu' esercizi, diverse da quelle
considerate  nei  commi  1 e 2 sono deducibili nel limite della quota
imputabile    a   ciascun   esercizio.   Le   medesime   spese,   non
capitalizzabili  per  effetto  dei principi contabili internazionali,
sono  deducibili  in  quote costanti nell'esercizio in cui sono state
sostenute e nei quattro successivi.
  4.  Le spese di cui al presente articolo sostenute dalle imprese di
nuova  costituzione,  comprese  le spese di impianto, sono deducibili
secondo  le  disposizioni dei commi 1, 2 e 3 a partire dall'esercizio
in cui sono conseguiti i primi ricavi.
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 109
         Norme generali sui componenti del reddito d'impresa

	
  1.  I  ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi,
per i quali le precedenti norme della presente Sezione non dispongono
diversamente,  concorrono  a  formare  il  reddito  nell'esercizio di
competenza; tuttavia i ricavi, le spese e gli altri componenti di cui
nell'esercizio  di  competenza  non  sia  ancora  certa l'esistenza o
determinabile  in  modo  obiettivo  l'ammontare concorrono a formarlo
nell'esercizio in cui si verificano tali condizioni.
  	 2. Ai fini della determinazione dell'esercizio di competenza:
    a) i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti, e le
spese  di  acquisizione  dei beni si considerano sostenute, alla data
della  consegna  o  spedizione per i beni mobili e della stipulazione
dell'atto  per  gli  immobili  e per le aziende, ovvero, se diversa e
successiva,  alla  data  in  cui  si  verifica l'effetto traslativo o
costitutivo  della  proprieta' o di altro diritto reale. Non si tiene
conto  delle  clausole  di riserva della proprieta'. La locazione con
clausola  di trasferimento della proprieta' vincolante per ambedue le
parti e' assimilata alla vendita con riserva di proprieta';
    b)  i  corrispettivi  delle prestazioni di servizi si considerano
conseguiti,  e  le  spese  di acquisizione dei servizi si considerano
sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate, ovvero, per
quelle  dipendenti  da contratti di locazione, mutuo, assicurazione e
altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, alla data di
maturazione dei corrispettivi;
    c)  per  le  societa'  e gli enti che hanno emesso obbligazioni o
titoli  similari  la  differenza  tra le somme dovute alla scadenza e
quelle ricevute in dipendenza dell'emissione e' deducibile in ciascun
periodo  di imposta per una quota determinata in conformita' al piano
di ammortamento del prestito.
  3.  I  ricavi,  gli  altri  proventi  di ogni genere e le rimanenze
concorrono  a  formare  il reddito anche se non risultano imputati al
conto economico.
  3-bis.  Le minusvalenze realizzate ai sensi dell'articolo 101 sulle
azioni,  quote  e  strumenti  finanziari similari alle azioni che non
possiedono  i  requisiti  di  cui all'articolo 87 non rilevano fino a
concorrenza  dell'importo  non  imponibile  dei dividendi, ovvero dei
loro  acconti,  percepiti  nei trentasei mesi precedenti il realizzo.
Tale  disposizione  si  applica  anche alle differenze negative tra i
ricavi dei beni di cui all'articolo 85, comma 1, lettere c) e d), e i
relativi costi.
  3-ter. Le disposizioni del comma 3-bis si applicano con riferimento
alle  azioni,  quote  e  strumenti  finanziari  similari  alle azioni
acquisite  nei  trentasei  mesi  precedenti  il  realizzo, sempre che
soddisfino  i  requisiti  per l'esenzione di cui alle lettere c) e d)
del comma 1 dell'articolo 87.
  3-quater.  Resta  ferma  l'applicazione  dell'articolo  37-bis  del
decreto  del  Presidente  della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
anche con riferimento ai differenziali negativi di natura finanziaria
derivanti  da  operazioni  iniziate nel periodo d'imposta o in quello
precedente  sulle  azioni, quote e strumenti finanziari similari alle
azioni di cui al comma 3-bis. (97)
  3-quinquies.  I  commi  3-bis, 3-ter e 3-quater non si applicano ai
soggetti  che  redigono  il  bilancio  in  base ai principi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002.
  4.  Le  spese  e  gli altri componenti negativi non sono ammessi in
deduzione  se  e  nella misura in cui non risultano imputati al conto
economico   relativo  all'esercizio  di  competenza.  Si  considerano
imputati  a  conto  economico  i  componenti  imputati direttamente a
patrimonio  per  effetto  dei principi contabili internazionali. Sono
tuttavia deducibili:
    a) quelli imputati al conto economico di un esercizio precedente,
se  la  deduzione  e'  stata  rinviata in conformita' alle precedenti
norme della presente sezione che dispongono o consentono il rinvio;
    b) quelli che pur non essendo imputabili al conto economico, sono
deducibili  per  disposizione  di  legge.  .  Le  spese  e  gli oneri
specificamente  afferenti  i ricavi e gli altri proventi, che pur non
risultando  imputati  al  conto  economico  concorrono  a  formare il
reddito, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano
da elementi certi e precisi. (98) (101) (108)
  5. Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi
passivi,  tranne  gli  oneri  fiscali,  contributivi  e  di  utilita'
sociale,  sono  deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad
attivita'  o  beni  da  cui  derivano  ricavi  o  altri  proventi che
concorrono  a  formare  il  reddito o che non vi concorrono in quanto
esclusi.  Se  si  riferiscono  indistintamente  ad  attivita'  o beni
produttivi  di  proventi computabili e ad attivita' o beni produttivi
di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del
reddito  sono  deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra
l'ammontare  dei  ricavi e altri proventi che concorrono a formare il
reddito  d'impresa  o  che  non  vi  concorrono  in  quanto esclusi e
l'ammontare  complessivo di tutti i ricavi e proventi. Le plusvalenze
di  cui  all'articolo  87, non rilevano ai fini dell'applicazione del
periodo  precedente.  ((Fermo restando quanto previsto dai periodi precedenti, le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande, diverse da quelle di cui al comma 3 dell'articolo 95, sono deducibili nella misura del 75 per cento)) (108) ((110))
  6. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244. (108)
  7. In deroga al comma 1 gli interessi di mora concorrono alla
formazione  del  reddito  nell'esercizio  in  cui  sono  percepiti  o
corrisposti.
  8.  In  deroga  al comma 5 non e' deducibile il costo sostenuto per
l'acquisto   del   diritto   d'usufrutto   o  altro  diritto  analogo
relativamente  ad una partecipazione societaria da cui derivino utili
esclusi ai sensi dell'articolo 89.
  9. Non e' deducibile ogni tipo di remunerazione dovuta:
    a)  su  titoli,  strumenti finanziari comunque denominati, di cui
all'articolo   44,   per   la   quota  di  essa  che  direttamente  o
indirettamente  comporti  la  partecipazione  ai  risultati economici
della societa' emittente o di altre societa' appartenenti allo stesso
gruppo  o  dell'affare in relazione al quale gli strumenti finanziari
sono stati emessi;
    b)  relativamente  ai contratti di associazione in partecipazione
ed  a quelli di cui all'articolo 2554 del codice civile allorche' sia
previsto un apporto diverso da quello di opere e servizi.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
13) che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi 3,
primo  periodo,  6  e 7, 88, comma 4, 89, commi 2 e 3, primo periodo,
95,  98,  101  e  109, commi 4, lettera b), quarto periodo, del testo
unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno effetto per i
periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004. Le
disposizioni  degli articoli 87, comma 1-bis, 93, comma 7, 109, comma
4,  lettera  b),  terzo  periodo,  111  e  114  del testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005. Le disposizioni
degli  articoli  87,  comma  3, ultimo periodo, e 89, comma 3, ultimo
periodo,  come  modificati dal presente articolo, hanno effetto per i
periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (97)
  Il D.L. 30 settembre 2005, n.203 convertito con modificazioni dalla
L.  2 dicembre 2005, n. 248 ha disposto (con l'art. 5-quinquies comma
2)  che  "Le  disposizioni  di  cui  al  comma  1  si  applicano alle
minusvalenze e alle differenze negative realizzate a decorrere dal 1°
gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n. 248 ha disposto (con l'art. 37 comma 48) che "Le
disposizioni  del comma 47 si applicano alle spese relative a studi e
ricerche  di  sviluppo  sostenute  a decorrere dal periodo di imposta
successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
---------------
AGGIORNAMENTO (110)
  Il D.L. 25 giugno 2008, n.112 convertito con modificazioni dalla L.
6  agosto 2008, n. 133 ha disposto (con l'art. 83 comma 28-quinquies)
che  "Le  disposizioni  di cui al comma 28-quater entrano in vigore a
partire  dal  periodo  d'imposta  successivo  a quello in corso al 31
dicembre 2008."
                            Art. 109-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 110

                  Norme generali sulle valutazioni

  1. Agli effetti delle norme del presente capo che fanno riferimento
al costo dei beni senza disporre diversamente:
    a)  il costo e' assunto al lordo delle quote di ammortamento gia'
dedotte;
    b)  si comprendono nel costo anche gli oneri accessori di diretta
imputazione,  esclusi  gli  interessi  passivi  e  le spese generali.
Tuttavia   per   i  beni  materiali  e  immateriali  strumentali  per
l'esercizio  dell'impresa  si  comprendono  nel  costo  gli interessi
passivi  iscritti in bilancio ad aumento del costo stesso per effetto
di  disposizioni  di  legge.  Nel  costo  di fabbricazione si possono
aggiungere  con  gli  stessi  criteri anche i costi diversi da quelli
direttamente  imputabili  al  prodotto;  per  gli  immobili  alla cui
produzione  e'  diretta  l'attivita'  dell'impresa si comprendono nel
costo  gli  interessi  passivi  sui  prestiti  contratti  per la loro
costruzione o ristrutturazione;
    c)  Il  costo  dei  beni  rivalutati,  diversi  da  quelli di cui
all'articolo  85,  comma  1,  lettere  a),  b)  ed e), non si intende
comprensivo  delle  plusvalenze iscritte, ad esclusione di quelle che
per  disposizione di legge non concorrono a formare il reddito. Per i
beni   indicati   nella   citata   lettera   e)   che   costituiscono
immobilizzazioni finanziarie le plusvalenze iscritte non concorrono a
formare il reddito per la parte eccedente le minusvalenze dedotte;
    d)   il  costo  delle  azioni,  delle  quote  e  degli  strumenti
finanziari  similari  alle  azioni  si  intende  non  comprensivo dei
maggiori  o  minori  valori  iscritti  i  quali  conseguentemente non
concorrono  alla  formazione del reddito, ne' alla determinazione del
valore fiscalmente riconosciuto delle rimanenze di tali azioni, quote
o strumenti;
    e)   per   i   titoli   a   reddito   fisso,   che  costituiscono
immobilizzazioni  finanziarie  e sono iscritti come tali in bilancio,
la differenza positiva o negativa tra il costo d'acquisto e il valore
di  rimborso  concorre  a  formare  il  reddito per la quota maturata
nell'esercizio.
  ((1-bis. In deroga alle disposizioni delle lettere c), d) ed e) del comma 1, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002: a) i maggiori o i minori valori dei beni indicati nell'articolo 85, comma 1, lettera e), che si considerano immobilizzazioni finanziarie ai sensi del comma 3-bis dello stesso articolo, imputati a conto economico in base alla corretta applicazione di tali principi, assumono rilievo anche ai fini fiscali; b) la lettera d) del comma 1 si applica solo per le azioni, le quote e gli strumenti finanziari similari alle azioni che si considerano immobilizzazioni finanziarie ai sensi dell'articolo 85, comma 3-bis; c) per le azioni, le quote e gli strumenti finanziari similari alle azioni, posseduti per un periodo inferiore a quello indicato nell'articolo 87, comma 1, lettera a), aventi gli altri requisiti previsti al comma 1 del medesimo articolo 87, il costo e' ridotto dei relativi utili percepiti durante il periodo di possesso per la quota esclusa dalla formazione del reddito. 1-ter. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al citato regolamento (CE) n. 1606/2002, i componenti positivi e negativi che derivano dalla valutazione, operata in base alla corretta applicazione di tali principi, delle passivita' assumono rilievo anche ai fini fiscali))
  2.  Per la determinazione del valore normale dei beni e dei servizi
e,  con  riferimento  alla  data  in  cui si considerano conseguiti o
sostenuti,  per  la  valutazione dei corrispettivi, proventi, spese e
oneri  in  natura  o  in  valuta  estera, si applicano, quando non e'
diversamente  disposto,  le  disposizioni dell'articolo 9; tuttavia i
corrispettivi,  i  proventi,  le  spese e gli oneri in valuta estera,
percepiti  o effettivamente sostenuti in data precedente, si valutano
con  riferimento  a  tale  data.  La conversione in euro dei saldi di
conto  delle stabili organizzazioni all'estero si effettua secondo il
cambio  alla data di chiusura dell'esercizio e le differenze rispetto
ai  saldi  di  conto  dell'esercizio  precedente  non concorrono alla
formazione  del  reddito.  Per  le  imprese che intrattengono in modo
sistematico  rapporti  in valuta estera e' consentita la tenuta della
contabilita'  plurimonetaria  con  l'applicazione  del cambio di fine
esercizio ai saldi dei relativi conti.
  3.   La  valutazione  secondo  il  cambio  alla  data  di  chiusura
dell'esercizio  dei  crediti e debiti in valuta, anche sotto forma di
obbligazioni,   di   titoli   cui  si  applica  la  disciplina  delle
obbligazioni  ai sensi del codice civile o di altre leggi o di titoli
assimilati, non assume rilevanza. Si tiene conto della valutazione al
cambio  della data di chiusura dell'esercizio delle attivita' e delle
passivita'  per  le  quali il rischio di cambio e' coperto, qualora i
contratti  di  copertura  siano  anche essi valutati in modo coerente
secondo il cambio di chiusura dell'esercizio.
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 28 FEBBRAIO 2005, N.38.
  5.  I  proventi determinati a norma dell'articolo 90 e i componenti
negativi di cui ai commi 1 e 6 dell'articolo 102, agli articoli 104 e
106  e ai commi 1 e 2 dell'articolo 107 sono ragguagliati alla durata
dell'esercizio se questa e' inferiore o superiore a dodici mesi.
  6.   In  caso  di  mutamento  totale  o  parziale  dei  criteri  di
valutazione  adottati  nei  precedenti  esercizi il contribuente deve
darne comunicazione all'agenzia delle entrate nella dichiarazione dei
redditi o in apposito allegato.
  7.  I  componenti  del reddito derivanti da operazioni con societa'
non   residenti  nel  territorio  dello  Stato,  che  direttamente  o
indirettamente  controllano  l'impresa,  ne  sono  controllate o sono
controllate  dalla  stessa  societa'  che  controlla  l'impresa, sono
valutati  in  base  al  valore  normale  dei beni ceduti, dei servizi
prestati e dei beni e servizi ricevuti, determinato a norma del comma
2,  se  ne  deriva  aumento  del  reddito;  la stessa disposizione si
applica  anche  se ne deriva una diminuzione del reddito, ma soltanto
in  esecuzione  degli  accordi  conclusi  con le autorita' competenti
degli  Stati  esteri  a seguito delle speciali "procedure amichevoli"
previste   dalle   convenzioni   internazionali   contro   le  doppie
imposizioni  sui  redditi.  La presente disposizione si applica anche
per  i beni ceduti e i servizi prestati da societa' non residenti nel
territorio  dello  Stato  per  conto  delle  quali  l'impresa esplica
attivita'  di  vendita  e  collocamento di materie prime o merci o di
fabbricazione o lavorazione di prodotti.
  8.  La  rettifica da parte dell'ufficio delle valutazioni fatte dal
contribuente  in  un  esercizio  ha  effetto  anche  per gli esercizi
successivi.  L'ufficio  tiene  conto  direttamente  delle  rettifiche
operate  e deve procedere a rettificare le valutazioni relative anche
agli esercizi successivi.
  9.  Agli  effetti  delle  norme  del  presente  titolo che vi fanno
riferimento  il  cambio  delle  valute  estere  in  ciascun  mese  e'
accertato,  su  conforme  parere dell'Ufficio italiano dei cambi, con
provvedimento  dell'Agenzia  delle entrate, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale entro il mese successivo.
  ((10. Non sono ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell'articolo 168-bis. Tale deduzione e' ammessa per le operazioni intercorse con imprese residenti o localizzate in Stati dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al citato decreto)).
  11.  Le  disposizioni di cui al comma 10 non si applicano quando le
imprese residenti in Italia forniscano la prova che le imprese estere
svolgono  prevalentemente  un'attivita' commerciale effettiva, ovvero
che  le  operazioni  poste  in  essere  rispondono  ad  un  effettivo
interesse  economico e che le stesse hanno avuto concreta esecuzione.
Le  spese  e  gli  altri  componenti negativi deducibili ai sensi del
primo  periodo  sono  separatamente  indicati nella dichiarazione dei
redditi.   L'Amministrazione,   prima   di   procedere  all'emissione
dell'avviso  di  accertamento  d'imposta  o di maggiore imposta, deve
notificare  all'interessato  un  apposito  avviso  con il quale viene
concessa  al  medesimo  la  possibilita'  di  fornire, nel termine di
novanta  giorni, le prove predette. Ove l'Amministrazione non ritenga
idonee   le   prove   addotte,  dovra'  darne  specifica  motivazione
nell'avviso  di  accertamento. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 27 DICEMBRE
2006, N.296.
  12. Le disposizioni di cui ai commi 10 e 11 non si applicano per le
operazioni   intercorse   con  soggetti  non  residenti  cui  risulti
applicabile  gli  articoli  167  o  168,  concernente disposizioni in
materia di imprese estere partecipate.
  12-bis.  Le  disposizioni dei commi 10 e 11 si applicano anche alle
prestazioni di servizi rese dai professionisti domiciliati in ((Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell'articolo 168-bis. Tale disposizione non si applica ai professionisti domiciliati in Stati dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo inclusi nella lista di cui al citato decreto)).
                            Art. 110-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 111
                      Imprese di assicurazioni

  1. Nella determinazione del reddito delle societa' e degli enti che
esercitano  attivita'  assicurative  concorre  a  formare  il reddito
dell'esercizio la variazione delle riserve tecniche obbligatorie fino
alla  misura  massima  stabilita  a  norma  di  legge,  salvo  quanto
stabilito nei commi successivi.
  ((1-bis. La variazione delle riserve tecniche obbligatorie relative al ramo vita concorre a formare il reddito dell'esercizio per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e degli altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e i proventi, anche se esenti o esclusi, ivi compresa la quota non imponibile dei dividendi di cui all'articolo 89, comma 2, e delle plusvalenze di cui all'articolo 87. In ogni caso, tale rapporto rileva in misura non inferiore al 95 per cento e non superiore al 98,5 per cento)).((115))
  2.  Gli  utili  di cui all'articolo 89, commi 2 e 3, i maggiori e i
minori   valori   iscritti   relativi  alle  azioni,  alle  quote  di
partecipazione  e  agli  strumenti finanziari di cui all'articolo 85,
comma  1,  lettere  c) e d), nonche' le plusvalenze e le minusvalenze
che  fruiscono  del  regime  previsto  dall'articolo  87 concorrono a
formare il reddito qualora siano relativi ad investimenti a beneficio
di assicurati dei rami vita i quali ne sopportano il rischio. Ai fini
dell'applicazione  dell'articolo  165  i  predetti  utili si assumono
nell'importo  che  in  base  all'articolo  89  concorre  a formare il
reddito. (98)
  3.  La  variazione  della riserva sinistri relativa ai contratti di
assicurazione dei rami danni, per la parte riferibile alla componente
di  lungo  periodo, e' deducibile nell'esercizio in misura pari al 30
per   cento   dell'importo   iscritto  in  bilancio;  l'eccedenza  e'
deducibile  in  quote  costanti  nei diciotto esercizi successivi. E'
considerato  componente  di  lungo  periodo  il  75  per  cento della
medesima riserva sinistri. (97)
  3-bis.  Per  le imprese di assicurazione che gestiscono sia il ramo
danni  che  il ramo vita, la valutazione dei titoli e degli strumenti
finanziari e' attuata separatamente per ciascuno di essi. (98)
  4.  Le  provvigioni  relative  all'acquisizione  dei  contratti  di
assicurazione  di  durata poliennale stipulati nel periodo di imposta
sono  deducibili  in  quote  costanti  nel  periodo  stesso e nei due
successivi;  tuttavia  per  i  contratti  di assicurazione sulla vita
possono  essere  dedotte per l'intero ammontare nel predetto periodo.
Le  provvigioni  stesse,  se  iscritte tra gli elementi dell'attivo a
copertura  delle  riserve  tecniche,  sono  deducibili nei limiti dei
corrispondenti  caricamenti  dei  premi e per un periodo massimo pari
alla  durata  di  ciascun  contratto e comunque non superiore a dieci
anni.
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AGGIORNAMENTO (97)
  Il D.L. 30 settembre 2005, n.203 convertito con modificazioni dalla
L. 2 dicembre 2005, n. 248 ha disposto (con l'art. 6 comma 4) che "Le
disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano  a decorrere dal
periodo  d'imposta  in  corso  alla  data  di  entrata  in vigore del
presente decreto."
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
13) che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi 3,
primo  periodo,  6  e 7, 88, comma 4, 89, commi 2 e 3, primo periodo,
95,  98,  101  e  109, commi 4, lettera b), quarto periodo, del testo
unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno effetto per i
periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004. Le
disposizioni  degli articoli 87, comma 1-bis, 93, comma 7, 109, comma
4,  lettera  b),  terzo  periodo,  111  e  114  del testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005. Le disposizioni
degli  articoli  87,  comma  3, ultimo periodo, e 89, comma 3, ultimo
periodo,  come  modificati dal presente articolo, hanno effetto per i
periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (115)
  Il D.L 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla L.
30 luglio 2010, n. 122, ha disposto (con l'art. 38, comma 13-ter) che
"Le  disposizioni  contenute  nel  comma  1-bis dell'articolo 111 del
testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,  di  cui  al  decreto del
Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dal
comma  13-bis  del  presente  articolo,  hanno  effetto, nella misura
ridotta  del  50  per cento, anche sul versamento del secondo acconto
dell'imposta  sul  reddito  delle  societa'  dovuto per il periodo di
imposta  in  corso  alla  data  di  entrata  in vigore della legge di
conversione del presente decreto".
                            Art. 111-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                            Art. 111-ter

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
Capo IV
SOCIETA' ED ENTI NON RESIDENTI
                              Art. 112
                     (Operazioni fuori bilancio)

