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LEGGE 26 dicembre 1981, n. 763

Normativa organica per i profughi.

Titolo I
IDENTIFICAZIONE DELLO STATUS DI PROFUGO
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              PROMULGA

la seguente legge:
                               Art. 1.
                        Titolari dei benefici

  Gli  interventi  previsti  dalle  presenti  norme  si  applicano ai
cittadini  italiani  ed al loro familiari a carico, in possesso della
qualifica di profugo, che appartengono alle seguenti categorie:
    1)  profughi  dalla  Libia,  dall'Eritrea,  dall'Etiopia  e dalla
Somalia;
    2)  profughi  dai  territori  sui  quali e' cessata la sovranita'
dello Stato italiano;
    3) profughi dai territori esteri in seguito agli eventi bellici;
    4)  profughi  da  territori  esteri  in  seguito  a situazioni di
carattere  generale  che  hanno determinato lo stato di necessita' al
rimpatrio, equiparati a tutti gli effetti ai profughi di cui ai punti
1), 2) e 3);
    5)  figli  di profughi, nati nei territori di provenienza dopo la
data  indicata  nel  successivo  articolo  2,  o nati in Italia entro
trecento  giorni  dalla  partenza definitiva della madre dal Paese di
provenienza  purche'  profugo  sia  il  genitore  esercente la patria
potesta'.
                               Art. 2.
                     Presupposti della qualifica

  Sono  considerati  profughi,  ai  sensi  del  n.  1) del precedente
articolo,  i  cittadini italiani gia' residenti prima del 10 febbraio
1947  nei  territori  della  Libia,  dell'Eritrea,  della  Somalia  e
dell'Etiopia che:
   a) siano rimpatriati per motivi inerenti allo stato di guerra;
    b) trovandosi in Italia, siano stati nella impossibilita' di fare
ritorno  alla  propria  residenza  per  motivi inerenti allo stato di
guerra  od  in  conseguenza  di  situazioni causate dalla guerra o di
avvenimenti politici determinatisi in quei territori;
    c)  siano  rimpatriati  successivamente allo stato di guerra o in
conseguenza   di   situazioni  determinatesi  in  quei  territori  in
dipendenza della guerra o di avvenimenti politici.
  Sono  considerati  profughi,  ai  sensi  del  n.  2)  dell'articolo
precedente,  i  cittadini  italiani,  residenti prima del 10 febbraio
1947  nei  territori  ivi indicati dai quali siano stati costretti ad
allontanarsi  o  nei  quali  non  abbiano  potuto  fare  ritorno,  in
conseguenza  di  avvenimenti  di  carattere  bellico o politico. Sono
considerati profughi anche i cittadini italiani sopra indicati che si
siano  trasferiti  o  trattenuti in territori sui quali la sovranita'
dello  Stato  italiano  sia  stata ripristinata prima dell'entrata in
vigore della presente legge.
  Sono  considerati  profughi,  ai  sensi  del  n.  3)  dell'articolo
precedente, i cittadini italiani che siano rimpatriati dall'estero in
dipendenza  della  guerra o non abbiano potuto fare ritorno alla loro
residenza  per cause comunque determinate da avvenimenti di carattere
bellico o politico.
  Sono  considerati  profughi,  ai  sensi  del  n.  4)  dell'articolo
precedente,  i  cittadini  italiani  che  siano rimpatriati dai Paesi
esteri,  o trovandosi in Italia non possano farvi ritorno, a causa di
situazioni  di carattere eccezionale ivi determinatesi e riconosciute
con  formale  provvedimento dichiarativo dello stato di necessita' al
rimpatrio.
  I   connazionali,   forniti  di  apposita  attestazione  rilasciata
dall'autorita'  consolare  italiana,  debbono risultare residenti nei
Paesi di provenienza in data anteriore a quella dell'insorgenza dello
stato di necessita' al rimpatrio indicata nell'apposito provvedimento
dichiarativo e rimpatriati successivamente a tale data.
  I  decreti  del  Presidente del Consiglio dei Ministri dichiarativi
dello  stato  di  necessita' e le precedenti norme di legge che hanno
esteso  i  benefici  per i profughi di guerra alle altre categorie di
connazionali rimpatriati - emanati anteriormente alla data di entrata
in  vigore  della presente legge - cessano di avere efficacia dopo un
anno dalla predetta data, salvo provvedimenti di proroga.
  Dopo  l'entrata in vigore della presente legge e per i fini da essa
previsti,  l'esistenza  dello  stato  di necessita' al rimpatrio, nel
quale  verranno  a  trovarsi in qualsiasi Paese estero i connazionali
ivi  anagraficamente  residenti,  sara'  dichiarata  con  decreto del
Ministro  degli affari esteri di concerto con i Ministri dell'interno
e  del  tesoro,  sulla  base delle segnalazioni pervenute al riguardo
dalle autorita' diplomatiche accreditate nei predetti Paesi.
  Tale  decreto  cessa di avere efficacia dopo due anni dalla data di
insorgenza  dello  stato  di  necessita'  al  rimpatrio, indicata dal
decreto stesso, salvo provvedimento di proroga.
                               Art. 3.
                          Categorie escluse

