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LEGGE 13 maggio 1999, n. 133

Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale.

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica, hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              Promulga
la seguente legge:

                               ART. 1.
             (Interventi strutturali per la perequazione
                       del prelievo fiscale).

   1.  In  considerazione  dell'esigenza di consentire l'emersione di
redditi   sottratti  ad  imposizione  e  di  garantire  l'equilibrata
ridistribuzione  del  prelievo  tra  i  contribuenti,  il  Governo e'
delegato  ad emanare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore
della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti  legislativi  volti al
riequilibrio  della pressione delle imposte sui redditi, tenuto conto
degli   effetti   conseguiti  nell'ambito  della  lotta  all'evasione
fiscale, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

   a)  previsione  di  una  procedura  di  determinazione del maggior
gettito  derivante  dalla  lotta  all'evasione  fiscale,  scorporando
dall'incremento  di  gettito,  rispetto  all'anno  precedente,  delle
imposte  sui  redditi  autoliquidate gli effetti dell'andamento delle
grandezze macroeconomiche e degli interventi normativi;

   b)  ai  fini di quanto previsto alla lettera a), tra gli strumenti
di  lotta all'evasione ed all'elusione fiscale deve essere inclusa la
previsione  di controlli di merito almeno una volta ogni due anni per
i contribuenti con fatturato superiore a 50 miliardi di lire e almeno
una  volta ogni quattro anni per quelli con fatturato complessivo tra
10 e 50 miliardi di lire in concomitanza con l'entrata a regime degli
studi di settore;

   c)  utilizzo  del maggior gettito di cui alla lettera a) in misura
prevalente   mediante   la  sua  restituzione  ai  contribuenti,  con
priorita' ai titolari di redditi compresi negli scaglioni piu' bassi,
mediante  modifiche delle aliquote, delle detrazioni, delle deduzioni
o dei limiti degli scaglioni delle imposte dirette, nonche' in misura
residuale   mediante   l'attuazione   delle   disposizioni   di   cui
all'articolo  2, comma 1, secondo modalita' di attuazione fissate con
i decreti legislativi, e con la costituzione di un apposito fondo nel
bilancio  di  previsione  dello Stato, nel quale iscrivere il gettito
oggetto   della   restituzione.   Nella  determinazione  delle  nuove
aliquote,  detrazioni  e  deduzioni  nonche'  dei  nuovi limiti degli
scaglioni  delle  imposte  dirette si avra' particolare riguardo alle
famiglie  numerose,  alle  famiglie  monoreddito,  alle  famiglie con
componenti affetti da handicap o di eta' superiore agli anni settanta
e a quelle con figli a carico disoccupati;

   d)  applicazione  della  procedura  di  determinazione del maggior
gettito  di cui alla lettera a) a decorrere dal periodo di imposta in
corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo.

   2.  Il Documento di programmazione economico-finanziaria, o la sua
nota  di  variazione,  indica  l'importo  massimo del fondo di cui al
comma  1,  lettera  c), utilizzabile nell'esercizio successivo. Detto
fondo sara' comunque utilizzato nel limite delle somme autoliquidate.
Nell'esercizio  ancora  successivo  l'importo massimo di cui al primo
periodo  sara'  integrato  di una somma corrispondente alle eventuali
maggiori somme autoliquidate rispetto a quanto indicato nel Documento
di   programmazione   economico-finanziaria,  o  nella  sua  nota  di
variazione.

   3.  Gli  schemi  dei  decreti  legislativi  di cui al comma 1 sono
trasmessi al Parlamento, successivamente all'acquisizione degli altri
pareri   previsti,  per  l'espressione  del  parere  da  parte  delle
competenti  Commissioni permanenti. Le Commissioni si esprimono entro
trenta giorni dalla data di trasmissione.

   4.  Entro  due  anni  dalla  data di entrata in vigore dei decreti
legislativi  di  cui  al comma 1, nel rispetto dei principi e criteri
direttivi  previsti  dal  presente  articolo  e  previo  parere delle
Commissioni  parlamentari competenti, possono essere emanate, con uno
o piu' decreti legislativi, disposizioni integrative o correttive.

   5.  Al  comma  1 dell'articolo 38 del decreto del Presidente della
Repubblica  29  settembre 1973, n. 602, le parole: " entro il termine
di  decadenza  di  diciotto  mesi " sono sostituite dalle seguenti: "
entro il termine di decadenza di quarantotto mesi ".
                               Art. 2
         (Modifiche alla disciplina dei redditi di impresa).

  1.  Il  Governo  e'  delegato ad emanare, entro diciotto mesi dalla
data  di  entrata  in vigore della presente legge, uno o piu' decreti
legislativi   aventi   ad  oggetto  la  modifica  delle  disposizioni
concernenti   le   imposte   sui  redditi  applicabili  alle  imprese
individuali  e  alle  societa'  di persone, in regime di contabilita'
ordinaria, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:
    a)  tassazione separata, con aliquota allineata a quella prevista
per le persone giuridiche, della parte dei redditi d'impresa soggetta
al  regime di cui all'articolo 5, comma 2, primo periodo, del decreto
legislativo  18  dicembre 1997, n. 466, e assoggettamento all'imposta
sul  reddito  delle  persone  fisiche  (IRPEF) dei residui redditi di
impresa, eccedenti la predetta parte;
    b)  previsione,  per  i periodi di imposta successivi a quello in
corso   alla  data  del  1°  gennaio  2000,  della  facolta'  per  il
contribuente di richiedere:
      1)  la  separazione dell'imposizione sui menzionati soggetti da
quella dell'imprenditore, dei collaboratori familiari e dei soci;
      2)   l'assoggettamento   del  reddito  di  impresa  ad  imposta
proporzionale,  con  applicazione dello stesso regime previsto per le
persone giuridiche;
      3)  l'assoggettamento  all'imposta  sul  reddito  delle persone
fisiche  dei  redditi  corrisposti  dall'impresa all'imprenditore, ai
collaboratori  familiari  e  ai soci, con applicazione del credito di
imposta per l'imposta assolta dall'impresa.
  2.  Le  disposizioni  di cui al comma 1 si attuano nel limite delle
residue  disponibilita'  del  fondo  di  cui all'articolo 1, comma 1,
lettera c).
  3.  Gli  schemi  dei  decreti  legislativi  di  cui al comma 1 sono
trasmessi  alla Commissione parlamentare di cui all'articolo 3, comma
13,  della  legge  23  dicembre  1996, n. 662, per l'acquisizione del
parere,  che  viene  espresso con la procedura di cui all'articolo 3,
commi 14 e seguenti, della citata legge n. 662 del 1996, e successive
modificazioni.
  4.  Entro  due  anni  dalla  data  di entrata in vigore dei decreti
legislativi  di  cui al comma 1, nel rispetto degli stessi principi e
criteri  direttivi, e previo parere della Commissione parlamentare di
cui  all'articolo  3, comma 13, della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
possono     essere     emanate,    con    uno    o    piu'    decreti
legislativi,disposizioni integrative o correttive.
  5. All'articolo 3, comma 162, della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
sono apportate le seguenti modificazioni:
    a)   alla   lettera   b),   dopo   le  parole:  "  rispetto  alle
corrispondenti  voci  risultanti  dal bilancio relativo al periodo di
imposta  in corso alla data del 30 settembre 1996; " sono inserite le
seguenti:  "  la  nuova  disciplina  puo'  essere applicata anche con
riferimento a un moltiplicatore di tale incremento; ";
    b)   dopo   la  lettera  b)  e'  inserita  la  seguente:  "b-bis)
possibilita'   di  applicare  la  nuova  disciplina  con  riferimento
all'intero   patrimonio  netto  delle  imprese  individuali  e  delle
societa' di persone in regime di contabilita' ordinaria; "
  6.  Le  disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dal
quarto  periodo di imposta successivo a quello in corso alla data del
30  settembre  1996,  anche con riferimento all'incremento registrato
nei  primi tre periodi di imposta successivi a quello predetto, e per
l'emanazione  dei  provvedimenti  di  attuazione  del comma 5 trovano
applicazione le disposizioni dei commi 3 e 4.
  7.  Gli utili relativi agli esercizi in corso al 31 dicembre 1998 e
al   31  dicembre  1999  distribuiti  dalle  societa'  fruenti  delle
agevolazioni  di  cui  all'articolo 14, comma 5, della legge 1° marzo
1986,  n. 64, e per i quali e' attribuito ai soci il credito d'imosta
limitato,   possono  essere  esclusi  dalla  formazione  del  reddito
d'impresa  se  determinano  la  riduzione o l'annullamento di perdite
rilevanti  ai  fini  dell'applicazione  dell'articolo  8,  comma 3, e
dell'articolo   102  del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
approvato  con  decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917. Il medesimo regime si applica in caso di distribuzione,
alle  riserve  formate con utili fruenti delle predette agevolazioni,
relativi  all'esercizio in corso al 31 dicembre 1997. La disposizione
non  si  applica  per le imprese cedute e per quelle che hanno subito
operazioni sul capitale.
  7-bis.  La  disposizione  di  cui  al comma 7 si applica agli utili
formatisi negli esercizi nei quali sono fruite le agevolazioni di cui
all'articolo  14, comma 5, della legge 1° marzo 1986, n. 64, anche se
si  tratta  di esercizi successivi a quello in corso alla data del 31
dicembre 1999.
  8. Per il periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore
della  presente  legge e per i due successivi, il reddito complessivo
netto  dichiarato  dalle  societa'  e dagli enti commerciali indicati
nell'articolo 87, comma 1, lettere a), b) e d), del testo unico delle
imposte  sui  redditi,  approvato  con  decreto  del Presidente della
Repubblica  22  dicembre  1986, n. 917, e' assoggettabile all'imposta
sul  reddito delle persone giuridiche con l'aliquota del 19 per cento
per   la   parte  corrispondente  al  minore  tra  l'ammontare  degli
investimenti  in  beni strumentali nuovi di cui agli articoli 67 e 68
del  citato  testo  unico,  anche  mediante  contratti  di  locazione
finanziaria,   effettuati   negli   stessi   periodi   e  quello  dei
conferimenti  in  denaro  nonche'  degli  accantonamenti  di  utili a
riserva  eseguiti  nei periodi medesimi. Tuttavia, per il secondo dei
predetti  periodi  sono  computati  anche gli importi, determinati ai
sensi  del  comma  9,  degli  investimenti,  dei conferimenti e degli
accantonamenti  di utili relativi al periodo precedente che non hanno
rilevato   ai   fini  dell'applicazione  dell'agevolazione  in  detto
periodo.  Per  le  societa'  e  gli enti commerciali di cui al citato
articolo  87, comma 1, lettera d), le disposizioni del presente comma
si applicano relativamente alle stabili organizzazioni nel territorio
dello Stato. ((6))
  9. Agli effetti del comma 8:
    a)  gli investimenti devono riguardare beni destinati a strutture
situate  nel  territorio  dello  Stato e rilevano, in ciascun periodo
d'imposta,  per  la parte eccedente le cessioni, le dismissioni e gli
ammortamenti  dedotti. Sono esclusi in ogni caso gli investimenti, le
cessioni,  le  dismissioni e gli ammortamenti relativi ai beni di cui
all'articolo  121-bis,  comma  1,  lettera  a), numero l), del citato
testo  unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica n.
917   del   1986,   tranne  quelli  destinati  ad  essere  utilizzati
esclusivamente   come   beni   strumentali   nell'attivita'   propria
dell'impresa  o  adibiti ad uso pubblico, e relativi ai beni immobili
diversi  dagli  impianti  e dagli opifici appartenenti alle categorie
catastali   D/1,  D/2,  D/3  e  D/8,  utilizzati  esclusivamente  dal
possessore   per   l'esercizio   dell'impresa   o,  se  in  corso  di
costruzione, destinati a tale utilizzo;
    b)  i  conferimenti  in  denaro e gli utili accantonati a riserva
vanno  computati,  in  ciascun  periodo  d'imposta, secondo i criteri
previsti  dall'articolo  1,  commi  4 e 5, del decreto legislativo 18
dicembre 1997, n. 466, e rilevano per la parte eccedente i decrementi
di  cui  al  citato comma 5 verificatisi nel medesimo periodo; per le
societa'  e  gli  enti  commerciali  di cui all'articolo 87, comma 1,
lettera  d),  del  citato  testo unico si assumono gli incrementi del
fondo  di dotazione delle stabili organizzazioni nel territorio dello
Stato. ((6))
  10.  Ai  fini  della determinazione dell'aliquota media di cui agli
articoli  1, comma 3, e 6, comma 1, del citato decreto legislativo n.
466  del  1997  non  si  tiene  conto  del  reddito assoggettato alla
disciplina  dei  commi  8 e 9 e della relativa imposta. Detto reddito
rileva,  tuttavia,  agli  effetti della determinazione dell'ammontare
delle  imposte  di  cui al comma 4 dell'articolo 105 del citato testo
unico  approvato  con  decreto del Presidente della Repubblica n. 917
del  1986, secondo i criteri previsti per i proventi di cui al numero
1)  del  predetto  comma 4 dell'articolo 105; a tal fine si considera
come  provento  non  assoggettato a tassazione la quota pari al 48,65
per cento di detto reddito. ((6))
  11.  Le disposizioni dei commi 8 e 9 sono applicabili per i periodi
di  imposta 1999 e 2000, anche ai fini dell'imposta sul reddito delle
persone  fisiche,  al reddito d'impresa dichiarato dagli imprenditori
individuali  e  dalle  societa'  in  nome collettivo e in accomandita
semplice  in regime di contabilita' ordinaria. Se i predetti soggetti
sono  in  regime di contabilita' semplificata, le disposizioni stesse
si  applicano  con  riferimento  esclusivamente  all'ammontare  degli
investimenti  indicati  nei  commi  8  e 9, a condizione che i ricavi
dichiarati  siano  non inferiori a quelli derivanti dall'applicazione
dei  parametri  di  cui  all'articolo  3,  comma  184, della legge 28
dicembre  1995,  n. 549, o degli studi di settore di cui all'articolo
62-bis  del  decreto-legge  30  agosto  1993, n. 331, convertito, con
modificazioni,  dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, se approvati per
il settore di appartenenza. ((6))
  11-bis. Se i beni oggetto degli investimenti di cui al comma 8 sono
ceduti   a  terzi  o  destinati  al  consumo  personale  o  familiare
dell'imprenditore  o  assegnati  ai  soci  o  destinati  a  finalita'
estranee  all'esercizio  dell'impresa o destinati a strutture situate
all'estero  entro il secondo periodo d'imposta successivo a quello in
cui gli investimenti sono effettuati ovvero se il patrimonio netto e'
attribuito,   a   qualsiasi   titolo,   ai   soci  o  partecipanti  o
all'imprenditore  entro  il  secondo  periodo  d'imposta successivo a
quello  in cui i conferimenti in denaro e gli accantonamenti di utili
di  cui  allo  stesso  comma 8 sono eseguiti, il reddito assoggettato
all'applicazione   dell'aliquota   ivi   prevista   e'  rideterminato
assumendo:  a)  l'importo degli investimenti ridotto della differenza
tra  il corrispettivo o il valore normale dei beni alienati e i costi
sostenuti  nello  stesso  periodo  d'imposta  per  l'effettuazione di
investimenti  di  cui  al  comma 8; b) l'ammontare dei conferimenti e
degli  accantonamenti  di  utili  ridotto  della  differenza  tra  le
predette   attribuzioni  e  l'importo  dei  conferimenti  in  denaro,
computati  secondo  i  criteri previsti dall'articolo 1, comma 5, del
decreto  legislativo 18 dicembre 1997, n. 466, e degli accantonamenti
di utili eseguiti nello stesso periodo d'imposta. La maggiore imposta
e' liquidata nella dichiarazione dei redditi del periodo d'imposta in
cui  i  beni  sono alienati o il patrimonio netto e' attribuito ed e'
versata  nel  termine  per il versamento a saldo delle imposte dovute
per tale periodo. ((6))
  12.  Per i periodi d'imposta di cui al comma 8 e per il successivo,
l'acconto   dell'imposta   sul   reddito   delle  persone  fisiche  e
dell'imposta  sul  reddito  delle persone giuridiche e' calcolato, in
base alle disposizioni della legge 23 marzo 1977, n. 97, e successive
modificazioni,  assumendo  come imposta del periodo precedente e come
imposta  del  periodo  per il quale e' dovuto l'acconto quella che si
sarebbe  applicata in assenza delle disposizioni dei commi da 8 a 11.
((6))
  13.  Dai decreti legislativi di cui al comma 5 e dalle disposizioni
di  cui  al  comma  7  non  possono  derivare oneri aggiuntivi per il
bilancio  dello  Stato superiori a 1.000 miliardi di lire a decorrere
dall'anno  2001.  A  detti  oneri si provvede mediante utilizzo della
proiezione  per il medesimo anno dello stanziamento iscritto, ai fini
del    bilancio    triennale   1999-2001,   nell'ambito   dell'unita'
previsionale di base di parte corrente " Fondo speciale " dello stato
di  previsione  del  Ministero  del  tesoro,  del  bilancio  e  della
programmazione  economica  per  l'anno 1999, parzialmente utilizzando
l'accantonamento  relativo  al  Ministero  delle  finanze.  All'onere
derivante dalle misure agevolative di cui ai commi da 8 a 12, nonche'
agli  oneri  derivanti  dalle  disposizioni di cui al comma 7 che non
risultino   coperti   ai   sensi  del  periodo  precedente,  valutati
complessivamente  in  2.000  miliardi di lire per ciascuno degli anni
2000 e 2001, si provvede per una quota parte pari alla meta' mediante
utilizzo  delle  proiezioni  per  i  medesimi anni dello stanziamento
iscritto,  ai  fini  del  bilancio  triennale  1999-2001, nell'ambito
dell'unita' previsionale di base di parte corrente " Fondo speciale "
dello  stato  di  previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e
della   programmazione   economica   per  l'anno  1999,  parzialmente
utilizzando  l'accantonamento  relativo  al  Ministero delle finanze.
Alla  copertura  dei  rimanenti  1.000  miliardi di lire per ciascuno
degli   anni  2000  e  2001  si  provvede  a  carico  delle  maggiori
disponibilita'  di cui all'articolo 1, comma 2, ultimo periodo, che a
tal  fine  sono  utilizzabili  anche  per  l'anno  2000, salvo che al
reperimento  delle  medesime  somme  si provveda secondo le procedure
previste dall'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n.
468,   e   successive   modificazioni;   in  assenza  di  sufficienti
disponibilita'  l'aliquota  di  cui al comma 8 e' rideterminata nella
misura del 28 per cento. ((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L.  18 ottobre 2001, n. 383 ha disposto (con l'art. 5, comma 1)
che  le agevolazioni fiscali di cui articolo 2, commi da 8 a 13 della
alla  legge  13  maggio  1999,  n.  133, concernente "Disposizioni in
materia  di  perequazione,  razionalizzazione e federalismo fiscale",
sono soppresse salvo quanto previsto dall'art. 5, comma 1, lettere a)
e b).
                               Art. 3
                          (Fondi pensione).