  1. Si considerano operazioni "fuori bilancio":
    a) i contratti di compravendita non ancora regolati, a pronti o a
termine, di titoli e valute;
    b) i contratti derivati con titolo sottostante;
    c) i contratti derivati su valute;
    d)  i  contratti  derivati  senza  titolo sottostante collegati a
tassi di interesse, a indici o ad altre attivita'.
  2.  Alla  formazione del reddito concorrono i componenti positivi e
negativi  che  risultano  dalla  valutazione  delle operazioni "fuori
bilancio" in corso alla data di chiusura dell'esercizio.
  3.  I  componenti  negativi  di  cui  al comma 2 non possono essere
superiori  alla  differenza  tra  il  valore  del  contratto  o della
prestazione   alla   data  della  stipula  o  a  quella  di  chiusura
dell'esercizio  precedente  e  il  corrispondente valore alla data di
chiusura   dell'esercizio.  Per  la  determinazione  di  quest'ultimo
valore, si assume:
    a)  per  i  contratti  uniformi  a  termine  negoziati in mercati
regolamentari  italiani  o esteri, l'ultima quotazione rilevata entro
la chiusura dell'esercizio;
    b)   per  i  contratti  di  compravendita  di  titoli  il  valore
determinato  ai sensi delle lettere a) e b) del comma 4 dell'articolo
94;
    c) per i contratti di compravendita di valute, il tasso di cambio
a pronti, corrente alla data di chiusura dell'esercizio, se si tratta
di  operazioni  a  pronti  non  ancora regolate, il tasso di cambio a
termine  corrente  alla  suddetta  data per scadenze corrispondenti a
quelle  delle  operazioni  oggetto  di  valutazione,  se si tratta di
operazioni a termine;
    d)  in  tutti  gli  altri  casi,  il valore determinato secondo i
criteri di cui alla lettera c) del comma 4 dell'articolo 9.
  ((3-bis. In deroga al comma 3, per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, i componenti negativi imputati al conto economico in base alla corretta applicazione di tali principi assumono rilievo anche ai fini fiscali)).
  4.  Se  le  operazioni  di  cui al comma 1 sono poste in essere con
finalita' di copertura di attivita' o passivita', ovvero sono coperte
da  attivita' o passivita', i relativi componenti positivi e negativi
derivanti  da  valutazione  o  da  realizzo  concorrono  a formare il
reddito   secondo   le   medesime  disposizioni  che  disciplinano  i
componenti  positivi  e  negativi,  derivanti  da  valutazione  o  da
realizzo,  delle  attivita' o passivita' rispettivamente coperte o di
copertura.
  5.  Se  le  operazioni  di  cui al comma 2 sono poste in essere con
finalita'  di copertura dei rischi relativi ad attivita' e passivita'
produttive  di  interessi,  i relativi componenti positivi e negativi
concorrono  a  formare  il  reddito,  secondo  lo  stesso criterio di
imputazione  degli  interessi,  se  le  operazioni hanno finalita' di
copertura  di  rischi  connessi  a specifiche attivita' e passivita',
ovvero  secondo  la  durata  del  contratto,  se  le operazioni hanno
finalita'  di  copertura di rischi connessi ad insiemi di attivita' e
passivita'.
  6.  Salvo quanto previsto dai principi contabili internazionali, ai
fini del presente articolo l'operazione si considera con finalita' di
copertura  quando  ha  lo  scopo di proteggere dal rischio di avverse
variazioni  dei  tassi di interesse, dei tassi di cambio o dei prezzi
di  mercato il valore di singole attivita' o passivita' in bilancio o
"fuori bilancio" o di insiemi di attivita' o passivita' in bilancio o
"fuori bilancio".
                              Art. 113
    ((Partecipazioni acquisite per il recupero di crediti bancari 1. Gli enti creditizi possono chiedere all'Agenzia delle entrate, secondo la procedura di cui all'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo statuto dei diritti del contribuente, che il regime di cui all'articolo 87 non si applichi alle partecipazioni acquisite nell'ambito degli interventi finalizzati al recupero di crediti o derivanti dalla conversione in azioni di nuova emissione dei crediti verso imprese in temporanea difficolta' finanziaria, di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto del Ministro del tesoro 22 giugno 1993, n. 242632. 2. L'istanza all'Agenzia delle entrate deve contenere: a) nel caso di acquisizioni di partecipazioni per recupero di crediti, l'indicazione dei motivi di convenienza di tale procedura rispetto ad altre forme alternative di recupero dei crediti, delle modalita' e dei tempi previsti per il recupero e, ove si tratti di partecipazioni dirette nella societa' debitrice, la precisazione che l'operativita' di quest'ultima sara' limitata agli atti connessi con il realizzo e la valorizzazione del patrimonio; b) nel caso di conversione di crediti, l'indicazione degli elementi che inducono a ritenere temporanea la situazione di difficolta' finanziaria del debitore, ragionevoli le prospettive di riequilibrio economico e finanziario nel medio periodo ed economicamente conveniente la conversione rispetto a forme alternative di recupero dei crediti; inoltre devono essere indicate le caratteristiche del piano di risanamento, che deve essere predisposto da piu' enti creditizi o finanziari rappresentanti una quota elevata dell'esposizione debitoria dell'impresa in difficolta'; c) la rinuncia, in caso di accoglimento dell'istanza, ad avvalersi, nei confronti della societa' in cui si acquisisce la partecipazione, delle opzioni di cui alle sezioni II e III del presente capo e della facolta' prevista dall'articolo 115 fino all'esercizio in cui mantenga il possesso delle partecipazioni di cui sopra. 3. L'accoglimento dell'istanza di cui al comma 1 comporta, ai fini dell'applicazione degli articoli 101, comma 5, e 106, da parte degli originari creditori, l'equiparazione ai crediti estinti o convertiti delle partecipazioni acquisite e delle quote di partecipazioni successivamente sottoscritte per effetto dell'esercizio del relativo diritto d'opzione, a condizione che il valore dei crediti convertiti sia trasferito alle azioni ricevute.))
                              Art. 114
           (((Banca d'Italia e Ufficio italiano dei cambi) 1. Nella determinazione del reddito della Banca d'Italia e dell'Ufficio italiano dei cambi assumono rilevanza i bilanci compilati in conformita' ai criteri di rilevazione e di redazione adottati dalla Banca Centrale Europea ai sensi dello Statuto del SEBC e alle raccomandazioni dalla stessa formulate in materia, e non si tiene conto degli utili e dei proventi da versare allo Stato in ottemperanza a disposizioni legislative, regolamentari, statutarie, a deliberazioni del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio o a convenzioni con il Ministero dell'economia e delle finanze. 2. Salvo quanto previsto al comma 1, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 110, comma 2, terzo periodo, 106 commi 3, 4 e 5, e 112.)) ((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 6 comma
13) che "Le disposizioni degli articoli 86, comma 5-bis, 87, commi 3,
primo  periodo,  6  e 7, 88, comma 4, 89, commi 2 e 3, primo periodo,
95,  98,  101  e  109, commi 4, lettera b), quarto periodo, del testo
unico,  come  modificati  dal  presente articolo, hanno effetto per i
periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004. Le
disposizioni  degli articoli 87, comma 1-bis, 93, comma 7, 109, comma
4,  lettera  b),  terzo  periodo,  111  e  114  del testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005. Le disposizioni
degli  articoli  87,  comma  3, ultimo periodo, e 89, comma 3, ultimo
periodo,  come  modificati dal presente articolo, hanno effetto per i
periodi di imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2006."
TITOLO III
IMPOSTA LOCALE SUI REDDITI
                               Art. 115
                  Opzione per la trasparenza fiscale

    1. Esercitando l'opzione di cui al comma 4, il reddito imponibile
  dei  soggetti  di  cui all'articolo 73, comma 1, lettera a), al cui
  capitale  sociale  partecipano  esclusivamente soggetti di cui allo
  stesso   articolo  73,  comma  1,  lettera  a),  ciascuno  con  una
  percentuale   del   diritto  di  voto  esercitabile  nell'assemblea
  generale,  richiamata  dall'articolo  2346  del codice civile, e di
  partecipazione  agli  utili  non  inferiore  al  10 per cento e non
  superiore   al   50   per  cento,  e'  imputato  a  ciascun  socio,
  indipendentemente dall'effettiva percezione, proporzionalmente alla
  sua   quota   di   partecipazione   agli   utili.   Ai   soli  fini
  dell'ammissione  al  regime  di  cui  al  presente  articolo, nella
  percentuale   di  partecipazione  agli  utili  di  cui  al  periodo
  precedente  non si considerano le azioni prive del predetto diritto
  di  voto e la quota di utili delle azioni di cui all'articolo 2350,
  secondo  comma,  primo  periodo,  del codice civile, si assume pari
  alla  quota  di partecipazione al capitale delle azioni medesime. I
  requisiti  di  cui al primo periodo devono sussistere a partire dal
  primo  giorno  del  periodo  d'imposta  della partecipata in cui si
  esercita  l'opzione  e  permanere ininterrottamente sino al termine
  del  periodo di opzione. L'esercizio dell'opzione non e' consentito
  nel caso in cui:
      a)  i soci partecipanti fruiscano della riduzione dell'aliquota
  dell'imposta sul reddito delle societa';
      b)  la  societa'  partecipata  eserciti  l'opzione  di cui agli
  articoli 117 e 130. (98)
    2.  Nel  caso in cui i soci con i requisiti di cui al comma 1 non
  siano residenti nel territorio dello Stato l'esercizio dell'opzione
  e'  consentito a condizione che non vi sia obbligo di ritenuta alla
  fonte sugli utili distribuiti.
    3.  L'imputazione del reddito avviene nei periodi d'imposta delle
  societa' partecipanti in corso alla data di chiusura dell'esercizio
  della  societa' partecipata. Le ritenute operate a titolo d'acconto
  sui  redditi  di  tale societa', i relativi crediti d'imposta e gli
  acconti versati si scomputano dalle imposte dovute dai singoli soci
  secondo la percentuale di partecipazione agli utili di ciascuno. Le
  perdite  fiscali  della  societa' partecipata relative a periodi in
  cui e' efficace l'opzione sono imputate ai soci in proporzione alle
  rispettive quote di partecipazione ed entro il limite della propria
  quota del patrimonio netto contabile della societa' partecipata. Le
  perdite   fiscali   dei   soci  relative  agli  esercizi  anteriori
  all'inizio  della  tassazione  per  trasparenza  non possono essere
  utilizzate   per  compensare  i  redditi  imputati  dalle  societa'
  partecipate. (101) ((102))
    4.  L'opzione  e'  irrevocabile  per  tre  esercizi sociali della
  societa'  partecipata e deve essere esercitata da tutte le societa'
  e  comunicata  all'Amministrazione  finanziaria, entro il primo dei
  tre  esercizi sociali predetti, secondo le modalita' indicate in un
  provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate.
    5.  L'esercizio  dell'opzione  di  cui al comma 4 non modifica il
  regime fiscale in capo ai soci di quanto distribuito dalla societa'
  partecipata  utilizzando riserve costituite con utili di precedenti
  esercizi  o  riserve  di  cui  all'articolo  47,  comma  5. Ai fini
  dell'applicazione   del   presente  comma,  durante  i  periodi  di
  validita'   dell'opzione,  salva  una  diversa  esplicita  volonta'
  assembleare,  si considerano prioritariamente distribuiti gli utili
  imputati  ai  soci  ai  sensi  del comma 1. In caso di coperture di
  perdite,  si  considerano  prioritariamente  utilizzati  gli  utili
  imputati ai soci ai sensi del comma 1.
    6.   Nel   caso   vengano  meno  le  condizioni  per  l'esercizio
  dell'opzione,    l'efficacia   della   stessa   cessa   dall'inizio
  dell'esercizio  sociale  in  corso  della societa' partecipata. Gli
  effetti  dell'opzione  non vengono meno nel caso di mutamento della
  compagine sociale della societa' partecipata mediante l'ingresso di
  nuovi soci con i requisiti di cui al comma 1 o 2.
    7.  Nel primo esercizio di efficacia dell'opzione gli obblighi di
  acconto   permangono   anche  in  capo  alla  partecipata.  Per  la
  determinazione degli obblighi di acconto della partecipata stessa e
  dei  suoi  soci  nel  caso  venga meno l'efficacia dell'opzione, si
  applica  quanto  previsto  dall'articolo  124, comma 2. Nel caso di
  mancato   rinnovo   dell'opzione,   gli   obblighi  di  acconto  si
  determinano  senza  considerare gli effetti dell'opzione sia per la
  societa' partecipata, sia per i soci.
    8.  La  societa'  partecipata  e'  solidalmente  responsabile con
  ciascun   socio   per   l'imposta,  le  sanzioni  e  gli  interessi
  conseguenti all'obbligo di imputazione del reddito.
    9.   Le   disposizioni  applicative  della  presente  norma  sono
  stabilite  dallo  stesso  decreto  ministeriale di cui all'articolo
  129.
    10. Ai soggetti di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di
  cui  all'articolo  40,  secondo  comma,  del decreto del Presidente
  della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
    11.  Il  socio  ridetermina  il  reddito  imponibile  oggetto  di
  imputazione  rettificando  i  valori  patrimoniali  della  societa'
  partecipata secondo le modalita' previste dall'articolo 128, fino a
  concorrenza   delle   svalutazioni  determinatesi  per  effetto  di
  rettifiche    di   valore   ed   accantonamenti   fiscalmente   non
  riconosciuti,   al   netto   delle   rivalutazioni  assoggettate  a
  tassazione,  dedotte  dal  socio  medesimo  nel  periodo  d'imposta
  antecedente a quello dal quale ha effetto l'opzione di cui al comma
  4 e nei nove precedenti.
    12.  Per  le  partecipazioni  in societa' indicate nel comma 1 il
  relativo  costo  e'  aumentato  o  diminuito,  rispettivamente, dei
  redditi  e delle perdite imputati ai soci ed e' altresi' diminuito,
  fino a concorrenza dei redditi imputati, degli utili distribuiti ai
  soci.
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  AGGIORNAMENTO (98)
    Il D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 7 comma
  2)  che  "Le  disposizioni  dell'articolo 115 del testo unico, come
  modificate  dal  presente  articolo, hanno effetto per i periodi di
  imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005."
  ---------------
  AGGIORNAMENTO (101)
    Il  D.L.  4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla
  L.  4  agosto 2006, n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma 11) che
  "Le  disposizioni  di cui ai commi 9 e 10 hanno effetto dal periodo
  d'imposta  dei  soci  in  corso  alla data di entrata in vigore del
  presente  decreto  e  con  riferimento  ai  redditi  delle societa'
  partecipate  relativi  a  periodi di imposta chiusi a partire dalla
  predetta data."
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  AGGIORNAMENTO (102)
    Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223, convertito con modificazioni dalla
  L.  4 agosto 2006, n. 248, come modificato dal D.L. 3 ottobre 2006,
  n.  262, convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2006, n.
  286,  ha  disposto (con l'art. 36 comma 11) che "Le disposizioni di
  cui  ai commi 9 e 10 hanno effetto con riferimento ai redditi delle
  societa'  partecipate  relativi  a  periodi  d'imposta che iniziano
  successivamente  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
  decreto.  Per  i  redditi  delle  societa'  partecipate  relativi a
  periodi   d'imposta  precedenti  alla  predetta  data  resta  ferma
  l'applicazione  delle  disposizioni  di cui all'articolo 37-bis del
  decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600."
                               Art. 116
  Opzione per la trasparenza fiscale  delle societa' a ristretta base
                              proprietaria

  1. L'opzione di cui all'articolo 115 puo' essere esercitata con le
    stesse  modalita'  ed  alle  stesse  condizioni, ad esclusione di
  quelle  indicate  nel  comma  1  del  medesimo  articolo 115, dalle
  societa'  a  responsabilita'  limitata  il cui volume di ricavi non
  supera le soglie previste per l'applicazione degli studi di settore
  e  con  una  compagine  sociale  composta esclusivamente da persone
  fisiche  in  numero  non superiore a 10 o a 20 nel caso di societa'
  cooperativa.  PERIODO  SOPPRESSO  DAL  D.L.  4  LUGLIO  2006, N.223
  CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 4 AGOSTO 2006, N. 248.
    2.  Si  applicano  le disposizioni del terzo e del quarto periodo
  del  comma  3  dell'articolo 115 e quelle del primo e terzo periodo
  del  comma 3 dell'articolo 8. Le plusvalenze di cui all'articolo 87
  e  gli  utili  di  cui  all'articolo  89, commi 2 e 3, concorrono a
  formare    il    reddito    imponibile   nella   misura   indicata,
  rispettivamente,  nell'articolo  58,  comma  2, e nell'articolo 59.
  (101) ((102))
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  AGGIORNAMENTO (101)
    Il  D.L.  4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla
  L.  4  agosto 2006, n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma 11) che
  "Le  disposizioni  di cui ai commi 9 e 10 hanno effetto dal periodo
  d'imposta  dei  soci  in  corso  alla data di entrata in vigore del
  presente  decreto  e  con  riferimento  ai  redditi  delle societa'
  partecipate  relativi  a  periodi di imposta chiusi a partire dalla
  predetta data."
    Il  D.L.  4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla
  L.  4  agosto 2006, n. 248 ha inoltre disposto (con l'art. 36 comma
  17)  che "Le disposizioni del comma 16 si applicano a decorrere dal
  periodo  di  imposta  in  corso  alla data di entrata in vigore del
  presente decreto."
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  AGGIORNAMENTO (102)
    Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223, convertito con modificazioni dalla
  L.  4 agosto 2006, n. 248, come modificato dal D.L. 3 ottobre 2006,
  n.  262, convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2006, n.
  286,  ha  disposto (con l'art. 36 comma 11) che "Le disposizioni di
  cui  ai commi 9 e 10 hanno effetto con riferimento ai redditi delle
  societa'  partecipate  relativi  a  periodi  d'imposta che iniziano
  successivamente  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
  decreto.  Per  i  redditi  delle  societa'  partecipate  relativi a
  periodi   d'imposta  precedenti  alla  predetta  data  resta  ferma
  l'applicazione  delle  disposizioni  di cui all'articolo 37-bis del
  decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600."
                              Art. 117
Soggetti  ammessi  alla  tassazione  di gruppo di imprese controllate
                              residenti

  1.   La   societa'   o  l'ente  controllante  e  ciascuna  societa'
controllata  rientranti  fra i soggetti di cui all'articolo 73, comma
1,  lettere a) e b), fra i quali sussiste il rapporto di controllo di
cui  all'articolo  2359, comma 1, numero 1), del codice civile, con i
requisiti  di cui all'articolo 120, possono congiuntamente esercitare
l'opzione per la tassazione di gruppo.
  2.  I soggetti di cui all'articolo 73, comma 1, lettera d), possono
esercitare  l'opzione  di  cui al comma 1 ((...)) solo in qualita' di
controllanti ed a condizione:
    a)  di  essere  residenti  in  Paesi  con i quali e' in vigore un
accordo per evitare la doppia imposizione;
    ((b) di esercitare nel territorio dello Stato un'attivita' d'impresa, come definita dall'articolo 55, mediante una stabile organizzazione, come definita dall'articolo 162, nel cui patrimonio sia compresa la partecipazione in ciascuna societa' controllata.))
((98))
  3.  Permanendo  il  requisito  del controllo di cui ((al comma 1)),
l'opzione  ha durata per tre esercizi sociali ed e' irrevocabile. Nel
caso  venga  meno tale requisito si determinano le conseguenze di cui
all'articolo 124. ((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 8 comma
7) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
118  e  123 che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2005 e quelle dell'articolo 119 che hanno
effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1°
gennaio 2006."
                              Art. 118
                 Effetti dell'esercizio dell'opzione

  1.  L'esercizio  dell'opzione  per  la  tassazione di gruppo di cui
all'articolo 117 comporta la determinazione di un reddito complessivo
globale  corrispondente  alla somma algebrica dei redditi complessivi
netti  da considerare, quanto alle societa' controllate, per l'intero
importo indipendentemente dalla quota di partecipazione riferibile al
soggetto  controllante. Al soggetto controllante compete il riporto a
nuovo  della eventuale perdita risultante dalla somma algebrica degli
imponibili,  la  liquidazione  dell'unica imposta dovuta o dell'unica
eccedenza rimborsabile o riportabile a nuovo.
  ((1-bis. Ai fini della determinazione del credito d'imposta per i redditi prodotti all'estero di cui all'articolo 165: a) per reddito complessivo deve intendersi il reddito complessivo globale; b) la quota di imposta italiana fino a concorrenza della quale e' accreditabile l'imposta estera e' calcolata separatamente per ciascuno dei soggetti partecipanti al consolidato, e per ciascuno Stato; c) nelle ipotesi di interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del triennio o di mancato rinnovo dell'opzione il diritto al riporto in avanti e all'indietro dell'eccedenza di cui all'articolo 165, comma 6, compete ai soggetti che hanno prodotto i redditi all'estero.)) ((98))
  2.  Le  perdite fiscali relative agli esercizi anteriori all'inizio
della  tassazione  di  gruppo  di  cui  alla presente sezione possono
essere   utilizzate  solo  dalle  societa'  cui  si  riferiscono.  Le
eccedenze  d'imposta  riportate a nuovo relative agli stessi esercizi
possono  essere  utilizzate  dalla  societa'  o  ente  controllante o
alternativamente   dalle   societa'   cui   competono.   Resta  ferma
l'applicabilita'  delle  disposizioni  di cui all'articolo 43-ter del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.
  3.  Gli  obblighi  di  versamento  a  saldo ed in acconto competono
esclusivamente  alla  controllante.  L'acconto  dovuto e' determinato
sulla  base  dell'imposta  relativa  al  periodo precedente, al netto
delle  detrazioni e dei crediti d'imposta e delle ritenute d'acconto,
come  indicata  nella  dichiarazione dei redditi, presentata ai sensi
dell'articolo   122.   Per   il  primo  esercizio  la  determinazione
dell'acconto  dovuto  dalla  controllante  e'  effettuata  sulla base
dell'imposta,  al  netto  delle  detrazioni,  dei crediti d'imposta e
delle  ritenute  d'acconto,  corrispondente  alla somma algebrica dei
redditi   relativi   al   periodo   precedente  come  indicati  nelle
dichiarazioni  dei  redditi  presentate  per  il periodo stesso dalle
societa'  singolarmente  considerate.  Si applicano, in ogni caso, le
disposizioni di cui all'articolo 4 del decreto-legge 2 marzo 1989, n.
69,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 27 aprile 1989, n.
154.
  4.  Non concorrono alla formazione del reddito imponibile in quanto
escluse  le somme percepite o versate tra le societa' di cui al comma
1 in contropartita dei vantaggi fiscali ricevuti o attribuiti.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 8 comma
7) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
118  e  123 che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2005 e quelle dell'articolo 119 che hanno
effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1°
gennaio 2006."
                              Art. 119
               Condizioni per l'efficacia dell'opzione

  1. L'opzione puo' essere esercitata da ciascuna entita' legale solo
in  qualita'  di  controllante o solo in qualita' di controllata e la
sua   efficacia   e'   subordinata   al  verificarsi  delle  seguenti
condizioni:
    a)   identita'   dell'esercizio   sociale  di  ciascuna  societa'
controllata con quello della societa' o ente controllante;
    b)   esercizio   congiunto  dell'opzione  da  parte  di  ciascuna
controllata e dell'ente o societa' controllante;
    c)  elezione di domicilio da parte di ciascuna controllata presso
la  societa'  o ente controllante ai fini della notifica degli atti e
provvedimenti relativi ai periodi d'imposta per i quali e' esercitata
l'opzione  prevista  dall'articolo  117.  L'elezione  di domicilio e'
irrevocabile  fino al termine del periodo di decadenza dell'azione di
accertamento  o  di  irrogazione  delle  sanzioni relative all'ultimo
esercizio  il cui reddito e' stato incluso nella dichiarazione di cui
all'articolo 122;
    d)   l'avvenuto  esercizio  congiunto  dell'opzione  deve  essere
comunicato  all'Agenzia  delle entrate entro il ((sedicesimo)) giorno
del  sesto  mese  successivo  alla  chiusura  del  periodo  d'imposta
precedente   al   primo   esercizio   cui  si  riferisce  l'esercizio
dell'opzione  stessa secondo le modalita' previste dal decreto di cui
all'articolo 129. (98) ((108))
  2.  Non  viene  meno  l'efficacia  dell'opzione nel caso in cui per
effetto  di  operazioni  di  fusione,  di scissione e di liquidazione
volontaria  si  determinano  all'interno  dello stesso esercizio piu'
periodi  d'imposta.  Il decreto di cui all'articolo 129 stabilisce le
modalita'  e gli adempimenti formali da porre in essere per pervenire
alla determinazione del reddito complessivo globale.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 8 comma
7) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
118  e  123 che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2005 e quelle dell'articolo 119 che hanno
effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1°
gennaio 2006."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 120
              ((Definizione del requisito di controllo 1. Agli effetti della presente sezione si considerano controllate le societa' per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilita' limitata: a) al cui capitale sociale la societa' o l'ente controllante partecipa direttamente o indirettamente per una percentuale superiore al 50 per cento, da determinarsi relativamente all'ente o societa' controllante tenendo conto della eventuale demoltiplicazione prodotta dalla catena societaria di controllo, senza considerare le azioni prive del diritto di voto esercitabile nell'assemblea generale richiamata dall'articolo 2346 del codice civile; b) al cui utile di bilancio la societa' o l'ente controllante partecipa direttamente o indirettamente per una percentuale superiore al 50 per cento da determinarsi relativamente all'ente o societa' controllante, tenendo conto della eventuale demoltiplicazione prodotta dalla catena societaria di controllo e senza considerare la quota di utile di competenza delle azioni prive del diritto di voto esercitabile nell'assemblea generale richiamata dall'articolo 2346 del codice civile. 2. Il requisito del controllo di cui all'articolo 117, comma 1 deve sussistere sin dall'inizio di ogni esercizio relativamente al quale la societa' o ente controllante e la societa' controllata si avvalgono dell'esercizio dell'opzione.))
                              Art. 121
                ((Obblighi delle societa' controllate 1. Per effetto dell'esercizio congiunto dell'opzione di cui all'articolo 117, ciascuna societa' controllata, secondo quanto previsto dal decreto di cui all'articolo 129, deve: a) compilare il modello della dichiarazione dei redditi al fine di comunicare alla societa' o ente controllante la determinazione del proprio reddito complessivo, delle ritenute subite, delle detrazioni e dei crediti d'imposta spettanti, compresi quelli compensabili ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e degli acconti autonomamente versati. Al modello deve essere allegato il prospetto di cui all'articolo 109, comma 4, lettera b), con le indicazioni richieste relative ai componenti negativi di reddito dedotti; b) fornire alla societa' controllante i dati relativi ai beni ceduti ed acquistati secondo il regime di neutralita' fiscale di cui all'articolo 123, specificando la differenza residua tra valore di libro e valore fiscale riconosciuto; c) fornire ogni necessaria collaborazione alla societa' controllante per consentire a quest'ultima l'adempimento degli obblighi che le competono nei confronti dell'Amministrazione finanziaria anche successivamente al periodo di validita' dell'opzione.))
                            Art. 121-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
TITOLO IV
DISPOSIZIONI COMUNI
                              Art. 122
           (((Obblighi della societa' o ente controllante) 1. La societa' o ente controllante presenta la dichiarazione dei redditi del consolidato, calcolando il reddito complessivo globale risultante dalla somma algebrica dei redditi complessivi netti dichiarati da ciascuna delle societa' partecipanti al regime del consolidato e procedendo alla liquidazione dell'imposta di gruppo secondo le disposizioni attuative contenute nel decreto ministeriale di cui all'articolo 129 e in quello di approvazione del modello annuale di dichiarazione dei redditi)). ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 123

   ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)) ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                            Art. 123-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 124
Interruzione  della  tassazione  di  gruppo  prima del compimento del
                              triennio

  1. Se il requisito del controllo, cosi' come definito dall'articolo
117, cessa per qualsiasi motivo prima del compimento del triennio, il
reddito  della  societa'  o  dell'ente  controllante,  per il periodo
d'imposta  in  cui  viene  meno  tale  requisito, viene aumentato ((o diminuito)) per un importo corrispondente:
    a)   agli   interessi  passivi  dedotti  ((o non dedotti))  nei
precedenti  esercizi  del  triennio  per  effetto  di quanto previsto
dall'articolo 97, comma 2;
    b)  alla  residua  differenza  tra  il  valore  di libro e quello
fiscale  riconosciuto dei beni acquisiti dalla stessa societa' o ente
controllante  o  da  altra  societa' controllata secondo il regime di
neutralita' fiscale di cui all'articolo 123. Il periodo precedente si
applica  nel  caso in cui il requisito del controllo venga meno anche
nei  confronti  della  sola  societa'  cedente  o della sola societa'
cessionaria. ((98))
  2.  Nel  caso  di cui al comma 1 entro trenta giorni dal venir meno
del requisito del controllo:
    a)  la  societa'  o  l'ente  controllante  deve  integrare quanto
versato   a   titolo  d'acconto  se  il  versamento  complessivamente
effettuato  e'  inferiore a quello dovuto relativamente alle societa'
per le quali continua la validita' dell'opzione;
    b)  ciascuna  societa' controllata deve effettuare l'integrazione
di cui alla lettera precedente riferita ai redditi propri, cosi' come
risultanti dalla comunicazione di cui all'articolo 121.
  3.  Ai  fini del comma 2, entro lo stesso termine ivi previsto, con
le  modalita'  stabilite  dal  decreto  di  cui  all'articolo 129, la
societa'  o l'ente controllante puo' attribuire, in tutto o in parte,
i  versamenti  gia'  effettuati,  per  quanto  eccedente  il  proprio
obbligo,  alle  controllate  nei  cui  confronti  e'  venuto  meno il
requisito del controllo.
  4.  Le  perdite  fiscali  risultanti  dalla  dichiarazione  di  cui
all'articolo  122,  i  crediti  chiesti  a  rimborso  e, salvo quanto
previsto  dal  comma  3,  le  eccedenze  riportate a nuovo permangono
nell'esclusiva  disponibilita' della societa' o ente controllante. Il
decreto  di  cui all'articolo 129 puo' prevedere appositi criteri per
l'attribuzione  delle perdite fiscali, risultanti dalla dichiarazione
di  cui ((all'articolo 122)), alle societa' che le hanno prodotte ((, al netto di quelle utilizzate,)) e nei cui confronti viene meno il
requisito del controllo. ((98))
  5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche nel caso
di  fusione  di  una  societa'  controllata  in altra non inclusa nel
consolidato.  Nel  caso di fusione della societa' o ente controllante
con  societa'  o  enti  non  appartenenti  al consolidato puo' essere
richiesta,    mediante    l'esercizio    dell'interpello   ai   sensi
dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la continuazione
del  consolidato.  Con  il  decreto  di  cui  all'articolo  129  sono
disciplinati  gli eventuali ulteriori casi di interruzione anticipata
del consolidato.
  6.  L'articolo  118,  comma  4, si applica anche relativamente alle
somme  percepite o versate tra le societa' del comma 1 per compensare
gli  oneri  connessi  con  l'interruzione  della tassazione di gruppo
relativi all'imposta sulle societa'.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 8 comma
7) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
118  e  123 che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2005 e quelle dell'articolo 119 che hanno
effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1°
gennaio 2006."
                              Art. 125
                   ((Mancato rinnovo dell'opzione 1. Le disposizioni dell'articolo 124, comma 1, lettera b), si applicano sia nel caso di mancato rinnovo dell'opzione di cui all'articolo 117, sia nel caso in cui l'opzione rinnovata non riguardi entrambe le societa' di cui alla predetta lettera b). 2. Nel caso di mancato rinnovo dell'opzione, gli obblighi di acconto si calcolano relativamente a ciascuna societa' singolarmente considerata con riferimento ai redditi propri cosi' come risultanti dalle comunicazioni di cui all'articolo 121. Si applica la disposizione dell'articolo 124, comma 4. 3. L'articolo 118, comma 4, si applica anche relativamente alle somme percepite o versate tra le societa' di cui al comma 1 per compensare gli oneri connessi con il mancato rinnovo della tassazione di gruppo relativi all'imposta sulle societa'.))
                              Art. 126
        ((Limiti all'efficacia ed all'esercizio dell'opzione 1. Non possono esercitare l'opzione di cui all'articolo 117 le societa' che fruiscono di riduzione dell'aliquota dell'imposta sui redditi delle societa'. 2. Nel caso di fallimento e di liquidazione coatta amministrativa, l'esercizio dell'opzione non e' consentito e, se gia' avvenuto, cessa dall'inizio dell'esercizio in cui interviene la dichiarazione del fallimento o il provvedimento che ordina la liquidazione.))
                              Art. 127
                           Responsabilita'

  ((1. La societa' o l'ente controllante e' responsabile: a) per la maggiore imposta accertata e per gli interessi relativi, riferita al reddito complessivo globale risultante dalla dichiarazione di cui all'articolo 122; b) per le somme che risultano dovute, con riferimento alla medesima dichiarazione, a seguito dell'attivita' di controllo prevista dall'articolo 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, riferita alle dichiarazioni dei redditi propria di ciascun soggetto che partecipa al consolidato e dell'attivita' di liquidazione di cui all'articolo 36-bis del medesimo decreto; c) per l'adempimento degli obblighi connessi alla determinazione del reddito complessivo globale di cui all'articolo 122; d) solidalmente per il pagamento di una somma pari alla sanzione di cui alla lettera b) del comma 2 irrogata al soggetto che ha commesso la violazione.)) ((98))
  ((2. Ciascuna societa' controllata che partecipa al consolidato e' responsabile: a) solidalmente con l'ente o societa' controllante per la maggiore imposta accertata e per gli interessi relativi, riferita al reddito complessivo globale risultante dalla dichiarazione di cui all'articolo 122, in conseguenza della rettifica operata sul proprio reddito imponibile, e per le somme che risultano dovute, con riferimento alla medesima dichiarazione, a seguito dell'attivita' di controllo prevista dall'articolo 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell'attivita' di liquidazione di cui all'articolo 36-bis del medesimo decreto, in conseguenza della rettifica operata sulla propria dichiarazione dei redditi; b) per la sanzione correlata alla maggiore imposta accertata riferita al reddito complessivo globale risultante dalla dichiarazione di cui all'articolo 122, in conseguenza della rettifica operata sul proprio reddito imponibile, e alle somme che risultano dovute con riferimento alla medesima dichiarazione, a seguito dell'attivita' di controllo prevista dall'articolo 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell'attivita' di liquidazione di cui all'articolo 36-bis del medesimo decreto, in conseguenza della rettifica operata sulla propria dichiarazione dei redditi; c) per le sanzioni diverse da quelle di cui alla lettera b))).
((98))
  3. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 18 NOVEMBRE 2005, N.247)). ((98))
  4.  L'eventuale  rivalsa  della  societa'  o  ente controllante nei
confronti  delle  societa'  controllate  perde  efficacia  qualora il
soggetto controllante ometta di trasmettere alla societa' controllata
copia  degli  atti  e  dei  provvedimenti  entro  il ventesimo giorno
successivo alla notifica ricevuta anche in qualita' di domiciliatario
secondo quanto previsto dall'articolo 119.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 8 comma
7) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
118  e  123 che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2005 e quelle dell'articolo 119 che hanno
effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a decorrere dal 1°
gennaio 2006."
                            Art. 127-bis

((IL D.LGS. 12 DICEMBRE 2003, N.344 HA DISPOSTO LA TOTALE MODIFICA DEL PRESENTE PROVVEDIMENTO RIDEFINENDONE LA STRUTTURA DI TITOLI, CAPI ED ARTICOLI))
                              Art. 128
                         ((Norma transitoria 1. Fino a concorrenza delle svalutazioni determinatesi per effetto di rettifiche di valore ed accantonamenti fiscalmente non riconosciuti, al netto delle rivalutazioni assoggettate a tassazione, dedotte nel periodo d'imposta antecedente a quello dal quale ha effetto l'opzione di cui all'articolo 117 e nei nove precedenti dalla societa' o ente controllante o da altra societa' controllata, anche se non esercente l'opzione di cui all'articolo 117, i valori fiscali degli elementi dell'attivo e del passivo della societa' partecipata se, rispettivamente, superiori o inferiori a quelli contabili sono ridotti o aumentati dell'importo delle predette svalutazioni in proporzione ai rapporti tra la differenza dei valori contabili e fiscali dell'attivo e del passivo e l'ammontare complessivo di tali differenze.))
TITOLO V
DISPOSIZIONI VARIE, TRANSITORIE E FINALI
                              Art. 129
                     ((Disposizioni applicative 1. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze sono adottate le disposizioni applicative della presente sezione.))
                              Art. 130
((Soggetti ammessi alla determinazione della unica base imponibile per il gruppo di imprese non residenti. 1. Le societa' e gli enti di cui all'articolo 73, comma 1, lettere a) e b), possono esercitare l'opzione per includere proporzionalmente nella propria base imponibile, indipendentemente dalla distribuzione, i redditi conseguiti da tutte le proprie societa' controllate ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile non residenti e rientranti nella definizione di cui all'articolo 133. 2. L'esercizio dell'opzione di cui al comma 1 e' consentito alle societa' ed agli enti: a) i cui titoli sono negoziati nei mercati regolamentati; b) controllati ai sensi dell'articolo 2359, comma 1, n. 1) del codice civile esclusivamente dallo Stato o da altri enti pubblici, da persone fisiche residenti che non si qualifichino a loro volta, tenendo conto delle partecipazioni possedute da loro parti correlate, quali soggetti controllanti ai sensi dell'articolo 2359, comma 1, numeri 1) e 2), del codice civile di altra societa' o ente commerciale residente o non residente. 3. Per la verifica della condizione di cui alla lettera b) del comma 2, le partecipazioni possedute dai familiari di cui all'articolo 5, comma 5, si cumulano fra loro. 4. La societa' controllante che si qualifica per l'esercizio dell'opzione di cui al comma 1 non puo' quale controllata esercitare anche l'opzione di cui alla sezione precedente. 
                              Art. 131
                ((Effetti dell'esercizio dell'opzione 1. L'esercizio dell'opzione consente di imputare al soggetto controllante indipendentemente dalla distribuzione i redditi e le perdite prodotti dalle controllate non residenti di cui all'articolo 133 per la quota parte corrispondente alla quota di partecipazione agli utili dello stesso soggetto controllante e delle societa' controllate residenti di cui al comma 2, tenendo conto della demoltiplicazione determinata dalla catena societaria di controllo. 2. Nel caso in cui la partecipazione in una controllata non residente sia detenuta in tutto o in parte per il tramite di una o piu' controllate residenti, per la validita' dell'opzione di cui all'articolo 130 e' necessario che la societa' controllante e ciascuna di tali controllate residenti esercitino l'opzione di cui alla sezione II. In tal caso la quota di reddito della controllata non residente da includere nella base imponibile del gruppo corrisponde alla somma delle quote di partecipazione di ciascuna societa' residente di cui al presente comma. 3. L'imputazione di cui al comma 1 avviene nel periodo d'imposta del soggetto controllante e delle societa' controllate di cui al comma 2 in corso alla data di chiusura dell'esercizio della societa' non residente. Nel caso in cui quest'ultima non abbia l'obbligo della redazione annuale del bilancio d'esercizio, l'imputazione avviene l'ultimo giorno del periodo cui si riferisce il bilancio volontario di cui all'articolo 132, comma 2. 4. Ai fini del comma 3 si considera la quota di partecipazione agli utili alla data di chiusura dell'esercizio della societa' non residente o se maggiore quella alla data di approvazione o revisione del relativo bilancio. 5. Gli obblighi di versamento a saldo ed in acconto competono alla controllante. L'acconto dovuto e' determinato sulla base dell'imposta relativa al periodo precedente, al netto delle detrazioni e dei crediti d'imposta e delle ritenute d'acconto, come indicata nella dichiarazione dei redditi presentata ai sensi dell'articolo 130. Per il primo esercizio la determinazione dell'acconto dovuto dalla controllante e' effettuata sulla base dell'imposta, al netto delle detrazioni, dei crediti d'imposta e delle ritenute d'acconto, corrispondente alla somma algebrica degli imponibili relativi al periodo precedente, come indicati nelle dichiarazioni dei redditi presentate per il periodo stesso dalle societa' residenti singolarmente considerate. Si applicano, in ogni caso, le disposizioni di cui all'articolo 4 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 1989, n. 154.)) ((90))
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AGGIORNAMENTO (90)
  Il  D.Lgs.  12 dicembre 2003, n.344 ha disposto (con l'art. 3 comma
1)  che "Nel testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nel testo
vigente  antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente
decreto,  sono abrogati la lettera m) del comma 1 dell'articolo 16 ed
il comma 3 dell'articolo 131."
                              Art. 132
               Condizioni per l'efficacia dell'opzione

	
  1.  Permanendo  il  requisito  del  controllo,  cosi' come definito
nell'articolo  133, l'opzione di cui all'articolo 131 e' irrevocabile
per  un periodo di tempo non inferiore a cinque esercizi del soggetto
controllante. I successivi rinnovi hanno un'efficacia non inferiore a
tre esercizi.
  2.  L'efficacia dell'opzione e' altresi' subordinata al verificarsi
delle seguenti condizioni:
    a)  il  suo  esercizio  deve  avvenire  relativamente  a tutte le
controllate non residenti, cosi', come definite dall'articolo 133;
    b)   identita'   dell'esercizio   sociale  di  ciascuna  societa'
controllata  con quello della societa' o ente controllante, salvo nel
caso  in cui questa coincidenza non sia consentita dalle legislazioni
locali;
    c)  revisione  dei  bilanci del soggetto controllante residente e
delle  controllate  residenti  di cui all'articolo 131, comma 2, e di
quelle  non  residenti di cui all'articolo 133, da parte dei soggetti
iscritti all'albo Consob previsto dal decreto legislativo 24 febbraio
1998,  n.  58,  o,  per quanto riguarda le controllate non residenti,
anche  da  altri  soggetti  a condizione che il revisore del soggetto
controllante  utilizzi  gli  esiti  della  revisione  contabile dagli
stessi  soggetti effettuata ai fini del giudizio sul bilancio annuale
o  consolidato.  Nel  caso  in cui la controllata non abbia l'obbligo
della  redazione  annuale  del bilancio, redazione a cura dell'organo
sociale  cui  compete l'amministrazione della societa' di un bilancio
volontario  riferito ad un periodo di tempo corrispondente al periodo
d'imposta della controllante, comunque soggetto alla revisione di cui
al primo periodo;
    d)  attestazione  rilasciata da ciascuna societa' controllata non
residente   secondo   le   modalita'  previste  dal  decreto  di  cui
all'articolo 142 dalla quale risulti:
      1)  il consenso alla revisione del proprio bilancio di cui alla
lettera c);
      2)   l'impegno   a   fornire   al   soggetto   controllante  la
collaborazione necessaria per la determinazione dell'imponibile e per
adempiere  entro  un  periodo  non  superiore  a 60 giorni dalla loro
notifica alle richieste dell'Amministrazione finanziaria.
    d-bis)  l'esercizio  dell'opzione e' comunicato all'Agenzia delle
entrate,   secondo   le   modalita'   previste  dal  decreto  di  cui
all'articolo  142,  entro il mese successivo a quello di scadenza del
termine  previsto  per la comunicazione della risposta all'interpello
di cui al comma 3. (98)
  3.  Entro  il  primo  esercizio  di  cui  al  comma  1  la societa'
controllante    interpella   l'Agenzia   delle   entrate   ai   sensi
dell'articolo  11  della  legge  27  agosto  2000, n. 212, recante lo
statuto  dei  diritti  del  contribuente,  al  fine  di verificare la
sussistenza  dei  requisiti  per il valido esercizio dell'opzione. In
particolare dall'istanza di interpello dovra' risultare:
    a)   la   qualificazione  soggettiva  del  soggetto  controllante
all'esercizio dell'opzione ai sensi dell'articolo 130, comma 2;
    b)  la puntuale descrizione della struttura societaria estera del
gruppo con l'indicazione di tutte le societa' controllate;
    c)   la  denominazione,  la  sede  sociale,  l'attivita'  svolta,
l'ultimo  bilancio  disponibile di tutte le controllate non residenti
nonche'   la   quota  di  partecipazione  agli  utili  riferita  alla
controllante  ed  alle  controllate di cui all'articolo 131, comma 2,
l'eventuale  diversa  durata  dell'esercizio sociale e le ragioni che
richiedono tale diversita';
    d)   la  denominazione  dei  soggetti  cui  e'  stato  attribuito
l'incarico  per  la revisione dei bilanci e le conferme dell'avvenuta
accettazione di tali incarichi;
    e)   l'elenco  delle  imposte  relativamente  alle  quali  verra'
presumibilmente richiesto il credito di cui all'articolo 165.
  4.  La  risposta  positiva  dell'Agenzia  delle entrate puo' essere
subordinata   all'assunzione   da  parte  del  soggetto  controllante
dell'obbligo  ad altri adempimenti finalizzati ad una maggiore tutela
degli  interessi erariali. Con lo stesso interpello di cui al comma 3
il  soggetto controllante puo' a sua volta richiedere, oltre a quelle
gia'  previste,  ulteriori  semplificazioni per la determinazione del
reddito  imponibile  fra  le  quali anche l'esclusione delle societa'
controllate  di  dimensioni  non  rilevanti ((residenti negli Stati o territori di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168- bis)).
  5.  Le  variazioni  dei  dati  di  cui  al  comma 3 sono comunicate
all'Agenzia  delle  entrate  con  le  modalita' previste dallo stesso
comma  3  entro  il  mese  successivo alla fine del periodo d'imposta
durante il quale si sono verificate.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 9 comma
6)  che  "Le  disposizioni  del  testo  unico modificate dal presente
articolo  hanno  effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
132,  comma  2,  e  136,  comma  6,  che  hanno effetto per i periodi
d'imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005."
                              Art. 133
               Definizione del requisito di controllo

  1.  Agli effetti della presente sezione, si considerano controllate
le  societa'  e  gli  enti  di  ogni  tipo  con  o senza personalita'
giuridica  non  residenti  nel  territorio dello Stato le cui azioni,
quote,  diritti di voto e di partecipazione agli utili sono posseduti
direttamente  o indirettamente dalla societa' o ente controllante per
una   percentuale   superiore   al   50  per  cento  da  determinarsi
relativamente alla societa' controllante ed alle societa' controllate
residenti  di  cui  all'articolo  131,  comma  2, tenendo conto della
eventuale  demoltiplicazione  prodotta  dalla  catena  societaria  di
controllo.
  2.  Le partecipazioni di cui al comma 1 devono sussistere alla fine
dell'esercizio  del  soggetto controllante. Tuttavia ((i redditi e le perdite prodotti))   dalle  societa'  cui  tali  partecipazioni  si
riferiscono  ((sono esclusi)) dalla formazione della base imponibile
di  gruppo nel caso in cui il requisito del controllo di cui al comma
precedente  si  sia  verificato  entro  i sei mesi precedenti la fine
dell'esercizio della societa' controllante. ((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 9 comma
6)  che  "Le  disposizioni  del  testo  unico modificate dal presente
articolo  hanno  effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
132,  comma  2,  e  136,  comma  6,  che  hanno effetto per i periodi
d'imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005."
                              Art. 134
Obblighi   della  societa'  od  ente  controllante  e  rettifiche  di
                           consolidamento

  1.  L'ente  o  la  societa'  controllante  provvede  a calcolare il
reddito  imponibile  di  ciascuna controllata estera. A tale scopo il
reddito   risultante  dai  bilanci  revisionati  viene  rideterminato
secondo le norme di cui alla sezione I del presente capo e del titolo
III  in  quanto compatibili con quelle di cui alla presente sezione e
con le rettifiche di seguito previste:
    a) ((LETTERA ABROGATA DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)); ((108))
    b)  indipendentemente  dai  criteri adottati per la redazione dei
singoli  bilanci revisionati, adozione di un trattamento uniforme dei
componenti  positivi  e  negativi  di reddito dagli stessi risultanti
secondo  i  criteri  di  cui  alla  predetta  sezione  I, consentendo
nell'esercizio di competenza la deducibilita' dei componenti negativi
non  solo  se imputati al conto economico di un esercizio precedente,
ma anche successivo;
    c)  i  valori  risultanti  dal  bilancio relativo all'esercizio o
periodo   di   gestione  anteriore  al  primo  cui  si  applicano  le
disposizioni   della  presente  sezione  sono  riconosciuti  ai  fini
dell'imposta  sulle societa' a condizione che siano conformi a quelli
derivanti   dall'applicazione  dei  criteri  contabili  adottati  nei
precedenti  esercizi  e  che  siano  adempiuti  gli  obblighi formali
eventualmente  previsti  dal  decreto  di  cui all'articolo 142 salvo
quanto di seguito previsto:
      1) i fondi per rischi ed oneri risultanti dal predetto bilancio
istituiti con finalita' analoghe a quelli previsti nella sezione I di
questo  capo  si  considerano  riconosciuti  ai fini dell'imposta sul
reddito  fino  a  concorrenza  dell'importo  massimo  per  gli stessi
previsto;
      2)  qualora  le  norme  della  sezione  I  di  questo  capo non
prevedano  un  importo massimo, gli stessi si considerano fiscalmente
riconosciuti  per  intero  o  nel minor ammontare corrispondente agli
accantonamenti  che sarebbero stati deducibili secondo le norme della
predetta  sezione  I  a  condizione  che  tale  minore  ammontare sia
rideterminato dal soggetto controllante;
      3) i fondi per rischi ed oneri risultanti dal predetto bilancio
istituiti  con  finalita'  diverse  da  quelli  previsti dalla stessa
sezione I non si considerano fiscalmente riconosciuti; (98)
      4)  il  valore  delle  rimanenze  finali dei beni indicati alle
lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 85 si considera fiscalmente
riconosciuto  in  misura  non  superiore  al  valore  normale  di cui
all'articolo 92, comma 5.
    d)  esclusione dal reddito imponibile degli utili e delle perdite
di  cambio  relativi  a  finanziamenti  attivi  e  passivi  di durata
superiore  a  diciotto mesi stipulati fra le societa' non residenti o
fra queste e quelle residenti incluse nella determinazione dell'unica
base  imponibile  di  cui  alla  presente sezione se denominati nella
valuta  utilizzata  dal debitore o in quella utilizzata dal creditore
per  la redazione del proprio bilancio di cui all'articolo 132, comma
2;
    e)  i  redditi  rideterminati  secondo  i criteri di cui ai punti
precedenti  concorrono  alla  formazione  dell'imponibile  convertiti
secondo  il cambio del giorno di chiusura dell'esercizio o periodo di
gestione della societa' non residente;
    f) inapplicabilita' delle norme di cui agli articoli 95, commi 2,
3  e 5, 98, 99, comma 1, secondo periodo, 100, 102, commi 6 e 9, 108,
comma 2, secondo periodo e 164;
    g)  relativamente  al reddito imponibile delle controllate estere
l'art. 109, comma 4, lettera b) si applica nei limiti in cui analoghe
deduzioni dal reddito imponibile sono riconosciute dalle legislazioni
locali.  In  tal  caso,  e'  ammessa  la deducibilita' dei componenti
negativi  ivi  previsti  fino  a concorrenza del minor importo tra la
misura  prevista dalla legislazione nazionale e quanto effettivamente
dedotto  dalla  controllata  estera  secondo  le  modalita'  ed  alle
condizioni  di cui al decreto previsto dall'articolo 142; in mancanza
della  predetta previsione nella legislazione locale e fermo restando
quanto  previsto dalla precedente lettera b), non sono deducibili dal
reddito  complessivo  del  gruppo i componenti negativi di reddito di
cui  al  predetto  articolo  non  imputati  al  conto economico della
controllata estera cui si riferiscono.
  2. Non rilevano le perdite delle controllate non residenti relative
agli esercizi precedenti l'esercizio dell'opzione di cui all'articolo
130.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 9 comma
6)  che  "Le  disposizioni  del  testo  unico modificate dal presente
articolo  hanno  effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
132,  comma  2,  e  136,  comma  6,  che  hanno effetto per i periodi
d'imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 135

   ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)) ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 136
                 Determinazione dell'imposta dovuta

  1.  La  societa'  controllante,  effettuando la somma algebrica del
proprio  imponibile  e di quelli delle controllate estere determinati
secondo  i  criteri ((di cui agli articoli precedenti)), determina il
reddito   imponibile   complessivo  relativamente  al  quale  calcola
l'imposta corrispondente. ((98))
  2.   Dall'imposta  determinata  secondo  il  comma  1,  oltre  alle
detrazioni,  alle  ritenute  ed  ai  crediti  d'imposta  relativi  al
soggetto  controllante,  sono  ammesse  in  detrazione le imposte sul
reddito  pagate  all'estero  a titolo definitivo secondo i criteri di
cui all'articolo 165 e ai commi da 3 a 6.
  3.  Al fine di determinare la quota di imposta italiana relativa al
reddito  estero  oggetto  di  imputazione alla formazione del reddito
imponibile complessivo di cui al comma 1, concorrono prioritariamente
i  redditi  prodotti  dalle controllate estere, e la quota di imposta
italiana  fino  a  concorrenza della quale e' accreditabile l'imposta
estera  e'  calcolata  con riferimento a ciascuna controllata estera.
L'eventuale eccedenza dell'imposta estera e' utilizzabile nei periodi
d'imposta  precedenti  o  successivi  secondo  le disposizioni di cui
all'articolo 165.
  4.  Fino  a  concorrenza della quota d'imposta italiana relativa al
reddito  prodotto  da  ciascuna  controllata  estera  successivamente
all'esercizio  dell'opzione, il credito per imposte pagate all'estero
viene riliquidato negli esercizi in cui avviene il pagamento a titolo
definitivo  di  ulteriori  imposte  estere sullo stesso reddito anche
((se)) distribuito. ((98))
  5.   Ai   fini   dell'applicazione  del  comma  4,  si  considerano
prioritariamente  distribuiti  i redditi prodotti negli esercizi piu'
recenti.
  ((6. Nel caso in cui nello stesso Paese estero siano presenti piu' societa' controllate e la legislazione locale preveda una forma di tassazione di gruppo analoga a quella di cui alla precedente sezione se, ricorrendone in concreto le condizioni, le societa' controllate non si avvalgono di tale forma di tassazione di gruppo nel Paese estero, ai fini dell'applicazione dell'articolo 165 si assume come imposta estera quella che sarebbe stata dovuta se tali societa' si fossero avvalse del consolidato. Le societa' ammesse alla tassazione di gruppo in tale Paese costituiscono, ai fini del presente articolo, una o piu' societa' a seconda che la compensazione dei singoli imponibili nel Paese estero sia consentita in modo totale o parziale.)) ((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs.  18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 9 comma
6)  che  "Le  disposizioni  del  testo  unico modificate dal presente
articolo  hanno  effetto  per  i  periodi  di  imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004, salvo le disposizioni degli articoli
132,  comma  2,  e  136,  comma  6,  che  hanno effetto per i periodi
d'imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2005."
                              Art. 137
((Interruzione della tassazione di gruppo prima del compimento del periodo di validita' dell'opzione 1. Nel caso in cui, prima del compimento del periodo di cui all'articolo 132, comma 1, venga meno la qualificazione soggettiva della societa' o ente controllante di cui all'articolo 130, comma 2, gli effetti dell'opzione esercitata cessano con effetto dal periodo d'imposta del soggetto controllante successivo a quello in corso al momento del venir meno della qualificazione soggettiva predetta. Il periodo precedente non si applica nel caso in cui il nuovo soggetto controllante abbia a sua volta esercitato l'opzione di cui alla presente sezione. 2. Nel caso di cui al comma 1, primo periodo, le perdite del soggetto controllante di cui all'articolo 84 non utilizzate alla fine del periodo d'imposta in cui viene meno la qualificazione soggettiva si riducono della misura corrispondente al rapporto tra le perdite prodotte nel periodo di validita' dell'opzione da tutte le societa' non residenti il cui reddito ha concorso alla formazione dell'unico imponibile e quelle prodotte nello stesso periodo da tutte le societa'.))
                              Art. 138
((Interruzione della tassazione di gruppo limitatamente ad una o piu' controllate non residenti 1. Salvo quanto previsto nel comma 2, nel caso in cui il requisito del controllo venga meno relativamente ad una o piu' societa' controllate non residenti prima del compimento del periodo di cui all'articolo 132, comma 1, il reddito complessivo viene aumentato in misura corrispondente agli interessi passivi dedotti per effetto della disposizione di cui all'articolo 97, comma 2, nei due esercizi precedenti rientranti nel periodo di cui allo stesso art. 132, comma 1. 2. Nel caso in cui il requisito del controllo venga meno relativamente ad oltre due terzi delle societa' controllate non residenti oltre a quello di cui al comma 1 si verifica l'effetto di cui all'articolo 137, comma 2, da calcolare proporzionalmente alle perdite fiscali delle societa' non residenti di cui al presente comma.))
                              Art. 139
                   ((Mancato rinnovo dell'opzione 1. Nel caso di mancato rinnovo dell'opzione si verifica l'effetto di cui al comma 2 dell'articolo 137.))
                            Art. 139-bis
                (((Recupero delle perdite compensate) 1. Nell'ipotesi di interruzione o di mancato rinnovo del consolidato mondiale, i dividendi o le plusvalenze derivanti dal possesso o dal realizzo delle partecipazioni nelle societa' consolidate, percepiti o realizzate dall'ente o societa' consolidante dal periodo d'imposta successivo all'ultimo periodo di consolidamento, per la parte esclusa o esente in base alle ordinarie regole, concorrono a formare il reddito, fino a concorrenza della differenza tra le perdite della societa' estera che si considerano dedotte e i redditi della stessa societa' inclusi nel consolidato. La stessa regola si applica durante il periodo di consolidamento in caso di riduzione della percentuale di possesso senza il venir meno del rapporto di controllo. 2. Con il decreto di cui all'articolo 142 sono stabilite le disposizioni attuative del comma 1 del presente articolo, anche per il coordinamento con gli articoli 137 e 138)). ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 140
                 ((Coordinamento con l'articolo 167 1. Le disposizioni di cui all'articolo 167 non si applicano relativamente alle controllate estere il cui imponibile viene incluso in quello della societa' controllante per effetto dell'opzione di cui all'articolo 130.))
                              Art. 141
                         ((Norma transitoria 1. Fino a concorrenza delle svalutazioni determinatesi per effetto di rettifiche di valore ed accantonamenti fiscalmente non riconosciuti, al netto delle rivalutazioni assoggettate a tassazione, dedotte nel periodo d'imposta antecedente a quello dal quale ha effetto l'opzione di cui all'articolo 130 e nei nove precedenti dalla societa' o ente controllante o da altra societa' controllata, anche se non esercente l'opzione di cui all'articolo 130, i valori fiscali degli elementi dell'attivo e del passivo della societa' partecipata se, rispettivamente, superiori o inferiori a quelli contabili sono ridotti o aumentati dell'importo delle predette svalutazioni in proporzione ai rapporti tra la differenza dei valori contabili e fiscali dell'attivo e del passivo e l'ammontare complessivo di tali differenze.))
                              Art. 142
                     ((Disposizioni applicative 1. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze sono adottate le disposizioni applicative della presente sezione. 2. Con il medesimo decreto di cui al comma 1, possono essere stabiliti i criteri per consentire la rivalutazione degli ammortamenti deducibili ai fini del calcolo del reddito delle societa' controllate residenti in Paesi ad alta inflazione. A questo scopo, saranno considerati tali quelli in cui la variazione dell'indice dei prezzi al consumo e' superiore di almeno 10 punti percentuali allo stesso indice rilevato dall'ISTAT. 3. Fino all'emanazione dei criteri di cui al comma 2 non si applica quanto previsto dall'articolo 134, comma 1, lettera d).))
                              Art. 143
                        ((Reddito complessivo 1. Il reddito complessivo degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 73 e' formato dai redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi, ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, ad esclusione di quelli esenti dall'imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Per i medesimi enti non si considerano attivita' commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell'articolo 2195 del codice civile rese in conformita' alle finalita' istituzionali dell'ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione. 2. Il reddito complessivo e' determinato secondo le disposizioni dell'articolo 8. 3. Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 73: a) i fondi pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione; b) i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche ai predetti enti per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di cui all'articolo 8, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come sostituito dall'articolo 9, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, di attivita' aventi finalita' sociali esercitate in conformita' ai fini istituzionali degli enti stessi.))
                              Art. 144
                     Determinazione dei redditi

	
  1.  I  redditi  e  le  perdite  che concorrono a formare il reddito
complessivo degli enti non commerciali sono determinati distintamente
per  ciascuna  categoria  in base al risultato complessivo di tutti i
cespiti  che  vi rientrano. Si applicano, se nel presente capo non e'
diversamente  stabilito,  le  disposizioni  del  titolo I relative ai
redditi  delle varie categorie. ((Per i redditi derivanti da immobili locati non relativi all'impresa si applicano comunque le disposizioni dell'articolo 90, comma 1, ultimo periodo.))
  2.  Per l'attivita' commerciale esercitata gli enti non commerciali
hanno l'obbligo di tenere la contabilita' separata.
  3.  Per l'individuazione dei beni relativi all'impresa si applicano
le disposizioni di cui all'articolo 65, commi 1 e 3-bis.
  4.  Le  spese  e  gli  altri  componenti negativi relativi a beni e
servizi adibiti promiscuamente all'esercizio di attivita' commerciali
e  di  altre attivita', sono deducibili per la parte del loro importo
che  corrisponde  al  rapporto  tra  l'ammontare  dei  ricavi e altri
proventi  che concorrono a formare il reddito d'impresa e l'ammontare
complessivo di tutti i ricavi e proventi; per gli immobili utilizzati
promiscuamente  e'  deducibile  la  rendita  catastale o il canone di
locazione  anche  finanziaria  per  la  parte  del loro ammontare che
corrisponde al predetto rapporto.
  5.  Per  gli  enti  religiosi di cui all'articolo 26 della legge 20
maggio  1985,  n. 222, che esercitano attivita' commerciali, le spese
relative  all'opera prestata in via continuativa dai loro membri sono
determinate con i criteri ivi previsti.
  6.  Gli  enti soggetti alle disposizioni in materia di contabilita'
pubblica  sono  esonerati  dall'obbligo  di  tenere  la  contabilita'
separata  qualora  siano  osservate  le  modalita'  previste  per  la
contabilita'  pubblica  obbligatoria  tenuta  a  norma di legge dagli
stessi enti.
                              Art. 145
           ((Regime forfetario degli enti non commerciali 1. Fatto salvo quanto previsto, per le associazioni sportive dilettantistiche, dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e, per le associazioni senza scopo di lucro e per le pro-loco, dall'articolo 9-bis del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1962, n. 66, gli enti non commerciali ammessi alla contabilita' semplificata ai sensi dell'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, possono optare per la determinazione forfetaria del reddito d'impresa, applicando all'ammontare dei ricavi conseguiti nell'esercizio di attivita' commerciali il coefficientedi redditivita' corrispondente alla classe di appartenenza secondo la tabella seguente ed aggiungendo l'ammontare dei componenti positivi del reddito di cui agli articoli 54, 55, 56 e 57: a) attivita' di prestazioni di servizi: 1) fino a lire 30.000.000, coefficiente 15 per cento; 2) da lire 30.000.001 a lire 360.000.000, coefficiente 25 per cento; b) altre attivita': 1) fino a lire 50.000.000, coefficiente 10 per cento; 2) da lire 50.000.001 a lire 1.000.000.000, coefficiente 15 per cento. 2. Per i contribuenti che esercitano contemporaneamente prestazioni di servizi ed altre attivita' il coefficiente si determina con riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attivita' prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi si considerano prevalenti le attivita' di prestazioni di servizi. 3. Il regime forfetario previsto nel presente articolo si estende di anno in anno qualora i limiti indicati al comma 1 non vengano superati. 4. L'opzione e' esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale e' esercitata fino a quando non e' revocata e comunque per un triennio. La revoca dell'opzione e' effettuata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall'inizio del periodo d'imposta nel corso del quale la dichiarazione stessa e' presentata. 5. Gli enti che intraprendono l'esercizio d'impresa commerciale esercitano l'opzione nella dichiarazione da presentare ai sensi dell'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni.))
                              Art. 146
                         ((Oneri deducibili 1. Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione del reddito d'impresa che concorre a formarlo, gli oneri indicati alle lettere a), f) e g) del comma 1 dell'articolo 10. In caso di rimborso degli oneri dedotti ai sensi del presente articolo, le somme corrispondenti concorrono a formare il reddito complessivo del periodo di imposta nel quale l'ente ha conseguito il rimborso.))
                              Art. 147
                   Detrazione d'imposta per oneri

  1.  Dall'imposta  lorda  si  detrae,  fino alla concorrenza del suo
ammontare,  un importo pari al 22 per cento degli oneri indicati alle
lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) ((, i-quater) e i-octies)))del
comma 1 dell'articolo 13-bis. La detrazione spetta a condizione che i
predetti  oneri non siano deducibili nella determinazione dei singoli
redditi  che  concorrono a formare il reddito complessivo. In caso di
rimborso  degli  oneri  per  i  quali  si  e' fruito della detrazione
l'imposta  dovuta  per  il  periodo nel quale l'ente ha conseguito il
rimborso  e'  aumentata di un importo pari al 22 per cento dell'onere
rimborsato. ((104))
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AGGIORNAMENTO (104)
  Il  D.L. 31 gennaio 2007, n.7 convertito con modificazioni dalla L.
2  aprile  2007,  n.  40 ha disposto (con l'art. 13 comma 8) che " Le
disposizioni  di cui al comma 3 hanno effetto a decorrere dal periodo
di imposta in corso dal 1 gennaio 2007."
                              Art. 148
                     ((Enti di tipo associativo 1. Non e' considerata commerciale l'attivita' svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformita' alle finalita' istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo. 2. Si considerano tuttavia effettuate nell'esercizio di attivita' commerciali, salvo il disposto del secondo periodo del comma 1 dell'articolo 143, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualita' o di occasionalita'. 3. Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attivita' svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attivita' e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonche' le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati. 4. La disposizione del comma 3 non si applica per le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali ne' per le prestazioni effettuate nell'esercizio delle seguenti attivita': a) gestione di spacci aziendali e di mense; b) organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; c) gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale; d) pubblicita' commerciale; e) telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. 5. Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalita' assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l'attivita' istituzionale, da bar ed esercizi similari e l'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, sempreche' le predette attivita' siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 6. L'organizzazione di viaggi e soggiorni turistici di cui al comma 5 non e' considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonche' da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, sempreche' sia effettuata nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. 7. Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell'esercizio di attivita' commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche in deroga al limite di cui al comma 3, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonche' l'assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione. 8. Le disposizioni di cui ai commi 3, 5, 6 e 7 si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata: a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonche' fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge; b) obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalita' analoghe o ai fini di pubblica utilita', sentito l'organismo di controllo di cui all'articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge; c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalita' associative volte a garantire l'effettivita' del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneita' della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'eta' il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione; d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie; e) eleggibilita' libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all'articolo 2532, comma 2, del codice civile, sovranita' dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicita' delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; e' ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1° gennaio 1997, preveda tale modalita' di voto ai sensi dell'articolo 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreche' le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale; f) intrasmissibilita' della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilita' della stessa. 9. Le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 8 non si applicano alle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, nonche' alle associazioni politiche, sindacali e di categoria.))
                              Art. 149
          ((Perdita della qualifica di ente non commerciale 1. Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attivita' commerciale per un intero periodo d'imposta. 2. Ai fini della qualificazione commerciale dell'ente si tiene conto anche dei seguenti parametri: a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all'attivita' commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attivita'; b) prevalenza dei ricavi derivanti da attivita' commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attivita' istituzionali; c) prevalenza dei redditi derivanti da attivita' commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalita' e le quote associative; d) prevalenza delle componenti negative inerenti all'attivita' commerciale rispetto alle restanti spese. 3. Il mutamento di qualifica opera a partire dal periodo d'imposta in cui vengono meno le condizioni che legittimano le agevolazioni e comporta l'obbligo di comprendere tutti i beni facenti parte del patrimonio dell'ente nell'inventario di cui all'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. L'iscrizione nell'inventario deve essere effettuata entro sessanta giorni dall'inizio del periodo di imposta in cui ha effetto il mutamento di qualifica secondo i criteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1974, n. 689. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili ed alle associazioni sportive dilettantistiche)).
                              Art. 150
         ((Organizzazioni non lucrative di utilita' sociale 1. Per le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale (ONLUS), ad eccezione delle societa' cooperative, non costituisce esercizio di attivita' commerciale lo svolgimento delle attivita' istituzionali nel perseguimento di esclusive finalita' di solidarieta' sociale. 2. I proventi derivanti dall'esercizio delle attivita' direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile.))
                              Art. 151
                        ((Reddito complessivo 1. Il reddito complessivo delle societa' e degli enti commerciali non residenti di cui alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 73 e' formato soltanto dai redditi prodotti nel territorio dello Stato, ad esclusione di quelli esenti dall'imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. 2. Si considerano prodotti nel territorio dello stato i redditi indicati nell'articolo 23, tenendo conto, per i redditi d'impresa, anche delle plusvalenze e delle minusvalenze dei beni destinati o comunque relativi alle attivita' commerciali esercitate nel territorio dello Stato, ancorche' non conseguite attraverso le stabili organizzazioni, nonche' gli utili distribuiti da societa' ed enti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 73 e le plusvalenze indicate nell'articolo 23, comma 1, lettera f).))
                              Art. 152
               Determinazione del reddito complessivo

  1.   Per   le   societa'   e   gli  enti  commerciali  con  stabile
organizzazione  nel  territorio  dello  Stato, eccettuate le societa'
semplici,   il   reddito   complessivo   e'  determinato  secondo  le
disposizioni della sezione I del capo II del titolo II, sulla base di
apposito   conto  economico  relativo  alla  gestione  delle  stabili
organizzazioni   e   alle   altre  attivita'  produttive  di  redditi
imponibili in Italia.
  2.  In  mancanza  di  stabili  organizzazioni  nel territorio dello
Stato, i redditi che concorrono a formare il reddito complessivo sono
determinati  secondo  le  disposizioni  del  Titolo  I, relative alle
categorie  nelle quali rientrano. Dal reddito complessivo si deducono
gli oneri indicati alle lettere a) e g) del comma 1 dell'articolo 10.
In  caso  di  rimborso  degli  oneri  dedotti  ai  sensi del presente
articolo,  le  somme  corrispondenti  concorrono a formare il reddito
complessivo  del  periodo d'imposta nel quale l'ente ha conseguito il
rimborso.  ((Si applicano le disposizioni dell'articolo 101, comma 6)). ((108))
  3.  Dall'imposta  lorda  si  detrae,  fino alla concorrenza del suo
ammontare,  un importo pari al 19 per cento degli oneri indicati alle
lettere  a),  g),  h),  h-bis),  i),  i-bis)  e i-quater) del comma 1
dell'articolo  15.  In  caso  di  rimborso di oneri per i quali si e'
fruito  della detrazione l'imposta dovuta per il periodo nel quale la
societa'  o  l'ente  ha  conseguito  il  rimborso  e' aumentata di un
importo pari al 19 per cento dell'onere rimborsato.
  4.  Per  le societa' commerciali di tipo diverso da quelli regolati
nel codice civile si applicano le disposizioni dei commi 1 e 2.
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
                              Art. 153
                        ((Reddito complessivo 1. Il reddito complessivo delle societa' e degli enti non residenti di cui alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 73 e' formato soltanto dai redditi prodotti nel territorio dello Stato, ad esclusione di quelli esenti dall'imposta e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. 2. Si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi indicati nell'articolo 23, tenendo conto, per i redditi d'impresa, anche delle plusvalenze e delle minusvalenze dei beni destinati o comunque relativi alle attivita' commerciali esercitate nel territorio dello Stato, ancorche' non conseguite attraverso le stabili organizzazioni, nonche' gli utili distribuiti da societa' ed enti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 73 e le plusvalenze indicate nell'articolo 23, comma 1, lettera f).))
                              Art. 154
              ((Determinazione del reddito complessivo 1. Il reddito complessivo degli enti non commerciali e' determinato secondo le disposizioni del Titolo I. Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione del reddito d'impresa che concorre a formarlo, gli oneri indicati alle lettere a) e g) del comma 1 dell'articolo 10. Si applica la disposizione dell'articolo 146, comma 1, secondo periodo. 2. Dall'imposta lorda si detrae, fino alla concorrenza del suo ammontare, un importo pari al 19 per cento degli oneri indicati alle lettere a), g), h), h-bis), i), i-bis) e i-quater) del comma 1 dell'articolo 15. La detrazione spetta a condizione che i predetti oneri non siano deducibili nella determinazione del reddito d'impresa che concorre a formare il reddito complessivo. Si applica la disposizione dell'articolo 147, comma 1, terzo periodo. 3. Agli enti non commerciali che hanno esercitato attivita' commerciali mediante stabili organizzazioni nel territorio dello Stato, si applicano le disposizioni dei commi 2, 3 e 5 dell'articolo 144. 4. Sono altresi' deducibili: a) le erogazioni liberali in denaro a favore dello Stato, di altri enti pubblici e di associazioni e di fondazioni private legalmente riconosciute, le quali, senza scopo di lucro, svolgono o promuovono attivita' dirette alla tutela del patrimonio ambientale, effettuate per l'acquisto, la tutela e la valorizzazione delle cose indicate alle lettere a) e b), del comma 1, dell'articolo 139 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, facenti parte degli elenchi di cui al comma 1 dell'articolo 140 del medesimo decreto legislativo o assoggettati al vincolo della inedificabilita' in base ai piani di cui all'articolo 149 dello stesso decreto legislativo e al decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, ivi comprese le erogazioni destinate all'organizzazione di mostre e di esposizioni, nonche' allo svolgimento di studi e ricerche aventi ad oggetto le cose anzidette; il mutamento di destinazione degli immobili indicati alla lettera c) del presente comma, senza la preventiva autorizzazione del Ministro dell'ambiente, e della tutela del territorio, come pure il mancato assolvimento degli obblighi di legge per consentire l'esercizio del diritto di prelazione dello Stato sui beni immobili vincolati, determina la indeducibilita' delle spese dal reddito. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio da' immediata comunicazione ai competenti uffici tributari delle violazioni che comportano la decadenza dalle agevolazioni; dalla data di ricevimento della comunicazione iniziano a decorrere i termini per il pagamento dell'imposta e dei relativi accessori; b) le erogazioni liberali in denaro a favore di organismi di gestione di parchi e riserve naturali, terrestri e marittimi, statali e regionali, e di ogni altra zona di tutela speciale paesistico-ambientale come individuata dalla vigente disciplina, statale e regionale, nonche' gestita dalle associazioni e fondazioni private indicate alla lettera a), effettuate per sostenere attivita' di conservazione, valorizzazione, studio, ricerca e sviluppo dirette al conseguimento delle finalita' di interesse generale cui corrispondono tali ambiti protetti; c) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione e alla protezione degli immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, facenti parte degli elenchi di cui al comma 1 dell'articolo 140 del medesimo decreto legislativo o assoggettati al vincolo della inedificabilita' in base ai piani di cui all'articolo 149 dello stesso decreto legislativo, e al decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431. 5. Il Ministro dell'ambiente e la tutela del territorio e la regione, secondo le rispettive attribuzioni e competenze, vigilano sull'impiego delle erogazioni di cui alle lettere a), b) e c) del comma 4 del presente articolo effettuate a favore di soggetti privati, affinche' siano perseguiti gli scopi per i quali le erogazioni stesse sono state accettate dai beneficiari e siano rispettati i termini per l'utilizzazione concordati con gli autori delle erogazioni. Detti termini possono essere prorogati una sola volta dall'autorita' di vigilanza, per motivi non imputabili ai beneficiari.))
                              Art. 155
                   Ambito soggettivo ed oggettivo

