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DECRETO LEGISLATIVO 19 novembre 2007, n. 251

Attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonche' norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta.

Capo I
Disposizioni generali

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Vista  la  direttiva  2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004,
recante  norme minime sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o
apolidi,  della  qualifica  di  rifugiato  o  di  persona  altrimenti
bisognosa  di  protezione  internazionale,  nonche'  norme minime sul
contenuto della protezione riconosciuta;
  Vista  la  legge  25 gennaio  2006, n. 29, recante disposizioni per
l'adempimento  di  obblighi  derivanti  dall'appartenenza dell'Italia
alle  Comunita'  europee  - Legge comunitaria 2005, ed in particolare
l'articolo 1 e l'allegato B;
  Visto  il  testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
decreto   legislativo   25 luglio   1998,   n.   286,   e  successive
modificazioni;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei Ministri
adottata nella riunione del 26 luglio 2007;
  Acquisiti  i  pareri  delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati;
  Considerato   che   le  competenti  Commissioni  del  Senato  della
Repubblica non hanno espresso il proprio parere nei termini previsti;
  Vista  la  deliberazione  del Consiglio dei Ministri adottata nella
riunione del 9 novembre 2007;
  Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
dell'interno,  di  concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia,  dell'economia e delle finanze, della salute, del lavoro e
della  previdenza sociale, della solidarieta' sociale, per le riforme
e  le innovazioni nella pubblica amministrazione e per i diritti e le
pari opportunita';
                              E m a n a
                  il seguente decreto legislativo:
                               Art. 1.
                              Finalita'
  1.  Il  presente  decreto  stabilisce  le norme sull'attribuzione a
cittadini  di Paesi non appartenenti all'Unione europea o ad apolidi,
di seguito denominati: «stranieri», della qualifica di rifugiato o di
protezione  sussidiaria,  nonche'  norme  sul  contenuto degli status
riconosciuti.
                               Art. 2.
                             Definizioni
  1. Ai fini del presente decreto s'intende per:
    a) «protezione  internazionale»:  lo  status  di  rifugiato  e di
protezione sussidiaria di cui alle lettere f) e h);
    b) «Convenzione  di Ginevra»: la Convenzione relativa allo status
dei  rifugiati,  firmata  a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con
legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal Protocollo di New York
del 31 gennaio 1967, ratificato con legge 14 febbraio 1970, n. 95;
    c) «Carta  delle  Nazioni  Unite»:  Statuto  delle Nazioni Unite,
firmato  a  S.  Francisco  il  26 giugno  1945 e ratificato con legge
17 agosto 1957, n. 848;
    d) «Convenzione sui diritti dell'Uomo»: la Convenzione europea di
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e delle liberta' fondamentali,
ratificata con legge 4 agosto 1955, n. 848;
    e) «rifugiato»:  cittadino  straniero  il  quale,  per  il timore
fondato  di  essere  perseguitato  per  motivi  di  razza, religione,
nazionalita',   appartenenza  ad  un  determinato  gruppo  sociale  o
opinione  politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha
la  cittadinanza  e  non  puo'  o,  a causa di tale timore, non vuole
avvalersi della protezione di tale Paese, oppure apolide che si trova
fuori  dal  territorio  nel  quale  aveva  precedentemente  la dimora
abituale  per  le  stesse  ragioni succitate e non puo' o, a causa di
siffatto   timore,  non  vuole  farvi  ritorno,  ferme  le  cause  di
esclusione di cui all'articolo 10;
    f) «status  di rifugiato»: il riconoscimento da parte dello Stato
di un cittadino straniero quale rifugiato;
    g) «persona  ammissibile  alla protezione sussidiaria»: cittadino
straniero  che  non possiede i requisiti per essere riconosciuto come
rifugiato  ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere
che,  se  ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide,
se  ritornasse  nel  Paese  nel quale aveva precedentemente la dimora
abituale,  correrebbe  un  rischio effettivo di subire un grave danno
come  definito dal presente decreto e il quale non puo' o, a causa di
tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese;
    h) «status di protezione sussidiaria»: il riconoscimento da parte
dello   Stato   di  uno  straniero  quale  persona  ammissibile  alla
protezione sussidiaria;
    i) «domanda   di   protezione  internazionale»:  una  domanda  di
protezione presentata secondo le procedure previste dal decreto-legge
30 dicembre  1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 febbraio  1990,  n.  39, e dal relativo regolamento di attuazione,
adottato  con  decreto  del  Presidente della Repubblica 16 settembre
2004,  n. 303, diretta ad ottenere lo status di rifugiato o lo status
di protezione sussidiaria;
    l) «familiari»:   i  seguenti  soggetti  appartenenti  al  nucleo
familiare,   gia'   costituito   prima   dell'arrivo  nel  territorio
nazionale,  del beneficiario dello status di rifugiato o dello status
di   protezione  sussidiaria,  i  quali  si  trovano  nel  territorio
nazionale, in connessione alla domanda di protezione internazionale:
      a) il  coniuge  del  beneficiario  dello  status di rifugiato o
dello status di protezione sussidiaria;
      b) i  figli minori del beneficiario dello status di rifugiato o
dello  status  di  protezione sussidiaria, a condizione che siano non
sposati ed a suo carico. I figli minori naturali, adottati o affidati
o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli legittimi;
    m) «minore non accompagnato»: lo straniero di eta' inferiore agli
anni  diciotto  che  si  trova,  per  qualsiasi causa, nel territorio
nazionale, privo di assistenza e di rappresentanza legale;
    n) «Paese  di  origine»: il Paese o i Paesi di cui il richiedente
e' cittadino o, per un apolide, il Paese in cui aveva precedentemente
la dimora abituale.