  1. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla data di
entrata   in   vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi  al  fine  di riordinare il regime fiscale delle forme di
previdenza    per    l'erogazione    di   trattamenti   pensionistici
complementari  del  sistema  obbligatorio  pubblico,  di disciplinare
forme  di  risparmio individuali vincolate a finalita' previdenziali,
di  modificare  il trattamento fiscale dei contratti di assicurazione
sulla  vita  e  di  capitalizzazione, nonche' di riordinare il regime
fiscale del trattamento di fine rapporto e delle altre indennita'.
  2.  Il  riordino  del  regime fiscale delle forme di previdenza per
l'erogazione  di  trattamenti pensionistici complementari del sistema
obbligatorio  pubblico  e'  informato  ai seguenti principi e criteri
direttivi:
    a)  revisione  della  deduzione fiscale prevista per i lavoratori
dipendenti  ed  autonomi e per i datori di lavoro dagli articoli 10 e
48  del  testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto
del  Presidente  della  Repubblica  22  dicembre  1986, n. 917, e dal
decreto  legislativo  21  aprile 1993, n. 124, fino al limite massimo
complessivo  di  lire  10  milioni,  con conseguente incremento degli
eventuali  limiti  percentuali  vigenti  ed estensione della medesima
deduzione  anche  ai  soggetti  non  titolari  di redditi di lavoro o
d'impresa,  ivi  compresi  gli  imprenditori  agricoli nei limiti dei
redditi  agrari  dichiarati,  eventualmente  prevedendo,  in  caso di
incapienza  del  proprio  reddito, la deduzione a favore del soggetto
cui  sono  fiscalmente a carico; previsione dell'applicabilita' della
disciplina  di  cui  al precedente periodo anche ai soci lavoratori e
alle  cooperative  di  produzione  e  lavoro,  qualora  queste ultime
osservino  in  favore  dei  soci  lavoratori  stessi  le disposizioni
contenute   nell'articolo  2120  del  codice  civile  in  materia  di
trattamento di fine rapporto;
    b)  riforma  del  trattamento fiscale dei fondi pensione previsto
dall'articolo  14  del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, al
fine  di  uniformare  i criteri di tassazione dei predetti fondi alla
disciplina  recata  dal decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461,
per   gli   organismi   di  investimento  collettivo  del  risparmio,
determinando  il  risultato  maturato di gestione al netto dei costi;
possibilita'   di   prevedere   riduzioni  di  aliquota  dell'imposta
sostitutiva  rispetto  a  quella  applicata  ai  citati  organismi di
investimento  collettivo;  conferma  del  regime  di  cui  al  citato
articolo  14  del  decreto  legislativo  n.  124 del 1993 per i fondi
pensione  il  cui patrimonio sia investito in beni immobili, salva la
facolta'  di  modificare  l'aliquota  in  modo  da  perequare il loro
trattamento a quello previsto per gli altri fondi pensione;
    c)  revisione  della disciplina delle prestazioni erogate al fine
di  escludere  dall'imposizione  la  parte  di esse corrispondente ai
redditi  gia'  assoggettati ad imposta, fermo restando il trattamento
della  residua  parte  come  reddito  assimilato  a  quello di lavoro
dipendente,  nel  caso  di  prestazioni  periodiche,  e  come reddito
soggetto  a  tassazione separata con i criteri previsti dall'articolo
13  del  decreto  legislativo  21 aprile 1993, n. 124, e senza alcuna
riduzione, nel caso di prestazioni in capitale. Per le prestazioni in
capitale  l'esclusione  di  cui  alla  presente  lettera si applica a
condizione  che  il  loro ammontare non sia superiore ad un terzo del
montante  maturato  alla  data  di  accesso  alle  prestazioni, salva
l'ipotesi  di  riscatto  di  cui  all'articolo  10 del citato decreto
legislativo n. 124 del 1993;
    d)  previsione  di  una  disciplina  transitoria  per  i soggetti
iscritti a forme pensionistiche complementari alla data di entrata in
vigore  dei  decreti  legislativi  di  attuazione,  volta a prevedere
l'applicazione  delle  nuove  disposizioni  per  le  prestazioni  che
maturano  a  decorrere  dalla  predetta  data. Nel caso in cui non si
rendano  applicabili  i  criteri di tassazione di cui alla lettera b)
sulla  parte  della  posizione  maturata corrispondente al rendimento
finanziario,   il   fondo   pensione,  al  momento  di  accesso  alla
prestazione,  liquida  l'imposta  sostitutiva di cui alla lettera b),
applicando  un apposito fattore di rettifica finalizzato a rendere la
tassazione  equivalente  a  quella  che  sarebbe derivata se il fondo
avesse   subito   la   tassazione   per  maturazione.  Per  le  forme
pensionistiche  complementari  in regime di prestazione definita, per
le  quali  siano  inapplicabili  i  criteri di tassazione di cui alla
lettera c) o al precedente periodo, previsione della tassazione della
intera prestazione.
  3.  La  disciplina  fiscale  delle  forme  di risparmio individuale
vincolate a finalita' di previdenza e' informata ai seguenti principi
e criteri direttivi:
    a)  definizione  delle caratteristiche con riferimento ai criteri
stabiliti  dal  decreto  legislativo  21  aprile  1993,  n.  124;  in
particolare,  previsione  di  vincoli  all'accantonamento  secondo  i
criteri  fissati  dall'articolo 7 del predetto decreto legislativo n.
124  del  1993,  e  definizione delle condizioni di partecipazione in
termini supplementari rispetto alla previdenza complementare e con le
forme  di tutela previste dal predetto decreto legislativo n. 124 del
1993, in coerenza con i principi dell'articolo 9 del medesimo decreto
legislativo  n.  124  del  1993;  estensione  della  possibilita'  di
partecipazione  anche ai soggetti non titolari di reddito di lavoro o
di impresa;
    b)  assoggettamento  del  risparmio previdenziale tramite i fondi
aperti  di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 21 aprile 1993,
n. 124, alla disciplina fiscale di cui alla lettera c);
    c)  fermo  restando  il limite complessivo di importo di cui alla
lettera  a)  del  comma 2, deducibilita' fiscale della contribuzione;
applicazione  alla  gestione e alle prestazioni del regime fiscale di
cui alle lettere b) e c) del comma 2;
    d)  definizione  delle  caratteristiche  delle  polizze  vita con
finalita'  previdenziali,  secondo  i  principi e criteri di cui alla
lettera  a),  e  loro  assoggettamento  al regime fiscale di cui alla
lettera c).
  4.   La   modifica   del   trattamento  fiscale  dei  contratti  di
assicurazione  sulla  vita  e  di  capitalizzazione  e'  informata ai
seguenti principi e criteri direttivi:
    a)  esenzione dall'imposta di cui all'articolo 1 della tariffa di
cui all'allegato A annesso alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216;
    b)  conferma  dell'attuale  regime  fiscale in tema di detrazione
d'imposta,  prevedendo  eventualmente l'eliminazione del cumulo con i
contributi  volontari,  e  del  trattamento  dei redditi compresi nei
capitali  corrisposti  soltanto  nel  caso  di  contratti  aventi per
oggetto esclusivo prestazioni per invalidita' grave e premorienza;
    c)  estensione  del  regime  di  cui alla lettera b) ai contratti
aventi per oggetto esclusivo l'assicurazione contro il rischio di non
autosufficienza  nel  compimento  degli  atti della vita quotidiana a
condizione  che l'impresa assicuratrice non abbia facolta' di recesso
dal contratto;
    d)  previsione,  nel caso di contratti diversi da quelli indicati
alle  lettere  b)  e  c)  cui  non  risulti applicabile la disciplina
prevista dal comma 3, che i redditi compresi nei capitali corrisposti
siano  assoggettati,  senza  alcuna riduzione, ad imposta sostitutiva
con  l'aliquota  prevista  per  la  tassazione  del  risultato  delle
gestioni  personali  di  portafoglio, con applicazione di un apposito
fattore  di rettifica finalizzato a rendere la tassazione equivalente
a  quella  che sarebbe derivata se i predetti redditi avessero subito
la tassazione per maturazione;
    e)  possibilita'  di  prevedere, nel caso di contratti misti, una
disciplina  che  tenga  conto  dei  criteri di tassazione di cui alle
precedenti lettere;
    f)  applicazione  della  nuova  disciplina ai contratti stipulati
successivamente   alla   data   di  entrata  in  vigore  dei  decreti
legislativi di attuazione del presente comma.
  5. Il riordino del regime fiscale del trattamento di fine rapporto,
nonche'  delle indennita' e somme indicate nella lettera a) del comma
1  dell'articolo  16  del  testo  unico  delle  imposte  sui redditi,
approvato  con  decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, e' informato ai seguenti principi e criteri direttivi:
    a)  tassazione  dei  rendimenti  maturati e degli importi erogati
secondo  i criteri di cui al comma 2, lettere b) e c), primo periodo,
con  possibilita'  di  prevedere,  in  caso di rapporti di formazione
lavoro  ed altri consimili rapporti di lavoro a tempo determinato, un
trattamento agevolato tramite l'applicazione di detrazioni d'imposta;
    b)  previsione  di  una  disciplina transitoria volta a stabilire
l'applicazione   delle   nuove  disposizioni  ai  rendimenti  e  alle
prestazioni  che maturano a decorrere dalla data di entrata in vigore
dei decreti legislativi di attuazione del presente comma.
  6.  Nell'ambito dell'attuazione dei principi e criteri direttivi di
cui al presente articolo, con i decreti legislativi di cui al comma 1
puo' altresi' prevedersi:
    a) la disciplina del trattamento dell'imposta sul valore aggiunto
(IVA)  concernente  la  previdenza  collettiva e individuale, tenendo
conto  della  natura  finanziaria  dell'attivita'  di  gestione,  nel
rispetto delle direttive comunitarie;
    b)  l'armonizzazione  del  trattamento  delle  rendite vitalizie,
prevedendo  per  quelle  aventi  funzione  previdenziale  relative  a
contratti  stipulati  successivamente  alla data di entrata in vigore
dei  decreti legislativi di cui al comma 1, l'esclusione dall'IRPEF e
l'applicazione sul rendimento finanziario dell'imposta sostitutiva di
cui alla lettera b) del comma 2;
    c)  l'eventuale  revisione  e  allargamento  delle  modalita'  di
contribuzione  al  Fondo  di  cui al decreto legislativo 16 settembre
1996,  n.  565,  nonche',  relativamente  ai medesimi destinatari del
predetto  decreto  legislativo  n.  565  del  1996,  previsione delle
modalita'  di  istituzione,  adesione  e  contribuzione alle forme di
previdenza  complementare  di  cui  al  decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124;
    d)  l'introduzione  di  tutte  le modifiche tecniche necessarie a
consentire  la  pienezza  e  semplicita'  di applicazione della nuova
disciplina,   procedendo   in   particolare  a  coordinare  la  nuova
disciplina con il decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124;
    e)  il  coordinamento  della  nuova disciplina con il testo unico
delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica  22  dicembre  1986, n. 917, introducendo nel citato testo
unico  tutte le modifiche necessarie per attuare detto coordinamento,
ivi  compresa  la  possibilita',  in  caso di incapienza dell'imposta
dovuta  dall'interessato, di fruire della detrazione d'imposta di cui
all'articolo  13-bis del citato testo unico approvato con decreto del
Presidente   della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  per  i
contributi  volontari relativi a soggetti fiscalmente a carico, e con
tutte le altre disposizioni in materia di imposte sui redditi nonche'
con quelle che dispongono la trasformazione in titoli del trattamento
di   fine   rapporto,   e   l'introduzione   della   possibilita'  di
ricomprendere  tra  gli  oneri  deducibili di cui all'articolo 10 del
predetto  testo  unico i contributi previdenziali versati a titolo di
prosecuzione volontaria e di riscatto.
  7.  I  decreti  legislativi di attuazione delle disposizioni recate
dal  presente  articolo  entrano in vigore il((1° gennaio 2001)). Gli
schemi   dei   decreti  legislativi  sono  trasmessi  al  Parlamento,
successivamente  all'acquisizione  degli  altri  pareri previsti, per
l'espressione  del  parere  da  parte  delle  competenti  Commissioni
permanenti.  Le  Commissioni  si  esprimono entro trenta giorni dalla
data  di trasmissione. Entro due anni dalla data di entrata in vigore
dei predetti decreti legislativi, nel rispetto dei principi e criteri
direttivi  previsti  dal  presente  articolo  e  previo  parere delle
Commissioni  parlamentari competenti, possono essere emanate, con uno
o  piu'  decreti  legislativi, disposizioni integrative o correttive.
L'attuazione   delle   deleghe  di  cui  al  presente  articolo  deve
assicurare l'assenza di oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato.
                               ART. 4.
            (Disposizioni in materia di IVA relativamente
             alle operazioni creditizie e finanziarie).

