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LEGGE 8 novembre 2000, n. 328

Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.

Capo I
PRINCIPI GENERALI DEL SISTEMA
INTEGRATO DI INTERVENTI E
SERVIZI SOCIALI
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
                              Promulga
la seguente legge:
                               Art. 1.
                   (Principi generali e finalita')
1.  La  Repubblica  assicura  alle persone e alle famiglie un sistema
integrato  di  interventi  e servizi sociali, promuove interventi per
garantire   la   qualita'   della   vita,   pari   opportunita',  non
discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce
le  condizioni  di disabilita', di bisogno e di disagio individuale e
familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficolta' sociali
e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38
della Costituzione.
2.  Ai sensi della presente legge, per "interventi e servizi sociali"
si  intendono  tutte  le  attivita'  previste  dall'articolo  128 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
3.  La  programmazione  e  l'organizzazione  del sistema integrato di
interventi  e  servizi sociali compete agli enti locali, alle regioni
ed allo Stato ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112,
e  della  presente  legge,  secondo  i  principi  di  sussidiarieta',
cooperazione,  efficacia,  efficienza  ed  economicita', omogeneita',
copertura  finanziaria  e  patrimoniale,  responsabilita' ed unicita'
dell'amministrazione,  autonomia  organizzativa e regolamentare degli
enti locali.
4.  Gli  enti  locali,  le  regioni  e  lo  Stato,  nell'ambito delle
rispettive   competenze,  riconoscono  e  agevolano  il  ruolo  degli
organismi  non  lucrativi  di utilita' sociale, degli organismi della
cooperazione,  delle associazioni e degli enti di promozione sociale,
delle  fondazioni  e degli enti di patronato, delle organizzazioni di
volontariato, degli enti riconosciuti delle confessioni religiose con
le  quali  lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese operanti nel
settore  nella  programmazione, nella organizzazione e nella gestione
del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
5.  Alla  gestione  ed  all'offerta  dei  servizi provvedono soggetti
pubblici  nonche', in qualita' di soggetti attivi nella progettazione
e  nella  realizzazione  concertata  degli  interventi, organismi non
lucrativi   di   utilita'   sociale,  organismi  della  cooperazione,
organizzazioni  di  volontariato,  associazioni ed enti di promozione
sociale,  fondazioni,  enti di patronato e altri soggetti privati. Il
sistema  integrato  di  interventi e servizi sociali ha tra gli scopi
anche la promozione della solidarieta' sociale, con la valorizzazione
delle  iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di
auto-aiuto e di reciprocita' e della solidarieta' organizzata.
6. La presente legge promuove la partecipazione attiva dei cittadini,
il  contributo  delle  organizzazioni  sindacali,  delle associazioni
sociali  e  di  tutela  degli  utenti  per il raggiungimento dei fini
istituzionali di cui al comma 1.
7.  Le  disposizioni  della  presente  legge  costituiscono  principi
fondamentali  ai  sensi  dell'articolo  117  della  Costituzione.  Le
regioni  a  statuto  speciale  e  le province autonome di Trento e di
Bolzano  provvedono, nell'ambito delle competenze loro attribuite, ad
adeguare  i  propri  ordinamenti  alle  disposizioni  contenute nella
presente legge, secondo quanto previsto dai rispettivi statuti.
                               Art. 2.
                     (Diritto alle prestazioni).
1.  Hanno  diritto  di  usufruire delle prestazioni e dei servizi del
sistema  integrato  di  interventi  e  servizi  sociali  i  cittadini
italiani  e,  nel  rispetto  degli  accordi  internazionali,  con  le
modalita'  e  nei  limiti  definiti  dalle  leggi  regionali, anche i
cittadini   di  Stati  appartenenti  all'Unione  europea  ed  i  loro
familiari,  nonche' gli stranieri, individuati ai sensi dell'articolo
41  del  testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286.  Ai  profughi,  agli stranieri ed agli apolidi sono garantite le
misure di prima assistenza, di cui all'articolo 129, comma 1, lettera
h), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
2.  Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ha carattere
di  universalita'.  I  soggetti  di cui all'articolo 1, comma 3, sono
tenuti  a  realizzare  il  sistema  di  cui  alla  presente legge che
garantisce   i   livelli   essenziali   di   prestazioni,   ai  sensi
dell'articolo 22, e a consentire l'esercizio del diritto soggettivo a
beneficiare delle prestazioni economiche di cui all'articolo 24 della
presente legge, nonche' delle pensioni sociali di cui all'articolo 26
della  legge  30  aprile  1969, n. 153, e successive modificazioni, e
degli  assegni erogati ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge
8 agosto 1995, n. 335.
