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LEGGE 23 dicembre 1996, n. 662

Misure di razionalizzazione della finanza pubblica.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
                              PROMULGA 
 
la seguente legge: 
 
                               Art. 1 
Misure in materia di sanita', pubblico impiego,  istruzione,  finanza
             regionale e locale, previdenza e assistenza 
 
  1. Nell'ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera di cui
all'articolo 2, comma 5, della legge 28 dicembre 1995, n.  549,  come
sostituito dall'articolo 1, comma 2-ter, del decreto-legge 17  maggio
1996, n. 280, convertito, con modificazioni, dalla  legge  18  luglio
1996, n. 382, i direttori generali delle aziende ospedaliere o  delle
unita' sanitarie locali  interessate  provvedono,  non  oltre  il  30
giugno 1997, alla riduzione del numero dei posti letto nelle  singole
unita'  operative  ospedaliere   che   nell'ultimo   triennio   hanno
mediamente registrato un tasso di occupazione  inferiore  al  75  per
cento, fatta eccezione per la terapia intensiva, la rianimazione,  le
malattie infettive, le attivita' di trapianto di organi e di  midollo
osseo nonche' le unita' spinali, in  misura  tale  da  assicurare  il
rispetto  di   detto   tasso   di   occupazione,   e   rideterminano,
conseguentemente, le dotazioni organiche anche  in  deroga,  al  solo
fine della loro riduzione,  a  quanto  stabilito  dal  comma  52  del
presente articolo. Fino  a  quando  non  sono  esperite  le  suddette
procedure e' fatto divieto di procedere alle assunzioni di personale. 
Nel rispetto del tasso di spedalizzazione del 160 per mille, indicato
dal citato articolo 2, comma 5, della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
per il 1997, i direttori generali delle aziende ospedaliere  o  delle
unita' sanitarie locali assicurano  che  la  riduzione  prevista  dal
presente comma non sia inferiore al 20 per cento del numero dei posti
letto per ciascuna unita' operativa ospedaliera interessata. 
  2. Le regioni possono fissare un tasso  di  occupazione  dei  posti
letto superiore al 75  per  cento  destinando  una  quota  parte  dei
risparmi  derivanti  dalla  conseguente  riduzione  dei  posti  letto
all'assistenza domiciliare a favore di portatori di  handicap  gravi,
di patologie  cronico-degenerative  in  stato  avanzato  o  terminale
nonche'  degli  anziani  non  autosufficienti.  Le  regioni   possono
altresi' fissare un tasto di occupazione di posti letto inferiore  al
75 per cento negli ospedali situati nelle isole minori e  nelle  zone
montane particolarmente disagiate. 
  3. Le regioni, al fine di contenere le richieste di prestazioni  in
regime di ricovero ospedaliero di lunga degenza, adottano  misure  al
fine di  razionalizzare  la  spesa  sanitaria  facendo  ricorso  alla
prevenzione e all'assistenza domiciliare medicalmente assistita. 
  4. Nell'ambito della ristrutturazione della rete ospedaliera di cui
al citato articolo 2, comma 5, della legge 28 dicembre 1995, n.  549,
le regioni, entro il 30 giugno 1997,  provvedono  ad  incrementare  i
posti letto equivalenti di assistenza ospedaliera diurna, di  cui  al
decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre  1992,  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 249 del 22  ottobre  1992,  fino  ad  una
dotazione media regionale non inferiore al 10  per  cento  dei  posti
letto della dotazione standard per  acuti  prevista  dalla  normativa
vigente. Alle regioni inadempienti si applicano  le  disposizioni  di
cui all'articolo 1, comma 2-quinquies, del  citato  decreto-legge  n.
280 del 1996. 
  5. Ferme restando le  incompatibilita'  previste  dall'articolo  4,
comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, da riferire anche alle
strutture sanitarie private  accreditate  ovvero  a  quelle  indicate
dall'articolo 6, comma 6  della  legge  23  dicembre  1994,  n.  724,
l'opzione per l'esercizio della libera  professione  intramuraria  da
parte del personale dipendente del Servizio  sanitario  nazionale  da
espletare dopo aver assolto al debito orario,  e'  incompatibile  con
l'esercizio di attivita'  libero  professionale.  L'attivita'  libero
professionale da parte dei soggetti che hanno optato  per  la  libera
professione extramuraria non puo' comunque essere  svolta  presso  le
strutture sanitarie pubbliche, diverse da quella di  appartenenza,  o
presso   le   strutture   sanitarie   private   accreditate,    anche
parzialmente. L'accertamento delle incompatibilita' compete, anche su
iniziativa di chiunque vi  abbia  interesse,  al  direttore  generale
dell'azienda ospedaliera o dell'unita' sanitaria locale interessata. 
  6. Le disposizioni previste dai commi da 1 a 19 si applicano  anche
al personale di cui all'articolo 102 del decreto del Presidente della
Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e al personale di cui all'articolo
6, comma 5, del decreto legislativo  30  dicembre  1992,  n.  502,  e
successive modificazioni. 
  7. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448. 
  8. I direttori generali  delle  unita'  sanitarie  locali  e  delle
aziende ospedaliere, in base a quanto previsto dall'articolo 4, comma
10, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  502,  e  successive
modificazioni, attivano ed  organizzano,  d'intesa  con  le  regioni,
nell'ambito   della   ristrutturazione   della   rete    ospedaliera,
l'attivita' libero professionale intramuraria. Provvedono altresi'  a
comunicare  alle  regioni  il  quantitativo  e  la  tipologia   delle
strutture attivate  nonche'  il  numero  di  operatori  sanitari  che
possono  potenzialmente  operare  in  tali  strutture.  I   direttori
generali dell'unita'  sanitaria  locale  e  dell'azienda  ospedaliera
individuano,  inoltre,  nell'ambito  dell'applicazione  delle   norme
contrattuali, istituti incentivanti l'attivita' libero  professionale
intramuraria. 
  9. Ai fini dell'applicazione del comma 8 del presente articolo,  le
regioni possono integrare i programmi di edilizia  sanitaria  di  cui
all'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67. 
  10. I dipendenti  del  Servizio  sanitario  nazionale  in  servizio
presso  strutture  nelle  quali  l'attivita'   libero   professionale
intramuraria risulti organizzata e attivata, ai  sensi  dell'articolo
4, comma 10, del decreto legislativo 30  dicembre  1992,  n.  502,  e
successive modificazioni,  anche  secondo  le  modalita'  transitorie
dallo stesso previste, alla data di entrata in vigore della  presente
legge, sono tenuti a comunicare al direttore generale,  entro  il  31
marzo  1997,  l'opzione   tra   l'esercizio   dell'attivita'   libero
professionale   intramuraria   o   extramuraria.   In   assenza    di
comunicazione  si  presume  che  il  dipendente  abbia   optato   per
l'esercizio della libera professione intramuraria. L'opzione a favore
dell'esercizio della libera professione extramuraria ha valore per un
periodo di tre anni. 
  11. I dipendenti  del  Servizio  sanitario  nazionale  in  servizio
presso  strutture  nelle  quali  l'attivita'   libero   professionale
intramuraria non risulti organizzata e attivata alla data di  entrata
in vigore della presente legge sono tenuti a rendere la comunicazione
di cui al comma 10 entro trenta giorni dalla data della comunicazione
dei direttori  generali  alle  regioni,  prevista  dal  comma  8.  Si
applicano altresi' le disposizioni previste al comma  10,  secondo  e
terzo periodo. 
  12.  Le  direttive  impartite  dal  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri all'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle  pubbliche
amministrazioni, di cui all'articolo 50, commi 4  e  5,  del  decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,  e  successive  modificazioni  ed
integrazioni, indicano altresi' i criteri per  l'attribuzione  di  un
trattamento economico aggiuntivo al personale che  abbia  optato  per
l'esercizio  della  libera  professione  intramuraria.  Tale  opzione
costituisce titolo di preferenza per  il  conferimento  di  incarichi
comportanti  direzioni  di  struttura  ovvero  per   l'accesso   agli
incarichi di dirigenti del ruolo sanitario di secondo livello.  Resta
ferma la riduzione  del  15  per  cento  della  componente  fissa  di
posizione  della  retribuzione  per  i  dipendenti  che  optano   per
l'esercizio della libera professione extramuraria. 
  13. In sede di rinnovo della convenzione tra il Servizio  sanitario
nazionale ed i medici di medicina generale, ai sensi dell'articolo 8,
comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e  succes-
sive  modificazioni,  si  tiene  conto  dei  principi  stabiliti  dal
presente articolo. 
  14. Con decreto del Ministro della sanita' da emanare entro  il  28
febbraio 1997 sono stabiliti i termini per l'attuazione dei commi  8,
11  e  12,  le  modalita'  per  il  controllo  del   rispetto   delle
disposizioni  sulla  incompatibilita',  nonche'  la  disciplina   dei
consulti e delle consulenze. 
  15. Entro il 30 settembre 1997, il Governo riferisce al  Parlamento
sullo stato di attivazione degli spazi per l'esercizio  della  libera
professione intramuraria nonche' sulle misure dirette ad  incentivare
il ricorso alle prestazioni rese  in  regime  di  libera  professione
intramuraria, da applicare a decorrere dal 1998. 
  16.  I  posti  letto  riservati  per   l'esercizio   della   libera
professione  intramuraria  e  per  l'istituzione   delle   camere   a
pagamento,  ai  sensi  dell'articolo  4,  comma   10,   del   decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n.  502,  e  successive  modificazioni,
concorrono ai fini dello standard dei posti letto per mille  abitanti
previsto dal citato articolo 2, comma  5,  della  legge  28  dicembre
1995,  n.  549.  Le  regioni   tengono   conto   dell'attivazione   e
dell'organizzazione dell'attivita' libero professionale  intramuraria
in sede di  verifica  dei  risultati  amministrativi  e  di  gestione
ottenuti  dal  direttore  generale  dell'unita'  sanitaria  locale  e
dell'azienda ospedaliera ai  sensi  dell'articolo  1,  comma  6,  del
decreto-legge 27 agosto 1994,  n.  512,  convertito  dalla  legge  17
ottobre 1994, n. 590, nonche'  ai  fini  della  corresponsione  della
quota integrativa del trattamento economico del direttore generale di
cui all'articolo 1, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri 19 luglio 1995, n. 502. 
  17. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488. 
  18.  Le  prestazioni  strettamente  e  direttamente  correlate   al
ricovero  programmato,  preventivamente  erogate  al  paziente  dalla
medesima struttura che esegue il  ricovero  stesso,  sono  remunerate
dalla  tariffa  onnicomprensiva  relativa  al  ricovero  e  non  sono
soggette alla partecipazione alla spesa da  parte  del  cittadino.  I
relativi referti devono essere allegati  alla  cartella  clinica  che
costituisce il diario del ricovero. 
  19. Le istituzioni sanitarie private, ai  fini  dell'accreditamento
di cui all'articolo 8, comma 7, del decreto legislativo  30  dicembre
1992, n. 502,  e  successive  modificazioni,  devono  documentare  la
capacita' di garantire l'erogazione  delle  proprie  prestazioni  nel
rispetto delle incompatibilita' previste dalla normativa  vigente  in
materia di rapporto di lavoro del personale  del  Servizio  sanitario
nazionale e con piante organiche a regime. L'esistenza di  situazioni
d'incompatibilita' preclude l'accreditamento e comporta  la  nullita'
dei rapporti eventualmente instaurati con le unita' sanitarie locali.
L'accertata insussistenza della capacita'  di  garantire  le  proprie
prestazioni comporta la revoca dell'accreditamento e  la  risoluzione
dei rapporti costituiti. 
  20. In applicazione di quanto previsto dalla legge 13 maggio  1978,
n. 180, ferma restando la scadenza del  31  dicembre  1996  e  quanto
previsto dall'articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre  1994,  n.
724, le regioni provvedono, entro il  31  gennaio  1997,  sentite  le
associazioni nazionali del settore e degli enti  locali  interessati,
all'adozione di appositi strumenti di pianificazione  riguardanti  la
tutela della salute mentale in  attuazione  di  quanto  previsto  dal
progetto-obiettivo "Tutela della salute mentale 1994-1996", approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 1994, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 1994. 
  21. Alla legge 23 dicembre 1994, n. 724, all'articolo 3,  comma  5,
il secondo ed il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti: "I  beni
mobili ed immobili degli  ospedali  psichiatrici  dismessi,  che  non
possono essere utilizzati per altre attivita' di carattere sanitario,
sono  destinati  dall'unita'   sanitaria   locale   competente   alla
produzione di reddito, attraverso la vendita, anche  parziale,  degli
stessi con  diritto  di  prelazione  per  gli  enti  pubblici,  o  la
locazione. I redditi prodotti sono  utilizzati  per  l'attuazione  di
quanto previsto dal progetto-obiettivo "Tutela della  salute  mentale
1994-1996", approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  7
aprile 1994, per interventi nel settore psichiatrico, e dai  relativi
progetti regionali di attuazione". 
  22. Le regioni e le province autonome di Trento  e  di  Bolzano  in
sede di verifica dei risultati amministrativi e di gestione  ottenuti
dai direttori  generali  ai  sensi  dell'articolo  1,  comma  6,  del
decreto-legge 27 agosto 1994,  n.  512,  convertito  dalla  legge  17
ottobre 1994, n. 590, nonche'  ai  fini  della  corresponsione  della
quota integrativa del trattamento economico per i medesimi  direttori
generali  prevista  dall'articolo  1,  comma  5,  del   decreto   del
Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, n. 502, tengono
conto delle iniziative adottate dai direttori  generali  interessati,
all'interno  della  programmazione  regionale,  per   la   definitiva
chiusura degli ospedali psichiatrici e per l'attuazione del progetto-
obiettivo "Tutela della salute mentale 1994-1996". 
  23. Nell'anno 1997, alle regioni  inadempienti  rispetto  a  quanto
previsto dall'articolo 3, comma 5, della legge 23 dicembre  1994,  n.
724, e dal comma 20 del presente articolo, si  applica,  in  sede  di
ripartizione del Fondo sanitario nazionale ai sensi dell'articolo  12
del decreto legislativo  30  dicembre  1992,  n.  502,  e  successive
modificazioni, una riduzione della quota spettante pari allo 0,50 per
cento. A decorrere dal 1998, tale percentuale e'  elevata  in  misura
pari al 2 per cento. 
  24. Il Ministro della sanita' trasmette al Parlamento una relazione
trimestrale sulle iniziative adottate a livello nazionale e regionale
per la chiusura degli ospedali psichiatrici e  per  l'attuazione  del
progetto-obiettivo "Tutela della salute mentale 1994-1996",  in  base
ai dati forniti dalle regioni con la stessa periodicita'. 
  25. Le regioni sono tenute ad  individuare  tra  le  priorita'  cui
destinare quote dei finanziamenti  previsti  dall'articolo  20  della
legge 11 marzo 1988, n. 67, i dipartimenti di  salute  mentale  delle
aziende sanitarie locali per la realizzazione di centri diurni  e  di
case alloggio. 
  26. Nell'ambito dei livelli uniformi di assistenza, individuati dal
Piano sanitario nazionale  adottato  ai  sensi  dell'articolo  1  del
decreto  legislativo  30  dicembre  1992,  n.   502,   e   successive
modificazioni,  sentita   l'ANCI,   quali   tipologie   di   risposta
assistenziale,   le   regioni   provvedono   all'accertamento   delle
situazioni di bisogno e all'organizzazione dei  servizi,  assicurando
l'equilibrio finanziario delle relative gestioni. 
  27. L'attivita' dei medici di medicina generale, nel  quadro  delle
funzioni  attribuite  dall'articolo  8  del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni,  e'  orientata  al
rispetto degli obiettivi assistenziali  e  dei  connessi  livelli  di
spesa  individuati  dalle  unita'  sanitarie  locali  sulla  base  di
specifici indirizzi regionali, volti, tra  l'altro,  al  contenimento
delle richieste di prestazioni in regime di ricovero ospedaliero.  La
quota variabile della remunerazione dei medici di  medicina  generale
viene flessibilmente commisurata al perseguimento degli obiettivi  ed
al rispetto dei vincoli. Per l'anno  1997  i  livelli  di  spesa  non
possono superare,  a  livello  regionale,  i  corrispondenti  livelli
registrati nell'esercizio 1996, ridotti dell'1 per cento. 
  28. Allo  scopo  di  assicurare  l'uso  appropriato  delle  risorse
sanitarie e garantire l'equilibrio delle gestioni, i medici abilitati
alle funzioni prescrittive conformano le proprie  autonome  decisioni
tecniche a percorsi diagnostici e terapeutici, cooperando in tal modo
al    rispetto    degli    obiettivi    di    spesa.    I    percorsi
diagnostico-terapeutici sono  costituiti  dalle  linee-guida  di  cui
all'articolo 1, comma 283, terzo periodo,  della  legge  23  dicembre
2005, n. 266, nonche' da percorsi definiti ed adeguati periodicamente
con  decreto  del  Ministro  della  salute,  previa  intesa  con   la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano, su  proposta  del  Comitato
strategico del Sistema nazionale linee-guida, di cui al  decreto  del
Ministro della salute 30 giugno 2004, integrato da un  rappresentante
della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli
odontoiatri . Il Ministro della salute, di concerto con  il  Ministro
dell'economia e delle finanze, stabilisce, d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
autonome di Trento  e  di  Bolzano,  entro  il  31  marzo  2007,  gli
indirizzi per l'uniforme applicazione dei percorsi stessi  in  ambito
locale e le misure da  adottare  in  caso  di  mancato  rispetto  dei
protocolli medesimi, ivi comprese le sanzioni a carico del  sanitario
che si discosti dal percorso diagnostico senza giustificati motivi. 
  29. I direttori generali delle aziende sanitarie sono responsabili,
sulla  base  degli  indirizzi  del  livello  centrale  e   regionale,
dell'attivazione  dei  sistemi  informativi   per   la   rilevazione,
l'elaborazione e l'analisi comparativa dei  dati  epidemiologici,  di
attivita' e di spesa necessari per fini di programmazione,  controllo
e valutazione dell'attivita'  assistenziale  e  prescrittiva  facente
capo ai singoli medici e per la  valutazione  dei  percorsi,  nonche'
della fornitura dei dati alle regioni e al Ministero  della  sanita'.
Per corrispondere alle esigenze informative del livello centrale,  il
Ministero  della  sanita'  puo'   attivare   forme   campionarie   di
rilevazione   stipulando   all'occorrenza   appositi    accordi    di
cooperazione con aziende sanitarie e regioni. 
  30. Per l'analisi, la programmazione e  il  controllo  del  settore
degli acquisti dei beni e servizi nel Servizio  sanitario  nazionale,
nonche' per fini di  orientamento  e  supporto,  il  Ministero  della
sanita',  nel  quadro  delle  competenze  in   materia   di   sistema
informativo sanitario, provvede, anche mediante la omogeneizzazione e
l'integrazione delle funzioni regionali di cui all'articolo 6,  comma
2, della legge 23 dicembre 1994, n. 724,  all'organizzazione  e  alla
gestione di un osservatorio centrale degli  acquisti  e  dei  prezzi.
L'osservatorio centrale raccoglie, anche utilizzando il  collegamento
in rete con gli osservatori regionali e locali del Servizio sanitario
nazionale ed accordi con banche dati di altre istituzioni pubbliche e
private, i dati sui prezzi dei beni e dei servizi offerti al Servizio
sanitario nazionale e sugli acquisti dei diversi settori merceologici
e li classifica al fine di renderli confrontabili su scala nazionale,
provvedendo ad inviare trimestralmente al Ministro della  sanita'  ed
alla Commissione unica del farmaco apposita relazione in merito  alla
spesa sostenuta e diffondendo tali informazioni quali supporto  delle
decisioni gestionali  locali.  L'osservatorio  provvede  altresi'  al
monitoraggio del prezzo dei farmaci collocati nella classe c) di  cui
all'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537. 
  31. Sulle confezioni esterne dei  prodotti  farmaceutici  collocati
nella classe a) di cui all'articolo  8,  comma  10,  della  legge  24
dicembre  1993,  n.  537,  devono  essere  riportati   in   caratteri
"Braille", in quanto compatibili con la dimensione della  confezione,
il nome commerciale del prodotto e un eventuale  segnale  di  allarme
che richiami l'attenzione del paziente sulla esistenza di particolari
condizioni d'uso. La presente disposizione si applica alle confezioni
messe in commercio a partire dal 1 gennaio 1998. 
  32. Le regioni, per l'esercizio 1997,  nell'ambito  delle  funzioni
previste  dall'articolo  2,  comma  2,  del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni,  individuano,  nel
rispetto dei livelli di spesa stabiliti per l'anno 1996, le quantita'
e le tipologie di prestazioni sanitarie che  possono  essere  erogate
nelle strutture pubbliche e in quelle private. La contrattazione  dei
piani annuali preventivi, di cui all'articolo 6, comma 5, della legge
23 dicembre 1994, n. 724, ed all'articolo 2, comma 8, della legge  28
dicembre 1995, n. 549, deve essere  realizzata  in  conformita'  alle
predette indicazioni, con la fissazione del limite massimo  di  spesa
sostenibile. 
  33. Con decreto del Ministro della sanita' da emanare entro  il  28
febbraio 1997 sono fissati i termini  e  le  sanzioni  per  eventuali
inadempienze degli amministratori, per la completa  attuazione  delle
disposizioni di  cui  all'articolo  5,  commi  4  e  5,  del  decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. 
  34. Ai fini della determinazione della quota capitaria, in sede  di
ripartizione del Fondo sanitario nazionale,  ai  sensi  dell'articolo
12, comma 3, del decreto legislativo 30  dicembre  1992,  n.  502,  e
successive  modificazioni,  il  Comitato  interministeriale  per   la
programmazione economica  (CIPE),  su  proposta  del  Ministro  della
sanita', d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra  lo
Stato, le regioni e le province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,
stabilisce i pesi da attribuire  ai  seguenti  elementi:  popolazione
residente, frequenza dei consumi sanitari per eta' e per sesso, tassi
di mortalita' della popolazione, indicatori  relativi  a  particolari
situazioni territoriali ritenuti utili al fine di definire i  bisogni
sanitari delle regioni ed indicatori epidemiologici territoriali.  Il
CIPE, su  proposta  del  Ministro  della  sanita',  d'intesa  con  la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano, puo'  vincolare  quote  del
Fondo sanitario nazionale alla realizzazione di  specifici  obiettivi
del Piano sanitario nazionale, con priorita'  per  i  progetti  sulla
tutela della salute materno-infantile, della  salute  mentale,  della
salute degli anziani nonche' per quelli finalizzati alla prevenzione,
e  in  particolare  alla  prevenzione  delle   malattie   ereditarie.
Nell'ambito della prevenzione delle malattie infettive  nell'infanzia
le regioni, nell'ambito delle loro disponibilita' finanziarie, devono
concedere  gratuitamente  i   vaccini   per   le   vaccinazioni   non
obbligatorie  quali  antimorbillosa,  antirosolia,   antiparotite   ,
antipertosse e  antihaemophulius  influenzae  tipo  B  quando  queste
vengono richieste dai genitori con prescrizione medica. Di tale norma
possono usufruire anche i bambini extracomunitari non  residenti  sul
territorio nazionale. 
  34-bis.  Per  il  perseguimento  degli   obiettivi   di   carattere
prioritario e di  rilievo  nazionale  indicati  nel  Piano  sanitario
nazionale le regioni elaborano specifici  progetti  sulla  scorta  di
linee guida proposte dal Ministro del lavoro, della  salute  e  delle
politiche sociali ed approvate con  accordo  in  sede  di  Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
autonome di Trento e di  Bolzano.  La  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra l o Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, su proposta  del  Ministro  della  sanita',  individua  i
progetti ammessi a finanziamento utilizzando  le  quote  a  tal  fine
vincolate del Fondo sanitario nazionale ai sensi  del  comma  34.  La
predetta modalita' di ammissione al finanziamento e'  valida  per  le
linee  progettuali  attuative  del  Piano  sanitario  nazionale  fino
all'anno   2008.   A   decorrere   dall'anno   2009,   il    Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su proposta
del Ministro del lavoro, della  salute  e  delle  politiche  sociali,
d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province  autonome  di  Trento  e  Bolzano,  provvede  a
ripartire  tra  le  regioni  le  medesime  quote  vincolate  all'atto
dell'adozione della propria  delibera  di  ripartizione  delle  somme
spettanti  alle  regioni  a  titolo  di  finanziamento  della   quota
indistinta di Fondo sanitario nazionale di parte corrente. Al fine di
agevolare le regioni nell'attuazione dei progetti di cui al comma 34,
il Ministero dell'economia e delle finanze  provvede  ad  erogare,  a
titolo di acconto, il 70 per  cento  dell'importo  complessivo  annuo
spettante a ciascuna regione, mentre l'erogazione del restante 30 per
cento e'  subordinata  all'approvazione  da  parte  della  Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del Ministro del lavoro,
della salute e delle politiche sociali, dei progetti presentati dalle
regioni, comprensivi di  una  relazione  illustrativa  dei  risultati
raggiunti  nell'anno  precedente.   Le   mancate   presentazione   ed
approvazione dei progetti comportano, nell'anno  di  riferimento,  la
mancata erogazione della  quota  residua  del  30  per  cento  ed  il
recupero, anche a carico delle somme  a  qualsiasi  titolo  spettanti
nell'anno  successivo,  dell'anticipazione  del  70  per  cento  gia'
erogata. (29) 
  35.  Gli  eventuali  avanzi  di  gestione  registrati  a  decorrere
dall'anno 1995 dagli enti del  Servizio  sanitario  nazionale  devono
essere destinati, in via prioritaria, alla  copertura  dei  disavanzi
verificatisi negli anni  precedenti,  anche  oggetto  delle  gestioni
liquidatorie di cui all'articolo 2, comma 14, della legge 28 dicembre
1995, n. 549. 
  36.  L'onere  a  carico  del  Servizio  sanitario   nazionale   per
l'assistenza farmaceutica, previsto per l'anno 1997 dall'articolo  7,
comma 5, della legge 23 dicembre 1994, n. 724,  e'  rideterminato  in
lire 9.600 miliardi anche  per  assicurare  l'erogazione  di  farmaci
innovativi di alto valore terapeutico,  nonche'  la  copertura  degli
oneri di cui al comma 42. (1) 
  37. Alla maggiore spesa per l'assistenza  farmaceutica  per  l'anno
1997, pari a lire 600 miliardi, si provvede con le  maggiori  entrate
derivanti dalle disposizioni di cui al comma 39. 
  38. Per il 1997 l'onere a carico del Servizio  sanitario  nazionale
per l'assistenza  farmaceutica  puo'  registrare  un  incremento  non
superiore al 14 per cento rispetto a quanto determinato dal comma 36,
fermo restando il mantenimento  delle  occorrenze  finanziarie  delle
regioni nei limiti degli stanziamenti  complessivi  previsti  per  il
medesimo anno. 
  39. Per le cessioni e le importazioni dei farmaci appartenenti alla
classe c) di cui all'articolo 8, comma 10, della  legge  24  dicembre
1993,  n.  537,  l'aliquota  dell'imposta  sul  valore  aggiunto   e'
stabilita nella misura del 10 per cento. 
  40. A decorrere dall'anno 1997, le quote di spettanza sul prezzo di
vendita al pubblico  delle  specialita'  medicinali  collocate  nelle
classi a) e b), di cui all'articolo  8,  comma  10,  della  legge  24
dicembre 1993, n. 537, sono fissate per le aziende farmaceutiche, per
i grossisti e per i farmacisti rispettivamente al 66,65 per cento, al
6,65 per cento e al 26,7 per cento sul prezzo di vendita al  pubblico
al  netto  dell'imposta  sul  valore  aggiunto  (IVA).  Il   Servizio
sanitario nazionale, nel procedere alla corresponsione alle  farmacie
di quanto dovuto, trattiene a titolo di sconto una quota sull'importo
al lordo dei ticket e al netto dell'IVA pari al 3,75 per cento per le
specialita' medicinali il  cui  prezzo  di  vendita  al  pubblico  e'
inferiore a lire 50.000, al 6 per cento per le specialita' medicinali
il cui prezzo di vendita al pubblico e' compreso tra  lire  50.000  e
lire 99.999, al 9 per cento per  le  specialita'  medicinali  il  cui
prezzo di vendita al pubblico e' compreso tra  lire  100.000  e  lire
199.999 , al 12,5 per cento per  le  specialita'  medicinali  il  cui
prezzo di vendita al pubblico e' compreso  tra  euro  103,29  e  euro
154,94 e al 19 per cento per le specialita' medicinali il cui  prezzo
di vendita al pubblico e' superiore a euro 154,94. Il Ministero della
salute,   sentite   le    organizzazioni    sindacali    maggiormente
rappresentative delle  farmacie  pubbliche  e  private,  sottopone  a
revisione annuale gli intervalli di prezzo e i limiti  di  fatturato,
di  cui  al  presente  comma.  Per  le  farmacie  rurali  che  godono
dell'indennita' di residenza ai sensi dell'articolo 2 della  legge  8
marzo 1968, n. 221, e  successive  modificazioni,  con  un  fatturato
annuo in regime di Servizio sanitario nazionale al netto dell'IVA non
superiore a lire 750 milioni, restano in vigore le quote di sconto di
cui all'articolo 2, comma 1, della legge 28 dicembre  1995,  n.  549.
Per le farmacie con fatturato annuo in regime di  Servizio  sanitario
nazionale al netto dell'IVA non superiore  a  lire  500  milioni,  le
percentuali previste dal presente comma sono ridotte in  misura  pari
al 60 per cento. (61) (63) 
  41. I medicinali sottoposti alla procedura di autorizzazione di cui
al regolamento (CEE) n. 2309/93 del Consiglio, del  22  luglio  1993,
sono ceduti dal titolare dell'autorizzazione ad un prezzo contrattato
con il Ministero della sanita', su conforme parere della  Commissione
unica del farmaco, secondo criteri stabiliti dal CIPE,  entro  il  31
gennaio 1997. PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 27 DICEMBRE 2002, N. 289. In
caso di mancato accordo, il medicinale e' collocato nella  classe  c)
di cui all'articolo 8, comma 10, della legge  24  dicembre  1993,  n.
537. 
  42. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 29 APRILE 1998, N. 124. 
  43. Agli organismi di volontariato e di tutela dei diritti, ammessi
  ad operare all'interno  delle  strutture  sanitarie  pubbliche,  ai
  sensi  dell'articolo  14,  comma  7,  del  decreto  legislativo  30
  dicembre 1992, n. 502,  e  successive  modificazioni,  puo'  essere
  consentito  l'uso  gratuito  di  locali  e   servizi   strettamente
  necessari all'espletamento delle relative attivita'. 
  44. Sono considerate semplici violazioni  amministrative,  punibili
con sanzioni disciplinari, le irregolarita'  formali  commesse  nella
compilazione delle ricette. 
  45. Fino al 31 dicembre 1997 e' fatto divieto alle  amministrazioni
pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto  legislativo  3
febbraio  1993,  n.  29,  di  assumere  personale,  anche   a   tempo
determinato, escluso quello delle categorie protette. E'  autorizzato
esclusivamente il ricorso alle procedure  di  mobilita',  secondo  la
normativa vigente. 
  46. Il divieto di cui al comma 45 non si applica  alle  aziende  ed
agli enti del Servizio sanitario nazionale, compreso l'ente  pubblico
Croce rossa italiana, limitatamente  per  quest'ultimo  al  personale
che, alla data del 30 settembre 1996,  presta  servizio  nei  servizi
sanitari  con  contratto  a  tempo  determinato,  ferme  restando  le
previsioni di cui al comma 1, agli ordini  e  collegi  professionali,
alle universita', agli enti pubblici di ricerca, alle  regioni,  alle
province autonome ed agli enti locali non strutturalmente  deficitari
ed a quelli per i  quali,  alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente  legge,  sia  intervenuta  l'approvazione  dell'ipotesi   di
bilancio stabilmente riequilibrato, agli enti non  in  condizioni  di
squilibrio finanziario di cui all'articolo 22, comma 12, della  legge
23 dicembre 1994, n. 724, al personale della carriera  diplomatica  e
dei contrattisti  all'estero,  alle  Forze  armate  ed  al  personale
tecnico,  nelle  qualifiche  funzionali  sesta,  settima  e   ottava,
dell'Istituto Idrografico e degli Arsenali  della  Marina  in  misura
complessiva pari a 23 posti per il primo e 75 posti per i secondi,  a
parziale compensazione delle cessazioni dal servizio verificatesi nel
1996 nelle stesse qualifiche anche attraverso concorsi  riservati  al
personale  gia'  in  servizio,   ai   Corpi   di   polizia   previsti
dall'articolo 16 della legge 1 aprile 1981, n. 121, limitatamente  al
personale  addetto  all'espletamento  dei  servizi  di  ordine  e  di
sicurezza pubblica  e  dell'amministrazione  della  giustizia  per  i
servizi istituzionali di traduzione dei detenuti e  degli  internati,
al Corpo nazionale  dei  vigili  del  fuoco  per  il  solo  personale
operativo, ed a quello di cui all'articolo 10, comma 5, del  decreto-
legge 29 marzo 1995, n.  97,  convertito,  con  modificazioni,  dalla
legge 30 maggio 1995, n. 203, per  il  quale  si  siano  esaurite  le
prescritte procedure entro il 31 dicembre 1996.  Resta  fermo  quanto
previsto dall'articolo 9, comma 4, secondo  e  terzo  periodo,  della
legge 23  dicembre  1992,  n.  498.  Il  divieto  non  opera  per  le
assunzioni  di  personale  del  Ministero  per  i  beni  culturali  e
ambientali,  nella  misura  del  40  per  cento  dei   posti   resisi
disponibili per cessazioni, nonche' per  le  assunzioni  previste  da
specifiche norme legislative per  l'attuazione  ed  il  funzionamento
degli uffici nelle otto province di nuova istituzione, in entrambi  i
casi previo espletamento delle procedure di mobilita'  da  concludere
entro il termine di trenta giorni, decorso il quale si  procede  alle
assunzioni. Il divieto non opera  altresi'  per  le  assunzioni,  sia
mediante procedure concorsuali, sia a tempo determinato,  degli  enti
di gestione dei parchi nazionali,  da  effettuare  nei  limiti  della
pianta organica o dell'attuale dotazione organica  purche'  approvati
dal Ministero dell'ambiente, previo espletamento delle  procedure  di
mobilita' da concludere entro il termine di  trenta  giorni.  Per  il
comparto scuola si applicano le disposizioni del comma 73  e  per  il
personale  del  Ministero  degli  affari  esteri  si   applicano   le
disposizioni  dal  comma  132  al  comma  142.   Restano   ferme   le
disposizioni di cui all'articolo 5, comma 27, della legge 24 dicembre
1993,  n.  537,  e  successive  modificazioni  e  integrazioni.  Sono
consentite le assunzioni dei vincitori  di  concorsi  per  qualifiche
dirigenziali banditi da amministrazioni statali, le  cui  graduatorie
risultino approvate dalle commissioni d'esame entro  il  15  dicembre
1996, e, per il triennio 1997-1999, le assunzioni del  Ministero  del
lavoro e  della  previdenza  sociale,  per  il  personale  del  ruolo
dell'ispettorato del lavoro, limitatamente a 190  unita'  dell'ottava
qualifica  funzionale,  dell'INPDAP,  limitatamente  a   250   unita'
complessive di personale da utilizzare nelle  strutture  periferiche,
dell'INPS, nei limiti di 200 unitacomplessive di personale da adibire
alla vigilanza, e dell'INAIL, nei limiti di 150  unita'  complessive.
Gli  enti  locali  dissestati  che  abbiano  ottenuto  l'approvazione
dell'ipotesi di bilancio riequilibrato alla data di entrata in vigore
della presente legge possono chiedere, per esigenze di  funzionamento
dei servizi,  l'assegnazione  di  personale  posto  in  mobilita'  al
momento della rideterminazione delle piante organiche e  in  servizio
presso gli enti stessi alla data del 31 dicembre 1995. 
  47. Per la copertura dei posti vacanti le graduatorie dei  concorsi
pubblici per il personale del Servizio sanitario nazionale, approvate
successivamente al 31 dicembre 1993, possono essere  utilizzate  fino
al 31 dicembre 1998. 
  48.  Fermi  restando  i  limiti   previsti   dal   comma   46,   le
amministrazioni di cui al medesimo comma assumono prioritariamente  i
soggetti appartenenti alle categorie protette in numero pari a quello
dei posti occupati  da  falsi  invalidi,  accertati  ai  sensi  delle
vigenti  disposizioni  di  legge   e   comunque   nell'ambito   delle
disponibilita' dei posti derivanti da cessazioni dal servizio. 
  49. Per gli anni 1998 e 1999 le amministrazioni pubbliche di cui al
comma 45, con le esclusioni di cui al comma  46,  possono  provvedere
alla copertura dei posti resisi disponibili per  cessazioni  mediante
ricorso alle procedure di mobilita' e, nel limite del 10 per cento di
tali posti disponibili, attraverso  nuove  assunzioni  di  personale.
Fino al 31 dicembre 1999, in relazione  all'attuazione  dell'articolo
89 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo  Statuto
speciale per  il  Trentino-Alto  Adige,  approvato  con  decreto  del
Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n.  670,  possono  essere
banditi concorsi e attuate assunzioni di personale per i ruoli locali
delle amministrazioni  pubbliche  nella  provincia  di  Bolzano,  nei
limiti delle dotazioni organiche di ciascun profilo professionale. 
  50. Le disposizioni di cui ai commi 45 e 49 non si applicano per le
assunzioni  dei  magistrati  ordinari,  amministrativi  e  contabili,
nonche' degli avvocati e procuratori  dello  Stato.  Il  Ministro  di
grazia  e  giustizia  puo'  procedere,  nei  limiti  delle  dotazioni
organiche fissate a seguito della verifica dei carichi di  lavoro  ai
sensi dell'articolo 6, comma 3, del decreto  legislativo  3  febbraio
1993, n. 29, e dell'articolo 3, comma  5,  della  legge  24  dicembre
1993, n.  537,  alla  copertura  dei  posti  del  restante  personale
dell'amministrazione della giustizia in misura non  superiore  al  70
per cento del complesso delle vacanze  esistenti  alla  data  del  31
dicembre 1996, anche al  fine  di  soddisfare  sopraggiunte  maggiori
esigenze funzionali; la dotazione organica complessiva del  personale
dell'amministrazione centrale non potra' essere determinata in misura
superiore ai posti coperti alla data del 31 dicembre 1996,  salva  la
possibilita'  di  variazioni,  nell'ambito  della  stessa   dotazione
organica,  per  quanto  riguarda  la  consistenza  delle   qualifiche
funzionali e dei  profili  professionali,  senza  ulteriori  oneri  a
carico del bilancio dello Stato. 
  51. In deroga al comma 45,  il  Ministero  dei  trasporti  e  della
navigazione puo' assumere ispettori di volo con contratti  a  termine
annuali rinnovabili di anno in anno sino ad un massimo di  tre  anni,
da utilizzare per le esigenze del servizio  della  navigazione  della
Direzione generale dell'aviazione civile, e al Ministero per  i  beni
culturali e ambientali e'  consentita  l'assunzione  di  personale  a
tempo determinato, ai sensi della normativa vigente. 
  52. Le dotazioni organiche di tutte le amministrazioni pubbliche di
cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993,
n. 29, con le  esclusioni  di  cui  al  comma  46,  che  non  abbiano
provveduto alla rideterminazione delle  dotazioni  organiche,  previa
verifica dei carichi di lavoro, ai  sensi  della  legge  24  dicembre
1993, n. 537, sono provvisoriamente rideterminate in misura  pari  ai
posti coperti al 31 agosto 1996, nonche' ai posti per i  quali,  alla
stessa data, risultino in corso  di  espletamento  concorsi  o  siano
stati pubblicati i bandi di concorso. Alle universita' si applica  il
comma 31 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 1995, n. 549. 
  53. Le dotazioni organiche provvisoriamente rideterminate ai  sensi
del comma 52  costituiscono  il  parametro  di  riferimento  ai  fini
dell'applicazione dell'articolo 1, comma 9, della legge  28  dicembre
1995, n. 549, e sono ridotte in via  definitiva  in  misura  pari  al
numero  dei  posti  che  si  rendono  disponibili   nel   quinquennio
successivo per ogni livello o qualifica, anche dirigenziale,  esclusi
i posti vincolati alle categorie privilegiate, se alla  data  del  30
aprile 1997 non  si  provvede  alla  rideterminazione  delle  stesse,
previa verifica dei carichi di lavoro.  La  mancata  rideterminazione
delle dotazioni organiche entro la data sopraindicata determina,  per
le amministrazioni inadempienti, la riduzione automatica  del  5  per
cento delle dotazioni iniziali iscritte  nei  capitoli  del  bilancio
dell'esercizio in corso per spese non obbligatorie. 
  54. Con regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, anche in deroga alle disposizioni
vigenti, sono introdotte disposizioni speciali anche di esclusione in
materia di determinazione delle piante organiche per gli ordini  e  i
collegi professionali in relazione al numero  degli  iscritti  e  per
l'ente autonomo "La Triennale" di Milano, senza oneri per il bilancio
dello Stato. 
  55. Ai  fini  di  una  razionale  utilizzazione  del  personale,  i
dipendenti civili provenienti dalle dismesse basi NATO gia' assegnati
ad amministrazioni statali ai sensi dell'articolo  2,  comma  14  del
decreto-legge 29 marzo 1991, n. 108, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 1 giugno 1991, n. 169, sono trasferiti, sulla base  delle
disponibilita'  negli  organici  e  delle   effettive   esigenze   di
funzionalita', e previa domanda da presentarsi entro sessanta  giorni
dalla data di entrata in  vigore  della  presente  legge,  alle  sedi
periferiche dell'amministrazione statale o ad  altre  amministrazioni
pubbliche nell'ambito della provincia in cui  la  base  militare  era
collocata.  Entro  i  successivi  sessanta  giorni  si  provvede   al
trasferimento mediante  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri. 
  56. Le disposizioni di cui all'articolo 58, comma  1,  del  decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,  e  successive  modificazioni  ed
integrazioni, nonche' le disposizioni di legge e di  regolamento  che
vietano l'iscrizione  in  albi  professionali  non  si  applicano  ai
dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di  lavoro  a
tempo parziale, con prestazione lavorativa non superiore  al  50  per
cento di quella a tempo pieno. 
  56-bis. Sono abrogate le disposizioni che vietano  l'iscrizione  ad
albi e l'esercizio di attivita' professionali per i soggetti  di  cui
al comma 56. Restano  ferme  le  altre  disposizioni  in  materia  di
requisiti per l'iscrizione ad albi professionali  e  per  l'esercizio
delle relative attivita'. Ai dipendenti  pubblici  iscritti  ad  albi
professionali e che esercitino attivita'  professionale  non  possono
essere  conferiti  incarichi  professionali   dalle   amministrazioni
pubbliche; gli stessi dipendenti non possono assumere  il  patrocinio
in controversie nelle quali sia parte una pubblica amministrazione. 
  57. Il rapporto di lavoro a tempo parziale puo'  essere  costituito
relativamente a tutti i profili professionali appartenenti alle varie
qualifiche o livelli dei dipendenti delle pubbliche  amministrazioni,
ad esclusione del  personale  militare,  di  quello  delle  Forze  di
polizia e del Corpo nazionale dei vigli del fuoco. 
  58. La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo
parziale puo' essere  concessa  dall'amministrazione  entro  sessanta
giorni dalla domanda, nella quale e' indicata  l'eventuale  attivita'
di lavoro subordinato o autonomo che il dipendente intende  svolgere.
L'amministrazione, entro il predetto termine, nega la  trasformazione
del rapporto  nel  caso  in  cui  l'attivita'  lavorativa  di  lavoro
autonomo o subordinato comporti un  conflitto  di  interessi  con  la
specifica attivita' di servizio svolta  dal  dipendente  ovvero,  nel
caso in cui la trasformazione comporti, in relazione alle mansioni  e
alla posizione organizzativa ricoperta  dal  dipendente,  pregiudizio
alla funzionalita' dell'amministrazione stessa. La trasformazione non
puo' essere  comunque  concessa  qualora  l'attivita'  lavorativa  di
lavoro  subordinato   debba   intercorrere   con   un'amministrazione
pubblica. Il dipendente  e'  tenuto,  inoltre,  a  comunicare,  entro
quindici giorni, all'amministrazione  nella  quale  presta  servizio,
l'eventuale  successivo  inizio  o   la   variazione   dell'attivita'
lavorativa. Fatte salve le esclusioni di cui  al  comma  57,  per  il
restante personale che esercita competenze istituzionali  in  materia
di giustizia, di difesa e di sicurezza dello Stato, di  ordine  e  di
sicurezza  pubblica,  con  esclusione  del   personale   di   polizia
municipale e provinciale, le modalita' di costituzione  dei  rapporti
di lavoro a tempo parziale ed i contingenti massimi del personale che
puo' accedervi sono stabiliti con decreto del Ministro competente, di
concerto  con  il  Ministro  per  la   pubblica   amministrazione   e
l'innovazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze. 
  58-bis. Ferma restando la valutazione in concreto dei singoli  casi
di conflitto di interesse, le amministrazioni provvedono, con decreto
del Ministro competente, di concerto con il Ministro per la  funzione
pubblica, ad indicare le attivita' che in ragione della  interferenza
con  i  compiti  istituzionali,  sono  comunque  non  consentite   ai
dipendenti con rapporto di lavoro a tempo  parziale  con  prestazione
lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo  pieno.  I
dipendenti degli enti locali possono svolgere prestazioni  per  conto
di altri enti previa autorizzazione  rilasciata  dall'amministrazione
di appartenenza. (12) 
  58-ter. Al fine di consentire la  trasformazione  del  rapporto  di
lavoro da tempo pieno a tempo parziale, il limite  percentuale  della
dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna
qualifica funzionale prevista dall'articolo 22, comma 20, della legge
23 dicembre 1994, n. 724, puo' essere arrotondato  per  eccesso  onde
arrivare comunque all'unita' 
  59. I risparmi di spesa derivanti dalla trasformazione dei rapporti
di lavoro dei dipendenti delle  pubbliche  amministrazioni  da  tempo
pieno a tempo parziale costituiscono per il 30 per cento economie  di
bilancio. Un quota pari al 70 per  cento  dei  predetti  risparmi  e'
destinata,  secondo  le  modalita'  ed  i  criteri  stabiliti   dalla
contrattazione integrativa, ad incentivare la mobilita' del personale
esclusivamente  per  le  amministrazioni  che  dimostrino   di   aver
provveduto ad attivare piani di mobilita' e di riallocazione mediante
trasferimento di personale da una sede all'altra dell'amministrazione
stessa. I risparmi  eventualmente  non  utilizzati  per  le  predette
finalita' costituiscono ulteriori economie di bilancio. 
  60. Al di fuori dei casi previsti al  comma  56,  al  personale  e'
fatto  divieto  di  svolgere  qualsiasi  altra  attivita'  di  lavoro
subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte normativa ne
prevedano   l'autorizzazione   rilasciata   dall'amministrazione   di
appartenenza e l'autorizzazione sia stata concessa. La  richiesta  di
autorizzazione inoltrata dal dipendente si intende accolta ove  entro
trenta giorni dalla presentazione  non  venga  adottato  un  motivato
provvedimento di diniego. 
  61. La violazione del divieto  di  cui  al  comma  60,  la  mancata
comunicazione di cui al comma 58, nonche' le comunicazioni  risultate
non   veritiere   anche   a   seguito   di   accertamenti   ispettivi
dell'amministrazione costituiscono giusta  causa  di  recesso  per  i
rapporti di lavoro disciplinati dai contratti collettivi nazionali di
lavoro  e  costituiscono  causa  di  decadenza  dall'impiego  per  il
restante personale, sempreche' le prestazioni  per  le  attivita'  di
lavoro subordinato o autonomo svolte al  di  fuori  del  rapporto  di
impiego con l'amministrazione di appartenenza non siano rese a titolo
gratuito,  presso  associazioni  di  volontariato  o  cooperative   a
carattere socio-assistenziale senza scopo di lucro. Le procedure  per
l'accertamento delle cause di recesso o di decadenza devono svolgersi
in contradditorio fra le parti. 
  62. Per  effettuare  verifiche  a  campione  sui  dipendenti  delle
pubbliche     amministrazioni,      finalizzate      all'accertamento
dell'osservanza delle disposizioni di cui ai commi da  56  a  65,  le
amministrazioni si avvalgono dei rispettivi servizi  ispettivi,  che,
comunque, devono essere costituiti entro  il  termine  perentorio  di
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della  presente  legge.
Analoghe  verifiche  sono  svolte  dal  Dipartimento  della  funzione
pubblica  che  puo'  avvalersi,  d'intesa  con   le   amministrazioni
interessate, dei predetti servizi ispettivi, nonche', d'intesa con il
Ministero delle finanze ed  anche  ai  fini  dell'accertamento  delle
violazioni tributarie, della Guardia di finanza. 
  63. Le disposizioni di cui ai commi 61 e 62 entrano in vigore il  1
marzo 1997. Entro tale termine  devono  cessare  tutte  le  attivita'
incompatibili con il divieto di cui al comma 60 e a tal fine gli atti
di rinuncia  all'incarico,  comunque  denominati,  producono  effetto
dalla data della relativa comunicazione. 
  64. Per quanto disposto dai precedenti commi, viene data precedenza
ai  familiari  che  assistono  persone  portatrici  di  handicap  non
inferiore  al  70  per  cento,   malati   di   mente,   anziani   non
autosufficienti, nonche' ai genitori con figli minori in relazione al
loro numero. 
  65. I commi da 56 a 65 non trovano applicazione negli  enti  locali
che non versino in situazioni strutturalmente deficitarie  e  la  cui
pianta organica preveda un numero di dipendenti inferiore alle cinque
unita'. 
  66. Le disposizioni dell'articolo 7, comma 5, del decreto-legge  19
settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
novembre  1992,  n.  438,  confermate  per  il   triennio   1994-1996
dall'articolo 3, comma 36, della legge  24  dicembre  1993,  n.  537,
continuano ad applicarsi anche nel triennio 1997-1999. 
  67. Le disposizioni contenute nel comma 66 si applicano anche  alle
misure  dell'indennita'  di  missione  e  di   trasferimento,   delle
indennita' sostitutive dell'indennita' di missione e di quelle aventi
natura  di  rimborso  spese,  che  sono  suscettibili  per  legge   o
disposizione contrattuale o in applicazione dei contratti  collettivi
nazionali di lavoro di variazioni in relazione al  tasso  programmato
di inflazione o agli aumenti intervenuti nel costo della vita in base
agli indici ISTAT. Nel triennio 1997-1999 tali rimborsi ed indennita'
continuano, comunque,  ad  essere  corrisposti  nella  stessa  misura
dell'anno 1996. 
  68. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo  1,  comma  2,
del decreto legislativo  3  febbraio  1993,  n.  29,  stipulano  alle
condizioni piu' favorevoli, entro sei mesi dalla data di  entrata  in
vigore della presente legge, convenzioni con societa'  o  con  catene
alberghiere o con associazioni di categoria presso le  cui  strutture
il dipendente in missione e' tenuto a pernottare. Il  dipendente  che
non  utilizza  nella  localita'  di  missione  strutture  alberghiere
convenzionate   ha   diritto,   su   presentazione   della   relativa
documentazione prevista dalle norme o dalle disposizioni contrattuali
vigenti in materia, al rimborso della spesa nel limite del costo piu'
basso praticato dalle strutture convenzionate ubicate nella localita'
di missione. 
  69.  Per  il  triennio   1997-1999,   gli   stanziamenti   per   la
remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario del personale
dello Stato, ivi compreso  quello  addetto  agli  uffici  di  diretta
collaborazione all'opera del Ministro di cui  all'articolo  19  della
legge 15 novembre 1973, n. 734, iscritti agli appositi capitoli degli
stati di previsione delle amministrazioni dello Stato,  sono  ridotti
nella misura del 10 per cento e per  l'Amministrazione  della  difesa
nella misura del 10,5 per cento, con  esclusione  degli  stanziamenti
relativi all'amministrazione della pubblica sicurezza per  i  servizi
istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. 
  70. Al fine di garantire maggiore efficacia alla spesa  complessiva
per l'istruzione pubblica, con decreto del  Ministro  della  pubblica
istruzione, di concerto con i Ministri del tesoro e per  la  funzione
pubblica, sentita la Conferenza dei presidenti  delle  regioni,  sono
definiti  criteri  e  parametri  generali  per  la   riorganizzazione
graduale della rete  scolastica,  con  effetto  dall'anno  scolastico
1997-1998 con  la  previsione  di  deroghe  con  riguardo  alle  zone
definite a rischio per problemi di  devianza  giovanile  e  minorile,
nonche' alle necessita' e  ai  disagi  che  possono  determinarsi  in
relazione a specifiche esigenze, particolarmente  nelle  comunita'  e
zone montane e nelle piccole isole. Il decreto prevede  altresi'  una
graduale riduzione del numero massimo degli alunni per classe,  anche
tenendo  conto  di  quelli  con  difficolta'  di  apprendimento.  Ove
necessario,  potranno  essere  costituiti,  su  tutto  il  territorio
nazionale, istituti  comprensivi  di  scuola  materna,  elementare  e
secondaria di primo grado, cui sara'  assegnato  personale  direttivo
della scuola elementare o della  scuola  media.  Analoghe  misure  di
riorganizzazione graduale della rete scolastica saranno adottate  per
i convitti e gli educandati dello Stato, anche unificando  i  servizi
amministrativi e ausiliari delle  scuole  annesse,  con  accorgimenti
necessari a garantire il diritto allo studio della particolare utenza
accolta.  In  attuazione  del   suddetto   decreto   e   nei   limiti
dell'organico provinciale complessivo determinato a norma  del  comma
71, i provveditori agli studi, sentiti gli enti locali interessati  e
i consigli  scolastici  provinciali,  adottano,  con  propri  decreti
aventi  carattere  definitivo,  i  piani  organici  di  aggregazione,
fusione, soppressione di scuole e  istituti  di  istruzione  di  ogni
ordine e grado, nonche' dei plessi, sezioni e corsi con minor  numero
di alunni rispetto ai parametri prefissati, esclusi i conservatori di
musica, le accademie  e  gli  istituti  superiori  per  le  industrie
artistiche. 
  71. In conformita' agli obiettivi indicati al comma 70, a decorrere
dall'anno scolastico 1997-1998,  gli  organici  del  personale  della
scuola  sono  rideterminati  con  periodicita'  pluriennale,  secondo
criteri, procedure e parametri di riferimento stabiliti  con  decreto
del Ministro della pubblica istruzione, di concerto  con  i  Ministri
del tesoro e per  la  funzione  pubblica.  Nel  limite  dell'organico
complessivo fissato  per  ciascuna  provincia  dallo  stesso  decreto
interministeriale, i provveditori agli studi determinano la dotazione
di ciascuna scuola e istituto  di  istruzione  nonche'  le  dotazioni
organiche provinciali, per ciascun grado di scuola, necessarie per la
diffusione e lo sviluppo dell'innovazione, della sperimentazione, dei
programmi di prevenzione e  recupero  della  dispersione  scolastica,
degli interventi di supporto e valutazione  dei  processi  formativi,
dell'insegnamento della lingua straniera nella scuola  elementare  e,
limitatamente  agli  istituti  di  istruzione  secondaria  superiore,
dell'integrazione degli alunni portatori di handicap.  Sono  abrogati
gli articoli 104, comma 5, 442,  comma  1,  e  445  del  testo  unico
approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. 
  72. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 20 MARZO 2009, N. 81. 
  73. Con le modalita' previste dall'articolo 442, comma 4, del testo
unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,  sono
ridefiniti i criteri di programmazione delle assunzioni di  personale
docente  a  tempo  indeterminato,  in  relazione   alle   prevedibili
disponibilita' dei relativi posti nell'anno scolastico successivo, in
connessione ai provvedimenti previsti dal comma 70 e  alle  effettive
esigenze di insegnamento da soddisfare. 
  74. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 28 APRILE 1998, N. 351 
  75. Per il personale in esubero, rispetto alle dotazioni  organiche
provinciali, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato,  oltre  ai
corsi di riconversione professionale previsti dall'articolo  473  del
testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297,
saranno istituiti anche  corsi  intensivi  di  durata  non  superiore
all'anno finalizzati al conseguimento del titolo di  specializzazione
prescritto per l'attivita' di  sostegno  all'integrazione  scolastica
degli alunni handicappati; con la contrattazione collettiva  saranno,
altresi', stabiliti i criteri per la mobilita' d'ufficio del medesimo
personale.  Sono  abrogati  i  commi  1  e  2  dell'articolo  28  del
decreto-legge 6 novembre 1989, n. 357, convertito, con modificazioni,
dalla legge 27 dicembre 1989, n. 417. 
  76.  Nelle  istituzioni  scolastiche   di   istruzione   secondaria
superiore gli organi competenti di ciascun istituto, sulla base della
autonoma valutazione delle esigenze organizzative, possono deliberare
che l'insegnamento dell'educazione fisica sia  impartito  per  classi
intere anziche' per squadre maschili  e  femminili.  E'  abrogato  il
comma 2 dell'articolo 302  del  testo  unico  approvato  con  decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297. 
  77.  Le  spese  per  le  supplenze  brevi  e  saltuarie  e  per   i
corrispondenti  oneri  riflessi  sono  effettuate  dalle  istituzioni
scolastiche  ed  educative,  nonche'  dagli  istituti  superiori   di
istruzione artistica, entro i limiti dei finanziamenti assegnati  dai
competenti provveditori agli studi con imputazione ai capitoli  1032,
1035 e 1036 dello stato di previsione del  Ministero  della  pubblica
istruzione.  Con  decreto  del  Ministro  della  pubblica  istruzione
saranno definiti i criteri e le modalita' per  la  ripartizione,  tra
gli istituti e le scuole di ciascuna provincia, dei fondi accreditati
ai provveditori agli studi, per la determinazione delle quote che gli
stessi provveditori dovranno accantonare per esigenze eccezionali  o,
comunque impreviste, nonche' per riequilibrare,  ove  necessario,  la
ripartizione delle risorse finanziarie, in relazione alle  specifiche
situazioni  che  dovessero  determinarsi  nelle  diverse  istituzioni
interessate. 
  78. I capi di istituto sono autorizzati a ricorrere alle  supplenze
brevi  e  saltuarie  solo  per  i  tempi  strettamente  necessari  ad
assicurare  il  servizio   scolastico   e   dopo   aver   provveduto,
eventualmente utilizzando spazi di flessibilita'  dell'organizzazione
dell'orario didattico, alla sostituzione del  personale  assente  con
docenti gia' in servizio nella medesima  istituzione  scolastica.  Le
eventuali economie di gestione realizzate a fine esercizio in materia
di supplenze brevi  e  saltuarie  sono  utilizzabili  nel  successivo
esercizio per soddisfare esigenze di funzionamento  amministrativo  e
didattico e per eventuali esigenze aggiuntive di  supplenze  brevi  e
saltuarie. 
  79. Il comma 2 dell'articolo 358  del  testo  unico  approvato  con
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e'  abrogato,  e  per  le
spese  relative  agli  accertamenti   da   compiere   ai   fini   del
riconoscimento legale o del pareggiamento di scuole o,  comunque,  in
relazione ai  servizi  amministrativi  svolti  a  loro  richiesta,  i
gestori provvederanno direttamente, analogamente  a  quanto  previsto
dal comma 1 del medesimo articolo. La stessa procedura viene  seguita
dai gestori di enti e istituzioni non statali autorizzati ad  attuare
i corsi biennali di specializzazione per il sostegno  didattico  agli
alunni handicappati, nonche'  dai  gestori  di  scuole  straniere  in
Italia. 
  80. Il comma 2 dell'articolo 23 della legge 23  dicembre  1994,  n.
724, va interpretato nel senso che il limite della spesa  complessivo
di lire 116  miliardi  e'  riferito  alla  spesa  complessiva  per  i
compensi forfettari relativi agli esami di  maturita',  compresi  gli
oneri riflessi a carico dello Stato, vigenti alla data di entrata  in
vigore della legge citata. 
  81. Dall'applicazione dei commi  70,  71,  72,  75  e  76  dovranno
conseguirsi economie  di  spesa  pari  a  lire  400  miliardi,  1.541
miliardi e 2.175 miliardi, rispettivamente, per gli anni 1997, 1998 e
1999. 
  82. Gli stanziamenti di cui al comma 69 sono ridotti  di  ulteriori
60 miliardi per il 1998, e 100 miliardi per il 1999;  tali  riduzioni
si aggiungono a quelle previste dal richiamato comma 69. 
  83. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,  n.
633, alla Tabella A, parte III, al numero 1), e' soppressa la parola:
"cavalli". 
  84. In aggiunta a quanto disposto dal comma 152 dell'articolo 2, il
Ministro delle finanze puo' disporre entro il 28 febbraio  1997,  con
proprio decreto, l'aumento di un  punto  dell'aliquota  prevista  dal
comma 1, lettera a), dell'articolo 28  del  decreto-legge  30  agosto
1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge  29  ottobre
1993, n. 427. 
  85. Le disposizioni di cui ai commi da 70 a  80  non  si  applicano
alla regione Valle d'Aosta e alle province autonome di  Trento  e  di
Bolzano che disciplinano  la  materia  nell'ambito  delle  competenze
derivanti  dai  rispettivi  statuti  e  dalle   relative   norme   di
attuazione. 
  86. Al comma 30 dell'articolo 1 della legge 28  dicembre  1995,  n.
549, e' soppresso l'ultimo periodo. 
  87. A decorrere dall'esercizio  finanziario  1997,  tutti  i  mezzi
finanziari  destinati  dallo  Stato  agli  Osservatori   astronomici,
astrofisici e vesuviano sono iscritti  in  un  unico  capitolo  dello
stato di previsione del Ministero dell'universita'  e  della  ricerca
scientifica e tecnologica, denominato  "Fondo  per  il  finanziamento
ordinario degli Osservatori". Il Fondo e' ripartito, sulla  base  dei
criteri determinati con decreto del Ministro, tra gli Osservatori che
provvedono,  altresi',  direttamente  al  pagamento  degli  stipendi,
assegni,  indennita'  e  compensi  di  ogni   natura   al   personale
dipendente.  Si  applicano,  inoltre,  in  analogia  le  disposizioni
contenute nell'articolo 5 della  legge  24  dicembre  1993,  n.  537,
nonche' le disposizioni del comma 31 dell'articolo 1 della  legge  28
dicembre 1995, n. 549. 
  88. Per il funzionamento dell'osservatorio  previsto  dall'articolo
5, comma 23, della legge  24  dicembre  1993,  n.  537,  il  Ministro
dell'universita'  e  della  ricerca  scientifica  e  tecnologica,  su
proposta dell'osservatorio medesimo, puo' nominare  esperti  a  tempo
pieno tra persone  aventi  specifiche  capacita'  professionali,  nel
limite  dell'apposito  stanziamento  di  bilancio.  Il  compenso  dei
componenti l'osservatorio e quello degli esperti e'  determinato  con
decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca  scientifica  e
tecnologica, di concerto con il Ministro del tesoro, anche in  deroga
alle  vigenti  disposizioni.  Le  spese  relative  al   funzionamento
dell'osservatorio,  valutate  in  lire  un  miliardo  annue,  vengono
iscritte su un  apposito  capitolo  dello  stato  di  previsione  del
Ministero dell'universita' e della ricerca scientifica e  tecnologica
per l'anno 1997, e corrispondenti capitoli per gli  anni  successivi.
Lo stanziamento del capitolo 1405 del medesimo stato di previsione e'
ridotto di lire un miliardo a decorrere dall'anno 1997. 
  89. Il fondo di  intervento  integrativo  per  la  concessione  dei
prestiti d'onore, istituito dal comma 4 dell'articolo 16 della  legge
2 dicembre 1991, n. 390, e' ridotto dello 0,5 per cento e puo' essere
destinato  anche  alle  erogazioni  di  borse  di   studio   di   cui
all'articolo 8 della medesima legge. 
  90. Il Ministro dell'universita'  e  della  ricerca  scientifica  e
tecnologica e' autorizzato a provvedere, nel termine di cinque  anni,
con propri decreti da adottare, anche in deroga  alle  norme  di  cui
alla legge 7 agosto 1990, n. 245, alla graduale separazione  organica
delle universita', anche preceduta da suddivisioni delle  facolta'  o
corsi  di  laurea,  secondo  modalita'  concordate  con  gli   Atenei
interessati, laddove sia superato il numero di studenti e docenti che
verra' determinato sede per sede, con apposito decreto  ministeriale,
previo  parere  dell'osservatorio  per  la  valutazione  del  sistema
universitario. 
  91. I provvedimenti ministeriali  saranno  adottati  anche  tenendo
conto  delle   specifiche   situazioni   ed   esigenze   delle   aree
metropolitane maggiormente congestionate. 
  92. I decreti di cui al comma 90 prevedono il piano e le  procedure
dell'intervento,  comprendente  l'indicazione   degli   immobili   da
utilizzare e delle risorse di personale e  finanziarie  da  destinare
allo stesso, nonche' alle modalita' di verifica periodica. I  decreti
contenenti disposizioni di programmazione  sono  emanati  sentite  le
Commissioni parlamentari competenti per materia. 
  93. Con decreto del Ministro delle  finanze,  di  concerto  con  il
Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e  tecnologica,
sentiti eventualmente gli altri Ministri competenti,  possono  essere
concessi in uso perpetuo e gratuito delle universita', con  spese  di
manutenzione ordinaria e straordinaria a  carico  delle  stesse,  gli
immobili dello Stato liberi. 
  94. COMMA ABROGATO DALLA L. 27 DICEMBRE 1997, N. 449. 
  95. Il Ministro dell'universita'  e  della  ricerca  scientifica  e
tecnologica promuove, altresi', ai sensi dell'articolo 27 della legge
8 giugno 1990, n. 142, le intese con gli enti locali territoriali per
la destinazione ad uso perpetuo e  gratuito  delle  universita',  con
spese di manutenzione ordinaria e straordinaria  a  loro  carico,  di
immobili appartenenti al patrimonio dei suddetti enti. 
  96. Nel quadro della ristrutturazione dell'organizzazione centrale,
territoriale e periferica  della  Difesa,  disciplinata  dai  decreti
legislativi previsti  dalla  legge  28  dicembre  1995,  n.  549,  le
dotazioni organiche e  le  consistenze  effettive  complessive  degli
ufficiali in servizio permanente dell'esercito,  esclusa  l'Arma  dei
carabinieri,  della  Marina  militare,   escluso   il   Corpo   delle
capitanerie di porto, e dell'aeronautica militare sono ridotte del 25
per cento entro otto anni, attraverso la riduzione almeno del 30  per
cento della alimentazione dei ruoli. 
  97. Nell'ambito delle riduzioni di cui al comma 96, il  Governo  e'
delegato ad emanare, entro dodici  mesi  dalla  data  di  entrata  in
vigore della presente legge, uno o piu' decreti  legislativi  per  il
riordino del reclutamento, dello stato giuridico  e  dell'avanzamento
degli ufficiali, che dovranno: 
a) definire per ciascuna Forza armata,  in  relazione  alle  esigenze
   ordinativo-funzionali da soddisfare ed ai  livelli  gerarchici  da
   assicurare,  in  rapporto  anche   alle   funzioni   da   svolgere
   nell'ambito delle strutture integrate dell'Alleanza atlantica e di
   altri  organismi  multinazionali  similari,  i  ruoli  normali   e
   speciali anche attraverso revisione dei  ruoli  esistenti  e,  ove
   occorra, mediante la soppressione, esaurimento ovvero  istituzione
   di nuovi ruoli,  con  determinazione  delle  relative  consistenze
   organiche; 
b) apportare le necessarie modificazioni alla  normativa  vigente  al
   fine di realizzare, in ambito interforze, avanzamenti normalizzati
   paritetici ed uguali limiti di eta' per la cessazione dal servizio
   tra ruoli omologhi preposti a funzioni similari; 
c) prolungare opportunamente  la  permanenza  nei  singoli  gradi  in
   relazione ai piu' elevati limiti di eta', che comunque non possono
   eccedere i sessantacinque anni; 
d) aggiornare, in chiave riduttiva, i  numeri  massimi  di  cui  alla
   legge 10 dicembre 1973, n. 804, in relazione a quanto previsto nel
   comma 96, precisando le cariche da escludere dal  collocamento  in
   aspettativa per riduzione di quadri, di cui all'articolo  7  della
   medesima legge n. 804 del 1973; 
e) regolare con norme transitorie il graduale passaggio, in  un  arco
   di otto anni, dalla vigente normativa a quella che verra' definita
   con i decreti legislativi, tenendo conto dei giudizi di  idoneita'
   espressi dalle commissioni di avanzamento alla data di entrata  in
   vigore dei predetti decreti, nonche'  disciplinando  il  transito,
   senza  oneri  aggiuntivi,  del  personale   eccedente   in   altre
   amministrazioni; 
f) prevedere  la  semplificazione  e   la   razionalizzazione   delle
   procedure  relative  alla  valutazione  del  personale   ai   fini
   dell'avanzamento, nel rispetto dei principi sanciti dalla legge 12
   novembre 1955, n. 1137, e dalla legge  19  maggio  1986,  n.  224,
   mediante l'utilizzazione prevalente di voti numerici quale sintesi
   valutativa della  documentazione  caratteristica  disponibile,  la
   razionalizzazione  del  funzionamento   dei   collegi   giudicanti
   preposti alla valutazione  del  personale,  nonche'  procedure  di
   verifica dell'operato delle commissioni di avanzamento in caso  di
   annullamento delle valutazioni; 
g) aggiornare la normativa relativa alla  posizione  dell'ausiliaria,
   limitandone le condizioni di accesso, riducendone  la  durata  che
   sara' allineata ai limiti di eta' per la cessazione  dal  servizio
   previsti  per  le  differenti  categorie  del  pubblico   impiego,
   ampliandone le cause di esclusione e di  cessazione  anticipata  e
   ridisciplinandone le modalita' di impiego, continuando comunque ad
   assicurare il  versamento  delle  ritenute  contributive  ai  fini
   pensionistici  per  tutta  la  durata  della  permanenza  in  tale
   posizione; 
h) realizzare economie nette di spesa, con riferimento agli oneri per
   gli ufficiali in servizio permanente effettivo  previsti  ai  fini
   del bilancio triennale 1997-1999, non inferiori,  rispettivamente,
   a lire 60 miliardi nel 1997, lire 84 miliardi nel 1998 e lire  138
   miliardi nel 1999. 
  98. Ferme restando le economie previste dal comma 97,  lettera  h),
l'ordinamento derivante dai decreti legislativi di cui  al  comma  97
non puo' comunque comportare a regime  oneri  superiori,  in  termini
reali, alla  spesa  per  gli  ufficiali  in  servizio  permanente  di
ciascuna Forza armata quale risultante dal bilancio consuntivo 1996. 
  99. Il Governo e' altresi' delegato ad emanare, entro  dodici  mesi
dalla data di entrata in vigore della  presente  legge,  uno  o  piu'
decreti legislativi per apportare le  necessarie  modificazioni  alla
normativa  relativa  alla  posizione  di  ausiliaria   del   restante
personale delle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri  ed  il
Corpo della guardia di finanza, secondo i criteri indicati nel  comma
97, lettera g), nonche'  per  apportare  alla  vigente  normativa  le
modifiche e le integrazioni necessarie  al  fine  di  armonizzare  il
trattamento giuridico del  personale  militare  volontario  in  ferma
breve al terzo anno di ferma  a  quello  previsto  per  il  personale
militare in servizio permanente effettivo. 
  100. Il Governo, sentite le rappresentanze del personale, trasmette
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica gli schemi  dei
decreti legislativi di cui ai commi 97 e 99, al fine dell'espressione
del  parere  da  parte  delle  competenti  Commissioni   parlamentari
permanenti. 
  101. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  102. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  103. Per l'assunzione di mano d'opera da utilizzare nei reparti  di
lavoro del Genio  militare,  continuano  a  trovare  applicazione  le
disposizioni contenute negli articoli 51, primo comma, lettera a),  e
52 del regolamento approvato con regio decreto 17 marzo 1932, n. 365. 
  104. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  105. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  106. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  107. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  108. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  109. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  110. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  111. COMMA ABROGATO DAL D.L. 21 APRILE 1999,  N.  110,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 18 GIUGNO 1999, N. 186. (25) 
  112. COMMA ABROGATO DAL D.L. 21 APRILE 1999,  N.  110,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 18 GIUGNO 1999, N. 186. (25) 
  113. COMMA ABROGATO DAL D.L. 21 APRILE 1999,  N.  110,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 18 GIUGNO 1999, N. 186. (25) 
  114. COMMA ABROGATO DAL D.L. 21 APRILE 1999,  N.  110,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 18 GIUGNO 1999, N. 186. (25) 
  115. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  116. A decorrere dal  1  gennaio  1997  al  personale  che  espleta
servizio ausiliario di leva nei Corpi di polizia di cui  all'articolo
16 della legge 1 aprile 1981, n.  121,  e  successive  modificazioni,
compete, in luogo del trattamento economico previsto dal  quadro  IV,
sezione C, del decreto del Presidente della  Repubblica  28  dicembre
1970, n. 1079, e successive modificazioni, e  dalla  legge  20  marzo
1984, n. 34, e successive modificazioni, la  paga  netta  giornaliera
prevista dalla tabella I annessa alla legge 5 agosto  1981,  n.  440,
come modificata dalla legge 5 luglio 1986, n. 342. 
  117. Al personale di cui al comma 116 e'  corrisposta  l'indennita'
aggiuntiva prevista dall'articolo 3, comma 1,  del  decreto-legge  25
luglio 1992, n. 349, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  23
settembre 1992, n. 386. 
  118. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66. 
  119. Per le domande presentate a decorrere dalla data di entrata in
vigore  della  presente  legge,  ai  fini  della   misura   dell'equo
indennizzo, la tabella 1 allegata al  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 3 maggio 1957, n.  686,  e'  sostituita  dalla  tabella  1
allegata alla presente legge. E' abrogato il comma  29  dell'articolo
22 della legge 23  dicembre  1994,  n.  724.  Per  la  determinazione
dell'equo  indennizzo  si  considera,  in  ogni  caso,  lo  stipendio
tabellare iniziale. Sono esclusi eventuali emolumenti aggiuntivi, ivi
compresi quelli spettanti per riconoscimento di anzianita'. 
  120. Per coloro che, antecedentemente alla data del 1 gennaio 1995,
avevano in corso il procedimento per l'accertamento della  dipendenza
da causa di servizio di infermita' o lesioni o  che,  con  decorrenza
dalla  stessa  data,  abbiano  presentato  domanda  di   aggravamento
sopravvenuto della menomazione ai sensi dell'articolo 56 del  decreto
del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686,  continuano  a
trovare applicazione, per la determinazione dell'equo indennizzo,  le
disposizioni previgenti alla legge 23 dicembre 1994, n. 724. 
  121. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 29 OTTOBRE 2001, N. 461. 
  122. Il disposto dell'articolo 71, comma 1, del decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, si applica anche  ai  dipendenti  degli  enti
pubblici  economici  nazionali,  regionali  e  locali  a  suo   tempo
collocati in aspettativa ai sensi delle leggi  31  ottobre  1965,  n.
1261, e 12 dicembre 1966, n. 1078. 
  123. Gli emolumenti, compensi, indennita' percepiti dai  dipendenti
delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma  2,  del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.  29,  per  l'espletamento  di
incarichi affidati dall'amministrazione  di  appartenenza,  da  altre
amministrazioni ovvero da societa' o imprese controllate direttamente
o indirettamente dallo Stato o da  altro  ente  pubblico  o  comunque
autorizzati dall'amministrazione di appartenenza sono versati, per il
50 per cento degli importi lordi superiori  a  200  milioni  di  lire
annue, nel conto dell'entrata del  bilancio  dell'amministrazione  di
appartenenza del dipendente. Il versamento e' effettuato dai soggetti
che hanno conferito l'incarico all'atto  della  liquidazione,  previa
dichiarazione del dipendente circa l'avvenuto superamento del  limite
sopra indicato. 
  124. Sono escluse dalla disciplina di cui al  comma  123  le  somme
corrisposte dall'amministrazione di appartenenza o presso la quale il
dipendente presta servizio in posizione di comando o di fuori  ruolo,
o svolge altra forma di collaborazione autorizzata nonche' i  diritti
d'autore, i compensi per l'attivita'  di  insegnamento  e  i  redditi
derivanti  dall'esercizio  di  attivita'   libero-professionale   ove
consentita ai  pubblici  dipendenti  e  per  la  quale  sia  previsto
l'obbligo di iscrizione al relativo albo professionale. 
  125. Il limite di cui al comma 123 e' aggiornato,  ogni  due  anni,
con decreto del Ministro per la funzione pubblica di concerto con  il
Ministro del tesoro. 
  126. I compensi corrisposti da  pubbliche  amministrazioni  di  cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993,  n.
29, spettanti ai dipendenti pubblici che siano componenti  di  organi
di amministrazione, di revisione e di collegi sindacali sono  ridotti
per ciascun incarico in misura pari al 5 per cento  per  gli  importi
superiori a lire 5 milioni lordi annui,  al  10  per  cento  per  gli
ulteriori importi superiori a lire 10 milioni lordi annui, al 20  per
cento per gli ulteriori importi superiori a  lire  20  milioni  lordi
annui. Con decreto del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  sono
definite  le  modalita'   di   versamento   all'erario   dell'importo
corrispondente  alla  riduzione  per  prestazioni  comunque  rese   a
decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. 
  127. Le pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori
esterni o che  affidano  incarichi  di  consulenza  per  i  quali  e'
previsto un compenso sono tenute a pubblicare sul proprio sito web  i
relativi  provvedimenti  completi   di   indicazione   dei   soggetti
percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato.  In
caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del  corrispettivo  per
gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma
costituisce  illecito  disciplinare   e   determina   responsabilita'
erariale del dirigente preposto. Copia  degli  elenchi  e'  trasmessa
semestralmente  alla  Presidenza  del  Consiglio   dei   ministri   -
Dipartimento della funzione pubblica. 
  128. L'osservanza delle disposizioni dei commi  da  123  a  131  e'
curata dal Dipartimento della funzione pubblica che  puo'  avvalersi,
d'intesa con  il  Ministero  delle  finanze,  dei  servizi  ispettivi
dell'amministrazione delle finanze e della Guardia di finanza. 
  129. E' abrogato l'articolo 24 della legge  23  dicembre  1994,  n.
724. 
  130. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche, collocati  fuori
ruolo o in aspettativa  per  l'assolvimento  di  pubbliche  funzioni,
possono  essere   ammessi,   previa   domanda   a   svolgere   presso
l'amministrazione di appartenenza prestazioni  lavorative  saltuarie,
gratuite e senza alcun onere per l'amministrazione, ove si tratti  di
prestazioni di alta qualificazione professionale  in  relazione  alle
quali si renda  necessario  il  continuo  esercizio  per  evitare  la
perdita della professionalita' acquisita. 
  131. Alle amministrazioni pubbliche che alla data del  31  dicembre
1996 non abbiano adempiuto a quanto previsto  dai  commi  6,  7  e  8
dell'articolo 58 del decreto legislativo 3 febbraio 1993,  n.  29,  e
successive modificazioni, in materia di anagrafe  delle  prestazioni,
e' fatto divieto di conferire nuovi incarichi. 
  132. A decorrere dalla data di entrata  in  vigore  della  presente
legge sono abrogati i commi quinto, sesto  e  settimo,  dell'articolo
162 del decreto del Presidente della Repubblica 5  gennaio  1967,  n.
18, e  successive  modificazioni  ed  integrazioni.  Il  terzo  comma
dell'articolo 162 del medesimo decreto n. 18 del 1967  e'  sostituito
dal seguente: "La  retribuzione  annua  base  e'  fissata  secondo  i
criteri e nei limiti stabiliti dal primo  comma  dell'articolo  157".
Per il triennio 1997-1999 le retribuzioni del personale a  contratto,
da assumere ai sensi  degli  articoli  157  e  162  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 5  gennaio  1967,  n.  18,  e  successive
modificazioni ed integrazioni, non possono subire miglioramenti salvo
nei casi in cui questi non comportino un aggravio dell'onere in  lire
italiane o nei casi in cui sia necessario  adeguarsi  alle  normative
locali. (12) 
  133. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 7 APRILE 2000, N. 103. 
  134. Gli impiegati di cittadinanza italiana in servizio  presso  le
rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari  con  contratto  a
tempo indeterminato possono essere immessi nei  ruoli  del  Ministero
degli  affari   esteri,   nell'ambito   delle   dotazioni   organiche
determinate ai sensi dell'articolo  22,  comma  16,  della  legge  23
dicembre 1994, n. 724, in numero  massimo  di  cinquanta  unita'  per
ciascun anno del triennio 1997-1999, tramite  appositi  concorsi  per
titoli ed esami purche' in possesso dei requisiti prescritti  per  le
qualifiche cui aspirano e purche' abbiano compiuto almeno tre anni di
servizio continuativo  e  lodevole.  Le  relative  modalita'  saranno
fissate con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con
il Ministro per la funzione pubblica e con il  Ministro  del  tesoro.
Gli impiegati a contratto cosi' immessi  nei  ruoli  sono  destinati,
quale  sede  di  prima  destinazione,  a  prestare  servizio   presso
l'amministrazione centrale per un periodo minimo di  due  anni.  (12)
(27) (39) 
  135.  I  posti  che  risulteranno  disponibili   nelle   qualifiche
funzionali IV, VI ed VIII in sede di determinazione  delle  dotazioni
organiche ai  sensi  dell'articolo  22,  comma  16,  della  legge  23
dicembre 1994, n. 724, saranno coperti tramite concorso per titoli ed
esami riservato ai dipendenti del Ministero degli affari esteri della
qualifica  immediatamente  inferiore  che  posseggano   i   necessari
requisiti ai sensi della normativa vigente, nonche' una anzianita' in
ruolo di almeno 10 anni riducibili in corrispondenza del numero degli