   1.  All'articolo  4,  comma  1, della legge 8 maggio 1998, n. 146,
dopo  il  primo  periodo  e'  inserito  il  seguente:  " Agli effetti
dell'imposta   sul   valore  aggiunto  le  operazioni  dipendenti  da
contratti pronti contro termine, che prevedono l'obbligo di rivendita
a  termine  di  titoli  o  valuta,  si  intendono  unitariamente come
prestazioni  di  servizi di finanziamento, aventi per base imponibile
la differenza tra il corrispettivo a termine e quello a pronti ".
                               ART. 5.
                        (Proroga di termine).

   1. Il termine del 31 dicembre 1998 previsto dall'articolo 6, comma
1,  della  legge 27 dicembre 1997, n. 449, e' prorogato al 31 ottobre
1999.  All'onere  finanziario  derivante  dal  presente  articolo  si
provvede  mediante  utilizzo  e  nei  limiti  delle somme iscritte in
bilancio  a  seguito dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo
6, comma 4, della medesima legge n. 449 del 1997.
                               Art. 6
             (Ulteriori disposizioni in materia di IVA).

  1. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244)).
  2. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244)).
  3. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244)).
  3-bis. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244)).
  4. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 DICEMBRE 2004, N. 311.
  5.  All'articolo  2 della tariffa, recante l'indicazione degli atti
soggetti  all'imposta  di  bollo,  annessa  al decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, come sostituita dal decreto
del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, pubblicato nel supplemento
ordinario  n.  106 alla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 21 agosto 1992,
dopo la nota 2-bis e' aggiunta la seguente:
    "2-ter.  Contratti  relativi  ad  utenze  di  servizi di pubblica
utilita'  a rete: per ogni contratto, indipendentemente dal numero di
copie  e  di  fogli  che  lo  compongono  o  di  linee effettivamente
utilizzate  per  la  scrittura  a  mezzo stampa o con tabulati, mezzi
meccanici e simili, lire 20.000".
  6.  All'articolo 13 della tariffa, recante l'indicazione degli atti
soggetti  all'imposta  di  bollo,  annessa  al decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, come sostituita dal decreto
del Ministro delle finanze 20 agosto 1992, pubblicato nel supplemento
ordinario  n.  106 alla Gazzetta Ufficiale n. 196 del 21 agosto 1992,
da  ultimo  modificato  dall'articolo 6 della legge 8 maggio 1998, n.
146,  nel  comma  1,  concernente  fatture,  note  e  altri documenti
similari,  il  primo  periodo  del numero 2 della colonna relativa al
modo  di  pagamento  e'  sostituito  dal seguente: " Per le quietanze
relative ai mandati, ordinativi, vaglia del tesoro ed altri titoli di
spesa  dello Stato, l'imposta e' riscossa in modo virtuale al momento
dell'emissione degli stessi ".
  7.  Al  decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633, sono apportate le seguenti modifiche:
    a)  all'articolo  74,  primo  comma,  lettera  c),  e  successive
modificazioni,  le  parole:  "  53  per cento " sono sostituite dalle
seguenti: " 60 per cento ");
    b)  nella  tabella A, parte II, dopo il numero 12) e' inserito il
seguente:  " 12-bis) basilico, rosmarino e salvia, freschi, destinati
all'alimentazione (v.d. ex 12.07) ";
    c)  nella tabella A, parte III, dopo il numero 38) e' inserito il
seguente:  "  38-bis)  piante  allo  stato  vegetativo,  di basilico,
rosmarino e salvia (v.d. ex 12.07) ";
    d) nella tabella B, la lettera d) e' soppressa.
  8.  Le  forniture  di  suture chirurgiche di cui alla voce doganale
30.06.10  della  nomenclatura  comune  della vigente tariffa doganale
sono assoggettate all'aliquota ordinaria dell'IVA.
  9. Relativamente a quanto previsto ai commi 7, lettere b) e c), 8 e
10,  resta  fermo  il  trattamento fiscale gia' applicato e non si fa
luogo  a  rimborsi  d'imposta  ne  e' consentita la variazione di cui
all'articolo  26  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633.
  10. Le prestazioni rese dal medico competente, ai sensi del decreto
legislativo  19  settembre 1994, n. 626, devono intendersi ricomprese
tra  quelle  sanitarie  di  cui  al  numero  18) dell'articolo 10 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
  11.  A  decorrere  dal  1°  gennaio  2000, per tutti gli spettacoli
cinematografici  e per gli spettacoli sportivi per ingressi di prezzo
fino a lire 25.000 nette, l'aliquota dell'IVA e' fissata nella misura
del 10 per cento.
  12.  Nell'ipotesi  di  locazione  finanziaria  di immobili non deve
intendersi  compreso nella base imponibile di cui all'articolo 13 del
decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26 ottobre 1972, n. 633,
l'ammontare   dell'imposta  comunale  sugli  immobili  rimborsata  al
concedente dal locatario.
  13.  Le  somme dovute per i servizi di fognatura e depurazione resi
dai  comuni  fino al 31 dicembre 1998 e riscosse successivamente alla
predetta  data non costituiscono corrispettivi agli effetti dell'IVA.
Non  costituiscono,  altresi', corrispettivi agli effetti dell'IVA le
somme  dovute  ai  comuni  per il servizio di smaltimento dei rifiuti
solidi  urbani reso entro la suddetta data e riscosse successivamente
alla  stessa,  anche  qualora  detti  enti  abbiano  adottato  in via
sperimentale  il  pagamento  del  servizio  con  la tariffa, ai sensi
dell'articolo  31,  comma 7, secondo periodo, della legge 23 dicembre
1998, n. 448.
  14.  Al  fine  di  agevolare  l'assolvimento, da parte degli enti e
delle  imprese, degli obblighi di comunicazione in materia di rifiuti
e  di imballaggi, il termine del 30 aprile 1999 per la presentazione,
secondo le modalita' previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, del
modello  unico  di  dichiarazione  ambientale  di  cui al decreto del
Presidente  del  Consiglio dei ministri del 31 marzo 1999, pubblicato
nel  supplemento ordinario n. 70 alla Gazzetta Ufficiale n. 86 del 14
aprile  1999,  e'  prorogato,  per le dichiarazioni da presentare con
riferimento all'anno 1998, al 30 giugno 1999.
  15.  I  prodotti  alimentari non piu' commercializzati o non idonei
alla  commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di
etichettatura,  di  peso  o  per  altri  motivi  similari nonche' per
prossimita'  della data di scadenza, ceduti gratuitamente ai soggetti
indicati  nell'articolo  10,  numero  12), del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e da questi ritirati presso
i  luoghi  di  esercizio  dell'impresa, si considerano distrutti agli
effetti dell'imposta sul valore aggiunto.
                               ART. 7.
                        (Lavoro interinale).

   1.  Alla  legge  24  giugno  1997,  n.  196, dopo l'articolo 26 e'
inserito il seguente:

   "  ART.  26-bis. (Disposizioni fiscali). 1. I rimborsi degli oneri
retributivi   e   previdenziali   che  il  soggetto  utilizzatore  di
prestatori  di  lavoro  temporaneo e' tenuto a corrispondere ai sensi
dell'articolo  1,  comma  5, lettera f), all'impresa fornitrice degli
stessi,  da  quest'ultima  effettivamente  sostenuti  in  favore  del
prestatore di lavoro temporaneo, devono intendersi non compresi nella
base  imponibile  dell'IVA  di  cui  all'articolo  13 del decreto del
Presidente  della  Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Resta fermo il
trattamento  fiscale  gia' applicato e non si fa luogo al rimborso di
imposte   gia'   pagate,  ne  e'  consentita  la  variazione  di  cui
all'articolo 26 del citato decreto n. 633 del 1972 ".
                               ART. 8.
      (Scomputo delle imposte pagate in sede di accertamento).

   1.  All'articolo 67 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre  1973, n. 600, dopo il primo comma e' aggiunto il seguente:
"   L'imposta   personale  pagata  dal  soggetto  erogante  a  titolo
definitivo  a  seguito  di  accertamento  e'  scomputata dall'imposta
dovuta dal percipiente il medesimo reddito ".
                               ART. 9.
          (Modalita' di compilazione del conto giudiziale).

   1.  Con  decreto  del  Ministro  del  tesoro, del bilancio e della
programmazione  economica, di concerto con il Ministro delle finanze,
sono  individuati  i  documenti  giustificativi  validi ai fini della
dimostrazione   nei   conti   giudiziali   delle  somme  versate  dai
concessionari  in tesoreria ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 18 maggio 1998, n. 189.
                               Art. 10
          (Disposizioni in materia di federalismo fiscale).

