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LEGGE 30 aprile 1969 , n. 153

Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale.

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Assunzione dell'onere delle pensioni sociali
    La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              PROMULGA

la seguente legge:

                               Art. 1.

  A  decorrere  dal  1  gennaio  1976  lo Stato assume a suo completo
carico  l'onere  della pensione sociale di cui all'art. 1 della legge
21  luglio  1965,  n.  903, e di quella istituita con l'art. 26 della
presente legge.
 
	        
	      
Finanziamento del fondo sociale
                               Art. 2.

  L'apporto  dello Stato previsto per l'anno 1969 in complessive lire
454,6  miliardi dall'art. 3 lettera a) della legge 21 luglio 1965, n.
903,  dall'art.  15  della legge 22 luglio 1966, n. 613, dall'art. 22
lettera  b)  della  legge 27 luglio 1967, n. 658, e dall'art. 3 della
legge  18  marzo  1968,  n.  238, viene elevato per l'anno medesimo a
complessive lire 904 miliardi.
  Per  gli  anni  dal  1970  al  1975  -  in  aggiunta all'apporto di
complessive  lire  474,6  miliardi  previsto  per  l'anno  1970 dalle
disposizioni  indicate  al  primo  comma,  che resta confermato nello
stesso  importo  per ciascuno degli anni successivi fino al 1975 - e'
autorizzato   l'ulteriore   apporto   di   complessive  lire  2.859,4
miliardi.(2)
  Gli  apporti  di  cui  ai commi precedenti sono attribuiti al fondo
sociale,  alle  gestioni  speciali  per l'assicurazione invalidita' e
vecchiaia dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani
e degli esercenti attivita' commerciali come dall'allegata tabella A.
((5))
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AGGIORNAMENTO (2)
  Il  D.L. 30 giugno 1972, n. 267, convertito con modificazioni dalla
L. 11 agosto 1972, n. 485 ha disposto (con l'art. 24, comma 2) che la
somma  di lire 2.859,4 miliardi indicata al secondo comma dell'art. 2
della  legge  30  aprile  1969,  numero 153 e' elevata a lire 3.078,4
miliardi.
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  AGGIORNAMENTO (5)
  Il D.L. 2 marzo 1974, n. 30, convertito con modificazioni dalla L.
16  aprile  1974, n. 114 ha disposto (con l'art. 24, commi 1 e 2) che
"L'apporto  dello  Stato  in  favore  delle  gestioni  pensionistiche
dell'istituto  nazionale della previdenza sociale, previsto dall'art.
2  della  legge  30  aprile 1969, n. 153, integrato con l'art. 24 del
decreto-legge  30  giugno 1972, n. 267 convertito, con modificazioni,
nella legge 11 agosto 1972, n. 485, viene ulteriormente aumentato per
gli  anni  1974  e  1975 di complessive lire 366 miliardi. Per l'anno
1976,  in  aggiunta all'apporto conseguente all'assunzione a completo
carico  dello Stato degli oneri del Fondo sociale, ai sensi dell'art.
1  della  legge  30 aprile 1969, n. 153, il contributo dello Stato in
favore   delle   gestioni  di  cui  al  primo  comma  e'  determinato
nell'importo complessivo di 482 miliardi di lire".
 
	        
	      
                               Art. 3.

  All'onere di lire 449,4 miliardi relativo all'anno finanziario 1969
si provvede:
    quanto  a  lire 95 miliardi con le maggiori entrate derivanti dal
decreto-legge  15  febbraio  1969,  n.  10,  recante modificazioni al
regime  fiscale  delle  benzine  speciali  diverse  dall'acqua  ragia
minerale,  della  benzina  e del petrolio diverso da quello lampante,
nonche' dei gas di petrolio liquefatti per autotrazione;
    quanto  a  lire  354,4  miliardi con un netto ricavo derivante da
operazioni  finanziarie  che il Ministro per il tesoro e' autorizzato
ad  effettuare  mediante  la contrazione di mutui con il Consorzio di
credito  per  le  opere pubbliche o con emissioni di buoni poliennali
del tesoro o di speciali certificati di credito.
  Il  Ministro  per il tesoro e' autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
  ((All'onere complessivo di lire 3.078,4 miliardi relativo al periodo 1970-1975 si provvede: per un importo non inferiore a lire 1.819,4 miliardi con le previste risorse di bilancio, alle quali concorrono anche le maggiori entrate di cui al decreto-legge 15 febbraio 1969, n. 10, nonche' le disponibilita' conseguenti alla cessazione dell'onere di cui all'art. 6 della legge 21 luglio 1965, n. 903; per un importo non superiore a lire 1.259 miliardi con ricorso straordinario ad operazioni finanziarie che il Ministro per il tesoro e' autorizzato ad effettuare in una o piu' soluzioni, mediante mutui da contrarre con il Consorzio di credito per le opere pubbliche o attraverso emissione di buoni poliennali del tesoro o di speciali certificati di credito)).
 
	        
	      
                               Art. 4.

  I  mutui  con  il  Consorzio  di credito per le opere pubbliche, da
ammortizzare in un periodo non superiore a 20 anni, saranno contratti
nelle  forme,  alle  condizioni  e  con  le  modalita'  che  verranno
stabilite  con apposite convenzioni da stipularsi tra il Ministro per
il  tesoro  ed  il  Consorzio  di credito per le opere pubbliche e da
approvarsi con decreto del Ministro per il tesoro.
  Il servizio dei mutui sara' assunto dal Ministero del tesoro.
  Le  rate di ammortamento saranno iscritte negli stati di previsione
della  spesa  del  Ministero  medesimo e specificatamente vincolate a
favore del Consorzio di credito per le opere pubbliche.
  Per  la  emissione  dei  buoni poliennali del tesoro a scadenza non
superiore  a nove anni si osservano le disposizioni di cui alla legge
27 dicembre 1953, n. 941.
  Per  la  emissione  dei  certificati  di  credito  si  osservano le
condizioni   e  le  modalita'  di  cui  agli  articoli  9  e  10  del
decreto-legge  17  marzo  1967, n. 80, convertito, con modificazioni,
nella legge 13 maggio 1967, n. 267.
  Per le operazioni finanziarie relative all'anno 1969, per un ricavo
netto  di  lire  354,4  miliardi,  alle  spese  ed agli interessi, si
provvede con una corrispondente maggiorazione del ricavo medesimo.
  Il  Ministro  per  il tesoro e' autorizzato ad apportare con propri
decreti, nei singoli esercizi, le occorrenti variazioni di bilancio.
 
	        
	      
                               Art. 5.

  Ai  fini della progressiva assunzione a completo carico dello Stato
dell'onere  relativo alla pensione sociale, in aggiunta alle somme di
cui  al  precedente art. 2, e' autorizzata l'erogazione in favore del
Fondo sociale dei seguenti contributi integrativi:
    lire 23 miliardi nell'anno 1970;
    lire 137 miliardi nell'anno 1971;
    lire 169 miliardi nell'anno 1972;
    lire 263 miliardi nell'anno 1973;
    lire 393 miliardi nell'anno 1974;
    lire 535 miliardi nell'anno 1975.
  All'onere  complessivo  di lire 1.520 miliardi di cui al precedente
comma  si  provvede  con le previste risorse di bilancio, comprensive
della  disponibilita'  di lire 138 miliardi derivante dalla riduzione
di   23   miliardi   a   partire   dall'anno  1970  e  fino  al  1975
dell'annualita'   dovuta   al   Fondo   di  cui  all'articolo  7  del
decreto-legge  23  gennaio  1958,  n.  8,  convertito  nella legge 23
febbraio 1958, n. 84.
 
	        
	      
                               Art. 6.