anni  trascorsi  all'estero.  Le  modalita'  del   concorso   saranno
determinate con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto
con il Ministro per la  funzione  pubblica  e  con  il  Ministro  del
tesoro. Il personale in servizio all'estero che risulti vincitore dei
concorsi predetti  mantiene  il  trattamento  economico  relativo  al
posto-funzione gia' ricoperto, fino  al  rientro  in  Italia,  ovvero
all'assegnazione presso altra sede all'estero. 
  136. Il contingente di cui al settimo comma dell'articolo  168  del
decreto del Presidente della Repubblica 5  gennaio  1967,  n.  18,  e
successive modificazioni ed integrazioni, e' diminuito a  78  unita'.
Il  sub  contingente  presso  le  Rappresentanze  permanenti   presso
organismi internazionali e' elevato a 37 unita', ferme restando le  4
unita' fissate dall'articolo 58 della legge 6 febbraio 1996, n. 52. 
  137. Il Governo e' autorizzato ad emanare entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge,  uno  o  piu'  regolamenti
diretti a: 
a) promuovere lo snellimento delle procedure per la  somministrazione
   e la gestione dei fondi da parte delle rappresentanze diplomatiche
   e degli altri uffici  dipendenti  in  linea  con  quanto  previsto
   dall'articolo 8, secondo comma, della legge 6  febbraio  1985,  n.
   15, e, per il trasferimento ad esercizi  successivi  di  eventuali
   residui  e  per  la  rendicontazione,  agendo  anche   in   deroga
   all'articolo 36 del regio decreto 18 novembre 1923,  n.  2440,  ed
   agli articoli 60 e 61 del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827; 
b) riconoscere una controllata autonomia contabile ed  amministrativa
   agli uffici all'estero, operando l'estensione ed armonizzazione di
   quanto previsto per gli istituti italiani di cultura dall'articolo
   7 della legge 22 dicembre 1990, n. 401, ispirandosi a tal  fine  a
   quanto previsto dagli articoli 9 e 10 del decreto  del  Presidente
   della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367; 
c) garantire  in  materia  contrattuale  la  compatibilita'  con  gli
   ordinamenti  dei  rispettivi  paesi  di  accreditamento,  operando
   opportune modifiche all'articolo 86  del  decreto  del  Presidente
   della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, ispirandosi  al  principio
   del  controllo  successivo  anche  per  i  contratti  di   importo
   superiore a quello previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera  g),
   della legge 14 gennaio 1994, n. 20; 
d) prevedere  appositi  strumenti   per   sopperire   alle   esigenze
   caratterizzate da imprevedibilita' ed urgenza,  prevedendo  a  tal
   fine l'estensione agli uffici all'estero dei fondi scorta  di  cui
   all'articolo 7, comma 7, della legge 22  dicembre  1990,  n.  401,
   nonche' l'istituzione temporanea, per l'attuazione  all'estero  di
   specifiche  iniziative  e   programmi   di   particolare   rilievo
   finanziario ed organizzativo, di appositi  servizi  amministrativi
   decentrati, con le modalita' previste dall'articolo 9 della  legge
   6 febbraio 1985, n. 15. 
  138. Il Governo e' delegato ad emanare, entro  quattro  mesi  dalla
data di entrata in vigore della presente legge, uno  o  piu'  decreti
legislativi  diretti  a  riordinare  la  disciplina  del  trattamento
economico spettante ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni  in
servizio all'estero, nonche' ad aggiornare le altre disposizioni  del
decreto del Presidente della Repubblica 5  gennaio  1967,  n.  18,  e
successive modificazioni ed  integrazioni,  comunque  attinenti  alla
materia del trattamento economico, ricorrendo ad atti  regolamentari,
sulla base dei seguenti  principi  e  criteri  direttivi  per  quanto
concerne il personale dipendente dal Ministero degli affari esteri: 
a) il provvedimento non dovra' comportare  oneri  aggiuntivi  per  il
   bilancio dello Stato per il 1997; 
b) durante il servizio all'estero  tutti  i  dipendenti  percepiranno
   un'apposita  indennita',  che  non   ha   carattere   retributivo,
   commisurata, per ciascun posto-funzione  previsto  negli  organici
   degli uffici all'estero, e in riferimento al servizio da svolgere,
   al costo della  vita,  al  costo  degli  affitti,  al  numero  dei
   familiari  a  carico,  agli  oneri  scolastici  e  sanitari  e   a
   condizioni ambientali di eventuale rischio e disagio; 
c) per le categorie da individuare con i  decreti  stessi  si  dovra'
   prevedere anche un assegno per gli oneri di rappresentanza tenendo
   conto  della  normativa  vigente  negli  altri  Paesi  dell'Unione
   europea; 
d) le indennita', determinate secondo  criteri  e  modalita'  che  ne
   assicurino  la  trasparenza   della   struttura,   devono   essere
   corrisposte in valuta locale o in altra valuta  straniera  secondo
   un rapporto di ragguaglio da  stabilire  periodicamente.  Al  fine
   dell'adeguamento alle variazioni del costo della  vita  si  terra'
   conto,  per  quanto  possibile  e  comunque   nei   limiti   delle
   disponibilita' finanziarie,  dei  meccanismi  e  dei  livelli  che
   regolano la stessa materia nei Paesi dell'Unione europea. (12) 
  139. Dall'attuazione  dei  commi  da  132  a  138  devono  derivare
economie non inferiori a lire 3 miliardi per l'anno 1997, 5  miliardi
per l'anno 1998 e 6 miliardi per l'anno 1999. 
  140. Per quanto riguarda i dipendenti, di nazionalita'  italiana  o
straniera  residenti  anche  temporaneamente  all'estero,  assunti  a
contratto dalle rappresentanze diplomatiche e dagli uffici  consolari
il Governo si atterra' ai seguenti principi e criteri,  tenuto  conto
di quanto previsto al comma 138: 
a) fissazione del pagamento delle retribuzioni direttamente in valuta
   locale, ovvero in altra valuta straniera, tenuto conto del livello
   e dell'andamento delle retribuzioni locali  o  delle  retribuzioni
   corrisposte nella stessa sede  da  rappresentanze  diplomatiche  o
   uffici consolari degli altri Paesi europei, prevedendo  emolumenti
   sufficienti ad attrarre gli elementi piu' qualificati; 
b) garantire la compatibilita' con  gli  ordinamenti  dei  rispettivi
   Paesi di accreditamento; 
c) individuazione di un quadro di posizioni stipendiali, distinto per
   funzioni professionali, che tenga conto anche  dell'anzianita'  di
   servizio. 
  141. Per  i  dipendenti  di  altre  pubbliche  amministrazioni  che
prestano servizio all'estero ed il cui trattamento e' gia' rapportato
a quello attribuito ai dipendenti del Ministero degli affari  esteri,
il Governo si attiene ai criteri direttivi indicati  nel  comma  138,
per quanto applicabili in rapporto ai singoli ordinamenti. 
  142. Gli schemi dei decreti di cui al comma 138 sono sottoposti  al
parere  delle  competenti  Commissioni  parlamentari,  che   dovranno
pronunciarsi entro trenta giorni. 
  143. Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 3,
della legge 28 dicembre 1995, n. 549, a decorrere dall'anno  1997  le
misure del concorso delle regioni Sicilia e Sardegna al finanziamento
del Servizio sanitario nazionale previste dall'articolo 34, comma  3,
della legge 23 dicembre 1994, n. 724, come  modificate  dall'articolo
2, comma 3, della legge 28  dicembre  1995,  n.  549,  sono  elevate,
rispettivamente, al 42,5 ed al 29 per cento. La regione Valle d'Aosta
e  le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  provvedono  al
finanziamento  del  Servizio  sanitario  nazionale   nei   rispettivi
territori, ai  sensi  dell'articolo  34,  comma  3,  della  legge  23
dicembre 1994, n. 724, senza alcun  apporto  a  carico  del  bilancio
dello Stato. Di conseguenza, a decorrere dal 1 gennaio 1997,  non  si
applicano, alla regione Valle d'Aosta e  alle  province  autonome  di
Trento e Bolzano, le disposizioni di cui ai commi 1,  2,  3,  4,  16,
primo periodo, 17, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 27, 30,  32,  34,  35,
36, 37 e 38 dell'articolo 1. (4) 
  144. A decorrere  dal  1997  sono  soppresse  le  quote  del  Fondo
sanitario nazionale a carico del bilancio dello Stato a favore  della
regione  Friuli-Venezia  Giulia   che   provvede   al   finanziamento
dell'assistenza sanitaria con i proventi dei  contributi  sanitari  e
con risorse  del  proprio  bilancio.  Dalla  stessa  data  gli  oneri
previsti  a  carico  dello  Stato  derivanti  dai  mutui  non  ancora
stipulati  dalla  regione  Friuli-Venezia  Giulia,  a  copertura  dei
disavanzi delle aziende sanitarie per gli anni  successivi  al  1994,
sono fronteggiati dalla regione medesima. 
  145. Per le finalita' di cui al comma  144  e  sino  alla  data  di
applicazione di quanto disposto al comma  146,  le  quote  fisse  dei
tributi  devoluti  alla  regione  Friuli-Venezia  Giulia,  ai   sensi
dell'articolo 49, primo comma, dello Statuto speciale  approvato  con
legge  costituzionale  31  gennaio   1963,   n.   1,   e   successive
modificazioni, sono attribuite, rispettivamente, in ragione di cinque
decimi con riferimento a quanto previsto ai numeri 1), 3)  e  4)  del
primo comma del citato articolo 49. 
  146. Dalla data di  inizio  dell'efficacia  delle  norme  attuative
dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, approvato
con  legge  costituzionale  31  gennaio  1963,  n.  1,  e  successive
modificazioni, in relazione alle modifiche apportate dall'articolo  5
della legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2,  al  primo  comma
dell'articolo 49 del citato Statuto speciale, ai numeri 1), 3) e  4),
le parole: "quattro decimi"  sono  sostituite  dalle  seguenti:  "sei
decimi" e, al numero 2), le parole: "quattro decimi" sono  sostituite
dalle seguenti: "quattro decimi e mezzo". 
  147. A decorrere dal 1997  l'anticipazione  di  lire  150  miliardi
prevista dal comma 1 dell'articolo 1 del  decreto-legge  30  dicembre
1995, n. 567, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio
1996, n. 82, resta assorbita nelle somme attribuite  ai  sensi  della
disposizione di cui al comma 145. 
  148. Le assegnazioni finanziarie alla regione Sicilia attuative  di
leggi di settore nazionali che,  alla  data  del  31  dicembre  1996,
risultino  non  impegnate  o  per  le  quali  non  sia  ancora  stato
identificato il soggetto beneficiario, possono, con legge  regionale,
essere  riutilizzate   per   interventi   nel   settore   cui   erano
originariamente  destinate.  Tale  facolta'   non   si   applica   ai
finanziamenti relativi ad  interventi  nel  settore  delle  calamita'
naturali e dell'assistenza sanitaria. 
  149. La regione  Trentino-Alto  Adige  e'  delegata  a  fissare  le
tipologie e gli importi dei tributi speciali catastali e a provvedere
alla  loro  riscossione.  Gli  introiti  relativi  confluiscono   nel
bilancio regionale. La somma attribuita ai sensi dell'articolo 7  del
decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1978, n.  569,  per
lo svolgimento delle funzioni  delegate  in  materia  di  catasto  e'
rideterminata assicurando comunque un risparmio per il bilancio dello
Stato. 
  150. Per l'anno 1998, il fondo perequativo di cui  all'articolo  3,
comma 2, della legge 28 dicembre 1995,  n.  549,  e'  ridotto  di  un
importo  pari  al  6  per  cento  dell'ammontare  dei   trasferimenti
soppressi di cui alla  colonna  a)  della  tabella  C  allegata  alla
medesima legge, fino alla concorrenza delle singole  quote  di  fondo
perequativo spettanti. Per  l'anno  1999,  ferma  restando  l'entita'
complessiva della riduzione  nello  stesso  importo  determinato  per
l'anno 1998, la quota di riduzione posta a  carico  di  ogni  singola
regione e le modalita' di attuazione verranno stabilite d'intesa  con
la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano. 
  151. Le  regioni  iscrivono  provvisoriamente  nei  propri  bilanci
l'ammontare presunto del fondo perequativo indicato nella  tabella  C
allegata alla  legge  28  dicembre  1995,  n.  549,  al  netto  delle
riduzioni di cui al comma 150. 
  152. Nel 1997, le anticipazioni straordinarie di cassa, di  cui  al
comma 4 dell'articolo 3 della legge 28 dicembre 1995,  n.  549,  sono
ridotte, per le stesse regioni, nella  misura  determinata  al  comma
150; a decorrere dal 1998 per le modalita'  si  provvedera'  d'intesa
con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni
e le province autonome di Trento e di Bolzano. 
  153. La misura massima dell'addizionale regionale all'  accisa  sul
gas naturale e  dell'imposta  regionale  sostitutiva  per  le  utenze
esenti di cui all'articolo 9  del  decreto  legislativo  21  dicembre
1990,  n.  398,  e  successive  modificazioni  e   integrazioni,   e'
determinata in lire 60 al metro cubo di gas erogato. 
  154. La misura massima dell'imposta  regionale  sulla  benzina  per
autotrazione prevista dall'articolo 17  del  decreto  legislativo  21
dicembre 1990, n. 398, e' elevata a lire 50 a  litro.  L'operativita'
di  eventuali  aumenti  erariali  per  l'accisa  sulla  benzina   per
autotrazione e' limitata,  nei  territori  delle  regioni  a  statuto
ordinario, alla differenza esistente rispetto  all'aliquota  in  atto
della citata imposta regionale, ove vigente. 
  155. A decorrere dal  1  gennaio  1997  i  comuni  con  popolazione
inferiore a 5.000 abitanti beneficiari di trasferimenti statali  sono
inseriti nella tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720,
e  successive  modificazioni,  e  ad  essi  si  applicano  tutte   le
disposizioni che regolano il sistema della tesoreria unica.  In  sede
di prima applicazione i  tesorieri  dei  comuni  non  sono  tenuti  a
versare nelle contabilita'  speciali  aperte  presso  le  sezioni  di
tesoreria  provinciale  dello  Stato  competenti  per  territorio  le
disponibilita' liquide dei comuni esistenti al 31 dicembre  1996,  ma
eseguono i pagamenti disposti dagli enti utilizzando prioritariamente
tali disponibilita'. A  valere  sulle  suddette  disponibilita'  sono
tenuti vincolati, a cura del tesoriere, in attesa del loro  specifico
utilizzo, i fondi per i quali apposite norme di legge stabiliscono un
vincolo di destinazione, ivi comprese le somme provenienti da  mutui.
Per i comuni il cui servizio di tesoreria e' gestito da  un  soggetto
diverso da quello indicato all'articolo 50 del decreto legislativo 25
febbraio 1995, n. 77,  l'inserimento  nella  predetta  tabella  A  e'
differito al giorno  successivo  alla  prima  scadenza  dell'incarico
affidato   al   soggetto   non   abilitato;   al   versamento   delle
disponibilita' liquide del comune provvede  il  tesoriere  abilitato,
entro trenta giorni dall'assunzione dell'incarico. 
  156. Ai comuni  con  popolazione  inferiore  a  5.000  abitanti  e'
attribuito a decorrere dall'anno 1997 un contributo commisurato al  6
per cento delle disponibilita' liquide  di  cui  al  comma  155,  nei
limiti complessivi di spesa di lire 180 miliardi. 
  157. Sono esonerati dall'applicazione  obbligatoria  degli  aumenti
delle  aliquote  massime  di   imposte   e   tasse   comunali,   come
rideterminate dalla presente legge, gli enti  locali  dissestati  che
presentino  consuntivi  in  attivo,  per  due   esercizi   finanziari
consecutivi, della gestione riequilibrata. 
  158. I contributi sui fondi di cui alle lettere a),  b)  e  c)  del
comma 1 dell'articolo 34 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504, sono corrisposti in tre rate uguali: la prima entro il  mese  di
febbraio, la seconda entro il mese di maggio e la terza entro il mese
di febbraio dell'anno successivo. Il pagamento della terza rata  puo'
essere anticipato previa autorizzazione del Ministero del tesoro. 
  159. All'articolo 3, comma 39,  secondo  periodo,  della  legge  28
dicembre 1995, n. 549, sono soppresse le parole: "limitatamente  alla
parte, riferibile al costo di smaltimento dei rifiuti  solidi  urbani
interni, eccedente i proventi delle addizionali suddette". 
  160. In deroga a quanto  stabilito  dall'articolo  31  del  decreto
legislativo 25 febbraio 1995, n.  77,  come  sostituito  dal  decreto
legislativo 11 giugno 1996, n. 336, a decorrere  dall'esercizio  1997
l'avanzo di amministrazione puo'  essere  iscritto  nel  bilancio  di
previsione ed essere utilizzato anche per le spese  una  tantum,  ivi
comprese le spese delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli
organi degli enti locali. Gli avanzi di amministrazione non vincolati
degli  enti  locali  dissestati  che  hanno  adottato   il   bilancio
stabilmente riequilibrato, dovranno essere destinati prioritariamente
a sanare l'indebitamento dell'ente per la parte non coperta dal mutuo
di ripianamento e fino alla concorrenza dell'ammontare delle  entrate
previste dall'eventuale vendita di beni del patrimonio locale. 
  161. Il comma  1  dell'articolo  117  del  decreto  legislativo  25
febbraio 1995, n. 77, come  modificato  dal  decreto  legislativo  11
giugno 1996, n. 336, e' sostituito dal seguente: 
"1. L'applicazione delle prescrizioni di cui all'articolo  9  decorre
dal  1998.  A  tal  fine  gli  enti  locali  iscrivono  nell'apposito
intervento   di   ciascun   servizio   l'importo    dell'ammortamento
accantonato per i beni relativi,  con  la  seguente  gradualita'  del
valore calcolato con i criteri dell'articolo 71: 
a) per il 1998 il 6 per cento del valore; 
b) per il 1999 il 12 per cento del valore; 
c) per il 2000 il 18 per cento del valore; 
d) per il 2001 il 24 per cento del valore". 
  162. A decorrere dall'anno 1998 i contributi ordinari spettanti  ai
comuni ed  alle  province  ai  sensi  dell'articolo  35  del  decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n.  504,  e  successive  modificazioni,
sono ridotti di lire 560.000 milioni e di lire 40.000  milioni.  Sono
esclusi dalla riduzione gli enti locali dissestati. 
  163. Le regioni e gli enti  locali  sono  autorizzati  a  contrarre
mutui con istituti di credito diversi dalla Cassa depositi e prestiti
per  la  copertura  dei  disavanzi  di  esercizio  delle  aziende  di
trasporto e dei servizi di trasporto in  gestione  diretta,  relativi
agli esercizi 1995, 1996 e 1997, e per il finanziamento  delle  somme
occorrenti, entro i limiti derivanti dalla partecipazione  azionaria,
per la ricapitalizzazione delle aziende di  trasporto  costituite  in
forma di societa' per azioni, quando la regione  o  gli  enti  locali
rivestono  la  posizione  di  unico  azionista  o  di  azionista   di
maggioranza. Le regioni e gli enti locali sono altresi' autorizzati a
contrarre, a  decorrere  dall'anno  1997,  con  istituti  di  credito
diversi dalla Cassa depositi e prestiti, a carico dei propri  bilanci
ed entro il limite di indebitamento stabilito dalla normativa vigente
per le rispettive tipologie di  enti,  mutui  per  la  copertura  dei
contributi  per  l'esercizio  del  trasporto   pubblico   locale   in
adempimento a contratti di servizio  e  contratti  di  programma  che
prevedano il progressivo aumento della quota dei costi coperta con  i
proventi del traffico e la corrispondente riduzione,  per  la  durata
del mutuo, dei contributi in misura pari almeno al 5 per cento  annuo
al netto del tasso di inflazione programmato  anche  in  applicazione
dei criteri di cui agli articoli 3, 4 e 5 del  Regolamento  (CEE)  n.
1191/69 del Consiglio,  del  26  giugno  1969,  come  modificato  dal
Regolamento (CEE) n. 1893/91 del Consiglio, del 20 giugno 1991. 
  164. I contributi erariali ordinari e perequativi per gli squilibri
della fiscalita' locale spettanti ai comuni, alle  province  ed  alle
comunita'  montane  sulla  base  della  legislazione   vigente   sono
attribuiti, per l'anno 1997, con le variazioni di cui al comma 156  e
con le seguenti ulteriori variazioni: 
a) incremento del fondo ordinario dell'importo  complessivo  di  lire
   212.100 milioni, pari per ciascun comune e provincia all'1,239 per
   cento  dei  contributi  ordinari  definitivamente  attribuiti  per
   l'anno 1995; 
b) incremento del fondo ordinario dell'importo  complessivo  di  lire
   281.000 milioni, spettante  ai  soli  enti  che  hanno  subito  la
   riduzione dei trasferimenti nel 1995 ai sensi dell'articolo 3  del
   decreto-legge  23  febbraio   1995,   n.   41,   convertito,   con
   modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, e da ripartire in
   misura proporzionale ai contributi erariali assegnati per il  1996
   a tale titolo; 
c) incremento  del  fondo  ordinario  dell'importo  di  lire   10.000
   milioni, da destinare alla provincia di Catanzaro per  lire  3.850
   milioni, alla provincia di Forli' per lire 3.150 milioni  ed  alla
   provincia di Vercelli per lire 3.000 milioni; 
d) incremento del fondo ordinario dell'importo di lire 3.000  milioni
   per l'erogazione di  contributi  per  la  fusione  e  l'unione  di
   comuni, da attribuire con le modalita' ed i criteri a tale  titolo
   stabiliti per il 1996; 
e) riduzione del fondo perequativo per gli squilibri della fiscalita'
   locale di un importo complessivo pari a lire 506.100  milioni  per
   il finanziamento degli incrementi previsti dalle lettere  a),  b),
   c) e d). (12) 
  165. Agli enti locali e' assegnato un fondo di lire 175.000 milioni
da attribuire ai sensi dell'articolo 41 del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 504. 
  166. Le somme dovute agli enti locali a seguito  di  correzione  di
errori materiali, relativi al calcolo delle spettanze sul  contributo
per gli squilibri della fiscalita' locale, possono essere corrisposte
a valere sugli stanziamenti del fondo ordinario. 
  167.  I  capitoli  della  rubrica  3  (Servizi  del  Provveditorato
generale dello Stato) dello stato di  previsione  del  Ministero  del
tesoro  per  l'anno  1997  sono  ridotti  per  complessive  lire  190
miliardi. Il Ministro del tesoro ripartisce la predetta riduzione tra
i capitoli della rubrica medesima. 
  168. Il termine per la deliberazione  del  bilancio  di  previsione
1997 degli enti locali e' prorogato al 28 febbraio 1997. E'  altresi'
differito al 28 febbraio 1997 il termine previsto per  deliberare  le
tariffe, le aliquote di imposta e le variazioni dei limiti di reddito
per i tributi locali e per i servizi  locali  relativamente  all'anno
1997. Ai fini della predisposizione del  bilancio  1997  e  dei  suoi
allegati, i  contributi  erariali  di  parte  corrente  ed  in  conto
capitale spettanti ai comuni, alle province, alle comunita'  montane,
sono attribuiti secondo le norme vigenti e nel rispetto delle entita'
previste dal bilancio dello Stato e dalla legge  finanziaria  per  il
1997 definitivamente approvati. In  deroga  a  quanto  stabilito  dal
decreto  legislativo  25  febbraio  1995,   n.   77,   e   successive
modificazioni, l'ente locale puo' deliberare l'esercizio provvisorio,
sulla base del bilancio gia' deliberato, per un  periodo  di  quattro
mesi e i bilanci del 1997 possono essere predisposti anche secondo  i
regolamenti di contabilita' e i modelli  di  bilancio  validi  per  i
bilanci del 1996. 
  169. Restano validi gli atti e provvedimenti adottati e sono  fatti
salvi gli effetti prodottosi ed i rapporti giuridici sorti sulla base
dei decreti-legge 26 gennaio 1996, n. 32, 25 marzo 1996, n.  156,  25
maggio 1996, n. 287, 24 luglio 1996, n. 390, e 20 settembre 1996,  n.
492. 
  170. Restano validi gli atti e provvedimenti adottati e  son  fatti
salvi i procedimenti instaurati, gli effetti prodottisi ed i rapporti
giuridici sorti sulla base dei decreti-legge 15 giugno 1994, n.  376,
8 agosto 1994, n. 492, 11 ottobre 1994, n. 574, 9 dicembre  1994,  n.
676, 8 febbraio 1995, n. 33, 7 aprile 1995, n. 106, 10  giugno  1995,
n. 224, 3 agosto 1995, n. 323, 2 ottobre 1995,  n.  414,  4  dicembre
1995, n. 514, 31 gennaio 1996, n. 38, 4 aprile 1996, n. 188, 3 giugno
1996, n. 309, 5 agosto 1996, n. 409 e 4 ottobre 1996, n. 516. 
  171. Restano validi gli atti e provvedimenti adottati e sono  fatti
salvi i procedimenti instaurati, gli effetti prodottisi ed i rapporti
giuridici sorti sulla base dei decreti-legge 30 agosto 1996, n. 452 e
23 ottobre 1996, n. 550. 
  172. Restano validi gli atti e provvedimenti adottati e sono  fatti
salvi i procedimenti instaurati, gli effetti prodottisi ed i rapporti
giuridici sorti sulla base dei decreti-legge 3 maggio 1995,  n.  155,
30 giugno 1995, n. 267, 1 settembre 1995, n. 367, 30 ottobre 1995, n.
452, 23 dicembre 1995, n. 571, 1 marzo 1996, n. 98, 29  aprile  1996,
n. 235, 1 luglio 1996, n. 345, 30 agosto 1996,  n.  415,  23  ottobre
1996, n. 549. 
  173. Fino all'entrata in vigore della nuova disciplina  concernente
l'ordinamento e il funzionamento degli organi degli enti locali,  nei
comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti o che, pur avendo
popolazione inferiore,  siano  capoluoghi  di  provincia,  la  giunta
comunale e' composta dal sindaco che la presiede e da  un  numero  di
assessori non superiore nel massimo ad un quarto dei membri assegnati
al consiglio con eventuale arrotondamento all'unita' per  eccesso  e,
ove occorra, anche  mediante  aumento  di  una  unita',  in  modo  da
raggiungere il numero pari e la giunta provinciale  e'  composta  dal
presidente della provincia, che  la  presiede,  e  da  un  numero  di
assessori non superiore nel massimo ad un quarto dei membri assegnati
al consiglio con eventuale arrotondamento all'unita' per  eccesso  e,
ove occorra, anche con aumento di una unita', in modo da  raggiungere
il numero pari. (1) 
  173-bis.  Fino  all'entrata  in  vigore  della   nuova   disciplina
concernente l'ordinamento ed il funzionamento degli organi degli enti
locali,  nei  consigli  provinciali  e'  eletto  un  presidente   del
consiglio con poteri di  convocazione  e  direzione  dei  lavori.  Il
presidente del  consiglio  deve  convocare  l'assemblea  nel  termine
massimo di venti giorni dalla richiesta formulata da  un  quinto  dei
consiglieri o dal presidente della  provincia,  inserendo  all'ordine
del giorno gli argomenti che formano oggetto della richiesta. (1) 
  173-ter. Il comma 189  va  interpretato  nel  senso  che  non  sono
considerati redditi da lavoro ai fini della medesima disposizione  le
indennita' percepite in applicazione della legge 27 dicembre 1985, n.
816, e successive modificazioni. (1) 
  173-quater. Ai presidenti dei consigli provinciali e  dei  consigli
comunali si applicano le norme in materia di aspettative, permessi ed
indennita'  stabilite  dalla  legge  27  dicembre  1985,  n.  816,  e
successive modificazioni, per gli  assessori  di  province  o  comuni
delle  classi  demografiche  ivi  indicate,  compatibilmente  con  le
disponibilita' di bilancio. (1) 
  174. Le affissioni di manifesti di  partiti  o  movimenti  politici
effettuate fino al 30 novembre 1996 in  violazione  dell'articolo  8,
ultimo comma, della legge 4  aprile  1956,  n.  212,  possono  essere
sanate mediante versamento di un'oblazione a carico dei  responsabili
pari per ciascuna violazione all'importo minimo indicato dallo stesso
comma ed entro un massimo di lire un milione. A tali  violazioni  non
si applicano le disposizioni di cui ai commi 2 e 3  dell'articolo  15
della legge 10 dicembre 1993, n. 515. 
  175. Il Governo e' delegato ad emanare,  entro  centottanta  giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o  piu'
decreti legislativi, su proposta del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri, di concerto con i Ministri dell'interno, del tesoro e delle
finanze, le disposizioni occorrenti per la revisione ed  il  riordino
del sistema dei trasferimenti a province, comuni e comunita' montane,
previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, a modifica
dell'articolo  3  del  decreto-legge  23  febbraio   1995,   n.   41,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995,  n.  85,  e
successive modificazioni, sulla base dei seguenti ulteriori  principi
e criteri direttivi: 
a) introduzione di parametri che tengano conto  dei  servizi  forniti
   maggiormente diffusi sul territorio e della accessibilita' ad essi
   per i comuni che ne sono sprovvisti; 
b) determinazione di indicatori per l'individuazione delle condizioni
   di degrado socio-economico degli enti; 
c) introduzione di parametri per misurare gli eventuali  insediamenti
   militari presenti nel territorio dell'ente; 
d) introduzione   di   correttivi   ai   parametri    in    relazione
   all'incremento della domanda di servizi dovuta  alla  peculiarita'
   degli enti di maggiore  dimensione  demografica  e  in  relazione,
   altresi', alla rigidita' dei costi degli enti di minore dimensione
   demografica; 
e) determinazione di un periodo  di  riequilibrio  dei  trasferimenti
   erariali tenendo  conto  del  complesso  degli  stessi  di  genere
   ordinario e consolidato,  incrementato  dei  tributi  detratti  in
   precedenza e  delle  conseguenze  derivanti  dall'applicazione  di
   nuovi criteri; 
f) attribuzione delle  eventuali  maggiori  assegnazioni  annuali  di
   contributi erariali ai diversi fondi tenendo conto  dell'incidenza
   delle nuove forme impositive attribuite agli enti locali; 
g) definizione di indicatori che facciano riferimento  e  incentivino
   lo sforzo tariffario e lo sforzo fiscale dei singoli enti; 
h) parametri  che  incentivino  la  gestione  dei  servizi  in  forma
   associata da parte dei comuni con popolazione  inferiore  a  5.000
   abitanti. 
  176. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al  comma  175  sono
trasmessi alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica  per
l'acquisizione del parere delle competenti Commissioni  parlamentari,
da esprimere entro trenta giorni. 
  177. Disposizioni integrative e correttive possono essere  emanate,
con uno o piu' decreti legislativi,  entro  un  anno  dalla  data  di
entrata in vigore dei decreti di cui al comma 175, nel  rispetto  dei
principi e dei criteri direttivi determinati dai commi da 175 a 177 e
previo parere delle Commissioni parlamentari di cui al comma 176, con
l'osservanza delle modalita' ivi indicate. (12) 
  178. A decorrere dal 28 settembre 1996 e fino al 31  dicembre  1997
il collocamento in ausiliaria  del  personale  militare  delle  Forze
armate, compresa l'Arma dei carabinieri, e del Corpo della Guardia di
finanza, avviene esclusivamente a seguito di cessazione dal  servizio
permanente per raggiungimento del limite  di  eta'  previsto  per  il
grado rivestito. 
  179. Al personale militare che abbia presentato domanda  di  revoca
ai sensi dell'articolo 1, comma 2,  del  decreto-legge  28  settembre
1996, n. 505, si applicano le disposizioni di  cui  all'articolo  13,
comma 8, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 
  180. Restano validi  gli  atti  e  sono  fatti  salvi  gli  effetti
prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge
28 settembre 1996, n. 505, e del decreto-legge 29 novembre  1996,  n.
606. 
  181. Per il pagamento delle somme, maturate  fino  al  31  dicembre
1995, sui trattamenti pensionistici erogati dagli enti  previdenziali
interessati, in conseguenza dell'applicazione  delle  sentenze  della
Corte costituzionale n. 495 del 1993 e n. 240 del 1994,  il  Ministro
del tesoro e'  autorizzato  ad  effettuare,  con  l'osservanza  delle
disposizioni di cui all'articolo 38 della legge  30  marzo  1981,  n.
119, e successive  modificazioni,  emissioni  di  titoli  del  debito
pubblico per ciascuna delle annualita' comprese fra  il  1996  ed  il
2001; tali emissioni non  concorrono  al  raggiungimento  del  limite
dell'importo massimo di  emissione  di  titoli  pubblici  annualmente
stabilito dalla legge di approvazione del bilancio. Il  ricavo  netto
delle suddette emissioni, limitato a lire 3.135 miliardi per la prima
annualita', sara'  versato  ai  competenti  enti  previdenziali,  che
provvederanno  direttamente  a  soddisfare  in   contanti,   in   sei
annualita',  gli  aventi  diritto  nelle  forme   previste   per   la
corresponsione dei trattamenti pensionistici; l'importo  di  ciascuna
annualita' sara' determinato in relazione  all'ammontare  del  ricavo
netto delle emissioni versato agli enti previdenziali. (21) 
  182. La verifica annuale del requisito reddituale  per  il  diritto
all'integrazione del trattamento e' effettuata non solo in  relazione
ai redditi riferiti  all'anno  1983,  ma  anche  con  riferimento  ai
redditi  degli  anni  successivi.  Sugli  arretrati  maturati  al  31
dicembre 1995 e' dovuta eslcusivamente una somma pari al 5 per  cento
dell'importo maturato a tale data. Per  gli  anni  successivi,  sulle
somme ancora da rimborsare sono dovuti gli interessi sulla base di un
tasso annuo pari alla variazione dell'indice dei  prezzi  al  consumo
per le famiglie di operai  ed  impiegati,  accertata  dall'ISTAT  per
l'anno precedente. Con  la  prima  annualita'  sono  corrisposti  gli
interessi  maturati  sull'intero  ammontare  degli  arretrati  dal  1
gennaio 1996 alla data di pagamento. 
  183. I giudizi pendenti  alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge aventi ad oggetto le questioni di cui ai commi  181  e
182 del presente  articolo  sono  dichiarati  estinti  d'ufficio  con
compensazione delle spese fra le parti.  I  provvedimenti  giudiziari
non ancora passati in giudicato restano privi di effetto. 
  184.  Il  Ministro  del  tesoro  e'  autorizzato  ad  apportare  le
occorrenti variazioni di bilancio, anche in attuazione  dell'articolo
1, comma 6, della legge 28 novembre 1996, n. 608, di conversione  del
decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510. 
  185. Con effetto dalla data del  30  settembre  1996,  al  fine  di
incentivare  l'assunzione  di  nuovo  personale,  ai  lavoratori   in
possesso dei requisiti di eta' e di contribuzione  per  l'accesso  al
pensionamento di anzianita', di cui  alla  tabella  B  allegata  alla
legge 8 agosto 1995, n.  335,  dipendenti  da  imprese,  puo'  essere
riconosciuto il trattamento di pensione di anzianita' e, in deroga al
regime di non cumulabilita' di cui al  comma  189,  il  passaggio  al
rapporto di lavoro a tempo parziale in misura non inferiore a 18  ore
settimanali. La facolta' di cui al presente comma e' concessa, previa
autorizzazione dell'ufficio provinciale del lavoro  e  della  massima
occupazione, ferme restando le decorrenze  dei  trattamenti  previste
dall'ordinamento vigente, a condizione che il datore di lavoro assuma
nuovo personale  per  una  durata  e  per  un  tempo  lavorativo  non
inferiore a quello ridotto  ai  lavoratori  che  si  avvalgono  della
predetta facolta'.  A  questi  ultimi  l'importo  della  pensione  e'
ridotto  in  misura   inversamente   proporzionale   alla   riduzione
dell'orario normale di lavoro, riduzione comunque non superiore al 50
per cento. La somma della pensione e della retribuzione non  puo'  in
ogni  caso  superare  l'ammontare  della  retribuzione  spettante  al
lavoratore che, a parita' di altre condizioni, presta la sua opera  a
tempo pieno. 
  186. L'impresa che si avvale della facolta' di ricorso al lavoro  a
tempo parziale di  cui  al  comma  185  deve  dare  comunicazione  ai
competenti istituti previdenziali e all'ispettorato  provinciale  del
lavoro della stipulazione dei contratti e della loro cessazione. 
  187. Con decreto del Ministro per la funzione pubblica, di concerto
con  il  Ministro  del  tesoro,  sono  emanate  le  necessarie  norme
regolamentari per  la  definizione  dei  criteri  e  delle  modalita'
applicative di  quanto  disposto  al  comma  185  nei  confronti  del
personale delle amministrazioni  pubbliche  di  cui  all'articolo  1,
comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. In ogni caso
nell'ambito delle predette  amministrazioni  pubbliche  si  prescinde
dall'obbligo di nuove assunzioni di cui al medesimo comma 185. 
  188.  Continuano  ad  applicarsi  le  disposizioni  di   cui   alla
previgente normativa in materia di cumulo per i  lavoratori  pubblici
che  avevano  presentato  domanda  di  collocamento  a   riposo   per
anzianita' entro il 28 settembre 1994 e  la  cui  domanda  era  stata
regolarmente accolta. I lavoratori pubblici  che  abbiano  presentato
domanda di pensionamento di anzianita' prima del  30  settembre  1996
possono revocare la domanda conservando comunque la  precedente  sede
di lavoro ovvero esercitare l'opzione per il lavoro a tempo  parziale
di cui ai commi da 185 a 187, entro sessanta  giorni  dalla  data  di
entrata in vigore della presente legge. 
  189. Con effetto sui trattamenti liquidati dalla  data  di  cui  al
comma 185, le pensioni  di  anzianita'  a  carico  dell'assicurazione
generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e delle forme di essa
sostitutive, nonche' i trattamenti  anticipati  di  anzianita'  delle
forme esclusive della medesima, non  sono  cumulabili,  limitatamente
alla quota liquidata con  il  sistema  retributivo,  con  redditi  da
lavoro di qualsiasi natura e il  loro  conseguimento  e'  subordinato
alla  risoluzione  del  rapporto  di  lavoro.  A  tal  fine   trovano
applicazione le disposizioni di cui ai commi 3, 4, e 7  dell'articolo
10 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  503.  Ai  lavoratori
che alla data del 30 settembre 1996 sono titolari di pensione, ovvero
che hanno raggiunto il requisito contributivo di 36 anni o quello  di
35 anni, quest'ultimo unitamente a  quello  anagrafico  di  52  anni,
continuano ad applicarsi  le  disposizioni  di  cui  alla  previgente
normativa. Il regime previgente  continua  ad  applicarsi  anche  nei
confronti di coloro che si pensionano con 40  anni  di  contribuzione
ovvero    con    l'anzianita'    contributiva    massima     prevista
dall'ordinamento di appartenenza, nonche' per  le  eccezioni  di  cui
all'articolo  10  del  decreto-legge  28  febbraio   1986,   n.   49,
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile  1986,  n.  120.
(28) 
  190. Con effetto sui trattamenti liquidati dalla data di entrata in
vigore della presente legge,  le  pensioni  di  anzianita'  a  carico
dell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori autonomi  non
sono cumulabili nella misura del 50 per cento con i redditi di lavoro
autonomo, fino a concorrenza del reddito stesso.  Ai  lavoratori  che
alla data del 30 settembre 1996  sono  titolari  di  pensione  ovvero
hanno maturato il requisito contributivo di  35  anni,  unitamente  a
quello  anagrafico  di  55  anni,   continuano   ad   applicarsi   le
disposizioni di cui alla previgente normativa. 
  191. L'assunzione di personale di cui  ai  commi  185  e  192  deve
risultare ad incremento delle  unita'  effettivamente  occupate  alla
data del pensionamento. L'incremento medesimo deve essere considerato
al  netto  delle  diminuzioni  intervenute  nell'anno  precedente  il
pensionamento. 
  192. Per i lavoratori autonomi in possesso dei requisiti di eta'  e
di  contribuzione  per  l'accesso  al  pensionamento  di   anzianita'
indicati all'articolo 1, comma 28, della legge 8 agosto 1995, n. 335,
spetta, ove rinuncino al pensionamento, fino alla data di  compimento
dell'anzianita' contributiva di 40 anni e comunque per un periodo non
superiore all'eta' del pensionamento di vecchiaia, una riduzione  sui
contributi dovuti pari a 10 punti percentuali, a  condizione  che  il
lavoratore autonomo assuma, con le modalita' di cui al comma 186  del
presente articolo, una o piu' unita' anche a tempo  parziale  per  un
orario non inferiore al 50 per cento dell'orario normale  di  lavoro,
ovvero che si avvalga dei contratti di riallineamento retributivo  di
cui  al  decreto-legge  1  ottobre  1996,  n.  510,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  28   novembre   1996,   n.   608,   per
regolarizzare posizioni  lavorative  non  conformi  ai  contratti  di
categoria, ovvero affianchi un socio nell'esercizio dell'attivita'. 
  193. All'articolo 9-bis del decreto-legge 29 marzo  1991,  n.  103,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 166,  il
comma 1 e' sostituito dal seguente: 
"1. Salvo quanto disposto  dai  commi  seguenti,  dalla  retribuzione
imponibile di cui all'articolo 12 della legge 30 aprile 1969, n. 153,
sono escluse le contribuzioni e le somme versate o accantonate, anche
con il sistema della mancata trattenuta da parte del datore di lavoro
nei confronti  del  lavoratore,  a  finanziamento  di  casse,  fondi,
gestioni o forme assicurative previsti da contratti collettivi  o  da
accordi o da regolamenti aziendali, al fine  di  erogare  prestazioni
integrative previdenziali o assistenziali a favore del  lavoratore  e
suoi familiari, nel corso del rapporto o dopo la sua cessazione. Tale
disposizione si applica  anche  ai  periodi  precedenti  la  data  di
entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto;
tuttavia i versamenti contributivi  sulle  predette  contribuzioni  e
somme restano salvi e conservano  la  loro  efficacia  se  effettuati
anteriormente alla data di entrata in vigore della medesima legge  di
conversione". 
  194. Limitatamente al periodo contributivo dal 1 settembre 1985  al
30 giugno 1991, in deroga alle disposizioni di  cui  all'articolo  3,
commi 9 e 10, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i datori di  lavoro,
per i periodi per  i  quali  non  abbiano  versato  i  contributi  di
previdenza ed assistenza sociale sulle contribuzioni e somme  di  cui
all'articolo 9-bis, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1  giugno  1991,  n.  166,
come sostituito dal comma 193 del presente articolo, sono  tenuti  al
pagamento dei contributi previdenziali nella misura del 15 per  cento
sui  predetti  contributi  e   somme,   da   devolversi,   ai   sensi
dell'articolo  9-bis,  comma  2,  del  predetto  decreto-legge,  alle
gestioni pensionistiche di iscrizione  del  lavoratore,  senza  oneri
accessori. Il pagamento deve essere effettuato in 18 rate  bimestrali
consecutive di eguale importo, la prima delle quali  avente  scadenza
il 20 del mese  successivo  a  quello  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, con le modalita' che  saranno  stabilite  dagli  enti
previdenziali. Qualora nel corso della  rateizzazione  intervenga  la
cessazione dell'azienda, le rate residue  devono  essere  saldate  in
unica soluzione. Il contributo dovuto ai  sensi  del  presente  comma
puo' essere  imputato  in  parti  uguali  al  conto  economico  degli
esercizi nei quali abbiano scadenza le rate in pagamento.  La  misura
dei contributi previdenziali previsti dal presente comma  e'  ridotta
al 2 per cento in caso di contribuzioni  e  somme  versate  ai  fondi
integrativi di previdenza del settore editoriale stabilite da accordi
collettivi nazionali che hanno acquisito forza di legge in attuazione
della legge 14 luglio 1959, n. 741. Al relativo  onere,  valutato  in
lire 13 miliardi per  ciascuno  degli  anni  1997,  1998  e  1999  si
provvede  mediante  corrispondente   riduzione   dello   stanziamento
iscritto ai fini del bilancio triennale 1997-1999  al  capitolo  6856
del Ministero del tesoro per l'anno 1997,  a  tal  fine  parzialmente
utilizzando l'accantonamento relativo alla Presidenza  del  Consiglio
dei Ministri. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare  con
proprio decreto le occorrenti variazioni di bilancio. 
  195.  Le  disposizioni  del  comma  194  non  si  applicano  per  i
contributi versati nel periodo di cui al medesimo comma 194 al  Fondo
nazionale di previdenza per gli impiegati delle imprese di spedizione
e delle agenzie  marittime  di  cui  all'articolo  1,  comma  4,  del
decreto-legge 1 marzo 1985, n.  44,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 26 aprile 1985, n. 155. 
  196. A decorrere dal primo  gennaio  1997,  ai  fini  della  tutela
previdenziale i soggetti iscritti  all'albo  di  cui  all'articolo  5
della legge 2 gennaio 1991, n. 1, che operano in veste di agenti o di
mandatari   sono   iscritti   all'assicurazione   obbligatoria    per
l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti degli esercenti  attivita'
commerciali, previa istituzione di  apposita  evidenza  contabile  in
seno alla gestione di cui all'articolo 34 della legge 9  marzo  1989,
n. 88. 
  197. Rientrano nell'ambito di  applicazione  del  comma  196  anche
coloro che cooperano con i  soggetti  ivi  indicati  in  qualita'  di
collaboratori familiari ai sensi  dell'articolo  230-bis  del  codice
civile. 
  198. Ai soggetti che svolgono attivita' in qualita'  di  praticanti
promotori finanziari ai sensi dell'articolo 8 del regolamento  CONSOB
n. 5388/91, e'  consentito,  all'atto  dell'iscrizione  all'INPS,  di
procedere al riscatto degli anni di  praticantato  secondo  modalita'
determinate con decreto del Ministro del lavoro  e  della  previdenza
sociale, di concerto con il Ministro del  tesoro,  nel  rispetto  del
principio di corrispettivita'. 
  199. I soggetti di cui ai commi 196 e  197  che  vantano  posizioni
contributive  presso  l'INPS  anteriore  al  1992,  sono  ammessi,  a
copertura del periodo compreso  fra  il  1  gennaio  1992  ed  il  31
dicembre 1996, al versamento dei contributi  per  i  periodi  in  cui
hanno espletato le attivita' previste ai medesimi commi.  I  predetti
contributi non sono gravati da sanzioni  e  da  interessi  e  per  il
pagamento di essi e' ammessa la rateizzazione in misura non superiore
a trentasei rate mensili, con  l'applicazione  dell'interesse  dell'8
per cento annuo qualora gli interessati ne facciano  richiesta  entro
tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 
  200. Eventuali contributi comunque versati per  periodi  precedenti
il 31 dicembre 1996 alla gestione di cui all'articolo 34 della  legge
9 marzo 1989, n. 88, vengono imputati all'evidenza contabile  di  cui
al comma 196. 
  201.  La  composizione   del   comitato   amministratore   di   cui
all'articolo 35 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e' integrata  da  un
membro in rappresentanza dei soggetti di cui al comma 196,  designato
dalla associazione di categoria maggiormente rappresentativa. 
  202. A decorrere dal 1 gennaio  1997  l'assicurazione  obbligatoria
per l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti di cui alla legge  22
luglio 1966, n. 613, e successive modificazioni ed  integrazioni,  e'
estesa ai soggetti che esercitino in qualita' di lavoratori  autonomi
le attivita' di cui all'articolo 49, comma 1, lettera d), della legge
9 marzo 1989, n. 88, con esclusione dei professionisti ed artisti. 
  203. Il primo comma dell'articolo 29 della legge 3 giugno 1975,  n.
160, e' sostituito dal seguente: 
"L'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli  esercenti
attivita' commerciali di cui alla legge 22 luglio  1966,  n.  613,  e
successive modificazioni ed integrazioni, sussiste per i soggetti che
siano in possesso dei seguenti requisiti: 
a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a  prescindere
   dal  numero  dei  dipendenti,  siano   organizzate   e/o   dirette
   prevalentemente  con  il  lavoro  proprio  e  dei  componenti   la
   famiglia, ivi compresi i parenti  e  gli  affini  entro  il  terzo
   grado, ovvero siano familiari  coadiutori  preposti  al  punto  di
   vendita; 
b) abbiano la piena responsabilita' dell'impresa  ed  assumano  tutti
   gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione.  Tale  requisito
   non e' richiesto per i familiari coadiutori preposti al  punto  di
   vendita nonche' per i soci di societa' a responsabilita' limitata; 
c) partecipino personalmente al lavoro  aziendale  con  carattere  di
   abitualita' e prevalenza; 
d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze
   o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli". 
  204. I familiari coadiutori preposti al  punto  di  vendita  devono
essere iscritti nell'elenco speciale  di  cui  all'articolo  9  della
legge 11 giugno 1971, n. 426. 
  205. Sono altresi' compresi nell'ambito di applicazione  dei  commi
da  185  a  216  i  soggetti  che  esercitino  le  attivita'  di  cui
all'articolo 11 della legge 17 maggio 1983, n. 217. 
  206. L'assicurazione obbligatoria per l'invalidita',  la  vecchiaia
ed i superstiti di cui alla legge 22 luglio 1966, n. 613,  e'  estesa
ai parenti ed affini entro il terzo  grado  che  non  siano  compresi
nell'ambito di applicazione dell'articolo 3 della  predetta  legge  e
che siano in possesso dei requisiti ivi previsti. 
  207. I soggetti per i quali l'assicurazione per  l'invalidita',  la
vecchiaia  e  i  superstiti  degli  esercenti  attivita'  commerciali
diviene  obbligatoria  per  effetto  del  presente  articolo  possono
chiedere  l'iscrizione  con  effetto  retroattivo  nei  limiti  della
prescrizione.  L'eventuale  regolarizzazione  del  periodo  pregresso
comporta il versamento di contributi gia' previsti per  i  rispettivi
anni  di  competenza  secondo  le  modalita'  fissate  dal   comitato
amministratore di cui all'articolo 35 della legge 9  marzo  1989,  n.
88. Sull'ammontare  del  debito  contributivo  complessivo  non  sono
dovuti oneri accessori, fatti salvi gli  interessi  legali.  Per  gli
stessi soggetti e'  ammessa,  altresi',  la  facolta'  di  riscattare
periodi precedenti quelli caduti in prescrizione con i criteri di cui
all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338. 
  208. Qualora i soggetti  di  cui  ai  precedenti  commi  esercitino
contemporaneamente,  anche  in  un'unica  impresa,  varie   attivita'
autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria
per  l'invalidita',  la  vecchiaia  e  i  superstiti,  sono  iscritti
nell'assicurazione prevista per l'attivita'  alla  quale  gli  stessi
dedicano  personalmente  la  loro  opera  professionale   in   misura
prevalente. Spetta all'Istituto nazionale  della  previdenza  sociale
decidere   sulla   iscrizione    nell'assicurazione    corrispondente
all'attivita'  prevalente.  Avverso  tale  decisione,   il   soggetto
interessato puo' proporre ricorso, entro 90 giorni dalla notifica del
provvedimento, al  consiglio  di  amministrazione  dell'Istituto,  il
quale decide in via definitiva,  sentiti  i  comitati  amministratori
delle rispettive gestioni pensionistiche. (63) 
  209. E' abrogato l'articolo 1, comma 25, lettera c), della legge  8
agosto 1995, n. 335. 
  210. Dopo il comma 4 dell'articolo 10 del  decreto  legislativo  30
dicembre 1992, n. 503, come modificato dall'articolo 11,  commi  9  e
10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e' aggiunto il seguente: 
"4-bis. Le trattenute delle quote di pensione non  cumulabili  con  i
redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente  dagli
enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi  che  i
pensionati prevedono di conseguire nel corso dell'anno.  A  tal  fine
gli interessati  sono  tenuti  a  rilasciare  all'ente  previdenziale
competente apposita dichiarazione. Le  trattenute  sono  conguagliate
sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente  percepiti,
rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per  la
dichiarazione dei redditi ai fini dell'IRPEF". 
  211. All'articolo 10 del decreto legislativo 30 dicembre  1992,  n.
503, e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
"8-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 40  del  decreto
del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, i titolari di
pensione che omettano di produrre la dichiarazione prevista dal comma
4, sono tenuti a versare all'ente previdenziale di  appartenenza  una
somma pari all'importo annuo della pensione percepita  nell'anno  cui
si riferisce la dichiarazione medesima. Detta somma  sara'  prelevata
dall'ente previdenziale competente sulle rate di pensione  dovute  al
trasgressore". 
  212. Ai fini dell'obbligo previsto dall'articolo 2, comma 26, della
legge 8 agosto 1995, n. 335, i soggetti titolari di redditi di lavoro
autonomo di cui all'articolo 49,  comma  1,  del  testo  unico  delle
imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 22 dicembre 1986,  n.  917,  e  successive  modificazioni,
hanno titolo  ad  addebitare  ai  committenti,  con  effetto  dal  26
settembre 1996, in via definitiva, una percentuale nella misura del 4
per cento dei  compensi  lordi.  Il  versamento  e'  effettuato  alle
seguenti scadenze: 
a) entro il 31 maggio di ciascun  anno,  un  acconto  del  contributo
   dovuto, nella misura corrispondente al 40 per  cento  dell'importo
   dovuto  sui  redditi   di   lavoro   autonomo   risultanti   dalla
   dichiarazione dei redditi relativa all'anno precedente; 
b) entro il 30 novembre di ciascun anno, un  acconto  del  contributo
   dovuto nella misura corrispondente al 40  per  cento  dell'importo
   dovuto  sui  redditi   di   lavoro   autonomo   risultante   dalla
   dichiarazione dei redditi relativa all'anno precedente; 
c) entro il 31 maggio di ciascun anno, il saldo del contributo dovuto
   per il periodo compreso  tra  il  1  gennaio  ed  il  31  dicembre
   dell'anno precedente. 
  213. Qualora all'atto della determinazione  del  saldo  di  cui  al
comma  212,  lettera  c),  risultano  gia'  versate  all'INPS   somme
superiori al 10 per cento dei redditi netti di cui al medesimo comma,
l'eccedenza viene dedotta dagli eventuali importi dovuti dai soggetti
assicurati  nell'anno  successivo.  Su   richiesta   l'eccedenza   e'
restituita dall'INPS agli assicurati con applicazione degli interessi
nella misura e secondo le modalita' stabilite  dall'articolo  44  del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. 
  214. Per l'anno 1996, i  versamenti  a  titolo  di  acconto  devono
essere  effettuati  sulla  base  dei  redditi  dichiarati   ai   fini
dell'imposta sul reddito  delle  persone  fisiche  per  l'anno  1995,
rideterminati proporzionalmente in relazione alle seguenti decorrenze
dell'obbligo di cui all'articolo 2, comma 26, della citata  legge  n.
335 del 1995: 30 giugno 1996 per coloro che risultano gia' pensionati
e iscritti a forme pensionistiche obbligatorie;  1  aprile  1996  per
coloro che risultano non iscritti alle  predette  forme;  per  questi
ultimi resta ferma la data del 20 giugno 1996 per il  versamento  del
contributo dovuto in relazione ai compensi corrisposti  nei  mesi  di
aprile e maggio 1996. Per l'anno 1996, la scadenza del versamento  di
cui al comma 212, lettera b), e'  fissata  al  31  gennaio  1997;  il
versamento a saldo del contributo dovuto per l'anno 1996 deve  essere
calcolato escludendo i compensi relativi a fatture emesse  fino  alle
date di decorrenza del predetto obbligo, anche se riscosse in periodi
successivi. 
  215. Il versamento di cui ai commi precedenti e'  effettuato  entro
il limite del massimale contributivo annuo  di  cui  all'articolo  2,
comma 18, della citata legge n. 335 del 1995. 
  216. Restano validi  gli  atti  e  sono  fatti  salvi  gli  effetti
prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge
30 settembre 1996, n. 508. 
  217. I soggetti che non provvedono entro il  termine  stabilito  al
pagamento dei contributi o premi dovuti alle  gestioni  previdenziali
ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore  a  quella
dovuta, sono tenuti: 
a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi  o  premi,
   il cui ammontare e' rilevabile  dalle  denunce  e/o  registrazioni
   obbligatorie, al pagamento di una  somma  aggiuntiva,  in  ragione
   d'anno,  pari  al  tasso  dell'interesse  di  differimento  e   di
   dilazione di cui all'articolo 13 del decreto-legge 29 luglio 1981,
   n. 402, convertito, con modificazioni, dalla  legge  26  settembre
   1981,  n.  537,  e  successive  modificazioni   ed   integrazioni,
   maggiorato di tre punti;  la  somma  aggiuntiva  non  puo'  essere
   superiore al 100 per cento dell'importo dei contributi o premi non
   corrisposti entro la scadenza di legge; 
b) in  caso  di  evasione  connessa   a   registrazioni   o   denunce
   obbligatorie omesse o non  conformi  al  vero,  oltre  alla  somma
   aggiuntiva di cui alla lettera a), al pagamento di  una  sanzione,
   una tantum, da graduare secondo criteri fissati  con  decreto  del
   Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
   Ministro del tesoro, in relazione alla entita' dell'evasione e  al
   comportamento complessivo del contribuente, da un  minimo  del  50
   per cento ad una massimo del 100 per  cento  di  quanto  dovuto  a
   titolo di contributi o premi; qualora la denuncia della situazione
   debitoria sia effettuata spontaneamente prima di  contestazioni  o
   richieste da parte degli enti impositori,  e  comunque  entro  sei
   mesi dal termine stabilito  per  il  pagamento  dei  contributi  o
   premi, la sanzione di cui alla  presente  lettera  non  e'  dovuta
   sempreche' il versamento dei contributi  o  premi  sia  effettuato
   entro trenta giorni dalla denuncia stessa. (12) 
  218. Nei casi di mancato o  ritardato  pagamento  di  contributi  o
premi derivanti  da  oggettive  incertezze  connesse  a  contrastanti
orientamenti  giurisprudenziali  o  amministrativi  sulla  ricorrenza
dell'obbligo  contributivo,  successivamente  riconosciuto  in   sede
giudiziale o amministrativa, sempreche' il versamento dei  contributi
o  premi  sia  effettuato  entro  il  termine  fissato   dagli   enti
impositori, si applica una somma aggiuntiva, in  ragione  d'anno,  in
misura pari al tasso dell'interesse di differimento e di dilazione di
cui all'articolo  13  del  decreto-legge  29  luglio  1981,  n.  402,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537,
e successive modificazioni ed integrazioni. La somma  aggiuntiva  non
puo' essere superiore al 100 per cento dell'importo dei contributi  o
premi non corrisposti entro la scadenza di legge. 
  219. Le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato  nonche'
gli enti locali sono esonerati dal pagamento delle somme aggiuntive e
della maggiorazione di cui  al  comma  217  nonche'  degli  interessi
legali. 
  220. Nelle ipotesi di procedure concorsuali, in caso  di  pagamento
integrale dei contributi e spese, la  somma  aggiuntiva  puo'  essere
ridotta ad un tasso annuo non  inferiore  a  quello  degli  interessi
legali, secondo criteri stabiliti dagli enti impositori. 
  221. In caso di omesso o  ritardato  versamento  dei  contributi  o
premi da parte  di  enti  non  economici  e  di  enti,  fondazioni  e
associazioni non aventi fini di lucro la somma aggiuntiva e'  ridotta
fino ad un tasso non  inferiore  a  quello  degli  interessi  legali,
secondo criteri stabiliti dagli enti impositori, qualora il ritardo o
l'omissione siano connessi alla documentata ritardata  erogazione  di
contributi e finanziamenti pubblici previsti per legge o convenzione. 
  222. Allorche' si fa luogo al pagamento dei contributi e di  quanto
previsto a titolo di interessi, somme aggiuntive e sanzioni di cui ai
commi  precedenti,  sono  estinte  le   obbligazioni   per   sanzioni
amministrative di cui all'articolo 35 della legge 24  novembre  1981,
n. 689. 
  223. I pagamenti effettuati per contributi sociali  obbligatori  ed
accessori a favore  degli  enti  gestori  di  forme  obbligatorie  di
previdenza ed assistenza non sono soggetti all'azione revocatoria  di
cui all'articolo 67 delle disposizioni approvate con regio decreto 16
marzo 1942, n. 267. 
  224. All'articolo 3  del  decreto-legge  29  marzo  1991,  n.  103,
convertito, con modificazioni, dalla legge 1  giugno  1991,  n.  166,
comma 4 e' soppresso e i commi da 1 a 3 sono sostituiti dai seguenti: 
"1. L'importo delle  somme  aggiuntive  e  della  maggiorazione  puo'
essere ridotto con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, di concerto con il Ministro del  tesoro,  sentiti  gli  enti
impositori, fino alla misura degli interessi legali,  nelle  seguenti
ipotesi: 
a) nei casi di mancato o ritardato pagamento di  contributi  o  premi
   derivanti  da  oggettive  incertezze   connesse   a   contrastanti
   orientamenti giurisprudenziali o amministrativi  sulla  ricorrenza
   dell'obbligo contributivo  successivamente  riconosciuto  in  sede
   giudiziale  o  amministrativa  in   relazione   alla   particolare
   rilevanza delle incertezze interpretative  che  hanno  dato  luogo
   alla inadempienza e nei casi di mancato o ritardato  pagamento  di
   contributi o premi, derivanti da fatto doloso del terzo denunciato
   all'autorita' giudiziaria, in relazione anche a possibili riflessi
   negativi in campo occupazionale di particolare rilevanza; 
b) per le aziende in crisi  per  le  quali  siano  stati  adottati  i
   provvedimenti previsti dalla legge 12 agosto 1977, n.  675,  dalla
   legge 5 dicembre 1978, n. 787, dal decreto-legge 30 gennaio  1979,
   n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 3  aprile  1979,
   n. 95, e dalla legge 23 luglio 1991, n. 223, e comunque in tutti i
   casi di crisi,  riconversione  o  ristrutturazione  aziendale  che
   presentino il periodo compreso tra il 1 gennaio ed il 31  dicembre
   dell'anno presituazione occupazionale locale  ed  alla  situazione
   produttiva del settore e, comunque, per periodi  contributivi  non
   superiori a quelli stabiliti dall'articolo 1, commi 3 e  5,  della
   citata legge n. 223 del 1991, con riferimento alla concessione per
   i casi di crisi aziendali, di ristrutturazione, riorganizzazione o
   conversione aziendale. 
2. Nei casi di riduzione di cui al comma 1, il  decreto  ministeriale
puo' disporre anche  l'estinzione  della  obbligazione  per  sanzioni
amministrative  connesse  con  la  denuncia  ed  il  versamento   dei
contributi o dei premi. 
3. In attesa dell'emanazione  del  decreto  di  cui  al  comma  1,  i
soggetti che  abbiano  avanzato  al  Ministero  del  lavoro  e  della
previdenza sociale ed agli enti  impositori  motivata  e  documentata
istanza per  ottenere  la  riduzione  ivi  prevista,  procedono  alla
regolarizzazione contributiva  mediante  la  corresponsione,  in  via
provvisoria e salvo conguaglio, delle somme aggiuntive  nella  misura
degli interessi legali. Qualora entro i sei mesi successivi alla data
di presentazione dell'istanza di riduzione delle somme aggiuntive non
sia intervenuto il predetto decreto, gli enti  impositori  provvedono
all'addebito di tali somme nella misura ordinaria". 
  225. Sono abrogati l'articolo 4, commi da 1 a 5, del decreto- legge
30 dicembre 1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla  legge
29 febbraio 1988, n. 48, e l'articolo 53 del  regio  decreto-legge  4
ottobre 1935, n. 1827, convertito, con modificazioni, dalla  legge  6
aprile  1936,  n.  1155,  ed  ogni  altra   disposizione   di   legge
incompatibile con il presente articolo. 
  226. I soggetti tenuti al versamento dei  contributi  e  dei  premi
previdenziali ed assistenziali,  debitori  per  contributi  omessi  o
pagati tardivamente relativi a periodi contributivi maturati  fino  a
tutto il mese di giugno 1996, possono regolarizzare la loro posizione
debitoria nei  confronti  degli  enti  stessi  presso  gli  sportelli
unificati di cui all'articolo 14, comma 4, della  legge  30  dicembre
1991, n. 412, come modificato dall'articolo 1  del  decreto-legge  15
gennaio 1993, n. 6, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  17
marzo 1993, n. 63, mediante il versamento, entro il 31 marzo 1997, di
quanto dovuto a titolo di contributi e premi  stessi  maggiorati,  in
luogo delle sanzioni civili, degli interessi nella misura del 17  per
cento annuo nel limite massimo del 50 per cento dei contributi e  dei
premi complessivamente dovuti. 
  227.  La  regolarizzazione  puo'  avvenire,  secondo  le  modalita'
fissate dagli enti impositori, anche in trenta rate  bimestrali  con-
secutive di uguale importo, la prima delle quali da versare entro  il
31 marzo 1997. L'importo delle rate comprensivo degli interessi  pari
all'8  per  cento  annuo  e'  calcolato  applicando  al   debito   il
coefficiente indicato alla colonna 4 della tabella  2  allegata  alla
presente legge. 
  228. I soggetti che hanno provveduto  al  versamento  della  prima,
della seconda  e  della  terza  rata  del  condono  previdenziale  ed
assistenziale di cui all'articolo 3 del  decreto-legge  24  settembre
1996, n. 499, alle scadenze, gia' previste  dal  citato  articolo  3,
comma 3, rispettivamente, del 30 giugno 1996, del 31  luglio  1996  e
del  30  settembre   1996,   hanno   facolta'   di   procedere   alla
regolarizzazione,  per  la  parte  residua  del  debito,  secondo  le
disposizioni di cui ai commi 226 e 227, ovvero  secondo  le  seguenti
modalita' e con la maggiorazione degli  interessi  dell'8  per  cento
annuo sulla rateizzazione per il periodo di differimento,  decorrente
dal 30 giugno 1996: per debiti di importo fino a lire 1 miliardo  con
il versamento della quarta rata, di importo uguale  alle  precedenti,
da pagarsi entro il 30 novembre 1996; per debiti di importo superiore
a lire 1 miliardo e fino a lire 5 miliardi con  il  versamento  delle
rimanenti rate, di uguale importo, da pagarsi, rispettivamente, entro
il 30 novembre 1996, entro il 31 gennaio 1997, entro il 31 marzo 1997
ed entro il 31 maggio 1997; per debiti  di  importo  superiore  ai  5
miliardi di lire e fino a 20 miliardi di lire con il versamento delle
rimanenti rate, di uguale importo, da pagarsi, rispettivamente, entro
il 30 novembre 1996, entro il 31 gennaio  1997,  entro  il  31  marzo
1997, entro il 31 maggio 1997, entro il 31 luglio 1997 ed entro il 30
settembre 1997; per debiti di importo superiore a 20 miliardi di lire
con il  versamento  delle  rimanenti  rate,  di  uguale  importo,  da
pagarsi, rispettivamente, entro il 30  novembre  1996,  entro  il  31
gennaio 1997, entro il 31 marzo 1997, entro il 31 maggio 1997,  entro
il 31 luglio 1997, entro il 30 settembre 1997, entro il  30  novembre
1997, entro il 31 gennaio 1998, entro il 31 marzo 1998, entro  il  31
maggio 1998 ed entro il 31 luglio 1998. 
  229. I soggetti che  hanno  provveduto  al  versamento  delle  rate
scadenti  nel  corso  dell'anno  1996,  in   relazione   al   condono
previdenziale e assistenziale di cui all'articolo 5 del decreto-legge
1 ottobre 1996, n. 511, hanno facolta' di estinguere la parte residua
del debito secondo le modalita' previste al comma 227  ovvero  in  23
rate quadrimestrali consecutive decorrenti dal 10 aprile 1997  e  con
la  maggiorazione  dell'interesse  dell'8  per  cento   annuo   sulla
rateizzazione per il periodo di differimento. 
  230.  La  regolarizzazione  estingue  i  reati  previsti  da  leggi
speciali in materia di versamento di  contributi  e  di  premi  e  le
obbligazioni per sanzioni amministrative,  e  per  ogni  altro  onere
accessorio, connessi con le violazioni delle norme sul  collocamento,
nonche' con la denuncia e con il  versamento  dei  contributi  o  dei
premi medesimi, ivi compresi quelli di cui all'articolo 51 del  testo
unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro  gli
infortuni sul lavoro  e  le  malattie  professionali,  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.  1124.  In
caso di regolarizzazione non si  applicano  le  disposizioni  di  cui
all'articolo 6, commi 9 e 10, del decreto-legge 9  ottobre  1989,  n.
338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre  1989,  n.
389. I provvedimenti di esecuzione in  corso,  in  qualsiasi  fase  e
grado, sono sospesi per effetto della domanda di  regolarizzazione  e
subordinatamente al puntuale pagamento delle somme  determinate  agli
effetti del presente articolo alle scadenze dallo stesso previste. 
  231. Nel caso di regolarizzazioni contributive effettuate ai  sensi
dell'articolo 18, commi da 1 a 3, della legge 23  dicembre  1994,  n.
724, dell'articolo 14-bis del decreto-legge 23 febbraio 1995, n.  41,
convertito, con modificazioni, dalla legge  22  marzo  1995,  n.  85,
dell'articolo 4, comma 8, del decreto-legge 7 aprile  1995,  n.  105,
dell'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 14 giugno 1995,  n.  232,
dell'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 4 agosto  1995,  n.  326,
dell'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 2 ottobre 1995,  n.  416,
dell'articolo 4, comma 9, del decreto-legge 4 dicembre 1995, n.  515,
dell'articolo 5, comma 3, del decreto-legge 1 febbraio 1996,  n.  40,
dell'articolo 3 del  decreto-legge  24  settembre  1996,  n.  499,  i
versamenti tardivi delle rate dovute,  successive  alla  prima,  sono
considerati validi, ancorche'  sia  stato  omesso  il  versamento  di
talune  di  dette  rate,  se  i  soggetti  interessati  abbiano  gia'
provveduto, ovvero provvedano, antro il 16 dicembre 1996, a  versare,
secondo le modalita' fissate dagli enti impositori,  interessi  nella
misura dell'8 per cento annuo commisurati al  ritardo  rispetto  alle
scadenze fissate dalla legge per il pagamento delle rate stesse. 
  232.  I  crediti  di  importo  non  superiore  a  lire  50.000  per
contributi o premi dovuti agli enti  pubblici  che  gestiscono  forme
obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, in essere alla  data
del 31 marzo 1996, sono estinti unitamente agli accessori di legge ed
alle eventuali sanzioni e non si fa luogo alla loro riscossione. 
  233. Restano validi  gli  atti  e  sono  fatti  salvi  gli  effetti
prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge
23 ottobre 1996, n. 538. 
  234. COMMA ABROGATO DAL D.L. 31 DICEMBRE 1996, N. 669,  CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 28 FEBBRAIO 1997, N. 30. 
  235. Il comma 3 dell'articolo 3 della legge 29 gennaio 1994, n. 87,
come sostituito dall'articolo 16, comma 1, della  legge  23  dicembre
1994, n. 724, e' sostituito dal seguente: 
"3. La prestazione deve essere corrisposta entro il 1995  per  coloro
che siano cessati dal servizio dal 1 dicembre  1984  al  31  dicembre
1986; entro il 1996 per coloro che siano  cessati  dal  servizio  nel
biennio 1 gennaio 1987-31 dicembre 1988; entro il 1998 per coloro che
siano cessati dal servizio nel biennio  1  gennaio  1989-31  dicembre
1990; entro il 1999 per coloro che siano  cessati  dal  servizio  nel
biennio 1 gennaio 1991-31 dicembre 1992 ed entro il 2000  per  coloro
che siano cessati dal servizio nel periodo dal 1 gennaio 1993  al  30
novembre 1994". 
  236. Il comma 1 dell'articolo 6 della legge 29 gennaio 1994, n. 87,
come sostituito dall'articolo 16, comma 2, della  legge  23  dicembre
1994, n. 724, e' sostituito dal seguente: 
"1. L'onere  complessivo  derivante  dall'attuazione  della  presente
legge e' valutato in lire 50 miliardi per l'anno 1994, in lire  1.400
miliardi per l'anno 1995, in lire 1.900 miliardi per l'anno 1996,  in
lire 1.090 miliardi per l'anno  1997,  in  lire  2.020  miliardi  per
l'anno 1998, in lire 2.500 miliardi per l'anno 1999,  in  lire  2.180
miliardi per l'anno 2000, in lire 890 miliardi a decorrere  dall'anno
2001". 
  237. Il differimento di cui al comma 235 non opera nei confronti di
coloro che abbiano compiuto l'eta' di settantatre anni alle  relative
date di corresponsione  indicate  nell'articolo  16  della  legge  23
dicembre 1994, n. 724, ovvero abbiano percepito nell'anno  precedente
un  reddito  imponibile  IRPEF  pari  o  inferiore  al   doppio   del
trattamento  minimo  INPS,  ovvero  abbiano   avanzato   domanda   di
corresponsione producendo adeguata documentazione attestante il grave
stato di salute da individuare secondo  criteri  obiettivi  stabiliti
dagli enti obbligati alla riliquidazione. 
  238. A decorrere dal periodo di paga in corso al 1 dicembre 1996 il
contributo a carico  degli  enti  datori  di  lavoro  degli  iscritti
all'Istituto   nazionale   di    previdenza    per    i    dipendenti
dell'amministrazione pubblica, gestioni  Cassa  per  le  pensioni  ai
dipendenti degli enti locali, Cassa  per  le  pensioni  ai  sanitari,
Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari
parificate e Cassa per le  pensioni  agli  ufficiali  giudiziari,  e'
elevato al 23,80 per cento della retribuzione imponibile. 
  239. Con la stessa decorrenza di  cui  al  comma  238  le  aliquote
contributive dovute dai lavoratori  dipendenti  iscritti  alle  Casse
pensioni di cui al medesimo comma 238  sono  stabilite  nella  misura
dell'8,55 per cento, comprensiva degli incrementi contributivi di cui
all'articolo 3, comma 24, della legge 8 agosto 1995, n. 335. 
  240. A decorrere dal periodo di paga in corso al 1  dicembre  1996,
il contributo a carico dell'Ente poste italiane per il trattamento di
quiescenza degli iscritti all'Istituto postelegrafonici e' elevato al
23,80   per   cento   della   retribuzione   imponibile.   L'aliquota
contributiva  a  carico  dei  lavoratori  dell'Ente  poste   italiane
iscritti  all'Istituto  postelegrafonici  e'  fissata  nella   misura
dell'8,55 per cento, comprensiva degli incrementi contributivi di cui
all'articolo 3, comma 24, della legge 8 agosto 1995, n. 335. 
  241. Ai lavoratori dipendenti di cui ai commi 239 e 240 continua ad
applicarsi il  disposto  dell'articolo  3-ter  del  decreto-legge  19
settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
novembre 1992, n. 438. 
  242.  Il  contributo   obbligatorio   per   il   credito   previsto
dall'articolo 37,  secondo  comma,  del  testo  unico  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032, e'
pari  allo  0,35  per  cento  della   retribuzione   contributiva   e
pensionabile determinata ai sensi dell'articolo  2,  commi  9  e  10,
della legge 8 agosto 1995, n. 335. 
  243. I dipendenti iscritti alle Casse  pensioni  gia'  amministrate
dalla Direzione generale degli istituti  di  previdenza  e  confluite
nell'INPDAP sono iscritti  per  le  sole  prestazioni  creditizie  al
"Fondo di previdenza e credito" di cui  all'articolo  32  del  citato
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica  29
dicembre 1973, n. 1032, e  obbligati  al  versamento  del  contributo
indicato al comma 242. 
  244.  Nei  confronti  dei  dipendenti  di  cui  al  comma  243   le
prestazioni erogate dal "Fondo di previdenza e credito"  sono  quelle
stabilite dalla legge 19 ottobre 1956, n. 1224. 
  245. E'  istituita  presso  l'INPDAP  la  gestione  unitaria  delle
prestazioni creditizie e  sociali  agli  iscritti.  Con  decreto  del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di  concerto  con  il
Ministro del tesoro, sono emanate le necessarie norme regolamentari. 
  246. Il contributo per il "Fondo  credito"  dovuto  dai  dipendenti
dell'Ente poste italiane iscritti  all'Istituto  postelegrafonici  e'
stabilito nella misura dello  0,35  per  cento  e  si  applica  sulla
retribuzione imponibile indicata al comma 242. 
  247. Le disposizioni contenute nei commi 242,  243  e  246  trovano
applicazione a decorrere dal periodo di paga in corso al  1  dicembre
1996. 
  248. Gli invalidi civili titolari di indennita' di  accompagnamento
o chi ne ha la tutela sono obbligati, ((annualmente)),  a  presentare
alla  prefettura,  al  comune  o  all'unita'  sanitaria  locale   del
territorio, una dichiarazione  di  responsabilita',  ai  sensi  della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, relativa alla sussistenza o meno di  uno
stato di ricovero in istituto e  in  caso  affermativo  se  a  titolo
gratuito, ai fini dell'articolo 1 della legge 11  febbraio  1980,  n.
18. 
((248-bis. Il termine per la presentazione della dichiarazione di responsabilita' di cui al comma 248 e' stabilito con determinazione del presidente dell'INPS)). 
  249. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 247. 
  250. Le dichiarazioni di cui ai commi 248 e 249 sono effettuate  su
apposito modello determinato dal Ministro  dell'interno  con  proprio
decreto. 
  251. La mancata presentazione delle dichiarazioni di cui  ai  commi
248 e 249 entro il termine stabilito determina  l'immediata  verifica
della sussistenza delle condizioni di cui ai  medesimi  commi  248  e
249. 
  252. In caso di falsa dichiarazione o certificazione,  il  titolare
del beneficio e'  obbligato  alla  restituzione  di  tutte  le  somme
indebitamente percepite, oltre agli interessi legali  maturati  sulle
stesse. 
  253. Nel caso  in  cui  sia  stata  accertata  l'insussistenza  del
diritto all'indennita' di accompagnamento, il soggetto interessato  o
i suoi aventi causa sono tenuti a restituire  i  ratei  indebitamente
percepiti a  decorrere  dalla  data  in  cui  avrebbe  dovuto  essere
presentata la dichiarazione di cui al comma 248. 
  254. I disabili intellettivi e i minorati psichici sono  obbligati,
entro  il  31  marzo  1997,  a  presentare  in   sostituzione   della
dichiarazione di responsabilita'  di  cui  ai  commi  248  e  249  un
certificato medico. Il certificato e' valido per tutta la  durata  in
vita dei soggetti interessati. 
  255. Per i nascituri affetti da minorazione psichica o intellettiva
il termine per adempiere all'obbligo di cui al comma 254  e'  fissato
al dodicesimo mese dalla nascita. 
  256. Per gli invalidi civili il cui handicap non consente  loro  di
autocertificare responsabilmente, e' fatto obbligo di  presentare  la
dichiarazione di responsabilita'  di  cui  ai  commi  248  e  249  ai
rispettivi  tutori  o  rappresentanti,  qualora   siano   interdetti,
inabilitati o minori di eta', ovvero  di  presentare  un  certificato
medico. 
  257. Entro la stessa data di cui al comma 248, gli invalidi civili,
i ciechi ed i sordomuti assunti al lavoro  ai  sensi  della  legge  2
aprile 1968, n. 482, direttamente per  assunzione  nominativa  o  per
assunzione numerica tramite l'ufficio provinciale del lavoro e  della
massima occupazione, sono obbligati a presentare alla prefettura e al
loro datore di lavoro una dichiarazione di responsabilita', ai  sensi
della legge 4 gennaio 1968, n.  15,  relativa  alla  sussistenza  dei
requisiti per l'assunzione. La mancata presentazione  della  suddetta
dichiarazione determina l'immediato  accertamento  della  sussistenza
dei citati requisiti da parte della Direzione  generale  dei  servizi
vari e delle pensioni di guerra del Ministero del tesoro. Qualora  si
accerti l'insussistenza dei  requisiti,  il  rapporto  di  lavoro  e'
risolto di diritto a decorrere dalla data di  accertamento  da  parte
della medesima Direzione. 
  258. Le disposizioni dei commi da 248 a 259 non si  applicano  alla
regione Valle d'Aosta e alle province autonome di Trento e di Bolzano
che disciplinano le materie di cui ai commi  da  248  a  259  secondo
quanto previsto dai rispettivi statuti  e  dalle  relative  norme  di
attuazione. 
  259. Dopo l'articolo 9 della legge 20  ottobre  1990,  n.  302,  e'
inserito il seguente: 
"Art. 9-bis. - (Condizioni per la fruizione dei benefici).  -  1.  Le
condizioni di estraneita' alla commissione degli atti terroristici  o
criminali e agli ambienti  delinquenziali,  di  cui  all'articolo  1,
commi 1 e 2, sono richieste, per la concessione dei benefici previsti
dalla presente legge, nei confronti di tutti i soggetti destinatari". 
  260. Nei confronti dei soggetti che hanno  percepito  indebitamente
prestazioni pensionistiche o quote di  prestazioni  pensionistiche  o
trattamenti di  famiglia  nonche'  rendite,  anche  se  liquidate  in
capitale, a carico degli enti pubblici  di  previdenza  obbligatoria,
per periodi anteriori al 1 gennaio 1996, non si fa luogo al  recupero
dell'indebito qualora i soggetti  medesimi  siano  percettori  di  un
reddito personale imponibile IRPEF per l'anno 1995 di importo pari  o
inferiore a lire 16 milioni. 
  261.  Qualora  i  soggetti  che  hanno  indebitamente  percepito  i
trattamenti di cui al  comma  260  siano  percettori  di  un  reddito
personale imponibile IRPEF per l'anno 1995  di  importo  superiore  a
lire 16 milioni non si fa luogo al recupero dell'indebito nei  limiti
di un quarto dell'importo riscosso. 
  262. Il recupero e' effettuato mediante  trattenuta  diretta  sulla
pensione in misura non superiore ad un quinto. L'importo  residuo  e'
recuperato  ratealmente  senza   interessi   entro   il   limite   di
ventiquattro mesi. Tale  limite  puo'  essere  superato  al  fine  di
garantire che  la  trattenuta  di  cui  al  presente  comma  non  sia
superiore al quinto della pensione. 
  263. Il recupero non si estende agli eredi  del  pensionato,  salvo
che si accerti il dolo del pensionato medesimo. 
  264. Le disposizioni di cui ai commi 260, 261 e  263  si  applicano
anche nei confronti dei soggetti che  hanno  percepito  indebitamente
somme a titolo di pensioni di guerra,  ovvero  a  titolo  di  assegni
accessori delle medesime, per periodi anteriori al 1  novembre  1996.
Sono fatti salvi i provvedimenti di  revoca  emanati,  alla  data  di
entrata in vigore della  presente  legge,  in  base  alla  precedente
disciplina ed i provvedimenti di recupero in corso. In tali  casi,  i
benefici economici di  cui  ai  commi  260  e  261  sono  riferiti  e
calcolati soltanto sul  residuo  debito  al  1  gennaio  1997  e  non
sull'intero indebito riscosso dal pensionato. E' altresi' escluso che
le  piu'  favorevoli  disposizioni  della  presente   legge   possano
applicarsi nei casi in cui vi sia dolo da parte dell'interessato.  La
rateazione del recupero e' definita ai sensi dell'articolo 3, secondo
comma, del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1955, n.
1544, entro il periodo massimo di cinque anni. 
  265. Qualora sia  riconosciuto  il  dolo  del  soggetto  che  abbia
indebitamente percepito i trattamenti INPS, INAIL e pensionistici  di
guerra, il recupero di  cui  ai  commi  260,  261  e  264  si  esegue
sull'intera somma. 
  266. Le  pubbliche  amministrazioni  che  erogano  prestazioni  sia
pecuniarie, sia in natura a favore di soggetti bisognosi  effettuano,
entro  il  30  giugno  1997,  accertamenti  sulla   persistenza   dei
presupposti per la  concessione  del  beneficio.  Le  verifiche  sono
ripetute annualmente. Gli esiti sono comunicati al Dipartimento della
funzione pubblica e al Ministero del tesoro. 
  267. All'articolo 3 del  testo  unico  approvato  con  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  29  dicembre  1973,  n.   1032,   come
modificato dall'articolo 7 della legge 29 aprile  1976,  n.  177,  e'
aggiunto il seguente comma: 
"All'iscritto al Fondo  di  previdenza  per  il  personale  civile  e
militare dello Stato, di cui al primo comma, che effettui passaggi di
qualifica, di  carriera  o  di  amministrazione  senza  soluzione  di
continuita', e che comunque, dopo tali passaggi, continui  ad  essere
iscritto al Fondo stesso, viene liquidata all'atto  della  cessazione
definitiva dal servizio un'unica indennita' di buonuscita commisurata
al periodo complessivo di servizio prestato". 
 
