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DECRETO LEGISLATIVO 26 novembre 1999, n. 532

Diposizioni in materia di lavoro notturno, a norma dell'articolo 17, comma 2, della legge 5 febbraio 1999, n. 25.

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Vista la direttiva n. 93/104/CE del Consiglio del 23 novembre 1993,
concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro,
ed in particolare gli articoli 8, 9, 10, 11 e 12;
  Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 5 febbraio 1999, n. 25;
  Visto  l'articolo  45  della  legge  17 maggio  1999,  n. 144, come
modificato dall'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 2 agosto
1999,  n.  263,  di  conversione  in  legge,  con  modificazioni, del
decreto-legge 1o luglio 1999, n. 214;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 5 novembre 1999;
  Visto  il  parere  della Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
  Acquisiti  i  pareri  delle competenti commissioni permanenti della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 26 novembre 1999;
  Sulla  proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei Ministri, del
Ministro  per  le  politiche  comunitarie e del Ministro del lavoro e
della  previdenza  sociale, di concerto con i Ministri della sanita',
degli  affari  esteri,  della  giustizia,  del tesoro, del bilancio e
della  programmazione  economica,  per la funzione pubblica e per gli
affari regionali;
                              E m a n a
                  il seguente decreto legislativo:
                               Art. 1.
                        Campo di applicazione
  1.  Il  presente  decreto  si  applica  a  tutti i datori di lavoro
pubblici  e  privati  che  utilizzino  lavoratori  e  lavoratrici con
prestazioni  di  lavoro notturno, ad eccezione di quelli operanti nei
settori del trasporto aereo, ferroviario, stradario, marittimo, della
navigazione  interna,  della  pesca in mare, delle altre attivita' in
mare, nonche' delle attivita' dei medici in formazione. Nei confronti
del personale dirigente e direttivo, del personale addetto ai servizi
di  collaborazione  familiare  e  dei  lavoratori  addetti  al  culto
dipendenti  da  enti  ecclesiastici  o  da confessioni religiose, non
trova applicazione la disposizione di cui all'articolo 4.
  2.  Nei  riguardi  delle  forze armate e di polizia, dei servizi di
protezione civile, ivi compresi quelli del Corpo nazionale dei vigili
del   fuoco,   nonche'   nell'ambito   delle  strutture  giudiziarie,
penitenziarie,  di  quelle destinate per finalita' istituzionali alle
attivita'  degli  organi con compiti in materia di ordine e sicurezza
pubblica,  le norme del presente decreto sono applicate tenendo conto
delle  particolari  esigenze  connesse al servizio espletato e per la
specifica  disciplina  del  rapporto  di  impiego,  con  le modalita'
individuate  con  decreto  del Ministro competente, di concerto con i
Ministri  del  lavoro  e della previdenza sociale, della sanita', del
tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione  economica  e per la
funzione  pubblica, da emanarsi entro centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.
                               Art. 2.
                             Definizioni
  1.  Agli  effetti  delle disposizioni di cui al presente decreto si
intende per:
    a) lavoro notturno: l'attivita' svolta nel corso di un periodo di
almeno   sette  ore  consecutive  comprendenti  l'intervallo  fra  la
mezzanotte e le cinque del mattino;
    b) lavoratore notturno:
      1) qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga,
in  via  non  eccezionale,  almeno  tre  ore  del suo tempo di lavoro
giornaliero;
      2)  qualsiasi  lavoratore  che  svolga, in via non eccezionale,
durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro
normale  secondo le norme definite dal contratto collettivo nazionale
di  lavoro.  In  difetto  di  disciplina  collettiva  e'  considerato
lavoratore  notturno  qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno
per  un  minimo  di  ottanta  giorni lavorativi all'anno; il suddetto
limite minimo e' riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale.
  2.  I  contratti  collettivi  individuano le condizioni e i casi di
eccezionalita'  nell'adibizione al lavoro notturno di cui al comma 1,
lettere a) e b).
                               Art. 3.
                   Limitazioni al lavoro notturno
  1.  Sono  adibiti  al  lavoro  notturno  con  priorita'  assoluta i
lavoratori  e  le lavoratrici che ne facciano richiesta, tenuto conto
delle esigenze organizzative aziendali.
  2.  Fuori  dei  casi  previsti  dall'articolo 5, commi 1 e 2, della
legge  9  dicembre  1977,  n.  903, come sostituito dall'articolo 17,
comma  1,  della legge 5 febbraio 1999, n. 25, e dall'articolo 15 del
decreto   legislativo   4 agosto  1999,  n.  345,  la  contrattazione
collettiva  puo'  determinare ulteriori limitazioni all'effettuazione
del  lavoro notturno, ovvero ulteriori priorita' rispetto a quelle di
cui al comma 1.