  La  contribuzione  a  favore  del  Fondo sociale posta a carico del
Fondo  per  l'adeguamento delle pensioni e' ridotta, per gli anni dal
1969  al  1975, alle seguenti aliquote percentuali delle retribuzioni
in  base  alle quali sono calcolati i contributi per il finanziamento
del Fondo predetto:

anno 1969 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4,39%
anno 1970 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4,39%
anno 1971 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4,39%
anno 1972 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4,30%
anno 1973 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3,70%
anno 1974 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2,90%
anno 1975 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2,09%

  La  contribuzione  a favore del Fondo sociale, posta a carico delle
Gestioni  speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni e per
gli  artigiani,  e'  ridotta,  per  gli  anni  dal 1971 al 1975, alle
seguenti  aliquote  percentuali  del gettito annuo dei contributi per
l'adeguamento delle pensioni, dovuti dalle categorie interessate alle
predette gestioni:

anno 1971 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55,6%
anno 1972 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44,4%
anno 1973 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33,3%
anno 1974 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22,2%
anno 1975 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11,1%

  La  contribuzione  a  favore del Fondo sociale posta a carico della
Gestione speciale per gli esercenti attivita' commerciali e' ridotta,
per gli anni dal 1971 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali del
gettito annuo dei contributi per l'adeguamento delle pensioni, dovuti
dalla categoria interessata alla predetta Gestione:

anno 1971 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62,5%
anno 1972 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50%
anno 1973 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37,5%
anno 1974 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25%
anno 1975 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12,5%
 
	        
	      
Miglioramento dei trattamenti di pensione
                               Art. 7.

  A decorrere dal 1 gennaio 1969, gli importi mensili dei trattamenti
minimi  di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria
dei  lavoratori  dipendenti, previsti dall'articolo 2 del decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, sono elevati a:
    lire 23.000 mensili, per i titolari di eta' inferiore a 65 anni;
    lire  25.000  mensili,  per  i titolari che abbiano compiuto i 65
anni di eta'.
  A  decorrere dalla stessa data, gli importi mensili dei trattamenti
minimi di pensione a carico delle gestioni speciali per i coltivatori
diretti,  mezzadri  e  coloni,  per gli artigiani e per gli esercenti
attivita'  commerciali,  previsti dall'articolo 3, secondo comma, del
decreto  del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, sono
elevati, per tutte le categorie di pensione, a lire 18.000 mensili.
 
	        
	      
                               Art. 8.

  Ai  cittadini  italiani,  le  cui posizioni assicurative sono state
trasferite   dall'Istituto   nazionale   della   previdenza   sociale
all'istituto  nazionale  di  assicurazione  sociale  libico, in forza
dell'articolo  12  dell'accordo  italo-libico  del  2  ottobre  1956,
ratificato con legge 17 agosto 1957, n. 843, e che hanno acquisito il
diritto  a  pensione  a  carico dell'assicurazione libica entro il 31
dicembre  1965,  e'  corrisposto,  a  decorrere  dal  1 gennaio 1969,
dall'Istituto  nazionale  della previdenza sociale ed a totale carico
del    Fondo   per   l'adeguamento   delle   pensioni,   un   aumento
dell'integrazione  di cui all'articolo 15 della legge 12 agosto 1962,
n.  1338, fino al raggiungimento dell'importo mensile dei trattamenti
minimi previsti dall'assicurazione obbligatoria per l'invalidita', la
vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti.
  I  trattamenti  minimi  di  cui al primo comma sono dovuti anche ai
titolari  di  pensione  il  cui  diritto  sia acquisito in virtu' del
cumulo  dei periodi assicurativi e contributivi previsto da accordi o
convenzioni  internazionali  in  materia  di assicurazione sociale, a
condizione   che  l'assicurato  possa  far  valere  nella  competente
gestione  pensionistica  una  anzianita'  contributiva in costanza di
rapporto di lavoro svolto in Italia non inferiore a dieci anni.
  ((Ai fini dell'integrazione ai suddetti trattamenti minimi si tiene conto dell'eventuale trattamento pensionistico corrisposto a carico di organismi assicuratori di Paesi legati all'Italia da accordi o convenzioni internazionali di sicurezza sociale; a decorrere dal 1 gennaio 1996 detta integrazione viene annualmente ricalcolata in funzione delle variazioni di importo dei predetti trattamenti pensionistici esteri intervenute al 1 gennaio di ciascun anno; qualora le operazioni di adeguamento periodico delle pensioni abbiano comportato il pagamento di somme eccedenti il dovuto, il relativo recupero sara' effettuato in conformita' all'articolo 11 della legge 23 aprile 1981, n. 155. Le integrazioni al trattamento minimo che, al 1 gennaio 1996, risultino eccedenti l'importo effettivamente dovuto per effetto delle disposizioni di cui al comma precedente, restano confermate nella misura erogata al 31 dicembre 1995 fino a quando il relativo importo non venga assorbito dalle perequazioni della pensione base. Le modalita' di accertamento delle variazioni degli importi pensionistici esteri ed il tasso di cambio da utilizzare per la conversione in lire italiane di tali importi saranno stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con i Ministri degli affari esteri e del tesoro)).
  I   lavoratori  emigrati  che  siano  in  possesso  dei  prescritti
requisiti  per il diritto a pensione in virtu' del cumulo dei periodi
assicurativi  e  contributivi  di cui al secondo comma hanno diritto,
anche   sulla  base  di  certificazione  provvisoria  rilasciata  dai
competenti  organismi  esteri,  alla liquidazione di un'anticipazione
sulla pensione che e' integrata ai trattamenti minimi.
  Tale  integrazione  non  spetta ai titolari di altro trattamento di
pensione  ed  e'  riassorbita  in  relazione agli importi di pro-rata
eventualmente corrisposti da organismi assicuratori esteri.(21a)
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AGGIORNAMENTO (21a)
  La Corte Costituzionale con sentenza 21 aprile-5 maggio 1988 n. 503
(in  G.U.  1a  s.s.  11.05.1988 n. 19) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  "dell'art.  8,  ultimo  comma,  della legge 30 aprile
1969,  n.  153 ("Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in
materia  di  sicurezza  sociale"),  nella  parte  in cui, nell'ultima
proposizione, dispone "non spetta ai titolari di altro trattamento di
pensione ed"."
 
	        
	      
                               Art. 9.

  Con   effetto   dal   1   gennaio   1969   le   pensioni  a  carico
dell'assicurazione   generale   obbligatoria  per  l'invalidita',  la
vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti aventi decorrenza
anteriore  a  tale  data, nonche' le pensioni a carico delle gestioni
speciali  per  i  coltivatori  diretti,  mezzadri  e  coloni, per gli
artigiani  e  per gli esercenti attivita' commerciali, sono aumentate
in misura pari al dieci per cento del loro ammontare. (10) ((15))
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AGGIORNAMENTO (10)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza del 4-18 gennaio 1977, n. 37
(in  G.U.  1a  s.s. 26/01/1977, n. 24) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale "dell'art. 9 della legge 30 aprile 1969, n. 153 (sulla
revisione  degli ordinamenti pensionistici della previdenza sociale),
nella  parte  in  cui  esclude  dall'aumento  del  dieci per cento le
pensioni  aventi decorrenza posteriore al 31 dicembre 1968 e che sono
state  liquidate  secondo  le disposizioni vigenti anteriormente al 1
maggio 1968".
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AGGIORNAMENTO (15)
  La Corte Costituzionale, con sentenza del 29 aprile-19 giugno 1981,
n.   101   (in  G.U.  1a  s.s.  24/06/1981,  n.  172)  ha  dichiarato
l'illegittimita'  costituzionale  "dell'art.  9 della legge 30 aprile
1969,  n.  153  (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in
materia  di sicurezza sociale), nella parte in cui, prevedendo per le
pensioni  supplementari lo aumento in misura pari al 10 per cento del
loro  ammontare,  lo limita a quelle aventi decorrenza anteriore al 1
gennaio  1969, e non lo estende a quelle, egualmente liquidate con il
sistema  contributivo,  aventi  decorrenza  posteriore al 31 dicembre
1968".
 