  I  cittadini italiani che, pur trovandosi nelle condizioni previste
dal  precedente  articolo,  abbiano  prestato  servizio all'estero in
qualita'  di dipendenti di ruolo dello Stato o di enti pubblici ed il
cui  rapporto di impiego non cessi per effetto del rimpatrio, possono
ottenere  la  qualifica  di  profugo ai soli fini dei benefici di cui
all'articolo 34 della presente legge.
                               Art. 4.
              Riconoscimento della qualifica di profugo

  Alle  categorie di cittadini di cui all'articolo 1, la qualifica di
profugo  e'  riconosciuta,  a  domanda  da presentarsi nel termine di
quattro anni dalla data di rimpatrio, dal prefetto della provincia di
residenza del richiedente.
  Per  le  province  di  Trento  e  Bolzano  provvedono  i rispettivi
commissari  del  Governo  e  per la Valle d'Aosta il presidente della
Giunta regionale.
  I profughi rimpatriati anteriormente alla data di entrata in vigore
della  presente  legge  possono  richiedere  il  riconoscimento della
qualifica entro un anno dalla data suddetta.
  Rimangono  fermi  i  termini fissati dai successivi articoli per il
conseguimento   delle   singole  provvidenze,  salvo  quanto  dispone
l'articolo 37.
  Nella domanda, in carta libera, devono essere indicati:
    1) le generalita' complete;
    2) la localita' di attuale residenza in Italia;
    3) il territorio di provenienza;
    4) le circostanze che hanno determinato il rimpatrio.
  La  decisione  sulle  domande  di riconoscimento della qualifica di
profugo  deve  essere notificata all'interessato entro sei mesi dalla
data di presentazione della domanda.
  Scaduto  tale  termine  o  in  caso  di  reiezione  della  domanda,
l'interessato  ha  diritto  di  ricorrere al tribunale amministrativo
regionale competente.
Titolo II
INTERVENTI ASSISTENZIALI DI PRIMA NECESSITA'
                               Art. 5.
        Indennita' di sistemazione e contributo alloggiativo

  Ai  profughi  di  cui  ai numeri 4) e 5) dell'articolo 1 spetta una
indennita' di L. 500.000 pro capite.
  L'indennita'    e'   corrisposta   dalla   prefettura   nella   cui
circoscrizione  e'  avvenuto  il rimpatrio o da quella del luogo dove
l'interessato dichiara di stabilire la residenza.
  L'indennita'  non  e' dovuta nel caso in cui la residenza in Italia
sia  stata  stabilita oltre tre mesi dalla data di partenza dal Paese
di provenienza, indicata nell'attestato consolare di rimpatrio ne' e'
dovuta  quando  la  indennita' venga richiesta dai profughi oltre tre
mesi  dall'inizio  della  residenza o dalla data di nascita dei figli
nati in Italia.
  Ai  profughi  che  ne  facciano richiesta e' concesso, ai sensi del
successivo  articolo  9, un contributo straordinario pro capite di L.
8.000  giornaliere  per  quarantacinque  giorni,  da erogare in unica
soluzione, per la loro iniziale ed autonoma sistemazione.
  L'indennita'  di  cui al primo comma ed il contributo straordinario
di  cui al quarto comma sono annualmente aggiornati in relazione alla
variazione  dell'indice  dei  prezzi  al  consumo  per le famiglie di
operai  ed  impiegati  relativamente  all'anno  precedente,  mediante
decreto  del  Ministro  dell'interno  di concerto con il Ministro del
tesoro.
  Gli  ordinativi  di  pagamento collettivi emessi dalla prefettura e
localizzati presso la sezione di tesoreria provinciale possono essere
resi  esigibili anche presso qualsiasi ufficio postale, a prescindere
dai limiti di somma stabiliti da particolari disposizioni.((1))
--------------
AGGIORNAMENTO (1)
  La  L.  15  ottobre 1991, n. 344 ha disposto (con l'art. 2,comma 1)
che:  "L'indennita' di sistemazione e il contributo straordinario pro
capite,  di  cui all'articolo 5 della legge 26 dicembre 1981, n. 763,
sono  elevati  rispettivamente  a  lire 4.000.000 una tantum e a lire
40.000 giornaliere per un periodo massimo di sei mesi".
                               Art. 6.
                        Ricoveri in istituti

  Ferma  restando  la  competenza regionale in materia di ricoveri in
istituti,  indicata  nel  decreto  del Presidente della Repubblica 24
luglio  1977,  n.  616,  ai  profughi  di  cui  ai  numeri  4)  e  5)
dell'articolo  1, che abbiano superato il sessantesimo anno di eta' o
che siano inabili all'abituale attivita' lavorativa, ed ai minori, e'
riconosciuta,  ove ne facciano richiesta, la priorita' ai ricoveri in
idonei istituti.
                               Art. 7.
Indennita' per dimissione dalle  comunita'  protette e dagli istituti
                             di ricovero

  Ai  profughi  che si dimettono dalle comunita' protette di Aversa e
Napoli,  nonche'  dalle  case  di  riposo  di  Bari  e di Pigna e dal
cronicario  di Padriciano, gestiti dalle regioni, sara' corrisposta a
carico  del  Ministero  dell'interno un'indennita' di sistemazione di
lire 500.000 pro capite.
  L'indennita'  di  cui  al  primo comma e' annualmente aggiornata in
relazione  alla  variazione  dell'indice dei prezzi al consumo per le
famiglie  di  operai  ed impiegati relativamente all'anno precedente,
mediante  decreto  del  Ministro  dell'interno  di  concerto  con  il
Ministro del tesoro.
                               Art. 8.
                 Erogazione di sussidi straordinari