                               Art. 4
                      Durata della prestazione

  1.  L'orario di lavoro dei lavoratori notturni non puo' superare le
otto  ore nelle ventiquattro ore, salvo l'individuazione da parte dei
contratti  collettivi,  anche  aziendali,  che prevedano un orario di
lavoro  plurisettimanale, di un periodo di riferimento piu' ampio sul
quale  calcolare  come  media  il  suddetto limite. (( E' fatto salvo quanto previsto dall'articolo 10 della legge 19 gennaio 1955, n. 25)).
  2.  Entro  centoventi  giorni  dalla  data di entrata in vigore del
presente  decreto,  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e della
previdenza   sociale,   previa   consultazione  delle  organizzazioni
sindacali    nazionali    di    categoria    comparativamente    piu'
rappresentative  e  delle  organizzazioni  nazionali  dei  datori  di
lavoro,  viene  stabilito  un elenco delle lavorazioni che comportano
rischi  particolari  o  rilevanti  tensioni fisiche o mentali, il cui
limite e' di otto ore nel caso di ogni periodo di ventiquattro ore.
  3. Il periodo minimo di riposo settimanale di cui agli articoli 1 e
3  della  legge  22  febbraio  1934,  n.  370,  non  viene  preso  in
considerazione  per  il  computo  della  media se cade nel periodo di
riferimento stabilito dai contratti collettivi di cui al comma 1.
                               Art. 5.
                         Tutela della salute
  1.  I lavoratori notturni devono essere sottoposti a cura e a spese
del  datore  di  lavoro,  per il tramite del medico competente di cui
all'articolo  17  del  decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626,
come modificato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242:
    a)  ad  accertamenti  preventivi  volti a constatare l'assenza di
controindicazioni al lavoro notturno a cui sono adibiti;
    b) ad accertamenti periodici almeno ogni due anni per controllare
il loro stato di salute;
    c) ad  accertamenti  in  caso  di  evidenti  condizioni di salute
incompatibili con il lavoro notturno.
                               Art. 6.
                   Trasferimento al lavoro diurno
  1.  Nel  caso  in  cui  sopraggiungano  condizioni  di  salute  che
comportano   l'inidoneita'   alla  prestazione  di  lavoro  notturno,
accertata  tramite  il  medico competente, e' garantita al lavoratore
l'assegnazione ad altre mansioni o altri ruoli diurni.
  2.   La   contrattazione   collettiva  definisce  le  modalita'  di
applicazione  delle  disposizioni  di  cui  al comma 1 e individua le
soluzioni  nel  caso  in cui l'assegnazione prevista dal citato comma
non risulti applicabile.
                               Art. 7.
     Riduzione dell'orario di lavoro e maggiorazione retributiva
  1. La contrattazione collettiva stabilisce la riduzione dell'orario
di  lavoro normale settimanale e mensile nei confronti dei lavoratori
notturni e la relativa maggiorazione retributiva.
  2.  Il  Ministro  del  lavoro e della previdenza sociale provvede a
verificare  periodicamente,  e  almeno  annualmente,  le disposizioni
introdotte dai contratti collettivi nazionali ai sensi del comma 1.
                               Art. 8.
                         Rapporti sindacali
  1.   L'introduzione   del   lavoro   notturno  e'  preceduta  dalla
consultazione  delle  rappresentanze sindacali unitarie, ovvero delle
rappresentanze sindacali aziendali e, in mancanza, delle associazioni
territoriali di categoria aderenti alle confederazioni dei lavoratori
comparativamente   piu'   rappresentative  sul  piano  nazionale;  la
consultazione e' effettuata e conclusa entro sette giorni a decorrere
dalla comunicazione del datore di lavoro.
                               Art. 9.
                       Doveri di informazione
  1.  Il datore di lavoro, prima dell'adibizione al lavoro, informa i
lavoratori  notturni e il rappresentante della sicurezza sui maggiori
rischi derivanti dallo svolgimento del lavoro notturno, ove presenti.
  2. Il datore di lavoro garantisce l'informazione sui servizi per la
prevenzione   e   la   sicurezza,   nonche'   la   consultazione  dei
rappresentanti   dei   lavoratori  per  la  sicurezza,  ovvero  delle
organizzazioni  sindacali  di  cui all'articolo 8, per le lavorazioni
che comportano i rischi particolari di cui all'articolo 4, comma 2.
