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LEGGE 23 luglio 1991, n. 223

Norme in materia di cassa integrazione, mobilita', trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro.

Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
                              PROMULGA 
la seguente legge: 
                               Art. 1. 
(Norme  in  materia  di  intervento  straordinario  di   integrazione
                             salariale) 
1.  La  disciplina  in  materia  di   intervento   straordinario   di
integrazione salariale trova applicazione limitatamente alle  imprese
che abbiano occupato  mediamente  piu'  di  quindici  lavoratori  nel
semestre precedente la data di presentazione della richiesta  di  cui
al comma  2.  Nel  caso  di  richieste  presentate  prima  che  siano
trascorsi sei mesi dal trasferimento di azienda, tale requisito  deve
sussistere,  per  il  datore  di  lavoro  subentrante,  nel   periodo
decorrente  dalla  data   del   predetto   trasferimento.   Ai   fini
dell'applicazione del presente  comma  vengono  computati  anche  gli
apprendisti ed i lavoratori assunti con  contratto  di  formazione  e
lavoro. ((11)) 
2. La richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale
deve  contenere  il  programma  che  l'impresa  intende  attuare  con
riferimento anche alle eventuali misure previste per fronteggiare  le
conseguenze sul piano sociale. Il programma deve essere formulato  in
conformita'  ad   un   modello   stabilito,   sentito   il   Comitato
interministeriale per il  coordinamento  della  politica  industriale
(CIPI) con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale. L'impresa, sentite le rappresentanze sindacali aziendali,  o
in mancanza di queste, le organizzazioni sindacali di  categoria  dei
lavoratori  piu'  rappresentative  operanti  nella   provincia   puo'
chiedere una modifica del programma nel corso del suo svolgimento. 
3. La durata dei programmi di  ristrutturazione,  riorganizzazione  o
conversione aziendale non  puo'  essere  superiore  a  due  anni.  Il
Ministro del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  ha  facolta'  di
concedere due proroghe, ciascuna di durata  non  superiore  a  dodici
mesi,  per  quelli  tra  i  predetti  programmi  che  presentino  una
particolare complessita' in ragione  delle  caratteristiche  tecniche
dei  processi  produttivi  dell'azienda,  ovvero  in  ragione   della
rilevanza  delle  conseguenze  occupazionali  che   detti   programmi
comportano con riferimento alle dimensioni dell'impresa ed  alla  sua
articolazione sul territorio. 
4. Il contributo addizionale di cui  all'articolo  8,  comma  1,  del
decreto legge 21 marzo 1988, n. 86,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 20 maggio 1988, n. 160  e'  dovuto  in  misura  doppia  a
decorrere dal primo giorno  del  venticinquesimo  mese  successivo  a
quello in cui e' fissata dal decreto ministeriale di  concessione  la
data di decorrenza del trattamento di integrazione salariale. 
5. La durata del  programma  per  crisi  aziendale  non  puo'  essere
superiore a dodici mesi. Una nuova erogazione per la medesima causale
non puo' essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a  due
terzi di quello relativo alla precedente concessione. 
6. Il CIPI fissa,  su  proposta  del  Ministro  del  lavoro  e  della
previdenza sociale sentito il comitato tecnico di cui all'articolo 19
della legge 28 febbraio 1986, n. 41 i  criteri  per  l'individuazione
dei casi di crisi aziendale, nonche' di quelli previsti dall'articolo
11, comma 2, in relazione alle situazioni  occupazionali  nell'ambito
territoriale e alla situazione produttiva dei settori, cui  attenersi
per la selezione dei  casi  di  intervento,  nonche'  i  criteri  per
l'applicazione del comma 9 e 10. 
7. I criteri di individuazione dei lavoratori da  sospendere  nonche'
le modalita' della rotazione prevista  nel  comma  8  devono  formare
oggetto  delle  comunicazioni   e   dell'esame   congiunto   previsti
dall'articolo 5 della legge 20 maggio 1975, n. 164. 
8. Se l'impresa ritiene, per ragioni di ordine  tecnico-organizzativo
connesse al mantenimento dei normali livelli di  efficienza,  di  non
adottare meccanismi di rotazione tra i lavoratori  che  espletano  le
medesime mansioni e sono occupati nell'unita' produttiva  interessata
dalle sospensioni, deve indicarne i motivi nel programma  di  cui  al
comma 2. Qualora il CIPI abbia approvato il programma, ma ritenga non
giustificati i motivi addotti dall'azienda per  la  mancata  adozione
della rotazione, il Ministro del lavoro e  della  previdenza  sociale
promuove l'accordo fra le parti sulla materia, e qualora tale accordo
non sia stato raggiunto entro tre mesi  dalla  data  del  decreto  di
concessione del trattamento straordinario di integrazione  salariale,
stabilisce con proprio decreto l'adozione di meccanismi di rotazione,
sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti. L'azienda
ove non ottemperi a quanto previsto in tale  decreto  e'  tenuta  per
ogni lavoratore sospeso a corrispondere con effetto  immediato  nella
misura doppia, il contributo addizionale di cui all'articolo 8, comma
1, del citato decreto-legge 21 marzo  1988,  n.  86,  convertito  con
modificazioni dalla  legge  20  maggio  1988,  n.  160.  Il  medesimo
contributo, con effetto dal primo  giorno  del  venticinquesimo  mese
successivo  all'atto  di  concessione  del   trattamento   di   cassa
integrazione, e' maggiorato di una somma pari al  centocinquanta  per
cento del suo ammontare. 
9. Per ciascuna  unita'  produttiva  i  trattamenti  straordinari  di
integrazione salariale  non  possono  avere  una  durata  complessiva
superiore   a   trentasei   mesi   nell'arco   di   un    quinquennio
indipendentemente dalle cause per le quali sono  stati  concessi  ivi
compresa quella prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre
1984, n. 726, convertito, con modificazioni dalla legge  19  dicembre
1984,  n.  863.  Si  computano,  a  tal  fine,  anche  i  periodi  di
trattamento  ordinario  concessi  per   contrazioni   o   sospensioni
dell'attivita' produttiva determinate  da  situazioni  temporanee  di
mercato. Il predetto limite puo' essere superato, secondo  condizioni
e modalita' determinate dal CIPI ai sensi del comma  6,  per  i  casi
previsti dall'articolo 3, della presente legge  dell'articolo  1  del
decreto legge 30 ottobre 1984, n. 726 convertito, con  modificazioni,
dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863  dall'articolo  7  del  decreto-
legge 30 dicembre 1987, n. 536  convertito  con  modificazioni  dalla
legge 29 febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al
comma 3. (9) 
10. Per le imprese che presentino un programma  di  ristrutturazione,
riorganizzazione o conversione aziendale a seguito  di  una  avvenuta
significativa trasformazione del loro assetto proprietario che  abbia
rilevanti apporti di capitali ed investimenti  produttivi,  non  sono
considerati  ai  fini  dell'applicazione  del  comma  9   i   periodi
antecedenti la data della trasformazione medesima. 
11. L'impresa  non  puo'  richiedere  l'intervento  straordinario  di
integrazione  salariale  per  le  unita'  produttive  per  le  unita'
produttive per le quali abbia richiesto, con riferimento agli  stessi
periodi, l'intervento ordinario. 
    
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AGGIORNAMENTO (9) 
  Il D.L. 1 ottobre 1996,  n.  510,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, ha disposto (con l'art.  4,  comma
35) che "I limiti temporali di cui all'articolo  1,  comma  9,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, vanno riferiti  ad  un  arco  temporale
fisso". 
    
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AGGIORNAMENTO (11) 
  Il D.L. 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni,  dalla
L. 23 maggio 1997, n. 135, ha disposto (con l'art.  3-bis,  comma  2)
che "Il requisito di cui all'articolo 1,  comma  1,  della  legge  23
luglio 1991, n. 223, si intende riferito alla data  di  adozione  del
provvedimento  di  assoggettamento  della  societa'  ad   una   delle
procedure concorsuali, previste dall'articolo 3 della medesima  legge
n. 223 del 1991". 
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
                              PROMULGA
la seguente legge:
                              Titolo I
           NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
                       ECCEDENZE DI PERSONALE
                               Capo I
             NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE
                               Art. 1. (12) (14) (15) (16) (20) (34)
          (Norme in materia di intervento straordinario di
                       integrazione salariale)
1.   La   disciplina   in  materia  di  intervento  straordinario  di
integrazione  salariale trova applicazione limitatamente alle imprese
che  abbiano  occupato  mediamente  piu'  di  quindici lavoratori nel
semestre  precedente  la data di presentazione della richiesta di cui
al  comma  2.  Nel  caso  di  richieste  presentate  prima  che siano
trascorsi  sei mesi dal trasferimento di azienda, tale requisito deve
sussistere,   per  il  datore  di  lavoro  subentrante,  nel  periodo
decorrente   dalla   data   del   predetto   trasferimento.  Ai  fini
dell'applicazione  del  presente  comma  vengono  computati anche gli
apprendisti  ed  i  lavoratori  assunti con contratto di formazione e
lavoro.
2. La richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale
deve  contenere  il  programma  che  l'impresa  intende  attuare  con
riferimento  anche alle eventuali misure previste per fronteggiare le
conseguenze  sul piano sociale. Il programma deve essere formulato in
conformita'   ad   un   modello   stabilito,   sentito   il  Comitato
interministeriale  per  il  coordinamento  della politica industriale
(CIPI)  con  decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  della previdenza
sociale.  L'impresa, sentite le rappresentanze sindacali aziendali, o
in  mancanza  di queste, le organizzazioni sindacali di categoria dei
lavoratori   piu'   rappresentative  operanti  nella  provincia  puo'
chiedere una modifica del programma nel corso del suo svolgimento.
3.  La  durata  dei programmi di ristrutturazione, riorganizzazione o
conversione  aziendale  non  puo'  essere  superiore  a  due anni. Il
Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale  ha  facolta' di
concedere  due  proroghe,  ciascuna  di durata non superiore a dodici
mesi,  per  quelli  tra  i  predetti  programmi  che  presentino  una
particolare  complessita'  in  ragione delle caratteristiche tecniche
dei   processi  produttivi  dell'azienda,  ovvero  in  ragione  della
rilevanza   delle   conseguenze  occupazionali  che  detti  programmi
comportano  con  riferimento alle dimensioni dell'impresa ed alla sua
articolazione sul territorio. (14)((34))
4.  Il  contributo  addizionale  di  cui all'articolo 8, comma 1, del
decreto  legge  21  marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni,
dalla  legge  20  maggio  1988,  n.  160 e' dovuto in misura doppia a
decorrere  dal  primo  giorno  del  venticinquesimo mese successivo a
quello  in  cui e' fissata dal decreto ministeriale di concessione la
data di decorrenza del trattamento di integrazione salariale.
5.  La  durata  del  programma  per  crisi  aziendale non puo' essere
superiore a dodici mesi. Una nuova erogazione per la medesima causale
non  puo' essere disposta prima che sia decorso un periodo pari a due
terzi di quello relativo alla precedente concessione. (12) (14) (16).
6.  Il  CIPI  fissa,  su  proposta  del  Ministro  del lavoro e della
previdenza sociale sentito il comitato tecnico di cui all'articolo 19
della  legge  28  febbraio 1986, n. 41 i criteri per l'individuazione
dei casi di crisi aziendale, nonche' di quelli previsti dall'articolo
11,  comma  2, in relazione alle situazioni occupazionali nell'ambito
territoriale  e alla situazione produttiva dei settori, cui attenersi
per  la  selezione  dei  casi  di  intervento,  nonche' i criteri per
l'applicazione del comma 9 e 10.
7.  I  criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere nonche'
le  modalita'  della  rotazione  prevista  nel comma 8 devono formare
oggetto   delle   comunicazioni   e   dell'esame  congiunto  previsti
dall'articolo 5 della legge 20 maggio 1975, n. 164.
8.  Se l'impresa ritiene, per ragioni di ordine tecnico-organizzativo
connesse  al  mantenimento  dei normali livelli di efficienza, di non
adottare  meccanismi  di  rotazione tra i lavoratori che espletano le
medesime  mansioni e sono occupati nell'unita' produttiva interessata
dalle  sospensioni,  deve  indicarne i motivi nel programma di cui al
comma 2. Qualora il CIPI abbia approvato il programma, ma ritenga non
giustificati  i  motivi  addotti dall'azienda per la mancata adozione
della  rotazione,  il  Ministro del lavoro e della previdenza sociale
promuove l'accordo fra le parti sulla materia, e qualora tale accordo
non  sia  stato  raggiunto  entro  tre mesi dalla data del decreto di
concessione  del trattamento straordinario di integrazione salariale,
stabilisce con proprio decreto l'adozione di meccanismi di rotazione,
sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti.
L'azienda  ove  non  ottemperi  a  quanto previsto in tale decreto e'
tenuta  per  ogni  lavoratore  sospeso  a  corrispondere  con effetto
immediato  nella  misura  doppia,  il  contributo  addizionale di cui
all'articolo  8,  comma 1, del citato decreto-legge 21 marzo 1988, n.
86, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 1988, n. 160.
Il   medesimo   contributo,   con   effetto   dal  primo  giorno  del
venticinquesimo   mese   successivo   all'atto   di  concessione  del
trattamento di cassa integrazione, e' maggiorato di una somma pari al
centocinquanta per cento del suo ammontare.
9.  Per  ciascuna  unita'  produttiva  i  trattamenti straordinari di
integrazione  salariale  non  possono  avere  una  durata complessiva
superiore    a   trentasei   mesi   nell'arco   di   un   quinquennio
indipendentemente  dalle  cause  per le quali sono stati concessi ivi
compresa quella prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 30 ottobre
1984,  n.  726, convertito, con modificazioni dalla legge 19 dicembre
1984,  n.  863.  Si  computano,  a  tal  fine,  anche  i  periodi  di
trattamento   ordinario   concessi   per  contrazioni  o  sospensioni
dell'attivita'  produttiva  determinate  da  situazioni temporanee di
mercato.  Il predetto limite puo' essere superato, secondo condizioni
e  modalita'  determinate  dal  CIPI ai sensi del comma 6, per i casi
previsti  dall'articolo  3,  della presente legge dell'articolo 1 del
decreto  legge 30 ottobre 1984, n. 726 convertito, con modificazioni,
dalla  legge  19  dicembre  1984, n. 863 dall'articolo 7 del decreto-
legge  30  dicembre  1987,  n. 536 convertito con modificazioni dalla
legge 29 febbraio 1988, n. 48, ovvero per i casi di proroga di cui al
comma 3.(14) (20) ((34))
10.  Per  le imprese che presentino un programma di ristrutturazione,
riorganizzazione  o  conversione  aziendale a seguito di una avvenuta
significativa  trasformazione del loro assetto proprietario che abbia
rilevanti  apporti  di  capitali ed investimenti produttivi, non sono
considerati   ai   fini  dell'applicazione  del  comma  9  i  periodi
antecedenti la data della trasformazione medesima.((34))
11.  L'impresa  non  puo'  richiedere  l'intervento  straordinario di
integrazione  salariale  per  le  unita'  produttive  per  le  unita'
produttive  per le quali abbia richiesto, con riferimento agli stessi
periodi, l'intervento ordinario. (15)
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AGGIORNAMENTO (12)
 Il  d.l.  20/5/1993,  n.  148 convertito con l. 19/7/1993, n. 236 ha
diposto che " sino al 31 dicembre 1994, in deroga al comma 1, secondo
periodo del suddetto articolo, il CIPI puo' concedere, entro i limiti
di spesa di 27 miliardi per il 1993 e di 28 miliardi per il 1994, una
proroga  del  programma  per  la  medesima  causale,  di  durata  non
superiore  a  sei  mesi,  per  i casi in cui il numero dei lavoratori
interessati  sia pari o inferiore a 100, ove si riscontri l'esistenza
di  particolari  difficolta'  di ordine temporale nella realizzazione
del  programma  di  gestione  della crisi, oppure vengano riscontrate
difficolta' anche esterne non imputabili alla volonta' dell'azienda".
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AGGIORNAMENTO (14)
  Il  d.l.  26  novembre  1993, n. 478 convertito in legge 26 gennaio
1994, n. 56 ha diposto che " fino al 31 dicembre 1994, anche nel caso
di  procedura  di  mobilita'  di  cui  all'articolo  4 della legge n.
223/91,  il  Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale, su
richiesta  dell'impresa  a  seguito di accordo collettivo nell'ambito
del  quale  sia  stato  definito  un  programma  di  misure  idonee a
fronteggiare  le eccedenze di personale, puo' disporre la proroga, in
relazione  al  numero  dei  lavoratori  interessati,  del trattamento
straordinario  diintegrazione  salariale  di  durata  non superiore a
dodici  mesi in deroga ai limiti di cui al presente articolo 1, commi
3, 5 e 9."
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AGGIORNAMENTO (15)
  Il  D.P.R. 20 aprile 1994, n. 373 ha disposto che " sono attribuite
al  Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE)
le  funzioni del soppresso Comitato dei Ministri per il coordinamento
della  politica  industriale  (CIPI) relative all'esame dei programmi
presentati ai sensi del presente articolo 1".
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AGGIORNAMENTO (16)
  IL  d.l.  16  maggio  1994, n. 299 convertito in legge n. 451/94 ha
disposto  che  "  fino  al 31 dicembre 1995, per le unita' produttive
interessate  da accordi di programma di reindustrializzazione gestiti
da  un  unico soggetto e situate nelle aree di cui all'articolo 1 del
decreto-legge  20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, la durata del programma per crisi
aziendale  puo'  essere  fissata,  in  deroga al presente articolo 1,
comma 5, fino ad un massimo di ventiquattro mesi. "
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AGGIORNAMENTO (20)
  Il D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, nel testo introdotto dalla legge di
conversione  28  novembre  1996,  n.  608,  ha disposto che "i limiti
temporali  di  cui al comma 9 del presente articolo vanno riferiti ad
un arco temporale fisso".
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AGGIORNAMENTO (34)
  Il  D.L.  31  dicembre  2007, n. 248, convertito con L. 28 febbraio
2008,  n.  31,  ha  disposto  che  le disposizioni di cui al presente
articolo,  commi  3,  9  e 10, sono estese ai trattamenti concessi ai
sensi  dell'articolo  1-bis del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249,
convertito,  con  modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291,
nei  limiti delle risorse finanziarie di cui al comma 3, lettere a) e
b), del medesimo articolo 1-bis.
                               Art. 2 
                              Procedure 
 
  1.  Il  trattamento  straordinario  di  integrazione  salariale  e'
concesso mediante decreto del Ministro del lavoro e della  previdenza
sociale, previa approvazione del programma, di  cui  all'articolo  1,
comma 2, da parte del CIPI  per  la  durata  prevista  nel  programma
medesimo. 
  2. Le modifiche e le proroghe dei programmi di cui all'articolo  1,
commi 2 e 3 sono approvate dal Ministro del lavoro e della previdenza
sociale nel caso in cui i lavoratori  interessati  alle  integrazioni
salariali siano un numero pari  o  inferiore  a  cento  unita',  sono
approvate dal CIPI negli altri casi. 
  3. Successivamente al primo semestre l'erogazione  del  trattamento
e'  autorizzata,  su  domanda,  dal  Ministro  del  lavoro  e   della
previdenza sociale per periodi semestrali subordinatamente  all'esito
positivo dell'accertamento sulla regolare attuazione del programma da
parte dell'impresa. 
  4.  La  domanda  del  trattamento  straordinario  di   integrazione
salariale e l' eventuale domanda di proroga del trattamento  medesimo
devono essere  presentate,  nel  termine  previsto  dal  primo  comma
dell'articolo 7 della legge  20  maggio  1975,  n.  164,  all'Ufficio
regionale del lavoro e della massima occupazione  ed  all'ispettorato
regionale  del  lavoro  territorialmente  competenti.  Nel  caso   di
presentazione tardiva della domanda si applicano  il  secondo  ed  il
terzo comma del predetto articolo 7. (13) 
  5. L'ufficio regionale del  lavoro  e  della  massima  occupazione,
sulla base degli accertamenti disposti dall'Ispettorato regionale del
lavoro,  esprime  il  parere   previsto   entro   dal   primo   comma
dell'articolo 8 della legge 8  agosto  1972,  n.  464,  entro  trenta
giorni dalla data di presentazione della domanda. 
  6. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale puo'  disporre
il pagamento diretto ai lavoratori da parte dell'INPS del trattamento
straordinario di integrazione salariale, con il connesso assegno  per
il nucleo familiare, ove spettante, quando  per  l'impresa  ricorrano
comprovate    difficolta'    di    ordine    finanziario    accertate
dall'Ispettorato provinciale del lavoro territorialmente  competente.
Restano fermi gli obblighi del  datore  del  lavoro  in  ordine  alle
comunicazioni prescritte  nei  confronti  dell'INPS.  ((Il pagamento diretto ai lavoratori e' disposto contestualmente all'autorizzazione del trattamento di integrazione salariale straordinaria, fatta salva la successiva revoca nel caso in cui il servizio competente accerti l'assenza di difficolta' di ordine finanziario dell'impresa)). 
  7. Entro trenta giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, con la procedura prevista dall'articolo 19  comma  5,
della legge 28  febbraio  1986,  n.  41,  viene  stabilita  la  nuova
composizione del comitato tecnico di cui  all'articolo  1,  comma  6,
della presente legge e, vengono fissati i criteri e le modalita'  per
l'assunzione delle determinazioni riguardanti  l'istruttoria  tecnica
selettiva. Con lo  stesso  decreto  viene  stabilita  la  misura  del
compenso da corrispondere ai  componenti  del  comitato  tecnico.  Al
relativo onere, valutato in lire  80  milioni  in  ragione  d'anno  a
partire dal 1991, si provvede a carico del capitolo 1025 dello  stato
di previsione del  Ministero  del  bilancio  e  della  programmazione
economica per l'anno 1991 e  corrispondenti  capitoli  per  gli  anni
successivi. 
    