Capo II
Valutazione delle domande
di protezione internazionale

                               Art. 3.
                 Esame dei fatti e delle circostanze
  1.  Il  richiedente e' tenuto a presentare, unitamente alla domanda
di protezione internazionale o comunque appena disponibili, tutti gli
elementi  e  la  documentazione  necessari  a  motivare  la  medesima
domanda.  L'esame  e'  svolto  in  cooperazione  con il richiedente e
riguarda tutti gli elementi significativi della domanda.
  2.  Gli  elementi  di cui al comma 1 che il richiedente e' tenuto a
produrre  comprendono  le  dichiarazioni e tutta la documentazione in
possesso del richiedente in merito alla sua eta', condizione sociale,
anche  dei  congiunti,  se  rilevante  ai  fini  del  riconoscimento,
identita',  cittadinanza,  paesi  e  luoghi  in cui ha soggiornato in
precedenza,   domande   d'asilo   pregresse,  itinerari  di  viaggio,
documenti  di  identita'  e  di  viaggio,  nonche' i motivi della sua
domanda di protezione internazionale.
  3. L'esame della domanda di protezione internazionale e' effettuato
su base individuale e prevede la valutazione:
    a) di  tutti i fatti pertinenti che riguardano il Paese d'origine
al  momento  dell'adozione  della  decisione  in merito alla domanda,
comprese,  ove possibile, le disposizioni legislative e regolamentari
del Paese d'origine e relative modalita' di applicazione;
    b) della   dichiarazione   e   della   documentazione  pertinenti
presentate  dal  richiedente,  che deve anche rendere noto se ha gia'
subito o rischia di subire persecuzioni o danni gravi;
    c) della situazione individuale e delle circostanze personali del
richiedente, in particolare la condizione sociale, il sesso e l'eta',
al  fine  di  valutare  se,  in  base  alle circostanze personali del
richiedente,  gli  atti  a  cui e' stato o potrebbe essere esposto si
configurino come persecuzione o danno grave;
    d) dell'eventualita'  che  le  attivita'  svolte dal richiedente,
dopo aver lasciato il Paese d'origine, abbiano mirato, esclusivamente
o   principalmente,   a   creare   le   condizioni   necessarie  alla
presentazione di una domanda di protezione internazionale, al fine di
stabilire  se dette attivita' espongano il richiedente a persecuzione
o danno grave in caso di rientro nel Paese;
    e) dell'eventualita'  che, in considerazione della documentazione
prodotta  o  raccolta  o  delle dichiarazioni rese o, comunque, sulla
base  di  altre  circostanze,  si  possa presumere che il richiedente
potrebbe  far  ricorso  alla  protezione  di  un  altro Paese, di cui
potrebbe dichiararsi cittadino.
  4.  Il  fatto  che  il richiedente abbia gia' subito persecuzioni o
danni  gravi o minacce dirette di persecuzioni o danni costituisce un
serio  indizio  della fondatezza del timore del richiedente di subire
persecuzioni o del rischio effettivo di subire danni gravi, salvo che
si individuino elementi o motivi per ritenere che le persecuzioni o i
danni  gravi non si ripeteranno e purche' non sussistono gravi motivi
umanitari che impediscono il ritorno nel Paese di origine.
  5.  Qualora  taluni  elementi  o  aspetti  delle  dichiarazioni del
richiedente  la  protezione  internazionale  non  siano suffragati da
prove,  essi  sono  considerati veritieri se l'autorita' competente a
decidere sulla domanda ritiene che:
    a) il   richiedente  ha  compiuto  ogni  ragionevole  sforzo  per
circostanziare la domanda;
    b) tutti  gli  elementi  pertinenti  in  suo  possesso sono stati
prodotti  ed  e'  stata fornita una idonea motivazione dell'eventuale
mancanza di altri elementi significativi;
    c) le  dichiarazioni  del  richiedente  sono  ritenute coerenti e
plausibili  e non sono in contraddizione con le informazioni generali
e specifiche pertinenti al suo caso, di cui si dispone;
    d) il   richiedente   ha  presentato  la  domanda  di  protezione
internazionale  il  prima  possibile, a meno che egli non dimostri di
aver avuto un giustificato motivo per ritardarla;
    e) dai  riscontri  effettuati  il  richiedente  e',  in generale,
attendibile.
                               Art. 4.
             Bisogno di protezione internazionale sorto
                dopo aver lasciato il Paese d'origine
  1.  La domanda di protezione internazionale puo' essere motivata da
avvenimenti  verificatisi  dopo  la  partenza del richiedente dal suo
Paese  di  origine ovvero da attivita' svolte dal richiedente dopo la
sua partenza dal Paese d'origine, in particolare quando sia accertato
che   le   attivita'   addotte   costituiscono   l'espressione  e  la
continuazione  di  convinzioni  od  orientamenti gia' manifestati nel
Paese d'origine.
                               Art. 5.
