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DECRETO-LEGGE 16 maggio 1994, n. 299

Disposizioni urgenti in materia di occupazione e di fiscalizzazione degli oneri sociali.

CAPO I
NORME IN MATERIA DI CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI,
MOBILITA', TRATTAMENTI DI DISOCCUPAZIONE, CONTRATTI
DI SOLIDARIETA' E GESTIONE DELLE ECCEDENZE OCCUPAZIONALI.
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
  Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 
  Ritenuta  la  straordinaria  necessita'  ed  urgenza   di   emanare
disposizioni in materia di cassa  integrazione  guadagni,  mobilita',
trattamenti di disoccupazione, contratti di solidarieta'  e  gestione
delle  eccedenze  occupazionali,  nonche'  in   materia   di   lavori
socialmente utili, inserimento professionale dei  giovani,  contratti
di formazione e lavoro e di fiscalizzazione degli oneri sociali e  di
sgravi contributivi; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 13 maggio 1994; 
  Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale,  di  concerto  con  i
Ministri del bilancio e della programmazione economica,  del  tesoro,
dell'industria, del commercio e  dell'artigianato,  dei  trasporti  e
della navigazione e dell'universita' e della  ricerca  scientifica  e
tecnologica; 
                              E M A N A 
                     il seguente decreto-legge: 
                               Art. 1. 
           Norme in materia di cassa integrazione guadagni 
  1. Il Comitato interministeriale per  la  programmazione  economica
(CIPE) periodicamente esamina, anche  ai  fini  della  programmazione
delle risorse a sostegno  del  reddito  dei  lavoratori,  l'andamento
occupazionale, sia sul piano congiunturale sia su quello strutturale,
con riferimento ai settori produttivi  e  alle  aree  territoriali  e
detta, su  proposta  del  Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale, i criteri generali  per  la  gestione  degli  interventi  di
trattamento straordinario di integrazione salariale. 
  2.  In  attesa  dell'entrata  in  vigore  dei  regolamenti  di  cui
all'articolo 1, comma 24, della legge 24 dicembre 1993, n. 537,  sono
attribuite al Ministro del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  le
competenze  del   soppresso   Comitato   interministeriale   per   il
coordinamento  della  politica  industriale  (CIPI)  in  materia   di
trattamento straordinario  di  integrazione  salariale.  Il  comitato
tecnico di cui all'articolo 19 della legge 28 febbraio 1986,  n.  41,
presieduto da un dirigente generale del Ministero del lavoro e  della
previdenza sociale, in posizione di  fuori  ruolo,  opera  presso  il
predetto Ministero ed elabora con periodicita' trimestrale  relazioni
sull'andamento degli interventi di cassa integrazione  salariale.  Il
Ministero del lavoro e della previdenza  sociale,  anche  sulla  base
degli elementi forniti dal comitato tecnico, riferisce semestralmente
al CIPE  sull'andamento  dell'utilizzo  delle  risorse  destinate  al
finanziamento degli interventi a sostegno del reddito dei lavoratori. 
  3. ((COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 10 GIUGNO 2000, N. 218)). 
  4. Il comma 3 dell'articolo 1 della legge 23 luglio 1991,  n.  223,
e' sostituito dal seguente: 
  " 3. La durata dei programmi di ristrutturazione,  riorganizzazione
o conversione aziendale non puo' essere  superiore  a  due  anni.  Il
Ministro del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  ha  facolta'  di
concedere due proroghe, ciascuna di durata  non  superiore  a  dodici
mesi,  per  quelli  tra  i  predetti  programmi  che  presentino  una
particolare complessita' in ragione  delle  caratteristiche  tecniche
dei  processi  produttivi  dell'azienda,  ovvero  in  ragione   della
rilevanza  delle  conseguenze  occupazionali  che   detti   programmi
comportano con riferimento alle dimensioni dell'impresa ed  alla  sua
articolazione sul territorio.". 
  5. Il secondo comma dell'articolo unico della legge 13 agosto 1980,
n, 427, e' sostituito dal seguente: 
    "L'importo di integrazione salariale sia per gli operai  che  per
gli  impiegati,  calcolato  tenendo  conto  dell'orario  di  ciascuna
settimana indipendentemente dal periodo di paga, non  puo'  superare:
a) l'importo mensile di lire 1.248.021; b) l'importo mensile di  lire
1.500.000 quando  la  retribuzione  di  riferimento  per  il  calcolo
dell'integrazione  medesima,  comprensiva  dei  ratei  di  mensilita'
aggiuntive, e superiore  a  lire  2.700.000  mensili.  Detti  importi
massimi  vanno  comunque  rapportati   alle   ore   di   integrazione
autorizzate. Con effetto dal 1° gennaio di ciascun  anno,  a  partire
dal 1995, gli importi di integrazione salariale di cui  alle  lettere
a) e b), nonche' la retribuzione mensile di riferimento di  cui  alla
medesima lettera b), sono aumentati nella misura  dell'80  per  cento
dell'aumento derivante dalla variazione annuale dell'indice ISTAT dei
prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati." 
  6.  Le  disposizioni  in   materia   di   diritto   a   trattamenti
pensionistici di anzianita' di cui al comma 2-bis dell'articolo 1 del
decreto-legge  19   settembre   1992,   n.   384,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge  14  novembre  1992,  n.  438,  e  di  cui
all'articolo 11, comma 8, della legge 24 dicembre 1993, n.  537,  non
si applicano, oltre che nei casi di cui al comma 2, lettere a) e  b),
dell'articolo  1  del  decreto-legge  19  settembre  1992,  n.   384,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 novembre 1992, n.  438,
ai lavoratori che fruiscono dei  trattamenti  di  cassa  integrazione
guadagni straordinaria e di mobilita'. 
  7. A decorrere dal 1 gennaio 1994  la  disciplina  del  trattamento
straordinario di integrazione  salariale  si  applica  ai  dipendenti
delle imprese appaltatrici dei servizi di pulizia e, se costituite in
forma  cooperativa,  anche  ai  soci  lavoratori,  addetti  in   modo
prevalente e continuativo allo svolgimento delle attivita' appaltate.
Il trattamento di integrazione salariale e' concesso nei casi in  cui
i  predetti  lavoratori  siano  sospesi  dal  lavoro   o   effettuino
prestazioni  di  lavoro  ad  orario  ridotto  in  conseguenza   della
riduzione delle attivita' appaltate ove connessa  all'attuazione,  da
parte  dell'appaltante,  di  programmi  di  crisi  aziendale,  o   di
programmi  di  ristrutturazione,   riorganizzazione   o   conversione
aziendale, che abbiano dato luogo all'applicazione del trattamento  a
carico della cassa integrazione guadagni straordinaria. 
                               Art. 2. 
    Norme relative alla disciplina della mobilita' dei lavoratori 
  1. All'articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e'  aggiunto,
dopo il comma 4, il seguente: 
  "4-bis. Il diritto ai benefici economici di cui ai commi precedenti
e'  escluso  con  riferimento  a  quei  lavoratori  che  siano  stati
collocati in mobilita', nei sei mesi precedenti, da parte di  impresa
((dello stesso o di diverso settore di attivita'))  che,  al  momento
del  licenziamento,  presenta  assetti  proprietari   sostanzialmente
coincidenti con quelli dell'impresa che  assume  ovvero  risulta  con
quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.  L'impresa  che
assume dichiara, sotto la  propria  responsabilita',  all'atto  della
richiesta di avviamento, che non ricorrono le  menzionate  condizioni
ostative. ((PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 19 LUGLIO 1994, N. 451))". 
  2. All'articolo 5, comma 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223,  e'
aggiunto, in fine, il seguente periodo:  "Il  predetto  beneficio  e'
escluso per le imprese che si  trovano,  nei  confronti  dell'impresa
disposta ad assumere, nei  rapporti  di  cui  all'articolo  8,  comma
4-bis. ((...))". 
  ((2-bis. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo si applicano anche nei casi di assunzioni regolate dall'articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223. La disposizione di cui al comma 1 del presente articolo si applica anche nei casi di assunzioni avvenute ai sensi dell'articolo 4, comma 3, del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236)). 
  3. All'articolo 9, comma 1, della legge 23  luglio  1991,  n.  223,
dopo la lettera d) e' aggiunta la seguente: 
   "d-bis) non risponda, senza motivo giustificato, alla convocazione
da parte degli uffici circoscrizionali o della agenzia per  l'impiego
ai fini degli adempimenti di cui alle lettere che  precedono  nonche'
di quelli previsti dal comma 5-ter dell'articolo 6 del  decreto-legge
20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236.". 
  4. L'articolo 9, comma 3, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  e'
sostituito dal seguente: 
  " 3. La cancellazione dalla lista di mobilita' ai sensi del comma 1
e' dichiarata, entro  quindici  giorni,  dal  direttore  dell'ufficio
provinciale del  lavoro  e  della  massima  occupazione.  Avverso  il
provvedimento e' ammesso ricorso, entro  trenta  giorni,  all'ufficio
regionale del lavoro e della  massima  occupazione,  che  decide  con
provvedimento definitivo entro venti giorni.". 
  5. All'articolo  6  del  decreto-legge  20  maggio  1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, al
comma 7  sono  aggiunti,  in  fine,  i  seguenti  periodi:  "All'atto
dell'iscrizione nelle liste di mobilita', i lavoratori che  fruiscono
dell'assegno o della pensione di invalidita' devono optare  tra  tali
trattamenti e quello di mobilita'. In caso di opzione  a  favore  del
trattamento di mobilita' l'erogazione dell'assegno o  della  pensione
di invalidita' resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto
trattamento ovvero in caso di sua corresponsione anticipata,  per  il
periodo corrispondente all'ammontare della relativa anticipazione del
trattamento di mobilita'.". 