------------- 
AGGIORNAMENTO (1) 
  Il D.L. 31 dicembre 1996,  n.  669,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 28 febbraio 1997, n. 30, ha disposto: 
  - (con l'art. 4, comma 2) che "La quota spettante  alle  regioni  a
statuto ordinario e' destinata  all'incremento  del  Fondo  sanitario
nazionale  per  il  finanziamento  dell'assistenza  farmaceutica  per
l'anno 1997; il limite di lire 9.600 miliardi, previsto dall'articolo
1, comma 36, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e' elevato a  lire
9.960 miliardi"; 
  - (con l'art. 10, comma 4-bis) che  le  modifiche  dei  commi  173,
173-bis, 173-ter e 173-quater  hanno  efficacia  a  decorrere  dal  1
gennaio 1997. 
------------- 
AGGIORNAMENTO (4) 
  Successivamente la  Corte  Costituzionale,  con  sentenza  9  -  15
febbraio 2000 n. 63 (in G.U. 1a s.s. 23/02/2000, n. 9), ha dichiarato
l'illegittimita' costituzionale dell'art.  2  del  decreto  legge  20
giugno 1997, n. 175 (Disposizioni urgenti  in  materia  di  attivita'
libero-professionale della dirigenza sanitaria del Servizio sanitario
nazionale), convertito in legge, senza modificazioni, dalla  legge  7
agosto 1997, n. 272, (che ha disposto la modifica dell'ultimo periodo
del comma 143 del  presente  articolo)  "nella  parte  in  cui  rende
applicabile alle Province autonome di Trento e di Bolzano  l'art.  1,
comma  33,  della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662   (Misure   di
razionalizzazione della finanza pubblica)". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (8) 
  Il Decreto 29 luglio 1997, n. 331 ha disposto (con l'art. 1,  comma
1)  che  "Al  personale  delle  amministrazioni  pubbliche   di   cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993,  n.
29, in possesso dei requisiti di eta' e di  anzianita'  contributiva,
indicati nella tabella B allegata alla legge 8 agosto 1995,  n.  335,
puo' essere riconosciuto, in deroga al regime di non cumulabilita' di
cui all'articolo 1, comma 189, della legge 23 dicembre 1996, n.  662,
il trattamento di pensione di anzianita' e  quello  conseguente  alla
trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (12) 
  La L. 27 dicembre 1997 n. 449 ha disposto: 
  - (con l'art. 39, comma 25) che "I decreti di cui  all'articolo  1,
comma 58-bis, della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,  introdotto
dall'articolo 6 del decreto-legge 28 marzo 1997, n.  79,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, devono  essere
emanati entro novanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  della
presente legge"; 
  - (con l'art. 42, comma 1) che "Il termine di cui  all'articolo  1,
comma 138, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e' differito  al  28
febbraio 1998"; 
  - (con l'art. 42, comma 4) che "Il  termine  per  l'immissione  nei
ruoli del Ministero degli affari  esteri,  ai  sensi  del  comma  134
dell'articolo 1  della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,  dei  50
impiegati  di   cittadinanza   italiana   in   servizio   presso   le
rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari  con  contratto  a
tempo indeterminato, la cui assunzione era prevista entro il 1997, e'
prorogato al 31 dicembre 1998, fatto salvo l'obbligo  di  bandire  il
relativo concorso entro il 31 dicembre 1997"; 
  -  (con  l'art.  42,  comma  6)  che  "Ai  fini   dell'applicazione
dell'articolo 1, comma 132, della legge 23  dicembre  1996,  n.  662,
l'espressione: "Fatti salvi i rapporti  contrattuali  in  atto"  deve
essere  interpretata  come  riferentesi   a   tutti   quei   rapporti
contrattuali approvati con decreto del Ministro degli  affari  esteri
anteriormente alla data di entrata in vigore della  citata  legge  n.
662 del 1996"; 
  - (con  l'art.  49,  comma  1)  che  "Per  l'anno  1998  conservano
validita' le disposizioni di cui all'articolo  1,  comma  164,  della
legge 23 dicembre 1996, n. 662"; 
  - (con l'art. 49, comma 5) che "Il termine di un anno,  di  cui  al
comma 177 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n.  662,  per
l'emanazione, con uno o piu' decreti legislativi, delle  disposizioni
integrative e correttive del decreto legislativo 30 giugno  1997,  n.
244, e' prorogato al 31 luglio 1999"; 
  - (con l'art. 59, comma 22) che la modifica di cui  al  comma  217,
lettera b) del presente articolo decorrere dal 1 gennaio 1997. 
------------- 
AGGIORNAMENTO (21) 
  La L. 23 dicembre 1998, n. 448 ha disposto (con l'art. 36, comma 2)
che  "Nell'espressione  "aventi  diritto"  di  cui   al   comma   181
dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n.  662,  si  intendono
comunque ricompresi gli eredi, anche nei casi di decesso del relativo
avente diritto avvenuto anteriormente alla data del 30 marzo 1996". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (25) 
  Il D.L. 21 aprile 1999, n. 110, convertito con modificazioni  dalla
L. 18 giugno 1999, n. 186, ha disposto (con l'art. 2, comma 4-quater)
che "Sono abrogati i commi 111, 112, 113 e 114 dell'articolo 1  della
legge 23  dicembre  1996,  n.  662,  fatta  salva  la  posizione  del
personale gia' trattenuto ai sensi delle predette norme  compresa  la
possibilita' di transito nei volontari in ferma breve". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (27) 
  La L. 28 luglio 1999, n. 266 ha disposto (con l'art.  5,  comma  1)
che "E' prorogato al 31 dicembre 1999 il termine per l'immissione nei
ruoli del Ministero degli affari  esteri,  ai  sensi  del  comma  134
dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662,  dei  cinquanta
impiegati di cittadinanza italiana che, alla  data  del  23  dicembre
1996, erano in servizio presso le rappresentanze diplomatiche  e  gli
uffici  consolari  con  contratto  a  tempo  indeterminato,  la   cui
assunzione era prevista, in base alla predetta norma, entro il 1998". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (28) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 27 ottobre-4  novembre  1999,
n.  416  (in  G.U.  1a  s.s.  10/11/1999,  n.   45)   ha   dichiarato
"l'illegittimita' costituzionale dell'art. 1, comma 189, della  legge
23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione  della  finanza
pubblica), nella parte in cui, con effetto sui trattamenti  liquidati
dal 30 novembre 1996 al 31 dicembre 1996, prevede, quanto alla  quota
liquidata con il sistema retributivo, il totale divieto di cumulo dei
ratei della pensione di anzianita' e dei  trattamenti  anticipati  di
anzianita',  maturati  in  detto  periodo,  con  redditi  da   lavoro
autonomo". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (29) 
  La L. 23 dicembre 1999, n. 488 ha disposto; 
  - (con l'art. 28, comma 8)  che  "le  disponibilita'  destinate  al
finanziamento dei progetti di cui all'articolo 1, comma 34-bis, della
legge 23 dicembre 1996, n.  662,  e  successive  modificazioni,  sono
ridotte a decorrere dall'anno 2000 di lire 70 miliardi annue"; 
  - (con l'art. 28, comma 11) che  "Le  disponibilita'  destinate  al
finanziamento dei progetti di cui all'articolo 1, comma 34-bis, della
legge 23 dicembre 1996, n.  662,  e  successive  modificazioni,  sono
ridotte di lire 750 miliardi per ciascuno degli anni 2000 e 2001". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (39) 
  La L. 21 dicembre 2001, n. 442 ha disposto: 
  - (con l'art. 1, comma 1) che che "E' prorogata, entro  il  termine
di due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge,  la
scadenza per  l'immissione  nei  ruoli  del  Ministero  degli  affari
esteri, ai sensi dell'articolo 1, comma 134, della legge 23  dicembre
1996, n. 662, e  nell'ambito  delle  dotazioni  organiche  esistenti,
della  quota  residua  del  contingente  per  il  1999  di  cinquanta
impiegati di cittadinanza italiana che, alla  data  del  23  dicembre
1996, erano in servizio presso le Rappresentanze diplomatiche  e  gli
Uffici  consolari  con  contratto  a  tempo  indeterminato,  la   cui
assunzione era prevista per il 1999"; 
  - (con l'art. 1, comma 2) che "Il termine di  cui  al  comma  1  e'
prorogato  limitatamente  all'inquadramento  del  solo  personale   a
contratto con mansioni di concetto nella posizione economica B3". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (61) 
  Il D.L. 28 aprile 2009, n. 39, convertito con  modificazioni  dalla
L. 24 giugno 2009, n. 77,  ha  disposto  (con  l'art.  13,  comma  1,
lettera b)) che, al fine di conseguire  una  razionalizzazione  della
spesa farmaceutica territoriale, "per i medicinali equivalenti di cui
all'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347,
convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n.  405,
e   successive   modificazioni,   con   esclusione   dei   medicinali
originariamente coperti  da  brevetto  o  che  abbiano  usufruito  di
licenze derivanti da tale brevetto, le quote di spettanza sul  prezzo
di vendita al pubblico al netto  dell'imposta  sul  valore  aggiunto,
stabilite dal primo periodo del comma 40 dell'articolo 1 della  legge
23 dicembre 1996, n. 662, sono cosi' rideterminate:  per  le  aziende
farmaceutiche 58,65 per cento, per i grossisti 6,65 per cento e per i
farmacisti 26,7 per cento. La rimanente quota  dell'8  per  cento  e'
ridistribuita fra i farmacisti ed i grossisti secondo  le  regole  di
mercato ferma restando la quota minima per la farmacia del  26,7  per
cento". 
------------- 
AGGIORNAMENTO (63) 
  Il D.L. 31 maggio 2010, n.  78  ,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 30 luglio 2010, n. 122 ha disposto: 
- (con l'art. 11, comma 6) che "le quote di spettanza dei grossisti e
dei farmacisti sul prezzo di vendita al  pubblico  delle  specialita'
medicinali di classe A, di cui all'articolo 8, comma 10, della  legge
24 dicembre 1993, n. 537, previste nella misura  rispettivamente  del
6,65 per cento e del 26,7 per cento dall'articolo 1, comma 40,  della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, e dall'articolo 13, comma 1,  lettera
b),  del  decreto-legge  28  aprile  2009,  n.  39,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, sono  rideterminate
nella misura del 3 per cento per i grossisti e del  30,35  per  cento
per i farmacisti che deve  intendersi  come  quota  minima  a  questi
spettante"; 
- (con l'art. 12, comma 11) che "L'art. 1, comma 208 della  legge  23
dicembre 1996, n. 662  si  interpreta  nel  senso  che  le  attivita'
autonome,  per  le  quali  opera  il  principio  di   assoggettamento
all'assicurazione prevista per l'attivita'  prevalente,  sono  quelle
esercitate in forma d'impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai
coltivatori  diretti,  i  quali  vengono  iscritti   in   una   delle
corrispondenti  gestioni  dell'Inps.   Restano,   pertanto,   esclusi
dall'applicazione dell'art. 1, comma 208, legge n. 662/96 i  rapporti
di lavoro per i quali e' obbligatoriamente prevista l'iscrizione alla
gestione previdenziale di cui all'art. 2, comma  26,  della  legge  8
agosto 1995, n. 335". 
                               Art. 2
          Misure in materia di servizi di pubblica utilita'
         e per il sostegno dell'occupazione e dello sviluppo