3.  I soggetti in condizioni di poverta' o con limitato reddito o con
incapacita' totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per
inabilita'   di   ordine   fisico  e  psichico,  con  difficolta'  di
inserimento  nella  vita  sociale  attiva  e  nel mercato del lavoro,
nonche'   i   soggetti   sottoposti  a  provvedimenti  dell'autorita'
giudiziaria  che rendono necessari interventi assistenziali, accedono
prioritariamente  ai  servizi  e alle prestazioni erogati dal sistema
integrato di interventi e servizi sociali.
4.  I parametri per la valutazione delle condizioni di cui al comma 3
sono  definiti  dai comuni, sulla base dei criteri generali stabiliti
dal Piano nazionale di cui all'articolo 18.
5.  Gli  erogatori  dei  servizi  e delle prestazioni sono tenuti, ai
sensi dell'articolo 8, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ad
informare i destinatari degli stessi sulle diverse prestazioni di cui
possono  usufruire,  sui requisiti per l'accesso e sulle modalita' di
erogazione per effettuare le scelte piu' appropriate.
                               Art. 3.
(Principi per la programmazione degli  interventi e delle risorse del
                               sistema
             integrato di interventi e servizi sociali).
1.  Per  la  realizzazione degli interventi e dei servizi sociali, in
forma   unitaria   ed   integrata,   e'   adottato  il  metodo  della
programmazione  degli  interventi  e delle risorse, dell'operativita'
per  progetti, della verifica sistematica dei risultati in termini di
qualita'  e di efficacia delle prestazioni, nonche' della valutazione
di impatto di genere.
2. I soggetti di cui all'articolo 1, comma 3, provvedono, nell'ambito
delle  rispettive  competenze, alla programmazione degli interventi e
delle  risorse  del sistema integrato di interventi e servizi sociali
secondo i seguenti principi:
a)  coordinamento  ed  integrazione  con  gli  interventi  sanitari e
dell'istruzione  nonche'  con  le  politiche attive di formazione, di
avviamento e di reinserimento al lavoro;
b)  concertazione e cooperazione tra i diversi livelli istituzionali,
tra  questi  ed  i  soggetti  di  cui  all'articolo  1,  comma 4, che
partecipano  con  proprie  risorse  alla realizzazione della rete, le
organizzazioni   sindacali  maggiormente  rappresentative  a  livello
nazionale   nonche'   le  aziende  unita'  sanitarie  locali  per  le
prestazioni   socio-  sanitarie  ad  elevata  integrazione  sanitaria
comprese nei livelli essenziali del Servizio sanitario nazionale.
3.  I soggetti di cui all'articolo 1, comma 3, per le finalita' della
presente    legge,   possono   avvalersi   degli   accordi   previsti
dall'articolo  2,  comma  203,  della legge 23 dicembre 1996, n. 662,
anche al fine di garantire un'adeguata partecipazione alle iniziative
ed ai finanziamenti dell'Unione europea.
4.  I comuni, le regioni e lo Stato promuovono azioni per favorire la
pluralita' di offerta dei servizi garantendo il diritto di scelta fra
gli  stessi  servizi  e  per  consentire,  in  via  sperimentale,  su
richiesta degli interessati, l'eventuale scelta di servizi sociali in
alternativa  alle  prestazioni economiche, ad esclusione di quelle di
cui  all'articolo  24,  comma  1,  lettera  a), numeri 1) e 2), della
presente legge, nonche' delle pensioni sociali di cui all'articolo 26
della  legge  30  aprile  1969, n. 153, e successive modificazioni, e
degli  assegni erogati ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge
8 agosto 1995, n. 335.
                               Art. 4.
         (Sistema di finanziamento delle politiche sociali).
1.  La  realizzazione  del  sistema integrato di interventi e servizi
sociali  si  avvale  di  un  finanziamento  plurimo a cui concorrono,
secondo   competenze   differenziate   e  con  dotazioni  finanziarie
afferenti  ai  rispettivi  bilanci, i soggetti di cui all'articolo 1,
comma 3.
2.  Sono  a  carico  dei  comuni,  singoli  e  associati, le spese di
attivazione  degli  interventi  e  dei servizi sociali a favore della
persona  e  della comunita', fatto salvo quanto previsto ai commi 3 e
5.