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AGGIORNAMENTO (13) 
  La L. 23 dicembre 1998, n. 448 ha disposto (con  l'art.  81,  comma
10) che "L'espressione "domanda di proroga" di  cui  all'articolo  2,
comma 4,  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  come  sostituito
dall'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 20 maggio 1993,  n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, si
intende riferita non solo alle proroghe di cui all'articolo 1,  comma
3, della citata legge n. 223 del 1991, ma, altresi', alla domanda che
l'impresa,  nell'ambito  di  durata  del  programma   di   intervento
straordinario  di  integrazione  salariale,  presenta,  nel   termine
previsto dal primo comma dell'articolo 7 della legge 20 maggio  1975,
n. 164, per ciascun periodo semestrale.  Nel  caso  di  presentazione
tardiva della domanda, trovano applicazione il  secondo  e  il  terzo
comma del predetto articolo 7". 
                               Art. 3 
Intervento  straordinario  di  integrazione  salariale  e   procedure
                             concorsuali 
 
  1.  Il  trattamento  straordinario  di  integrazione  salariale  e'
concesso, con decreto del Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale,  ai  lavoratori  delle  imprese  soggette  alla   disciplina
dell'intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi  di
dichiarazione di  fallimento,  di  emanazione  del  provvedimento  di
liquidazione   coatta   amministrativa   ovvero   di   sottoposizione
all'amministrazione   straordinaria,   qualora    la    continuazione
dell'attivita' non sia stata disposta o sia cessata.  Il  trattamento
straordinario di integrazione salariale e' altresi' concesso nel caso
di ammissione al concordato preventivo consistente nella cessione dei
beni. In caso di mancata omologazione,  il  periodo  di  integrazione
salariale fruito dai lavoratori sara' detratto da quello previsto nel
caso di dichiarazione di fallimento.Il trattamento viene concesso  su
domanda del curatore,  del  liquidatore  o  del  commissario  per  un
periodo non superiore a dodici mesi. (4) 
  2. Entro il termine di scadenza del periodo  di  cui  al  comma  1,
quando sussistano fondate  prospettive  di  continuazione  o  riprese
dell'attivita' e di salvaguardia,  anche  parziale,  dei  livelli  di
occupazione tramite la cessione, a qualunque titolo,  dell'azienda  o
di sue  parti,  per  il  trattamento  straordinario  di  integrazione
salariale  puo'  essere  prorogato,  su  domanda  del  curatore,  del
liquidatore o del commissario, previo accertamento da parte del CIPI,
per un ulteriore periodo non superiore a sei mesi.  La  domanda  deve
essere corredata da una relazione approvata dal  giudice  delegato  o
dall'autorita'  che  esercita  il  controllo  sulle  prospettive   di
cessione dell'azienda o di sue parti e sui  riflessi  della  cessione
sull'occupazione aziendale. (16) 
  3. Quando non sia possibile la continuazione dell'attivita',  anche
tramite cessione dell'azienda o di sue  parti,  o  quando  i  livelli
occupazionali possono  essere  salvaguardati  solo  parzialmente,  il
curatore, il liquidatore o il commissario hanno facolta' di collocare
in mobilita' ai sensi  dell'articolo  4  ovvero  dell'articolo  24  i
lavoratori eccedenti. In tali casi il termine di cui all'articolo  4,
comma  6,  e'  ridotto  a  trenta  giorni.  Il  contributo  a  carico
dell'impresa previsto dall'articolo 5, comma 4, non e' dovuto. 
  4. L'imprenditore  che,  a  titolo  di  affitto  abbia  assunto  la
gestione,  anche  parziale,  di  aziende  appartenenti   ad   imprese
assoggettate alle procedure di cui al comma  1,  puo'  esercitare  il
diritto  di  prelazione  nell'acquisto  delle  medesime.  Una   volta
esaurite le procedure previste dalle norme vigenti per la  definitiva
determinazione del prezzo di vendita dell'azienda, l'autorita' che ad
essa proceda provvede a comunicare entro dieci giorni il prezzo cosi'
stabilito  all'imprenditore  che  sia  riconosciuto  il  diritto   di
prelazione. Tale diritto deve essere esercitato entro  cinque  giorni
dal ricevimento della comunicazione. 
  4-bis. Le disposizioni in materia di mobilita'  ed  il  trattamento
relativo  si  applicano  anche  al  personale  il  cui  rapporto  sia
disciplinato dal regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148,  e  successive
estensioni, modificazioni e integrazioni, che sia stato licenziato da
imprese dichiarate fallite, o poste in liquidazione,  successivamente
alla data del 1 gennaio 1993. Per i lavoratori che si  trovino  nelle
indicate condizioni e che maturino,  nel  corso  del  trattamento  di
mobilita', il diritto alla pensione, la retribuzione  da  prendere  a
base per il calcolo della pensione deve intendersi quella dei  dodici
mesi di lavoro precedenti l'inizio del trattamento di mobilita'. (4) 
  4-ter. Ferma restando la previsione dell'articolo 4 della legge  12
luglio  1988,  n.  270,  e  limitatamente  ai  lavoratori  licenziati
successivamente  al  1  agosto  1993,  nei  casi  di  fallimento,  di
concordato preventivo, di amministrazione controllata e di  procedure
di liquidazione, le norme in materia  di  mobilita'  e  del  relativo
trattamento trovano applicazione anche nei confronti delle aziende di
trasporto  pubblico  che  hanno  alle  proprie  dipendenze  personale
iscritto al Fondo per la previdenza del personale addetto ai pubblici
servizi di trasporto. Per i lavoratori che si trovino nelle  indicate
condizioni e che maturino, nel corso del trattamento di mobilita', il
diritto alla pensione, la retribuzione da  prendere  a  base  per  il
calcolo della pensione deve intendersi quella del periodo  di  lavoro
precedente l'inizio del trattamento di mobilita'. (4) 
  5. Sono abrogati l'articolo 2 della legge 27 luglio 1979, n. 301  e
successive modificazioni e l'articolo 2 del decreto-legge 21 febbraio
1985 n. 23, convertito con modificazioni della legge 22 aprile  1985,
n. 143 e successive modificazioni. 
  5-bis. La disciplina dell'intervento straordinario di  integrazione
salariale e  di  collocamento  in  mobilita'  prevista  dal  presente
articolo per le ipotesi di  sottoposizione  di  imprese  a  procedure
concorsuali si applica, fino a  concorrenza  massima  di  lire  dieci
miliardi annui,  previo  parere  motivato  del  prefetto  fondato  su
ragioni di sicurezza  e  di  ordine  pubblico,  ai  lavoratori  delle
aziende sottoposte a sequestro o confisca ai  sensi  della  legge  31
maggio  1965,  n.  575,  e  successive  modificazioni.  A  tale  fine
l'amministratore dei beni nominato ai  sensi  dell'articolo  2-sexies
della citata legge n. 575 del 1965 esercita  le  facolta'  attribuite
dal presente articolo al curatore, al liquidatore  e  al  commissario
nominati in relazione alle procedure concorsuali. (15) ((18)) 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 11, comma 1)
che "Le disposizioni  del  presente  decreto  hanno  effetto  dall'11
maggio 1993". 
    
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AGGIORNAMENTO (15) 
  Il D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270 ha disposto (con l'art. 108,  comma
1) che "Ferma l'applicazione della disciplina vigente in  materia  di
interventi straordinari di integrazione salariale,  i  trattamenti  a
favore  dei  lavoratori  dipendenti  delle  imprese   sottoposte   ad
amministrazione straordinaria alla data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, previsti dall'articolo  3  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, possono essere ulteriormente prorogati  alla  scadenza,
su proposta del Ministero dell'industria, per un periodo  massimo  di
dodici mesi, nei limiti di disponibilita' stabiliti dall'articolo  5,
comma 1, della legge 30 luglio 1998, n. 274". 
    
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AGGIORNAMENTO (16) 
  La L. 23 dicembre 1999, n. 488 ha disposto (con l'art. 62, comma 1,
lettera c)) che "In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali
e  comunque  non  oltre  il  31  dicembre  2000"  e'  prorogato   "il
trattamento straordinario di  integrazione  salariale,  con  scadenza
entro il 7 gennaio 2000, concesso ai sensi dell'articolo 3, comma  2,
della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  per  fallimento  o  concordato
preventivo con cessione dei beni, in favore di un numero  massimo  di
1700 lavoratori dipendenti  da  societa'  appartenenti  ad  un  unico
gruppo industriale con un organico superiore a 2000 unita' alla  data
di entrata in vigore della presente  legge  ed  operanti  nelle  aree
territoriali di cui all'obiettivo 1 del Regolamento (CEE) n.  2081/93
del Consiglio, del 20 luglio 1993,  e  successive  modificazioni.  Il
relativo onere e' valutato in lire 51 miliardi e 400 milioni". 
    
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AGGIORNAMENTO (18) 
  Il D.L. 11 giugno 2002,  n.  108,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto  (con  l'art.  1,  comma
8-bis) che "In deroga all'articolo 3 della legge 23 luglio  1991,  n.
223, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e' autorizzato,
con proprio decreto, a concedere una proroga, non superiore a  dodici
mesi  e  per  un  massimo  di  ventidue   unita',   del   trattamento
straordinario di integrazione salariale ad aziende  al  cui  capitale
sociale  partecipano  finanziarie  pubbliche,  costituite   in   data
anteriore al 31 marzo 1998 per svolgere attivita'  di  reimpiego  dei
lavoratori provenienti  da  unita'  produttive  interamente  dismesse
appartenenti al settore  siderurgico  pubblico,  che  successivamente
hanno  cessato  l'attivita'  in   quanto   sottoposte   a   procedura
fallimentare entro e non oltre la data del 31 ottobre 2001, a seguito
della mancata omologazione del concordato preventivo". 
Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo II
NORME IN MATERIA DI MOBILITA'
                               Art. 4 
             Procedura per la dichiarazione di mobilita' 
 
  1. L'impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario  di
integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma
di cui all'articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire  il
reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di  non  poter  ricorrere  a
misure alternative, ha facolta' di avviare le procedure di  mobilita'
ai sensi del presente articolo. 
  2. Le imprese che intendano esercitare la facolta' di cui al  comma
1 sono tenute a darne  comunicazione  preventiva  per  iscritto  alle
rappresentanze sindacali aziendali costituite a  norma  dell'articolo
19 della legge 20  maggio  1970,  n.  300,  nonche'  alle  rispettive
associazioni di categoria. In mancanza delle predette  rappresentanze
la  comunicazione  deve  essere  effettuata  alle   associazioni   di
categoria aderenti alle confederazioni  maggiormente  rappresentative
sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di  categoria
puo' essere effettuata tra il tramite dell'associazione dei datori di
lavoro alla quale l'impresa aderisce o conferisce mandato. 
  3. La comunicazione di cui al comma 2 deve  contenere  indicazione:
dei motivi che determinano la situazione  di  eccedenza;  dei  motivi
tecnici, organizzativi e produttivi, per i quali si  ritiene  di  non
poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione
ed evitare in tutto o in parte, la dichiarazione  di  mobilita';  del
numero, della collocazione aziendale e dei profili professionali  del
personale eccedente nonche' del personale abitualmente impiegato; dei
tempi di attuazione del programma di mobilita' delle eventuali misure
programmate per fronteggiare la conseguenza sul piano  sociale  della
attuazione del programma medesimo del metodo di calcolo di  tutte  le
attribuzioni patrimoniali  diverse  da  quelle  gia'  previste  dalla
legislazione  vigente  e  dalla   contrattazione   collettiva.   Alla
comunicazione  va  allegata  copia  dalla  ricevuta  del   versamento
dell'INPS a titolo di anticipazione sulla somma di  cui  all'articolo
5, comma 4, di una somma  pari  al  trattamento  massimo  mensile  di
integrazione salariale moltiplicato  per  il  numero  dei  lavoratori
ritenuti eccedenti. (4) 
  4. Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del
versamento di cui al comma 3 devono  essere  contestualmente  inviate
all'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. 
  5.  Entro  sette  giorni   dalla   data   del   ricevimento   della
comunicazione di cui al comma 2,  a  richiesta  della  rappresentanze
sindacali aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad  un
esame congiunto tra le parti, allo scopo di esaminare  le  cause  che
hanno contribuito  a  determinare  l'eccedenza  del  personale  e  le
possibilita' di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua
parte, nell'ambito della stessa impresa, anche mediante contratti  di
solidarieta' e forme flessibili di  gestione  del  tempo  di  lavoro.
Qualora non sia possibile  evitare  la  riduzione  di  personale,  e'
esaminata  la  possibilita'  di  ricorrere  a   misure   sociali   di
accompagnamento   intese,   in   particolare,   a    facilitare    la
riqualificazione e la  riconversione  dei  lavoratori  licenziati.  I
rappresentanti sindacali dei lavoratori possono farsi assistere,  ove
lo ritengano opportuno, da esperti. 
  6. La procedura di cui  al  comma  5  deve  essere  esaurita  entro
quarantacinque giorni dalla data del ricevimento della  comunicazione
dell'impresa. Quest'ultima da' all'Ufficio Provinciale del  lavoro  e
della massima occupazione comunicazione scritta sul  risultato  della
consultazione e sui motivi del suo eventuale esito negativo.  Analoga
comunicazione  scritta  puo'  essere   inviata   dalle   associazioni
sindacali dei lavoratori. ((24)) 
  7.  Qualora  non  sia  stato  raggiunto  l'accordo,  il   direttore
dell'Ufficio provinciale  del  lavoro  e  della  massima  occupazione
convoca le parti al fine di un ulteriore esame delle materie  di  cui
al comma 5, anche formulando proposte  per  la  realizzazione  di  un
accordo. Tale esame deve comunque esaurirsi entro trenta  giorni  dal
ricevimento da parte dell'Ufficio  provinciale  del  lavoro  e  della
massima occupazione  della  comunicazione  dell'impresa  prevista  al
comma 6. ((24)) 
  8. Qualora il numero dei lavoratori interessati dalla procedura  di
mobilita' sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono
ridotti alla meta'. 
  9. Raggiunto l'accordo sindacale ovvero esaurita  la  procedura  di
cui ai commi 6,  7  e  8,  l'impresa  ha  facolta'  di  collocare  in
mobilita' gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando
per iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei  termini
di preavviso. Contestualmente, l'elenco dei lavoratori  collocati  in
mobilita' con l'indicazione per ciascun  soggetto  del  nominati  del
luogo di residenza, della qualifica,  del  livello  di  inquadramento
dell'eta', del carico di famiglia, nonche' con  puntuale  indicazione
delle modalita' con le quali sono stati applicati i criteri di scelta
di cui all'articolo 5, comma 1, deve essere comunicato  per  iscritto
all'Ufficio  regionale  del  lavoro  e  della   massima   occupazione
competente,  alla  Commissione  regionale  per   l'impiego   e   alle
associazioni di categoria di cui al comma 2. 
  10. Nel caso in cui l'impresa rinunci a collocare  in  mobilita'  i
lavoratori o ne collochi un  numero  inferiore  a  quello  risultante
dalla comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al  recpuero
delle somme pagate in eccedenza rispetto a  quella  dovuta  ai  sensi
dell'articolo 5 comma 4, mediante conguaglio con i contributi  dovuti
all'INPS da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla
data di determinazione del numero dei lavoratori posti in mobilita'. 
  11. Gli accordi sindacali stipulati nel corso  delle  procedure  di
cui al presente articolo, che prevedano il  riassorbimento  totale  o
parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono  stabilire  anche
in deroga al secondo comma dell'articolo 2103 del  codice  civile  la
loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte. 
  12. Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia  ove
siano state effettuate senza l'osservanza della forma scritta e delle
procedure previste dal presente articolo. 
  13. I lavoratori ammessi al trattamento di cassa  integrazione,  al
termine del periodo di  godimento  del  trattamento  di  integrazione
salariale, rientrano in azienda. 
  14. Il presente  articolo  non  trova  applicazione  nel  corso  di
eccedenze determinate da fine lavoro  nelle  imprese  edili  e  nelle
attivita' stagionali e saltuarie, nonche' per  i  lavoratori  assunti
con contratto di lavoro a tempo determinato. 
  15. Nei casi in cui l'eccedenza riguardi unita' produttive  ubicate
in diverse province della stessa regione ovvero in  piu'  regioni  la
competenza  a  promuovere  l'accordo  di  cui  al  comma   7   spetta
rispettivamente al direttore  dell'Ufficio  regionale  del  lavoro  e
della massima occupazione ovvero  al  Ministro  del  lavoro  e  della
previdenza  sociale.  Agli  stessi  vanno  inviate  le  comunicazioni
previste dal comma 4. 
  15-bis.Gli obblighi di informazione, consultazione e  comunicazione
devono essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le  decisioni
relative all'apertura delle procedure di  cui  al  presente  articolo
siano assunte dal datore di lavoro o da un' impresa che lo controlli.
Il datore di lavoro che viola  tali  obblighi  non  puo'  eccepire  a
propria difesa la mancata trasmissione, da parte dell'impresa che  lo
controlla,  delle  informazioni  relative  alla  decisione   che   ha
determinato l'apertura delle predette procedure. 
  16. Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto  1977,
n. 675 le  disposizioni  del  decreto-legge  30  marzo  1978,  n.  80
convertito, con modificazioni della legge 26 maggio 1978 n.  215,  ad
eccezione dell'articolo 4-bis nonche' il decreto  legge  13  dicembre
1978, n. 795 convertito con  modificazioni  dalla  legge  9  febbraio
1979, n. 36. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 8, comma  8)
che "Le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 4 ed al comma  4
dell'articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223,  si  interpretano
nel senso che il mancato versamento delle  mensilita'  alla  gestione
degli  interventi  assistenziali  e   di   sostegno   alle   gestioni
previdenziali, di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, non comporta la sospensione della procedura di mobilita'  di  cui
al medesimo  articolo  4  e  la  perdita,  da  parte  dei  lavoratori
interessati, del diritto a percepire l'indennita' di mobilita' di cui
all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
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AGGIORNAMENTO (24) 
  Il D.L. 28 agosto 2008,  n.  134,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 27 ottobre 2008, n.  166,  nell'introdurre  il  comma  2-ter
all'art. 5 del  D.L.  23  dicembre  2003,  n.  347,  convertito,  con
modificazioni, dalla L. 18 febbraio 2004, n.  39,  ha  disposto  (con
l'art. 1, comma 13) che "Nel caso di  ammissione  alla  procedura  di
amministrazione straordinaria di imprese di cui all'articolo 2, comma
2, secondo periodo, e ai fini della concessione degli  ammortizzatori
sociali di cui all'articolo  1-bis,  comma  1,  del  decreto-legge  5
ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  3
dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, i termini  di  cui
all'articolo 4, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n.  223,  di
cui all'articolo  2,  comma  6,  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 10 giugno 2000, n. 218, e di cui all'articolo 47, comma 1,
della legge 29 dicembre 1990, n. 428, sono ridotti della meta'". 
                     Art. 4 (12) (14) (22) (31)
             Procedura per la dichiarazione di mobilita'