  1. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla data di
entrata   in   vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi  aventi  per  oggetto  il  finanziamento  delle regioni a
statuto    ordinario   e   l'adozione   di   meccanismi   perequativi
interregionali, in base ai seguenti principi e criteri direttivi:
    a)  abolizione  dei vigenti trasferimenti erariali a favore delle
regioni  a  statuto  ordinario,  ad  esclusione di quelli destinati a
finanziare  interventi  nel settore delle calamita' naturali, nonche'
di  quelli a specifica destinazione per i quali sussista un rilevante
interesse nazionale; sono in ogni caso ricompresi tra i trasferimenti
soppressi quelli destinati al finanziamento del trasporto pubblico di
cui  al  decreto  legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e della spesa
sanitaria  corrente;  quest'ultima  e' computata al netto delle somme
vincolate   da  accordi  internazionali  e  di  quelle  destinate  al
finanziamento  ((...))  delle  attivita'  degli  istituti  di ricerca
scientifica  e  sperimentale  e  delle  iniziative  previste da leggi
nazionali  o  dal  piano  sanitario  nazionale  riguardanti programmi
speciali  di  interesse  e  rilievo  nazionale  e  internazionale per
ricerche e sperimentazioni attinenti alla gestione dei servizi e alle
tecnologie  e  biotecnologie  sanitarie, in misura non inferiore alla
relativa  spesa  storica.  Fermo restando quanto previsto dal comma 2
dell'articolo 121 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono
determinati, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, i
criteri  per  il raccordo dell'attivita' degli istituti di ricovero e
cura  a carattere scentifico con la programmazione regionale, nonche'
le modalita' per il finanziamento delle attivita' assistenziali;
    b)  sostituzioni  dei  trasferimenti  di cui alla lettera a) e di
quelli  connessi  al  conferimento di funzioni alle regioni di cui al
capo  I  della  legge  15 marzo 1997, n.59, mediante un aumento della
liquota  di  compartecipazione dell'addizzionale regionale all'IRPEF,
con  riduzione  delle  aliquote erariali in modo tali da mantenere il
gettito  complessivo  dell'IRPEF  inalterato;  aumento  dell'aliquota
della compartecipazione all'accisa sulla benzina, la quale non potra'
comunque essere superiore a 450 lire al litro;
    istituzione  di  una  compartecipazione  all'IVA,  in  misura non
inferiore   al   20   per  cento  del  gettito  IVA  complessivo.  Le
assegnazioni  alle  regioni  del  gettito delle compartecipazioni, al
netto  di  quanto  destinato al fondo perequativo di cui alla lettera
e), avvengono con riferimento a dati indicativi delle rispettive basi
imponibili regionali;
    c)  determinazione delle esatte misure delle aliquote di cui alla
lettera b) in modo tale da assicurare, tenuto conto della regolazione
delle  quote riversate allo Stato ai sensi dell'articolo 26, comma 2,
del  decreto  legislativo  15  dicembre  1997,  n.  446, la copertura
complessiva dei trasferimenti aboliti;
    d)   previsione  di  meccanismi  perequativi  in  funzione  della
capacita'  fiscale relativa ai principali tributi e compartecipazioni
a tributi erariali, nonche' della capacita' di recupero dell'evasione
fiscale  e  dei  fabbisogni  sanitari;  previsione,  inoltre,  di  un
eventuale  periodo  transitorio,  non  superiore  ad un triennio, nel
quale la perequazione possa essere effettuata anche in funzione della
spesa  storica;  cio'  al  fine  di  consentire  a tutte le regioni a
statuto  ordinario  di  svolgere  le  proprie funzioni e di erogare i
servizi  di loro competenza a livelli essenziali ed uniformi su tutto
il  territorio  nazionale,  tenendo  conto  delle  capacita'  fiscali
insufficienti  a  far  conseguire tali condizioni e della esigenza di
superare gli squilibri socioeconomici territoriali;
    e)   previsione  di  istituire  un  fondo  perequativo  nazionale
finanziato  attingendo  alla  compartecipazione  all'IVA  di cui alla
lettera b), ed eventualmente destinando a questa finalizzazione anche
quota  parte  dell'aliquota  della compartecipazione all'accisa sulla
benzina di cui alla medesima lettera b);
    f)  revisione  del  sistema  dei trasferimenti erariali agli enti
locali   in   funzione   delle   esigenze  di  perequazione  connesse
all'aumento   dell'autonomia  impositiva  e  alla  capacita'  fiscale
relativa  all'ICI e alla compartecipazione all'IRPEF non facoltativa.
La perequazione deve basarsi su quote capitarie definite in relazione
alle  caratteristiche  territoriali, demografiche e infrastrutturali,
nonche'   alle   situazioni   economiche  e  sociali  e  puo'  essere
effettuata,  per  un  periodo  transitorio,  anche  in  funzione  dei
trasferimenti storici;
    g) ((LETTERA ABROGATA DALLA L. 23 DICEMBRE 2000, N. 388));
    h) estensione dei meccanismi di finanziamento di cui alla lettera
b) alla copertura degli oneri per lo svolgimento delle funzioni e dei
compiti  trasferiti  alle regioni, ai sensi del capo 1 della legge 15
marzo 1997, n. 59, ad esito del procedimento di identificazione delle
risorse  di  cui  all'articolo 7 della predetta legge n. 59 del 1997,
tenuto  conto  dei criteri definiti nelle lettere precedenti, nonche'
dei  criteri  previsti  dall'articolo  48,  comma  11, della legge 27
dicembre 1997, n. 449, in quanto applicabile;
    i)   previsione  di  procedure  di  monitoraggio  e  di  verifica
dell'assistenza  sanitaria  erogata, in base ad appropriati parametri
qualitativi  e quantitativi, nonche' di raccolta delle informazioni a
tal  fine  necessarie, anche condizionando al loro rispetto la misura
dei    trasferimenti    perequativi    e   delle   compartecipazioni;
razionalizzazione della normativa e delle procedure vigenti in ordine
ai fattori generatori della spesa sanitaria, con particolare riguardo
alla   spesa  del  personale,  al  fine  di  rendere  trasparenti  le
responsabilita'  delle  decisioni  di  spesa  per  ciascun livello di
governo;
    l)  previsione  di  una  revisione organica del trattamento e del
regime  fiscale  attualmente  vigente  per  i  contributi volontari e
contrattuali di assistenza sanitaria versati ad enti o casse, al fine
di:
      1)   riconoscere   un   trattamento   fiscale   di   prevalente
agevolazione  in  favore dei fondi integrativi del Servizio sanitario
nazionale, come disciplinati dalle disposizioni attuative della legge
30 novembre 1998, n. 419;
      2)  assicurare  la  parita'  di trattamento fiscale tra i fondi
diversi da quelli di cui al numero 1);
      3)  garantire  l'invarianza  complessiva  del  gettito  ai fini
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche;
    m)   coordinamento   della   disciplina  da  emanare  con  quella
attualmente  vigente  in  materia  per le regioni a statuto speciale,
salvo i profili attribuiti alle fonti previste;
    n)   estensione   anche   alle   regioni  della  possibilita'  di
partecipare  alle  attivita' di accertamento dei tributi erariali, in
analogia  a  quanto  gia'  previsto per i comuni dall'articolo 44 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;
    o) abolizione della compartecipazione dei comuni e delle province
al  gettito  dell'IRAP  di  cui  all'articolo 27, commi 1, 2 e 3, del
decreto   legislativo   15  dicembre  1997,  n.  446,  e  conseguente
rideterminazione   dei  trasferimenti  erariali  alle  regioni,  alle
province  e ai comuni in modo da garantire la neutralita' finanziaria
per  i  suddetti  enti e la copertura degli oneri di cui all'articolo
1-bis  del  decreto-legge  25  novembre 1996, n. 599, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 gennaio 1997, n. 5.
    Ai  fini  della  suddetta rideterminazione si fa riferimento alla
compartecipazione all'IRAP per l'anno 1998;
    p)   previa   verifica  della  compatibilita'  con  la  normativa
comunitaria,  facolta'  per le regioni a statuto ordinario di confine
di  ridurre  la  misura  dell'accisa  sulle benzine, nei limiti della
quota  assegnata  alle stesse regioni, anche in maniera differenziata
per singoli comuni, in ragione della distanza dal confine nazionale.
    Previsione di misure di compartecipazione regionale all'eventuale
aumento  del  gettito  della  quota statale dell'accisa sulle benzine
accertato  nelle  regioni  per effetto della prevista riduzione della
quota regionale;
    q)  definizione  delle modalita' attraverso le quali le regioni e
gli   enti   locali   siano   coinvolti   nella  predisposizione  dei
provvedimenti attuativi della delega di cui al presente comma;
    r) previsione, anche in attuazione delle norme vigenti, di misure
idonee al conseguimento dei seguenti principi e obiettivi:
      1)   le  misure  organiche  e  strutturali  corrispondano  alle
accresciute  esigenze  conseguenti  ai  conferimenti  operati  con  i
decreti legislativi attuativi della legge 15 marzo 1997, n. 59;
      2) le regioni siano coinvolte nel processo di individuazione di
conseguenti  trasferimenti erariali da sopprimere e sostituire con il
gettito di compartecipazione di tributi erariali e di predisposizione
della relativa disciplina.
  2.  L'attuazione  del  comma 1 non deve comportare oneri aggiuntivi
per  il  bilancio  dello  Stato  e  per i bilanci del complesso delle
regioni a statuto ordinario, deve essere coordinata con gli obiettivi
di  finanza  pubblica  relativi al patto di stabilita' interno di cui
alla  legge  23  dicembre  1998, n. 448, e deve essere coerente con i
principi e i criteri direttivi di cui alla legge 30 novembre 1998, n.
419.  Anche  al  fine  del  coordinamento  con  i predetti obiettivi,
principi e criteri, entro un anno dalla data di entrata in vigore dei
decreti  legislativi  attuativi della citata legge n. 419 del 1998, e
nel  rispetto  delle  procedure,  dei  principi  e  criteri direttivi
stabiliti  dalla  medesima  legge  n.  419  del  1998, con uno o piu'
decreti  legislativi possono essere emanate disposizioni correttive e
integrative.
  3.  Gli  schemi  dei  decreti  legislativi  di  cui al comma 1 sono
trasmessi  al  Parlamento per l'espressione del parere da parte delle
competenti  Commissioni  permanenti, successivamente all'acquisizione
degli  altri  pareri  previsti,  almeno  sessanta  giorni prima della
scadenza  prevista  per  l'esercizio  della delega. Le Commissioni si
esprimono  entro  trenta giorni dalla data di trasmissione. Entro due
anni   dalla   data   di  entrata  in  vigore  dei  predetti  decreti
legislativi,  nel  rispetto dei principi e criteri direttivi previsti
dal  presente articolo e previo parere delle Commissioni parlamentari
competenti,   possono   essere   emanate,  con  uno  o  piu'  decreti
legislativi, disposizioni integrative o correttive.
  4.  All'articolo  17,  comma  6,  lettera  b), del decreto-legge 23
febbraio  1995,  n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
marzo  1995, n. 85, come modificato dall'articolo 4, comma 1, lettera
b-bis),  del  decreto  legge  2 ottobre 1995, n. 415, convertito, con
modificazioni,  dalla legge 29 novembre 1995, n. 507, le parole: " ad
eccezione  dei  consumi  di  energia  elettrica  relativi  ad imprese
industriali ed alberghiere " sono soppresse.
  5.  All'articolo  4  del  decreto-legge  30 settembre 1989, n. 332,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 27 novembre 1989, n. 384,
e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
    a) il comma 1 e' sostituito dal seguente:
      "1.  Ferme  restando  le  addizionali di cui all'articolo 6 del
decreto-legge   28   novembre   1988,   n.   511,   convertito,   con
modificazioni,  dalla  legge  27  gennaio  1989,  n. 20, e successive
modificazioni,  per  l'energia  elettrica  consumata dalle imprese di
autoproduzione  e  per qualsiasi uso in locali e luoghi diversi dalle
abitazioni  sono  dovute,  per  ogni  kWh  di  consumo,  le  seguenti
addizionali erariali:
        a) lire 7 con potenza impegnata fino a 30 kW;
        b) lire 10,5 con potenza impegnata oltre 30 e fino a 3000 kW;
        c) lire 4,5 con potenza impegnata oltre 3000 kW. ";
        b) il comma 2 e' abrogato.
  6. Al fine di agevolare il raggiungimento degli obiettivi di cui al
Protocollo sui cambiamenti climatici, adottato a Kyoto il 10 dicembre
1997,  l'energia  elettrica  prodotta da fonti rinnovabili, consumata
dalle  imprese  di  autoproduzione  e  per  qualsiasi uso in locali e
luoghi  diversi  dalle  abitazioni e' esclusa dall'applicazione delle
addizionali  erariali  di  cui  al  comma  5.  Agli  oneri  derivanti
dall'attuazione  del  presente  comma,  pari  a  lire 26 miliardi per
ciascuno  degli  anni  2000  e  2001,  si  provvede,  quanto a lire 6
miliardi mediante le maggiori entrate derivanti dal comma 5, e per le
risorse  di  cui  all'articolo 8 comma 10, lettera f), della legge 23
dicembre 1998, n. 448.
  7.   L'esercizio  di  impianti  da  fonti  rinnovabili  di  potenza
elettrica  non  superiore  a  20 KW, anche collegati alla rete non e'
soggetto  agli  obblighi  di  cui all'articolo 53, comma 1, del testo
unico  approvato  con  decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e
l'energia  consumata, sia autoprodotta che ricevuta in conto scambio,
non  e'  sottoposta all'imposta erariale ed alle relative addizionali
sull'energia  elettrica. L'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
stabilisce  le  condizioni  per  lo  scambio  dell'energia  elettrica
fornita dal distributore all'esercente dell'impianto.
  8.  Nel  testo  unico  approvato con decreto legislativo 26 ottobre
1995,  n.  504,  all'articolo 52, comma 3, lettera a), le parole: " e
sempreche' non cedano l'energia elettrica prodotta alla rete pubblica
"sono soppresse.
  9.  Il  comma 2 dell'articolo 6 del decreto legge 28 novembre 1988,
n.  511,  convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989,
n. 20, e successive modificazioni, e' sostituito dal seguente:
    "2. Per ogni kWh di consumo di energia elettrica e' istituita una
addizionale nelle seguenti misure:
      a)  lire  36  in  favore  dei  comuni  per  qualsiasi uso nelle
abitazioni, con esclusione delle seconde case, e con esclusione delle
forniture,  con  potenza  impegnata  fino  a  3  kW, effettuate nelle
abitazioni  di  residenza  anagrafica  degli  utenti limitatamente ai
primi  due scaglioni mensili di consumo quali risultano fissati nelle
tariffe vigenti;
      b)  lire  39,5  in  favore  dei comuni, per qualsiasi uso nelle
seconde case;
      c) lire 18 in favore delle province per qualsiasi uso in locali
e  luoghi  diversi  dalle  abitazioni,  per  tutte le utenze, fino al
limite  massimo  di 200.000 kWh di consumo al mese. Le province hanno
facolta'  di  incrementare  detta  misura  fino a 22 lire per kWh. Le
province devono deliberare la misura dell'addizionale entro i termini
di  approvazione  del bilancio di previsione e notificare entro dieci
giorni dalla data di esecutivita' copia autentica della deliberazione
all'ente  che  provvede  alla  riscossione  per  gli  adempimenti  di
competenza ".
  10.  Nel  comma  7  dell'articolo  17 del decreto-legge 23 febbraio
1995,  n.  41,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 22 marzo
1995,   n.   85,  le  parole:  "  affluiscono  ad  appositi  capitoli
dell'entrata  del  bilancio  statale  e restano acquisite all'erario"
sono   sostituite  dalle  seguenti:  "sono  versate  direttamente  ai
comuni".
  11.  I trasferimenti alle province sono decurtati in misura pari al
maggior  gettito derivante dall'applicazione dell'aliquota di 18 lire
per   kWh   dell'addizionale   provinciale  sul  consumo  di  energia
elettrica.  Nel  caso  in  cui  la  capienza  dei trasferimenti fosse
insufficiente   al   recupero  dell'intero  ammontare  dell'anzidetto
maggior gettito, si provvede mediante una riduzione dell'ammontare di
devoluzione  dovuta  dell'imposta sull'assicurazione obbligatoria per
la  responsabilita' civile derivante dalla circolazione dei veicoli a
motore.  I  trasferimenti  ai comuni sono variati in diminuzione o in
aumento  in  misura  pari  alla  somma  del maggiore o minore gettito
derivante  dall'applicazione  delle aliquote di cui alle lettere a) e
b) del comma 2 dell'articolo 6 del decreto-legge 28 novembre 1988, n.
511,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n.
20,  come  sostituito  dal  comma  9  del  presente articolo, e delle
maggiori  entrate derivanti dalla disposizione di cui al comma 10 del
presente   articolo,   diminuita   del   mancato   gettito  derivante
dall'abolizione  dell'addizionale  comunale  sul  consumo  di energia
elettrica nei luoghi diversi dalle abitazioni.
  12.  L'ente  liquidatore  e'  tenuto  a  garantire agli enti locali
interessati   il  diritto  di  verificare,  mediante  l'accesso  alle
relative  informazioni,  la  procedura di accertamento e liquidazione
delle   addizionali   di  loro  competenza  sui  consumi  di  energia
elettrica.
  13.  Le  operazioni  di  conferimento d'azienda o di rami d'azienda
poste   in   essere   in  esecuzione  della  normativa  nazionale  di
recepimento  della  direttiva  96/92/CE  del Parlamento europeo e del
Consiglio  del  19  dicembre  1996,  concernente  norme comuni per il
mercato  interno  l'energia  elettrica, e ogni altra operazione della
medesima  natura  concernente  il  riassetto  del  settore  elettrico
nazionale  prevista  da  tale  normativa,  non si considerano atti di
alienazione  ai  fini  dell'imposta  sull'incremento  di valore degli
immobili  e  si  applicano  ad  esse le disposizioni dell'articolo 3,
secondo comma, secondo periodo, e dell'articolo 6, settimo comma, del
decreto  del  Presidente  della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 643, e
successive modificazioni.
  14.  Al  comma  149,  lettera  d),  dell'articolo  3 della legge 23
dicembre 1996, n. 662, il numero 3) e' abrogato.
  15.  Le  disposizioni  di cui ai commi 5, 9, 10 e 11 si applicano a
partire dal 1 gennaio 2000.
  16. Fino al 31 dicembre 1999, all'energia elettrica consumata dalle
imprese  di  autoproduzione si applicano, per ogni kWh di consumo, le
seguenti addizionali erariali:
    a) per qualsiasi uso in locali e luoghi diversi dalle abitazioni,
con potenza impegnata fino a 30 kW: 7 lire;
    b) per qualsiasi uso in locali e luoghi diversi dalle abitazioni,
con potenza impegnata oltre 30 kW e fino a 3000 kW: 10,5 lire;
    c) per qualsiasi uso in locali e luoghi diversi dalle abitazioni,
con potenza impegnata oltre 3000 kW: 4 lire.
  17. L'articolo 60 del testo unico approvato con decreto legislativo
26  ottobre  1995, n. 504, si interpreta nel senso che, relativamente
alle  esenzioni  di  cui all'articolo 52, comma 2, dello stesso testo
unico,  previste  per  l'imposta  di  consumo sull'energia elettrica,
resta  ferma  la  loro  non applicabilita' alle addizionali comunali,
provinciali   ed   erariali   all'imposta   di  consumo  sull'energia
elettrica, come stabilito dall'articolo 6, comma 4, del decreto-legge
28  novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla legge
27 gennaio 1989, n. 20, in tema di addizionali comunali e provinciali
all'imposta  di  consumo  sull'energia  elettrica, e dall'articolo 4,
comma 3, del decreto-legge 30 settembre 1989, n. 332, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  27  novembre  1989,  n. 384, in tema di
addizionali erariali all'imposta di consumo sull'energia elettrica.
  18. Al decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, sono apportate
le seguenti modificazioni:
    a)  al  comma  5  dell'articolo  3 sono soppresse le parole: " e,
qualora  non  modificate  entro  il  suddetto  termine,  si intendano
prorogate di anno in anno";
    b)  al  comma  1 dell'articolo 37 sono soppresse le parole da: ",
nel limite della variazione percentuale" fino alla fine del comma.
                              ART. 11.
              (Delega al Governo per l'introduzione di
             incentivi con finalita' ecologiche per uno
        sviluppo economico sostenibile e per l'occupazione).