  1.  Al  fine  di accelerare il coordinamento funzionale e operativo
delle  gestioni  governative  nei  sistemi  regionali  di  trasporto,
nonche'  l'attuazione  delle  deleghe  alle regioni delle funzioni in
materia  di  servizi  ferroviari  di interesse locale e regionale, il
Ministro  dei  trasporti  affida, a decorrere dal 1 gennaio 1997, con
proprio  decreto,  alla  Ferrovie dello Stato Spa la ristrutturazione
delle  aziende  in  gestione commissariale governativa e la gestione,
per  un periodo massimo di tre anni, dei servizi di trasporto da esse
esercitati.  I  bilanci di tali aziende rimarranno separati da quello
della Ferrovie dello Stato Spa.
  2.  La  ristrutturazione  di cui al comma 1, finalizzata anche alla
trasformazione  societaria  delle  gestioni  governative,  e' operata
attraverso  la  predisposizione  e  attuazione  di un piano unitario,
articolato  in relazione alle caratteristiche funzionali e gestionali
delle  aziende  interessate  d'intesa  con  le  regioni  e sentite le
organizzazioni  sindacali,  approvato  dal  Ministro  dei trasporti e
della navigazione, sentite le Commissioni parlamentari competenti per
materia. Nella predisposizione del piano:
    a) la Ferrovie dello Stato Spa si atterra' ai criteri di cui agli
articoli 3, 4 e 5 del regolamento (CEE) n. 1191/69 del Consiglio, del
26  giugno 1969, come modificato dal regolamento (CEE) n. 1893/91 del
Consiglio,  del 20 giugno 1991, nonche' all'obiettivo di ottenere nel
corso  del triennio un rapporto di almeno 0,35 tra ricavi da traffico
complessivamente   conseguiti   e  costi  operativi  complessivamente
sostenuti   al   netto   dei  costi  di  infrastruttura,  conservando
l'appartenenza del personale alla contrattazione collettiva di lavoro
degli autoferrotranvieri;
    b) potra' essere prevista l'adozione di uno o piu' idonei modelli
organizzativi   per   una   diversa   ripartizione   delle   gestioni
governative, nonche' specifiche deroghe ai regolamenti di esercizio;
    c)  saranno separatamente quantificati i disavanzi cumulati dalle
singole gestioni al 31 dicembre 1995 e nel corso dell'esercizio 1996.
Il  Ministro  dei  trasporti  e della navigazione, di concerto con il
Ministro  del  tesoro,  definira'  le  procedure per regolarizzare le
eventuali    situazioni    debitorie    emergenti    dalla   suddetta
quantificazione.  La  gestione  si svolgera' nel rispetto delle norme
contabili  e  gestionali della Ferrovie dello Stato Spa. Il controllo
sull'attuazione dei piani di ristrutturazione e' svolto dal Ministero
dei   trasporti  e  della  navigazione  -  Direzione  generale  della
motorizzazione civile e dei trasporti in concessione.
  3.  Per  l'esercizio dei compiti di cui al comma 1 il Ministero dei
trasporti  e  della  navigazione  provvede  ad affidare alla Ferrovie
dello Stato Spa senza onere alcuno per quest'ultima, a far data dal 1
gennaio  1997  e  per  i  tre anni seguenti, i rami tecnici aziendali
delle gestioni commissariali governative, con esclusione dei beni non
utilizzati e non utilizzabili per i servizi di trasporto, per i quali
la  Ferrovie  dello  Stato  Spa potra' dare attuazione alla procedura
prevista  dall'articolo  3,  commi  7, 8 e 9, della legge 15 dicembre
1990,  n. 385, destinando i proventi ai processi di razionalizzazione
necessari ad accrescere l'efficienza delle gestioni interessate.
  4. Lo stanziamento previsto per l'anno 1997 sul capitolo 1653 dello
stato  di previsione del Ministero dei trasporti e della navigazione,
al  netto  della sovvenzione di esercizio da attribuire ai servizi di
navigazione  lacuale,  viene  assegnato alla Ferrovie dello Stato Spa
per  l'esercizio delle ferrovie attualmente in gestione commissariale
governativa. Saranno inoltre trasferite alla Ferrovie dello Stato Spa
le risorse destinate agli interventi di cui alla legge 8 giugno 1978,
n.  297,  relativamente ai servizi attualmente esercitati in gestione
governativa.  Le  somme  di  cui al presente comma saranno versate su
apposito  conto di tesoreria intestato alla Ferrovie dello Stato Spa,
che rendera' conto annualmente del loro impiego sia complessivamente,
sia  per  singola  azienda.  Il  rendiconto e' comunicato altresi' al
Parlamento.
  5.  Il personale dipendente dalle aziende in gestione commissariale
governativa  che risulti in esubero strutturale puo' essere collocato
in  quiescenza anticipata, ove in possesso del requisito minimo di 33
anni  di  contributi,  ovvero  abbia raggiunto l'eta' di 55 anni, con
tempi  e modalita' determinati con decreto del Ministro dei trasporti
e  della  navigazione, di concerto con il Ministro del lavoro e della
previdenza  sociale  e  con  il Ministro del tesoro, fronteggiando il
relativo  onere con le somme residue sul capitolo 3662 dello stato di
previsione  del  Ministero  del lavoro e della previdenza sociale non
impegnate per il prepensionamento di cui al decreto-legge 25 novembre
1995,  n.  501,  convertito, con modificazioni, dalla legge 5 gennaio
1996, n. 11. Le aziende suddette non possono avvalersi della facolta'
di  cui  all'ultimo  periodo  del  comma 2 dell'articolo 4 del citato
decreto-legge  n.  501  del  1995.  Possono  altresi'  applicarsi  al
personale  delle  predette aziende risultante in esubero strutturale,
le  disposizioni di cui all'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 12
maggio  1995,  n.  163, convertito, con modificazioni, dalla legge 11
luglio  1995,  n.  273. Previa intesa fra il Ministro dei trasporti e
della  navigazione  e le regioni interessate, possono essere attivate
procedure  di  mobilita'  del  personale  in esubero verso aziende di
trasporto regionale.
  6.  Ai  sensi  e per gli effetti dei commi da 1 a 10, per i servizi
ferroviari  di  cui  trattasi,  le  attivita'  in materia di polizia,
sicurezza e regolarita' dell'esercizio ferroviario, di cui al decreto
del  Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 753, e successive
modificazioni  ed  integrazioni, sono esercitate dalla Ferrovie dello
Stato  Spa  sotto  la  vigilanza  e  le  direttive  del  Ministro dei
trasporti   e   della   navigazione,  secondo  le  modalita'  di  cui
all'articolo  19  dell'atto  di  concessione  di cui al decreto dello
stesso  Ministro,  in data 26 novembre 1993. Restano ferme le attuali
competenze  e  procedure  relative  ai programmi di intervento di cui
alla  legge 22 dicembre 1986, n. 910, e di cui alla legge 26 febbraio
1992,  n.  211.  Cessano  di  applicarsi,  ai  sensi  del comma 1, le
disposizioni  contenute  negli  articoli  5 e 6 della legge 18 luglio
1957, n. 614.
  7.  A  decorrere dal 1 gennaio 2000 le regioni potranno affidare in
concessione,   regolata   da   contratti  di  servizio,  le  gestioni
ferroviarie  ristrutturate  ai  sensi  dei commi da 1 a 10 a societa'
gia'  esistenti o che verranno costituite per la gestione dei servizi
ferroviari  d'interesse  regionale  e  locale, eventualmente compresi
quelli attualmente in concessione. Tali societa' avranno accesso, per
i  loro  servizi,  alla rete in concessione alla Ferrovie dello Stato
Spa  con  le  modalita' che verranno stabilite, in applicazione della
direttiva  91/440/CEE  del  Consiglio del 29 luglio 1991 ai trasporti
ferroviari  regionali  e  locali. Le procedure attraverso le quali le
regioni  assumono  la qualita' di ente concedente nei confronti delle
predette societa' verranno definite mediante accordi di programma tra
il   Ministero  dei  trasporti  e  della  navigazione  e  le  regioni
interessate,  entro  il mese di giugno 1999. Tali accordi definiranno
il trasferimento dei beni, degli impianti e dell'infrastruttura delle
gestioni  commissariali  governative  a titolo gratuito alle regioni.
(17)
  8.   Il   Ministro  dei  trasporti  e  della  navigazione  presenta
annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione del
piano di ristrutturazione di cui al comma 1.
  9.  Sono  abrogate  le  norme contenute nel regio-decreto 8 gennaio
1931,  n.  148,  nella  legge  28  settembre  1939,  n.  1822,  e nel
decreto-legge  13 maggio 1991, n. 151, convertito, con modificazioni,
dalla legge 12 luglio 1991, n. 202, che risultino in contrasto con la
presente legge.
  10.  Per  effetto  delle  norme  di  cui  ai  commi  da  1  a 10 lo
stanziamento   del  capitolo  1653  dello  stato  di  previsione  del
Ministero  dei  trasporti  e della navigazione e' ridotto di lire 300
miliardi per l'anno 1997 e per gli anni successivi.
  11.  Le  riduzioni di cui ai commi da 12 a 16 relative al contratto
di  servizio,  per  una  quota  di  lire  321  miliardi sono riferite
prevalentemente  a  contenere gli oneri a carico dello Stato, in modo
da  garantire  una  maggiore  efficienza  e funzionalita' complessiva
della  rete  anche  attraverso la valorizzazione delle tratte a minor
traffico.
  12.  I mutui e i prestiti della Ferrovie dello Stato Spa, in essere
alla data della trasformazione in societa' per azioni, nonche' quelli
contratti  e da contrarre, anche successivamente alla data di entrata
in  vigore  della  presente  legge,  sulla  base  ed  entro  i limiti
autorizzati  da  vigenti disposizioni di legge che ne pongono l'onere
di  ammortamento  a  totale  carico dello Stato, sono da intendersi a
tutti  gli  effetti  debito dello Stato. Con decreto del Ministro del
tesoro  sono  stabilite  le modalita' per l'ammortamento del debito e
per l'accensione dei mutui da contrarre. (12) (41)
  13. La revisione dei contratti di servizio e di programma in essere
tra  il  Ministero  dei  trasporti  e della navigazione e la Ferrovie
dello  Stato  Spa  dovra'  assicurare un minore onere per il bilancio
dello Stato di almeno 2.810 miliardi di lire annue.
  14. Al fine di favorire il processo di razionalizzazione produttiva
in  corso,  gli  apporti  al capitale della Ferrovie dello Stato Spa,
previsti  dall'articolo  6, comma 2, della legge 23 dicembre 1994, n.
725,  come  modificati  dal  decreto-legge  23  febbraio 1995, n. 41,
convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, e
dall'articolo  4, comma 1, della legge 28 dicembre 1995, n. 550, sono
rideterminati  complessivamente  in  lire 19.118 miliardi, da erogare
per  lire  2.400  miliardi  nell'anno  1997,  per lire 3.264 miliardi
nell'anno  1998,  per  lire  3.104 miliardi nell'anno 1999 e per lire
3.450  miliardi  annue  nel  periodo  2000-2002.  Tale  programma  di
investimenti  dovra'  rispettare  quanto  disposto  dai  commi  1 e 2
dell'articolo 4 della citata legge 28 dicembre 1995, n. 550.
  15.  Entro il 31 gennaio 1997, il Governo procede ad una verifica e
riferisce  alle  competenti  Commissioni  parlamentari sullo stato di
attuazione  del  progetto  di alta velocita', ed in particolare sulle
conferenze di servizi, sui rapporti TAV Spa-Ferrovie dello Stato Spa,
sui piani finanziari della TAV Spa, sulla legittimita' degli appalti,
sui  meccanismi  di  indennizzo,  sui  nodi,  le  interconnessioni, i
criteri   di   determinazione  della  velocita',  le  caratteristiche
tecniche   che   consentano   il   trasporto   delle  merci,  nonche'
sull'attivazione  dell'unita'  di  vigilanza  presso il Ministero dei
trasporti  e  della  navigazione,  con  l'obiettivo  di consentire al
Parlamento  di  valutare  il  progetto  di alta velocita' all'interno
degli  obiettivi  piu'  generali  del potenziamento complessivo della
rete  ferroviaria, dell'intermodalita', dell'integrazione del sistema
dei  trasporti  in  funzione  del collegamento dell'intero Paese e di
questo con l'Europa.
  16.  L'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 8, comma
3,  del  decreto-legge  17  giugno  1996,  n.  321,  convertito,  con
modificazioni,  dalla legge 8 agosto 1996, n. 421, e' estesa all'anno
1997.
  17.  Con  decorrenza  dal  1  aprile  1997 gli importi dovuti per i
servizi  di  corrispondenza  e  telegrafici di cui all'articolo 1 del
decreto del Presidente della Repubblica 9 febbraio 1972, n. 171, sono
corrisposti, tramite utilizzo dei conti di credito ordinari e secondo
le tariffe vigenti, dalle amministrazioni che utilizzano il servizio,
a   carico  delle  dotazioni  di  bilancio  opportunamente  integrate
nell'importo  complessivo  valutato  in  lire  160 miliardi annue. Il
rispettivo  pagamento  avviene,  dietro  presentazione del rendiconto
mensile,   entro   e  non  oltre  il  mese  successivo  a  quello  di
riferimento.  Per  il  trimestre gennaio-marzo 1997 il predetto onere
permane  a carico del Tesoro ed e' stabilito forfettariamente in lire
80 miliardi.
  18.  Entro  il  31  marzo  1997,  l'Ente  poste italiane propone ai
beneficiari  dei  pagamenti  delegati  previsti  all'articolo  4  del
decreto  del  Presidente  della  Repubblica  9 febbraio 1972, n. 171,
l'accredito  diretto  su  conti correnti o conti di deposito postale,
previa    definizione   delle   caratteristiche   e   condizioni   di
remunerazione  di questi ultimi, tramite accordo con il Ministero del
tesoro  e  la  Cassa  depositi  e  prestiti.  Tali forme di accredito
diretto possono essere estese, su decisione dell'Ente poste italiane,
anche  ai  lavoratori  dipendenti del settore pubblico e privato. Con
decorrenza  dal  1 gennaio 1997, il tasso d'interesse riconosciuto ai
titolari  di  conto  corrente  postale e' determinato dall'Ente poste
italiane.  Esso  puo'  essere  definito  in maniera differenziata per
tipologia  di  correntista  e  per  caratteristiche  del conto, fermo
restando  l'obbligo  di  pubblicita'  e  di parita' di trattamento in
presenza di caratteristiche omogenee. In maniera analoga l'Ente poste
italiane puo' stabilire commissioni a carico dei correntisti postali.
Con  decorrenza dal 1 febbraio 1997, in riferimento ai conti correnti
postali e con esclusione dei conti correnti postali intestati ad enti
o  amministrazioni  pubbliche,  l'Ente poste italiane puo' utilizzare
l'incremento  della  giacenza rispetto alla giacenza media del quarto
trimestre  1996  per  impieghi  diretti  nei  confronti  del Tesoro e
l'acquisto di titoli di Stato.
  19.   I  servizi  postali  e  di  pagamento  per  i  quali  non  e'
esplicitamente   previsto   dalla  normativa  vigente  un  regime  di
monopolio  legale  sono svolti dall'Ente poste italiane e dagli altri
operatori  in  regime  di  libera  concorrenza.  In  relazione a tali
servizi  cessa,  con  decorrenza  dal  1  aprile  1997, ogni forma di
obbligo  tariffario o sociale posto a carico dell'Ente poste italiane
nonche'  ogni forma di agevolazione tariffaria relativa ad utenti che
si  avvalgono  del  predetto  Ente,  definite dalle norme vigenti. E'
soppressa l'esclusivita' postale dei servizi di trasporto di pacchi e
colli  previsti dall'articolo 1 del testo unico approvato con decreto
del  Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156. Sono abrogati
i  commi  26, 27 e 28, primo e secondo periodo, dell'articolo 2 della
legge  28  dicembre 1995, n. 549. E' fatto obbligo all'ente di tenere
registrazioni contabili separate, isolando in particolare i costi e i
ricavi  collegati  alla  fornitura  dei  servizi erogati in regime di
monopolio legale da quelli ottenuti dai servizi prestati in regime di
libera concorrenza.
  20.  COMMA  ABROGATO  DAL D.L. 24 DICEMBRE 2003, N.353, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 27 FEBBRAIO 2004, N. 46.
  21.  Con  decorrenza  dal  1  gennaio 1997 i conti correnti postali
intestati  al  Ministero  del  tesoro  ed utilizzati per il pagamento
delle  pensioni  di  Stato  sono  chiusi  e  la  relativa giacenza e'
trasferita   in   apposito  conto  corrente  infruttifero  presso  la
Tesoreria  centrale  dello  Stato  intestato al Ministero del tesoro-
Pensioni  di  Stato.  Con  proprio  decreto  il  Ministro  del tesoro
stabilisce  le  modalita'  di  utilizzo  del  predetto  conto  per il
servizio  di  pagamento  delle  pensioni  di  Stato. Per gli obblighi
tariffari  e sociali connessi ai servizi resi nel triennio 1994-1996,
il  compenso  previsto  dall'articolo  6  del  contratto di programma
vigente  tra  Ente  poste  italiane  e  Ministero delle poste e delle
telecomunicazioni  e' forfettariamente stabilito nella somma globale,
relativa all'intero triennio, di lire 1200 miliardi. Tale somma sara'
corrisposta  all'Ente poste italiane in sei quote annuali di lire 150
miliardi  nel 1997 e di lire 210 miliardi annue nel 1998, 1999, 2000,
2001 e 2002. La somma predetta e' comunque ad ogni titolo comprensiva
di  quanto  dovuto all'Ente poste italiane per l'attivita' gestionale
da  quest'ultimo  svolta  a  favore del Ministero delle poste e delle
telecomunicazioni  negli  esercizi  1994,  1995 e 1996, relativamente
agli   importi   per  i  quali  e'  stato  chiesto  il  rimborso  con
quantificazione forfettaria.
  22.  Entro  il  31  gennaio  1997  il  Nucleo  di consulenza per la
regolazione  dei  servizi  di pubblica utilita' (NARS), istituito con
delibera CIPE dell'8 maggio 1996, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
n. 138 del 14 giugno 1996, propone, in accordo con il Ministero delle
poste  e  delle telecomunicazioni e l'Ente poste italiane, sulla base
dei criteri stabiliti nella delibera CIPE del 24 aprile 1996, recante
"Linee-guida  per  la  regolazione dei servizi di pubblica utilita'",
pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale n. 118 del 22 maggio 1996, una
nuova  struttura  tariffaria  per  i  servizi  postali riservati e un
metodo  di  adeguamento  delle  tariffe che consenta di promuovere la
convergenza  verso  livelli  efficienti  dei  costi di produzione dei
servizi postali.
  23.  Il  consiglio  di  amministrazione  dell'Ente  poste  italiane
presenta  entro  il 31 marzo 1997 un piano d'impresa triennale in cui
sono indicati i provvedimenti necessari per il riassetto dell'azienda
e  le modalita' della loro realizzazione. Tale riassetto deve portare
l'azienda italiana a risultati in linea con gli standard realizzati a
livello  europeo  in  tema  di qualita' e caratteristiche dei servizi
prestati,  produttivita',  costi  unitari  di  produzione, equilibrio
economico  dell'azienda, nonche' eliminare ogni aggravio sul bilancio
dello  Stato  derivante da condizioni di non efficienza. Il contratto
di  programma  previsto  dal  decreto-legge  1 dicembre 1993, n. 487,
convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71,
stabilira'  anche  per  l'anno 1997 gli obblighi di servizio a carico
dell'Ente e le corrispondenti forme di compensazione.
  24. Il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni comunica alle
competenti  Commissioni  parlamentari  entro  il 30 giugno di ciascun
anno,  a  decorrere  dal 1997, lo stato di attuazione degli obiettivi
previsti  dal contratto di programma e del piano di imprese di cui al
comma 23.
  25.  Le  remunerazioni  corrisposte dalla Cassa depositi e prestiti
all'Ente  poste  italiane  per  il  risparmio postale sono versate su
apposito  conto  fruttifero  acceso  presso  la Tesoreria dello Stato
intestato all'Ente medesimo.
  26.  Le  operazioni  di  collocamento  e di distribuzione di valori
mobiliari  emessi  da  enti  pubblici  territoriali e da societa' per
azioni  al  cui  capitale  sociale  lo Stato partecipa direttamente o
indirettamente,  possono  essere  effettuate  anche presso le agenzie
postali.
  27.  Il termine di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 1
dicembre  1993, n. 487, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
gennaio  1994,  n.  71, e' differito al 31 dicembre 1997. Il predetto
termine puo' essere modificato con delibera del CIPE.
  28.   In   attesa   di   un'organica   riforma  del  sistema  degli
ammortizzatori  sociali,  entro  centottanta  giorni  dalla  data  di
entrata  in  vigore  della presente legge, con uno o piu' decreti del
Ministro  del  lavoro  e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro  del  tesoro,  adottati  ai sensi dell'articolo 17, comma 3,
della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  sentite  le organizzazioni
sindacali   ed  acquisito  il  parere  delle  competenti  Commissioni
parlamentari,  sono  definite,  in  via  sperimentale,  misure per il
perseguimento   di   politiche  attive  di  sostegno  del  reddito  e
dell'occupazione   nell'ambito   dei   processi  di  ristrutturazione
aziendali  e  per fronteggiare situazioni di crisi di enti ed aziende
pubblici e privati erogatori di servizi di pubblica utilita', nonche'
delle  categorie  e  settori  di  impresa  sprovvisti  del sistema di
ammortizzatori  sociali.  Nell'esercizio della potesta' regolamentare
il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
    a)   costituzione   da   parte  della  contrattazione  collettiva
nazionale  di  appositi fondi finanziati mediante un contributo sulla
retribuzione non inferiore allo 0,50 per cento;
    b)   definizione   da  parte  della  contrattazione  medesima  di
specifici  trattamenti  e  dei  relativi  criteri, entita', modalita'
concessivi,   entro   i   limiti   delle   risorse   costituite,  con
determinazione  dei  trattamenti  al  lordo  dei correlati contributi
figurativi;
    c)  eventuale  partecipazione dei lavoratori al finanziamento con
una quota non superiore al 25 per cento del contributo;
    d)   in   caso   di  ricorso  ai  trattamenti,  previsione  della
obbligatorieta'  della  contribuzione  con applicazione di una misura
addizionale  non  superiore  a  tre  volte quella della contribuzione
stessa;
    e)  istituzione  presso l'INPS dei fondi, gestiti con il concorso
delle parti sociali;
    f)   conseguimento,  limitatamente  all'anno  1997,  di  maggiori
entrate contributive nette complessivamente pari a lire 150 miliardi.
  29.  Al  comma 25 dell'articolo 4 del decreto-legge 1 ottobre 1996,
n.  510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996,
n.  608,  le parole: "sino al 31 dicembre 1996" sono sostituite dalle
seguenti: "sino al 31 dicembre 1997"; dopo le parole: "alla procedura
dell'amministrazione  straordinaria"  sono inserite le seguenti: ", a
procedure  concorsuali,  a  fallimento,  nonche'  a  tutti  i casi di
cessione o affitto di azienda, laddove non si riscontrino coincidenza
degli  assetti proprietari o rapporti di collegamento e controllo tra
l'azienda  cessionaria e quella cedente,". Per le finalita' di cui al
presente comma, nell'ambito del Fondo di cui all'articolo 1, comma 7,
del   decreto-legge   20   maggio   1993,  n.  148,  convertito,  con
modificazioni,  dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e' preordinata la
somma di lire 10 miliardi.
  30.   La   Sezione   speciale   per   l'assicurazione  del  credito
all'esportazione   (SACE)   e   il  Mediocredito  centrale  Spa  sono
autorizzati,  per  l'esercizio  finanziario 1997, a contrarre mutui e
prestiti,  anche  obbligazionari,  sia  in  lire  che  in valuta, sul
mercato  nazionale  o  estero,  nei  limiti  determinati, con proprio
decreto,  dal  Ministro  del  tesoro, di concerto con il Ministro del
commercio con l'estero da destinare, rispettivamente, alle necessita'
operative  d'istituto  e  a copertura delle esigenze del Fondo di cui
all'articolo 3 della legge 28 maggio 1973, n. 295. Il ricavo netto e'
versato in appositi conti di tesoreria intestati rispettivamente alla
SACE e al Mediocredito centrale Spa.
  31. La SACE e' altresi' autorizzata, nei limiti fissati annualmente
dal Ministro del tesoro con proprio decreto, a concludere transazioni
o  cedere  crediti, propri o di terzi, ivi compreso lo Stato, gestiti
dalla  stessa  SACE,  anche  a  valore  inferiore  rispetto  a quello
nominale.  In  relazione  alla quota non coperta da garanzia, la SACE
provvede  a  richiedere  preventivamente  l'assenso  degli  operatori
economici  indennizzati, i quali beneficiano degli importi realizzati
in proporzione alla quota suddetta.
  32. I ricavi delle operazioni di cui al comma 31, detratta la quota
spettante  agli  operatori  economici  indennizzati  dalla SACE, sono
versati all'entrata del bilancio dello Stato.
  33.  All'articolo  8, secondo comma, della legge 24 maggio 1977, n.
227, dopo la lettera g), sono aggiunte le seguenti:
"g-bis)  deliberare  l'emissione  di  obbligazioni  e l'assunzione di
mutui e prestiti; le deliberazioni sono sottoposte per l'approvazione
al  Ministro del tesoro; trascorsi dieci giorni dalla loro ricezione,
ove   da   parte   del   suddetto   Ministro  non  vengano  formulate
osservazioni, le deliberazioni si intendono approvate;
g-ter)  deliberare transazioni e cessioni di crediti nel quadro delle
iniziative  di  recupero  degli  indennizzi erogati; le deliberazioni
sono  sottoposte per l'approvazione al Ministro del tesoro; trascorsi
dieci giorni dalla loro ricezione, ove da parte del suddetto Ministro
non  vengano  formulate  osservazioni,  le deliberazioni si intendono
approvate".
  34.  Le  rate  di ammortamento per capitale e interessi dei mutui e
prestiti  di  cui  al comma 30 sono rimborsate, rispettivamente, alla
SACE  ed  al  Mediocredito  centrale  Spa, dal Ministero del tesoro a
carico delle rispettive assegnazioni.
  35.  Il  Ministero del tesoro puo' stipulare direttamente contratti
di  cessione  dei crediti di cui alla legge 17 dicembre 1990, n. 397,
anche a valore inferiore rispetto a quello nominale.
  36.  Il  Ministro  del  tesoro, del bilancio e della programmazione
economica,  di  concerto  con  i  Ministri  degli affari esteri e del
commercio  con  l'estero, puo' altresi' autorizzare e disciplinare, a
fronte  dei  crediti  della  SACE, propri o di terzi, ivi compreso lo
Stato,  gestiti  dalla  stessa  SACE,  nonche' dei crediti concessi a
valere  sul  fondo  rotativo  previsto dall'articolo 6 della legge 26
febbraio  1987, n. 49, operazioni di conversione dei debiti dei Paesi
per  i quali sia intervenuta in tal senso un'intesa multilaterale tra
i  Paesi creditori. I crediti di cui al presente comma possono essere
convertiti,  anche  per  un  valore  inferiore  a quello nominale, ed
utilizzati  per  realizzare  iniziative  di protezione ambientale, di
sviluppo  socio-economico  o  commerciali.  Tali  iniziative  possono
essere  attuate  anche  attraverso  finanziamenti,  cofinanziamenti e
contributi  a  fondi espressamente destinati alla realizzazione delle
suddette  attivita'.  Le  disponibilita'  finanziarie derivanti dalle
operazioni  di  conversione,  qualora non utilizzate con le modalita'
predette,   confluiscono  nei  conti  correnti  presso  la  Tesoreria
centrale dello Stato intestati, rispettivamente, alla SACE e al fondo
rotativo  di  cui  al  richiamato  articolo 6 della legge 26 febbraio
1987,  n.  49,  e possono essere utilizzate per le finalita' indicate
nel  presente comma, nonche' per le attivita' previste dalla legge 24
maggio  1977,  n.  227,  e per le esigenze finanziarie del richiamato
fondo rotativo.
  37.  All'articolo  39  della  legge  23 dicembre 1994, n. 724, come
modificato  dall'articolo  14  del decreto-legge 23 febbraio 1995, n.
41,  convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole: "volumetria iniziale" sono aggiunte le
   seguenti: "o assentita";
b) al  comma  1  l'ultimo  periodo  e'  sostituito  dai seguenti: "Il
   procedimento  di  sanatoria  degli  abusi  edilizi posti in essere
   dalla  persona  imputata  di  uno dei delitti di cui agli articoli
   416-bis,  648-bis  e 648-ter del codice penale, o da terzi per suo
   conto,  e'  sospeso  fino  alla sentenza definitiva di non luogo a
   procedere  o  di proscioglimento o di assoluzione. Non puo' essere
   conseguita  la  concessione  in  sanatoria  degli abusi edilizi se
   interviene  sentenza  definitiva  di  condanna per i delitti sopra
   indicati.  Fatti  salvi gli accertamenti di ufficio in ordine alle
   condanne   riportate   nel  certificato  generale  del  casellario
   giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve attestare, con
   dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all'articolo 2 della
   legge  4  gennaio  1968,  n.  15, di non avere carichi pendenti in
   relazione  ai  delitti  di  cui  agli  articoli 416-bis, 648-bis e
   648-ter del codice penale";
c) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
   "2.  Il  rilascio  della concessione o autorizzazione in sanatoria
   non comporta limitazione ai diritti dei terzi";
d) al  comma  4, dopo il penultimo periodo, sono inseriti i seguenti:
   "Le citate sanzioni non si applicano nel caso in cui il versamento
   sia   stato   effettuato   nei   termini  per  errore  ad  ufficio
   incompetente   alla   riscossione   dello   stesso.   La   mancata
   presentazione dei documenti previsti per legge entro il termine di
   tre  mesi  dalla espressa richiesta di integrazione notificata dal
   comune  comporta l'improcedibilita' della domanda e il conseguente
   diniego  della  concessione  o  autorizzazione  in  sanatoria  per
   carenza di documentazione.";
e) al comma 5, alla fine del terzo periodo le parole: "31 marzo 1995"
   sono  sostituite  dalle  seguenti:  "15  dicembre 1995, purche' la
   domanda sia stata presentata nei termini";
f) al  comma  6,  primo  periodo,  le  parole:  "31  marzo 1995" sono
   sostituite dalle seguenti: "31 marzo 1996";
g) dopo il comma 10, e' aggiunto il seguente:
   "10-bis.  Per  le  domande  di  concessione  o  autorizzazione  in
   sanatoria  presentate  entro  il  30  giugno  1987  sulle quali il
   sindaco abbia espresso provvedimento di diniego successivamente al
   31  marzo  1995,  sanabili  a  norma  del  presente  articolo, gli
   interessati possono chiederne la rideterminazione sulla base delle
   disposizioni della presente legge";
h) al comma 11, secondo periodo, le parole: "Entro un anno dalla data
   di  entrata  in vigore della presente legge" sono sostituite dalle
   seguenti: "Entro il 31 dicembre 1997";
i) al  comma  13,  sono  aggiunti,  in  fine, i seguenti periodi: "Le
   regioni   possono   modificare,   ai   sensi  di  quanto  disposto
   dall'articolo 37 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive
   modificazioni,  le  norme  di  attuazione degli articoli 5, 6 e 10
   della  legge  28  gennaio 1977, n. 10. La misura del contributo di
   concessione,  in  relazione alla tipologia delle costruzioni, alla
   loro destinazione d'uso ed alla loro localizzazione in riferimento
   all'ampiezza  ed all'andamento demografico dei comuni nonche' alle
   loro  caratteristiche geografiche, non puo' risultare inferiore al
   70  per  cento di quello determinato secondo le norme vigenti alla
   data  di  entrata in vigore della presente disposizione. Il potere
   di  legiferare  in  tal senso e' esercitabile entro novanta giorni
   dalla   predetta   data;  decorso  inutilmente  tale  termine,  si
   applicano le disposizioni vigenti alla medesima data";
l) al  comma  14, primo periodo, dopo le parole: "che l'opera abusiva
   risulti   adibita  ad  abitazione  principale"  sono  aggiunte  le
   seguenti:   ",  ovvero  destinata  ad  abitazione  principale  del
   proprietario  residente  all'estero";  dopo  il  primo  periodo e'
   aggiunto il seguente "La riduzione dell'oblazione si applica anche
   nei  casi  di ampliamento dell'abitazione e di effettuazione degli
   interventi  di  cui  alle  lettere c) e d) dell'articolo 31, primo
   comma, della legge 5 agosto 1978, n. 457";
m) al comma 16, e' aggiunto, in fine il seguente periodo: "Se l'opera
   e'  da  completare,  il  certificato di cui all'articolo 35, terzo
   comma,  lettera  d),  della  legge  28  febbraio 1985, n. 47, puo'
   essere  sostituito  da dichiarazione del richiedente resa ai sensi
   della legge 4 gennaio 1968, n. 15";
n) al  comma  18, le parole: "modificativi di quelli" sono sostituite
   dalle seguenti: "modificative di quelle";
o) alla  tabella  B  le  parole:  "10.000  a  m", riferite all'ultima
   tipologia  di  abuso, sono sostituite dalle seguenti: "10.000 a mq
   oltre all'importo previsto fino a 750 m3";
p) al titolo della tabella D sono soppresse le parole: "e degli oneri
   concessori" e la parola: "dovuti" e' sostituita dalla seguente:
   "dovuta";  alle  lettere  a), b) e c) sono soppresse le parole: "e
   degli oneri concessori".
  38.  I  termini  di uno o due anni di cui all'articolo 39, comma 4,
quarto periodo, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, decorrono dalla
data  di  entrata  in vigore della presente legge. Le disposizioni di
cui  al penultimo periodo del comma 4 dell'articolo 39 della legge 23
dicembre  1994,  n.  724,  e successive modificazioni, introdotte dal
comma  37,  lettera  d), del presente articolo, relative alla mancata
presentazione  dei  documenti, si applicano a decorrere dalla data di
entrata  in  vigore  della presente legge. La domanda di cui al comma
10-bis   dell'articolo  39  della  citata  legge  n.  724  del  1994,
introdotto  dal  comma  37,  lettera  g), del presente articolo, deve
essere  presentata  entro  60  giorni dalla data di entrata in vigore
della  presente  legge anche qualora la notifica del provvedimento di
diniego  intervenga  successivamente  alla  data di entrata in vigore
della presente legge.
  39.  Ai  fini  della  determinazione delle somme da corrispondere a
titolo di oblazione ai sensi dell'articolo 39 della legge 23 dicembre
1994,  n.  724, come modificato dall'articolo 14 del decreto-legge 23
febbraio  1995,  n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
marzo  1995,  n.  85,  sono  fatti  salvi  il quinto e il sesto comma
dell'articolo  34  della  legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive
modificazioni.
  40.  Per  i  soggetti  o  i  loro aventi causa che hanno presentato
domanda  di  concessione o di autorizzazione edilizia in sanatoria ai
sensi  del  capo IV della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive
modificazioni,  e  dell'articolo  39 della legge 23 dicembre 1994, n.
724,  e  successive  modificazioni,  il  mancato pagamento del triplo
della  differenza  tra  la  somma dovuta e quella versata nel termine
previsto  dall'articolo  39,  comma 6, della legge n. 724 del 1994, e
successive  modificazioni,  o il mancato pagamento dell'oblazione nei
termini  previsti  dall'articolo 39, comma 5, della medesima legge n.
724  del  1994,  e  successive modificazioni, comporta l'applicazione
dell'interesse  legale  annuo  sulle  somme  dovute, da corrispondere
entro  sessanta  giorni  dalla  data  di notifica da parte dei comuni
dell'obbligo di pagamento.
  41.  E'  ammesso il versamento della somma di cui al comma 40 in un
massimo  di cinque rate trimestrali di pari importo. In tal caso, gli
interessati fanno pervenire al comune, entro trenta giorni dalla data
di  notifica  dell'obbligo  di  pagamento, il prospetto delle rate in
scadenza,  comprensive  degli  interessi maturati dal pagamento della
prima  rata  allegando l'attestazione del versamento della prima rata
medesima.
  42.  Nei  casi  di cui al comma 40, il rilascio della concessione o
dell'autorizzazione in sanatoria e subordinato all'avvenuto pagamento
dell'intera  oblazione,  degli  oneri concessori, ove dovuti, e degli
interessi,  fermo  restando  quanto  previsto  dall'articolo 38 della
citata legge n. 47 del 1985, e successive modificazioni.
  43.  All'articolo  32  della  legge  28  febbraio 1985, n. 47, come
modificato  dall'articolo  39, comma 7, della legge 23 dicembre 1994,
n. 724, al primo comma, il primo e il secondo periodo sono sostituiti
dai  seguenti: "Fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33,
il  rilascio della concessione o dell'autorizzazione in sanatoria per
opere  eseguite su aree sottoposte a vincolo e' subordinato al parere
favorevole  delle  amministrazioni  preposte  alla tutela del vincolo
stesso.  Qualora  tale  parere  non  venga  formulato  dalle suddette
amministrazioni  entro  centottanta  giorni dalla data di ricevimento
della richiesta di parere, esso si intende reso in senso favorevole".
  44.  All'articolo  32  della  legge  28  febbraio 1985, n. 47, come
modificato  dall'articolo  39, comma 7, della legge 23 dicembre 1994,
n. 724, dopo il secondo comma e' inserito il seguente:
"Il  rilascio  della  concessione  edilizia  o dell'autorizzazione in
sanatoria per opere eseguite su immobili soggetti alle leggi 1 giugno
1939, n. 1089, 29 giugno 1939, n. 1497, ed al decreto-legge 27 giugno
1985,  n.  312,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 8 agosto
1985, n. 431, nonche' in relazione a vincoli imposti da leggi statali
e  regionali  e  dagli  strumenti  urbanistici, a tutela di interessi
idrogeologici  e  delle falde idriche nonche' dei parchi e delle aree
protette nazionali e regionali qualora istituiti prima dell'abuso, e'
subordinato  al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla
tutela  del  vincolo stesso. Qualora tale parere non venga reso entro
centottanta  giorni  dalla  domanda  il richiedente puo' impugnare il
silenzio-rifiuto dell'amministrazione".
  45. Per le modalita' di riscossione e versamento dell'oblazione per
la  sanatoria  degli  abusi  edilizi sono fatti salvi gli effetti dei
decreti del Ministro delle finanze in data 31 agosto 1994, pubblicato
nella  Gazzetta  Ufficiale  n. 207 del 5 settembre 1994, e in data 13
ottobre  1994,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n. 244 del 18
ottobre   1994,   ad   esclusione   dei  termini  per  il  versamento
dell'importo  fisso  e  della  restante parte dell'oblazione previsti
dall'articolo  39  della  legge 23 dicembre 1994, n. 724. Con decreto
del  Ministro  delle  finanze,  di concerto con i Ministri dei lavori
pubblici e del tesoro, da emanare entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge sono stabilite le modalita' ed
i  termini  per il versamento dell'oblazione per la definizione delle
violazioni  edilizie da parte dei soggetti non residenti in Italia. I
suddetti  termini  per il versamento dell'acconto dell'oblazione sono
fissati  in  trenta  giorni  dalla  data di pubblicazione del decreto
nella  Gazzetta  Ufficiale; per la rateizzazione della restante parte
dell'oblazione  sono fissati rispettivamente a 60, 90, 120, 180 e 210
giorni dal versamento dell'acconto e per il versamento degli oneri di
concessione allo scadere di trenta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del decreto.
  46. Per le opere eseguite in aree sottoposte al vincolo di cui alla
legge  29 giugno 1939, n. 1497, e al decreto-legge 27 giugno 1985, n.
312,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 8 agosto 1985, n.
431,   il   versamento  dell'oblazione  non  esime  dall'applicazione
dell'indennita'  risarcitoria  prevista dall'articolo 15 della citata
legge  n. 1497 del 1939. Allo scopo di rendere celermente applicabile
la  disposizione  di  cui  al presente comma ai soli fini del condono
edilizio, con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali,
di  concerto  con  il  Ministro dei lavori pubblici, da emanare entro
sessanta  giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente
disposizione,   sono   determinati   parametri  e  modalita'  per  la
qualificazione  della  indennita' risarcitoria prevista dall'articolo
15  della legge 29 giugno 1939, n. 1497, con riferimento alle singole
tipologie di abuso ed alle zone territoriali oggetto del vincolo.
  47. Con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri
delle finanze e dei lavori pubblici, da emanare entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono modificate
le  modalita'  di  rimborso  delle  differenze non dovute e versate a
titolo  di oblazione, definite dal decreto del Ministro del tesoro in
data  19  luglio 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del 3
gennaio  1996. I soggetti che hanno presentato domanda di concessione
in  sanatoria  entro  il  30  giugno 1987, per la quale il sindaco ha
espresso  provvedimento di diniego, ed hanno riproposto la domanda ai
sensi  dell'articolo  39  della  citata  legge  n.  724  del  1994, e
successive   modificazioni,   per   il   medesimo  immobile,  possono
compensare il credito a loro favore scaturito dal diniego della prima
domanda  di condono edilizio con il debito derivato dal nuovo calcolo
dell'oblazione  relativa  alla  domanda di condono inoltrata ai sensi
del  medesimo  articolo  39. All'eventuale relativa spesa si provvede
anche   mediante  utilizzo  di  quota  parte  del  gettito  eccedente
l'importo   di   lire  2.550  miliardi  e  di  lire  6.915  miliardi,
rispettivamente  per  gli  anni  1994 e 1995, derivante dal pagamento
delle  oblazioni  previste  dall'articolo  39 della legge 23 dicembre
1994,  n.  724.  La quota eccedente tali importi, versata all'entrata
dello  Stato,  e' riassegnata, limitatamente alla misura necessaria a
coprire gli oneri derivanti dai rimborsi previsti dal presente comma,
con decreto del Ministro del tesoro, su apposito capitolo dello stato
di previsione del bilancio dell'amministrazione competente.
  48.  I  comuni sono tenuti ad iscrivere nei propri bilanci le somme
versate  a  titolo  di  oneri concessori per la sanatoria degli abusi
edilizi  in un apposito capitolo del titolo IV dell'entrata. Le somme
relative  sono  impegnate in un apposito capitolo del titolo II della
spesa.  I  comuni possono utilizzare le relative somme per far fronte
ai   costi   di   istruttoria  delle  domande  di  concessione  o  di
autorizzazione in sanatoria, per anticipare i costi per interventi di
demolizione  delle  opere di cui agli articoli 32 e 33 della legge 28
febbraio  1985,  n.  47,  e successive modificazioni, per le opere di
urbanizzazione  primaria  e secondaria, per interventi di demolizione
delle  opere  non  soggette  a  sanatoria entro la data di entrata in
vigore   della   presente   legge,  nonche'  per  gli  interventi  di
risanamento    urbano    ed   ambientale   delle   aree   interessate
dall'abusivismo.  I  comuni  che, ai sensi dell'articolo 39, comma 9,
della  legge  23  dicembre 1994, n. 724, hanno adottato provvedimenti
per  consentire  la  realizzazione  di  opere  di  urbanizzazione con
scorporo  delle  aliquote,  possono  utilizzare una quota parte delle
somme  vincolate per la costituzione di un apposito fondo di garanzia
per l'autorecupero, con l'obiettivo di sostenere l'azione delle forme
consortili  costituitesi  e  di  integrare  i  progetti relativi alle
predette opere con progetti di intervento comunale.
  49.   Per   l'attivita'  istruttoria  connessa  al  rilascio  delle
concessioni in sanatoria i comuni possono utilizzare i fondi all'uopo
accantonati,  per  progetti finalizzati da svolgere oltre l'orario di
lavoro  ordinario, ovvero nell'ambito dei lavori socialmente utili. I
comuni   possono  anche  avvalersi  di  liberi  professionisti  o  di
strutture  di  consulenze e servizi ovvero promuovere convenzioni con
altri enti locali.
  50. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 6 GIUGNO 2001, N. 380. (37)
  51. Non possono formare oggetto di sanatoria, di cui all'articolo
39  della legge 23 dicembre 1994, n. 724, come integrato dal presente
articolo,   le  costruzioni  abusive  realizzate  sopra  e  sotto  il
soprassuolo  boschivo  distrutto  o  danneggiato per cause naturali o
atti  volontari, fermi restando i divieti previsti nei commi quarto e
quinto  dell'articolo 9 della legge 1 marzo 1975, n. 47, e successive
modificazioni.
  52.  Ai  fini della relazione prevista dal comma 3 dell'articolo 13
del   decreto-legge   12   gennaio   1988,   n.  2,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 13 marzo 1988, n. 68, i comuni riferiscono
annualmente  al  Ministero dei lavori pubblici sull'utilizzazione dei
fondi di cui al comma 48.
  53. La tipologia di abuso di cui al numero 4 della tabella allegata
alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, deve intendersi applicabile anche
agli  abusi  consistenti  in mutamenti di destinazione d'uso eseguiti
senza opere edilizie.
  54.  I nuclei abusivi di costruzioni residenziali sanate o in corso
di  sanatoria ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e succes-
sive  modificazioni,  che  non siano stati ancora oggetto di recupero
urbanistico  a  mezzo  di variante agli strumenti urbanistici, di cui
all'articolo  29  della  stessa  legge,  dovranno essere definiti dai
comuni  entro  novanta  giorni  dalla data di entrata in vigore della
presente  legge,  sulla base della normativa regionale specificamente
adottata.  In  caso  di  inadempienza  la  regione,  su istanza degli
interessati  ovvero  d'ufficio,  nomina  un  commissario  ad acta per
l'adozione  dei necessari provvedimenti, con i contenuti e nei limiti
dell'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
  55.  In  caso di inadempienze, le regioni e le province autonome di
Trento  e  di  Bolzano,  ai  fini  dell'attuazione di quanto previsto
dall'articolo  39  della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive
modificazioni,   su   segnalazione   del   prefetto   competente  per
territorio,  ovvero  d'ufficio,  nominano  un commissario ad acta per
l'adozione dei provvedimenti sanzionatori di competenza del sindaco.
  56. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 6 GIUGNO 2001, N. 380. (37)
  57. A seguito del rilascio della concessione in sanatoria ai sensi
dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, come integrato
dai  commi  da  37  a 59, gli atti tra vivi la cui nullita', ai sensi
dell'articolo  17 e del secondo comma dell'articolo 40 della legge 28
febbraio  1985,  n.  47,  e  successive  modificazioni, non sia stata
ancora  dichiarata,  acquistano validita' di diritto. Ove la nullita'
sia  stata dichiarata con sentenza passata in giudicato e trascritta,
puo'  essere  richiesta  la  sanatoria  retroattiva  su accordo delle
parti,  con atto successivo contenente gli allegati di cui al secondo
comma   dell'articolo  40  della  legge  28  febbraio  1985,  n.  47,
sempreche'  non  siano nel frattempo intervenute altre trascrizioni a
favore di terzi. Dall'imposta di registro calcolata sull'atto volto a
determinare  l'effetto  di  cui  ai  commi  da  37  a 59 e' decurtato
l'importo  eventualmente  gia' versato per la registrazione dell'atto
dichiarato nullo.
  58.  Gli  atti di cui al secondo comma dell'articolo 40 della legge
28  febbraio 1985, n. 47, aventi per oggetto fabbricati o porzioni di
fabbricati  costruiti  senza  concessione  edilizia  sono nulli e non
possono  essere  rogati  se  da  essi non risultino gli estremi della
domanda  di  condono  con  gli  estremi del versamento, in una o piu'
rate,  dell'intera somma dovuta a titolo di oblazione e di contributo
concessorio  nonche', per i fabbricati assoggettati ai vincoli di cui
all'articolo  32,  terzo  comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
introdotto   dal  comma  44  del  presente  articolo,  l'attestazione
dell'avvenuta  richiesta  alle  autorita' competenti dell'espressione
del  parere di cui alla citata disposizione. Verificatosi il silenzio
assenso  disciplinato  dall'articolo  39,  comma  4,  della  legge 23
dicembre  1994,  n.  724, nei predetti atti devono essere indicati, a
pena  di nullita', i seguenti elementi costitutivi dello stesso: data
della  domanda,  estremi  del  versamento  di  tutte le somme dovute,
dichiarazione  dell'autorita'  preposta  alla  tutela dei vincoli nei
casi  di  cui  al  periodo  precedente, dichiarazione di parte che il
comune  non  ha provveduto ad emettere provvedimento di sanatoria nei
termini  stabiliti  nell'articolo  39, comma 4, della citata legge n.
724  del  1994.  Nei  successivi  atti  negoziali  e' consentito fare
riferimento agli estremi di un precedente atto pubblico che riporti i
dati   sopracitati.  Le  norme  del  presente  comma  concernenti  il
contributo  concessorio  non  trovano  applicazione per le domande di
sanatoria presentate entro il 30 giugno 1987.
  59. Le disposizioni di cui ai commi quinto e sesto dell'articolo 40
della   legge  28  febbraio  1985,  n.  47,  si  applicano  anche  ai
trasferimenti  previsti dalla legge 24 dicembre 1993, n. 560, nonche'
ai  trasferimenti  di  immobili di proprieta' di enti di assistenza e
previdenza e delle amministrazioni comunali.
  60.  L'articolo  4  del  decreto-legge  5  ottobre  1993,  n.  398,
convertito,  con  modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493,
e' sostituito dal seguente:
"Art.  4. - (Procedure per il rilascio della concessione edilizia). -
1.  Al  momento  della  presentazione  della  domanda  di concessione
edilizia  l'ufficio abilitato a riceverla comunica all'interessato il
nominativo del responsabile del procedimento di cui agli articoli 4 e
5  della legge 7 agosto 1990, n. 241. L'esame delle domande si svolge
secondo l'ordine di presentazione.
2.  Entro  sessanta  giorni  dalla  presentazione  della  domanda  il
responsabile   del  procedimento  cura  l'istruttoria,  eventualmente
convocando  una  conferenza  di  servizi  ai  sensi e per gli effetti
dell'articolo  14  della  legge  7  agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni,  e  redige  una  dettagliata  relazione  contenente la
qualificazione   tecnico-giuridica  dell'intervento  richiesto  e  la
propria  valutazione sulla conformita' del progetto alle prescrizioni
urbanistiche  ed edilizie. Il termine puo' essere interrotto una sola
volta  se  il responsabile del procedimento richiede all'interessato,
entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, integrazioni
documentali   e   decorre   nuovamente   per  intero  dalla  data  di
presentazione  della  documentazione  integrativa. Entro dieci giorni
dalla  scadenza  del termine il responsabile del procedimento formula
una  motivata  proposta  all'autorita'  competente all'emanazione del
provvedimento  conclusivo.  I termini previsti al presente comma sono
raddoppiati per i comuni con piu' di 100.000 abitanti.
3. In ordine ai progetti presentati, il responsabile del procedimento
deve  richiedere, entro il termine di cui al comma 2, il parere della
commissione  edilizia. Qualora questa non si esprima entro il termine
predetto  il  responsabile  del  procedimento  e'  tenuto  comunque a
formulare  la  proposta  di  cui  al comma 2 e redigere una relazione
scritta  al  sindaco indicando i motivi per i quali il termine non e'
stato  rispettato.  Il regolamento edilizio comunale determina i casi
in   cui  il  parere  della  commissione  edilizia  non  deve  essere
richiesto.
4.  La concessione edilizia e' rilasciata entro quindici giorni dalla
scadenza  del  termine  di  cui  al  comma  2,  qualora  il  progetto
presentato  non  sia in contrasto con le prescrizioni degli strumenti
urbanistici  ed  edilizi  e  con  le  altre  norme  che  regolano  lo
svolgimento dell'attivita' edilizia.
5.  Decorso inutilmente il termine per l'emanazione del provvedimento
conclusivo,  l'interessato  puo',  con atto notificato o trasmesso in
plico    raccomandato   con   avviso   di   ricevimento,   richiedere
all'autorita'  competente  di  adempiere  entro  quindici  giorni dal
ricevimento della richiesta.
6.   Decorso  inutilmente  anche  il  termine  di  cui  al  comma  5,
l'interessato  puo'  inoltrare  istanza  al  presidente  della giunta
regionale competente, il quale, nell'esercizio di poteri sostitutivi,
nomina  entro  i  quindici  giorni successivi, un commissario ad acta
che,  nel  termine di trenta giorni, adotta il provvedimento che ha i
medesimi  effetti  della  concessione  edilizia. Gli oneri finanziari
relativi  all'attivita' del commissario di cui al presente comma sono
a carico del comune interessato.
7.  I  seguenti  interventi  sono subordinati alla denuncia di inizio
attivita'  ai  sensi e per gli effetti dell'articolo 2 della legge 24
dicembre 1993, n. 537:
    a)  opere  di  manutenzione straordinaria, restauro e risanamento
conservativo;
    b)  opere  di  eliminazione  delle  barriere  architettoniche  in
edifici esistenti consistenti in rampe o ascensori esterni, ovvero in
manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;
    c) recinzioni, muri di cinta e cancellate;
    d)  aree  destinate  ad  attivita'  sportive  senza  creazione di
volumetria;
    e) opere interne di singole unita' immobiliari che non comportino
modifiche della sagoma e dei prospetti e non rechino pregiudizio alla
statica dell'immobile;
    f)  revisione o installazione di impianti tecnologici al servizio
di  edifici  o  di  attrezzature  esistenti e realizzazione di volumi
tecnici   che   si   rendano  indispensabili,  sulla  base  di  nuove
disposizioni;
    g)  varianti  a  concessioni  edilizie  gia'  rilasciate  che non
incidano  sui  parametri  urbanistici  e  sulle  volumetrie,  che non
cambino  la destinazione d'uso e la categoria edilizia e non alterino
la  sagoma  e  non  violino le eventuali prescrizioni contenute nella
concessione edilizia;
    h)  parcheggi  di  pertinenza  nel  sottosuolo  del  lotto su cui
insiste il fabbricato.
    8.  La  facolta'  di  cui  al  comma 7 e' data esclusivamente ove
sussistano tutte le seguenti condizioni:
    a)   gli   immobili   interessati  non  siano  assoggettati  alle
disposizioni  di  cui  alle  leggi  1 giugno 1939, n. 1089, 29 giugno
1939,  n.  1497,  e  6  dicembre  1991, n. 394, ovvero a disposizioni
immediatamente   operative   dei  piani  aventi  la  valenza  di  cui
all'articolo   1-bis  del  decreto-legge  27  giugno  1985,  n.  312,
convertito,  con  modificazioni, dalla legge 8 agosto 1985, n. 431, o
della  legge  18  maggio  1989, n. 183, non siano compresi nelle zone
omogenee  A  di  cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile
1968,  pubblicato  sulla Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968,
non   siano  comunque  assoggettati  dagli  strumenti  urbanistici  a
discipline espressamente volte alla tutela delle loro caratteristiche
paesaggistiche,           ambientali,          storico-archeologiche,
storico-artistiche, storico-architettoniche e storico-testimoniali;
    b)  gli  immobili  interessati  siano  oggetto di prescrizioni di
vigenti  strumenti  di  pianificazione,  nonche'  di  programmazione,
immediatamente  operative e le trasformazioni progettate non siano in
contrasto con strumenti adottati.
  9.  La denuncia di inizio attivita' di cui al comma 7 e' sottoposta
al  termine massimo di validita' fissato in anni tre, con obbligo per
l'interessato  di  comunicare  al  comune  la data di ultimazione dei
lavori.
  10.  L'esecuzione delle opere per cui sia esercitata la facolta' di
denuncia  di  attivita'  ai  sensi  del  comma  7 e' subordinata alla
medesima  disciplina  definita  dalle  norme  nazionali  e  regionali
vigenti   per   le  corrispondenti  opere  eseguite  su  rilascio  di
concessione edilizia.
  11.  Nei  casi di cui al comma 7, venti giorni prima dell'effettivo
inizio dei lavori l'interessato deve presentare la denuncia di inizio
dell'attivita',  accompagnata da una dettagliata relazione a firma di
un   progettista   abilitato,   nonche'   dagli  opportuni  elaborati
progettuali  che  asseveri  la  conformita' delle opere da realizzare
agli  strumenti  urbanistici  adottati  o approvati ed ai regolamenti
edilizi  vigenti,  nonche'  il rispetto delle norme di sicurezza e di
quelle  igienico-sanitarie.  Il  progettista  abilitato deve emettere
inoltre  un certificato di collaudo finale che attesti la conformita'
dell'opera al progetto presentato.
  12.  Il  progettista  assume  la  qualita'  di persona esercente un
servizio di pubblica necessita' ai sensi degli articoli 359 e 481 del
codice penale. In caso di dichiarazioni non veritiere nella relazione
di  cui  al  comma  11,  l'amministrazione  ne  da'  comunicazione al
competente  ordine  professionale  per  l'irrogazione  delle sanzioni
disciplinari.
  13.  L'esecuzione  di opere in assenza della o in difformita' dalla
denuncia  di  cui  al comma 7 comporta la sanzione pecuniaria pari al
doppio  dell'aumento del valore venale dell'immobile conseguente alla
realizzazione delle opere stesse e comunque in misura non inferiore a
lire  un  milione.  In  caso  di  denuncia  di  inizio  di  attivita'
effettuata  quando  le  opere  sono  gia'  in  corso di esecuzione la
sanzione  si  applica  nella  misura  minima.  La mancata denuncia di
inizio  dell'attivita'  non  comporta  l'applicazione  delle sanzioni
previste  dall'articolo  20  della  legge 28 febbraio 1985, n. 47. E'
fatta  salva  l'applicazione dell'articolo 2 del codice penale per le
opere e gli interventi anteriori alla data di entrata in vigore della
presente disposizione.
  14. Nei casi di cui al comma 7, ai fini degli adempimenti necessari
per comprovare la sussistenza del titolo abilitante all'effettuazione
delle  trasformazioni  tengono  luogo  delle  autorizzazioni le copie
delle  denunce  di inizio di attivita', dalle quali risultino le date
di  ricevimento  delle  denunce  stesse,  nonche'  l'elenco di quanto
prescritto  comporre e corredare i progetti delle trasformazioni e le
attestazioni dei professionisti abilitati.
  15.  Nei  casi  di cui al comma 7, il sindaco, ove entro il termine
indicato  al  comma  11 sia riscontrata l'assenza di una o piu' delle
condizioni  stabilite, notifica agli interessati l'ordine motivato di
non  effettuare  le  previste  trasformazioni,  e,  nei casi di false
attestazioni dei professionisti abilitati, ne da' contestuale notizia
all'autorita'    giudiziaria   ed   al   consiglio   dell'ordine   di
appartenenza. Gli aventi titolo hanno facolta' di inoltrare una nuova
denuncia  di  inizio  di  attivita',  qualora le stabilite condizioni
siano   soddisfacibili  mediante  modificazioni  o  integrazioni  dei
progetti   delle  trasformazioni,  ovvero  mediante  acquisizioni  di
autorizzazioni,  nulla  osta,  pareri,  assensi  comunque denominati,
oppure, in ogni caso, di presentare una richiesta di autorizzazione.
  16.  Per  le  opere  pubbliche  dei comuni, la deliberazione con la
quale il progetto viene approvato o l'opera autorizzata ha i medesimi
effetti  della  concessione  edilizia.  I  relativi progetti dovranno
peraltro  essere corredati da una relazione a firma di un progettista
abilitato  che  attesti la conformita' del progetto alle prescrizioni
urbanistiche  ed  edilizie,  nonche'  l'esistenza  dei  nulla osta di
conformita'   alle   norme  di  sicurezza,  sanitarie,  ambientali  e
paesistiche.
  17.   Le  norme  di  cui  al  presente  articolo  prevalgono  sulle
disposizioni  degli  strumenti urbanistici generali e dei regolamenti
edilizi comunali in materia di procedimento.
  18. Le regioni adeguano le proprie normazioni ai principi contenuti
nel presente articolo in tema di procedimento.
  19. Al comma 10 dell'articolo 10 del decreto-legge 18 gennaio 1993,
n.  8,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n.
68,  la  lettera  c) e' sostituita dalla seguente: "c) autorizzazione
edilizia, nonche' denuncia di inizio dell'attivita', ad esclusione di
quella  per  l'eliminazione  delle  barriere  architettoniche,  da un
valore  minimo  di  lire 50.000 ad un valore massimo di lire 150.000.
Tali  importi  sono  soggetti ad aggiornamento biennale in base al 75
per  cento della variazione degli indici dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai e impiegati;".
  20.  L'ultimo  comma dell'articolo 25 della legge 28 febbraio 1985,
n.  47  e'  sostituito dal seguente: "Le leggi regionali stabiliscono
quali  mutamenti,  connessi  o non connessi a trasformazioni fisiche,
dell'uso  di  immobili  o di loro parti, subordinare a concessione, e
quali  mutamenti,  connessi  e non connessi a trasformazioni fisiche,
dell'uso   di   immobili   o  di  loro  parti  siano  subordinati  ad
autorizzazione".
  61.  Restano  validi  gli  atti  ed i provvedimenti adottati e sono
fatti  salvi  gli  effetti  prodottisi  ed i rapporti giuridici sorti
sulla  base  dei  decreti-legge  26 luglio 1994, n. 468, 27 settembre
1994,  n.  551,  25 novembre 1994, n. 649, 26 gennaio 1995, n. 24, 27
marzo 1995, n. 88, 26 maggio 1995, n. 193, 26 luglio 1995, n. 310, 20
settembre 1995, n. 400, 25 novembre 1995, n. 498, 24 gennaio 1996, n.
30, 25 marzo 1996, n. 154, 25 maggio 1996, n. 285, 22 luglio 1996, n.
388, e 24 settembre 1996, n. 495.
  62.  Le  amministrazioni  appaltanti  sono autorizzate a completare
entro il 30 giugno 1997 i procedimenti di affidamento o di esecuzione
di  opere  pubbliche,  relativamente alle istanze presentate entro la
data  del 30 settembre 1996, previo parere della commissione prevista
a tale fine.
  63.  Le  maggiori  entrate  dei fondi di cui alla legge 14 febbraio
1963,  n.  60,  per gli anni 1993 e 1994, quantificate al 31 dicembre
1994 in lire 1.417 miliardi, sono cosi' utilizzate:
    a)  lire  300 miliardi per i programmi di riqualificazione urbana
di  cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 21 dicembre 1994,
come  modificato  dal  decreto  del  Ministro  dei  lavori pubblici 4
febbraio 1995, pubblicati rispettivamente nella Gazzetta Ufficiale n.
302  del  28  dicembre  1994  e  n. 55 del 7 marzo 1995, che verranno
versati  all'entrata  dello  Stato per essere riassegnati con decreto
del   Ministro  del  tesoro  all'apposito  capitolo  dello  stato  di
previsione del Ministero dei lavori pubblici di cui al comma 71;
    b) lire 200 miliardi per i programmi di cui all'articolo 2, primo
comma,  lettera  f),  della  legge  5  agosto  1978,  n.  457, con le
modalita'  di  cui al punto 4.3. della delibera CIPE 10 gennaio 1995,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 60 del 13 marzo 1995;
    c)  lire  100  miliardi  per  la  realizzazione  di interventi da
destinare   alla  soluzione  di  problemi  abitativi  di  particolari
categorie  sociali quali nuclei di nuova formazione, nuclei familiari
con  portatori  di  handicap,  nuclei  familiari  soggetti  a sfratto
esecutivo   o   gia'   eseguito,   nuclei  familiari  coabitanti,  in
particolare nelle aree ad alta tensione abitativa;
    d)  lire 800 miliardi, da ripartire fra le regioni ai sensi della
delibera  CIPE  16 marzo 1994, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.
114  del  18  maggio  1994,  da  utilizzare  per  le finalita' di cui
all'articolo 11 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito,
con  modificazioni,  dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, nonche' per
la  realizzazione,  con  le  modalita'  previste  dall'articolo 9 del
decreto-legge  5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  4 dicembre 1993, n. 493, e successive modificazioni, di
alloggi da cedere in locazione per uso abitativo al fine di garantire
la  mobilita'  dei lavoratori dipendenti. A quest'ultima finalita' le
regioni  destinano  una  quota  non  superiore  al  25  per cento dei
suddetti fondi;
    e) lire 17 miliardi per la finalita' di cui ai commi 78 e 79.
  64.  Con  i  fondi  di cui all'articolo 2, comma primo, lettera f),
della  legge  5  agosto  1978,  n.  457,  possono  essere  finanziati
ulteriori  interventi di riqualificazione urbana purche' essi vengano
effettuati   in   ambiti   a   prevalente  insediamento  di  edilizia
residenziale  pubblica, o all'interno delle zone omogenee A e B, come
definite  dal  decreto  ministeriale  2 aprile 1968, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 16 aprile 1968, n. 97.
  65. Con decreto del Ministro dei lavori pubblici, da emanarsi entro
sessanta  giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge
sono   definiti   i   criteri  e  le  modalita'  di  concessione  dei
finanziamenti   e   dettati  i  criteri  per  l'individuazione  delle
particolari   categorie  sociali  destinatarie  degli  interventi  di
edilizia  agevolata e sovvenzionata di cui al comma 63, lettera c). I
programmi  straordinari  di  edilizia residenziale agevolata previsti
dall'articolo  4 del decreto-legge 23 gennaio 1982, n. 9, convertito,
con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982, n. 94, dall'articolo 3,
comma  7-bis,  del  decreto-legge 7 febbraio 1985, n. 12, convertito,
con modificazioni, dalla legge 5 aprile 1985, n. 118, e dall'articolo
22,   comma   3,   della   legge  11  marzo  1988,  n.  67,  relativi
all'annualita'  1989,  i  cui  lavori non siano iniziati alla data di
entrata  in vigore della presente legge per il mancato rilascio della
concessione edilizia, devono pervenire alla fase di inizio dei lavori
entro  il  1 aprile 1997. Nel caso di mancato inizio dei lavori entro
tale  data,  il  segretariato  generale  del  Comitato per l'edilizia
residenziale  (CER),  nei  trenta  giorni  successivi, trasmette alle
regioni l'elenco dei programmi per i quali non e' stata rilasciata la
concessione  edilizia.  Il  presidente  della giunta regionale, entro
trenta   giorni   dal  ricevimento  della  comunicazione,  nomina  un
commissario  ad  acta,  il  quale  provvede entro i successivi trenta
giorni  al rilascio della concessione medesima. I commissari ad acta,
nei  dieci  giorni  successivi  alla scadenza di tale ultimo termine,
trasmettono  al  segretario  generale  del CER l'elenco dei programmi
costruttivi  per i quali e' stata rilasciata la concessione edilizia.
Per i programmi che non hanno ottenuto il rilascio della concessione,
il  segretario  generale  del  CER  procede  alla revoca dei relativi
finanziamenti.  I  programmi  sperimentali  di  edilizia residenziale
sovvenzionata,  previsti dall'articolo 4 del decreto-legge 23 gennaio
1982, n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982,
n. 94, i cui lavori non siano ancora iniziati alla data di entrata in
vigore  della presente legge devono pervenire alla fase di inizio dei
lavori  entro il 1 aprile 1997. Nel caso di mancato inizio dei lavori
entro  tale  data  il Ministro dei lavori pubblici, previa diffida ad
adempiere  all'operatore  affidatario  del  programma,  procede  alla
nomina  di  un commissario ad acta. In caso di mancato rilascio della
concessione  edilizia,  si  applica  la  procedura di cui al presente
comma. (1)
  66.  Ai programmi di edilizia sovvenzionata di cui al comma 65, per
i  quali  i  lavori non siano iniziati alla data di entrata in vigore
della  presente  legge, ovvero, pur essendo iniziati, non siano stati
completati,  si  applicano, in deroga alle procedure finanziarie gia'
stabilite  nelle convenzioni stipulate tra il segretario generale del
CER   e   gli   operatori   affidatari  dei  programmi  suddetti,  le
disposizioni  del  decreto  del Ministro dei lavori pubblici 5 agosto
1994,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 1994.
Per  la  quota  parte di lavori gia' eseguiti alla data di entrata in
vigore della presente legge, si applicano i massimali di costo di cui
ai decreti ministeriali vigenti nel periodo di esecuzione dei lavori.
Alla  copertura  finanziaria  delle  disposizioni  di  cui  sopra  si
provvede  con  le  disponibilita' derivanti dai fondi residui e dalle
economie  gia' realizzate sui programmi stessi, nonche' con le minori
spese  derivanti  dalle  rinunce  e revoche dai programmi di edilizia
sovvenzionata  ed  agevolata,  previsti  dall'articolo 4 del decreto-
legge  23  gennaio  1982,  n. 9, convertito, con modificazioni, dalla
legge  25  marzo  1982,  n.  94.  Fatti  salvi gli accantonamenti per
adeguamento  delle  aliquote IVA, eventuali somme non utilizzate sono
destinate  alle finalita' di cui all'articolo 2, comma primo, lettera
f), della legge 5 agosto 1978, n. 457.
  67.  I  finanziamenti  per  l'edilizia  agevolata gia' assegnati in
attuazione dei programmi straordinari previsti dall'articolo 3, comma
7-bis,  del  decreto-legge  7  febbraio  1985, n. 12, convertito, con
modificazioni, dalla legge 5 aprile 1985, n. 118, e dall'articolo 22,
comma  3,  della  legge  11 marzo 1988, n. 67, resisi disponibili per
effetto  di  provvedimenti di revoca o a seguito di rinuncia da parte
dei   soggetti   beneficiari,   sono  utilizzati  per  l'assegnazione
definitiva  di  contributi  che  sono  stati gia' deliberati ai sensi
delle  stesse  leggi.  Eventuali  somme non utilizzate sono destinate
alle  finalita' di cui all'articolo 2, comma primo, lettera f), della
legge 5 agosto 1978, n. 457. Entro 30 giorni dalla data di entrata in
vigore  della  presente  legge,  il Ministro dei lavori pubblici, con
proprio  decreto,  provvede  ad  accreditare  al  comune di Ancona il
finanziamento  di  lire 30 miliardi, gia' stanziato con deliberazione
CIPE  30  luglio  1991,  pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale del 13
agosto  1991,  n.  189,  per  l'attuazione  del  programma  di cui al
decreto-legge   14   dicembre   1974,   n.   658,   convertito,   con
modificazioni,  dalla  legge  15  febbraio  1975, n. 7. Il decreto e'
emanato nelle stesse modalita' dei decreti di accredito gia' disposti
a  favore  del  comune  di Ancona, che dovra' provvedere all'utilizzo
delle  somme  con  le  stesse  modalita'  attuate  in  precedenza nel
rispetto  delle leggi emanate in conseguenza degli eventi sismici del
gennaio 1972.
  68. Gli affidamenti degli interventi di sperimentazione nel settore
dell'edilizia  residenziale  di  cui  all'articolo  2,  primo  comma,
lettera  f),  della legge 5 agosto 1978, n. 457, per i quali e' stata
data  applicazione  alle disposizioni di cui all'articolo 8, comma 2,
del   decreto-legge   5   ottobre   1993,  n.  398,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  4  dicembre 1993, n. 493, sono revocati
qualora  i  lavori,  relativi  a detti interventi, non siano iniziati
entro e non oltre il 1 aprile 1997.
  69.  Per i programmi indicati ai commi 65, 66, 67 e 68, nel caso di
mancato  inizio  dei lavori nei termini fissati dai commi 65 e 68, il
Ministro  dei  lavori pubblici puo' promuovere, su motivata richiesta
presentata  dagli  enti  locali entro il 30 giugno 1999, l'accordo di
programma di cui al comma 75.
  70.  L'ultimo comma dell'articolo 2 della legge 28 gennaio 1977, n.
10, e successive modificazioni, da ultimo prorogato dall'articolo 22,
comma 1, della legge 17 febbraio 1992, n. 179, e' abrogato.
  71.  All'articolo 2, comma 2, della legge 17 febbraio 1992, n. 179,
come modificato dall'articolo 10 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n.
398,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n.
493,   dopo   il   terzo   periodo  sono  inseriti  i  seguenti:  "La
disponibilita'  del  Ministero  dei  lavori  pubblici e' incrementata
delle somme non utilizzate per contributi sui programmi ed interventi
previsti  dall'articolo  18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152,
convertito,  con  modificazioni,  della legge 12 luglio 1991, n. 203,
purche'  gli  accordi  di programma proposti dal Ministero dei lavori
pubblici  si  riferiscano  ad  aree concordate con le amministrazioni
locali.  Tali  disponibilita',  ivi  compresa  la  somma  di lire 288
miliardi,   sono   versate   all'entrata   dello   Stato  per  essere
riassegnate,  con  decreti  del  Ministro  del  tesoro,  ad  apposito
capitolo dello stato di previsione del Ministero dei lavori pubblici.
Le  somme  non  utilizzate  in  ciascun esercizio possono esserlo nel
biennio successivo".
  72. Anche in deroga alle diverse procedure previste in applicazione
dell'articolo   18   del  decreto  legge  13  maggio  1991,  n.  152,
convertito,  con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e
dell'articolo 8 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito,
con  modificazioni,  dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, gli accordi
di  programma  adottati  dai  comuni  sono  direttamente  ammessi  ai
finanziamenti previsti dallo stesso articolo 18, comma 1, nell'ambito
delle  disponibilita'  esistenti alla data di entrata in vigore della
presente  legge. Gli accordi di programma adottati dai comuni, ma non
ratificati  alla  data  di  pubblicazione  della presente legge, sono
esclusi  dal  finanziamento.  L'erogazione  dei  finanziamenti di cui
sopra   avviene   senza  pregiudizio  per  i  procedimenti  pendenti,
preliminari  all'accordo  di  programma  di  cui  all'articolo  8 del
decreto-legge  5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni,
dalla  legge 4 dicembre 1993, n. 493, e non ancora definiti alla data
di  entrata  in  vigore  della  presente  legge.  A  tale  fine viene
accantonata una quota dei predetti finanziamenti pari al 50 per cento
del complessivo importo.
  73.  Al  fine  di  agevolare  l'adozione  dell'accordo di programma
previsto  all'articolo  8, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 1993,
n.  398,  convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993,
n.  493,  nel  comma 1 del citato articolo 8 la parola: "sessanta" e'
sostituita dalla seguente: "centottanta".
  74.   Al  fine  di  agevolare  il  rilascio  delle  concessioni  di
edificazione,  all'articolo  8,  comma 2, del decreto-legge 5 ottobre
1993,  n.  398,  convertito, con modificazioni dalla legge 4 dicembre
1993,  n.  493, la parola: "centoventi" e' sostituita dalla seguente:
"centottanta".
  74-bis. Le concessioni ad edificare relative agli interventi di cui
all'articolo  8,  comma  2, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, e
successive  modificazioni,  anche se rilasciate in deroga rispetto ai
termini   stabiliti   nella   procedura  originaria,  si  considerano
validamente  rilasciate  ai  fini della prosecuzione degli interventi
stessi e dell'ammissione al finanziamento.
  75. Il comma 8-bis dell'articolo 3 della legge 17 febbraio 1992, n.
179,  introdotto dall'articolo 7 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n.
398,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n.
493, e' sostituito dal seguente:
"8-bis.  Decorso  il termine di sessanta giorni di cui al comma 8, la
regione,  nei successivi trenta giorni, ridetermina la localizzazione
degli  interventi  e l'individuazione dei soggetti attuatori. Qualora
la  regione  non  provveda, nel termine predetto, agli adempimenti di
sua  competenza  ovvero qualora, trascorsi ulteriori dieci mesi dalla
data  di  adozione  dei  provvedimenti  regionali,  gli interventi di
edilizia  sovvenzionata  e  agevolata  non  pervengano all'inizio dei
lavori,  il  Ministero dei lavori pubblici promuove e adotta, entro i
successivi   sessanta  giorni,  un  accordo  di  programma  ai  sensi
dell'articolo  27  della  legge 8 giugno 1990, n. 142. All'accordo di
programma  partecipano  anche  i rappresentanti delle categorie degli
operatori  pubblici e privati del settore. I fondi non destinati agli
interventi  a seguito dell'accordo di programma, sono restituiti alle
disponibilita' finanziarie da ripartire tra le regioni".
  76.  Le  disposizioni di cui al comma 8 dell'articolo 3 della legge
17  febbraio  1992,  n.  179,  come  modificate  dall'articolo  7 del
decreto-legge  5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni,
dalla  legge 4 dicembre 1993, n. 493, sono da intendersi modificative
di  quanto previsto dal primo comma, numero 6), dell'articolo 9 della
legge 5 agosto 1978, n. 457.
  77. COMMA ABROGATO DALLA L. 30 APRILE 1999, N. 136
  78. Per l'attuazione dei programmi di cui al comma 63, lettere a),
b)  e  c)  e  dei  commi  65, 66, 67 e 68 nonche' per tutti gli altri
programmi  di  edilizia residenziale, si deve accertare, gia' in sede
preliminare,  la  fattibilita'  degli  interventi e la compatibilita'
degli  stessi  con  la  tutela  degli  interessi  storici, artistici,
architettonici  ed  archeologici.  A  questo  fine  e  per  i casi di
particolare  rilievo  i  comuni, sentita l'amministrazione competente
alla  tutela dell'interesse, di propria iniziativa oppure su proposta
della  stessa, possono utilizzare i fondi di cui al comma 63, lettera
e).  Gli accertamenti che si rendono necessari per la tutela di detti
interessi sono affidati dal comune nel rispetto della normativa sugli
appalti.  La  deliberazione comunale con la quale il comune individua
le  aree  ove  svolgere tali accertamenti equivale a dichiarazione di
pubblica  utilita',  indifferibilita'  ed  urgenza  degli  interventi
stessi.
  79.  Al  relativo  onere si fa fronte esclusivamente con i fondi di
cui al comma 63, lettera e).
  80.  Gli  Istituti  autonomi  per  le case popolari (IACP) comunque
denominati,  per  i  quali le regioni dichiarano lo stato di dissesto
finanziario, elaborano entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della  presente legge, un piano di risanamento relativo all'eventuale
disavanzo   finanziario   consolidato   al   31   dicembre  dell'anno
precedente.
  81.  Il piano di finanziamento, redatto in termini finanziari, deve
indicare:
    a)   l'entita'  del  disavanzo  finanziario,  con  esclusione  di
componenti relative agli ammortamenti;
    b) i criteri seguiti per calcolare l'ammontare del disavanzo e le
cause che ne hanno determinato la formazione;
    c)   l'entita'  dell'anticipazione  di  cui  viene  richiesta  la
concessione a norma del comma 83;
    d)  il  periodo di ammortamento dell'anticipazione e le modalita'
di restituzione;
    e) i proventi mediante i quali si intende assicurare il pagamento
delle  rate di ammortamento del mutuo, compresi quelli da alienazione
degli  alloggi,  in quote diverse da quelle previste dall'articolo 1,
comma 14, della legge 24 dicembre 1993, n. 560;
    f)  il  bilancio  sintetico  di  previsione  pluriennale,  da cui
risulti  la non sussistenza di cause di formazione di nuovo disavanzo
finanziario.
  82.  Il  piano  di  risanamento e' inviato alla regione e da questa
approvato  entro  il termine di sessanta giorni dalla sua ricezione o
dalla ricezione di chiarimenti o modifiche eventualmente richiesti.
  83.  Il mutuo e' ammortizzabile in un periodo non superiore a dieci
anni  secondo  un  piano di ammortamento a rate costanti posticipate,
comprensive  di  capitali  e interesse. Nel caso in cui i proventi di
cui  alla lettera e) del comma 81 risultino insufficienti, il periodo
di ammortamento puo' essere esteso a quindici anni.
  84.  Sulla base del piano di risanamento, debitamente approvato, la
Cassa  depositi  e  prestiti  e'  autorizzata a concedere agli IACP i
mutui  di  cui  ai  commi  da  80 a 85, con garanzia della regione di
appartenenza.  La  garanzia  dovra'  essere  concessa con decreto del
presidente della giunta regionale nel quale dovra' essere indicato il
capitolo  di bilancio sul quale gravera' l'eventuale onere e comporta
l'obbligo   del  pagamento  della  retta  eventualmente  insoluta,  a
semplice  richiesta della Cassa depositi e prestiti, sostituendosi la
regione  nelle ragioni creditorie. La garanzia prestata dalla regione
ha carattere meramente facoltativo.
  85. Le somme ed i crediti derivanti dai canoni di locazione e dalla
alienazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica di spettanza
degli  IACP,  iscritti  in  capitoli  di  bilancio  o in contabilita'
speciale,  non  possono, in quanto destinati a servizi e finalita' di
istituto, nonche' al pagamento di emolumenti e competenze a qualsiasi
titolo  dovuti  al  personale dipendente in servizio o in quiescenza,
essere  sottratti  alla  loro  destinazione  se non in modi stabiliti
dalle  leggi che li riguardano, ai sensi dell'articolo 828 del codice
civile.  Qualunque atto di ritenzione di essi e gli atti di sequestro
o  pignoramento  eventualmente  eseguiti  sono nulli ed inefficaci di
pieno  diritto  e  non determinano obbligo di accantonamento da parte
del  terzo  e  non  sospendono  l'accreditamento  delle  somme  nelle
contabilita' intestate agli IACP e la disponibilita' di essi da parte
degli istituti medesimi.
  86.  Per  consentire il finanziamento degli interventi necessari al
completamento  e  all'adeguamento  dell'autostrada Torino-Savona alle
norme  di sicurezza del codice della strada e' concesso alla relativa
societa'  concessionaria  un contributo pari a lire 20 miliardi annui
per il periodo 1997-2016, per l'ammortamento di mutui che la societa'
stessa e' autorizzata a contrarre.
  87.   Per   consentire   l'avvio   del  nuovo  tratto  Aglio-Canova
dell'autostrada   Firenze-Bologna  e'  concesso  alla  concessionaria
Societa'  autostrade  Spa un contributo di lire 20 miliardi annui per
il  periodo  1997-2016  per  l'ammortamento  di mutui che la societa'
stessa e' autorizzata a contrarre. (2) (10)
  88.  Restano  validi  gli  atti  ed i provvedimenti adottati e sono
fatti  salvi  gli  effetti  prodottisi  ed i rapporti giuridici sorti
sulla  base  dei decreti-legge 23 maggio 1995 n. 188, 24 luglio 1995,
n.  296,  20  settembre  1995,  n.  396, 25 novembre 1995, n. 499, 24
gennaio  1996,  n. 31, 25 marzo 1996, n. 155, 25 maggio 1996, n. 286,
22 luglio 1996, n. 389, 20 settembre 1996, n. 491.
  89. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 31 MARZO 1998, N. 114.
  90. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 31 MARZO 1998, N. 114.
  91. Sono abrogate tutte le disposizioni, anche di carattere
speciale,   che   consentono,   per   i   contratti  stipulati  dalle
amministrazioni   pubbliche,   anticipazioni  del  prezzo  in  misura
superiore   al  5  per  cento  dell'importo  dei  lavori,  servizi  e
forniture,  esclusa  l'imposta  sul  valore aggiunto. La misura delle
anticipazioni  e'  fissata,  entro il predetto limite massimo, con le
modalita'  stabilite  dal  sesto  comma  dell'articolo  12  del regio
decreto  18  novembre 1923, n. 2440, come sostituito dall'articolo 2,
comma  1,  del  decreto-legge  2  marzo  1989, n. 65, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  26  aprile  1989, n. 155. Rimane ferma,
tranne  che per la misura dell'anticipazione, fissata nel 5 per cento
dell'importo  contrattuale,  la  disciplina  di  cui all'articolo 26,
comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109.
  92.  La disposizione di cui al comma 91 non si applica ai contratti
gia' aggiudicati alla data di entrata in vigore della presente legge.
Rimangono  ferme  le  disposizioni  dell'articolo  7  del decreto del
Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367.
  93. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66)).
  94. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66)).
  95.  Il  limite  di  valore  fissato  in  lire  100  milioni di cui
all'articolo  12,  comma  4, del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, e'
elevato  a lire 900 milioni. I limiti di valore previsti dal predetto
articolo  possono  essere  adeguati,  in  relazione all'andamento dei
valori di mercato nel settore immobiliare, con decreto da emanare, ai
sensi  dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,
su proposta del Ministro delle finanze.
  96.  Il  Ministro  del  bilancio  e della programmazione economica,
sentite  le  amministrazioni  dello  Stato e su conforme parere della
Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, propone alla Commissione UE
la  riprogrammazione  delle risorse dei fondi strutturali comunitari,
programmate  per  gli  esercizi  1994, 1995 e 1996 per le quali, alla
data  del  31 dicembre 1996, non si sia ancora provveduto all'impegno
contabile   ed   all'individuazione  dei  soggetti  attuatori,  e  la
conseguente   ridestinazione   delle   stesse  ad  altri  interventi,
compatibili   con   i  termini  temporali  previsti  dalla  normativa
comunitaria,  assicurando  il  rispetto  dell'originaria  allocazione
territoriale delle risorse.
  97. Per le somme impegnate entro il 31 dicembre 1996 in relazione a
programmi  approvati dalla Commissione UE, che non abbiano dato luogo
ad  erogazioni  almeno nella misura del 20 per cento alla data del 31
dicembre    1997    a    causa    dell'inerzia   dell'amministrazione
aggiudicatrice   dei   lavori,  il  Ministro  del  bilancio  e  della
programmazione  economica  ne  propone  alla  medesima Commissione la
riprogrammazione  e  la conseguente destinazione ad altri interventi,
sulla base dei criteri di cui al comma 96.
  98.    Per    l'attuazione   degli   interventi   derivanti   dalle
riprogrammazioni  di  cui  ai  commi 96 e 97 il CIPE, ove necessario,
provvede alla riallocazione delle quote di cofinanziamento nazionale,
gia'   stabilite,   in   linea  con  le  decisioni  assunte  in  sede
comunitaria.
  99.   Le   risorse  statali  attribuite  per  la  realizzazione  di
investimenti  pubblici  e  rimaste  in  tutto o in parte inutilizzate
anche  per  effetto  delle  riprogrammazioni  di cui ai commi 96 e 97
possono  essere  destinate  dal  CIPE  al  finanziamento  di progetti
immediatamente  eseguibili,  anche  relativi  a  finalita' diverse da
quelle  previste  dalle  rispettive  legislazioni.  A  tale  fine, le
amministrazioni  dello  Stato e le regioni interessate trasmettono al
Ministro  del  bilancio  e della programmazione economica le relative
proposte.  Gli  importi  in  questione  sono  versati all'entrata del
bilancio  dello  Stato  per essere assegnati con decreto del Ministro
del tesoro ad appositi capitoli di spesa, anche di nuova istituzione,
anche   relativi   a  finalita'  diverse  da  quelle  previste  dalle
rispettive legislazioni.
  100.  Nell'ambito  delle risorse di cui al comma 99, escluse quelle
derivanti  dalla  riprogrammazione delle risorse di cui ai commi 96 e
97, il CIPE puo' destinare:
    a)  una  somma  fino ad un massimo di 400 miliardi di lire per il
finanziamento   di   un   fondo  di  garanzia  costituito  presso  il
Mediocredito  Centrale  Spa  allo  scopo  di  assicurare una parziale
assicurazione  ai crediti concessi dagli istituti di credito a favore
delle piccole e medie imprese; (6)
    b)  una  somma  fino  ad  un  massimo di 100 miliardi di lire per
l'integrazione  del  Fondo  centrale  di  garanzia  istituito  presso
l'Artigiancassa Spa dalla legge 14 ottobre 1964, n. 1068.
    Nell'ambito  delle  risorse  che  si  renderanno  disponibili per
interventi  nelle  aree depresse, sui fondi della manovra finanziaria
per  il  triennio  1997-1999,  il  CIPE  destina una somma fino ad un
massimo   di   lire  600  miliardi  nel  triennio  1997-1999  per  il
finanziamento  degli interventi di cui all'articolo 1 della legge del
23 gennaio 1992, n. 32, e di lire 300 miliardi nel triennio 1997-1999
per  il  finanziamento degli interventi di cui all'articolo 17, comma
5, della legge 11 marzo 1988, n. 67.
  101.  La  garanzia del fondo centrale dell'Artigiancassa Spa di cui
alla predetta legge n. 1068 del 1964 e' trasformata da sussidiaria ad
integrativa  e  puo'  essere  concessa  su  operazioni a favore delle
imprese  artigiane  effettuate  dalle  banche e da altri intermediari
finanziari,  compresi  i  confidi  artigiani.  A  valere  sul  fondo,
l'Artigiancassa  Spa puo' anche prestare fideiussioni, ferma restando
la  non  cumulabilita' degli interventi. Con decreto del Ministro del
tesoro  di  concerto  con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato  sono  fissate  le  modalita'  e  le  condizioni che
disciplinano  gli interventi medesimi, compresa la determinazione dei
versamenti,  la  quale  puo' essere stabilita anche in misura diversa
rispetto  a  quella prevista dalla richiamata legge n. 1068 del 1964;
detti   versamenti   sono  amministrati  dall'Artigiancassa  Spa  con
contabilita' separata.
  102.  Le  regioni  possono  proporre  al  CIPE, ad integrazione dei
programmi  di  cui  al  comma 99, anche l'utilizzazione delle risorse
resesi   disponibili   sui   propri   bilanci   per   effetto   delle
riprogrammazioni di cui ai commi 96 e 97.
