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DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2001, n. 368

Attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e dal CES.

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Vista  la  direttiva  1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999,
relativa  all'accordo  quadro sul lavoro a tempo determinato concluso
dalla CES, dall'UNICE e dal CEEP;
  Vista  la  legge  29  dicembre  2000,  n.  422, ed, in particolare,
l'articolo 1, commi 1 e 3, e l'allegato B;
  Vista  la  deliberazione  preliminare  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 28 giugno 2001;
  Acquisiti  i pareri delle permanenti commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio del Ministri, adottata nella
riunione del 9 agosto 2001;
  Sulla  proposta  del  Ministro  per  le  politiche comunitarie, del
Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  del  Ministro
dell'economia  e  delle  finanze,  di  concerto con il Ministro degli
affari esteri e con il Ministro della giustizia;
                              E m a n a
                  il seguente decreto legislativo:
                               Art. 1.
                       Apposizione del termine

  01.  Il  contratto  di  lavoro subordinato e' stipulato di regola a
tempo indeterminato.
  1.  E'  consentita  l'apposizione  di  un  termine  alla durata del
contratto  di  lavoro  subordinato  a  fronte di ragioni di carattere
tecnico,   produttivo,  organizzativo  o  sostitutivo  ((, anche se riferibili alla ordinaria attivita' del datore di lavoro)).
  2.  L'apposizione  del  termine e' priva di effetto se non risulta,
direttamente  o  indirettamente,  da  atto  scritto  nel  quale  sono
specificate le ragioni di cui al comma l.
  3.  Copia  dell'atto  scritto  deve essere consegnata dal datore di
lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall'inizio della
prestazione.
  4.  La  scrittura  non  e' tuttavia necessaria quando la durata del
rapporto di lavoro, puramente occasionale, non sia superiore a dodici
giorni.
                               Art. 2
          Disciplina aggiuntiva per il trasporto aereo ed i
                        servizi aeroportuali

  1.  E'  consentita  l'apposizione  di  un  termine  alla durata del
contratto di lavoro subordinato quando l'assunzione sia effettuata da
aziende   di  trasporto  aereo  o  da  aziende  esercenti  i  servizi
aeroportuali  ed abbia luogo per lo svolgimento dei servizi operativi
di  terra e di volo, di assistenza a bordo ai passeggeri e merci, per
un  periodo  massimo  complessivo di sei mesi, compresi tra aprile ed
ottobre  di  ogni  anno,  e  di quattro mesi per periodi diversamente
distribuiti  e  nella percentuale non superiore al quindici per cento
dell'organico  aziendale  che,  al  1  gennaio  dell'anno  a  cui  le
assunzioni   si  riferiscono,  risulti  complessivamente  adibito  ai
servizi sopra indicati. Negli aeroporti minori detta percentuale puo'
essere   aumentata   da  parte  delle  aziende  esercenti  i  servizi
aeroportuali,  previa  autorizzazione della direzione provinciale del
lavoro, su istanza documentata delle aziende stesse. In ogni caso, le
organizzazioni    sindacali   provinciali   di   categoria   ricevono
comunicazione delle richieste di assunzione da parte delle aziende di
cui al presente articolo.
  ((1-bis. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche quando l'assunzione sia effettuata da imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste per un periodo massimo complessivo di sei mesi, compresi tra aprile ed ottobre di ogni anno, e di quattro mesi per periodi diversamente distribuiti e nella percentuale non superiore al 15 per cento dell'organico aziendale, riferito al 1° gennaio dell'anno cui le assunzioni si riferiscono. Le organizzazioni sindacali provinciali di categoria ricevono comunicazione delle richieste di assunzione da parte delle aziende di cui al presente comma.))
                               Art. 3
                               Divieti

