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DECRETO LEGISLATIVO 23 novembre 1988, n. 509

Norme per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti, nonche' dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge 26 luglio 1988, n. 291.

                    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Visto  l'articolo  2  della  legge  26 luglio 1988, n. 291, recante
misure urgenti in materia di finanza pubblica per  l'anno  1988,  che
delega  il  Governo  ad  emanare  norme per provvedere alla revisione
delle categorie delle minorazioni  e  malattie  invalidanti  previste
dalle  leggi  26  maggio 1970, n. 381, e successive modificazioni, 27
maggio 1970, n. 382, e successive modificazioni, e 30 marzo 1971,  n.
118,  e successive modificazioni, nonche' dei benefici previsti dalla
legislazione vigente per le medesime categorie;
  Considerato  che  in data 14 ottobre 1988, ai sensi dell'articolo 2
della citata legge n. 291 del 1988, e' stato inviato  lo  schema  del
presente  decreto legislativo ai Presidenti della Camera dei deputati
e del Senato della Repubblica per gli adempimenti ivi previsti;
  Acquisito  il  parere delle competenti commissioni permanenti della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 17 novembre 1988;
  Sulla  proposta  del  Ministro  della  sanita',  di  concerto con i
Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del tesoro;
                              E M A N A
                         il seguente decreto:
                               Art. 1.
  1.  Le  minorazioni  congenite od acquisite, di cui all'articolo 2,
secondo comma, della legge 30 marzo 1971,  n.  118,  comprendono  gli
esiti  permanenti delle infermita' fisiche e/o psichiche e sensoriali
che comportano un danno funzionale permanente.
  2.  Ai  fini  della  valutazione  della  riduzione  della capacita'
lavorativa,  le  infermita'  devono  essere  accertate  da   apposite
indagini  cliniche,  strumentali  e  di  laboratorio,  allo  scopo di
determinare  la  entita'  delle  conseguenze  e   delle   complicanze
anatomo-funzionali permanenti ed invalidanti in atto.
  3.  La  dizione  diagnostica  deve  essere espressa con chiarezza e
precisione in modo da consentire l'individuazione  delle  minorazioni
ed  infermita'  che, per la loro particolare gravita', determinano la
totale incapacita' lavorativa, o che, per  la  loro  media  o  minore
entita', determinano invece la riduzione di tale capacita'.
L'accertamento  diagnostico  deve  essere  effettuato dalle strutture
periferiche del  Servizio  sanitario  nazionale  o  da  quelle  della
sanita' militare.
  4. La determinazione della percentuale di riduzione della capacita'
lavorativa deve basarsi:
     a)  sull'entita'  della perdita anatomica o funzionale, totale o
parziale, di organi od apparati;
     b)  sulla  possibilita'  o  meno dell'applicazione di apparecchi
protesici che garantiscano in modo totale o  parziale  il  ripristino
funzionale degli organi ed apparati lesi;
     c)   sull'importanza   che  riveste,  in  attivita'  lavorative,
l'organo o l'apparato sede del danno anatomico o funzionale.
 
                               Art. 2.
  1.  Il Ministro della sanita', entro due mesi dalla data di entrata
in vigore del presente decreto,  approva,  con  proprio  decreto,  la
nuova  tabella  indicativa  delle  percentuali  di invalidita' per le
minorazioni e malattie invalidanti, ai sensi dell'articolo  2,  comma
2,   della   legge   26   luglio  1988,  n.  291,  sulla  base  della
classificazione   internazionale    delle    menomazioni    elaborata
dall'Organizzazione   mondiale   della  sanita'.  Il  Ministro  della
sanita',  con  la  medesima  procedura,  puo'   apportare   eventuali
modifiche e variazioni.
  2. La tabella di cui al comma 1 elenca le infermita' specificamente
individuate alle quali e' attribuito  un  valore  percentuale  fisso.
Nella  medesima  tabella sono altresi' espresse, in fasce percentuali
di dieci punti,  con  riferimento  alla  riduzione  permanente  della
capacita'  lavorativa,  le  infermita'  alle  quali non sia possibile
attribuire un valore percentuale fisso.
 
                               Art. 3.
  1.  Le percentuali di invalidita', indicate nella tabella di cui al
comma 1 dell'articolo 2 in misura fissa ovvero con individuazione  di
fascia,   possono   essere   ridotte  o  aumentate  dalle  competenti
commissioni fino a cinque punti percentuali, rispetto ai valori fissi
indicati, con riferimento alle occupazioni confacenti alle attitudini
del soggetto, alla eventuale specifica attivita' lavorativa svolta ed
alla  formazione  tecnico-professionale  del  medesimo. Le competenti
commissioni in ogni caso determinano le potenzialita' lavorative  del
soggetto.
                               Art. 4.
  1.  In  caso di concorso o di coesistenza in uno stesso soggetto di
piu' minorazioni, il danno globale non  e'  valutato  addizionando  i
singoli  valori  percentuali ma considerato nella sua incidenza reale
sulla validita' complessiva del soggetto. Per i danni coesistenti  si
tiene  conto  della  tecnica  valutativa a scalare individuata con il
decreto di cui all'articolo 2, comma 1.
                               Art. 5.
  1.   Nella  valutazione  complessiva  della  invalidita'  non  sono
considerate le minorazioni comprese tra lo 0 per cento ed il  10  per
cento  e  le altre specificatamente elencate in calce alla tabella di
cui all'articolo 2, comma 1, purche' non concorrenti tra loro  o  con
altre minorazioni comprese nelle fasce superiori.
                               Art. 6.
  1.  All'articolo  2  della  legge  30  marzo  1971, n. 118, dopo il
secondo comma e' aggiunto il seguente:
  "Ai  soli  fini dell'assistenza socio-sanitaria e della concessione
dell'indennita'  di  accompagnamento,  si  considerano  mutilati   ed
invalidi  i  soggetti  ultrasessantacinquenni che abbiano difficolta'
persistenti a svolgere i compiti e le  funzioni  proprie  della  loro
eta'.".
 