  103. Le riassegnazioni di risorse disposte ai sensi dei commi da 96
a 110, ad esclusione di quelle attribuite dal programma triennale per
la  tutela dell'ambiente, ed il relativo utilizzo sono effettuati dal
CIPE,  con  propria  deliberazione, entro trenta giorni dalla data di
entrata   in  vigore  della  presente  legge,  secondo  le  forme  di
intervento regolate sulla base di accordi.
  104. Le risorse attribuite alle regioni dal programma triennale per
la  tutela  dell'ambiente non utilizzate entro il 31 dicembre 1996, e
per  le  quali  non siano stati completati entro la data predetta gli
adempimenti  di  cui  al punto 5.1.4. della delibera CIPE 21 dicembre
1993, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.
58  dell'11  marzo  1994,  con decreto del Ministro dell'ambiente, di
intesa  con  le regioni interessate sono revocate e destinate, previa
verifica     dell'attualita'    dell'interesse    prioritario    alla
realizzazione  degli  interventi  originariamente  previsti, ad altri
interventi   tra   quelli  individuati  nel  documento  regionale  di
programma.  PERIODO  SOPPRESSO  DAL  D.L.  31  DICEMBRE 1996, N. 669,
CONVERTITO,  CON  MODIFICAZIONI, DALLA L. 28 FEBBRAIO 1997, N. 30. Le
risorse  attribuite  dal  programma triennale alle regioni e province
autonome  dalle  quali, alla data del 28 febbraio 1997, non sia stato
ancora   approvato  il  documento  regionale  di  programma,  vengono
altresi'   revocate   con   decreto   del  Ministro  dell'ambiente  e
ridestinate con gli stessi criteri di cui al presente comma. (1)
  105.   Le   risorse   di   cui   al   comma   104  sono  utilizzate
prioritariamente  per  la  copertura  della  quota di cofinanziamento
nazionale  di  interventi  di  risanamento e protezione ambientale da
realizzare  nell'ambito  dei  programmi regionali previsti nel quadro
comunitario di sostegno 1994-1999; in via subordinata, in mancanza di
interventi  immediatamente eseguibili nelle regioni interessate dalle
revoche,  per  la  copertura della quota di cofinanziamento nazionale
destinata  a  specifici  programmi  operativi  in campo ambientale da
realizzare nell'ambito dello stesso quadro comunitario di sostegno.
  106.  Il  Ministro  dell'ambiente, sentita la Conferenza permanente
per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento  e  di  Bolzano,  definisce  altresi' un programma stralcio di
tutela   ambientale,   avvalendosi   delle   risorse   a   tal   fine
specificamente previste per il triennio 1997-1999. (1)
  107.  Con decreto del Ministro dell'ambiente, sentita la Conferenza
permanente  per  i  rapporti  tra  lo Stato, le regioni e le province
autonome  di  Trento  e  di  Bolzano, sono rideterminate nel triennio
1997-1999  le  assegnazioni delle risorse di cui alla tabella 4 della
delibera  CIPE  21  dicembre  1993,  e  successive  modificazioni  ed
integrazioni,  ivi  comprese  quelle  di  cui al decreto del Ministro
dell'ambiente  22 settembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 22 novembre 1995, n. 273. Dalla rideterminazione cosi' effettuata
sono  escluse  e  da escludere le risorse gia' assegnate ai programmi
approvati e per i quali sia iniziata l'attuazione.
  108.  Le  risorse  finanziarie relative ad opere appaltate entro la
data  di  entrata  in  vigore  della presente legge sui fondi dell'ex
Agenzia  per  la  promozione  dello  sviluppo del Mezzogiorno vengono
accreditate  alle regioni e agli enti locali, nonche' agli altri enti
di  cui  al  comma  214  dell'articolo  3  della  presente  legge. Il
trasferimento  delle predette risorse e delle relative concorrenze e'
disposto,  nei  limiti  delle  disponibilita'  di  bilancio,  secondo
criteri e modalita' attuative da stabilire con apposita deliberazione
del CIPE.
  109.   Le   amministrazioni  centrali  dello  Stato  e  le  regioni
interessate  approvano  entro  il  30  giugno  1997 i programmi delle
risorse  dei  fondi  strutturali  comunitari  per il secondo triennio
1997-1999,  indicando  gli  eventuali  enti  o aziende attuatori, gli
interventi  da  realizzare  ed  i  relativi  importi  da  assegnare e
fissando  in  dodici  mesi  il termine per l'assunzione degli impegni
contabili con l'avvio dei lavori.
  110.  La  disciplina  di  cui  ai  commi 103, 104 e 105 si applica,
relativamente   alle  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,
compatibilmente  con le disposizioni stabilite dallo Statuto speciale
e dalle relative norme di attuazione.
  111.  Sono  abrogati  gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 febbraio
1981,  n.  22, e l'articolo 20 del decreto-legge 29 dicembre 1987, n.
534,  convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n.
47.
  112.  L'ENI  provvede  a  vendere le scorte strategiche di petrolio
greggio e di prodotti petroliferi di cui alla legge 10 febbraio 1981,
n.  22,  che  risultino alla data di entrata in vigore della presente
legge,  alle  piu'  favorevoli  condizioni di mercato, sia per quanto
riguarda   il   livello  dei  prezzi  che  le  quantita'  normalmente
contrattate, al fine di non determinare turbative sul mercato stesso.
Non sono riconosciuti sovrapprezzi o diritti di intermediazione.
  113.  Gli introiti derivanti dalla vendita di cui al comma 112 sono
versati  all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  entro sette giorni
lavorativi  dalla  data  del  pagamento  del  prodotto venduto e sono
riassegnati, nella misura occorrente per le finalita' di cui al comma
114,  allo  stato  di  previsione  del  Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, il quale provvede a liquidare i crediti
vantati dall'ENI nei confronti dello Stato.
  114.  Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare con propri
decreti  le  occorrenti  variazioni  di bilancio per il pagamento dei
crediti liquidati di cui al comma 113.
  115. All'articolo 2, primo comma, della legge 10 marzo 1986, n. 61,
come modificato dall'articolo 19 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, le
parole:  "della  scorta  strategica  di proprieta' dello Stato," sono
soppresse.
  116.  Il  Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato
dispone   con  proprio  decreto  l'eventuale  utilizzo  delle  scorte
obbligatorie  e  la  loro  dislocazione nelle situazioni di emergenza
dichiarate   tali  dagli  organismi  internazionali  preposti  o  dal
Governo.
  117.  Le amministrazioni civili dello Stato e gli enti pubblici non
economici  provvedono, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della  presente  legge,  a censire, secondo le modalita' indicate con
decreto  del  Ministro  del  tesoro,  di concerto con il Ministro dei
trasporti e della navigazione, gli autoveicoli in dotazione.
  118.   Le   autorita'  cui  e'  consentito  l'uso  esclusivo  delle
autovetture sono:
    a)  Presidente  del  Consiglio dei ministri e Vice Presidente del
Consiglio dei ministri;
    b) Ministri;
    c) Sottosegretari di Stato.
  119. I servizi di trasporto di persone e cose attualmente svolti in
gestione  diretta  dalle  amministrazioni  civili dello Stato e dagli
enti  pubblici  non  economici sono affidati, previa analisi tecnico-
economica  predisposta  dal  Ministero  del tesoro, entro dodici mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, a societa' pri-
vate. (15)
  120.  La dismissione degli autoveicoli eccedenti quelli necessari a
soddisfare  le  esigenze di cui ai commi 118 e 121 e' affidata, anche
mediante   mandato,   a  societa'  specializzate  entro  dodici  mesi
dall'affidamento  del  servizio  di  trasporto  di  persone  e cose a
societa' private. (15)
  121.  Con  decreto  del  Presidente del Consiglio dei ministri sono
individuate  particolari  categorie, non ricomprese tra quelle di cui
al  comma  118,  cui e' consentito l'uso esclusivo delle autovetture,
fermo restando quanto previsto dal comma 122. (15)
  122. Tutti coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche a qualsiasi
titolo,  e  che sono cessati dalla carica, perdono il diritto all'uso
dell'autovettura di Stato.
  123.  Le  disposizioni  di  cui ai commi da 117 a 122 si applicano,
altresi',  al  parco  auto  in  dotazione  alle  amministrazioni  del
Dipartimento  della  protezione civile della Presidenza del Consiglio
dei ministri, dell'interno e della difesa non strettamente necessario
all'espletamento   delle   funzioni  primarie  delle  amministrazioni
medesime.
  124.  Per  l'esercizio  finanziario  1997  e'  fatto  divieto  alle
amministrazioni   civili   dello   Stato,   nonche'   agli  enti  non
territoriali  del  settore  pubblico  allargato, con esclusione delle
Forze di polizia, di acquistare autovetture. (15)
  125. All'articolo 1, terzo comma, della legge 13 marzo 1980, n. 70,
dopo  le parole: "alla prima" sono inserite le seguenti: "e sino alla
quinta";  ed  e'  aggiunto, in fine, il seguente periodo: "In caso di
contemporanea   effettuazione  di  piu'  consultazioni  elettorali  o
referendarie,  ai  componenti  degli  uffici  elettorali  di  sezione
possono riconoscersi fino a un massimo di quattro maggiorazioni".
  126.  Per  consentire  la concessione dell'agevolazione prevista al
numero  5  della  tabella  A  allegata  al  testo unico approvato con
decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, anche mediante crediti o
buoni  di  imposta, il Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali  determina,  entro  il  31  marzo  1997, i consumi medi dei
prodotti  petroliferi  per  ettaro  e  per  ogni tipo di coltivazione
necessari  all'emanazione,  entro novanta giorni dalla predetta data,
del  decreto  previsto nelle note della citata tabella A. A decorrere
dal  1 luglio 1997, con decreto da emanare ai sensi dell'articolo 17,
comma  3,  della  legge  23  agosto  1988,  n. 400, il Ministro delle
finanze,  di  concerto  con il Ministro del tesoro, in relazione alla
riduzione  dei consumi gia' realizzati per effetto delle disposizioni
di  cui  al  periodo  precedente, indicata dal Ministro delle risorse
agricole,  alimentari e forestali, puo' ridurre la misura dell'accisa
prevista  nel numero 5 della tabella A allegata al citato testo unico
approvato con decreto legislativo n. 504 del 1995.
  127.  Per  il  gasolio  utilizzato per il riscaldamento delle serre
adibite  a colture floro-vivaistiche l'accisa si applica nella misura
del  10  per  cento dell'aliquota normale. L'agevolazione e' concessa
mediante   rimborso   dell'accisa,  effettuato  nei  confronti  degli
esercenti  depositi  per  la  distribuzione  dei prodotti petroliferi
agevolati  per  uso  agricolo limitatamente alle quantita' di gasolio
agevolato per uso agricolo assegnate e prelevate per il riscaldamento
delle  serre  adibite a colture floro-vivaistiche, mediante accredito
dell'imposta  ai sensi dell'articolo 14 del testo unico approvato con
decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504.
  128. Le modalita' di utilizzazione delle disponibilita' finanziarie
derivanti  da  dismissioni  del patrimonio immobiliare, da cessione o
scadenza  di  valori  mobiliari  di  cui  siano  titolari  l'Istituto
nazionale  della  previdenza sociale (INPS), l'Istituto nazionale per
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (IN- AIL), l'Istituto
di   previdenza   per   il  settore  marittimo  (IPSEMA),  l'Istituto
postelegrafonici  (IPOST)  e l'Istituto nazionale di previdenza per i
dipendenti  dell'amministrazione  pubblica  (INPDAP) sono determinate
nell'ambito  dei  piani  annuali delle disponibilita' di cui al comma
129.
  129.  Per  il triennio 1997-1999 nei confronti degli enti di cui al
comma  128  non  si  applicano le disposizioni di cui all'articolo 65
della  legge  30  aprile  1969,  n. 153, e successive modificazioni e
integrazioni,  e  ogni  altra  norma,  anche  di  carattere speciale,
vigente in materia di investimenti, ad eccezione di quelli adibiti ad
uso  strumentale.  Per  il medesimo triennio, tali enti sono tenuti a
disporre,  sulla base delle direttive emanate dal Ministro del lavoro
e  della  previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
piani    di    impiego   annuali   delle   disponibilita',   soggetti
all'approvazione dei Ministri stessi.
  130.   Restano   ferme   le   disposizioni   previste  per  l'INAIL
dall'articolo  2,  comma 6, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, per
l'attuazione   degli   interventi  da  realizzare  nell'ambito  degli
indirizzi  di  programma  del  Ministero della sanita' e d'intesa con
questo.
  131. La partecipazione azionaria nella RIBS Spa posseduta dall'EFIM
e'   trasferita   al   Ministero  del  tesoro.  Conseguentemente,  il
rappresentante  dell'EFIM  decade  dal  consiglio  di amministrazione
della RIBS Spa.
  132.  L'Istituto per lo sviluppo agroalimentare (ISA) S.p.a., nell'
ambito   delle   operazioni   di  acquisizione  delle  partecipazioni
azionarie  e  di  erogazioni di finanziamenti a societa' ed organismi
operanti  nel  settore della trasformazione e commercializzazione dei
prodotti   agricoli,  puo'  definire  condizioni  compatibili  con  i
principi  di  economia  di mercato e stipulare appositi accordi con i
quali,  tra  l'altro,  gli  altri  soci,  o  eventualmente  terzi, si
impegnano  a  riscattare  al valore di mercato, nel termine stabilito
dal  relativo  piano  specifico  di  intervento, le azioni o le quote
sociali acquisite.
  132-bis. ISA S.p.a., con le medesime modalita' di cui al comma 132,
partecipa  ad  iniziative  promosse da societa', enti, fiere ed altri
organismi  allo  scopo  di  predisporre studi, ricerche, programmi di
promozione  e  di potenziamento dei circuiti commerciali dei prodotti
agricoli ed agroindustriali.
  132-ter. Per le finalita' di cui ai commi 132 e 132-bis, ISA S.p.a.
si avvale dei propri fondi.
  133. Ai fini del contenimento del limite massimo del saldo netto da
finanziare  e  del  ricorso al mercato per gli anni 1996, 1997 e 1998
stabiliti  dalla legge finanziaria 1996, le disposizioni dei commi da
134 a 165 realizzano una manovra sulla spesa pari a 2.961 miliardi di
lire  per  il  1996,  a  2.834 miliardi di lire per il 1997 e a 3.578
miliardi   di   lire   per  il  1998  in  termini  di  competenza  e,
rispettivamente,  a  1.485, 2.380 e 2.900 miliardi di lire in termini
di  cassa.  I commi da 134 a 165 dispongono altresi' maggiori entrate
in misura non inferiore, in termini sia di competenza sia di cassa, a
3.900  miliardi di lire per il 1996, a 2.393 miliardi per il 1997 e a
lire 1.660 miliardi per il 1998.
  134.  Gli  stanziamenti iniziali iscritti sui capitoli del bilancio
di  previsione dello Stato per l'anno finanziario 1996, e le relative
proiezioni  per  gli  anni  1997  e 1998, appartenenti alle categorie
economiche  di  seguito  elencate,  con  esclusione della quota parte
destinata  a spese di personale e delle dotazioni relative ad accordi
internazionali  e  a  intese con confessioni religiose, a regolazioni
contabili,  a  garanzie assunte dallo Stato, ad annualita' relative a
limiti di impegno e a rate di ammortamento di mutui, sono ridotti per
importi   corrispondenti   alle  seguenti  percentuali,  intendendosi
correlativamente ridotte le relative autorizzazioni di spesa:
    a)  Categoria  IV  -  con  esclusione  delle  spese aventi natura
obbligatoria  e  di  quelle della rubrica 12 e della rubrica 14 dello
stato  di  previsione  del  Ministero  della  difesa: 5 per cento. Su
proposta  del  Ministro  interessato, di concerto con il Ministro del
tesoro,  la  riduzione puo' essere operata su determinati capitoli di
spese   discrezionali   della   medesima   categoria   ovvero   sugli
accantonamenti  di  fondo  speciale  per provvedimenti legislativi in
corso della medesima amministrazione;
    b)  Categoria  V  - con esclusione dei capitoli 6674, 6675 e 6676
dello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri
e  dei  capitoli  4630,  4633,  4634,  5941  e  6771  dello  stato di
previsione  del  Ministero  del  tesoro,  delle  spese per assistenza
gratuita  diretta  (codice  economico 5.1.4.), dei trasferimenti alle
province   e   ai   comuni   (codice  economico  5.5.0.),  agli  enti
previdenziali   (codice   economico   5.6.0.)  e  all'estero  (codice
economico 5.8.0.), delle pensioni di guerra (codice economico 5.1.1.)
nonche'  dei  contributi di cui all'articolo 1, comma 40, della legge
28 dicembre 1995, n. 549: 1,1 per cento;
    c)  Categorie  X  e  XI  - con esclusione del capitolo 8405 dello
stato  di  previsione del Ministero dei lavori pubblici e delle spese
per danni bellici e pubbliche calamita' (codice economico 10.9.1.): 2
per cento.
  135.   Le  riduzioni  di  cui  al  comma  134  che  non  consentono
l'adempimento  di  obbligazioni giuridicamente perfezionate alla data
di  entrata  in  vigore  della  presente  legge  possono dare luogo a
reiscrizioni   ai  pertinenti  capitoli  di  bilancio  dell'esercizio
successivo.
  136.  L'autorizzazione di spesa prevista dall'articolo 18, comma 5,
della  legge 27 dicembre 1983, n. 730, come determinata dalla tabella
C  della  legge 28 dicembre 1995, n. 550 (legge finanziaria 1996), e'
ridotta  di  lire 190 miliardi per l'anno 1996 e di lire 200 miliardi
per  ciascuno  degli  anni  1997  e  1998.  L'autorizzazione di spesa
prevista  dall'articolo  4, comma 6, della legge 28 dicembre 1995, n.
550  (legge  finanziaria  1996),  e' ridotta di lire 370 miliardi per
l'anno  1996,  di  lire  550  miliardi  per l'anno 1997 e di lire 600
miliardi per l'anno 1998. Gli stanziamenti iscritti ai capitoli 4288,
4289 e 4290 dello stato di previsione del Ministero dell'interno e le
relative  proiezioni  sono  complessivamente ridotti, su proposta del
Ministro  dell'interno,  di lire 150 miliardi per ciascuno degli anni
1996,  1997 e 1998. Le assegnazioni, i contributi e le somme comunque
erogate  a  decorrere  dal 30 luglio 1996 a carico del bilancio dello
Stato  a favore di societa' per azioni, il cui capitale sia di totale
proprieta'  dello  Stato,  o  di  enti  pubblici  non assoggettati al
sistema  di  tesoreria unica ai sensi della legge 29 ottobre 1984, n.
720,  e  successive  modificazioni  ed  integrazioni,  devono  essere
versati  su  appositi  conti  correnti  infruttiferi  gia' in essere,
ovvero da aprirsi presso la Tesoreria centrale dello Stato.
  137. I soggetti che hanno dichiarato per il periodo di imposta 1994
ricavi  derivanti  dall'esercizio  di  attivita'  di  impresa, di cui
all'articolo  53,  comma  1,  ad  esclusione di quelli indicati nella
lettera  c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto  del  Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o
compensi  derivanti dall'esercizio di arti e professioni di ammontare
non  superiore  a  lire  dieci  miliardi,  sono ammessi a definire il
reddito di impresa ovvero il reddito derivante dall'esercizio di arti
e  professioni  sulla  base  dei  parametri  di  cui  al  decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 29 gennaio 1996, pubblicato nel
supplemento  ordinario  n.  15  alla  Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31
gennaio   1996,   tenendo  conto  degli  elementi,  desumibili  dalle
dichiarazioni   dei   redditi   presentate   ovvero   dal   bilancio,
opportunamente  riclassificati  per  l'applicazione dei parametri. La
disposizione  si  applica a condizione che i predetti ricavi siano di
importo non inferiore all'85 per cento dell'ammontare complessivo dei
ricavi  e  degli  altri  componenti  positivi,  ad  esclusione  delle
plusvalenze   diverse   da   quelle   derivanti  da  immobilizzazioni
finanziarie  e delle sopravvenienze attive. La definizione ha effetto
anche  per  l'imposta sul valore aggiunto, da liquidare come indicato
nell'articolo  3, comma 183, della legge 28 dicembre 1995, n. 549. La
definizione non e' ammessa:
    a)  se,  alla data del 15 novembre 1996, ricorrono le ipotesi in-
dicate  nell'articolo  2-bis, comma 2, del decreto-legge 30 settembre
1994,  n. 564, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre
1994, n. 656, e successive modificazioni ed integrazioni;
    b) in caso di omessa presentazione della dichiarazione.
  138.  Il  contribuente  che  intende  avvalersi  della  definizione
presenta  all'ufficio  delle  imposte  competente, entro il 31 luglio
1996,  ovvero  entro  il  5  settembre  1996  se i relativi dati sono
registrati    anche   su   supporto   magnetico,   apposita   istanza
irretrattabile  redatta  secondo  i modelli approvati con decreto del
Ministro  delle  finanze  16  maggio 1996, pubblicato nel supplemento
ordinario  n.  30  alla Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1996.
All'istanza dei soggetti che esercitano attivita' di impresa o arti e
professioni  in forma associata possono essere allegate le istanze di
ciascun socio o associato. Con decreto del Ministro delle finanze, da
pubblicare  nella  Gazzetta  Ufficiale,  la trattazione delle istanze
puo'  essere  attribuita  anche  agli  uffici dell'imposta sul valore
aggiunto,  tenendo  conto  sia  della qualita' dei soggetti sia della
loro  ripartizione  sul territorio. L'ufficio, valutata l'istanza, la
rigetta,  se  riscontra  cause  ostative  per legge, ovvero invita il
contribuente  a presentarsi per redigere in contraddittorio l'atto di
adesione secondo la procedura stabilita nel regolamento di attuazione
di  cui  all'articolo  2-bis, comma 6, del decreto-legge 30 settembre
1994,  n. 564, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre
1994,   n.  656,  concernente  disposizioni  per  l'accertamento  con
adesione  del  contribuente, emanato con decreto del Presidente della
Repubblica  30  aprile 1996, n. 316. La definizione si perfeziona con
il  versamento  delle  maggiori somme dovute. Se entro il 30 novembre
1996  l'ufficio  non ha comunicato il rigetto dell'istanza o l'invito
al  contribuente  a  presentarsi  per redigere l'atto di adesione, il
contribuente  si intende definitivamente ammesso alla definizione. La
stessa  si  perfeziona  con il versamento, entro il 15 dicembre 1996,
delle  maggiori  somme  dovute,  da  effettuare  in  base  alle norme
sull'autoliquidazione  mediante  delega  ad  un'azienda  di credito o
tramite  il  competente concessionario della riscossione. Con decreto
del  Ministro  delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale,
sono  stabilite  le  modalita' tecniche, la modulistica e i codici di
versamento.  Qualora  l'importo  dovuto  sia  superiore a lire cinque
milioni  per  le persone fisiche e a lire dieci milioni per gli altri
soggetti,  le  somme eccedenti possono essere versate in due rate, di
pari  ammontare,  rispettivamente  entro  il  quarto e il decimo mese
dalla data dell'atto di adesione di cui al presente comma, maggiorate
degli  interessi  legali  computati  a  decorrere  dal  primo  giorno
successivo  alla  scadenza  del  termine stabilito per il versamento,
ovvero  entro il 31 marzo 1997 ed entro il 30 settembre 1997 nel caso
previsto, maggiorate degli interessi legali computati a decorrere dal
16  dicembre  1996.  L'omesso  versamento  nei  termini non determina
l'inefficacia  della  definizione  e  per il recupero delle somme non
corrisposte si applicano le disposizioni dell'articolo 14 del decreto
del  Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e succes-
sive  modificazioni;  sono altresi' dovuti una soprattassa pari al 40
per cento delle somme non versate e gli interessi legali. (1) (3)
  139.  La  definizione  non  e'  soggetta  ad  impugnazione,  non e'
integrabile  o modificabile da parte dell'ufficio, salvo il potere di
autotutela   dell'amministrazione   finanziaria   ove  sussistano  le
condizioni  ostative  indicate  al  comma 137, nonche' in presenza di
inesatte  dichiarazioni  circa i dati cui si riferiscono i parametri.
Non  rileva ai fini penali ed extra tributari, compreso il contributo
per  il  Servizio  sanitario  nazionale, nonche' ai fini dell'imposta
comunale  per  l'esercizio  di imprese e di arti e professioni. Sulle
maggiori  imposte non sono dovuti interessi; le sanzioni per infedele
dichiarazione  sono  ridotte  ad  un  ottavo  del minimo, le sanzioni
inerenti   ad  adempimenti  relativi  al  periodo  d'imposta  cui  si
riferiscono le dichiarazioni definite ed ogni altra sanzione connessa
con  irregolarita'  od  omissioni rilevabili dalle dichiarazioni sono
applicabili  nella  misura  di un quarto del minimo. Alla definizione
eseguita  ai  sensi  dei  commi  da 133 a 165 si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni dei commi 2-bis e 2-sexies dell'articolo
3  del  decreto-legge  30  settembre  1994,  n.  564, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  30  novembre 1994, n. 656, e successive
modificazioni  e  integrazioni. Per le somme riscosse in applicazione
dei  commi  da  133  a  165  si  rendono,  altresi',  applicabili  le
disposizioni  dell'articolo  4  del  citato  decreto-legge n. 564 del
1994.  Il  maggiore imponibile definito rileva ai fini dei contributi
previdenziali dovuti all'Istituto nazionale della previdenza sociale,
determinati secondo le disposizioni dei commi 1-bis e 3 dell'articolo
1   del   decreto-legge  9  agosto  1995,  n.  345,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  18  ottobre  1995,  n. 427. Sulle somme
dovute a tale titolo non sono dovuti interessi. Fino alla conclusione
del  procedimento  di  cui ai commi da 133 a 165 non si applicano gli
articoli  8, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica
6  ottobre  1978, n. 627, e successive modificazioni, 12 del decreto-
legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge
27  aprile  1989, n. 154, e successive modificazioni, e 62-ter, comma
1,  del  decreto-legge  30  agosto  1993,  n.  331,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  29  ottobre 1993, n. 427. L'intervenuta
definizione  dell'accertamento  con adesione inibisce la possibilita'
per  l'ufficio  di  effettuare,  per  lo  stesso  periodo  d'imposta,
l'accertamento di cui all'articolo 38, commi da quarto a settimo, del
decreto  del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e
successive modificazioni.
  140.  Ai  contribuenti  che abbiano dichiarato ricavi o compensi di
importo  non  inferiore  a  quello  risultante  dall'applicazione dei
parametri  indicati  al  comma  137  non si applicano le disposizioni
richiamate nel penultimo periodo del comma 139.
  141.  Gli  esercenti attivita' di impresa in regime di contabilita'
ordinaria  che  per  il  periodo  di imposta 1995 e per il precedente
hanno   dichiarato  ricavi  di  cui  all'articolo  53,  comma  1,  ad
esclusione di quelli indicati nella lettera c), del testo unico delle
imposte  sui  redditi,  approvato  con  decreto  del Presidente della
Repubblica  22  dicembre  1986,  n. 917, di ammontare non superiore a
lire  10  miliardi  e  comunque  non  inferiore  a  quello risultante
dall'applicazione  dei parametri di cui al decreto del Presidente del
Consiglio  dei  ministri  29 gennaio 1996, pubblicato nel supplemento
ordinario  n.  15  alla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31 gennaio 1996,
anche  mediante  la  definizione  di  cui  ai  commi da 137 a 140 del
presente  articolo,  possono  procedere  alla  regolarizzazione della
situazione  patrimoniale  iniziale relativa all'esercizio successivo.
Gli  elementi  posti  a  base  della  regolarizzazione  devono essere
indicati in apposito modello approvato con decreto del Ministro delle
finanze  28  giugno  1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150
del 28 giugno 1996, da presentare entro il 20 dicembre 1996 ai centri
di servizio, ove istituiti, o agli uffici delle imposte competenti in
ragione  del  domicilio  fiscale posseduto alla predetta ultima data.
(1)
  142.   La   regolarizzazione   puo'   essere   effettuata  mediante
l'eliminazione   delle   passivita'   o   delle  attivita'  fittizie,
inesistenti  o  indicate  per  valori  superiori  a  quelli effettivi
nonche'   mediante   l'iscrizione   di  attivita'  o  di  passivita',
costituite   da   debiti   verso  fornitori,  in  precedenza  omesse,
assoggettando  i  maggiori  e  i  minori  valori  iscritti ad imposta
sostitutiva   dell'imposta   sul   reddito   delle  persone  fisiche,
dell'imposta  sul reddito delle persone giuridiche e dell'imposta lo-
cale  sui redditi, in misura pari al 10 per cento. Il maggiore valore
del  patrimonio  netto  derivante dalle predette regolarizzazioni, al
netto  dell'imposta  sostitutiva, deve essere accantonato in apposita
riserva,  designata  con  riferimento  ai  commi  da  133  a 165, che
concorre  alla  formazione del reddito nel periodo di imposta e nella
misura in cui la riserva viene attribuita ai soci o ai partecipanti o
all'imprenditore;  nell'esercizio  in  cui  si verificano le predette
ipotesi,  le  somme attribuite, aumentate dell'imposta sostitutiva ad
esse corrispondente, concorrono a formare il reddito imponibile della
societa'  o  dell'ente  o  dell'impresa,  ai  quali  e' attribuito un
credito  di  imposta  ai  fini dell'imposta sul reddito delle persone
fisiche  o  dell'imposta  sul  reddito  delle persone giuridiche pari
all'ammontare  dell'imposta  sostitutiva  pagata,  nonche' il reddito
imponibile  dei  soci  o  dei  partecipanti.  Per i soggetti indicati
nell'articolo  87,  comma  1,  lettere a) e b), del testo unico delle
imposte  sui  redditi,  approvato  con  decreto  del Presidente della
Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, l'ammontare su cui va calcolata
l'imposta  sul  patrimonio  netto  delle  imprese e' assunto al lordo
dell'imposta sostitutiva.
  143.  Le imprese che determinano il reddito in base all'articolo 79
del  testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente  della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  possono
effettuare  le  regolarizzazioni  limitatamente  ai  beni di cui agli
articoli  59,  60  e  67  dello  stesso  testo unico, nelle scritture
contabili  previste dall'articolo 18 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Si applica l'ultimo periodo del
comma 141.
  144.   La   regolarizzazione   si   perfeziona  con  il  versamento
dell'imposta  sostitutiva  entro  il 15 dicembre 1996; i soggetti con
periodo  d'imposta  non  coincidente con l'anno solare devono versare
l'imposta  sostitutiva entro la predetta data o, se successiva, entro
la   data   di  scadenza  del  termine  per  la  presentazione  della
dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta 1995. Qualora
l'imposta  dovuta  superi  i  cinque  milioni  di lire per le persone
fisiche  e  i  dieci milioni di lire per gli altri soggetti, le somme
eccedenti  possono  essere  versate  in  due rate, di pari ammontare,
rispettivamente  entro il 31 marzo 1997 e il 30 settembre 1997; per i
soggetti  con periodo d'imposta non coincidente con l'anno solare, il
versamento  va  effettuato  entro  le predette date o, se successive,
entro  il  sesto ed il dodicesimo mese dalla scadenza del termine per
la  presentazione della dichiarazione dei redditi. Le somme eccedenti
vanno  maggiorate  degli  interessi  legali computati a decorrere dal
primo  giorno  successivo  alla  scadenza del termine previsto per il
versamento  dell'imposta sostitutiva fino a cinque o dieci milioni di
lire.  L'omesso  versamento  nei  termini  delle  somme eccedenti non
determina  l'inefficacia  della  regolarizzazione  e  per il recupero
delle   somme   non   corrisposte   si   applicano   le  disposizioni
dell'articolo  14  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 29
settembre  1973,  n.  602,  e successive modificazioni; sono altresi'
dovuti una soprattassa pari al 40 per cento delle somme non versate e
gli interessi legali. (1)
  145.  La  regolarizzazione  di  cui al comma 141 non rileva ai fini
penali. I valori risultanti dalle variazioni indicate nei commi 142 e
143 sono riconosciuti, ai fini civilistici e fiscali, a decorrere dal
periodo  di  imposta  1996  e  non  possono essere utilizzati ai fini
dell'accertamento.  L'imposta  sostitutiva  e'  indeducibile.  Per la
liquidazione,   la  riscossione,  i  rimborsi  e  il  contenzioso  si
applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.
  146.  Per i soggetti che si avvalgono della regolarizzazione di cui
ai  commi da 133 a 165 del presente articolo, le rimanenze finali in-
dicate  negli  articoli  59  e  60  del testo unico delle imposte sui
redditi,  approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 22
dicembre  1986,  n.  917,  relative  al  periodo  di imposta 1995, da
considerare  per  l'applicazione  dei parametri di cui al decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri 29 gennaio 1996, richiamato nel
comma 141, sono assunte per un ammontare non superiore a quello delle
esistenze iniziali del medesimo periodo di imposta.
  147.  Ai  fini  dell'imposta  sul valore aggiunto, l'adeguamento ai
parametri  menzionati  nel  comma 146 del presente articolo, ai sensi
dell'articolo  3,  comma  188,  della legge 28 dicembre 1995, n. 549,
puo'  essere  operato  mediante  l'integrazione  della  dichiarazione
annuale  dell'imposta  sul  valore  aggiunto, effettuando il relativo
versamento  entro il termine per la presentazione della dichiarazione
dei  redditi. In tal caso e' dovuta una maggiorazione fissa del 3 per
cento  a  titolo  di  interessi e non si applicano soprattasse e pene
pecuniarie. I maggiori corrispettivi devono essere annotati, entro il
suddetto  termine,  in  una  apposita  sezione  del registro previsto
dall'articolo  23 o dall'articolo 24 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
  148.  Nel  decreto  del  Presidente  del  Consiglio dei ministri 29
gennaio 1996, richiamato nel comma 141, sono indicate le categorie di
contribuenti  per  le  quali  non  e'  possibile  l'elaborazione  dei
predetti   parametri   in   relazione   al  numero  dei  contribuenti
appartenenti  alla  categoria di attivita' o alle caratteristiche del
processo  produttivo. La disposizione del presente comma si applica a
decorrere dal 1 gennaio 1996.
  149. Il comitato per la vigilanza e il coordinamento dell'attivita'
di  accertamento  nel  campo  dell'obbligo tributario e contributivo,
istituito  ai  sensi  dell'articolo  3, comma 1, del decreto-legge 15
gennaio  1993,  n.  6,  convertito, con modificazioni, dalla legge 17
marzo 1993, n. 63, e' prorogato per il triennio 1996-1998.
  150.  A  decorrere dal 1 gennaio 1996, l'imposta fissa di bollo, in
qualsiasi  modo  dovuta,  stabilita  in  lire  15.000  dalla tariffa,
allegato  A,  annessa  al  decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre  1972, n. 642, come sostituita dal decreto del Ministro delle
finanze  20  agosto 1992, pubblicato nel supplemento ordinario n. 106
alla  Gazzetta  Ufficiale  n.  196  del  21 agosto 1992, e successive
modificazioni,  e'  elevata a lire 20.000; l'imposta di bollo di lire
15.000, dovuta sui contratti di cui all'articolo 2, nota 2-bis, della
citata tariffa, in qualsiasi forma redatti, e' elevata a lire 20.000,
fermo  restando  che l'imposta fissa di bollo si applica ai contratti
relativi  alle carte di pagamento solo in caso d'uso. L'imposta fissa
di bollo stabilita in lire 2.000 per gli atti di cui all'articolo 13,
commi 1 e 2, della stessa tariffa, e' elevata a lire 2.500.
  151.  L'aliquota dell'accisa sull'alcole etilico, stabilita in lire
1.166.000  dall'articolo  3, comma 224, della legge 28 dicembre 1995,
n.  549,  e'  aumentata  a  lire  1.249.600  per  ettolitro  anidro e
l'aliquota  dell'accisa  sui prodotti alcolici intermedi e' aumentata
da  lire  87.000  a lire 96.000 per ettolitro. L'aliquota dell'accisa
sul petrolio lampante o cherosene (codice NC 2710 00 51 e 2710 00 55)
per  riscaldamento  e'  aumentata  da lire 415.990 a lire 625.620 per
mille  litri.  Le  disposizioni  del  presente  comma  si applicano a
decorrere dal 1 gennaio 1996.
  152.  Il  Ministro  delle finanze puo' disporre con propri decreti,
entro  il 28 febbraio 1997, l'aumento, sino al livello massimo del 62
per   cento,   dell'aliquota   prevista  dal  comma  1,  lettera  a),
dell'articolo   28   del   decreto-legge  30  agosto  1993,  n.  331,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427.
  153.  Entro  il  15  gennaio  1996  sono  emanate  le  disposizioni
concernenti  le  variazioni  delle  tariffe  dei prezzi di vendita al
pubblico   dei   generi   soggetti   a  monopolio  fiscale  ai  sensi
dell'articolo  2  della  legge  13  luglio 1965, n. 825, e successive
modificazioni,  anche  in  applicazione della direttiva 92/79/CEE del
Consiglio  del  19  ottobre  1992.  Le  predette  disposizioni devono
assicurare  maggiori  entrate  in  misura  non  inferiore  a lire 600
miliardi  per  l'anno  1996  e a lire 630 miliardi per ciascuno degli
anni 1997 e 1998.
  154.  Le  entrate  derivanti  dai  commi  da 133 a 165 del presente
articolo  sono riservate all'erario e concorrono alla copertura degli
oneri per il servizio del debito pubblico, nonche' alla realizzazione
delle  linee  di  politica  economica e finanziaria in funzione degli
impegni di riequilibrio del bilancio assunti in sede comunitaria. Con
decreto  del  Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del
tesoro,  da  emanare  entro  novanta  giorni dalla data di entrata in
vigore  della  presente  legge,  sono  definite,  ove  necessarie, le
modalita' di attuazione di quanto previsto dal presente comma. (30)
  155. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti,  le  variazioni  di bilancio occorrenti per l'attuazione dei
commi da 133 a 165 del presente articolo.
  156.  A  decorrere  dalla data di entrata in vigore del regolamento
approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 7 dicembre
1995,  n.  581,  recante disposizioni attuative per l'istituzione del
registro  delle  imprese,  i  contributi  previdenziali  disciplinati
dall'articolo  1, primo comma, lettera a), della legge 12 marzo 1968,
n.  410,  e successive modificazioni, dovuti fino al 31 dicembre 1998
per gli atti depositati presso il registro delle imprese dai soggetti
previsti  dall'articolo  7,  comma  2, lettera a), numeri da 1) a 5),
dello  stesso  regolamento,  sono  riscossi  con l'applicazione delle
apposite marche sugli atti depositati e sui documenti emessi, operata
a  cura  degli  obbligati  al  deposito  e  dei  richiedenti.  Per  i
certificati  di  iscrizione  nel  registro  delle  imprese  emessi da
sportelli  non  presidiati  o  mediante  sistemi  di certificazione a
distanza, i contributi previdenziali sono riscossi direttamente dalle
camere  di  commercio,  industria,  artigianato  e  agricoltura nelle
medesime  forme  dei  diritti  di segreteria; le somme cosi' riscosse
sono  versate  ogni  semestre  agli  enti  previdenziali destinatari,
secondo le proporzioni stabilite dalle disposizioni vigenti.
  157.  All'articolo  3,  comma  30, della legge 28 dicembre 1995, n.
549,  e'  aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Per l'anno 1996 il
termine  per  il  versamento  del tributo alle regioni, relativo alle
operazioni  di  deposito effettuate nel primo trimestre, e' differito
al 31 luglio 1996".
  158.  Al  quinto  comma dell'articolo 26 del decreto del Presidente
della  Repubblica  29  settembre  1973,  n. 600, recante disposizioni
comuni  in  materia  di  accertamento delle imposte sui redditi, come
modificato  dall'articolo  7,  comma  5,  del decreto-legge 20 giugno
1996,  n.  323,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 8 agosto
1996,  n.  425, recante disposizioni urgenti per il risanamento della
finanza  pubblica,  l'ultimo  periodo e' sostituito dal seguente: "La
ritenuta  si  applica,  a  titolo  di  imposta,  anche  sui  proventi
corrisposti  a  soggetti  non  residenti  per  il  tramite di stabili
organizzazioni estere di imprese residenti e, a titolo di acconto, su
quelli   corrisposti  a  stabili  organizzazioni  estere  di  imprese
residenti non appartenenti all'impresa erogante i proventi".
  159.  Nell'articolo  41, comma 2, lettera c), del testo unico delle
imposte  sui  redditi,  approvato  con  decreto  del Presidente della
Repubblica  22  dicembre 1986, n. 917, le parole: "con scadenza fissa
non inferiore a 18 mesi" sono soppresse.
  160. All'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre  1973,  n.  600,  recante disposizioni comuni in materia di
accertamento  delle imposte sui redditi, ferma restando la disciplina
prevista  per  i  titoli  di  cui all'articolo 1 del decreto-legge 19
settembre  1986, n. 556, convertito con modificazioni, dalla legge 17
novembre  1986,  n.  759,  come  modificata dal decreto legislativo 1
aprile  1996,  n.  239,  riguardante  la ritenuta sugli interessi dei
titoli  di  Stato, per i quali l'aliquota si applica nella misura del
12,5  per  cento,  indipendentemente  dalla scadenza dei titoli, sono
apportate le seguenti modificazioni:
    a)  al  primo comma, il primo periodo e' sostituito dai seguenti:
"Le  societa'  e  gli  enti  che  hanno  emesso obbligazioni e titoli
similari  devono  operare  una ritenuta con obbligo di rivalsa, sugli
interessi,  sui  premi e sugli altri frutti corrisposti ai possessori
nella  misura del 12,50 per cento quando la scadenza non e' inferiore
a diciotto mesi e del 27 per cento quando la scadenza e' inferiore ai
diciotto  mesi.  Qualora  il rimborso abbia luogo entro diciotto mesi
dall'emissione,  sugli  interessi,  sui  premi  e  sugli altri frutti
maturati   fino   al   momento  dell'anticipato  rimborso  e'  dovuta
dall'emittente una somma pari al 20 per cento";
    b)  al  terzo  comma,  i  primi  tre  periodi sono sostituiti dai
seguenti:  "Se  gli  interessi,  i premi e gli altri frutti di cui ai
precedenti commi sono dovuti da soggetti non residenti nel territorio
dello Stato, la ritenuta deve essere operata, con obbligo di rivalsa,
sui  proventi  di  cui  al  primo e al secondo comma con aliquote ivi
rispettivamente  previste.  Qualora  il  rimborso  abbia  luogo entro
diciotto  mesi  dall'emissione,  sugli  interessi,  sui premi e sugli
altri  frutti  maturati  fino  al momento dell'anticipato rimborso e'
dovuta  una  somma pari al 20 per cento. Tra gli interessi, i premi e
gli  altri  frutti  va  compresa  anche  la  differenza  tra la somma
corrisposta  ai  possessori  dei  titoli alla scadenza e il prezzo di
emissione.  All'applicazione  della  ritenuta  ed al versamento della
somma  dovuta  per l'anticipato rimborso devono provvedere i soggetti
indicati  nel  primo  comma  dell'articolo  23 che intervengono nella
riscossione  degli  interessi,  dei premi e degli altri frutti ovvero
nel rimborso nei confronti di soggetti residenti".
  161. Nell'articolo 7, comma 9, del decreto-legge 20 giugno 1996, n.
323,  convertito,  con  modificazioni,  dalla legge 8 agosto 1996, n.
425,  recante  disposizioni  urgenti per il risanamento della finanza
pubblica,  le  parole:  "emesse  dalle  banche" sono sostituite dalle
seguenti: "e dei titoli similari".
  162.  Le  disposizioni dei commi da 159 a 161 del presente articolo
si  applicano  agli  interessi,  ai  premi  e agli altri frutti delle
obbligazioni  e  dei  titoli  similari emessi a partire dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
  163.  La  soprattassa  di lire seicentomila, stabilita per l'omessa
presentazione  della dichiarazione relativa all'imposta straordinaria
su  particolari  beni, dall'articolo 8, comma 7, del decreto-legge 19
settembre 1992, n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
novembre  1992,  n.  438,  e' soppressa. Non si applica l'articolo 20
della legge 7 gennaio 1929, n. 4, relativo all'applicazione temporale
delle norme sanzionatorie delle violazioni delle leggi finanziarie, e
non si fa luogo a rimborso delle somme gia' corrisposte.
  164.  Restano  validi  gli  atti ed i provvedimenti adottati e sono
fatti  salvi  gli  effetti  prodottisi  ed i rapporti giuridici sorti
sulla  base  dei  decreti-legge 30 dicembre 1995, n. 565, 28 febbraio
1996,  n.  93,  29  aprile  1996,  n. 230, 29 giugno 1996, n. 342, 30
agosto 1996, n. 449, e 23 ottobre 1996, n. 547.
  165.  L'ultimo  comma dell'articolo 8 della legge 22 dicembre 1984,
n. 887, e' sostituito dal seguente:
"Il  Ministro  del tesoro, tenuto conto delle condizioni del mercato,
puo  ristrutturare  il  debito  pubblico interno ed estero attraverso
operazioni  di  trasformazione di scadenze, di scambio o sostituzione
di titoli di diverso tipo, o altri strumenti operativi previsti dalla
prassi  dei  mercati finanziari. Il Ministro del tesoro puo' altresi'
autorizzare  gli  enti  pubblici economici e le societa' per azioni a
prevalente  capitale  pubblico ad effettuare le stesse operazioni per
il loro indebitamento sull'interno e sull'estero".
  166.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  167.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  168.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  169.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  170.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  171.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  172.  IL  D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI,
DALLA  L.  30  MAGGIO  2003,  N. 119, HA CONFERMATO L'ABROGAZIONE DEL
PRESENTE COMMA. (47)
  173.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  174.  COMMA ABROGATO DAL D.L. 28 MARZO 2003, N. 49, CONVERTITO, CON
MODIFICAZIONI, DALLA L. 30 MAGGIO 2003, N. 119. (47)
  175.  In  attuazione  dei  criteri  di  finanziamento  della  spesa
sanitaria  previsti dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
e  successive  modificazioni, dall'anno 1997 non si applicano, per le
spese di cui alla lettera a) del comma 13 dell'articolo 8 della legge
22  dicembre  1986,  n.  910,  le disposizioni di cui al comma 14 del
predetto articolo 8.
  176. A decorrere dal 1 marzo 1997, le amministrazioni statali e gli
enti  titolari  di  contabilita'  speciali,  con esclusione di quelli
assoggettati  al  regime  della  tesoreria unica di cui alla legge 29
ottobre  1984,  n.  720, e successive modificazioni, devono indicare,
nell'ordine  di  pagamento previsto dall'articolo 587 del regolamento
per  l'amministrazione  del patrimonio e per la contabilita' generale
dello  Stato,  approvato con regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, il
codice  "Ministero-capitolo"  del  bilancio  dello Stato a carico del
quale  sono  state accreditate alla contabilita' medesima le somme di
cui  si  richiede  il  prelevamento.  Gli  ordini  di  pagamento  che
utilizzano  fondi  diversi  da  quelli provenienti dal bilancio dello
Stato   devono  recare  l'indicazione  di  un  codice  opportunamente
stabilito dal Ministero del tesoro. Le sezioni di tesoreria non danno
esecuzione ad ordini di pagamento privi del codice di cui al presente
comma,  ove  non  si  tratti  di  fondi  prelevati  per  fronteggiare
emergenze connesse alla tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico
o ad interventi di protezione civile.
  177.  Le  pubbliche  amministrazioni,  ai  fini  dell'accesso degli
esercenti attivita' agricola alle agevolazioni fiscali sul carburante
agricolo  ovvero  ai contributi previsti dall'ordinamento nazionale e
comunitario,  accertano  la qualifica dell'attivita' di impresa sulla
base  delle  iscrizioni  nel  registro  delle imprese, ove questa sia
espressamente    richiesta    dalla   normativa   vigente,   previsto
dall'articolo  8  della  legge  29 dicembre 1993, n. 580. Entro il 31
luglio  1997 con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, di concerto con il Ministro delle risorse agricole,
alimentari e forestali, emanato ai sensi dell'articolo 17 della legge
23  agosto  1988,  n.  400,  sono  stabiliti le semplificazioni delle
modalita'  con  cui  le  pubbliche  amministrazioni  procedono a tale
accertamento  senza duplicazione di adempimenti per gli utenti, anche
avvalendosi  delle  informazioni  contenute  nel  repertorio  di  cui
all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre
1995,   n.  581,  e  i  casi  in  cui,  per  le  limitate  dimensioni
dell'attivita',   l'iscrizione  al  registro  delle  imprese  non  e'
obbligatoria  per  i  produttori agricoli di cui al primo periodo del
quarto  comma  dell'articolo  34  del  decreto  del  Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
  178.  Le  disposizioni di cui all'articolo 1, comma 40, della legge
29   dicembre   1995,   n.   549,   fermo  restando  l'obbligo  della
rendicontazione  annuale,  non si applicano ai contributi dello Stato
in  favore dell'Unione italiana ciechi, della Biblioteca italiana per
ciechi  "Regina Margherita" di Monza, dell'Ufficio internazionale per
la protezione delle opere letterarie, del Centro internazionale radio
medico,  dell'Ente  nazionale  italiano  per  il  turismo,  del Fondo
edifici   di   culto,   di   organismi  nazionali  ed  internazionali
nell'ambito  delle  relazioni  culturali  con  l'estero,  del  Centro
internazionale     di    alti    studi    agronomici    mediterranei,
dell'Organizzazione  delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale,
del  Centro  internazionale  di ingegneria genetica e biotecnologica,
del  Centro internazionale di perfezionamento professionale e tecnico
di  Torino, nonche' alle erogazioni agli istituti italiani di cultura
all'estero e alle borse di studio connesse ad accordi internazionali.
  179.  Le  disposizioni  di cui all'articolo 1, commi 40 e 44, della
legge  28 dicembre 1995, n, 549, non si applicano ai contributi dello
Stato  in  favore  del Club alpino italiano ed ai contributi previsti
dalle  leggi  23  settembre 1993, n. 379, 20 gennaio 1994, n. 52, e 5
giugno 1995, n. 221.
  180.  Nell'articolo  1,  comma 66, della legge 28 dicembre 1995, n.
549,  le  parole:  "lire  940  miliardi"  e  "lire 800 miliardi" sono
sostituite,  rispettivamente,  dalle  seguenti: "lire 829 miliardi" e
"lire 689 miliardi".
  181.  La  lettera  b)  del  comma  1 dell'articolo 3 della legge 27
ottobre  1993,  n.  432,  e' sostituita dalla seguente: "b) gli altri
proventi  relativi  alla  vendita di partecipazioni dello Stato". Dai
proventi  di  cui  al  presente  comma  sono  escluse in ogni caso le
dismissioni immobiliari di cui ai commi da 86 a 119 dell'articolo 3.
  182. Nell'articolo 4, comma 1, della legge 27 ottobre 1993, n. 432,
dopo  le  parole:  "titoli  di  Stato"  sono aggiunte le seguenti: ",
nonche'  per  l'acquisto  di  partecipazioni  azionarie  possedute da
societa'  delle  quali  il  Tesoro sia unico azionista, ai fini della
loro dismissione".
  183. Gli articoli 179 e 182 del regolamento per l'amministrazione e
la   contabilita'  degli  organismi  dell'Esercito,  della  Marina  e
dell'Aeronautica,   approvato   con   decreto  del  Presidente  della
Repubblica 5 giugno 1976, n. 1076, sono sostituiti dai seguenti:
"Art.   179.  -  1.  La  direzione  di  amministrazione  provvede  al
rifornimento  dei  fondi  agli enti amministrativamente dipendenti, a
mezzo  di  ordinativi di pagamento tratti sulla contabilita' speciale
della competente sezione di tesoreria provinciale, decurtandoli delle
somme  necessarie  al  pagamento  degli  emolumenti  al personale che
richiede  l'accredito  bancario e postale; tali ordinativi, intestati
agli  enti, sono esigibili con quietanza degli agenti responsabili di
cassa degli enti medesimi".
"Art.  182.  -  1.  A  richiesta  dell'ente e sempre nei limiti delle
assegnazioni  ad  esso  concesse,  la  direzione  di  amministrazione
provvede  ad  accreditare  al  sistema bancario ed a quello postale i
fondi  occorrenti  al  pagamento  degli  emolumenti  al  personale da
effettuare per il tramite degli istituti di credito e dell'Ente poste
italiane  ed  a  pagamenti  a  favore  di terzi creditori traendo gli
ordinativi   di  pagamento  sulla  contabilita'  speciale  e  ne  da'
contemporaneo   avviso   all'ente   richiedente  per  le  conseguenti
registrazioni contabili".
  184.  Le disposizioni introdotte con il comma 183 sono modificabili
con  la  procedura  di  cui  all'articolo 17, comma 2, della legge 23
agosto 1988, n. 400.
  185.  Il  primo  comma  dell'articolo  1284  del  codice  civile e'
sostituito dal seguente:
"Il  saggio degli interessi legali e' determinato in misura pari al 5
per  cento  in  ragione  d'anno.  Il Ministro del tesoro, con proprio
decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
non  oltre il 15 dicembre dell'anno precedente a quello cui il saggio
si  riferisce, puo' modificarne annualmente la misura, sulla base del
rendimento  medio  annuo  lordo  dei  titoli  di  Stato di durata non
superiore  a  dodici  mesi  e  tenuto  conto  del tasso di inflazione
registrato  nell'anno.  Qualora  entro il 15 dicembre non sia fissata
una  nuova  misura  del  saggio,  questo  rimane invariato per l'anno
successivo".
  186.  Il  numero  complessivo  dei  posti  per  le  assunzioni  del
personale  da  parte della Commissione nazionale per le societa' e la
borsa  (CONSOB),  come  fissato  dall'articolo  2 del decreto-legge 8
aprile  1974,  n.  95,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 7
giugno  1974, n. 216, e successive modificazioni, e' ridotto da 475 a
450  unita'.  La  ripartizione  dei posti suddetti tra l'aliquota del
personale  di  ruolo  a  tempo indeterminato e quella del personale a
contratto  a  tempo determinato e' stabilita con apposito regolamento
adottato  dalla  Commissione  con  le  modalita' di cui al nono comma
dell'articolo  1  del  citato  decreto-legge  n.  95  del  1974, resa
esecutiva  con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio dei ministri
adottato in conformita' alla procedura prevista dalla norma suddetta.
Resta fermo il disposto di cui al settimo comma del citato articolo 2
relativamente alle modalita' di accesso del personale di ruolo.
  187.  Per  la  piu'  efficace  attuazione  degli  obiettivi in esso
contenuti  il  quinto piano nazionale della pesca e dell'acquacoltura
1997-1999,  di cui alla legge 17 febbraio 1982, n. 41, puo' prevedere
la  ripartizione  degli stanziamenti tra i vari settori di intervento
anche  in  deroga  alle  percentuali  stabilite dall'articolo 2 della
medesima legge.
  188.  Il  comma  5-ter  dell'articolo 1 del decreto-legge 28 giugno
1995,  n.  251,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 3 agosto
1995, n. 351, e' sostituito dal seguente:
"5-ter. I canoni per le concessioni alle societa' costituite ai sensi
dell'articolo 10, comma 13, della legge 24 dicembre 1993, n.537, sono
fissati periodicamente dal Ministero delle finanze - Dipartimento del
territorio  di  concerto  con  il  Ministero  dei  trasporti  e della
navigazione, con riferimento, per il periodo preso in considerazione,
al volume di traffico di passeggeri e merci. Con decreto del Ministro
delle  finanze,  di  concerto  con  il Ministro dei trasporti e della
navigazione,  sono dettate le disposizioni attuative sulla base delle
quali  possono  essere definite anche le pendenze afferenti ai canoni
pregressi.  Le  disposizioni  di  cui  al presente comma e al secondo
periodo  del  comma 1-quater del presente articolo si applicano anche
alle  societa'  che attualmente provvedono alla gestione totale degli
aeroporti,  in  base  a  leggi  speciali.  Gli introiti derivanti dal
presente  comma  sono  versati  sul  capitolo di entrata del bilancio
statale di cui all'articolo 7 della legge 22 agosto 1985, n. 449".
  189.  Il comma 10 dell'articolo 10 della legge 24 dicembre 1993, n.
537, e' sostituito dal seguente:
"10.  La  misura  dei diritti aeroportuali di cui alla legge 5 maggio
1976,   n.   324,  e  successive  modificazioni  e  integrazioni,  e'
annualmente  determinata  con  decreto  del  Ministro dei trasporti e
della navigazione, di concerto con il Ministro delle finanze, sentita
la  Commissione  di  cui all'articolo 9 della medesima legge, tenendo
conto dei seguenti obiettivi:
    a) progressivo allineamento ai livelli medi europei;
    b)  differenziazione tra gli scali aeroportuali in funzione delle
dimensioni di traffico di ciascuno;
    c)   applicazione,  per  ciascuno  scalo,  di  livelli  tariffari
differenziati  in  relazione  all'intensita' del traffico nei diversi
periodi della giornata;
    d)  correlazione  con  il  livello qualitativo e quantitativo dei
servizi offerti;
    e)  correlazione con le esigenze di recupero dei costi, in base a
criteri   di   efficienza   e   di   sviluppo   delle  infrastrutture
aeroportuali;
    f) conseguimento degli obiettivi di tutela ambientale".
  190. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248.
  191.  I  termini  di  cui  all'articolo 1, comma 1, secondo e terzo
periodo,  del  decreto-legge  28 giugno 1995, n. 251, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  3  agosto  1995, n. 351, sono differiti
rispettivamente al 30 giugno 1997 ed al 31 dicembre 1997.
  192.  Sono  abrogate  le disposizioni legislative che fanno obbligo
all'Istituto   per  la  ricostruzione  industriale  (I.R.I.  Spa)  di
detenere  direttamente o indirettamente partecipazioni di maggioranza
in  societa'  esercenti  servizi  di  trasporto  aereo ed al medesimo
Istituto  ed  alla  Societa'  finanziaria  marittima (FINMARE Spa) di
detenere  direttamente o indirettamente partecipazioni di maggioranza
in societa' esercenti servizi marittimi nazionali ed internazionali e
relative societa' che svolgono servizi di supporto. PERIODO SOPPRESSO
DAL D.L. 25 GIUGNO 2008, N. 112, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA
L.  6  AGOSTO  2008,  N. 133. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 25 SETTEMBRE
2009,  N.135, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 20 NOVEMBRE 2009,
N. 166.
  193. Il Governo, nell'ambito degli strumenti finanziari e operativi
definiti  dalla legge che individuera' l'intervento da realizzare per
il  potenziamento  e  l'ammodernamento  della  linea  ferroviaria del
Brennero   e   per  la  realizzazione  delle  relative  gallerie,  e'
autorizzato a prorogare il termine di concessione dell'autostrada del
Brennero SpA alle condizioni che la legge stessa definira'.
  194.  Nell'ambito  delle  somme  derivanti  dai  mutui  di  cui  al
decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  19  dicembre 1992, n. 488, e successive modificazioni e
integrazioni,  il  CIPE  destina una quota, pari a lire 100 miliardi,
per il conseguimento delle finalita' di cui all'articolo 2, comma 42,
della legge 28 dicembre 1995, n. 549.
  195.  Il termine per la presentazione della dichiarazione di cui al
comma  1  dell'articolo  17  della legge 5 febbraio 1992, n. 91, gia'
prorogato  con  legge  22  dicembre  1994,  n.  736, e' ulteriormente
prorogato al 31 dicembre 1997.
  196. All'articolo 6, comma 2, del decreto-legge 23 ottobre 1996, n.
542,  convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n.
649, il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti: "Con
dette  somme  sono realizzate prioritariamente strutture pubbliche di
seconda  accoglienza  e centri di servizi polivalenti autogestiti, al
fine   di   assicurare   migliori   condizioni   per  l'integrazione,
l'avviamento  al  lavoro  e  l'agevolazione  al rientro in patria dei
cittadini  extracomunitari.  Le finalita' di seconda accoglienza sono
perseguite,  ove  possibile, anche in strutture gia' realizzate con i
contributi di cui all'articolo 11 del decreto-legge 30 dicembre 1989,
n.  416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1990,
n.  39.  Le  somme  non  impegnate  per la realizzazione dei predetti
centri  e servizi entro 18 mesi dall'erogazione, sono definitivamente
revocate e versate a cura delle regioni stesse al capitolo 2368 dello
stato di previsione dell'entrata del bilancio dello Stato.".
  197.  All'articolo 5, comma 1, della legge 28 febbraio 1987, n. 56,
dopo la lettera h) e' aggiunta la seguente:
    "h-bis)  in ordine al reclutamento della manodopera da utilizzare
nei  cantieri  comunali,  per  progetti finalizzati all'occupazione e
finanziati per intero con leggi delle regioni, e/o dagli enti locali,
tramite i rispettivi Fondi sociali, stabiliscono criteri, modalita' e
parametri  per  l'avviamento  al lavoro, anche in deroga all'articolo
16,  e  successive  modifiche  ed  integrazioni, comprese le relative
norme  di  attuazione  e  regolamenti,  tenendo  conto delle esigenze
territoriali opportunamente ed appositamente manifestate dagli organi
rappresentativi  degli enti locali interessati e della natura sociale
degli interventi di cui trattasi".
  198.  All'articolo  4, comma 21, terzo periodo, del decreto-legge 1
ottobre  1996,  n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
novembre  1996,  n.  608, le parole: "di dodici mesi" sono sostituite
dalle seguenti: "di quindici mesi".
  199. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 22 GENNAIO 2004, N. 28.
  200. Nell'articolo 27, comma quattordicesimo, della legge 4
novembre  1965, n. 1213, introdotto dall'articolo 7 del decreto-legge
14  gennaio 1994, n. 26, convertito, con modificazioni, dalla legge 1
marzo  1994,  n.  153,  le parole "tre anni" e "triennio", contenute,
rispettivamente,  nel  primo e secondo periodo, sono sostituite dalle
parole "quarantadue mesi" e "periodo di quarantadue mesi".
  201.  All'articolo  1, comma 2, del decreto-legge 2 agosto 1996, n.
408,  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 4 ottobre 1996, n.
515, dopo la parola "Chioggia" sono inserite le seguenti parole: "ivi
compresi,   limitatamente   a   lire   9   miliardi,  quelli  per  il
completamento della ricostruzione del teatro "La Fenice".
  202. I termini di cui agli articoli 12, comma 1, 14, comma 4, e 15,
commi  2  e  4,  della  legge 11 febbraio 1992, n. 141, in materia di
previdenza  forense  sono riaperti per il periodo di 180 giorni dalla
data  di  entrata  in  vigore  della  presente  legge,  anche  per il
versamento,  secondo  le  modalita'  di cui all'articolo 15, comma 3,
della  legge  11 febbraio 1992, n. 141, di tutti i contributi dovuti,
scaduti alla data del 31 dicembre 1995. Per le sanzioni gia' iscritte
a  ruolo,  i  benefici di cui al periodo precedente si estendono alle
rate non scadute alla data di entrata in vigore della presente legge.
  203.  Gli  interventi che coinvolgono una molteplicita' di soggetti
pubblici  e  privati  ed  implicano decisioni istituzionali e risorse
finanziarie a carico delle amministrazioni statali, regionali e delle
province  autonome  nonche' degli enti locali possono essere regolati
sulla base di accordi cosi' definiti:
    a)   "Programmazione   negoziata",   come  tale  intendendosi  la
regolamentazione  concordata  tra soggetti pubblici o tra il soggetto
pubblico  competente  e  la  parte o le parti pubbliche o private per
l'attuazione di interventi diversi, riferiti ad un'unica finalita' di
sviluppo,  che richiedono una valutazione complessiva delle attivita'
di competenza;
    b)  "Intesa  istituzionale  di programma", come tale intendendosi
l'accordo  tra  amministrazione  centrale, regionale o delle province
autonome  con cui tali soggetti si impegnano a collaborare sulla base
di   una   ricognizione   programmatica   delle  risorse  finanziarie
disponibili,    dei    soggetti   interessati   e   delle   procedure
amministrative   occorrenti,   per   la  realizzazione  di  un  piano
pluriennale   di   interventi  d'interesse  comune  o  funzionalmente
collegati.  La  gestione finanziaria degli interventi per i quali sia
necessario  il  concorso di piu' amministrazioni dello Stato, nonche'
di queste ed altre amministrazioni, enti ed organismi pubblici, anche
operanti  in regimeprivatistico, puo' attuarsi secondo le procedure e
le  modalita'  previste  dall'articolo  8  del decreto del Presidente
della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367;
    c)   "Accordo   di  programma  quadro",  come  tale  intendendosi
l'accordo  con  enti  locali  ed  altri  soggetti  pubblici e privati
promosso dagli organismi di cui alla lettera b), in attuazione di una
intesa  istituzionale di programma per la definizione di un programma
esecutivo   di   interventi  di  interesse  comune  o  funzionalmente
collegati. L'accordo di programma quadro indica in particolare: 1) le
attivita'  e  gli  interventi  da  realizzare, con i relativi tempi e
modalita'  di  attuazione e con i termini ridotti per gli adempimenti
procedimentali;  2)  i  soggetti  responsabili  dell'attuazione delle
singole   attivita'  ed  interventi;  3)  gli  eventuali  accordi  di
programma  ai  sensi  dell'articolo  27 della legge 8 giugno 1990, n.
142;  4)  le eventuali conferenze di servizi o convenzioni necessarie
per  l'attuazione  dell'accordo;  5) gli impegni di ciascun soggetto,
nonche'  del  soggetto  cui  competono  poteri sostitutivi in caso di
inerzie, ritardi o inadempienze; 6) i procedimenti di conciliazione o
definizione  di conflitti tra i soggetti partecipanti all'accordo; 7)
le  risorse  finanziarie  occorrenti  per  le  diverse  tipologie  di
intervento,  a  valere  sugli  stanziamenti pubblici o anche reperite
tramite   finanziamenti  privati;  8)  le  procedure  ed  i  soggetti
responsabili  per  il  monitoraggio  e  la  verifica  dei  risultati.
L'accordo  di programma quadro e' vincolante per tutti i soggetti che
vi  partecipano.  I  controlli  sugli atti e sulle attivita' posti in
essere  in  attuazione  dell'accordo di programma quadro sono in ogni
caso  successivi. Limitatamente alle aree di cui alla lettera f), gli
atti  di esecuzione dell'accordo di programma quadro possono derogare
alle   norme  ordinarie  di  amministrazione  e  contabilita',  salve
restando  le  esigenze  di  concorrenzialita'  e  trasparenza  e  nel
rispetto  della  normativa  comunitaria  in  materia  di  appalti, di
ambiente  e  di valutazione di impatto ambientale. Limitatamente alle
predette  aree  di  cui  alla  lettera  f),  determinazioni congiunte
adottate  dai  soggetti  pubblici  interessati territorialmente e per
competenza  istituzionale  in  materia urbanistica possono comportare
gli  effetti  di variazione degli strumenti urbanistici gia' previsti
dall'articolo 27, commi 4 e 5, della legge 8 giugno 1990, n. 142;
    d)   "Patto  territoriale",  come  tale  intendendosi  l'accordo,
promosso  da enti locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici
o   privati  con  i  contenuti  di  cui  alla  lettera  c),  relativo
all'attuazione  di  un  programma  di  interventi  caratterizzato  da
specifici obiettivi di promozione dello sviluppo locale;
    e)  "Contratto di programma", come tale intendendosi il contratto
stipulato  tra  l'amministrazione statale competente, grandi imprese,
consorzi  di  medie  e  piccole imprese e rappresentanze di distretti
industriali   per   la   realizzazione   di   interventi  oggetto  di
programmazione negoziata;
    f)  "Contratto  di  area",  come  tale  intendendosi lo strumento
operativo,   concordato   tra   le   amministrazioni,  anche  locali,
rappresentanze  dei  lavoratori  e  dei  datori  di  lavoro,  nonche'
eventuali  altri  soggetti  interessati,  per  la realizzazione delle
azioni  finalizzate  ad  accelerare lo sviluppo e la creazione di una
nuova  occupazione  in territori circoscritti, nell'ambito delle aree
di  crisi  indicate  dal  Presidente  del  Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro del bilancio e della programmazione economica e
sentito  il  parere delle competenti Commissioni parlamentari, che si
pronunciano  entro  quindici  giorni dalla richiesta, e delle aree di
sviluppo  industriale e dei nuclei di industrializzazione situati nei
territori  di  cui  all'obiettivo  1  del Regolamento CEE n. 2052/88,
nonche'  delle aree industrializzate realizzate a norma dell'articolo
32  della  legge  14 maggio 1981, n. 219, che presentino requisiti di
piu'  rapida  attivazione  di  investimenti di disponibilita' di aree
attrezzate  e di risorse private o derivanti da interventi normativi.
Anche  nell'ambito  dei contratti d'area dovranno essere garantiti ai
lavoratori  i trattamenti retributivi previsti dall'articolo 6, comma
9,  lettera c), del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito,
con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389.
    204. Agli interventi di cui alle lettere d) e f) del comma 203 si
applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla lettera
c) del medesimo comma 203.
  205. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica,
sentita  la  Conferenza  permanente  per  i rapporti tra lo Stato, le
regioni   e  le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,  con
deliberazione  adottata su proposta del Ministro del bilancio e della
programmazione   economica,   approva   le  intese  istituzionali  di
programma.
  206.  Il  CIPE,  con  le procedure di cui al comma 205 e sentite le
Commissioni parlamentari competenti che si pronunciano entro quindici
giorni  dalla  richiesta,  delibera  le modalita' di approvazione dei
contratti  di  programma,  dei  patti territoriali e dei contratti di
area  e  gli eventuali finanziamenti limitatamente ai territori delle
aree  depresse;  puo'  definire  altresi'  ulteriori  tipologie della
contrattazione  programmata disciplinandone le modalita' di proposta,
di approvazione, di attuazione, di verifica e controllo.
  207.  In  sede  di riparto delle risorse finanziarie destinate allo
sviluppo delle aree depresse, il CIPE determina le quote da riservare
per  i  contratti  di  area  e per i patti territoriali ed integra la
disciplina  stabilita  dai  commi  203 a 214 del presente articolo ai
fini  della  relativa  attuazione.  Le somme da iscrivere su apposita
unita'  previsionale  di base dello stato di previsione del Ministero
del  tesoro,  del bilancio e della programmazione economica riservate
dal CIPE ai contratti d'area e ai patti territoriali sono trasferite,
con   decreto   del   Ministro  del  tesoro,  del  bilancio  e  della
programmazione economica, che ne dovra' prevedere criteri e modalita'
ti controllo e rendicontazione, sulla base dello stato di avanzamento
delle  iniziative previste dal contratto o dal patto, rispettivamente
al responsabile unico del contratto d'area o al soggetto responsabile
del  patto  territoriale  che  provvedono  ai  relativi, pagamenti in
favore dei soggetti beneficiari delle agevolazioni anche avvalendosi,
per  la  gestione  di  dette  risorse, di istituti bancari allo scopo
convenzionati.  Alle  medesime risorse fanno carico anche le somme da
corrispondere  al  responsabile  unico  del  contratto  d'area  o  al
soggetto  responsabile  del patto territoriale per lo svolgimento dei
compiti di cui al presente comma.
  208.  Il CIPE, nel rispetto degli indirizzi concordati con l'Unione
europea  con  deliberazione  adottata  su  proposta  del Ministro del
bilancio  e  della  programmazione  economica,  previo  parere  delle
competenti  Commissioni  parlamentari  reso  nel  termine di quindici
giorni dall'assegnazione della proposta: a) individua le aree situate
nel  territorio  di  cui  all'obiettivo  1  del  regolamento (CEE) n.
2052/88,  e successive modificazioni, interessate da contratti d'area
o  da  patti  territoriali,  nelle  quali  sono concesse agevolazioni
fiscali  dirette ad attrarre investimenti in attivita' produttive e a
favorire lo sviluppo delle stesse attivita'. Le aree sono individuate
in  numero  e  in  modo  tale  da  perseguire  la  crescita  omogenea
dell'intero  territorio  di  cui all'obiettivo 1, tenendo conto della
rispondenza  alle  finalita'  della  dotazione  infrastrutturale;  b)
definisce  le  attivita'  ammesse  alla  incentivazione fiscale anche
sulla  base  del  criterio  di evitare l'insorgere di nuovi squilibri
interregionali  e  infraregionali;  c)  determina le intensita' delle
agevolazioni  nei  limiti  temporali  e  quantitativi  concordati con
l'Unione   europea,  in  misura  decrescente  nel  tempo  e  comunque
inizialmente  non superiore al 50 per cento delle imposte sui redditi
e   altresi'  stabilisce,  ove  necessario,  le  compensazioni  anche
parziali per le minori entrate regionali; d) stabilisce le condizioni
e le modalita' per l'attuazione delle disposizioni di cui al presente
comma  ed  in particolare per l'approvazione e per la fruizione delle
agevolazioni, favorendo la massima celerita' delle relative procedure
in  relazione alle caratteristiche degli investimenti ammissibili; e)
individua  le  amministrazioni  competenti  a svolgere l'attivita' di
istruttoria  tecnico-economica  dei progetti di investimento e quella
di   monitoraggio   e   verifica   dell'attuazione   dei  progetti  e
dell'attivita'  delle  imprese  per  il  periodo  di  fruizione delle
agevolazioni,  anche ai fini dell'eventuale revoca delle agevolazioni
stesse.
  209.  Il  comma  1,  lettere  b),  c), d), e), e-bis), e il comma 2
dell'articolo  1 del decreto-legge 8 febbraio 1995, n. 32, convertito
dalla  legge  7  aprile 1995, n. 104, come modificato dall'articolo 8
del   decreto-legge   23   giugno   1995,  n.  244,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  8  agosto  1995, n. 341, sono abrogati.
Restano   in   vigore  le  delibere  del  CIPE  di  disciplina  della
programmazione negoziata salvo delibere modificative da adottarsi dal
CIPE con le modalita' del comma 207.
  210. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448.
  211. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448.
  212. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448.
  213. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448.
  214. Le disposizioni di cui ai commi da 203 a 214, del presente
  articolo sono attuate a valere sulle risorse finanziarie destinate
allo sviluppo delle aree depresse.
  215.  Con decorrenza dal 1 gennaio 1997 cessa di avere efficacia la
disciplina prevista dall'articolo 49, comma 3, secondo periodo, della
legge   9   marzo   1989,  n.  88.  A  far  tempo  da  tale  data  la
classificazione   dei   datori   di  lavoro  deve  essere  effettuata
esclusivamente  sulla base dei criteri di inquadramento stabiliti dal
predetto  articolo  49.  Restano  comunque  validi  gli inquadramenti
derivanti  da  leggi speciali o conseguenti a decreti di aggregazione
emanati  ai  sensi  dell'articolo 34 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 1955, n. 797. Per le aziende inquadrate nel ramo
industria anteriormente alla data di entrata in vigore della legge n.
88  del  1989  e'  fatta  salva  la possibilita' di mantenere, per il
personale  dirigente  gia'  iscritto  all'INPDAI, l'iscrizione presso
l'ente  stesso.  Con  la medesima decorrenza, e' elevata di 0,3 punti
percentuali  l'aliquota  contributiva  di  finanziamento dovuta dagli
iscritti  alla  gestione di cui all'articolo 34 della legge n. 88 del
1989.
  216. All'articolo 14, comma 1, nell'alinea, della legge 27 febbraio
1985,  n.  49,  le parole: "le cooperative appartenenti al settore di
produzione e lavoro" sono sostituite dalle seguenti:
"le  cooperative,  ivi  comprese  le  piccole  societa'  cooperative,
appartenenti al settore di produzione e lavoro".
  217.  Le  cooperative  sociali che associno anche lavoratori dotati
dei  requisiti  di  cui  all'articolo  14, comma 1, lettera a), della
legge  27  febbraio  1985,  n. 49, possono accedere ai benefici della
legge  stessa.  La  partecipazione  prevista  dall'articolo  17 della
citata  legge  27 febbraio 1985, n. 49, sara' commisurata, nei limiti
previsti  dai  commi  3  e  5,  al capitale sottoscritto da tali soci
lavoratori.
  218.  Le  societa' finanziarie costituite ai sensi dell'articolo 16
della  legge  27  febbraio  1985,  n.  49,  per svolgere attivita' di
promozione    delle    finalita'    della   legge   medesima   e   di
sensibilizzazione  alla  salvaguardia  dell'occupazione attraverso la
costituzione   di   cooperative  di  produzione  e  lavoro  ai  sensi
dell'articolo   14   della  legge  27  febbraio  1985,  n.  49,  sono
autorizzate   a  stipulare  apposite  convenzioni  con  il  Ministero
dell'industria,  del commercio e dell'artigianato. Alla remunerazione
delle   attivita'   svolte  sulla  base  di  dette  convenzioni  sono
destinati,  a  valere  sulla  attuale  consistenza  del Fondo per gli
interventi   a   salvaguardia  dei  livelli  di  occupazione  di  cui
all'articolo  17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49, un miliardo per
l'anno 1997 e due miliardi per ciascuno degli anni 1998 e 1999.
  219.  All'articolo  17,  comma  1,  primo  periodo,  della legge 27
febbraio 1985, n. 49, le parole: "per la durata di quattro anni" e la
parola: "speciale", sono soppresse.
  220.  Al  comma 2 dell'articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n.
49, dopo la parola: "partecipino" sono inserite le seguenti:
"anche  con le modalita' previste dagli articoli 4 e 5 della legge 31
gennaio 1992, n. 59".
  221.  All'articolo  18  della  legge  27  febbraio  1985, n. 49, e'
aggiunto il seguente comma:
"4-bis.  Le  societa'  finanziarie  di  cui al precedente articolo 16
disciplineranno  con appositi accordi con le cooperative le modalita'
di  dismissione  delle partecipazioni assunte ai sensi della presente
legge.   Dette   societa'  finanziarie  devono  utilizzare  le  somme
rientrate nel loro patrimonio a seguito della cessazione, a qualunque
titolo,   delle   proprie  partecipazioni,  assunte  avvalendosi  del
contributo  di  cui  all'articolo  17,  per  attivita'  e  iniziative
comunque     connesse     alla    salvaguardia    e    all'incremento
dell'occupazione; dette somme devono essere appostate in bilancio tra
le riserve indivisibili".
  222.  Al  fondo  previsto  dall'articolo 17 della legge 27 febbraio
1985,  n.  49, sono conferite le somme di lire 30 miliardi per l'anno
1995 e di lire 50 miliardi per ciascuno degli anni 1996 e 1997.
  223.  Tra  i  soggetti di cui all'articolo 14, comma 1, lettera a),
della  legge  27  febbraio  1985,  n.  49, sono compresi i lavoratori
dipendenti  da  enti  di diritto pubblico adibiti ad attivita' che il
rispettivo  ente  di appartenenza intende affidare a soggetti privati
per  il  conseguimento  dei  propri  scopi  istituzionali,  nonche' i
lavoratori  gia' impegnati in lavori socialmente utili ai sensi della
normativa vigente.
  224.  All'onere  derivante  dai  commi  da  216  a 223 del presente
articolo  e dall'articolo 9-septies del decreto-legge 1 ottobre 1996,
n.  510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996,
n.  608, pari a lire 60 miliardi per l'anno 1995, a lire 100 miliardi
per  l'anno  1996  e a lire 50 miliardi per l'anno 1997, si provvede:
quanto  a  lire  60 miliardi per l'anno 1995, mediante corrispondente
utilizzo  delle  disponibilita' della gestione di cui all'articolo 25
della  legge  21  dicembre  1978, n. 845, e successive modificazioni.
Tali  somme  sono  versate  all'entrata  del bilancio dello Stato per
essere   assegnate   ai  pertinenti  capitoli  delle  amministrazioni
interessate;  quanto  a  lire  100  miliardi per l'anno 1996 a carico
degli  stanziamenti  iscritti sui capitoli 7828 e 7830 dello stato di
previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1996 ciascuno per lire
50 miliardi; quanto a lire 50 miliardi per l'anno 1997 a carico dello
stanziamento iscritto al medesimo capitolo 7828.
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AGGIORNAMENTO (1)
  Il  D.L.  31  dicembre  1996,  n. 669, convertito con modificazioni
dalla L. 28 febbraio 1997, n. 30, ha disposto:
  -  (con  l'art. 6-bis, comma 1) che "I termini del 31 luglio 1996 e
del  5  settembre  1996,  di  cui  all'articolo  2,  comma 138, primo
periodo,  della  legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono prorogati al 30
aprile 1997";
  -  (con l'art. 6-bis, comma 3) che "Per i soggetti che si avvalgono
delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano le norme di cui
ai  commi  da 139 a 146 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996,
n.  662.  Per  gli  stessi  soggetti il termine del 20 dicembre 1996,
nonche'  i  termini  del 15 dicembre 1996, del 31 marzo 1997 e del 30
settembre   1997,  indicati  rispettivamente  nei  commi  141  e  144
dell'articolo 2 della citata legge n. 662 del 1996, sono prorogati di
dodici  mesi.  L'imposta  sostitutiva  dovuta  ai sensi del comma 144
dell'articolo  2  della  predetta legge n. 662 del 1996 va maggiorata
degli interessi legali a decorrere dal 16 dicembre 1996";
  - (con l'art. 10, comma 8-septies) che le modifiche di cui ai commi
65, 104 e 106 del presente articolo hanno efficacia a decorrere dal 1
gennaio 1997.
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AGGIORNAMENTO (2)
  Il D.L. 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni dalla L.
23  maggio 1997, n. 135, ha disposto (con l'art. 19-bis, comma 1) che
"Per  le finalita' e con le modalita' previste nell'articolo 2, comma
87,  della  legge  23 dicembre 1996, n. 662, per la realizzazione del
tratto   Aglio-Canova   e   il   potenziamento   del  tratto  Firenze
Nord-Firenze  Sud  dell'autostrada  Bologna-Firenze,  e'  concesso un
ulteriore  contributo  di  lire  100  miliardi  annui  per il periodo
1997-1999".
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AGGIORNAMENTO (3)
  Il D.L. 28 marzo 1997, n. 79, convertito con modificazioni dalla L.
28  maggio 1997, n. 140, ha disposto (con l'art. 9-bis, comma 19) che
il  termine  del  30  aprile  di cui al comma 138, primo periodo, del
presente articolo, e' prorogato al 31 luglio 1997.
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  L.  7  agosto 1997, n. 266 ha disposto (con l'art. 15, comma 1)
che  "Al  fondo di garanzia di cui all'articolo 2, comma 100, lettera
a),  della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,  sono  attribuite, a
integrazione  delle risorse gia' destinate in attuazione dello stesso
articolo 2, le attivita' e le passivita' del fondo di garanzia di cui
all'articolo  20  della  legge  12  agosto 1977, n. 675, e successive
modificazioni,  e  del  fondo di garanzia di cui all'articolo 7 della
legge 10 ottobre 1975, n. 517, e successive modificazioni, nonche' un
importo pari a 50 miliardi di lire a valere sulle risorse destinate a
favore  dei  consorzi  e  cooperative  di garanzia collettiva fidi ai
sensi  dell'articolo  2  del  decreto  legge  20 maggio 1993, n. 149,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237".
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AGGIORNAMENTO (10)
  Il D.L. 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni dalla L.
23  maggio  1997, n. 135, come modificato dalla L. 2 ottobre 1997, n.
345, ha disposto (con l'art. 19-bis, comma 1) che "Per le finalita' e
con  le  modalita' previste nell'articolo 2, comma 87, della legge 23
dicembre 1996, n. 662, per la realizzazione del tratto Aglio-Canova e
il  potenziamento del tratto Firenze Nord-Firenze Sud dell'autostrada
Bologna-Firenze,  e'  concesso  un  ulteriore  contributo di lire 100
miliardi  annui per il periodo 1998 - 2017 quali rate di ammortamento
di  mutui  ventennali che la societa' concessionaria e' autorizzata a
contrarre  ai  sensi  del citato articolo 2, comma 87, della legge n.
662  del  1996. E' altresi' autorizzata la spesa di lire 100 miliardi
per l'anno 1997".
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AGGIORNAMENTO (12)
  La  L.  27  dicembre 1997, n. 449 ha disposto (con l'art. 54, comma
13)  che  "Sono  abrogate  le norme che autorizzano la contrazione di
mutui  da  parte  del  Tesoro  destinati  a specifiche finalita', ivi
comprese  quelle  di  cui  al comma 12 dell'articolo 2 della legge 23
dicembre 1996, n. 662".
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AGGIORNAMENTO (15)
  La L. 4 maggio 1998, n. 133 ha disposto (con l'art. 7, comma 3) che
"Le  disposizioni  di  cui all'articolo 2, commi 119, 120, 121 e 124,
della  legge  23 dicembre 1996, n. 662, si interpretano nel senso che
non  riguardano  le  autovetture  protette  assegnate al personale di
magistratura  a  fini  di  tutela  e  sicurezza  o ad altri soggetti,
incaricati di funzioni giudiziarie, esposti a pericolo".
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AGGIORNAMENTO (17)
  La  L.  18  giugno 1998, n. 194 ha disposto (con l'art. 2, comma 4)
che  "Il  termine  indicato al comma 7 dell'articolo 2 della legge 23
dicembre  1996,  n.  662,  puo'  essere  anticipato  per  le gestioni
commissariali  governative  gia'  ristrutturate ai sensi dello stesso
articolo  2.  Gli  accordi  di programma di cui al richiamato comma 7
prevederanno  anche  il  trasferimento alle regioni interessate delle
risorse  necessarie  all'espletamento  delle  funzioni amministrative
anticipatamente  delegate.  Tali risorse sono individuate con decreto
del  Ministro  dei  trasporti e della navigazione, di concerto con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica".
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AGGIORNAMENTO (30)
  La  Corte  Costituzionale, con sentenza 5-13 aprile 2000, n. 98 (in
G.U.  1a  s.s.  19/4/2000,  n.  17)  ha  dichiarato la illegittimita'
costituzionale del comma 154 del presente articolo nella parte in cui
detta  disposizione,  nello  stabilire  che  le  modalita'  della sua
attuazione  siano  definite  con decreto ministeriale, non prevede la
partecipazione della Regione Siciliana al relativo procedimento.
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AGGIORNAMENTO (37)
  Il  D.P.R.  6  giugno  2001,  n.  380,  come modificato dal D.L. 23
novembre  2001,  n.  411,  convertito  con  modificazioni dalla L. 31
dicembre  2001,  n.  463,  ha  disposto  (con l'art. 138, comma 1) la
proroga dell'entrata in vigore dell'abrogazione dei commi 50 e 56 del
presente articolo dal 1 gennaio 2002 al 30 giugno 2002.
Il  D.P.R.  6 giugno 2001, n. 380, come modificato dal D.L. 20 giugno
2002,  n.  122 , convertito con modificazioni dalla L. 1 agosto 2002,
n.  185 ha disposto (con l'art. 138, comma 1) la proroga dell'entrata
in  vigore  dell'abrogazione  dei commi 50 e 56 del presente articolo
dal 30 giugno 2002 al 30 giugno 2003.
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AGGIORNAMENTO (41)
  La  L.  27  dicembre  1997,  n.  449,  come  modificata dalla L. 28
dicembre  2001,  n.  448,  ha  disposto (con l'art. 54, comma 13) che
"Sono  abrogate  le  norme che autorizzano la contrazione di mutui da
parte  del  Tesoro  destinati  a  specifiche  finalita', ivi comprese
quelle  di  cui  al  comma 12 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre
1996, n. 662 ad eccezione dei mutui con organizzazioni ed istituzioni
internazionali  o  comunitarie,  al  cui  capitale  o  fondo lo Stato
partecipi, vincolate per statuto a concedere mutui solo per finalita'
specifiche di interesse pubblico".
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AGGIORNAMENTO (47)
  Il D.L. 28 marzo 2003, n. 49, convertito con modificazioni dalla L.
30  maggio  2003, n. 119, ha disposto (con l'art. 10, comma 47) che i
commi dal 166 al 174 del presente articolo sono abrogati "a decorrere
dal   primo  periodo  di  applicazione  del  presente  decreto,  come
individuato dal presente articolo".
                               Art. 3 
                 Disposizioni in materia di entrata 
 