  1.  L'apposizione  di  un  termine  alla  durata di un contratto di
lavoro subordinato non e' ammessa:
    a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di
sciopero;
    b)  salva  diversa  disposizione  degli accordi sindacali, presso
unita'  produttive  nelle  quali  si  sia proceduto, entro i sei mesi
precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24
della legge 23 luglio 1991, n. 223, che abbiano riguardato lavoratori
adibiti  alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro
a  tempo  determinato,  salvo  che  tale  contratto  sia concluso per
provvedere  a sostituzione di lavoratori assenti, ovvero sia concluso
ai  sensi  dell'articolo  8,  comma 2, della legge 23 luglio 1991, n.
223, ovvero abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;
    c)   presso  unita'  produttive  nelle  quali  sia  operante  una
sospensione  dei rapporti o una riduzione dell'orario, con diritto al
trattamento  di  integrazione  salariale,  che interessino lavoratori
adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine; ((1))
    d)   da  parte  delle  imprese  che  non  abbiano  effettuato  la
valutazione   dei   rischi  ai  sensi  dell'articolo  4  del  decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni.
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AGGIORNAMENTO (1)
  Il  D.L. 11 giugno 2002, n. 108, convertito con modificazioni dalla
L.  31  luglio  2002, n. 172, ha disposto (con l'art. 3-bis, comma 1)
che  "La disposizione di cui all'articolo 3, comma 1, lettera c), del
decreto  legislativo  6  settembre  2001, n. 368, deve intendersi nel
senso  che  il  divieto  ivi  previsto di procedere ad assunzioni con
contratti a termine presso unita' produttive nelle quali sia operante
una  sospensione dei rapporti o una riduzione dell'orario con diritto
al  trattamento di integrazione salariale, che interessino lavoratori
adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a termine, non si
applica   nell'ipotesi   di   cui   all'articolo   5,  comma  5,  del
decreto-legge  20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236".
                               Art. 4.
                      Disciplina della proroga

  1. Il termine del contratto a tempo determinato puo' essere, con il
consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del
contratto  sia  inferiore  a  tre  anni. In questi casi la proroga e'
ammessa  una  sola  volta e a condizione che sia richiesta da ragioni
oggettive  e  si  riferisca  alla  stessa attivita' lavorativa per la
quale  il  contratto  e'  stato  stipulato  a  tempo determinato. Con
esclusivo  riferimento  a  tale  ipotesi  la  durata  complessiva del
rapporto a termine non potra' essere superiore ai tre anni.
  2.  L'onere  della  prova  relativa  all'obiettiva  esistenza delle
ragioni  che giustificano l'eventuale proroga del termine stesso e' a
carico del datore di lavoro.
                             Art. 4-bis
      (Disposizione transitoria concernente l'indennizzo per la
         violazione delle norme in materia di apposizione e
                      di proroga del termine).

  1. Con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in
vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate
in  giudicato,  in  caso di violazione delle disposizioni di cui agli
articoli  1,  2  e  4,  il  datore  di  lavoro e' tenuto unicamente a
indennizzare  il  prestatore  di  lavoro con un'indennita' di importo
compreso  tra  un  minimo  di  2,5  ed  un  massimo di sei mensilita'
dell'ultima  retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri
indicati  nell'articolo  8  della  legge  15  luglio  1966, n. 604, e
successive modificazioni. ((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 8 - 14 luglio 2009, n. 214
(in  G.U.  1a s.s. 22/07/2009, n. 29) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale  dell'art.  4-bis  del decreto legislativo 6 settembre
2001,   n.   368  (Attuazione  della  direttiva  1999/70/CE  relativa
all'accordo   quadro   sul   lavoro   a  tempo  determinato  concluso
dall'UNICE,  dal  CEEP  e  dal  CES),  introdotto dall'art. 21, comma
1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti
per  lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria),
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133".
                               Art. 5.
      Scadenza del termine e sanzioni Successione dei contratti