  6. Il lavoratore in mobilita' assunto da un'impresa, ove  venga  da
questa licenziato senza aver maturato i requisiti temporali  previsti
dall'articolo 16, comma 1, della legge 23 luglio  1991,  n.  223,  e'
reiscritto nelle liste di mobilita' ed ha diritto ad usufruire  della
relativa indennita' per un periodo corrispondente alla parte  residua
non goduta decurtata del periodo di attivita' lavorativa prestata. 
                               Art. 3. 
                    Trattamenti di disoccupazione 
  1. La percentuale di commisurazione  dell'importo  del  trattamento
ordinario di disoccupazione e' elevata al 27 per cento dal 1  gennaio
1994 al 30 giugno 1994 e al 30 per cento dal  1  luglio  1994  al  31
dicembre 1994. 
  2. La disciplina dell'importo massimo di  cui  all'articolo  unico,
secondo comma, della legge 13 agosto 1980, n. 427, e all'articolo  1,
comma  5,  trova  applicazione  anche  al  trattamento  ordinario  di
disoccupazione avente decorrenza successiva alla data di  entrata  in
vigore del presente decreto. 
  3. Nel caso di attuazione di programma di trattamento straordinario
di integrazione salariale, i lavoratori  edili  licenziati  ai  sensi
dell'articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n. 223, i  quali  abbiano
una anzianita' aziendale di almeno  trentasei  mesi,  di  cui  almeno
ventiquattro  di  lavoro  effettivamente  prestato,  ivi  compresi  i
periodi di sospensione del lavoro derivanti da ferie,  festivita'  ed
infortuni, hanno diritto al trattamento  di  disoccupazione  speciale
previsto dall'articolo 11, comma 2, della citata  legge  n.  223  del
1991. 
  4. Per i lavoratori  di  cui  al  comma  3  e  per  quelli  di  cui
all'articolo 11, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223,  aventi
i medesimi requisiti previsti al comma 3, licenziati  successivamente
alla data di entrata in vigore del presente decreto ed  entro  il  31
dicembre 1994 da imprese edili, trovano applicazione le  disposizioni
di cui all'articolo 7, commi 5, 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n.
223, anche al di la' dei limiti territoriali ivi previsti.((4)) 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  La L. 24 giugno 1997, n. 196 ha disposto (con l'art. 24,  comma  4)
che " Le disposizioni in materia di indennita' di  mobilita'  nonche'
di  trattamento   speciale   di   disoccupazione   edile   ai   sensi
dell'articolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito,
con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451,  si  intendono
estese ai soci lavoratori delle cooperative di  lavoro  svolgenti  le
attivita' comprese nei settori produttivi  rientranti  nel  campo  di
applicazione della disciplina relativa  all'indennita'  di  mobilita'
stessa  soggette  agli  obblighi  della  correlativa   contribuzione.
L'espletamento  della  relativa  procedura   di   mobilita',   estesa
dall'articolo 8, comma 2, del decreto-legge 20 maggio 1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio  1993,  n.  236,
deve essere preceduto dall'approvazione, da parte dell'assemblea, del
programma di mobilita'. Conservano la loro efficacia  ai  fini  delle
relative prestazioni i contributi versati antecedentemente alla  data
di entrata in vigore della presente legge." 
                               Art. 4. 
            Norme in materia di contratti di solidarieta' 
  1. All'articolo 13 della legge 23 luglio 1991, n. 223, il  comma  3
e' abrogato ed il comma 2 e' sostituito dal seguente: 
  "  2.  Nelle  unita'  produttive  interessate   da   contratti   di
solidarieta'  e  da  programmi   di   cassa   integrazione   guadagni
straordinaria, le condizioni alle quali e' consentito il  cumulo  dei
due distinti benefici sono disciplinate con decreto del Ministro  del
lavoro e della previdenza sociale, sentito il comitato tecnico di cui
all'articolo 19 della legge 28 febbraio 1986, n. 41.". 
  2. Il comma 8 dell'articolo 5 del decreto-legge 20 maggio 1993,  n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19  luglio  1993,  n.
236, e' sostituito dal seguente: 
  " 8. Le disposizioni di cui al comma 5 si  applicano  alle  imprese
artigiane non rientranti nel campo di  applicazione  del  trattamento
straordinario di integrazione salariale, anche ove occupino  meno  di
sedici dipendenti, a condizione che i lavoratori con  orario  ridotto
da  esse  dipendenti  percepiscano,  a  carico  di  fondi  bilaterali
istituiti da contratti collettivi nazionali o territoriali  stipulati
dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei  lavoratori
maggiormente rappresentative sul piano nazionale, una prestazione  di
entita' non inferiore alla meta' della quota del contributo  pubblico
destinata ai lavoratori.". 
                               Art. 5. 
Misure  temporanee   in   materia   di   gestione   delle   eccedenze
                            occupazionali 
  1. Fino al 31 dicembre  1996,  ai  fini  del  computo  dei  periodi
massimi  di  godimento  del  trattamento  ordinario  di  integrazione
salariale una settimana si considera trascorsa quando la riduzione di
orario sia  stata  di  ammontare  almeno  pari  al  dieci  per  cento
dell'orario settimanale relativo ai lavoratori  occupati  nell'unita'
produttiva  e  destinatari   della   normativa   sulle   integrazioni
salariali. Le riduzioni di ammontare inferiore si  cumulano  ai  fini
del computo dei predetti periodi massimi. 
  2. Nell'articolo 7, comma 6, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19  luglio  1993,  n.
236,  le  parole:  "a  quindici  dipendenti"  sono  sostituite  dalle
seguenti: "a cinquanta dipendenti". 
  3. La disciplina in materia di indennita' di  mobilita'  e'  estesa
alle  aziende   destinatarie   del   trattamento   straordinario   di
integrazione  salariale  di  cui  all'articolo  7,   comma   7,   del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n.  236  ,  alle  stesse  condizioni  ivi
previste.(2) 
  4. Il termine del 31 dicembre 1992, previsto dall'articolo 7, commi
5, 6 e 7,  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  gia'  prorogato
dall'articolo 6, comma 10, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e'
ulteriormente prorogato al 31 dicembre 1994. 
  5. Le disposizioni dell'articolo 7, commi 5, 6 e 7, della legge  23
luglio 1991, n. 223, si applicano altresi' ai lavoratori collocati in
mobilita' entro il  31  dicembre  1994  da  imprese  appartenenti  ai
settori della chimica, dell'industria  della  difesa,  dell'industria
minero   metallurgica   non    ferrosa,    dell'industria    tessile,
dell'abbigliamento e delle  calzature,  nonche'  da  imprese  che  si
trovano nelle aree di declino industriale individuate  ai  sensi  del
regolamento CEE  n.  2081/93  (obiettivo  n.  2).  Per  i  lavoratori
collocati  in  mobilita'  in  conseguenza   di   procedura   per   la
dichiarazione di mobilita'  avanzata  successivamente  alla  data  di
entrata in vigore del presente  decreto,  i  benefici  attribuiti  ai
sensi del presente comma su base settoriale operano a condizione  che
la dichiarata eccedenza venga accertata,  nel  corso  della  predetta
procedura,  dall'ufficio  provinciale  del  lavoro  e  della  massima
occupazione. 
  6. Le disposizioni di cui all'articolo 7, commi 5,  6  e  7,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, trovano applicazione, entro il  termine
del 31 dicembre 1994, previsto dal comma 4, anche nei  confronti  dei
lavoratori occupati in unita' produttive che non rientrano  nell'area
di applicazione delle predette disposizioni e collocati in  mobilita'
successivamente alla data di entrata in vigore del presente  decreto,
a condizione che: 
    a) le predette unita'  produttive  appartengano  ad  impresa  che
occupa piu' di cinquecento dipendenti dei quali non meno di un  terzo
in una o piu' unita' produttive situate nelle aree  territoriali  cui
trovano applicazione le citate disposizioni  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, costituite anteriormente alla data di entrata in vigore
del presente decreto; 
    b) vi sia stato l'accertamento, da parte del Ministero del lavoro
e della previdenza sociale, che l'eccedenza  di  personale  interessi
anche le unita' produttive presenti nelle predette aree territoriali. 
  7. La  disposizione  di  cui  all'articolo  6,  comma  10-bis,  del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, si interpreta nel  senso  che  il
riferimento alle disposizioni legislative in materia di pensionamento
di vecchiaia in vigore al 31 dicembre 1992, opera  sia  relativamente
all'eta' richiesta per l'ammissione al  beneficio  del  prolungamento
dell'indennita' di  mobilita',  sia  al  requisito  di  eta'  per  il
pensionamento di vecchiaia. 
  8. Fino al 31 dicembre 1995, per le unita'  produttive  interessate
da accordi di programma di reindustrializzazione gestiti da un  unico
soggetto e situate nelle aree di cui all'articolo 1 del decreto-legge
20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236, la durata del programma per crisi aziendale puo'
essere fissata, in deroga all'articolo 1, comma  5,  della  legge  23
luglio 1991, n.  223,  fino  ad  un  massimo  di  ventiquattro  mesi.
