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LEGGE 2 aprile 1958 , n. 339

Per la tutela del rapporto di lavoro domestico.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge: Art. 1. Norme generali La presente legge si applica, ai rapporti di lavoro concernenti gli addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura. S'intendono per addetti ai servizi personali domestici i lavoratori di ambo i sessi che prestano a qualsiasi titolo la loro opera per il funzionamento della vita familiare sia che si tratti di personale con qualifica specifica, sia che si tratti di personale adibito a mansioni generiche.
                               Art. 2.
                 Collocamento e avviamento al lavoro

  L'assunzione  del  personale  domestico  avviene  direttamente, con
l'obbligo  per il datore di lavoro di denunciare, entro trenta giorni
dal  compimento  del  periodo  di  prova,  l'avvenuta  assunzione  al
competente Ufficio di collocamento, di cui alla legge 29 aprile 1949,
n. 264.
  Le  associazioni  di categoria, a carattere nazionale e i patronati
di  assistenza,  debitamente  autorizzati  dal Ministero del lavoro e
della   previdenza  sociale,  possono  occuparsi  dell'avviamento  al
lavoro,  dando comunicazione entro trenta giorni ai competenti uffici
ministeriali dell'avvenuto collocamento.
  E'  vietata  l'attivita'  di  mediatorato  comunque svolta anche se
autorizzata  anteriormente  alla data di pubblicazione della presente
legge.
 
	        
	      
                               Art. 3.
                             Assunzione

  Ai  fini  dell'assunzione  il lavoratore deve presentare i seguenti
documenti personali:
    1)  libretto  di  lavoro ai sensi della legge 10 gennaio 1935, n.
112;
    2)  tessere  e  libretto  delle  assicurazioni  sociali di cui al
regolamento  approvato  con regio decreto 28 agosto 1924, n. 1422, in
quanto ne sia in possesso;
    3) carta d'identita' o documento equipollente;
    4)  tessera  sanitaria  ai  sensi  della legge 22 giugno 1939, n.
1239.
 
	        
	      
                               Art. 4.
                        Lavoratori minorenni

  Il  datore  di  lavoro che intende assumere un lavoratore minorenne
dovra'  farsi  rilasciare,  da  chi  esercita la patria potesta', una
dichiarazione  scritta e vidimata dal sindaco del Comune di residenza
del  lavoratore,  in cui si consente al minorenne di convivere presso
la  famiglia  dal  datore  di  lavoro.  Tale dichiarazione impegna il
datore  di  lavoro a particolare cura del minorenne per lo sviluppo e
il rispetto della sua personalita' fisica, morale e professionale.
  In  caso  di licenziamento il datore di lavoro e' obbligato a darne
preventiva comunicazione a chi esercita la patria potesta'.
 
	        
	      
                               Art. 5.
                          Periodo di prova

  I  lavoratori, di cui all'art. 1 della presente legge, con mansioni
impiegatizie    (precettori,    istitutori,   governanti,   bambinaie
diplomate, maggiordomi, dame di compagnia) ed altri lavoratori aventi
analoghe  funzioni sono soggetti ad un periodo di prova, regolarmente
retribuito, che non puo' essere superiore ad un mese.
  I  prestatori  d'opera  manuale  specializzata  o generica (cuochi,
giardinieri,   balie,  guardarobiere,  bambinaie  comuni,  cameriere,
domestiche tuttofare, custodi, portieri privati, personale di fatica,
stallieri,  lavandaie)  ed,  altri  lavoratori aventi simili mansioni
sono  soggetti ad un periodo di prova, regolarmente retribuito, della
durata massima di otto giorni lavorativi consecutivi.
  Durante  il periodo di prova ciascuna delle parti puo' recedere dal
contratto senza obbligo di preavviso o di indennita'.
  Il  lavoratore,  che  ha  superato  il  periodo di prova senza aver
ricevuto  disdetta, s'intende automaticamente confermato. Il servizio
prestato durante il periodo di prova va computato a tutti gli effetti
dell'anzianita'.
 