          Responsabili della persecuzione o del danno grave
  1.   Ai   fini   della  valutazione  della  domanda  di  protezione
internazionale,  i  responsabili della persecuzione o del danno grave
sono:
    a) lo Stato;
    b) i  partiti  o le organizzazioni che controllano lo Stato o una
parte consistente del suo territorio;
    c) soggetti   non   statuali,  se  i  responsabili  di  cui  alle
lettere a)  e b),  comprese  le  organizzazioni  internazionali,  non
possono  o non vogliono fornire protezione, ai sensi dell'articolo 6,
comma 2, contro persecuzioni o danni gravi.
                               Art. 6.
                   Soggetti che offrono protezione
  1.  Ai  fini dell'esame della domanda di protezione internazionale,
e' valutata la possibilita' di protezione da parte:
    a) dello Stato;
    b) dei  partiti  o  organizzazioni,  comprese  le  organizzazioni
internazionali,  che controllano lo Stato o una parte consistente del
suo territorio.
  2.  La  protezione  di  cui  al  comma 1  consiste nell'adozione di
adeguate  misure  per  impedire  che  possano  essere  inflitti  atti
persecutori  o  danni  gravi,  avvalendosi  tra l'altro di un sistema
giuridico  effettivo  che  permetta  di  individuare,  di  perseguire
penalmente  e  di  punire  gli  atti che costituiscono persecuzione o
danno grave, e nell'accesso da parte del richiedente a tali misure.
  3.  Per stabilire se un'organizzazione internazionale controlla uno
Stato  o  una  parte  consistente  del  suo  territorio e se fornisce
protezione,  ai  sensi  del  comma 2,  si tiene conto degli eventuali
orientamenti  contenuti  negli atti emanati dal Consiglio dell'Unione
europea  e,  ove  ritenuto  opportuno,  delle  valutazioni  di  altre
competenti  organizzazioni  internazionali e in particolare dell'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Capo III
Status di rifugiato

                               Art. 7.
                        Atti di persecuzione
  1.  Ai  fini  della  valutazione del riconoscimento dello status di
rifugiato, gli atti di persecuzione, ai sensi dell'articolo 1 A della
Convenzione di Ginevra, devono alternativamente:
    a) essere sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da
rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, in
particolare dei diritti per cui qualsiasi deroga e' esclusa, ai sensi
dell'articolo 15,   paragrafo 2,   della   Convenzione   sui  diritti
dell'Uomo;
    b) costituire  la somma di diverse misure, tra cui violazioni dei
diritti   umani,   il  cui  impatto  sia  sufficientemente  grave  da
esercitare  sulla  persona  un  effetto  analogo a quello di cui alla
lettera a).
  2. Gli atti di persecuzione di cui al comma 1 possono, tra l'altro,
assumere la forma di:
    a) atti  di  violenza  fisica  o  psichica,  compresa la violenza
sessuale;
    b) provvedimenti   legislativi,   amministrativi,  di  polizia  o
giudiziari,  discriminatori  per loro stessa natura o attuati in modo
discriminatorio;
    c) azioni   giudiziarie   o   sanzioni  penali  sproporzionate  o
discriminatorie;
    d) rifiuto  di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente
sanzione sproporzionata o discriminatoria;
    e) azioni  giudiziarie  o  sanzioni  penali  in  conseguenza  del
rifiuto  di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo
potrebbe  comportare  la  commissione  di  crimini,  reati o atti che
rientrano  nelle  clausole  di  esclusione  di  cui  all'articolo 10,
comma 2;
    f) atti specificamente diretti contro un genere sessuale o contro
l'infanzia.
                               Art. 8.
                       Motivi di persecuzione
  1.  Al  fine del riconoscimento dello status di rifugiato, gli atti
di  persecuzione di cui all'articolo 7 devono essere riconducibili ai
motivi, di seguito definiti:
    a) «razza»:   si  riferisce,  in  particolare,  a  considerazioni
inerenti  al  colore della pelle, alla discendenza o all'appartenenza
ad un determinato gruppo etnico;
    b) «religione»:  include,  in particolare, le convinzioni teiste,
non teiste e ateiste, la partecipazione a, o l'astensione da, riti di
culto  celebrati  in  privato o in pubblico, sia singolarmente sia in
comunita',  altri  atti  religiosi  o professioni di fede, nonche' le
forme  di  comportamento  personale  o  sociale  fondate  su un credo
religioso o da esso prescritte;
    c) «nazionalita»:    non   si   riferisce   esclusivamente   alla
cittadinanza,   o   all'assenza   di  cittadinanza,  ma  designa,  in
particolare,   l'appartenenza   ad   un   gruppo   caratterizzato  da
un'identita'   culturale,   etnica   o  linguistica,  comuni  origini
geografiche  o  politiche o la sua affinita' con la popolazione di un
altro Stato;
    d) «particolare  gruppo  sociale»: e' quello costituito da membri
che  condividono  una  caratteristica innata o una storia comune, che
non  puo'  essere  mutata oppure condividono una caratteristica o una
fede che e' cosi' fondamentale per l'identita' o la coscienza che una
persona  non  dovrebbe  essere costretta a rinunciarvi, ovvero quello
che  possiede  un'identita' distinta nel Paese di origine, perche' vi
e'  percepito  come  diverso  dalla societa' circostante. In funzione
della  situazione  nel Paese d'origine, un particolare gruppo sociale
puo'   essere   individuato   in   base  alla  caratteristica  comune
dell'orientamento  sessuale, fermo restando che tale orientamento non
includa   atti  penalmente  rilevanti  ai  sensi  della  legislazione
italiana;
    e) «opinione   politica»:  si  riferisce,  in  particolare,  alla
professione  di  un'opinione,  un  pensiero  o una convinzione su una
questione  inerente ai potenziali persecutori di cui all'articolo 5 e
alle loro politiche o ai loro metodi, indipendentemente dal fatto che
il  richiedente  abbia tradotto tale opinione, pensiero o convinzione
in atti concreti.