  1.  L'impresa che sia stata ammessa al trattamento straordinario di
integrazione salariale, qualora nel corso di attuazione del programma
di  cui all'articolo 1 ritenga di non essere in grado di garantire il
reimpiego  a  tutti  i  lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a
misure  alternative, ha facolta' di avviare le procedure di mobilita'
ai sensi del presente articolo.
  2.  Le imprese che intendano esercitare la facolta' di cui al comma
1  sono  tenute  a  darne  comunicazione preventiva per iscritto alle
rappresentanze  sindacali  aziendali costituite a norma dell'articolo
19  della  legge  20  maggio  1970,  n.  300, nonche' alle rispettive
associazioni  di categoria. In mancanza delle predette rappresentanze
la   comunicazione   deve  essere  effettuata  alle  associazioni  di
categoria  aderenti  alle confederazioni maggiormente rappresentative
sul  piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria
puo' essere effettuata tra il tramite dell'associazione dei datori di
lavoro alla quale l'impresa aderisce o conferisce mandato.
  3.  La  comunicazione di cui al comma 2 deve contenere indicazione:
dei  motivi  che  determinano  la situazione di eccedenza; dei motivi
tecnici,  organizzativi  e  produttivi, per i quali si ritiene di non
poter adottare misure idonee a porre rimedio alla predetta situazione
ed  evitare  in  tutto o in parte, la dichiarazione di mobilita'; del
numero,  della collocazione aziendale e dei profili professionali del
personale eccedente nonche' del personale abitualmente impiegato; dei
tempi di attuazione del programma di mobilita' delle eventuali misure
programmate  per  fronteggiare la conseguenza sul piano sociale della
attuazione  del  programma medesimo del metodo di calcolo di tutte le
attribuzioni  patrimoniali  diverse  da  quelle  gia'  previste dalla
legislazione   vigente   e   dalla  contrattazione  collettiva.  Alla
comunicazione   va  allegata  copia  dalla  ricevuta  del  versamento
dell'INPS  a  titolo di anticipazione sulla somma di cui all'articolo
5,  comma  4,  di  una  somma  pari al trattamento massimo mensile di
integrazione  salariale  moltiplicato  per  il  numero dei lavoratori
ritenuti eccedenti. (12)
  4. Copia della comunicazione di cui al comma 2 e della ricevuta del
versamento  di  cui  al comma 3 devono essere contestualmente inviate
all'Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione.
  5.   Entro   sette   giorni   dalla   data  del  ricevimento  della
comunicazione  di  cui  al  comma 2, a richiesta della rappresentanze
sindacali  aziendali e delle rispettive associazioni si procede ad un
esame  congiunto  tra  le parti, allo scopo di esaminare le cause che
hanno  contribuito  a  determinare  l'eccedenza  del  personale  e le
possibilita' di utilizzazione diversa di tale personale, o di una sua
parte,  nell'ambito della stessa impresa, anche mediante contratti di
solidarieta'  e  forme  flessibili  di  gestione del tempo di lavoro.
Qualora  non  sia  possibile  evitare  la  riduzione di personale, e'
esaminata   la   possibilita'   di  ricorrere  a  misure  sociali  di
accompagnamento    intese,    in   particolare,   a   facilitare   la
riqualificazione  e  la  riconversione  dei  lavoratori licenziati. I
rappresentanti  sindacali dei lavoratori possono farsi assistere, ove
lo ritengano opportuno, da esperti.
  6.  La  procedura  di  cui  al  comma  5 deve essere esaurita entro
quarantacinque  giorni dalla data del ricevimento della comunicazione
dell'impresa.  Quest'ultima  da' all'Ufficio Provinciale del lavoro e
della  massima  occupazione comunicazione scritta sul risultato della
consultazione  e sui motivi del suo eventuale esito negativo. Analoga
comunicazione   scritta   puo'   essere  inviata  dalle  associazioni
sindacali dei lavoratori.
  7.   Qualora  non  sia  stato  raggiunto  l'accordo,  il  direttore
dell'Ufficio  provinciale  del  lavoro  e  della  massima occupazione
convoca  le  parti al fine di un ulteriore esame delle materie di cui
al  comma  5,  anche  formulando  proposte per la realizzazione di un
accordo.  Tale  esame deve comunque esaurirsi entro trenta giorni dal
ricevimento  da  parte  dell'Ufficio  provinciale  del lavoro e della
massima  occupazione  della  comunicazione  dell'impresa  prevista al
comma 6.
  8.  Qualora il numero dei lavoratori interessati dalla procedura di
mobilita' sia inferiore a dieci, i termini di cui ai commi 6 e 7 sono
ridotti alla meta'.
  9.  Raggiunto  l'accordo  sindacale ovvero esaurita la procedura di
cui  ai  commi  6,  7  e  8,  l'impresa  ha  facolta' di collocare in
mobilita' gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti, comunicando
per  iscritto a ciascuno di essi il recesso, nel rispetto dei termini
di  preavviso.  Contestualmente, l'elenco dei lavoratori collocati in
mobilita'  con  l'indicazione  per  ciascun soggetto del nominati del
luogo  di  residenza,  della  qualifica, del livello di inquadramento
dell'eta',  del  carico di famiglia, nonche' con puntuale indicazione
delle modalita' con le quali sono stati applicati i criteri di scelta
di  cui  all'articolo 5, comma 1, deve essere comunicato per iscritto
all'Ufficio   regionale   del  lavoro  e  della  massima  occupazione
competente,   alla   Commissione   regionale  per  l'impiego  e  alle
associazioni di categoria di cui al comma 2.
  10.  Nel  caso  in cui l'impresa rinunci a collocare in mobilita' i
lavoratori  o  ne  collochi  un  numero inferiore a quello risultante
dalla  comunicazione di cui al comma 2, la stessa procede al recpuero
delle  somme  pagate  in  eccedenza rispetto a quella dovuta ai sensi
dell'articolo  5 comma 4, mediante conguaglio con i contributi dovuti
all'INPS da effettuarsi con il primo versamento utile successivo alla
data di determinazione del numero dei lavoratori posti in mobilita'.
  11.  Gli  accordi  sindacali stipulati nel corso delle procedure di
cui  al  presente  articolo, che prevedano il riassorbimento totale o
parziale  dei  lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire anche
in  deroga  al  secondo comma dell'articolo 2103 del codice civile la
loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte.
  12.  Le comunicazioni di cui al comma 9 sono prive di efficacia ove
siano state effettuate senza l'osservanza della forma scritta e delle
procedure previste dal presente articolo.
  13.  I  lavoratori ammessi al trattamento di cassa integrazione, al
termine  del  periodo  di  godimento  del trattamento di integrazione
salariale, rientrano in azienda.
  14.  Il  presente  articolo  non  trova  applicazione  nel corso di
eccedenze  determinate  da  fine  lavoro  nelle imprese edili e nelle
attivita'  stagionali  e  saltuarie, nonche' per i lavoratori assunti
con contratto di lavoro a tempo determinato.
  15.  Nei casi in cui l'eccedenza riguardi unita' produttive ubicate
in  diverse  province  della stessa regione ovvero in piu' regioni la
competenza   a   promuovere  l'accordo  di  cui  al  comma  7  spetta
rispettivamente  al  direttore  dell'Ufficio  regionale  del lavoro e
della  massima  occupazione  ovvero  al  Ministro  del lavoro e della
previdenza  sociale.  Agli  stessi  vanno  inviate  le  comunicazioni
previste dal comma 4.
  15-bis.Gli  obblighi di informazione, consultazione e comunicazione
devono  essere adempiuti indipendentemente dal fatto che le decisioni
relative  all'apertura  delle  procedure  di cui al presente articolo
siano assunte dal datore di lavoro o da un' impresa che lo controlli.
Il  datore  di  lavoro  che  viola  tali obblighi non puo' eccepire a
propria  difesa la mancata trasmissione, da parte dell'impresa che lo
controlla,   delle   informazioni  relative  alla  decisione  che  ha
determinato l'apertura delle predette procedure.
  16.  Sono abrogati gli articoli 24 e 25 della legge 12 agosto 1977,
n.  675  le  disposizioni  del  decreto-legge  30  marzo  1978, n. 80
convertito,  con  modificazioni della legge 26 maggio 1978 n. 215, ad
eccezione  dell'articolo  4-bis  nonche' il decreto legge 13 dicembre
1978,  n.  795  convertito  con  modificazioni dalla legge 9 febbraio
1979, n. 36. (14) ((31))
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AGGIORNAMENTO (12)
  Il d.l. 20 maggio 1993, n. 148 convertito con l. 19 luglio 1993, n.
236  ha disposto che "le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo
suddetto,  si  interpretano nel senso che il mancato versamento delle
mensilita' alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno
alle  gestioni  previdenziali,  di  cui all'articolo 37 della legge 9
marzo  1989,  n.  88,  non comporta la sospensione della procedura di
mobilita'  di  cui  al medesimo articolo 4 e la perdita, da parte dei
lavoratori  interessati,  del  diritto  a  percepire  l'indennita' di
mobilita' di cui all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223".
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AGGIORNAMENTO (14)
  Il  d.l  26  novembre  1993,  n. 478 convertito in legge 26 gennaio
1994, n. 56 ha disposto che "fino al 31 dicembre 1994, anche nel caso
di  procedura di mobilita' di cui al presente articolo 4, il Ministro
del  lavoro  e  della previdenza sociale, su richiesta dell'impresa a
seguito  di  accordo  collettivo  nell'ambito  del  quale  sia  stato
definito un programma di misure idonee a fronteggiare le eccedenze di
personale,  puo'  disporre  la  proroga,  in  relazione al numero dei
lavoratori interessati, del trattamento straordinario di integrazione
salariale  di  durata non superiore a dodici mesi in deroga ai limiti
di cui all'articolo 1, commi 3, 5 e 9, della stessa legge n. 223/91".
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AGGIORNAMENTO (31)
  Il   D.Lgs.  10  settembre  2003,  n.  276  ha  stabilito  che  "le
disposizioni  di cui al presente articolo 4, non trovano applicazione
anche  nel  caso  di fine dei lavori connessi alla somministrazione a
tempo  indeterminato.  In  questo  caso trovano applicazione l'art. 3
della  L.  15  luglio 1966, n. 604, e le tutele del lavoratore di cui
all'art. 12".
                               Art. 5. 
 (Criteri di scelta dei lavoratori ed oneri a carico delle imprese) 
1. L'individuazione dei lavoratori da  collocare  in  modalita'  deve
avvenire  in   relazione   alle   esigenze   tecnico-produttive,   ed
organizzative del  complesso  aziendale,  nel  rispetto  dei  criteri
previsti da contratti collettivi stipulati con  i  sindacati  di  cui
all'articolo 4, comma 2, ovvero in mancanza di questi  contratti  nel
rispetto dei seguenti criteri in concorso tra loro; 
   a) carichi di famiglia; 
   b) anzianita'; 
   c) esigenze tecnico produttive ed organizzative. 
2. Nell'operare la scelta dei lavoratori da  collocare  in  mobilita'
l'impresa e' tenuta al rispetto dell'articolo  9  ultimo  comma,  del
decreto-legge 29 gennaio 1983, n. 17, convertito, con  modificazioni,
della legge  25  marzo  1983,  n.  79.  L'impresa  non  puo'  altresi
collocare  in  mobilita'  una  percentuale  di  manodopera  femminile
superiore alla  percentuale  di  manodopera  femminile  occupata  con
riguardo alle mansioni prese in considerazione. (4) 
3. Il recesso di cui all'articolo 4, comma 9, e'  inefficace  qualora
sia intimato senza l'osservanza della forma scritta o  in  violazione
delle  procedure  richiamate  all'articolo  4,  comma   12,   ed   e'
annullabile in caso di violazione dei criteri di scelta previsti  dal
comma 1 del presente articolo. Salvo il caso di mancata comunicazione
per iscritto, il recesso puo' essere impugnato entro sessanta  giorni
dal ricevimento della comunicazione con qualsiasi atto scritto, anche
extragiudiziale, idoneo a rendere nota  la  volonta'  del  lavoratore
anche attraverso  l'intervento  delle  organizzazioni  sindacali.  Al
recesso  di  cui  all'articolo  4,  comma  9,  del  quale  sia  stata
dichiarata l'inefficacia o l'invalidita'  si  applica  l'articolo  18
della legge 20 maggio 1970, n. 300 e successive modificazioni. 
4. Per ciscun lavoratore posto in mobilita'  l'impresa  e'  tenuta  a
versare alla gestione degli interventi assistenziali  e  di  sostegno
alle gestioni previdenziali, di cui all'articolo  37  della  legge  9
marzo 1989, n. 88, in trenta rate mensili, una somma pari a sei volte
il trattamento mensile iniziale di mobilita' spettante al lavoratore.
Tale somma e' ridotta alla meta' quando la dichiarazione di eccedenza
del personale di cui all'articolo 4, comma 9, abbia  formato  oggetto
di accordo sindacale. (4) ((5)) 
5. L'impresa che, secondo le procedure determinate dalla  Commissione
regionale  per  l'impiego,  procuri  offerte  di   lavoro   a   tempo
indeterminato aventi le caratteristiche di cui all'articolo  9  comma
1, lettera b), non  e'  tenuta  al  pagamento  delle  rimanenti  rate
relativamente ai lavoratori che perdano il diritto al trattamento  di
mobilita' in conseguenza del rifiuto di tali offerte ovvero per tutto
il periodo in cui essi accettando le offerte procurate dalla  impresa
abbiano prestato lavoro. ((Il predetto beneficio e' escluso per le imprese che si trovano, nei confronti dell'impresa disposta ad assumere, nei rapporti di cui all'articolo 8, comma 4-bis.)) 
6. Qualora il lavoratore venga messo in mobilita' dopo  la  fine  del
dodicesimo mese successivo a quello di emanazione del decreto di  cui
all'articolo 2, comma 1, e la fine del dodicesimo mese  successivo  a
quello del completamento del programma di cui all'articolo  1,  comma
2, nell'unita' produttiva in cui il lavoratore era occupato la  somma
che l'impresa e' tenuta a versare la somma 4 del presente articolo e'
aumentata di cinque punti percentuali  per  ogni  periodo  di  trenta
giorni intercorrente tra l'inizio del tredicesimo mese e la  data  di
completamento del programma. 
Nel medesimo caso non trova applicazione quanto previsto dal  secondo
comma dell'articolo 2 della legge 8 agosto 1972, n. 464. 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 8, comma  8)
che "Le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 4 ed al comma  4
dell'articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223,  si  interpretano
nel senso che il mancato versamento delle  mensilita'  alla  gestione
degli  interventi  assistenziali  e   di   sostegno   alle   gestioni
previdenziali, di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, non comporta la sospensione della procedura di mobilita'  di  cui
al medesimo  articolo  4  e  la  perdita,  da  parte  dei  lavoratori
interessati, del diritto a percepire l'indennita' di mobilita' di cui
all'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
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AGGIORNAMENTO (5) 
  Il D.L. 16 maggio 1994,  n.  299,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1994, n. 451, ha disposto (con l'art. 5, comma  8)
che "La somma dovuta ai sensi dell'articolo 5, comma 4,  della  legge
23 luglio 1991, n. 223, e' aumentata di  un  importo  pari  a  quello
della contribuzione addizionale prevista dall'articolo  8,  comma  1,
del decretolegge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni,
dalla legge 20 maggio  1988,  n.  160,  e  successive  modificazioni,
calcolata con riferimento al predetto residuo periodo". 
                               Art. 6. 
(Lista  di  mobilita'  e  compiti  della  Commissione  regionale  per
                             l'impiego) 
1. L'Ufficio regionale del lavoro e della massima  occupazione  sulla
base delle direttive impartite  dal  Ministero  del  lavoro  e  della
previdenza sociale, sentita la Commissione  centrale  per  l'impiego,
dopo un'analisi tecnica da parte dell'Agenzia per  l'impiego  compila
una lista dei lavoratori  in  mobilita'  sulla  base  di  schede  che
contengono  tutte  le   informazioni   utili   per   individuare   la
professionalita' la preferenza per una  mansione  diversa  da  quella
originaria, la disponibilita' al  trasferimento  sul  territorio,  in
questa lista vengono iscritti anche i lavoratori di cui agli articoli
11, comma 2,  e  16  e  vengono  esclusi  quelli  che  abbiano  fatto
richiesta dell'anticipazione di cui all'articolo 7, comma  5.  2.  La
commissione regionale per l'impiego approva le liste di cui al  comma
1 ed inoltre: 
   a) assume ogni  iniziativa  utile  a  favorire  il  reimpiego  dei
lavoratori iscritti nella lista di mobilita'  in  collaborazione  con
l'Agenzia per l'impiego; 
   b) propone l'organizzazione da parte delle Regioni,  in  corsi  di
riqualificazione e di qualificazione professionale che  tenuto  conto
del livello di professionalita' dei lavoratori  in  mobilita',  siano
finalizzati ad agevolarne il reimpiego i lavoratori interessati  sono
tenuti a parteciparvi quando le commissioni regionali  ne  dispongano
l'avviamento; 
   c) promuovere le iniziative di cui al comma 4; 
   d) determina gli ambiti circoscrizionali, ai fini  dell'avviamento
in mobilita'. 
   ((d-bis.) realizza, d'intesa con la regione, a favore delle lavoratrici iscritte nelle liste di mobilita', le azioni positive di cui alla legge 10 aprile 1991, n. 125)). ((4)) 
3. Le Regioni, nell'autorizzare i progetti  per  l'accesso  al  Fondo
sociale europeo e al Fondo di rotazione, ai sensi del  secondo  comma
dell'articolo 24 della legge 21 dicembre 1978, n.  845,  devono  dare
priorita'  ai  progetti  formativi  che  prevedono  l'assunzione  dei
lavoratori iscritti nella lista di mobilita'. 
4.  Su  richiesta  delle  amministrazioni  pubbliche  la  Commissione
regionale per l'impiego,  puo'  disporre  l'utilizzo  temporaneo  dei
lavoratori iscritti nella lista di mobilita' in opere  o  servizi  di
pubblica utilita' ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto  legge  28
maggio 1981, n. 244, convertito, con  modificazioni  della  legge  24
luglio 1981,  n.  390  modificato  dall'articolo  8  della  legge  28
febbraio 1988, n. 86, convertito con  modificazioni  della  legge  20
maggio 1988, n. 160. Il secondo comma del citato articolo  1-bis  non
si applica interessata utilizzi i lavoratori per  un  numero  di  ore
ridotto e proporzionato ad una somma corrispondente al trattamento di
mobilita' spettante al lavoratore ridotta del vento per cento. 
5. I lavoratori in mobilita' sono compresi  tra  i  soggetti  di  cui
all'articolo 14, comma 1 lettera a) della legge 27 febbraio 1985,  n.
49. 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 11, comma 1)
che "Le disposizioni  del  presente  decreto  hanno  effetto  dall'11
maggio 1993". 
                               Art. 7 
                       Indennita' di mobilita' 
 