	        
	      
                               Art. 6.
                          Diritti e doveri

  Il lavoratore e' tenuto a:
    prestare  la  propria  opera  con  la dovuta diligenza secondo le
necessita',  e  gli  interessi  della  famiglia  per la quale lavora,
seguendo le disposizioni dei datori di lavoro((...)).
  Il datore di lavoro e' tenuto a:
    corrispondere  puntualmente  al  lavoratore la remunerazione alle
condizioni  stabilite  e comunque a periodi di tempo non superiori al
mese;
    fornire al lavoratore, nel caso in cui vi sia l'impegno del vitto
e  dell'alloggio,  un  ambiente  che  non  sia nocivo alla integrita'
fisica  e morale del lavoratore stesso, nonche' una nutrizione sana e
sufficiente;
    tutelarne  la salute particolarmente qualora vi siano in famiglia
fonti di infezione; ((...))
    lasciare  al  lavoratore  il  tempo necessario per adempiere agli
obblighi civili ed ai doveri essenziali del suo culto.
 
	        
	      
                               Art. 7.
                         Riposo settimanale

  Il  lavoratore  ha diritto ad un riposo settimanale di una giornata
intera,  di  regola  coincidente  con  la  domenica,  o  di due mezze
giornate, una delle quali coincidente con la domenica.
 
	        
	      
                               Art. 8.
                      Orario di lavoro e riposi

  Il lavoratore ha diritto ad un conveniente riposo durante il giorno
e a non meno di 8 ore, consecutive di riposo notturno.
  In  caso  di  necessarie  prestazioni  notturne  spetta un adeguato
riposo compensativo durante il giorno.
 
	        
	      
                               Art. 9.
                           Giorni festivi

  Sono   considerate  festive,  oltre  alle  domeniche,  le  giornate
dichiarate tali dalle disposizioni di legge.
  Nelle  giornate  festive  infrasettimanali  spetta al lavoratore un
permesso  di  mezza giornata senza, alcuna decurtazione della normale
retribuzione.
 
	        
	      
                              Art. 10.
                                Ferie

  Ai  lavoratori,  dopo  un  anno di ininterrotto servizio, spetta un
periodo di ferie annuali con corresponsione della retribuzione, nella
misura e con le modalita' appresso indicate.
  La durata del periodo di ferie non puo' essere inferiore:
    a)  per il personale impiegatizio di cui all'art. 5, primo comma,
a  quindici  giorni  consecutivi  fino a cinque anni di anzianita'; a
venticinque giorni consecutivi per anzianita' superiore;.
    b)  per i prestatori d'opera manuale di cui all'articolo 5, comma
secondo,  a  quindici  giorni  consecutivi  fino  a  cinque  anni  di
anzianita'; a venti giorni per anzianita' superiore.
  Al  lavoratore  che usufruisce del vitto e dell'alloggio spetta per
il  periodo  di  ferie  -  ove non usufruisca durante tale periodo di
dette  corresponsioni  -  un  compenso sostitutivo la cui misura deve
essere fissata dalle Commissioni provinciali previste all'art. 12.
  In  caso di licenziamento - comunque avvenuto - o di dimissioni, al
lavoratore  che  non  abbia  maturato  lo  intero  diritto alle ferie
annuali  di  cui  ai paragrafi a), b), spettano tanti giorni di ferie
quanti  ne  risultano in proporzione al numero dei mesi di anzianita'
considerando le frazioni di quindici giorni come mese intero.
 
	        
	      
                              Art. 11.
                        Commissione centrale

  Con  decreto  del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale e'
istituita  la  Commissione  centrale  per  la  disciplina  del lavoro
domestico.
  La  Commissione  e'  presieduta  dal  Ministro  per  il lavoro e la
previdenza sociale, o da un suo delegato, ed e' composta:
    da un rappresentante del Ministro per l'interno;
    da  sei  rappresentanti dei lavoratori domestici, designati dalle
associazioni sindacali di categoria;
    da   sei   persone   aventi   personale  domestico  alle  proprie
dipendenze,  scelte,  in  rappresentanza  dei  datori  di lavoro, dal
Ministro  per  il  lavoro  e la previdenza sociale su designazione di
associazioni rappresentative delle famiglie;
    da  un rappresentante per ciascuno dei tre enti di patronato piu'
rappresentativi,   riconosciuti  con  decreto  legislativo  del  Capo
provvisorio  dello  Stato 29 luglio 1947, n. 804, scelti dal Ministro
per il lavoro e la previdenza sociale.
 