                              Art. 10.
                  Comunicazione del lavoro notturno
  1.   Il   datore  di  lavoro  informa  per  iscritto  la  direzione
provinciale del lavoro - settore ispezione del lavoro, competente per
territorio,  con  periodicita'  annuale,  dell'esecuzione  di  lavoro
notturno  svolto  in  modo  continuativo o compreso in regolari turni
periodici,  quando  esso  non  sia previsto dal contratto collettivo;
tale  informativa  va  estesa  alle  organizzazioni  sindacali di cui
all'articolo  8.  Resta  fermo  quanto  previsto dall'articolo 12 del
regio decreto 10 settembre 1923, n. 1955.
                              Art. 11.
             Misure di protezione personale e collettiva
  1.  Durante  il  lavoro  notturno  il  datore di lavoro garantisce,
previa  informativa alle rappresentanze sindacali di cui all'articolo
8,  un  livello  di servizi e di mezzi di prevenzione o di protezione
adeguati  alle  caratteristiche  del  lavoro  notturno  e assicura un
livello di servizi equivalente a quello previsto per il turno diurno.
  2.  Il datore di lavoro, previa consultazione con le rappresentanze
sindacali  di cui all'articolo 8, dispone, ai sensi degli articoli 40
e  seguenti  del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per i
lavoratori  notturni  che  effettuano  le  lavorazioni che comportano
rischi  particolari  di  cui  all'elenco  definito  dall'articolo  4,
comma 2, appropriate misure di protezione personale e collettiva.
  3.  I contratti collettivi possono prevedere modalita' e specifiche
misure  di  prevenzione  relativamente  alle  prestazioni  di  lavoro
notturno   di  particolari  categorie  di  lavoratori,  quali  quelle
individuate  con riferimento alla legge 5 giugno 1990, n. 135, e alla
legge 26 giugno 1990, n. 162.
                              Art. 12.
                           S a n z i o n i
  1. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti:
    a)  con  la sanzione di cui all'articolo 89, comma 2, lettera a),
del  decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per la violazione
della disposizione di cui all'articolo 5;
    b) con  la sanzione amministrativa da L. 100.000 a L. 300.000 per
ogni  giorno e per ogni lavoratore adibito al lavoro notturno oltre i
limiti temporali di cui all'articolo 4.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 26 novembre 1999
                               CIAMPI
                              D'Alema,  Presidente  del Consiglio dei
                              Ministri
                              Letta,   Ministro   per   le  politiche
                              comunitarie
                              Salvi,  Ministro  del  lavoro  e  della
                              previdenza sociale
                              Bindi, Ministro della sanita'
                              Dini, Ministro degli affari esteri
                              Diliberto, Ministro della giustizia
                              Amato,   Ministro   del   tesoro,   del
                              bilancio    e    della   programmazione
                              economica
                              Piazza,   Ministro   per   la  funzione
                              pubblica
                              Bellillo,   Ministro   per  gli  affari
                              regionali
Visto, il Guardasigilli: Diliberto
                                NOTE
Avvertenza:
    Il   testo   delle   note   qui   pubblicato'  e'  stato  redatto
dall'amministrazione  competente  per materia, ai sensi dell'art. 10,
comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle
leggi,  sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e
sulle  pubblicazioni  ufficiali  della Repubblica italiana, approvato
con  D.P.R.  28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura  delle disposizioni di legge alle quali e' operato il rinvio.
Restano  invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui
trascritti.
Nota al titolo:
    - Per  l'art. 17, comma 2, della legge 5 febbraio 1999, n. 25, si
veda in note alle premesse.
Note alle premesse:
    - Gli articoli 76 e 87 della Costituzione cosi' recitano:
    "Art.  76.  -  L'esercizio  della  funzione  legislativa non puo'
essere  delegato  al  Governo se non con determinazione di principi e
criteri  direttivi  e  soltanto  per  tempo  limitato  e  per oggetti
definiti".
    "Art. 87. - Il Presidente della Repubblica e' il Capo dello Stato
e rappresenta l'unita' nazionale.
    Puo' inviare messaggi alle Camere.
    Indice  le  elezioni  delle  nuove  Camere  e  ne  fissa la prima
riunione.
    Autorizza  la  presentazione  alle Camere dei disegni di legge di
iniziativa del Governo.
    Promulga  le  leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti.
    Indice   il   referendum   popolare   nei   casi  previsti  dalla
Costituzione.
    Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
    Accredita  e  riceve  i  rappresentanti  diplomatici,  ratifica i
trattati  internazionali,  previa,  quando  occorra, l'autorizzazione
delle Camere.
    Ha  il  comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo
di  difesa  costituito  secondo la legge, dichiara lo stato di guerra
deliberato dalle Camere.
    Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
    Puo' concedere grazia e commutare le pene.
    Conferisce le onorificenze della Repubblica".
    -  Il  testo  degli  articoli  8, 9, 10, 11, e 12 della direttiva
93/104/CE  del  Consiglio  del  23  novembre 1993, concernente taluni
aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, e' il seguente:
    "Art. 8 (Durata del lavoro notturno). - Gli Stati membri prendano
le misure necessarie affinche':
      1) l'orario  di  lavato  normale  dei  lavoratori  notturni non
superi le 8 ore in media per periodo di 24 ore;
      2) i   lavoratori   notturni  il  cui  lavoro  comporta  rischi
particolari  o rilevanti tensioni fisiche o mentali non lavorino piu'
di  8  ore  nel  corso  di  un  periodo  di  24  ore durante il quale
effettuano un lavoro notturno.
    Ai   fini  del  presente  punto,  il  lavoro  comportante  rischi
particolari  o rilevanti tensioni fisiche o mentali e' definito dalle
legislazioni e/o prassi nazionali o da contratti collettivi o accordi
conclusi  fra  le  parti  sociali,  tenuto  conto degli effetti e dei
rischi inerenti al lavoro notturno".
    "Art.  9  (Valutazione  della  salute  e  trasferimento al lavoro
diurno  dei  lavoratori  notturni). - 1. Gli Stati membri prendano le
misure necessarie affinche':
      a) i lavoratori notturni beneficino di una valutazione gratuita
del loro stato di salute, prima della loro assegnazione e, in seguito
ad intervalli regolari;
      b) i lavoratori notturni che hanno problemi di salute aventi un
nesso riconosciuto con la loro prestazione di lavoro notturno vengano
trasferiti,  quando possibile, ad un lavoro diurno per cui essi siano
idonei.
    2.  Nella  valutazione gratuita dello statuto di salute di cui al
paragrafo 1, lettera a), deve essere rispettato il segreto medico.
    3.  La  valutazione  gratuita  dello  stato  di  salute di cui al
paragrafo  1,  lettera  a),  puo'  rientrare  in un sistema sanitario
nazionale".
    "Art.  10  (Garanzie per lavoro in periodo notturno). - Gli Stati
membri   possono   subordinare  il  lavoro  di  talune  categorie  di
lavoratori  notturni  a  determinate  garanzie,  a condizioni fissate
dalle  legislazioni e/o prassi nazionali, per lavoratori esposti a un
rischio  di  sicurezza  o  di  salute  connesso  al lavoro durante il
periodo notturno".
    "Art.  11 (Informazione in caso di ricorso regolare ai lavoratori
notturni). - Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinche'
il datore di lavoro che fa regolarmente ricorso a lavoratori notturni
ne informi le autorita' competenti, su loro richiesta".
    "Art.  12 (Protezione in materia di sicurezza e di salute). - Gli
Stati membri prendono le misure necessarie affinche':
      1)  i  lavoratori notturni e i lavoratori a turni beneficino di
un livello di protezione in materia di sicurezza e di salute adattato
alla natura del loro lavoro;
      2) i servizi o mezzi appropriati di protezione e prevenzione in
materia  di  sicurezza  e  di  salute  dei  lavoratori notturni e dei
lavoratori  a turni siano equivalenti a quelli applicabili agli altri
lavoratori e siano disponibili in qualsiasi momento".
