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DECRETO LEGISLATIVO 9 luglio 2003, n. 215

Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parita' di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica.

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Vista  la  direttiva  2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000,
sull'attuazione  del  principio  della  parita' di trattamento fra le
persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica;
  Visto  l'articolo  29  della  legge  1°  marzo  2002,  n. 39, ed in
particolare l'allegato B;
  Visto  il  testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato
con  decreto  legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  e  successive
modificazioni;
  Vista  la  preliminare  deliberazione  del  Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 28 marzo 2003;
  Acquisiti  i  pareri  delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista  la  deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 3 luglio 2003;
  Sulla  proposta  del  Ministro  per  le  politiche comunitarie, del
Ministro  del  lavoro e delle politiche sociali e del Ministro per le
pari  opportunita',  di concerto con il Ministro degli affari esteri,
con  il  Ministro  della  giustizia e con il Ministro dell'economia e
delle finanze;

                                Emana

                  il seguente decreto legislativo:

                               Art. 1.

                               Oggetto

  1. Il presente decreto reca le disposizioni relative all'attuazione
della  parita'  di trattamento tra le persone indipendentemente dalla
razza   e   dall'origine  etnica,  disponendo  le  misure  necessarie
affinche'  le differenze di razza o di origine etnica non siano causa
di  discriminazione,  anche  in un'ottica che tenga conto del diverso
impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne
e  uomini,  nonche'  dell'esistenza  di forme di razzismo a carattere
culturale e religioso.
                               Art. 2.

                     Nozione di discriminazione

  1.  Ai  fini  del  presente  decreto,  per  principio di parita' di
trattamento si intende l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta
o indiretta a causa della razza o dell'origine etnica. Tale principio
comporta  che  non  sia  praticata  alcuna  discriminazione diretta o
indiretta, cosi' come di seguito definite:
    a)  discriminazione  diretta  quando,  per  la  razza o l'origine
etnica,  una  persona  e' trattata meno favorevolmente di quanto sia,
sia stata o sarebbe trattata un'altra in situazione analoga;
    b)   discriminazione   indiretta   quando  una  disposizione,  un
criterio,   una   prassi,  un  atto,  un  patto  o  un  comportamento
apparentemente  neutri  possono mettere le persone di una determinata
razza  od  origine  etnica in una posizione di particolare svantaggio
rispetto ad altre persone.
  2.  E'  fatto  salvo il disposto dell'articolo 43, commi 1 e 2, del
testo    unico   delle   disposizioni   concernenti   la   disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato
con   decreto   legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  di  seguito
denominato: "testo unico".
  3.  Sono,  altresi', considerate come discriminazioni, ai sensi del
comma  1,  anche  le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati,
posti  in  essere  per motivi di razza o di origine etnica, aventi lo
scopo  o  l'effetto di violare la dignita' di una persona e di creare
un   clima   intimidatorio,   ostile,   degradante,   ((umiliante od offensivo)).
  4.   L'ordine  di  discriminare  persone  a  causa  della  razza  o
dell'origine  etnica  e' considerato una discriminazione ai sensi del
comma 1.
                               Art. 3.