	        
	      
                              Art. 10.

  Con  effetto  dalla data di entrata in vigore della presente legge,
le   pensioni   di   anzianita',   di   vecchiaia  e  di  invalidita'
dell'assicurazione  obbligatoria  per l'invalidita', la vecchiaia e i
superstiti   dei  lavoratori  dipendenti,  dei  coltivatori  diretti,
mezzadri  e  coloni,  degli  artigiani  e  degli  esercenti attivita'
commerciali,  da  liquidare  alle lavoratrici assicurate in base alle
disposizioni  vigenti anteriormente al 1 maggio 1968 sono determinate
con  gli  stessi  criteri  di  calcolo  stabiliti  per  i  lavoratori
assicurati.
  Con  effetto  dal  1  gennaio  1969 le pensioni delle assicurazioni
obbligatorie previste al comma precedente, liquidate alle lavoratrici
assicurate  in  base  alle  disposizioni  vigenti  anteriormente al 1
maggio 1968, sono riliquidate determinandone l'importo con gli stessi
criteri  di  calcolo  stabiliti  per  i  lavoratori assicurati, ferme
restando le disposizioni di cui al precedente articolo 9.
 
	        
	      
                              Art. 11.

  Per  le  pensioni aventi decorrenza successiva al 31 dicembre 1968,
la  misura massima della percentuale di commisurazione della pensione
alla  retribuzione  indicata  nella tabella D) annessa al decreto del
Presidente  della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, e' stabilita nel
74 per cento.
  Per le pensioni aventi decorrenza successiva al 31 dicembre 1975 la
predetta misura e' stabilita nell'80 per cento.
  Le  misure  intermedie  della  percentuale prevista, nei casi sopra
indicati,  sono determinate nelle tabelle B e C annesse alla presente
legge.
  Le percentuali previste ai precedenti commi si applicano anche alle
pensioni  riliquidate  ai  sensi  dell'articolo  14, ultimo comma del
decreto  del  Presidente  della  Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, a
favore dei titolari che compiano l'eta' prevista per il pensionamento
di vecchiaia rispettivamente in data successiva al 31 dicembre 1968 e
al 31 dicembre 1975.
  Il   titolare   di   pensione   di  anzianita'  liquidata  a  norma
dell'articolo  13  della legge 21 luglio 1965, n. 903, il quale abbia
compiuto   l'eta'   prevista   per   il  pensionamento  di  vecchiaia
anteriormente   al  1  maggio  1968  e  faccia  valere  contribuzione
effettiva  in  costanza  di  lavoro o figurativa successivamente alla
data  di  decorrenza  della pensione, puo' ottenere la riliquidazione
della  pensione  stessa  con  decorrenza  dal  primo  giorno del mese
successivo  a  quello di presentazione della relativa domanda in base
alle  disposizioni  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 27
aprile 1968, n. 488.
  Alla  pensione  riliquidata a norma del precedente comma si applica
l'aumento previsto dall'articolo 9 della presente legge.
  ((Le disposizioni di cui ai commi quarto, quinto e sesto del presente articolo, ed all'articolo 14, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, si applicano ai superstiti anche nel caso in cui il titolare di pensione di anzianita', liquidata a norma dell'articolo 13 della legge 21 luglio 1965, n. 903, sia deceduto prima di aver compiuto l'eta' prevista per il pensionamento di vecchiaia)).
 
	        
	      
                              Art. 12.

     Gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1 agosto 1945, n. 692,
  recepiti negli articoli 27 e 28 del testo unico delle norme sugli
assegni  familiari,  approvato  con  decreto 30 maggio 1955, n. 797 e
l'articolo 29 del testo unico delle disposizioni contro gli infortuni
sul  lavoro  e  le  malattie  professionali, approvato con decreto 30
giugno 1965, n. 1124, sono sostituiti dal seguente:
     (((Determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi) 1. Costituiscono redditi di lavoro dipendente ai fini contributivi quelli di cui all'articolo 46, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, maturati nel periodo di riferimento. 2. Per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale si applicano le disposizioni contenute nell'articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, salvo quanto specificato nei seguenti commi. 3. Le somme e i valori di cui al comma 1 dell'articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si intendono al lordo di qualsiasi contributo e trattenuta, ivi comprese quelle di cui al comma 2, lettera h), dello stesso articolo 48. 4. Sono esclusi dalla base imponibile: a) le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto; b) le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori, nonche' quelle la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione, fatta salva l'imponibilita' dell'indennita' sostitutiva del preavviso; c) i proventi e le indennita' conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento danni; d) le somme poste a carico di gestioni assistenziali e previdenziali obbligatorie per legge; le somme e le provvidenze erogate da casse, fondi e gestioni di cui al successivo punto f) e quelle erogate dalle Casse edili di cui al comma 4; i proventi derivanti da polizze assicurative; i compensi erogati per conto di terzi non aventi attinenza con la prestazione lavorativa; e) nei limiti ed alle condizioni stabilite dall'articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, le erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l'ammontare e la cui struttura sia correlata dal contratto collettivo medesimo alla misurazione di incrementi di produttivita', qualita' ed altri elementi di competitivita' assunti come indicatori dell'andamento economico dell'impresa e dei suoi risultati; f) i contributi e le somme a carico del datore di lavoro, versate o accantonate, sotto qualsiasi forma, a finanziamento delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni e integrazioni, e a casse, fondi, gestioni previste da contratti collettivi o da accordi o da regolamenti aziendali, al fine di erogare prestazioni integrative previdenziali o assistenziali a favore del lavoratore e suoi familiari nel corso del rapporto o dopo la sua cessazione. I contributi e le somme predetti, diverse dalle quote di accantonamento al TFR, sono assoggettati al contributo di solidarieta' del 10 per cento di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 giugno 1991, n. 166, e al citato decreto legislativo n. 124 del 1993, e successive modificazioni e integrazioni, a carico del datore di lavoro e devoluto alle gestioni pensionistiche di legge cui sono iscritti i lavoratori. Resta fermo l'assoggettamento a contribuzione ordinaria nel regime obbligatorio di appartenenza delle quote ed elementi retributivi a carico del lavoratore destinati al finanziamento delle forme pensionistiche complementari e alle casse, fondi e gestioni predetti. Resta fermo, altresi', il contributo di solidarieta' a carico del lavoratore nella misura del 2 per cento di cui all'articolo 1, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 14 dicembre 1995, n. 579; g) i trattamenti di famiglia di cui all'articolo 3, comma 3, lettera d), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 5. L'elencazione degli elementi esclusi dalla base imponibile e' tassativa. 6. Le somme versate alle casse edili per ferie, gratifica natalizia e riposi annui sono soggette a contribuzione di previdenza e assistenza per il loro intero ammontare. Le somme a carico del datore di lavoro e del lavoratore versate alle predette casse ad altro titolo sono soggette a contribuzione di previdenza e assistenza nella misura pari al 15 per cento del loro ammontare. 7. Per la determinazione della base imponibile ai fini del calcolo delle contribuzioni dovute per i soci di cooperative di lavoro si applicano le norme del presente articolo. 8. Sono confermate le disposizioni in materia di retribuzione imponibile di cui all'articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni e integrazioni, nonche' ogni altra disposizione in materia di retribuzione minima o massima imponibile, quelle in materia di retribuzioni convenzionali previste per determi- nate categorie di lavoratori e quelle in materia di retribuzioni imponibili non rientranti tra i redditi di cui all'articolo 46 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 9. Le gratificazioni annuali e periodiche, i conguagli di retribuzione spettanti a seguito di norma di legge o di contratto aventi effetto retroattivo e i premi di produzione sono in ogni caso assoggettati a contribuzione nel mese di corresponsione. 10. La retribuzione imponibile, e' presa a riferimento per il calcolo delle prestazioni a carico delle gestioni di previdenza e di assistenza sociale interessate.))
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AGGIORNAMENTO (17)
  Il  D.L. 1° marzo 1985, n. 44 convertito con modificazioni dalla L.
26  aprile  1985,  n.  155  ha  disposto  (con l'art. 1, comma 4) che
"L'articolo  12  della  legge 30 aprile 1969, n. 153, va interpretato
nel  senso  che  sono esclusi dalla base imponibile dei contributi di
previdenza  e  di  assistenza  sociale  i contributi versati al Fondo
nazionale di previdenza per gli impiegati delle imprese di spedizione
e delle agenzie marittime".
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AGGIORNAMENTO (21)
  Il  D.L.  30 maggio 1988, n. 173 convertito con modificazioni dalla
L. 26 luglio 1988, n. 291 ha disposto (con l'art. 4, comma 2-bis) che
"La  disposizione  recata  nel  secondo  comma,  numero 3), del testo
sostitutivo  di  cui  all'articolo  12 della legge 30 aprile 1969, n.
153, va interpretata nel senso che dalla retribuzione imponibile sono
escluse  anche le somme corrisposte in occasione della cessazione del
rapporto di lavoro, al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori".
 
