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LEGGE 19 gennaio 1955 , n. 25

Disciplina dell''''apprendistato.

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TITOLO PRIMO
Comitato consultivo e definizione dell'apprendistato
    La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              PROMULGA

la seguente legge:
                               Art. 1.

  Presso  la  Commissione  centrale  per  l'avviamento  al  lavoro  e
l'assistenza  ai  disoccupati di cui all'art. 1 della legge 29 aprile
1949,  n.  264,  e'  istituito un Comitato con funzioni consultive in
materia di apprendistato ed occupazione del giovani lavoratori.
  La  composizione  del Comitato suddetto e' determinata, con decreto
del  Ministro  per  il  lavoro  e  la  previdenza  sociale,  il quale
chiamera'  a  farne  parte  anche  rappresentanti di Amministrazioni,
categorie, enti ed organizzazioni, comprese quelle giovanili, che non
concorrono alla formazione della Commissione centrale.
 
	        
	      
                               Art. 2.

  L'apprendistato  e'  uno  speciale rapporto di lavoro, in forza del
quale  l'imprenditore  e'  obbligato  ad  impartire o a far impartire
nella  sua  impresa,  all'apprendista  assunto  alle  sue dipendenze,
l'insegnamento  necessario  perche'  possa  conseguire  la  capacita'
tecnica  per  diventare lavoratore qualificato, utilizzandone l'opera
nell'impresa medesima.
  ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 10 SETTEMBRE 2003, N. 276)).
  Il numero di apprendisti che l'imprenditore ha facolta' di occupare
nella  propria  azienda  non  puo'  superare  il  100 per cento delle
maestranze  specializzate  e qualificate in servizio presso l'azienda
stessa.(6)
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L. 28 febbraio 1987, n. 56 ha disposto (con l'art. 21, comma 1)
che  "in  deroga  a  quanto  disposto  dall'articolo 2 della legge 19
gennaio  1955,  n.  25, come modificato dalla legge 2 aprile 1968, n.
424,  l'imprenditore  che  non  ha alle proprie dipendenze lavoratori
qualificati  o  specializzati,  o  ne  ha  meno di tre, puo' assumere
apprendisti in numero non superiore a tre".
 
	        
	      
TITOLO SECONDO
Assunzione dell'apprendista
                               Art. 3.

     ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 10 SETTEMBRE 2003, N. 276))
 
	        
	      
                               Art. 4.

((ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 25 GIUGNO 2008, N. 112, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 6 AGOSTO 2008, N. 133))
 
	        
	      
                               Art. 5.

  Nelle  localita' dove esistono Centri di orientamento professionale
riconosciuti  dal  Ministero  del  lavoro e della previdenza sociale,
l'assunzione  dell'apprendista  puo'  essere  preceduta,  da un esame
psicofisiologico,  disposto  dal  competente Ufficio di collocamento,
atto   ad   accertare   le   attitudini  dell'apprendista  stesso  al
particolare lavoro al quale ha chiesto di essere avviato.
  I   risultato   dell'esame,  comunicato  all'aspirante  apprendista
interessato,    non   esclude   anche   se   negativo,   l'assunzione
dell'apprendista stesso.
  L'accertamento  di  cui  sopra  e  le  certificazioni relative sono
gratuiti.
 
	        
	      
                               Art. 6.

  Possono  essere  assunti  come  apprendisti  i  giovani di eta' non
inferiore  a quindici anni e non superiore a venti, salvi i divieti e
le  limitazioni  previsti  dalla  legge  sulla  tutela del lavoro dei
fanciulli e degli adolescenti.
  In  deroga  a quanto stabilito nel comma precedente, possono essere
assunti  in  qualita'  di  apprendisti  anche  coloro i quali abbiano
compiuto  il  14°  anno  di  eta', a condizione che abbiano adempiuto
all'obbligo  scolastico  a  norma  della  legge  31 dicembre 1962, n.
1859.((6))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L. 28 febbraio 1987, n. 56 ha disposto (con l'art. 21, comma 5)
che  "nel  settore  artigiano  i  contratti  collettivi  nazionali di
categoria  possono  elevare  fino  a  29  anni  l'eta' massima di cui
all'articolo  6 della legge 19 gennaio 1955, n. 25, per qualifiche ad
alto contenuto professionale".
 