  2.  Nell'esaminare  se  un  richiedente  abbia un timore fondato di
essere  perseguitato,  e'  irrilevante  che  il  richiedente possegga
effettivamente  le  caratteristiche  razziali,  religiose, nazionali,
sociali  o  politiche che provocano gli atti di persecuzione, purche'
una  siffatta  caratteristica  gli venga attribuita dall'autore delle
persecuzioni.
                               Art. 9.
                             Cessazione
  1. Uno straniero cessa di essere rifugiato quando:
    a) si  sia  volontariamente avvalso di nuovo della protezione del
Paese di cui ha la cittadinanza;
    b) avendo   perso   la   cittadinanza,   l'abbia  volontariamente
riacquistata;
    c) abbia   acquistato   la  cittadinanza  italiana  ovvero  altra
cittadinanza  e  goda della protezione del Paese di cui ha acquistato
la cittadinanza;
    d) si sia volontariamente ristabilito nel Paese che ha lasciato o
in cui non ha fatto ritorno per timore di essere perseguitato;
    e) non  possa piu' rinunciare alla protezione del Paese di cui ha
la  cittadinanza,  perche'  sono venute meno le circostanze che hanno
determinato il riconoscimento dello status di rifugiato;
    f) se  trattasi  di un apolide, sia in grado di tornare nel Paese
nel  quale  aveva  la  dimora  abituale,  perche' sono venute meno le
circostanze  che  hanno determinato il riconoscimento dello status di
rifugiato.
  2.  Per  l'applicazione  delle  lettere e)  ed f)  del  comma 1, il
cambiamento  delle circostanze deve avere una natura non temporanea e
tale  da  eliminare  il  fondato  timore di persecuzioni e non devono
sussistere  gravi  motivi  umanitari  che  impediscono il ritorno nel
Paese di origine.
  3.  La  cessazione  e'  dichiarata  sulla  base  di una valutazione
individuale della situazione personale dello straniero.
                              Art. 10.
                             Esclusione
  1. Lo straniero e' escluso dallo status di rifugiato se rientra nel
campo  d'applicazione dell'articolo 1 D della Convenzione di Ginevra,
relativo  alla  protezione  o assistenza di un organo o di un'agenzia
delle  Nazioni  Unite  diversi  dall'Alto Commissariato delle Nazioni
Unite  per i rifugiati. Quando tale protezione o assistenza cessa per
qualsiasi  motivo, senza che la posizione di tali stranieri sia stata
definitivamente stabilita in conformita' delle pertinenti risoluzioni
adottate  dall'assemblea  generale  delle  Nazioni  Unite, essi hanno
pieno accesso alle forme di protezione previste dal presente decreto.
  2.  Lo  straniero e' altresi' escluso dallo status di rifugiato ove
sussistono fondati motivi per ritenere:
    a) che  abbia  commesso  un crimine contro la pace, un crimine di
guerra o un crimine contro l'umanita', quali definiti dagli strumenti
internazionali relativi a tali crimini;
    b) che  abbia commesso al di fuori del territorio italiano, prima
del  rilascio  del permesso di soggiorno in qualita' di rifugiato, un
reato  grave  ovvero che abbia commesso atti particolarmente crudeli,
anche se perpetrati con un dichiarato obiettivo politico, che possano
essere  classificati  quali  reati  gravi.  La  gravita' del reato e'
valutata anche tenendo conto della pena prevista dalla legge italiana
per  il reato non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a
dieci anni;
    c) che si sia reso colpevole di atti contrari alle finalita' e ai
principi  delle  Nazioni Unite, quali stabiliti nel preambolo e negli
articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite.
  3.  Il  comma 2  si  applica  anche  alle  persone  che  istigano o
altrimenti  concorrono  alla commissione dei crimini, reati o atti in
esso previsti.
                              Art. 11.
              Riconoscimento dello status di rifugiato
  1.  La  domanda  di  protezione  internazionale  ha  come  esito il
riconoscimento  dello  status di rifugiato quando la relativa domanda
e'  valutata  positivamente  in  relazione  a  quanto stabilito negli
articoli 3,  4,  5  e  6,  in  presenza  dei  presupposti di cui agli
articoli 7  e 8, salvo che non sussistano le cause di cessazione e di
esclusione di cui agli articoli 9 e 10.
                              Art. 12.