  Ai  profughi  che  si  trovino  in  particolari situazioni, possono
essere  concessi,  a  carico  del  Ministero dell'interno, durante il
periodo  di quarantacinque giorni dal rimpatrio, sussidi straordinari
nei limiti dei normali stanziamenti di bilancio.
                               Art. 9.
                          Stato di bisogno

  Le provvidenze di cui agli articoli 5, 6, 7 o 8 del presente titolo
trovano  applicazione  soltanto  a favore dei profughi che versano in
stato di bisogno, espressamente dichiarato dall'autorita' consolare o
diplomatica  italiana  per  le condizioni economiche dell'interessato
nel  Paese  di  provenienza,  o  debitamente  accertato dal Ministero
dell'interno   per  le  condizioni  economiche  dell'interessato  nel
territorio della Repubblica.
  I  benefici  di  cui  ai citati articoli possono essere concessi ai
profughi che all'atto del rimpatrio dichiarino per iscritto, sotto la
propria  responsabilita', di versare in stato di bisogno. Qualora dai
successivi  accertamenti  tale  condizione  risulti  inesistente,  il
profugo  e'  tenuto  a  rimborsare l'importo delle indennita' e delle
prestazioni ricevute.
                              Art. 10.
                      Finanziamento della spesa

  Gli  interventi  di  cui  al presente titolo sono da considerare di
prima  necessita'  agli  effetti  del  decreto  del  Presidente della
Repubblica  15  gennaio  1972,  n.  9.  Ai  relativi oneri finanziari
provvedera'   il  Ministero  dell'interno  con  gli  stanziamenti  di
bilancio a cio' destinati.
  Le  aperture  di  credito  a favore dei funzionari delegati possono
essere effettuate anche oltre il limite previsto dall'articolo 56 del
regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, e successive modificazioni.
                              Art. 11.
                Interventi assistenziali integrativi

  Le   regioni  disciplinano,  con  apposite  norme,  gli  interventi
assistenziali  integrativi  onde evitare soluzioni di continuita' tra
gli interventi statali e quelli regionali, specie nelle situazioni di
particolare  bisogno,  e promuovono opportuni collegamenti tra i vari
organi competenti.
  Le   regioni   possono   disciplinare,   altresi',  gli  interventi
integrativi  per il reinserimento dei profughi nella vita economica e
sociale del Paese.
                              Art. 12.
                       Comunicazioni ai comuni

  Le  amministrazioni  dello Stato debbono comunicare tempestivamente
alle  regioni  ed  ai  comuni  gli  interventi assistenziali di prima
necessita' effettuati a favore dei profughi.
Titolo III
INTERVENTI PER I PROFUGHI DISOCCUPATI
                              Art. 13.

        ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 12 MARZO 1999, N. 68)).
                              Art. 14.
                        Personale insegnante

  Gli  insegnanti  incaricati  con  decreto del Ministro degli affari
esteri  ai  sensi  della  legge  26  maggio 1975, n. 327, in servizio
all'estero  nelle  scuole  italiane di cui al testo unico delle norme
legislative  sulle  scuole  italiane  all'estero  approvato con regio
decreto  12  febbraio 1940, n. 740, compresi i corsi, scuole e classi
di  cui  alla  legge  3  marzo  1971,  n. 153, nonche' negli istituti
italiani  di  cultura,  ed  ai quali sia riconosciuta la qualifica di
profugo  sono assunti a domanda in servizio non di ruolo nelle scuole
ed  istituti  di  istruzione  di corrispondente grado funzionanti nel
territorio  nazionale,  nelle  forme  stabilite dalle disposizioni in
vigore  per  l'assunzione  del  personale  docente non di ruolo delle
medesime  istituzioni  scolastiche,  per  l'insegnamento per il quale
sono  in  possesso del titolo di abilitazione e di studio prescritto.
Essi sono assunti anche in soprannumero, qualora non vi sia vacanza o
disponibilita' di posto o di cattedra.
  Il personale di cui al presente articolo e' assegnato possibilmente
a scuole o istituti indicati nella domanda di assunzione.
                              Art. 15.
                      Personale non insegnante

  Il  personale non insegnante assunto con decreto del Ministro degli
affari  esteri  ai  sensi  della  legge  26  maggio  1975, n. 327, in
servizio   all'estero   nelle   istituzioni  scolastiche  di  cui  al
precedente  articolo  14, nonche' negli istituti italiani di cultura,
al  quale  sia  riconosciuta  la  qualifica  di profugo, e' assunto a
domanda,  anche  in  soprannumero,  in  servizio  non di ruolo con la
qualifica corrispondente a quella posseduta, nelle scuole ed istituti
statali   di   istruzione   primaria  e  secondaria  funzionanti  nel
territorio  nazionale.  Esso  e'  assegnato possibilmente in scuole o
istituti indicati nella domanda di assunzione.
                              Art. 16.
                        Decadenza del diritto