3.   Le   regioni,   secondo   le   competenze  trasferite  ai  sensi
dell'articolo  132  del  decreto  legislativo  31 marzo 1998, n. 112,
nonche'   in   attuazione   della  presente  legge,  provvedono  alla
ripartizione dei finanziamenti assegnati dallo Stato per obiettivi ed
interventi  di settore, nonche', in forma sussidiaria, a cofinanziare
interventi e servizi sociali derivanti dai provvedimenti regionali di
trasferimento  agli  enti locali delle materie individuate dal citato
articolo 132.
4.  Le  spese da sostenere da parte dei comuni e delle regioni sono a
carico,  sulla  base  dei  piani  di cui agli articoli 18 e 19, delle
risorse  loro  assegnate del Fondo nazionale per le politiche sociali
di  cui  all'articolo  59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n.
449,  e successive modificazioni, nonche' degli autonomi stanziamenti
a carico dei propri bilanci.
5.  Ai sensi dell'articolo 129 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n.  112,  competono  allo  Stato la definizione e la ripartizione del
Fondo  nazionale  per  le  politiche  sociali, la spesa per pensioni,
assegni  e indennita' considerati a carico del comparto assistenziale
quali le indennita' spettanti agli invalidi civili, l'assegno sociale
di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, il
reddito minimo di inserimento di cui all'articolo 59, comma 47, della
legge 27 dicembre 1997, n. 449, nonche' eventuali progetti di settore
individuati ai sensi del Piano nazionale di cui all'articolo 18 della
presente legge.
                               Art. 5.
                     (Ruolo del terzo settore).
1.  Per  favorire  l'attuazione  del principio di sussidiarieta', gli
enti  locali,  le  regioni  e  lo  Stato,  nell'ambito  delle risorse
disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, promuovono
azioni  per il sostegno e la qualificazione dei soggetti operanti nel
terzo  settore anche attraverso politiche formative ed interventi per
l'accesso agevolato al credito ed ai fondi dell'Unione europea.
2.  Ai  fini  dell'affidamento  dei  servizi  previsti dalla presente
legge,   gli   enti   pubblici,   fermo   restando  quanto  stabilito
dall'articolo  11, promuovono azioni per favorire la trasparenza e la
semplificazione   amministrativa   nonche'  il  ricorso  a  forme  di
aggiudicazione  o  negoziali  che consentano ai soggetti operanti nel
terzo  settore  la  piena  espressione  della propria progettualita',
avvalendosi  di  analisi  e  di  verifiche  che  tengano  conto della
qualita'  e  delle  caratteristiche delle prestazioni offerte e della
qualificazione del personale.
3.  Le  regioni,  secondo quanto previsto dall'articolo 3, comma 4, e
sulla  base  di  un atto di indirizzo e coordinamento del Governo, ai
sensi  dell'articolo  8  della legge 15 marzo 1997, n. 59, da emanare
entro  centoventi  giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore della
presente  legge,  con le modalita' previste dall'articolo 8, comma 2,
della  presente legge, adottano specifici indirizzi per regolamentare
i   rapporti  tra  enti  locali  e  terzo  settore,  con  particolare
riferimento ai sistemi di affidamento dei servizi alla persona.
4.  Le  regioni  disciplinano altresi', sulla base dei principi della
presente legge e degli indirizzi assunti con le modalita' previste al
comma  3,  le  modalita'  per  valorizzare l'apporto del volontariato
nell'erogazione dei servizi.
Capo II
ASSETTO ISTITUZIONALE E ORGANIZZAZIONE
DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E
SERVIZI SOCIALI
                               Art. 6.
                        (Funzioni dei comuni)
1.  I  comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti
gli  interventi  sociali  svolti  a  livello locale e concorrono alla
programmazione  regionale.  Tali  funzioni sono esercitate dai comuni
adottando  sul  piano  territoriale  gli assetti piu' funzionali alla
gestione,  alla  spesa  ed  al  rapporto  con i cittadini, secondo le
modalita' stabilite dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come da ultimo
modificata dalla legge 3 agosto 1999, n. 265.
