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LEGGE 15 luglio 1966 , n. 604

Norme sui licenziamenti individuali.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge: Art. 1. Nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, intercedente con datori di lavoro privati o con enti pubblici, ove la stabilita' non sia assicurata da norme di legge, di regolamento e di contratto collettivo o individuale, il licenziamento del prestatore di lavoro non puo' avvenire che per giusta causa ai sensi dell'articolo 2119 del Codice civile o per giustificato motivo.
                               Art. 2.

  ((1. Il datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro. 2. Il prestatore di lavoro puo' chiedere, entro quindici giorni dalla comunicazione, i motivi che hanno determinato il recesso: in tal caso il datore di lavoro deve, nei sette giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto. 3. Il licenziamento intimato senza l'osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 e' inefficace. 4. Le disposizioni di cui al comma 1 e di cui all'articolo 9 si applicano anche ai dirigenti)).
 
	        
	      
                               Art. 3.

  Il   licenziamento   per   giustificato  motivo  con  preavviso  e'
determinato  da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali
del  prestatore  di  lavoro  ovvero da ragioni inerenti all'attivita'
produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento
di essa.
 
	        
	      
                               Art. 4.

  Il  licenziamento  determinato  da ragioni di credo politico o fede
religiosa,  dall'appartenenza  ad un sindacato e dalla partecipazione
ad  attivita'  sindacali e nullo, indipendentemente dalla motivazione
adottata.
 
	        
	      
                               Art. 5.

  L'onere  della  prova  della  sussistenza  della giusta causa o del
giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro.
 
	        
	      
                               Art. 6.

  Il  licenziamento  deve  essere impugnato a pena di decadenza entro
sessanta  giorni  dalla  ricezione  della  sua comunicazione in forma
scritta, ovvero dalla comunicazione, anch' essa in forma scritta, dei
motivi,  ove  non  contestuale,  con  qualsiasi  atto  scritto, anche
extragiudiziale,  idoneo  a  rendere  nota la volonta' del lavoratore
anche  attraverso  l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto
ad impugnare il licenziamento stesso.
  L'impugnazione e' inefficace se non e' seguita, entro il successivo
termine  di  duecentosettanta  giorni, dal deposito del ricorso nella
cancelleria  del  tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla
comunicazione  alla  controparte  della  richiesta  di  tentativo  di
conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilita' di produrre
nuovi  documenti  formatisi  dopo il deposito del ricorso. Qualora la
conciliazione  o  l'arbitrato  richiesti  siano  rifiutati  o non sia
raggiunto  l'accordo  necessario al relativo espletamento, il ricorso
al  giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta
giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. ((10))
  A  conoscere  delle  controversie derivanti dall'applicazione della
presente legge e' competente il pretore.

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AGGIORNAMENTO (10)
  La L. 4 novembre 2010, n. 183, come modificata dal D.L. 29 dicembre
2010, n. 225, convertito con modificazioni dalla L. 26 febbraio 2011,
n. 10, ha disposto (con l'art. 32, comma 1-bis) che "In sede di prima
applicazione,  le  disposizioni  di  cui all'articolo 6, primo comma,
della  legge  15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del
presente  articolo,  relative  al  termine  di  sessanta  giorni  per
l'impugnazione  del  licenziamento,  acquistano efficacia a decorrere
dal 31 dicembre 2011".
 
	        
	      
                               Art. 7.

  Quando  il prestatore di lavoro non possa avvalersi delle procedure
previste  dai  contratti  collettivi  o dagli accordi sindacali, puo'
promuovere,  entro venti giorni dalla comunicazione del licenziamento
ovvero  dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale
a  quella  del  licenziamento,  il  tentativo di conciliazione presso
l'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.
  Le parti possono farsi assistere dalle associazioni sindacali a cui
sono iscritte o alle quali conferiscono mandato.
  Il  relativo  verbale  di  conciliazione,  in copia autenticata dal
direttore   dell'Ufficio  provinciale  del  lavoro  e  della  massima
occupazione,  acquista  forza  di  titolo  esecutivo con decreto, del
pretore.
  Il  termine  di  cui  al  primo  comma  dell'articolo precedente e'
sospeso dal giorno della richiesta all'Ufficio provinciale del lavoro
e  della  massima  occupazione fino alla data della comunicazione del
deposito  in  cancelleria  del  decreto  del pretore, di cui al comma
precedente o, nel caso di fallimento, del tentativo di conciliazione,
fino alla data del relativo verbale.
  In  caso di esito negativo del tentativo di conciliazione di cui al
primo comma le parti possono definire consensualmente la controversia
mediante arbitrato irrituale.
 
	        
	      
                               Art. 8.

  ((1. Quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro e' tenuto a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni o, in mancanza, a risarcire il danno versandogli un'indennita' di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilita' dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell'impresa, all'anzianita' di servizio del prestatore di lavoro, al comportamento e alle condizioni delle parti. La misura massima della predetta indennita' puo' essere maggiorata fino a 10 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilita' per il prestatore di lavoro con anzianita' superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa piu' di quindici prestatori di lavoro)).
 
