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DECRETO LEGISLATIVO 8 aprile 2003, n. 66

Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell''''organizzazione dell''''orario di lavoro.

CAPO I
Disposizioni generali

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;
    Vista  la  legge  1°  marzo  2002,  n.  39, ed in particolare gli
articoli 1, commi 1 e 3, e 22;
    Vista la direttiva 93/104/CE del Consiglio, del 23 novembre 1993,
in  materia  di  orario  di  lavoro,  come modificata dalla direttiva
2000/34/CE,  del  Parlamento  europeo  e del Consiglio, del 22 giugno
2000;
    Vista  la  preliminare  deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 17 gennaio 2003;
    Acquisiti  i pareri delle competenti commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 4 aprile 2003;
    Sulla  proposta  del  Ministro  per le politiche comunitarie, del
Ministro  del  lavoro e delle politiche sociali e del Ministro per la
funzione  pubblica,  di  concerto con i Ministri degli affari esteri,
della  giustizia,  dell'economia  e  delle  finanze  e  per  le  pari
opportunita';
                              E m a n a
                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1
                       Finalita' e definizioni

  1.  Le  disposizioni  contenute  nel  presente  decreto,  nel  dare
attuazione  organica  alla  direttiva 93/104/CE del Consiglio, del 23
novembre  1993,  cosi' come modificata dalla direttiva 2000/34/CE del
Parlamento  europeo e del Consiglio, del 22 giugno 2000, sono dirette
a  regolamentare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e
nel  pieno rispetto del ruolo della autonomia negoziale collettiva, i
profili   di   disciplina   del  rapporto  di  lavoro  connessi  alla
organizzazione dell'orario di lavoro.
  2.  Agli  effetti  delle disposizioni di cui al presente decreto si
intende per:
    a) "orario di lavoro": qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia
al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell'esercizio della
sua attivita' o delle sue funzioni:
    b)  "periodo  di  riposo":  qualsiasi  periodo  che  non  rientra
nell'orario di lavoro;
    c)  "lavoro  straordinario": e' il lavoro prestato oltre l'orario
normale di lavoro cosi' come definito all'articolo 3;
    d)  "periodo  notturno":  periodo di almeno sette ore consecutive
comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino;
    e) "lavoratore notturno":
      1)  qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga
almeno  tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo
normale;
      2)  qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno
almeno  una  parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite
dai   contratti  collettivi  di  lavoro.  In  difetto  di  disciplina
collettiva  e'  considerato  lavoratore notturno qualsiasi lavoratore
che  svolga  ((per almeno tre ore)) lavoro notturno per un minimo di
ottanta  giorni  lavorativi  all'anno;  il  suddetto limite minimo e'
riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale;
    f)  "lavoro  a  turni":  qualsiasi  metodo  di organizzazione del
lavoro  anche  a  squadre  in  base  al  quale  dei  lavoratori siano
successivamente  occupati  negli  stessi  posti di lavoro, secondo un
determinato  ritmo,  compreso  il  ritmo rotativo, che puo' essere di
tipo  continuo o discontinuo, e il quale comporti la necessita' per i
lavoratori  di  compiere  un  lavoro  a  ore differenti su un periodo
determinato di giorni o di settimane;
    g)  "lavoratore  a  turni": qualsiasi lavoratore il cui orario di
lavoro sia inserito nel quadro del lavoro a turni;
    h)  "lavoratore  mobile":  qualsiasi  lavoratore  impiegato quale
membro  del  personale  viaggiante  o  di volo presso una impresa che
effettua  servizi  di  trasporto  passeggeri  o merci ((sia per conto proprio che per conto di terzi)) su strada, per via aerea o per via
navigabile, o a impianto fisso non ferroviario;
    i)  "lavoro  offshore": l'attivita' svolta prevalentemente su una
installazione  offshore  (compresi  gli impianti di perforazione) o a
partire   da   essa,   direttamente   o  indirettamente  legata  alla
esplorazione,   alla   estrazione  o  allo  sfruttamento  di  risorse
minerali,   compresi   gli   idrocarburi,  nonche'  le  attivita'  di
immersione  collegate  a  tali attivita', effettuate sia a partire da
una installazione offshore che da una nave;
    l)  "riposo  adeguato":  il  fatto che i lavoratori dispongano di
periodi  di  riposo  regolari, la cui durata e' espressa in unita' di
tempo,  e  sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a
causa della stanchezza della fatica o di altri fattori che perturbano
la  organizzazione  del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri
lavoratori  o  a terzi o danneggino la loro salute, a breve o a lungo
termine;
    m)   "contratti   collettivi  di  lavoro":  contratti  collettivi
stipulati da organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente
piu' rappresentative.
                               Art. 2
                        Campo di applicazione