  1. Il reddito imponibile dei soggetti di cui all'articolo 73, comma
1,  lettera  a),  derivante dall'utilizzo ((...)) delle navi indicate
nell'articolo  8-bis, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni,
iscritte  nel  registro  internazionale  di  cui  al decreto-legge 30
dicembre  1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27
febbraio  1998,  n.  30,  e  dagli  stessi armate, nonche' delle navi
noleggiate  il  cui tonnellaggio non sia superiore al 50 per cento di
quello  complessivamente  utilizzato,  e'  determinato ai sensi della
presente  sezione qualora il contribuente comunichi un'opzione in tal
senso  all'Agenzia  delle  entrate  entro  tre  mesi  dall'inizio del
periodo  d'imposta  a  partire  dal  quale  intende  fruirne  con  le
modalita'  di cui al decreto previsto dall'articolo 161. L'opzione e'
irrevocabile  per  dieci  esercizi  sociali  e puo' essere rinnovata.
L'opzione  di  cui  al comma 1 deve essere esercitata relativamente a
tutte  le  navi  aventi  i  requisiti  indicati nel medesimo comma 1,
gestite   dallo  stesso  gruppo  di  imprese  alla  cui  composizione
concorrono  la  societa'  controllante  e  le  controllate  ai  sensi
dell'articolo 2359 del codice civile.
  2.  L'opzione  consente la determinazione dell'imponibile secondo i
criteri  di  cui all'articolo 156 delle navi di cui al comma 1 con un
tonnellaggio  superiore alle 100 tonnellate di stazza netta destinate
all'attivita' di:
    a) trasporto merci;
    b) trasporto passeggeri;
    c) soccorso, rimorchio, realizzazione e posa in opera di impianti
ed altre attivita' di assistenza marittima da svolgersi in alto mare.
  3.  Sono altresi' incluse nell'imponibile le attivita' direttamente
connesse, strumentali e complementari a quelle indicate nelle lettere
precedenti svolte dal medesimo soggetto e identificate dal decreto di
cui all'articolo 161.
                              Art. 156
                Determinazione del reddito imponibile

  ((1. Il reddito imponibile, determinato in via forfetaria ed unitaria sulla base del reddito giornaliero di ciascuna nave con i requisiti predetti, e' calcolato sulla base degli importi in cifra fissa previsti per i seguenti scaglioni di tonnellaggio netto: a) da 0 a 1.000 tonnellate di stazza netta: 0,0090 euro per tonnellata; b) da 1.001 a 10.000 tonnellate di stazza netta: 0,0070 euro per tonnellata; c) da 10.001 a 25.000 tonnellate di stazza netta: 0,0040 euro per tonnellata; d) da 25.001 tonnellate di stazza netta: 0,0020 euro per tonnellata.)) ((98))
  2.  Agli  effetti del comma precedente, non sono computati i giorni
di  mancata  utilizzazione  a  causa  di  operazioni di manutenzione,
riparazione    ordinaria    o    straordinaria,    ammodernamento   e
trasformazione  della  nave;  sono  altresi'  esclusi dal computo dei
giorni  di  operativita'  quelli  nei  quali  la  nave  e' in disarmo
temporaneo.
  3.  Dall'imponibile  determinato  secondo quanto previsto dai commi
precedenti   non   e'   ammessa   alcuna   deduzione.   Resta   ferma
l'applicazione dell'articolo 84.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 10 comma
4)  che  "Le  disposizioni  degli articoli 156 e 160 del testo unico,
come modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi di
imposta  indicati  all'articolo  4,  comma 1, lettera e), del decreto
legislativo 12 dicembre 2003, n. 344."
                              Art. 157
      ((Limiti all'esercizio dell'opzione ed alla sua efficacia 1. L'opzione di cui all'articolo 155 non puo' essere esercitata e se esercitata viene meno con effetto dal periodo d'imposta in corso nel caso in cui oltre la meta' delle navi complessivamente utilizzate viene locato dal contribuente a scafo nudo per un periodo di tempo superiore, per ciascuna unita', al 50 per cento dei giorni di effettiva navigazione per ciascun esercizio sociale. 2. In ogni caso l'opzione di cui all'articolo 155 non rileva per la determinazione del reddito delle navi relativamente ai giorni in cui le stesse sono locate a scafo nudo, da determinarsi in modo analitico per quanto attiene ai costi specifici, e secondo la proporzione di cui all'articolo 159 per quanto attiene quelli non suscettibili di diretta imputazione. 3. L'opzione di cui all'articolo 155 viene meno, altresi', nel caso di mancato rispetto dell'obbligo di formazione dei cadetti secondo le modalita' stabilite nel decreto di cui all'articolo 161. 4. L'ammontare determinato ai sensi dell'articolo 156 non comprende i ricavi e qualsiasi altro componente positivo non derivante in via esclusiva dall'esercizio delle navi di cui all'articolo 155 e delle attivita' di cui al comma 2 dello stesso articolo. 5. Qualora per qualsiasi motivo venga meno l'efficacia dell'opzione esercitata, il nuovo esercizio della stessa non puo' avvenire prima del decorso del decennio originariamente previsto.))
                              Art. 158
                    ((Plusvalenze e minusvalenze 1. Nel caso di cessione a titolo oneroso di una o piu' navi relativamente alle quali e' efficace l'opzione di cui all'articolo 155, l'imponibile determinato ai sensi dell'articolo 156 comprende anche la plusvalenza o minusvalenza realizzata; tuttavia, qualora la cessione abbia oggetto un'unita' gia' in proprieta' dell'utilizzatore in un periodo d'imposta precedente a quello di prima applicazione del presente regime, all'imponibile determinato ai sensi dell'articolo 156 dovra' aggiungersi la differenza tra il corrispettivo conseguito, al netto degli oneri di diretta imputazione, ed il costo non ammortizzato dell'ultimo esercizio antecedente a quello di prima applicazione del regime di determinazione dell'imponibile previsto dalla presente sezione. 2. Nel caso in cui nel periodo d'imposta precedente quello di prima applicazione del regime di determinazione dell'imponibile previsto dalla presente sezione, al reddito prodotto dalla nave ceduta si rendeva applicabile l'agevolazione di cui all'articolo 145, comma 66, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la differenza di cui al comma precedente e' aggiunta all'imponibile limitatamente al 20 per cento del suo ammontare. 3. Nel caso in cui le navi cedute costituiscano un complesso aziendale, per l'applicazione del comma 1 e' necessario che tali navi rappresentino l'80 per cento del valore dell'azienda al lordo dei debiti finanziari.))
                              Art. 159
                        ((Obblighi contabili 1. Il reddito derivante dal contemporaneo svolgimento di attivita' imprenditoriali diverse da quelle indicate nell'articolo 155 non e' ricompreso nell'imponibile determinato ai sensi dell'articolo 156 e deve essere determinato secondo le disposizioni contenute nella sezione I del capo II. 2. Agli effetti del comma 1 le spese e gli altri componenti negativi assumono rilievo se e nella misura in cui si riferiscano ad attivita' o beni da cui derivano ricavi ed altri proventi diversi da quelli ricompresi nella determinazione dell'imponibile, secondo i criteri di cui all'articolo 156; a tal fine e' tenuta una contabilita' separata secondo le modalita' stabilite con il decreto di cui all'articolo 161. 3. Le spese e gli altri componenti negativi che si riferiscono indistintamente a componenti positivi di reddito ricompresi e non ricompresi nell'imponibile determinato ai sensi dell'articolo 156 sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare complessivo dei ricavi ed altri proventi non ricompresi nell'imponibile determinato ai sensi dell'articolo 156 e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.))
                              Art. 160
            Ulteriori effetti dell'esercizio dell'opzione

  1.  I soggetti che esercitano l'opzione di cui all'articolo 155 non
possono  esercitare quella di cui alle sezioni II e III del titolo II
ne' in qualita' di controllanti, ne' in qualita' di controllati.
  2.  Alle  cessioni  di  beni  ed alle prestazioni di servizi fra le
societa'  il  cui  reddito e' determinato anche parzialmente ai sensi
dell'articolo  156  e  le  altre  imprese((, anche se residenti nel territorio dello Stato,))   si  applica,  ricorrendone  le  altre
condizioni,  la  disciplina del valore normale prevista dall'articolo
110,  comma  7.  ((Resta ferma l'applicazione dell'articolo 156.))
((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 10 comma
4)  che  "Le  disposizioni  degli articoli 156 e 160 del testo unico,
come modificate dal presente articolo, hanno effetto per i periodi di
imposta  indicati  all'articolo  4,  comma 1, lettera e), del decreto
legislativo 12 dicembre 2003, n. 344."
                              Art. 161
                     ((Disposizioni applicative 1. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze sono adottate le disposizioni applicative della presente sezione. 2. Per tutto quanto non disciplinato nella presente sezione si applicano le disposizioni di cui alla sezione I.))
                              Art. 162
                      ((Stabile organizzazione 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 169, ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attivita' produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, l'espressione "stabile organizzazione" designa una sede fissa di affari per mezzo della quale l'impresa non residente esercita in tutto o in parte la sua attivita' sul territorio dello Stato. 2. L'espressione "stabile organizzazione" comprende in particolare: a) una sede di direzione; b) una succursale; c) un ufficio; d) un'officina; e) un laboratorio; f) una miniera, un giacimento petrolifero o di gas naturale, una cava o altro luogo di estrazione di risorse naturali, anche in zone situate al di fuori delle acque territoriali in cui, in conformita' al diritto internazionale consuetudinario ed alla legislazione nazionale relativa all'esplorazione ed allo sfruttamento di risorse naturali, lo Stato puo' esercitare diritti relativi al fondo del mare, al suo sottosuolo ed alle risorse naturali. 3. Un cantiere di costruzione o di montaggio o di installazione, ovvero l'esercizio di attivita' di supervisione ad esso connesse, e' considerato "stabile organizzazione" soltanto se tale cantiere, progetto o attivita' abbia una durata superiore a tre mesi. 4. Una sede fissa di affari non e', comunque, considerata stabile organizzazione se: a) viene utilizzata una installazione ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna di beni o merci appartenenti all'impresa; b) i beni o le merci appartenenti all'impresa sono immagazzinati ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna; c) i beni o le merci appartenenti all'impresa sono immagazzinati ai soli fini della trasformazione da parte di un'altra impresa; d) una sede fissa di affari e' utilizzata ai soli fini di acquistare beni o merci o di raccogliere informazioni per l'impresa; e) viene utilizzata ai soli fini di svolgere, per l'impresa, qualsiasi altra attivita' che abbia carattere preparatorio o ausiliario; f) viene utilizzata ai soli fini dell'esercizio combinato delle attivita' menzionate nelle lettere da a) ad e), purche' l'attivita' della sede fissa nel suo insieme, quale risulta da tale combinazione, abbia carattere preparatorio o ausiliario. 5. Oltre a quanto previsto dal comma 4 non costituisce di per se' stabile organizzazione la disponibilita' a qualsiasi titolo di elaboratori elettronici e relativi impianti ausiliari che consentano la raccolta e la trasmissione di dati ed informazioni finalizzati alla vendita di beni e servizi. 6. Nonostante le disposizioni dei commi precedenti e salvo quanto previsto dal comma 7, costituisce una stabile organizzazione dell'impresa di cui al comma 1 il soggetto, residente o non residente, che nel territorio dello Stato abitualmente conclude in nome dell'impresa stessa contratti diversi da quelli di acquisto di beni. 7. Non costituisce stabile organizzazione dell'impresa non residente il solo fatto che essa eserciti nel territorio dello Stato la propria attivita' per mezzo di un mediatore, di un commissionario generale, o di ogni altro intermediario che goda di uno status indipendente, a condizione che dette persone agiscano nell'ambito della loro ordinaria attivita'. 8. Nonostante quanto previsto dal comma precedente, non costituisce stabile organizzazione dell'impresa il solo fatto che la stessa eserciti nel territorio dello Stato la propria attivita' per mezzo di un raccomandatario marittimo di cui alla legge 4 aprile 1977, n. 135, o di un mediatore marittimo di cui alla legge 12 marzo 1968, n. 478, che abbia i poteri per la gestione commerciale o operativa delle navi dell'impresa, anche in via continuativa. 9. Il fatto che un'impresa non residente con o senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato controlli un'impresa residente, ne sia controllata, o che entrambe le imprese siano controllate da un terzo soggetto esercente o no attivita' d'impresa non costituisce di per se' motivo sufficiente per considerare una qualsiasi di dette imprese una stabile organizzazione dell'altra.))
                              Art. 163
                 ((Divieto della doppia imposizione 1. La stessa imposta non puo' essere applicata piu' volte in dipendenza dello stesso presupposto, neppure nei confronti di soggetti diversi.))
                              Art. 164
Limiti  di  deduzione  delle  spese e degli altri componenti negativi
relativi   a   taluni   mezzi   di  trasporto  a  motore,  utilizzati
            nell'esercizio di imprese, arti e professioni

  1. Le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di
    trasporto a motore indicati nel presente articolo, utilizzati
  nell'esercizio  di  imprese,  arti  e  professioni,  ai  fini della
determinazione   dei   relativi   redditi  sono  deducibili  solo  se
rientranti in una delle fattispecie previste nelle successive lettere
a), b) e b-bis):
    a) per l'intero ammontare relativamente:
      1)  agli  aeromobili  da  turismo,  alle navi e imbarcazioni da
diporto, alle autovetture ed autocaravan, di cui alle lettere a) e m)
del  comma 1 dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 aprile 1992,
n.  285,  ai  ciclomotori  e motocicli destinati ad essere utilizzati
esclusivamente   come   beni   strumentali   nell'attivita'   propria
dell'impresa;
      2) ai veicoli adibiti ad uso pubblico;
    b) ((Nella misura del 40 per cento relativamente alle autovetture e autocaravan, di cui alle citate lettere dell'articolo 54 del citato decreto legislativo n. 285 del 1992, ai ciclomotori e motocicli il cui utilizzo e' diverso da quello indicato alla lettera a), numero 1). Tale percentuale e' elevata all'80 per cento per i veicoli utilizzati dai soggetti esercenti attivita' di agenzia o di rappresentanza di commercio)).  Nel  caso  di  esercizio  di arti e
professioni  in  forma  individuale,  la  deducibilita'  e'  ammessa,
((nella suddetta misura del 40 per cento)), limitatamente ad un solo
veicolo;   se  l'attivita'  e'  svolta  da  societa'  semplici  e  da
associazioni  di  cui  all'articolo 5, la deducibilita' e' consentita
soltanto  per  un  veicolo  per  ogni socio o associato. Non si tiene
conto:  della  parte  del  costo  di  acquisizione che eccede lire 35
milioni  per  le  autovetture e gli autocaravan, lire 8 milioni per i
motocicli,  lire  4  milioni  per  i  ciclomotori; dell'ammontare dei
canoni proporzionalmente corrispondente al costo di detti veicoli che
eccede  i  limiti  indicati,  se  i  beni medesimi sono utilizzati in
locazione  finanziaria;  dell'ammontare  dei  costi di locazione e di
noleggio  che  eccede  lire  7  milioni  per  le  autovetture  e  gli
autocaravan, lire 1,5 milioni per i motocicli, lire ottocentomila per
i  ciclomotori. Nel caso di esercizio delle predette attivita' svolte
da  societa'  semplici  e associazioni di cui al citato articolo 5, i
suddetti  limiti  sono riferiti a ciascun socio o associato. I limiti
predetti,  che  con  riferimento al valore dei contratti di locazione
anche  finanziaria  o di noleggio vanno ragguagliati ad anno, possono
essere  variati, tenendo anche conto delle variazioni dell'indice dei
prezzi   al  consumo  per  le  famiglie  di  operai  e  di  impiegati
verificatesi  nell'anno  precedente,  con  decreto del Ministro delle
finanze,  di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato.  Il  predetto  limite  di 35 milioni di lire per le
autovetture  e'  elevato  a  50  milioni  di lire per gli autoveicoli
utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio. ((105))
    ((b-bis) nella misura del 90 per cento per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d'imposta)).
((105))
  2.   Ai   fini  della  determinazione  del  reddito  d'impresa,  le
plusvalenze  e  le  minusvalenze  patrimoniali  rilevano nella stessa
proporzione  esistente  tra l'ammontare dell'ammortamento fiscalmente
dedotto e quello complessivamente effettuato.
  3.  Ai  fini  della  applicazione  del comma 7 dell'articolo 67, il
costo  dei  beni  di cui al comma 1, lettera b), si assume nei limiti
rilevanti   ai   fini   della   deduzione  delle  relative  quote  di
ammortamento
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AGGIORNAMENTO (105)
  	 Il D.L. 2 luglio 2007, n.81 convertito con modificazioni dalla L.
3 agosto 2007, n. 127 ha disposto (con l'art. 15-bis comma 8) che "Le
disposizioni di cui al comma 7 hanno effetto dal periodo d'imposta in
corso alla data del 27 giugno 2007."
                              Art. 165
         Credito d'imposta per i redditi prodotti all'estero

  1.  Se  alla  formazione del reddito complessivo concorrono redditi
prodotti  all'estero,  le  imposte  ivi pagate a titolo definitivo su
tali  redditi  sono  ammesse  in detrazione dall'imposta netta dovuta
fino   alla  concorrenza  della  quota  d'imposta  corrispondente  al
rapporto  tra i redditi prodotti all'estero ed il reddito complessivo
al  netto  delle  perdite  di precedenti periodi d'imposta ammesse in
diminuzione.
  2.  I  redditi  si  considerano  prodotti  all'estero sulla base di
criteri  reciproci a quelli previsti dall'articolo 23 per individuare
quelli prodotti nel territorio dello Stato.
  3.  se  concorrono  redditi  prodotti  in  piu'  Stati  esteri,  la
detrazione si applica separatamente per ciascuno Stato. (98)
  4.  La  detrazione  di  cui  al comma 1 deve essere calcolata nella
dichiarazione relativa al periodo d'imposta cui appartiene il reddito
prodotto  all'estero  al  quale  si  riferisce  l'imposta di cui allo
stesso  comma  1,  a  condizione che il pagamento a titolo definitivo
avvenga prima della sua presentazione. Nel caso in cui il pagamento a
titolo  definitivo avvenga successivamente si applica quanto previsto
dal comma 7.
  5.  Per  i  redditi  d'impresa prodotti all'estero mediante stabile
organizzazione  o da societa' controllate di cui alla sezione III del
capo   II   del  Titolo  II,  la  detrazione  puo'  essere  calcolata
dall'imposta del periodo di competenza anche se il pagamento a titolo
definitivo   avviene   entro   il   termine  di  presentazione  della
dichiarazione   relativa   al  primo  periodo  d'imposta  successivo.
L'esercizio   della   facolta'   di  cui  al  periodo  precedente  e'
condizionato  all'indicazione, nelle dichiarazioni dei redditi, delle
imposte  estere  detratte  per  le  quali  ancora  non e' avvenuto il
pagamento a titolo definitivo.
  6.  Nel  caso  di reddito d'impresa prodotto, da imprese residenti,
nello  stesso  Paese  estero,  l'imposta  estera  ivi pagata a titolo
definitivo  su  tale  reddito  eccedente  la quota d'imposta italiana
relativa al medesimo reddito estero, costituisce un credito d'imposta
fino  a  concorrenza  della  eccedenza della quota d'imposta italiana
rispetto a quella estera pagata a titolo definitivo in relazione allo
stesso  reddito  estero,  verificatasi negli esercizi precedenti fino
all'ottavo.  Nel  caso  in  cui  negli esercizi precedenti non si sia
verificata  tale  eccedenza,  l'eccedenza  dell'imposta  estera  puo'
essere  riportata  a  nuovo  fino  all'ottavo esercizio successivo ed
essere  utilizzata quale credito d'imposta nel caso in cui si produca
l'eccedenza  della quota di imposta italiana rispetto a quella estera
relativa  allo  stesso  reddito  di cui al primo periodo del presente
comma.  Le  disposizioni di cui al presente comma relative al riporto
in avanti e all'indietro dell'eccedenza si applicano anche ai redditi
d'impresa  prodotti all'estero dalle singole societa' partecipanti al
consolidato  nazionale  e  mondiale,  anche se residenti nello stesso
paese, salvo quanto previsto dall'articolo 136, comma 6. (98)
  7. Se l'imposta dovuta in Italia per il periodo d'imposta nel quale
il  reddito  estero  ha concorso a formare l'imponibile e' stata gia'
liquidata,  si  procede  a  nuova  liquidazione  tenendo  conto anche
dell'eventuale  maggior  reddito  estero,  e  la  detrazione si opera
dall'imposta  dovuta  per  il  periodo  d'imposta cui si riferisce la
dichiarazione  nella  quale e' stata richiesta. Se e' gia' decorso il
termine  per  l'accertamento,  la  detrazione  e' limitata alla quota
dell'imposta  estera proporzionale all'ammontare del reddito prodotto
all'estero acquisito a tassazione in Italia.
  8.  La  detrazione non spetta in caso di omessa presentazione della
dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi prodotti all'estero
nella dichiarazione presentata.
  9. Per le imposte pagate all'estero dalle societa' , associazioni e
imprese  di  cui all'articolo 5 e dalle societa' che hanno esercitato
l'opzione  di  cui  agli  articoli  115 e 116 la detrazione spetta ai
singoli soci nella proporzione ivi stabilita. (98)
  10.  Nel  caso  in  cui  il  reddito  prodotto  all'estero concorra
parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l'imposta
estera va ridotta in misura corrispondente. ((101))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 11 comma
3) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2004, salvo le disposizioni dell'articolo
165, comma 6, che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano
a decorrere dal 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (101)
  Il  D.L. 4 luglio 2006, n.223 convertito con modificazioni dalla L.
4  agosto  2006,  n. 248 ha disposto (con l'art. 36 comma 30) che "In
deroga  all'articolo  3  della  legge  27  luglio  2000,  n.  212, le
disposizioni  di  cui  al  comma 10 dell'articolo 165 del testo unico
delle  imposte  sui  redditi  di  cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, devono intendersi riferite anche
ai  crediti  d'imposta  relativi  ai  redditi  di  cui al comma 8-bis
dell'articolo 51 del medesimo testo unico."
	