	        
	      
TITOLO TERZO
Durata dell'apprendistato e orario del lavoro
                               Art. 7.

  L'apprendistato  non  puo'  avere una durata superiore a quella che
sara'  stabilita per categorie professionali dai contratti collettivi
di  lavoro. Comunque la durata dell'apprendistato non potra' superare
i cinque anni.
 
	        
	      
                               Art. 8.

  I  periodi  di  servizio prestato in qualita' di apprendista presso
piu'  datori  di  lavoro si cumulano ai fini del computo della durata
massima  del  periodo  di  apprendistato,  purche'  non  separati  da
interruzioni  superiori  ad  un  anno  e  purche' si riferiscano alle
stesse attivita'.
 
	        
	      
                               Art. 9.

  Puo'  essere convenuto fra le parti un periodo di prova. Esso sara'
regolato  ai  sensi  dell'art.  2096  del  Codice civile e non potra'
eccedere la durata di due mesi.
 
	        
	      
                              Art. 10.

  L'orario  di  lavoro  dell'apprendista  non  puo' superare le 8 ore
giornaliere e le 44 settimanali.
  Le ore destinate all'insegnamento complementare sono considerate, a
tutti gli effetti, ore lavorative e computate nell'orario di lavoro.
  Le  ore  destinate  all'insegnamento complementare sono determinate
dai  contratti  collettivi  di  lavoro  o, in difetto, da decreto del
Ministro  per  il  lavoro  e  la  previdenza sociale, di concerto col
Ministro per la pubblica istruzione.
  ((E' in ogni caso vietato il lavoro fra le ore 22 e le ore 6 ad eccezione di quello svolto dagli apprendisti di eta' superiore ai 18 anni nell'ambito delle aziende artigianali di panificazione e di pasticceria, delle aziende del comparto turistico e dei pubblici esercizi)).
 
	        
	      
TITOLO QUARTO
Doveri dell'imprenditore e dell'apprendista
                              Art. 11.

  Il datore di lavoro ha l'obbligo:
    a)   di   impartire   o   di  far  impartire  nella  sua  impresa
all'apprendista alle sue dipendenze l'insegnamento necessario perche'
possa conseguire la capacita' per diventare lavoratore qualificato;
    b)  di  collaborare  con  gli  enti  pubblici  e privati preposti
all'organizzazione    dei    corsi    di    istruzione    integrativa
dell'addestramento pratico;
    c)  di osservare le norme del contratti collettivi di lavoro e di
retribuire l'apprendista in base ai contratti stessi;
    d)  di  non  sottoporre l'apprendista a lavori superiori alle sue
forze  fisiche  o  che  non  siano  attinenti  alla  lavorazione o al
mestiere per il quale e' stato assunto;
    e) di concedere un periodo annuale di ferie retribuite;
    f)  di  non  sottoporre  l'apprendista a lavorazioni retribuite a
cottimo, ne' in genere a quelle ad incentivo;
    g)  di accordare all'apprendista, senza operare alcuna trattenuta
sulla   retribuzione,   i   permessi   occorrenti  per  la  frequenza
obbligatoria  dei  corsi  di insegnamento complementare e di vigilare
perche' l'apprendista stesso adempia l'obbligo di tale frequenza;
    h)  di  accordare  all'apprendista i permessi necessari per esami
relativi al conseguimento di titoli di studio;
    i) di informare periodicamente la famiglia dell'apprendista o chi
esercita    legalmente    la    patria    potesta'    sui   risultati
dell'addestramento;
    l)  ((LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 10 SETTEMBRE 2003, N. 276, COME MODIFICATO DAL D.LGS. 6 OTTOBRE 2004, N. 251)).
 
	        
	      
                              Art. 12.

  L'apprendista deve:
    a)  obbedire all'imprenditore o alla persona da questi incaricata
della sua formazione professionale e seguire gli insegnamenti che gli
vengono impartiti;
    b) prestare nell'impresa la sua opera con diligenza;
    c)  comportarsi  correttamente  verso  tutte  le  persone addette
all'impresa;
    d)   frequentare   con   assiduita'   i   corsi  di  insegnamento
complementare;
    e) osservare le norme contrattuali.
 
	        
	      
                              Art. 13.