	        
	      
                              Art. 13.

  I  titolari  di  pensione  di vecchiaia a carico dell'assicurazione
generale  obbligatoria  liquidata  o  da liquidare in base alle norme
vigenti  anteriormente  al  1  maggio  1968,  i  quali  dalla data di
decorrenza della pensione stessa abbiano continuato ininterrottamente
a  prestare  opera  retribuita  alle dipendenze di terzi ed ancora la
prestino  alla  data di entrata in vigore della presente legge, hanno
la  facolta'  di  optare,  nel  termine  di  180 giorni dalla data di
pubblicazione  della  presente  legge,  per  la  riliquidazione,  che
avverra'  al  momento  della cessazione del rapporto di lavoro, della
pensione  in godimento secondo le norme di cui al precedente articolo
11, primo e terzo comma.
  Dalla  data  di  presentazione  della  domanda  per l'opzione viene
sospesa l'erogazione della pensione in godimento.
  I ratei di pensione percepiti a decorrere dal 1 maggio 1968 saranno
recuperati  in sede di riliquidazione conseguente all'esercizio della
facolta'  di opzione in deroga ai limiti indicati nel primo comma del
successivo articolo 69.(2) ((5))
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AGGIORNAMENTO (2)
  Il  D.L. 30 giugno 1972, n. 267, convertito con modificazioni dalla
L.  11 agosto 1972, n. 485 ha disposto (con l'art. 23-decies) che "Le
disposizioni  di  cui  all'articolo 13 della legge 30 aprile 1969, n.
153,  sono richiamate in vigore per la durata di 240 giorni a partire
dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge di conversione del
presente decreto".
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AGGIORNAMENTO (5)
  Il  D.L. 2 marzo 1974, n. 30, convertito con modificazioni dalla L.
16  aprile 1974, n. 114 ha disposto (con l'art. 2-quinquies, comma 1)
che  "E' riaperto per la durata di 180 giorni a partire dalla data di
entrata  in  vigore  della  presente legge il termine per l'esercizio
della  facolta'  di  opzione  di  cui  all'articolo 13 della legge 30
aprile 1969, n. 153".
 
	        
	      
                              Art. 14.

  Per  le pensioni decorrenti da data successiva al 31 dicembre 1968,
il  periodo di contribuzione da assumere a base per la determinazione
della  retribuzione  annua  pensionabile  di  cui  al  secondo  comma
dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1968,   n.   488,   e'  costituito  dalle  ultime  260  settimane  di
contribuzione precedenti la data di decorrenza della pensione.
  Per  la  determinazione  della  retribuzione  annua pensionabile si
suddividono  le  260  settimane  di  contribuzione  di  cui  al comma
precedente  in cinque gruppi successivi di 52 settimane ciascuna e si
calcola   la   retribuzione  corrispondente  a  ciascuno  dei  gruppi
anzidetti.  La  retribuzione  annua  pensionabile e' data dalla media
aritmetica  delle retribuzioni corrispondenti ai tre gruppi che hanno
fornito le retribuzioni piu' elevate.
  Per  le  pensioni decorrenti da data posteriore al 31 dicembre 1975
ai  fini  della  media  di cui al comma precedente, i tre gruppi piu'
favorevoli   sono   scelti  tra  i  dieci  gruppi  che  si  ottengono
considerando  le  ultime 520 settimane di contribuzione precedenti la
data di decorrenza della pensione. ((29))
  Nei  casi  in  cui il numero complessivo dei contributi settimanali
utili per la determinazione della retribuzione annua pensionabile sia
inferiore  a  260,  ovvero  a  520 per le pensioni decorrenti da data
posteriore   al   31  dicembre  1975,  per  la  determinazione  della
retribuzione   medesima  si  suddividono,  andando  a  ritroso  dalla
decorrenza della pensione, le settimane di contribuzione esistenti in
gruppi  consecutivi  di  52  settimane  ciascuno,  e  si  calcola  la
retribuzione  corrispondente  a  ciascuno  dei  gruppi  anzidetti. La
retribuzione  annua pensionabile e' data dalla media aritmetica delle
retribuzioni  corrispondenti  ai  tre  gruppi  che  hanno  fornito le
retribuzioni piu' elevate.
  Il  totale  delle retribuzioni di ciascuno dei tre gruppi di cui ai
commi  precedenti  non  e'  preso  in  considerazione  per  la  parte
eccedente  il prodotto di 52 per la retribuzione settimanale, pari al
limite  massimo  - aumentato del 5 per cento - della penultima classe
della tabella in vigore alla data di decorrenza della pensione.
  Qualora  il  numero  delle  settimane di contribuzione utili per la
determinazione  della retribuzione annua pensionabile sia inferiore a
156,  la  retribuzione  medesima e' data dalla media aritmetica delle
retribuzioni   corrispondenti   alle   settimane   di   contribuzione
esistenti.
  In  tale  ipotesi il totale delle retribuzioni di ciascun gruppo di
52 settimane di contribuzione, che sia possibile formare in base alla
contribuzione  esistente  andando  a ritroso dalla data di decorrenza
della pensione, non e' preso in considerazione per la parte eccedente
il  prodotto  indicato  al  precedente  quinto  comma.  Per il gruppo
formato  dalle  residue  settimane - inferiori a 52 - il totale delle
retribuzioni non e' preso in considerazione per la parte eccedente il
prodotto  della  retribuzione  settimanale  corrispondente  al limite
massimo,  aumentato  del  5  per  cento, della penultima classe della
tabella  in  vigore  alla  data  di decorrenza della pensione, per il
numero delle settimane comprese nel gruppo stesso.
  Per le pensioni indicate al primo comma, cessano di avere efficacia
le  norme  di cui ai commi terzo, quarto e quinto dell'articolo 5 del
decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1963, n. 488.
  Le  gratificazioni  annuali  e  periodiche,  nonche' i conguagli di
retribuzione  spettanti  a  seguito  di norme di legge o di contratto
aventi  effetto  retroattivo,  indipendentemente dal periodo cui tali
emolumenti si riferiscono, devono essere cumulati, ai fini del
  calcolo   dei   contributi,   alla   retribuzione   del   mese   di
  corresponsione.
Il secondo e il terzo comma dell'articolo 3 del decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1957, n. 818, sono abrogati.
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AGGIORNAMENTO (29)
  La  Corte  Costituzionale, con sentenza 11-23 novembre 1999, n. 432
(in  G.U.  1a  s.s. 01/12/1999, n. 48) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  "dell'art.  14,  terzo  comma,  della legge 30 aprile
1969,  n.  153  (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in
materia  di  sicurezza  sociale),  come sostituito dall'art. 26 della
legge  3  giugno  1975,  n.  160  (Norme  per  il  miglioramento  dei
trattamenti   pensionistici  e  per  il  collegamento  alla  dinamica
salariale),  nella parte in cui non prevede, nel caso di prosecuzione
volontaria  della  contribuzione  da  parte dell'assicurato che abbia
gia'  conseguito la prescritta anzianita' contributiva minima, che la
pensione di anzianita' non possa essere liquidata in misura inferiore
a quella calcolata sulla base della sola contribuzione minima".
 