L'indennita' di mobilita'  spettante  ai  lavoratori  delle  predette
unita' produttive che siano stati licenziati prima  del  termine  del
programma di utilizzo del trattamento di integrazione  salariale  per
crisi  aziendale  e'  prolungata  di  un  periodo   pari   a   quello
intercorrente tra la data di estinzione del  rapporto  e  quella  del
termine del programma.  In  tali  casi  la  riduzione  dell'ammontare
dell'indennita'  di  mobilita'  viene   operata   a   decorrere   dal
trecentosessantaseiesimo giorno successivo a quello  in  cui  sarebbe
venuto a scadenza il trattamento di integrazione salariale. La  somma
dovuta ai sensi dell'articolo 5, comma 4, della legge 23 luglio 1991,
n. 223, e' aumentata di un importo pari a quello della  contribuzione
addizionale prevista dall'articolo 8, comma 1,  del  decretolegge  21
marzo 1988, n. 86, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  20
maggio 1988,  n.  160,  e  successive  modificazioni,  calcolata  con
riferimento al predetto residuo periodo. 
  9. All'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 26 novembre 1993,  n.
478, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 gennaio  1994,  n.
56, l'ultimo periodo e' soppresso. 
  10. All'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 26 novembre 1993, n.
478, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 gennaio  1994,  n.
56, al secondo periodo le  parole:  "Tale  proroga  non  opera"  sono
sostituite dalle seguenti: "Le proroghe di cui al presente comma e di
cui ai commi 1 e 1-bis non operano". 
  11. Le proroghe di cui all'articolo 1 del decreto-legge 26 novembre
1993, n. 478, convertito, con modificazioni, dalla legge  26  gennaio
1994, n. 56, non operano, oltre che per i casi  previsti  dall'ultimo
periodo del comma 2 del citato articolo 1, anche per i lavoratori nei
confronti dei quali ricorrano le condizioni per accedere ai  benefici
previsti dai commi 4, 5 e  6  e  dal  comma  4  dell'articolo  3  del
presente decreto. 
  12. Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 26 novembre  1993,
n. 478, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  gennaio  1994,
n.  56,  si  interpreta  nel  senso  che  i  periodi  di  durata  del
trattamento straordinario ivi previsti sono concessi anche in  deroga
ai limiti di cui all'articolo 1, commi 3,  5  e  9,  della  legge  23
luglio 1991, n. 223. 
  13.  L'articolo  1  del  decreto-legge  21  giugno  1993,  n.  199,
convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1993, n. 293,  si
interpreta nel senso che  nelle  procedure  ivi  previste  non  trova
applicazione quanto stabilito dall'articolo 1 della legge  23  luglio
1991, n. 223. 
  14. Per i dipendenti delle societa' non operative costituite  dalla
GEPI, operanti nei territori del Mezzogiorno indicati nel testo unico
delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno  approvato  con  decreto
del Presidente  della  Repubblica  6  marzo  1978,  n.  218,  di  cui
all'articolo 6, comma 9, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio  1993,  n.  236,
per  i  dipendenti  dell'INSAR,  nonche'  per  i  dipendenti  di  cui
all'articolo 2 del decreto-legge 21 febbraio 1985, n. 23, convertito,
con modificazioni, dalla legge 22 aprile 1985, n. 143,  e  successive
modificazioni, per i quali il  trattamento  di  mobilita'  cessa  nel
corso del 1994 e per i quali il periodo di fruizione  dell'indennita'
di mobilita' risulta ridotto per effetto dell'applicazione  di  norme
di legge che hanno concesso trattamenti di integrazione salariale con
pari riduzione della predetta indennita', quest'ultima e'  attribuita
per un periodo di sei mesi. 
  15. Per l'applicazione dell'articolo 1, comma 3, del  decreto-legge
9 ottobre 1993, n. 404, convertito, con modificazioni, dalla legge  4
dicembre 1993,  n.  501,  il  termine  del  1  gennaio  1991  di  cui
all'articolo 7, comma 7, della legge  23  luglio  1991,  n.  223,  e'
differito al 31 dicembre 1992. 
  16. Per consentire la prosecuzione, ((fino e non oltre il 31 maggio 1995)), degli interventi di cui all'articolo 4 del  decreto-legge  29
marzo 1991, n. 108, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  1
giugno 1991, n. 169, e' assegnata alla GEPI ((la somma di lire 21,5 miliardi)) da utilizzare con le modalita'  di  cui  al  comma  8  del
predetto articolo 4. 
  17. Per i lavoratori di cui all'articolo 22, commi  7  e  8,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, il periodo di  fruizione  dei  relativi
trattamenti, ((in scadenza entro l'anno 1994)), e'  prorogato  ((fino al 31 dicembre 1994)), previa domanda,  da  inoltrarsi  alle  sezioni
circoscrizionali per l'impiego competenti per territorio da parte dei
soggetti interessati, corredata da dichiarazione resa ai sensi  della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante la persistenza dello stato di
disoccupazione. 
  18. Per i lavoratori iscritti nelle liste di mobilita'  nelle  aree
di cui al citato testo unico approvato  con  decreto  del  Presidente
della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, per i quali il trattamento  di
mobilita' e' scaduto  o  scade  entro  il  primo  semestre  1994,  il
medesimo e' prorogato ((fino al 31 dicembre 1994)). 
  19. Il trattamento di integrazione salariale straordinario  di  cui
all'articolo 2-ter del  decreto-legge  29  settembre  1992,  n.  393,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 novembre 1992, n.  460,
come sostituito dall'articolo 7, comma 9, del decreto-legge 20 maggio
1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla  legge  19  luglio
1993, n. 236, e' prorogato ((fino e non oltre il 31 maggio 1995)),
limitatamente al contingente numerico  definito,  in  attuazione  del
predetto articolo 2-ter, con delibera CIPI in  data  7  giugno  1993,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 151 del 30 giugno 1993. 
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AGGIORNAMENTO (2) 
  La L. 28 dicembre 1995, n. 549 ha disposto (con l'art. 2, comma 22)
che "L'accesso ai trattamenti straordinari di integrazione  salariale
e  di  mobilita'  a  favore   delle   imprese   esercenti   attivita'
commerciali, delle agenzie di viaggio e  turismo  e  degli  operatori
turistici con piu' di  cinquanta  addetti  di  cui,  rispettivamente,
all'articolo 7, comma 7, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236,  e
all'articolo 5, comma 3, del decreto-legge 16 maggio  1994,  n.  299,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451,  e
prorogato  fino  al  31  dicembre  1997  nei  limiti  di  una   spesa
complessiva non superiore a lire 40 miliardi annui." 
                               Art. 6. 
            Misure sperimentali in materia di occupazione 
  1. In via sperimentale, al fine di promuovere il metodo consensuale
di gestione  dei  problemi  del  mercato  del  lavoro  finalizzato  a
difendere e ad incrementare i livelli occupazionali, alle imprese  di
cui al comma 2 e' riconosciuto il beneficio dello  sgravio  totale  o
parziale degli oneri previdenziali ed assistenziali per i  lavoratori
assunti ad incremento dei livelli occupazionali. 
  2. Il beneficio di cui al comma 1  e'  riconosciuto  alle  imprese,
appartenenti a settori interessati da crisi occupazionale, che  danno
attuazione a piani occupazionali  concordati  tra  le  organizzazioni
nazionali di categoria maggiormente rappresentative dei lavoratori  e
dei datori di lavoro approvati con decreto del Ministro del lavoro  e
della previdenza sociale di concerto con il Ministro del tesoro entro
il 31 dicembre 1995. Il beneficio e'  riconosciuto,  per  un  periodo
determinato nel  medesimo  decreto,  per  i  lavoratori  assunti,  in
attuazione  del  piano,   successivamente   alla   data   della   sua
approvazione. Il beneficio puo' essere concesso anche ad  imprese  di
nuova costituzione purche' ricorrano le condizioni di cui al comma 4-
bis dell'articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, aggiunto  dal
comma 1 dell'articolo 2. 
  3. Sono escluse dal beneficio di cui al comma 1 le imprese che  nei
dodici mesi precedenti all'assunzione hanno effettuato  riduzioni  di
personale. 
  4. I piani ed il decreto di cui al comma  2  stabiliscono  termini,
modalita' e condizioni del beneficio  di  cui  al  comma  1,  che  e'
concesso tenendo conto delle risorse finanziarie relative ai benefici
previsti dall'ordinamento, a favore dei datori di lavoro, in caso  di
assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste  di  mobilita'  o  che
fruiscono del trattamento straordinario di integrazione salariale. Il
beneficio e' concesso, eventualmente per  la  parte  aggiuntiva  alle
predette risorse finanziarie, nei limiti  delle  risorse  preordinate
allo scopo nell'ambito del Fondo previsto dall'articolo 11, comma 31,
della legge 24 dicembre 1993, n. 537. 
                               Art. 7. 
    Misure sperimentali di flessibilita' della durata del lavoro 
  1. In attesa di  un  intervento  di  ridefinizione  organica  delle
misure di incentivazione di un diverso assetto degli orari di  lavoro
in funzione di difesa o di promozione dei livelli  occupazionali,  il
Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale,  al   fine   di
promuovere, in  via  sperimentale,  il  ricorso  al  lavoro  a  tempo
parziale nonche'  a  forme  di  utilizzo  flessibile  dell'orario  di
lavoro, puo' concedere, fino al 31 dicembre 1995,  nei  limiti  delle
risorse  preordinate  allo  scopo  nell'ambito  del  Fondo   di   cui
all'articolo 11, comma 31, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e in
applicazione delle disposizioni del decreto di  cui  al  comma  3,  i
seguenti benefici: 
    a)  una  riduzione,  a  beneficio  delle  imprese,  dell'aliquota
contributiva   per   l'assicurazione   generale   obbligatoria    per
l'invalidita',  la  vecchiaia  ed  i  superstiti,  relativamente   ai
contratti di lavoro a tempo parziale stipulati  ad  incremento  degli
organici esistenti ((...)); 
    b) una riduzione, a beneficio delle imprese, non  inferiore  allo
0,20  dell'aliquota  contributiva  prevista  per  il  trattamento  di
integrazione salariale dall'articolo 12, primo comma,  n.  1),  della
legge 20 maggio 1975, n. 164, e successive modificazioni, nonche' una
integrazione al trattamento retributivo dei lavoratori nelle  imprese
in cui vengano stipulati i contratti collettivi di cui all'articolo 2
del  decreto-legge  30  ottobre  1984,  n.   726,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984,  n.  863,  che  altresi'
determinino la  durata  dell'orario  settimanale  come  media  di  un
periodo plurisettimanale non inferiore a quattro mesi. 