  1. L'articolo 1 del decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29
settembre 1973, n. 601, e' abrogato a far data dal 1 gennaio 1997. Da
tale data, all'assegno del Presidente della Repubblica si applica  lo
stesso trattamento fiscale riservato all'indennita' parlamentare. 
  2. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con  decreto
del Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a)  nell'articolo  10,  comma  1,  lettera  b),  concernente   la
deducibilita' delle spese mediche e di assistenza specifica sostenute
dai portatori di menomazioni funzionali permanenti, le  parole:  "per
la parte che eccede lire 500 mila" sono soppresse; 
    b) nell'articolo 13-bis, comma 1,  lettera  c),  concernente  tra
l'altro la detrazione  di  imposta  per  spese  sanitarie,  il  primo
periodo e' sostituito dai seguenti: "Le spese sanitarie, per la parte
che eccede lire 250 mila. Dette spese sono costituite  esclusivamente
dalle spese mediche, diverse da  quelle  indicate  nell'articolo  10,
comma 1, lettera b),  e  dalle  spese  chirurgiche,  per  prestazioni
specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. Le spese
riguardanti i mezzi necessari alla deambulazione, alla locomozione  e
al sollevamento di portatori di menomazioni funzionali permanenti  si
assumono integralmente."; 
    c) nell'articolo 16, comma 1,  lettera  n-bis),  riguardante  tra
l'altro l'inapplicabilita' del regime della tassazione separata  alle
spese sanitarie rimborsate, al secondo periodo, le  parole:  "lettera
c), terzo e quarto periodo" sono sostituite dalle seguenti:  "lettera
c), quinto e sesto periodo"; 
    d) nell'articolo 48,  comma  2,  lettera  b),  che  individua  le
erogazioni effettuate dal datore di lavoro al lavoratore  dipendente,
le parole: ", anche in forma assicurativa,  "  sono  soppresse  e  le
parole: "di spese sanitarie previste come interamente deducibili alla
lettera e) del  comma  1  dell'articolo  10"  sono  sostituite  dalle
seguenti: "delle spese sanitarie di cui all'articolo 13-bis, comma 1,
lettera c)". 
  3. Le disposizioni del comma 2 si applicano a decorrere dal periodo
di imposta in corso alla data del 31 dicembre 1996. 
  4. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con  decreto
del Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) nell'articolo 29, comma 2, che individua le attivita' agricole
produttive di reddito agrario: 
    1) nella lettera a), le parole: ", alla silvicoltura e alla 
    funghicoltura"  sono   sostituite   dalle   seguenti:   "e   alla
    silvicoltura"; 
2) la lettera b) e' sostituita dalla seguente: "b) l'allevamento 
di animali con mangimi ottenibili per almeno un quarto dal terreno  e
le attivita' dirette alla produzione di vegetali  tramite  l'utilizzo
di strutture fisse o mobili,  anche  provvisorie,  se  la  superficie
adibita alla produzione non eccede il doppio di quella del terreno su
cui la produzione stessa insiste;"; 
    b) nell'articolo 51, comma 2, lettera  c),  che  ricomprende  nel
reddito d'impresa anche quello  derivante  dalle  attivita'  agricole
esercitate nei limiti del reddito agrario, sono aggiunte, in fine, le
parole: "nonche' alle societa' in nome collettivo  e  in  accomandita
semplice". 
  5. Le disposizioni del comma 4 si applicano a decorrere dal periodo
di imposta successivo a quello in corso alla  data  del  31  dicembre
1996. 
  6. All'articolo 48 del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) nel comma 2, lettera d), che esclude dalla determinazione  del
reddito di lavoro dipendente, tra  l'altro,  le  somministrazioni  in
mense aziendali o equipollenti, dopo le  parole:  "o  le  prestazioni
sostitutive",  sono   inserite   le   seguenti:   "fino   all'importo
complessivo giornaliero di lire 10.000"; 
    b) dopo il comma 3, riguardante i compensi in natura  erogati  al
dipendente e ai suoi familiari, e' inserito il seguente:  "3-bis.  Ai
fini dell'applicazione del comma 3: 
    a)  per  le  autovetture,  gli  autoveicoli,  i  motocicli  e   i
ciclomotori  concessi  in  uso  e   utilizzati   promiscuamente   dal
dipendente si assume il 30 per cento dell'importo  corrispondente  ad
una percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri  calcolato  sulla
base del costo chilometrico di  esercizio  desumibile  dalle  tabelle
elaborate dall'Automobile Club d'Italia,  al  netto  degli  ammontari
eventualmente trattenuti al  dipendente  e  suddivisibile  per  quote
mensili; 
    b) in caso di prestiti concessi al dipendente direttamente, o per
quelli che i dipendenti hanno diritto di ottenere da terzi, si assume
il 50 per  cento  della  differenza  tra  l'importo  degli  interessi
calcolato al tasso ufficiale  di  sconto  vigente  al  momento  della
concessione del prestito e l'importo  degli  interessi  calcolato  al
tasso applicato sui prestiti. Tale disposizione non si applica per  i
prestiti concessi anteriormente al 1 gennaio 1997  e  per  quelli  di
durata inferiore ai  dodici  mesi  concessi,  a  seguito  di  accordi
aziendali, dal  datore  di  lavoro  ai  dipendenti  in  contratto  di
solidarieta' o in cassa integrazione guadagni.". 
  7. A decorrere dal 1 aprile 1996 e sino alla effettiva  concessione
dei buoni pasto, di cui all'articolo 2,  comma  11,  della  legge  28
dicembre 1995, n. 550, e, comunque, non oltre il 31  marzo  1997,  al
personale indicato nel comma stesso e' attribuita una somma  pari  al
controvalore del buono pasto fissato dall'accordo del 30 aprile 1996,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 112 del 15  maggio  1996,  per
ogni  giornata  di  servizio   svolto   nelle   condizioni   previste
dall'anzidetto accordo, rideterminata per tener conto della  ritenuta
erariale ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche,  che
e' applicata, a titolo di imposta, nella misura del 20 per cento.  La
spesa complessiva, rapportata  alla  durata  della  erogazione,  deve
essere contenuta dalle singole amministrazioni entro  le  somme  loro
assegnate sui competenti capitoli dei relativi  stati  di  previsione
per la concessione dei buoni pasto. (9) 
  8. Le disposizioni di cui al comma 6 si applicano a  decorrere  dal
periodo di imposta successivo a quello in  corso  alla  data  del  31
dicembre 1996. 
  9. Le disposizioni di cui all'articolo 3, commi da 98 a 101,  della
legge 28 dicembre 1995, n. 549, si applicano per i compensi in natura
ed i rimborsi spese corrisposti fino al 30 settembre 1996. Il termine
per il versamento delle somme dovute e' fissato al 31 maggio 1997. 
  10. In deroga a quanto previsto al comma 100 dell'articolo 3  della
citata legge n. 549 del 1995, per i soggetti di cui  all'articolo  29
del decreto del Presidente della Repubblica  29  settembre  1973,  n.
600, le maggiori ritenute di cui al comma 9 sono a titolo di  imposta
e per esse va operata  la  rivalsa  sui  percettori  dei  valori  non
assoggettati in precedenza a ritenuta stessa e che non  abbiano  gia'
provveduto a versare il  tributo  dovuto.  In  ogni  caso  non  vanno
presentate le dichiarazioni integrative. 
  11.  Tra  i  soggetti  di  cui  all'articolo  29  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,  si  intendono
comunque comprese, ad ogni effetto di legge, le amministrazioni degli
organi legislativi delle regioni a statuto speciale,  anche  ai  fini
dell'articolo 3, comma 99, della citata legge n. 549  del  1995.  Per
tali enti la disposizione di cui al  periodo  precedente  ha  effetto
anche per i periodi di  imposta  antecedenti  all'entrata  in  vigore
della presente legge se gli atti e gli adempimenti  posti  in  essere
anteriormente ad essa risultano conformi alla stessa. 
  12. All'articolo 14, comma 18, della legge  24  dicembre  1993,  n.
537, dopo il primo periodo, e' aggiunto il seguente: "Per  i  periodi
d'imposta anteriori a  quelli  aventi  inizio  dal  1  gennaio  1994,
restano validi gli  effetti  prodotti  dall'applicazione  del  regime
fiscale di cui all'articolo 2, comma 6-bis, del decreto-legge 2 marzo
1989, n. 69, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  27  aprile
1989, n. 154". 
  13. Entro 30 giorni dalla  data  di  pubblicazione  della  presente
legge  sulla  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica   italiana,   e'
istituita una commissione composta da quindici  senatori  e  quindici
deputati, nominati rispettivamente dal Presidente  del  Senato  della
Repubblica e dal Presidente della Camera dei  deputati  nel  rispetto
della proporzione esistente tra i  gruppi  parlamentari,  sulla  base
delle designazioni dei gruppi medesimi. 
  14. Gli schemi dei decreti legislativi previsti dai commi  19,  66,
120, 133, 134, 138, 143, 160, 161, 162, 186 e 188 sono trasmessi alla
commissione di  cui  al  comma  13  per  l'acquisizione  del  parere.
Quest'ultimo  e'  espresso  entro  trenta  giorni   dalla   data   di
trasmissione degli schemi dei decreti. 
  15. La commissione puo' chiedere una sola volta ai Presidenti delle
Camere una proroga di venti giorni per l'adozione del parere, qualora
cio' si renda necessario per la complessita' della materia o  per  il
numero di schemi  trasmessi  nello  stesso  periodo  all'esame  della
commissione. 
  16. Qualora sia richiesta, ai sensi del comma 15,  la  proroga  per
l'adozione del parere, e limitatamente alle materie per cui essa  sia
concessa, i termini per l'esercizio della delega  sono  prorogati  di
venti giorni. Trascorso il termine di cui al comma 14  ovvero  quello
prorogato ai sensi del  comma  15,  il  parere  si  intende  espresso
favorevolmente. Nel computo dei termini previsti dai commi  14  e  15
del presente articolo non viene considerato il periodo di sospensione
estiva dei lavori parlamentari. (7) 
  17. Entro due anni dalla data di  entrata  in  vigore  dei  decreti
legislativi, nel rispetto degli stessi principi e criteri direttivi e
previo parere della commissione di cui al comma  13,  possono  essere
emanate, con uno o piu' decreti legislativi, disposizioni integrative
o correttive. 
  18. Per l'esame degli schemi di decreti  legislativi  che  le  sono
trasmessi, la commissione puo' costituire una o piu' sottocommissioni
per l'esame preliminare di singoli schemi di decreto. In ogni caso il
parere sullo schema di  decreto  legislativo  deve  essere  approvato
dalla commissione in seduta plenaria. 
  19. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi  dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi volti ad armonizzare, razionalizzare  e  semplificare  le
disposizioni fiscali e previdenziali concernenti i redditi di  lavoro
dipendente e i relativi adempimenti da parte dei  datori  di  lavoro,
secondo i seguenti principi e criteri direttivi: 
    a) revisione della definizione di reddito di lavoro dipendente ai
fini  fiscali   e   previdenziali,   per   prevederne   la   completa
equiparazione, ove possibile; 
    b) revisione, razionalizzazione e armonizzazione, ai fini fiscali
e previdenziali, delle ipotesi di esclusione dal  reddito  di  lavoro
dipendente; 
    c) revisione e armonizzazione del  criterio  di  imputazione  del
reddito di lavoro dipendente, tenendo conto  per  quanto  riguarda  i
compensi in natura  del  loro  valore  normale,  ai  fini  fiscali  e
previdenziali consentendo la contestuale effettuazione della ritenuta
fiscale e della trattenuta contributiva; 
    d) semplificazione, armonizzazione e, ove possibile, unificazione
degli adempimenti, dei termini e delle certificazioni dei  datori  di
lavoro; 
    e) armonizzazione dei rispettivi sistemi sanzionatori. 
  20. L'attuazione della delega di cui al comma  19  deve  assicurare
l'assenza di oneri aggiuntivi o di minori  entrate  per  il  bilancio
dello Stato per l'anno 1997, nonche' maggiori entrate  nette  pari  a
lire 200 miliardi per ciascuno degli anni 1998 e 1999. 
  21. All'articolo 50 del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 4, primo periodo,  riguardante  l'indeducibilita'  ai
fini della determinazione del reddito di lavoro  autonomo  di  talune
spese, le parole: "di cui all'articolo  26,  lettere  a)  e  c),  del
decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393"  sono
sostituite dalle seguenti: "indicati nell'articolo 54, comma 1, 
    lettere a), c) e m), del decreto legislativo 30 aprile  1992,  n.
    285"; 
b) al comma 6, primo periodo, relativo alla deducibilita' ai fini 
della determinazione del reddito di lavoro autonomo di  talune  spese
per prestazioni di lavoro, dopo  le  parole:  "si  comprendono"  sono
inserite le seguenti: " , salvo il disposto di cui al comma 6-bis,"; 
    c) dopo il comma 6 e' inserito  il  seguente:  "6-bis.  Non  sono
ammesse deduzioni per i compensi al coniuge,  ai  figli,  affidati  o
affiliati, minori  di  eta'  o  permanentemente  inabili  al  lavoro,
nonche' agli ascendenti dell'artista o professionista ovvero dei soci
o associati per il lavoro prestato o  l'opera  svolta  nei  confronti
dell'artista o professionista ovvero della societa' o associazione. I
compensi non ammessi in deduzione non concorrono a formare il reddito
complessivo dei percipienti". 
  22. Per il periodo di imposta  1996,  le  ritenute  effettuate  sui
compensi di cui al comma 21, lettera c), sono scomputate dall'artista
o professionista ovvero dai soci o associati. 
  23. Le disposizioni del comma  21  si  applicano  a  decorrere  dal
periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 1996. 
  24. L'opzione per la contabilita' ordinaria  prevista  all'articolo
10, comma 1, lettere a), e b-bis) del decreto-legge 2 marzo 1989,  n.
69, convertito, con modificazioni, dalla legge  27  aprile  1989,  n.
154,  esercitata  entro  il  31  gennaio  1995  ha  effetto  ai  fini
dell'imposta  sul  valore  aggiunto  anche  se  risulta  solo   dalla
comunicazione fatta all'Ufficio  delle  imposte  dirette  secondo  le
modalita' fissate ai commi 2 e 4 dell'articolo 10  del  decreto-legge
citato,  a  condizione  che  sia   stata   tenuta   regolarmente   la
contabilita' e siano stati adempiuti gli obblighi per la contabilita'
ordinaria. 
  25. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto
del Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) nell'articolo 54, comma 5, riguardante le plusvalenze relative
alla cessione di aziende, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: 
"Il trasferimento di azienda per causa di morte o per atto gratuito a
familiari  non  costituisce  realizzo  di  plusvalenze   dell'azienda
stessa;  l'azienda  e'  assunta  ai   medesimi   valori   fiscalmente
riconosciuti nei confronti del dante  causa.  I  criteri  di  cui  al
periodo precedente  si  applicano  anche  qualora,  a  seguito  dello
scioglimento, entro  cinque  anni  dall'apertura  della  successione,
della societa' esistente tra gli eredi,  la  predetta  azienda  resti
acquisita da uno solo di essi."; 
    b) nell'articolo 81, comma 1,  riguardante  l'individuazione  dei
redditi diversi, dopo la lettera h) e' inserita la seguente: 
    "h-bis) le plusvalenze realizzate in caso di successiva cessione,
anche parziale, delle aziende acquisite ai  sensi  dell'articolo  54,
comma 5, ultimo periodo;"; 
    c) all'articolo 85,  che  determina  l'ammontare  di  taluni  dei
redditi e delle plusvalenze indicati  nell'articolo  81  relativo  ai
redditi diversi, nel comma  2,  secondo  periodo,  le  parole:  "alla
predetta lettera h)" sono sostituite dalle seguenti: "alle lettere h)
e h-bis) del predetto articolo 81". 
  26. Nell'articolo 10, comma 1, della legge  29  dicembre  1990,  n.
408, come sostituito  dall'articolo  28,  comma  1,  della  legge  23
dicembre 1994, n. 724,  riguardante  il  potere  dell'amministrazione
finanziaria di disconoscere i vantaggi tributari conseguiti in talune
operazioni economiche e finanziarie  se  realizzate  per  meri  scopi
elusivi, dopo  la  parola:  "scorporo"  sono  inserite  le  seguenti:
"cessione di azienda,". 
  27. Le disposizioni del comma 26 si  applicano  per  le  operazioni
poste in essere successivamente al 30 settembre 1996. 
  28. Dopo  il  comma  4  dell'articolo  25  del  testo  unico  delle
disposizioni concernenti l'imposta  sulle  successioni  e  donazioni,
approvato con  decreto  legislativo  31  ottobre  1990,  n.  346,  e'
aggiunto il seguente: 
"4-bis. Se nell'attivo ereditario sono compresi, purche'  ubicati  in
comuni montani con meno di cinquemila  abitanti,  aziende,  quote  di
societa' di persone o beni strumentali di  cui  all'articolo  40  del
testo unico delle imposte sui  redditi,  approvato  con  decreto  del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,  trasferiti  al
coniuge o al parente entro il  terzo  grado  del  defunto,  l'imposta
dovuta  dal  beneficiario  e'  ridotta   dell'importo   proporzionale
corrispondente al quaranta per cento  della  parte  del  loro  valore
complessivo,  a  condizione   che   gli   aventi   causa   proseguano
effettivamente  l'attivita'  imprenditoriale  per  un   periodo   non
inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento. Il beneficiario
deve dimostrare detta condizione entro sessanta giorni dalla scadenza
del suindicato termine mediante dichiarazione  da  presentare  presso
l'ufficio competente ove sono registrate la  denuncia  o  l'atto;  in
mancanza di tale dimostrazione il beneficiario stesso  e'  tenuto  al
pagamento dell'imposta in misura ordinaria con gli interessi di mora,
decorrenti dalla data in cui l'imposta medesima avrebbe dovuto essere
pagata.  Per  il  pagamento  dell'imposta  di  successione   relativa
all'ipotesi di cui al presente comma  si  applicano  le  disposizioni
previste dall'articolo 38". 
  29. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 28, quantificati
in 20 miliardi di lire per ciascuno degli anni 1997, 1998,  1999,  si
fa fronte con le riduzioni di spesa derivanti dai commi da 111 a  116
dell'articolo 2. 
  30. Con  decreto  del  Ministro  dell'industria,  del  commercio  e
dell'artigianato, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica, delle finanze e del lavoro e  della
previdenza sociale, adottato ai  sensi  dell'articolo  17,  comma  3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentite le competenti commissioni
parlamentari, sono adottate, entro sei mesi dalla data di entrata  in
vigore  della  presente  legge,  disposizioni  volte  a  favorire  la
cessione incentivata di impresa. 
  31. Nell'esercizio della  potesta'  regolamentare,  il  Governo  si
attiene ai seguenti principi e criteri direttivi: 
    a) definizione della nozione di cessione incentivata  di  impresa
avuto riguardo all'anzianita' contributiva dell'imprenditore  cedente
ed al fatto che l'imprenditore aspirante non possa beneficiare  delle
disposizioni del comma 25 sul trasferimento di azienda per  causa  di
morte o per atto gratuito a familiari; 
    b) istituzione in favore dell'aspirante imprenditore di borse  di
studio ed attivita'  formative  anche  nell'ambito  dei  progetti  di
formazione  continua,  previsione  di  contributi  creditizi   e   di
agevolazioni fiscali per il rilevamento e la prima fase  di  gestione
dell'impresa a favore dell'aspirante imprenditore; 
    c) definizione degli incentivi entro il  limite  di  20  miliardi
annui. 
  32. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui ai commi 30 e 31
si fa fronte con quota delle maggiori entrate di cui ai commi 83 e 84
dell'articolo 1. 
  33. All'articolo 67 del testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 8-bis,  riguardante  l'indeducibilita'  dei  costi  e
delle spese relativi a taluni beni, alla lettera b), le  parole:  "di
cui alle lettere a) e c) dell'articolo 26 del decreto del  Presidente
della Repubblica 15  giugno  1959,  n.  393"  sono  sostituite  dalle
seguenti: "indicati nell'articolo 54, comma 1, lettere a), c)  e  m),
del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285"; 
    b) al comma 10, dopo il primo periodo e' inserito il seguente: "I
limiti di deducibilita' del 50 per cento previsti per le autovetture,
gli autoveicoli, i ciclomotori e i motocicli  di  cui  al  precedente
periodo si applicano anche alle societa' in  nome  collettivo  ed  in
accomandita semplice, ad esclusione dei beni adibiti ad uso pubblico,
di  quelli  destinati  ad  essere  utilizzati   esclusivamente   come
strumentali nell'attivita' propria dell'impresa e di quelli  dati  in
uso promiscuo al dipendente". 
  34. Le disposizioni del comma  33  si  applicano  a  decorrere  dal
periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 1996. 
  35. Al comma 1 dell'articolo 9 della  legge  29  ottobre  1961,  n.
1216, come modificato dall'articolo 11 del  decreto-legge  20  giugno
1996, n. 323, convertito, con  modificazioni  dalla  legge  8  agosto
1996, n. 425, dopo le parole: "in ciascun mese solare" sono  aggiunte
le seguenti: ", nonche' eventuali conguagli dell'imposta  dovuta  sui
premi ed accessori incassati nel secondo mese precedente". 
  36. La norma di cui all'articolo 7, comma 1, del  decreto-legge  20
giugno 1996, n. 323, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  8
agosto 1996, n. 425, deve intendersi non applicabile ai  consorzi  di
garanzia collettiva fidi, cosi' come definiti dagli articoli 29, 30 e
33 della legge 5 ottobre 1991, n. 317. 
  37. A decorrere dal periodo di imposta in corso alla  data  del  15
settembre 1996, nell'articolo 30 della legge  23  dicembre  1994,  n.
724, concernente le societa' di comodo e la valutazione  dei  titoli,
come modificato dall'articolo 27 del decreto-legge 23 febbraio  1995,
n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo  1995,  n.
85, i commi da 1 a 7 sono sostituiti dai seguenti: 
"1. Agli effetti del presente articolo le  societa'  per  azioni,  in
accomandita  per  azioni,  a  responsabilita'   limitata,   in   nome
collettivo e in accomandita semplice, nonche' le societa' e gli  enti
di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione nel territorio
dello Stato, si considerano, salva la prova contraria, non  operativi
se  l'ammontare  complessivo  dei  ricavi,  degli  incrementi   delle
rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal
conto economico,  ove  prescritto,  e'  inferiore  alla  somma  degli
importi che risultano applicando: a) l'1 per cento al valore dei beni
indicati nell'articolo 53, comma 1, lettera c), del testo unico delle
imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,  anche   se   costituiscono
immobilizzazioni finanziarie, aumentato del valore dei crediti; b) il
4 per cento al  valore  delle  immobilizzazioni  costituite  da  beni
immobili e da beni indicati nell'articolo 8-bis, comma 1, lettera a),
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
e successive modificazioni, anche in locazione finanziaria; c) il  15
per cento al valore delle altre immobilizzazioni, anche in  locazione
finanziaria. La prova contraria deve essere sostenuta da  riferimenti
a oggettive situazioni di  carattere  straordinario  che  hanno  reso
impossibile il conseguimento di ricavi, di incrementi di rimanenze  e
di proventi nella misura richiesta dalle  disposizioni  del  presente
comma. Le disposizioni dei precedenti periodi non si applicano: 1) ai
soggetti ai quali, per la  particolare  attivita'  svolta,  e'  fatto
obbligo di costituirsi sotto forma di societa'  di  capitali;  2)  ai
soggetti che non si trovano in  un  periodo  di  normale  svolgimento
dell'attivita'; 3) ai soggetti che si trovano nel  primo  periodo  di
imposta;  4)  alle  societa'   in   amministrazione   controllata   o
straordinaria; 5) alle societa' ed enti i cui titoli  sono  negoziati
in  mercati  regolamentati  italiani;  6)  alle  societa'   esercenti
pubblici servizi di trasporto. 
2. Ai fini dell'applicazione del comma  1,  i  ricavi  e  i  proventi
nonche' i valori dei beni e delle immobilizzazioni vanno  assunti  in
base alle risultanze medie dell'esercizio e dei due  precedenti.  Per
la determinazione del valore dei beni si applica l'articolo 76, comma
1, del testo unico delle imposte sui redditi  approvato  con  decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; per i  beni
in locazione finanziaria si assume il  costo  sostenuto  dall'impresa
concedente, ovvero, in  mancanza  di  documentazione,  la  somma  dei
canoni  di  locazione  e  del  prezzo  di  riscatto  risultanti   dal
contratto. 
3. Fermo l'ordinario potere di  accertamento,  ai  fini  dell'imposta
personale sul reddito per le societa' e per gli  enti  non  operativi
indicati nel comma 1 si presume che il reddito del periodo di imposta
non sia inferiore all'ammontare della somma degli  importi  derivanti
dall'applicazione, ai valori dei beni posseduti nell'esercizio, delle
seguenti percentuali: a) lo  0,75  per  cento  sul  valore  dei  beni
indicati nella lettera a) del comma 1; b) il 3 per cento  sul  valore
delle immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati
nell'articolo 8-bis, comma 1, lettera a), del decreto del  Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni,
anche in locazione  finanziaria;  c)  il  12  per  cento  sul  valore
complessivo  delle  altre   immobilizzazioni   anche   in   locazione
finanziaria.  Le  perdite  di  esercizi  precedenti  possono   essere
computate soltanto in diminuzione della parte  di  reddito  eccedente
quello minimo di cui al presente comma. 
4. Se il reddito dichiarato  dalle  societa'  o  dagli  enti  che  si
presumono non operativi risulta inferiore a quello minimo di  cui  al
comma 3, il reddito puo' essere determinato induttivamente in  misura
pari  a  quella  presunta,  anche   mediante   l'applicazione   delle
disposizioni di cui all'articolo 41-bis del  decreto  del  Presidente
della  Repubblica  29  settembre   1973,   n.   600,   e   successive
modificazioni, riguardante il potere  di  procedere  ad  accertamento
parziale. Tale accertamento e' effettuato, a pena di nullita', previa
richiesta  al  contribuente,  anche  per  lettera  raccomandata,   di
chiarimenti da inviare per iscritto entro sessanta giorni dalla  data
di ricezione della richiesta. Nella risposta devono essere indicati i
motivi posti a fondamento della prova contraria di cui al comma 1.  I
motivi non addotti in risposta  alla  richiesta  di  chiarimenti  non
possono essere fatti valere in  sede  di  impugnazione  dell'atto  di
accertamento; di cio' l'amministrazione finanziaria deve informare il
contribuente contestualmente alla richiesta". 
  38. Le societa' considerate non operative nel periodo di imposta in
corso alla data del 15 settembre 1996 nonche' quelle che a tale  data
si  trovano  nel  primo  periodo  di  imposta,  che   deliberano   lo
scioglimento entro il 31 maggio 1997 e  richiedono  la  cancellazione
dal registro delle imprese a  norma  dell'articolo  2456  del  codice
civile  entro  un  anno  dalla   delibera   di   scioglimento,   sono
assoggettate alla disciplina  prevista  dai  commi  da  37  a  45,  a
condizione che tutti i soci siano persone  fisiche  e  che  risultino
iscritti nel libro dei soci, ove previsto, alla data del 30 settembre
1996 ovvero che vengano iscritti entro trenta giorni  dalla  data  di
entrata in vigore  della  presente  legge,  in  forza  di  titolo  di
trasferimento avente data certa anteriore al 1 ottobre 1996. 
  39. Sul reddito di impresa del periodo compreso tra l'inizio  e  la
chiusura della liquidazione, determinato ai sensi  dell'articolo  124
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto  del
Presidente della Repubblica 22 dicembre  1986,  n.  917,  si  applica
l'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi con l'aliquota del 25
per cento; le perdite di esercizi  precedenti  non  sono  ammesse  in
deduzione. Le riserve e  i  fondi  in  sospensione  di  imposta  sono
assoggettati ad imposta sostitutiva delle  imposte  sui  redditi  con
l'aliquota del 25 per cento; per  i  saldi  attivi  di  rivalutazione
costituiti ai sensi delle leggi  29  dicembre  1990,  n.  408,  e  30
dicembre  1991,  n.  413,  recanti  disposizioni  tributarie  per  la
rivalutazione dei beni, per lo smobilizzo di riserve e di fondi e per
la  rivalutazione  obbligatoria  dei  beni  immobili  delle  imprese,
l'imposta sostitutiva e' stabilita con l'aliquota del 10 per cento  e
non spetta il credito di imposta previsto dall'articolo 4,  comma  5,
della legge n. 408 del 1990 e dall'articolo 26, comma 5, della  legge
n. 413 del 1991; le riserve e i fondi indicati nelle lettere b) e  c)
del  comma  7  dell'articolo  105  del  citato   testo   unico   sono
assoggettati ad imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio
con l'aliquota, rispettivamente, del 5 per cento e del 10 per cento. 
  40. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 44, comma 3, del  testo
unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della  Repubblica  22  dicembre  1986,   n.   917,   riguardante   la
qualificazione come utili delle somme e dei beni ricevuti dai soci in
caso  di  recesso,  di  riduzione  di  capitale   esuberante   e   di
liquidazione, le somme o il valore normale dei beni assegnati ai soci
sono diminuiti degli importi assoggettati all'imposta sostitutiva  di
cui al comma 39  da  parte  della  societa',  al  netto  dell'imposta
sostitutiva stessa. Detti importi non  costituiscono  redditi  per  i
soci. 
  41. Ai fini delle imposte sui redditi, le cessioni a titolo oneroso
e gli atti di assegnazione ai soci, anche di singoli beni,  anche  se
di diversa natura, posti in essere dalle societa' di cui al comma  38
successivamente  alla  delibera  di  scioglimento,   si   considerano
effettuati ad un valore non inferiore  al  valore  normale  dei  beni
ceduti o assegnati. Per gli immobili, su richiesta del contribuente e
nel rispetto delle condizioni prescritte, il valore normale e' quello
risultante  dall'applicazione  dei  moltiplicatori  stabiliti   dalle
singole leggi di imposta  alle  rendite  catastali  ovvero  a  quella
stabilita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 14 marzo  1988,
n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988,  n.
154,  riguardante  la  procedura  per  l'attribuzione  della  rendita
catastale. 
  42. L'applicazione della disciplina prevista dai commi da 38  a  41
deve essere richiesta, a pena di decadenza, nella  dichiarazione  dei
redditi del periodo di imposta anteriore allo scioglimento. 
  43. Le assegnazioni ai soci sono soggette all'imposta  di  registro
nella misura dell'1 per cento e non sono  considerate  cessioni  agli
effetti  dell'imposta  sul  valore  aggiunto.  Nel  caso  in  cui  le
assegnazioni abbiano ad oggetto beni immobili le imposte ipotecaria e
catastale sono applicabili in misura  fissa  per  ciascun  tributo  e
l'imposta  comunale  sull'incremento  di  valore  degli  immobili  e'
ridotta al 50 per cento; in tali ipotesi la base imponibile non  puo'
essere  inferiore   a   quella   risultante   dall'applicazione   dei
moltiplicatori stabiliti dalle singole leggi di imposta alle  rendite
catastali ovvero a quella stabilita ai  sensi  dell'articolo  12  del
decreto-legge 14 marzo 1988, n. 70,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 13 maggio 1988, n. 154, su richiesta del  contribuente  e
nel rispetto delle condizioni prescritte. Per le assegnazioni di beni
immobili, la cui base imponibile non e' determinabile con i  predetti
criteri nonche' per le assegnazioni di beni  di  diversa  natura,  si
applicano le disposizioni contenute negli articoli 50, 51  e  52  del
testo unico delle disposizioni  concernenti  l'imposta  di  registro,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986,
n. 131, riguardanti la determinazione della base imponibile di atti e
operazioni concernenti societa', enti, consorzi, associazioni e altre
organizzazioni commerciali e agricole, e le imposte sono dovute nelle
misure precedentemente indicate. Per le assegnazioni di beni  di  cui
all'articolo 7 della tariffa, parte I,  allegata  al  predetto  testo
unico, si applicano le  imposte  nella  misura  e  con  le  modalita'
previste dal medesimo testo unico  ovvero  dalla  legge  23  dicembre
1977, n. 952, istitutiva dell'imposta erariale di trascrizione, e dal
decreto  legislativo   21   dicembre   1990,   n.   398,   istitutivo
dell'addizionale regionale alla  predetta  imposta,  come  modificato
dalla legge 28 dicembre 1995, n. 549, che ha sostituito  la  predetta
addizionale  regionale  con  l'addizionale  provinciale   all'imposta
erariale e  soppresso  l'imposta  provinciale  per  l'iscrizione  dei
veicoli nel pubblico  registro  automobilistico.  L'applicazione  del
presente comma deve essere richiesta, a pena di decadenza,  nell'atto
di assegnazione ai soci. 
  44. Per la dichiarazione e il versamento delle imposte  sostitutive
si  applicano  le  disposizioni  previste,   rispettivamente,   dagli
articoli 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29  settembre
1973, n. 600, concernente la presentazione  della  dichiarazione  dei
redditi da parte del liquidatore, e  8  del  decreto  del  Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, relativo ai  termini  per
il   versamento   diretto   dell'imposta;   per   la    liquidazione,
l'accertamento, la riscossione,  le  sanzioni  e  il  contenzioso  si
applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi. 
  45. Per le societa' e gli enti non operativi di cui  al  comma  37,
non e' ammessa al rimborso l'eccedenza di  credito  risultante  dalla
dichiarazione presentata ai fini dell'imposta sul valore aggiunto per
l'anno che comprende l'esercizio, o la maggior parte  dell'esercizio,
per il quale si verificano le condizioni ivi previste. 
  46. Con decorrenza dal periodo di imposta in corso alla data del 31
dicembre 1996, e' soppressa l'agevolazione tributaria,  prevista  dal
terzo  comma  dell'articolo  21  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 601,  per  il  dividendo  attribuito
allo Stato sugli apporti  al  fondo  di  dotazione  del  Mediocredito
centrale Spa. 
  47. Con decorrenza dal periodo di imposta in corso alla data del 31
dicembre 1996, sono soppresse le agevolazioni tributarie previste dal
primo e  dal  secondo  comma  dell'articolo  12,  riguardante  talune
societa' cooperative, del decreto del Presidente della Repubblica  29
settembre 1973, n. 601. Nel terzo comma del predetto articolo 12,  le
parole: ", ferme restando le disposizioni dei precedenti commi," sono
soppresse. 
  47-bis. In caso di scioglimento di societa' cooperative o  di  loro
consorzi, di diritto o disposto  per  atto  dell'autorita'  ai  sensi
dell'articolo 2544 del codice civile, come integrato dall'articolo 18
della legge 31 gennaio 1992, n. 59, in luogo delle sanzioni  previste
in materia tributaria per gli inadempimenti formali e per  le  omesse
dichiarazioni nelle ipotesi di mancato compimento di atti di gestione
o di inattivita' si applica la pena pecuniaria di lire 300.000. 
  48. Fino alla  data  di  entrata  in  vigore  delle  nuove  tariffe
d'estimo le vigenti rendite catastali urbane sono  rivalutate  del  5
per cento  ai  fini  dell'applicazione  dell'imposta  comunale  sugli
immobili e di ogni altra imposta. 
  49. Al testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto
del  Presidente  della  Repubblica  22   dicembre   1986,   n.   917,
nell'articolo 34, comma 4-quater, le parole:  "un  milione  di  lire"
sono sostituite dalle seguenti: "unmilionecentomila lire". 
  50. Fino alla  data  di  entrata  in  vigore  delle  nuove  tariffe
d'estimo,  ai  soli  fini  delle  imposte  sui  redditi,  i   redditi
dominicali e agrari sono  rivalutati,  rispettivamente,  dell'80  per
cento e del 70 per cento. L'incremento si applica sull'importo  posto
a base della rivalutazione operata ai sensi dell'articolo  31,  comma
1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 
  51. Fino alla  data  di  entrata  in  vigore  delle  nuove  tariffe
d'estimo ai fini dei tributi diversi da quelli indicati nel comma  50
i redditi dominicali sono rivalutati del 25 per  cento.  L'incremento
si applica sull'importo posto a base della rivalutazione  operata  ai
sensi dell'articolo 31, comma 1, della legge  23  dicembre  1994,  n.
724. 
  52. Le disposizioni dei commi da 48 a 51 si applicano: 
a) per quanto riguarda le imposte sui redditi  e  l'imposta  comunale
   sugli immobili a decorrere dal periodo  di  imposta  successivo  a
   quello in corso alla data del 31 dicembre 1996; 
b) per quanto riguarda le altre imposte, agli atti pubblici  formati,
   agli atti giudiziari pubblicati o emanati, alle scritture  private
   autenticate  e  a  quelle  non  autenticate  presentate   per   la
   registrazione, alle successioni apertesi e alle donazioni fatte  a
   decorrere dal 1 gennaio 1997. 
  53. L'articolo 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  504,
e  successive  modificazioni  ed  integrazioni,  e'  sostituito   dal
seguente: 
"Art. 6  -  (Determinazione  delle  aliquote  e  dell'imposta)  -  1.
L'aliquota e' stabilita dal comune,  con  deliberazione  da  adottare
entro il 31 ottobre di ogni anno, con effetto per l'anno  successivo.
Se la delibera  non  e'  adottata  entro  tale  termine,  si  applica
l'aliquota del 4 per mille, ferma restando  la  disposizione  di  cui
all'articolo 84 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77, come
modificato dal decreto legislativo 11 giugno 1996, n. 336. 
2. L'aliquota deve essere deliberata in misura non inferiore al 4 per
mille, ne' superiore al 7 per mille e puo' essere diversificata entro
tale limite, con  riferimento  ai  casi  di  immobili  diversi  dalle
abitazioni, o posseduti in aggiunta all'abitazione principale,  o  di
alloggi non locati; l'aliquota puo' essere agevolata in rapporto alle
diverse tipologie degli enti senza scopi di lucro. 
3.  L'imposta  e'  determinata  applicando   alla   base   imponibile
l'aliquota vigente nel comune di cui all'articolo 4. 
4. Restano ferme  le  disposizioni  dell'articolo  4,  comma  1,  del
decreto-legge 8 agosto 1996, n. 437, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556". 
  54. Per l'anno 1997, la delibera di cui al comma 1 dell'articolo  6
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, come sostituito dal
comma 53, deve essere adottata entro il 15 aprile 1997. 
  55. L'articolo 8 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.  504,
e  successive  modificazioni  ed  integrazioni,  e'  sostituito   dal
seguente: 
"Art. 8 - (Riduzioni e detrazioni dall'imposta)  -  1.  L'imposta  e'
ridotta del 50 per cento per  i  fabbricati  dichiarati  inagibili  o
inabitabili e di  fatto  non  utilizzati,  limitatamente  al  periodo
dell'anno   durante   il   quale   sussistono    dette    condizioni.
L'inagibilita' o inabitabilita'  e'  accertata  dall'ufficio  tecnico
comunale con perizia a carico del  proprietario,  che  allega  idonea
documentazione alla dichiarazione. In alternativa il contribuente  ha
facolta' di presentare dichiarazione sostitutiva ai sensi della legge
4 gennaio 1968,  n.  15,  rispetto  a  quanto  previsto  dal  periodo
precedente. L'aliquota puo' essere stabilita dai comuni nella  misura
del 4 per mille, per un periodo comunque non superiore  a  tre  anni,
relativamente ai fabbricati realizzati per la vendita e  non  venduti
dalle  imprese  che  hanno  per  oggetto   esclusivo   o   prevalente
dell'attivita' la costruzione e l'alienazione di immobili. 
2.  Dalla  imposta  dovuta  per  l'unita'  immobiliare   adibita   ad
abitazione principale del soggetto  passivo  si  detraggono,  fino  a
concorrenza del suo ammontare, lire  200.000  rapportate  al  periodo
dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione; se  l'unita'
immobiliare e' adibita ad  abitazione  principale  da  piu'  soggetti
passivi, la detrazione spetta a ciascuno  di  essi  proporzionalmente
alla quota per la quale la destinazione  medesima  si  verifica.  Per
abitazione principale si intende quella nella quale il  contribuente,
che la possiede a titolo di proprieta',  usufrutto  o  altro  diritto
reale, e i suoi familiari dimorano abitualmente. 
3. A decorrere dall'anno di imposta 1997, con la deliberazione di cui
al comma 1 dell'articolo 6, l'imposta dovuta per l'unita' immobiliare
adibita ad abitazione principale del  soggetto  passivo  puo'  essere
ridotta fino al 50 per  cento;  in  alternativa,  l'importo  di  lire
200.000, di cui  al  comma  2  del  presente  articolo,  puo'  essere
elevato,  fino  a  lire  500.000,  nel  rispetto  dell'equilibrio  di
bilancio. 
4. Le disposizioni di cui al presente  articolo  si  applicano  anche
alle unita' immobiliari, appartenenti  alle  cooperative  edilizie  a
proprieta'  indivisa,  adibite  ad  abitazione  principale  dei  soci
assegnatari,  nonche'  agli  alloggi  regolarmente  assegnati   dagli
Istituti autonomi per le case popolari". 
  56. I comuni possono considerare direttamente adibita ad abitazione
principale l'unita' immobiliare posseduta a titolo di proprieta' o di
usufrutto da anziani o disabili  che  acquisiscono  la  residenza  in
istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero  permanente,  a
condizione che la stessa non risulti locata. 
  57.  Una  percentuale  del  gettito  dell'imposta  comunale   sugli
immobili  puo'  essere  destinata  al  potenziamento   degli   uffici
tributari del comune. I dati fiscali a disposizione del  comune  sono
ordinati secondo procedure informatiche, stabilite  con  decreto  del
Ministro delle finanze, allo scopo di effettuare controlli incrociati
coordinati con le strutture dell'amministrazione finanziaria. 
  58. Gli uffici tributari  dei  comuni  partecipano  alla  ordinaria
attivita' di accertamento fiscale in collaborazione con le  strutture
dell'amministrazione      finanziaria.      Partecipano      altresi'
all'elaborazione  dei  dati  fiscali  risultanti  da  operazioni   di
verifica.  Il  comune  chiede   all'Ufficio   tecnico   erariale   la
classificazione di immobili il cui classamento risulti non aggiornato
ovvero palesemente non  congruo  rispetto  a  fabbricati  similari  e
aventi medesime caratteristiche. L'Ufficio tecnico  erariale  procede
prioritariamente alle operazioni di verifica degli immobili segnalati
dal comune. 
  59. I termini previsti dall'articolo 11, commi 1 e 2,  del  decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, per la notifica degli avvisi di
liquidazione e di accertamento  in  rettifica,  relativi  all'imposta
comunale sugli immobili dovuta per l'anno 1994, sono prorogati di  un
anno. 
  60. All'articolo 3 della legge  28  dicembre  1995,  n.  549,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
a) il comma 76 e' sostituito dal seguente: "76. Il consiglio comunale
   puo' individuare le aree escluse dall'applicazione  del  comma  75
   entro il 31 dicembre 1997; sono fatte salve le domande di acquisto
   presentate prima dell'approvazione della delibera comunale"; 
b) dopo il comma 78 e' inserito il seguente: "78-bis.  Le  aree  alle
   quali sono applicate le disposizioni dei commi da  75  a  78  sono
   disciplinate dalla convenzione di cui all'articolo 8, commi primo,
   quarto e quinto, della legge 28  gennaio  1977,  n.  10,  per  una
   durata  pari  a  quella  massima   prevista   da   queste   ultime
   disposizioni  diminuita  del  tempo  trascorso  fra  la  data   di
   stipulazione della convenzione che ha accompagnato la  concessione
   del diritto di superficie o la cessione in proprieta' delle aree e
   quella di stipulazione della nuova convenzione"; 
c) al  comma  79,  sono  aggiunte,  in  fine,  le  parole:  ";   tale
   deliberazione diviene titolo  esecutivo  per  l'ottenimento  delle
   somme dovute al comune a carico di ogni singolo condomino o  socio
   di cooperativa"; 
d) il comma 80 e' abrogato; 
e) il comma 81 e'  sostituito  dal  seguente:  "81.  Gli  atti  e  le
   convenzioni  di  cui  ai  commi  da  75  a  79  sono  soggetti   a
   registrazione a tassa fissa e non  si  considerano,  agli  effetti
   dell'imposta sul valore aggiunto, operazioni svolte nell'esercizio
   di attivita' commerciali". 
  61. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448. 
  62. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448. 
  63. All'articolo 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, sono 
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) nell'ottavo comma, la lettera a) e' sostituita dalla seguente:
"a) il corrispettivo della concessione e le  modalita'  del  relativo
versamento, determinati dalla delibera di cui al  settimo  comma  con
l'applicazione dei criteri previsti dal dodicesimo comma;"; 
    b) il decimo comma e' sostituito dal seguente:  "I  comuni  ed  i
consorzi possono, nella convenzione, stabilire a favore degli enti  e
delle cooperative di cui al sesto comma che costruiscono  alloggi  da
dare in locazione, condizioni  particolari  per  quanto  riguarda  il
corrispettivo della concessione e gli oneri relativi  alle  opere  di
urbanizzazione"; 
    c) l'undicesimo comma e' sostituito dal seguente; "Le aree di cui
al secondo comma, destinate alla costruzione  di  case  economiche  e
popolari, sono concesse in diritto di superficie, ai sensi dei  commi
precedenti, o cedute in proprieta'  a  cooperative  edilizie  e  loro
consorzi, ad imprese di costruzione e loro consorzi  ed  ai  singoli,
con preferenza per i proprietari espropriati ai sensi della  presente
legge sempre che questi abbiano i requisiti  previsti  dalle  vigenti
disposizioni per l'assegnazione di alloggi di edilizia agevolata"; 
    d)  il  dodicesimo  comma  e'   sostituito   dal   seguente:   "I
corrispettivi della concessione  in  superficie,  di  cui  all'ottavo
comma, lettera a), ed  i  prezzi  delle  aree  cedute  in  proprieta'
devono,  nel  loro  insieme,  assicurare  la  copertura  delle  spese
sostenute dal comune o dal consorzio per  l'acquisizione  delle  aree
comprese in ciascun piano approvato a norma  della  legge  18  aprile
1962,  n.  167;  i  corrispettivi  della  concessione  in  superficie
riferiti al metro cubo edificabile non possono essere superiori al 60
per cento dei prezzi di cessione riferiti allo stesso  volume  ed  il
loro  versamento  puo'  essere  dilazionato  in  un  massimo  di   15
annualita', di importo costante o crescente, ad un  tasso  annuo  non
superiore alla media mensile dei rendimenti lordi dei titoli pubblici
soggetti a tassazione (Rendistato) accertata dalla Banca d'Italia per
il secondo mese precedente a quello di stipulazione della convenzione
di  cui  al  settimo  comma.  Il   corrispettivo   delle   opere   di
urbanizzazione, sia per le aree concesse in superficie che per quelle
cedute in proprieta', e' determinato  in  misura  pari  al  costo  di
realizzazione in proporzione al volume edificabile"; 
    e) l'alinea del tredicesimo comma  e'  sostituito  dal  seguente:
"Contestualmente all'atto della cessione della proprieta'  dell'area,
tra il comune, o il consorzio, e il cessionario, viene stipulata  una
convenzione per atto pubblico, con l'osservanza delle disposizioni di
cui all'articolo 8, commi primo, quarto  e  quinto,  della  legge  28
gennaio 1977, n. 10, la quale,  oltre  a  quanto  stabilito  da  tali
disposizioni, deve prevedere:". 
  64. I comuni possono cedere in proprieta' le aree gia' concesse  in
diritto di superficie nell'ambito dei piani delle  aree  destinate  a
insediamenti produttivi di cui all'articolo 27 della legge 22 ottobre
1971, n. 865. Il corrispettivo delle aree  cedute  in  proprieta'  e'
determinato con  delibera  del  consiglio  comunale,  in  misura  non
inferiore  alla  differenza  tra  il  valore  delle  aree  da  cedere
direttamente in diritto di proprieta' e quello delle aree  da  cedere
in diritto di superficie, valutati al momento della trasformazione di
cui al presente comma. La proprieta' delle  suddette  aree  non  puo'
essere ceduta a terzi nei cinque anni successivi all'acquisto. 
  65. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 8 GIUGNO 2001, N. 327. (36) 
  66. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla data 
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi in materia di imposta sul valore aggiunto, in conformita'
alla normativa comunitaria, nel  rispetto  dei  seguenti  principi  e
criteri direttivi: 
    a)  revisione  della  soggettivita'  passiva  di   imposta,   con
riguardo, anche in funzione antielusiva, a quelle attivita'  di  mero
godimento di beni, non dirette alla produzione  ed  allo  scambio  di
beni o servizi; 
    b) revisione della disciplina delle detrazioni di imposta e delle
relative rettifiche, escludendo il diritto alla  detrazione  per  gli
acquisti di beni  e  servizi  destinati  esclusivamente  a  finalita'
estranee  all'esercizio  dell'impresa  o  dell'arte   o   professione
utilizzati esclusivamente per operazioni  non  soggette  all'imposta,
eccettuate quelle cui le norme comunitarie  ricollegano  comunque  il
diritto alla detrazione; 
    c) revisione dei regimi speciali o  particolari  o  che  comunque
derogano agli ordinari criteri di applicazione del tributo,  al  fine
di  assicurare,  se  riguardano  la  base  imponibile,  una  maggiore
aderenza  a  quella  risultante  dall'applicazione  dei  criteri   di
determinazione  ordinari;  se  riguardano   aliquote   o   detrazione
forfettarie, che le stesse non possono  dar  luogo  a  determinazioni
dell'imposta sensibilmente diverse rispetto a quelle derivanti  dalla
disciplina ordinaria; 
    d) revisione della disciplina nelle ipotesi di ritardo  da  parte
del contribuente nell'invio della documentazione  richiesta  ai  fini
dell'effettuazione del rimborso; 
    e) revisione dell'imposta applicata per gli acquisti  di  beni  e
servizi destinati alla esclusiva attivita' solidaristica,  effettuati
da organizzazioni di volontariato costituite  esclusivamente  per  il
perseguimento delle finalita' di cui all'articolo 1, comma  1,  della
legge 11 agosto 1991, n. 266. 
  67. L'attuazione della delega prevista dal comma 66 deve assicurare
l'assenza di oneri aggiuntivi o di minori  entrate  per  il  bilancio
dello Stato per l'anno 1997, nonche' maggiori entrate  nette  pari  a
lire 500 miliardi per l'anno 1998 e a lire 600  miliardi  per  l'anno
1999. 
  68. Le societa' di fatto o irregolari esistenti alla  data  del  31
luglio 2000 possono essere regolarizzate, entro il 28 febbraio  2001,
in una delle forme previste dai capi III e IV del titolo V del  libro
quinto del codice civile secondo le procedure e con  le  agevolazioni
previste dai commi da 69 a 74. 
  69. L'atto di regolarizzazione della societa' puo' essere stipulato
con sottoscrizione dei contraenti, autenticata ai sensi dell'articolo
2703 del codice civile. Per gli atti posti in essere  ai  fini  della
regolarizzazione delle societa' di fatto, gli onorari  notarili  sono
ridotti ad  un  quarto.  Il  comune  dove  ha  sede  la  societa'  da
regolarizzare puo' applicare  uno  specifico  tributo,  nella  misura
massima di lire 250.000. Il notaio rogante o autenticante, in sede di
atto di regolarizzazione, verifica che  sia  stata  pagata  l'imposta
sostitutiva di cui al comma 70 o provvede a riscuoterla dalle  parti,
versandola entro i trenta  giorni  successivi  presso  il  competente
ufficio del registro; verifica altresi' che  il  tributo  di  cui  al
periodo precedente sia stato assolto o provvede a  riscuoterlo  dalle
parti, riversandolo entro i trenta giorni successivi  alla  tesoreria
comunale. 
  70. Gli atti  e  le  formalita'  posti  in  essere  ai  fini  della
regolarizzazione sono assoggettati, in luogo dei relativi tributi, ad
una imposta sostitutiva, qualora il contribuente  faccia  contestuale
richiesta, dovuta nelle seguenti misure: 
    a)  dalle  societa'  irregolari  costituite  con   atto   scritto
registrato, nonche' dalle societa' di fatto denunciate  agli  effetti
dell'imposta di registro e gia' assoggettate a detto tributo, in lire
500.000  per  l'atto  di  regolarizzazione  e   per   la   variazione
nell'intestazione dei beni mobili iscritti nei pubblici registri, dei
beni immobili strumentali di  proprieta'  della  societa'  ovvero  di
quelli nel cui atto d'acquisto i soci siano intervenuti in nome o per
conto della societa'; 
    b) dalle societa' di fatto, in lire 1.000.000;  se  nell'atto  di
regolarizzazione figurano beni, gia' utilizzati  dalla  societa',  di
proprieta' del socio e che vengono conferiti  alla  societa'  stessa,
l'imposta  e'  dovuta  nella  misura  di  lire  1.500.000  quando  il
conferimento  ha  per  oggetto  beni  mobili  iscritti  nei  pubblici
registri e nella misura di lire 3.000.000 quando ha per oggetto  beni
immobili strumentali. 
  71.  Entro  trenta   giorni   dalla   stipulazione   dell'atto   di
regolarizzazione  gli  amministratori   della   societa'   richiedono
l'iscrizione nel registro delle imprese. 
  72.  La  regolarizzazione  costituisce  titolo  per  la  variazione
dell'intestazione a favore della societa' regolarizzata, di tutti gli
atti ed i provvedimenti  della  pubblica  amministrazione  intestati,
alla data della regolarizzazione, alla societa'  preesistente  ovvero
ai soci, limitatamente ai beni da essi conferiti. 
  73. Ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, le detrazioni  e  gli
adempimenti disciplinati dall'articolo 19 e dal titolo II del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,  effettuati
dai soci per l'attivita' esercitata dalla societa' anteriormente alla
regolarizzazione,   si   considerano   effettuati   dalla    societa'
regolarizzata. 
  74. Non si fa comunque luogo a rimborso di imposte, pene pecuniarie
e soprattasse corrisposte prima della data di entrata in vigore della
presente legge. 
  75.  Ai  fini  della  regolarizzazione  agli  effetti  fiscali,  le
disposizioni  dei  commi  da  68  a  74  si  applicano,   in   quanto
compatibili, alle societa' semplici che svolgono attivita'  agricola,
esistenti  alla  data  del  19  febbraio  1996.  Per  dette  societa'
l'imposta sostitutiva e' determinata nella misura  di  lire  500.000.
(5) (12) 
  75-bis. Le  societa'  di  fatto  esercenti  le  attivita'  indicate
dall'articolo 2135 del codice civile e le comunioni tacite  familiari
di  cui  all'articolo  230-bis,  ultimo  comma,  del  codice  civile,
esistenti alla data del 1 gennaio 1997,  possono  essere  modificate,
entro il 1 dicembre 1997, in imprese agricole individuali. Gli atti e
le formalita'  posti  in  essere  ai  fini  della  modificazione,  ad
esclusione dei trasferimenti dei beni immobili, sono assoggettati, in
luogo dei relativi tributi e diritti, ad una imposta  sostitutiva  di
L. 500.000. La  modificazione  costituisce  titolo,  senza  ulteriori
oneri, per la variazione  dell'intestazione,  a  favore  dell'impresa
individuale,  di  tutti  gli  atti  e  provvedimenti  della  pubblica
amministrazione  intestati  alla  societa'  di  fatto   o   comunione
preesistente, compresa l'iscrizione al registro delle imprese. (12) 
  76. Fermo restando quanto previsto  nell'articolo  1  del  decreto-
legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito,  con  modificazioni,  dalla
legge 7 agosto 1982, n. 516, non si applicano  le  sanzioni  previste
per l'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi  da  parte
della societa', a  condizione  che  la  stessa  abbia  presentato  le
dichiarazioni prescritte ai fini dell'imposta sul valore  aggiunto  e
che i soci abbiano presentato le  dichiarazioni  prescritte  ai  fini
dell'imposta   sui   redditi,   indicandovi   completamente    quelli
riconducibili all'attivita' sociale. 
  77. L'organizzazione e la gestione dei  giochi  e  delle  scommesse
relativi alle corse dei cavalli, disciplinate dalla  legge  24  marzo
1942, n. 315, e dal decreto legislativo 14 aprile  1948,  n.  496,  e
successive modificazioni, sono riservate ai Ministeri delle finanze e
delle risorse agricole,  alimentari  e  forestali,  i  quali  possono
provvedervi direttamente ovvero a mezzo di enti pubblici, societa'  o
allibratori da essi individuati. La  disposizione  ha  effetto  dalla
data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 78. 
  78. Con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma  2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro  tre  mesi  dalla  data  di
entrata  in  vigore  della  presente  legge,  previo   parere   delle
competenti Commissioni parlamentari, si provvede  al  riordino  della
materia dei giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli,
per quanto attiene agli aspetti organizzativi, funzionali, fiscali  e
sanzionatori,  nonche'  al  riparto   dei   relativi   proventi.   Il
regolamento e' ispirato ai seguenti principi: 
    a) individuazione dei casi in cui  alla  organizzazione  ed  alla
gestione dei giochi, secondo criteri di efficienza e di economicita',
provvede   direttamente   l'amministrazione   ovvero   e'   opportuno
rivolgersi a terzi; 
    b) scelta del terzo concessionario secondo criteri di trasparenza
ed in conformita' alle disposizioni, anche comunitarie; 
    c) gestione congiunta tra  i  Ministeri  delle  finanze  e  delle
risorse agricole, alimentari e forestali, dell'organizzazione e della
gestione dei giochi e  delle  scommesse  compatibilmente  con  quanto
indicato nel criterio  di  cui  alla  lettera  a)  e  assicurando  il
coordinamento tra le amministrazioni; 
    d) ripartizione dei proventi al netto delle imposte  in  modo  da
garantire  l'espletamento  dei  compiti   istituzionali   dell'Unione
nazionale incremento razze equine (UNIRE)  ed  il  finanziamento  del
montepremi delle corse e delle provvidenze per l'allevamento  secondo
programmi da sottoporre all'approvazione del Ministro  delle  risorse
agricole, alimentari e forestali; 
    d-bis)  revisione  e   adeguamento   del   sistema   sanzonatorio
applicabile alla materia dei giochi e delle scommesse  relativi  alle
corse dei cavalli in funzione della ridefinizione degli ambiti  della
materia conseguente all'osservanza dei criteri di  cui  alle  lettere
precedenti, con la previsione,  in  particolare,  di  sanzioni  anche
pecuniarie coerenti e proporzionate alla natura e alla gravita' delle
violazione delle nuove fattispecie definite  nonche'  di  termini  di
prescrizione  ridotti  quanto  all'azione   di   accertamento   delle
infrazioni  e   del   diritto   alla   restituzione   delle   imposte
indebitamente pagate; 
    d-ter)  previsione  di  procedure  finalizzate  ad  un   costante
monitoraggio del benessere degli animali  e  alla  prevenzione  delle
pratiche del doping; 
    d-quater) realizzazione di un sistema organico  di  misure  volte
alla promozione della salute e del  benessere  del  cavallo,  nonche'
definizione di un codice che regoli il  mantenimento,  l'allevamento,
la custodia, il commercio e la cessione dei cavalli; 
    d-quinquies) partecipazione dell'UNIRE, attraverso soggetti  allo
scopo indicati, nelle commissioni competenti in materia di  giochi  e
scommesse relativi alle corse dei cavalli; 
    d-sexies)  individuazione  di  adeguate  forme  di  concertazione
dell'UNIRE in relazione ai procedimenti riguardanti  la  materia  dei
giochi e delle scommesse relativi alle corse dei cavalli; 
    d-septies) accesso dell'UNIRE in  tempo  reale  a  tutti  i  dati
concernenti i giochi e le scommesse  alle  corse  dei  cavalli  e  ai
rapporti con i concessionari. 
  79. Sino alla data di entrata in vigore del regolamento di  cui  al
comma 78, sono applicate le disposizioni di cui alla legge  24  marzo
1942, n. 315, e al decreto legislativo 14  aprile  1948,  n.  496,  e
successive modificazioni ed integrazioni. 
  80. Il numero 6) del primo comma dell'articolo 10 del  decreto  del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,  e'  sostituito
dal seguente: 
"6) le operazioni relative all'esercizio del  lotto,  delle  lotterie
nazionali, nonche' quelle relative all'esercizio dei totalizzatori  e
delle scommesse di cui al  decreto  ministeriale  16  novembre  1955,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 273 del 26  novembre  1955,  e
alla legge 24 marzo 1942, n. 315,  e  successive  modificazioni,  ivi
comprese le operazioni relative alla raccolta delle giuocate". 
  81. Con effetto dal 1 gennaio 1997, sulle scommesse a totalizzatore
o a libro o di  qualunque  altro  genere,  relative  alle  corse  dei
cavalli, in luogo dell'imposta sugli spettacoli di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 26  ottobre  1972,  n.  640,  si  applica
l'imposta unica di cui alla  legge  22  dicembre  1951,  n.  1379,  e
successive modificazioni, con  l'aliquota  nella  misura  del  5  per
cento. Tale aliquota e' elevata al 7 per cento per le scommesse  TRIO
e al 10 per cento per la scommessa  TRIS  relativa  a  corse  ippiche
inserite   nello   specifico    calendario    nazionale,    accettate
contemporaneamente negli ippodromi, nelle  agenzie  ippiche  e  nelle
ricevitorie autorizzate. La misura dell'imposta unica sulla scommessa
TRIS e' elevata al 13 per cento per il periodo dal 1 gennaio 1997  al
31 dicembre 1999. 
  82. Con decreto del Ministro delle finanze,  da  emanare  ai  sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  sono
disciplinate le modalita' di attuazione delle disposizioni di cui  al
comma 81, con particolare riferimento alla riscossione, al  controllo
e alla gestione dell'imposta unica. 
  83. Con decreto del Ministro delle finanze,  da  emanare  ai  sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  sono
stabiliti nuovi giochi ed estrazioni infrasettimanali del  gioco  del
lotto. Con decreto del Ministro delle  finanze,  di  concerto  con  i
Ministri del tesoro e per i beni culturali e ambientali,  da  emanare
entro il 30 giugno di ogni anno,  sulla  base  degli  utili  erariali
derivanti dal gioco del lotto accertati nel rendiconto dell'esercizio
immediatamente precedente, e' riservata in favore del Ministero per i
beni culturali e ambientali una quota  degli  utili  derivanti  dalla
nuova estrazione del gioco del lotto, non superiore a 300 miliardi di
lire,  per  il  recupero  e  la  conservazione  dei  beni  culturali,
archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonche' per
interventi di restauro paesaggistico (e per attivita' culturali.) 
  84. Le ritenute sulle vincite del gioco del lotto, di cui  al  nono
comma dell'articolo 2 della legge 6 agosto 1967, n. 699, e successive
modificazioni, ed al quarto comma dell'articolo  17  della  legge  29
gennaio 1986, n. 25, sono  versate  all'entrata  del  bilancio  dello
Stato e restano acquisite all'erario. 
  85. Le disposizioni attuative dei commi da 77 a 84 garantiscono  al
bilancio dello Stato maggiori entrate nette erariali per  complessive
lire 1.055 miliardi per l'anno 1997, lire 1.115 miliardi  per  l'anno
1998 e lire 1.175 miliardi per l'anno 1999. 
  86. Il Ministro del tesoro, al fine  di  attivare  il  processo  di
dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, e' autorizzato  a
sottoscrivere  quote  di  fondi  immobiliari   istituiti   ai   sensi
dell'articolo 14-bis  della  legge  25  gennaio  1994,  n.  86,  come
sostituito dal comma 111, mediante apporto  di  beni  immobili  e  di
diritti reali su immobili appartenenti  al  patrimonio  dello  Stato,
nonche' mediante apporti  in  denaro  nella  misura  stabilita  dalla
citata legge n. 86 del 1994. Il MInistro del tesoro, del  bilancio  e
della programmazione economica si avvale a tal fine  di  uno  o  piu'
consulenti  finanziari  o   immobiliari,   incaricati   anche   della
valutazione  dei  beni,  scelti,  anche  in  deroga  alle  norme   di
contabilita'  di  Stato,  con  procedure  competitive  tra   primarie
societa' nazionali ed estere. 
  87. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488. 
  88. Ai fondi immobiliari di  cui  al  comma  86  sono  inizialmente
apportati i beni immobili e i diritti reali su immobili  appartenenti
al patrimonio  dello  Stato,  suscettibili  di  valorizzazione  e  di
proficua gestione economica, inclusi in  un  elenco  predisposto  dal
Ministro delle finanze, entro  il  31  dicembre  1997,  trasmesso  al
Ministro del tesoro per gli adempimenti di cui ai commi da 91 a 96  e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. (12) (21) 
  89. L'elenco  di  cui  al  comma  88  comprende,  tra  l'altro,  la
descrizione dei beni e dei diritti con tutti i  dati  necessari  alla
loro  individuazione  e  classificazione,  compresi  la  natura,   la
consistenza, la destinazione urbanistica, il  titolo  di  provenienza
con la relativa certificazione catastale ed una  sintetica  relazione
sull'attuale condizione di diritto e di fatto rilevante. 
  90. Tutte le amministrazioni dello Stato che, alla data di  entrata
in vigore della presente legge, utilizzano o detengono,  a  qualunque
titolo, anche per usi governativi, beni immobili dello Stato  o  sono
titolari di diritti reali su  detti  immobili  devono  comunicare  al
Ministero delle  finanze  i  dati  indicati  nel  comma  89  entro  i
successivi due mesi. La mancata comunicazione comporta in  ogni  caso
la presunzione di cessazione delle  esigenze  di  pubblico  interesse
all'utilizzazione del bene. Il Ministro delle finanze e'  autorizzato
a sostituirsi alle amministrazioni inadempienti per  l'individuazione
dei beni necessari ai fini dell'applicazione delle  disposizioni  dei
commi da  86  a  95  nonche'  a  dichiarare  la  cessazione  dell'uso
governativo per quelli che, in base alle rilevazioni dei  comuni  nei
cui territori  sono  siti,  risultino  esuberanti  in  rapporto  alle
relative potenzialita'. 
  91. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore  della  presente
legge, il Ministro del tesoro promuove la costituzione di  una  o  di
piu' societa' di gestione dei fondi istituiti con l'apporto dei  beni
e diritti di cui al comma 86 e ha facolta' di assumere,  direttamente
o   indirettamente   partecipazioni   nel   relativo   capitale.   La
partecipazione nella societa' di gestione puo' essere dismessa, anche
gradualmente,  in  relazione  al   trasferimento   delle   quote   di
partecipazione ai fondi sottoscritte dal Ministro del tesoro mediante
apporto in natura. La restante quota del capitale della  societa'  di
gestione  puo'  essere  sottoscritta  da  banche,  da   societa'   di
intermediazione mobiliare  e  da  imprese  assicurative,  nonche'  da
societa' immobiliari possedute  in  misura  prevalente  dai  predetti
soggetti ovvero da societa' immobiliari quotate in borsa. (21) 
  92. Su richiesta della societa' di  gestione  e  con  preavviso  di
almeno trenta giorni, il Ministro del tesoro convoca  una  conferenza
di servizi ai sensi dei commi 1 e 2 dell'articolo 14  della  legge  7
agosto 1990, n. 241, per procedere all'esame dei progetti  presentati
in base al comma 12 dell'articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994,
n. 86 come modificato dal comma 111 del presente articolo.  Entro  lo
stesso termine devono pervenire ai soggetti  chiamati  a  partecipare
alla  conferenza  i  progetti  da  sottoporre  alla  approvazione  di
quest'ultima. 
  93.  Con  decreto  del  Ministro  del  tesoro  sono  stabilite   le
condizioni di cessione delle quote dei fondi immobiliari  di  cui  al
comma 86, nonche' le modalita' e le  condizioni  per  l'emissione  di
titoli speciali, disciplinati dal comma 13 dell'articolo 14-bis della
legge  25  gennaio  1994,  n.  86,  come  modificato  dal  comma  111
convertibili in quote dei suddetti fondi. Il prezzo di cessione delle
quote o il rapporto di conversione dei titoli  speciali  puo'  essere
fissato sulla base di un valore delle quote parametrato a  quello  di
cui al comma 4 del citato articolo 14-bis,  riducibile  nella  misura
massima del 30 per cento. 
  94. Con lo stesso decreto di cui  al  comma  93,  il  Ministro  del
tesoro, di concerto con il Ministro delle finanze, puo' assegnare una
quota dei titoli  speciali  convertibili  alle  imprese  che  vantano
crediti risultanti dalla liquidazione delle dichiarazioni dei redditi
e delle dichiarazioni annuali dell'imposta  sul  valore  aggiunto,  a
parziale estinzione, in misura non superiore  al  30  per  cento  dei
crediti medesimi; resta salvo il diritto delle imprese creditrici  di
non  accettare  l'assegnazione  degli   stessi   titoli.   Le   somme
eventualmente gia' iscritte in bilancio per l'estinzione dei  crediti
di imposta sopra indicati sono destinate alla copertura  degli  oneri
del servizio del debito pubblico. 
  95. Gli utili spettanti all'erario in relazione alle quote di fondi
immobiliari di cui al comma 86, nonche' i  proventi  derivanti  dalla
vendita di cui al comma 99, sono  versati  all'entrata  del  bilancio
dello Stato per essere riassegnati,  con  decreto  del  Ministro  del
tesoro: 
a) all'amministrazione dello Stato che deteneva o utilizzava i beni o
   era titolare dei  diritti  conferiti  nel  fondo,  in  misura  non
   inferiore al 10 per cento e non superiore  al  25  per  cento  del
   valore dell'apporto al fondo medesimo, stimato ai sensi del  comma
   4 dell'articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994,  n.  86,  come
   sostituito dal comma  111,  per  il  potenziamento  dell'attivita'
   istituzionale; 
b) al Ministero  dell'interno,  per  la  successiva  attribuzione  ai
   comuni nel cui territorio ricadono i beni ed  i  diritti  indicati
   alla lettera a), in misura non inferiore al  5  per  cento  e  non
   superiore al 15 per cento del valore  dell'apporto  al  fondo.  Le
   somme  percepite   dai   comuni   devono   essere   destinate   al
   finanziamento degli investimenti ai sensi del decreto  legislativo
   25 febbraio 1995, n. 77. 
  96. Il Ministro del tesoro presenta annualmente al  Parlamento  una
relazione  che  illustra  i   risultati   ottenuti   in   conseguenza
dell'applicazione dei commi da 86 a 95. 
  97. Sono abrogati l'articolo 2 del decreto-legge 5  dicembre  1991,
n. 386, convertito dalla legge 29 gennaio 1992, n. 35, e il  comma  6
dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1994, n. 724. 
  98. Il Ministro del tesoro e' autorizzato ad apportare, con proprio
decreto, le occorrenti variazioni di bilancio. 
  99. I  beni  immobili  e  i  diritti  immobiliari  appartenenti  al
patrimonio dello Stato non conferiti nei fondi di cui  al  comma  86,
individuati dal  Ministro  delle  finanze,  possono  essere  alienati
secondo programmi, modalita' e tempi definiti,  di  concerto  con  il
Ministro delle finanze, dal Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, che ne cura  l'attuazione,  fatto  comunque
salvo il diritto di  prelazione  attribuito,  relativamente  ai  beni
immobili non destinati ad uso abitativo, in favore dei  concessionari
e dei conduttori, nonche' in favore di tutti  i  soggetti  che,  gia'
concessionari, siano  comunque  ancora  nel  godimento  dell'immobile
oggetto di alienazione e che  abbiano  soddisfatto  tutti  i  crediti
richiesti dall'amministrazione competente, limitatamente  alle  nuove
iniziative di vendita avviate a decorrere  dal  1  gennaio  2001  che
prevederanno  la  vendita  frazionata.  In  detti  programmi  vengono
altresi'  stabiliti  le  modalita'  di  esercizio  del   diritto   di
prelazione previsto dal comma 113, i diritti attribuiti ai conduttori
e gli obblighi a carico  degli  stessi  secondo  i  medesimi  criteri
previsti  dal  secondo  periodo  della  lettera  d)   del   comma   1
dell'articolo 7 del decreto-legge 28 marzo 1997, n.  79,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n.  140.  Il  Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica si avvale a
tal fine di uno o piu' consulenti immobiliari, incaricati anche della
valutazione  dei  beni,  scelti,  anche  in  deroga  alle  norme   di
contabilita'  di  Stato,  con  procedure  competitive  tra   primarie
societa' nazionali ed estere. I consulenti  eventualmente  incaricati
non possono esercitare alcuna attivita' professionale o di consulenza
in  conflitto  di  interessi  con  i  compiti  propri   dell'incarico
ricevuto. I beni e i  diritti  immobiliari  dello  Stato,  anche  non
compresi  nei  programmi  sono  alienati  in  deroga  alle  norme  di
contabilita' di Stato. Lo Stato venditore e' esonerato dalla consegna
dei documenti relativi alla proprieta' o al diritto sul bene  nonche'
alla regolarita' urbanistica e a quella fiscale  producendo  apposita
dichiarazione di titolarita' del diritto e di regolarita' urbanistica
e fiscale. Gli onorari notarili sono ridotti al 20 per cento. I  beni
e  i  diritti  immobiliari  compresi  nei  programmi  possono  essere
alienati a uno o piu' intermediari scelti con procedure competitive e
secondo  i  termini  che   seguono.   Gli   intermediari   acquirenti
corrispondono  al  Ministero  del  tesoro,  del  bilancio   e   della
programmazione  economica  l'importo  pattuito  e  si   impegnano   a
rivendere gli immobili entro il termine concordato, corrispondendo al
Ministero del tesoro, del bilancio e della  programmazione  economica
la differenza tra il prezzo di rivendita e il prezzo di acquisto,  al
netto di una commissione percentuale progressiva  calcolata  su  tale
differenza.  Nel  caso  in  cui  l'intermediario  non  proceda   alla
rivendita  degli  immobili  nel   termine   concordato,   lo   stesso
corrisponde  al  Ministero  del  tesoro,   del   bilancio   e   della
programmazione economica la differenza tra il valore di mercato degli
immobili, indicato dal consulente di cui al comma 86, e il prezzo  di
acquisto, al netto della commissione percentuale di  cui  al  periodo
precedente calcolata su tale differenza. Tale previsione  si  applica
solo nel caso in cui l'intermediario abbia esperito inutilmente tutte
le procedure finalizzate alla rivendita, ivi  inclusa  anche  un'asta
pubblica. In caso contrario la differenza  dovuta  dall'intermediario
e' calcolata includendo la commissione. Con  decreto  del  Presidente
del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro del  tesoro,  del
bilancio e della programmazione economica, puo' essere  previsto  che
l'alienazione degli immobili ad intermediari avvenga senza obbligo di
rivendita successiva. All'alienazione  singola  dei  beni  e  diritti
immobiliari, anche non compresi nei  programmi,  a  soggetti  diversi
dagli intermediari, provvede il Ministero delle finanze . 
  99-bis. Le disposizioni di cui al comma 99 si  applicano  anche  ai
beni immobili appartenenti al patrimonio dello  Stato  non  conferiti
nei fondi di cui al comma 86, soggetti ad utilizzazione agricola;  il
relativo programma di alienazione e'  definito  di  concerto  con  il
Ministro delle politiche agricole e forestali. Le disposizioni di cui
al presente comma si applicano solo agli immobili utilizzati  per  la
coltivazione  alla  data  di  entrata  in   vigore   della   presente
disposizione; non sono ricompresi gli  usi  civici  non  agricoli,  i
boschi, i demani, compresi quelli marittimi e quelli finalizzati allo
svolgimento,  da  parte  di  aziende  demaniali,  di   programmi   di
biodiversita' animale e vegetale,  le  aree  interne  alle  citta'  e
quelle in  possesso  o  in  gestione  alle  universita'  agrarie.  Ai
conduttori degli immobili destinati alla coltivazione e' concesso  il
diritto di prelazione, le cui modalita' di  esercizio  sono  definite
con  decreto  del  Ministro  del  tesoro,  del   bilancio   e   della
programmazione economica, di concerto con il Ministro delle politiche
agricole  e  forestali.  Il  Ministro  delle  politiche  agricole   e
forestali   presenta   al   Parlamento    una    relazione    annuale
sull'attuazione delle disposizioni del presente comma. 
  100. Lo Stato venditore e' esonerato dalla consegna  dei  documenti
relativi  alla  proprieta'  o  al  diritto  sul  bene  nonche'   alla
regolarita'  urbanistica  e  a  quella  fiscale  producendo  apposita
dichiarazione di titolarita' del diritto e di regolarita' urbanistica
e fiscale. Gli onorari notarili sono ridotti  al  20  per  cento.  Le
valutazioni di interesse storico e artistico  sui  beni  da  alienare
sono effettuate secondo le modalita' e i  termini  stabiliti  con  il
regolamento  adottato  ai  sensi  dell'articolo  32  della  legge  23
dicembre 1998, n. 448. Qualora, alla data di entrata in vigore  della
presente disposizione, il regolamento di cui  all'articolo  32  della
predetta legge n. 448 del 1998  ancora  non  sia  stato  emanato,  il
Ministero del tesoro, del bilancio e della  programmazione  economica
comunica l'elenco degli immobili oggetto di alienazione al  Ministero
per i beni e le attivita' culturali che  si  pronuncia  entro  e  non
oltre novanta giorni dalla ricezione della  comunicazione  in  ordine
all'eventuale   sussistenza    dell'interesse    storico    artistico
individuando, in caso positivo, le singole parti  soggette  a  tutela
degli immobili stessi. Per i beni riconosciuti di tale  interesse  si
applicano le disposizioni di cui agli articoli 24  e  seguenti  della
legge 1 giugno 1939, n. 1089. Le approvazioni e le autorizzazioni  di
cui alla predetta legge  n.  1089  del  1939  sono  rilasciate  entro
novanta giorni dalla ricezione della richiesta. Decorso tale  termine
senza che la valutazione sia stata effettuata  vi  provvede,  in  via
sostitutiva, il Presidente del Consiglio dei ministri. 
  101. I limiti di valore previsti per  l'obbligo  di  richiesta  del
parere del Consiglio di Stato  sono  decuplicati  relativamente  alle
alienazioni di cui al comma 99. 
  102. I contratti sono stipulati ,  rispettivamente,  dal  direttore
generale del dipartimento del territorio del Ministero delle  finanze
per importi superiori a 2.000 milioni di lire, dal direttore centrale
del demanio per importi nel limite compreso tra 600 e  2.000  milioni
di lire, dai direttori delle direzioni compartimentali del territorio
per importi nel limite di 600 milioni di lire. 
  103. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488. 
  104. COMMA ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1999, N. 488. 
  105. In deroga alla legge 27 dicembre 1975, n. 790, i funzionari 
che  agiscono   quali   ufficiali   roganti   possono   chiedere   la
registrazione degli atti da essi compiuti, ricevuti  ed  autenticati,
esibendo le ricevute dell'avvenuto pagamento della  relativa  imposta
da parte del soggetto contraente. 
  106. E' abrogato il  comma  82  dell'articolo  1,  della  legge  28
dicembre 1995, n. 549, concernente  le  cessioni  dei  beni  immobili
patrimoniali della Amministrazione dei monopoli  di  Stato.  Ai  beni
immobili patrimoniali di detta Amministrazione, non occorrenti per lo
svolgimento della attivita' produttiva e commerciale, si applicano le
disposizioni generali per la gestione e la  cessione  del  patrimonio
immobiliare dello Stato. 
  107. Al comma 2 dell'articolo 6 della legge 25 gennaio 1994, n. 86,
come modificato dall'articolo 2 del decreto-legge 26 settembre  1995,
n. 406, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre  1995,
n. 503, dopo le parole: "dei geometri" sono inserite le seguenti:  ",
dei periti industriali edili". 
  108. Il Ministro delle finanze procede alla  cessione,  su  istanza
del comune di San Remo, delle  aree  dell'alveo  del  torrente  Armea
occupate per la costruzione dell'opera pubblica denominata "centro di
commercializzazione di prodotti  floricoli,  mercato  dei  fiori",  a
seguito dei lavori di arginatura, rettifica e copertura del  suddetto
alveo autorizzati dalla regione Liguria con  deliberazione  9  luglio
1981, n. 3812, della giunta regionale. La cessione e' subordinata  al
mantenimento dell'attuale destinazione a sedime dell'opera pubblica e
delle  relative  infrastrutture  e  pertinenze.   L'Ufficio   tecnico
erariale di Imperia procedera' d'intesa con il  comune  di  San  Remo
alla identificazione e ricognizione delle aree  suddette.  Il  prezzo
della cessione di cui al presente comma non potra'  essere  superiore
al 50 per cento del valore delle sole aree  determinato  dall'Ufficio
tecnico  erariale  di  Imperia  e  l'indennita'  per   la   pregressa
occupazione delle aree demaniali non potra' essere  superiore  al  20
per cento del canone determinato dallo stesso ufficio sulla base  dei
valori in comune commercio. 
  109. Le amministrazioni pubbliche che non rispondono alla legge  24
dicembre  1993,  n.  560,  la  Concessionaria  servizi   assicurativi
pubblici Spa  (CONSAP),  e  le  societa'  derivanti  da  processi  di
privatizzazione  nelle  quali,  direttamente  o  indirettamente,   la
partecipazione pubblica e' uguale o superiore al  30  per  cento  del
capitale espresso in azioni ordinarie procedono alla dismissione  del
loro patrimonio immobiliare, con le seguenti modalita': 
a) e' garantito, nel caso di vendita frazionata, e in blocco, anche a
   cooperative di abitazione di  cui  siano  soci  gli  inquilini  il
   diritto di prelazione ai titolari dei contratti  di  locazione  in
   corso ovvero di contratti scaduti e non ancora  rinnovati  purche'
   si trovino nella detenzione dell'immobile,  e  ai  loro  familiari
   conviventi sempre che siano in regola con i pagamenti  al  momento
   della presentazione della domanda di acquisto; 
b) e' garantito il rinnovo del contratto  di  locazione,  secondo  le
   norme  vigenti,  agli  inquilini  titolari  di  reddito  familiare
   complessivo inferiore ai  limiti  di  decadenza  previsti  per  la
   permanenza negli alloggi di edilizia  popolare.  Per  famiglie  di
   conduttori composte da  ultrasessantacinquenni  o  con  componenti
   portatori di handicap, tale limite  e'  aumentato  del  venti  per
   cento; 
c) LETTERA ABROGATA DALLA L. 23 DICEMBRE 2000, N. 388 
d) per la determinazione del prezzo di vendita degli alloggi e' preso
   a riferimento il prezzo di mercato degli alloggi liberi  diminuito
   del trenta per cento fatta  salva  la  possibilita',  in  caso  di
   difforme valutazione,  di  ricorrere  ad  una  stima  dell'Ufficio
   tecnico erariale; 
e) i  soggetti  alienanti  di  cui  al  presente  comma,  sentite  le
   organizzazioni   sindacali   rappresentative   degli    inquilini,
   disciplinano  le  modalita'  di  presentazione  delle  domande  di
   acquisto per gli  immobili  posti  in  vendita  e  di  accesso  ad
   eventuali mutui agevolati; 
f) il 10 per cento del  ricavato  della  dismissione  degli  immobili
   appartenenti  alle  amministrazioni  statali  e'  versato  su   un
   apposito capitolo  dello  stato  di  previsione  dell'entrata;  il
   Ministro del  tesoro  e'  autorizzato  ad  apportare,  con  propri
   decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
f-bis) gli alloggi in edifici di pregio sono definiti  con  circolare
   del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Si considerano
   comunque di pregio gli immobili che sorgono in zone nelle quali il
   valore unitario medio di mercato degli immobili e'  superiore  del
   70  per  cento  rispetto  al  valore  di  mercato  medio  rilevato
   nell'intero territorio comunale.  Tali  alloggi  sono  offerti  in
   vendita ai titolari di contratti di locazione in corso  ovvero  di
   contratti scaduti non ancora rinnovati purche'  si  trovino  nella
   detenzione dell'immobile,  e  ai  loro  familiari  conviventi,  in
   regola con  i  pagamenti  al  momento  della  presentazione  della
   domanda di acquisto, ad un prezzo di vendita  pari  al  prezzo  di
   mercato degli alloggi liberi, con le modalita' di cui alle lettere
   a), b) e c) del presente  comma.  All'offerta  degli  immobili  si
   provvede mediante lettera raccomandata, con avviso di ricevimento,
   recante indicazione del prezzo di vendita  dell'alloggio,  inviata
   dall'ente proprietario ai soggetti di cui alla lettera  a).  Entro
   sessanta  giorni  dalla  data   di   ricevimento   della   lettera
   raccomandata i soggetti presentano domanda  di  acquisto  per  gli
   alloggi offerti. Decorso inutilmente  tale  termine  gli  immobili
   sono posti in vendita con asta  pubblica  al  migliore  offerente.
   (55) 
  110. Per le obbligazioni  della  CONSAP  derivanti  dalle  cessioni
legali, ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 23 maggio 1994, n. 
301, convertito, con modificazioni, dalla legge 23  giugno  1994,  n.
403,  il  concedente  Ministero  dell'industria,  del   commercio   e
dell'artigianato, di concerto con  il  Ministero  del  tesoro,  fissa
annualmente, a  partire  dal  1  gennaio  1994,  il  tasso  annuo  di
rendimento, da riconoscere alle imprese cedenti, a fronte di tutte le
obbligazioni derivanti dalle cessate cessioni  legali,  tenuto  conto
del rendimento medio degli investimenti finanziari,  al  netto  delle
ordinarie spese di gestione. Ogni disposizione di  natura  normativa,
attuativa o  convenzionale  incompatibile  con  quanto  statuito  nel
presente comma deve intendersi espressamente abrogata. 
  111.  L'articolo  14-bis  della  legge  25  gennaio  1994,  n.  86,
introdotto dal decreto-legge 26 settembre 1995, n.  406,  convertito,
con  modificazioni,  dalla  legge  29  novembre  1995,  n.  503,   e'
sostituito dal seguente: 
"Art. 14-bis - (Fondi istituiti con apporto di beni immobili) - 1. In
alternativa alle modalita' operative indicate negli articoli 12, 13 e
14, le quote del fondo possono essere  sottoscritte,  entro  un  anno
dalla sua costituzione, con apporto di beni  immobili  o  di  diritti
reali su immobili, qualora l'apporto sia costituito per oltre  il  51
per cento da beni e diritti apportati esclusivamente dallo Stato,  da
enti previdenziali pubblici,  da  regioni,  da  enti  locali  e  loro
consorzi,  nonche'   da   societa'   interamente   possedute,   anche
indirettamente, dagli stessi soggetti. Alla istituzione del fondo con
apporto in natura si applicano l'articolo 12, commi 1, 2, lettere a),
d), e), l), m), o), p), r), s-bis), e 6, e l'articolo 14, commi  7  e
8. Si applicano altresi',  in  quanto  compatibili,  le  disposizioni
dell'articolo 12, commi 4 e 5. 
2. Ai fini del presente articolo la societa'  di  gestione  non  deve
essere controllata, ai sensi dell'articolo 2359  del  codice  civile,
neanche  indirettamente,  da  alcuno  dei  soggetti   che   procedono
all'apporto.  Tuttavia,  ai   fini   della   presente   disposizione,
nell'individuazione del soggetto  controllante  non  si  tiene  conto
delle partecipazioni detenute dal Ministero  del  tesoro.  La  misura
dell'investimento minimo obbligatorio nel fondo di  cui  all'articolo
13, comma 8, e'  determinata  dal  Ministro  del  tesoro  nel  limite
massimo dell'1 per cento dell'ammontare del fondo. 
3. Il regolamento del fondo deve prevedere l'obbligo, per i  soggetti
che effettuano conferimenti in natura, di integrare gli stessi con un
apporto in denaro non inferiore al 5 per cento del valore del  fondo.
Detto  obbligo   non   sussiste   qualora   partecipino   al   fondo,
esclusivamente con apporti  in  denaro,  anche  soggetti  diversi  da
quelli che hanno effettuato apporti in natura ai sensi del comma 1  e
sempreche' il relativo apporto in denaro non sia inferiore al 10  per
cento del valore del fondo. La liquidita' derivata dagli  apporti  in
denaro non puo' essere utilizzata per l'acquisto di beni  immobili  o
diritti reali immobiliari;  fanno  eccezione  gli  acquisti  di  beni
immobili  e  diritti  reali  immobiliari  strettamente  necessari  ad
integrare i progetti di utilizzo di beni e diritti apportati ai sensi
del comma 1 e sempreche' detti acquisti  comportino  un  investimento
non superiore al 30 per cento dell'apporto complessivo in denaro. 
4. Gli immobili  apportati  al  fondo  ai  sensi  del  comma  1  sono
sottoposti alle procedure di stima previste dall'articolo 8 anche  al
momento dell'apporto; la relazione deve essere redatta  e  depositata
al  momento  dell'apporto  con  le  modalita'  e  le  forme  indicate
nell'articolo 2343 del codice civile e deve contenere  i  dati  e  le
notizie richieste dai commi 1 e 4 dell'articolo 8. 
5. Agli immobili apportati al fondo da  soggetti  diversi  da  quelli
indicati al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all'articolo
14, commi 6 e 6-ter. 
6. Con modalita' analoghe a quelle previste dall'articolo  12,  comma
3, la societa' di gestione  procede  all'offerta  al  pubblico  delle
quote derivate dall'istituzione del fondo ai sensi del comma 1. A tal
fine, le quote sono tenute in deposito presso la  banca  depositaria.
L'offerta al pubblico  deve  essere  corredata  dalla  relazione  dei
periti di cui al comma 4 e, ove esistente, dal certificato attestante
l'avvenuta approvazione dei progetti  di  utilizzo  dei  beni  e  dei
diritti da parte della conferenza di servizi  di  cui  al  comma  12.
L'offerta al pubblico deve concludersi entro diciotto mesi dalla data
dell'ultimo apporto in natura e comportare collocamento di quote  per
un numero non inferiore al 60 per cento del  loro  numero  originario
presso investitori diversi dai soggetti  conferenti.  Il  regolamento
del fondo prevede le modalita' di  esecuzione  del  collocamento,  il
termine per il versamento dei corrispettivi da parte degli acquirenti
delle quote, le modalita' con cui la  societa'  di  gestione  procede
alla consegna delle quote agli acquirenti, riconosce i  corrispettivi
ai soggetti  conferenti  e  restituisce  ai  medesimi  le  quote  non
collocate. 
7. Gli interessati all'acquisto delle  quote  offerte  ai  sensi  del
comma 6 sono tenuti a fornire alle societa' di gestione, su richiesta
della  medesima,  garanzie  per  il  buon   esito   dell'impegno   di
sottoscrizione assunto. Le possibili forme di garanzia sono  indicate
nel regolamento del fondo. 
8. Entro sei mesi dalla consegna  delle  quote  agli  acquirenti,  la
societa' di gestione richiede alla CONSOB l'ammissione  dei  relativi
certificati alla negoziazione in un mercato regolamentato,  salvo  il
caso in cui le quote siano destinate  esclusivamente  ad  investitori
istituzionali ai sensi dell'articolo 12, comma 2, lettera a). 
9.  Qualora,  decorso  il  termine  di  diciotto  mesi   dalla   data
dell'ultimo apporto in natura, risulti collocato un numero  di  quote
inferiore a quello indicato nel comma  6,  la  societa'  di  gestione
dichiara  il  mancato   raggiungimento   dell'obiettivo   minimo   di
collocamento,  dichiara  caducate  le   prenotazioni   ricevute   per
l'acquisto delle quote e delibera  la  liquidazione  del  fondo,  che
viene effettuata da un commissariato nominato dal Ministro del tesoro
e operante secondo le direttive impartite da  Ministro  medesimo,  il
quale provvedera' a retrocedere i beni immobili  e  i  diritti  reali
immobiliari apportati ai soggetti conferenti. 
10. Gli apporti al fondo istituiti a norma  del  comma  1  non  danno
luogo  a  redditi  imponibili  ovvero  a   perdite   deducibili   per
l'apportante al momento dell'apporto. Le  quote  ricevute  in  cambio
dell'immobile o del diritto oggetto di apporto  mantengono,  ai  fini
delle  imposte  sui   redditi,   il   medesimo   valore   fiscalmente
riconosciuto anteriormente all'apporto. La cessione di quote da parte
di organi dello Stato per importi superiori ovvero anche inferiori  a
quelli attribuiti agli immobili o ai  diritti  reali  immobiliari  al
momento  del  conferimento  ai  sensi  del  comma  4   comporta   una
corrispondente  proporzionale  rettifica   del   valore   fiscalmente
riconosciuto dei beni  e  dei  diritti  medesimi  rilevante  ai  fini
dell'articolo 15. 
11. Per l'insieme degli apporti di cui al comma 1 e  delle  eventuali
successive retrocessioni di cui al comma 9, e' dovuto in luogo  delle
ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale e  dell'imposta
comunale  sull'incremento  di  valore  degli   immobili,   un'imposta
sostitutiva di lire 1  milione  che  e'  liquidata  dall'ufficio  del
registro a seguito di denuncia del primo apporto in natura e che deve
essere presentata dalla societa' di gestione  entro  sei  mesi  dalla
data in cui l'apporto stesso e' stato effettuato. 
12. I progetti di utilizzo degli immobili e dei diritti  apportati  a
norma del comma 1 di importo complessivo superiore a  2  miliardi  di
lire, risultante dalla relazione di cui al comma 4,  sono  sottoposti
all'approvazione della conferenza di servizi di cui  all'articolo  14
della legge 7 agosto 1990, n. 241,  e  successive  modificazioni.  Ai
sensi dell'articolo 2, comma 12, della legge  24  dicembre  1993,  n.
537,  le  determinazioni  concordate  nelle  conferenze  di   servizi
sostituiscono a tutti gli effetti i concerti, le intese, i nulla osta
e gli assensi comunque denominati. Qualora nelle  conferenze  non  si
pervenga alle determinazioni conclusive entro  novanta  giorni  dalla
convocazione  ovvero  non  si   raggiunga   l'unanimita'   anche   in
conseguenza  della  mancata  partecipazione  ovvero   della   mancata
comunicazione   entro   venti   giorni   delle   valutazioni    delle
amministrazioni e dei soggetti regolarmente  convocati,  le  relative
determinazioni sono  assunte  ad  ogni  effetto  dal  Presidente  del
Consiglio  dei  ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei
ministri; il suddetto termine puo' essere prorogato  una  sola  volta
per non piu'  di  sessanta  giorni.  I  termini  stabiliti  da  altre
disposizioni di legge e regolamentari per la  formazione  degli  atti
facenti capo alle amministrazioni e soggetti chiamati a  determinarsi
nelle conferenze di servizi, ove non  risultino  compatibili  con  il
termine di cui al precedente  periodo,  possono  essere  ridotti  con
decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri   per   poter
consentire di assumere le determinazioni delle conferenze dei servizi
nel rispetto del termine stabilito nel periodo precedente.  Eventuali
carenze, manchevolezze, errori  od  omissioni  della  conferenza  nel
procedimento di approvazione del progetto non  sono  opponibili  alla
societa' di gestione, al  fondo,  ne'  ai  soggetti  cui  sono  stati
trasmessi, in tutto ovvero anche solo in parte, i relativi diritti. 
13.  Il  Ministro  del  tesoro  puo'  emettere  titoli  speciali  che
prevedono diritti di conversione in  quote  dei  fondi  istituiti  ai
sensi del comma 1. Le modalita' e le  condizioni  di  tali  emissioni
sono fissate con decreto dello stesso Ministro. In  alternativa  alla
procedura prevista al comma 6, per le quote di propria pertinenza, il
Ministro del tesoro  puo'  emettere  titoli  speciali  che  prevedano
diritti di conversione in quote dei  fondi  istituiti  ai  sensi  del
comma 1. Le modalita' e le condizioni di tali emissioni sono  fissate
con decreto dello stesso Ministro. 
14. Le somme derivanti dal collocamento dei titoli  emessi  ai  sensi
del comma 13 o  dalla  cessione  delle  quote  nonche'  dai  proventi
distribuiti dai fondi istituiti ai sensi del comma 1  affluiscono  al
fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato di  cui  alla  legge  27
ottobre 1993, n. 432. 
15. Gli enti locali territoriali sono autorizzati, fino a concorrenza
del valore dei beni conferiti, ad  emettere  prestiti  obbligazionari
convertibili in quote dei fondi  istituiti  ai  sensi  del  comma  1,
secondo le modalita' di cui all'articolo 35 della legge  23  dicembre
1994, n. 724. In alternativa alla procedura prevista al comma 6,  per
le quote di propria pertinenza, gli enti locali territoriali  possono
emettere titoli speciali che  prevedano  diritti  di  conversione  in
quote di fondi istituiti o  da  istituirsi  ai  sensi  del  comma  1,
secondo le modalita' di cui all'articolo 35 della predetta  legge  n.
724 del 1994. 
16. Le somme derivanti dal collocamento dei titoli  emessi  ai  sensi
del comma 15 o  dalla  cessione  delle  quote  nonche'  dai  proventi
distribuiti  dai  fondi  sono  destinate   al   finanziamento   degli
investimenti secondo le norme previste  dal  decreto  legislativo  25
febbraio 1995, n. 77, nonche' alla riduzione del debito complessivo. 
17. Qualora per l'utilizzazione o la valorizzazione dei  beni  e  dei
diritti da conferire ai sensi del comma 1 da parte degli enti  locali
territoriali sia prevista dal regolamento del fondo l'esecuzione  dei
lavori su beni immobili di pertinenza  del  fondo  stesso,  gli  enti
locali  territoriali   conferenti   dovranno   effettuare   anche   i
conferimenti in denaro necessari nel rispetto dei limiti previsti  al
comma 1. A tal fine gli enti conferenti sono autorizzati ad  emettere
prestiti obbligazionari  convertibili  in  quote  del  fondo  fino  a
concorrenza dell'ammontare sottoscritto in denaro. Le quote del fondo
spettanti agli enti locali territoriali a seguito dei conferimenti in
denaro saranno tenute in deposito presso la  banca  depositaria  fino
alla conversione". 
  112. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 15 MARZO 2010, N. 66)). 
  113. In caso di alienazione dei beni conferiti, ai sensi del  comma
86, ai fondi immobiliari  istituiti  ai  sensi  dell'articolo  14-bis
della legge 25 gennaio 1994, n. 86, come sostituito dal comma 111, di
alienazione dei  beni  immobili  e  dei  diritti  reali  su  immobili
appartenenti allo Stato non conferiti  nei  medesimi  fondi,  secondo
quanto previsto dal comma 99, e di alienazione per quelli individuati
dal comma 112, gli enti locali  territoriali  possono  esercitare  il
diritto di prelazione. 
  114. I beni immobili ed i diritti reali sugli immobili appartenenti
allo Stato, situati nei territori delle regioni a  statuto  speciale,
nonche'  delle  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,  sono
trasferiti al patrimonio dei predetti enti territoriali nei limiti  e
secondo quanto  previsto  dai  rispettivi  statuti.  Detti  beni  non
possono essere conferiti nei fondi di cui al comma 86, ne' alienati o
permutati. (1) ((63)) 
  115. I beni gia' in capo  alla  Azienda  nazionale  autonoma  delle
strade, strumentali alle attivita' dell'Ente nazionale per le strade,
sono trasferiti in proprieta'  all'Ente  medesimo,  con  le  seguenti
modalita', anche agli effetti dell'articolo 2657 del codice civile: 
a) per  i  beni  mobili,  all'atto  dell'iscrizione   nell'inventario
   dell'Ente; 
b) per i beni  mobili  registrati,  alla  data  di  presentazione  ai
   pubblici registri di apposite richieste da parte  della  direzione
   generale dell'Ente o dei compartimenti competenti per territorio; 
c) per i beni immobili, alla  data  di  presentazione  ai  competenti
   uffici e conservatorie delle schede di identificazione di  cui  al
   comma 116. 
  116. Gli Uffici tecnici erariali e le  conservatorie  dei  registri
immobiliari, nonche' gli uffici tavolari delle regioni Friuli-Venezia
Giulia e Trentino-Alto  Adige  sono  autorizzati  a  provvedere  agli
adempimenti di rispettiva competenza in  ordine  alle  operazioni  di
trascrizione e voltura sulla base di schede compilate  e  predisposte
dall'Ente contenenti gli elementi identificativi di ciascun bene, con
l'indicazione  degli  eventuali  oneri  gravanti  su  di  essi  e  la
valutazione riferita ai valori di mercato correnti alla  data  del  2
marzo 1994, fatte salve le  successive  variazioni  intervenute  alla
data di entrata in vigore della presente legge, ovvero al valore  che
sarebbe stato assunto come base imponibile agli effetti  dell'imposta
comunale sugli immobili. 
  117.  Le  schede  compilate  ai  sensi  del  comma  116  contengono
l'attestazione, da  parte  dei  dirigenti  compartimentali  dell'Ente
competenti per territorio, che alla data del 2  marzo  1994  il  bene
risultava nella disponibilita' dell'Azienda nazionale autonoma  delle
strade. 
  118.  L'Ente  nazionale  per  le  strade  trasmette  con   adeguata
gradualita' temporale copia delle schede e note di trascrizione rela-
tive ai beni  immobili  al  Ministero  delle  finanze.  Il  direttore
generale del dipartimento del territorio del Ministero delle finanze,
entro sessanta giorni, sentito l'amministratore dell'Ente, verificata
la condizione di  cui  all'articolo  4  del  decreto  legislativo  26
febbraio 1994, n. 143, dispone con proprio decreto  il  trasferimento
del bene. Il decreto costituisce titolo  per  la  trascrizione  e  la
voltura. 
  119. Tutti gli atti  connessi  con  l'acquisizione  del  patrimonio
dell'Ente nazionale per le strade sono esenti da imposte e tasse. 
  120. Il Governo e' delegato ad emanare, entro sei mesi  dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi recanti disposizioni per la revisione organica,  a  scopo
di semplificazione e di ampliamento  dell'ambito  applicativo,  della
disciplina dell'accertamento con adesione di cui agli articoli  2-bis
e 2-ter del decreto-legge 30 settembre 1994, n. 564, convertito,  con
modificazioni, dalla legge 30 novembre 1994, n.  656,  nonche'  della
conciliazione  giudiziale  di  cui  all'articolo   48   del   decreto
legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, secondo  il  criterio  indicato
alla lettera i), con l'osservanza dei  seguenti  principi  e  criteri
direttivi: 
a) applicazione dell'accertamento con adesione nei riguardi di  tutti
   i contribuenti e di  tutte  le  categorie  reddituali,  anche  con
   riferimento ai periodi di imposta per i quali e' stata prevista la
   definizione  ai  sensi  dell'articolo  3  del   decreto-legge   30
   settembre 1994, n. 564, convertito, con modificazioni, dalla legge
   30 novembre 1994, n. 656, e dei commi da 137 a 140 dell'articolo 2
   della presente legge; 
b) coordinamento della disciplina dell'accertamento con adesione  con
   quella  della  conciliazione  giudiziale,  stabilendo  l'identita'
   delle materie oggetto  di  definizione,  nonche'  delle  cause  di
   esclusione e ampliando il termine  di  impugnazione  dell'atto  di
   accertamento in caso di richiesta di  definizione,  tenendo  anche
   conto della disciplina della riscossione in pendenza di giudizio; 
c) regolamentazione  degli  effetti   della   definizione   ai   fini
   dell'imposta sul valore aggiunto, stabilendo che la  stessa  possa
   riguardare anche  fattispecie  rilevanti  ai  soli  fini  di  tale
   imposta e che,  in  caso  di  rettifica  delle  dichiarazioni  dei
   redditi, l'imposta sul valore aggiunto debba essere liquidata  sui
   maggiori componenti positivi di reddito rilevanti  ai  fini  della
   stessa imposta, applicando l'aliquota  media  determinata  tenendo
   anche conto della esistenza di operazioni non soggette ad  imposta
   ovvero soggette a regimi speciali; 
d) possibilita' di definire anche le rettifiche  delle  dichiarazioni
   basate sulla  determinazione  sintetica  del  reddito  complessivo
   netto  e  quelle  effettuabili  senza  pregiudizio  dell'ulteriore
   azione accertatrice  anche  a  seguito  di  accessi,  ispezioni  e
   verifiche; 
e) possibilita' per i  contribuenti  nei  cui  confronti  sono  stati
   effettuati  accessi,  ispezioni  e  verifiche,  di  richiedere  la
   conseguente rettifica delle dichiarazioni ai  fini  dell'eventuale
   definizione; 
f) previsione della possibilita' di procedere alla definizione  anche
   delle rettifiche  delle  dichiarazioni  la  cui  copia  sia  stata
   acquisita  nel  corso  dell'attivita'  di  controllo,   stabilendo
   l'obbligo di conservazione della detta copia per  i  soggetti  che
   devono tenere le scritture contabili  e  la  loro  utilizzabilita'
   anche in sede di attestazione  della  situazione  fiscale  a  fini
   extra-tributari; 
g) previsione di un'unica procedura di definizione nei riguardi delle
   societa' o associazioni di cui  all'articolo  5  del  testo  unico
   delle imposte sui redditi, approvato con  decreto  del  Presidente
   della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.   917,   del   titolare
   dell'azienda coniugale non gestita in forma societaria e dei  soci
   o associati nonche' del coniuge, da  effettuare  presso  l'ufficio
   competente   all'accertamento   nei   riguardi   delle   societa',
   dell'associazione o del titolare dell'azienda coniugale; 
h) revisione  della  disciplina  degli  effetti  della   definizione,
   prevedendo  che  gli  stessi  si  estendono  anche  ai  contributi
   previdenziali  e  assistenziali  la   cui   base   imponibile   e'
   riconducibile a quella delle imposte sui redditi e che e'  esclusa
   la punibilita' per i reati previsti dal  decreto-legge  10  luglio
   1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7  agosto
   1982, n. 516, tranne quelli di cui agli articoli 2, comma 3,  e  4
   dello  stesso  decreto;  previsione   che   la   definizione   non
   pregiudichi l'esercizio dell'ulteriore azione accertatrice entro i
   termini di legge qualora: 
   1) formino oggetto di definizione  rettifiche  effettuabili  senza
   pregiudizio dell'ulteriore azione accertatrice ovvero  riguardanti
   i soci, gli associati e il coniuge che effettuano  la  definizione
   con la procedura di cui alla lettera g); 
   2) successivamente alla definizione sia accertata  l'esistenza  di
   condizioni ostative alla definizione  stessa,  limitatamente  agli
   elementi, dati e notizie di cui l'ufficio e' venuto a  conoscenza,
   o di un maggior reddito superiore al  50  per  cento  del  reddito
   definito e comunque non  inferiore  a  centocinquanta  milioni  di
   lire,  ovvero  sia  accertato  il  reddito   delle   societa'   od
   associazioni  indicate  nell'articolo  5  del  testo  unico  delle
   imposte sui redditi, approvato con decreto  del  Presidente  della
   Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o delle aziende coniugali non
   gestite  in  forma  societaria  cui  partecipa   il   contribuente
   interessato  nei  cui  confronti  e'  avvenuta   la   definizione,
   limitatamente alla relativa quota di reddito; 
i) previsione  della  possibilita'   di   effettuare   i   versamenti
   conseguenti alla definizione in forma rateale con  prestazione  di
   idonea garanzia. 
  121. I soggetti che hanno dichiarato per il periodo di imposta 1995
ricavi derivanti dall'esercizio  dell'attivita'  di  impresa  di  cui
all'articolo 53, comma 1,  ad  esclusione  di  quelli  indicati  alla
lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  o
compensi derivanti dall'esercizio di arti e professioni di  ammontare
non  superiore  a  lire  dieci  miliardi  sono   tenuti   a   fornire
all'amministrazione finanziaria i dati contabili  ed  extra-contabili
necessari  per  l'elaborazione  degli  studi  di  settore.   Per   la
comunicazione di tali dati l'amministrazione finanziaria provvede  ad
inviare al domicilio  fiscale  del  contribuente,  sulla  base  degli
ultimi  dati  disponibili  presso  l'anagrafe  tributaria,   appositi
questionari, approvati con decreti del  Ministro  delle  finanze,  da
pubblicare  nella  Gazzetta  Ufficiale,  che  il  contribuente   deve
ritrasmettere,  dopo  averli  debitamente  compilati,  alla  medesima
amministrazione. All'adempimento non sono tenuti i  contribuenti  che
hanno iniziato l'attivita' nel  1995  o  hanno  cessato  la  medesima
successivamente al 31 dicembre 1994, quelli  che  nel  1995  si  sono
trovati in un periodo di non  normale  svolgimento  dell'attivita'  e
quelli con periodo di imposta non coincidente con l'anno  solare.  In
caso di mancato ricevimento del questionario ovvero di ricevimento di
un  questionario  relativo  ad  una  attivita'  diversa   da   quella
esercitata, i contribuenti  devono  provvedere  autonomamente,  anche
utilizzando il modello  di  questionario  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale,  a  fornire  i   dati   all'amministrazione   finanziaria,
indicando, comunque, il codice relativo all'attivita'  effettivamente
esercitata. La trasmissione del questionario contenente l'indicazione
di  un  codice  di  attivita'  diverso  da  quello  gia'   comunicato
all'amministrazione  finanziaria  per  il  periodo  di  imposta  1995
produce gli stessi effetti della dichiarazione  di  cui  all'articolo
35, terzo comma, del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26
ottobre 1972, n. 633, e non si applicano, per il periodo  di  imposta
1995 e per i periodi di imposta precedenti, le sanzioni connesse alla
mancata o errata comunicazione della variazione dei dati forniti  con
il medesimo questionario. 
  122. COMMA ABROGATO DAL D.P.R. 10 MARZO 2000, N. 100. 
  123. Con decreto del Ministro delle finanze sono determinate le 
modalita' di attuazione delle disposizioni di cui ai commi 121 e 122. 