  La  retribuzione  di  cui  all'art.  11,  lettera c), dovra' essere
graduale anche in rapporto all'anzianita' di servizio.
  L'erogazione  di premi agli apprendisti piu' meritevoli non deve in
alcun   modo   essere   commisurata  alla  entita'  della  produzione
conseguita dall'apprendista.
 
	        
	      
                              Art. 14.

  La  durata  delle  ferie  di  cui  alla lettera e) dell'art. 11 non
dovra'  essere  inferiore a giorni trenta per gli apprendisti di eta'
non  superiore  ai sedici anni ed a giorni venti per quelli che hanno
superato i sedici anni di eta'.
 
	        
	      
                              Art. 15.

  ((Il rapporto di apprendistato non fa cessate per tutta la sua durata l'erogazione degli assegni familiari corrisposti per i minori. All'apprendista da considerarsi capo famiglia, agli effetti del testo unico delle norme concessive degli assegni familiari, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, spettano per le persone a carico gli assegni familiari a norma del testo unico predetto.))
 
	        
	      
TITOLO QUINTO
Formazione professionale dell'apprendista
                              Art. 16.

  La  formazione  professionale  dell'apprendista  si  attua mediante
l'addestramento pratico e l'insegnamento complementare.
  L'addestramento    pratico   ha   il   fine   di   far   acquistare
all'apprendista  la richiesta abilita' nel lavoro al quale dev'essere
avviato, mediante graduale applicazione ad esso.
  L'insegnamento    complementare    ha   lo   scopo   di   conferire
all'apprendista  le  nozioni teoriche indispensabili all'acquisizione
della piena capacita' professionale.
  i  programmi  per l'insegnamento complementare dovranno uniformarsi
alle  norme  generali  che saranno emanate dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale, di concerto con il Ministero della pubblica
istruzione,  sentiti  i  Ministeri  dell'industria  e del commercio e
dell'agricoltura e foreste.
 
	        
	      
                              Art. 17.

  La   frequenza   dei   corsi   di   insegnamento  complementare  e'
obbligatoria  e  gratuita. La obbligatorieta' non sussiste per coloro
che abbiano gia' un titolo di studio adeguato.
  Nei detti corsi gli apprendisti devono essere raggruppati per grado
di  preparazione  scolastica.  Per  l'effettuazione dei corsi possono
essere  utilizzate, d'intesa col Ministero della pubblica istruzione,
le sedi delle scuole statali.
  L'esercizio  dell'attivita'  rivolta all'insegnamento complementare
degli  apprendisti  e'  sottoposto  alla  vigilanza del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale.
  Il  Ministero  del  lavoro della previdenza sociale ed il Ministero
della  pubblica  istruzione  possono  sovvenzionare  o  finanziare le
iniziative che si propongono l'esercizio di tale attivita'.
 
	        
	      
                              Art. 18.

  Al   termine   dell'addestramento   pratico   e   dell'insegnamento
complementare  gli  apprendisti  sostengono  le  prove  di  idoneita'
all'esercizio del mestiere che ha formato oggetto dell'apprendistato.
  In  ogni caso gli apprendisti che hanno compiuto i diciotto anni di
eta'  e  i  due anni di addestramento pratico hanno diritto di essere
ammessi a sostenere le prove di idoneita'.
  La  qualifica  ottenuta  al  termine  del  periodo di apprendistato
dovra' essere scritta sul libretto individuale di lavoro.
 
	        
	      
                              Art. 19.

  Qualora  al  termine  del  periodo  di  apprendistato  non sia data
disdetta  a  norma  dell'art. 2118 del Codice civile l'apprendista e'
mantenuto  in  servizio con la qualifica conseguita mediante le prove
di  idoneita'  ed il periodo di apprendistato e' considerato utile ai
fini dell'anzianita' di servizio del lavoratore.
 
	        
	      
TITOLO SESTO
Presidenza e assistenza
                             Art. 20
        ((ARTICOLO ABROGATO DALLA 21 DICEMBRE 1978, N. 845))
 
	        
	      
                              Art. 21.