  Le  disposizioni  del  presente  titolo,  con esclusione per quelle
contenute  nell'articolo 13, gia' previste dalla legge 2 aprile 1968,
n.  482, si applicano fino a quattro anni dalla data di rimpatrio del
profugo o entro due anni dall'entrata in vigore della presente legge.
Titolo IV
RIPRESA DI ATTIVITA' ARTIGIANALE, COMMERCIALE, INDUSTRIALE E
PROFESSIONALE
                              Art. 17.
      Presupposti per la ripresa dell'esercizio delle attivita'

  I  profughi di cui all'articolo 1, i quali intendano riprendere, in
qualsiasi  comune  in  cui,  a  tal  fine,  stabiliscano  la  propria
residenza,   l'attivita'   artigianale,  commerciale,  industriale  e
professionale  gia'  legalmente esercitata per la durata di almeno un
anno  prima del rimpatrio nei territori di provenienza, hanno diritto
di  ottenere  da  parte  degli organi competenti l'autorizzazione, la
concessione, il provvedimento, la licenza di esercizio o l'iscrizione
all'albo  relativamente all'attivita' corrispondente, anche in deroga
alle vigenti disposizioni legislative.
  Per   quanto  riguarda  la  ripresa  dell'attivita'  professionale,
l'iscrizione  all'albo  sara'  subordinata  al possesso dei necessari
requisiti subiettivi.
  Le relative domande devono essere presentate non oltre quattro anni
o  dalla  data  del rimpatrio, o da quella di entrata in vigore della
presente  legge,  salvi  i  diversi  termini  previsti negli articoli
seguenti.
  Per  il  procedimento  di iscrizione agli albi e per le impugnative
avverso  i  dinieghi  si  applicano,  in quanto compatibili, le norme
attualmente in vigore.
                              Art. 18.
                Esercizio della professione di notaio

  I  profughi  di  cui  all'articolo  1,  i  quali  nei  territori di
provenienza  abbiano  esercitato  la  professione  di notaio, sono, a
domanda,   temporaneamente   assegnati   in  soprannumero  al  comune
capoluogo   di   un  distretto  notarile  da  essi  indicato,  previo
accertamento,  da  parte  del  Ministero  di  grazia e giustizia, del
possesso  del  prescritto  titolo di studio, dell'effettivo esercizio
dell'attivita'  suddetta,  nonche'  dei  requisiti  di moralita' e di
condotta.
  La  predetta domanda deve essere presentata non oltre un anno dalla
data del rimpatrio.
  I  notai in soprannumero di cui al primo comma sono successivamente
iscritti  di  ufficio  tra  i concorrenti a tutte le sedi vacanti nel
distretto   cui   appartengono,  sino  a  quando  non  conseguano  il
trasferimento.
                              Art. 19.
                         Farmacisti profughi

  Per  i  profughi di cui all'articolo 1 che nel Paese di provenienza
abbiano   esercitato   la  professione  di  farmacista,  l'iscrizione
all'albo  professionale  e'  titolo sufficiente per l'acquisto di una
farmacia.
  I  profughi  di  cui  all'articolo 1, gia' titolari di farmacia nel
Paese  di  provenienza,  hanno  diritto  ad  ottenere,  a  domanda da
presentarsi  alle  competenti  autorita'  sanitarie entro un triennio
dalla    data   di   rimpatrio,   l'autorizzazione   all'apertura   e
all'esercizio  di  una  farmacia - nei limiti di disponibilita' della
pianta   organica  -  previo  accertamento  dell'iscrizione  all'albo
professionale  dei  farmacisti  o  dell'avvenuta  presentazione della
domanda  di  iscrizione  e  dell'effettivo possesso della titolarita'
sulla  base  di  documentazione  rilasciata dall'autorita' consolare,
nonche' dei requisiti di moralita' e di condotta.
  Il   profugo   perseguitato  politico  gia'  titolare  di  farmacia
all'estero,  cui  non sia stata assegnata la sede farmaceutica, ha il
diritto  di  ottenerla, anche se invalido, facendosi rappresentare da
un direttore responsabile a tutti gli effetti.
  Non   possono   essere   comunque  conferite  ai  sensi  del  comma
precedente,  le  farmacie vacanti il cui precedente titolare abbia il
figlio  o  in  difetto  di  figlio,  il  coniuge  farmacista, purche'
iscritti all'albo.
  Le  domande,  volte  ad  ottenere  l'autorizzazione all'apertura ed
all'esercizio  di  una farmacia, presentate dai profughi e assimilati
ai  profughi  a  norma  delle  vigenti  disposizioni in materia e non
ancora  definite,  si  intendono proposte ai sensi e agli effetti del
secondo comma del presente articolo.
                              Art. 20.
                      Conferimento di farmacie

  I  profughi  di  cui  all'articolo  1, che nel Paese di provenienza
abbiano  esercitato  la  professione  di  farmacista,  sono ammessi a
partecipare   ai   concorsi   per   il   conferimento   di  farmacie,
indipendentemente  dal possesso dei requisiti richiesti dall'articolo
3, terzo comma, della legge 2 aprile 1968, n. 475.
  Ai  sensi  dell'articolo  7  della  legge 2 aprile 1968, n. 475, il
servizio  prestato  nel  Paese  di  provenienza  e'  valutato come il
corrispondente  servizio  svolto nel territorio nazionale, sulla base
della  documentazione  rilasciata  o vistata dall'autorita' consolare
italiana.  Ai  profughi  di  cui al primo comma del presente articolo
sono  riconosciuti  punti  10  complessivi nella categoria dei titoli
relativi all'esercizio professionale.
  Il  punteggio  complessivo  conseguito  nella  categoria dei titoli
relativi  all'esercizio  professionale  non  puo'  comunque superare,
anche  a  seguito  di tale maggiorazione, i punti 32,5 di cui dispone
l'intera commissione.
                              Art. 21.
              Licenza di vendita di generi di monopolio