  124. Il termine per l'approvazione e la pubblicazione  degli  studi
di settore, previsto dall'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto
1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge  29  ottobre
1993, n. 427, e' prorogato al 31 dicembre 1998 e i detti studi  hanno
validita' ai  fini  dell'accertamento  a  decorrere  dal  periodo  di
imposta 1998. 
  125. Le disposizioni di cui ai commi da 181 a 187  dell'articolo  3
della legge 28 dicembre 1995, n. 549,  riguardanti  gli  accertamenti
effettuati in base a parametri, si  applicano  per  gli  accertamenti
relativi ai periodi di imposta 1996 e 1997 ovvero, per i contribuenti
con periodo di imposta non coincidente con  l'anno  solare,  per  gli
accertamenti relativi al secondo e al terzo  periodo  di  imposta  di
durata pari a dodici mesi chiusi successivamente al 30  giugno  1995.
Per i menzionati  periodi  di  imposta  ai  parametri  approvati  con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri  29  gennaio  1996,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta  Ufficiale  n.  25
del 31 gennaio 1996, saranno apportate modificazioni con  riferimento
alla voce "Valore dei beni strumentali",  alla  voce  "Compensi"  con
esclusione della variabile "Spese per il personale" a al  fattore  di
adeguamento. 
  126. Gli accertamenti di  cui  al  comma  125  non  possono  essere
effettuati  nei  confronti  dei  contribuenti  che   indicano   nella
dichiarazione  dei  redditi  ricavi  o  compensi  di  ammontare   non
inferiore a quello derivante dall'applicazione dei parametri, ridotto
di un importo pari a  quello  determinato  in  base  ai  criteri  che
saranno  stabiliti  con  il  decreto  che  apporta  le  modificazioni
indicate  nel  comma  125.  Si  applicano  le  disposizioni  di   cui
all'articolo 55, quarto  comma,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ma non e' dovuto il  versamento
della somma pari a  un  ventesimo  dei  ricavi  o  dei  compensi  non
annotati, ivi previsto. Ai  fini  dell'imposta  sul  valore  aggiunto
l'adeguamento al volume  d'affari  risultante  dall'applicazione  dei
parametri, ridotto del menzionato importo, puo' essere operato, senza
applicazioni di sanzioni e interessi, effettuando il versamento della
relativa  imposta  entro  il  termine  per  la  presentazione   della
dichiarazione dei redditi. I  maggiori  corrispettivi  devono  essere
annotati, entro il  suddetto  termine,  in  un'apposita  sezione  del
registro previsto dall'articolo 23 o dall'articolo 24 del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. 
  127. Con il decreto di cui al comma 123  sono  stabilite  le  quote
della capacita' operativa degli Uffici delle entrate e della  Guardia
di finanza dirette al controllo delle posizioni dei contribuenti  che
hanno dichiarato: ricavi o compensi di ammontare inferiore  a  quello
derivante  dall'applicazione  dei  parametri  ovvero   di   ammontare
superiore a quello  derivante  dall'applicazione  dei  parametri,  ma
inferiore a quello dichiarato in periodi  di  imposta  precedenti  in
presenza di indicatori di  carattere  economico-aziendale,  quali  la
ricarica lorda, la rotazione di magazzino, la  produttivita'  o  resa
oraria per addetto e la congruita'  dei  costi,  anomali  rispetto  a
quelli risultanti dalle  precedenti  dichiarazioni  presentate  dagli
stessi contribuenti o rispetto a quelli  caratterizzanti  il  settore
economico di appartenenza, tenendo anche conto dell'area territoriale
nella quale e' svolta l'attivita'. 
  128. In deroga all'articolo 1, comma 45, per il solo anno 1997 sono
consentite le assunzioni del personale del Ministero  delle  finanze,
limitatamente ai concorsi ultimati e in fase di ultimazione,  nonche'
a quelli comunque gia' autorizzati alla data del 30 settembre 1996. 
  129. Durante l'assenza del titolare, dovuta a vacanza del posto o a
qualsiasi  altra  causa,  la  direzione  degli  uffici   centrali   e
periferici  del  Ministero  delle  finanze  e  degli   uffici   della
Amministrazione dei monopoli di Stato puo' essere affidata, a  titolo
di temporanea reggenza, con il  procedimento  previsto  dall'articolo
19, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29. 
  130. Sono abrogate tutte le disposizioni in  contrasto  con  quanto
previsto dal comma 129 e, in particolare, gli articoli 17 della legge
24 aprile 1980, n. 146, 7 del decreto-legge 10 gennaio  1983,  n.  4,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 1983, n. 52, e
7, ottavo comma, primo periodo, del decreto-legge 30 settembre  1982,
n. 688, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 novembre  1982,
n. 873. 
  131. Al fondo costituito nello stato di  previsione  del  Ministero
delle finanze in attuazione dell'articolo 3, comma 196,  della  legge
28 dicembre 1995,  n.  549,  sono  destinate:  a)  le  somme  di  cui
all'articolo  4  del  decreto-legge  30  settembre  1994,   n.   564,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1994, n.  656;
b) le somme di cui al comma 139 dell'articolo 2 della presente legge; 
c) le somme derivanti dall'articolo 15, commi 1  e  2,  del  decreto-
legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni,  dalla
legge  26  febbraio  1994,  n.  133;  d)   gli   importi   risultanti
dall'applicazione, alle somme riscosse ai sensi del comma 120,  delle
disposizioni di cui al citato articolo 4 del decreto-legge n. 564 del
1994. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 3, comma  195,
della citata legge n. 549 del 1995. 
  132. All'articolo 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, il  comma
194 e' sostituito dal seguente: 
"194. Per il calcolo delle eccedenze di cui al decreto  del  Ministro
delle finanze previsto dal terzo periodo dell'articolo  7,  comma  4,
del  decreto-legge  27  aprile   1990,   n.   90,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge  26  giugno  1990,  n.  165,  a  decorrere
dall'anno finanziario 1996 si fa riferimento  alle  maggiori  imposte
riscosse derivanti dal maggior numero di  accertamenti,  verifiche  e
controlli effettuati rispetto  all'anno  precedente  e  all'ammontare
delle somme riscosse relative  alle  entrate  di  cui  al  comma  193
rilevate dal rendiconto  dello  Stato,  eccedenti  l'ammontare  delle
somme  riscosse  nell'anno  precedente,  al   netto   dell'incremento
proporzionale del prodotto interno lordo in termini nominali e  degli
incrementi di gettito  indotti  da  modifiche  normative  sulle  basi
imponibili, sulle aliquote e sui tempi di riscossione". 
  133. Il Governo e' delegato ad emanare,  entro  dodici  mesi  dalla
data di entrata in vigore della presente legge, uno  o  piu'  decreti
legislativi recanti disposizioni  per  la  revisione  organica  e  il
completamento della disciplina delle sanzioni tributarie non  penali,
con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: 
a) adozione di un'unica specie di sanzione pecuniaria amministrativa,
   assoggettata   ai   principi   di   legalita',   imputabilita'   e
   colpevolezza e determinata  in  misura  variabile  fra  un  limite
   minimo e un limite  massimo  ovvero  in  misura  proporzionale  al
   tributo cui si riferisce la violazione; 
b) riferibilita'  della  sanzione  alla  persona  fisica  autrice   o
   coautrice della violazione secondo il regime del concorso adottato
   dall'articolo 5 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e previsione
   della intrasmissibilita' dell'obbligazione per causa di morte; (1)
   c) previsione di obbligazione  solidale  a  carico  della  persona
   fisica, societa' o ente, con o senza personalita'  giuridica,  che
   si giova o sul cui patrimonio si riflettono gli effetti  economici
   della violazione anche con riferimento  ai  casi  di  cessione  di
   azienda, trasformazione, fusione, scissione di societa' o enti; 
   possibilita' di accertare tale obbligazione anche  al  verificarsi
   della morte dell'autore della violazione e indipendentemente dalla
   previa irrogazione della sanzione; 
d) disciplina delle cause di esclusione della responsabilita' tenendo
   conto dei principi dettati dal codice penale e  delle  ipotesi  di
   errore incolpevole o di errore causato da  indeterminatezza  delle
   richieste dell'ufficio  tributario  o  dei  modelli  e  istruzioni
   predisposti dall'amministrazione delle finanze; 
e) previsione dell'applicazione della sola disposizione  speciale  se
   uno stesso fatto e' punito da una disposizione penale e da una che
   prevede una sanzione amministrativa; 
f) adozione di criteri di determinazione della sanzione pecuniaria in
   relazione alla gravita' della violazione, all'opera  prestata  per
   l'eliminazione  o  attenuazione  delle   sue   conseguenze,   alle
   condizioni  economiche  e   sociali   dell'autore   e   alla   sua
   personalita'  desunta  anche  dalla  precedente   commissione   di
   violazioni di natura fiscale; 
g) individuazione della diretta responsabilita' in capo  al  soggetto
   che si sia avvalso di persona  che  sebbene  non  interdetta,  sia
   incapace, anche transitoriamente, di  intendere  e  di  volere  al
   momento del compimento dell'atto o abbia indotto o determinato  la
   commissione della violazione da parte di altri; 
h) disciplina  della  continuazione  e  del   concorso   formale   di
   violazioni sulla base dei criteri risultanti dall'articolo 81  del
   codice penale; 
i) previsione di sanzioni amministrative  accessorie  non  pecuniarie
   che  incidono  sulla  capacita'  di   ricoprire   cariche,   sulla
   partecipazione a gare per  l'affidamento  di  appalti  pubblici  o
   sulla efficacia  dei  relativi  contratti,  sul  conseguimento  di
   licenze, concessioni, autorizzazioni amministrative,  abilitazioni
   professionali e  simili  o  sull'esercizio  dei  diritti  da  esse
   derivanti; previsione della applicazione delle  predette  sanzioni
   accessorie secondo criteri di proporzionalita'  e  di  adeguatezza
   con la sanzione principale; previsione di  un  sistema  di  misure
   cautelari volte ad assicurare il soddisfacimento dei  crediti  che
   hanno titolo nella sanzione amministrativa pecuniaria; 
l) previsione  di  circostanze  esimenti,  attenuanti  e   aggravanti
   strutturate in modo da incentivare  gli  adempimenti  tardivi,  da
   escludere la punibilita' nelle ipotesi di violazioni  formali  non
   suscettibili di  arrecare  danno  o  pericolo  all'erario,  ovvero
   determi- nate  da  fatto  doloso  di  terzi,  da  sanzionare  piu'
   gravemente le ipotesi di recidiva; 
m) previsione,  ove  possibile,  di  un  procedimento  unitario   per
   l'irrogazione delle sanzioni amministrative tale da  garantire  la
   difesa e nel contempo da assicurare la  sollecita  esecuzione  del
   provvedimento;  previsione  della   riscossione   parziale   della
   sanzione pecuniaria sulla base  della  decisione  di  primo  grado
   salvo  il  potere  di  sospensione  dell'autorita'  investita  del
   giudizio e della sospensione di diritto ove venga prestata  idonea
   garanzia; 
n) riduzione dell'entita' della sanzione in caso di accettazione  del
   provvedimento e di pagamento  nel  termine  previsto  per  la  sua
   impugnazione;  revisione  della  misura  della   riduzione   della
   sanzione prevista in  caso  di  accertamento  con  adesione  e  di
   conciliazione giudiziale; 
o) revisione della disciplina  e,  ove  possibile,  unificazione  dei
   procedimenti di adozione delle misure cautelari; 
p) disciplina della riscossione della sanzione  in  conformita'  alle
   modalita' di riscossione dei tributi cui essa si riferisce; 
   previsione della possibile  rateazione  del  debito  e  disciplina
   organica   della   sospensione   dei   rimborsi    dovuti    dalla
   amministrazione delle finanze e della compensazione con i  crediti
   di questa; 
q) adeguamento delle disposizioni sanzionatorie attualmente contenute
   nelle singole leggi di imposta ai  principi  e  criteri  direttivi
   dettati con il  presente  comma  e  revisione  dell'entita'  delle
   sanzioni attualmente previste  con  loro  migliore  commisurazione
   all'effettiva entita' oggettiva e soggettiva delle  violazioni  in
   modo  da  assicurare  uniformita'  di  disciplina  per  violazioni
   identiche anche se riferite a tributi diversi,  tenendo  conto  al
   contempo  delle  previsioni  punitive  dettate  dagli  ordinamenti
   tributari dei Paesi membri dell'Unione europea; 
r) previsione dell'abrogazione delle disposizioni  incompatibili  con
   quelle dei decreti legislativi da emanare. 
  134.  Il  Governo  e'  delegato  ad  emanare  uno  o  piu'  decreti
legislativi  contenenti  disposizioni  volte   a   semplificare   gli
adempimenti dei contribuenti, a modernizzare il sistema  di  gestione
delle  dichiarazioni  e  a  riorganizzare  il  lavoro  degli   uffici
finanziari,  in  modo  da  assicurare,  ove  possibile,  la  gestione
unitaria delle posizioni dei singoli  contribuenti,  sulla  base  dei
seguenti principi e criteri direttivi: 
a) semplificazione della normativa concernente le dichiarazioni delle
   imposte  sui  redditi  e  dell'imposta  sul  valore  aggiunto,  in
   relazione  alle   specifiche   esigenze   organizzative   e   alle
   caratteristiche dei soggetti passivi, al fine di: 
   1) unificare le  dichiarazioni  dei  redditi  e  dell'imposta  sul
   valore aggiunto, razionalizzandone il contenuto; 
   2) includere la dichiarazione del sostituto di imposta, che  abbia
   non piu' di dieci dipendenti o collaboratori, in una sezione della
   dichiarazione dei redditi; 
   3) unificare per le dichiarazioni di cui  ai  numeri  1)  e  2)  i
   termini  e   le   modalita'   di   liquidazione,   riscossione   e
   accertamento; 
b) unificazione dei criteri di determinazione delle  basi  imponibili
   fiscali e di queste  con  quelle  contributive  e  delle  relative
   procedure   di   liquidazione,   riscossione,    accertamento    e
   contenzioso; effettuazione di versamenti unitari, anche  in  unica
   soluzione, con eventuale compensazione, in relazione alle esigenze
   organizzative e alle caratteristiche dei soggetti  passivi,  delle
   partite attive e passive, con ripartizione  del  gettito  tra  gli
   enti a cura dell'ente percettore; istituzione di una  commissione,
   nominata, entro un mese dalla data  di  entrata  in  vigore  della
   presente  legge,  con  decreto  del  Ministro  delle  finanze,  di
   concerto con i Ministri del tesoro e del lavoro e della previdenza
   sociale,  presieduta  da  uno  dei  sottosegretari  di  Stato  del
   Ministero delle finanze, e composto da otto  membri,  di  cui  sei
   rappresentanti dei Ministeri  suddetti,  uno  esperto  di  diritto
   tributario e uno esperto in  materia  previdenziale;  attribuzione
   alla commissione del compito di formulare proposte,  entro  il  30
   giugno 1997, in ordine a quanto previsto dalla presente lettera; 
c) possibilita'  di   prevedere   la   segnalazione,   a   cura   del
   concessionario della riscossione, nell'ambito della  procedura  di
   conto fiscale, del mancato versamento  da  parte  di  contribuenti
   che,  con  continuita',  effettuano  il  versamento  di   ritenute
   fiscali; 
d) presentazione delle dichiarazioni di cui alla  lettera  a)  e  dei
   relativi allegati a mezzo di modalita' che consentano: 
   1)  una  rapida  acquisizione  dei  dati  da  parte  del   sistema
   informativo, nel termine massimo di sei mesi  dalla  presentazione
   stessa; 
   2)  l'esecuzione  di  controlli  automatici,  il  cui   esito   e'
   comunicato  al   contribuente   per   consentire   una   immediata
   regolarizzazione   degli   aspetti   formali,   per   evitare   la
   reiterazione  di  errori  e  comportamenti  non  corretti  e   per
   effettuare tempestivamente gli eventuali rimborsi; 
   3) NUMERO ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448; 
   4) l'utilizzazione di  strutture  intermedie  tra  contribuente  e
   amministrazione finanziaria prevedendo  per  gli  imprenditori  un
   maggiore ricorso ai centri autorizzati  di  assistenza  fiscale  e
   l'intervento  delle  associazioni  di  categoria  per   i   propri
   associati e degli studi professionali per i propri clienti; 
   l'adeguamento al nuovo sistema della disciplina degli  adempimenti
   demandati ai predetti soggetti e delle  relative  responsabilita',
   nonche' dell'obbligo di sottoscrizione delle dichiarazioni e degli
   effetti dell'omissione della sottoscrizione stessa; 
   5) l'utilizzo del sistema bancario per i contribuenti che  non  si
   avvalgano delle procedure sopra indicate; 
   6)  la  progressiva  utilizzazione  delle  procedure  telematiche,
   prevedendone l'obbligo per i predetti centri di assistenza fiscale
   per i dipendenti e per le imprese, per  i  commercialisti,  per  i
   professionisti abilitati, per le associazioni di categoria  e  per
   il sistema  bancario  in  relazione  alle  dichiarazioni  ad  essi
   presentate e per le societa' di capitali in relazione alle proprie
   dichiarazioni; 
e) razionalizzazione delle modalita'  di  esecuzione  dei  versamenti
   attraverso l'adozione di mezzi di pagamento  diversificati,  quali
   bonifici bancari,  carte  di  credito  e  assegni;  previsione  di
   versamenti rateizzati mensili o bimestrali con  l'applicazione  di
   interessi e revisione delle modalita' di  acquisizione,  da  parte
   del sistema informativo, dei dati  dei  versamenti  autoliquidati,
   anche attraverso procedure telematiche,  per  rendere  coerente  e
   tempestivo il controllo automatico delle dichiarazioni; 
f) previsione di un sistema di versamenti unitari da effettuare,  per
   i tributi determinati direttamente dall'ente  impositore,  tramite
   la comunicazione di un avviso recante la somma dovuta per  ciascun
   tributo; graduale estensione  di  tale  sistema  anche  a  tributi
   spettanti a diversi enti impositori,  con  previsione  per  l'ente
   percettore dell'obbligo di  provvedere  alla  redistribuzione  del
   gettito  tra  i  destinatari;  istituzione  di   una   commissione
   nominata, entro un mese dalla data  di  entrata  in  vigore  della
   presente  legge,  con  decreto  del  Ministro  delle  finanze,  di
   concerto con i Ministri del tesoro e dell'interno,  presieduta  da
   uno dei Sottosegretari di Stato  del  Ministero  delle  finanze  e
   composta da otto membri, di cui tre rappresentanti  dei  Ministeri
   suddetti, uno rappresentante  delle  regioni,  uno  rappresentante
   dell'Unione   delle   province   d'Italia,   uno    rappresentante
   dell'Associazione nazionale dei comuni italiani e due  esperti  di
   diritto  tributario  e  di  finanza  locale;   attribuzione   alla
   commissione del compito di stabilire, entro il 30 giugno 1997,  le
   modalita' attuative del  sistema,  da  applicare  inizialmente  ai
   tributi regionali e locali  e  da  estendere  progressivamente  ai
   tributi erariali di importo predefinito e ai contributi; 
   individuazione,  entro  il  predetto  termine,  da   parte   della
   commissione, dei  soggetti  destinatari  dei  singoli  versamenti,
   tenuto conto della esigenza di ridurre i costi di riscossione e di
   migliorare la qualita' del servizio; 
g) utilizzazione di procedure telematiche per gli  adempimenti  degli
   uffici finanziari al fine di semplificare e  di  unificare,  anche
   previa definizione di un codice  unico  identificativo,  tutte  le
   operazioni  di  competenza  in  materia  immobiliare,  nonche'  le
   modalita' di pagamento; armonizzazione  e  autoliquidazione  delle
   imposte di registro, ipotecaria e  catastale,  di  bollo  e  degli
   altri tributi e diritti collegati; determinazione  dell'imponibile
   degli immobili su base catastale dopo la definizione  delle  nuove
   rendite, ad eccezione  dei  terreni  per  i  quali  gli  strumenti
   urbanistici  prevedono  la   destinazione   edificatoria   e   dei
   fabbricati  non   ultimati;   revisione   della   disciplina   dei
   procedimenti tributari riguardanti le materie  sopra  indicate  al
   fine  del  loro  migliore   coordinamento   con   le   innovazioni
   introdotte; 
h) razionalizzazione delle sanzioni connesse  alle  violazioni  degli
   adempimenti di cui alle precedenti lettere; 
i) semplificazione,  anche  mediante   utilizzazione   esclusiva   di
   procedure automatizzate, del sistema dei  rimborsi  relativi  alle
   imposte sui redditi, all'imposta sul valore aggiunto, alle tasse e
   alle altre  imposte  indirette  sugli  affari,  con  facolta'  per
   l'amministrazione finanziaria di  chiedere,  fino  al  termine  di
   decadenza  per  l'esercizio   dell'azione   accertatrice,   idonee
   garanzie in relazione all'entita' della somma da rimborsare e alla
   solvibilita'  del  contribuente.  Sono  altresi'  disciplinate  le
   modalita' con le quali l'amministrazione  finanziaria  effettua  i
   controlli relativi ai rimborsi di imposta eseguiti  con  procedure
   automatizzate; 
l) revisione della composizione dei comitati tributari  regionali  di
   cui all'articolo 8 della legge 29 ottobre 1991, n. 358, al fine di
   garantire   un'adeguata   rappresentanza   dei   contribuenti   ed
   attribuzione ai predetti comitati di compiti propositivi; 
   istituzione presso  il  Ministero  delle  finanze  di  un  analogo
   organismo con compiti consultivi e propositivi; 
m) in occasione di rimborsi di crediti IRPEF richiesti da coniugi con
   dichiarazione  congiunta,  previsione  di  un  rimborso  personale
   intestato singolarmente a ciascun coniuge, se nel  frattempo  sono
   sopraggiunti la separazione legale o il divorzio. 
  135. I decreti legislativi che  attuano  i  principi  e  i  criteri
direttivi di cui alle lettere a), d), e), h), i) e l) del  comma  134
sono emanati entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore  della
presente legge. I decreti legislativi che  attuano  i  principi  e  i
criteri direttivi di cui alle  lettere  b),  c),  f),  g)  e  m)  del
medesimo comma 134 sono  emanati  entro  dieci  mesi  dalla  data  di
entrata in vigore della presente legge. La commissione  di  cui  alla
lettera b) del citato comma 134 formula entro  il  31  dicembre  1997
proposte per trasformare la dichiarazione unificata annuale,  di  cui
alla stessa  lettera  b),  nella  sintesi  annuale  della  situazione
economica e fiscale del contribuente con riguardo al volume d'affari,
ai  redditi,  alle  retribuzioni  del  personale  dipendente   e   ai
contributi previdenziali e  assistenziali,  da  presentare  in  unica
sede. 
  136.  Al  fine   della   razionalizzazione   e   della   tempestiva
semplificazione delle procedure di attuazione delle norme tributarie,
gli  adempimenti  contabili   e   formali   dei   contribuenti   sono
disciplinati con regolamenti da emanare ai  sensi  dell'articolo  17,
comma  2,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,   tenuto   conto
dell'adozione  di  nuove  tecnologie  per   il   trattamento   e   la
conservazione delle informazioni e  del  progressivo  sviluppo  degli
studi di settore. 
  137. Con regolamenti da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro quattro mesi dalla data  di
entrata in vigore della presente legge, si provvede: 
a) alla revisione  delle  presunzioni  di  cui  all'articolo  53  del
   decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,  n.  633,
   secondo criteri di aderenza alla prassi  commerciale  delle  varie
   categorie di impresa, assicurando la possibilita' di stabilire con
   immediatezza, nel corso di  accessi,  ispezioni  e  verifiche,  la
   provenienza dei beni oggetto dell'attivita'  propria  dell'impresa
   reperiti presso i locali della medesima ma senza alcun obbligo  di
   istituire ulteriori registri vidimati; 
b) al riordino della disciplina delle opzioni, unificando i termini e
   semplificando le modalita' di esercizio e  di  comunicazione  agli
   uffici delle stesse, e delle relative revoche,  anche  tramite  il
   servizio postale;  alla  eliminazione  dell'obbligo  di  esercizio
   dell'opzione nei casi in cui le modalita' di determinazione  e  di
   assolvimento delle  imposte  risultino  agevolmente  comprensibili
   dalle scritture contabili o da atti e comportamenti concludenti; 
c) alla previsione, in  presenza  di  provvedimento  di  diniego  del
   rimborso  dell'imposta  sul  valore  aggiunto,   con   contestuale
   riconoscimento del credito, della  possibilita'  di  computare  il
   medesimo in detrazione  nella  liquidazione  periodica  successiva
   alla  comunicazione  dell'ufficio,  ovvero   nella   dichiarazione
   annuale; 
d) alla  semplificazione   delle   annotazioni   da   apporre   sulla
   documentazione  relativa   agli   acquisti   di   carburanti   per
   autotrazione, di cui all'articolo 2 della legge 21 febbraio  1977,
   n. 31; 
e) alla  disciplina  dei  versamenti  delle   ritenute   alla   fonte
   effettuati in eccedenza rispetto alla somma dovuta,  consentendone
   lo scomputo a fronte dei versamenti successivi; 
f) alla semplificazione degli adempimenti dei  sostituti  di  imposta
   che effettuano ritenute alla fonte su redditi di  lavoro  autonomo
   di ammontare non significativo. 
  138. Il Governo e' delegato ad emanare, entro sei mesi  dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi finalizzati a modificare  la  disciplina  in  materia  di
servizi autonomi di cassa degli uffici finanziari, secondo i seguenti
principi e criteri direttivi: 
a) razionalizzare il sistema di riscossione delle imposte indirette e
   delle altre entrate affidando ai concessionari della  riscossione,
   agli istituti di credito e all'Ente poste italiane gli adempimenti
   svolti in materia dai servizi di cassa degli uffici del  Ministero
   delle finanze ed armonizzandoli alla  procedura  di  funzionamento
   del conto fiscale di cui al regolamento emanato  con  decreto  del
   Ministro delle finanze 28 dicembre 1993, n. 567; 
b) apportare le conseguenti modifiche agli adempimenti posti a carico
   dei  contribuenti,  dei  concessionari  della  riscossione,  delle
   banche, dell'Ente poste italiane e degli uffici  finanziari  dalla
   vigente normativa. 
  139. La convenzione stipulata il 26 novembre 1986 tra il  Ministero
delle finanze e l'Automobile Club d'Italia, concernente i servizi  di
riscossione  e  riscontro  delle  tasse  automobilistiche   e   degli
abbonamenti all'autoradio, approvata con decreto del  Ministro  delle
finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 296 del  22  dicembre
1986, gia' prorogata al 31 dicembre 1996 con l'articolo 3, comma 157,
della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e' ulteriormente  prorogata  al
31 dicembre 1997. 
  140.  Le  disposizioni  recate  dai  commi  da  120  a  139  devono
assicurare per il bilancio dello Stato maggiori entrate nette pari  a
lire 800 miliardi per l'anno 1997, a lire 1.100 miliardi  per  l'anno
1998 e a lire 2.200 miliardi per l'anno 1999. 
  141. Gli interessi per la riscossione e per il rimborso di imposte,
previsti dagli articoli 9, 20, 21, 39 e 44 del decreto del Presidente
della  Repubblica  29  settembre   1973,   n.   602,   e   successive
modificazioni, nelle misure del 6 per cento annuo e del 3  per  cento
semestrale,  sono  dovuti,  a   decorrere   dal   1   gennaio   1997,
rispettivamente nelle misure del 5 e del 2,5 per cento. Gli interessi
previsti  dalla  legge  26  gennaio  1961,  n.   29,   e   successive
modificazioni, nella misura semestrale del 3 per cento sono dovuti, a
decorrere dal 1 gennaio 1997, nella misura del 2,5 per  cento.  Dalla
stessa data gli interessi previsti in materia di imposta  sul  valore
aggiunto nella misura del 6 per cento annuo sono dovuti nella  misura
del 5 per cento. 
  142. Resta fermo quanto disposto dal comma 3 dell'articolo  13  del
decreto-legge   30   dicembre   1993,   n.   557,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133. 
  143. Il Governo della Repubblica  e'  delegato  ad  emanare,  entro
undici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,  al
fine  di  semplificare   e   razionalizzare   gli   adempimenti   dei
contribuenti,  di  ridurre  il  costo  del  lavoro  e   il   prelievo
complessivo che grava sui redditi da lavoro  autonomo  e  di  impresa
minore, nel rispetto dei principi costituzionali  del  concorso  alle
spese  pubbliche  in   ragione   della   capacita'   contributiva   e
dell'autonomia politica e finanziaria degli enti territoriali, uno  o
piu' decreto legislativi contenenti disposizioni, anche in materia di
accertamento, di  riscossione,  di  sanzioni,  di  contenzioso  e  di
ordinamento e funzionamento  dell'amministrazione  finanziaria  dello
Stato, delle regioni, delle province autonome e  degli  enti  locali,
occorrenti per le seguenti riforme del sistema tributario: 
a) istituzione dell'imposta regionale sulle attivita' produttive e di
   una addizionale regionale all'imposta sul  reddito  delle  persone
   fisiche con una aliquota compresa tra lo 0,5 e  l'1  per  cento  e
   contemporanea abolizione: 
   1) dei contributi per  il  Servizio  sanitario  nazionale  di  cui
   all'articolo 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e  successive
   modificazioni,  del  contributo  dello  0,2  per  cento   di   cui
   all'articolo 1, terzo comma, della  legge  31  dicembre  1961,  n.
   1443, e all'articolo 20, ultimo comma, della legge 12 agosto 1962,
   n.  1338,  e  della  quota  di  contributo   per   l'assicurazione
   obbligatoria contro la tubercolosi eccedente quella  prevista  per
   il  finanziamento  delle  prestazioni  economiche  della  predetta
   assicurazione di cui all'articolo 27 della legge 9 marzo 1989,  n.
   88; 
   2) dell'imposta locale sui redditi, di cui al titolo III del testo
   unico  delle  imposte  sui  redditi,  approvato  con  decreto  del
   Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; 
   3) dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese e  di  arti  e
   professioni, di cui al titolo I del decreto-legge 2 marzo 1989, n.
   66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989,  n.
   144; 
   4) della tassa sulla concessione  governativa  per  l'attribuzione
   del numero di partita IVA, di cui all'articolo  24  della  tariffa
   allegata al decreto del Presidente  della  Repubblica  26  ottobre
   1972, n. 641; 
   5) dell'imposta sul patrimonio netto delle imprese, istituita  con
   decreto-legge  30  settembre  1992,  n.   394,   convertito,   con
   modificazioni, dalla legge 26 novembre 1992, n. 461; 
b) revisione degli  scaglioni,  delle  aliquote  e  delle  detrazioni
   dell'imposta sul reddito delle persone fisiche; 
c) previsione di una disciplina  transitoria  volta  a  garantire  la
   graduale  sostituzione  del  gettito  dei  tributi   soppressi   e
   previsione di  meccanismi  perequativi  fra  le  regioni  tesi  al
   riequilibrio degli effetti finanziari derivanti dalla  istituzione
   dell'imposta e dell'addizionale di cui alla lettera a); 
d) previsione per le regioni della facolta' di non applicare le tasse
   sulle concessioni regionali; 
e) revisione  della  disciplina  degli   altri   tributi   locali   e
   contemporanea abolizione: 
   1) delle tasse sulla concessione comunale, di cui  all'articolo  8
   del decreto-legge  10  novembre  1978,  n.  702,  convertito,  con
   modificazioni, dalla legge 8 gennaio 1979, n. 3; 
   2) NUMERO ABROGATO DALLA L. 23 DICEMBRE 1998, N. 448; 
   3) della addizionale comunale  e  provinciale  sul  consumo  della
   energia elettrica, di cui all'articolo  24  del  decreto-legge  28
   febbraio 1983, n. 55, convertito, con modificazioni,  dalla  legge
   26 aprile 1983, n. 131; 
   4) dell'imposta erariale di trascrizione, iscrizione e annotazione
   dei veicoli al pubblico registro automobilistico di cui alla legge
   23 dicembre 1977, n. 952; 
   5)   dell'addizionale   provinciale   all'imposta   erariale    di
   trascrizione di cui all'articolo  3,  comma  48,  della  legge  28
   dicembre 1995, n. 549; 
f) revisione della disciplina relativa all'imposta  di  registro  per
   gli atti di natura traslativa o dichiarativa  aventi  per  oggetto
   veicoli a motore da sottoporre alle  formalita'  di  trascrizione,
   iscrizione e annotazione al pubblico registro automobilistico; 
g) previsione  di  adeguate  forme  di  finanziamento  delle   citta'
   metropolitane di cui all'articolo 18 della legge 8 giugno 1990, n.
   142; attraverso l'attribuzione di gettito di tributi  regionali  e
   locali in rapporto alle funzioni assorbite. 
  144.  Le  disposizioni  del  decreto  legislativo  da  emanare  per
l'istituzione dell'imposta regionale sulle attivita'  produttive,  di
cui al comma 143, lettera a), sono informate ai seguenti  principi  e
criteri direttivi: 
a) previsione del carattere reale dell'imposta; 
b) applicazione  dell'imposta  in  relazione  all'esercizio  di   una
   attivita' organizzata per la produzione di  beni  o  servizi,  nei
   confronti degli imprenditori individuali,  delle  societa',  degli
   enti  commerciali  e  non  commerciali,  degli  esercenti  arti  e
   professioni, dello Stato e delle altre amministrazioni pubbliche; 
c) determinazione della base imponibile in base  al  valore  aggiunto
   prodotto nel territorio regionale e risultante dal  bilancio,  con
   le eventuali variazioni  previste  per  le  imposte  erariali  sui
   redditi e,  per  le  imprese  non  obbligate  alla  redazione  del
   bilancio,  dalle  dichiarazioni  dei   redditi;   in   particolare
   determinazione della base imponibile; 
   1) per le imprese diverse da  quelle  creditizie,  finanziarie  ed
   assicurative, sottraendo dal valore della produzione di  cui  alla
   lettera A) del primo comma dell'articolo 2425 del  codice  civile,
   riguardante  i  criteri  di  redazione  del  conto  economico  del
   bilancio di esercizio delle societa' di capitali,  i  costi  della
   produzione di cui al primo comma, lettera B), numeri 6),  7),  8),
   10), lettere a) e b),  11)  e  14)  dello  stesso  articolo  2425,
   esclusi  i  compensi  erogati  per  collaborazioni  coordinate   e
   continuative; 
   2) per le imprese di cui al numero 1) a contabilita' semplificata,
   sottraendo dall'ammontare dei corrispettivi  per  la  cessione  di
   beni e per  la  prestazione  di  servizi  e  dall'ammontare  delle
   rimanenze finali di cui agli articoli 59  e  60  del  testo  unico
   delle imposte sui redditi, approvato con  decreto  del  Presidente
   della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, l'ammontare  dei  costi
   per materie prime, sussidiarie, di consumo e per merci e  servizi,
   con esclusione dei compensi erogati per collaborazioni  coordinate
   e continuative, le esistenze iniziali di cui agli articoli 59 e 60
   del citato testo unico delle imposte sui  redditi,  le  spese  per
   l'acquisto di beni strumentali fino a un  milione  di  lire  e  le
   quote di ammortamento; 
   3) per i produttori agricoli titolari di reddito  agrario  di  cui
   all'articolo  29  del  predetto  testo  unico  delle  imposte  sui
   redditi,  sottraendo  dall'ammontare   dei   corrispettivi   delle
   operazioni effettuate,  risultanti  dalla  dichiarazione  ai  fini
   dell'imposta  sul  valore  aggiunto,  l'ammontare  degli  acquisti
   destinati alla produzione; 
   4) per i produttori agricoli, titolari di reddito  di  impresa  di
   cui all'articolo 51 del  citato  testo  unico  delle  imposte  sui
   redditi, ai quali  non  si  applica  l'articolo  2425  del  codice
   civile, sottraendo dall'ammontare  dei  ricavi  l'ammontare  delle
   quote di ammortamento e dei costi di  produzione,  esclusi  quelli
   per il personale e per accantonamenti; 
   5) per  le  banche  e  per  le  societa'  finanziarie,  sottraendo
   dall'ammontare degli interessi attivi e altri proventi inerenti la
   produzione  l'ammontare  degli  interessi  passivi,  degli   oneri
   inerenti  la  produzione  e  degli  ammortamenti  risultanti   dal
   bilancio; 
   6) per le imprese di assicurazione, sottraendo dall'ammontare  dei
   premi incassati, al netto  delle  provvigioni,  l'ammontare  degli
   indennizzi  liquidati  e  degli  accantonamenti  per  le   riserve
   tecniche obbligatorie; 
   7) per  gli  enti  non  commerciali,  per  lo  Stato  e  le  altre
   amministrazioni   pubbliche,   relativamente   all'attivita'   non
   commerciale, in  un  importo  corrispondente  all'ammontare  delle
   retribuzioni e dei compensi erogati per collaborazioni  coordinate
   e continuative; 
   8) per gli esercenti arti e professioni, sottraendo dall'ammontare
   dei compensi ricevuti l'ammontare dei costi di produzione, diversi
   da quelli per il personale,  degli  ammortamenti  e  dei  compensi
   erogati a terzi, esclusi quelli per  collaborazioni  coordinate  e
   continuative; 
d) in caso di soggetti  passivi  che  svolgono  attivita'  produttiva
   presso stabilimenti ed  uffici  ubicati  nel  territorio  di  piu'
   regioni, ripartizione della base imponibile tra queste  ultime  in
   proporzione al costo del personale dipendente  operante  presso  i
   diversi stabilimenti ed uffici con possibilita'  di  correzione  e
   sostituzione di tale criterio, per taluni settori, con riferimento
   al valore delle immobilizzazioni tecniche esistenti nel territorio
   e, in  particolare,  per  le  aziende  creditizie  e  le  societa'
   finanziarie, in  relazione  all'ammontare  dei  depositi  raccolti
   presso le diverse  sedi,  per  le  imprese  di  assicurazione,  in
   relazione ai premi raccolti nel territorio  regionale  e,  per  le
   imprese agricole, in relazione all'ubicazione  ed  estensione  dei
   terreni; 
e) fissazione dell'aliquota  base  dell'imposta  in  misura  tale  da
   rendere il gettito equivalente complessivamente alla  soppressione
   dei tributi e dei contributi di cui  al  comma  143,  lettera  a),
   gravanti  sulle  imprese  e  sul  lavoro  autonomo  e,   comunque,
   inizialmente in una misura compresa fra il 3,5 ed il 4,5 per cento
   e con attribuzione alle regioni del potere di  variare  l'aliquota
   fino a un massimo di  un  punto  percentuale;  fissazione  per  le
   amministrazioni  pubbliche  dell'aliquota  in   misura   tale   da
   garantire il medesimo gettito  derivante  dai  contributi  per  il
   Servizio sanitario nazionale; 
f) possibilita' di prevedere, anche in via transitoria per ragioni di
   politica economica e redistribuiva, tenuto anche conto del  carico
   dei  tributi  e   dei   contributi   soppressi,   differenziazioni
   dell'aliquota rispetto a quella di cui alla lettera e) e  di  basi
   imponibili di cui alla lettera c) per settori di attivita'  o  per
   categorie di soggetti passivi, o anche, su base  territoriale,  in
   relazione agli sgravi contributivi ed alle esenzioni  dall'imposta
   locale sui redditi ancora vigenti per le  attivita'  svolte  nelle
   aree depresse; 
g) possibilita'   di   prevedere   agevolazioni   a   soggetti    che
   intraprendono nuove attivita' produttive; 
h) previsione   della   indeducibilita'   dell'imposta   dalla   base
   imponibile  dell'imposta  sul  reddito  delle  persone  fisiche  e
   dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche; 
i) attribuzione alla regione del potere di regolamentare, con  legge,
   le  procedure  applicative   dell'imposta,   ferma   restando   la
   presentazione di una dichiarazione unica, congiuntamente a  quella
   per l'imposta sul reddito  delle  persone  fisiche  e  giuridiche,
   opportunamente integrata; 
l) previsione di una disciplina transitoria da  applicare  sino  alla
   emanazione della legge regionale di cui alla lettera i)  informata
   ai seguenti principi: 
   1)   presentazione   della    dichiarazione    all'amministrazione
   finanziaria, con l'onere  per  quest'ultima  di  trasmettere  alle
   regioni le informazioni relative e di provvedere alla gestione, ai
   controlli e agli accertamenti dell'imposta; 
   2) previsione della partecipazione alla attivita' di  controllo  e
   accertamento da parte delle regioni, delle province e dei  comuni,
   collaborando, anche tramite apposite commissioni paritetiche, alla
   stesura dei  programmi  di  accertamento,  segnalando  elementi  e
   notizie utili e formulando osservazioni in ordine alle proposte di
   accertamento ad essi comunicate; 
   3) effettuazione del  versamento  dell'imposta  direttamente  alle
   singole regioni secondo le  disposizioni  vigenti  per  i  tributi
   diretti erariali; 
m) attribuzione del contenzioso alla giurisdizione delle  commissioni
   tributarie; 
n) coordinamento delle disposizioni da emanare in materia di sanzioni
   con quelle previste per le imposte erariali sui redditi; 
o) attribuzione allo Stato, per la fase transitoria  di  applicazione
   dell'imposta da parte  dell'amministrazione  finanziaria,  di  una
   quota compensativa dei costi  di  gestione  dell'imposta  e  della
   soppressione dell'imposta sul patrimonio netto delle imprese; 
p) attribuzione alle regioni del potere di stabilire una  percentuale
   di  compartecipazione  al  gettito  dell'imposta  regionale  sulle
   attivita' produttive  a  favore  degli  enti  locali  al  fine  di
   finanziare le funzioni delegate dalle  regioni  agli  enti  locali
   medesime; 
q) previsione di una compartecipazione delle province e dei comuni al
   gettito dell'imposta regionale sulle attivita' produttive tale  da
   compensare per ciascun comune e per ciascuna provincia gli effetti
   dell'abolizione dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese e
   di arti e professioni e delle tasse sulle concessioni comunali; 
r) possibilita', con i decreti di cui al comma 152,  di  adeguare  la
   misura  dell'aliquota  di  base   dell'imposta   regionale   sulle
   attivita' produttive in funzione  dell'andamento  del  gettito,  e
   della facolta' di maggiorare l'aliquota di cui alla lettera e); 
s) equiparazione, ai  fini  dei  trattati  internazionali  contro  le
   doppie  imposizioni,  dell'imposta   regionale   sulle   attivita'
   produttive ai tributi erariali aboliti. 
  145. In attuazione della semplificazione di cui  al  comma  143  la
revisione  degli  scaglioni,  delle  aliquote  e   delle   detrazioni
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche di cui al  comma  143,
lettera  b),  e'   finalizzata   a   controbilanciare   gli   effetti
redistributivi e  sul  gettito  derivanti  dalla  soppressione  delle
entrate  di  cui  al  comma  143,  lettera  a),  e   dall'istituzione
dell'addizionale di cui al comma 146  ed  e'  informata  ai  seguenti
principi e criteri direttivi: 
a) revisione e riduzione a cinque del numero delle aliquote  e  degli
   scaglioni di reddito; 
b) revisione delle aliquote e  degli  importi  delle  detrazioni  per
   lavoro dipendente, per prestazioni  previdenziali  obbligatorie  e
   per lavoro autonomo e di impresa minore,  finalizzata  ad  evitare
   che si determinimo aumenti del  prelievo  fiscale  per  i  diversi
   livelli di reddito, in particolare per quelli piu' bassi e  per  i
   redditi da lavoro; in particolare, l'aliquota minima sui primi  15
   milioni di lire sara' compresa tra il 18 e il 20 per cento; 
   l'aliquota massima  non  potra'  superare  il  46  per  cento;  le
   aliquote intermedie non potranno essere maggiorate; le  detrazioni
   per i redditi di  lavoro  dipendente,  per  i  redditi  di  lavoro
   autonomo  e  di  impresa   saranno   maggiorate,   con   opportune
   graduazioni in funzione del livello di reddito in modo che non  si
   determini aumento della pressione fiscale su tutti  i  redditi  di
   lavoro dipendente e per  mantenere  sostanzialmente  invariato  il
   reddito netto disponibile per le diverse categorie di contribuenti
   e le diverse fasce di reddito, in particolare  per  i  redditi  di
   lavoro autonomo e di impresa. I livelli di  esenzione  attualmente
   vigenti per le diverse categorie di contribuenti  dovranno  essere
   garantiti; 
c) revisione della disciplina concernente le detrazioni  per  carichi
   familiari, finalizzata soprattutto  a  favorire  le  famiglie  con
   figli, rimodulando  i  criteri  di  attribuzione  e  gli  importi,
   tenendo conto delle fasce di reddito  e  di  talune  categorie  di
   soggetti, oltre che del numero delle persone a carico e di  quelle
   componenti la famiglia che producono reddito. 
  146.  La  disciplina  dell'addizionale  regionale  all'imposta  sul
reddito delle persone fisiche di cui al comma  143,  lettera  a),  e'
informata ai seguenti principi e criteri direttivi: 
a) applicazione dell'addizionale alla base imponibile determinata  ai
   fini dell'imposta sul reddito delle  persone  fisiche,  prevedendo
   abbattimenti in funzione di detrazioni  e  riduzioni  riconosciute
   per l'imposta principale; 
b) fissazione dell'aliquota da parte delle regioni  entro  un  minimo
   dello 0,5 per cento ed un massimo dell'1 per cento; 
c) attribuzione  del  gettito  dell'addizionale  alla   regione   con
   riferimento  alla  residenza  del   contribuente   desunta   dalla
   dichiarazione dei redditi e, in mancanza, dalla dichiarazione  dei
   sostituti di imposta; 
d) applicazione, per la riscossione, della disciplina in  materia  di
   imposta sul reddito delle persone fisiche, garantendo  l'immediato
   introito dell'addizionale alla regione; 
e) attribuzione all'amministrazione finanziaria della  competenza  in
   ordine all'accertamento con la collaborazione della regione. 
  147. La disciplina transitoria di cui al comma 143, lettera c),  e'
informata ai seguenti principi e criteri direttivi: 
a) previsione di una graduale sostituzione del gettito di tributi  da
   sopprimere, al fine  di  evitare  carenze  e  sovrapposizioni  nei
   flussi finanziari dello Stato, delle regioni e  degli  altri  enti
   locali; 
b) esclusione dell'esercizio della facolta' concessa alle regioni  di
   variare l'aliquota base  dell'imposta  regionale  sulle  attivita'
   produttive e riserva allo Stato del potere di  fissare  l'aliquota
   dell'addizionale all'imposta sul reddito  delle  persone  fisiche,
   nei limiti indicati nel comma 146, lettera b), al  massimo  per  i
   primi due periodi di imposta; 
c) previsione dell'incremento di un punto percentuale del livello  di
   fiscalizzazione dei contributi sanitari a  carico  dei  datori  di
   lavoro, di cui all'articolo 31 della legge 28  febbraio  1986,  n.
   41, e successive modificazioni, a decorrere dal periodo di paga in
   corso alla data del 1 gennaio 1997; 
d) previsione del mantenimento dell'attuale assetto di  finanziamento
   della sanita', anche in  presenza  dei  nuovi  tributi  regionali,
   considerando,  per  quanto  riguarda  il  fondo  sanitario,   come
   dotazione  propria  della  regione  il  gettito   dell'addizionale
   all'imposta sul reddito delle persone fisiche  e  una  percentuale
   compresa tra il 65 e il 90  per  cento  del  gettito  dell'imposta
   regionale  sulle  attivita'  produttive,  al  netto  della  quota,
   attribuita allo Stato, di cui alla lettera o) del comma 144; 
e) per quanto riguarda i trasferimenti ad altro titolo,  decurtazione
   degli stessi di un importo pari al  residuo  gettito  dell'imposta
   regionale sulle attivita' produttive al netto delle devoluzioni  a
   province e comuni di cui alla lettera q)  del  comma  144  con  la
   previsione, qualora il residuo gettito sia superiore all'ammontare
   di   detti   trasferimenti,   del    riversamento    allo    Stato
   dell'eccedenza. 
e-bis) il gettito dell'imposta regionale sulle  attivita'  produttive
   ai fini della determinazione  del  fondo  sanitario  di  cui  alla
   lettera d)  e  delle  eccedenze  di  cui  alla  lettera  e)  viene
   ricalcolato considerando l'aliquota base  di  cui  al  comma  144,
   lettera e). 
  148. La disciplina riguardante i meccanismi perequativi di  cui  al
comma 143, lettera c), e' informata al criterio del riequilibrio  tra
le  regioni  degli  effetti  finanziari  derivanti   dalla   maggiore
autonomia tributaria secondo modalita' e tempi, determinati di intesa
con le regioni, che tengano conto della capacita' fiscale di ciascuna
di esse e dell'esigenza di incentivare lo sforzo fiscale. 
  149. La revisione della disciplina dei tributi  locali  di  cui  al
comma 143, lettera e), e' informata ai seguenti  principi  e  criteri
direttivi: 
a) attribuzione ai comuni e alle province del potere di  disciplinare
   con regolamenti tutte le fonti delle entrate  locali,  compresi  i
   procedimenti  di  accertamento  e  di  riscossione,  nel  rispetto
   dell'articolo 23  della  Costituzione,  per  quanto  attiene  alle
   fattispecie  imponibili,  ai  soggetti  passivi   e   all'aliquota
   massima,  nonche'   alle   esigenze   di   semplificazione   degli
   adempimenti dei contribuenti; 
b) attribuzione al Ministero delle finanze del  potere  di  impugnare
   avanti  agli  organi  di  giustizia  amministrativa  per  vizi  di
   legittimita' i regolamenti di cui alla lettera a)  entro  sessanta
   giorni dalla loro comunicazione allo stesso Ministero; 
c) previsione  dell'approvazione,  da  parte  delle  province  e  dei
   comuni,  delle  tariffe  e  dei  prezzi  pubblici  contestualmente
   all'approvazione del bilancio di previsione; 
d) attribuzione alle province della facolta' di istituire  un'imposta
   provinciale di trascrizione, iscrizione e annotazione dei  veicoli
   al pubblico registro automobilistico secondo i seguenti principi e
   criteri direttivi: 
   1) determinazione di una tariffa base nazionale per tipo e potenza
   dei veicoli in misura tale da  garantire  il  complessivo  gettito
   dell'imposta erariale di trascrizione,  iscrizione  e  annotazione
   dei veicoli al pubblico registro automobilistico e della  relativa
   addizionale provinciale; 
   2) attribuzione alle province del  potere  di  deliberare  aumenti
   della tariffa base fino a un massimo del 20 per cento; 
      3) NUMERO ABROGATO DALLA L. 13 MAGGIO 1999, N. 133; 
    e) attribuzione alle  province  del  gettito  dell'imposta  sulle
assicurazioni per la responsabilita'  civile  riguardante  i  veicoli
immatricolati nelle province medesime; 
    f)  integrazione   della   disciplina   legislativa   riguardante
l'imposta comunale sugli immobili, istituita con decreto  legislativo
30 dicembre 1992, n. 504: 
    1) stabilendo, ai fini degli articoli 1 e 3 del predetto  decreto
legislativo n. 504 del  1992,  che  presupposto  dell'imposta  e'  la
proprieta' o la titolarita' di diritti reali di godimento nonche' del
diritto  di  utilizzazione  del  bene  nei  rapporti   di   locazione
finanziaria; 
    2) disciplinando, ai fini  dell'articolo  9  del  citato  decreto
legislativo n. 504 del 1992, i soggetti passivi ivi contemplati; 
    3)   individuando   le   materie   suscettibili   di   disciplina
regolamentare ai sensi della lettera a); 
    4) attribuendo il potere di stabilire una dotazione per  l'unita'
immobiliare adibita ad abitazione principale fino alla misura massima
dell'imposta stessa, prevedendo, altresi', l'esclusione del potere di
maggiorazione  dell'aliquota  per  le  altre  unita'  immobiliari   a
disposizione del contribuente nell'ipotesi che la detrazione suddetta
sia superiore ad una misura prestabilita; 
    g) attribuzione ai comuni della  facolta',  con  regolamento,  di
escludere  l'applicazione  dell'imposta  sulla   pubblicita'   e   di
individuare le  iniziative  pubblicitarie  che  incidono  sull'arredo
urbano  o  sull'ambiente,  prevedendo  per  le   stesse   un   regime
autorizzatorio e l'assoggettamento al pagamento di una tariffa; 
       possibilita' di prevedere, con lo stesso regolamento, divieti, 
   limitazioni ed agevolazioni e di determinare  la  tariffa  secondo
   criteri di ragionevolezza e di gradualita',  tenendo  conto  della
   popolazione  residente,  della  rilevanza  dei  flussi   turistici
   presenti nel comune e  delle  caratteristiche  urbanistiche  delle
   diverse zone del territorio comunale; 
       h) attribuzione alle province e ai comuni della facolta' di 
   prevedere per l'occupazione di aree appartenenti al demanio  e  al
   patrimonio indisponibile dei predetti enti,  il  pagamento  di  un
   canone determinato nell'atto di concessione  secondo  una  tariffa
   che tenga conto, oltre che delle esigenze del bilancio, del valore
   economico della disponibilita' dell'area in relazione al  tipo  di
   attivita' per il cui  esercizio  l'occupazione  e'  concessa,  del
   sacrificio imposto alla  collettivita'  con  la  rinuncia  all'uso
   pubblico dell'area stessa,  e  dell'aggravamento  degli  oneri  di
   manutenzione  derivante   dall'occupazione   del   suolo   e   del
   sottosuolo; 
       attribuzione del potere di equiparare alle concessioni, al 
   solo fine della determinazione dell'indennita'  da  corrispondere,
   le occupazioni abusive; 
       i) facolta' di applicazione, per la riscossione coattiva dei 
   canoni  di  autorizzazione  e  di  concessione  e  delle  relative
   sanzioni, delle disposizioni recate dagli articoli 67, 68 e 69 del
   decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio  1988,  n.  43,
   riguardanti la riscossione coattiva  delle  tasse,  delle  imposte
   indirette, dei tributi locali e di altre entrate; 
       l) attribuzione alle province e ai comuni della facolta' di 
   deliberare una addizionale all'imposta erariale sul consumo  della
   energia elettrica impiegata per  qualsiasi  uso  nelle  abitazioni
   entro l'aliquota massima stabilita dalla legge statale. 
     150. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 143 sono 
   adottati sentita, per quelli riguardanti le regioni, la Conferenza
   permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e  le  province
   autonome di Trento e di Bolzano. 
     151. L'attuazione della delega di cui al comma 143 dovra' 
   assicurare l'assenza di oneri aggiuntivi  per  il  bilancio  dello
   Stato, anche prevedendo misure compensative delle  minori  entrate
   attraverso  la  riduzione  dei  trasferimenti  erariali   comunque
   attribuiti agli enti territoriali in relazione alla previsione  di
   maggiori risorse proprie e dovra', altresi', assicurare  l'assenza
   di effetti finanziari netti negativi per le  regioni  e  gli  enti
   locali. 
     152. Per l'adozione di disposizioni integrative e correttive dei 
   decreti legislativi si osserva la procedura prevista dal comma  17
   del presente articolo, tenuto conto di quanto stabilito  al  comma
   150. 
     153. Ai fini di consentire alle regioni e agli enti locali di 
   disporre delle informazioni e dei dati per pianificare  e  gestire
   la propria  autonomia  tributaria,  e'  istituito  un  sistema  di
   comunicazione  tra  amministrazioni  centrali,  regioni  ed   enti
   locali, secondo i seguenti principi: 
   a) assicurazione alle regioni, province e comuni del flusso delle 
      informazioni   contenute   nelle   banche   dati    utili    al
      raggiungimento dei fini sopra citati; 
   b) definizione delle caratteristiche delle banche dati di cui alla 
      lettera a), delle modalita'  di  comunicazione  e  delle  linee
      guida per l'operativita' del sistema. 
     154. Con uno o piu' regolamenti, da emanare ai sensi 
   dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400,  al
   fine dell'aggiornamento del catasto e della sua gestione  unitaria
   con  province  e  comuni,   anche   per   favorire   il   recupero
   dell'evasione,  e'  disposta  la  revisione  generale  delle  zone
   censuarie, delle tariffe  d'estimo,  della  qualificazione,  della
   classificazione e del classamento delle unita' immobiliari  e  dei
   terreni  e  dei  relativi  criteri   nonche'   delle   commissioni
   censuarie, secondo i seguenti principi: 
   a) attribuzione ai comuni di competenze in ordine alla 
      articolazione del territorio comunale  in  microzone  omogenee,
      secondo criteri generali uniformi. L'articolazione suddetta, in
      sede di prima applicazione, e' deliberata entro il 31  dicembre
      1997 e puo' essere periodicamente modificata; 
   b) individuazione delle tariffe d'estimo di reddito facendo 
      riferimento, al  fine  di  determinare  la  redditivita'  media
      ordinariamente ritraibile dalla unita' immobiliare, ai valori e
      ai redditi medi espressi dal mercato immobiliare con esclusione
      di regimi legali di determinazione dei canoni; 
   c) intervento dei comuni nel procedimento di determinazione delle 
      tariffe d'estimo. A tal fine sono indette conferenze di servizi
      in applicazione dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990,  n.
      241. 
   Nel caso di dissenso, la determinazione delle stesse  e'  devoluta
   agli organi di cui alla lettera d); 
d) revisione della disciplina in materia di commissioni censuarie. La
   composizione delle commissioni e  i  procedimenti  di  nomina  dei
   componenti  sono  ispirati  a  criteri  di  semplificazione  e  di
   rappresentativita' tecnica anche delle regioni, delle  province  e
   dei comuni; 
e) attribuzione della rendita catastale alle unita' appartenenti alle
   varie categorie  ordinarie  con  criteri  che  tengono  conto  dei
   caratteri specifici  dell'unita'  immobiliare,  del  fabbricato  e
   della microzona ove l'unita' e' sita; 
e-bis) fissazione di nuovi criteri  per  la  definizione  delle  zone
   censuarie e della qualificazione dei terreni; 
e-ter)  individuazione  di  nuovi  criteri   di   classificazione   e
   determinazione delle rendite del catasto dei terreni, che  tengano
   conto anche della potenzialita' produttiva dei suoli. 
  155. Nei regolamenti di cui al comma 154 e' stabilita  la  data  di
decorrenza dell'applicazione dei nuovi estimi  catastali.  Tale  data
non puo' essere  in  ogni  caso  anteriore  al  1  gennaio  dell'anno
successivo a quello dell'adozione dei regolamenti medesimi. 
  156. Con uno o piu' regolamenti da emanare ai  sensi  dell'articolo
17, comma 2, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  e'  disposta  la
revisione  dei  criteri  di  accatastamento  dei  fabbricati   rurali
previsti dall'articolo 9 del decreto-legge 30 dicembre 1993, n.  557,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n.  133,
tenendo conto del  fatto  che  la  normativa  deve  essere  applicata
soltanto all'edilizia rurale abitativa con  particolare  riguardo  ai
fabbricati  siti  in  zone  montane  e   che   si   deve   provvedere
all'istituzione di una categoria di immobili a destinazione  speciale
per il classamento dei fabbricati strumentali,  ivi  compresi  quelli
destinati all'attivita' agrituristica, considerando  inoltre  per  le
aree  montane   l'elevato   frazionamento   fondiario   e   l'elevata
frammentazione delle superfici agrarie e  il  ruolo  fondamentale  in
esse dell'agricoltura a tempo parziale e dell'integrazione  tra  piu'
attivita' economiche per la cura dell'ambiente.  Il  termine  del  31
dicembre 1995, previsto dai commi 8, primo periodo, e 9 dell'articolo
9 del  decreto-legge  30  dicembre  1993,  n.  557,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994,  n.  133,  e  successive
modificazioni, e' ulteriormente differito al 31 dicembre 1997. (12) 
  157. Al fine di consentire il riordino  fondiario  nelle  zone  del
Friuli-Venezia Giulia colpite dal terremoto del 1976, le disposizioni
di cui all'articolo 4  della  legge  8  agosto  1977,  n.  546,  come
sostituito dall'articolo 15 della legge 11  novembre  1982,  n.  828,
ulteriormente modificato ed integrato dagli articoli 15  e  19  della
legge 1 dicembre 1986, n. 879,  e  prorogato  dall'articolo  1  della
legge 23 gennaio 1992, n.  34  sono  ulteriormente  prorogate  al  31
dicembre 1999. I termini stabiliti per il compimento delle  procedure
sono prorogati al 31 dicembre 1999 per  le  amministrazioni  comunali
che  abbiano  avviato  le  procedure  previste   per   i   piani   di
ricomposizione parcellare, ai sensi delle citate disposizioni. 
  158.  La  regione  siciliana  provvede  con  propria   legge   alla
attuazione dei decreti  di  cui  ai  commi  da  143  a  149,  con  le
limitazioni   richieste   dalla   speciale   autonomia    finanziaria
preordinata dall'articolo 36 dello Statuto regionale e dalle relative
norme di attuazione. 
  159. Le disposizioni del comma 158 si applicano anche alle  Regioni
ad autonomia speciale nei limiti richiesti dai rispettivi Statuti. 
  160. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi, concernenti il riordino del trattamento  tributario  dei
redditi di capitale e dei  redditi  diversi  nonche'  delle  gestioni
individuali di patrimoni e degli organismi di investimento collettivo
mobiliare e modifiche al regime delle ritenute alla fonte sui redditi
di capitale o delle imposte sostitutive afferenti i medesimi redditi,
con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: 
a) revisione  della  disciplina  dei  redditi  di  capitale  con  una
   puntuale  definizione  delle  singole  fattispecie   di   reddito,
   prevedendo norme di chiusura volte a ricomprendere  ogni  provento
   derivante dall'impiego di capitale; 
b) revisione  della  disciplina  dei  redditi  diversi  derivanti  da
   cessioni di partecipazioni in societa' o  enti,  di  altri  valori
   mobiliari, nonche' di valute e metalli preziosi;  introduzione  di
   norme volte ad assoggettare ad imposizione i proventi derivanti da
   nuovi strumenti finanziari, con o senza attivita' sottostanti; 
   possibilita', anche  ai  fini  di  semplificazione,  di  prevedere
   esclusioni, anche temporanee, dalla tassazione o franchigie; 
c) introduzione di norme di  chiusura  volte  ad  evitare  arbitraggi
   fiscali tra  fattispecie  produttive  di  redditi  di  capitali  o
   diversi e quelle produttive di risultati economici equivalenti; 
d) ridefinizione dei criteri di determinazione  delle  partecipazioni
   qualificate, eventualmente anche in ragione dei  diritti  di  voto
   esercitabili nell'assemblea ordinaria; 
e) previsione di distinta  indicazione  nella  dichiarazione  annuale
   delle plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni  sociali
   qualificate e degli altri redditi di  cui  alla  lettera  b),  con
   possibilita' di compensare distintamente le relative  minusvalenze
   o perdite indicate in dichiarazione e di riportarle  a  nuovo  non
   oltre il quarto periodo di imposta successivo; 
f) previsione di un'imposizione sostitutiva sui redditi di  cui  alla
   lettera b) derivanti da operazioni di  realizzo;  possibilita'  di
   optare per l'applicazione di modalita' semplificate di riscossione
   dell'imposta, attraverso intermediari autorizzati e senza  obbligo
   di successiva dichiarazione, per i redditi di  cui  alla  medesima
   lettera  b)  non   derivanti   da   cessioni   di   partecipazioni
   qualificate; detta possibilita' e'  subordinata  all'esistenza  di
   stabili rapporti con i predetti intermediari; 
g) previsione di forme opzionali di tassazione sul risultato maturato
   nel periodo di imposta per i redditi di cui alla  lettera  b)  non
   derivanti da cessioni di partecipazioni qualificate  e  conseguiti
   mediante la gestione individuale  di  patrimoni  non  relativi  ad
   imprese; applicazione di  una  imposta  sostitutiva  sul  predetto
   risultato,  determinato  al  netto  dei  redditi  affluenti   alla
   gestione esenti da imposta o soggetti  a  ritenuta  alla  fonte  a
   titolo di imposta o ad imposta sostitutiva o che non concorrono  a
   formare il reddito del contribuente, per i quali rimane  fermo  il
   trattamento sostitutivo o di esenzione specificamente previsto; 
   versamento  dell'imposta  sostitutiva  da   parte   del   soggetto
   incaricato della gestione; possibilita' di compensare i  risultati
   negativi  di  un  periodo  di  imposta  con  quelli  positivi  dei
   successivi periodi; 
h) introduzione di meccanismi correttivi volti a rendere  equivalente
   la tassazione dei risultati di cui alla lettera g) con quella  dei
   redditi diversi di cui alla lettera f)  conseguiti  a  seguito  di
   realizzo; 
i) revisione del  regime  fiscale  degli  organismi  di  investimento
   collettivo in valori mobiliari secondo criteri analoghi  a  quelli
   previsti alla lettera g) e finalizzati a  rendere  il  regime  dei
   medesimi organismi compatibile con quelli ivi previsti; 
l) revisione delle aliquote delle ritenute sui redditi di capitale  o
   delle  misure  delle  imposte  sostitutive  afferenti  i  medesimi
   redditi, anche al fine di un loro accorpamento su non piu' di  tre
   livelli compresi fra un minimo del 12,5 per cento  ed  un  massimo
   del 27 per cento; previsione dell'applicazione, in ogni  caso,  ai
   titoli di Stato ed equiparati dell'aliquota del 12,5 per cento; 
   differenziazione delle aliquote,  nel  rispetto  dei  principi  di
   incoraggiamento e tutela del risparmio previsti  dall'articolo  47
   della Costituzione, in  funzione  della  durata  degli  strumenti,
   favorendo quelli  piu'  a  lungo  termine,  trattati  nei  mercati
   regolamentati  o  oggetto  di  offerta   al   pubblico;   conferma
   dell'applicazione delle ritenute  a  titolo  di  imposta  o  delle
   imposte sostitutive sui redditi di capitale percepiti  da  persone
   fisiche, soggetti di cui all'articolo  5  del  testo  unico  delle
   imposte sui redditi, approvato con decreto  del  Presidente  della
   Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed enti di  cui  all'articolo
   87, comma 1, lettera c), del medesimo testo unico,  non  esercenti
   attivita' commerciali e residenti nel territorio dello Stato; 
   conferma dei regimi di non applicazione dell'imposta nei confronti
   dei soggetti non residenti nel territorio  dello  Stato,  previsti
   dal  decreto  legislativo  1  aprile  1996,  n.  239,  emanato  in
   attuazione dell'articolo 3, comma 168,  della  legge  28  dicembre
   1995, n. 549; 
m) nel rispetto dei principi  direttivi  indicati  alla  lettera  l),
   possibilita'  di  prevedere  l'applicazione  di  una   imposizione
   sostitutiva sugli utili derivanti dalla partecipazione in societa'
   ed enti di cui all'articolo 41, comma 1, lettera  e),  del  citato
   testo unico delle imposte sui redditi in misura  pari  al  livello
   minimo indicato nella predetta  lettera  l);  sono  in  ogni  caso
   esclusi dall'applicazione dell'imposizione sostitutiva  gli  utili
   derivanti da partecipazioni qualificate; 
n) determinazione dell'imposta sostitutiva di  cui  alla  lettera  f)
   secondo i  medesimi  livelli  indicati  nella  lettera  l)  e,  in
   particolare, applicando il livello piu' basso ai  redditi  di  cui
   alla lettera b),  non  derivanti  da  cessioni  di  partecipazioni
   qualificate,  nonche'  a  quelli  conseguiti   nell'ambito   delle
   gestioni di cui  alle  lettere  g)  e  i);  coordinamento  fra  le
   disposizioni in materia di ritenute  alla  fonte  sui  redditi  di
   capitale e di imposte sostitutive afferenti i medesimi redditi  ed
   i trattamenti previsti alle lettere g) e i); 
o) introduzione di disposizioni necessarie al piu' efficace controllo
   dei redditi di capitale e diversi, anche mediante la previsione di
   particolari obblighi  di  rilevazione  e  di  comunicazione  delle
   operazioni imponibili da parte degli intermediari professionali  o
   di altri soggetti che intervengano nelle  operazioni  stesse,  con
   possibilita' di limitare i predetti obblighi nei casi di esercizio
   delle opzioni di  cui  alle  lettere  f)  e  g);  revisione  della
   disciplina contenuta nel decreto-legge 28  giugno  1990,  n.  167,
   convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n.  227,
   ed introduzione di tutte le disposizioni necessarie al piu' esteso
   controllo dei redditi di capitale e diversi anche di fonte estera;
   p) coordinamento della nuova disciplina con quella  contenuta  nel
   decreto-legge  28   gennaio   1991,   n.   27,   convertito,   con
   modificazioni, dalla legge 25 marzo 1991,  n.  102,  e  successive
   modificazioni ed integrazioni, nonche' con il  testo  unico  delle
   imposte sui redditi, approvato con decreto  del  Presidente  della
   Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, introducendo nel citato testo
   unico  tutte  le  modifiche  necessarie  ad  attuare  il  predetto
   coordinamento,  con  particolare  riguardo  al   trattamento   dei
   soggetti non residenti nel territorio dello Stato; 
q) coordinamento della nuova  disciplina  con  quella  contenuta  nel
   decreto legislativo 1 aprile 1996, n. 239, e con  le  disposizioni
   contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
   1973, n.  600,  introducendo  tutte  le  modifiche  necessarie  ad
   attuare il predetto coordinamento; 
r) possibilita'  di  disporre  l'entrata  in   vigore   dei   decreti
   legislativi  di  attuazione  fino   a   nove   mesi   dalla   loro
   pubblicazione. 
  161. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi aventi per oggetto la  modifica  organica  e  sistematica
delle disposizioni delle imposte sui redditi applicabili ai  processi
di organizzazione delle attivita' produttive,  con  l'osservanza  dei
seguenti principi e criteri direttivi: 
a) previsione, per le plusvalenze  realizzate  relative  ad  aziende,
   complessi aziendali,  partecipazioni  in  societa'  controllate  o
   collegate, sempreche' possedute per un periodo non inferiore a tre
   anni solari, di un regime  opzionale  di  imposizione  sostitutiva
   delle imposte sui redditi, con un'aliquota non superiore a  quella
   applicata alla cessione di partecipazioni qualificate  di  cui  al
   comma 160, lettera e); 
b) armonizzazione  del  regime   tributario   delle   operazioni   di
   conferimento di aziende o di complessi aziendali e  di  quelle  di
   scambio di partecipazioni  con  il  regime  previsto  dal  decreto
   legislativo 30 dicembre 1992, n. 544, per le operazioni  poste  in
   essere  tra  soggetti  residenti  nel  territorio  dello  Stato  e
   soggetti residenti in altri Stati membri dell'Unione europea; 
c) previsione, per le  plusvalenze  realizzate  in  dipendenza  delle
   operazioni indicate nella lettera b) nonche' per quelle iscritte a
   seguito di operazioni di fusione e di scissione, di un  regime  di
   imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi, da applicare  a
   scelta del contribuente ed in alternativa al regime indicato nella
   lettera b), con un'aliquota pari a quella  indicata  alla  lettera
   a); 
d) esclusione  o  limitazione   dell'applicazione   del   regime   di
   imposizione sostitutiva, per le operazioni indicate nelle  lettere
   precedenti,  di  natura   elusiva;   previsione   di   particolari
   disposizioni volte ad  evitare  possibili  effetti  distorsivi  in
   conseguenza dell'applicazione dei regimi sostitutivi di  cui  alle
   precedenti lettere; 
e) individuazione di una  disciplina  specifica  per  la  riscossione
   delle imposte sostitutive di cui alle lettere a) e c),  prevedendo
   la possibilita' di introdurre criteri di dilazione,  eventualmente
   differenziati; 
f) revisione del trattamento tributario delle riserve in  sospensione
   di imposta anche per armonizzarlo con le disposizioni  del  codice
   civile e con i principi contabili in materia di conti annuali; 
g) revisione dei criteri di individuazione delle operazioni di natura
   elusiva indicate nell'articolo 10 della legge 29 dicembre 1990, n.
   408,  anche  in  funzione  di  un  miglior  coordinamento  con  le
   operazioni indicate nelle precedenti lettere e con le disposizioni
   contenute nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
   decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,
   e nel decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 544. 
  162. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi concernenti  il  riordino  delle  imposte  personali  sul
reddito, ai fine di favorire  la  capitalizzazione  delle  imprese  e
tenendo  conto  delle  esigenze  di   efficienza,   rafforzamento   e
razionalizzazione  dell'apparato  produttivo,  con  l'osservanza  dei
seguenti principi e criteri direttivi: 
a) applicazione  agli   utili   corrispondenti   alla   remunerazione
   ordinaria del capitale investito di un'aliquota ridotta rispetto a
   quella  ordinaria;  la  remunerazione   ordinaria   del   capitale
   investito sara'  determinata  in  base  al  rendimento  figurativo
   fissato  tenendo  conto  dei  rendimenti  finanziari  dei   titoli
   obbligazionari,  pubblici  e   privati,   trattati   nei   mercati
   regolamentati italiani; 
b) applicazione della nuova disciplina con riferimento all'incremento
   dell'ammontare  complessivo  delle  riserve  formate  con   utili,
   nonche' del capitale sociale  e  delle  riserve  e  fondi  di  cui
   all'articolo 44, comma  1,  del  testo  unico  delle  imposte  sui
   redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica  22
   dicembre 1986, n. 917, sempreche'  derivanti  da  conferimenti  in
   denaro, effettivamente eseguiti, rispetto alle corrispondenti voci
   risultanti dal bilancio relativo al periodo di  imposta  in  corso
   alla data del 30 settembre 1996 la nuova  disciplina  puo'  essere
   applicata anche  con  riferimento  a  un  moltiplicatore  di  tale
   incremento; possibilita' di limitazioni o esclusioni del beneficio
   nel  caso  di  utilizzo  degli  incrementi   per   finalita'   non
   rispondenti   ad   esigenze   di   efficienza,   rafforzamento   o
   razionalizzazione dell'apparato produttivo; (26) 
b-bis) possibilita' di applicare la nuova disciplina con  riferimento
   all'intero patrimonio netto  delle  imprese  individuali  e  delle
   societa' di persone in regime di contabilita' ordinaria; (26) 
c) previsioni di particolari disposizioni per le societa'  costituite
   dopo il 30 settembre 1996; 
d) determinazione dell'aliquota ridotta di cui alla lettera a) in una
   misura compresa tra i livelli  minimo  e  massimo  previsti  dalla
   lettera l) del comma 160; 
e) abrogazione   della   maggiorazione   di   conguaglio   prevedendo
   l'affrancamento obbligatorio delle riserve di cui ai commi 2  e  4
   dell'articolo 105 del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
   approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre
   1986, n. 917, con  il  pagamento  di  un'imposta  sostitutiva  non
   superiore al 6 per cento; l'imposta sostitutiva, non deducibile ai
   fini della determinazione del reddito  imponibile,  potra'  essere
   prelevata a carico delle riserve e  per  la  relativa  riscossione
   potranno essere  previste  diverse  modalita'  di  rateazione  non
   superiori in ogni caso a tre anni dalla prima scadenza; 
f) possibilita' di prevedere trattamenti temporanei di favore per  le
   societa'  i  cui  titoli  di  partecipazione  sono  ammessi   alla
   quotazione nei  mercati  regolamentati  italiani,  consistenti  in
   riduzioni dell'aliquota fissata ai sensi della lettera d) e  nella
   eventuale applicazione della disciplina di  cui  alla  lettera  b)
   senza limitazioni o esclusioni; tale trattamento si applica per  i
   primi tre periodi di  imposta  successivi  a  quelli  della  prima
   quotazione; 
g) possibilita' di prevedere speciali incentivazioni per favorire  la
   ricerca e la tecnologia avanzata; 
h) abrogazione della tassa sui contratti di borsa aventi  ad  oggetto
   valori mobiliari  quotati  in  mercati  regolamentati  e  conclusi
   nell'ambito dei mercati medesimi, con  possibilita'  di  apportare
   misure di  coordinamento  con  le  altre  disposizioni  del  regio
   decreto 30 dicembre 1923, n. 3278, e con il decreto del Presidente
   della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, anche al fine di evitare
   disparita' di trattamento; 
i) coordinamento della disciplina del credito di imposta sugli  utili
   societari con le disposizioni di cui alle precedenti lettere e con
   la lettera m) del comma 160; compensazione,  ai  soli  fini  della
   lettera e), con l'imposta relativa al dividendo da cui deriva; 
   negli altri casi l'ammontare del credito  di  imposta  non  potra'
   essere superiore all'effettivo ammontare dell'imposta pagata dalla
   societa' alla cui distribuzione di utili il credito di imposta  e'
   riferito; 
l) coordinamento delle disposizioni previste nelle lettere precedenti
   con quelle di cui  al  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi,
   approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre
   1986, n. 917, e al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29
   settembre 1973, n. 600,  procedendo  anche  alla  revisione  della
   disciplina delle ritenute sugli utili  di  cui  e'  deliberata  la
   distribuzione. 
  163. L'attuazione delle deleghe di cui ai commi da 160 a  162  deve
assicurare l'assenza di oneri aggiuntivi o di minori entrate  per  il
bilancio dello Stato per l'anno 1997, nonche' maggiori entrate  nette
pari a lire 100 miliardi per ciascuno degli anni 1998 e 1999. 
  164. All'articolo 46, comma 2, lettere a) e  b),  del  testo  unico
delle disposizioni concernenti l'imposta di registro,  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile  1986,  n.  131,  e
successive modificazioni, la parola: "decuplo"  e'  sostituita  dalla
seguente: "ventuplo".  Il  prospetto  dei  coefficienti  allegato  al
predetto testo unico  approvato  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica n. 131 del 1986, e successive modificazioni, e' sostituito
dal prospetto di cui alla tabella 3 allegata alla presente legge.  La
disposizione  si  applica  agli  atti  pubblici  formati,  agli  atti
giudiziari pubblicati o emanati, alle scritture  private  autenticate
ed a  quelle  non  autenticate  presentate  per  la  registrazione  a
decorrere dalla data di entrata in vigore della presente  legge.  Per
le successioni aperte e le donazioni fatte a decorrere  dalla  stessa
data ai fini della determinazione della base imponibile relativamente
alle  rendite  e  alle  pensioni  si   tiene   conto   del   ventuplo
dell'annualita' e si applicano altresi' i coefficienti  previsti  nel
prospetto di cui alla tabella 3  allegata  alla  presente  legge.  Il
valore del multiplo dell'annualita' indicato nell'articolo 46,  comma
2, lettere a) e b), del citato testo unico approvato con decreto  del
Presidente  della  Repubblica  n.  131   del   1986,   e   successive
modificazioni, nonche'  il  prospetto  dei  coefficienti  allegato  a
quest'ultimo sono  variati,  in  ragione  della  modificazione  della
misura del saggio legale degli interessi, con  decreto  del  Ministro
delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro,  da  pubblicare
nella Gazzetta Ufficiale non oltre il 31 dicembre  dell'anno  in  cui
detta modifica e'  intervenuta.  Le  variazioni  di  cui  al  periodo
precedente hanno efficacia anche, ai fini della determinazione  della
base imponibile relativamente alle rendite ed alle pensioni,  per  le
successioni aperte e le donazioni fatte a  decorrere  dal  1  gennaio
dell'anno successivo a quello in cui  e'  pubblicato  il  decreto  di
variazione. 
  165. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. 
  166. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. 
  167. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. 
  168. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. 
  169. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. 
  170. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. 
  171. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  172. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  173. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  174. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  175. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  176. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  177. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  178.  IL  D.L.  30  SETTEMBRE  2005,  N.   203,   CONVERTITO,   CON
MODIFICAZIONI, DALLA L.  2  DICEMBRE  2005,  N.  248,  HA  CONFERMATO
L'ABROGAZIONE DEL PRESENTE COMMA. 
  179.  IL  D.L.  30  SETTEMBRE  2005,  N.   203,   CONVERTITO,   CON
MODIFICAZIONI, DALLA L.  2  DICEMBRE  2005,  N.  248,  HA  CONFERMATO
L'ABROGAZIONE DEL PRESENTE COMMA. 
  180. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  181. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  182. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  183. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  184. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 SETTEMBRE 2005, N. 203, CONVERTITO,
CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 2 DICEMBRE 2005, N. 248. 
  185. Le disposizioni  dei  commi  da  165  a  184  si  applicano  a
decorrere dal 1 gennaio 1997. 
  186. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi al fine di riordinare, secondo criteri di  unitarieta'  e
coordinamento, la disciplina tributaria degli enti non commerciali in
materia di imposte  dirette  e  indirette,  erariali  e  locali,  nel
rispetto dell'autonomia impositiva degli enti locali. 
  187.  Il  riordino  della  disciplina  tributaria  degli  enti  non
commerciali e' informato ai seguenti principi e criteri direttivi: 
a) definizione della nozione  di  ente  non  commerciale,  conferendo
   rilevanza ad elementi di natura obiettiva  connessi  all'attivita'
   effettivamente esercitata; 
b) esclusione  dall'imposizione   dei   contributi   corrisposti   da
   amministrazioni pubbliche ad enti  non  commerciali,  aventi  fine
   sociale, per lo svolgimento convenzionato di attivita'  esercitate
   in conformita' ai propri fini istituzionali; 
c) esclusione dall'ambito dell'imposizione,  per  gli  enti  di  tipo
   associativo, da individuare con riferimento ad elementi di  natura
   obiettiva  connessi   all'attivita'   effettivamente   esercitata,
   nonche' sulla  base  di  criteri  statutari  diretti  a  prevenire
   fattispecie elusive, di talune cessioni di beni e  prestazioni  di
   servizi resi agli associati nell'ambito  delle  attivita'  proprie
   della vita associativa; 
d) esclusione da ogni  imposta  delle  raccolte  pubbliche  di  fondi
   effettuate occasionalmente, anche  mediante  offerta  di  beni  ai
   sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne
   di sensibilizzazione; 
e) previsione omogenea di regimi di imposizione semplificata ai  fini
   delle imposte sui redditi e dell'imposta sul valore  aggiunto  nei
   confronti degli enti non commerciali che hanno conseguito proventi
   da  attivita'  commerciali  entro  limiti  predeterminati,   anche
   mediante l'adozione di coefficienti o di imposte sostitutive; 
f) previsione, anche ai fini di contrastare  abusi  ed  elusioni,  di
   obblighi  contabili,  di  bilancio  o  rendiconto,  con  possibili
   deroghe giustificate dall'ordinamento  vigente,  differenziati  in
   relazione  alle  entrate  complessive,  anche  per   le   raccolte
   pubbliche di fondi di cui alla lettera d); previsione di  bilancio
   o rendiconto soggetto a  pubblicazione  e  a  controllo  contabile
   qualora  le  entrate  complessive  dell'ente  superino  i   limiti
   previsti in materia di imposte sui redditi; 
g) previsione  di  agevolazioni  temporanee  per  le  operazioni   di
   trasferimento di beni patrimoniali; 
h) previsione di un regime agevolato, semplificato e forfettario  con
   riferimento  ai  diritti  demaniali  sugli  incassi  derivanti  da
   rappresentazioni,  esecuzioni  o  radiodiffusione   di   opere   e
   all'imposta sugli spettacoli. 
  188. Il Governo e' delegato ad emanare, entro nove mesi dalla  data
di entrata in  vigore  della  presente  legge,  uno  o  piu'  decreti
legislativi, al fine di disciplinare sotto il profilo  tributario  le
organizzazioni non  lucrative  di  utilita'  sociale,  attraverso  un
regime  unico  al  quale  ricondurre  anche  le  normative   speciali
esistenti. Sono fatte salve le previsioni di maggior favore  relative
alle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991,
n. 266, alle cooperative sociali di cui alla legge 8  novembre  1991,
n. 381, e alle organizzazioni non governative di cui  alla  legge  26
febbraio 1987, n. 49. 
  189. La disciplina tributaria delle organizzazioni non lucrative di
utilita'  sociale  e'  informata  ai  seguenti  principi  e   criteri
direttivi: 
    a) determinazione di  presupposti  e  requisiti  qualificanti  le
organizzazioni  non  lucrative  di   utilita'   sociale,   escludendo
dall'ambito dei soggetti ammessi gli  enti  pubblici  e  le  societa'
commerciali diverse da quelle cooperative, le fondazioni bancarie,  i
partiti politici, le organizzazioni  sindacali,  le  associazioni  di
datori di lavoro e le  associazioni  di  categoria,  individuando  le
attivita'  di  interesse  collettivo  il  cui  svolgimento   per   il
perseguimento di esclusive finalita' di solidarieta'  sociale,  anche
nei  confronti  dei  propri  soci,  giustifica  un   regime   fiscale
agevolato, e prevedendo il  divieto  di  distribuire  anche  in  modo
indiretto utili; 
    b) previsione dell'automatica qualificazione come  organizzazioni
non lucrative di utilita' sociale  degli  organismi  di  volontariato
iscritti nei  registri  istituiti  dalle  regioni  e  dalle  province
autonome, delle organizzazioni non governative riconosciute idonee ai
sensi della legge 26  febbraio  1987,  n.  49,  e  delle  cooperative
sociali, con relativa previsione di una  disciplina  semplificata  in
ordine agli adempimenti formali, e differenziata  e  privilegiata  in
ordine alle agevolazioni previste,  in  ragione  del  valore  sociale
degli stessi; 
    c)  previsione,  per  l'applicazione  del  regime  agevolato,  di
espresse disposizioni statutarie dirette a garantire l'osservanza  di
principi di trasparenza  e  di  democraticitacon  possibili  deroghe,
giustificate dall'ordinamento vigente, in relazione alla  particolare
natura di taluni enti; 
    d) previsione di misure  dirette  ad  evitare  abusi  e  fenomeni
elusivi e di specifiche sanzioni tributarie; 
    e) previsione della detraibilita'  o  della  deducibilita'  delle
erogazioni  liberali  effettuate,  entro  limiti  predeterminati,  in
favore delle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale e degli
enti a regime equiparato; 
    f) previsione di regimi agevolati,  ai  fini  delle  imposte  sui
redditi, per i proventi  derivanti  dall'attivita'  di  produzione  o
scambio  di  beni  o  di  servizi,  anche  in  ipotesi  di  attivita'
occasionali,  purche'  svolte  in  diretta  attuazione  degli   scopi
istituzionali o in diretta connessione con gli stessi; 
    g) facolta' di prevedere  agevolazioni  per  tributi  diversi  da
quelli di cui alla lettera f). 
  190. Con decreto del Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  su
proposta dei Ministri delle finanze, del lavoro  e  della  previdenza
sociale e per  la  solidarieta'  sociale,  da  emanare  entro  il  31
dicembre 1997, e' istituito un organismo di controllo. 
  191.  L'organismo  di  controllo  opera  sotto  la  vigilanza   del
Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro delle finanze  e
garantisce, anche con emissione di pareri obbligatori  e  vincolanti,
l'uniforme applicazione della normativa sui  requisiti  soggettivi  e
sull'ambito di operativita' rilevante per gli enti di  cui  ai  commi
186 e 188.  L'organismo  di  controllo  e'  tenuto  a  presentare  al
Parlamento apposita relazione annuale; e'  investito  dei  piu'  ampi
poteri  di  indirizzo,  promozione  e  ispezione  per   la   corretta
osservanza della disciplina legislativa e regolamentare in materia di
terzo settore. Puo' inoltre  formulare  proposte  di  modifica  della
normativa  vigente  ed  adottare  provvedimenti  di  irrogazione   di
sanzioni di cui all'articolo 28 del decreto  legislativo  4  dicembre
1997, n. 460. 
  192.  L'organismo  di  controllo  ha,  altresi',  il   compito   di
assicurare la tutela da abusi da parte di enti che svolgono attivita'
di  raccolta  di  fondi  e  di  sollecitazione  della  fede  pubblica
attraverso l'impiego dei mezzi di comunicazione. 
  192-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,  su
proposta dei Ministri delle finanze, del lavoro  e  della  previdenza
sociale  e  per  la  solidarieta'  sociale,  da  adottare  ai   sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  sono
stabiliti la sede, l'organizzazione  interna,  il  funzionamento,  il
numero dei componenti e i relativi compensi, i poteri e le  modalita'
di finanziamento dell'organismo di controllo di cui al comma 190. 
  193. Alle minori entrate  derivanti  dall'attuazione  delle  misure
previste dai commi 186 e 188, che  non  potranno  superare  lire  100
miliardi per l'anno 1997 e lire 300 miliardi  per  gli  anni  1998  e
1999, si  fa  fronte  mediante  quota  parte  dei  maggiori  introiti
derivanti dalle disposizioni dei commi da 1 a 192. 
  194. E' istituito, per l'anno 1996, un contributo straordinario per
l'Europa, finalizzato all'adeguamento dei conti pubblici ai parametri
previsti dal Trattato di Maastricht. Per le definizioni, gli istituti
e quanto non espressamente previsto nei commi da 195 a  203,  valgono
le disposizioni del testo unico delle imposte sui  redditi  approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 
  195. Soggetti passivi del contributo straordinario sono le  persone
fisiche di cui all'articolo 2, comma 1, del citato testo unico  delle
imposte sui redditi. Il contributo  e'  determinato  applicando  alla
base imponibile dell'imposta sul reddito delle  persone  fisiche  per
l'anno 1996, ai sensi dell'articolo 3, comma 1,  del  predetto  testo
unico, le seguenti aliquote per scaglioni di reddito: 
a) fino a lire 7.200.000 0 per cento; 
b) oltre lire 7.200.000 fino a lire 20.000.000 1 per cento; 
c) oltre lire 20.000.000 fino a lire 50.000.000 1,5 per cento; 
d) oltre lire 50.000.000 fino a lire 100.000.000 2,5 per cento; 
e) oltre lire 100.000.000 3,5 per cento. 
  196.  Dal  contributo  determinato  ai  sensi  del  comma  195   si
detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, i seguenti importi: 
    a) lire 40.000 per il coniuge non  legalmente  ed  effettivamente
separato e per ciascuna delle persona indicate nella lettera  c)  del
comma 1 dell'articolo 12 del citato testo  unico  delle  imposte  sui
redditi, e lire 20.000 per ciascuno dei figli, affidati  o  affiliati
indicati nella lettera b) del comma 1 dello stesso articolo 12; 
    b) lire 80.000, elevate a lire 180.000 per le persone fisiche che
per il periodo  d'imposta  1996  fruiscono  delle  detrazioni  per  i
redditi di lavoro  dipendente;  la  maggiorazione  e'  rapportata  al
periodo di lavoro o di pensione nell'anno. 
  197. Il contributo non e' comunque compensabile e non e' deducibile
ai fini della determinazione di alcuna imposta, tassa  o  contributo;
l'eventuale eccedenza, trattenuta dal sostituto  d'imposta  ai  sensi
del comma 198,  rispetto  all'importo  del  contributo  dovuto,  puo'
essere chiesta a  rimborso  ovvero  computata  in  diminuzione  dalle
imposte sui redditi dovute dal contribuente. 
  198.  Il  contributo  straordinario,  al  netto   dell'importo   da
trattenere ai sensi del  comma  199,  deve  essere  versato,  con  le
modalita' stabilite con decreto del Ministro delle  finanze,  in  due
rate di uguale importo, nei termini previsti rispettivamente  per  il
versamento a saldo dell'imposta sul  reddito  delle  persone  fisiche
relativa all'anno 1996 e per il versamento a titolo di acconto  della
seconda o unica rata di detta  imposta  relativa  all'anno  1997.  La
liquidazione,  il  conguaglio  e  la  comunicazione  dei   dati   del
contributo straordinario dovuto ai  sensi  del  presente  comma  sono
effettuate anche  dai  soggetti  che  prestano  l'assistenza  fiscale
avvalendosi delle procedure previste dall'articolo 78 della legge  30
dicembre 1991, n. 413. Si applicano, inoltre, in quanto  compatibili,
le disposizioni dell'articolo 15,  secondo  comma,  lettera  a),  del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973,  n.  597,
come sostituito dal decreto-legge 5 marzo  1986,  n.  57,  convertito
dalla legge 18 aprile 1986, n. 121, con il quale si  prevede  che  il
versamento non e' dovuto se di importo non superiore a lire 20.000. 
  199. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente  ed  ai  redditi
assimilati di cui all'articolo 47, comma 1,  lettere  a)  e  d),  del
citato testo unico  delle  imposte  sui  redditi,  il  contributo  e'
trattenuto, in rate di uguale  importo,  dai  soggetti  di  cui  agli
articoli 23 e 29 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29
settembre 1973, n. 600, sulle retribuzioni e sui compensi corrisposti
nei periodi di paga compresi tra marzo e novembre 1997 ed e'  versato
con le modalita' previste per  le  ritenute  sui  redditi  di  lavoro
dipendente; gli importi che non trovano capienza nella retribuzione o
nel compenso del periodo di paga sono trattenuti sulle retribuzioni e
sui compensi corrisposti nel periodo di  paga  successivo.  L'importo
che non e' stato trattenuto per cessazione del rapporto di  lavoro  o
per  incapienza  delle  retribuzioni  deve  essere  comunicato   agli
interessati che provvedono al versamento entro il 15 dicembre 1997. 
  200. Nel caso in cui i  soggetti  che  operano  le  ritenute  sulle
retribuzioni o sui compensi corrisposti a decorrere dal mese di marzo
1997 siano diversi da quelli che, per l'anno 1996,  hanno  rilasciato
il certificato previsto dai commi  2  e  3  dell'articolo  7-bis  del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973,  n.  600,
introdotto dal decreto-legge 31 maggio 1994, n. 330, convertito,  con
modificazioni, dalla legge 27 luglio 1994, n. 473,  si  applicano  le
modalita'  previste  dal  comma  198.  E'  fatta  salva  la  facolta'
dell'interessato di ottenere dal sostituto di imposta per l'anno 1997
l'applicazione delle disposizioni del  comma  199,  previa  consegna,
entro  il  mese  di  febbraio  1997,  del  predetto  certificato,  in
originale o in copia. 
  201. Nel certificato di cui all'articolo 7-bis, commi 2  e  3,  del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973,  n.  600,
introdotto dal citato decreto-legge n. 330 del 1994  convertito,  con
modificazioni, dalla legge n. 473 del 1994, relativo  all'anno  1996,
sono indicati, nelle annotazioni, l'ammontare dei redditi soggetti al
contributo, quello del contributo dovuto, nonche'  l'ammontare  delle
detrazioni spettanti. 
  202. I soggetti tenuti  al  versamento  del  contributo  nonche'  i
datori di lavoro devono indicare,  nelle  dichiarazioni  relative  al
periodo d'imposta 1996 previste, rispettivamente, negli articoli 1  e
7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973,  n.
600, i dati relativi al contributo da versare secondo i criteri e  le
modalita' stabiliti con il decreto del Ministro delle finanze di  cui
all'articolo 8 del citato decreto del Presidente della Repubblica  n.
600 del 1973, che approva i rispettivi modelli di dichiarazione. 
  203. Per la  dichiarazione,  la  liquidazione,  l'accertamento,  la
riscossione, i rimborsi, il contenzioso e le sanzioni,  si  applicano
le disposizioni previste per le imposte  sui  redditi  delle  persone
fisiche. 
  204. In deroga a quanto disposto dall'articolo 48, primo comma, del
decreto del Presidente della Repubblica  26  ottobre  1972,  n.  633,
riguardante  la  sanatoria  delle  irregolarita'  e  delle  omissioni
relative ad operazioni imponibili ai  fini  dell'imposta  sul  valore
aggiunto, il contribuente puo' regolarizzare, senza  applicazione  di
sanzioni e di  interessi,  gli  omessi  versamenti  dell'imposta  sul
valore aggiunto risultanti dalle  dichiarazioni  presentate  e  dalle
liquidazioni periodiche, provvedendo  a  versare,  entro  il  termine
perentorio del 28 febbraio 1998, l'imposta stessa ed una  soprattassa
nella misura del venticinque per cento, del venti  per  cento  o  del
quindici  per  cento,  a  seconda   che   la   violazione   riguardi,
rispettivamente, gli anni 1993, 1994 e 1995. Se, con  riferimento  ai
versamenti periodici, il contribuente ha versato l'imposta in sede di
dichiarazione annuale senza usufruire  delle  circostanze  attenuanti
previste nel citato articolo 48,  le  soprattasse  di  cui  al  primo
periodo sono ridotte alla meta'. L'applicazione delle disposizioni di
cui ai precedenti periodi esonera il contribuente dal pagamento della
soprattassa indicata nell'articolo 44 del citato decreto n.  633  del
1972. (21) 
  205. Per la  regolarizzazione  dei  versamenti  periodici  relativi
all'anno 1996, l'imposta e la soprattassa, nella misura del dieci per
cento, devono essere versate entro trenta giorni dalla  scadenza  del
termine per la presentazione della relativa dichiarazione. 
  206. Per gli omessi versamenti per  i  quali  l'ufficio  IVA  abbia
provveduto  a  notificare  l'avviso  di  pagamento  o   ad   eseguire
l'iscrizione a ruolo o se  entro  il  30  settembre  1997  lo  stesso
ufficio proceda ai sensi dell'articolo 60, comma sesto,  del  decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,  introdotto
dall'articolo 10, comma 2, lettera c), del  decreto-legge  20  giugno
1996, n. 323, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  8  agosto
1996, n. 425, si applicano le disposizioni del  periodo  seguente,  a
condizione che il contribuente effettui il versamento previsto  entro
trenta giorni dal  ricevimento  dell'avviso  di  pagamento.  Per  gli
avvisi di pagamento notificati fino alla data di  entrata  in  vigore
della presente legge, il termine per il versamento e' prorogato al 31
gennaio 1997. Se la  violazione  e'  gia'  stata  constatata  o  sono
comunque iniziate le ispezioni o le verifiche di cui all'articolo  52
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
la soprattassa da versare entro la predetta  data  del  30  settembre
1997 e' pari al trentacinque per  cento,  al  trenta  per  cento,  al
venticinque per cento o al  venti  per  cento,  rispettivamente,  per
ciascuno degli anni 1993, 1994, 1995 e 1996. 
  207. Il pagamento delle imposte e delle soprattasse di cui ai commi
204, 205 e 206 deve  essere  effettuato  con  le  modalita'  indicate
nell'articolo 38, primo  comma,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Ai fini della regolarizzazione di
cui ai commi 204, 205 e 206, il contribuente deve trasmettere, a pena
di decadenza dalla stessa, entro quindici giorni  dal  pagamento,  al
competente  ufficio  IVA,   apposita   istanza,   allegandovi   copia
dell'attestazione di versamento. La  trasmissione  dell'istanza  puo'
essere  effettuata  anche  tramite  servizio   postale,   con   plico
raccomandato senza busta. 
  208. Le disposizioni  del  comma  204  si  applicano,  fino  al  28
febbraio 1998, anche se per l'imposta sono stati emessi i  ruoli  per
la riscossione, a condizione che la cartella  di  pagamento  non  sia
stata notificata e la relativa rata non sia scaduta prima della  data
di entrata in vigore  della  presente  legge.  In  caso  di  avvenuta
notifica della cartella  di  pagamento,  resta  fermo  il  versamento
dell'imposta  al  concessionario   della   riscossione,   mentre   il
versamento della soprattassa deve essere effettuato presso  l'ufficio
IVA competente entro cinque giorni dal pagamento dell'imposta. (21) 
  209. In deroga a quanto disposto dagli articoli 9 e 92 del  decreto
del  Presidente  della  Repubblica  29  settembre   1973,   n.   602,
riguardanti i ritardati o mancati versamenti  diretti  delle  imposte
sui redditi e le relative sanzioni, i contribuenti e i  sostituti  di
imposta possono regolarizzare, senza applicazione di  sanzioni  e  di
interessi, gli omessi versamenti delle  imposte  sui  redditi,  delle
altre  imposte,  nonche'  dei  contributi  dovuti  risultanti   dalle
dichiarazioni annuali relative ai periodi d'imposta chiusi  entro  il
31 dicembre 1995, provvedendo a  versare,  in  mancanza  di  notifica
della cartella di pagamento,  entro  il  termine  perentorio  del  28
febbraio 1998, gli ammontari dovuti,  maggiorati  di  un  importo,  a
titolo di soprattassa, p ari al trentacinque per cento, al trenta per
cento, al venticinque per cento, al venti per cento o al quindici per
cento, a seconda che  l'imposta  o  il  contributo  siano  dovuti  in
relazione  alla  dichiarazione  dei  redditi  relativa   al   periodo
d'imposta  o  all'esercizio  chiuso,  rispettivamente,  entro  il  31
dicembre degli anni 1991 e precedenti, 1992, 1993, 1994  e  1995.  La
soprattassa di cui al precedente periodo assorbe quella eventualmente
dovuta per omesso o tardivo pagamento  degli  acconti  relativi  allo
stesso periodo d'imposta o allo stesso esercizio. Se il  contribuente
ha versato  l'imposta  o  il  contributo  in  sede  di  dichiarazione
annuale, in caso di omesso o tardivo  versamento  degli  acconti,  la
misura della soprattassa di cui al  primo  periodo  e'  ridotta  alla
meta'. Con decreto del Ministro delle finanze,  da  pubblicare  nella
Gazzetta Ufficiale, sono stabilite le modalita' del versamento. (21) 
  210. Le disposizioni del comma 209 non si  applicano  per  i  ruoli
gia' emessi,  per  i  quali  sia  stata  notificata  la  cartella  di
pagamento e sia scaduta la relativa rata prima della data di  entrata
in vigore della presente legge. Per i ruoli per i quali  la  cartella
di pagamento sia stata  notificata  dopo  tale  data  e  fino  al  30
settembre  1997,  si  applicano  le  disposizioni  del  comma  209  a
condizione che il contribuente versi gli  importi  rideterminati,  in
base a detto comma, alla scadenza della rata. I  concessionari  della
riscossione sono tenuti a  comunicare  ai  competenti  uffici,  entro
trenta giorni dalla riscossione degli importi di cui al comma 209,  i
relativi dati; in mancanza si applica la sanzione di cui all'articolo
111, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 28  gennaio
1988, n. 43, per ciascun nominativo non segnalato. Sulla  base  delle
comunicazioni dei concessionari, gli  uffici  dispongono  lo  sgravio
degli importi iscritti a ruolo per la differenza. 
  211.  I  soggetti  indicati  nell'articolo  23  del   decreto   del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, riguardante  i
sostituti d'imposta per i redditi da lavoro dipendente,  sono  tenuti
al versamento di un  importo  pari  al  5,89  e  al  3,89  per  cento
dell'ammontare complessivo dei trattamenti di fine rapporto,  di  cui
all'articolo  2120  del  codice  civile,  maturati  al  31  dicembre,
rispettivamente, dell'anno 1996 e 1997, a  titolo  di  acconto  delle
imposte  dovute  su  tali  trattamenti  dai  dipendenti.  Ognuno  dei
predetti ammontari e' comprensivo delle rivalutazioni ed e' al  netto
delle somme gia'  erogate  a  titolo  di  anticipazione  fino  al  31
dicembre di tali anni. Al versamento di ognuno degli importi  di  cui
al presente comma non sono tenuti i soggetti indicati nell'articolo 1
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29,  nonche'  quelli  che
alla data del 30 ottobre 1996 avevano un numero di dipendenti: 
a) non superiore a cinque, limitatamente  al  versamento  del  2  per
   cento degli importi maturati al 31 dicembre 1996; 
b) non superiore a 15,  limitatamente  all'ulteriore  versamento  del
   3,89 per cento degli importi maturati al 31 dicembre 1996, nonche'
   alla prevista intera percentuale  degli  importi  maturati  al  31
   dicembre 1997; 
b-bis) non superiore a 50, limitatamente all'ulteriore versamento del
   3,89 per cento degli importi maturati al 31 dicembre 1996 relativi
   ai dieci dipendenti di piu' recente assunzione. 
  211-bis. Il versamento previsto dal comma 211  non  e'  dovuto  per
tutti i dipendenti assunti successivamente al  30  ottobre  1996  che
determinino  incremento  del  numero  degli  addetti  delle   singole
aziende. 
  211-ter.  Sono  parimenti  escluse  dal  versamento  le  quote   di
accantonamento annuale del  trattamento  di  fine  rapporto  comunque
imputabili alle forme pensionistiche complementari di cui al  decreto
legislativo 21 aprile 1993, n.  124,  e  successive  modificazioni  e
integrazioni. 
  212.  Gli  importi  indicati  al  comma  211,  da  riportare  nella
dichiarazione prevista nell'articolo 7  del  decreto  del  Presidente
della   Repubblica   29   settembre   1973,   n.    600,    relativa,
rispettivamente, al 1997 e al 1998, vanno  versati  in  parti  uguali
entro il 31 luglio e  il  30  novembre  dei  predetti  anni,  con  le
modalita' prescritte per il versamento delle ritenute sui redditi  da
lavoro dipendente. 
  213. L'importo di cui al comma 211, nell'ammontare che risulta alla
data del 31 dicembre di ogni anno, e' rivalutato  secondo  i  criteri
previsti dal quarto comma dell'articolo 2120 del codice civile.  Esso
costituisce credito di imposta, da utilizzare per il versamento delle
ritenute applicate sui trattamenti di  fine  rapporto  corrisposti  a
decorrere dal 1 gennaio 2000, fino a concorrenza del 9,78  per  cento
di  detti  trattamenti,  ovvero,  se  superiore,   alla   percentuale
corrispondente al rapporto tra credito di imposta residuo a tale data
e i trattamenti di fine rapporto  risultanti  alla  stessa  data.  Se
precedentemente al 1 gennaio  2000  il  credito  di  imposta  risulta
superiore al 12 per cento dei  trattamenti  residui,  l'eccedenza  e'
utilizzata per il versamento delle ritenute applicate sui trattamenti
la cui corresponsione determina detta eccedenza. 
  214. Per gli enti soggetti all'obbligo di tenere le  disponibilita'
liquide nelle contabilita'  speciali  o  in  conti  correnti  con  il
Tesoro, per l'anno 1997 i pagamenti del  bilancio  dello  Stato  sono
accreditati sui conti aperti presso la tesoreria dello Stato solo  ad
avvenuto accertamento che le disponibilita'  sui  conti  medesimi  si
sono ridotte a  un  valore  non  superiore  al  20  per  cento  delle
disponibilita' rilevate al 1 gennaio 1997. La cadenza temporale delle
rate di pagamento risultanti  dalla  normativa  vigente  decorre  dal
raggiungimento del predetto limite.  Con  decreto  del  Ministro  del
tesoro, di concerto col Ministro dell'interno, da emanare entro il 15
gennaio  1997,  sono   disciplinati   modalita'   e   termini   degli
accreditamenti di somme spettanti alle province,  ai  comuni  e  alle
comunita' montane. (4) 
  215. Alla legge 8 agosto 1995, n. 335, sono apportate  le  seguenti
modifiche: 
a) all'articolo 2, commi 3 e 4, le parole "14.550 miliardi" e "16.205
   miliardi" sono sostituite dalle seguenti "500 miliardi"; 
b) all'articolo 2,  comma  3,  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente
   periodo: "A decorrere dal 1 gennaio 1996, con decreto del Ministro
   del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro
   del tesoro, e' stabilita, a carico delle Amministrazioni  statali,
   un'aliquota contributiva di finanziamento  aggiuntiva  rispetto  a
   quella di cui  al  comma  2,  unitamente  ai  relativi  criteri  e
   modalita' di versamento."; 
c) all'articolo 2, comma 4, e' aggiunta la seguente lettera:  "b-bis)
   quanto a lire 14.050 miliardi per l'anno  1996  e  a  lire  15.705
   miliardi per l'anno 1997,  quale  contribuzione  di  finanziamento
   aggiuntiva a carico delle Amministrazioni statali". 
  216. Le entrate  derivanti  dalla  presente  legge  sono  riservate
all'erario e concorrono alla copertura degli oneri  per  il  servizio
del debito  pubblico,  nonche'  alla  realizzazione  delle  linee  di
politica  economica  e  finanziaria  in  funzione  degli  impegni  di
riequilibrio del bilancio assunti in sede  comunitaria.  Con  decreto
del Ministro delle finanze, da emanare  entro  novanta  giorni  dalla
data di entrata in vigore della presente legge,  sono  definite,  ove
necessarie, le modalita' per l'attuazione del presente comma. (30) 
  217. Le disposizioni della presente legge entrano in  vigore  il  1
gennaio 1997, salvo che non sia espressamente stabilita  una  diversa
decorrenza. 
 