  1. I lavoratori collocati in mobilita' ai  sensi  dell'articolo  4,
che siano in possesso dei requisiti di cui all'articolo 16, comma  1,
hanno diritto ad una indennita' per  un  periodo  massimo  di  dodici
mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori che  hanno  compiuto  i
quaranta anni e a trentasei per i lavoratori  che  hanno  compiuto  i
cinquanta anni. L'indennita'  spetta  nella  misura  percentuale,  di
seguito  indicata,  del  trattamento  straordinario  di  integrazione
salariale che hanno percepito ovvero che sarebbe  loro  spettato  nel
periodo immediatamente precedente  la  risoluzione  del  rapporto  di
lavoro; 
a) per i primi dodici mesi; cento per cento; 
b) da tredicesimo al trentaseiesimo  mese;  ottanta  per  cento.  (6)
   (14a) 
  2. Nelle aree di cui al  testo  unico  approvato  con  decreto  del
Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218,  la  indennita'  di
mobilita' e' corrisposta per un periodo di  massimo  di  ventiquattro
mesi elevato a trentasei  per  i  lavoratori  che  hanno  compiuto  i
quaranta anni, e a quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto  i
cinquanta anni. Essa spetta nella seguente misura: 
a) per i primi dodici mesi: cento per cento; 
b) dal tredicesimo al quarantottesimo mese: ottanta per cento.  (14a)
   (18) ((20)) 
  3. L'indennita' di  mobilita'  e'  adeguata,  con  effetto  dal  1o
gennaio di ciascun anno, in misura pari all'aumento della  indennita'
di contingenza dei lavoratori dipendenti. 
  Essa non e' comunque  corrisposta  successivamente  alla  data  del
compimento dell'eta' pensionabile ovvero, se a  questa  data  non  e'
ancora   maturato   il   diritto   alla   pensione   di    vecchiaia,
successivamente alla data in cui tale diritto viene a maturazione. 
  4. L'indennita' di mobilita' non puo' comunque  essere  corrisposta
per un periodo superiore all'anzianita' maturata dal lavoratore  alle
dipendenze dell'impresa  che  abbia  attivato  la  procedura  di  cui
all'articolo 4. 
  5.  I  lavoratori  in  mobilita'  che  ne  facciano  richiesta  per
intraprendere un'attivita' autonoma o per associarsi  in  cooperativa
in conformita' alle norme vigenti possono ottenere la  corresponsione
anticipata dell'indennita' nelle misure indicate nei  commi  1  e  2,
detraendone il numero di mensilita' gia' godute. Fino al 31  dicembre
1992, per i lavoratori in mobilita' delle aree di cui al comma 2  che
abbiano compiuto i cinquanta anni di eta', questa somma e'  aumentata
di un importo pari a quindici mensilita' dell'indennita' iniziale  di
mobilita' e comunque non superiore al numero  dei  mesi  mancanti  al
compimento dei sessanta anni di eta'. Per questi ultimi lavoratori il
requisito di anzianita' aziendale di cui all'articolo 16 comma 1,  e'
elevato in misura pari al periodo trascorso tra la data di entrata in
vigore della  presente  legge  e  quella  del  loro  collocamento  in
mobilita'.  Le  somme   corrisposte   a   titolo   di   anticipazione
dell'indennita' in mobilita' sono cumulabili con il beneficio di  cui
all'articolo 17 della legge 27 febbraio 1985, n. 49. Con decreto  del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di  concerto  con  il
Ministro  del  Tesoro,  sono  determinate   le   modalita'   per   la
restituzione nel caso in cui il  lavoratore,  nei  ventiquattro  mesi
successivi a quello della corrispondente, assuma una occupazione alle
altrui dipendenze nel settore privato o in quello  pubblico,  nonche'
le modalita' per la riscossione delle somme di  cui  all'articolo  5,
commi 4 e 6. (4) (5) (14) 
  6.  Nelle  aree  di  cui  al  comma  2  nonche'  nell'ambito  delle
circoscrizioni o nel maggior  ambito  determinato  dalla  Commissione
regionale per l'impiego, in cui sussista un rapporto  superiore  alla
media nazionale  tra  iscritti  alla  prima  classe  della  lista  di
collocamento e popolazione residente in eta' da lavoro, ai lavoratori
collocati in mobilita' entro la data del 31  dicembre  1992,  che  al
momento della  cessazione  del  rapporto,  abbiano  compiuto  un'eta'
inferiore di non piu' di cinque anni rispetto a quella prevista dalla
legge per il  pensionamento  di  vecchiaia,  e  possano  far  valere,
nell'assicurazione  generale  obbligatoria  per   l'invalidita',   la
vecchiaia e i superstiti, un'anzianita' contributiva non inferiore  a
quella minima prevista per il predetto pensionamento,  diminuita  del
numero di  settimane  mancanti  alla  data  di  compimento  dell'eta'
pensionabile  l'indennita'  di  mobilita'  e'   prolungata   fino   a
quest'ultima data. La misura dell'indennita' per i periodi successivi
a quelli previsti nei commi 1 e 2 e' dell'ottanta per cento.(4) (5) 
  7. Negli ambiti di cui al  comma  6,  ai  lavoratori  collocati  in
mobilita' entro la data del 31 dicembre 1992, che  al  momento  della
cessazione del rapporto, abbiano compiuto un'eta'  inferiore  di  non
piu' di dieci anni rispetto a quella  prevista  dalla  legge  per  il
pensionamento di vecchiaia e possano far  valere,  nell'assicurazione
generale obbligatoria per l'invalidita' la vecchiaia e i  superstiti,
un'anzianita'   contributiva   non   inferiore   a   ventotto   anni,
l'indennita' di mobilita' spetta fino alla data  di  maturazione  del
diritto al pensionamento di anzianita'. Per i  lavoratori  dipendenti
anteriormente alla  data  del  1  gennaio  1991  della  societa'  non
operative della Societa' di Gestione e Partecipazioni industriali Spa
(GEPI) e della Iniziative  Sardegna  Spa  (INSAR)  si  prescinde  dal
requisito dell'anzianita' contributiva; l'indennita' di mobilita' non
puo' essere corrisposta per un periodo superiore a  dieci  anni.  (4)
(5) 
  8. L'indennita' di mobilita' sostituisce ogni altra prestazione  di
disoccupazione nonche' le indennita'  di  malattia  e  di  maternita'
eventualmente spettanti. 
  9.  I  periodi  di  godimento  dell'indennita'  di   mobilita'   ad
esclusione di quelli per i quali  si  fa  luogo  alla  corresponsione
anticipata ai sensi del comma 5, sono riconosciuti d'ufficio utili ai
fini del conseguimento del diritto alla  pensione  e  ai  fini  della
determinazione della  misura  della  pensione  stessa.  Per  i  detti
periodi il  contributo  figurativo  e'  calcolato  sulla  base  della
retribuzione  cui  e'  riferito  il  trattamento   straordinario   di
integrazione salariale di cui al comma 1. Le somme occorrenti per  la
copertura della contribuzione figurativa sono versate dalla  gestione
di cui al comma 11 alle gestione pensionistiche competenti. 
  10. Per i periodi di godimento dell'indennita' di mobilita'  spetta
l'assegno  per  il  nucleo  familiare  di  cui  all'articolo  2   del
decreto-legge 13 marzo 1988,  n.  69  convertito  con  modificazioni,
dalla legge 13 maggio 1988, n. 153. 
  11. I datori di lavoro, ad accezione di  quelli  edili,  rientranti
nel campo  di  applicazione  normativa  che  disciplina  l'intervento
straordinario di integrazione salariale, versano alla gestione di cui
all'articolo 37 della legge  9  marzo  1989,  n.  88,  un  contributo
transitorio calcolato con riferimento alle retribuzioni  assoggettate
al contributo integrativo per l'assicurazione obbligatoria contro  la
disoccupazione involontaria, in misura pari a 0,35 punti di  aliquota
percentuale a decorrere dal periodo di paga in  corso  alla  data  di
entrata in vigore della presente legge e fino al periodo di  paga  in
corso al 31 dicembre 1991 ed in misura pari a 0,43 punti di  aliquota
percentuale a decorrere dal periodo di paga successivo  a  quello  in
corso al 31 dicembre 1991 fino a tutto il periodo di paga in corso al
31 dicembre 1992;  i  datori  di  lavoro  tenuti  al  versamento  del
contributo transitorio sono esonerati, per i periodi corrispondenti e
per i corrispondenti punti di aliquota  percentuale,  dal  versamento
del contributo di cui all'articolo 22 della legge 11 marzo  1988,  n.
67, per la parte a loro carico. 
  12. L'indennita' prevista dal presente articolo e'  regolata  della
normativa  che  disciplina  l'assicurazione  obbligatoria  contro  la
disoccupazione  involontaria,  in  quanto  applicabile  nonche'  alle
disposizioni di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. 
  13. Per i giornalisti l'indennita' prevista dal  presente  articolo
e' a carico dell'istituto nazionale  di  previdenza  dei  giornalisti
italiani. Le somme e i contributi di cui al comma 11 e all'articolo 4
comma 3, sono dovuti al predetto Istituto. Ad esso vanno  inviate  le
comunicazioni relative alle procedure previste dall'articolo 4, comma
10, nonche' le comunicazioni di cui all'articolo 9, comma 3. 
  14. E' abrogato l'articolo 12 della legge 5 novembre 1968, n. 1115,
e successive modificazioni. 
  15. In caso di squilibrio finanziario delle gestioni nei primi  tre
anni successivi a quello di entrata in vigore della  presente  legge,
il Ministro del tesoro, di concerto con  il  Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale, adegua i  contributo  di  cui  al  presente
articolo nella misura necessaria a ripristinare l'equilibrio di  tali
gestioni. (9) 
    
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AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 6, comma 10)
che "Il termine del 31 dicembre 1992 previsto dall'articolo 7,  commi
5, 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n.  223,  e'  prorogato  al  31
dicembre 1993, ferma restando  per  i  commi  6  e  7  l'applicazione
dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
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AGGIORNAMENTO (5) 
  Il D.L. 16 maggio 1994,  n.  299,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1994, n. 451 ha disposto (con l'art. 5,  comma  4)
che "Il termine del 31 dicembre 1992, previsto dall'articolo 7, commi
5, 6 e 7,  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  gia'  prorogato
dall'articolo 6, comma 10, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.  148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e'
ulteriormente prorogato al 31 dicembre 1994". 
  Ha  inoltre  disposto  (con  l'art.   5,   comma   15)   che   "Per
l'applicazione dell'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 9  ottobre
1993, n. 404, convertito, con modificazioni, dalla legge  4  dicembre
1993, n. 501, il termine del 1 gennaio 1991 di  cui  all'articolo  7,
comma 7, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  e'  differito  al  31
dicembre 1992". 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (6) 
  La Corte costituzionale con sentenza 6 - 12 settembre 1995, n.  423
(in G.U. 1a s.s. 20/9/1995, n. 39)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, comma 1,  e  16,
comma 1, della legge 23 luglio 1991, n.  223  (Norme  in  materia  di
cassa  integrazione,  mobilita',   trattamenti   di   disoccupazione,
attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro
ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella  parte
in cui non prevedono che i periodi di  astensione  dal  lavoro  della
lavoratrice per gravidanza o puerperio siano computabili al fine  del
raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente
prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (9) 
  Il D.L. 1 ottobre 1996,  n.  510,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, ha disposto (con l'art.  4,  comma
12) che "Ai  lavoratori  titolari  di  indennita'  di  mobilta',  con
scadenza entro il 31 dicembre  1996  e  nel  limite  massimo  di  200
unita',  da  aziende  ubicate  in  zone  interessate  da  accordi  di
programma gia' stipulati ai sensi dell'articolo 7 della legge 1 marzo
1986, n. 64, ed  operanti  alla  data  di  approvazione  dell'accordo
stesso, il trattamento di mobilita' di cui all'articolo 7 della legge
23 luglio 1991, n. 223, e'  prorogato  fino  alla  realizzazione  dei
progetti previsti dall'accordo e comunque non oltre un triennio dalla
scadenza dei termini di cui ai commi 1  e  2  dell'articolo  7  della
citata legge n. 223 del 1991". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (14) 
  La L. 13 maggio 1999, n. 133 ha disposto (con l'art. 15,  comma  1)
che "L'indennita' di mobilita' di cui all'articolo 7, comma 5,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, e' da considerarsi  non  imponibile  ai
fini dell'imposta sul reddito delle  persone  fisiche  per  la  parte
reinvestita nella costituzione di societa' cooperative". 
    
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AGGIORNAMENTO (14a) 
  La L. 17 maggio 1999, n. 144 ha disposto (con l'art. 45, comma  17,
lettera  f))  che  "In   attesa   della   riforma   degli   incentivi
all'occupazione e degli ammortizzatori sociali ai sensi del  comma  1
[...] sono prorogati per dodici  mesi,  nel  limite  massimo  di  350
unita', i trattamenti di mobilita' di cui all'articolo 7, commi  1  e
2, della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  [...],  dei  lavoratori
individuati dalle  imprese  appaltatrici  o  subappaltatrici  per  la
costruzione delle centrali elettriche del Sulcis. Il relativo  onere,
valutato in lire 11  miliardi,  e'  posto  a  carico  del  Fondo  per
l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7,  del  decreto-legge  20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (18) 
  Il D.L. 11 giugno 2002,  n.  108,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto (con l'art. 1, comma  1)
che "Per i lavoratori dipendenti da aziende, gia'  operanti  in  aree
nelle quali  siano  stati  attivati  strumenti  della  programmazione
negoziata, appaltatrici di lavori presso unita' produttive di imprese
del settore petrolifero e petrolchimico, con un  organico  di  almeno
300   lavoratori,   licenziati,   a   seguito    di    processi    di
ridimensionamento dei predetti appalti, a far data dal 29 marzo  2001
e comunque non oltre il 31 dicembre 2003 e iscritti  nelle  liste  di
mobilita', la  durata  dell'indennita'  di  mobilita',  stabilita  in
quarantotto mesi dall'articolo 7, comma  2,  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' prorogata per un massimo di  trentasei  mesi  e  nel
limite massimo di seicentotrenta unita', e, comunque,  non  oltre  il
conseguimento  del  trattamento  pensionistico  di  anzianita'  o  di
vecchiaia,  in  riferimento  ai  quali  sono  confermati,  per   tali
lavoratori, i requisiti previsti dalla disciplina vigente  alla  data
di entrata in vigore del presente decreto. La misura  dell'indennita'
di mobilita' relativa al periodo di proroga e' ridotta del venti  per
cento rispetto alla misura gia' decurtata al termine del  primo  anno
di fruizione. Per i lavoratori in questione, i requisiti di cui  agli
articoli 16, comma 1, e 7, comma 4, della citata  legge  n.  223  del
1991, si considerano acquisiti con riferimento al lavoro prestato con
passaggio  diretto  presso  le  imprese  dello  stesso   settore   di
attivita'". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 2) che "Per i  lavoratori,
gia' dipendenti da aziende operanti nel settore  tessile  ed  ubicate
nei  territori  di  cui  all'Obiettivo  1  del  regolamento  (CE)  n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999,  che,  a  far  data  dal
giugno 1996 e senza soluzione  di  continuita',  abbiano  fruito  del
trattamento   straordinario    di    integrazione    salariale    per
ristrutturazione aziendale, in base alle delibere CIPE del 18 ottobre
1994, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18 gennaio  1995,
e del 26 gennaio 1996, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 63  del
15 marzo 1996, licenziati nel periodo dal 1 giugno 2002 al 31  maggio
2003 ed iscritti nelle liste di mobilita', la durata  dell'indennita'
di mobilita', stabilita in quarantotto mesi dall'articolo 7, comma 2,
della legge 23 luglio 1991, n. 223, e' prorogata per  un  massimo  di
quarantotto mesi e  nel  limite  massimo  di  centoventi  unita',  e,
comunque, non oltre il conseguimento del trattamento pensionistico di
anzianita' o di vecchiaia, in riferimento ai quali  sono  confermati,
per tali lavoratori, i requisiti previsti  dalla  disciplina  vigente
alla data di entrata  in  vigore  del  presente  decreto.  La  misura
dell'indennita' di  mobilita'  relativa  al  periodo  di  proroga  e'
ridotta del venti per cento rispetto alla misura  gia'  decurtata  al
termine del primo anno di fruizione". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (20) 
  La L. 24 dicembre 2003, n. 350, nel modificare l'art.  1,  comma  1
del D.L. 11 giugno 2002, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla
L. 31 luglio 2002, n. 172, ha disposto  (con  l'art.  3,  comma  138,
lettera a))  che  "Per  i  lavoratori  dipendenti  da  aziende,  gia'
operanti in aree nelle quali siano  stati  attivati  strumenti  della
programmazione  negoziata,  appaltatrici  di  lavori  presso   unita'
produttive di imprese del settore petrolifero e petrolchimico, con un
organico di almeno 300 lavoratori, licenziati, a seguito di  processi
di ridimensionamento dei predetti appalti, a far data  dal  29  marzo
2001 e comunque non oltre il 31 dicembre 2004 e iscritti nelle  liste
di mobilita', la durata dell'indennita' di  mobilita',  stabilita  in
quarantotto mesi dall'articolo 7, comma  2,  della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' prorogata per un massimo di  trentasei  mesi  e  nel
limite massimo di seicentotrenta unita', e, comunque,  non  oltre  il
conseguimento  del  trattamento  pensionistico  di  anzianita'  o  di
vecchiaia,  in  riferimento  ai  quali  sono  confermati,  per   tali
lavoratori, i requisiti previsti dalla disciplina vigente  alla  data
di entrata in vigore del presente decreto. La misura  dell'indennita'
di mobilita' relativa al periodo di proroga e' ridotta del venti  per
cento rispetto alla misura gia' decurtata al termine del  primo  anno
di fruizione. Per i lavoratori in questione, i requisiti di cui  agli
articoli 16, comma 1, e 7, comma 4, della citata  legge  n.  223  del
1991, si considerano acquisiti con riferimento al lavoro prestato con
passaggio diretto o anche con interruzione  del  rapporto  di  lavoro
tramite la procedura  di  mobilita',  purche'  non  superiore  ad  un
periodo di  360  giorni,  presso  imprese  dello  stesso  settore  di
attivita' o che operano all'interno dello stesso stabilimento". 
                               Art. 8 
              Collocamento dei lavoratori in mobilita' 
 
  1. Per i lavoratori  in  mobilita'  ai  fini  del  collocamento  si
applica il diritto di precedenza  nell'assunzione  di  cui  al  sesto
comma  dell'articolo  15  della  legge  29  aprile  1949,  n.  264  e
successive modificazioni ed integrazioni. 
  2. I lavoratori in mobilita' possono essere assunti  con  contratto
di lavoro a termine di durata non superiore a dodici mesi.  La  quota
di contribuzione a carico del datore  di  lavoro  e'  pari  a  quella
prevista per gli apprendisti della legge 19 gennaio 1955,  n.  25,  e
successive  modificazioni.  Nel  caso  in  cui,  nel  corso  del  suo
svolgimento,  il  predetto  contratto  venga  trasformato   a   tempo
indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori  dodici
mesi in aggiunta a quello previsto dal comma 4. (17) ((26)) 
  3. Per i lavoratori in mobilita' si osservano, in materia di limiti
di eta', ai fini degli avviamenti di cui all'articolo 16 della  legge
28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni ed  integrazioni,
le disposizioni dell'articolo 2 della legge 22 agosto 1985,  n.  444.
Ai  fini  dei  predetti  avviamenti  le  Commissioni  regionali   per
l'impiego stabiliscono, tenendo conto anche del numero degli iscritti
nelle liste di  collocamento,  la  percentuale  degli  avviamenti  da
riservare ai lavoratori iscritti nella lista di mobilita'. 
  4. Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto ai sensi del comma
1, assuma a tempo pieno e indeterminato i lavoratori  iscritti  nella
lista di mobilita' e' concesso, per ogni mensilita'  di  retribuzione
corrisposta al lavoratore, un contributo mensile  pari  al  cinquanta
per cento della indennita' di mobilita' che sarebbe stata corrisposta
al lavoratore. Il predetto contributo non puo' essere erogato per  un
numero di mesi superiore  a  dodici,  e  per  i  lavoratori  di  eta'
superiore a cinquanta anni, per un numero  superiore  a  ventiquattro
mesi, ovvero a trentasei mesi per le  aree  di  cui  all'articolo  7,
comma 6. Il presente comma non trova applicazione per i giornalisti. 
  4-bis. Il diritto ai benefici economici di cui ai commi  precedenti
e'  escluso  con  riferimento  a  quei  lavoratori  che  siano  stati
collocati in mobilita', nei sei mesi precedenti, da parte di  impresa
dello stesso o di diverso settore di attivita' che,  al  momento  del
licenziamento,   presenta   assetti    proprietari    sostanzialmente
coincidenti con quelli dell'impresa che  assume  ovvero  risulta  con
quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.  L'impresa  che
assume dichiara, sotto la  propria  responsabilita',  all'atto  della
richiesta di avviamento, che non ricorrono le  menzionate  condizioni
ostative. 
  5. Nei confronti dei lavoratori iscritti nella lista  di  mobilita'
trova applicazione quanto previsto dall'articolo 27  della  legge  12
agosto 1977, n. 675. 
  6. Il lavoratore in mobilita' ha facolta' di svolgere attivita'  di
lavoro subordinato a  tempo  parziale,  ovvero  a  tempo  determinato
mantenendo l'iscrizione nella lista. 
  7. Per le giornate di lavoro svolte ai sensi del comma  6,  nonche'
per quelle dei periodi di prova di cui all'articolo  9,  comma  7,  i
trattamenti e le indennita' di cui agli articoli 17, 11 comma 2 e  16
sono  sospesi.  Tali  giornate  non  sono  computate  ai  fini  della
determinazione del periodo di durata dei predetti trattamenti fino al
raggiungimento di un numero di giornate  pari  a  quello  dei  giorni
complessivi di spettanza del trattamento. 
  8. I trattamenti e i benefici di cui al presente articolo rientrano
nella sfera di applicazione dell'articolo  37  della  legge  9  marzo
1989, n. 88. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (17) 
  La L. 23 dicembre 2000, n. 388 ha disposto (con l'art. 68, comma 6)
che "L'articolo 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,  si
interpreta nel senso che il beneficio contributivo ivi  previsto  non
si applica ai premi INAIL". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  La L. 23 dicembre 2009, n.191 ha disposto (con l'art. 2, comma 134)
che "In via sperimentale per l'anno 2010, la  riduzione  contributiva
prevista dall'articolo 8, comma 2, e dall'articolo 25, comma 9, della
legge 23 luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque non oltre  la  data
del 31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i  beneficiari
dell'indennita' di disoccupazione non agricola con requisiti  normali
di cui all'articolo 19,  primo  comma,  del  regio  decreto-legge  14
aprile 1939, n. 636, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6
luglio 1939, n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di  eta'.  La
durata della riduzione contributiva prevista dal citato  articolo  8,
comma 2, e dal citato articolo 25, comma 9, della legge  n.  223  del
1991 e' prolungata, per chi assume  lavoratori  in  mobilita'  o  che
beneficiano  dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola   con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,  fino  alla  data  di  maturazione   del   diritto   al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010." 
                               Art. 8
              Collocamento dei lavoratori in mobilita'

  1.  Per  i  lavoratori  in  mobilita'  ai  fini del collocamento si
applica  il  diritto  di  precedenza  nell'assunzione di cui al sesto
comma  dell'articolo  15  della  legge  29  aprile  1949,  n.  264  e
successive modificazioni ed integrazioni.
  2.  I  lavoratori in mobilita' possono essere assunti con contratto
di  lavoro  a termine di durata non superiore a dodici mesi. La quota
di  contribuzione  a  carico  del  datore  di lavoro e' pari a quella
prevista  per  gli  apprendisti della legge 19 gennaio 1955, n. 25, e
successive  modificazioni.  Nel  caso  in  cui,  nel  corso  del  suo
svolgimento,   il   predetto  contratto  venga  trasformato  a  tempo
indeterminato,  il beneficio contributivo spetta per ulteriori dodici
mesi in aggiunta a quello previsto dal comma 4. (28) ((37))
  3. Per i lavoratori in mobilita' si osservano, in materia di limiti
di  eta', ai fini degli avviamenti di cui all'articolo 16 della legge
28  febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni ed integrazioni,
le  disposizioni  dell'articolo 2 della legge 22 agosto 1985, n. 444.
Ai   fini  dei  predetti  avviamenti  le  Commissioni  regionali  per
l'impiego stabiliscono, tenendo conto anche del numero degli iscritti
nelle  liste  di  collocamento,  la  percentuale  degli avviamenti da
riservare ai lavoratori iscritti nella lista di mobilita'.
  4. Al datore di lavoro che, senza esservi tenuto ai sensi del comma
1,  assuma  a tempo pieno e indeterminato i lavoratori iscritti nella
lista  di  mobilita' e' concesso, per ogni mensilita' di retribuzione
corrisposta  al  lavoratore,  un contributo mensile pari al cinquanta
per cento della indennita' di mobilita' che sarebbe stata corrisposta
al  lavoratore. Il predetto contributo non puo' essere erogato per un
numero  di  mesi  superiore  a  dodici,  e  per  i lavoratori di eta'
superiore  a  cinquanta  anni, per un numero superiore a ventiquattro
mesi,  ovvero  a  trentasei  mesi  per le aree di cui all'articolo 7,
comma 6. Il presente comma non trova applicazione per i giornalisti.
  4-bis.  Il diritto ai benefici economici di cui ai commi precedenti
e'  escluso  con  riferimento  a  quei  lavoratori  che  siano  stati
collocati  in mobilita', nei sei mesi precedenti, da parte di impresa
dello  stesso  o  di diverso settore di attivita' che, al momento del
licenziamento,    presenta    assetti   proprietari   sostanzialmente
coincidenti  con  quelli  dell'impresa  che assume ovvero risulta con
quest'ultima  in  rapporto di collegamento o controllo. L'impresa che
assume  dichiara,  sotto  la  propria responsabilita', all'atto della
richiesta  di  avviamento, che non ricorrono le menzionate condizioni
ostative.
  5.  Nei  confronti dei lavoratori iscritti nella lista di mobilita'
trova  applicazione  quanto  previsto dall'articolo 27 della legge 12
agosto 1977, n. 675.
  6.  Il lavoratore in mobilita' ha facolta' di svolgere attivita' di
lavoro  subordinato  a  tempo  parziale,  ovvero  a tempo determinato
mantenendo l'iscrizione nella lista.
  7.  Per  le giornate di lavoro svolte ai sensi del comma 6, nonche'
per  quelle  dei  periodi  di prova di cui all'articolo 9, comma 7, i
trattamenti  e le indennita' di cui agli articoli 17, 11 comma 2 e 16
sono  sospesi.  Tali  giornate  non  sono  computate  ai  fini  della
determinazione del periodo di durata dei predetti trattamenti fino al
raggiungimento  di  un  numero  di  giornate pari a quello dei giorni
complessivi di spettanza del trattamento.
  8. I trattamenti e i benefici di cui al presente articolo rientrano
nella  sfera  di  applicazione  dell'articolo  37 della legge 9 marzo
1989, n. 88.
--------------
AGGIORNAMENTO (28)
  La  L.  23  dicembre  2000,  n. 388 ha disposto che "il comma 2 del
presente   articolo   si   interpreta  nel  senso  che  il  beneficio
contributivo ivi previsto non si applica ai premi INAIL".