  2. Il beneficio  di  cui  al  comma  1,  lettera  a),  puo'  essere
determinato in misura  differenziata  con  riferimento  a  differenti
fasce di orario. 
  3. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza  sociale,
di concerto con il Ministro del  tesoro,  vengono  stabiliti  misure,
termini, modalita' e condizioni dei benefici di cui al comma 1. 
                               Art. 7. (3) (9)
    Misure sperimentali di flessibilita' della durata del lavoro
  1.  In  attesa  di  un  intervento  di ridefinizione organica delle
misure  di incentivazione di un diverso assetto degli orari di lavoro
in  funzione  di difesa o di promozione dei livelli occupazionali, il
Ministro   del   lavoro  e  della  previdenza  sociale,  al  fine  di
promuovere,  in  via  sperimentale,  il  ricorso  al  lavoro  a tempo
parziale  nonche'  a  forme  di  utilizzo  flessibile  dell'orario di
lavoro,  puo'  concedere,  fino al 31 dicembre 1995, nei limiti delle
risorse   preordinate   allo  scopo  nell'ambito  del  Fondo  di  cui
all'articolo 11, comma 31, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e in
applicazione  delle  disposizioni  del  decreto  di cui al comma 3, i
seguenti benefici:
    a)  una  riduzione,  a  beneficio  delle  imprese,  dell'aliquota
contributiva    per   l'assicurazione   generale   obbligatoria   per
l'invalidita',   la  vecchiaia  ed  i  superstiti,  relativamente  ai
contratti  di  lavoro  a tempo parziale stipulati ad incremento degli
organici esistenti (( . . . ));
    b)  una  riduzione, a beneficio delle imprese, non inferiore allo
0,20  dell'aliquota  contributiva  prevista  per  il  trattamento  di
integrazione  salariale  dall'articolo  12, primo comma, n. 1), della
legge 20 maggio 1975, n. 164, e successive modificazioni, nonche' una
integrazione  al trattamento retributivo dei lavoratori nelle imprese
in cui vengano stipulati i contratti collettivi di cui all'articolo 2
del   decreto-legge   30   ottobre  1984,  n.  726,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  19  dicembre 1984, n. 863, che altresi'
determinino  la  durata  dell'orario  settimanale  come  media  di un
periodo plurisettimanale non inferiore a quattro mesi. (3)
  2.  Il  beneficio  di  cui  al  comma  1,  lettera  a), puo' essere
determinato  in  misura  differenziata  con  riferimento a differenti
fasce di orario.
  3.  Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di  concerto  con  il  Ministro del tesoro, vengono stabiliti misure,
termini, modalita' e condizioni dei benefici di cui al comma 1.
-----------------
AGGIORNAMENTO (3)
  Il D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, nel testo introdotto dalla legge di
conversione 28 novembre 1996, n. 608, ha disposto che "gli interventi
di cui al comma 1 del presente articolo sono posti a carico del Fondo
per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 4, dello stesso D.L. 1
ottobre  1996,  n.  510,  nei  limiti  delle risorse preordinate allo
scopo".
                               Art. 8. 
            Disposizioni inerenti il settore siderurgico 
  1. Per  consentire  il  rispetto  degli  impegni  assunti  in  sede
comunitaria per il risanamento del settore  siderurgico,  secondo  il
piano di ristrutturazione del  comparto  siderurgico  europeo  e  con
riferimento alle linee di programmazione  del  settore  elaborate  in
sede nazionale,  e'  autorizzato,  nel  limite  massimo  ((di 17.100 unita')),  un  piano  per  il  triennio  1994-1996  di  pensionamento
anticipato dei  dipendenti  dalle  imprese  industriali  del  settore
siderurgico  pubblico  e  privato,  nonche'   dalle   imprese,   gia'
beneficiarie dei provvedimenti di cui al decreto-legge 1 aprile 1989,
n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n.
181, e successive modificazioni  ed  integrazioni,  di  impiantistica
industriale nel settore siderurgico, in attivita' al 1 gennaio  1994,
di eta' non inferiore a cinquanta anni se uomini e quarantasette anni
se  donne,  e  che  abbiano  maturato  i  requisiti  assicurativi   e
contributivi minimi di cui all'articolo 2 del decreto legislativo  30
dicembre 1992, n.  503.  A  tal  fine,  ai  dipendenti  medesimi,  e'
concesso un  aumento  dell'anzianita'  contributiva  per  un  periodo
massimo di dieci anni e comunque non superiore alla differenza tra la
data  di  risoluzione  del  rapporto   di   lavoro   e   quella   del
raggiungimento del sessantesimo  anno  di  eta'  ovvero  del  periodo
necessario al conseguimento di 35 anni di anzianita' contributiva. Si
applicano i vigenti regimi di incumulabilita' e  di  incompatibilita'
previsti per i trattamenti pensionistici di anzianita'. 
  1-bis. Nel piano di cui al  comma  1  del  presente  articolo,  nel
limite massimo numerico ivi previsto, possono  essere  inclusi  anche
lavoratori dipendenti, alla data del 1° gennaio 1993,  dalle  imprese
indicate nel medesimo comma e successivamente collocati in  mobilita'
ai sensi dell'articolo 7, comma 7, della legge  23  luglio  1991,  n.
223, che non abbiano fatto richiesta, alla data di entrata in  vigore
della legge di conversione del presente  decreto,  di  corresponsione
anticipata dell'indennita' ai sensi dell'articolo 7, comma  5,  della
medesima legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero che vengano  licenziati
per cessazione o riduzione di attivita' entro  il  31  dicembre  1994
avendo maturato almeno trenta anni di anzianita' contributiva.((3)) 
  2. Le domande  di  pensionamento  anticipato  sono  irrevocabili  e
devono essere presentate alle imprese di appartenenza dai  lavoratori
interessati che siano gia' in possesso dei predetti requisiti  ovvero
che li matureranno nel corso del triennio  1994-1996,  entro  novanta
giorni dalla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto.  Le
imprese, sulla base del piano triennale di  pensionamento  anticipato
sul quale vanno sentite le organizzazioni sindacali dei lavoratori, e
delle esigenze di ristrutturazione e riorganizzazione,  provvedono  a
selezionare  le  domande   presentate   trasmettendole   all'Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS). Il rapporto di lavoro  dei
dipendenti, le cui domande sono trasmesse all'Istituto previdenziale,
si estingue nell'ultimo giorno del mese precedente la decorrenza  del
trattamento pensionistico. 
  ((2-bis. Il beneficio del pensionamento anticipato previsto dal comma 1 del presente articolo si applica anche nel caso in cui i lavoratori, le cui domande di pensionamento anticipato sono selezionate e trasmesse dalle imprese ai competenti istituti previdenziali ai sensi del comma 2, siano collocati in mobilita' successivamente al 1 gennaio 1995.)) 
  3. Il piano di cui al comma 1 e' approvato con decreto del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, di  concerto  con  i  Ministri
dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del tesoro. 
----------------- 
AGGIORNAMENTO (3) 
  Il D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, convertito con modificazioni  dalla
L. 28 novembre 1996, n. 608, ha disposto (con l'art. 2, comma 5)  che
"Il termine del 31 dicembre 1994 di cui all'articolo 8, comma  1-bis,
del  decreto-legge  16  maggio  1994,   n.   299,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, e' differito al 28
febbraio 1995." 
                               Art. 9. 
              Disposizioni inerenti il trasporto aereo 
  1. Al fine di garantire il  riassetto  organizzativo  e  produttivo
delle imprese esercenti il trasporto aereo, anche in conseguenza  del
progressivo processo  di  liberalizzazione  nell'ambito  del  mercato
interno comunitario, sono autorizzati: 
    a) per la totalita' dei dipendenti, con decorrenza dal 1  gennaio
1994, le misure di fiscalizzazione degli oneri sociali,  stabilite  a
favore delle imprese armatoriali di navigazione dal  decreto-legge  4
giugno 1990, n. 129, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  3
agosto 1990, n. 210,  dal  decreto-legge  19  gennaio  1991,  n.  18,
convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 1991,  n.  89,  e
dal decreto-legge 22 marzo 1993, n. 71, convertito,  dalla  legge  20
maggio 1993, n. 151; 
    b) per il biennio 1994-1995, un piano di pensionamento anticipato
nel limite massimo di 800 unita' in favore delle imprese appartenenti
al gruppo Alitalia sulla base dei seguenti criteri: 
    1)  possono  essere  ammessi  al  beneficio   del   pensionamento
anticipato i lavoratori dipendenti da imprese del gruppo in  possesso
di almeno trenta  anni  di  anzianita'  contributiva  e  assicurativa
nell'assicurazione  generale  obbligatoria  per   l'invalidita',   la
vecchiaia ed i superstiti.  Agli  stessi  lavoratori  il  trattamento
pensionistico viene erogato  con  una  maggiorazione  dell'anzianita'
contributiva ed  assicurativa  pari  al  periodo  necessario  per  la
maturazione del requisito dei 35 anni prescritto  dalle  disposizioni
regolanti la suddetta assicurazione generale obbligatoria, e in  ogni
caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del
rapporto di lavoro e quella del compimento del sessantesimo  anno  di
eta'. Le domande di  pensionamento  anticipato  sono  irrevocabili  e
devono essere presentate alle imprese di appartenenza dai  lavoratori
interessati che siano gia' in possesso dei predetti requisiti, ovvero
che li matureranno nel corso del 1995,  entro  novanta  giorni  dalla
data di entrata in vigore del presente decreto; 
    2) le imprese, sulla base del programma biennale di pensionamento
anticipato, sul quale vanno sentite le organizzazioni  sindacali  dei
lavoratori, e delle esigenze di ristrutturazione e  riorganizzazione,
provvedono  a  selezionare  le  domande   presentate   trasmettendole
all'INPS. Il rapporto di lavoro dei dipendenti, le cui  domande  sono
trasmesse all'Istituto previdenziale, si estingue nell'ultimo  giorno
del mese precedente la decorrenza del trattamento  pensionistico.  Si
applicano i vigenti  regimi  di  incumulabilita'  e  incompatibilita'
previsti per i trattamenti pensionistici di anzianita'. 