                  Diniego dello status di rifugiato
  1.  Sulla  base  di  una  valutazione  individuale,  lo  status  di
rifugiato non e' riconosciuto quando:
    a) in  conformita'  a quanto stabilito dagli articoli 3, 4, 5 e 6
non  sussistono  i  presupposti  di  cui  agli  articoli 7 e 8 ovvero
sussistono le cause di esclusione di cui all'articolo 10;
    b) sussistono  fondati  motivi  per  ritenere  che  lo  straniero
costituisce un pericolo per la sicurezza dello Stato;
    c) lo  straniero  costituisce  un  pericolo  per  l'ordine  e  la
sicurezza  pubblica, essendo stato condannato con sentenza definitiva
per  i  reati  previsti  dall'articolo 407,  comma 2, lettera a), del
codice di procedura penale.
                              Art. 13.
                  Revoca dello status di rifugiato
  1.  Fatto  salvo  l'obbligo del rifugiato di rivelare tutti i fatti
pertinenti  e  di  produrre tutta la pertinente documentazione in suo
possesso,  la  revoca  dello  status di rifugiato di uno straniero e'
adottata   su   base   individuale,   qualora,   successivamente   al
riconoscimento dello status di rifugiato, e' accertato che:
    a) sussistono le condizioni di cui all'articolo 12;
    b) il   riconoscimento   dello   status  di  rifugiato  e'  stato
determinato, in modo esclusivo, da fatti presentati in modo erroneo o
dalla  loro  omissione, o dal ricorso ad una falsa documentazione dei
medesimi fatti.

Capo IV
Protezione sussidiaria

                              Art. 14.
                             Danno grave
  1.  Ai  fini  del riconoscimento della protezione sussidiaria, sono
considerati danni gravi:
    a) la condanna a morte o all'esecuzione della pena di morte;
    b) la  tortura  o  altra  forma  di  pena o trattamento inumano o
degradante ai danni del richiedente nel suo Paese di origine;
    c) la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un
civile  derivante  dalla  violenza  indiscriminata  in  situazioni di
conflitto armato interno o internazionale.
                              Art. 15.
                             Cessazione
  1.   La  cessazione  dello  status  di  protezione  sussidiaria  e'
dichiarata  su  base  individuale  quando  le  circostanze  che hanno
indotto  al  riconoscimento  sono venute meno o sono mutate in misura
tale che la protezione non e' piu' necessaria.
  2. Per produrre gli effetti di cui al comma 1, e' necessario che le
mutate   circostanze   abbiano   natura  cosi'  significativa  e  non
temporanea  che  la  persona  ammessa  al  beneficio della protezione
sussidiaria  non sia piu' esposta al rischio effettivo di danno grave
di cui all'articolo 14 e non devono sussistere gravi motivi umanitari
che impediscono il ritorno nel Paese di origine.
                              Art. 16.
                             Esclusione
  1. Lo status di protezione sussidiaria e' escluso quando sussistono
fondati motivi per ritenere che lo straniero:
    a) abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra
o  un  crimine  contro  l'umanita',  quali  definiti  dagli strumenti
internazionali relativi a tali crimini;
    b) abbia  commesso,  nel  territorio  nazionale  o all'estero, un
reato  grave.  La  gravita' del reato e' valutata anche tenendo conto
della  pena,  non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a
dieci anni, prevista dalla legge italiana per il reato;
    c) si  sia  reso  colpevole  di atti contrari alle finalita' e ai
principi  delle  Nazioni Unite, quali stabiliti nel preambolo e negli
articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite;
    d)  costituisca  un  pericolo  per la sicurezza dello Stato o per
l'ordine e la sicurezza pubblica.
  2.  Il  comma 1  si  applica  anche  alle  persone  che  istigano o
altrimenti  concorrono  alla commissione dei crimini, reati o atti in
esso menzionati.
                              Art. 17.
        Riconoscimento dello status di protezione sussidiaria
  1.  La  domanda  di  protezione  internazionale  ha  come  esito il
riconoscimento dello status di protezione sussidiaria, in conformita'
a  quanto  stabilito  dagli  articoli 3,  4,  5  e  6, se ricorrono i
presupposti  di  cui  all'articolo 14  e  non  sussistono le cause di
cessazione e di esclusione di cui agli articoli 15 e 16.
                              Art. 18.
            Revoca dello status di protezione sussidiaria
  1.  La  revoca  dello  status  di  protezione  sussidiaria  di  uno
straniero  e'  adottata  se,  successivamente al riconoscimento dello
status, e' accertato che:
    a) sussistono le cause di esclusione di cui all'articolo 16;
    b) il  riconoscimento  dello  status di protezione sussidiaria e'
stato  determinato,  in  modo  esclusivo, da fatti presentati in modo
erroneo   o  dalla  loro  omissione,  o  dal  ricorso  ad  una  falsa
documentazione dei medesimi fatti.

Capo V
Contenuto della protezione internazionale

                              Art. 19.
                        Disposizioni generali
  1.  Le disposizioni del presente decreto non pregiudicano i diritti
stabiliti dalla Convenzione di Ginevra.
  2.  Nell'attuazione  delle disposizioni del presente capo, si tiene
conto,  sulla  base  di  una valutazione individuale, della specifica
situazione delle persone vulnerabili, quali i minori, i disabili, gli
anziani,  le  donne  in  stato  di gravidanza, i genitori singoli con
figli  minori,  le  persone  che hanno subito torture, stupri o altre
forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale.
                              Art. 20.