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  AGGIORNAMENTO (33)
  Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con mod. con L. 14 maggio 2005,
n.  80 ha disposto che i commi 2 e 4, si applicano anche al datore di
lavoro,  in  caso  di  assunzione,  o  all'utilizzatore  in  caso  di
somministrazione,  di  lavoratori  collocati  in  mobilita'  ai sensi
dell'articolo  1, comma 155, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Ai
lavoratori  posti  in  cassa  integrazione  guadagni straordinaria ai
sensi  del  predetto  articolo  1,  comma 155, della legge n. 311 del
2004,  dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n.
249,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n.
291,  ovvero,  in  caso  di cessazione di attivita', dell'articolo 1,
comma  5,  della  citata  legge  n.  223  del  1991,  si applicano le
disposizioni  di cui all'articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre
1990, n. 407, ed all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 20 maggio
1993,  n.  148,  convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993,  n. 236. Fino al 31 dicembre 2005 e con riferimento ai predetti
lavoratori  l'applicazione  del citato art. 4, comma 3, e' effettuata
indipendentemente   dai   limiti   connessi  alla  fruizione  per  il
lavoratore  e  all'ammissione  per  l'impresa ai trattamenti di cassa
integrazione   guadagni  straordinaria  e  senza  l'applicazione  ivi
prevista  delle  riduzioni  connesse  con l'entita' dei benefici, nel
limite  di  10 milioni di euro per l'anno 2005 a carico del Fondo per
l'occupazione  di  cui  all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20
maggio  1993,  n.  148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236. Le disposizioni di cui alla presente lettera non
si  applicano con riferimento ai lavoratori che siano stati collocati
in  cassa integrazione guadagni straordinaria o siano stati collocati
in  mobilita'  nei  sei  mesi  precedenti,  da parte di impresa dello
stesso  o  di  diverso  settore  di  attivita'  che, al momento della
sospensione in cassa integrazione guadagni straordinaria o al momento
del   licenziamento,  presenti  assetti  proprietari  sostanzialmente
coincidenti  con  quelli  dell'impresa  che assume o utilizza, ovvero
risulti con quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.
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AGGIORNAMENTO (37)
  La L. 23 dicembre 2009, n.191 ha disposto (con l'art. 2, comma 134)
che  "In  via sperimentale per l'anno 2010, la riduzione contributiva
prevista dall'articolo 8, comma 2, e dall'articolo 25, comma 9, della
legge  23  luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque non oltre la data
del  31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i beneficiari
dell'indennita'  di disoccupazione non agricola con requisiti normali
di  cui  all'articolo  19,  primo  comma,  del regio decreto-legge 14
aprile  1939,  n.  636,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6
luglio  1939,  n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di eta'. La
durata  della  riduzione contributiva prevista dal citato articolo 8,
comma  2,  e  dal citato articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del
1991  e'  prolungata,  per  chi  assume lavoratori in mobilita' o che
beneficiano   dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola  con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,   fino   alla   data  di  maturazione  del  diritto  al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010."
                               Art. 9 
       (Cancellazione del lavoratore della lista di mobilita') 
1. Il lavoratore e' cancellato della lista di mobilita' e decade  dai
trattamenti e dalle indennita' di cui agli articoli 7, 11 comma  2  e
16 quanto: 
a) rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione  professionale
autorizzato dalla Regione o non lo frequenti regolarmente; 
b) non accetti l'offerta  di  un  lavoro  che  sia  professionalmente
equivalente ovvero, in mancanza di questo,  che  presenti  omogenita'
anche intercategoriale e che avendo riguardo ai contratti  collettivi
nazionali di lavoro, sia inquadrato di  in  livello  retributivo  non
inferiore del dieci per cento rispetto a  quello  delle  mansioni  di
provenienza; 
c) non accetti, in mancanza di un lavoro avente le caratteristiche di
cui alla lettera b), di  essere  impiegato  in  opere  o  servizi  di
pubblicita' utilita' ai sensi dell'articolo 6, comma 4; 
d) non abbia provveduto a dare ((comunicazione entro cinque giorni dall'assunzione)) alla competente sede dell'INPS del lavoro 
prestato ai sensi dell'articolo 8, comma 6. 
d-bis) non risponda, senza motivo giustificato, alla convocazione  da
parte degli uffici circoscrizionali o della agenzia per l'impiego  ai
fini degli adempimenti di cui alle lettere che precedono  nonche'  di
quelli previsti dal comma 5-ter dell'articolo 6 del decreto-legge  20
maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  19
luglio 1993, n. 236. 
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano quando le attivita'
lavorative o di formazione offerte al lavoratore iscritto nella lista
di mobilita' si svolgono di un luogo distante non piu'  di  cinquanta
chilometri, o comunque raggiungibile in  sessanta  minuti  con  mezzi
pubblici, dalla residenza del lavoratore. 
3. La cancellazione dalla lista di mobilita' ai sensi del comma 1  e'
dichiarata,  entro  quindici  giorni,  dal   direttore   dell'ufficio
provinciale del  lavoro  e  della  massima  occupazione.  Avverso  il
provvedimento e' ammesso ricorso, entro  trenta  giorni,  all'ufficio
regionale del lavoro e della  massima  occupazione,  che  decide  con
provvedimento definitivo entro venti giorni. 
4.  La  Commissione  regionale  per  l'impiego,  tenuto  conto  delle
caratteristiche del territorio e dei servizi  pubblici  esistenti  in
esso, puo' modificare con delibera  motivata  i  limiti  previsti  al
comma 2 relativi alla dislocazione geografica del  posto  del  lavoro
offerto. 
5. Qualora il lavoro offerto ai sensi del comma 1,  lettera  b),  sia
inquadrato   in   un   livello   retributivo   inferiore   a   quello
corrispondente  alle  mansioni  di  provenienza,  il  lavoratore  che
accetti tale offerta ha diritto, per un periodo  massimo  complessivo
di dodici mesi, alla corresponsione di un assegno integrativo mensile
di  importo  pari  alla  differenza  tra  i  corrispondenti   livelli
retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. 
6. Il lavoratore e' cancellato dalla lista di mobilita' oltre che nei
casi di cui al comma 1, quando: 
a) sia stato assunto con contratto a tempo pieno ed indeterminato; 
b) si sia avvalso della facolta' di percepire in  un'unica  soluzione
l'indennita' di mobilita'; 
c) sia scaduto il  periodo  di  godimento  dei  trattamenti  e  delle
indennita' di cui agli articoli 7, 11 comma 2, e 16. 
7. Il lavoratore assunto a tempo pieno e indeterminato che non  abbia
superato il periodo di prova, viene reiscritto  al  massimo  per  due
volte  nella  lista  di  mobilita'.  La  commissione  regionale   per
l'impiego, con il voto favorevole di tre quarti dei suoi  componenti,
puo' disporre in casi  eccezionali  la  reiscrizione  del  lavoratore
nella lista di mobilita' per una terza volta. 
8. Il lavoratore  avviato  e  giudicato  non  idoneo  alla  specifica
attivita' cui l'avviamento  si  riferisce,  a  seguito  di  eventuale
visita medica effettuata presso strutture sanitarie pubbliche,  viene
reiscritto nella lista di mobilita'. 
9. I lavoratori di cui all'articolo  7  comma  6,  nel  caso  in  cui
svolgano attivita' di lavoro subordinato od autonomo  hanno  facolta'
di cumulare l'indennita' di mobilita' nei limiti in cui sia  utile  a
garantire  la  percezione  di  un  reddito  pari  alla   retribuzione
spettante al momento della messa in mobilita', rivalutato  in  misura
corrispondente alla  variazione  dell'indice  del  costo  della  vita
calcolato dall'Istituto Nazionale di statistica (ISTAT) ai fini della
scala mobile delle retribuzioni  dei  lavoratori  dell'industria.  Ai
fini della determinazione della  retribuzione  pensionabile,  a  tali
lavoratori  e'  data  facolta'  di  far  valere,   in   luogo   della
contribuzione relativa a periodi, anche parziali, di lavoro  prestato
successivamente alla data della messa in mobilita', la  contribuzione
figurativa che per gli stessi periodi sarebbe stata accreditata. 
10. Il trattamento previsto dal presente articolo rientra nella sfera
di applicazione dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. 
Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo III
NORME IN MATERIA DI CASSA INTEGRAZIONE E TRATTAMENTI DI
DISOCCUPAZIONE PER I LAVORATORI DEL SETTORE DELL'EDILIZIA
                              Art. 10. 
(Norme in materia di integrazione  salariale  per  i  lavoratori  del
                       settore dell'edilizia) 
1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 della legge 3 febbraio 1964,
n. 77, si applicano anche nel  caso  di  eventi,  non  imputabili  al
datore di lavoro o al lavoratore, connessi al  mancato  rispetto  dei
termini previsti nei contratti di appalto  per  la  realizzazione  di
opere pubbliche di grandi  dimensioni,  alle  varianti  di  carattere
necessario apportate ai  progetti  originari  delle  predette  opere,
nonche' ai provvedimenti dell'autorita' giudiziaria emanati ai  sensi
della legge 31 maggio 1965, n. 575,  e  successive  modificazioni  ed
integrazioni. ((4)) 
2. Nei casi di sospensione di lavoro derivante dagli eventi di cui al
comma 1,  il  trattamento  ordinario  di  integrazione  salariale  e'
concesso per ciascuna  opera  per  un  periodo  complessivamente  non
superiore a tre mesi a favore dei lavoratori per i quali siano  stati
versati  o  siano  dovuti  per  il  lavoro   prestato   nel   settore
dell'edilizia, almeno sei contributi mensili  o  ventisei  contributi
settimanali nel biennio precedente alla  decorrenza  del  trattamento
medesimo. Tale trattamento e' prorogabile per periodi trimestrali per
un periodo massimo complessivamente non superiore ad un quarto  della
durata dei lavori necessari per  il  completamento  dell'opera  quale
risulta dalle clausole contrattuali. La concessione delle proroghe e'
disposta dal Ministro del  lavoro  e  della  previdenza  sociale,  su
proposta del Ministro dei lavori pubblici sentite  le  organizzazioni
sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, previo  accertamento
da parte del  CIPI  della  natura  e  della  durata  delle  cause  di
interruzione, dell'eventuale esistenza di  responsbilita'  in  ordine
agli  eventi  produttivi  delle   sospensioni   intervenute   nonche'
dell'esistenza  di  concrete  prospettive  di  ripresa.  Il  relativo
trattamento e' erogato dalla gestione di cui  all'articolo  24  della
legge 9 marzo 1989, n. 88. 
((2-bis. Con il provvedimento di cui al comma 2, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale su istanza dell'azienda, da formularsi contestualmente alle richieste di proroga, dispone, ricorrendo le condizioni di cui all'articolo 2, comma 6, il pagamento diretto da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) delle relative prestazioni, con i connessi assegni per il nucleo familiare ove spettanti)). ((4)) 
3. Il periodo nel quale e' concesso il trattamento di cui comma 2 non
concorre alla configurazione del limite massimo di cui all'articolo 1
della legge 6 agosto 1975, n. 427. 
4.  L'ente  appaltante  o  l'azienda  che  avrebbe  potuto  prevedere
l'evento di cui al comma 1 con la diligenza prevista dal primo  comma
dell'articolo 1176 del codice civile  e'  tenuto  a  rimborsare  alla
gestione di cui al comma 2 le somme da  essa  erogate  ai  sensi  del
presente articolo, con rivalutazione monetaria  ed  interessi  legali
decorrenti dalla data dell'erogazione. L'INPS  promuove  l'azione  di
recupero. 
5. Entro sessanta giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge il CIPI, integrato dal Ministero dei  lavori  pubblici
su proposta del  Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza  sociale
determina i criteri e le modalita' di attuazione di  quanto  disposto
dal presente articolo. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 6, comma  2)
che "Per "opere pubbliche di grandi dimensioni" di  cui  al  comma  1
dell'articolo 10 [...]  della  legge  23  luglio  1991,  n.  223,  si
intendono quelle opere per le quali  la  durata  dell'esecuzione  dei
lavori edili prevista e' di diciotto mesi nell'ambito di un  progetto
generale approvato  di  durata  uguale  o  superiore  a  trenta  mesi
consecutivi". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
                              Art. 11. 
(Norme in materia di  trattamento  specialedi  disoccupazione  per  i
          lavoratori licenziati da imprese edili ed affini) 
1. All'articolo 9 della legge 6 agosto 1975, n. 427, i commi  secondo
e terzo sono sostituiti dal seguente: 
"Hanno diritto al trattamento speciale i lavoratori di cui  al  primo
comma per i quali, nel biennio antecedente la data di cessazione  del
rapporto  di   lavoro,   siano   stati   versati   o   siano   dovuti
all'assicurazione obbligatoria  per  la  disoccupazione  involontaria
almeno dieci contributi mensili o quarantatre' contributi settimanali
per il lavoro prestato nel settore dell'edilizia". 
2. Nelle aree nelle quali il  CIPI,  su  proposta  del  Ministro  del
lavoro, e della previdenza sociale, accerta  la  sussistenza  di  uno
stato di grave  crisi  dell'occupazione  e  conseguente  il  previsto
completamento di impianti industriali o di opere pubbliche di  grandi
dimensioni, ai lavoratori edili che siano stati  impegnati,  in  tali
aree e nelle predette attivita', per un periodo di  lavoro  effettivo
non inferiore a diciotto mesi  e  siano  stati  licenziati  dopo  che
l'avanzamento dei lavori edili abbia superato il settanta per  cento,
il trattamento speciale di disoccupazione e'  previsto  dall'articolo
7, e per un  periodo  non  superiore  a  diciotto  mesi  elevabile  a
ventisette nelle aree di cui al testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218.  I  trattamenti  di
cui al  presente  articolo  rientrano  nella  sfera  di  applicazione
dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. (4) ((14a)) 
3. I lavoratori di cui al comma 2 non residenti nell'area in cui sono
completati i lavori hanno diritto al trattamento di cui  al  medesimo
comma se residenti  in  circoscrizioni  che  presentino  un  rapporto
superiore alla media nazionale tra  iscritti  alla  prima  classe  di
collocamento e popolazione residente in eta' da lavoro. 
4. Le imprese edili impegnate in opere o  in  lavori  finanziati,  in
tutto o in parte, dallo Stato, dalle Regioni e  degli  enti  pubblici
sono tenute  a  riservare  ai  lavoratori  titolari  del  trattamento
speciale di disoccupazione di cui ai commi  1  e  2  una  percentuale
delle assunzioni da effettuare  in  aggiunta  all'organico  aziendale
esistente  all'atto  dell'affidamento  dei  lavori,  ai  fini   dello
svolgimento di tali opere e lavori. Tale percentuale  e'  determinata
dalla Commissione regionale per l'impiego in misura non superiore  al
venticinque  per  cento  ed  e'  comprensiva   di   quella   prevista
dall'articolo 25, comma 1. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto: 
  - (con l'art. 6, comma 1) che "Sino al 31 dicembre 1995, in  deroga
a quanto previsto dall'articolo 11, comma 2, della  legge  23  luglio
1991, n. 223, il computo dei diciotto mesi di occupazione e' riferito
alla sussistenza del rapporto di lavoro"; 
  - (con l'art. 6, comma 2)  che  "Per  "opere  pubbliche  di  grandi
dimensioni" di cui [...] al comma 2 dell'articolo 11 della  legge  23
luglio 1991, n. 223, si intendono quelle opere per le quali la durata
dell'esecuzione  dei  lavori  edili  prevista  e'  di  diciotto  mesi
nell'ambito di un progetto generale  approvato  di  durata  uguale  o
superiore a trenta mesi consecutivi"; 
  - (con l'art. 11,  comma  1)  che  "Le  disposizioni  del  presente
decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (14a) 
  La L. 17 maggio 1999, n. 144 ha disposto (con l'art. 45, comma  17,
lettera  f))  che  "In   attesa   della   riforma   degli   incentivi
all'occupazione e degli ammortizzatori sociali ai sensi del  comma  1
[...] sono prorogati per dodici  mesi,  nel  limite  massimo  di  350
unita', i trattamenti di mobilita' di cui all'articolo 7, commi  1  e
2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e il trattamento  speciale  di
disoccupazione di cui all'articolo 11, comma 2, della citata legge n.
223 del 1991, dei lavoratori individuati dalle imprese appaltatrici o
subappaltatrici per la  costruzione  delle  centrali  elettriche  del
Sulcis. Il relativo onere, valutato in lire 11 miliardi, e'  posto  a
carico del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo  1,  comma  7,
del  decreto-legge  20  maggio  1993,   n.   148,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236". 
                              Art. 11. (12) (16) (26)
     (Norme in materia di trattamento speciale di disoccupazione
       per i lavoratori licenziati da imprese edili ed affini)
  1.  All'articolo  9  della  legge  6  agosto  1975, n. 427, i commi
secondo e terzo sono sostituiti dal seguente:
  "Hanno diritto al trattamento speciale i lavoratori di cui al primo
comma  per i quali, nel biennio antecedente la data di cessazione del
rapporto   di   lavoro,   siano   stati   versati   o   siano  dovuti
all'assicurazione  obbligatoria  per  la  disoccupazione involontaria
almeno dieci contributi mensili o quarantatre' contributi settimanali
per il lavoro prestato nel settore dell'edilizia".
  2.  Nelle  aree  nelle  quali il CIPI, su proposta del Ministro del
lavoro,  e  della  previdenza  sociale, accerta la sussistenza di uno
stato  di  grave  crisi  dell'occupazione  e  conseguente il previsto
completamento  di impianti industriali o di opere pubbliche di grandi
dimensioni,  ai  lavoratori  edili che siano stati impegnati, in tali
aree  e  nelle predette attivita', per un periodo di lavoro effettivo
non  inferiore  a  diciotto  mesi  e  siano stati licenziati dopo che
l'avanzamento  dei lavori edili abbia superato il settanta per cento,
il  trattamento  speciale di disoccupazione e' previsto dall'articolo
7,  e  per  un  periodo  non  superiore  a  diciotto mesi elevabile a
ventisette nelle aree di cui al testo unico approvato con decreto del
Presidente  della  Repubblica  6 marzo 1978, n. 218. I trattamenti di
cui  al  presente  articolo  rientrano  nella  sfera  di applicazione
dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. (12) (16) ((26))
  3.  I  lavoratori  di cui al comma 2 non residenti nell'area in cui
sono  completati  i  lavori  hanno  diritto  al trattamento di cui al
medesimo  comma  se  residenti  in  circoscrizioni  che presentino un
rapporto  superiore  alla  media  nazionale  tra  iscritti alla prima
classe di collocamento e popolazione residente in eta' da lavoro.
  4.  Le  imprese edili impegnate in opere o in lavori finanziati, in
tutto  o  in  parte, dallo Stato, dalle Regioni e degli enti pubblici
sono  tenute  a  riservare  ai  lavoratori  titolari  del trattamento
speciale  di  disoccupazione  di  cui  ai commi 1 e 2 una percentuale
delle  assunzioni  da  effettuare  in aggiunta all'organico aziendale
esistente   all'atto  dell'affidamento  dei  lavori,  ai  fini  dello
svolgimento  di  tali opere e lavori. Tale percentuale e' determinata
dalla  Commissione regionale per l'impiego in misura non superiore al
venticinque   per   cento   ed  e'  comprensiva  di  quella  prevista
dall'articolo 25, comma 1.
  -------------
  AGGIORNAMENTO (12)
 Il  d.l. 20 maggio 1993, n. 148 convertito con l. 19 luglio 1993, n.
236  ha  disposto  che in deroga a quanto previsto al comma suddetto,
sino al 31 dicembre 1995, il computo dei diciotto mesi di occupazione
e' riferito alla sussistenza del rapporto di lavoro.
 Lo stesso d.l. ha stabilito che per "opere pubbliche di grandi
dimensioni"  di  cui al comma suddetto, si intendono quelle opere per
le  quali  la  durata dell'esecuzione dei lavori edili prevista e' di
diciotto mesi nell'ambito di un progetto generale approvato di durata
uguale o superiore a trenta mesi consecutivi.
----------------
AGGIORNAMENTO (16)
Il d.l. 16 maggio 1994, n. 299 convertito in legge 19 luglio 1994, n.
451  ha  disposto  che " per i lavoratori di cui al presente articolo
11, comma 2, aventi i medesimi requisiti previsti al suindicato comma
3,  licenziati  successivamentealla  data  di  entrata  in vigore del
decreto  n.  299/1994  ed entro il 31 dicembre 1994 da imprese edili,
trovano applicazione le disposizioni di cui all' articolo 7, commi 5,
6  e  7,  della  presente legge n. 223/91, anche al di la' dei limiti
territoriali ivi previsti. "
------------------
AGGIORNAMENTO (26)
La  L.  17  maggio  1999,  n.  144 ha disposto che " e' prorogato per
dodici  mesi,  nel  limite  massimo  di  350  unita',  il trattamento
speciale di disoccupazione di cui al suddetto articolo".
Titolo I
NORME IN MATERIA DI INTEGRAZIONE SALARIALE E DI
ECCEDENZE DI PERSONALE
Capo IV
NORME FINALI E TRANSITORIE
                              Art. 12. 
(Estensione  del  campo  di   applicazione   della   disciplina   del
        trattamento straordinario di integrazione salariale) 
   1. A decorrere dal 1 aprile 1991, le disposizioni in materia di 
integrazione salariale straordinaria si applica anche  ai  dipendenti
delle imprese artigiane  aventi  i  requisiti  occupazionali  di  cui
all'articolo 1,  comma  1,  e  che  procedono  alla  sospensione  dei
lavoratori in conseguenza di sospensioni o contrazioni dell'attivita'
dell'impresa  che  esercita  l'influsso  gestionale  prevalente  come
definito  dal  comma  2  e  che  sia  stata  ammessa  al  trattamento
straordinario in ragione di tali sospensioni o contrazioni. 
2. Si ha influsso gestionale prevalente ai fini di cui  al  comma  1,
quando in relazione ai contratti aventi ad  oggetto  l'esecuzione  di
opere o  la  prestazione  di  servizi  o  la  produzione  di  beni  o
semilavorati  costituenti   oggetto   dell'attivita'   produttiva   o
commerciale dell'impresa  committente,  la  somma  dei  corrispettivi
risultanti  dalle  fatture  emesse  dell'impresa  destinataria  delle
commesse  nei  confronti  dell'impresa  committente,   acquirente   o
somministrata abbia superato, nel biennio precedente, secondo  quanto
emerge dall'elenco dei clienti e dei fornitori di cui all'articolo 29
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
come da ultimo sostituito dall'articolo 11 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 dicembre 1980, n. 897, il cinquanta per cento del
complessivo fatturato dell'impresa destinataria delle commesse. 
3.  Le  disposizione  in  materia  di  trattamento  straordinario  di
integrazione salariale sono estese alle imprese  esercenti  attivita'
commerciali che occupino piu' di duecento dipendenti. 
                              Art. 12.   (12)
     (Estensione del campo di applicazione della disciplina del
        trattamento straordinario di integrazione salariale)
1. A decorrere dal 1 aprile 1991,  le  disposizioni  in  materia  di
integrazione  salariale  straordinaria si applica anche ai dipendenti
delle imprese artigiane  aventi  i  requisiti  occupazionali  di  cui
all'articolo  1,  comma  1,  e  che  procedono  alla  sospensione dei
lavoratori in conseguenza di sospensioni o contrazioni dell'attivita'
dell'impresa  che  esercita  l'influsso  gestionale  prevalente  come
definito  dal  comma  2  e  che  sia  stata  ammessa  al  trattamento
straordinario in ragione di tali sospensioni o contrazioni.
2. Si ha influsso gestionale prevalente ai fini di cui  al  comma  1,
quando  in  relazione  ai contratti aventi ad oggetto l'esecuzione di
opere o  la  prestazione  di  servizi  o  la  produzione  di  beni  o
semilavorati   costituenti   oggetto   dell'attivita'   produttiva  o
commerciale dell'impresa  committente,  la  somma  dei  corrispettivi
risultanti  dalle  fatture  emesse  dell'impresa  destinataria  delle
commesse  nei  confronti  dell'impresa  committente,   acquirente   o
somministrata  abbia superato, nel biennio precedente, secondo quanto
emerge dall'elenco dei clienti e dei fornitori di cui all'articolo 29
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
come da ultimo sostituito dall'articolo 11 del decreto del Presidente
della Repubblica 30 dicembre 1980, n. 897, il cinquanta per cento del
complessivo fatturato dell'impresa destinataria delle commesse.
3.  Le  disposizione  in  materia  di  trattamento  straordinario  di
integrazione salariale sono estese alle imprese  esercenti  attivita'
commerciali che occupino piu' di duecento dipendenti. (( 12 ))
--------------
AGGIORNAMENTO (12)
 Il d.l. 20/5/1993, n. 148, convertito con l. 19/7/1993, n. 236 ha
disposto che " sino al 31 dicembre 1995 le disposizioni in materia di
trattamento straordinario di integrazione salariale di cui al comma 3
del  suddetto  articolo  sono estese alle imprese esercenti attivita'
commerciali che occupino  piu' di 50 addetti, nonche' alle agenzie di
viaggio e turismo,  compresi  gli  operatori turistici,  che occupino
piu' di 50  addetti e alle  imprese di vigilanza. Fino al 31 dicembre
1994 le disposizioni del  presente comma si applicano alle imprese di
spedizione e  di  trasporto che occupino piu' di  50 addetti. Il CIPI
approva  i relativi  programmi,  nei  limiti di spesa  di 15 miliardi
annui per ciascuno degli anni 1993, 1994 e 1995 ".
                              Art. 13. 
           (Norme in materia di contratti di solidarieta') 
1. L'ammontare del trattamento di intergrazione salariale concesso ai
sensi dell'articolo 1 del decreto legge  30  ottobre  1984,  n.  726,
convertito, con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1984,  n.  863,
non e' soggetto alla disciplina sull'importo massimo come determinato
dalla legge 13 agosto 1980, n. 427, e non subisce riduzioni a seguito
di eventuali successivi aumenti retributivi intervenuti  in  sede  di
contrattazione aziendale. 
((2. Nelle unita' produttive interessate da contratti di solidarieta' e da programmi di cassa integrazione guadagni straordinaria, le condizioni alle quali e' consentito il cumulo dei due distinti benefici sono disciplinate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentito il comitato tecnico di cui all'articolo 19 della legge 28 febbraio 1986, n. 41.)) 
3. ((COMMA ABROGATO DAL D.L. 16 MAGGIO 1994, N. 299, CONVERTITO, CON MODIFICAZIONI, DALLA L. 19 LUGLIO 1994, N. 51)). 
                              Art. 14. 
   (Norme in materia di trattamenti di integrazione dei guadagni) 
1. L'ammontare dei trattamenti di  integrazione  salariale,  compresi
quelli ordinari, qualunque sia  la  causa  di  intervento,  non  puo'
superare ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 13, comma
1, l'importo massimo determinato ai sensi della legge 13 agosto  1980
n.  427,  la  presente  disposizione  non  si  applica  nel  caso  di
trattamento  concesso   per   intemperie   stagionali   nei   settori
dell'edilizia e dell'agricoltura nonche' limitatamente al trattamento
ordinario di integrazione salariale, per primi sei mesi  di  fruzione
del trattamento medesimo. ((7)) 
2.  Le  disposizioni  in  materia   di   trattamento   ordinario   di
integrazione salariale per gli operai dell'industria, per gli  operai
agricoli e per gli operai dell'industria, per gli operai  agricoli  e
per gli operai delle aziende industriali ed  artigiane  dell'edilizia
ed affini, nonche' delle aziende esercenti l'attivita' di escavazione
di materiali lapidei sono  estese  ai  lavoratori  appartenenti  alle
categorie degli impiegati e dei quadri. 
    