  Il beneficio di cui all'articolo 17 non spetta, per quanto riguarda
la  concessione  della  licenza di vendita di generi di monopolio, al
profugo  che  abbia  rinunciato alla stessa licenza nel territorio di
provenienza.
  Qualora  la  cessazione  dell'esercizio della licenza di vendita di
generi  di  monopolio  nel territorio di provenienza sia imputabile a
causa  di  forza  maggiore,  attestata  dall'autorita'  consolare, il
profugo  non  perde  il  diritto  alla  reintegrazione nell'attivita'
commerciale.
                              Art. 22.
                 Autotrasporto di persone o di cose

  I  profughi  di  cui  all'articolo  1, che nei Paesi di provenienza
hanno  esercitato,  per  la  durata di almeno un anno, l'attivita' di
autotrasporto  di  persone  o  di  cose e che intendano riprendere la
stessa  attivita'  in  qualsiasi comune, hanno diritto di ottenere, a
domanda da presentarsi alle competenti autorita' entro due anni dalla
data  del  rimpatrio,  le  prescritte  licenze  ed  autorizzazioni di
esercizio, anche in soprannumero.
  Tale  facolta'  puo'  essere esercitata per ottenere il rilascio di
una  sola  licenza  od autorizzazione per ciascuno dei servizi svolti
nel Paese di provenienza.
                              Art. 23.
                        Rivendite di giornali

  I  profughi, gia' titolari all'estero di una rivendita di giornali,
che presentino domanda entro due anni dalla data del rimpatrio, anche
in  deroga  alle  vigenti  disposizioni  possono  riprendere  le loro
attivita'  in  qualsiasi  comune,  purche' nel rispetto dei limiti di
distanza  fra rivenditori e delle situazioni locali che ne consentano
l'effettivo esercizio.
  Le    commissioni   paritetiche   interregionali,   verificata   la
sussistenza delle condizioni, sono tenute a consegnare ai profughi le
tessere    di   rilevamento   o   di   autorizzazione   all'esercizio
dell'attivita' di rivenditore.
                              Art. 24.
            Ripresa dell'esercizio di attivita' agricola

  I  profughi  di  cui  all'articolo  1,  che  esercitavano attivita'
agricola nei Paesi di provenienza e i componenti del nucleo familiare
che  non  svolgevano  attivita' diversa, sono considerati coltivatori
diretti  ai  fini della concessione dei benefici previsti dai decreti
legislativi  24  febbraio  1948,  n.  114,  e  5  marzo 1948, n. 121,
rispettivamente  ratificati  con  leggi  22  marzo 1950, n. 114, e 11
marzo  1953, n. 159; dalle leggi 27 ottobre 1966, n. 910, e 14 agosto
1971,  n. 817, dai decreti del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972,  n.  643,  e  23  dicembre  1974,  n. 688, dal decreto-legge 29
novembre  1975,  n.  562, convertito nella legge 22 dicembre 1975, n.
696,  e  successive  modificazioni ed integrazioni, dalle altre leggi
statali  e regionali relative ai coltivatori diretti, nonche' ai fini
degli  interventi  effettuati  dalla  Cassa  per  la formazione della
proprieta' contadina.
  I  profughi  di cui al precedente comma hanno titolo di preferenza,
nel  rispetto  dell'articolo  4  della  legge 14 agosto 1971, n. 817,
nell'applicazione   delle   procedure   previste  dalle  leggi  sopra
richiamate,  sempre  che  presentino  la  relativa  istanza non oltre
cinque  anni  dalla  data  del  rimpatrio  e  ricorrano le condizioni
previste dall'articolo 1 della legge 26 maggio 1965, n. 590.
  I benefici predetti sono concessi ai profughi di cui all'articolo 1
anche  se  temporaneamente  occupati  in  attivita' non agricola e in
deroga  alla  composizione del nucleo familiare, purche' si impegnino
ad  esercitare  l'attivita'  agricola  come  attivita' principale nei
successivi dieci anni, pena la revoca dei benefici ottenuti.
                              Art. 25.
                     Agricoltura e fondi rustici