    -  Il  comma  2  dell'art. 17 della legge 5 febbraio 1999, n. 25,
(Disposizioni     per    l'adempimento    di    obblighi    derivanti
dall'appartenenza   dell'Italia   alle   Comunita'  europee  -  legge
comunitaria 1998), e' il seguente:
    "2.  Fino  all'approvazione  della  legge  organica in materia di
orario  di  lavoro, il Governo e' delegato a emanare, entro nove mesi
dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente legge, uno o piu'
decreti  legislativi  in  materia  di  lavoro  notturno, informati ai
seguenti princi'pi e criteri direttivi:
      a) assicurare   che  l'introduzione  del  lavoro  notturno  sia
preceduta  dalla  consultazione  delle parti sociali e dei lavoratori
interessati,  nonche' prevedere che la normativa si rivolga a tutti i
lavoratori  e  le lavoratrici sia del settore privato che del settore
pubblico, sulla base di accordo tra le parti sociali;
      b) rinviare alla contrattazione collettiva la previsione che la
prestazione di lavoro notturno determini una riduzione dell'orario di
lavoro settimanale e mensile ed una maggiorazione retributiva;
      c)  prevedere  che,  sia  nel  settore manifatturiero che negli
altri  settori,  sia nel settore privato che nel settore pubblico, al
lavoro  notturno  siano adibiti con priorita' assoluta i lavoratori e
le lavoratrici che ne facciano richiesta, tenuto conto delle esigenze
organizzative aziendali;
      d) prevedere  che ulteriori limitazioni al lavoro notturno, nei
confronti di lavoratori dipendenti, possano essere concordate in sede
di contrattazione collettiva;
      e)   prevedere  che  l'introduzione  del  lavoro  notturno  sia
accompagnata  da  procedure sulla sorveglianza sanitaria preventiva e
periodica per accertare l'idoneita' dei lavoratori interessati;
      f)  garantire, anche attraverso la contrattazione, il passaggio
ad  altre  mansioni  o  altri  ruoli  diurni  in caso di sopraggiunta
inidoneita' alla prestazione di lavoro notturno;
      g) garantire l'informazione sui servizi per la prevenzione e la
sicurezza, nonche' la consultazione del rappresentante dei lavoratori
per   la   sicurezza,   per  le  lavorazioni  che  comportano  rischi
particolari".
    -  L'art.  45,  al  comma 24, della legge 17 maggio 1999, n. 144,
come  modificato  dall'art.  1,  comma  2,  lettera b), della legge 2
agosto 1999, n. 263, di conversione del decreto-legge 1o luglio 1999,
n.  214, (Disposizioni urgenti per disciplinare la soppressione degli
uffici periferici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale
e per incentivare il ricorso all'apprendistato - Modifiche alla legge
17 maggio 1999, n. 144), cosi' recita:
    "24.   Il   termine  per  l'esercizio  della  delega  ad  emanare
disposizioni  integrative  e  correttive  dal  decreto legislativo 14
agosto  1996,  n.  494,  di  cui  all'art. 1, comma 6, della legge 24
aprile  1998, n. 128, e' prorogato di sei mesi. All'art. 17, comma 2,
della  legge  5  febbraio  1999,  n.  25,  le  parole:  sei mesi sono
sostituite dalle seguenti: nove mesi ".
    -  L'art.  8  del  decreto  legislativo  28  agosto 1997, n. 281,
(Definizione  ed  ampliamento  delle  attribuzioni  della  Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di  Trento  e  Bolzano ad unificazione, per le materie ed i
compiti  di  interesse  comune  delle  regioni,  delle province e dei
comuni,  con  la  Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali), e' il
seguente:
    "Art. 8 (Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e Conferenza
unificata).  -  1.  La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
unificata  per  le  materie  ed  i  compiti di interesse comune delle
regioni, delle province, dei comuni e delle comunita' montane, con la
Conferenza Stato-regioni.
    2.  La  Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e' presieduta
dal  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri o, per sua delega, dal
Ministro  dell'interno  o  dal  Ministro per gli affari regionali; ne
fanno  parte  altresi'  il  Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione  economica, il Ministro delle finanze, il Ministro dei
lavori   pubblici,   il   Ministro   della   sanita',  il  presidente
dell'Associazione nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, il presidente
dell'Unione  province  d'Italia  -  UPI  ed il presidente dell'Unione
nazionale  comuni,  comunita' ed enti montani - UNCEM. Ne fanno parte
inoltre  quattordici  sindaci designati dall'ANCI e sei presidenti di
provincia  designati  dall'UPI.  Dei  quattordici  sindaci  designati
dall'ANCI  cinque  rappresentano  le  citta' individuate dall'art. 17
della  legge  8 giugno  1990,  n.  142.  Alle riunioni possono essere
invitati   altri   membri  del  Governo,  nonche'  rappresentanti  di
amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
    3.  La  Conferenza  Stato-citta' ed autonomie locali e' convocata
almeno  ogni  tre  mesi,  e comunque in tutti i casi il presidente ne
ravvisi  la  necessita'  o  qualora ne faccia richiesta il presidente
dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
    4.  La  Conferenza  unificata  di cui al comma 1 e' convocata dal
Presidente  del Consiglio dei Ministri. Le sedute sono presiedute dal
Presidente  del Consiglio dei Ministri o, su sua delega, dal Ministro
per  gli  affari  regionali o, se tale incarico non e' conferito, dal
Ministro dell'interno".
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