   1.  Il  Governo  e'  delegato  ad emanare, entro ventiquattro mesi
dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente legge, uno o piu'
decreti  legislativi  al  fine  della  introduzione di interventi con
finalita'  ecologiche  fissandone le priorita' e con l'osservanza dei
seguenti principi e criteri direttivi:

   a)  sviluppo  di  attivita'  di  rilevanza strategica per il Paese
quale  lo  sviluppo  di  tecniche  e  tecnologie  pulite, la gestione
ambientale  nell'ambito  dei  settori  produttivi, la tutela dei beni
culturali   e   ambientali,   la  manutenzione  delle  citta'  e  del
territorio;

   b)  trasferimento  del  prelievo  fiscale  dal  lavoro, al fine di
incentivare   l'occupazione,   al   consumo  delle  risorse  naturali
utilizzate   dal   sistema  produttivo,  esclusi  i  tributi  di  cui
all'articolo 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448;

   c)  sviluppo  delle  migliori  tecniche disponibili, al fine di un
miglioramento   dell'efficienza  ambientale  del  sistema  produttivo
nonche'   per   la  riduzione  dell'incidenza  degli  alti  costi  di
importazione di tali tecniche;

   d)  incentivazione  di  fonti  energetiche  rinnovabili,  dell'uso
razionale  dell'energia elettrica e del risparmio energetico, al fine
di  ridurre  e  sostituire  nel  lungo  periodo  le fonti energetiche
tradizionali causa di inquinamento;

   e)  incentivi  alle imprese per investimenti in ricerca e sviluppo
di  prodotti a basso impatto ambientale intervenendo anche in aumento
sulla  deducibilita'  fiscale del costo di marchi o brevetti concessi
in   ambito  europeo  che  comportino  innovazioni  tecnologiche  nei
processi produttivi che determinino risparmio energetico.

   2.  Dalla  delega  di  cui  al comma 1 non devono derivare aumento
della pressione tributaria e contributiva e oneri aggiuntivi a carico
del bilancio dello Stato.

   3.  Gli  schemi  dei  decreti  legislativi  di cui al comma 1 sono
trasmessi al Parlamento, successivamente all'acquisizione degli altri
pareri   previsti,  per  l'espressione  del  parere  da  parte  delle
competenti  Commissioni permanenti. Le Commissioni si esprimono entro
trenta  giorni  dalla data di trasmissione. Entro due anni dalla data
di  entrata  in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel
rispetto  degli  stessi  principi e criteri direttivi e previo parere
delle  competenti  Commissioni  parlamentari, possono essere emanate,
con  uno  o  piu'  decreti  legislativi,  disposizioni  integrative o
correttive.
                              ART. 12.
        (Modifiche al decreto legislativo 28 settembre 1998,
        n. 360, all'articolo 31 della legge 23 dicembre 1998,
          n. 448, e all'articolo 3, comma 143, della legge
                     23 dicembre 1996, n. 662).

   1.  Al  decreto  legislativo  28  settembre  1998,  n.  360,  sono
apportate le seguenti modificazioni:

   a)  all'articolo  1, comma 1, dopo la parola: " addizionale " sono
inserite le seguenti: " provinciale e ";

   b)  all'articolo  1,  comma 2, le parole: " Con decreto del " sono
sostituite  dalle  seguenti:  " Con uno o piu' decreti del "; dopo le
parole:  " e' stabilita l'aliquota ", sono inserite le seguenti: " di
compartecipazione  ";  alla  fine  e' aggiunto il seguente periodo: "
L'aliquota    di   compartecipazione   dovra'   cumulare   la   parte
specificamente indicata per i comuni e quella relativa alle province,
quest'ultima   finalizzata   esclusivamente  al  finanziamento  delle
funzioni e dei compiti ad esse trasferiti. ";

   c)  all'articolo  1,  comma  3, dopo le parole: " dell'aliquota ",
sono aggiunte le seguenti: " di compartecipazione ";

   d) all'articolo 1, il comma 5 e' sostituito dal seguente:

   "5.  Relativamente  ai  redditi  di lavoro dipendente e ai redditi
assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui agli articoli 46 e 47
del citato testo unico l'addizionale provinciale e comunale dovuta e'
determinata  dai sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 29 del
decreto  del  Presidente  della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
all'atto  di  effettuazione delle operazioni di conguaglio relative a
detti redditi. Il relativo importo e' trattenuto in tre rate uguali a
partire dal periodo di paga successivo a quello in cui le stesse sono
effettuate  o, in caso di cessazione del rapporto, in unica soluzione
nel periodo di paga in cui sono svolte le dette operazioni. L'importo
da   trattenere,   nonche'   quello  trattenuto,  e'  indicato  nella
certificazione  unica di cui all'articolo 7-bis del citato decreto n.
600 del 1973.";

   e)  all'articolo  1, comma 6, le parole: " e' dovuta al comune nel
quale  il  contribuente  ha  il  domicilio  fiscale alla data del 3 1
dicembre  dell'anno  cui  si  riferisce  l'addizionale  stessa " sono
sostituite  dalle  seguenti:  " e' dovuta alla provincia ed al comune
nel  quale  il  contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 31
dicembre  dell'anno  cui  si  riferisce  l'addizionale stessa, per le
parti spettanti ";

   f)  all'articolo  1,  comma  7, primo periodo, dopo le parole: "La
ripartizione"  sono  inserite le seguenti: "tra le province e" e, nel
primo e nel secondo periodo, e' soppressa la parola: "comunale";

   g)  all'articolo  1,  comma 7, all'inizio del quarto periodo, sono
inserite le seguenti parole: "Per le province e";

   h)  all'articolo  1, comma 8, primo e secondo periodo, prima delle
parole: "i comuni" sono inserite le seguenti: "le province ed";

   i)  all'articolo 1, comma 9, dopo le parole: " sono versati " sono
inserite le seguenti: " alle province e ";

   l)  all'articolo  2,  comma  1, dopo la parola: "trasferiti", sono
inserite le seguenti: "alle province e";

   m)   all'articolo   2,  comma  2,  dopo  le  parole:  "i  proventi
dell'addizionale"  sono inserite le seguenti: "provinciale e", e dopo
le  parole:  "vengono  ripartiti"  sono inserite le seguenti: "fra le
province e";

   n)  all'articolo  2,  comma  3,  dopo  le  parole:  " dei proventi
dell'addizionale " sono inserite le seguenti: " provinciale e "; dopo
le  parole:  "da  operare  e  da  consolidare,  ",  sono  inserite le
seguenti: "per ciascuna provincia e";

   o) all'articolo 2, dopo il comma 3 e' aggiunto il seguente:

   "3-bis. Per la copertura finanziaria delle minori entrate erariali
derivanti  dall'aliquota  di compartecipazione di cui all'articolo 1,
comma  2,  non  connessa  all'effettivo  trasferimento  di  compiti e
funzioni  ai sensi dell'articolo 7 della citata legge n. 59 del 1997,
fissata  in  misura non inferiore a un punto percentuale, si provvede
mediante  corrispondente  riduzione  dei  trasferimenti  ordinari  ai
comuni, salvo eventuale conguaglio";

   p)  all'articolo  3,  comma 1, dopo le parole: "risorse aggiuntive
acquisite " sono inserite le seguenti: "dalle province e".

   2.  Gli interventi previsti al comma 1 saranno definiti in modo da
garantire  la  neutralita'  finanziaria per il bilancio dello Stato e
dei singoli enti locali per gli anni 2000 e 2001.

   3.  Il  comma  2 dell'articolo 31 della legge 23 dicembre 1998, n.
448, e' sostituito dal seguente:

   "2.  In  relazione  alle  competenze attribuite alle regioni Valle
d'Aosta  e Friuli-Venezia Giulia e alle province autonome di Trento e
di  Bolzano in materia di finanza locale, l'addizionale provinciale e
comunale  all'imposta  sul  reddito  delle  persone  fisiche  di  cui
all'articolo  1  del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, e
successive  modificazioni,  e'  versata  direttamente  alle regioni e
province  stesse;  le  regioni  e  le province predette provvedono ai
trasferimenti  finanziari  agli  enti  locali  nel pieno rispetto dei
rispettivi  statuti di autonomia e delle loro norme di attuazione; le
medesime regioni e province assicurano comunque ai comuni, nel quadro
dei rispettivi rapporti finanziari, l'intero gettito dell'addizionale
di  cui all'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 28 settembre
1998, n. 360".

   4.  Nell'articolo  3,  comma 143, della legge 23 dicembre 1996, n.
662,  alla lettera f), le parole: "attribuzione ai comuni delle somme
riscosse  per  le  imposte  di  registro,  ipotecaria  e catastale in
relazione  agli  atti  di  trasferimento  a  titolo oneroso, compresi
quelli  giudiziari,  della  proprieta'  di  immobili  nonche'  quelli
traslativi  o  costitutivi  di  diritti  reali  sugli  stessi;"  sono
soppresse.
                              ART. 13.
      (Interessi per la riscossione e i rimborsi dei tributi).

   1.  La  misura  degli interessi per la riscossione e i rimborsi di
ogni   tributo  e'  determinata  nell'esercizio  del  potere  di  cui
all'articolo 13, comma 3, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133,
nei  limiti  di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso
di interesse fissato ai sensi dell'articolo 1284 del codice civile.

   2.  Con  regolamento  emanato  ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della  legge 23 agosto 1988, n. 400, sono dettate le disposizioni per
le  modalita'  di  computo e la determinazione della decorrenza degli
interessi di cui al comma 1, al fine di garantire l'omogeneita' della
disciplina   tenuto   conto   dei   principi   del  codice  civile  e
dell'ordinamento  tributario  nonche'  della specificita' dei singoli
tributi.

   3.  Ciascun ente locale, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio,
puo'  prevedere  per  i  propri  tributi  l'applicazione  di tassi di
interesse  non  superiori  a quelli determinati ai sensi del comma 1,
computati con le medesime modalita' di determinazione.

   4.  Nell'esercizio  della  potesta'  regolamentare  in  materia di
disciplina  delle  proprie  entrate,  le  province e i comuni possono
stabilire  che  gli  interessi  per  la riscossione e il rimborso dei
tributi  di  loro spettanza siano dovuti nelle stesse misure previste
in  relazione  alle imposte erariali per i periodi di imposta e per i
rapporti  tributari precedenti a quelli in corso alla data di entrata
in vigore della presente legge.
                              ART. 14.
                 (Organismo di controllo degli enti
                   non commerciali e delle ONLUS).