  2. Possono essere altresi' ammessi al beneficio  del  pensionamento
anticipato  rispetto  all'eta'  prevista  per  il  pensionamento   di
vecchiaia, con le procedure, i limiti e le contribuzioni previste dal
presente articolo, nonche' nell'ambito del limite massimo di  cui  al
comma 1, lettera b), i lavoratori iscritti all'assicurazione generale
obbligatoria  per  l'invalidita',  la  vecchiaia  ed   i   superstiti
dipendenti da imprese del gruppo Alitalia di eta' non inferiore ai 55
anni se uomini e ai 50  anni  se  donne  e  che  abbiano  maturato  i
requisiti assicurativi e contributivi minimi di  cui  all'articolo  2
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503. Agli stessi  spetta
una maggiorazione dell'anzianita' contributiva commisurata ai periodi
mancanti al compimento dell'eta' di 60 anni se uomini e di 55 anni se
donne. 
  3. Il piano di cui al comma 1, lettera b), e' approvato con decreto
del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i
Ministri dei trasporti e della navigazione e del tesoro. 
                              Art. 10. 
Interventi   a   sostegno    di    processi    di    ristrutturazione
              riorganizzazione o conversione aziendale 
  1.   Al   fine   di   favorire   l'attuazione   di   programmi   di
ristrutturazione,   riorganizzazione   o    conversione    aziendale,
concordati con le organizzazioni sindacali, che presentano  rilevanti
conseguenze sul piano occupazionale avuto  riguardo  alle  dimensioni
dell'impresa  ed  alla   sua   articolazione   sul   territorio,   e'
autorizzato,  nel  limite  massimo  di  8.500  unita',  un  piano  di
pensionamenti anticipati a beneficio dei lavoratori, dipendenti dalle
imprese industriali, interessati da procedure di mobilita' intraprese
nel  corso  dell'attuazione  dei  predetti  programmi  e   che,   ove
licenziati nel corso  dell'anno  1994,  avrebbero  avuto  titolo  per
beneficiare del trattamento di cui all'articolo 7, commi 6 e 7, della
legge 23 luglio 1991, n. 223. I predetti lavoratori devono essere  in
possesso dei seguenti requisiti: 
    a)   rientrare   in   categorie   di   difficile   ricollocamento
individuate, anche con riferimento alle caratteristiche  del  mercato
del  lavoro  locale,  dai  contratti  collettivi  di  gestione  delle
eccedenze; 
    b) alla data del 31 dicembre 1993 aver compiuto 50 anni se  donne
ovvero 55 se uomini  ed  aver  maturato  nell'assicurazione  generale
obbligatoria per l'invalidita', la  vecchiaia  ed  i  supersiti,  una
anzianita' contributiva di almeno 25 anni; 
    c) alla medesima data  di  cui  alla  lettera  b)  aver  maturato
nell'assicurazione  generale  obbligatoria  per   l'invalidita',   la
vecchiaia ed i superstiti una anzianita' contributiva  di  almeno  30
anni. 
  2. Ai lavoratori ammessi al beneficio del pensionamento  anticipato
e' concesso un aumento dell'anzianita' contributiva pari, nel caso di
cui al comma 1, lettera b), al periodo intercorrente tra la  data  di
risoluzione del rapporto di lavoro e quella  del  raggiungimento  del
cinquantacinquesimo anno di eta' se donne o del sessantesimo anno  di
eta' se uomini, ovvero al  periodo  necessario  al  conseguimento  di
trentacinque anni di anzianita' contributiva e, nel caso  di  cui  al
comma 1,  lettera  c),  al  periodo  intercorrente  tra  la  data  di
risoluzione   del   rapporto   e   la   data   di   maturazione   del
trentacinquesimo anno di anzianita' contributiva. 
  3. Le imprese che intendono partecipare al piano  di  pensionamenti
anticipati di cui al comma 1, debbono presentare domanda al Ministero
del lavoro e della previdenza sociale  entro  il  termine  di  trenta
giorni dalla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto.  La
domanda puo' congiuntamente  riguardare  anche  imprese  collegate  a
quella interessata dal programma di cui al  comma  1,  che  siano  di
minore dimensione occupazionale e  che  attuino  programmi  di  crisi
aziendale, purche' quest'ultima costituisca un riflesso del programma
di  ristrutturazione,  riorganizzazione  o  conversione  dell'impresa
collegata di maggiore dimensione. 
  4. La domanda di cui al comma 3, corredata dalle  comunicazioni  di
avvio delle procedure di  mobilita',  deve  indicare  il  numero  dei
lavoratori per i quali si richiede il pensionamento anticipato. Entro
trenta giorni dalla data di scadenza del termine di cui al  comma  3,
il piano di cui al comma 1 e' approvato dal  Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale, di concerto con  il  Ministro  del  tesoro,
tenendo conto della rilevanza delle conseguenze occupazionali. 
  5. Le domande  di  pensionamento  anticipato  sono  irrevocabili  e
devono essere presentate alle imprese di appartenenza dai  lavoratori
interessati in possesso dei  requisiti  di  cui  al  comma  1,  entro
novanta giorni dalla data di approvazione del piano di  pensionamento
anticipato di cui al medesimo comma 1. Le imprese, sulla base di tale
piano  e  delle  esigenze  di  ristrutturazione,  riorganizzazione  o
conversione,  provvedono  entro  i   trenta   giorni   successivi   a
selezionare le domande presentate trasmettendole all'INPS, precisando
in tale comunicazione la data di risoluzione dei rapporti di  lavoro,
che dovra' comunque coincidere con l'ultimo giorno del relativo mese. 
Il trattamento  pensionistico  decorre  dal  primo  giorno  del  mese
successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. 
  6. La gestione di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989,  n.
88, corrisponde al Fondo pensioni lavoratori dipendenti, per  ciascun
mese di anticipazione della  pensione,  una  somma  pari  all'importo
risultante dall'applicazione dell'aliquota contributiva in vigore per
il Fondo medesimo sull'ultima retribuzione annua percepita da ciascun
lavoratore interessato, ragguagliata a mese, nonche' una  somma  pari
all'importo  mensile  della  pensione  anticipata,  ivi  compresa  la
tredicesima mensilita'. 
  7.  L'impresa,  entro  trenta  giorni  dalla  richiesta  da   parte
dell'INPS, e' tenuta a corrispondere a favore della ((gestione di cui al comma 6))  per  ciascun  dipendente  che  abbia  usufruito   del
pensionamento anticipato, un contributo pari al cinquanta  per  cento
degli oneri complessivi di cui al comma 6,  diminuiti  degli  importi
relativi alla mancata corresponsione dei trattamenti di  mobilita'  e
ai minori correlativi oneri figurativi,  che  sarebbero  spettati  ai
medesimi  lavoratori  quali   fruitori   del   trattamento   di   cui
all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223.((Tali importi sono determinati assumendo quale data di decorrenza l'ottavo giorno successivo al licenziamento ovvero l'ottavo giorno successivo alla cessazione della corresponsione dell'indennita' di mancato preavviso)). L'impresa ha facolta' di optare  per  il  pagamento  del
contributo stesso, con addebito di interessi nella misura  del  tasso
legale annuo, in un numero di rate  mensili,  di  pari  importo,  non
superiore a quello dei mesi di anticipazione della pensione. 
  8. Fermi restando le procedure, le contribuzioni e  il  contingente
numerico di 8.500 unita' previsti dal presente articolo, il beneficio
del pensionamento anticipato di  cui  al  comma  1,  lettera  c),  si
applica  nel  limite  di  ottocento  unita',  e  con  effetto   dalla
maturazione dei requisiti previsti nel presente comma, ai  lavoratori
dipendenti dalle imprese appartenenti al settore dell'industria della
difesa, che attuino i programmi di cui al comma 1, i  quali  maturino
il requisito contributivo previsto dal predetto comma 1, lettera  c),
entro  il  31  dicembre  1994  ed  il  requisito  di  eta'   previsto
dall'articolo 7, comma 7, della legge 23 luglio 1991, n.  223,  entro
il 31 dicembre 1996. 
                              Art. 11. 