                     Protezione dall'espulsione
  1.  Fermo  restando  quanto previsto dall'articolo 19, comma 1, del
testo    unico   delle   disposizioni   concernenti   la   disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
decreto  legislativo  25 luglio  1998,  n.  286,  il  rifugiato  o lo
straniero ammesso alla protezione sussidiaria e' espulso quando:
    a) sussistono motivi per ritenere che rappresenti un pericolo per
la sicurezza dello Stato;
    b) rappresenta  un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica,
essendo  stato condannato con sentenza definitiva per un reato per il
quale e' prevista la pena della reclusione non inferiore nel minimo a
quattro anni o nel massimo a dieci anni.
                              Art. 21.
                            Informazioni
  1.   Unitamente   alla   decisione   che  riconosce  la  protezione
internazionale  e'  consegnato allo straniero interessato un opuscolo
contenente  informazioni  sui  diritti  e  gli obblighi connessi allo
status  di  protezione  riconosciuto,  redatto  in  una lingua che si
presume  a  lui comprensibile o comunque in lingua inglese, francese,
spagnola o araba.
  2.  Per  garantire  la piu' ampia informazione sui diritti e doveri
degli  status  riconosciuti,  in sede di audizione del richiedente lo
status   di   protezione   internazionale  e'  comunque  fornita  una
informazione preliminare sui medesimi diritti e doveri.
                              Art. 22.
                  Mantenimento del nucleo familiare
  1.  E' tutelata l'unita' del nucleo familiare dei beneficiari dello
status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria.
  2. I familiari che non hanno individualmente diritto allo status di
protezione  internazionale  hanno  i medesimi diritti riconosciuti al
familiare titolare dello status.
  3. Ai familiari del titolare dello status di protezione sussidiaria
presenti  sul  territorio  nazionale  che  individualmente  non hanno
diritto  a  tale  status  e'  rilasciato il permesso di soggiorno per
motivi  familiari  ai  sensi  dell'articolo 30  del testo unico delle
disposizioni  concernenti  la  disciplina  dell'immigrazione  e norme
sulla  condizione  dello  straniero,  di  cui  al decreto legislativo
25 luglio 1998, n. 286.
  4.  Lo  straniero ammesso alla protezione sussidiaria ha diritto al
ricongiungimento  familiare  ai  sensi  e  alle  condizioni  previste
dall'articolo 29  del  citato decreto legislativo n. 286 del 1998. Si
applica  l'articolo 29-bis, comma 2, del medesimo decreto legislativo
n. 286 del 1998.
  5.  Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai
familiari  che  sono  o sarebbero esclusi dallo status di rifugiato o
dalla protezione sussidiaria ai sensi degli articoli 10, 12 e 16.
                              Art. 23.
                        Permesso di soggiorno
  1.  Il permesso di soggiorno per asilo rilasciato ai titolari dello
status di rifugiato ha validita' quinquennale ed e' rinnovabile.
  2. Ai titolari dello status di protezione sussidiaria e' rilasciato
un  permesso  di  soggiorno  per protezione sussidiaria con validita'
triennale   rinnovabile   previa   verifica  della  permanenza  delle
condizioni  che  hanno  consentito il riconoscimento della protezione
sussidiaria.  Tale permesso di soggiorno consente l'accesso al lavoro
e  allo studio ed e' convertibile per motivi di lavoro, sussistendone
i requisiti.
                              Art. 24.
                        Documenti di viaggio
  1. Per consentire i viaggi al di fuori del territorio nazionale, la
competente questura rilascia ai titolari dello status di rifugiato un
documento di viaggio di validita' quinquennale rinnovabile secondo i1
modello allegato alla Convenzione di Ginevra.
  2. Quando sussistono fondate ragioni che non consentono al titolare
dello status di protezione sussidiaria di chiedere il passaporto alle
autorita'   diplomatiche  del  Paese  di  cittadinanza,  la  questura
competente  rilascia  allo straniero interessato il titolo di viaggio
per  stranieri.  Qualora  sussistano  ragionevoli motivi per dubitare
dell'identita'   del   titolare   della  protezione  sussidiaria,  il
documento e' rifiutato o ritirato.
  3.  Il  rilascio  dei  documenti di cui ai commi 1 e 2 e' rifiutato
ovvero,  nel caso di rilascio, il documento e' ritirato se sussistono
gravissimi   motivi  attinenti  la  sicurezza  nazionale  e  l'ordine
pubblico che ne impediscono il rilascio.
                              Art. 25.
                       Accesso all'occupazione
  1.  I  titolari  dello  status  di  rifugiato  e  dello  status  di
protezione   sussidiaria   hanno   diritto  di  godere  del  medesimo
trattamento  previsto  per il cittadino italiano in materia di lavoro
subordinato,    lavoro   autonomo,   per   l'iscrizione   agli   albi
professionali, per la formazione professionale e per il tirocinio sul
luogo di lavoro.
  2. E' consentito al titolare dello status di rifugiato l'accesso al
pubblico  impiego,  con  le modalita' e le limitazioni previste per i
cittadini dell'Unione europea.
                              Art. 26.
                       Accesso all'istruzione
  1.  I  minori  titolari dello status di rifugiato o dello status di
protezione  sussidiaria  hanno  accesso  agli  studi di ogni ordine e
grado, secondo le modalita' previste per il cittadino italiano.