2.  Ai  comuni,  oltre ai compiti gia' trasferiti a norma del decreto
del  Presidente  della  Repubblica  24  luglio  1977, n. 616, ed alle
funzioni  attribuite ai sensi dell'articolo 132, comma 1, del decreto
legislativo  31 marzo 1998, n. 112, spetta, nell'ambito delle risorse
disponibili  in  base ai piani di cui agli articoli 18 e 19 e secondo
la  disciplina  adottata  dalle  regioni,  l'esercizio delle seguenti
attivita':
a)  programmazione,  progettazione,  realizzazione del sistema locale
dei servizi sociali a rete, indicazione delle priorita' e dei settori
di  innovazione  attraverso  la  concertazione  delle risorse umane e
finanziarie  locali,  con  il  coinvolgimento  dei  soggetti  di  cui
all'articolo 1, comma 5;
b)  erogazione  dei  servizi, delle prestazioni economiche diverse da
quelle   disciplinate   dall'articolo   22,   e  dei  titoli  di  cui
all'articolo  17,  nonche'  delle  attivita'  assistenziali  gia'  di
competenza  delle  province,  con  le modalita' stabilite dalla legge
regionale di cui all'articolo 8, comma 5;
c)  autorizzazione,  accreditamento e vigilanza dei servizi sociali e
delle  strutture  a  ciclo residenziale e semiresidenziale a gestione
pubblica  o  dei  soggetti  di  cui  all'articolo 1, comma 5, secondo
quanto stabilito ai sensi degli articoli 8, comma 3, lettera f), e 9,
comma 1, lettera c);
d)  partecipazione  al procedimento per l'individuazione degli ambiti
territoriali,  di  cui  all'articolo  8,  comma  3,  lettera  a);  e)
definizione  dei  parametri  di  valutazione  delle condizioni di cui
all'articolo  2,  comma  3, ai fini della determinazione dell'accesso
prioritario alle prestazioni e ai servizi.
3.  Nell'esercizio  delle  funzioni  di  cui  ai commi 1 e 2 i comuni
provvedono a:
a)  promuovere,  nell'ambito del sistema locale dei servizi sociali a
rete,  risorse delle collettivita' locali tramite forme innovative di
collaborazione  per  lo  sviluppo  di  interventi di auto-aiuto e per
favorire   la  reciprocita'  tra  cittadini  nell'ambito  della  vita
comunitaria;
b)   coordinare   programmi   e  attivita'  degli  enti  che  operano
nell'ambito   di  competenza,  secondo  le  modalita'  fissate  dalla
regione,  tramite collegamenti operativi tra i servizi che realizzano
attivita'  volte  all'integrazione  sociale  ed intese con le aziende
unita'  sanitarie  locali  per  le  attivita' socio-sanitarie e per i
piani di zona;
c)  adottare strumenti per la semplificazione amministrativa e per il
controllo  di gestione atti a valutare l'efficienza, l'efficacia ed i
risultati  delle  prestazioni,  in base alla programmazione di cui al
comma 2, lettera a);
d) effettuare forme di consultazione dei soggetti di cui all'articolo
1,  commi 5 e 6, per valutare la qualita' e l'efficacia dei servizi e
formulare proposte ai fini della predisposizione dei programmi;
e) garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di
qualita'  dei  servizi,  secondo  le modalita' previste dagli statuti
comunali.
4. Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile
presso  strutture  residenziali,  il  comune  nel quale essi hanno la
residenza  prima  del  ricovero,  previamente  informato,  assume gli
obblighi connessi all'eventuale integrazione economica.
                               Art. 7.
                      (Funzioni delle province)
1.  Le  province concorrono alla programmazione del sistema integrato
di  interventi e servizi sociali per i compiti previsti dall'articolo
15  della  legge 8 giugno 1990, n. 142, nonche' dall'articolo 132 del
decreto  legislativo  31  marzo  1998,  n.  112, secondo le modalita'
definite  dalle  regioni  che disciplinano il ruolo delle province in
ordine:
a)  alla  raccolta  delle  conoscenze  e dei dati sui bisogni e sulle
risorse rese disponibili dai comuni e da altri soggetti istituzionali
presenti  in  ambito  provinciale  per  concorrere all'attuazione del
sistema informativo dei servizi sociali;
b)    all'analisi    dell'offerta    assistenziale   per   promuovere
approfondimenti  mirati sui fenomeni sociali piu' rilevanti in ambito
provinciale  fornendo,  su  richiesta  dei comuni e degli enti locali
interessati,  il  supporto  necessario  per  il  coordinamento  degli
interventi territoriali;
c)   alla  promozione,  d'intesa  con  i  comuni,  di  iniziative  di
formazione, con particolare riguardo alla formazione professionale di
base e all'aggiornamento;
d) alla partecipazione alla definizione e all'attuazione dei piani di
zona.
                               Art. 8.
                      (Funzioni delle regioni)
1. Le regioni esercitano le funzioni di programmazione, coordinamento
e  indirizzo  degli  interventi  sociali  nonche'  di  verifica della
rispettiva   attuazione   a   livello   territoriale  e  disciplinano
l'integrazione  degli  interventi stessi, con particolare riferimento
all'attivita'  sanitaria  e  socio-sanitaria  ad elevata integrazione
sanitaria  di cui all'articolo 2, comma 1, lettera n), della legge 30
novembre 1998, n. 419.