 Misure promozionali in materia di ricerca e innovazione tecnologica 
  1. Al fine di assicurare un piu' efficace e  diretto  rapporto  tra
attivita'  produttive  e   attivita'   di   ricerca   scientifica   e
tecnologica,  anche   in   funzione   di   promozione   dei   livelli
occupazionali,  il  Ministro   dell'universita'   e   della   ricerca
scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale promuove iniziative di attivita' di  ricerca
e di qualificazione e formazione  di  risorse  umane  orientate  alle
esigenze delle  attivita'  produttive  con  particolare  funzione  di
supporto ai processi di sviluppo delle piccole e medie imprese. 
  2. Le iniziative di cui al comma 1 sono volte in particolare: 
    a) alla formazione di ricercatori e tecnici, anche orientati allo
svolgimento di attivita' di valorizzazione, trasferimento,  controllo
e gestione per l'utilizzo diffuso della  ricerca  e  dell'innovazione
nelle varie aree economico-produttive; 
    b) al riorientamento e recupero di competitivita' di strutture di
ricerca industriale anche mediante la creazione di imprese  destinate
ad operare nel sistema della ricerca, della produzione e dei servizi,
utilizzando tecnologie innovative, attraverso progetti di  ricerca  e
formazione compresi nell'ambito di uno specifico  programma  organico
di intervento.((7)) 
  3. Gli interventi di cui  ai  commi  1  e  2  sono  realizzati  con
contratti ai sensi dell'articolo 10 della legge 17 febbraio 1982,  n.
46, su  proposta,  oltre  che  dei  soggetti  previsti  dallo  stesso
articolo 10, dei soggetti ammissibili alle agevolazioni a valere  sul
Fondo speciale per  la  ricerca  applicata,  nonche'  di  consorzi  e
societa' consortili costituite con la  partecipazione  prevalente  di
uno o piu' dei soggetti indicati. I relativi contratti possono essere
affidati ai medesimi soggetti proponenti, sentito il comitato di  cui
all'articolo 7 della citata legge n. 46 del 1982.((7)) 
  4. L'eta' per partecipare alle  attivita'  di  formazione  previste
dall'articolo 15, comma 3, della legge  11  marzo  1988,  n.  67,  e'
elevata a 32 anni.((7)) 
  5. Al finanziamento delle iniziative  ((di cui al comma 1))  si
provvede nel limite delle risorse finanziarie, non inferiori  a  lire
50 miliardi annui, preordinate allo scopo dal Ministro del  lavoro  e
della   previdenza   sociale,   di   concerto   con    il    Ministro
dell'universita'  e  della   ricerca   scientifica   e   tecnologica,
nell'ambito del Fondo di cui all'articolo 11, comma 31,  della  legge
24  dicembre  1993,  n.  537.  ((Tali risorse sono destinate ad incrementare le disponibilita' del Fondo per le agevolazioni alla ricerca, istituito nello stato di previsione del MURST)). 
    
----------------

    
  AGGIORNAMENTO (8) 
  Il D. Lgs. 27 luglio 1999, n. 297 ha disposto (con l'art. 9,  comma
4, lettera a)) che "A decorrere dalla data di entrata in  vigore  del
primo decreto di cui all'articolo 6, comma 2: 
 a) sono abrogate le seguenti disposizioni: 
 [...] 
    8) articolo 11, commi 2, 3 e 4 del decreto-legge 16 maggio  1994,
n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n.
451". 
                              Art. 12. 
                     Norme transitorie e finali 
  1. In attesa dell'emanazione del regolamento di cui all'articolo 1,
comma 28, della legge 24 dicembre  1993,  n.  537,  la  competenza  a
determinare composizione e funzionamento del comitato tecnico di  cui
all'articolo 19 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e' attribuita al
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, che  la  esercita  di
concerto con il Ministro del tesoro ed il  Ministro  del  bilancio  e
della programmazione economica e,  fino  alla  nomina  del  dirigente
generale di  cui  all'articolo  1,  comma  2,  il  predetto  comitato
continua ad operare  nella  composizione  prevista  nella  previgente
normativa. 
  2. I lavoratori iscritti nelle liste  di  mobilita'  alla  data  di
entrata in  vigore  del  presente  decreto  devono  esercitare  entro
sessanta giorni da tale data l'opzione di cui all'articolo  6,  comma
7,  del  decreto-legge  20  maggio  1993,  n.  148,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n.  236,  come  modificato
dall'articolo 2, comma 5. Tale opzione  ha  effetto  per  il  residuo
periodo. 
  3. L'onere  derivante  dall'articolo  4-bis  del  decreto-legge  20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236, relativamente al  personale  del  Ministero  del
lavoro e della previdenza sociale interessato, e' valutato in lire 55
miliardi per l'anno 1994, in lire 69 miliardi per l'anno  1995  e  in
lire 71 miliardi per l'anno 1996. 
  4. Il Fondo di cui all'articolo 1, comma 7,  del  decreto-legge  20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236, e' rifinanziato per lire 19 miliardi per  l'anno
1994, per lire 123 miliardi per l'anno 1995, per  lire  158  miliardi
per l'anno 1996 e per lire 72 miliardi per l'anno 1997,  intendendosi
i relativi interventi prorogati per i predetti anni. 
  5. Per consentire il pagamento rateale dei contributi a carico  del
Fondo per l'occupazione di cui all'articolo 1  del  decreto-legge  20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236, le disposizioni di cui  all'articolo  36,  primo
comma, del regio decreto 18 novembre  1923,  n.  2440,  e  successive
modificazioni,  non  si  applicano  alle  somme  iscritte,  in  conto
residui, al capitolo 1176 dello stato di previsione del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale per l'anno 1994 e ai corrispondenti
capitoli per gli anni successivi. 
  6. Nell'articolo 2, comma 8, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19  luglio  1993,  n.
236, sono soppresse le parole: "con piu' di cento dipendenti". 
  7. Il termine previsto dall'articolo 13, comma 2,  della  legge  31
gennaio 1992, n. 59, e' fissato al ((31 dicembre 1994)). 
  8. Al comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo  1988,  n.
69, convertito, con modificazioni, dalla legge  13  maggio  1988,  n.
153, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Con  effetto  dal  1
luglio 1994, qualora del nucleo familiare di cui al comma 6  facciano
parte due o piu' figli, l'importo mensile dell'assegno  spettante  e'
aumentato di lire 20.000 per ogni figlio, con esclusione del primo.". 
                              Art. 13. 
                              O n e r i 
  1. Al complessivo onere derivante  dall'applicazione  del  presente
capo, con esclusione  di  quello  derivante  dall'applicazione  degli
articoli 5, comma 19, 6, 7 e 11, valutato in lire 1.654 miliardi  per
l'anno 1994, in lire 1.365 miliardi per l'anno 1995 ed in lire  1.375
miliardi per l'anno 1996, si provvede: quanto a lire 947 miliardi per
l'anno 1994, a lire 1.010 miliardi per l'anno  1995  ed  a  lire  940
miliardi per l'anno 1996,  mediante  corrispondente  riduzione  dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale  1994-1996,  al
capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro  per
l'anno  1994,  all'uopo  parzialmente  utilizzando   l'accantonamento
relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale; quanto a
lire 170 miliardi per ciascuno degli anni 1994, 1995 e 1996, mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento  iscritto,  ai  fini  del
bilancio triennale 1994-1996, al capitolo 9001 del medesimo stato  di
previsione  del  Ministero  del  tesoro  per  l'anno  1994,  all'uopo
utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della
previdenza sociale; quanto a lire 537 miliardi  per  l'anno  1994,  a
lire 185 miliardi per l'anno 1995 ed a lire 265 miliardi  per  l'anno
1996,  mediante  riduzione  delle  disponibilita'   del   Fondo   per
l'occupazione di cui  all'articolo  11,  comma  31,  della  legge  24
dicembre  1993,  n.  537,  intendendosi  corrispondentemente  ridotta
l'autorizzazione di spesa di cui  ai  commi  31  e  32  del  predetto
articolo 11. 
                              Art. 14. 
      ((ARTICOLO ABROGATO DAL D. LGS. 1 DICEMBRE 1997, N. 468)) 
Capo II
NORME IN MATERIA DI LAVORI SOCIALMENTE UTILI, INSERIMENTO
PROFESSIONALE DEI GIOVANI E CONTRATTI DI FORMAZIONE E LAVORO.
                              Art. 15. 
Piani  per  l'inserimento  professionale   dei   giovani   privi   di
                             occupazione 
  1. Nelle aree di cui all'articolo 1  del  decreto-legge  20  maggio
1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla  legge  19  luglio
1993, n. 236, il Ministero del lavoro  e  della  previdenza  sociale,
sentite le commissioni regionali per l'impiego e  di  intesa  con  le
regioni interessate, realizza, per gli anni 1994 e 1995, piani mirati
a promuovere l'inserimento professionale dei giovani di eta' compresa
tra i 19 e 32 anni e fino a 35 anni per i disoccupati di lunga durata
iscritti  nelle  liste  di  collocamento.  I   piani   sono   attuati
attraverso: 
    a) progetti che prevedono lo svolgimento  di  lavori  socialmente
utili, nonche' la partecipazione ad  iniziative  formative  volte  al
recupero dell'istruzione di base, alla  qualificazione  professionale
dei soggetti gia'  in  possesso  del  diploma  di  scuola  secondaria
inferiore, alla formazione di secondo livello  per  giovani  gia'  in
possesso del diploma di scuola secondaria superiore; 
    b) progetti che prevedono periodi di formazione e lo  svolgimento
di   un'esperienza   lavorativa    per    figure    professionalmente
qualificate.(3) 
  2. I progetti di cui al comma 1, lettera a), per la parte  relativa
al programma dei lavori socialmente utili,  sono  disciplinati  dalle
disposizioni di cui all'articolo 14. La parte relativa  al  programma
formativo  deve  essere  formulata  e  svolta  in  raccordo  con   le
istituzioni competenti. 