   1.  Il  comma 191 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n.
662, e' sostituito dal seguente:

   "191.  L'organismo  di  controllo  opera  sotto  la  vigilanza del
Presidente  del Consiglio dei ministri e del Ministro delle finanze e
garantisce,  anche  con emissione di pareri obbligatori e vincolanti,
l'uniforme  applicazione  della  normativa sui requisiti soggettivi e
sull'ambito  di  operativita'  rilevante per gli enti di cui ai commi
186  e  188.  L'organismo  di  controllo  e'  tenuto  a presentare al
Parlamento  apposita  relazione  annuale;  e' investito dei piu' ampi
poteri   di   indirizzo,  promozione  e  ispezione  per  la  corretta
osservanza della disciplina legislativa e regolamentare in materia di
terzo  settore.  Puo'  inoltre  formulare  proposte di modifica della
normativa   vigente  ed  adottare  provvedimenti  di  irrogazione  di
sanzioni  di  cui  all'articolo 28 del decreto legislativo 4 dicembre
1997, n. 460 ".

   2.  All'articolo  3  della legge 23 dicembre 1996, n. 662, dopo il
comma 192 e' inserito il seguente:

   "  192-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
su proposta dei Ministri delle finanze, del lavoro e della previdenza
sociale   e  per  la  solidarieta'  sociale,  da  adottare  ai  sensi
dell'articolo  17,  comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono
stabiliti  la  sede,  l'organizzazione  interna, il funzionamento, il
numero  dei componenti e i relativi compensi, i poteri e le modalita'
di finanziamento dell'organismo di controllo di cui al comma 190 ".

   3. L'onere derivante dal presente articolo dovra' essere contenuto
entro il tetto massimo di lire 5 miliardi annue a decorrere dal 1999;
ad   esso   si   provvede  mediante  corrispondente  riduzione  dello
stanziamento  iscritto,  ai  fini  del  bilancio triennale 1999-2001,
nell'ambito  dell'unita'  previsionale  di  base  di parte corrente "
Fondo  speciale " dello stato di previsione del Ministero del tesoro,
del   bilancio   e   della   programmazione   economica,  allo  scopo
parzialmente  utilizzando  l'accantonamento  relativo alla Presidenza
del  consiglio  dei  ministri. Il Ministro del tesoro, del bilancio e
della  programmazione  economica  e'  autorizzato  ad  apportare, con
propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
                              ART. 15.
            (Regime fiscale dell'indennita' di mobilita'
             di cui all'articolo 7, comma 5, della legge
      23 luglio 1991, n. 223, e altre disposizioni tributarie).

   1. L'indennita' di mobilita' di cui all'articolo 7, comma 5, della
legge  23  luglio  1991, n. 223, e' da considerarsi non imponibile ai
fini  dell'imposta  sul  reddito  delle  persone fisiche per la parte
reinvestita nella costituzione di societa' cooperative.

   2.  La  disposizione  di  cui  al  comma  1  si applica anche alle
indennita'  percepite  nei tre periodi di imposta precedenti a quello
in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

   3.  Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente  legge i lavoratori, che hanno destinato l'intera indennita'
percepita   dall'INPS   alla   costituzione  di  una  nuova  societa'
cooperativa,  possono fruire della prevista esenzione, nei limiti del
rimborso di imposta derivante dall'attuazione del comma 1, investendo
nella  societa' cooperativa della quale fanno parte, mediante aumento
del valore della quota posseduta.

   4.  All'articolo 11, primo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica  29  settembre  1973,  n.  601, sono apportate le seguenti
modificazioni:

   a)  nel primo periodo, la parola: " sessanta " e' sostituita dalla
seguente: " cinquanta ";

   b)  nel  secondo  periodo,  le parole: " sessanta " e " quaranta "
sono  sostituite,  rispettivamente, dalle seguenti: " cinquanta " e "
venticinque ".

   5.   Il   termine  del  20  aprile  1998,  previsto  dal  comma  1
dell'articolo  30  della  legge 27 dicembre 1997, n. 449, concernente
l'esclusione  dei  beni  dal  patrimonio  d'impresa, e' fissato al 16
settembre  1999. Sulle somme dovute si applicano gli interessi di cui
all'articolo  9  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29
settembre  1973,  n. 602, e successive modificazioni, a decorrere dal
21  aprile  1998. L'esclusione ha effetto dall'anno 1999. Gli importi
dovuti, se eccedenti 5 milioni di lire, possono essere versati per il
40  per cento entro il 16 settembre 1999 e, per la restante parte, in
quote  di pari importo entro il 16 dicembre 1999 ed il 16 marzo 2000,
con i criteri di cui al decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

   6.  Agli  oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo,
valutati  in  lire  3 miliardi per l'anno 1999 e in lire 7 miliardi a
decorrere   dall'anno   2000,  si  provvede  mediante  corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1999-2001,  nell'ambito  dell'unita'  previsionale  di  base di parte
corrente  "  Fondo speciale " dello stato di previsione del Ministero
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, allo scopo
parzialmente  utilizzando  l'accantonamento  relativo alla Presidenza
del Consiglio dei ministri.
                              ART. 16.
                              (Giochi).

   1.   Il  Ministro  delle  finanze  puo'  disporre,  anche  in  via
temporanea,  l'accettazione  di  nuove  scommesse a totalizzatore o a
quota  fissa,  relative  ad  eventi  sportivi diversi dalle corse dei
cavalli  e  dalle  competizioni  organizzate  dal  Comitato  olimpico
nazionale  italiano  (CONI)  da parte dei soggetti cui e' affidata in
concessione  l'accettazione delle scommesse a totalizzatore e a quota
fissa  ai  sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile
1998, n. 169, e del decreto del Ministro delle finanze 2 giugno 1998,
n.  174, i quali a tale fine impiegheranno sedi, strutture e impianti
gia'  utilizzati nell'esercizio della loro attivita'. Con riferimento
a  tali nuove scommesse nonche' ad ogni altro tipo di gioco, concorso
pronostici e scommesse, il Ministro delle finanze emana regolamenti a
norma  dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
per  disciplinare  le modalita' e i tempi di gioco, la corresponsione
di  aggi,  diritti e proventi dovuti a qualsiasi titolo, ivi compresi
quelli  da  destinare  agli  organizzatori  delle  competizioni.  Con
decreto  del Ministro delle finanze e' altresi' stabilito l'ammontare
del prelievo complessivo, comprensivo dei predetti oneri, su ciascuna
scommessa;  il prelievo non puo' superare il 62 per cento delle somme
giocate.  Per le medesime scommesse a totalizzatore il Ministro delle
finanze  puo'  prevederne l'accettazione anche da parte dei gestori e
dei  concessionari  di  giochi,  concorsi pronostici e lotto, purche'
utilizzino  una rete di ricevitorie collegate con sistemi informatici
in tempo reale.
  2.  Il  Ministro  delle  finanze,  di  concerto con il Ministro del
tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione  economica,  destina
annualmente  i  prelievi  di  cui  al  comma 1, calcolati al netto di
imposte e spese:
    a) ((LETTERA ABROGATA DALLA L. 30 DICEMBRE 2004, N. 311));
    b)  a  finalita'  sociali  o  culturali di interesse generale per
tutta o parte della quota residua.
  3.  Per l'anno 1999 e' attribuito all'UNIRE, per l'assolvimento dei
suoi compiti istituzionali, un contributo di lire 50 miliardi.
  4.  Per l'espletamento delle procedure di gara secondo la normativa
comunitaria,  previste  dall'articolo  2  del  decreto del Presidente
della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169, e richieste per l'affidamento
in   concessione  dell'esercizio  delle  scommesse  sulle  corse  dei
cavalli,  a totalizzatore e a quota fissa, e' autorizzata la spesa di
un miliardo di lire per gli anni 1999 e 2000.
  5.  Tra  i  soggetti previsti dall'articolo 2, comma 4, del decreto
del  Ministro delle finanze 25 novembre 1998, n. 418, sono compresi i
ricevitori  del lotto come individuati dall'articolo 12 della legge 2
agosto  1982,  n.  528,  e  successive  modificazioni,  nonche' dalla
circolare  del  Ministero delle finanze n. 6 del 6 maggio 1987 (prot.
n. 2/204975).
                              ART. 17.
               (Modifiche all'articolo 24 della legge
                     27 dicembre 1997, n. 449).

   1.  Il  comma 29 dell'articolo 24 della legge 27 dicembre 1997, n.
449, e' sostituito dal seguente:

   "  29.  L'accettazione delle scommesse sulle corse di levrieri, di
cui  alla  legge  23  marzo  1940,  n. 217, e' consentita solo presso
impianti di raccolta situati all'interno dei cinodromi ".
                               Art. 18
             (Modifica ai criteri di determinazione del
                 reddito delle unita' immobiliari).

  1.  11  Governo  e' delegato ad emanare, entro ((venti mesi)) dalla
data  di  entrata  in vigore della presente legge, uno o piu' decreti
legislativi   in   materia   di   tassazione   degli   immobili,  per
razionalizzare  e perequare il prelievo impositivo nonche' al fine di
evitare   aggravi   all'atto   dell'applicazione   dei  nuovi  estimi
catastali,   con   l'osservanza   dei  seguenti  principi  e  criteri
direttivi:
    a)  assoggettamento  dei  redditi  dei  fabbricati,  calcolati in
conformita'  a  quanto  previsto  alla  lettera c), con esclusione di
quelli  che  concorrono  a formare reddito d'impresa, ad un regime di
tassazione ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche con
un'aliquota  pari  a quella fissata per il primo scaglione di reddito
e,  per  i  redditi  derivanti  da  locazione  o  da  altre  forme di
utilizzazione a titolo oneroso da parte di terzi, limitazione di tale
regime  alla  parte  che non eccede i tassi di rendimento di cui alla
lettera c); modifica del vigente regime di tassazione dei redditi dei
fabbricati,  basato  sulla  loro  integrale  inclusione  nel  reddito
complessivo, rimodulando la deduzione dal detto reddito, correlata al
possesso  dell'unita'  immobiliare adibita ad abitazione principale e
delle  sue  pertinenze,  e  rapportata  al  periodo  e  alla quota di
possesso dell'unita' immobiliare stessa; facolta' del contribuente di
scegliere tra i due regimi di tassazione;
    b)  previsione  di  misure  agevolative, ai fini dell'imposta sul
reddito  delle  persone  fisiche,  in  particolare per i redditi piu'
bassi  e  per  l'unita' immobiliare adibita ad abitazione principale,
allo  scopo  di non aumentare l'onere fiscale gravante su di essi per
effetto del nuovo regime di tassazione;
    c)  determinazione e successiva fissazione periodica, con decreto
del  Ministro  delle finanze, tenuto conto dell'incidenza complessiva
del  prelievo  fiscale, di coefficienti convenzionali di redditivita'
dei    valori    d'estimo   delle   unita'   immobiliari,   dopo   la
rideterminazione  di  cui  all'articolo  3, comma 154, della legge 23
dicembre   1996,  n.  662,  fermo  restando  il  principio  stabilito
dall'articolo  11, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, per
il  reddito  degli  immobili  riconosciuti  di  interesse  storico  o
artistico,  ai  sensi  dell'articolo 3 della legge 1° giugno 1939, n.
1089,  inteso  a tenere conto dei vincoli gravanti su di essi nonche'
dell'interesse pubblico alla loro conservazione;
    d)  rideterminazione,  a  seguito  della  revisione  degli estimi
catastali   e   con   la  medesima  decorrenza,  anche  al  fine  del
mantenimento  degli  attuali  margini di autonomia finanziaria, delle
aliquote  minime  e  massime  dell'imposta  comunale  sugli immobili,
istituita dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, in misura
tale da garantire il medesimo gettito complessivo;
    e) istituzione di una detrazione ai fini dell'imposta sul reddito
delle  persone  fisiche,  ai  sensi  dell'articolo  10  della legge 9
dicembre  1998,  n.  431, o di altra misura agevolativa in favore dei
conduttori,   limitatamente  alla  loro  abitazione  principale  e  a
decorrere  dal  periodo  d'imposta  2000,  avuto  riguardo ai redditi
posseduti e alla loro misura;
    f)   rimodulazione  delle  imposte  sui  trasferimenti,  mediante
applicazione  di  valori ridotti rispetto a quelli di estimo, in modo
da evitare incrementi del gettito complessivo;
    g)   armonizzazione,   semplificazione   e  autoliquidazione,  ad
invarianza  di  gettito,  delle  imposte  di  registro,  ipotecaria e
catastale,  di  bollo,  sulle  successioni  e donazioni e degli altri
tributi  e  diritti  collegati,  relativi  a  qualsiasi fattispecie e
presupposto  imponibile  in materia immobiliare, al fine di unificare
le  basi  imponibili,  gli  obblighi  dei  contribuenti,  i  poteri e
l'esercizio di essi da parte dell'amministrazione pubblica;
    h)   coordinamento  tra  i  criteri  di  tassazione  dei  redditi
figurativi   derivanti  dalle  22  unita'  immobiliari  e  di  quelli
effettivamente percepiti;
    i)  revisione  delle ipotesi di non concorrenza totale o parziale
alla   formazione   del   reddito  nonche'  di  quelle  di  riduzione
dell'imposta  previste  ai  fini di tutti i tributi ed armonizzazione
della relativa disciplina;
    l)  coordinamento, tenuto conto in particolare delle agevolazioni
fiscali in favore dei locatori disposte dall'articolo 8 della legge 9
dicembre  1998,  n.  431,  e  in  ogni  caso fatti salvi i criteri di
agevolazione  ivi  previsti,  di  tutte le disposizioni legislative e
regolamentari vigenti con la nuova disciplina;
    m) disciplina dei procedimenti tributari relativi alle materie di
cui  alle  lettere  precedenti  mediante regolamenti emanati ai sensi
dell'articolo  17,  comma  3,  della  legge 23 agosto 1988, n. 400, o
mediante  decreti  ministeriali,  di  natura  non  regolamentare, per
stabilire  termini  o  modalita'  in  via  speciale  o  transitoria o
straordinaria.
  2.  Gli  schemi  dei  decreti  legislativi  di  cui al comma 1 sono
trasmessi al Parlamento, successivamente all'acquisizione degli altri
pareri   previsti,  per  l'espressione  del  parere  da  parte  delle
competenti  Commissioni permanenti. Le Commissioni si esprimono entro
trenta giorni dalla data di trasmissione.
  3.  Entro  due  anni  dalla  data  di entrata in vigore dei decreti
legislativi  di  cui  al  comma  1,  nel  rispetto dei principi e dei
criteri  direttivi  previsti  dal  presente  articolo e previo parere
delle  Commissioni  parlamentari  competenti, possono essere emanate,
con  uno  o  piu'  decreti  legislativi,  disposizioni  integrative o
correttive.
  4. Il comma 4-quater dell'articolo 34 del testo unico delle imposte
sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre  1986,  n.  917,  e successive modificazioni, concernente la
determinazione  del  reddito  delle  unita'  immobiliari  adibite  ad
abitazione principale del contribuente e delle relative pertinenze e'
abrogato con effetto dal periodo d'imposta 1999.
  5. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488.
  6. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488.
  7. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488.
  8. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488.
  9. Il Governo e' delegato ad emanare, entro quattro mesi dalla data
di  entrata  in  vigore della presente legge, secondo la procedura di
cui al comma 2, un decreto legislativo volto ad anticipare al periodo
d'imposta  1999  la detrazione ai fini dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche di cui al comma 1, lettera e), nelle stesse ipotesi e
condizioni  e  con  l'osservanza  dei  medesimi criteri direttivi ivi
previsti, nei limiti di complessive lire 300 miliardi.
  10.  Dalle disposizioni di cui al presente articolo, con esclusione
dei  commi  7, 8 e 9, non devono derivare oneri per il bilancio dello
Stato. Agli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni di cui
ai  commi  7,  8  e 9, valutati rispettivamente in lire 675 miliardi,
lire  3  miliardi  e  lire  300 miliardi per l'anno 2000, si provvede
mediante  utilizzo  delle  proiezioni  per  il  medesimo  anno  dello
stanziamento  iscritto,  ai  fini  del  bilancio triennale 1999-2001,
nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte corrente "Fondo
speciale"  dello  stato  di  previsione del Ministero del tesoro, del
bilancio   e   della   programmazione   economica  per  l'anno  1999,
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero delle
finanze.
  11.   All'articolo   10,   comma  5,  terzo  periodo,  del  decreto
legislativo  30  dicembre  1992,  n. 504, le parole: "un contributo a
carico  dei  concessionari  pari  al  5  per  cento delle commissioni
riscosse  ai  sensi del comma 3 " sono sostituite dalle seguenti: "un
contributo  pari allo 0,6 per mille del gettito dell'imposta a carico
dei  soggetti  che  provvedono  alla  riscossione;  con  decreto  del
Ministro  delle  finanze  sono  stabiliti i termini e le modalita' di
trasmissione  da  parte  dei predetti soggetti dei dati relativi alla
riscossione".
                              ART. 19.
              (Istanze di fissazione dell'esecuzione e
          disposizioni in materia di imposta di registro).