                               Art. 7.
  1.  Per  l'iscrizione  degli  invalidi  civili  negli elenchi degli
uffici provinciali del lavoro e della massima  occupazione,  ai  fini
della  assunzione  obbligatoria,  e'  richiesta  una  riduzione della
capacita' lavorativa superiore al 45 per cento.
  2.  Gli  invalidi civili iscritti negli elenchi di cui all'articolo
19 della legge 2 aprile 1968, n. 482, il cui grado di invalidita' sia
stato  riconosciuto  in  base  alla tabella in vigore anteriormente a
quella di cui all'articolo 2, comma 1,  conservano  il  diritto  alla
iscrizione  negli  elenchi  stessi  se  hanno un grado di invalidita'
superiore al 45 per cento.  Gli  invalidi  civili  con  un  grado  di
invalidita' inferiore al 46 per cento, conservano tale diritto per un
periodo di dodici mesi decorrente dalla data di entrata in vigore del
decreto di cui all'articolo 2, comma 1.
 
                               Art. 8.
  1.  La pensione di inabilita' di cui all'articolo 12 della legge 30
marzo 1971, n. 118, e successive modificazioni,  e  la  pensione  non
reversibile di cui all'articolo 1 della legge 26 maggio 1970, n. 381,
e  successive  modificazioni,  sono  concesse,  rispettivamente,   ai
mutilati  ed  invalidi civili ed ai sordomuti di eta' compresa fra il
diciottesimo  ed  il  sessantacinquesimo  anno,  fermi   restando   i
requisiti e le condizioni previste dalla legislazione vigente.
  2.   Al   compimento   del  sessantacinquesimo  anno  di  eta',  in
sostituzione delle pensioni di cui al comma 1,  nonche'  dell'assegno
mensile  di cui all'articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, e'
corrisposta, da parte dell'I.N P.S., la pensione sociale a carico del
fondo  di  cui all'articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153, ai
sensi degli articoli 10 e 11 della legge 18 dicembre 1973, n. 854.
  3. Ove l'importo percepito ai sensi del comma 2 risulti inferiore a
quello spettante in base al comma 1, verra' corrisposta dal Ministero
dell'interno la differenza a titolo di assegno ad personam.
 
                               Art. 9. 
 
  1. A modifica dell'articolo 13, primo comma, della legge  30  marzo
1971, n. 118, la riduzione della capacita' lavorativa indicata  nella
misura superiore ai due terzi e' elevata alla misura pari al  74  per
cento a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di  cui
all'articolo 2, comma 1. 
  2. Restano  salvi  i  diritti  acquisiti  dai  cittadini  che  gia'
beneficiano dell'assegno mensile o che abbiano  gia'  ottenuto,  alla
data di cui al comma 1, il riconoscimento dei requisiti  sanitari  da
parte delle competenti commissioni. ((1)) 
 
    
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AGGIORNAMENTO (1) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza  29  -  31  maggio  1995,  n.
209,(in   G.U.   1a   s.s.   07/06/1995,   n.   24)   ha   dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale  dell'art.  9,  comma  secondo,  del
d.lgs. 23 novembre  1988,  n.  509  (Norme  per  la  revisione  delle
categorie delle  minorazioni  e  malattie  invalidanti,  nonche'  dei
benefici  previsti  dalla  legislazione  vigente  per   le   medesime
categorie, ai sensi dell'articolo 2,  comma  primo,  della  legge  26
luglio 1988, numero 291), nella parte in cui non prevede che  restino
salvi anche i diritti dei cittadini per  i  quali  il  riconoscimento
dell'esistenza  dei  requisiti  sanitari  all'epoca  della   domanda,
presentata anteriormente  alla  data  di  cui  al  comma  primo,  sia
intervenuto,  da   parte   della   competente   commissione   medica,
posteriormente a tale data." 
                               Art. 10 
 
       ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 18 LUGLIO 2011, N. 119)) 
                               Art. 11.
  1. Le domande per la valutazione dell'aggravamento dell'invalidita'
e delle condizioni  visive  sono  prese  in  esame  dalle  competenti
commissioni  a  condizione  che siano corredate da una documentazione
sanitaria  che  comprovi  le   modificazioni   del   quadro   clinico
preesistente.  Qualora  sia stato prodotto ricorso gerarchico avverso
il  giudizio  della  commissione  preposta   all'accertamento   della
invalidita'  e  delle  condizioni  visive, le domande di aggravamento
sono prese in esame soltanto dopo la definizione del ricorso  stesso.
                               Art. 12.
  1. Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con quelle del
presente decreto.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
   Dato a Roma, addi' 23 novembre 1988
                               COSSIGA
                                  DE MITA, Presidente del Consiglio
                                  dei Ministri
                                  DONAT CATTIN, Ministro della
                                  sanita'
                                  FORMICA, Ministro del lavoro e
                                  della previdenza sociale
                                  AMATO, Ministro del tesoro
Visto, il Guardasigilli: VASSALLI
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