    La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di di  osservarla  e  di
farla osservare come legge dello Stato. 
 
    Data a Roma, addi' 23 dicembre 1996 
 
                              SCALFARO 
 
                                      PRODI, Presidente del Consiglio 
                                                         dei Ministri 
                                          CIAMPI, Ministro del tesoro 
                                               e del bilancio e della 
                                             Programmazione economica 
                                        VISCO, Ministro delle finanze 
 
    Visto, il Guardasigilli: FLICK 
 
 
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AGGIORNAMENTO (1) 
  Il D.L. 31 dicembre 1996,  n.  669,  convertito  con  modificazioni
dalla L. 28 febbraio 1997, n. 30, ha disposto: 
  - (con l'art. 5-bis, comma 1) che "In  attesa  dell'emanazione  dei
decreti legislativi di cui all'articolo 3, comma 133, della legge  23
dicembre 1996, n. 662,  concernente  disposizioni  per  la  revisione
organica delle sanzioni tributarie non  penali,  sono  sospese,  sino
alla emanazione dei citati decreti legislativi,  le  pene  pecuniarie
tributarie a carico degli eredi per effetto della  intrasmissibilita'
dell'obbligazione per causa di morte del contribuente stabilita nella
lettera b) del citato comma"; 
  - (con l'art. 6, comma 3-bis) che la modifica di cui al  comma  114
del presente articolo ha efficacia a decorrere dal 1 gennaio 1997. 
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 19 maggio 1997, n. 130, convertito con modificazioni  dalla
L. 16 luglio 1997, n. 228, ha disposto (con l'art. 4-quinquies, comma
6) che i limiti e le condizioni di cui  al  comma  214  del  presente
articolo, riguardanti i pagamenti ed i prelevamenti sui conti  aperti
presso la Tesoreria dello Stato, non si applicano ai  fondi  pubblici
assegnati alla Cassa per il credito  alle  imprese  artigiane  spa  -
Artigiancassa ed al Mediocredito centrale spa. 
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AGGIORNAMENTO (5) 
  Il D.L. 27 giugno 1997, n. 185, convertito con modificazioni  dalla
L. 31 luglio 1997, n. 259, ha disposto (con l'art.  1-bis,  comma  1)
che "Il termine  per  la  regolarizzazione  delle  societa'  semplici
esercenti attivita' agricola di cui all'articolo 3, comma  75,  della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, e' differito al 1 dicembre 1997". 
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AGGIORNAMENTO (7) 
  La L. 31 luglio 1997, n. 259 ha disposto (con l'art. 3, comma 1)  i
termini per  l'esercizio  delle  deleghe  legislative  stabilite  dal
presente articolo sono fissati al 30 novembre  1997,  fermo  restando
quanto disposto dal comma 133 del presente articolo 3. 
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AGGIORNAMENTO (9) 
  La L. 2 ottobre 1997, n. 334 ha disposto (con l'art.  3,  comma  2)
che "Il termine del 31 marzo 1997, previsto dall'articolo 3, comma 7,
della legge 23 dicembre 1996, n.  662,  e'  prorogato  al  30  giugno
1997". 
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AGGIORNAMENTO (12) 
  La L. 27 dicembre 1997 n. 449 ha disposto: 
  - (con l'art. 14, comma 11) che "Il termine del 31  dicembre  1997,
indicato nell'articolo 3, comma 88, della legge 23 dicembre 1996,  n.
662, e' differito al 30 giugno 1998"; 
  - (con  l'art.  14,  comma  13)  che  "Ai  medesimi  fini,  per  le
variazioni delle iscrizioni in catasto di fabbricati gia' rurali, che
non presentano piu' i requisiti  di  ruralita',  il  termine  del  31
dicembre 1997, previsto dall'articolo 3, comma 156,  della  legge  23
dicembre 1996, n. 662, e' prorogato al 31 dicembre 1998"; 
  - (con l'art. 56, comma 3) che "Il termine per la  regolarizzazione
delle societa'  semplici  che  svolgono  attivita'  agricola  di  cui
all'articolo 3, comma 75, della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,
differito al 1 dicembre 1997 dall'articolo 1-bis dei decreto-legge 27
giugno 1997, n. 185, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  31
luglio 1997, n. 259, e' prorogato al 1 dicembre 1998"; 
  - (con l'art. 56, comma 4) che "Il termine di cui al  comma  75-bis
dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, introdotto  dal
comma 2 dell'articolo 9-bis del decreto-legge 28 marzo 1997,  n.  79,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e'
prorogato al 1 dicembre 1998". 
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AGGIORNAMENTO (21) 
  La L. 23 dicembre 1998, n. 448 ha disposto: 
  - (con l'art. 12, comma 1) che "Il termine  del  28  febbraio  1998
previsto ai commi 204, 208 e  209  dell'articolo  3  della  legge  23
dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni,  e'  differito  al
sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in  vigore  della
presente legge"; 
  - (con l'art. 19, comma 5) che "E'  soppresso  il  termine  di  cui
all'articolo 3, comma 88, della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,
prorogato dall'articolo 14 della legge 27 dicembre 1997, n. 449,  per
la individuazione di beni e di diritti reali immobiliari  costituenti
apporto dello Stato ai fondi immobiliari di cui  all'articolo  14-bis
della legge 25 gennaio 1994, n. 86, e  successive  modificazioni.  E'
inoltre soppresso il termine per promuovere la costituzione di  fondi
istituiti con l'apporto dei beni predetti,  di  cui  all'articolo  3,
comma 91, della citata legge n. 662 del 1996". 
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AGGIORNAMENTO (26) 
  La L. 13 maggio 1999, n. 133 ha disposto (con l'art.  2,  comma  6)
che le modifiche di cui  al  comma  162,  lettere  b)  e  b-bis)  del
presente articolo, "si applicano a decorrere dal  quarto  periodo  di
imposta successivo a quello in corso alla data del 30 settembre 1996,
anche con riferimento all'incremento registrato nei primi tre periodi
di imposta successivi a  quello  predetto,  e  per  l'emanazione  dei
provvedimenti di attuazione  del  comma  5  trovano  applicazione  le
disposizioni dei commi 3 e 4". 
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AGGIORNAMENTO (30) 
  La Corte Costituzionale, con sentenza 5-13 aprile 2000, n.  98  (in
G.U. 1a s.s.  19/4/2000,  n.  17)  ha  dichiarato  la  illegittimita'
costituzionale del comma 216 del presente articolo nella parte in cui
detta disposizione,  nello  stabilire  che  le  modalita'  della  sua
attuazione siano definite con decreto ministeriale,  non  prevede  la
partecipazione della Regione Siciliana al relativo procedimento. 
--------------- 
AGGIORNAMENTO (36) 
  Il D.P.R. 8 giugno 2001,  n.  327,  come  modificato  dal  D.L.  23
novembre 2001, n. 411,  convertito  con  modificazioni  dalla  L.  31
dicembre 2001, n. 463, ha  disposto  (con  l'art.  59,  comma  1)  la
proroga dell'entrata in vigore  dell'abrogazione  del  comma  65  del
presente articolo dal 1 gennaio 2002 al 30 giugno 2002. 
  Il D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, come modificato dalla L. 1  agosto
2002, n. 166  ha  disposto  (con  l'art.  59,  comma  1)  la  proroga
dell'entrata in vigore dell'abrogazione del  comma  65  del  presente
articolo dal 30 giugno 2002 al 31 dicembre 2002. 
  Il D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, come modificato dal D.L. 20 giugno
2002, n. 122 , convertito con modificazioni dalla L. 1  agosto  2002,
n. 185 ha disposto (con l'art. 59, comma 1) la  proroga  dell'entrata
in vigore dell'abrogazione del comma 65 del presente articolo dal  31
dicembre 2002 al 30 giugno 2003. 
  Il D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, come modificato  dal  D.  Lgs.  27
dicembre 2002, n. 302 ha disposto (con l'art. 59, comma 1) la proroga
dell'entrata in vigore dell'abrogazione del  comma  65  del  presente
articolo dal 1 gennaio 2002 al 30 giugno 2003. 
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AGGIORNAMENTO (55) 
  La L. 27 dicembre 2006, n. 296, ha disposto (con  l'art.  1,  comma
217) che "Il comma 109 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre  1996,
n. 662, e successive modificazioni, si interpreta  nel  senso  che  i
requisiti necessari per essere ammessi  alle  garanzie  di  cui  alle
lettere a) e b) del citato  comma  devono  sussistere  in  capo  agli
aventi diritto al momento del ricevimento della proposta  di  vendita
da parte dell'amministrazione alienante, ovvero alla data  stabilita,
con propri atti, dalla medesima amministrazione in funzione dei piani
di dismissione programmati". 
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AGGIORNAMENTO (63) 
  Il D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 ha disposto (con l'art. 2268,  comma
1, n. 924)) che il  comma  114  del  presente  articolo  e'  abrogato
limitatamente alle dismissioni della difesa. 
                                                            TABELLA 1 
                                             (articolo 11, comma 119) 
 
     TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLA MISURA DELL'EQUO INDENNIZZO 
PER I DIPENDENTI DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE DI CUI ALL'ARTICOLO 
     1, COMMA 2, DEL DECRETO LEGISLATIVO 3 FEBBRAIO 1993, N. 29 
    

Categoria di menomazione
di cui alla tabella A allegata
al decreto del Presidente
della Repubblica 30
dicembre 1981, n. 834                       Misura
Prima categoria         due volte l'importo dello stipendio
                        tabellare iniziale alla data di presentazione
                        della domanda
Seconda categoria       92 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Terza categoria         75 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Quarta categoria        61 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Quinta categoria        44 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Sesta categoria         27 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Settima categoria       12 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Ottava categoria        6 per cento dell'importo stabilito per la
                        prima categoria
Menomazioni della integrita'
fisica di cui alla tabella
B allegata al decreto del
Presidente della Repubblica
30 dicembre 1981, n. 834                    Misura
Per tutte le            3 per cento dell'importo stabilito per la
menomazioni ivi         prima categoria.
previste


    
                                                            TABELLA 2 
                                             (articolo 21, comma 227) 
 
   Piano di ammortamento a rata costante anticipata bimestralmente 
  al tasso annuo semplice dell'8 per cento relativo ad un capitale 
                              unitario. 
    

=====================================================================
N. rate|Quota capitale|Quota interesse|Rata anticipata|Debito residuo
Colonna| Colonna 2    | Colonna 3     | Colonna 4     | Colonna 5
1      |              |               |               |
       |              |               |               |
       |              |               |               |
  1    | 0,040127     |    ----       | 0,040127      | 0,959873
       |              |               |               |
  2    | 0,027329     | 0,012798      | 0,040127      | 0,932544
       |              |               |               |
  3    | 0,027693     | 0,012434      | 0,040127      | 0,904851
       |              |               |               |
  4    | 0,028062     | 0,012065      | 0,040127      | 0,876789
       |              |               |               |
  5    | 0,028436     | 0,011691      | 0,040127      | 0,848353
       |              |               |               |
  6    | 0,028816     | 0,011311      | 0,040127      | 0,819537
       |              |               |               |
  7    | 0,029200     | 0,010927      | 0,040127      | 0,790337
       |              |               |               |
  8    | 0,029589     | 0,010538      | 0,040127      | 0,760748
       |              |               |               |
  9    | 0,029984     | 0,010143      | 0,040127      | 0,730764
       |              |               |               |
 10    | 0,030383     | 0,009744      | 0,040127      | 0,700381
       |              |               |               |
 11    | 0,030789     | 0,009338      | 0,040127      | 0,669592
       |              |               |               |
 12    | 0,031199     | 0,008928      | 0,040127      | 0,638393
       |              |               |               |
 13    | 0,031615     | 0,008512      | 0,040127      | 0,606778
       |              |               |               |
 14    | 0,032037     | 0,008090      | 0,040127      | 0,574741
       |              |               |               |
 15    | 0,032464     | 0,007663      | 0,040127      | 0,542277
       |              |               |               |
 16    | 0,032897     | 0,007230      | 0,040127      | 0,509380
       |              |               |               |
 17    | 0,033335     | 0,006792      | 0,040127      | 0,476045
       |              |               |               |
 18    | 0,033780     | 0,006347      | 0,040127      | 0,442265
       |              |               |               |
 19    | 0,034230     | 0,005897      | 0,040127      | 0,408035
       |              |               |               |
 20    | 0,034687     | 0,005440      | 0,040127      | 0,373348
       |              |               |               |
 21    | 0,035149     | 0,004978      | 0,040127      | 0,338199
       |              |               |               |
 22    | 0,035618     | 0,004509      | 0,040127      | 0,302581
       |              |               |               |
 23    | 0,036093     | 0,004034      | 0,040127      | 0,266488
       |              |               |               |
 24    | 0,036574     | 0,003553      | 0,040127      | 0,229914
       |              |               |               |
 25    | 0,037061     | 0,003066      | 0,040127      | 0,192853
       |              |               |               |
 26    | 0,037556     | 0,002571      | 0,040127      | 0,155297
       |              |               |               |
 27    | 0,038056     | 0,002071      | 0,040127      | 0,117241
       |              |               |               |
 28    | 0,038564     | 0,001563      | 0,040127      | 0,078677
       |              |               |               |
 29    | 0,039078     | 0,001049      | 0,040127      | 0,039599
       |              |               |               |
 30    | 0,039599     | 0,000528      | 0,040127      | 0,000000
       |              |               |               |
       |              |               |               |
       | 1.000000     | 0,203810      | 1,203810      |
       |              |               |               |

    
                                                            TABELLA 3 
                                             (articolo 66, comma 164) 
 
                     PROSPETTO DEI COEFFICIENTI 
               Coefficienti per la determinazione dei 
            diritti di usufrutto a vita e delle rendite o 
              pensioni vitalizie calcolati al saggio di 
                   interesse del cinque per cento. 
    

                Eta' del beneficiario       Coefficiente
                   (anni compiuti)
                   da   0 a  20                   19
                   da  21 a  30                   18
                   da  31 a  40                   17
                   da  41 a  45                   16
                   da  46 a  50                   15
                   da  51 a  53                   14
                   da  54 a  56                   13
                   da  57 a  60                   12
                   da  61 a  63                   11
                   da  64 a  66                   10
                   da  67 a  69                    9
                   da  70 a  72                    8
                   da  73 a  75                    7
                   da  76 a  78                    6
                   da  79 a  82                    5
                   da  83 a  86                    4
                   da  87 a  92                    3
                   da  93 a  99                    2
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