----------------

    
AGGIORNAMENTO (7) 
  La L. 28 dicembre 1995, n. 549 ha disposto (con l'art. 2, comma 16)
che "Nell'articolo 14, comma 1, della legge 23 luglio 1991,  n.  223,
la  disposizione  di  cui  all'ultimo  periodo  continua  a   trovare
applicazione limitatamente al settore agricolo". 
                              Art. 15. 
(Lavoratori in cassa integrazione  e  opere  o  servizi  di  pubblica
                              utilita') 
1. Il secondo comma dell'articolo 1-bis del decreto legge  28  maggio
1981, n. 244 convertito, con modificazioni,  dalla  legge  24  luglio
1981, n. 390 come sostituito dall'articolo 8 della legge 28  febbraio
1986, n. 41,  non  si  applica  nei  casi  in  cui  l'amministrazione
pubblica interessata utilizzi i  lavoratori  per  un  numero  di  ore
ridotto proporzionalmente alla misura del trattamento di integrazione
salariale spettante al lavoratore. 
                               Art. 16 
(Indennita' di mobilita' per i lavoratori disoccupati in  conseguenza
di  licenziamento  per  riduzione  di  personale)  per  riduzione  di
                             personale) 
1.  Nel  caso  di  disoccupazione  derivante  da  licenziamento   per
riduzione di personale ai  sensi  dell'articolo  24  da  parte  delle
imprese,  diverse  da  quelle  edili,   rientranti   nel   campo   di
applicazione  della  disciplina  dell'intervento   straordinario   di
integrazione salariale il lavoratore, operaio,  impiegato  o  quadro,
qualora possa far valere una anzianita' aziendale  di  almeno  dodici
mesi, di cui  almeno  sei  di  lavoro  effettivamente  prestato,  ivi
compresi i periodi di sospensione  del  lavoro  derivanti  da  ferie,
festivita' e  infortuni,  con  un  rapporto  di  lavoro  a  carattere
continuativo o comunque non a termine, ha diritto alla indennita'  di
mobilita' ai sensi dell'articolo 7. (6) 
2. Per le finalita' del presente articolo i datori di lavoro  di  cui
al comma 1 sono tenuti: 
((a) al versamento di un contributo nella misura dello 0,30% delle retribuzioni che costituiscono imponibile contributivo)); ((23)) 
b) al versamento della somma di cui all'articolo 5, comma 4. 
3. Alla corresponsione ai giornalisti dell'indennita' di cui al comma
1  provvede  l'Istituto  nazionale  di  previdenza  dei   giornalisti
italiani, al quale sono dovuti il contributo e la  somma  di  cui  al
comma 2, lettera a) e b). 
4.  Sono  abrogati  l'articolo  8  e  il  secondo   e   terzo   comma
dell'articolo  9  della  legge  5  novembre  1968,  n.   1115.   Tali
disposizioni continuano a applicarsi in via transitoria i  lavoratori
il cui licenziamento si stato intimato prima della data di entrata in
vigore della presente legge. 
    
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AGGIORNAMENTO (6)
La Corte costituzionale con sentenza 6 - 12 settembre 1995, n.  423
(in G.U. 1a s.s. 20/9/1995, n. 39)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, comma 1,  e  16,
comma 1, della legge 23 luglio 1991, n.  223  (Norme  in  materia  di
cassa  integrazione,  mobilita',   trattamenti   di   disoccupazione,
attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro
ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella  parte
in cui non prevedono che i periodi di  astensione  dal  lavoro  della
lavoratrice per gravidanza o puerperio siano computabili al fine  del
raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente
prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'".

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AGGIORNAMENTO (23) 
  Il D.L. 25 giugno 2008,  n.  112,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, ha disposto (con l'art. 20, comma  3)
che la suddetta modifica decorre dal 1° gennaio 2009. 
                               Art. 16 (17) (35) 
(Indennita' di mobilita' per i lavoratori disoccupati in  conseguenza
di  licenziamento  per  riduzione  di  personale)  per  riduzione  di
                             personale) 
1.  Nel  caso  di  disoccupazione  derivante  da  licenziamento   per
riduzione di personale ai  sensi  dell'articolo  24  da  parte  delle
imprese,  diverse  da  quelle  edili,   rientranti   nel   campo   di
applicazione  della  disciplina  dell'intervento   straordinario   di
integrazione salariale il lavoratore, operaio,  impiegato  o  quadro,
qualora possa far valere una anzianita' aziendale  di  almeno  dodici
mesi, di cui  almeno  sei  di  lavoro  effettivamente  prestato,  ivi
compresi i periodi di sospensione  del  lavoro  derivanti  da  ferie,
festivita' e  infortuni,  con  un  rapporto  di  lavoro  a  carattere
continuativo o comunque non a termine, ha diritto alla indennita'  di
mobilita' ai sensi dell'articolo 7. (6) 
2. Per le finalita' del presente articolo i datori di lavoro  di  cui
al comma 1 sono tenuti: 
(( a) al )) versamento di un  contributo  nella  misura  dello  0,30%
delle retribuzioni che costituiscono imponibile contributivo; )) 
b) al versamento della somma di cui all'articolo 5, comma 4. 
3. Alla corresponsione ai giornalisti dell'indennita' di cui al comma
1  provvede  l'Istituto  nazionale  di  previdenza  dei   giornalisti
italiani, al quale sono dovuti il contributo e la  somma  di  cui  al
comma 2, lettera a) e b). 
4.  Sono  abrogati  l'articolo  8  e  il  secondo   e   terzo   comma
dell'articolo  9  della  legge  5  novembre  1968,  n.   1115.   Tali
disposizioni continuano a applicarsi in via transitoria i  lavoratori
il cui licenziamento si stato intimato prima della data di entrata in
vigore della presente legge. 
    
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AGGIORNAMENTO (6) 
  La Corte costituzionale con sentenza 6 - 12 settembre 1995, n.  423
(in G.U. 1a s.s. 20/9/1995, n. 39)  ha  dichiarato  "l'illegittimita'
costituzionale del combinato disposto degli artt. 7, comma 1,  e  16,
comma 1, della legge 23 luglio 1991, n.  223  (Norme  in  materia  di
cassa  integrazione,  mobilita',   trattamenti   di   disoccupazione,
attuazione di direttive della Comunita' europea, avviamento al lavoro
ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), nella  parte
in cui non prevedono che i periodi di  astensione  dal  lavoro  della
lavoratrice per gravidanza o puerperio siano computabili al fine  del
raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente
prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'". 
                              Art. 17. 
       (Rintegrazione dei lavoratori e procedure di mobilita') 
1. Qualora i lavoratori il cui rapporto sia risolto  ai  sensi  degli
articoli 4, comma 9, e 24 vengano reintegrati a  norma  dell'articolo
18 della legge 20 maggio 1970, n. 300,  e  successive  modificazioni,
l'impresa,  sempre  nel  rispetto  dei  criteri  di  scelta  di   cui
all'articolo 5, comma 1, puo' procedere alla risoluzione del rapporto
di lavoro di un numero di lavoratori pari  a  quello  dei  lavoratori
reintegrati senza dover esperire una nuova procedura, dandone  previa
comunicazione alle rappresentanze sindacali aziendali. 
                               Art. 18 
            (Norme in materia di contributi associativi) 
1. Il diritto di  avvalersi  del  sistema  delle  trattenute  per  il
versamento dei contibuti associativi, previsto dall'articolo 2  della
legge  27  dicembre  1973,  n.  852,   e'   esteso   ai   beneficiari
dell'indennita'  di  mobilita',  dei  trattamenti  di  disoccupazione
ordinari e speciali e dei  trattamenti  ordinari  e  straordinari  di
integrazione salariale nel caso di pagamento diretto di questi ultimi
da parte dell'Inps. 
2. Il secondo comma dell'articolo 26 della legge 20 maggio  1970,  n.
300, e' sostituito dal seguente: 
"Le associazioni sindacali dei lavoratori hanno diritto di percepire,
tramite ritenuta sul salario nonche' sulle  prestazioni  erogate  per
conto  degli  enti  previdenziali,  i  contributi  sindacali  che   i
lavoratori  intendono  loro  versare,  con  modalita'  stabilite  dai
contratti collettivi di lavoro, che garantiscono  la  segretezza  del
versamento  effettuato  dal  lavoratore   a   ciascuna   associazione
sindacale". 
Nei  casi  di  pagamento  diretto  dei  trattamenti  di  integrazione
salariale, il  datore  di  lavoro  e'  tenuto  a  dare  comunicazione
all'INPS dell'avvenuto rilascio della  delega  secondo  le  modalita'
previste dalla legge, a conservare tale delega ai fini  di  eventuali
verifiche ed a fornite  ogni  altro  elemento  che  dovesse  rendersi
necessario per l'effettuazione del servizio. 
                              Art. 19. 
     (Lavoro a tempo parziale e anticipazione del pensionamento) 
1.  Nel  caso  di   imprese   beneficiarie   da   ventiquattro   mesi
dell'intervento straordinario di integrazione  salariale,  quando  il
contratto  collettivo  aziendale  stipulato  con  i   sindacati   dei
lavoratori aderenti alle confederazioni maggiormente  rappresentative
sul piano nazionale preveda il ricorso al lavoro a tempo parziale, al
fine di evitare, in tutto o in parte,  la  riduzione  del  personale,
ovvero al fine di consentire  l'assunzione  di  nuovo  personale,  ai
lavoratori dipendenti da tali imprese, che abbiano una eta' inferiore
di non piu' di sessanta  mesi  rispetto  a  quella  prevista  per  la
pensione di vecchiaia e una anzianita' contributiva non  inferiore  a
quindici anni, qualora essi convengano con il datore  di  lavoro,  ai
sensi di tale contratto collettivo, il passaggio  al  tempo  parziale
per  un  orario  non  inferiore  a  diciotto   ore   settimanali   e'
riconosciuto a domanda, previa autorizzazione dell'Ufficio  regionale
del lavoro e della  massima  occupazione,  con  decorrenza  del  mese
successivo a quello della sua presentazione, il diritto alla pensione
di vecchiaia. ((4)) 
2. L'impresa che si avvale della facolta'  di  ricorso  al  lavoro  a
tempo parziale di cui al comma 1 deve dare comunicazione  all'INPS  e
all'Ispettorato del lavoro della stipulazione dei contratti  e  della
loro cessazione. 
3. Agli effetti del cumulo del trattamento  di  pensione  di  cui  al
comma 1 con la retribuzione, si  applicano  le  norme  relative  alla
pensione di anzianita' di cui all'articolo 22 della legge  30  aprile
1969, n. 153, con eccezione della retribuzione percepita  durante  il
periodo di anticipazione del trattamento di pensione, per il rapporto
di lavoro trasformato in rapporto a tempo parziale. In  tal  caso  la
pensione e' cumulabile entro  i  limiti  della  mancata  retribuzione
corrispondente  alle  ore  prestate   in   meno   a   seguito   della
trasformazione del rapporto. 
4. In caso di risoluzione del rapporto di lavoro  a  tempo  parziale,
ovvero del ripristino nell'ambito della stessa impresa  del  rapporto
di lavoro  a  tempo  pieno,  gli  interessati  sono  tenuti  a  darne
immediata comunicazione all'INPS, ai fini  della  conseguente  revoca
del trattamento pensionistico, con decorrenza del mese  successivo  a
quello  in  cui  si  e'  verificata  la  predetta  risoluzione  o  il
ripristino del rapporto originario. 
5. Per i lavoratori che, sul  presupposto  del  contratto  collettivo
previsto dal comma 1, abbiano convenuto con il datore  di  lavoro  il
passaggio a tempo parziale per un  orario  inferiore  alla  meta'  di
quello praticato in azienda, la retribuzione da assumere  quale  base
di  calcolo  per  la  determinazione  della  pensione  e',  ove  piu'
favorevole, quella dei  periodi  antecedendi  la  trasformazione  del
rapporto da tempo pieno a tempo parziale. La medesima disposizione si
applica ai lavoratori che, pur trovando nelle condizioni previste dal
comma  1,  non  abbiano  presentato  domanda  per   la   liquidazione
anticipata della pensione di vecchiaia. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 5, comma  9)
che "Fino al 31 dicembre 1995, il requisito di ventiquattro  mesi  di
cui all'articolo 19, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223,  e'
ridotto a dodici mesi". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
                              Art. 20. 
       (Contratti di reinserimento dei lavoratori disoccupati) 
1. I lavoratori che fruiscono da almeno dodici mesi  del  trattamento
speciale  di  disocuppazione,   ((...)),   possono   essere   assunti
nominativamente mediante chiamata dalle liste di cui all'articolo  8,
comma 9, della legge 29 dicembre  1990,  n.  407,  con  contratto  di
reinserimento dai datori di lavoro, che al momento dell'instaurazione
del rapporto di lavoro,  non  abbiano  nell'azienda  sospensioni  dal
lavoro in atto ai sensi dell'articolo 2 della legge 12  agosto  1977,
n. 675, ovvero non abbiano proceduto a  riduzione  di  personale  nei
dodici mesi precedenti, salvo che l'assunzione non avvenga ai fini di
acquisire professionalita'  sostanzialmente  diverse  da  quelle  dei
lavoratori interessati  alle  predette  riduzioni  o  sospensioni  di
personale. ((4)) 
2. Ai lavoratori assunti con contratto di  reinserimento  di  cui  al
comma  1,  si  applica,  sulle  correnti  aliquote   dei   contributi
previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di  lavoro  e  ferma
restando la  contribuzione  a  carico  del  lavoratore  nelle  misure
previste per la  generalita'  dei  lavoratori,  una  riduzione  nella
misura del settantacinque per cento i primi dodici mesi  nell'ipotesi
di effettiva disoccupazione del lavoratore per un periodo inferiore a
due anni, per i primi ventiquattro  mesi  nell'ipotesi  di  effettiva
disocupazione del lavoratore per un periodo superiore a  due  anni  e
inferiore a tre anni, per i primi 36 mesi nell'ipotesi  di  effettiva
disoccupazione del lavoratore per un periodo superiore a tre anni. 
3.  Il  datore  di  lavoro  ha  facolta'  di  optare  per   l'esonero
dall'obbligo del versamento delle quote di  contribuzione  a  priprio
carico nei limiti del cinquata per cento della misura di cui al comma
2 per un periodo pari al doppio di quello di effettiva disoccupazione
e non superiore, in ogni caso, a settantadue mesi. 
4. I lavoratori assunti con contratto di reinserimento  sono  esclusi
dal computo  dei  limiti  numerici  previsti  da  leggi  e  contratti
collettivi per l'applicazione di particolari normative ed istituti. 
5. Il contratto di lavoro di reinserimento deve essere stipulato  per
iscritto. Copia del contratto deve essere inviata entro trenta giorni
al  competente  Ispettorato  provinciale  del  lavoro  ed  alla  sede
provinciale dell'INPS. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 11, comma 1)
che "Le disposizioni  del  presente  decreto  hanno  effetto  dall'11
maggio 1993". 
                              Art. 21. 
(Norme in materia di trattamenti per  i  lavoratori  appartenenti  al
                      settore dell'agricoltura) 
1.  Gli  impiegati  ed  operai  agricoli  con   contratto   a   tempo
indeterminato hanno diritto al trattamento di integrazione  salariale
di cui all'articolo 8 della legge 8 agosto 1972, n.  457,  anche  nei
casi  di  sospensioni  operate  per  esigenze  di   riconversione   e
ristrutturazione  aziendale  da  imprese  che  occupino  almeno   sei
lavoratori con contratto a tempo indeterminato ovvero che ne occupino
quattro con contratto a tempo indeterminato, e  nell'anno  precedente
abbiano impiegato manodopera agricola per un numero di  giornate  non
inferiore  a  milleottanta.  Le  predette  esigenze   devono   essere
previamente accertate dal Ministro  del  lavoro  e  della  previdenza
sociale  su  proposta  del  comitato  amministratore  della  gestione
prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti di  cui  all'articolo
25 della legge 9 marzo 1989, n. 88. 
2. I lavoratori con  contratto  a  tempo  indeterminato  che  vengano
licenziati  durante  il  periodo  di  godimento  del  trattamento  di
integrazione salariale corrisposto ai sensi del comma 1 hanno diritto
al trattamento ordinario di disoccupazione nella misura del  quaranta
per cento della retribuzione. 
3.  Il  trattamento  concesso  ai  sensi  del  comma  1  puo'  essere
corrisposto per una durata massima di novanta giorni. Le imprese  che
si avvalgono di tale trattamento sono tenute a versare alla  gestione
di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88,  in  aggiunta
al contributo di cui all'articolo 19 della legge 8  agosto  1972,  n.
457,   un   contributo   nella   misura   del   quattro   per   cento
dell'integrazione salariale corrisposta ai propri dipendenti ai sensi
del comma 1. 
4. Agli impiegati ed operai agricoli con contratto di lavoro a  tempo
indeterminato dipendenti da imprese site in comuni dichiarati colpiti
da  eccezionali  calamita'  o  avversita'   atmosferiche   ai   sensi
dell'articolo 4 della legge 15 ottobre  1981,  n.  590,  puo'  essere
concesso il trattamento di cui all'articolo 8 della  legge  8  agosto
1972, n. 457, per un periodo non superiore a novanta giorni. 
5. Il trattamento di integrazione salariale di cui ai  commi  1  e  4
puo' essere erogato, anche in mancanza dei requisiti di cui al  terzo
comma  dell'articolo  8  della  legge  8  agosto  1972,  n.  457,  ai
lavoratori che sono alle dipendenze dell'impresa da piu' di un  anno.
I periodi di corresponsione del predetto trattamento  non  concorrono
alla configurazione del limite massimo di durata previsto  dal  primo
comma  dell'articolo  8  della  legge  8  agosto  1972,  n.  457,   e
costituiscono periodi lavorativi ai fini  del  requisito  di  cui  al
terzo comma dell'articolo 8 della legge medesima. 
((6. Ai lavoratori agricoli a tempo determinato che siano stati per almeno cinque giornate, come risultanti dalle iscrizioni degli elenchi anagrafici, alle dipendenze di imprese agricole di cui all'articolo 2135 del codice civile, ricadenti nelle zone delimitate ai sensi dell'articolo 1, comma 1079, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e che abbiano beneficiato degli interventi di cui all'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, e' riconosciuto, ai fini previdenziali e assistenziali, in aggiunta alle giornate di lavoro prestate, un numero di giornate necessarie al raggiungimento di quelle lavorative effettivamente svolte alle dipendenze dei medesimi datori di lavoro nell'anno precedente a quello di fruizione dei benefici di cui al citato articolo 1 del decreto legislativo n. 102 del 2004. Lo stesso beneficio si applica ai piccoli coloni e compartecipanti familiari delle aziende che abbiano beneficiato degli interventi di cui all'articolo 1, comma 3, del citato decreto legislativo n. 102 del 2004)). 
Lo stesso diritto alle prestazioni previdenziali ed assistenziali  e'
esteso a favore dei piccoli coloni e compartecipanti familiari  delle
aziende colpite dalle predette avversita'. 
7. I benefici di cui ai  commi  4  e  6  si  applicano  a  decorrenza
dell'anno 1991. 
8. Per i trattamenti di cui ai commi 4, 5 e 6,  ivi  compresi  quelli
relativi  alla  mancata  copertura  assicurativa,  si  applicano   le
disposizioni dell'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88. 
                              Art. 22. 
                      (Disciplina transitoria) 
 