	        
	      
                              Art. 12.
                       Commissioni provinciali

  In  ogni  Provincia,  con  decreto  del  prefetto  e'  istituita la
Commissione provinciale per il personale domestico.
  La Commissione e' presieduta dal direttore dell'Ufficio provinciale
del  lavoro  e  della massima occupazione o da un suo delegato, ed e'
composta:
    da  quattro  rappresentanti  dei  lavoratori domestici, designati
dalle associazioni sindacali di categoria;
    da  quattro  persone  aventi  personale  domestico  alle  proprie
dipendenze,  designate  in  ogni  Provincia  dai  sindaci dei quattro
principali Comuni;
    da  un rappresentante per ciascuno dei tre enti di patronato piu'
rappresentativi,   riconosciuti  con  decreto  legislativo  del  Capo
provvisorio  dello  Stato 29 luglio 1947, n. 804, scelti dal prefetto
della Provincia;
    da un rappresentante dell'Ispettorato del lavoro;
    da  un  rappresentante  della  Camera  di commercio, industria ed
agricoltura.
 
	        
	      
                              Art. 13.
                 Compiti della Commissione centrale

  La Commissione centrale ha i seguenti compiti:
    a)  esprimere  pareri  e  formulare  proposte per tutto quanto si
riferisce  alla  disciplina  del lavoro domestico ed al coordinamento
dell'attivita' delle Commissioni provinciali;
    b)  esprimere  parere sui ricorsi che siano presentati avverso le
determinazioni  adottate  dalle  Commissioni  provinciali e contro la
mancata emissione del decreto prefettizio di cui all'art. 12;
    c)  formulare  proposte  per  ogni migliore tutela dei lavoratori
domestici.
  Sulle  materie  per  le  quali  la  Commissione  ha  competenza  ad
esprimere  parere,  il Ministro per il lavoro e la previdenza sociale
provvedera', uditi i pareri stessi.
  La  Commissione  e'  convocata  dal  Ministro  per  il  lavoro e la
previdenza sociale ogni qual volta ne ravvisi l'opportunita' o quando
ne faccia richiesta motivata la maggioranza dei suoi componenti.
 
	        
	      
                              Art. 14.
                Compiti delle Commissioni provinciali

  Le Commissioni provinciali hanno i seguenti compiti:
    a) rilevare le retribuzioni medie mensili sul piano provinciale e
determinare   le   tariffe   convenzionali   relative   al  vitto  ed
all'alloggio;
    b)  stabilire  norme  regolamentari  relative al lavoro domestico
nelle Province.
  La  Commissione  provinciale  si  riunisce  su convocazione del suo
presidente, od anche su richiesta motivata della maggioranza dei suoi
membri.
  Le  deliberazioni  adottate dalla Commissione provinciale sono rese
esecutive entro trenta giorni con decreto prefettizio.
  Contro  il  decreto prefettizio di cui al precedente comma o contro
la  mancata  emissione  del  decreto stesso, e' ammesso ricorso entro
trenta  giorni  al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, il
quale decide, sentita la Commissione centrale, entro novanta giorni.
 
	        
	      
                              Art. 15.
                        Congedo matrimoniale

  In  caso  di  matrimonio  e'  concesso  ai  lavoratori  di cui alla
presente legge un permesso di quindici giorni consecutivi.
  Per  tale  congedo, che non puo' essere computato nel periodo delle
ferie annuali, e' corrisposta la normale retribuzione in denaro ed il
corrispettivo  di  quella in natura, secondo le tariffe convenzionali
fissate   dalle  Commissioni  provinciali  ai  sensi  del  precedente
articolo.
 
	        
	      
                              Art. 16.
                              Preavviso

  Il rapporto di lavoro puo' essere risolto dalle parti, salvo il
  caso  di  risoluzione  immediata  per  giusta  causa,  nei seguenti
    termini:
a) per il personale impiegatizio di cui all'art. 5, comma primo,
nei termini di preavviso previsti dal regio decreto-legge 13 novembre
1924, n. 1825, dettante norme sull'impiego privato;
    b)  per  i  prestatori  d'opera  manuale di cui all'art. 5, comma
secondo,  in  quindici  giorni  di  preavviso,  qualora  non  abbiano
raggiunto   i  cinque  anni  di  anzianita';  in  trenta  giorni  per
anzianita' pari o superiore ai cinque anni.
  Nel  caso  di mancato preavviso nei termini suddetti, e' dovuta una
indennita'  pari  alla  retribuzione  corrispondente  al  periodo  di
preavviso spettante.
  Inoltre  al  lavoratore  che usufruisca, oltre alla retribuzione in
denaro, anche del vitto e dell'alloggio, spetta un compenso economico
sostitutivo,   secondo   le   tariffe   convenzionali  fissate  dalle
Commissioni provinciali ai sensi dell'art. 14.
  Il  lavoratore  ha  diritto,  durante il periodo di preavviso, alla
liberta'  necessaria,  non  inferiore  complessivamente  ad  otto ore
settimanali, per la ricerca di un'altra occupazione.
 