  1.  Se  il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine
inizialmente   fissato   o   successivamente   prorogato   ai   sensi
dell'articolo  4,  il  datore  di lavoro e' tenuto a corrispondere al
lavoratore  una  maggiorazione  della retribuzione per ogni giorno di
continuazione  del  rapporto  pari  al venti per cento fino al decimo
giorno   successivo,   al  quaranta  per  cento  per  ciascun  giorno
ulteriore.
  2.  Se  il rapporto di lavoro continua oltre il ventesimo giorno in
caso  di  contratto di durata inferiore a sei mesi nonche' decorso il
periodo complessivo di cui al comma 4-bis, ovvero oltre il trentesimo
giorno   negli   altri  casi,  il  contratto  si  considera  a  tempo
indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.
  3.  Qualora  il  lavoratore  venga  riassunto  a  termine, ai sensi
dell'articolo  1,  entro  un  periodo  di  dieci giorni dalla data di
scadenza  di  un  contratto  di  durata fino a sei mesi, ovvero venti
giorni  dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai
sei mesi, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato.
  4.  Quando  si  tratta  di  due  assunzioni  successive  a termine,
intendendosi  per  tali  quelle  effettuate senza alcuna soluzione di
continuita', il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato
dalla data di stipulazione del primo contratto.
  4-bis.  Ferma restando la disciplina della successione di contratti
di  cui  ai  commi precedenti ((e fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale)),  qualora  per  effetto  di
successione  di  contratti  a  termine per lo svolgimento di mansioni
equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo
stesso  lavoratore  abbia  complessivamente superato i trentasei mesi
comprensivi  di  proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di
interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro, il rapporto
di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2. In
deroga  a  quanto  disposto  dal primo periodo del presente comma, un
ulteriore successivo contratto a termine fra gli stessi soggetti puo'
essere  stipulato  per  una  sola  volta, a condizione che la stipula
avvenga  presso  la  direzione  provinciale del lavoro competente per
territorio  e  con  l'assistenza  di  un  rappresentante di una delle
organizzazioni  sindacali  comparativamente  piu' rappresentative sul
piano  nazionale cui il lavoratore sia iscritto o conferisca mandato.
Le  organizzazioni  sindacali  dei  lavoratori e dei datori di lavoro
comparativamente    piu'    rappresentative   sul   piano   nazionale
stabiliscono  con  avvisi  comuni  la  durata  del predetto ulteriore
contratto.  In  caso  di  mancato rispetto della descritta procedura,
nonche'  nel  caso  di superamento del termine stabilito nel medesimo
contratto, il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato. (3)
  4-ter.   Le   disposizioni  di  cui  al  comma  4-bis  non  trovano
applicazione  nei  confronti  delle attivita' stagionali definite dal
decreto  del  Presidente  della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, e
successive  modifiche  e  integrazioni, nonche' di quelle che saranno
individuate  dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali
stipulati  dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro
comparativamente piu' rappresentative.
  4-quater.   Il  lavoratore  che,  nell'esecuzione  di  uno  o  piu'
contratti   a  termine  presso  la  stessa  azienda,  abbia  prestato
attivita'  lavorativa  per un periodo superiore a sei mesi ha diritto
di  precedenza  ((, fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale,))  nelle  assunzioni  a  tempo  indeterminato
effettuate  dal  datore  di lavoro entro i successivi dodici mesi con
riferimento alle mansioni gia' espletate in esecuzione dei rapporti a
termine.
  4-quinquies.  Il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di
attivita'  stagionali  ha  diritto  di  precedenza,  rispetto a nuove
assunzioni  a  termine  da parte dello stesso datore di lavoro per le
medesime attivita' stagionali.
  4-sexies.  Il  diritto  di  precedenza  di  cui ai commi 4-quater e
4-quinquies  puo'  essere  esercitato  a condizione che il lavoratore
manifesti  in tal senso la propria volonta' al datore di lavoro entro
rispettivamente  sei  mesi  e  tre  mesi dalla data di cessazione del
rapporto  stesso e si estingue entro un anno dalla data di cessazione
del rapporto di lavoro.
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AGGIORNAMENTO (3)
  La  L.  24  dicembre 2007, n. 247, ha disposto (con l'art. 1, comma
43)  che  "In fase di prima applicazione delle disposizioni di cui ai
commi da 40 a 42:
    a)  i contratti a termine in corso alla data di entrata in vigore
della   presente  legge  continuano  fino  al  termine  previsto  dal
contratto,  anche  in  deroga alle disposizioni di cui al comma 4-bis
dell'articolo  5  del  decreto  legislativo 6 settembre 2001, n. 368,
introdotto dal presente articolo".
                               Art. 6.
                  Principio di non discriminazione

  1.  Al  prestatore  di  lavoro  con  contratto  a tempo determinato
spettano   le  ferie  e  la  gratifica  natalizia  o  la  tredicesima
mensilita',  il trattamento di fine rapporto e ogni altro trattamento
in   atto  nell'impresa  per  i  lavoratori  con  contratto  a  tempo
indeterminato  comparabili,  intendendosi  per tali quelli inquadrati
nello   stesso  livello  in  forza  dei  criteri  di  classificazione
stabiliti  dalla  contrattazione  collettiva,  ed  in  proporzione al
periodo   lavorativo  prestato  sempre  che  non  sia  obiettivamente
incompatibile con la natura del contratto a termine.
                               Art. 7.
                             Formazione