  1.  Le  disposizioni  contenute nel presente decreto si applicano a
tutti  i  settori  di  attivita'  pubblici  e  privati  con le uniche
eccezioni  del  lavoro  della  gente  di  mare  di cui alla direttiva
1999/63/CE,  del personale di volo nella aviazione civile di cui alla
direttiva  2000/79/CE  e  dei lavoratori mobili per quanto attiene ai
profili di cui alla direttiva 2002/15/CE.
  2.  Nei  riguardi  dei  servizi  di protezione civile, ivi compresi
quelli  del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonche' nell'ambito
delle  strutture giudiziarie, penitenziarie e di quelle destinate per
finalita'  istituzionali  alle  attivita' degli organi con compiti in
materia  di ordine e sicurezza pubblica, delle biblioteche, dei musei
e  delle aree archeologiche dello Stato le disposizioni contenute nel
presente  decreto non trovano applicazione in presenza di particolari
esigenze  inerenti  al  servizio  espletato  o di ragioni connesse ai
servizi  di  protezione civile, nonche' degli altri servizi espletati
dal  Corpo nazionale dei vigili del fuoco, cosi' come individuate con
decreto  del  Ministro  competente,  di  concerto  con i Ministri del
lavoro e delle politiche sociali, della salute, dell'economia e delle
finanze  e  per  la  funzione  pubblica, da adottare entro centoventi
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
  3.  Le  disposizioni  del  presente  decreto  non  si  applicano al
personale  della scuota di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994,
n.  297.  Non  si  applicano,  altresi',  al personale delle Forze di
polizia,  delle  Forze  armate,  nonche'  agli addetti al servizio di
polizia   municipale  e  provinciale,  in  relazione  alle  attivita'
operative specificamente istituzionali ((e agli addetti ai servizi di vigilanza privata)).
  4.  La  disciplina  contenuta nel presente decreto si applica anche
agli apprendisti maggiorenni.
CAPO II
Principi in materia di organizzazione dell'orario di lavoro
                               Art. 3
                      Orario normale di lavoro

   1. L'orario normale di lavoro e' fissato in 40 ore settimanali.
   2.  I  contratti  collettivi  di lavoro possono stabilire, ai fini
contrattuali,  una  durata  minore  e  riferire l'orario normale alla
durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore
all'anno.
                               Art. 4
                Durata massima dell'orario di lavoro

  1.  I contratti collettivi di lavoro stabiliscono la durata massima
settimanale dell'orario di lavoro.
  2.  La  durata  media  dell'orario  di lavoro non puo' in ogni caso
superare,  per  ogni  periodo  di  sette  giorni, le quarantotto ore,
comprese le ore di lavoro straordinario.
  3.  Ai  fini  della disposizione di cui al comma 2, la durata media
dell'orario  di  lavoro  deve  essere  calcolata con riferimento a un
periodo non superiore a quattro mesi.
  4. I contratti collettivi di lavoro possono in ogni caso elevare il
limite  di cui al comma 3 fino a sei mesi ovvero fino a dodici mesi a
fronte  di  ragioni obiettive, tecniche o inerenti all'organizzazione
del lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.
  5.  ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 25 GIUGNO 2008, N. 112, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 6 AGOSTO 2008, N. 133)).
                               Art. 5
                        Lavoro straordinario

   1.  Il  ricorso  a prestazioni di lavoro straordinario deve essere
contenuto.
   2.  Fermi  restando  i  limiti  di cui all'articolo 4, i contratti
collettivi   di   lavoro  regolamentano  le  eventuali  modalita'  di
esecuzione delle prestazioni di lavoro straordinario.
   3.  In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al
lavoro straordinario e' ammesso soltanto previo accordo tra datore di
lavoro   e   lavoratore   per   un   periodo   che   non   superi  le
duecentocinquanta ore annuali.
   4.  Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi il ricorso
a prestazioni di lavoro straordinario e' inoltre ammesso in relazione
a:

a) casi    di    eccezionali   esigenze   tecnico-produttive   e   di
   impossibilita'  di  fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri
   lavoratori;
b) casi  di  forza  maggiore  o  casi in cui la mancata esecuzione di
   prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo
   grave   e  immediato  ovvero  a  un  danno  alle  persone  o  alla
   produzione:
c) eventi  particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate
   alla  attivita'  produttiva,  nonche'  allestimento  di prototipi,
   modelli  o  simili,  predisposti  per  (e  stesse, preventivamente
   comunicati  agli uffici competenti ai sensi dell'articolo 19 della
   legge  7  agosto  1990,  n.  241, come sostituito dall'articolo 2,
   comma  10,  della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e in tempo utile
   alle rappresentanze sindacali aziendali.