                              Art. 166
              Trasferimento all'estero della residenza

  1.  Il  trasferimento  all'estero  della residenza dei soggetti che
esercitano   imprese  commerciali,  che  comporti  la  perdita  della
residenza ai fini delle imposte sui redditi, costituisce realizzo, al
valore   normale,   dei   componenti  dell'azienda  o  del  complesso
aziendale,  salvo  che  gli stessi non siano confluiti in una stabile
organizzazione   situata   nel  territorio  dello  Stato.  La  stessa
disposizione  si  applica  se  successivamente i componenti confluiti
nella  stabile  organizzazione  situata nel territorio dello Stato ne
vengano  distolti.  Si considerano in ogni caso realizzate, al valore
normale,   le   plusvalenze   relative  alle  stabili  organizzazioni
all'estero.  Per  le  imprese individuali e le societa' di persone si
applica l'articolo 17, comma 1, lettere g) e l). (98)
  2.  I  fondi  in sospensione d'imposta, inclusi quelli tassabili in
caso  di  distribuzione,  iscritti  nell'ultimo  bilancio  prima  del
trasferimento  della residenza , sono assoggettati a tassazione nella
misura  in  cui non siano stati ricostituiti nel patrimonio contabile
della predetta stabile organizzazione. (98)
  ((2-bis. Le perdite generatesi fino al periodo d'imposta anteriore a quello da cui ha effetto il trasferimento all'estero della residenza fiscale, non compensate con i redditi prodotti fino a tale periodo, sono computabili in diminuzione del reddito della predetta stabile organizzazione ai sensi dell'articolo 84 e alle condizioni e nei limiti indicati nell'articolo 181. 2-ter. Il trasferimento della residenza fiscale all'estero da parte di una societa' di capitali non da' luogo di per se' all'imposizione dei soci della societa' trasferita.)) ((106))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 11 comma
3) che "Le disposizioni del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1°  gennaio 2004, salvo le disposizioni dell'articolo
165, comma 6, che hanno effetto per i periodi di imposta che iniziano
a decorrere dal 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (106)
  Il D.Lgs. 6 novembre 2007, n.199 ha disposto (con l'art. 2 comma 1)
che  "Le  disposizioni  dell'articolo 1 comma 1, lettere da b) ad e),
concernenti  il  recepimento  dell'articolo  2,  paragrafo  2,  della
direttiva  2005/19/CE,  si  applicano  alle  operazioni  di  fusione,
scissione,   conferimento  di  attivo  e  scambio  di  partecipazioni
effettuate a partire dal 1° gennaio 2007."
                              Art. 167
        Disposizioni in materia di imprese estere controllate

  1.  Se  un  soggetto  residente  in  Italia detiene, direttamente o
indirettamente,  anche  tramite  societa' fiduciarie o per interposta
persona,  il  controllo  di  una  impresa, di una societa' o di altro
ente,  residente o localizzato in Stati o territori diversi da quelli
di  cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato
ai  sensi  dell'articolo  168-bis,  i redditi conseguiti dal soggetto
estero   partecipato   sono  imputati,  a  decorrere  dalla  chiusura
dell'esercizio o periodo di gestione del soggetto estero partecipato,
ai  soggetti  residenti  in  proporzione  alle partecipazioni da essi
detenute.  Tali disposizioni si applicano anche per le partecipazioni
in  soggetti non residenti relativamente ai redditi derivanti da loro
stabili organizzazioni situate in Stati o territori diversi da quelli
di cui al citato decreto.
  2.  Le  disposizioni  del comma 1 si applicano alle persone fisiche
residenti e ai soggetti di cui agli articoli 5 e 87, comma 1, lettere
a), b) e c).
  3.  Ai fini della determinazione del limite del controllo di cui al
comma  1, si applica l'articolo 2359 del codice civile, in materia di
societa' controllate e societa' collegate.
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244.
  5.  Le  disposizioni  del  comma  1 non si applicano se il soggetto
residente dimostra, alternativamente, che:
    ((a) la societa' o altro ente non residente svolga un'effettiva attivita' industriale o commerciale, come sua principale attivita', nel mercato dello stato o territorio di insediamento; per le attivita' bancarie, finanziarie e assicurative quest'ultima condizione si ritiene soddisfatta quando la maggior parte delle fonti, degli impieghi o dei ricavi originano nello Stato o territorio di insediamento));
    b)  dalle  partecipazioni non consegue l'effetto di localizzare i
redditi  in Stati o territori diversi da quelli di cui al decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo
168-bis.  Per  i  fini di cui al presente comma, il contribuente deve
interpellare  preventivamente l'amministrazione finanziaria, ai sensi
dell'articolo  11  della  legge  27  luglio  2000, n. 212, recante lo
statuto dei diritti del contribuente.
  ((5-bis. La previsione di cui alla lettera a) del comma 5 non si applica qualora i proventi della societa' o altro ente non residente provengono per piu' del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall'investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attivita' finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprieta' industriale, letteraria o artistica, nonche' dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la societa' o l'ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa societa' che controlla la societa' o l'ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari.))
  6.  I  redditi  del  soggetto  non residente, imputati ai sensi del
comma 1, sono assoggettati a tassazione separata con l'aliquota media
applicata sul reddito complessivo del soggetto residente e, comunque,
non  inferiore  al  27  per cento. I redditi sono determinati in base
alle  disposizioni  del titolo I, capo VI, nonche' degli articoli 96,
96-bis,  102,  103,  103-bis; non si applicano le disposizioni di cui
agli  articoli  54,  comma  4,  e  67,  comma  3.  Dall'imposta cosi'
determinata sono ammesse in detrazione, ai sensi dell'articolo 15, le
imposte pagate all'estero a titolo definitivo.
  7.  Gli  utili  distribuiti,  in  qualsiasi forma, dai soggetti non
residenti  di  cui  al  comma  1  non  concorrono alla formazione del
reddito   dei  soggetti  residenti  fino  all'ammontare  del  reddito
assoggettato a tassazione, ai sensi del medesimo comma 1, anche negli
esercizi  precedenti.  Le  imposte pagate all'estero, sugli utili che
non concorrono alla formazione del reddito ai sensi del primo periodo
del   presente   comma,   sono   ammesse   in  detrazione,  ai  sensi
dell'articolo 15, fino a concorrenza delle imposte applicate ai sensi
del  comma  6,  diminuite  degli  importi  ammessi  in detrazione per
effetto del terzo periodo del predetto comma.
  8.  Con  decreto  del  Ministro  delle finanze, da emanare ai sensi
dell'articolo  17,  comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono
stabilite le disposizioni attuative del presente articolo.
  ((8-bis. La disciplina di cui al comma 1 trova applicazione anche nell'ipotesi in cui i soggetti controllati ai sensi dello stesso comma sono localizzati in stati o territori diversi da quelli ivi richiamati, qualora ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni: a) sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore a piu' della meta' di quella a cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia; b) hanno conseguito proventi derivanti per piu' del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall'investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attivita' finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprieta' industriale, letteraria o artistica nonche' dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la societa' o l'ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa societa' che controlla la societa' o l'ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari. 8-ter. Le disposizioni del comma 8-bis non si applicano se il soggetto residente dimostra che l'insediamento all'estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale. Ai fini del presente comma il contribuente deve interpellare l'amministrazione finanziaria secondo le modalita' indicate nel precedente comma 5.))
                              Art. 168
         Disposizioni in materia di imprese estere collegate

	
  1.  Salvo  quanto  diversamente  disposto dal presente articolo, la
norma di cui all'articolo 167 ((, con l'esclusione di quanto disposto al comma 8-bis))  si  applica  anche  nel  caso  in cui il soggetto
residente  in  Italia  detiene,  direttamente o indirettamente, anche
tramite   societa'   fiduciarie   o   per   interposta  persona,  una
partecipazione   non   inferiore  al  20  per  cento  agli  utili  di
un'impresa,  di una societa' o di altro ente, residente o localizzato
in Stati o territori diversi da quelli di cui al decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis;
tale   percentuale   e'   ridotta   al  10  per  cento  nel  caso  di
partecipazione  agli  utili di societa' quotate in borsa. La norma di
cui  al  presente  comma  non  si  applica  per  le partecipazioni in
soggetti  residenti  negli Stati o territori di cui al citato decreto
relativamente  ai  redditi  derivanti  da loro stabili organizzazioni
situate  in  Stati  o  territori diversi da quelli di cui al medesimo
decreto.
  2. I redditi del soggetto non residente oggetto di imputazione sono
determinati per un importo corrispondente al maggiore fra:
    a)  l'utile  prima  delle imposte risultante dal bilancio redatto
dalla partecipata estera anche in assenza di un obbligo di legge;
    b)   un   reddito   induttivamente  determinato  sulla  base  dei
coefficienti  di  rendimento  riferiti  alle  categorie  di  beni che
compongono l'attivo patrimoniale di cui al successivo comma 3.
  3. Per la determinazione forfettaria di cui al comma 2 si applicano
i seguenti coefficienti:
    a)  l'1  per cento sul valore dei beni indicati nell'articolo 85,
comma   1,   lettere   c),   d)   ed   e),   anche  se  costituiscono
immobilizzazioni finanziarie, aumentato del valore dei crediti;
    b) il 4 per cento sul valore delle immobilizzazioni costituite da
beni  immobili  e  da  beni  indicati  nell'articolo  8-bis, comma 1,
lettera  a),  del  decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972,   n.  633,  e  successive  modificazioni,  anche  in  locazione
finanziaria;
    c) il 15 per cento sul valore delle altre immobilizzazioni, anche
in locazione finanziaria.
  4.  Con  decreto  del  Ministro  dell'economia  e delle finanze, da
emanare  ai  sensi  dell'articolo  17, comma 3, della legge 23 agosto
1988,  n.  400, sono stabilite le disposizioni attuative del presente
articolo.
                              Art. 168
(((Paesi e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni) 1. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono individuati gli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni, ai fini dell'applicazione delle disposizioni contenute negli articoli 10, comma 1, lettera e-bis), 73, comma 3, e 110, commi 10 e 12-bis, del presente testo unico, nell'articolo 26, commi 1 e 5, nonche' nell'articolo 27, comma 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, nell'articolo 10-ter, commi 1 e 9, della legge 23 marzo 1983, n. 77, e successive modificazioni, negli articoli 1, comma 1, e 6, comma 1, del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239, e successive modificazioni, nell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. 2. Con lo stesso decreto di cui al comma 1 sono individuati gli Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni e nei quali il livello di tassazione non e' sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia, ai fini dell'applicazione delle disposizioni contenute negli articoli 47, comma 4, 68, comma 4, 87, comma 1, 89, comma 3, 132, comma 4, 167, commi 1 e 5, e 168, comma 1, del presente testo unico, nonche' negli articoli 27, comma 4, e 37-bis, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni)). ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 90)
che  "Nel  decreto  di cui all'articolo 168-bis del testo unico delle
imposte   sui  redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dalla lettera n) del
comma 83 del presente articolo, sono altresi' inclusi, per un periodo
di  cinque  anni  dalla  data  di  pubblicazione  del  medesimo nella
Gazzetta  Ufficiale,  gli  Stati o territori che, prima della data di
entrata in vigore della presente legge, non sono elencati nei decreti
del  Ministro  delle  finanze  4  settembre  1996  e  4  maggio 1999,
pubblicati  rispettivamente  nella  Gazzetta  Ufficiale n. 220 del 19
settembre   1996   e   n.  107  del  10  maggio  1999,  e  successive
modificazioni,  nonche'  nei  decreti  del  Ministero dell'economia e
delle  finanze  21  novembre  2001  e  23  gennaio  2002,  pubblicati
rispettivamente  nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 23 novembre 2001
e n. 29 del 4 febbraio 2002."
                              Art. 169
                      ((Accordi internazionali 1. Le disposizioni del presente testo unico si applicano, se piu' favorevoli al contribuente, anche in deroga agli accordi internazionali contro la doppia imposizione.))
                              Art. 170
                   ((Trasformazione della societa' 1. La trasformazione della societa' non costituisce realizzo ne' distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni, comprese quelle relative alle rimanenze e il valore di avviamento. 2. In caso di trasformazione di una societa' soggetta all'imposta di cui al Titolo II in societa' non soggetta a tale imposta, o viceversa, il reddito del periodo compreso tra l'inizio del periodo di imposta e la data in cui ha effetto la trasformazione e' determinato secondo le disposizioni applicabili prima della trasformazione in base alle risultanze di apposito conto economico. 3. Nel caso di trasformazione di una societa' non soggetta all'imposta di cui al Titolo II in societa' soggetta a tale imposta le riserve costituite prima della trasformazione con utili imputati ai soci a norma dell'articolo 5, se dopo la trasformazione siano state iscritte in bilancio con indicazione della loro origine, non concorrono a formare il reddito dei soci in caso di distribuzione e l'imputazione di esse a capitale non comporta l'applicazione del comma 6 dell'articolo 47. 4. Nel caso di trasformazione di una societa' soggetta all'imposta di cui al titolo II in societa' non soggetta a tale imposta le riserve costituite prima della trasformazione, escluse quelle di cui al comma 5 dell'articolo 47, sono imputate ai soci, a norma dell'articolo 5: a) nel periodo di imposta in cui vengono distribuite o utilizzate per scopi diversi dalla copertura di perdite d'esercizio, se dopo la trasformazione siano iscritte in bilancio con indicazione della loro origine; b) nel periodo di imposta successivo alla trasformazione, se non siano iscritte in bilancio o vi siano iscritte senza la detta indicazione. 5. Le riserve di cui al comma 4 sono assoggettate ad imposta secondo il regime applicabile alla distribuzione delle riserve delle societa' di cui all'articolo 73.))
                              Art. 171
                     ((Trasformazione eterogenea 1. In caso di trasformazione, effettuata ai sensi dell'articolo 2500-septies del codice civile, di una societa' soggetta all'imposta di cui al Titolo II in ente non commerciale, i beni della societa' si considerano realizzati in base al valore normale, salvo che non siano confluiti nell'azienda o complesso aziendale dell'ente stesso. Le riserve costituite prima della trasformazione, escluse quelle di cui al comma 5 dell'articolo 47, sono assoggettate a tassazione nei confronti dei soci o associati: a) nel periodo di imposta in cui vengono distribuite o utilizzate per scopi diversi dalla copertura di perdite d'esercizio, se dopo la trasformazione sono iscritte in bilancio con indicazione della loro origine; b) nel periodo d'imposta successivo alla trasformazione, se non iscritte in bilancio ovvero iscritte senza la detta indicazione. In caso di trasformazione in comunione di azienda si applicano le disposizioni dell'articolo 67, comma 1, lettera h). Si applicano le disposizioni del comma 5 dell'articolo 170. 2. La trasformazione, effettuata ai sensi dell'articolo 2500-octies del codice civile, di un ente non commerciale in societa' soggetta all'imposta di cui al Titolo II si considera conferimento limitatamente ai beni diversi da quelli gia' compresi nell'azienda o complesso aziendale dell'ente stesso.))
                                  	
                              Art. 172
Fusione di societa'

  1.  La  fusione  tra  piu'  societa'  non  costituisce realizzo ne'
distribuzione   delle  plusvalenze  e  minusvalenze  dei  beni  delle
societa'  fuse o incorporate, comprese quelle relative alle rimanenze
e il valore di avviamento.
  2. Nella determinazione del reddito della societa' risultante dalla
fusione  o  incorporante  non  si tiene conto dell'avanzo o disavanzo
iscritto  in bilancio per effetto del rapporto di cambio delle azioni
o  quote  o  dell'annullamento  delle  azioni o quote di alcuna delle
societa'  fuse  possedute  da  altre.  I  maggiori valori iscritti in
bilancio   per   effetto  dell'eventuale  imputazione  del  disavanzo
derivante  dall'annullamento  o  dal concambio di una partecipazione,
con riferimento ad elementi patrimoniali della societa' incorporata o
fusa,  non  sono  imponibili  nei confronti dell'incorporante o della
societa'  risultante  dalla  fusione.  Tuttavia  i beni ricevuti sono
valutati  fiscalmente  in base all'ultimo valore riconosciuto ai fini
delle imposte sui redditi, facendo risultare da apposito prospetto di
riconciliazione  della  dichiarazione  dei  redditi i dati esposti in
bilancio ed i valori fiscalmente riconosciuti.
  3.  Il  cambio  delle partecipazioni originarie non costituisce ne'
realizzo  ne'  distribuzione  di  plusvalenze  o  di minusvalenze ne'
conseguimento di ricavi per i soci della societa' incorporata o fusa,
fatta  salva l'applicazione, in caso di conguaglio, dell'articolo 47,
comma 7 e, ricorrendone le condizioni, degli articoli 58 e 87. (98)
  4.  Dalla  data in cui ha effetto la fusione la societa' risultante
dalla  fusione  o  incorporante subentra negli obblighi e nei diritti
delle  societa' fuse o incorporate relativi alle imposte sui redditi,
salvo quanto stabilito nei commi 5 e 7.
  5.  Le  riserve  in  sospensione  di  imposta, iscritte nell'ultimo
bilancio  delle  societa'  fuse o incorporate concorrono a formare il
reddito  della  societa' risultante dalla fusione o incorporante se e
nella  misura  in  cui  non siano state ricostituite nel suo bilancio
prioritariamente  utilizzando  l'eventuale  avanzo da fusione. Questa
disposizione  non si applica per le riserve tassabili solo in caso di
distribuzione  le  quali,  se  e  nel  limite in cui vi sia avanzo di
fusione  o aumento di capitale per un ammontare superiore al capitale
complessivo  delle  societa' partecipanti alla fusione al netto delle
quote  del capitale di ciascuna di esse gia' possedute dalla stessa o
da  altre,  concorrono a formare il reddito della societa' risultante
dalla  fusione  o incorporante in caso di distribuzione dell'avanzo o
di  distribuzione del capitale ai soci; quelle che anteriormente alla
fusione  sono  state  imputate  al  capitale  delle  societa'  fuse o
incorporate  si  intendono  trasferite  nel  capitale  della societa'
risultante  dalla  fusione  o incorporante e concorrono a formarne il
reddito in caso di riduzione del capitale per esuberanza.
  6.  All'aumento  di  capitale,  all'avanzo  da  annullamento  o  da
concambio  che  eccedono  la  ricostituzione  e  l'attribuzione delle
riserve di cui al comma 5 si applica il regime fiscale del capitale e
delle  riserve  della  societa' incorporata o fusa, diverse da quelle
gia'  attribuite  o  ricostituite  ai  sensi  del  comma  5 che hanno
proporzionalmente  concorso  alla  sua formazione. Si considerano non
concorrenti alla formazione dell'avanzo da annullamento il capitale e
le   riserve   di  capitale  fino  a  concorrenza  del  valore  della
partecipazione annullata. (98)
  7. Le perdite delle societa' che partecipano alla fusione, compresa
la  societa'  incorporante, possono essere portate in diminuzione del
reddito della societa' risultante dalla fusione o incorporante per la
parte  del  loro  ammontare che non eccede l'ammontare del rispettivo
patrimonio  netto quale risulta dall'ultimo bilancio o, se inferiore,
dalla  situazione  patrimoniale  di  cui all'articolo 2501-quater del
codice  civile, senza tener conto dei conferimenti e versamenti fatti
negli  ultimi  ventiquattro mesi anteriori alla data cui si riferisce
la situazione stessa, e sempre che dal conto economico della societa'
le  cui perdite sono riportabili, relativo all'esercizio precedente a
quello in cui la fusione e' stata deliberata, risulti un ammontare di
ricavi e proventi dell'attivita' caratteristica, e un ammontare delle
spese per prestazioni di lavoro subordinato e relativi contributi, di
cui all'articolo 2425 del codice civile, superiore al 40 per cento di
quello  risultante  dalla  media degli ultimi due esercizi anteriori.
Tra  i  predetti versamenti non si comprendono i contributi erogati a
norma  di  legge dallo Stato a da altri enti pubblici. Se le azioni o
quote  della  societa'  la cui perdita e' riportabile erano possedute
dalla  societa'  incorporante  o  da altra societa' partecipante alla
fusione,  la  perdita  non  e' comunque ammessa in diminuzione fino a
concorrenza  dell'ammontare  complessivo  della  svalutazione di tali
azioni  o  quote  effettuata ai fini della determinazione del reddito
dalla  societa'  partecipante o dall'impresa che le ha ad essa cedute
dopo  l'esercizio  al quale si riferisce la perdita e prima dell'atto
di  fusione.  In  caso  di retrodatazione degli effetti fiscali della
fusione  ai  sensi  del comma 9, le limitazioni del presente comma si
applicano  anche  al  risultato negativo, determinabile applicando le
regole ordinarie, che si sarebbe generato in modo autonomo in capo ai
soggetti  che  partecipano  alla  fusione in relazione al periodo che
intercorre tra l'inizio del periodo d'imposta e la data antecedente a
quella  di  efficacia  giuridica della fusione. ((Le disposizioni del presente comma si applicano anche agli interessi indeducibili oggetto di riporto in avanti di cui al comma 4 dell'articolo 96)) ((108))
  8. Il reddito delle societa' fuse o incorporate relativo al periodo
compreso  tra  l'inizio  del  periodo  di imposta e la data in cui ha
effetto   la   fusione   e'   determinato,  secondo  le  disposizioni
applicabili in relazione al tipo di societa', in base alle risultanze
di apposito conto economico.
  9.  L'atto  di fusione puo' stabilire che ai fini delle imposte sui
redditi gli effetti della fusione decorrano da una data non anteriore
a  quella  in  cui  si e' chiuso l'ultimo esercizio di ciascuna delle
societa'  fuse  o incorporate o a quella, se piu' prossima, in cui si
e' chiuso l'ultimo esercizio della societa' incorporante.
  10.  Nelle  operazioni  di  fusione,  gli  obblighi  di versamento,
inclusi  quelli  relativi  agli  acconti  d'imposta  ed alle ritenute
operate su redditi altrui, dei soggetti che si estinguono per effetto
delle  operazioni medesime, sono adempiuti dagli stessi soggetti fino
alla data di efficacia della fusione ai sensi dell'articolo 2504-bis,
comma  2,  del codice civile; successivamente a tale data, i predetti
obblighi  si  intendono  a tutti gli effetti trasferiti alla societa'
incorporante o comunque risultante dalla fusione.
  ((10-bis. Il regime dell'imposta sostitutiva di cui al comma 2-ter dell'articolo 176 puo' essere applicato, con le modalita', le condizioni e i termini ivi stabiliti, anche dalla societa' incorporante o risultante dalla fusione per ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio a seguito di tali operazioni)) ((108))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 34)
che  "Le disposizioni di cui al comma 33, lettere a), b), c), d), e),
g),  numero  2),  l),  m),  o),  p), q), numeri 2) e 3), u) e aa), si
applicano  a  decorrere  dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007.  Le  disposizioni  di cui al comma 33,
lettera i), si applicano dal periodo d'imposta successivo a quello in
corso  al  31  dicembre  2007;  per  il  primo  e  il secondo periodo
d'imposta di applicazione, il limite di deducibilita' degli interessi
passivi  e' aumentato di un importo pari, rispettivamente, a 10.000 e
a  5.000  euro.  Le disposizioni di cui al comma 33, lettere f) e g),
numero 1), si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso al
31  dicembre 2007. La disposizione di cui al comma 33, lettera h), ha
effetto  per  le  plusvalenze  realizzate  a  decorrere  dal  periodo
d'imposta  successivo  a  quello  in corso al 31 dicembre 2007; resta
ferma  l'esenzione in misura pari all'84 per cento per le plusvalenze
realizzate  dalla predetta data fino a concorrenza delle svalutazioni
dedotte  ai  fini fiscali nei periodi d'imposta anteriori a quello in
corso al 1° gennaio 2004. La disposizione di cui al comma 33, lettera
n),  numero  1),  si  applica  a  decorrere  dal  periodo  di imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e la disposizione di
cui  al  numero  2)  della  stessa  lettera n), concernente la durata
minima dei contratti di locazione finanziaria, si applica a decorrere
dai contratti stipulati a partire dal 1° gennaio 2008."
  La  L.  24  dicembre  2007, n.244 ha inoltre disposto (con l'art. 1
comma  47)  che "Le disposizioni di cui al comma 46 si applicano alle
operazioni  effettuate  a  partire dal periodo d'imposta successivo a
quello in corso al 31 dicembre 2007."
                              Art. 173
                        Scissione di societa'