  1.  Il  lavoratore assunto con contratto a tempo determinato dovra'
ricevere  una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche
delle  mansioni  oggetto  del  contratto, al fine di prevenire rischi
specifici connessi alla esecuzione del lavoro.
  2.  I  contratti  collettivi  nazionali  di  lavoro  stipulati  dai
sindacati  comparativamente  piu'  rappresentativi  possono prevedere
modalita' e strumenti diretti ad agevolare l'accesso dei lavoratori a
tempo   determinato  ad  opportunita'  di  formazione  adeguata,  per
aumentarne  la  qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne
la mobilita' occupazionale.
                               Art. 8.
                         Criteri di computo

  1.  Ai  fini  di cui all'articolo 35 della legge 20 maggio 1970, n.
300,  i lavoratori con contratto a tempo determinato sono computabili
ove il contratto abbia durata superiore a nove mesi.
                               Art. 9.
                            Informazioni

  1.  I  contratti  collettivi  nazionali  di  lavoro  stipulati  dai
sindacati   comparativamente   piu'  rappresentativi  definiscono  le
modalita'  per  le  informazioni  da  rendere  ai  lavoratori a tempo
determinato  circa  i  posti  vacanti  che  si rendessero disponibili
nell'impresa,  in  modo  da  garantire loro le stesse possibilita' di
ottenere posti duraturi che hanno gli altri lavoratori.
  2.  I medesimi contratti collettivi nazionali di lavoro definiscono
modalita'   e   contenuti   delle   informazioni   da   rendere  alle
rappresentanze dei lavoratori in merito al lavoro a tempo determinato
nelle aziende.
                               Art. 10 
                 Esclusioni e discipline specifiche 
 
  1. Sono esclusi dal campo  di  applicazione  del  presente  decreto
legislativo in quanto gia' disciplinati da specifiche normative: 
    a) i contratti di lavoro temporaneo di cui alla legge  24  giugno
1997, n. 196, e successive modificazioni; 
    b) i contratti di formazione e lavoro; 
    c) i rapporti di apprendistato, nonche' le tipologie contrattuali
legate a  fenomeni  di  formazione  attraverso  il  lavoro  che,  pur
caratterizzate dall'apposizione  di  un  termine,  non  costituiscono
rapporti di lavoro. 
  2. Sono esclusi dalla disciplina del presente decreto legislativo i
rapporti di lavoro tra i datori  di  lavoro  dell'agricoltura  e  gli
operai a tempo determinato  cosi'  come  definiti  dall'articolo  12,
comma 2, del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375. 
  3. Nei settori del turismo  e  dei  pubblici  esercizi  e'  ammessa
l'assunzione diretta  di  manodopera  per  l'esecuzione  di  speciali
servizi di  durata  non  superiore  a  tre  giorni,  determinata  dai
contratti collettivi stipulati con i  sindacati  locali  o  nazionali
aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative  sul  piano
nazionale. Dell'avvenuta assunzione deve essere data comunicazione al
centro per l'impiego entro cinque giorni. Tali rapporti sono  esclusi
dal campo di applicazione del presente decreto legislativo. 
  4. In deroga a quanto previsto dall'articolo 5,  comma  4-bis,  e''
consentita  la  stipulazione  di  contratti   di   lavoro   a   tempo
determinato, purche' di durata non superiore a  cinque  anni,  con  i
dirigenti, i quali possono comunque recedere  da  essi  trascorso  un
triennio e osservata la disposizione dell'articolo  2118  del  codice
civile. Tali rapporti sono esclusi  dal  campo  di  applicazione  del
presente decreto legislativo, salvo per quanto concerne le previsioni
di cui agli articoli 6 e 8. 
((4-bis. Stante quanto stabilito dalle disposizioni di cui all'articolo 40, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, all'articolo 4, comma 14-bis, della legge 3 maggio 1999, n. 124, e all'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono altresi' esclusi dall'applicazione del presente decreto i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessita' di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. In ogni caso non si applica l'articolo 5, comma 4-bis, del presente decreto.)) 
  5. Sono esclusi i rapporti instaurati con le aziende che esercitano
il  commercio  di  esportazione,  importazione  ed  all'ingresso   di
prodotti ortofrutticoli. 
  6. Restano in vigore le discipline di cui all'articolo 8, comma  2,
della legge 23 luglio 1991, n. 223, all'articolo  10  della  legge  8
marzo 2000, n. 53, ed all'articolo 75 della legge 23  dicembre  2000,
n. 388. 
  7. La individuazione, anche  in  misura  non  uniforme,  di  limiti
quantitativi di utilizzazione dell'istituto  del  contratto  a  tempo
determinato stipulato ai sensi dell'articolo 1, comma 1, e'  affidata
ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati  dai  sindacati
comparativamente piu' rappresentativi. Sono in ogni  caso  esenti  da
limitazioni quantitative i contratti a tempo determinato conclusi: 
    a) nella fase di avvio di  nuove  attivita'  per  i  periodi  che
saranno definiti dai contratti collettivi nazionali di  lavoro  anche
in misura non  uniforme  con  riferimento  ad  aree  geografiche  e/o
comparti merceologici; 
    b) per ragioni di carattere sostitutivo, o di stagionalita',  ivi
comprese le attivita' gia' previste nell'elenco allegato  al  decreto
del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, e successive
modificazioni; 
    c)  per   specifici   spettacoli   ovvero   specifici   programmi
radiofonici o televisivi; 
    d) con lavoratori di eta' superiore a 55 anni . 
  8. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 247. 
  9. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 247. (4) 
  10. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 247. (4) 
 