	        
	      
                              Art. 15.

  Agli  effetti  previsti  dall'articolo  14,  i  contributi agricoli
giornalieri    obbligatori   e   quelli   figurativi   derivanti   da
disoccupazione  agricola,  accreditati  per  ciascun anno agrario, si
ripartiscono  in  modo  uniforme  nelle  settimane  che costituiscono
l'anno  stesso  e  si  considera  quale settimana di contribuzione il
numero di contributi giornalieri risultante dalla ripartizione.
  Nel caso in cui nel corso dell'anno agrario il lavoratore possa far
valere  anche  settimane  di  contribuzione  effettiva in costanza di
lavoro  e  figurativa diverse da quelle indicate al comma precedente,
la  retribuzione  da  prendere in considerazione per il calcolo della
pensione  e'  costituita,  per  tali  settimane,  dalla  somma  delle
retribuzioni afferenti alla contribuzione agricola e non agricola.
  Qualora  il  numero  dei  contributi  giornalieri  obbligatori e di
quelli  figurativi  per disoccupazione agricola accreditati nell'anno
agrario  risulti  inferiore  ad  un anno di contribuzione, in base ai
rapporti  desumibili  dall'articolo  9,  sub articolo 2 della legge 4
aprile  1952,  n.  218,  secondo le qualifiche attribuite ai fini del
diritto  alla pensione, deve essere computato, per ciascuna settimana
di  contribuzione,  un numero di contributi giornalieri pari a quello
equivalente  a  un  contributo settimanale sulla base degli anzidetti
rapporti.
  La  disposizione  di  cui  al  precedente  comma  non si applica in
relazione  alle  settimane per le quali risulti versata o accreditata
contribuzione diversa da quella agricola giornaliera e figurativa per
disoccupazione agricola.
  Con effetto dal 1 gennaio 1969 e' abrogato l'articolo 6 del decreto
del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
 
	        
	      
                              Art. 16.

  Per  i  lavoratori  agricoli  con qualifica di salariati fissi e di
giornalieri  di  campagna ed assimilati, la misura delle retribuzioni
da  prendere  in  considerazione, ai fini del calcolo della pensione,
per  i  periodi  di  contribuzione figurativa antecedenti il 1 agosto
1968  e'  quella stabilita dall'articolo 28, terzo comma, del decreto
del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
 
	        
	      
                              Art. 17.

  Con  effetto dal 1 gennaio 1969 le pensioni a carico della Gestione
speciale  per  i  lavoratori  delle  miniere,  cave  e  torbiere sono
aumentate in misura pari al dieci per cento del loro ammontare.
  Con la stessa decorrenza di cui al comma precedente gli importi dei
trattamenti  minimi  di  pensione  liquidati  a carico della Gestione
speciale anzidetta sono elevati a lire 23.000 mensili.
  Ai  fini  del  calcolo delle pensioni della Gestione speciale trova
applicazione  il  disposto  degli articoli 11, 14 e 19 della presente
legge.  L'onere  conseguente  all'applicazione dell'articolo 19 viene
assunto,  successivamente  alla  riliquidazione  della  pensione  per
compimento   del   60°   anno   di  eta'  del  lavoratore,  a  carico
dell'assicurazione  generale  obbligatoria per la quota relativa alla
pensione anticipata.
  Nei  confronti  del  pensionato della Gestione speciale il quale si
rioccupi  prima  del compimento del 60° anno di eta', alle dipendenze
di  imprese  esercenti  miniere,  cave  e  torbiere, si fa luogo alla
sospensione  dell'erogazione  delle  quote  di  pensione anticipata e
integrativa.
  Qualora la rioccupazione avvenga, prima del compimento del 60° anno
di  eta' da parte del pensionato, con guadagno continuativo e normale
in  settori  diversi  da  quelli  indicati al precedente comma, viene
sospesa  la  erogazione  della  quota di pensione integrativa e viene
ridotta  la  quota di pensione anticipata secondo i criteri contenuti
nell'articolo 20 della presente legge.
  Nel  caso  in  cui il pensionato si rioccupi dopo il compimento del
60°   anno   di   eta',   si   applicano  le  disposizioni  contenute
nell'articolo 20 sull'intero importo del trattamento pensionistico in
atto.
  In  relazione  a  quanto  disposto  nei  tre  commi  precedenti,  a
decorrere  dalla  data  di  entrata  in vigore della presente legge i
commi  settimo,  ottavo  e  nono  dell'articolo  33  del  decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, sono abrogati.
 
	        
	      
                              Art. 18.

  Per  gli  iscritti  alla  Gestione  speciale per i lavoratori delle
miniere,  cave  e  torbiere che siano stati addetti complessivamente,
anche  se  con  discontinuita',  per  almeno  15  anni  a  lavori  di
sotterraneo, i requisiti di assicurazione e di contribuzione di cui a
punti  a)  e b) del primo comma dell'articolo 22 della presente legge
possono essere perfezionati con la maggiorazione di anzianita' di cui
al  terzo  comma  dell'articolo  33  del decreto del Presidente della
Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, per un massimo di 5 anni.
  Al  fine  di  comprovare  l'effettivo  espletamento  dei 15 anni di
lavoro    in   sotterraneo,   l'interessato   deve   esibire   idonea
documentazione   dalla   quale  risultino  i  periodi  di  lavoro  in
sotterraneo,  coperti  da  contribuzione nella assicurazione generale
obbligatoria,  effettuati  anteriormente  al 1 luglio 1958; i periodi
successivi a tale data debbono essere comprovati mediante le speciali
marche di cui all'articolo 7 della legge 5 gennaio 1960, n. 5.
  La  pensione di cui al primo comma del presente articolo e' posta a
carico  della  Gestione speciale dei lavoratori delle miniere, cave e
torbiere,  fermo  restando  il disposto dell'articolo 8 della legge 5
gennaio 1960, n. 5.
  Al  compimento del 55° anno di eta', l'interessato puo' ottenere, a
domanda,  la pensione anticipata di cui alla legge 5 gennaio 1960, n.
5,  e  successive  modificazioni calcolata sulla base dell'anzianita'
contributiva  fatta  valere  nell'assicurazione generale obbligatoria
maggiorata  di  un  periodo  pari  a  quello  compreso tra la data di
decorrenza  di  detta pensione ed il compimento del 60° anno di eta'.
Nel caso che la pensione cosi' calcolata risulti di importo inferiore
a  quello gia' in pagamento, viene mantenuto in favore del pensionato
i trattamento pensionistico in atto.
  A decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale
il lavoratore compie il 60° anno di eta', la pensione di cui al primo
comma  del  presente  articolo  viene  riliquidata con l'applicazione
delle  norme  di cui al quarto, quinto e sesto comma dell'articolo 33
del  decreto  del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488,
con  le  modifiche  ed  integrazioni  apportate dalla presente legge.
Qualora  l'anzianita'  contributiva, effettiva e convenzionale, sulla
cui  base  e'  stata liquidata la pensione di cui al precedente primo
comma  risulti inferiore all'anzianita' contributiva fatta valere dal
lavoratore  al  compimento  del  60°  anno  di  eta',  la pensione e'
liquidata  sulla  base  di  quest'ultima  anzianita';  resta fermo il
disposto  di  cui  al  sesto  comma  dell'articolo 33 del decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
 
	        
	      
Perequazione automatica delle pensioni
                              Art. 19.