  1.  La  scissione  totale  o  parziale  di  una  societa'  in altre
preesistenti  o  di nuova costituzione non da' luogo a realizzo ne' a
distribuzione  di  plusvalenze e minusvalenze dei beni della societa'
scissa,  comprese  quelle  relative  alle  rimanenze  e  al valore di
avviamento.
  2.  Nella  determinazione  del  reddito delle societa' partecipanti
alla  scissione  non  si  tiene  conto  dell'avanzo  o  del disavanzo
conseguenti  al  rapporto  di  cambio  delle  azioni  o  quote ovvero
all'annullamento di azioni o quote a norma dell'articolo 2506-ter del
codice civile. In quest'ultima ipotesi i maggiori valori iscritti per
effetto   dell'eventuale   imputazione   del   disavanzo   riferibile
all'annullamento   o   al   concambio   di  una  partecipazione,  con
riferimento  ad elementi patrimoniali della societa' scissa, non sono
imponibili nei confronti della beneficiaria. Tuttavia i beni ricevuti
sono  valutati  fiscalmente in base all'ultimo valore riconosciuto ai
fini  delle  imposte  sui  redditi,  facendo  risultare  da  apposito
prospetto  di riconciliazione della dichiarazione dei redditi, i dati
esposti in bilancio ed i valori fiscalmente riconosciuti.
  3.  Il  cambio  delle partecipazioni originarie non costituisce ne'
realizzo  ne'  distribuzione  di  plusvalenze  o  di minusvalenze ne'
conseguimento di ricavi per i soci della societa' scissa, fatta salva
l'applicazione,  in caso di conguaglio, dell'articolo 47, comma 7, e,
ricorrendone le condizioni, degli articoli 58 e 87.
  4. Dalla data in cui la scissione ha effetto, a norma del comma 11,
le  posizioni  soggettive  della societa' scissa, ivi compresa quella
indicata nell'articolo 86, comma 4, e i relativi obblighi strumentali
sono  attribuiti  alle beneficiarie e, in caso di scissione parziale,
alla  stessa  societa'  scissa, in proporzione delle rispettive quote
del  patrimonio  netto  contabile  trasferite  o  rimaste,  salvo che
trattisi  di  posizioni  soggettive  connesse  specificamente  o  per
insiemi  agli  elementi  del patrimonio scisso, nel qual caso seguono
tali elementi presso i rispettivi titolari.
  5.  Gli  obblighi  di  versamento  degli  acconti relativi sia alle
imposte proprie sia alle ritenute sui redditi altrui, restano in capo
alla  societa'  scissa,  in  caso  di  scissione  parziale, ovvero si
trasferiscono alle societa' beneficiarie in caso di scissione totale,
in    relazione   alle   quote   di   patrimonio   netto   imputabile
proporzionalmente a ciascuna di esse.
  6.  Il  valore fiscalmente riconosciuto dei fondi di accantonamento
della  societa'  scissa si considera gia' dedotto dalle beneficiarie,
oltre  che,  in  caso di scissione parziale, dalla suddetta societa',
per  importi proporzionali alle quote in cui risultano attribuiti gli
elementi del patrimonio ai quali, specificamente o per insiemi, hanno
riguardo le norme tributarie che disciplinano il valore stesso.
  7. Se gli effetti della scissione sono fatti retroagire a norma del
comma 11, per i beni di cui agli articoli 92 e 94 le disposizioni del
precedente comma 4 trovano applicazione sommando proporzionalmente le
voci  individuate  per  periodo  di  formazione in capo alla societa'
scissa all'inizio del periodo d'imposta alle corrispondenti voci, ove
esistano,   all'inizio   del  periodo  medesimo  presso  le  societa'
beneficiarie.
  8.  In  caso  di  scissione  parziale  e  in  caso di scissione non
retroattiva in societa' preesistente i costi fiscalmente riconosciuti
si  assumono  nella  misura risultante alla data in cui ha effetto la
scissione. In particolare:
    a)  i beni di cui al comma 7 ricevuti da ciascuna beneficiaria si
presumono,  in  proporzione  alle quantita' rispettivamente ricevute,
provenienti  proporzionalmente  dalle  voci delle esistenze iniziali,
distinte  per  esercizio di formazione, della societa' scissa e dalla
eventuale eccedenza formatasi nel periodo d'imposta fino alla data in
cui ha effetto la scissione;
    b)  le  quote  di  ammortamento  dei beni materiali e immateriali
nonche'  le  spese di cui all'articolo 102, comma 6, relative ai beni
trasferiti  vanno  ragguagliate  alla  durata  del  possesso dei beni
medesimi   da   parte   della   societa'   scissa  e  delle  societa'
beneficiarie;  detto  criterio  e'  altresi'  applicabile  alle spese
relative a piu' esercizi e agli accantonamenti.
  9.   Le  riserve  in  sospensione  d'imposta  iscritte  nell'ultimo
bilancio  della  societa'  scissa  debbono  essere ricostituite dalle
beneficiarie  secondo  le quote proporzionali indicate al comma 4. In
caso  di  scissione  parziale,  le  riserve  della societa' scissa si
riducono  in  corrispondenza.  Se la sospensione d'imposta dipende da
eventi  che riguardano specifici elementi patrimoniali della societa'
scissa, le riserve debbono essere ricostituite dalle beneficiarie che
acquisiscono  tali  elementi. Nei riguardi della beneficiaria ai fini
della  ricostituzione  delle riserve in sospensione d'imposta e delle
altre  riserve si applicano, per le rispettive quote, le disposizioni
dettate  per  le  fusioni  dai  commi  5 e 6 dell'articolo 172 per la
societa' incorporante o risultante dalla fusione.
  10.  Alle  perdite  fiscali  delle  societa'  che  partecipano alla
scissione si applicano le disposizioni del comma 7 dell'articolo 172,
riferendosi  alla  societa'  scissa  le  disposizioni  riguardanti le
societa' fuse o incorporate e alle beneficiarie quelle riguardanti la
societa'  risultante  dalla fusione o incorporante ed avendo riguardo
all'ammontare del patrimonio netto quale risulta dall'ultimo bilancio
o,  se  inferiore,  dal  progetto  di  scissione  di cui all'articolo
2506-bis  del  codice civile, ovvero dalla situazione patrimoniale di
cui all'articolo 2506-ter del codice civile.
  11.  Ai fini delle imposte sui redditi, la decorrenza degli effetti
della  scissione  e'  regolata  secondo  le  disposizioni del comma 1
dell'articolo  2506-quater  del  codice  civile, ma la retrodatazione
degli effetti, ai sensi dell'articolo 2501-ter, numeri 5) e 6), dello
stesso  codice,  opera limitatamente ai casi di scissione totale ed a
condizione che vi sia coincidenza tra la chiusura dell'ultimo periodo
di  imposta  della societa' scissa e delle beneficiarie e per la fase
posteriore a tale periodo.
  12.  Gli  obblighi  tributari  della  societa'  scissa riferibili a
periodi  di  imposta  anteriori alla data dalla quale l'operazione ha
effetto  sono  adempiuti  in  caso di scissione parziale dalla stessa
societa'  scissa  o  trasferiti,  in  caso  di scissione totale, alla
societa' beneficiaria appositamente designata nell'atto di scissione.
  13.  I  controlli,  gli  accertamenti  e  ogni  altro  procedimento
relativo  ai  suddetti  obblighi  sono  svolti  nei  confronti  della
societa'   scissa   o,  nel  caso  di  scissione  totale,  di  quella
appositamente  designata,  ferma  restando la competenza dell'ufficio
dell'Agenzia  delle entrate della societa' scissa. Se la designazione
e'  omessa, si considera designata la beneficiaria nominata per prima
nell'atto   di   scissione.   Le  altre  societa'  beneficiarie  sono
responsabili  in  solido  per le imposte, le sanzioni pecuniarie, gli
interessi  e  ogni  altro  debito  e anche nei loro confronti possono
essere  adottati  i  provvedimenti cautelari previsti dalla legge. Le
societa'  coobbligate  hanno  facolta'  di  partecipare  ai  suddetti
procedimenti  e di prendere cognizione dei relativi atti, senza oneri
di avvisi o di altri adempimenti per l'Amministrazione.
  14.  Ai  fini dei suddetti procedimenti la societa' scissa o quella
designata    debbono    indicare,    a    richiesta    degli   organi
dell'Amministrazione  finanziaria,  i  soggetti  e  i luoghi presso i
quali sono conservate, qualora non le conservi presso la propria sede
legale,  le  scritture contabili e la documentazione amministrativa e
contabile   relative   alla   gestione  della  societa'  scissa,  con
riferimento  a  ciascuna  delle parti del suo patrimonio trasferite o
rimaste.   In  caso  di  conservazione  presso  terzi  estranei  alla
operazione   deve   essere  inoltre  esibita  l'attestazione  di  cui
all'articolo   52,   comma  10,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  26  ottobre  1972, n. 633. Se la societa' scissa o quella
designata non adempiono a tali obblighi o i soggetti da essa indicati
si  oppongono all'accesso o non esibiscono in tutto o in parte quanto
ad  essi  richiesto,  si  applicano  le  disposizioni del comma 5 del
suddetto articolo.
  15.   Nei  confronti  della  societa'  soggetta  all'imposta  sulle
societa'  beneficiaria della scissione di una societa' non soggetta a
tale  imposta  e  nei  confronti  della  societa'  del  secondo  tipo
beneficiaria  della  scissione  di  una  societa'  del  primo tipo si
applicano   anche,   in   quanto  compatibili,  i  commi  3,  4  e  5
dell'articolo  170,  considerando  a tal fine la societa' scissa come
trasformata   per  la  quota  di  patrimonio  netto  trasferita  alla
beneficiaria.
  ((15-bis. Il regime dell'imposta sostitutiva di cui al comma 2-ter dell'articolo 176 puo' essere applicato, con le modalita', le condizioni e i termini ivi stabiliti, anche dalla societa' beneficiaria dell'operazione di scissione per ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio a seguito di tali operazioni)). (98) ((108))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 47)
che  "Le disposizioni di cui al comma 46 si applicano alle operazioni
effettuate  a  partire  dal  periodo d'imposta successivo a quello in
corso al 31 dicembre 2007."
                              Art. 174
                      ((Applicazione analogica 1. Le disposizioni degli articoli 172 e 173 valgono, in quanto applicabili, anche nei casi di fusione e scissione di enti diversi dalle societa'.))
                              Art. 175
  ((Conferimenti di partecipazioni di controllo o di collegamento))

 1. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo
  86,  fatti  salvi i casi di esenzione di cui all'articolo 87, per i
conferimenti ((...)) di partecipazioni di controllo o di collegamento
ai   sensi   dell'articolo   2359   del   codice  civile,  contenente
disposizioni   in   materia  di  societa'  controllate  e  collegate,
effettuati tra soggetti residenti in Italia nell'esercizio di imprese
commerciali,  si  considera valore di realizzo quello attribuito alle
partecipazioni,  ricevute  in  cambio  dell'oggetto  conferito, nelle
scritture  contabili  del  soggetto  conferente ovvero, se superiore,
quello   attribuito   ((...))  alle  partecipazioni  conferite  nelle
scritture contabili del soggetto conferitario. ((108))
  2.  Le  disposizioni  del  comma 1 non si applicano ed il valore di
realizzo  e'  determinato  ai  sensi  dell'articolo  9  nel  caso  di
conferimento  di  partecipazioni di controllo o di collegamento prive
dei   requisiti   per  l'esenzione  di  cui  all'articolo  87  se  le
partecipazioni  ricevute  non  sono  anch'esse  prive  dei  requisiti
predetti, senza considerare quello di cui alla lettera a) del comma 1
del medesimo articolo 87.
  3. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)). ((108))
  4. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244)). ((108))
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 47)
che  "Le disposizioni di cui al comma 46 si applicano alle operazioni
effettuate  a  partire  dal  periodo d'imposta successivo a quello in
corso al 31 dicembre 2007."
                              Art. 176
 Regimi fiscali del soggetto conferente e del soggetto conferitario

  1.  I conferimenti di aziende effettuati tra soggetti residenti nel
territorio  dello  Stato  nell'esercizio  di imprese commerciali, non
costituiscono  realizzo  di  plusvalenze o minusvalenze . Tuttavia il
soggetto  conferente deve assumere, quale valore delle partecipazioni
ricevute,   l'ultimo  valore  fiscalmente  riconosciuto  dell'azienda
conferita  e  il  soggetto  conferitario  subentra nella posizione di
quello  conferente  in ordine agli elementi dell'attivo e del passivo
dell'azienda  stessa,  facendo  risultare  da  apposito  prospetto di
riconciliazione  della  dichiarazione  dei  redditi i dati esposti in
bilancio e i valori fiscalmente riconosciuti.
  2.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma 1 si applicano anche se il
conferente o il conferitario e' un soggetto non residente, qualora il
conferimento  abbia  ad  oggetto aziende situate nel territorio dello
Stato. (108)
  2-bis. In caso di conferimento dell'unica azienda dell'imprenditore
individuale,  la  successiva cessione delle partecipazioni ricevute a
seguito  del conferimento e' disciplinata dagli articoli 67, comma 1,
lettera  c),  e 68, assumendo come costo delle stesse l'ultimo valore
fiscale dell'azienda conferita. (108)
  2-ter. In luogo dell'applicazione delle disposizioni dei commi 1, 2
e  2-bis,  la  societa' conferitaria puo' optare, nella dichiarazione
dei redditi relativa all'esercizio nel corso del quale e' stata posta
in  essere  l'operazione  o,  al  piu'  tardi,  in quella del periodo
d'imposta  successivo,  per  l'applicazione, in tutto o in parte, sui
maggiori  valori  attribuiti  in  bilancio  agli elementi dell'attivo
costituenti   immobilizzazioni   materiali   e  immateriali  relativi
all'azienda  ricevuta,  di  un'imposta  sostitutiva  dell'imposta sul
reddito   delle  persone  fisiche,  dell'imposta  sul  reddito  delle
societa'  e  dell'imposta  regionale  sulle attivita' produttive, con
aliquota  del 12 per cento sulla parte dei maggiori valori ricompresi
nel  limite  di  5  milioni di euro, del 14 per cento sulla parte dei
maggiori  valori  che eccede 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di
euro  e del 16 per cento sulla parte dei maggiori valori che eccede i
10  milioni  di  euro.  I  maggiori  valori  assoggettati  a  imposta
sostitutiva  si  considerano riconosciuti ai fini dell'ammortamento a
partire  dal  periodo  d'imposta  nel  corso  del quale e' esercitata
l'opzione;  in  caso  di  realizzo  dei  beni anteriormente al quarto
periodo  d'imposta successivo a quello dell'opzione, il costo fiscale
e'  ridotto  dei maggiori valori assoggettati a imposta sostitutiva e
dell'eventuale  maggior  ammortamento dedotto e l'imposta sostitutiva
versata  e'  scomputata  dall'imposta  sui  redditi  ai  sensi  degli
articoli 22 e 79 (108) ((111))
  3.  Non  rileva  ai  fini  dell'articolo  37-bis  del  decreto  del
Presidente   della   Repubblica   29   settembre  1973,  n.  600,  il
conferimento  dell'azienda secondo i regimi di continuita' dei valori
fiscali  riconosciuti o di imposizione sostitutiva di cui al presente
articolo  e  la successiva cessione della partecipazione ricevuta per
usufruire  dell'esenzione  di cui all'articolo 87, o di quella di cui
agli articoli 58 e 68, comma 3,. (98) (108)
  4.  Le  aziende  acquisite in dipendenza di conferimenti effettuati
con  il  regime  di cui al presente articolo si considerano possedute
dal  soggetto  conferitario  anche  per  il  periodo  di possesso del
soggetto  conferente.  Le  partecipazioni  ricevute  dai soggetti che
hanno  effettuato  i  conferimenti  di cui al periodo precedente o le
operazioni di cui all'articolo 178, in regime di neutralita' fiscale,
si considerano iscritte come immobilizzazioni finanziarie nei bilanci
in  cui  risultavano  iscritti i beni dell'azienda conferita o in cui
risultavano  iscritte,  come immobilizzazioni, le partecipazioni date
in cambio.
  5.  Nelle  ipotesi  di  cui  ai  commi 1, 2 e 2-bis, L'eccedenza in
sospensione  di imposta, ai sensi dell'articolo 109, comma 4, lettera
b),  relativa  all'azienda conferita non concorre alla formazione del
reddito   del  soggetto  conferente  e  si  trasferisce  al  soggetto
conferitario  a  condizione  che  questi  istituisca  il  vincolo  di
sospensione d'imposta previsto dalla norma predetta. (108)
      6. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N.244. (108)
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (108)
  La  L.  24 dicembre 2007, n.244 ha disposto (con l'art. 1 comma 47)
che  "Le disposizioni di cui al comma 46 si applicano alle operazioni
effettuate  a  partire  dal  periodo d'imposta successivo a quello in
corso al 31 dicembre 2007."
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AGGIORNAMENTO (111)
  Il  D.L. 29 novembre 2008, n.185 convertito con modificazioni dalla
L. 28 gennaio 2009, n. 2 ha disposto (con l'art. 15 comma 10) che "In
deroga alle disposizioni del comma 2-ter introdotto nell'articolo 176
del  testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente  della  Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dall'articolo
1,  comma  46,  della  legge 24 dicembre 2007, n. 244, e del relativo
decreto di attuazione, i contribuenti possono assoggettare in tutto o
in parte, i maggiori valori attribuiti in bilancio all'avviamento, ai
marchi  d'impresa  e  alle  altre  attivita'  immateriali all'imposta
sostitutiva di cui al medesimo comma 2-ter, con l'aliquota del 16 per
cento,  versando in unica soluzione l'importo dovuto entro il termine
di  versamento a saldo delle imposte relative all'esercizio nel corso
del quale e' stata posta in essere l'operazione."
                              Art. 177
                      Scambi di partecipazioni

	
  1.  La  permuta,  mediante  la  quale  uno  dei  soggetti  indicati
nell'articolo  73,  comma  1, lettere a) e b), acquista o integra una
partecipazione  di controllo ai sensi dell'articolo 2359, comma 1, n.
1), del codice civile, contenente disposizioni in materia di societa'
controllate e collegate, ((ovvero incrementa, in virtu' di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo)) in
altro  soggetto  indicato nelle medesime lettere a) e b), attribuendo
ai  soci  di  quest'ultimo proprie azioni, non da' luogo a componenti
positivi  o negativi del reddito imponibile a condizione che il costo
delle  azioni  o  quote  date in permuta sia attribuito alle azioni o
quote ricevute in cambio. L'eventuale conguaglio in denaro concorre a
formare  il  reddito del percipiente ferma rimanendo, ricorrendone le
condizioni,  l'esenzione  totale  di  cui  all'articolo  87  e quella
parziale di cui agli articoli 58 e articolo 68, comma 3. (98) ((106))
  2.  Le  azioni  o  quote  ricevute  a  seguito  di  conferimenti in
societa',  mediante  i  quali  la societa' conferitaria acquisisce il
controllo  di  una societa' ai sensi dell'articolo 2359, primo comma,
n.  1),  del  codice  civile,  ((ovvero incrementa, in virtu' di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo))  sono  valutate, ai fini della determinazione del reddito
del  conferente,  in  base  alla  corrispondente  quota delle voci di
patrimonio  netto formato dalla societa' conferitaria per effetto del
conferimento. (98) ((106))
  3. Si applicano le disposizioni dell'articolo 175, comma 2.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (106)
  Il D.Lgs. 6 novembre 2007, n.199 ha disposto (con l'art. 2 comma 1)
che  "Le  disposizioni  dell'articolo 1 comma 1, lettere da b) ad e),
concernenti  il  recepimento  dell'articolo  2,  paragrafo  2,  della
direttiva  2005/19/CE,  si  applicano  alle  operazioni  di  fusione,
scissione,   conferimento  di  attivo  e  scambio  di  partecipazioni
effettuate a partire dal 1° gennaio 2007."
                              Art. 178
Fusioni, scissioni   conferimenti   di   attivo   scambi   di  azioni
            concernenti societa' di Stati membri diversi

  1. Le disposizioni del presente capo si applicano:
    a)  alle  fusioni  tra  societa'  per  azioni, in accomandita per
azioni,   a   responsabilita'   limitata,   cooperative  e  di  mutua
assicurazione, enti pubblici e privati aventi per oggetto esclusivo o
principale   l'esercizio  di  attivita'  commerciali,  residenti  nel
territorio  dello  Stato,  e soggetti residenti in altri Stati membri
della  Comunita'  economica  europea, purche' non si considerino, per
convenzione  in  materia  di  doppia  imposizione  con  Stati  terzi,
residenti  fuori  della  Comunita',  che  appartengano alle categorie
indicate  nella  tabella  A  allegata  al  presente  testo  unico, da
considerare  automaticamente  aggiornata in conformita' con eventuali
modifiche  dell'allegato alla direttiva del Consiglio delle Comunita'
europee  n. 90/434 del 23 luglio 1990, e siano sottoposti a una delle
imposte  indicate  nella tabella B allegata al presente testo unico o
ad altra che in futuro la sostituisca, senza possibilita' di opzione,
sempre   che  nel  concambio  l'eventuale  conguaglio  in  danaro  ai
partecipanti  dei  soggetti  fusi o incorporati non superi il 10% del
valore nominale della partecipazione ricevuta;
    b)  alle  scissioni  attuate  mediante  trasferimento dell'intero
patrimonio di uno dei soggetti indicati nella lettera a) a due o piu'
soggetti  indicati  nella  stessa  lettera,  preesistenti  o di nuova
costituzione,  alcuno  dei  quali  sia  residente  in uno Stato della
Comunita'  diverso  da  quello  del primo, e limitatamente alla parte
corrispondente  dell'operazione,  con  assegnazione  ai  partecipanti
delle  azioni  o quote di ciascuno dei soggetti beneficiari in misura
proporzionale  alle  rispettive  partecipazioni  nel soggetto scisso,
sempre  che quest'ultimo o almeno uno dei beneficiari siano residenti
nel  territoriodello  Stato,  che la quota di patrimonio trasferita a
ciascun  beneficiario sia costituita da aziende o complessi aziendali
relativi  a  singoli  rami  dell'impresa  del  conferente  e  che nel
concambio  l'eventuale  conguaglio  in  danaro  ai partecipanti della
societa'  scissa non superi il 10 per cento del valore nominale della
partecipazione ricevuta;
    ((b-bis) alle scissioni parziali mediante le quali uno dei soggetti indicati nella lettera a) trasferisce, senza essere sciolto, mantenendo almeno un'azienda o un complesso aziendale, una o piu' aziende o uno piu' complessi aziendali a uno o piu' soggetti indicati nella stessa lettera, preesistenti o di nuova costituzione, alcuno dei quali sia residente in uno Stato della Comunita' diverso da quello del primo, e limitatamente alla parte corrispondente dell'operazione, con assegnazione ai propri partecipanti, secondo un criterio proporzionale, delle azioni o quote del soggetto o dei soggetti beneficiari, sempre che il soggetto scisso o uno dei beneficiari sia residente nel territorio dello Stato e che l'eventuale conguaglio in danaro ai partecipanti del soggetto scisso non superi il dieci per cento del valore nominale della partecipazione ricevuta in concambio;)) ((106))
    c) ai conferimenti di aziende o di complessi aziendali relativi a
singoli rami dell'impresa da uno ad altro dei soggetti indicati nella
lettera  a),  residenti  in Stati diversi della Comunita', sempre che
uno dei due sia residente nel territorio dello Stato;
    d) alle operazioni indicate nelle lettere precedenti tra soggetti
di  cui alla lettera a) non residenti nel territorio dello Stato, con
riguardo  alle  stabili  organizzazioni  nel  territorio  dello Stato
oggetto delle operazioni stesse;
    e)  alle  permute e ai conferimenti di azioni o quote, mediante i
quali  uno  dei soggetti indicati nella lettera a) acquisti o integri
una  partecipazione  di controllo, ai sensi dell'articolo 2359, comma
1,  n.  1),  del  codice  civile ((ovvero incrementi, in virtu' di un obbligo legale o di un vincolo statutario, la percentuale di controllo)),  in  uno  dei  soggetti  indicati  nella stessa lettera,
residente  in  uno Stato della Comunita' diverso da quello del primo,
attribuendo  ai  partecipanti  proprie  azioni  o  quote in cambio di
quelle  ricevute in permuta o conferimento ed un eventuale conguaglio
in  danaro  non  superiore  al 10% del valore nominale delle suddette
azioni  o quote, sempre che alcuno dei partecipanti che effettuano lo
scambio   sia   residente   nel  territorio  dello  Stato  ovvero  la
partecipazione  scambiata  sia relativa ad una stabile organizzazione
nel  territorio dello Stato di un soggetto indicato nella lettera a).
((106))
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AGGIORNAMENTO (106)
  Il D.Lgs. 6 novembre 2007, n.199 ha disposto (con l'art. 2 comma 1)
che  "Le  disposizioni  dell'articolo 1 comma 1, lettere da b) ad e),
concernenti  il  recepimento  dell'articolo  2,  paragrafo  2,  della
direttiva  2005/19/CE,  si  applicano  alle  operazioni  di  fusione,
scissione,   conferimento  di  attivo  e  scambio  di  partecipazioni
effettuate a partire dal 1° gennaio 2007."
                              Art. 179
                    Regime di neutralita' fiscale