	        
	      
                              Art. 17.
                      Indennita' di anzianita'

  In  caso  di  licenziamento o di dimissione, salvo che si tratti di
licenziamento  in  tronco,  spetta  al  lavoratore  un'indennita'  di
anzianita' nella seguente misura:
    a)  per  il personale impiegatizio di cui all'art. 5 comma primo,
l'indennita'   predetta   e'  commisurata  ad  una  mensilita'  della
retribuzione  in  denaro  per  ogni  anno  di  anzianita', sulla base
dell'ultimo stipendio;(2)
    b)  per  i  prestatori  d'opera  manuali di cui all'art. 5, comma
secondo,  l'indennita'  predetta  e' commisurata a quindici giorni di
retribuzione  in  denaro,  per  ogni  anno  di  anzianita' sulla base
dell'ultimo stipendio.(1) (2) ((3))
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AGGIORNAMENTO (1)
  La Corte Costituzionale con sentenza 27 aprile-4 maggio 1972, n. 85
(in   G.U.   1a   s.s.   del   10/05/1972   n.   122)  ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale  dell'art.  17,  comma  primo, della
legge  2  aprile  1958,  n. 339 (per la tutela del rapporto di lavoro
domestico),  nella  parte in cui esclude il diritto del prestatore di
lavoro  all'indennita'  di  anzianita'  in  caso  di  cessazione  del
rapporto per licenziamento in tronco.
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AGGIORNAMENTO (2)
  La Corte Costituzionale con sentenza 30 maggio-6 giugno 1973, n. 72
(in   G.U.   1a   s.s.   del   13/06/1973   n.   151)  ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale  dell'art.  17, lettere a e b, della
legge  2  aprile  1958,  n.  339 per la tutela del rapporto di lavoro
domestico"   nella  parte  in  cui  l'indennita'  di  anzianita',  da
corrispondere  in caso di licenziamento o di dimissioni del personale
impiegatizio e dei prestatori d'opera manuali, viene commisurata alla
sola  retribuzione  in denaro e non anche all'equivalente del vitto e
dell'alloggio   quando  queste  prestazioni  siano  convenzionalmente
dovute.
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AGGIORNAMENTO (3)
  La  Corte  Costituzionale  con sentenza 21-27 marzo 1974, n. 85 (in
G.U.  1a  s.s.  del  03/04/1974 n. 89) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  dell'art.  17, lett. b, della legge 2 aprile 1958, n.
339  (per la tutela del lavoro domestico), nella parte in cui esclude
il  diritto  del  prestatore  di lavoro alla indennita' di anzianita'
quando  il  rapporto  di  lavoro  sia  venuto  a  cessare prima della
scadenza dell'anno.
 
	        
	      
                              Art. 18.
             Indennita' in caso di morte del lavoratore

  In  caso  di  morte del prestatore di lavoro, l'indennita' indicata
nell'articolo precedente deve essere corrisposta al coniuge, ai figli
e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il
3° grado, ed agli affini entro il 20 grado.
  In   mancanza  delle  persone  indicate  nel  comma  precedente  le
indennita'   sono  attribuite  secondo  le  norme  della  successione
legittima.
 
	        
	      
                              Art. 19.
                           13ª mensilita'

  Per  la  corresponsione  della 13ª mensilita', vale quanto disposto
dalla legge 27 dicembre 1953, n. 940.
 
	        
	      
                              Art. 20.
                      Disposizioni transitorie

  L'indennita' di anzianita' di cui all'art. 17 e all'art. 18, dovuta
nel  caso di licenziamento, dimissione o morte, e' commisurata per le
anzianita'   maturate   anteriormente  all'entrata  in  vigore  della
presente legge, nel modo seguente:
    a)  per  il  lavoratore  di cui all'art. 5, comma primo, per ogni
anno  di  anzianita'  mezza  mensilita'  dell'ultima  Retribuzione in
denaro;
    b)  per  i  lavoratori di cui all'art. 5, comma secondo, per ogni
anno di anzianita' otto giornate dell'ultima retribuzione in denaro.
 
	        
	      
                              Art. 21.
                         Disposizioni finali

  Per  tutto  quanto  non espressamente previsto dalla presente legge
restano  in  vigore  le  disposizioni riguardanti, rispettivamente, i
rapporti di impiego e di lavoro domestico.

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Roma, addi' 2 aprile 1958

                               GRONCHI

                                                 ZOLI - GUI - GONELLA

                                                 Visto,            il
Guardasigilli: GONELLA
 
	        
	      
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