  I  profughi  di  cui  all'articolo  1,  che  hanno acquistato fondi
rustici  con  i  benefici  di  cui  al  precedente  articolo, possono
ottenere  mutui  agevolati per l'esecuzione di opere di miglioramento
fondiario ai sensi delle vigenti leggi in materia.
  L'articolo  13  della  legge  14  agosto  1971,  n. 817, si applica
altresi'  ai  profughi  coltivatori  diretti  che  abbiano acquistato
aziende agricole anche dopo il 26 maggio 1965.
  L'intervento   della  Cassa  per  la  formazione  della  proprieta'
contadina  sara'  limitato  alle  passivita'  accertate  dagli organi
regionali competenti per territorio.
  Ai profughi coltivatori diretti, singoli o associati, sono concessi
benefici secondo l'articolo 2 del decreto-legge 30 settembre 1969, n.
646,  convertito, con modificazioni, nella legge 26 novembre 1969, n.
828,  per  la  trasformazione  delle  passivita' onerose derivanti da
mutui  a  tasso  pieno  o  prestiti a breve o medio termine, anche se
soltanto l'acquisto e la trasformazione siano risultate onerose.
  L'articolo  2  di  cui  al  comma  precedente  si  applica anche ai
coltivatori  diretti,  che  abbiano  subito piu' di una calamita' nel
periodo di cinque anni.
  All'onere  si  fara' fronte con i fondi di cui alla legge 25 maggio
1970, n. 364.
                              Art. 26.
    Regioni e Cassa per la formazione della proprieta' contadina

  Alle  provvidenze  di  cui  agli  articoli  24  e  25 provvedono le
regioni, sulla base delle proprie disposizioni legislative, ovvero la
Cassa  per  la  formazione della proprieta' contadina, ai termini del
decreto  legislativo 5 marzo 1948, n. 121, e successive modificazioni
ed   integrazioni.  La  Cassa  per  la  formazione  della  proprieta'
contadina opera direttamente o per il tramite degli enti di sviluppo,
in  conformita' a quanto previsto dal titolo II della legge 26 maggio
1965, n. 590, e successive modifiche.
  Qualora   i   terreni   siano  stati  acquistati  con  l'intervento
finanziario  della  Cassa,  le  spese  inerenti  alle  trasformazioni
fondiarie  potranno  essere dalla Cassa stessa conglobate nel residuo
debito  ancora  in  essere, contratto dai profughi per l'acquisto dei
terreni. Nel caso, invece, che i profughi stessi intendano avvalersi,
sempre  per  la  esecuzione  di  opere di miglioramento fondiario, di
mutui   a  tasso  agevolato,  la  Cassa  e'  autorizzata  a  prestare
fidejussione  agli istituti di credito concedenti il mutuo, sino alla
concorrenza del relativo importo di spesa riconosciuta ammissibile.
                              Art. 27.
                            Finanziamenti

  I  profughi  di  cui  all'articolo 1, che esercitavano nei Paesi di
provenienza  attivita'  industriale, commerciale e artigianale, e che
intendano  riprendere  nel  territorio nazionale l'esercizio di dette
attivita',  a  parita'  di  condizione hanno titolo di precedenza per
ottenere  finanziamenti  a tasso agevolato disposti con provvedimenti
legislativi  a  favore  delle  imprese  industriali,  commerciali  ed
artigianali,  sempre  che  le relative istanze siano state presentate
non oltre tre anni dalla data del rimpatrio.
                              Art. 28.
                         Esenzioni doganali

  Le esenzioni previste all'importazione, dalle norme di legislazione
doganale,   nei   confronti  dei  connazionali  che  rimpatriano,  si
applicano  in favore dei profughi di cui all'articolo 1, n. 4), anche
all'importazione  delle  attrezzature,  dei macchinari, dei veicoli e
dei  materiali  di  loro  pertinenza e destinati nei territori esteri
all'esercizio  delle  loro attivita' economiche e professionali sulla
base di certificazioni dell'autorita' consolare.
  Il  beneficio  dell'esenzione  e'  concesso  a  condizione  che  il
rimpatrio  abbia  luogo  entro  il termine di efficacia dell'apposito
provvedimento  formale  di  cui  all'articolo  2,  con  il  quale  e'
dichiarato lo stato di necessita'.
  Per le attrezzature, i macchinari, i veicoli ed i materiali ammessi
al  beneficio,  si  prescinde  dai requisiti relativi alla durata del
possesso  e della permanenza all'estero degli interessati purche' gli
stessi ne possano dimostrare la proprieta'.
                              Art. 29.
        Agevolazioni tributarie in materia di imposte dirette

  Ai  contributi,  ai  sussidi  e  alle  anticipazioni  percepiti  in
applicazione  della  presente legge si applica la disposizione di cui
all'articolo  34  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica 29
settembre  1973, n. 601, concernente la disciplina delle agevolazioni
tributarie.
Titolo V
PROVVIDENZE VARIE
                              Art. 30.
                  Ripresa dell'attivita' scolastica