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AGGIORNAMENTO (4) 
  La Corte costituzionale, con sentenza 25 febbraio 2008  -  4  marzo
2008, n. 44 (in G.U. 1a  s.s.  12/03/2008,  n.  12  )  ha  dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 10, commi 9 e 10,  nonche'
dell'art. 11, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre  2001,  n.
368  (Attuazione  della  direttiva  1999/70/CE  relativa  all'accordo
quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e
dal CES) nella parte in cui abroga  l'articolo  23,  comma  2,  della
legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del  mercato
del lavoro)". 
                              Art. 11.
                Abrogazioni e disciplina transitoria

  1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo
sono  abrogate  la  legge  18  aprile  1962,  n.  230,  e  successive
modificazioni,  l'articolo  8-bis  della  legge 25 marzo 1983, n. 79,
l'articolo  23  della legge 28 febbraio 1987, n. 56, nonche' tutte le
disposizioni  di  legge  che  sono  comunque incompatibili e non sono
espressamente richiamate nel presente decreto legislativo.((4))
  2.  In  relazione  agli  effetti  derivanti dalla abrogazione delle
disposizioni  di cui al comma 1, le clausole dei contratti collettivi
nazionali  di lavoro stipulate ai sensi dell'articolo 23 della citata
legge  n.  56  del  1987 e vigenti alla data di entrata in vigore del
presente decreto legislativo, manterranno, in via transitoria e salve
diverse  intese,  la  loro  efficacia  fino alla data di scadenza dei
contratti collettivi nazionali di lavoro.((4))
  3.  I  contratti individuali definiti in attuazione della normativa
previgente,   continuano  a  dispiegare  i  loro  effetti  fino  alla
scadenza.
  4.  Al personale artistico e tecnico delle fondazioni di produzione
musicale previste dal decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, non
si applicano le norme di cui agli articoli 4 e 5.
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AGGIORNAMENTO (4)
  La  Corte  costituzionale,  con sentenza 25 febbraio 2008 - 4 marzo
2008,  n.  44  (in  G.U.  1a  s.s.  12/03/2008, n. 12 ) ha dichiarato
"l'illegittimita'  costituzionale dell'art. 10, commi 9 e 10, nonche'
dell'art.  11,  comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.
368  (Attuazione  della  direttiva  1999/70/CE  relativa  all'accordo
quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall'UNICE, dal CEEP e
dal  CES)  nella  parte  in  cui abroga l'articolo 23, comma 2, della
legge  28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione del mercato
del lavoro)".
  Ha  inoltre  dichiarato  "l'illegittimita' costituzionale dell'art.
11,  comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, nella
parte  in cui detta la disciplina transitoria in riferimento all'art.
23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56."
                              Art. 12.
                           S a n z i o n i

  1.  Nei casi di inosservanza degli obblighi derivanti dall'articolo
6, il datore di lavoro e' punito con la sanzione amministrativa da L.
50.000  (pari  a  25,82  euro)  a L. 300.000 (pari a 154,94 euro). Se
l'inosservanza  si  riferisce a piu' di cinque lavoratori, si applica
la  sanzione  amministrativa  da L. 300.000 (pari a 154,94 euro) a L.
2.000.000 (pari a 1.032,91 euro).
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 6 settembre 2001
                               CIAMPI
                              Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio
                              dei Ministri
                              Buttiglione,  Ministro per le politiche
                              comunitarie
                              Maroni,  Ministro  del  lavoro  e delle
                              politiche sociali
                              Tremonti,   Ministro   dell'economia  e
                              delle finanze
                              Ruggiero, Ministro degli affari esteri
                              Castelli, Ministro della giustizia
Visto, il Guardasigilli: Castelli
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