   5.  Il  lavoro  straordinario  deve  essere  computato  a  parte e
compensato  con  le  maggiorazioni retributive previste dai contratti
collettivi  di  lavoro.  I  contratti collettivi possono in ogni caso
consentire  che,  in  alternativa  o  in  aggiunta alle maggiorazioni
retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.
                               Art. 6
                         Criteri di computo

   1.  I  periodi  di ferie annue e i periodi di assenza per malattia
non  sono  presi in considerazione ai fini del computo della media di
cui all'articolo 4.
   2.  Nel caso di lavoro straordinario, se il riposo compensativo di
cui  ha  beneficiato  il  lavoratore  e' previsto in alternativa o in
aggiunta   alla   maggiorazione   retributiva   di  cui  al  comma  5
dell'articolo  5,  le  ore  di  lavoro  straordinario prestate non si
computano ai fini della media di cui all'articolo 4.
CAPO III
Pause, riposi e ferie
                               Art. 7
                         Riposo giornaliero

  1.  Ferma  restando  la  durata normale dell'orario settimanale, il
lavoratore  ha  diritto  a  undici  ore  di  riposo  consecutivo ogni
ventiquattro  ore.  Il  riposo giornaliero deve essere fruito in modo
consecutivo  fatte  salve  le  attivita' caratterizzate da periodi di
lavoro   frazionati   durante   la   giornata   ((o da regimi di reperibilita')).
                               Art. 8
                                Pause

   1.  Qualora l'orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei
ore il lavoratore deve beneficiare di un intervallo per pausa, le cui
modalita'  e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di
lavoro,  ai  fini  del  recupero  delle energie psico-fisiche e della
eventuale consumazione del pasto anche al fine di attenuare il lavoro
monotono e ripetitivo.
   2.  Nelle  ipotesi  di  cui  al  comma 1, in difetto di disciplina
collettiva   che   preveda   un   intervallo  a  qualsivoglia  titolo
attribuito,  al  lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul
posto  di  lavoro, tra l'inizio e la fine di ogni periodo giornaliero
di  lavoro,  di  durata  non  inferiore  a  dieci  minuti  e  la  cui
collocazione  deve  tener  conto delle esigenze tecniche del processo
lavorativo.
   3.  Salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi, rimangono
non  retribuiti  o computati come lavoro ai fini' del superamento dei
limiti  di  durata  i  periodi di cui all'articolo 5 regio decreto 10
settembre   1923,   n.   1955,   e  successivi  atti  applicativi,  e
dell'articolo  4  del  regio  decreto  10  settembre 1923, n. 1956, e
successive integrazioni.
                               Art. 9
                         Riposi settimanali

  1.  Il  lavoratore  ha  diritto  ogni  sette giorni a un periodo di
riposo   di   almeno  ventiquattro  ore  consecutive,  di  regola  in
coincidenza  con  la  domenica,  da  cumulare  con  le  ore di riposo
giornaliero  di  cui  all'articolo 7. ((Il suddetto periodo di riposo consecutivo e' calcolato come media in un periodo non superiore a quattordici giorni)).
  2. Fanno eccezione alla disposizione di cui al comma 1:
    ((a) attivita' di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi turno o squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di un turno o di una squadra e l'inizio del successivo, di periodi di riposo giornaliero o settimanale));
    b)  le  attivita'  caratterizzate da periodi di lavoro frazionati
durante la giornata;
    c)  per  il  personale  che  lavora  nel  settore  dei  trasporti
ferroviari:  le  attivita'  discontinue; il servizio prestato a bordo
dei  treni;  le  attivita'  connesse  con  gli  orari  del  trasporto
ferroviario  che  assicurano  la  continuita'  e  la  regolarita' del
traffico ferroviario;
    d)  i  contratti collettivi possono stabilire previsioni diverse,
nel rispetto delle condizioni previste dall'articolo 17, comma 4.
  3. Il riposo di ventiquattro ore consecutive puo' essere fissato in
un giorno diverso dalla domenica e puo' essere attuato mediante turni
per  il  personale  interessato  a  modelli  tecnico-organizzativi di
turnazione  particolare  ovvero  addetto  alle  attivita'  aventi  le
seguenti caratteristiche:
    a)  operazioni industriali per le quali si abbia l'uso di forni a
combustione  o  a  energia  elettrica  per  l'esercizio  di  processi
caratterizzati  dalla  continuita'  della  combustione  ed operazioni
collegate,  nonche'  attivita'  industriali  ad  alto assorbimento di
energia elettrica ed operazioni collegate;
    b)  attivita' industriali il cui processo richieda, in tutto o in
parte, lo svolgimento continuativo per ragioni tecniche;
    c)  industrie  stagionali  per  le  quali  si  abbiano ragioni di
urgenza  riguardo alla materia prima o al prodotto dal punto di vista
del  loro  deterioramento  e  della  loro  utilizzazione, comprese le
industrie  che trattano materie prime di facile deperimento ed il cui
periodo  di  lavorazione  si  svolge  in non piu' di 3 mesi all'anno,
ovvero  quando  nella  stessa  azienda  e  con lo stesso personale si
compiano  alcune  delle suddette attivita' con un decorso complessivo
di lavorazione superiore a 3 mesi;
    d)  i  servizi  ed  attivita'  il  cui  funzionamento  domenicale
corrisponda  ed esigenze tecniche ovvero soddisfi interessi rilevanti
della collettivita' ovvero sia di pubblica utilita';
    e) attivita' che richiedano l'impiego di impianti e macchinari ad
alta intensita' di capitali o ad alta tecnologia;
    f)  attivita' di cui all'articolo 7 della legge 22 febbraio 1934,
n. 370;
    g)  attivita'  indicate  agli  articoli  11,  12 e 13 del decreto
legislativo  31  marzo  1998,  n.  114, e di cui all'articolo 3 della
legge 24 ottobre 2000, n. 323.
  4.  Sono  fatte  salve  le  disposizioni speciali che consentono la
fruizione  del  riposo  settimanale in giorno diverso dalla domenica,
nonche' le deroghe previste dalla legge 22 febbraio 1934, n. 370.
  5.  Con  decreto  del Ministro del lavoro e delle politiche sociali
ovvero,  per  i  pubblici dipendenti, con decreto del Ministro per la
funzione  pubblica,  di  concerto  con il Ministro del lavoro e delle
politiche  sociali,  adottato  sentite  le  organizzazioni  sindacali
nazionali di categoria comparativamente piu' rappresentative, nonche'
le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, saranno individuate
le  attivita'  aventi  le  caratteristiche di cui al comma 3, che non
siano  gia'  ricomprese  nel  decreto  ministeriale 22 giugno 1935, e
successive   modifiche  e  integrazioni,  pubblicato  nella  Gazzetta
ufficiale  n.  161 del 12 luglio 1935, nonche' quelle di cui al comma
2,  lettera  d),  salve le eccezioni di cui alle lettere a), b) e c).
Con  le  stesse  modalita'  il  Ministro del lavoro e delle politiche
sociali  ovvero per i pubblici dipendenti il Ministro per la funzione
pubblica,  di  concerto  con il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali,   provvede   all'aggiornamento  e  alla  integrazione  delle
predette  attivita'. Nel caso di cui al comma 2, lett. d), e salve le
eccezioni  di  cui  alle  lettere  a),  b), e c) l'integrazione avra'
senz'altro  luogo  decorsi  trenta  giorni  dal deposito dell'accordo
presso il Ministero stesso.
                               Art. 10
                            Ferie annuali