  Gli  importi  delle  pensioni  a carico dell'assicurazione generale
obbligatoria  dei  lavoratori  dipendenti  e  delle gestioni speciali
dell'assicurazione medesima per i lavoratori autonomi, ivi compresi i
trattamenti  minimi,  al  netto  delle  quote  di  maggiorazione  per
familiari  a  carico, con effetto dal 1 gennaio di ciascun anno, sono
aumentati   in   misura   percentuale  pari  all'aumento  percentuale
dell'indice  del costo della vita calcolato dall'Istituto centrale di
statistica   ai  fini  della  scala  mobile  delle  retribuzioni  dei
lavoratori  dell'industria.  Sono  escluse  dall'aumento  le pensioni
aventi  decorrenza  compresa  nell'anno  anteriore a quello da cui ha
effetto  l'aumento,  salvo  quanto  disposto  nel penultimo comma del
presente articolo.
  ((Ai fini previsti nel precedente comma la variazione percentuale dell'indice del costo della vita e' determinata confrontando il valore medio dell'indice relativo al periodo compreso dal diciassettesimo al sesto mese anteriore a quello da cui ha effetto l'aumento delle pensioni con il valore medio dell'indice in base al quale e' stato effettuato il precedente aumento)). ((7))
  L'aumento  delle pensioni non ha luogo quando l'aumento dell'indice
di  cui  al  primo  comma  risulta inferiore al due per cento; in tal
caso,   nell'anno   successivo  l'aumento  delle  pensioni  ha  luogo
indipendentemente  dall'entita'  dell'aumento  dell'indice  del costo
della vita.
  Le misure dei trattamenti minimi, raggiunte al 1 gennaio di ciascun
anno  in  base  agli  aumenti  derivanti  dalle  norme  contenute nei
precedenti  commi,  si  applicano  anche  alle pensioni liquidate con
decorrenza  pari  o  successiva  a  tale data nonche' a quelle aventi
decorrenza  compresa  nell'anno  anteriore a quello da cui ha effetto
l'aumento.
  La  variazione  percentuale  d'aumento  dell'indice di cui al primo
comma  e'  accertata  con  decreto  del  Ministro  per il lavoro e la
previdenza sociale, di concerto con il Ministro per il tesoro.
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AGGIORNAMENTO (7)
  La L. 3 giugno 1975, n. 160 ha disposto (con l'art. 8, comma 1) che
la presente modifica ha effetto dal 1° gennaio 1976.
 
	        
	      
Disciplina del cumulo della pensione
con la retribuzione
                              Art. 20.

  A  decorrere  dalla data di entrata in vigore della presente legge,
l'articolo  20  del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1968, n. 488, e' sostituito dal seguente:
  "Non  sono  cumulabili,  nella  misura  del  50  per cento del loro
importo,  con la retribuzione lorda percepita in costanza di rapporto
di  lavoro  alle  dipendenze  di  terzi  e  fino  a concorrenza della
retribuzione  stessa,  le  quote eccedenti i trattamenti minimi delle
pensioni   di   vecchiaia   e   di  invalidita'  liquidate  a  carico
dell'assicurazione   generale   obbligatoria  per  l'invalidita',  la
vecchiaia  ed  i  superstiti  dei  lavoratori  dipendenti,  di quelle
liquidate  a  carico delle gestioni speciali dei coltivatori diretti,
mezzadri  e  coloni,  degli  artigiani  e  degli  esercenti attivita'
commerciali  nonche'  di  quelle  liquidate  a norma dell'articolo 13
della  legge  21  luglio  1965, n. 903. Non e' altresi' cumulabile la
quota  di  pensione  eventualmente  eccedente  lire  100.000  mensili
risultante dall'applicazione del disposto del presente comma.
  Ai  fini dell'applicazione del divieto di cumulo di cui al presente
articolo,  le  pensioni e le retribuzioni si intendono al netto delle
maggiorazioni  e  delle  integrazioni  per  carichi di famiglia. Agli
stessi fini; dalle retribuzioni devono essere detratte anche le quote
dovute  per  tributi  erariali  e  per  contributi  previdenziali  ed
assistenziali.
  Le  disposizioni  contenute nei commi precedenti si applicano anche
alle    pensioni   dell'assicurazione   generale   obbligatoria   per
l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti sulle quali e' esercitato
il  diritto  di  sostituzione  in  qualsiasi  forma da parte di fondi
obbligatori  di  previdenza  gestiti  dall'Istituto  nazionale  della
previdenza sociale, salvo quanto disposto al successivo comma.
  Nei   casi   in   cui  sulle  pensioni  liquidate  a  carico  della
assicurazione  generale  obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia
ed  i superstiti e' esercitato il diritto di sostituzione da parte di
amministrazioni  dello  Stato  e  di  enti  locali,  le  disposizioni
contenute  nei  precedenti  commi  trovano applicazione limitatamente
alle quote di pertinenza dei pensionati.
  I  titolari  di  pensione  che  svolgono  attivita'  in qualita' di
lavoratori  agricoli con qualifica di salariati fissi, di giornalieri
di  campagna  ed  assimilati  e  in qualita' di lavoratori addetti ai
servizi domestici e familiari, non sono soggetti alle norme di cui al
presente articolo.(2)
  Il  divieto  di  cumulo  della  pensione con la retribuzione non si
applica   alla   tredicesima  rata  di  pensione,  ne  alle  pensioni
corrisposte   a   coloro   che  svolgono  attivita'  lavorativa  alle
dipendenze di terzi fuori del territorio nazionale".
  Per  le  pensioni di invalidita' liquidate con decorrenza anteriore
alla  data di entrata in vigore della presente legge sono fatte salve
le  condizioni  di  miglior favore di cui all'articolo 20 del decreto
del  Presidente  della  Repubblica  27 aprile 1968, n. 488, nel testo
precedente  all'entrata  in  vigore  delle  modificazioni  di  cui al
presente articolo.
  Nel  periodo compreso fra il 1 gennaio 1969 e la data di entrata in
vigore  della  presente  legge,  gli  aumenti delle pensioni previsti
dagli  articoli  7  e  9  della presente legge sono cumulabili con la
retribuzione  percepita  in  costanza  di rapporto alle dipendenze di
terzi.((19a))
----------------
AGGIORNAMENTO (2)
  Il  D.L. 30 giugno 1972, n. 267, convertito con modificazioni dalla
L.  11  agosto 1972, n. 485 ha disposto (con l'art. 23-quater) che la
presente modifica ha effetto dal 1 maggio 1969.
----------------
AGGIORNAMENTO (19a)
  La  L.  28 febbraio 1986, n. 41 ha disposto (con l'art. 12 comma 2)
che  "Le  disponibilita' finanziarie della sezione speciale del fondo
interbancario  di garanzia di cui agli articoli 20 e 21 della legge 9
maggio 1975, n. 153, sono incrementate di lire 20 miliardi."
 
	        
	      
                              Art. 21.

  All'articolo  21  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 27
aprile 1968, n. 488, e' aggiunto il seguente comma:
  "Qualora  l'orario  settimanale  di  lavoro  previsto  dalle  norme
contrattuali  sia  ripartito  in un numero di giorni inferiore a sei,
l'ammontare  della detrazione da effettuare per ciascuna settimana di
lavoro   e'  determinato  moltiplicando  l'importo  della  trattenuta
giornaliera di cui al comma precedente per sei".((19a))
----------------
AGGIORNAMENTO (19a)
  La  L.  28 febbraio 1986, n. 41 ha disposto (con l'art. 12 comma 2)
che  "Le  disponibilita' finanziarie della sezione speciale del fondo
interbancario  di garanzia di cui agli articoli 20 e 21 della legge 9
maggio 1975, n. 153, sono incrementate di lire 20 miliardi."
 
	        
	      
                              Art. 22.