  ((Per gli apprendisti l'applicazione delle norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme: a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, per gli appartenenti alle categorie per le quali e' previsto l'obbligo di tale assicurazione; b) assicurazione contro le malattie, prevista dalla legge 11 gennaio 1943, n. 138, e successive modificazioni ed integrazioni, per le seguenti prestazioni: 1° assistenza sanitaria generica, domiciliare e ambulatoriale; 2° assistenza specialistica ambulatoriale; 3° assistenza farmaceutica; 4° assistenza ospedaliera; 5° assistenza ostetrica; c) assicurazione contro l'invalidita' e vecchiaia; d) assicurazione contro la tubercolosi, prevista dal regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modificazioni ed integrazioni, per: 1° le prestazioni concernenti la cura; 2° le erogazioni dell'indennita' giornaliere di degenza di cui all'articolo 1 della legge; 3° l'erogazione dell'indennita' post-sanatorie. Le prestazioni previste dal presente articolo competono ai soli apprendisti eccetto l'ipotesi che l'apprendista sia considerato capofamiglia, secondo il disposto dell'art. 15 della presente legge, e per le prestazioni assistenziali previste dalle norme vigenti per i familiari a carico dei lavoratori assicurati.))
 
	        
	      
                              Art. 22.

  Il versamento dei contributi dovuti per le assicurazioni sociali di
cui  al  precedente  articolo,  e'  effettuato mediante l'acquisto di
apposita  marca  settimanale  del  valore complessivo di lire 170 per
ogni apprendista soggetto anche all'obbligo dell'assicurazione contro
gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e di lire 130
  per   ogni   apprendista   non   soggetto   all'obbligo   di  detta
  assicurazione.
Il servizio di distribuzione delle suddette marche assicurative e'
svolto,  con  l'osservanza  delle norme in vigore per la tenuta delle
tessere  assicurative  per  le  assicurazioni  generali obbligatorie,
dall'Istituto nazionale della previdenza sociale, il quale ripartisce
l'importo  fra  le gestioni e gli istituti interessati nelle seguenti
misure:
    a)  per  l'assicurazione  contro  gli  infortuni  e  le  malattie
professionali, lire 40;
    b) per l'assicurazione contro le malattie, lire 60;
    c) per l'assicurazione contro l'invalidita' e vecchiaia, lire 50,
di  cui  lire  38  dovute al Fondo per l'adeguamento delle pensioni e
lire  12  da  valere agli effetti della determinazione della pensione
base;
    d) per l'assicurazione contro la tubercolosi, lire 14;
    e) per assegni familiari, lire 6.
  Nessun onere contributivo grava sull'apprendista.
  Nei casi in cui la misura delle prestazioni derivanti dalle
assicurazioni   sociali,   indicate   nell'articolo   precedente,  e'
determinata  in relazione all'ammontare della retribuzione, questa in
nessun  caso  potra'  essere considerata in cifra inferiore alle lire
300 giornaliere. Resta ferma, nell'assicurazione contro gli infortuni
sul   lavoro   e  le  malattie  professionali,  l'applicazione  della
disposizione contenuta nell'art. 41, lettera b), del regio decreto 17
agosto 1935, n. 1765.
  Nel  corso  del  primo  quinquennio  di applicazione della presente
legge,  se  particolari  esigenze  lo  richiedano  a  vantaggio della
mutualita'  o  delle  categorie  interessate,  il valore delle marche
settimanali,  previste  nel  primo  comma,  e  la  misura  minima  di
retribuzione indicata nel comma precedente, possono essere modificati
con  decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro
per il lavoro e la previdenza sociale.(2)(3)((7))
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AGGIORNAMENTO (2)
  La  L.  19 gennaio 1963, n. 15 ha disposto (con l'art. 11, comma 4)
che "Il contributo settimanale dovuto ai sensi dell'articolo 22 della
legge   19  gennaio  1955,  n.  25,  per  ogni  apprendista  soggetto
all'obbligo    delle   assicurazioni   sociali,   ivi   compresa   la
assicurazione   contro   gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie
professionali,  e'  elevato  a  lire  210  e  la  quota  dovuta,  per
l'assicurazione  contro  gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie
professionali elevata a lire 80".
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AGGIORNAMENTO (3)
  Il  D.P.R.  30  giugno  1965, n. 1124 ha disposto (con l'art. 119,l
comma4)  che "Il contributo settimanale dovuto ai sensi dell'articolo
22  della legge 19 gennaio 1955, n. 25, per ogni apprendista soggetto
all'obbligo delle assicurazioni sociali, ivi compresa l'assicurazione
contro  gli  infortuni  sul  lavoro  e  le malattie professionali, e'
fissato  in  lire trecentodieci e la quota dovuta per l'assicurazione
contro  gli  infortuni  sul  lavoro  e  le  malattie professionali e'
fissata in lire centottanta".
  Lo  stesso  D.P.R.  ha  inoltre  disposto  (con l'art. 296) che "le
disposizioni  del  presente decreto, ove non sia prevista una diversa
decorrenza, hanno effetto dal 1 luglio 1965".
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AGGIORNAMENTO (7)
  Il D.L. 21 marzo 1988, n. 86, convertito con modificazioni dalla L.
20  maggio  1988,  n.  160 ha disposto (con l'art. 2, comma 3) che "a
partire  dal periodo di paga in corso al 1 gennaio 1988 le misure dei
contributi  per  prestazioni  del Servizio sanitario nazionale di cui
all'articolo  6, primo comma, lettera a), della legge 28 luglio 1967,
n.  669,  all'articolo  22  della  legge  19  gennaio  1955, n. 25, e
all'articolo  11, lettera a), della legge 13 marzo 1958, n. 250, sono
rispettivamente  elevate  a L. 60.000 annue, a L. 120 settimanali e a
L.  1.200  mensili  per  l'anno  1988,  a  L.  90.000 annue, a L. 180
settimanali  e  a  L.  1.800  mensili  per l'anno 1989 e a L. 120.000
annue, a L. 240 settimanali e a L. 2.400 mensili per l'anno 1990".
 