   1. Le disposizioni dell'articolo 57 della legge 27 luglio 1978, n.
392,   si   applicano  alle  istanze  di  fissazione  dell'esecuzione
presentate  dal  conduttore  ai  sensi  dell'articolo 6, commi 3 e 4,
della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e ai procedimenti di opposizione
previsti dallo stesso articolo 6, commi 3 e 4.

   2.  Nell'articolo  11  della  tariffa,  parte 1, allegata al testo
unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e
successive  modificazioni,  le  parole:  " esclusi quelli di cui agli
articoli  4,  5,  11  e  11-bis  "  sono sostituite dalle seguenti: "
esclusi quelli di cui agli articoli 4, 5, 11, 11 bis e 11-ter ".

   3.  Nella  tabella  allegata  al  testo  unico  delle disposizioni
concernenti   l'imposta   di  registro,  approvato  con  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  26  aprile  1986, n. 131, e successive
modificazioni, dopo l'articolo 11-bis, e' aggiunto il seguente:

   " ART. 11-ter. - 1. Verbali di gara o d'incontro, dichiarazioni di
nomina  di  cui  all'articolo  583  del  codice di procedura civile e
relativi depositi, redatti o ricevuti dai notai delegati ".
                              ART. 20.
                 (Collegamento dell'Amministrazione
                 finanziaria con altre banche dati).

   1.   Nei   casi   previsti   da   leggi   o   regolamenti  in  cui
l'Amministrazione  finanziaria  puo'  accedere  per via informatica o
telematica  a  banche  dati  gestite  da altri titolari pubblici o da
soggetti   che   operano   per   loro  conto,  i  collegamenti  e  le
interconnessioni  sono  gratuiti, salvo rimborso delle spese connesse
all'eventuale trattamento suppletivo dei dati effettuato dai soggetti
gestori  delle  banche  dati  strettamente  al  fine  di  consentirne
l'acquisizione.
                              ART. 21.
                 (Disposizioni per il funzionamento
                 dell'Amministrazione finanziaria).

   1.  L'articolo  38,  comma  2, del decreto legislativo 31 dicembre
1992,  n.  546, si interpreta nel senso che le sentenze pronununciate
dalle commissioni tributarie regionali e dalle commissioni tributarie
di  secondo  grado delle province autonome di Trento e di Bolzano, ai
fini  del decorso del termine di cui all'articolo 325, secondo comma,
del  codice di procedura civile, vanno notificate all'Amministrazione
finanziaria  presso  l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato competente
ai  sensi  dell'articolo 11, secondo comma, del testo unico approvato
con   regio   decreto   30   ottobre  1933,  n.  1611,  e  successive
modificazioni. ((3))
   2.   Le  disponibilita'  finanziarie  derivanti  dall'assegnazione
disposta  ai sensi della legge 3 agosto 1998, n. 300, esistenti, alla
data del 31 dicembre 1998, sul capitolo 3097 dell'unita' previsionale
di  base  7.1.1.1  " Spese generali di funzionamento " dello stato di
previsione  del  Ministero  delle  finanze, possono essere utilizzate
nell'esercizio  1999.  Le  disponibilita' iscritte nei capitoli 8205,
8501,  8505 dello stato di previsione del Ministero delle finanze, di
cui  all'articolo 14 della legge 8 maggio 1998, n. 146, non impegnate
entro  il  31  dicembre  1998 possono essere impegnate nell'esercizio
1999.
-----------------
AGGIORNAMENTO (3)
  La Corte Costituzionale, con sentenza 15 - 22 novembre 2000, n. 525
(in  G.U.  1a s.s. 29/11/2000, n. 49) ha dichiarato l'"illegittimita'
costituzionale  dell'art. 21, comma 1, della legge 13 maggio 1999, n.
133  (Disposizioni  in  materia  di perequazione, razionalizzazione e
federalismo  fiscale),  nella  parte  in cui estende anche al periodo
anteriore alla sua entrata in vigore l'efficacia dell'interpretazione
autentica,  da  essa  dettata,  dell'art.  38, comma 2, del d.lgs. 31
dicembre  1992,  n.  546  (Disposizioni  sul  processo  tributario in
attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge
30 dicembre 1991, n. 413)".
                              Art. 22.
            Modifiche alla legge 28 dicembre 1995, n. 549

  1.  All'articolo  3  della  legge  28  dicembre  1995,  n.  549,  e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a)  al  comma  205,  la parola: "disponibili" e' sostituita dalla
seguente:  "vacanti";  dopo le parole: "e successive modificazioni ed
integrazioni" sono aggiunte, in fine, le seguenti: ", con decreti del
Presidente  del  Consiglio dei ministri 18 novembre 1996 e 2 dicembre
1996,  pubblicati  nel  supplemento  ordinario  n.  59 della Gazzetta
Ufficiale  n.  67 del 21 marzo 1997, e 31 luglio 1997, pubblicato nel
supplemento  ordinario  n. 221 della Gazzetta Ufficiale n. 249 del 24
ottobre  1997.  Le  aliquote  dei  posti  vacanti  da  coprire con le
predette  procedure  di  riqualificazione  sono  definite, attraverso
apposita  procedura  di  concertazione ai sensi del vigente contratto
collettivo  nazionale  di  lavoro del comparto Ministeri, in modo che
non   sia   attribuito,   a   seguito  delle  procedure  concorsuali,
complessivamente  oltre  il  70  per  cento  dei  posti vacanti al 31
dicembre 1998 nelle qualifiche interessate dalle procedure medesime";
    b)  al comma 206, lettera c), le parole: "salvo che per l'accesso
alla  settima  qualifica  funzionale" sono soppresse; alla lettera d)
del  medesimo  comma  e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: "con
decreto  ministeriale  sono  fissate  le  suddette  materie;"  e alla
lettera  e)  ,  dopo la parola: "una prova", e' aggiunta la seguente:
"d'esame";
    c) il comma 207 e' sostituito dal seguente:
      "207.  I  candidati  che abbiano superato la prova selettiva di
cui alla lettera b) del comma 206 sono ammessi a partecipare ai corsi
di  cui  alla  lettera  a)  del  medesimo  comma,  nella  regione  di
destinazione  individuata,  in  via  provvisoria,  sulla  base  della
posizione occupata nella graduatoria formata per la prova selettiva e
nel  limite  dei  posti  disponibili  aumentati  del 20 per cento; la
mancata   partecipazione   al   corso  comporta  la  decadenza  dalla
graduatoria  di riqualificazione. I posti non attribuiti per mancanza
di  idonei  nelle  graduatorie  regionali  sono assegnati secondo una
graduatoria  unica  nazionale  degli  idonei compilata sulla base dei
punteggi conseguiti. Nei confronti dei candidati dichiarati vincitori
che  non  assumono  servizio  in  alcuna delle regioni indicate nella
domanda  di  partecipazione  sono  recuperate  le somme corrisposte a
titolo di trattamento di missione per la frequenza del corso.";
    d)  al  comma  208-bis  dopo  il  primo  periodo  e'  inserito il
seguente: "Le eventuali somme residue sono destinate al finanziamento
dei   passaggi  di  cui  all'articolo  15  del  contratto  collettivo
nazionale  di  lavoro  del  comparto  Ministeri  stipulato in data 16
febbraio 1999".
  2.  Gli  atti  emanati  ed i procedimenti svolti nelle procedure di
selezione  gia'  avviate  sono fatti salvi e modificati di diritto in
conformita' a quanto disposto dal comma 1. ((7))

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AGGIORNAMENTO (7)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza 9-16 maggio 2002, n. 194 (in
G.U.  1a  s.s.  22/5/2002,  n.  20)  ha  dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale del comma 2 del presente articolo.
                              ART. 23.
               (Disposizioni integrative o correttive
              dei decreti legislativi emanati ai sensi
                 della legge 3 agosto 1998, n. 288).

   1.  Nell'articolo  1  della  legge  3 agosto 1998, n. 288, dopo il
comma 2 e' inserito il seguente:

   "2-bis. Entro due anni dalla data di entrata in vigore dei decreti
legislativi di cui ai commi 1 e 2, nel rispetto degli stessi principi
e  criteri  direttivi,  e  previo parere delle competenti Commissioni
parlamentari,   possono  essere  emanate,  con  uno  o  piu'  decreti
legislativi, disposizioni integrative o correttive ".
                              ART. 24.
          (Disposizioni in materia di redditi individuali).

   1.  La  pubblicazione  ed  ogni  informazione  relative ai redditi
tassati,  anche  previste dall'articolo 15 della legge 5 luglio 1982,
n.  441,  sia nelle forme previste dalla stessa legge sia da parte di
altri  soggetti,  deve  sempre  comprendere l'indicazione dei redditi
anche al netto di imposte e tasse.
                               Art. 25 
(Disposizioni  tributarie  in  materia   di   associazioni   sportive
                          dilettantistiche) 
 
  1. Sulla parte imponibile dei redditi di cui all'articolo 81, comma
1, lettera m), del testo unico delle imposte sui  redditi,  approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
e  successive  modificazioni,  in  materia  di  redditi  diversi,  le
societa' e gli enti eroganti operano, con  obbligo  di  rivalsa,  una
ritenuta nella misura fissata  per  il  primo  scaglione  di  reddito
dall'articolo   11   dello   stesso   testo   unico,   e   successive
modificazioni, concernente  determinazione  dell'imposta,  maggiorata
delle addizionali di compartecipazione all'imposta sul reddito  delle
persone fisiche. La ritenuta e'  a  titolo  d'imposta  per  la  parte
imponibile dei suddetti redditi compresa fino a lire 40 milioni ed e'
a titolo di acconto per la parte imponibile che  eccede  il  predetto
importo.  Ai  soli  fini  della  determinazione  delle  aliquote  per
scaglioni di reddito di cui al predetto articolo 11 del citato  testo
unico, la parte dell'imponibile  assoggettata  a  ritenuta  a  titolo
d'imposta concorre alla formazione del reddito complessivo. 
 ((1-bis. Le disposizioni di cui al comma 2 si applicano anche alle associazioni proloco)). 
  2. Per le associazioni sportive dilettantistiche,  comprese  quelle
non riconosciute dal CONI  o  dalle  Federazioni  sportive  nazionali
purche' riconosciute da enti di promozione sportiva, che si avvalgono
dell'opzione di cui all'articolo 1 della legge 16 dicembre  1991,  n.
398, e successive modificazioni, non concorrono a formare il  reddito
imponibile, per un numero di eventi complessivamente non superiore  a
due per  anno  e  per  un  importo  non  superiore  al  limite  annuo
complessivo fissato  con  decreto  del  Ministro  delle  finanze,  di
concerto  con  il  Ministro  del  tesoro,  del   bilancio   e   della
programmazione economica e con il Ministro per i beni e le  attivita'
culturali: 
      a) i proventi realizzati dalle associazioni  nello  svolgimento
di attivita' commerciali connesse agli scopi istituzionali; 
      b) i proventi realizzati per il tramite della raccolta pubblica
di fondi effettuata in conformita'  all'articolo  108,  comma  2-bis,
lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  e
successive  modificazioni,  in  materia  di  formazione  del  reddito
complessivo. 
  3. A decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello  in  corso
alla data del 18 maggio  1999,  l'importo  fissato  dall'articolo  1,
comma 1, della legge 16 dicembre 1991, n. 398,  recante  disposizioni
tributarie relative alle associazioni sportive dilettantistiche, come
modificato da ultimo con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri 10 novembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 285
del 5 dicembre 1998, in lire  130.594.000,  e'  elevato  a  lire  360
milioni. 
  4. Alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, e successive modificazioni,
recante disposizioni tributarie relative alle  associazioni  sportive
dilettantistiche, sono apportate le seguenti modificazioni: 
      a) nell'articolo 1, il comma 3 e' abrogato; 
      b) nell'articolo 2: 
        1) al comma 3, le  parole:  "quinto  comma"  sono  sostituite
dalle seguenti: "sesto comma"; 
        2) al comma 5, le parole: "6 per cento" sono sostituite dalle
seguenti: "3 per cento". 
  5. I pagamenti a favore di societa', enti o  associazioni  sportive
dilettantistiche di cui al presente articolo e i versamenti da questi
effettuati sono eseguiti, se di importo superiore a  lire  1.000.000,
tramite conti correnti bancari o  postali  a  loro  intestati  ovvero
secondo  altre  modalita'  idonee  a  consentire  all'amministrazione
finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli, che possono  essere
stabilite con decreto del Ministro delle finanze da emanare ai  sensi
dell'articolo 17, comma 3,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400.
L'inosservanza della  presente  disposizione  comporta  la  decadenza
dalle agevolazioni di cui alla legge 16  dicembre  1991,  n.  398,  e
successive modificazioni, recante  disposizioni  tributarie  relative
alle associazioni sportive dilettantistiche, e  l'applicazione  delle
sanzioni  previste  dall'articolo  11  del  decreto  legislativo   18
dicembre 1997, n. 471, recante riforma delle sanzioni tributarie  non
penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore  aggiunto
e di riscossione dei tributi. (4) 
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AGGIORNAMENTO (4) 
  La L. 21 novembre 2000, n. 342 ha disposto (con l'art. 37, comma 4)
che la sostituzione dei commi 1, 2, 3,  4,  7  e  8  decorre  dal  1°
gennaio  2000  e  che  "restano  salvi  tutti   gli   atti   adottati
anteriormente alla data di entrata in vigore della presente  legge  e
non si fa luogo a recuperi, a rimborsi d'imposta  o  applicazione  di
sanzioni nei confronti dei soggetti che  anteriormente  a  tale  data
hanno assunto comportamenti, ovvero hanno corrisposto o percepito  le
indennita', i rimborsi o i compensi, conformemente alle  disposizioni
di cui all'articolo 25 della legge 13 maggio 1999,  n.  133,  recante
disposizioni  tributarie  in   materia   di   associazioni   sportive
dilettantistiche, e a quelle del decreto del Ministro  delle  finanze
26 novembre 1999, n. 473". 
                              ART. 26.
           (Disposizioni relative ai rimborsi di imposte).