  ((1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2109 del codice civile, il prestatore di lavoro ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Tale periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva o dalla specifica disciplina riferita alle categorie di cui all'articolo 2, comma 2, va goduto per almeno due settimane, consecutive in caso di richiesta del lavoratore, nel corso dell'anno di maturazione e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione.))
  2.  Il predetto periodo minimo di quattro settimane non puo' essere
sostituito  dalla  relativa indennita' per ferie non godute, salvo il
caso di risoluzione del rapporto di lavoro.
  3. Nel caso di orario espresso come media ai sensi dell'articolo 3,
comma  2,  i contratti collettivi stabiliscono criteri e modalita' di
regolazione.
CAPO IV
Lavoro notturno
                               Art. 11
                   Limitazioni al lavoro notturno

   1.   L'inidoneita'   al  lavoro  notturno  puo'  essere  accertata
attraverso le competenti strutture sanitarie pubbliche.
   2.  I contratti collettivi stabiliscono i requisiti dei lavoratori
che   possono   essere  esclusi  dall'obbligo  di  effettuare  lavoro
notturno.  E'  in ogni caso vietato adibire le donne al lavoro, dalle
ore  24  alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino
al  compimento  di  un  anno  di  eta'  del bambino. Non sono inoltre
obbligati a prestare lavoro notturno:

a) la  lavoratrice madre di un figlio di eta' inferiore a tre anni o,
   in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
b) la   lavoratrice   o   il  lavoratore  che  sia  l'unico  genitore
   affidatario  di  un  figlio  convivente di eta' inferiore a dodici
   anni;
c) la  lavoratrice  o  il  lavoratore  che  abbia a proprio carico un
   soggetto  disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e
   successive modificazioni.
                               Art. 12
           Modalita' di organizzazione del lavoro notturno
                     e obblighi di comunicazione

  1.  L'introduzione  del  lavoro  notturno  deve  essere  preceduta,
secondo   i  criteri  e  con  le  modalita'  previsti  dai  contratti
collettivi,  dalla  consultazione  delle  rappresentanze sindacali in
azienda,  se  costituite, aderenti alle organizzazioni firmatarie del
contratto   collettivo  applicato  dall'impresa.  In  mancanza,  tale
consultazione  va  effettuata  con le organizzazioni territoriali dei
lavoratori  come  sopra definite per il tramite dell'Associazione cui
l'azienda   aderisca   o  conferisca  mandato.  La  consultazione  va
effettuata e conclusa entro un periodo di sette giorni.
  2.  ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 25 GIUGNO 2008, N. 112, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 6 AGOSTO 2008, N. 133)).
                               Art. 13
                     Durata del lavoro notturno