  I  profughi di cui all'articolo 1, provenienti dalle scuole e dagli
istituti  italiani  funzionanti  all'estero, che in sede di scrutinio
finale  o  di  esame  di  idoneita' abbiano conseguito la promozione,
saranno  iscritti  nelle  scuole  e  negli  istituti  del  territorio
nazionale.
  A  tal fine, con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di
concerto  con  il  Ministro degli affari esteri, saranno stabilite la
scuola  e  la  classe  alle  quali gli alunni possono essere ammessi,
tenuto conto della diversa durata dei corsi di studi.
  Speciali   corsi  di  recupero  o  di  adattamento  possono  essere
organizzati,  a cura del Ministero della pubblica istruzione, al fine
di   armonizzare  la  preparazione  degli  alunni  ed  assicurare  la
prosecuzione  degli  studi  secondo  l'ordinamento  della  scuola  di
provenienza.
  Possono essere istituite sessioni speciali di esami di riparazione,
di  idoneita' o di integrazione riservate agli alunni che non abbiano
potuto  chiedere  la  partecipazione  a  detti  esami per la sessione
autunnale nelle scuole o negli istituti italiani all'estero.
  L'esame  consiste  in un colloquio diretto ad accertare, attraverso
una  valutazione  globale, l'idoneita' del candidato a frequentare la
classe per la quale l'esame stesso e' sostenuto.
  Potra'  inoltre  essere istituita una sessione speciale di esami di
maturita'  riservata agli alunni che non abbiano potuto partecipare a
detti  esami  nella  sessione  normale, nelle scuole o negli istituti
italiani funzionanti all'estero.
  L'esame  si svolgera' secondo le norme in vigore per lo svolgimento
degli esami di maturita'.
  I  candidati  di  cui al terzo e quarto comma del presente articolo
sono, a domanda, ammessi alla frequenza della classe subordinatamente
all'esito favorevole dell'esame-colloquio.
                              Art. 31.
                        Assistenza scolastica

  Gli  studenti  degli  istituti  statali di istruzione secondaria di
secondo grado ed, artistica e delle universita' statali o abilitati a
rilasciare   titoli   legalmente   riconosciuti,  in  possesso  della
qualifica  di  profugo  e  dell'attestazione  che versano in stato di
bisogno  accertato  ai  sensi  dell'articolo  9,  sono  esonerati dal
pagamento  delle  tasse  e  dei contributi per il periodo di due anni
scolastici, dalla data del rimpatrio.
  Per  agevolare la frequenza scolastica degli studenti iscritti alle
scuole e agli istituti di istruzione secondaria ed artistica statali,
o  abilitati  a  rilasciare titoli di studio legalmente riconosciuti,
gli  interventi  assistenziali  previsti  dalle norme vigenti saranno
disposti anche in deroga ai requisiti soggettivi previsti dalle norme
stesse.
  I posti gratuiti e semigratuiti ordinari preso i convitti nazionali
e  gli  educandati  femminili dello Stato aventi sede nelle regioni a
statuto  speciale, di cui al numero 1 dell'articolo 1 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 novembre 1972, n. 1119, nonche' quelli
gratuiti  riservati  di  cui  al  numero  2, lettera d), dello stesso
articolo  1  del  decreto del Presidente della Repubblica 20 novembre
1972,  n.  1119,  che risultino non assegnati dopo l'espletamento dei
relativi  concorsi,  sono  attribuiti,  anche  in  deroga  alle norme
vigenti, secondo le disposizioni che il Ministero degli affari esteri
emanera'   con   apposita   ordinanza,  agli  studenti  delle  scuole
secondarie indicati nel primo comma.
  Agli  studenti  universitari indicati nel precedente primo comma le
opere  universitarie  aventi  sede  nelle  regioni a statuto speciale
concedono, a domanda, l'assegno di studio di cui alla legge 21 aprile
1969,  n.  162,  e  successive modificazioni, per il primo anno dalla
data  del rimpatrio, anche in deroga ai requisiti soggettivi previsti
dagli articoli 2 e 3 della medesima legge e successive modificazioni.
                              Art. 32.
                  Equipollenza dei titoli di studio

  I  profughi  di cui all'articolo 1, in possesso di titoli finali di
studio,  possono  ottenere  anche l'equipollenza con i corrispondenti
titoli finali di studio italiani. Coloro i quali siano in possesso di
titoli  di studio intermedi possono ottenere anche l'equipollenza coi
titoli finali italiani di grado immediatamente inferiore.
  Il  provvedimento,  con  cui  viene riconosciuta l'equipollenza, e'
emanato  dal  provveditore agli studi della provincia nella quale gli
interessati  hanno stabilito o intendono stabilire la loro residenza.
Le  modalita',  le  condizioni  e  i presupposti per l'emanazione del
suddetto  provvedimento sono stabilite con decreto del Ministro della
pubblica istruzione, sentito il Ministro degli affari esteri.
  Le disposizioni contenute nel presente articolo nulla innovano alla
vigente  disciplina  in materia di prosecuzione degli studi presso le
scuole italiane statali, pareggiate o legalmente riconosciute, di cui
all'articolo 14 del regio decreto 4 maggio 1925, n. 653.
                              Art. 33.
                    Dispensa dalla ferma di leva

  I  profughi di cui all'articolo 1, che siano soggetti agli obblighi
del  servizio  militare,  possono,  a  domanda, essere dispensati, in
tempo di pace, dal compiere la ferma di leva.
  La    relativa    richiesta    in    carta    semplice,   corredata
dall'attestazione della qualifica di profugo rilasciata dal prefetto,
dovra'  essere presentata agli uffici di leva, per gli iscritti nelle
liste   di  leva  non  ancora  arruolati,  o  ai  distretti  militari
competenti   per   territorio,   per  gli  arruolati  dispensati  dal
presentarsi  alle  armi  quali regolarmente residenti all'estero, che
rimpatriano prima del compimento del ventottesimo anno di eta'.
                              Art. 34.
                       Assegnazione di alloggi