	        
	      
                               Art. 9.

  L'indennita'  di  anzianita'  e'  dovuta al prestatore di lavoro in
ogni caso di risoluzione del rapporto di lavoro.
 
	        
	      
                              Art. 10.

  Le  norme  della  presente  legge  si  applicano  nei confronti dei
prestatori  di  lavoro  che  rivestano la qualifica di impiegato e di
operaio,  ai sensi dell'articolo 2095 del Codice civile e, per quelli
assunti  in  prova,  si  applicano  dal  momento  in cui l'assunzione
diviene  definitiva  e,  in  ogni  caso, quando sono decorsi sei mesi
dall'inizio del rapporto di lavoro.(1)(3)(5)(7)((9))
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AGGIORNAMENTO(1)
  La Corte Costituzionale, con sentenza 29 gennaio-4 febbraio 1970 n.
14 (in G.U. 1a s.s. 11/02/1970 n. 37) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale  dell'art.  10  della  legge  15  luglio  1966, n. 604
(contenente  norme  sui licenziamenti individuali) nella parte in cui
non  comprende  gli  apprendisti  tra  i beneficiari della indennita'
dovuta ai sensi dell'art. 9 della stessa legge".
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AGGIORNAMENTO(3)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza 22 - 28 novembre 1973 n. 169
(in  G.U.  1a s.s. 05/12/1973 n. 314) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 10 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (norme
sui  licenziamenti  individuali),  nella  parte  in  cui  esclude gli
apprendisti  dall'applicabilita' nei loro confronti degli artt. l, 2,
3,  4,  5,  6,  7, 8 e 11, 12, 13 della medesima legge, nel corso del

rapporto di apprendistato".
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AGGIORNAMENTO(5)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza 16 - 22 dicembre 1980 n. 189
(in  G.U.  1a s.s. 31/12/1980 n. 357) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale  dell'art. 10 della legge 15 luglio 1966, n. 604 nella
parte in cui esclude il diritto del prestatore di lavoro, che riveste
la  qualifica  di  impiegato o di operaio a sensi dell'art. 2095 cod.
civ.,  a percepire l'indennita' di anzianita' di cui all'art. 9 della
medesima  legge  604  del 1966, quando assunto in prova e' licenziato
durante il periodo di prova medesimo".
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AGGIORNAMENTO(7)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza 26 marzo-3 aprile 1987 n. 96
(in  G.U.  1a s.s. 08/04/1987 n. 15) ha dichiarato "la illegittimita'
costituzionale  dell'art.  10  della l. 15 luglio 1966, n. 604 (Norme
sui  licenziamenti  individuali),  nella  parte  in  cui  non prevede
l'applicabilita'  della legge stessa al personale marittimo navigante
delle imprese di navigazione".
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AGGIORNAMENTO(9)
  La  Corte  Costituzionale,  con sentenza 17 - 31 gennaio 1991 n. 41
(in  G.U.  1a  s.s.  06/02/1991 n. 6) ha dichiarato "l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 10 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (Norme
sui  licenziamenti  individuali),  nella  parte  in  cui  non prevede
l'applicabilita'  della  legge  stessa  al  personale navigante delle
imprese di navigazione (aerea)".
 
	        
	      
                              Art. 11.

  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 11 MAGGIO 1990, N. 108))
  La  materia dei licenziamenti collettivi per riduzione di personale
  e' esclusa dalle disposizioni della presente legge.(5)
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  AGGIORNAMENTO(5)
La Corte  Costituzionale, con sentenza 11 - 18 giugno 1986 n. 137 (in
  G.U.  1a  s.s.  25/06/1986  n. 30) ha dichiarato "la illegittimita'
  costituzionale  dell'art.  11  della  legge  15 luglio 1966 n. 604,
  (...)  nella parte in cui prevedono il conseguimento della pensione
  di  vecchiaia  e,  quindi, il licenziamento della donna lavoratrice
  per detto motivo, al compimento del cinquantacinquesimo anno d'eta'
  anziche' al compimento del sessantesimo anno come per l'uomo".
 
	        
	      
                              Art. 12.

  Sono  fatte salve le disposizioni di contratti collettivi e accordi
sindacali  che contengano, per la materia disciplinata dalla presente
legge, condizioni piu' favorevoli ai prestatori di lavoro.
 
	        
	      
                              Art. 13.

  Tutti  gli  atti e i documenti relativi ai giudizi o alle procedure
di  conciliazione previsti dalla presente legge sono esenti da bollo,
imposta di registro e da ogni altra tassa o spesa.
 
	        
	      
                              Art. 14.

  La  presente  legge  entra  in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Roma, addi' 15 luglio 1966

                               SARAGAT

                                               MORO - BOSCO - REALE -
                                                  RESTIVO - ANDREOTTI

Visto, il Guardasigilli: - REALE
 
	        
	      
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