   1. L'orario di lavoro dei lavoratori notturni non puo' superare le
otto  ore  in media nelle ventiquattro ore, salva l'individuazione da
parte  dei  contratti  collettivi,  anche aziendali, di un periodo di
riferimento  piu'  ampio  sul  quale calcolare come media il suddetto
limite.
   2.   E'   affidata   alla  contrattazione  collettiva  l'eventuale
definizione  delle  riduzioni dell'orario di lavoro o dei trattamenti
economici  indennitari  nei  confronti  dei lavoratori notturni. Sono
fatte  salve  le  disposizioni  della  contrattazione  collettiva  in
materia  di  trattamenti  economici  e  riduzioni  di  orario  per  i
lavoratori notturni anche se non concesse a titolo specifico.
   3.  Entro  centoventi  giorni  dalla data di entrata in vigore del
presente  decreto,  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e delle
politiche  sociali ovvero, per i pubblici dipendenti, con decreto del
Ministro  per  la  funzione pubblica, di concerto con il Ministro del
lavoro   e   delle  politiche  sociali,  previa  consultazione  delle
organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente piu'
rappresentative  e  delle  organizzazioni  nazionali  dei  datori  di
lavoro,  viene  stabilito  un elenco delle lavorazioni che comportano
rischi  particolari  o  rilevanti  tensioni fisiche o mentali, il cui
limite e' di otto ore nel corso di ogni periodo di ventiquattro ore.
   4.  Il  periodo  minimo  di  riposo settimanale non viene preso in
considerazione  per  il  computo  della  media quando coincida con il
periodo  di  riferimento stabilito dai contratti collettivi di cui al
comma 1.
   5.  Con riferimento al settore della panificazione non industriale
la  media  di  cui  al comma 1 del presente articolo va riferita alla
settimana lavorativa.
                               Art. 14
          Tutela in caso di prestazioni di lavoro notturno

  ((1. La valutazione dello stato di salute dei lavoratori notturni deve avvenire a cura e a spese del datore di lavoro, o per il tramite delle competenti strutture sanitarie pubbliche di cui all'articolo 11 o per il tramite del medico competente di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, attraverso controlli preventivi e periodici, almeno ogni due anni, volti a verificare l'assenza di controindicazioni al lavoro notturno a cui sono adibiti i lavoratori stessi)).
  2.  Durante  il  lavoro  notturno  il  datore di lavoro garantisce,
previa  informativa alle rappresentanze sindacali di cui all'articolo
12,  un  livello di servizi o di mezzi di prevenzione o di protezione
adeguato ed equivalente a quello previsto per il turno diurno.
  3.  Il datore di lavoro, previa consultazione con le rappresentanze
sindacali di cui all'articolo 12, dispone, ai sensi degli articoli 40
e  seguenti  del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per i
lavoratori  notturni  che  effettuano  le  lavorazioni che comportano
rischi particolari di cui all'elenco definito dall'articolo 13, comma
3, appropriate misure di protezione personale e collettiva.
  4.  I  contratti collettivi di lavoro possono prevedere modalita' e
specifiche  misure  di  prevenzione relativamente alle prestazioni di
lavoro  notturno di particolari categorie di lavoratori, quali quelle
individuate  con riferimento alla legge 5 giugno 1990, n. 135, e alla
legge 26 giugno 1990, n. 162.
                               Art. 15
                   Trasferimento al lavoro diurno

   1.  Qualora  sopraggiungano  condizioni  di  salute che comportino
l'inidoneita'  alla  prestazione  di  lavoro  notturno, accertata dal
medico   competente   o   dalle  strutture  sanitarie  pubbliche,  il
lavoratore  verra'  assegnato  al  lavoro  diurno,  in altre mansioni
equivalenti, se esistenti e disponibili.
   2.   La   contrattazione  collettiva  definisce  le  modalita'  di
applicazione   delle  disposizioni  di  cui  al  comma  precedente  e
individua  le  soluzioni  nel caso in cui l'assegnazione prevista dal
comma citato non risulti applicabile.
CAPO V
Disposizioni finali e deroghe
                               Art. 16
    Deroghe alla disciplina della durata settimanale dell'orario

   1.  Fatte  salve  le  condizioni  di  miglior favore stabilite dai
contratti  collettivi, sono escluse dall'ambito di applicazione della
disciplina  della  durata settimanale dell'orario di cui all'articolo
3:

a) le fattispecie previste dall'articolo 4 del regio decreto-legge 15
   marzo 1923, n. 692, convertito dalla legge 17 aprile 1925, n. 473,
   e successive modifiche;
b) le fattispecie di cui al regio decreto 10 settembre 1923, n. 1957,
   e  successive  modifiche,  alle  condizioni  ivi  previste,  e  le
   fattispecie  di  cui  agli  articoli  8  e 10 del regio decreto 10
   settembre 1923, n. 1955;
c) le industrie di ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare
   che in terra, di posa di condotte ed installazione in mare;
d) le  occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice
   attesa  o  custodia  elencate  nella  tabella  approvata con regio
   decreto  6  dicembre  1923, n. 2657, e successive modificazioni ed
   integrazioni, alle condizioni ivi previste;
e) i commessi viaggiatori o piazzisti;
f) il  personale viaggiante dei servizi pubblici di trasporto per via
   terrestre;
g) gli operai agricoli a tempo determinato;
h) i  giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti dipendenti
   da  aziende  editrici  di giornali, periodici e agenzie di stampa,
   nonche' quelli dipendenti da aziende pubbliche e private esercenti
   servizi radiotelevisivi;
i) il  personale  poligrafico,  operai  ed  impiegati,  addetto  alle
   attivita'  di  composizione,  stampa  e spedizione di quotidiani e
   settimanali,  di documenti necessari al funzionamento degli organi
   legislativi  e  amministrativi  nazionali  e  locali, nonche' alle
   attivita' produttive delle agenzie di stampa;
l) il  personale  addetto  ai servizi di informazione radiotelevisiva
   gestiti da aziende pubbliche e private;
m) i lavori di cui all'articolo 1 della legge 20 aprile 1978, n. 154,
   e all'articolo 2 della legge 13 luglio 1966, n. 559;
n) le  prestazioni rese da personale addetto alle aree operative, per
   assicurare  la  continuita'  del  servizio,  nei  settori appresso
   indicati:

1 personale  dipendente  da  imprese  concessionarie  di  servizi nei
   settori  delle  poste,  delle  autostrade, dei servizi portuali ed
   aeroportuali,   nonche'   personale   dipendente  da  imprese  che
   gestiscono  servizi  pubblici  di trasporto e da imprese esercenti
   servizi di telecomunicazione;
2 personale  dipendente da aziende pubbliche e private di produzione,
   trasformazione,   distribuzione,   trattamento  ed  erogazione  di
   energia elettrica, gas, calore ed acqua;
3 personale   dipendente   da   quelle   di   raccolta,  trattamento,
   smaltimento e trasporto di rifiuti solidi urbani;
4 personale addetto ai servizi funebri e cimiteriali limitatamente ai
   casi  in  cui  il  servizio  stesso  sia  richiesto dall'autorita'
   giudiziaria, sanitaria o di pubblica sicurezza;

o) personale  dipendente  da  gestori di impianti di distribuzione di
   carburante non autostradali;
p) personale  non  impiegatizio  dipendente da stabilimenti balneari,
   marini, fluviali, lacuali e piscinali.

   2. Le attivita' e le prestazioni indicate alle lettere da a) ad n)
del  comma  1  verranno  aggiornate  ed  armonizzate  con  i principi
contenuti  nel  presente  decreto  legislativo  mediante  decreto del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali ovvero, per i pubblici
dipendenti,  mediante  decreto del Ministro per la funzione pubblica,
di  concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da
adottare  sentite  le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente
rappresentative,  nonche'  le  organizzazioni nazionali dei datori di
lavoro.
                               Art. 17
  Deroghe alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause,
             lavoro notturno, durata massima settimanale