	        
	      
TITOLO SETTIMO
Sanzioni penali
                              Art. 23.

  I datori di lavoro sono puniti:
    a) ((LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297))
    b)  con  l'ammenda  da  lire 1000 a lire 5000 per ogni violazione
delle norme dell'art. 11.(8)
  COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 30 DICEMBRE 1999, N. 507.
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AGGIORNAMENTO(8)
  Il  D.Lgs.  30  dicembre  1999,  n. 507 ha disposto (con l'art. 78,
comma   1,  lettera  a))  che  "nella  lettera  a)  del  primo  comma
dell'articolo  23  le  parole  "con  l'ammenda  da lire 10.000 a lire
50.000"   sono   sostituite   dalle   seguenti:   "con   la  sanzione
amministrativa pecuniaria da lire trecentomila a cinquecentomila"."
Ha  inoltre  disposto (con l'art. 78, comma 1, lettera b)) che "nella
lettera  b) del primo comma dell'articolo 23 le parole "con l'ammenda
da  lire 5.000 a lire 25.000" sono sostituite dalle seguenti: "con la
sanzione   amministrativa   pecuniaria   da   lire   duecentomila   a
trecentomila"."
 
	        
	      
                              Art. 24.

  Per  la inosservanza degli obblighi previsti dagli articoli 21 e 22
si  applicano  e  disposizioni  penali stabilite dalle leggi speciali
concernenti  le  assicurazioni sociali e le altre forme di previdenza
alle  quali  gli  apprendisti  sono  soggetti  a norma della presente
legge.
 
	        
	      
TITOLO OTTAVO
Dell'apprendistato artigiano
                              Art. 25.

  Agli  effetti  della presente legge e fino alla emanazione di norme
generali  sulla  disciplina dell'artigianato si considerano artigiani
gli imprenditori che esercitano un'attivita', anche artistica, per la
produzione  di  beni  e  di  servizi  organizzata prevalentemente col
lavoro  proprio  e  dei  componenti  la famiglia, sia che l'attivita'
venga  esercitata  in  luogo  fisso,  sia  in  forma  ambulante  o di
posteggio,  anche  se  impieghino  attrezzature  meccaniche, fonti di
energia  od in genere sussidi della tecnica piu' idonei ai loro scopi
produttivi.
  Non  si  considera  artigiana  l'impresa  che  impieghi  lavoratori
dipendenti  in  numero  superiore  a  quello  previsto  per  le varie
categorie  nel  decreto  Ministeriale 2 febbraio 1948 in applicazione
del  decreto-legge del Capo provvisorio dello Stato 17 dicembre 1947,
n. 1586.
  ((In ogni caso i giovani assunti come apprendisti in base agli articoli 6 e 7 non sono computabili nel novero dei dipendenti, per tutto il periodo dell'apprendistato, anche ai fini delle disposizioni di cui al comma precedente)).
 