  A  decorrere  dalla data di entrata in vigore della presente legge,
gli  iscritti  alle assicurazioni obbligatorie per la invalidita', la
vecchiaia  ed  i superstiti dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori
delle  miniere,  cave e torbiere, dei coltivatori diretti, mezzadri e
coloni, degli artigiani e degli esercenti attivita' commerciali hanno
diritto alla pensione a condizione che:
    a)   siano   trascorsi   35  anni  dalla  data  di  inizio  della
assicurazione,  ivi  compresi  i periodi riconosciuti utili in favore
degli ex combattenti, militari e categorie assimilate, nonche' quelli
di cui al quarto comma del successivo articolo 49;
    b)  possano  far valere almeno 35 anni di contribuzione effettiva
in  costanza  di lavoro, volontaria e figurativa accreditata a favore
degli ex combattenti, militari e categorie assimilate, nonche' quella
di cui al quarto comma del successivo articolo 49;
    c)  non prestino attivita' lavorativa subordinata alla data della
presentazione della domanda di pensione.
  Il  requisito di cui alla lettera b) si intende perfezionato quando
a  favore  dell'assicurato  risultino  versati almeno 1820 contributi
settimanali.
  Per  gli  operai agricoli i contributi sono calcolati ragguagliando
la  contribuzione giornaliera a contribuzione settimanale, secondo la
qualifica   risultante,   ai  fini  del  diritto  alla  pensione  per
vecchiaia,  dall'applicazione  dell'articolo  9, sub articolo 2 della
legge 4 aprile 1952, n. 218, sulla base dei rapporti desumibili dallo
stesso   articolo.   A   tal   fine,  si  considera  utile  tutta  la
contribuzione  agricola,  indipendentemente  dalla  sua  collocazione
temporale  e cioe' anche quella che ecceda, eventualmente, in ciascun
anno,  il numero delle giornate considerato equivalente ad un anno di
contribuzione, in relazione al sesso e alla qualifica di appartenenza
dell'assicurato,  dal  citato  articolo  9, sub articolo 2, sino alla
concorrenza degli anni di iscrizione negli elenchi nominativi.
  Allorche' i lavoratori agricoli possano far valere anche contributi
relativi  ad attivita' soggetta all'assicurazione obbligatoria per la
invalidita',   la   vecchiaia  e  i  superstiti  in  settori  diversi
dall'agricoltura,    le    settimane    di   contribuzione   relative
all'attivita'   stessa  si  aggiungono  agli  anni  di  contribuzione
agricola determinati con i criteri di cui al comma precedente.
  La  pensione  spettante ai sensi del presente articolo e' calcolata
in  base  alle  norme vigenti nelle rispettive gestioni e decorre dal
primo  giorno  del  mese  successivo  a quello di presentazione della
domanda.
  La  pensione  di  anzianita' e' equiparata a tutti gli effetti alla
pensione  di  vecchiaia  quando  il  titolare  di  essa compie l'eta'
stabilita per il pensionamento di vecchiaia.
  La   pensione  liquidata  in  base  al  presente  articolo  non  e'
cumulabile  con  la  retribuzione  lorda  percepita  in  costanza  di
rapporto  di  lavoro alle dipendenze di terzi. La tredicesima rata di
pensione   non   e'  cumulabile  con  la  tredicesima  mensilita'  di
retribuzione   o  con  gli  equivalenti  emolumenti,  corrisposti  in
occasione delle festivita' natalizie.
  I  divieti  di  cumulo di cui al precedente comma, non si applicano
nei  confronti  dei  titolari  di  pensione  che  svolgono  attivita'
lavorativa alle dipendenze di terzi con qualifica di salariati fissi,
di  giornalieri  di  campagna  ed  assimilati,  di addetti ai servizi
domestici e familiari ((...)). (2)
  Ai  fini dell'applicazione del divieto di cumulo di cui al presente
articolo,  la  pensione e la retribuzione si intendono al netto delle
maggiorazioni  e  delle  integrazioni  per  carichi di famiglia. Agli
stessi fini, dalla retribuzione devono essere detratte anche le quote
dovute  per  tributi  erariali  e  per  contributi  previdenziali  ed
assistenziali.
  Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 21, 22, terzo
comma,  e  23  del  decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1968, n. 488.
  Le  disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche alle
pensioni  liquidate  con decorrenza anteriore alla data di entrata in
vigore  della presente legge a norma dell'articolo 16 del decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488.
  Gli  articoli  5, ultimo comma, della legge 18 marzo 1968, n. 238 e
16  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n.
488, sono abrogati.
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AGGIORNAMENTO (2)
  Il  D.L. 30 giugno 1972, n. 267, convertito con modificazioni dalla
L.  11  agosto 1972, n. 485 ha disposto (con l'art. 23-quinquies) che
la presente modifica ha effetto dal 1 maggio 1969.
 
	        
	      
Modificazioni alle norme sui trattamenti 
di riversibilità
                              Art. 23.

  Al   titolare   di   pensione   di  riversibilita'  che  sia  anche
beneficiario   di   altra,   pensione   a  titolo  proprio  a  carico
dell'assicurazione  obbligatoria  e'  garantito il trattamento minimo
sulla pensione diretta.
  La  pensione  di  riversibilita'  in  tale  caso  e'  calcolata  in
conformita' di quanto previsto dall'articolo 22 della legge 21 luglio
1965,  n.  903,  e non viene integrata al trattamento minimo. (6) (9)
((18))
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AGGIORNAMENTO (6)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza del 9-17 luglio 1974, n. 230
(in  G.U.  1a s.s. 24/07/1974, n. 194) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  "del  combinato  disposto dell'art. 2, secondo comma,
lett.  a,  della  legge  12 agosto 1962, n. 1338 (Disposizioni per il
miglioramento   dei   trattamenti   di   pensione  dell'assicurazione
obbligatoria  per  l'invalidita',  la  vecchiaia  e  i superstiti), e
dell'art.  23  della  legge  30  aprile 1969, n. 153 (Revisione degli
ordinamenti  pensionistici  e norme in materia di sicurezza sociale),
nella parte in cui esclude che sia dovuto il trattamento minimo della
pensione diretta per l'assicurazione obbligatoria INPS ai titolari di
pensione  di  riversibilita'  a  carico  di  altri  fondi  o gestioni
speciali  di  previdenza  oppure  a  carico  di amministrazioni dello
Stato".
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AGGIORNAMENTO (9)
  La  Corte  Costituzionale, con sentenza del 21-29 dicembre 1976, n.
263 (in G.U. 1a s.s. 05/01/1977, n. 4) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  "del  combinato  disposto dell'art. 2, comma secondo,
lett.  a,  della  legge  12 agosto 1962, n. 1338 (Disposizioni per il
miglioramento   dei   trattamenti   di   pensione  dell'assicurazione
obbligatoria  per  l'invalidita',  la  vecchiaia  e  i superstiti), e
dell'art.  23  della  legge  23  aprile 1969, n. 153 (Revisione degli
ordinamenti  pensionistici  e norme in materia di sicurezza sociale),
nella parte in cui esclude che sia dovuto il trattamento minimo della
pensione  diretta  per l'invalidita', a carico dell'INPS, ai titolari
di pensione diretta a carico di amministrazioni dello Stato".
---------------
AGGIORNAMENTO (18)
  La Corte Costituzionale, con sentenza del 3-6 dicembre 1985, n. 314
(in  G.U.  1a s.s. 11/12/1985, n. 291) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  dell'art.  23  della  presente legge, nelle parti non
dichiarate  costituzionalmente  illegittime dalle sentenze n. 230 del
1974 e n. 263 del 1976.
 
	        
	      
                              Art. 24.