  1.  I  provvedimenti   di   prima   concessione   del   trattamento
straordinario  di  integrazione  salariale  richiesti   con   domande
presentate anteriormente alla data di  pubblicazione  della  presente
legge, sono assunti secondo la previgente normativa ed il trattamento
puo' essere concesso per un periodo la cui  scadenza  non  superi  il
centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente
legge. 
  2. I provvedimenti relativi alle domande di proroga di trattamento,
che scada prima della data di entrata in vigore della presente  legge
o che sia in corso  alla  data  medesima,  sono  assunti  secondo  la
previgente normativa nei limiti temporali  determinati  dal  CIPI  in
sede di accertamento delle cause di intervento, o per un  periodo  la
cui scadenza non  superi  i  sei  mesi  dalla  data  del  decreto  di
concessione dei trattamenti concessi ai  sensi  dell'articolo  2  del
decreto-legge 21 febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 aprile 1985, n.  143  e  successive  modificazioni,  e
dell'articolo 2 della legge 27 luglio  1979,  n.  301,  e  successive
modificazioni. (3) (4) 
  3. L'articolo 1, comma 1, e l'articolo 2, comma 6, non si applicano
ai trattamenti di  integrazione  salariale  concessi  precedentemente
alla data di entrata in vigore della presente legge nonche' in vigore
della presente legge nonche' per quelli concessi ai sensi dei commi 1
e 2 del presente articolo. 
  4. L'articolo 1,  commi  4  e  5,  si  applica  ai  trattamenti  di
integrazione  salariale  concessi  dopo  l'entrata  in  vigore  della
presente legge, fatta eccezione per quelli concessi ai sensi di commi
1 e 2  del  presente  articolo,  e  con  riferimento  ai  periodi  di
integrazione, salariale successivi alla data stessa. L'articolo 14 si
applica ai trattamenti di integrazione salariale  ordinaria  concessi
in base a domanda presentata dopo la data di entrata in vigore  della
presente legge. 
  5. Ai fini  dell'applicazione  dell'articolo  1,  comma  9,  devono
essere computati i periodi di trattamento di  integrazione  salariale
anteriori alla  data  di  entrata  in  vigore  della  presente  legge
limitatamente a quelli compresi nei trecentosessantacinque  anteriori
alla data stessa. 
  6.  Continuano  a  beneficiare  del  trattamento  di   integrazione
salariale, fino a centottanta giorni successivi alla data di  entrata
in  vigore  della  presente  legge,  i   lavoratori   che   risultino
beneficiarne alla data di entrata in vigore della presente  legge  in
quanto dipendenti dalle societa' non operative costituite dalla  GEPI
sulla base della normativa vigente, ed aventi oggetto  la  promozione
di iniziative idonee a consentirne il reimpiego, ovvero che risultino
beneficiareai sensi delle seguenti leggi articolo 1 del decreto-legge
10 giugno 1977, n. 291, convertito, con modificazioni, dalla legge  8
agosto 1977, n.  501,  e  succesive  modificazioni;  articolo  5  del
decreto-legge 9 dicembre 1981, n. 721, convertito, con modificazioni,
dalla legge 5  febbraio  1982,  n.  25;  articolo  6,  comma  6,  del
decreto-legge   30   dicembre   1987,   n.   536,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48. Tale  periodo  e'
elevato ad un anno per le imprese ubicate nei  territori  di  cui  al
testo unico approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  6
marzo 1978, n. 218. Durante questo periodo le imprese,  previo  esame
congiunto con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, da esaurire
non prima  di  trenta  giorni,  collocano  in  mobilita'  i  predetti
lavoratori dando le comunicazioni previste dall'articolo 4, comma  9;
in questo caso le imprese non sono tenute al  pagamento  della  somma
prevista  dall'articolo  5,  comma  4.  I  lavoratori  collocati   in
mobilita' ai sensi del presente comma  sono  iscritti  ai  sensi  del
presente comma sono  iscritti  nella  lista  di  mobilita'  ed  hanno
diritto all'indennita' di mobilita' di cui all'articolo  7.  Ad  essi
non si applica quanto previsto dall'articolo 7, comma  5.  In  questo
caso  la  somma  e'  aumentata  in  misura  pari  al  trattamento  di
integrazione salariale non ancora goduto. 
  7. I lavoratori che, alla data di entrata in vigore della  presente
legge, hanno titolo al trattamento speciale di disoccupazione di  cui
alla legge 5 novembre 1968, n. 1115, e che  si  trovano  in  aree  di
crisi economica settoriale o locale, ai sensi dell'articolo  4  della
legge 8 agosto 1972, n. 464, o che sono stati licenziati  da  imprese
per le quali e' gia' intervenuto l'accertamento  da  parte  del  CIPI
della situazione di crisi aziendale ovvero che sono stati  licenziati
nelle aree del Mezzogiorno  di  cui  al  testo  unico  approvato  con
decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, cessano
di beneficiare di tale trattamento e sono  iscritti  nelle  liste  di
mobilita', con il diritto alla indennita' di mobilita'  nella  misura
iniziale pari al  trattamento  speciale  di  disoccupazione  da  essi
precedentemente percepito, per un  periodo  pari  a  quello  previsto
nell'articolo  7,  ridotto  del  numero  dei  giorni,  comunque   non
superiore  a  centottanta,  per  i  quali  e'  stato   percepito   il
trattamento speciale di disoccupazione. (5) ((9)) 
  8. I lavoratori che, alla data di entrata in vigore della  presente
legge, hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione di cui
all'articolo 12 della legge 6  agosto  1975,  n.  427,  continuano  a
beneficiarne, per un periodo pari a quello previsto dall'articolo 11,
comma 2, ridotto del numero  di  giorni,  comunque  non  superiore  a
centottanta, per i quali il trattamento speciale di disoccupazione e'
stato percepito. Essi  sono  iscritti  nelle  liste  di  mobilita'  e
possono  beneficiare,  ricorrendone  i  presupposti,   delle   misure
previste dall'articolo 7, commi 5 e 6. (4) (5) ((9)) 
  9. Sono abrogati: il terzo comma dell'articolo  12  della  legge  6
agosto 1975, n. 427; il primo comma dell'articolo  4  della  legge  8
agosto 1972, n. 464; l'articolo  4-ter  del  decreto-legge  30  marzo
1978, n. 80, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  26  maggio
1978, n. 215. 
  10. Per i lavoratori sospesi dal lavoro che, alla data  di  entrata
in vigore della presente legge, abbiano  esercitato  la  facolta'  di
chiedere  l'iscrizione  nella  lista  di   collocamento,   ai   sensi
dell'articolo 4, comma 5, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, 
    
-------------


AGGIORNAMENTO (3)
Il D.L. 29 settembre 1992, n. 393, convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 26 novembre 1992, n. 460, ha disposto (con l'art.  2,  comma
1) che "I provvedimenti assunti sulla base delle disposizioni di  cui
all'articolo 22, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223,  per  i
trattamenti concessi ai sensi dell'articolo 2  del  decreto-legge  21
febbraio 1985, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla  legge  22
aprile 1985, n.  143,  e  successive  modificazioni,  nonche'  per  i
trattamenti di integrazione salariale straordinaria di cui al comma 6
del richiamato articolo 22, possono  essere  ulteriormente  prorogati
per un periodo non superiore a  sei  mesi,  con  pari  riduzione  del
periodo iniziale di mobilita' per i lavoratori interessati".

-------------


AGGIORNAMENTO (4)
Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto:
- (con l'art. 6, comma 6) che "L'articolo 22, comma 8, della  legge
23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel senso che  le  disposizioni
ivi contenute si applicano ai lavoratori che, alla data di entrata in
vigore della predetta legge, fruiscano delle proroghe del trattamento
speciale di disoccupazione di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 427";
- (con l'art. 6, comma 9) che "I provvedimenti assunti  sulla  base
delle disposizioni di cui all'articolo 22, comma 2,  della  legge  23
luglio  1991,  n.  223,  per  i   trattamenti   concessi   ai   sensi
dell'articolo  2  del  decreto-legge  21  febbraio   1985,   n.   23,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 1985, n. 143,  e
successive modificazioni, nonche' per i trattamenti  di  integrazione
salariale straordinaria di cui al comma 6 del richiamato articolo 22,
possono essere ulteriormente prorogati per un periodo  non  superiore
rispettivamente a dodici e a  sei  mesi,  con  pari  riduzione  della
durata del  trattamento  economico  di  mobilita'  per  i  lavoratori
interessati e ferma restando l'iscrizione degli stessi nella lista di
mobilita' anche per il periodo  per  il  quale  non  percepiscono  la
relativa indennita'";
- (con l'art. 11,  comma  1)  che  "Le  disposizioni  del  presente
decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993".

-------------


AGGIORNAMENTO (5)
Il D.L. 16 maggio 1994,  n.  299,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1994, n. 451, ha disposto (con l'art. 5, comma 17)
che "Per i lavoratori di cui all'articolo 22,  commi  7  e  8,  della
legge 23 luglio 1991, n. 223, il periodo di  fruizione  dei  relativi
trattamenti, in scadenza alla data del 30 giugno 1994,  e'  prorogato
di ulteriori quattro mesi, previa domanda, da inoltrarsi alle sezioni
circoscrizionali per l'impiego competenti per territorio da parte dei
soggetti interessati, corredata da dichiarazione resa ai sensi  della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante la persistenza dello stato di
disoccupazione".

-------------


    
AGGIORNAMENTO (9) 
  Il D.L. 01 ottobre 1996, n.  510,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 28 novembre 1996, n. 608, nel modificare l'art. 5, comma  17
del D.L. 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla
L. 19 luglio 1994, n. 451,  ha  disposto  (con  l'art.  4,  comma  1,
lettera b)) che "Per i lavoratori di cui all'articolo 22, commi  7  e
8, della legge 23 luglio 1991, n. 223, il periodo  di  fruizione  dei
relativi trattamenti, in scadenza entro  l'anno  1994,  e'  prorogato
fino al 31 dicembre 1994, previa domanda, da inoltrarsi alle  sezioni
circoscrizionali per l'impiego competenti per territorio da parte dei
soggetti interessati, corredata da dichiarazione resa ai sensi  della
legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante la persistenza dello stato di
disoccupazione". 
                              Art. 23. 
            (Reimpiego presso GEPI S.p.A. e INSAR S.p.A.) 
1. Restano fermi, nei confronti dei lavoratori  di  cui  all'articolo
22, comma 6, i compiti  di  reimpiego  svolti  dalla  GEPI  S.p.A.  e
dall'INSAR S.p.A. in base alle vegenti leggi. 
2. Per ciascun lavoratore di cui all'articolo 22,  comma  6,  assunto
con  contratto  di  lavoro  a  tempo  indeterminato  nell'ambito   di
iniziative produttive che la GEPI S.p.A. e l'INSAR S.p.A.  realizzino
o  concorrano  a  realizzare,  ovvero  sviluppino  o   concorrano   a
sviluppare successivamente alla  data  di  entrata  in  vigore  della
presente legge, le  predette  societa'  subentrano  nel  diritto  del
lavoratore al trattamento nella misura pari al  cinquanta  per  cento
del residuo trattamento che sarebbe spettato, ai sensi della presente
legge, al lavoratore assunto. Tale  importo  viene  corrisposto  alle
predette societa' quando  il  lavoratore  stesso  abbia  superato  il
periodo di prova. 
3. Qualora l'occupazione dei lavoratori di cui all'articolo 22, comma
6,  venga  promossa  presso  datori  di  lavoro  non  soggetti   alla
disciplina sui  licenziamenti  individuali,  l'importo  previsto  dal
comma 2 del  presente  articolo  viene  corrisposto  al  termine  del
periodo per il quale il lavoratore assunto avrebbe potuto  continuare
a godere dell'indennita' di  mobilita'  e  sempre  che  nello  stesso
periodo il  lavoratore  non  sia  stato  reiscritto  nella  lista  di
mobilita' in applicazione dell'articolo 9, comma 7. 
4. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di
concerto con il Ministro del tesoro, sono determinate le modalita'  e
le condizioni per la corresponsione degli importi di cui ai commi 2 e
3. Tali importo sono utilizzati  dalla  GEPI  S.p.A.  e  dalla  INSAR
S.p.A. per il finanziamento delle iniziative di reimpiego di  cui  al
comma 1, ivi comprese le convenzioni con soggetti pubblici o  privati
dirette a favorire  lo  sviluppo  di  nuova  occupzione,  nonche'  il
rempiego o la modalita'  dei  lavoratori  di  imprese  interessate  a
processi di crisi industriale. 
                               Art. 24 
             Norme in materia di riduzione del personale 
 
  1. Le disposizioni di cui all'articolo 4, commi da 2 a 12, e 15-bis
e all'articolo 5, commi da 1 a  5,  si  applicano  alle  imprese  che
occupino piu' di quindici dipendenti e che,  in  conseguenza  di  una
riduzione o  trasformazione  di  attivita'  o  di  lavoro,  intendano
effettuare  almeno  cinque  licenziamenti,  nell'arco  di  centoventi
giorni, in ciascuna unita' produttiva, o in  piu'  unita'  produttive
nell'ambito del territorio di una stessa provincia. Tali disposizioni
si applicanoper tutti i licenziamenti che, nello stesso arco di tempo
e nello stesso ambito, siano  comunque  riconducibili  alla  medesima
riduzione o trasformazione. (4) 
  ((1-bis. Le disposizioni di cui all'articolo 4, commi 2, 3, con esclusione dell'ultimo periodo, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 11, 12, 14, 15 e 15-bis, e all'articolo 5, commi 1, 2 e 3, si applicano ai privati datori di lavoro non imprenditori alle medesime condizioni di cui al comma 1. I lavoratori licenziati vengono iscritti nella lista di cui all'articolo 6, comma 1, senza diritto all'indennita' di cui all'articolo 7. Ai lavoratori licenziati ai sensi del presente comma non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9. 1-ter. La disposizione di cui all'articolo 5, comma 3, ultimo periodo, non si applica al recesso intimato da datori di lavoro non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attivita' di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto. 1-quater. Nei casi previsti dall'articolo 5, comma 3, al recesso intimato da datori di lavoro non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attivita' di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto, si applicano le disposizioni di cui alla legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni.)) 
  ((2. Le disposizioni richiamate nei commi 1 e 1-bis si applicano anche quando le imprese o i privati datori di lavoro non imprenditori, di cui ai medesimi commi, intendano cessare l'attivita'.)) 
  3. Quanto previsto all'articolo 4, commi 3, ultimo periodo, e 10, e
all'articolo 5, commi 4 e 5, si applica  solo  alle  imprese  di  cui
all'articolo 16, comma 1. Il  contributo  previsto  dall'articolo  5,
comma 4, e' dovuto dalle imprese di cui  all'articolo  16,  comma  1,
nella misura di nove  volte  il  trattamento  iniziale  di  mobilita'
spettante al lavoratore ed e' ridotto a tre volte nei casi di accordo
sindacale . (4) 
  4. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano nei
casi di scadenza dei rapporti di lavoro a  termine,  di  fine  lavoro
nelle  costruzioni  edili  e  nei  casi  di  attivita'  stagionali  o
saltuarie. 
  5.  La  materia  dei  licenziamenti  collettivi  per  riduzione  di
personale di cui al primo  comma  dell'articolo  11  della  legge  15
luglio 1966, n. 604, come modificato dall'articolo 6 della  legge  11
maggio 1990, n. 108 e' disciplinata dal presente articolo. 
  6. Il presente articolo non si applica  ai  licenziamenti  intimati
prima della data di entrata in vigore della presente legge. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (4) 
  Il D.L. 20 maggio 1993,  n.  148,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, ha disposto (con l'art. 8, comma  4)
che "La disposizione di cui all'articolo 24, comma 1, ultimo periodo,
della legge 23 luglio 1991, n. 223, si interpreta nel  senso  che  la
facolta' di collocare in mobilita' i lavoratori di  cui  all'articolo
4, comma 9, della medesima legge deve essere esercitata per  tutti  i
lavoratori oggetto della  procedura  di  mobilita'  entro  centoventi
giorni dalla conclusione  della  procedura  medesima,  salvo  diversa
indicazione nell'accordo sindacale di cui  al  medesimo  articolo  4,
comma 9". 
  Ha inoltre disposto (con l'art. 11, comma 1) che  "Le  disposizioni
del presente decreto hanno effetto dall'11 maggio 1993". 
TITOLO II
DISPOSIZIONI VARIE IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO
Capo I
Riforma delle procedure di avviamento
                              Art. 25. 
           Riforma delle procedure di avviamento al lavoro 
 
  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  6. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
  8. Le Commissioni regionali per l'impiego emanano disposizioni alle
Commissioni circoscrizionali  dirette  ed  agevolare  gli  avviamenti
delle lavoratrici in rapporto all'iscrizione alle liste di  mobilita'
e agli indici di disoccupazione nel territorio. 
  9. Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilita' assunto
a tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del  datore
di lavoro, e' per i primi diciotto  mesi,  quella  prevista  per  gli
apprendisti  dalla  legge  19  gennaio  1955,  n.  25,  e  successive
modificazioni. ((26)) 
  10. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro del tesoro, e' determinata annualmente la
quota del Fondo di rotazione, di cui all'articolo 25 della  legge  21
dicembre 1978, n. 845, da  finalizzare  al  finanziamento  di  azioni
formative riservate ai lavoratori appartenenti  alle  comma  5.  Tale
quota e' ripartita tra  le  Regioni  in  proporzione  al  numero  dei
lavoratori appartenenti alle predette categorie, presenti in ciascuna
Regione. 
  11. Il  lavoratore  che  abbia  rifiutato  una  proposta  formativa
offertagli dalle sezioni circoscrizionali secondo le modalita' deter-
minate dalla Commissione  regionale  per  l'impiego,  perde,  per  un
periodo di dodici mesi, l'iscrizione nelle liste di mobilita', di cui
all'articolo 6, comma 1. 
  12. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297. 
    