  1.  Alle  operazioni  indicate  ((nelle lettere a), b) e b-bis)))
dell'articolo  178  si applicano le disposizioni di cui agli articoli
172 e 173. ((106))
  2. Ai conferimenti di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo
178  si  applica  l'articolo  176.  Le  disposizioni  del  comma 1 si
applicano  anche  nei  confronti  del  beneficiario non residente con
riferimento   alla   stabile  organizzazione  nello  Stato  italiano,
limitatamente  agli elementi patrimoniali del conferente residente o,
nell'ipotesi  di  cui  alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 178,
non residente, in essa effettivamente confluiti.
  3.  Nelle  operazioni  indicate  al  comma  1, le plusvalenze della
stabile  organizzazione  del  conferente  residente sono imponibili a
titolo  di  realizzo  al valore normale, con deduzione dalla relativa
imposta,  fino  al  suo  totale  assorbimento,  dell'ammontare  della
imposta  che  lo  Stato,  dove  e' situata la stabile organizzazione,
avrebbe   effettivamente  prelevato  in  assenza  delle  norme  della
direttiva  comunitaria 23 luglio 1990, n. 90/434. Il beneficiario non
residente  subentra al conferente residente per tutti i diritti e gli
obblighi  tributari.  ((Regole analoghe a quelle previste dai periodi precedenti si applicano nel caso in cui una societa' residente in Italia trasferisca la propria residenza fiscale in un altro Stato membro, assumendo, quale valore su cui calcolare la tassazione virtuale della stabile organizzazione all'estero, il valore normale che l'altro Stato membro avrebbe determinato in caso di realizzo al valore normale di detta stabile organizzazione.)) ((106))
  4.  Le operazioni di fusione, scissione e scambio di partecipazioni
mediante  permuta  o  conferimento,  indicate  nell'articolo 178, non
comportano realizzo di plusvalenze ne' di minusvalenze sulle azioni o
quote  date  in  cambio,  il  cui  valore fiscale viene assunto dalle
azioni  o  quote  ricevute, ripartendosi tra tutte in proporzione dei
valori  alle  stesse  attribuiti  ai  fini  della  determinazione del
rapporto  di  cambio. Gli eventuali conguagli concorrono a formare il
reddito  dei  soci della societa' incorporata o fusa o dei soci della
societa'  scissa,  fatta salva l'applicazione dell'articolo 47, comma
7,  e,  ricorrendone  le  condizioni,  degli  articoli 58 e 87, e dei
percipienti  nelle  operazioni  di scambio di partecipazioni mediante
permuta  o conferimento, ferma rimanendo, ricorrendone le condizioni,
l'esenzione  totale  di  cui all'articolo 87 e quella parziale di cui
agli articoli 58 e 68, comma 3. (98)
  5.  Se e' stata conferita da un soggetto una stabile organizzazione
situata  in  un  altro  Stato  membro,  le  relative plusvalenze sono
imponibili  nei  confronti  del  conferente  residente  a  titolo  di
realizzo  al  valore  normale,  con deduzione dalla relativa imposta,
fino  al  suo totale assorbimento, dell'ammontare dell'imposta che lo
Stato  dove e' situata la stabile organizzazione avrebbe prelevato in
assenza  delle  norme  della  direttiva comunitaria 23 luglio 1990 n.
90/434.   In   tal   caso  la  partecipazione  ricevuta  e'  valutata
fiscalmente  in  base  all'ultimo  valore  riconosciuto ai fini delle
imposte sui redditi degli elementi patrimoniali conferiti, aumentato,
agli  effetti  della  disposizione  di cui al precedente comma, di un
importo  pari  all'imponibile  corrispondente  all'imposta  dovuta  a
saldo.
  6.  Si  considerano  realizzati  al  valore  normale  i  componenti
dell'azienda  o  del  complesso aziendale che abbiano formato oggetto
delle  operazioni  indicate  alle  lettere  da  a)  a  d) del comma 1
dell'articolo  178, non confluiti in seguito a tali operazioni in una
stabile  organizzazione situata nel territorio dello Stato. La stessa
disposizione si applica se successivamente alle predette operazioni i
componenti   conferiti   nella  stabile  organizzazione  situata  nel
territorio dello Stato ne vengano distolti.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
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AGGIORNAMENTO (106)
  Il D.Lgs. 6 novembre 2007, n.199 ha disposto (con l'art. 2 comma 1)
che  "Le  disposizioni  dell'articolo 1 comma 1, lettere da b) ad e),
concernenti  il  recepimento  dell'articolo  2,  paragrafo  2,  della
direttiva  2005/19/CE,  si  applicano  alle  operazioni  di  fusione,
scissione,   conferimento  di  attivo  e  scambio  di  partecipazioni
effettuate a partire dal 1° gennaio 2007."
                              Art. 180
                 ((Riserve in sospensione d'imposta 1. Nelle fusioni, nelle scissioni e nei conferimenti di cui all'articolo 178 i fondi in sospensione di imposta iscritti nell'ultimo bilancio del conferente residente concorrono a formare il reddito della stabile organizzazione nel territorio dello Stato del soggetto non residente beneficiario nella misura in cui non siano stati ricostituiti nelle scritture contabili della stabile organizzazione.))
                              Art. 181
                           Perdite fiscali

  1.  Nelle  operazioni  di  cui  alle  lettere a) e b), del comma 1,
((dell'articolo 178)),  le perdite fiscali sono ammesse in deduzione
da  parte  del soggetto non residente alle condizioni e nei limiti di
cui  all'articolo 172, comma 7, proporzionalmente alla differenza tra
gli  elementi  dell'attivo e del passivo effettivamente connessi alla
stabile  organizzazione  sita  nel  territorio dello Stato risultante
dall'operazione e nei limiti di detta differenza. ((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
                              Art. 182
                      ((Liquidazione ordinaria 1. In caso di liquidazione dell'impresa o della societa' il reddito di impresa relativo al periodo compreso tra l'inizio dell'esercizio e l'inizio della liquidazione e' determinato in base ad apposito conto economico, ovvero a norma dell'articolo 66 o dell'articolo 3, comma 177, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, se ne ricorrono i presupposti; il conto economico deve essere redatto, per le societa', in conformita' alle risultanze del conto della gestione prescritto dall'articolo 2277 del codice civile. Per le imprese individuali la data di inizio della liquidazione, ai fini delle imposte sui redditi, e' quella indicata nella dichiarazione di cui all'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. 2. Per le imprese individuali e per le societa' in nome collettivo e in accomandita semplice il reddito di impresa relativo al periodo compreso tra l'inizio e la chiusura della liquidazione e' determinato in base al bilancio finale, che deve essere redatto anche nei casi di cui all'articolo 66. Se la liquidazione si protrae oltre l'esercizio in cui ha avuto inizio, il reddito relativo alla residua frazione di tale esercizio e a ciascun successivo esercizio intermedio e' determinato in via provvisoria in base al rispettivo bilancio, ovvero a norma dell'articolo 66 se ne ricorrono i presupposti, salvo conguaglio in base al bilancio finale. Se la liquidazione si protrae per piu' di tre esercizi, compreso quello in cui ha avuto inizio, nonche' in caso di omessa presentazione del bilancio finale, i redditi cosi' determinati, ancorche' gia' tassati separatamente a norma degli articoli 17 e 21, si considerano definitivi e ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche concorrono a formare il reddito complessivo dell'imprenditore, dei familiari partecipanti all'impresa o dei soci per i periodi di imposta di competenza. Se la liquidazione si chiude in perdita si applicano le disposizioni dell'articolo 8. 3. Per le societa' soggette all'imposta di cui al titolo II, il reddito relativo al periodo compreso tra l'inizio e la chiusura della liquidazione e' determinato in base al bilancio finale. Se la liquidazione si protrae oltre l'esercizio in cui ha avuto inizio il reddito relativo alla residua frazione di tale esercizio e ciascun successivo esercizio intermedio e' determinato in via provvisoria in base al rispettivo bilancio, liquidando la relativa imposta salvo conguaglio in base al bilancio finale; le perdite di esercizio anteriori all'inizio della liquidazione non compensate nel corso di questa ai sensi dell'articolo 84 sono ammesse in diminuzione in sede di conguaglio. Se la liquidazione si protrae per piu' di cinque esercizi, compreso quello in cui ha avuto inizio, nonche' in caso di omessa presentazione del bilancio finale, i redditi determinati in via provvisoria si considerano definitivi e ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche i redditi compresi nelle somme percepite o nei beni ricevuti dai soci, ancorche' gia' tassati separatamente a norma degli articoli 17 e 21, concorrono a formarne il reddito complessivo per i periodi di imposta di competenza.))
                              Art. 183
                  Fallimento e liquidazione coatta

  1.  Nei  casi di fallimento e di liquidazione coatta amministrativa
il  reddito  di  impresa  relativo  al  periodo compreso tra l'inizio
dell'esercizio  e  la  dichiarazione di fallimento o il provvedimento
che ordina la liquidazione e' determinato in base al bilancio redatto
dal   curatore   o   dal  commissario  liquidatore.  Per  le  imprese
individuali  e  per  le  societa' in nome collettivo e in accomandita
semplice  il  detto reddito concorre a formare il reddito complessivo
dell'imprenditore,  dei familiari partecipanti all'impresa o dei soci
relativo al periodo di imposta in corso alla data della dichiarazione
di fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione.
  2.  Il reddito di impresa relativo al periodo compreso tra l'inizio
e  la  chiusura del procedimento concorsuale, quale che sia la durata
di  questo  ed  anche  se  vi  e'  stato  esercizio  provvisorio,  e'
costituito  dalla  differenza  tra  il residuo attivo e il patrimonio
netto  dell'impresa  o  della  societa'  all'inizio del procedimento,
determinato   in   base  ai  valori  fiscalmente  riconosciuti.  ((Il patrimonio netto dell'impresa o della societa' all'inizio del procedimento concorsuale e' determinato mediante il confronto secondo i valori riconosciuti ai fini delle imposte sui redditi, tra le attivita' e le passivita' risultanti dal bilancio di cui al comma 1, redatto e allegato alla dichiarazione iniziale del curatore o dal commissario liquidatore. Il patrimonio netto e' considerato nullo se l'ammontare delle passivita' e' pari o superiore a quello delle attivita'.)) ((98))
  3.  Per le imprese individuali e per le societa' in nome collettivo
e  in  accomandita  semplice  la  differenza  di  cui  al  comma 2 e'
diminuita   dei   corrispettivi  delle  cessioni  di  beni  personali
dell'imprenditore   o  dei  soci  compresi  nel  fallimento  o  nella
liquidazione ed e' aumentata dei debiti personali dell'imprenditore o
dei  soci  pagati dal curatore o dal commissario liquidatore. Ai fini
dell'imposta  sul  reddito  delle  persone  fisiche il reddito che ne
risulta,  al  netto  dell'imposta  locale  sui  redditi,  e' imputato
all'imprenditore, ai familiari partecipanti all'impresa o ai soci nel
periodo  di imposta in cui si e' chiuso il procedimento; se questo si
chiude in perdita si applicano le disposizioni dell'articolo 8. Per i
redditi  relativi  ai  beni  e  diritti non compresi nel fallimento o
nella  liquidazione  a  norma  dell'articolo  46 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267, restano fermi, in ciascun periodo di imposta, gli
obblighi tributari dell'imprenditore o dei soci.
  4.  L'imposta  locale  sui  redditi afferente il reddito di impresa
relativo  al  periodo  di durata del procedimento e' commisurata alla
differenza  di cui ai commi 2 e 3 ed e' prelevata sulla stessa. Per i
redditi  di ciascuno degli immobili di cui all'art. 57, comma 1, e di
quelli personali dell'imprenditore o dei soci compresi nel fallimento
o nella liquidazione l'imposta e' dovuta per ciascun anno di possesso
rientrante  nel  periodo  di durata del procedimento ed e' prelevata,
nel complessivo ammontare, sul prezzo ricavato dalla vendita.
  5. DISPOSIZIONE TRASFERITA NELL'ARTICOLO 54, COME COMMA 6.
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 12 comma
8)  che  "Le disposizioni degli articoli 172, comma 3, 173, 176, 177,
comma  1,  179  e  181  del testo unico, come modificate dal presente
articolo,  hanno  effetto  per  i  periodi  di imposta che iniziano a
decorrere  dal  1° gennaio 2004; le disposizioni di cui agli articoli
172,  comma  6, e 177, comma 2, hanno effetto per i periodi d'imposta
che hanno inizio a decorrere del 1° gennaio 2005."
                              Art. 184
                      ((Applicazione analogica 1. Le disposizioni degli articoli 182 e 183 valgono, in quanto applicabili, anche nei casi di liquidazione e fallimento di enti diversi dalle societa'.))
                              Art. 185
         Terreni e fabbricati soggetti a regimi vincolistici

  1.  Per  i terreni dati in affitto per uso agricolo, se per effetto
di   regimi  legali  di  determinazione  del  canone  questo  risulta
inferiore  per  oltre  un  quinto  alla rendita catastale, il reddito
dominicale  e'  determinato  in  misura  pari  a quella del canone di
affitto.
  2.  In  deroga  ((all'articolo 37)),  per  i  fabbricati  dati  in
locazione  in  regime legale di determinazione del canone, il reddito
imponibile  e'  determinato  in  misura  pari  al canone di locazione
ridotto  del  15  per  cento.  Per  i fabbricati siti nella citta' di
Venezia  centro  e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano,
la riduzione e' elevata al 25 per cento. ((98))
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AGGIORNAMENTO (98)
  Il  D.Lgs. 18 novembre 2005, n.247 ha disposto (con l'art. 13 comma
2)  che  "Le  disposizioni  dell'articolo  185  del testo unico, come
modificate  dal  presente  articolo,  hanno  effetto per i periodi di
imposta che iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2004."
                              Art. 186
                          ((Societa' civili 1. Ai fini delle imposte sui redditi le societa' civili esistenti alla data di entrata in vigore del codice civile, di cui all'articolo 204, commi primo e secondo, del regio decreto 30 marzo 1942, n. 318, sono equiparate alle societa' in nome collettivo o alle societa' semplici secondo che abbiano o non abbiano per oggetto l'esercizio di attivita' commerciali. Alle societa' civili costituite in forma di societa' per azioni, di cui al terzo comma del predetto articolo 204, si applicano le disposizioni del presente testo unico relative a questo tipo di societa'.))
                              Art. 187
                         ((Eredita' giacente 1. Se la giacenza dell'eredita' si protrae oltre il periodo di imposta nel corso del quale si e' aperta la successione, il reddito dei cespiti ereditari e' determinato in via provvisoria secondo le disposizioni del titolo I, sezione I, se il chiamato all'eredita' e' persona fisica, o non e' noto, e secondo quelle del titolo II, capo III, se il chiamato e' un soggetto diverso. Dopo l'accettazione dell'eredita' il reddito di tali cespiti concorre a formare il reddito complessivo dell'erede per ciascun periodo di imposta, compreso quello in cui si e' aperta la successione, e si procede alla liquidazione definitiva delle relative imposte. I redditi di cui all'articolo 7, comma 3, se il chiamato all'eredita' e' persona fisica o non e' noto, sono in via provvisoria tassati separatamente con l'aliquota stabilita dall'articolo 12 per il primo scaglione di reddito, salvo conguaglio dopo l'accettazione dell'eredita'. 2. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche nei casi di delazione dell'eredita' sotto condizione sospensiva o in favore di un nascituro non ancora concepito.))
                              Art. 188

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 4 LUGLIO 2006, N.223 CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 4 AGOSTO 2006, N. 248)).
                            Art. 188-bis
                        (((Campione d'Italia) 1. Ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, i redditi delle persone fisiche iscritte nei registri anagrafici del comune di Campione d'Italia prodotti in franchi svizzeri nel territorio dello stesso comune per un importo complessivo non superiore a 200.000 franchi sono computati in euro sulla base del cambio di cui all'articolo 9, comma 2, ridotto forfetariamente del 20 per cento. 2. I soggetti di cui al presente articolo assolvono il loro debito d'imposta in euro. 3. Ai fini del presente articolo si considerano iscritte nei registri anagrafici del comune di Campione d'Italia anche le persone fisiche aventi domicilio fiscale nel medesimo comune le quali, gia' residenti nel comune di Campione d'Italia, sono iscritte nell'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) dello stesso comune e residenti nel Canton Ticino della Confederazione elvetica)).
((102))
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AGGIORNAMENTO (102)
  Il D.L. 3 ottobre 2006, n.262 convertito con modificazioni dalla L.
24  novembre 2006, n. 286 ha disposto (con l'art. 2 comma 26) che "Le
disposizioni  dell'articolo 188-bis del testo unico delle imposte sui
redditi,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 22
dicembre  1986,  n.  917,  come  introdotto dal comma 25 del presente
articolo,  si  applicano a decorrere dall'anno 2007. Per l'anno 2006,
si  applicano  le  disposizioni  dell'articolo 188 del medesimo testo
unico  di  cui  al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del
1986, nel testo vigente alla data del 3 luglio 2006."
  Il D.L. 3 ottobre 2006, n.262 convertito con modificazioni dalla L.
24  novembre 2006, n. 286 ha inoltre disposto (con l'art. 2 comma 28)
che  "Per  l'anno  2007,  il  tasso  convenzionale  di  cambio di cui
all'articolo  188-bis  del  testo unico delle imposte sui redditi, di
cui  al  decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917,  come  introdotto  dal comma 25 del presente articolo, e' pari a
0,52135 euro per ogni franco svizzero."
                              Art. 189
            ((Riferimenti legislativi ad imposte abolite 1. Il riferimento contenuto nelle norme vigenti a redditi, o a determinati ammontari di reddito, assoggettati ad imposte abolite dal 1 gennaio 1974 va inteso come fatto agli stessi redditi nell'ammontare netto determinato ai fini delle singole categorie di reddito previste dall'imposta sul reddito delle persone fisiche. 2. Se il riferimento e' fatto alla non assoggettabilita' all'imposta complementare progressiva sul reddito complessivo, la condizione si considera soddisfatta quando il reddito complessivo netto determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, aumentato dei redditi esenti da tale imposta, diversi da quelli indicati nei primi tre commi dell'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, o assoggettati a ritenuta a titolo di imposta, non supera lire 960 mila. Quando alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi di lavoro dipendente di cui agli articoli 46 e 47, lettere a) e b), il predetto ammontare viene elevato di lire 360 mila per ogni reddito di lavoro dipendente considerato. 3. Se il riferimento e' fatto ad un reddito complessivo netto agli effetti dell'imposta complementare progressiva sul reddito complessivo non superiore ad un determinato ammontare indicato nella legge, la condizione si considera soddisfatta quando il reddito complessivo netto determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, aumentato dei redditi esenti da tale imposta, diversi da quelli indicati nei primi tre commi dell'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, o assoggettati a ritenuta a titolo di imposta, non supera l'ammontare indicato nella legge stessa, aumentato come previsto nel comma 2 quando alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi di lavoro dipendente. 4. Se il riferimento e' fatto ad un ammontare dell'imponibile dell'imposta complementare progressiva sul reddito complessivo iscritto a ruolo, la condizione si considera soddisfatta se il reddito complessivo, determinato ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, aumentato dei redditi esenti da tale imposta, diversi da quelli indicati nei primi tre commi dell'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, o assoggettati a ritenuta a titolo di imposta, non supera la somma indicata dalla legge, aumentata di lire 240 mila per il contribuente, di lire 100 mila per ciascun componente la famiglia che risulti a carico del contribuente al 31 dicembre dell'anno per il quale l'imposta e' dovuta e di lire 360 mila per ogni reddito di lavoro dipendente. 5. Se il riferimento e' fatto alla quota esente dall'imposta completamente progressiva sul reddito o ad un sito multiplo, tale ammontare e' determinato in lire 240 mila o nel rispettivo multiplo. 6. Se il riferimento e' fatto ad una quota o ad un determinato ammontare del reddito imponibile di una o piu' categorie dell'imposta di ricchezza mobile, il riferimento stesso va fatto per le categorie B e C/1 ai redditi netti di lavoro autonomo e di impresa determinati ai sensi del titolo 1, capi V e VI, diminuiti di lire 360 mila, e per la categoria C/ 2 ai redditi di lavoro dipendente ed assimilati determinati ai sensi dello stesso titolo I, capo IV, diminuiti di lire 840 mila. Nelle ipotesi di cui all'articolo 5 il riferimento va fatto alla quota del reddito di impresa o di lavoro autonomo della societa' o associazione, diminuito di lire 360 mila, imputabile all'interessato. 7. Se il riferimento e' fatto alla non iscrizione nei ruoli dell'imposta sui redditi di ricchezza mobile, la condizione si intende soddisfatta se il contribuente non possiede redditi di impresa o redditi di lavoro autonomo di ammontare superiore a lire 360 mila ovvero redditi derivanti da capitali dati a mutuo o redditi diversi. 8. Se i benefici conseguiti consistono in somme che concorrono alla formazione del reddito complessivo ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche di esse somme non si tiene conto agli effetti della verifica dei limiti stabiliti dalle singole leggi per la concessione dei benefici medesimi. 9. Nelle domande agli uffici delle imposte volte ad ottenere certificati da cui risultino le condizioni previste nel presente articolo, il richiedente deve dichiarare se ed in quale misura possiede redditi assoggettati a ritenuta a titolo di imposta e redditi esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche, diversi da quelli indicati nei primi tre commi dell'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601. 10. Gli uffici delle imposte rilasciano i certificati di cui al comma 9 anche in base a dichiarazione attestante i fatti oggetto della certificazione, resa dall'interessato ad un funzionario dell'ufficio competente. Alla dichiarazione si applicano le disposizioni della legge 4 gennaio 1968, n. 15. Per il rilascio dei certificati sono in ogni caso dovuti i diritti previsti nei numeri 1) e 4) della tabella allegato A al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 648. 11. Le disposizioni di cui al comma 10 si applicano altresi' per il rilascio di certificati concernenti la presentazione della dichiarazione dei redditi e la situazione reddituale da essa risultante.))
                              Art. 190
                      ((Redditi dei fabbricati 1. Per i periodi di imposta anteriori a quello in cui avranno effetto le modificazioni derivanti dalla prima revisione effettuata ai sensi del comma 2 dell'articolo 34 le rendite catastali dei fabbricati saranno aggiornate mediante l'applicazione di coefficienti stabiliti annualmente, per singole categorie di unita' immobiliari urbane, con, decreto del Ministro delle finanze su conforme parere della Commissione censuaria centrale. 2. Fino al termine di cui al comma 1, qualora il canone risultante dal contratto di locazione ridotto di un quarto sia superiore alla rendita catastale aggiornata per oltre un quinto di questa, il reddito determinato in misura pari a quella del canone di locazione ridotto di un quarto. Per i fabbricati siti nella citta' di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano la presente disposizione si applica con riferimento al canone di locazione ridotto di due quinti anziche' di un quarto per i fabbricati strumentali non suscettibili di diversa destinazione senza radicali trasformazioni, la presente disposizione si applica con riferimento al canone di locazione ridotto di un terzo, salvo il disposto del comma 2 dell'articolo 40. Fino al termine medesimo le disposizioni del comma 2 dell'articolo 129 si applicano con riferimento alla rendita catastale aggiornata. 3. L'aggiornamento delle rendite catastali degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi della legge 11 giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni e integrazioni, e' effettuato mediante l'applicazione del minore tra i coefficienti previsti per i fabbricati. Qualora i predetti immobili risultino allibrati al catasto terreni, la relativa rendita catastale e' ridotta a meta' ai fini dell'applicazione delle imposte sui redditi. Il mutamento di destinazione degli immobili medesimi senza la preventiva autorizzazione dell'Amministrazione per i beni culturali e ambientali e il mancato assolvimento degli obblighi di legge per consentire l'esercizio del diritto di prelazione dello Stato sugli immobili vincolati determinano la decadenza dall'agevolazione tributaria, ferma restando ogni altra sanzione. L'Amministrazione per i beni culturali e ambientali ne da' al competente ufficio delle imposte immediata comunicazione, dal ricevimento della quale inizia a decorrere il termine per la rettifica della dichiarazione dei redditi.))
                              Art. 191
        ((Disposizioni in materia di agevolazioni tributarie 1. Restano ferme, le agevolazioni tributarie previste dal decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni, e da leggi speciali, le agevolazioni disposte a favore di consorzi e di cooperative dal terzo comma dell'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 598 e successive modificazioni.))
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