  L'articolo  7  della  legge  12  agosto  1962,  n. 1338, modificato
dall'articolo  24  della  legge 21 luglio 1965, n. 903, e' sostituito
dal seguente:
  "Non  ha  diritto alla pensione prevista dall'articolo 13 del regio
decreto-legge  14  aprile  1939,  n.  636, modificato dall'articolo 2
della legge 4 aprile 1952, n. 218, il coniuge:
    1)  quando  sia  passata  in giudicato la sentenza di separazione
personale per sua colpa;
    2) quando, dopo la decorrenza della pensione, il pensionato abbia
contratto matrimonio in eta' superiore a 72 anni ed il matrimonio sia
durato meno di 2 anni.
  Si  prescinde  dai requisiti di cui al punto 2 del precedente comma
quando  sia  nata  prole  anche postuma o il decesso sia avvenuto per
causa di infortunio sul lavoro, di malattia professionale o per causa
di guerra o di servizio".
  Ai  superstiti dell'assicurato, deceduto anteriormente al 1 gennaio
1940  e  che  al momento della morte era in possesso dei requisiti di
assicurazione  e  di  contribuzione  stabiliti  per  il  diritto alla
pensione  di  invalidita'  o  di  vecchiaia,  spetta  la  pensione di
riversibilita'  con  decorrenza  dal 1 gennaio 1969, a condizione che
nei  loro  confronti  non  sussistano le cause di esclusione previste
dalle vigenti disposizioni di legge.
  La domanda per ottenere la pensione di cui al comma precedente deve
essere presentata dagli aventi diritto, a pena di decadenza, entro il
termine  di  tre  anni dalla data di entrata in vigore della presente
legge.
  Ai  fratelli celibi e alle sorelle nubili superstiti del pensionato
o  dell'assicurato,  deceduto  anteriormente  alla data di entrata in
vigore  della legge 21 luglio 1965, n. 903, che non siano titolari di
pensioni  e  che  alla  data  della morte del dante causa risultavano
permanentemente inabili al lavoro ed a suo carico, spetta la pensione
di  riversibilita'  in mancanza del coniuge, dei figli e dei genitori
superstiti del pensionato o dell'assicurato medesimo. (5) ((20))
--------------
AGGIORNAMENTO (5)
  Il  D.L. 2 marzo 1974, n. 30, convertito con modificazioni dalla L.
16  aprile  1974,  n. 114 ha disposto (con l'art. 2-quater) che "Sono
soppressi  i  termini di decadenza di cui agli articoli 24 e 64 della
legge  30 aprile 1969, n. 153. Le pensioni spettanti ai superstiti di
assicurato  o di pensionato, di cui ai citati articoli, decorrono dal
primo  giorno  del mese successivo a quello della presentazione della
domanda".
-------------
AGGIORNAMENTO (20)
  La  Corte Costituzionale, con sentenza del 8-28 luglio 1987, n. 286
(in  G.u.  1a  s.s. 29/07/1987, n. 31) ha dichiarato l'illegittimita'
costituzionale  "dell'art.  1  del  d.l.l.  18  gennaio  1945,  n. 39
(Disciplina   del   trattamento   di  riversibilita'  delle  pensioni
dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidita' e la vecchiaia) nel
testo  sostituito  dall'art.  7  della  legge 12 agosto 1962, n. 1338
(Disposizioni  per  il  miglioramento  dei  trattamenti  di  pensione
dell'assicurazione  obbligatoria  per l'invalidita', la vecchiaia e i
superstiti)  e riprodotto nell'art. 24 della legge 30 aprile 1969, n.
153  (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di
sicurezza sociale".
 
	        
	      
                              Art. 25.

  I  superstiti  indicati all'articolo 22 della legge 21 luglio 1965,
n.  903,  hanno diritto alla pensione indiretta o di riversibilita' a
carico  della Gestione speciale per i coltivatori diretti, mezzadri e
coloni,  con  le stesse norme stabilite per la assicurazione generale
obbligatoria  dei  lavoratori dipendenti, a condizione che l'iscritto
alla  gestione  predetta  sia  deceduto  successivamente alla data di
entrata  in  vigore della presente legge e, se titolare di pensione a
carico della gestione, che questa abbia decorrenza dal 1 gennaio 1970
o successiva.
  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 2 AGOSTO 1990, N. 233)).
  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 2 AGOSTO 1990, N. 233)).
  ((COMMA ABROGATO DALLA L. 2 AGOSTO 1990, N. 233)).
  Sono  abrogati  dal  1 gennaio 1970 il terzo comma dell'articolo 21
della  legge 22 luglio 1966, n. 613, e l'ultimo comma dell'articolo 7
della legge 9 gennaio 1963, n. 9.
 
	        
	      
Pensioni ai cittadini ultrasessantacinquenni
sprovvisti di reddito
                              Art. 26.

  Ai  cittadini  italiani,  residenti  nel  territorio nazionale, che
abbiano  compiuto  l'eta'  di  65 anni, che posseggano redditi propri
assoggettabili  all'imposta  sul reddito delle persone fisiche per un
ammontare  non  superiore  a  L.  336.050  annue  e, se coniugati, un
reddito,  cumulato  con  quello  del  coniuge,  non  superiore  a  L.
1.320.000  annue  e' corrisposta, a domanda, una pensione sociale non
riversibile  di  L. 336.050 annue da ripartirsi in 13 rate mensili di
L.  25.850 ciascuna. La tredicesima rata e' corrisposta con quella di
dicembre ed e' frazionabile. Non si procede al cumulo del reddito con
quello del coniuge nel caso di separazione legale. (7)
  Dal  computo  del  reddito  suindicato  sono  esclusi  gli  assegni
familiari ed il reddito della casa di abitazione.
  Non hanno diritto alla pensione sociale:
    1)  coloro  che  hanno  titolo a rendite o prestazioni economiche
previdenziali  ed  assistenziali,  fatta  eccezione  per  gli assegni
familiari,  erogate  con  carattere  di  continuita' dallo Stato o da
altri enti pubblici o da Stati esteri;
    2)  coloro  che  percepiscono pensioni di guerra, fatta eccezione
dell'assegno vitalizio annuo agli ex combattenti della guerra 1915-18
e precedenti.
  La  esclusione  di  cui  al  precedente  comma  non  opera  qualora
l'importo  dei  redditi  ivi considerati non superi L. 336.050 annue.
(7)
  Coloro  che  percepiscono  le  rendite o le prestazioni o i redditi
previsti  nei  precedenti commi, ma di importo inferiore a L. 336.050
annue,   hanno  diritto  alla  pensione  sociale  ridotta  in  misura
corrispondente  all'importo  delle  rendite,  prestazioni  e  redditi
percepiti. (7)
  L'importo   della  pensione  sociale  di  cui  al  primo  comma  e'
comprensivo,  per il 1974, degli aumenti derivanti dalla perequazione
automatica delle pensioni di cui al precedente art. 19.
  I limiti di L. 336.050 previsti nel primo quarto e quinto comma del
presente  articolo  sono elevati dal 1975 in misura pari agli aumenti
derivanti dalla perequazione automatica di cui al precedente art. 19.
(5)
  Qualora,  a  seguito della riduzione prevista dal comma precedente,
la  pensione  sociale  risulti  di  importo  inferiore  a  lire 3.500
mensili, l'Istituto nazionale della previdenza sociale ha facolta' di
porla in pagamento in rate semestrali anticipate.
  La  pensione  e'  posta a carico del Fondo sociale, nel cui seno e'
costituita  apposita  gestione  autonoma,  ed  e' corrisposta, con le
stesse   modalita'   previste   per   l'erogazione   delle  pensioni,
dall'Istituto  nazionale  della  previdenza sociale, al quale compete
l'accertamento  delle  condizioni per la concessione sulla base della
documentazione indicata nel comma successivo.
  La  domanda  per  ottenere  la  pensione  e'  presentata  alla sede
dell'Istituto   nazionale   della   previdenza   sociale   nella  cui
circoscrizione  territoriale  e'  compreso  il  comune  di  residenza
dell'interessato.
  La  domanda stessa deve essere corredata dal certificato di nascita
e  dalla  certificazione  da  rilasciarsi,  senza spese, dagli uffici
finanziari   sulla  dichiarazione  resa  dal  richiedente  su  modulo
conforme  a quello approvato con decreto del Ministero delle finanze,
da  emanarsi entro il mese d    
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