-------------

    
AGGIORNAMENTO (26) 
  La L. 23 dicembre 2009, n. 191 ha disposto  (con  l'art.  2,  comma
134)  che  "In  via  sperimentale  per  l'anno  2010,  la   riduzione
contributiva prevista dall'articolo 8, comma 2, e  dall'articolo  25,
comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque  non
oltre la data del 31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che  assumono
i beneficiari dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola  con
requisiti normali di cui all'articolo  19,  primo  comma,  del  regio
decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni
di eta'. La durata della riduzione contributiva prevista  dal  citato
articolo 8, comma 2, e dal citato articolo 25, comma 9,  della  legge
n. 223 del 1991 e' prolungata, per chi assume lavoratori in mobilita'
o che beneficiano dell'indennita' di disoccupazione non agricola  con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,  fino  alla  data  di  maturazione   del   diritto   al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010." 
                              Art. 25.
           Riforma delle procedure di avviamento al lavoro

  1. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  2. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  3. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  4. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  5. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  6. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  7. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297
  8. Le Commissioni regionali per l'impiego emanano disposizioni alle
Commissioni  circoscrizionali  dirette  ed  agevolare  gli avviamenti
delle  lavoratrici in rapporto all'iscrizione alle liste di mobilita'
e agli indici di disoccupazione nel territorio.
  9. Per ciascun lavoratore iscritto nella lista di mobilita' assunto
a  tempo indeterminato, la quota di contribuzione a carico del datore
di  lavoro,  e'  per  i  primi diciotto mesi, quella prevista per gli
apprendisti  dalla  legge  19  gennaio  1955,  n.  25,  e  successive
modificazioni. (16) ((37))
  10. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro del tesoro, e' determinata annualmente la
quota  del  Fondo di rotazione, di cui all'articolo 25 della legge 21
dicembre  1978,  n.  845,  da  finalizzare al finanziamento di azioni
formative  riservate  ai  lavoratori  appartenenti alle comma 5. Tale
quota  e'  ripartita  tra  le  Regioni  in  proporzione al numero dei
lavoratori appartenenti alle predette categorie, presenti in ciascuna
Regione.
  11.  Il  lavoratore  che  abbia  rifiutato  una  proposta formativa
offertagli dalle sezioni circoscrizionali secondo le modalita' deter-
minate  dalla  Commissione  regionale  per  l'impiego,  perde, per un
periodo di dodici mesi, l'iscrizione nelle liste di mobilita', di cui
all'articolo 6, comma 1.
  12. COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 DICEMBRE 2002, N. 297

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AGGIORNAMENTO (16)
  Il D.L. 16 maggio 1994, n. 299, nel testo introdotto dalla legge di
conversione  19 luglio 1994, n. 451 ha stabilito che "le disposizioni
di  cui  ai  commi 1 e 2 dell'art. 2 del D.L. n. 299/94, si applicano
anche nei casi di assunzioni regolate dal presente articolo 25, comma
9".

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  AGGIORNAMENTO (33)
  Il D.L. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con mod. con L. 14 maggio 2005,
n.  80  ha  disposto  che  i l comma 9, si applica anche al datore di
lavoro,  in  caso  di  assunzione,  o  all'utilizzatore  in  caso  di
somministrazione,  di  lavoratori  collocati  in  mobilita'  ai sensi
dell'articolo  1, comma 155, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Ai
lavoratori  posti  in  cassa  integrazione  guadagni straordinaria ai
sensi  del  predetto  articolo  1,  comma 155, della legge n. 311 del
2004,  dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n.
249,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n.
291,  ovvero,  in  caso  di cessazione di attivita', dell'articolo 1,
comma  5,  della  citata  legge  n.  223  del  1991,  si applicano le
disposizioni  di cui all'articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre
1990, n. 407, ed all'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 20 maggio
1993,  n.  148,  convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993,  n. 236. Fino al 31 dicembre 2005 e con riferimento ai predetti
lavoratori  l'applicazione  del citato art. 4, comma 3, e' effettuata
indipendentemente   dai   limiti   connessi  alla  fruizione  per  il
lavoratore  e  all'ammissione  per  l'impresa ai trattamenti di cassa
integrazione   guadagni  straordinaria  e  senza  l'applicazione  ivi
prevista  delle  riduzioni  connesse  con l'entita' dei benefici, nel
limite  di  10 milioni di euro per l'anno 2005 a carico del Fondo per
l'occupazione  di  cui  all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20
maggio  1993,  n.  148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
luglio 1993, n. 236. Le disposizioni di cui alla presente lettera non
si  applicano con riferimento ai lavoratori che siano stati collocati
in  cassa integrazione guadagni straordinaria o siano stati collocati
in  mobilita'  nei  sei  mesi  precedenti,  da parte di impresa dello
stesso  o  di  diverso  settore  di  attivita'  che, al momento della
sospensione in cassa integrazione guadagni straordinaria o al momento
del   licenziamento,  presenti  assetti  proprietari  sostanzialmente
coincidenti  con  quelli  dell'impresa  che assume o utilizza, ovvero
risulti con quest'ultima in rapporto di collegamento o controllo.
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AGGIORNAMENTO (37)
  La L. 23 dicembre 2009, n.191 ha disposto (con l'art. 2, comma 134)
che  "In  via sperimentale per l'anno 2010, la riduzione contributiva
prevista dall'articolo 8, comma 2, e dall'articolo 25, comma 9, della
legge  23  luglio 1991, n. 223, e' estesa, comunque non oltre la data
del  31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i beneficiari
dell'indennita'  di disoccupazione non agricola con requisiti normali
di  cui  all'articolo  19,  primo  comma,  del regio decreto-legge 14
aprile  1939,  n.  636,  convertito, con modificazioni, dalla legge 6
luglio  1939,  n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di eta'. La
durata  della  riduzione contributiva prevista dal citato articolo 8,
comma  2,  e  dal citato articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del
1991  e'  prolungata,  per  chi  assume lavoratori in mobilita' o che
beneficiano   dell'indennita'  di  disoccupazione  non  agricola  con
requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita'
contributiva,   fino   alla   data  di  maturazione  del  diritto  al
pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010."
TITOLO II
DISPOSIZIONI VARIE IN MATERIA DI MERCATO DEL LAVORO
Capo II
Disposizioni diverse
                              Art. 26. 
                       (Disposizioni diverse) 
1. Nelle domande presentate per beneficiare del contributo del  Fondo
sociale europeo, i  soggetti  che  realizzano  azioni  di  formazione
professionale sono tenuti ad indicare, tra le spese per  le  predette
azioni, gli oneri per le integrazioni  salariali,  le  indennita'  di
mobilita' e le assicurazioni sociali obbligatorie,  previdenziali  ed
assistenziali, relativi  ai  lavoratori  coinvolti  nelle  azioni  di
formazione  professionale.  Tali   oneri   costituiscono   contributo
finanziario pubblico per l'accesso al Fondo sociale europeo. 
                              Art. 27. 
(Trattamenti di anzianita' e  ristrutturazioni  di  aziende  ad  alta
           capacita' innovativa e competitivita' mondiale) 
1. I lavoratori dipendenti da imprese industriali  caratterizzate  da
elevati livelli di innovazione, tecnologica, competitivita' mondiale,
capacita' innovativa, tali da essere definite di interesse nazionale,
interessate da esigenze di ristrutturazione  e  riorganizzazione  con
adeguati programmi di sviluppo e di  investimenti,  che  possano  far
valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidita', la
vecchiaia  ed  i  superstiti  almeno  trenta   anni   di   anzianita'
assicurativa e contributiva agli effetti delle disposizioni del primo
comma, lettere a) e b), dell'articolo 22 della legge 30 aprile  1969,
n. 153, e successive modificazioni ed integrazioni, hanno facolta' di
richiedere entro il 31 dicembre 1991 concessione di un trattamento di
pensione secondo la disciplina di cui all'articolo 22 citato con  una
maggiorazione dell'anzianita' assicurativa  e  contributiva  pari  al
periodo necessario per la maturazione del requisito dei  trentacinque
anni prescritto dalla disposizioni suddette,  ed  in  ogni  caso  non
superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto
e  quella  del  compimento  di  sessanta  anni,  se  uomini,   o   di
cinquantacinque anni se due. 
2. Il CIPE, su proposta del Ministro del lavoro  e  della  previdenza
sociale,  sentito  il  Ministro  dell'industria,  del   commercio   e
dell'artigianato, ovvero il  Ministro  delle  partecipazioni  statali
secondo  le  rispettive  competenze,  individua  i  criteri  per   la
selezione delle imprese di cui al  comma  1  e  determina,  entro  il
limite  massimo  di  undicimila  unita',  il   numero   massimo   dei
pensionamenti anticipati. 
3. Le imprese, singolarmente o per gruppo di appartenenza, rientranti
nelle ipotesi di cui  al  comma  1,  che  intendano  avvalersi  delle
disposizioni  del  presente   articolo,   presentano   programmi   di
ristrutturazione  e  riorganizzazione  e  dichiarano  l'esistenza   e
l'entita' delle eccedenze strutturali  di  manodopera,  richiedendone
l'accertamento da parte del  CIPE  unitamente  alla  sussistenza  dei
requisiti di cui al comma 1. 
4. La facolta' di pensionamento anticipato di anzianita' puo'  essere
esercitata da un numero di lavoratori non superiore  a  quello  delle
eccedenze accertate dal CIPE. 
I Lavoratori interessati sono  tenuti  a  presentare  all'impresa  di
appartenenza domanda irrevocabile per l'esercizio della  facolta'  di
cui al comma 1, entro trenta giorni dalla  comunicazione  all'impresa
stessa o al gruppo di imprese degli  accertamenti  del  CIPE,  ovvero
entro trenta giorni dalla maturazione dei trenta anni  di  anzianita'
di cui al comma 1, se posteriore. L'impresa entro dieci giorni  dalla
scadenza del termine trasmette all'INPS le domande dei lavoratori, in
deroga al primo comma, lettera c), dell'articolo 22  della  legge  30
aprile 1969, n. 153. Nel caso in cui il  numero  dei  lavoratori  che
esercitano la facolta' di pensionamento anticipato  sia  superiore  a
quello delle eccedenze accertate, l'impresa opera  una  selezione  in
base  alle  esigenze  di  ristrutturazione  e  riorganizzazione.   Il
rapporto di lavoro dei  dipendenti  la  cui  domande  sono  trasmesse
all'INPS si estingue nell'ultimo giorno del  mese  in  cui  l'impresa
effettua la trasmissione. 
5. La gestione di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, corrisponde al Fondo pensioni lavoratori dipendenti  per  ciascun
mese di anticipazione della  pensione,  una  somma  pari  all'importo
risultante dall'applicazione dell'aliquota contributiva in vigore per
il Fondo medesimo sull'ultima retribuzione annua percepita da ciascun
lavoratore interessato, ragguagliata a mese, nonche' una  somma  pari
all'importo  mensile  della  pensione  anticipata,  ivi  compresa  la
tredicesima  mensilita'.  L'impresa,  entro   trenta   giorni   dalla
richiesta da parte dell'INPS, e'  tenuta  a  corrispondere  a  favore
della gestione di cui all'articolo 37 della legge 9  marzo  1989,  n.
88, per ciascun dipendente  che  abbia  usufruito  del  pensionamento
anticipato di anzianita', un contributo  pari  al  trenta  per  cento
degli oneri complessivi di cui al presente  comma,  con  facolta'  di
optare per il  pagamento  del  contributo  stesso,  con  addebito  di
interessi nella misura del dieci per cento in ragione d'anno,  in  un
numero di rate mensili, di pari importo, non superiore a  quello  dei
mesi di anticipazione della pensione. ((2)) 
6. La  facolta'  di  pensionamento  anticipato  di  cui  al  presente
articolo, nei limiti e con le modalita' indicati,  vale  fino  al  31
dicembre  1991  anche  per  i  lavoratori  dipendenti  dalle  imprese
industriali  del   settore   siderurgico   privato,   dalle   imprese
industriali  a  partecipazione  statale  del  settore   alluminio   e
produzione di allumina e di quella termoelettromeccanico, nonche' per
i lavoratori  dipendenti  dalle  imprese  del  settore  cantieristico
privato, limitatamente  alle  imprese  di  costruzione,  riparazione,
demolizione e trasformazione navale. 
7. La facolta' di cui al  presente  articolo,  con  le  procedure,  i
limiti  e  le  contribuzioni  dal  medesimo  previsti,  e'   altresi'
esercitabile fino al 31 dicembre  1991,  ai  fini  del  conseguimento
della pensione di vecchiaia, con  una  maggiorazione  dell'anzianita'
assicurativa per i periodi mancanti al raggiungimento  della  normale
eta' per essa  prevista,  dai  lavoratori  dipendenti  dalle  imprese
appartenenti ai settori indicati al comma 6, che ne abbiano  previsto
l'utilizzazione in accordi aziendali  o  di  comparto,  di  eta'  non
inferiore al cinquantacinque anni se uomini e ai  cinquanta  anni  se
donne e che possano far valere non meno di quindici anni e  non  piu'
di trenta anni di anzianita' contributiva. (1) 
    
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AGGIORNAMENTO (1) 
  La L. 20 gennaio 1992, n. 22 ha disposto (con l'art.  3,  comma  4)
che "Il termine di cui agli articoli 27 e 29 della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' differito dal 31 dicembre 1991 al 31 gennaio 1992". 
    
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AGGIORNAMENTO (2) 
  Il D.L. 14 agosto 1992,  n.  364,  convertito,  con  modificazioni,
dalla L. 19 ottobre 1992, n. 406, ha disposto (con l'art. 1, comma 2)
che "Il contributo a carico  delle  imprese,  previsto  dal  comma  5
dell'articolo 27 della legge 23 luglio 1991, n. 223, da corrispondere
alla gestione pensionistica competente, e' elevato al 50%". 
                              Art. 28. 
         (Riserva annua di posti presso gli uffici pubblici) 
1. La riserva annua prevista dall'articolo 1, comma 7, della legge 29
dicembre 1990  n.  407,  dei  posti  disponibili  presso  gli  uffici
pubblici situati nelle regioni del Centro Nord, e' elevata dal trenta
al cinquanta per cento e si applica ai lavoratori sospesi a zero  ore
beneficiari del trattamento stroardinario di  integrazione  salariale
da un periodo superiore a dodici mesi; con il decreto del  Presidente
del Consiglio dei ministri di cui al citato articolo 1, comma 7, sono
altresi' stabiliti i criteri e le modalita'  per  l'attuazione  della
riserva. 
2. Nei confronti dei lavoratori che, senza giustificato  motivo,  non
rispondano alla convocazione ovvero rifiutino l'offerta di lavoro  di
cui al comma 1, qualora la residenza dei lavoratori  stessi  nei  sei
mesi precedenti risulti ad una distanza  non  superiore  a  cinquanta
chilometri dalla sede  in  cui  e'  situato  l'ufficio  pubblico,  le
Commissioni regionali dispongono la decadenza  entro  novanta  giorni
dal diritto al trattamento straordinario di integrazione salariale  e
la cancellazione dalle liste di lavoratori in cassa  integrazione  di
cui al medesimo articolo 1, comma 7, della legge 29 dicembre 1990, n.
407. 
                              Art. 29. 
    (Trattamenti di anzianita' nel settore siderurgico pubblico) 
1. La facolta' di cui all'articolo 27, con le contribuzioni a  carico
delle imprese dal medesimo  previste,  e'  esercitabile  fino  al  31
dicembre 1991 ai fini del conseguimento della pensione di  vecchiaia,
con una maggiorazione  dell'anzianita'  assicurativa  per  i  periodi
mancanti al raggiungimento della normale eta' per essa prevista,  dai
lavoratori  dipendenti  dalle   imprese   industriali   del   settore
siderurgico pubblico ivi comprese le imprese di cui  all'articolo  1,
comma 2 del decreto-legge 1 aprile 1989, n. 120, convertito,  con  le
modificazioni dalla legge 15  maggio  1989,  n.  181,  dalle  imprese
produttrici di materiali refrattari,  dalle  imprese  produttrici  di
elettrodi di frafite artificiale per l'ndustria siderurgica  e  dalle
imprese  del  settore  cantieristico  pubblico,  limitatamente   alle
imprese di costruzione,  riparazione,  demolizione  e  trasformazione
navale, di eta' non inferiore a quella di cui all'articolo  1,  primo
comma, della legge 31 maggio 1984, n. 193, e all'articolo 5, comma 5,
del  decreto-legge  30  dicembre  1987,  n.  536,   convertito,   con
modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48, che  possano  far
valere non meno di quindici  anni  di  anzianita'  contributiva,  nei
limiti di novemila unita'. Con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e
della previdenza sociale e del Ministro delle partecipazioni  statali
sono emanate le norme di attuazione per la ripartizione del  predetto
limite numerico tra le aziende interessate. ((1)) 
    
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AGGIORNAMENTO (1) 
  La L. 20 gennaio 1992, n. 22 ha disposto (con l'art.  3,  comma  4)
che "Il termine di cui agli articoli 27 e 29 della  legge  23  luglio
1991, n. 223, e' differito dal 31 dicembre 1991 al 31 gennaio 1992". 
                              Art. 30. 
(Trasferimento  dell'iscrizione  alle   liste   di   collocamento   e
                     cancellazione dalle liste) 
1. Il comma 2 dell'articolo 16 legge  28  febbraio  1987,  n.  56  e'
sostituito dal seguente: 
"2. I lavoratori di  cui  al  comma  1  possono  trasferire  la  loro
iscrizione presso altra  circoscrizione  ai  sensi  dell'articolo  1,
comma  4.  L'inserimento  nella  graduatoria  nella   nuova   sezione
circoscrizionale avviene con effetto immediato". 
2. L'articolo 12 della legge 28 febbraio 1987, n. 56,  e'  sostituito
dal seguente: 
"Art. 12. - (Cancellazione dalle  liste).  -  1.  Nei  confronti  del
lavoratore  che,  senza  giustificato  motivo,  non   risponda   alla
convocazione, ovvero rifiuti il posto di lavoro a tempo indeterminato
corrispondente  ai  suoi  requisiti  professionali,  la   commissione
circoscrizionale dispone la decadenza dal diritti  all'indennita'  di
disoccupazione e la cancellazione dalle liste". 
                              Art. 31. 
 (Trattamento speciale di disoccupazione e pensionamento anticipato) 
1. Le disposizioni  di  cui  all'articolo  11  trovano  applicazione,
ricorrendone i presupposti, anche per i lavoratori edili licenziati a
decorrere dal primo gennaio 1989. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
Italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 23 luglio 1991 
                                  ANDREOTTI, Presidente del Consiglio
                                  dei Ministri 
                                  MARINI, Ministro del lavoro e della
                                  previdenza sociale 
Visto, il Guardasigilli: MARTELLI
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