  3. I progetti di cui al comma 1, lettera  b),  sono  redatti  dalle
associazioni dei datori di  lavoro,  ovvero  da  ordini  e/o  collegi
professionali sulla  base  di  apposite  convenzioni  predisposte  di
concerto con le agenzie per l'impiego ed approvate dalle  commissioni
regionali per l'impiego. 
  4. La partecipazione del giovane ai progetti  di  cui  al  presente
articolo non puo' essere superiore alle ottanta ore  mensili  per  un
periodo massimo di dodici mesi. Per ogni ora di formazione  svolta  e
di attivita' prestata al giovane e' corrisposta un'indennita' pari  a
L. 7.500. Al pagamento dell'indennita' provvede mensilmente l'ufficio
provinciale del lavoro e  della  massima  occupazione,  eventualmente
avvalendosi della  rete  di  sportelli  bancari  o  postali  all'uopo
convenzionati.  ((A decorrere dal 1 gennaio 1999 i soggetti utilizzatori corrispondono l'indennita' spettante ai giovani anche per la parte di competenza del citato Ufficio a valere sul Fondo per l'occupazione. Le somme anticipate saranno conguagliate dai soggetti utilizzatori in sede di versamento dei contributi dovuti all'INPS relativi ai lavoratori dipendenti. Dette somme, previa rendicontazione, saranno trimestralmente rimborsate all'INPS da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale)). La  meta'  del
costo  dell'indennita',  esclusa  quella   relativa   alle   ore   di
formazione,  e'  a  carico  del  soggetto  presso   cui   e'   svolta
l'esperienza lavorativa secondo modalita' previste dalla convenzione. 
  5. Per i progetti di cui al comma 1, lettera b), il  Ministero  del
lavoro e della previdenza sociale  determina  i  limiti  del  ricorso
all'istituto in rapporto al numero dei dipendenti del soggetto presso
cui e' svolta l'esperienza lavorativa e nel caso in cui  quest'ultimo
non abbia proceduto all'assunzione di almeno il  sessanta  per  cento
dei giovani utilizzati in analoghi progetti. 
  6. L'utilizzazione dei giovani nei progetti  di  cui  al  comma  1,
lettera b), non determina l'instaurazione di un rapporto  di  lavoro,
non comporta la cancellazione  dalle  liste  di  collocamento  e  non
preclude al datore di lavoro la possibilita' di assumere il  giovane,
al termine dell'esperienza, con contratto  di  formazione  e  lavoro,
relativamente alla stessa area  professionale.  I  medesimi  progetti
devono indicare idonee  forme  assicurative  a  carico  del  soggetto
utilizzatore  contro  gli  infortuni  e  le  malattie   professionali
connessi allo svolgimento dell'attivita' lavorativa. 
  7.  L'assegnazione  dei  giovani  avviene  a  cura  delle   sezioni
circoscrizionali per l'impiego sulla base di  criteri  fissati  dalle
commissioni regionali per l'impiego. 
  8. Al finanziamento dei  piani  di  cui  al  presente  articolo  si
provvede nei limiti delle risorse finanziarie preordinate allo  scopo
nell'ambito  del  fondo  di  cui  all'articolo  1,   comma   7,   del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. 
    
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AGGIORNAMENTO (3) 
 Il D.L. 1 ottobre 1996, n. 510 Cconvertito con  modificazioni  dalla
L. 28 novembre 1996, n. 608 ha disposto (con l'art.  9-octies,  comma
4) che "I piani di cui all'articolo 15, comma 1, del decreto-legge 16
maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1994, n. 451, sono realizzati fino all'anno 1998." 
    
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AGGIORNAMENTO (10) 
  La L. 28 dicembre 2001, n. 448 ha disposto (con  l'art.  52.  comma
72) che "L'intervento di cui all'articolo  15  del  decreto-legge  16
maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1994, n. 451, puo' proseguire per l'anno 2002 nei limiti delle
risorse finanziarie impegnate per la medesima finalita' entro  il  31
dicembre 2001." 
                              Art. 16. 
        Norme in materia di contratti di formazione e lavoro 
  1. Possono essere assunti con contratto di formazione  e  lavoro  i
soggetti di eta' compresa tra  sedici  e  trentadue  anni.  Oltre  ai
datori di lavoro di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 30
ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla  legge  19
dicembre 1984, n. 863, possono stipulare contratti  di  formazione  e
lavoro  anche  gruppi   di   imprese,   associazioni   professionali,
socio-culturali, sportive, fondazioni, ((enti pubblici di ricerca))
nonche' datori di lavoro iscritti agli albi professionali  quando  il
progetto di formazione  venga  predisposto  dagli  ordini  e  collegi
professionali ed autorizzato in  conformita'  a  quanto  previsto  al
comma 7. 
  2. Il contratto di formazione  e  lavoro  e'  definito  secondo  le
seguenti tipologie: 
    a) contratto di formazione e lavoro mirato alla: 1)  acquisizione
di professionalita' intermedie; 2) acquisizione  di  professionalita'
elevate; 
    b)  contratto  di  formazione  e  lavoro  mirato   ad   agevolare
l'inserimento professionale  mediante  un'esperienza  lavorativa  che
consenta un adeguamento delle  capacita'  professionali  al  contesto
produttivo ed organizzativo. 
  3. I lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro di cui
alle lettere a) e b) del comma 2  possono  essere  inquadrati  ad  un
livello inferiore a quello di destinazione. 
  4. La durata massima del contratto di formazione e lavoro non  puo'
superare i ventiquattro mesi per i contratti di cui alla  lettera  a)
del comma 2 e i dodici mesi per i contratti di cui  alla  lettera  b)
del medesimo comma. 
  5. I contratti di cui alla lettera a), numeri 1) e 2), del comma  2
devono prevedere rispettivamente almeno ottanta e centotrenta ore  di
formazione da effettuarsi in luogo della prestazione  lavorativa.  Il
contratto di cui alla lettera b)  del  comma  2  deve  prevedere  una
formazione minima non inferiore  a  20  ore  di  base  relativa  alla
disciplina del rapporto di  lavoro,  all'organizzazione  del  lavoro,
nonche' alla prevenzione ambientale e antinfortunistica. I  contratti
collettivi possono prevedere la non retribuibilita' di eventuali  ore
aggiuntive devolute alla formazione. 
  6. Per i contratti di cui alla lettera a) del comma 2 continuano  a
trovare  applicazione  i   benefici   contributivi   previsti   dalle
disposizioni vigenti in materia alla data di entrata  in  vigore  del
presente decreto. Per i contratti di cui alla lettera b) del predetto
comma 2 i medesimi  benefici  trovano  applicazione  subordinatamente
alla trasformazione del rapporto di lavoro a  tempo  indeterminato  e
successivamente ad essa, per una durata pari a quella  del  contratto
di formazione e lavoro cosi' trasformato e  in  misura  correlata  al
trattamento  retributivo  corrisposto  nel  corso  del  contratto  di
formazione medesimo.((Nelle aree di cui all'obiettivo n. 1 del regolamento (CEE) n. 2081/93 del Consiglio del 20 luglio 1993, e successive modificazioni, in caso di trasformazione, allo scadere del ventiquattresimo mese, dei contratti di formazione e lavoro di cui al comma 2, lettera a), in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, continuano a trovare applicazione, per i successivi dodici mesi, le disposizioni di cui al comma 3 e quelle di cui al primo periodo del presente comma. Nel caso in cui il lavoratore, durante i suddetti ulteriori dodici mesi, venga illegittimamente licenziato, il datore di lavoro e' tenuto alla restituzione dei benefici contributivi percepiti nel predetto periodo)). 
  7. COMMA SOPPRESSO DAL D.L. 1 OTTOBRE 1996, N. 510, CONVERTITO  CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 NOVEMBRE 1996, N. 608. 
  8. All'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 30 ottobre  1984,  n.
726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984,  n.
863, come modificato dall'articolo 9, comma 1, del  decreto-legge  29
marzo 1991, n. 108, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  1
giugno 1991, n. 169, dopo il primo periodo e' inserito  il  seguente:
"Nel  caso  in  cui  la  delibera  della  commissione  regionale  per
l'impiego non sia intervenuta nel termine di trenta giorni dalla loro
presentazione,  provvede  il  direttore  dell'ufficio  regionale  del
lavoro e della massima occupazione.". Al medesimo articolo  3,  comma
3, sono soppresse le parole: "ovvero non sia intervenuta, nel termine
di  trenta  giorni  dalla  loro  presentazione,  la  delibera   della
commissione regionale per l'impiego". 
 9. Alla scadenza del contratto di formazione  e  lavoro  di  cui  al
comma 2, lettera a), il datore  di  lavoro,  utilizzando  un  modello
predisposto, sentite le parti sociali, dal  Ministero  del  lavoro  e
della previdenza sociale, trasmette alla sezione circoscrizionale per
l'impiego  competente  per  territorio  idonea   certificazione   dei
risultati  conseguiti  dal  lavoratore  interessato.   Le   strutture
competenti delle regioni possono accertare il livello  di  formazione
acquisito dal lavoratore. Alla scadenza del contratto di formazione e
lavoro di cui alla lettera b)  del  comma  2,  il  datore  di  lavoro
rilascia al lavoratore un attestato sull'esperienza svolta. 