  2. I maggiorenni, titolari dello status di rifugiato o dello status
di  protezione  sussidiaria,  hanno diritto di accedere al sistema di
istruzione    generale   e   di   aggiornamento   e   perfezionamento
professionale  nei  limiti  e  nei  modi  stabiliti per gli stranieri
regolarmente soggiornanti.
  3.  Si  applicano  ai  titolari  dello  status  di  rifugiato  o di
protezione  sussidiaria le disposizioni concernenti il riconoscimento
di  diplomi,  certificati  ed  altri titoli stranieri per i cittadini
italiani.
                              Art. 27.
                   Assistenza sanitaria e sociale
  1.  I  titolari  dello  status  di  rifugiato  e  dello  status  di
protezione   sussidiaria   hanno   diritto  al  medesimo  trattamento
riconosciuto al cittadino italiano in materia di assistenza sociale e
sanitaria.
                              Art. 28.
                       Minori non accompagnati
  1.  Quando  e'  accertata  la  presenza sul territorio nazionale di
minori  non  accompagnati richiedenti la protezione internazionale si
applicano gli articoli 343, e seguenti, del codice civile. Nelle more
dell'adozione  dei  provvedimenti  conseguenti,  il  minore che abbia
espresso  la volonta' di richiedere la protezione internazionale puo'
anche  beneficiare  dei  servizi erogati dall'ente locale nell'ambito
del  sistema  di  protezione per richiedenti asilo e rifugiati di cui
all'articolo 1-sexies  del  decreto-legge  30 dicembre  1989, n. 416,
convertito,  con  modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990, n. 39,
nell'ambito  delle  risorse  del Fondo nazionale per le politiche e i
servizi   dell'asilo,   di   cui  all'articolo 1-septies  del  citato
decreto-legge n. 416 del 30 dicembre 1989.
  2.  Ferma  la possibilita' di beneficiare degli specifici programmi
di  accoglienza,  riservati  a  categorie  di soggetti vulnerabili ai
sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140,
il  minore  non accompagnato richiedente la protezione internazionale
e'  affidato  dalla  competente autorita' giudiziaria a un familiare,
adulto   e   regolarmente  soggiornante,  qualora  questi  sia  stato
rintracciato  sul  territorio  nazionale;  ove  non sia possibile, si
provvede  ai sensi dell'articolo 2, commi 1 e 2, della legge 4 maggio
1983,  n.  184, e successive modificazioni. I provvedimenti di cui al
presente  comma sono  adottati  nell'interesse prevalente del minore,
avendo  comunque  cura  di  non  separare  il  medesimo dai fratelli,
eventualmente  presenti  sul  territorio nazionale, e di limitarne al
minimo gli spostamenti sul territorio stesso.
  3.  Le iniziative per l'individuazione dei familiari del minore non
accompagnato,  titolare  dello  status  di protezione internazionale,
sono  assunte nell'ambito delle convenzioni di cui all'articolo 8 del
decreto  legislativo  30 maggio  2005, n. 140, da stipulare anche con
organismi   o   associazioni   umanitarie  a  carattere  nazionale  o
internazionale.  I  relativi  programmi  sono  attuati  nel superiore
interesse  del  minore e con l'obbligo della assoluta riservatezza in
modo   da   tutelare  la  sicurezza  del  titolare  della  protezione
internazionale e dei suoi familiari.
                              Art. 29.
            Libera circolazione, integrazione e alloggio
  1. Fatto salvo quanto stabilito dall'articolo 6, comma 6, del testo
unico  delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione
e   norme  sulla  condizione  dello  straniero,  di  cui  al  decreto
legislativo  25 luglio  1998,  n.  286,  i  titolari  dello status di
rifugiato  e  di protezione sussidiaria possono circolare liberamente
sul territorio nazionale.
  2. Oltre  quanto  previsto dall'articolo 1-sexies del decreto-legge
30 dicembre  1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 febbraio  1990,  n.  39, e dall'articolo 5 del decreto legislativo
30 maggio   2005,  n.  140,  nell'attuazione  delle  misure  previste
all'articolo 42  del  citato  decreto legislativo n. 286 del 1998, si
tiene  anche  conto  delle  esigenze  relative  all'integrazione  dei
titolari  della  protezione  internazionale  ed  in  particolare  dei
rifugiati.
  3. L'accesso all'alloggio e' consentito ai titolari dello status di
rifugiato   e  di  protezione  sussidiaria  secondo  quanto  disposto
dall'articolo 40,  comma 6, del citato decreto legislativo n. 286 del
1998.
                              Art. 30.
                              Rimpatrio
  1.   L'assistenza   al  rimpatrio  volontario  dei  titolari  della
protezione  internazionale  e'  disposta  nell'ambito  dei  programmi
attuati ai sensi dell'articolo 1-sexies del decreto-legge 30 dicembre
1989,  n.  416, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 febbraio
1990, n. 39, nei limiti dei relativi finanziamenti.

Capo VI
Disposizioni finali

                              Art. 31.
                          Punto di contatto
  1.  Il Ministero dell'interno - Dipartimento per le liberta' civili
e  l'immigrazione,  in  qualita'  di  punto  di contatto, adotta, nel
limite  delle  risorse  umane,  strumentali e finanziarie disponibili
sulla   base  della  legislazione  vigente,  ogni  misura  idonea  ad
instaurare  una  cooperazione diretta e lo scambio di informazioni ai
fini  dell'applicazione  del presente decreto con i competenti uffici
degli Stati membri dell'Unione europea.