                       Ambito di applicazione

  1.  Il  principio  di  parita'  di trattamento senza distinzione di
razza ed origine etnica si applica a tutte le persone sia nel settore
pubblico  che  privato  ed e' suscettibile di tutela giurisdizionale,
secondo  le forme previste dall'articolo 4, con specifico riferimento
alle seguenti aree:
    a)   accesso  all'occupazione  e  al  lavoro,  sia  autonomo  che
dipendente,  compresi  i  criteri  di  selezione  e  le condizioni di
assunzione;
    b)  occupazione  e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti
di carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento;
    c)  accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione
professionale,   perfezionamento  e  riqualificazione  professionale,
inclusi i tirocini professionali;
    d)  affiliazione  e  attivita'  nell'ambito  di organizzazioni di
lavoratori,   di   datori   di   lavoro  o  di  altre  organizzazioni
professionali e prestazioni erogate dalle medesime organizzazioni;
    e) protezione sociale, inclusa la sicurezza sociale;
    f) assistenza sanitaria;
    g) prestazioni sociali;
    h) istruzione;
    i) accesso a beni e servizi, incluso l'alloggio.
  2.  Il  presente  decreto legislativo non riguarda le differenze di
trattamento   basate   sulla   nazionalita'   e   non  pregiudica  le
disposizioni  nazionali  e  le  condizioni  relative all'ingresso, al
soggiorno,   all'accesso   all'occupazione,   all'assistenza  e  alla
previdenza  dei  cittadini  dei  Paesi  terzi  e  degli  apolidi  nel
territorio  dello  Stato, ne' qualsiasi trattamento, adottato in base
alla   legge,  derivante  dalla  condizione  giuridica  dei  predetti
soggetti.
  3.  Nel rispetto dei principi di proporzionalita' e ragionevolezza,
nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attivita' di
impresa,   non   costituiscono   atti  di  discriminazione  ai  sensi
dell'articolo   2   quelle   differenze   di   trattamento  dovute  a
caratteristiche  connesse  alla  razza  o  all'origine  etnica di una
persona,  qualora,  per la natura di un'attivita' lavorativa o per il
contesto  in  cui  essa viene espletata, si tratti di caratteristiche
che  costituiscono  un  requisito  essenziale  e determinante ai fini
dello svolgimento dell'attivita' medesima.
  4.  Non  costituiscono,  comunque, atti di discriminazione ai sensi
dell'articolo  2 quelle differenze di trattamento che, pur risultando
indirettamente  discriminatorie, siano giustificate oggettivamente da
finalita'   legittime   perseguite  attraverso  mezzi  appropriati  e
necessari.
                               Art. 4
                 Tutela giurisdizionale dei diritti

  1.  La tutela giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti di
cui  all'articolo  2 si svolge nelle forme previste dall'articolo 44,
commi da 1 a 6, 8 e 11, del testo unico ((, in quanto compatibili)).
  2.  Chi  intende  agire  in  giudizio  per  il riconoscimento della
sussistenza  di una delle discriminazioni di cui all'articolo 2 e non
ritiene  di  avvalersi  delle procedure di conciliazione previste dai
contratti  collettivi,  puo' promuovere il tentativo di conciliazione
ai  sensi  dell'articolo  410  del  codice  di  procedura  civile  o,
nell'ipotesi  di rapporti di lavoro con le amministrazioni pubbliche,
ai  sensi  dell'articolo 66 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, anche tramite le associazioni di cui all'articolo 5, comma 1.
  ((3. Quando il ricorrente fornisce elementi di fatto, desunti anche da dati di carattere statistico, idonei a fondare, in termini precisi e concordanti, la presunzione dell'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori, spetta al convenuto l'onere di provare l'insussistenza della discriminazione.))
  4. Con il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a
provvedere,  se  richiesto,  al  risarcimento  del  danno  anche  non
patrimoniale,  ordina la cessazione del comportamento, della condotta
o  dell'atto  discriminatorio,  ove  ancora  sussistente,  nonche' la
rimozione  degli  effetti.  Al  fine  di impedirne la ripetizione, il
giudice puo' ordinare, entro il termine fissato nel provvedimento, un
piano di rimozione delle discriminazioni accertate.
  5.  Il giudice tiene conto, ai fini della liquidazione del danno di
cui  al  comma  4,  che  l'atto  o  il  comportamento discriminatorio
costituiscono  ritorsione  ad una precedente azione giudiziale ovvero
ingiusta reazione ad una precedente attivita' del soggetto leso volta
ad ottenere il rispetto del principio della parita' di trattamento.
  6.  Il  giudice puo' ordinare la pubblicazione del provvedimento di
cui  ai  commi 4 e 5, a spese del convenuto, per una sola volta su un
quotidiano di tiratura nazionale.
  7.  Resta  salva la giurisdizione del giudice amministrativo per il
personale  di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165.
                             Art. 4-bis
                  (( (Protezione delle vittime) ))
  ((1. La tutela giurisdizionale di cui all'articolo 4 si applica altresi' nei casi di comportamenti, trattamenti o altre conseguenze pregiudizievoli posti in essere o determinate, nei confronti della persona lesa da una discriminazione diretta o indiretta o di qualunque altra persona, quale reazione ad una qualsiasi attivita' diretta ad ottenere la parita' di trattamento.))
                               Art. 5.