  10. Qualora sia necessario per il  raggiungimento  degli  obiettivi
formativi, i progetti possono prevedere, anche nei casi in  cui  essi
siano presentati da consorzi o gruppi di  imprese,  che  l'esecuzione
del contratto si svolga in posizione di comando presso una pluralita'
di imprese, individuate nei progetti  medesimi.  La  titolarita'  del
rapporto resta ferma in capo alle singole imprese. 
  11. La misura di cui al comma 6  dell'articolo  8  della  legge  29
dicembre 1990, n. 407, e' elevata al sessanta per cento. 
  12. COMMA SOPPRESSO DALLA L. 19 LUGLIO 1994, N. 451. 
  13. Nella predisposizione  dei  progetti  di  formazione  e  lavoro
devono essere rispettati i principi di non discriminazione diretta ed
indiretta di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125. 
  14. Le disposizioni del presente articolo, ad eccezione  del  comma
1,  primo  periodo,  non  trovano  applicazione  nei  confronti   dei
contratti di formazione e lavoro gia' stipulati alla data di  entrata
in vigore del presente decreto. Esse, ad eccezione dei commi 1, primo
periodo, 8, 11 e 15, non trovano inoltre applicazione  nei  confronti
dei contratti di formazione e lavoro stipulati  entro  il  30  giugno
1995, sulla base di progetti che alla  data  del  ((31 marzo 1995))
risultino gia' approvati, presentati ovvero riconosciuti conformi  ai
sensi e  per  gli  effetti  di  cui  all'articolo  3,  comma  3,  del
decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, come  modificato  dall'articolo
9, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 108, convertito,  con
modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 169.  PERIODO  SOPPRESSO
DAL D.L. 1 OTTOBRE 1996, N. 510, CONVERTITO CON  MODIFICAZIONI  DALLA
L. 28 NOVEMBRE 1996, N. 608. 
  15. Dalla  tabella  C  annessa  al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 26 aprile 1992, n. 300, e' eliminato il  procedimento  per
l'approvazione dei progetti di  formazione  e  lavoro  da  parte  del
Ministro  del   lavoro   e   della   previdenza   sociale,   previsto
dall'articolo 3, comma 3, del decreto-legge 30 ottobre 1984, n.  726,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863. 
                              Art. 17. 
                        Copertura finanziaria 
  1. Per le finalita' di cui agli articoli 14 e 15 il  fondo  di  cui
all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio  1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e'
rifinanziato per lire 20 miliardi per  l'anno  1994  e  per  lire  80
miliardi per l'anno 1995. Al relativo onere  si  provvede:  quanto  a
lire 19 miliardi per l'anno 1994,  mediante  corrispondente  utilizzo
delle disponibilita' della gestione  di  cui  all'articolo  25  della
legge 21 dicembre 1978, n. 845. Tali somme sono  versate  all'entrata
di bilancio dello Stato per essere riassegnate ad  apposito  capitolo
dello stato di previsione del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale; quanto a lire 1 miliardo  per  l'anno  1994  ed  a  lire  80
miliardi per l'anno 1995, mediante la riduzione delle  disponibilita'
del fondo di cui all'articolo 11, comma 31, della legge  24  dicembre
1993,    n.    537,    intendendosi    corrispondentemente    ridotta
l'autorizzazione di spesa di cui  ai  commi  31  e  32  del  predetto
articolo 11. Le somme non impegnate in ciascun esercizio  finanziario
possono esserlo, per le medesime finalita', in quello successivo. 
Capo III
NORME IN MATERIA DI FISCALIZZAZIONE DEGLI ONERI SOCIALI
E DI SGRAVI CONTRIBUTIVI
                              Art. 18. 
                    Fiscalizzazione oneri sociali 
  1. A decorrere dal 1  gennaio  1994  sono  confermati  gli  esoneri
contributivi di cui ai  commi  1,  2,  3  e  4  dell'articolo  2  del
decreto-legge 22 marzo 1993, n. 71,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 20 maggio 1993, n.  151,  secondo  condizioni,  limiti  e
modalita' previsti dal predetto decreto ((...)). 
  2. L'obbligo contributivo per le imprese industriali  operanti  nel
territorio della  provincia  di  Gorizia  nei  confronti  degli  enti
previdenziali ed assistenziali previsto dall'articolo 4  della  legge
29 gennaio 1986, n. 26,  si  considera  regolarmente  assolto  con  i
versamenti dalle predette imprese effettuati anteriormente alla  data
di entrata in vigore dell'articolo 2, comma 17, del  decreto-legge  9
ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  7
dicembre 1989, n. 389. 
  3. All'onere derivante dal  presente  articolo,  valutato  in  lire
2.063 miliardi per l'anno 1994, in lire  2.130  miliardi  per  l'anno
1995 ed in lire 2.200 miliardi per l'anno 1996, si provvede  mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento  iscritto,  ai  fini  del
bilancio  triennale  1994-1996,  al  capitolo  6856  dello  stato  di
previsione  del  Ministero  del  tesoro  per  l'anno  1994,  all'uopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al  Ministero  del
lavoro e della previdenza sociale. 
                              Art. 19. 
                         Sgravi contributivi 
  1. In attesa dell'emanazione del  decreto  di  cui  all'articolo  2
della legge 14 gennaio 1994, n. 21,  di  conversione  in  legge,  con
modificazioni, del decreto-legge 19 novembre 1993, n.  465,  relativo
alla definizione ed attribuzione, in conformita' agli indirizzi della
Comunita' europea, degli sgravi contributivi di cui  all'articolo  59
del  testo  unico  delle  leggi  sugli  interventi  nel  Mezzogiorno,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6  marzo  1978,
n. 218, ((il termine del 30 novembre 1993, previsto dall'articolo 1, comma 1, del predetto decreto-legge e quello del 31 dicembre 1993, previsto dall'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 11 luglio 1988, n. 258, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 agosto 1988, n. 337, sono differiti)) fino a tutto il periodo di paga in corso al  30
giugno 1994, con una riduzione dello sgravio generale di cui ai commi
primo e secondo del richiamato articolo 59 dalla  misura  del  6  per
cento alla misura del 5 per cento, relativamente al periodo  di  paga
in corso al 1 gennaio 1994 e fino al 30 giugno 1994. 
  2. Per i nuovi assunti dal 1 dicembre 1993 al 30  giugno  1994,  ad
incremento delle unita' effettivamente  occupate  alla  data  del  30
novembre  1993,  nelle  aziende  industriali  operanti  nei   settori
indicati dal CIPE, lo sgravio contributivo di  cui  all'articolo  59,
comma primo, del testo unico di cui al comma 1 e' concesso in  misura
totale dei contributi posti a carico dei  datori  di  lavoro,  dovuti
all'Istituto nazionale della previdenza sociale, per un periodo di un
anno  dalla  data  di  assunzione  del  singolo   lavoratore,   sulle
retribuzioni assoggettate  a  contribuzione  per  il  Fondo  pensioni
lavoratori dipendenti. 
  3. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, commi 9, 10,
11, 12 e 13, del decreto-legge 9 ottobre 1989,  n.  338,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389, e  successive
modificazioni e integrazioni. 
  4. Per i periodi di paga successivi a quelli di cui al comma  1  si
provvede  con  il  decreto   ivi   richiamato,   nei   limiti   delle
autorizzazioni di spesa di cui al comma 5. 
  5. Per  le  finalita'  del  presente  articolo  e'  autorizzata  la
complessiva spesa di lire 6.000 miliardi per i  periodi  di  paga  in
corso dal 1 dicembre 1993 al 30 novembre 1994, di lire 5.000 miliardi
per i periodi di paga in corso dal 1 dicembre  1994  al  30  novembre
1995 e di lire 4.000 miliardi per i periodi di paga in  corso  dal  1
dicembre 1995 al 30 novembre 1996. Al relativo onere per il  triennio
1994-1996, pari a lire 6.000 miliardi per l'anno  1996,  si  provvede
mediante parziale utilizzo delle  proiezioni  per  il  medesimo  anno
dell'accantonamento relativo al Ministero  del  tesoro  iscritto,  ai
fini del bilancio triennale 1994-1996, al capitolo 9001  dello  stato
di  previsione  del  Ministero  del  tesoro  per  l'anno  1994.  Alla
quantificazione dell'onere relativo ai periodi di paga successivi  si
provvede, in  armonia  con  gli  indirizzi  della  Comunita'  europea
((recepiti dal decreto attuativo di cui al comma 1 del presente articolo)), ai sensi dell'articolo 11, comma  3,  lettera  d),  della
legge 5 agosto 
1978, n. 468, e successive modificazioni. 
  6. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare,  con  propri
decreti, le variazioni  di  bilancio  necessarie  per  l'applicazione
delle disposizioni di cui al presente decreto. 
                              Art. 20. 
                          Entrata in vigore 
 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
   Dato a Roma, addi' 16 maggio 1994 
                              SCALFARO 
                                  BERLUSCONI, Presidente del 
                                  Consiglio dei Ministri 
                                  MASTELLA, Ministro del 
                                  lavoro e della previdenza 
                                  sociale 
                                  PAGLIARINI, Ministro del bilancio e 
                                  della programmazione economica 
                                  DINI, Ministro del tesoro 
                                  GNUTTI, Ministro dell'industria, 
                                  del commercio e dell'artigianato 
                                  FIORI, Ministro dei trasporti 
                                    e della navigazione 
                                  PODESTA', Ministro dell'universita' 
                                  e della ricerca scientifica e 
                                  tecnologica 
Visto, il Guardasigilli: BIONDI
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