  La regione territorialmente competente riserva a favore di profughi
di  cui  all'articolo  1  della presente legge un'aliquota di alloggi
compresi  nei programmi d'intervento in materia di edilizia economica
e  popolare non inferiore al 15 per cento. A tale fine e' applicabile
la  deroga  di  cui  al  primo comma dell'articolo 10 del decreto del
Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035.
  All'uopo,   e'  ammessa  la  presentazione  delle  domande  di  cui
all'articolo  4 del citato decreto del Presidente della Repubblica n.
1035,  per  un  quinquennio dalla data del rimpatrio, o dalla data di
entrata  in  vigore  della  presente legge, prescindendo dall'obbligo
della  residenza  di  cui  all'articolo  2,  lettera b), dello stesso
decreto.
  La  collocazione  nelle  previste  graduatorie  avverra' secondo le
modalita'  indicate nel penultimo e nell'ultimo comma dell'articolo 9
dell'anzidetto decreto.
  Gli  alloggi  ancora in fase di costruzione alla data di entrata in
vigore   della  presente  legge  da  parte  dell'Ente  nazionale  per
lavoratori  rimpatriati  e  profughi  o  la  cui  costruzione dovesse
iniziare  dopo  tale  data  da  parte  dello  stesso  ente,  verranno
assegnati   integralmente  ai  profughi  ed  ai  lavoratori  italiani
all'estero che rientrano in patria.
  Fino  a  quando  non sia diversamente stabilito in attuazione degli
articoli  93  e  95  del  decreto  del Presidente della Repubblica 24
luglio  1977,  n.  616,  i  concorsi  per  l'assegnazione ai profughi
dell'aliquota  di alloggi di cui al primo comma del presente articolo
e di quelli realizzati esclusivamente per essi, sono banditi ai sensi
dell'articolo  3,  quarto  comma,  del  decreto  del Presidente della
Repubblica  30 dicembre 1972, n. 1035, dagli istituti autonomi per le
case popolari competenti per territorio.
  Gli  alloggi  vengono  assegnati  ai  profughi  dai comuni ai sensi
dell'articolo  95  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 24
luglio 1977, n. 616, sentiti i rappresentanti delle organizzazioni di
profughi  presenti  nella  regione  e  designati  dal  prefetto della
provincia  interessata  sulla  base  delle  indicazioni della regione
stessa.
  Il  sesto  comma  dell'articolo  5  della legge 14 ottobre 1960, n.
1219, e' abrogato.
  Il  numero  8)  dell'articolo  7  del  decreto del Presidente della
Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035, e' sostituito dal seguente:
  "8)  richiedenti  grandi  invalidi  civili  e  militari  o profughi
rimpatriati  da  non  oltre  un quinquennio e che non svolgono alcuna
attivita' lavorativa: punti 2".((1))
---------------
AGGIORNAMENTO (1)
  La  L.  15  ottobre 1991, n. 344 ha disposto (con l'art. 4,comma 1)
che:  "L'aliquota  di  alloggi  riservata alla categoria dei profughi
dall'articolo  34  della legge 26 dicembre 1981, n. 763, e' stabilita
in misura non inferiore al 20 per cento".
                              Art. 35.
                              Riscatti

  I  profughi  che,  alla  data  di  entrata in vigore della presente
legge,  risultino  titolari  di  contratti  di  locazione semplice di
alloggi   gia'  di  proprieta'  dell'Ente  nazionale  per  lavoratori
rimpatriati  e  profughi  (ex  Opera  nazionale  profughi  giuliani e
dalmati)  o  dello  Stato,  amministrati  dallo  stesso ente ai sensi
dell'articolo  6  della  legge  14  ottobre  1960,  n.  1219, possono
richiedere  il  riscatto  in  proprieta'  dell'alloggio  locato  o la
trasformazione  da locazione semplice a contratto con patto di futura
vendita.
  Tale  facolta'  puo' essere esercitata entro tre anni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
                              Art. 36.
        Rilascio delle attestazioni delle autorita' consolari

  Le   attestazioni   previste  dalla  presente  legge  ai  fini  del
riconoscimento  della qualifica di profugo, nonche' le certificazioni
dell'esercizio  dell'attivita'  professionale  svolta  nei  Paesi  di
provenienza  da  parte  dei profughi sono rilasciate dalle competenti
autorita'  consolari,  fatta  salva  la  facolta' del Ministero degli
affari esteri di integrarle, ove necessario.
                              Art. 37.
                       Decorrenza dei termini

  I  profughi di cui all'articolo 1 che siano rimpatriati prima della
data  di  entrata  in  vigore della presente legge possono chiedere i
benefici  della  stessa,  esclusi  quelli  di prima necessita' di cui
all'articolo  10,  presentando  domanda entro un anno dalla anzidetta
data  o  entro il maggior termine previsto dalle singole disposizioni
sopra indicate.
                              Art. 38.
                        Abrogazione di norme

  Ogni  disposizione  di  legge in contrasto o comunque incompatibile
con le norme della presente legge e' abrogata.

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Ventimiglia, addi' 26 dicembre 1981

                               PERTINI

                                                SPADOLINI - ROGNONI -
                                                   COLOMBO - DARIDA -
                                                FORMICA - ANDREATTA -
                                                BODRATO - NICOLAZZI -
                                                 BARTOLOMEI - BALSAMO
                                                 BARTOLOMEI - BALZAMO
- MARCORA - ALTISSIMO

Visto, il Guardasigilli: DARIDA
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