   1.  Nell'articolo  16,  comma  2, della legge 23 dicembre 1998, n.
448,  le  parole:  "  sono  istituite  apposite contabilita' speciali
intestate  ai  direttori  regionali  delle  entrate " sono sostituite
dalle  seguenti:  "  da  effettuare  da  parte  dei competenti uffici
periferici  dell'Amministrazione finanziaria, sono istituite apposite
contabilita' speciali intestate ai direttori degli uffici medesimi ".
                              ART. 27.
              (Disposizioni in favore delle popolazioni
                  colpite da calamita' pubbliche).

   1.  Sono  deducibili  dal reddito d'impresa ai fini delle relative
imposte  le  erogazioni liberali in denaro effettuate in favore delle
popolazioni colpite da eventi di calamita' pubblica o da altri eventi
straordinari  anche  se  avvenuti  in  altri Stati, per il tramite di
fondazioni, di associazioni, di comitati e di enti.

   2. Non si considerano destinati a finalita' estranee all'esercizio
dell'impresa  ai  sensi  degli  articoli  53, comma 2, e 54, comma 1,
lettera  d), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, i
beni ceduti gratuitamente ai sensi del comma 1.

   3.  I trasferimenti dei beni di cui ai commi 1 e 2, effettuati per
le  finalita'  di cui al comma 1, non sono soggetti all'imposta sulle
donazioni.

   4. Le fondazioni, le associazioni, i comitati e gli enti di cui al
comma  1  sono  individuati con decreti dei prefetti delle rispettive
province.  Per gli eventi che interessano altri Stati si provvede con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

   5.  All'onere  derivante  dall'attuazione  del  presente articolo,
valutato  in  complessive lire 4 miliardi a decorrere dall'anno 2000,
si  provvede  mediante  utilizzo  di  parte  delle  maggiori  entrate
rivenienti  dalle  disposizioni dei commi da 4 a 8 e 16 dell'articolo
10.
                               Art. 28
         ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 4 LUGLIO 2006, N. 223, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 4 AGOSTO 2006, N. 248))
                              ART. 29.
      (Disposizioni per la rinegoziazione dei mutui agevolati).

   1.  Gli  enti concedenti contributi agevolati ai sensi della legge
22  ottobre  1971,  n.  865,  della legge 27 maggio 1975, n. 166, del
decreto-legge  13 agosto 1975, n. 376, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  16  ottobre 1975, n. 492, della legge 5 agosto 1978, n.
457,  del  decreto-legge  23  gennaio  1982,  n.  9,  convertito, con
modificazioni,  dalla legge 25 marzo 1982, n. 94, del decreto legge 7
febbraio  1985,  n.  12, convertito, con modificazioni, dalla legge 5
aprile  1985,  n. 118, e della legge 11 marzo 1988, n. 67, nonche' le
persone   fisiche  e  giuridiche  destinatarie  di  tali  contributi,
possono,   in   via  disgiunta,  chiedere  all'istituto  mutuante  la
rinegoziazione  del  mutuo  nel  caso  in  cui  il tasso di interesse
applicato  ai  contratti di finanziamento stipulati risulti superiore
al   tasso  effettivo  globale  medio  per  le  medesime  operazioni,
determinato  ai  sensi  dell'articolo  2 della legge 7 marzo 1996, n.
108,  alla  data  della  richiesta, al fine di ricondurre il tasso di
interesse  ad  un  valore  non  superiore  al  citato tasso effettivo
globale  medio  alla predetta data. In tale ipotesi la quota a carico
dei  beneficiari delle agevolazioni indicate per le alienazioni e per
le  assegnazioni  in  godimento  di  immobili  ad  uso  abitativo e',
rispettivamente, non superiore al 50 per cento ed al 20 per cento del
nuovo  tasso  di interesse stabilito. Resta fermo in ogni caso quanto
disposto  dall'articolo 7, commi 3 e 4, della legge 23 dicembre 1998,
n. 448.

   2.  Le  regioni  e  le  province  autonome  di Trento e di Bolzano
possono  prevedere  l'applicazione  delle  disposizioni contenute nel
presente   articolo   anche   in  relazione  ai  mutui  per  edilizia
residenziale pubblica di cui alle leggi di agevolazione emanate dalle
stesse.

   3.  Entro  sessanta  giorni  dalla data di entrata in vigore della
presente  legge,  con regolamento emanato, ai sensi dell'articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal Ministro del tesoro,
del  bilancio  e  della  programmazione economica, di concerto con il
Ministro   dei   lavori  pubblici,  previo  parere  della  Conferenza
permanente  per  i  rapporti  fra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di Trento e di Bolzano, ai sensi del decreto legislativo 28
agosto  1997,  n. 281, sono emanate le disposizioni di attuazione del
presente articolo.
                              ART. 30.
(Disciplina concernente il complesso  monumentale  Dogana  Vecchia di
                              Venezia).

   1. 11 complesso monumentale Dogana Vecchia alla Punta della Salute
di Venezia puo' essere affidato in concessione ai sensi dell'articolo
15  della  legge  29  novembre  1984,  n.  798,  fermi  restando  gli
adempimenti amministrativi gia' posti in essere tra l'Amministrazione
finanziaria ed il comune di Venezia.
                              ART. 31.
           (Autorizzazione ad accedere alle conservatorie
                 dei pubblici registri immobiliari).

   1.  L'autorizzazione  di cui all'articolo 17, comma 8, della legge
30 dicembre 1991, n. 413, di accedere alle conservatorie dei pubblici
registri immobiliari, con facolta' di prendere visione gratuita degli
atti  riguardanti gli immobili rientranti nei comprensori di bonifica
nonche'  di  ottenere  gratuitamente  le  relative certificazioni, e'
estesa ai consorzi di bonifica e di irrigazione.
                              ART. 32.
          (Modifica all'articolo 52 del decreto legislativo
                     15 dicembre 1997, n. 446).

   1.  Al numero 1) della lettera b) del comma 5 dell'articolo 52 del
decreto  legislativo  15  dicembre  1997,  n.  446, dopo le parole: "
all'albo di cui all'articolo 53 " sono aggiunte le seguenti: " oppure
siano  gia'  costituite  prima  della  data  di entrata in vigore del
presente decreto ".
                              ART. 33.
      (Relazione tecnica sugli schemi di decreti legislativi).

   1.  Gli  schemi  di decreti legislativi predisposti dal Governo in
attuazione delle deleghe di cui alla presente legge sono corredati di
relazione tecnica volta a consentire la verifica in sede parlamentare
del  rispetto degli effetti finanziari derivanti dall'esercizio delle
deleghe stesse.
                              ART. 34.
                      (Copertura finanziaria).

   1.  Alle minori entrate derivanti dalle disposizioni dell'articolo
6, comma 7, lettera a), valutate in lire 8 miliardi per l'anno 1999 e
lire  20  miliardi  a  decorrere  dall'anno  2000, si provvede con le
maggiori  entrate  rivenienti  dalle  disposizioni  del  comma  8 del
medesimo articolo 6. Alle minori entrate derivanti dalle disposizioni
dell'articolo  6, comma 11, valutate in lire 119 miliardi a decorrere
dall'anno  2000,  si  provvede con quota parte delle maggiori entrate
rivenienti dalle disposizioni dei commi da 4 a 8 dell'articolo 10.

   2.  Agli  oneri  recati  dall'articolo 10, comma 13, valutati in 2
miliardi  di lire annue a decorrere dall'anno 1999, dall'articolo 16,
comma  3,  valutati  in  50  miliardi  di  lire  per  l'anno  1999, e
dall'articolo  16,  comma  4, valutati in un miliardo di lire per gli
anni  1999  e  2000,  si  provvede  con  parte delle maggiori entrate
rivenienti  dalle  disposizioni dei commi da 4 a 8 e 16 dell'articolo
10.
                               Art. 35
                           (Testi unici).

  1.  Al  fine di razionalizzare, semplificare, armonizzare e rendere
piu' organiche le norme tributarie, anche alla luce delle innovazioni
introdotte  nella  presente  legislatura,  il  Governo e' delegato ad
emanare,   entro   ((il 31 dicembre 2001)),  uno  o  piu'  decreti
legislativi  recanti  testi  unici  che accorpino, anche in un codice
tributario,  le  vigenti norme per materia, senza modificarle, con il
solo  compito  di  eliminare duplicazioni, chiarire il significato di
norme controverse e produrre testi in cui la materia sia trattata.
  2.  Per l'esercizio della delega il Governo si atterra' ai seguenti
principi e criteri direttivi:
    a)  semplificazione  e  razionalizzazione  delle  disposizioni in
materia  tributaria,  in  modo da riservare alla disciplina con norma
primaria,  nel  rispetto dell'articolo 23 della Costituzione, le sole
materie  riguardanti  le fattispecie imponibili, i soggetti passivi e
la misura dell'imposta;
    b)  coordinamento  formale  del testo delle disposizioni vigenti,
apportando  le modificazioni strettamente necessarie per garantire la
coerenza  logica  e  sistematica  della  normativa,  anche al fine di
adeguare e semplificare il linguaggio normativo;
    c)  delegificazione,  mediante  regolamenti  da  emanare ai sensi
dell'articolo  17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, delle
norme  di  legge  concernenti  tutti  gli  aspetti  diversi da quelli
indicati  dalla  lettera  a),  ivi inclusi quelli della liquidazione,
accertamento e riscossione, secondo i principi di cui all'articolo 20
della  legge  15  marzo  1997,  n. 59, e i seguenti ulteriori criteri
direttivi:
      1)  riduzione  e  massima  semplificazione  degli adempimenti a
carico  dei  contribuenti,  tenuto conto anche dell'adozione di nuove
tecnologie per il trattamento e la conservazione delle informazioni e
del progressivo sviluppo degli studi di settore;
      2)  possibilita'  di  indicare  nelle  fonti  primarie  la sola
aliquota  massima  effettiva di ciascun tributo, riservando agli atti
normativi  secondari  l'indicazione di eventuali misure inferiori, in
relazione  alle specificita' delle singole fattispecie. Per i tributi
per  i  quali  non e' prevista una determinazione su base percentuale
della  base  imponibile, la possibilita' di cui al periodo precedente
deve intendersi riferita alla sola entita' massima del tributo;
      3)  espressa  indicazione  delle  norme  abrogate  per  effetto
dell'attuazione  dei  criteri  dettati  nel presente articolo e delle
disposizioni,  non  inserite nel testo unico, che restano comunque in
vigore;
      4)  coordinamento formale del testo delle disposizioni vigenti,
apportando  le modificazioni strettamente necessarie per garantire la
coerenza  logica  e  sistematica  della  normativa,  anche al fine di
adeguare e semplificare il linguaggio normativo;
    d)  introduzione di tutte le modificazioni legislative necessarie
per  il  migliore  coordinamento  della normativa contenuta nei testi
unici  sulla  base  dei  principi  e  dei criteri direttivi di cui al
presente articolo.
  3.   Gli   schemi  dei  decreti  legislativi  sono  trasmessi  alla
Commissione  di cui all'articolo 3, comma 13, della legge 23 dicembre
1996,  n.  662, per l'acquisizione del parere, che viene reso secondo
la  procedura  prevista dai commi 14 e seguenti dell'articolo 3 della
citata legge n. 662 del 1996.
  4.  Entro  due  anni  dalla  data  di entrata in vigore dei decreti
legislativi, nel rispetto degli stessi principi e criteri direttivi e
previo  parere  della  commissione  di  cui all'articolo 3, comma 13,
della citata legge n. 662 del 1996, possono essere emanate, con uno o
piu' decreti legislativi, disposizioni integrative o correttive.
  5.  Dall'attuazione  della  delega  di cui al presente articolo non
devono derivare oneri a carico del bilancio dello Stato.
                              ART. 36.
                (Abrogazione del decreto-legge n. 63
                   del 1999 e norma di sanatoria).

   1.  Il  decreto-legge 12 marzo 1999, n. 63, recante misure urgenti
in  materia  di  investimenti  e di occupazione, e' abrogato. Restano
validi  gli  atti  ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli
effetti  prodottisi  e  i  rapporti  giuridici  sorti  sulla base del
medesimo decreto-legge 12 marzo 1999, n. 63.
                              ART. 37.
                        (Entrata in vigore).

   1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La  presente  legge,  munita  del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana.  E'  fatto  obbligo  a  chiunque spetti, di osservarla e di
farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi' 13 maggio 1999


                           SCALFARO
                                  D'Alema,  Presidente  del Consiglio
                                  dei Ministri
                                  Visco, Ministro delle finanze

                                  Visto, il Guardasigilli: Diliberto
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