	        
	      
                              Art. 26.

  Non  si  applicano agli apprendisti e agli imprenditori artigianali
norme  della  presente  legge  contenute  negli articoli 3, secondo e
terzo comma, 22, 23 e 24.
 
	        
	      
                              Art. 27.

      ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297))
 
	        
	      
                             Art. 28
        ((ARTICOLO ABROGATO DALLA 21 DICEMBRE 1978, N. 845))
 
	        
	      
                              Art. 29.

  Gli imprenditori artigiani sono puniti:
    a) ((LETTERA ABROGATA DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297))
    b) con ammenda da lire 10.000 a lire 30 mila per ogni apprendista
notificato    come    assunto   che   non   eserciti   effettivamente
l'apprendistato.(8)
  COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 30 DICEMBRE 1999, N. 507.
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AGGIORNAMENTO(8)
  Il  D.Lgs.  30  dicembre  1999,  n. 507 ha disposto (con l'art. 78,
comma   1,  lettera  d))  che  "nella  lettera  a)  del  primo  comma
dell'articolo  29  le  parole  "con  l'ammenda  da  lire 5.000 a lire
25.000"   sono   sostituite   dalle   seguenti:   "con   la  sanzione
amministrativa  pecuniaria  da  lire duecentomila a trecentomila". Ha
inoltre  disposto  (con 78, comma 1, lettera e)) che"nella lettera b)
del  primo  comma  dell'articolo  29 le parole "con l'ammenda da lire
50.000  a  lire  150.000"  sono  sostituite  dalle  seguenti: "con la
sanzione   amministrativa   pecuniaria   da  lire  cinquecentomila  a
ottocentomila"."
 
	        
	      
TITOLO NONO
Norme finali
                              Art. 30.

  Col regolamento, che sara' approvato entro sei mesi dall'entrata in
vigore   della  presente  legge  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica,  su  proposta  del Ministro per il lavoro e la previdenza
sociale,  sentito  il  Consiglio  di Stato, saranno emanate norme per
l'applicazione della presente legge.
  Per  le  contravvenzioni  alle  norme  del  regolamento puo' essere
stabilita,  col  regolamento stesso, la pena dell'ammenda fino a lire
30.000.
 
	        
	      
                              Art. 31.

  Le  norme  contenute  nella  presente legge si applicano anche agli
apprendisti gia' occupati.
  Non  si  applicano invece nei confronti di particolari categorie di
imprese,  nelle  quali  e' adottata una disciplina dell'apprendistato
riconosciuta  piu'  favorevole  di  quella  contenuta  nei precedenti
articoli. Il riconoscimento e' concesso discrezionalmente con decreto
del  Presidente  della  Repubblica,  su  proposta del Ministro per il
lavoro  e  la previdenza sociale, sentito il Comitato di cui all'art.
1.  In  nessun  caso il riconoscimento potra' essere concesso se, tra
l'altro,  non  sussista una adeguata organizzazione per la formazione
professionale dell'apprendista, per il cui finanziamento non derivino
oneri alla gestione prevista dall'art. 20,
 
	        
	      
                              Art. 32.

  In  relazione  all'andamento  delle  gestioni  delle  assicurazioni
contro  le  malattie  e l'invalidita' e vecchiaia, il Ministro per il
lavoro e la previdenza sociale, di concerto con quello per il tesoro,
puo'  determinare con proprio decreto una contribuzione straordinaria
a  carico del Fondo per l'addestramento professionale di cui all'art.
62,  della  legge  29  aprile  1940,  n. 264, a favore degli istituti
previdenziali  ed  assistenziali interessati, in dipendenza del minor
gettito dei contributi derivanti dall'applicazione dell'art. 22 della
presente legge.
 
	        
	      
                              Art. 33.

  E'  abrogato  il  regio  decreto-legge  21 settembre 1938, n. 1906,
convertito nella legge 2 giugno 1939, n. 739.
  E'  altresi'  abrogata  ogni  altra  disposizione  in  contrasto  o
incompatibile con la presente legge.

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Roma, addi' 19 gennaio 1955

                               EINAUDI

                                          SCELBA - VIGORELLI - GAVA -
                                             DE PIETRO - VILLABRUNA -
                                                      VANONI - ERMINI

Visto, il Guardasigilli: DE PIETRO
 
	        
	      
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