                       Legittimazione ad agire

  1. Sono legittimati ad agire ai sensi ((degli articoli 4 e 4-bis)),
in forza di delega, rilasciata, a pena di nullita', per atto pubblico
o scrittura privata autenticata, in nome e per conto o a sostegno del
soggetto  passivo  della  discriminazione, le associazioni e gli enti
inseriti in un apposito elenco approvato con decreto del Ministro del
lavoro  e  delle  politiche  sociali  e  del  Ministro  per  le  pari
opportunita' ed individuati sulla base delle finalita' programmatiche
e della continuita' dell'azione.
  2.  Nell'elenco  di  cui  al  comma  1  possono  essere inseriti le
associazioni e gli enti iscritti nel registro di cui all'articolo 52,
comma  1,  lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 31
agosto  1999, n. 394, nonche' le associazioni e gli enti iscritti nel
registro di cui all'articolo 6.
  3.  Le associazioni e gli enti inseriti nell'elenco di cui al comma
1  sono, altresi', legittimati ad agire ai sensi ((degli articoli 4 e 4-bis))  nei  casi  di  discriminazione  collettiva qualora non siano
individuabili  in  modo  diretto  e  immediato  le persone lese dalla
discriminazione.
                               Art. 6.

Registro delle associazioni  e  degli enti che svolgono attivita' nel
               campo della lotta alle discriminazioni

  1.  Presso  la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per  le pari opportunita' e' istituito il registro delle associazioni
e  degli  enti  che  svolgono  attivita'  nel  campo della lotta alle
discriminazioni e della promozione della parita' di trattamento.
  2.  L'iscrizione  nel  registro  e'  subordinata  al  possesso  dei
seguenti requisiti:
    a)  avvenuta  costituzione,  per  atto  pubblico  o per scrittura
privata  autenticata, da almeno un anno e possesso di uno statuto che
sancisca  un  ordinamento  a  base  democratica  e preveda come scopo
esclusivo  o preminente il contrasto ai fenomeni di discriminazione e
la promozione della parita' di trattamento, senza fine di lucro;
    b) tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente con
l'indicazione  delle  quote versate direttamente all'associazione per
gli scopi statutari;
    c)  elaborazione  di  un  bilancio  annuale delle entrate e delle
uscite  con  indicazione delle quote versate dagli associati e tenuta
dei  libri  contabili, conformemente alle norme vigenti in materia di
contabilita' delle associazioni non riconosciute;
    d) svolgimento di un'attivita' continuativa nell'anno precedente;
    e) non avere i suoi rappresentanti legali subito alcuna condanna,
passata  in  giudicato,  in relazione all'attivita' dell'associazione
medesima,  e  non rivestire i medesimi rappresentanti la qualifica di
imprenditori  o  di amministratori di imprese di produzione e servizi
in  qualsiasi  forma  costituite, per gli stessi settori in cui opera
l'associazione.
  3.  La  Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le
pari   opportunita'   provvede   annualmente   all'aggiornamento  del
registro.
                               Art. 7.