                              Art. 32.
                              Personale
  1.  Il  personale  componente  delle  Commissioni  territoriali che
provvede all'applicazione delle norme del presente decreto riceve una
formazione  di  base  per  l'attuazione  della disciplina secondo gli
ordinamenti  degli  uffici  e  dei  servizi in cui espleta la propria
attivita'  ed  e' soggetto all'obbligo di riservatezza in ordine alle
informazioni   sui   rifugiati   e   sui  titolari  della  protezione
sussidiaria che apprende sulla base della attivita' svolta.
                              Art. 33.
                          Norma finanziaria
  1.  Per le finalita' di cui all'articolo 21 e' autorizzata la spesa
di euro 50.000 per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.
  2.  Gli  oneri  di  cui agli articoli 22 e 27 sono valutati in euro
2.031.510  per  l'anno  2007,  in euro 11.901.820 per l'anno 2008, in
euro 15.677.600 per l'anno 2009, in euro 19.453.380 per l'anno 2010 e
in euro 23.229.160 a decorrere dal 2011.
  3.  All'onere  derivante  dall'applicazione  del  presente decreto,
valutato  in  euro  2.081.510 per l'anno 2007, in euro 11.951.820 per
l'anno  2008  ed  in  euro  23.229.160 a decorrere dall'anno 2009, si
provvede  a  decorrere dall'anno 2007 mediante utilizzo delle risorse
del  Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie,
di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, che, a tale
fine,  sono versate all'entrata del bilancio dello Stato e rassegnate
ai pertinenti stati di previsione per essere destinate alle finalita'
di cui al presente decreto.
  4.  I1  Ministro  dell'economia  e  delle finanze e' autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
  5.  Il  Ministero  dell'interno,  il  Ministero  del lavoro e della
previdenza  sociale,  il  Ministero della salute e il Ministero della
solidarieta' sociale provvedono al monitoraggio degli oneri di cui al
comma 2 del presente articolo, informando tempestivamente il Ministro
dell'economia   e   delle   finanze,   ai   fini   dell'adozione  dei
provvedimenti  correttivi  di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della
legge  5 agosto  1978,  n.  468,  ovvero  delle  misure correttive da
assumere, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera i-quater) della
medesima   legge.   Gli   eventuali   decreti   adottati,  ai  sensi
dell'articolo 7,  secondo comma, n. 2), della legge 5 agosto 1978, n.
468,  prima della data di entrata in vigore dei provvedimenti o delle
misure  di cui al presente comma, sono tempestivamente trasmessi alle
Camere, corredati da apposite relazioni illustrative.
                              Art. 34.
                  Disposizioni transitorie e finali
  1. Le lettere c) e d) del comma 4 dell'articolo 1 del decreto-legge
30 dicembre  1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 febbraio 1990, n. 39, sono soppresse.
  2.  Fino  alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di
recepimento della direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1° dicembre
2005, le norme del presente decreto si applicano secondo le procedure
di  cui  al  decreto-legge  30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  28 febbraio  1990, n. 39, e al relativo
regolamento  di  attuazione adottato con decreto del Presidente della
Repubblica 16 settembre 2004, n. 303.
  3.   Al   comma 4,   primo   periodo,   dell'articolo 1-sexies  del
decreto-legge    30 dicembre    1989,   n.   416,   convertito,   con
modificazioni,  dalla  legge  28 febbraio  1990,  n. 39, per soggetto
destinatario  dei  servizi  di  accoglienza  di  cui  al  comma l del
medesimo  articolo si  intende  anche  lo  straniero  con permesso di
protezione sussidiaria di cui al presente decreto.
  4.  Allo  straniero  con  permesso  di  soggiorno umanitario di cui
all'articolo 5,   comma 6,   del   testo   unico  delle  disposizioni
concernenti  la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,
e  successive  modificazioni,  rilasciato dalla questura su richiesta
dell'organo  di esame della istanza di riconoscimento dello status di
rifugiato,  prima  dell'entrata  in  vigore  del presente decreto, e'
rilasciato   al  momento  del  rinnovo  il  permesso  per  protezione
sussidiaria di cui al presente decreto.
  5.  Ai  titolari  del  permesso  di  soggiorno umanitario di cui al
comma 4  sono  riconosciuti i medesimi diritti stabiliti dal presente
decreto a favore dei titolari dello status di protezione sussidiaria.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 19 novembre 2007
                             NAPOLITANO
                              Prodi,  Presidente  del  Consiglio  dei
                              Ministri
                              Bonino,   Ministro   per  le  politiche
                              europee
                              Amato, Ministro dell'interno
                              D'Alema, Ministro degli affari esteri
                              Mastella, Ministro della giustizia
                              Padoa  Schioppa, Ministro dell'economia
                              e delle finanze
                              Turco, Ministro della salute
                              Damiano,  Ministro  del  lavoro e della
                              previdenza sociale
                              Ferrero,  Ministro  della  solidarieta'
                              sociale
                              Nicolais,  Ministro per le riforme e le
                              innovazioni        nella       pubblica
                              amministrazione
                              Pollastrini,  Ministro  per i diritti e
                              le pari opportunita'
Visto, il Guardasigilli: Mastella
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