  (( 1. Le disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 12 e 13 possono essere derogate mediante contratti collettivi stipulati a livello nazionale con le organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative. Per il settore privato, in assenza di specifiche disposizioni nei contratti collettivi nazionali le deroghe possono essere stabilite nei contratti collettivi territoriali o aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale.))
  2.  In mancanza di disciplina collettiva, il Ministero del lavoro e
delle  politiche  sociali  ovvero,  per  i  pubblici  dipendenti,  il
Ministro  per  la  funzione pubblica, di concerto con il Ministro del
lavoro  e  delle politiche sociali, su richiesta delle organizzazioni
sindacali    nazionali    di    categoria    comparativamente    piu'
rappresentative  o  delle  associazioni  nazionali  di  categoria dei
datori  di  lavoro  firmatarie  dei contratti collettivi nazionali di
lavoro,  adotta  un  decreto,  sentite le stesse parti, per stabilire
deroghe  agli  articoli 4, terzo comma, nel limite di sei mesi, 7, 8,
12 e 13 con riferimento:
    a)  alle  attivita' caratterizzate dalla distanza fra il luogo di
lavoro  e  il  luogo  di residenza del lavoratore, compreso il lavoro
offshore, oppure dalla distanza fra i suoi diversi luoghi di lavoro;
    b)   alle   attivita'   di  guardia,  sorveglianza  e  permanenza
caratterizzate  dalla necessita' di assicurare la protezione dei beni
e  delle  persone,  in  particolare,  quando si tratta di guardiani o
portinai o di imprese di sorveglianza;
    c)  alle  attivita' caratterizzate dalla necessita' di assicurare
la  continuita'  del  servizio  o  della  produzione, in particolare,
quando si tratta:
    1)  di  servizi  relativi all'accettazione, al trattamento o alle
cure  prestati  da  ospedali  o  stabilimenti  analoghi,  comprese le
attivita' dei medici in formazione, da case di riposo e da carceri;
    2) del personale portuale o aeroportuale;
    3)   di   servizi   della  stampa,  radiofonici,  televisivi,  di
produzione  cinematografica,  postali  o  delle telecomunicazioni, di
servizi di ambulanza, antincendio o di protezione civile;
    4)  di  servizi  di produzione, di conduzione e distribuzione del
gas,  dell'acqua  e  dell'elettricita',  di  servizi  di raccolta dei
rifiuti domestici o degli impianti di incenerimento;
    5)  di  industrie in cui il lavoro non puo' essere interrotto per
ragioni tecniche;
    6) di attivita' di ricerca e sviluppo;
    7) dell'agricoltura;
    8)  di  lavoratori  operanti  nei  servizi  regolari di trasporto
passeggeri in ambito urbano ai sensi dell'articolo 10 comma 1, numero
14),  2^  periodo,  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633;
    d)  in  caso  di  sovraccarico  prevedibile  di  attivita',  e in
particolare:
    1) nell'agricoltura;
    2) nel turismo;
    3) nei servizi postali;
    e) per personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari:
    1) per le attivita' discontinue;
    2) per il servizio prestato a bordo dei treni;
    3)  per  le  attivita'  connesse  al  trasporto ferroviario e che
assicurano la regolarita' del traffico ferroviario;
    f)  a  fatti  dovuti  a circostanze estranee al datore di lavoro,
eccezionali  e imprevedibili o eventi eccezionali, le conseguenze dei
quali  sarebbero  state  comunque  inevitabili  malgrado la diligenza
osservata;
    g) in caso di incidente o di rischio di incidente imminente.
    3. Alle stesse condizioni di cui al comma 2 si puo' derogare alla
disciplina di cui all'articolo 7:
    a)  per  l'attivita'  di  lavoro a turni tutte le volte in cui il
lavoratore  cambia  squadra  e  non  puo'  usufruire  tra la fine del
servizio di una squadra e l'inizio di quello della squadra successiva
di periodi di riposo giornaliero;
    b)   per   le  attivita'  caratterizzate  da  periodo  di  lavoro
frazionati  durante la giornata, in particolare del personale addetto
alle attivita' di pulizie.
  4.  Le  deroghe  previste nei commi 1, 2 e 3 possono essere ammesse
soltanto  a  condizione  che  ai prestatori di lavoro siano accordati
periodi  equivalenti di riposo compensativo o, in casi eccezionali in
cui la concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo
non   sia  possibile  per  motivi  oggettivi,  a  condizione  che  ai
lavoratori interessati sia accordata una protezione appropriata.
  5.  Nel  rispetto  dei  principi  generali  della  protezione della
sicurezza  e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli
articoli 3, 4, 5, 7, 8, 12 e 13 non si applicano ai lavoratori la cui
durata   dell'orario   di   lavoro,  a  causa  delle  caratteristiche
dell'attivita'  esercitata,  non  e' misurata o predeterminata o puo'
essere determinata dai lavoratori stessi e, in particolare, quando si
tratta:
    a)  di dirigenti, di personale direttivo delle aziende o di altre
persone aventi potere di decisione autonomo;
    b) di manodopera familiare;
    c)  di  lavoratori  nel  settore  liturgico  delle chiese e delle
comunita' religiose;
    d)  di  prestazioni  rese  nell'ambito  di  rapporti  di lavoro a
domicilio e di tele-lavoro.
  6.  Nel  rispetto  dei  principi  generali  della  protezione della
sicurezza  e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli
articoli  7,  8, 9 e 13, non si applicano al personale mobile. Per il
personale  mobile  dipendente da aziende autoferrotranviarie, trovano
applicazione  le  relative disposizioni di cui al regio decreto-legge
19  ottobre  1923, n. 2328, convertito dalla legge 17 aprile 1925, n.
473, e alla legge 14 febbraio 1958, n. 138.
  6-bis.  Le  disposizioni  di cui all'articolo 7 non si applicano al
personale  del  ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale, per
il  quale si fa riferimento alle vigenti disposizioni contrattuali in
materia di orario di lavoro, nel rispetto dei principi generali della
protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori.
                               Art. 18
            Lavoratori a bordo di navi da pesca marittima

  1. Gli articoli 4, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14 e 15 non si applicano ai
lavoratori a bordo di navi da pesca marittima.
  2.  Fatte  salve le disposizioni dei contratti collettivi nazionali
di  categoria,  la durata dell'orario di lavoro a bordo delle navi da
pesca  e'  stabilita in 48 ore di lavoro settimanale medie, calcolate
su  un periodo di riferimento di un anno, mentre i limiti dell'orario
di  lavoro  o  di  quello  di riposo a bordo delle navi da pesca sono
cosi' stabiliti:
a) Il numero massimo delle ore di lavoro a bordo non deve superare:
   1) 14 ore in un periodo di 24 ore;
   2) 72 ore per un periodo di sette giorni;
ovvero:
b) Il numero minimo delle ore di riposo non deve essere inferiore a:
   1) 10 ore in un periodo di 24 ore;
   2) 77 ore per un periodo di sette giorni.
  3.  Le  ore  di  riposo non possono essere suddivise in piu' di due
periodi  distinti,  di  cui  uno  e'  almeno di sei ore consecutive e
l'intervallo  tra  i  due  periodi  consecutivi  di  riposo  non deve
superare le 14 ore.
                             Art. 18-bis
                              Sanzioni