           Ufficio per il contrasto delle discriminazioni

  1.  E'  istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri -
Dipartimento  per  le  pari opportunita' un ufficio per la promozione
della  parita'  di  trattamento  e la rimozione delle discriminazioni
fondate  sulla razza o sull'origine etnica, con funzioni di controllo
e  garanzia  delle  parita'  di trattamento e dell'operativita' degli
strumenti  di tutela, avente il compito di svolgere, in modo autonomo
e imparziale, attivita' di promozione della parita' e di rimozione di
qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla razza o sull'origine
etnica, anche in un'ottica che tenga conto del diverso impatto che le
stesse  discriminazioni  possono  avere  su  donne  e uomini, nonche'
dell'esistenza   di   forme  di  razzismo  a  carattere  culturale  e
religioso.
  2.  In particolare, i compiti dell'ufficio di cui al comma 1 sono i
seguenti:
    a)   fornire   assistenza,  nei  procedimenti  giurisdizionali  o
amministrativi  intrapresi,  alle  persone  che  si ritengono lese da
comportamenti   discriminatori,   anche   secondo  le  forme  di  cui
all'articolo 425 del codice di procedura civile;
    b)  svolgere,  nel  rispetto  delle  prerogative e delle funzioni
dell'autorita'   giudiziaria,   inchieste   al   fine  di  verificare
l'esistenza di fenomeni discriminatori;
    c)  promuovere  l'adozione,  da  parte  di  soggetti  pubblici  e
privati,  in  particolare da parte delle associazioni e degli enti di
cui  all'articolo  6,  di misure specifiche, ivi compresi progetti di
azioni  positive,  dirette  a  evitare  o compensare le situazioni di
svantaggio connesse alla razza o all'origine etnica;
    d)  diffondere la massima conoscenza possibile degli strumenti di
tutela   vigenti   anche   mediante   azioni   di   sensibilizzazione
dell'opinione  pubblica  sul principio della parita' di trattamento e
la realizzazione di campagne di informazione e comunicazione;
    e)  formulare raccomandazioni e pareri su questioni connesse alle
discriminazioni  per  razza  e  origine  etnica,  nonche' proposte di
modifica della normativa vigente;
    f)   redigere   una   relazione   annuale   per   il   Parlamento
sull'effettiva applicazione del principio di parita' di trattamento e
sull'efficacia  dei  meccanismi  di  tutela,  nonche'  una  relazione
annuale  al  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri sull'attivita'
svolta;
    g)  promuovere  studi,  ricerche, corsi di formazione e scambi di
esperienze, in collaborazione anche con le associazioni e gli enti di
cui  all'articolo  6,  con  le  altre  organizzazioni non governative
operanti  nel settore e con gli istituti specializzati di rilevazione
statistica,  anche  al  fine  di  elaborare linee guida in materia di
lotta alle discriminazioni.
  3.  L'ufficio ha facolta' di richiedere ad enti, persone ed imprese
che  ne  siano in possesso, di fornire le informazioni e di esibire i
documenti utili ai fini dell'espletamento dei compiti di cui al comma
2.
  4.  L'ufficio,  diretto  da un responsabile nominato dal Presidente
del  Consiglio  dei  Ministri  o  da  un Ministro da lui delegato, si
articola  secondo  le  modalita' organizzative fissate con successivo
decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  con  cui si
provvede   ad   apportare  le  opportune  modifiche  al  decreto  del
Presidente del Consiglio dei Ministri in data 23 luglio 2002, recante
ordinamento  delle  strutture generali della Presidenza del Consiglio
dei  Ministri,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  207 del 4
settembre 2002.
  5.   L'ufficio   puo'   avvalersi   anche  di  personale  di  altre
amministrazioni  pubbliche,  ivi  compresi  magistrati  e  avvocati e
procuratori dello Stato, in posizione di comando, aspettativa o fuori
ruolo, nonche' di esperti e consulenti esterni. Si applica l'articolo
17, commi 14 e 17, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
  6.  Il  numero dei soggetti di cui al comma 5 e' determinato con il
decreto  di  cui al comma 4, secondo quanto previsto dall'articolo 29
della  legge  23  agosto  1988,  n. 400 e dall'articolo 9 del decreto
legislativo 23 luglio 1999, n. 303.
  7.  Gli  esperti  di cui al comma 5 sono scelti tra soggetti, anche
estranei   alla   pubblica   amministrazione,   dotati   di   elevata
professionalita'  nelle materie giuridiche, nonche' nei settori della
lotta  alle  discriminazioni, dell'assistenza materiale e psicologica
ai  soggetti  in  condizioni  disagiate,  del  recupero  sociale, dei
servizi   di   pubblica   utilita',  della  comunicazione  sociale  e
dell'analisi delle politiche pubbliche.
  8.  Sono  fatte  salve le competenze delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano.
                               Art. 8.

                        Copertura finanziaria

  1. Agli oneri finanziari derivanti dall'istituzione e funzionamento
dell'ufficio  di  cui  all'articolo 7, nel limite massimo di spesa di
2.035.357  euro  annui  a  decorrere  dal  2003, si provvede ai sensi
dell'articolo 29, comma 2, della legge 1° marzo 2002, n. 39.
  2.  Fatto  salvo  quanto  previo  dal  comma 1, dall'attuazione del
presente  decreto non derivano oneri aggiuntivi per il bilancio dello
Stato.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 9 luglio 2003

                               CIAMPI

                                  Berlusconi,      Presidente     del
                                     Consiglio dei Ministri
                                  Buttiglione,    Ministro   per   le
                                     politiche comunitarie
                                  Maroni, Ministro del lavoro e delle
                                     politiche sociali
                                  Prestigiacomo, Ministro per le pari
                                     opportunita'
                                  Frattini,   Ministro  degli  affari
                                     esteri
                                  Castelli, Ministro della giustizia
                                  Tremonti, Ministro dell'economia e
                                     delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Castelli
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