  1.  La  violazione del divieto di adibire le donne al lavoro, dalle
24  alle  ore  6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al
compimento di un anno di eta' del bambino, e' punita con l'arresto da
due  a  quattro  mesi  o  con  l'ammenda da 516 euro a 2.582 euro. La
stessa   sanzione  si  applica  nel  caso  in  cui  le  categorie  di
lavoratrici e lavoratori di cui alle lettere a), b) c), dell'articolo
11,  comma  2,  sono  adibite  al  lavoro notturno nonostante il loro
dissenso  espresso  in forma scritta e comunicato al datore di lavoro
entro 24 ore anteriori al previsto inizio della prestazione.
  2.  La  violazione delle disposizioni di cui all'articolo 14, comma
1, e' punita con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 1.549
euro a 4.131 euro.
  ((3. In caso di violazione delle disposizioni previste dall'articolo 4, comma 2, e dall'articolo 9, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 750 euro. Se la violazione si riferisce a piu' di cinque lavoratori ovvero si e' verificata in almeno tre periodi di riferimento di cui all'articolo 4, commi 3 o 4, la sanzione amministrativa e' da 400 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a piu' di dieci lavoratori ovvero si e' verificata in almeno cinque periodi di riferimento di cui all'articolo 4, commi 3 o 4, la sanzione amministrativa e' da 1.000 a 5.000 euro e non e' ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta. In caso di violazione delle disposizioni previste dall'articolo 10, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. Se la violazione si riferisce a piu' di cinque lavoratori ovvero si e' verificata in almeno due anni, la sanzione amministrativa e' da 400 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a piu' di dieci lavoratori ovvero si e' verificata in almeno quattro anni, la sanzione amministrativa e' da 800 a 4.500 euro e non e' ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta)).
  ((4. In caso di violazione delle disposizioni previste dall'articolo 7, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 50 a 150 euro. Se la violazione si riferisce a piu' di cinque lavoratori ovvero si e' verificata in almeno tre periodi di ventiquattro ore, la sanzione amministrativa e' da 300 a 1.000 euro. Se la violazione si riferisce a piu' di dieci lavoratori ovvero si e' verificata in almeno cinque periodi di ventiquattro ore, la sanzione amministrativa e' da 900 a 1.500 euro e non e' ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta)).
  5.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 25 GIUGNO 2008, N. 112, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 6 AGOSTO 2008, N. 133.
  6. La violazione delle disposizioni previste dall'articolo 5, commi
3  e 5, e' soggetta alla sanzione amministrativa da 25 a 154 euro. Se
la  violazione  si riferisce a piu' di cinque lavoratori ovvero si e'
verificata  nel corso dell'anno solare per piu' di cinquanta giornate
lavorative,  la  sanzione amministrativa va da 154 a 1.032 euro e non
e' ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta.
  7.  La  violazione  delle  disposizioni  previste dall'articolo 13,
commi  1  e  3, e' soggetta alla sanzione amministrativa da 51 euro a
154  euro,  per  ogni  giorno e per ogni lavoratore adibito al lavoro
notturno oltre i limiti previsti.
                               Art. 19
               Disposizioni transitorie e abrogazioni

  1.  Entro  un  anno  dalla  data  di entrata in vigore del presente
decreto  il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, unitamente
al Ministro per la funzione pubblica, per quanto coinvolge i pubblici
dipendenti,  convoca  le  organizzazioni  dei  datori  di lavoro e le
organizzazioni  dei  lavoratori comparativamente piu' rappresentative
al  fine  di  verificare  lo stato di attuazione del presente decreto
nella contrattazione collettiva.
  2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo
sono abrogate tutte le disposizioni legislative e regolamentari nella
materia  disciplinata  dal  decreto  legislativo  medesimo,  salve le
disposizioni espressamente richiamate ((. . .)).
  3.  Per  il  personale  dipendente  da aziende autoferrotranviarie,
addetto ad attivita' caratterizzata dalla necessita' di assicurare la
continuita'  del  servizio,  fermo  restando  quanto  previsto  dagli
articoli  9,  comma  5,  16  e  17,  restano  in  vigore  le relative
disposizioni  contenute  nel  regio  decreto-legge 19 ottobre 1923 n.
2328, convertito dalla legge 17 aprile 1925, n. 473, e nella legge 14
febbraio  1958. n. 138, in quanto compatibili con le disposizioni del
presente decreto legislativo.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 8 aprile 2003
                               CIAMPI
                              Berlusconi,  Presidente  del  Consiglio
                              dei Ministri
                              Buttiglione,  Ministro per le politiche
                              comunitarie
                              Maroni,  Ministro  del  lavoro  e delle
                              politiche sociali
                              Mazzella,   Ministro  per  la  funzione
                              pubblica
                              Frattini, Ministro degli affari esteri
                              Castelli, Ministro della giustizia
                              Tremonti,   Ministro   dell'economia  e
                              delle finanze
                              Prestigiacomo,  Ministro  per  le  pari
                              opportunita'
Visto, il Guardasigilli: Castelli
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