2.  Allo  scopo  di  garantire  il costante adeguamento alle esigenze
delle comunita' locali, le regioni programmano gli interventi sociali
secondo  le  indicazioni  di  cui  all'articolo  3,  commi 2 e 5, del
decreto  legislativo  31 marzo 1998, n. 112, promuovendo, nell'ambito
delle  rispettive  competenze,  modalita'  di collaborazione e azioni
coordinate  con  gli  enti locali, adottando strumenti e procedure di
raccordo e di concertazione, anche permanenti, per dare luogo a forme
di  cooperazione.  Le  regioni provvedono altresi' alla consultazione
dei soggetti di cui agli articoli 1, commi 5 e 6, e 10 della presente
legge.
3.  Alle  regioni,  nel  rispetto  di  quanto  previsto  dal  decreto
legislativo  31 marzo 1998, n. 112, spetta in particolare l'esercizio
delle seguenti funzioni:
a)  determinazione, entro centottanta giorni dalla data di entrata in
vigore  della  presente  legge, tramite le forme di concertazione con
gli   enti  locali  interessati,  degli  ambiti  territoriali,  delle
modalita'  e  degli  strumenti  per  la gestione unitaria del sistema
locale  dei servizi sociali a rete. Nella determinazione degli ambiti
territoriali,  le regioni prevedono incentivi a favore dell'esercizio
associato  delle  funzioni  sociali  in  ambiti territoriali di norma
coincidenti con i distretti sanitari gia' operanti per le prestazioni
sanitarie,  destinando allo scopo una quota delle complessive risorse
regionali destinate agli interventi previsti dalla presente legge;
b)  definizione  di  politiche  integrate  in  materia  di interventi
sociali,  ambiente,  sanita',  istituzioni scolastiche, avviamento al
lavoro  e reinserimento nelle attivita' lavorative, servizi del tempo
libero, trasporti e comunicazioni;
c)  promozione e coordinamento delle azioni di assistenza tecnica per
la  istituzione e la gestione degli interventi sociali da parte degli
enti   locali;   d)   promozione  della  sperimentazione  di  modelli
innovativi  di  servizi  in  grado  di  coordinare le risorse umane e
finanziarie  presenti  a livello locale e di collegarsi altresi' alle
esperienze effettuate a livello europeo;
e) promozione di metodi e strumenti per il controllo di gestione atti
a  valutare  l'efficacia  e  l'efficienza  dei servizi ed i risultati
delle azioni previste;
f)  definizione, sulla base dei requisiti minimi fissati dallo Stato,
dei  criteri  per  l'autorizzazione,  l'accreditamento e la vigilanza
delle  strutture  e dei servizi a gestione pubblica o dei soggetti di
cui all'articolo 1, commi 4 e 5;
g)  istituzione,  secondo  le modalita' definite con legge regionale,
sulla  base  di  indicatori  oggettivi  di  qualita', di registri dei
soggetti autorizzati all'esercizio delle attivita' disciplinate dalla
presente legge;
h)  definizione dei requisiti di qualita' per la gestione dei servizi
e per la erogazione delle prestazioni;
i)  definizione  dei  criteri  per  la  concessione dei titoli di cui
all'articolo  17  da  parte  dei  comuni,  secondo i criteri generali
adottati in sede nazionale;
l)  definizione  dei  criteri  per  la determinazione del concorso da
parte degli utenti al costo delle prestazioni, sulla base dei criteri
determinati ai sensi dell'articolo 18, comma 3, lettera g);
m)  predisposizione  e  finanziamento  dei  piani per la formazione e
l'aggiornamento del personale addetto alle attivita' sociali;
n)  determinazione dei criteri per la definizione delle tariffe che i
comuni sono tenuti a corrispondere ai soggetti accreditati;
o)  esercizio  dei  poteri sostitutivi, secondo le modalita' indicate
dalla  legge  regionale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo
31  marzo  1998, n. 112, nei confronti degli enti locali inadempienti
rispetto a quanto stabilito dagli articoli 6, comma 2, lettere a), b)
e c), e 19.
4. Fermi restando i principi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241,
le regioni disciplinano le procedure amministrative, le modalita' per
la  presentazione dei reclami da parte degli utenti delle prestazioni
sociali  e  l'eventuale  istituzione di uffici di tutela degli utenti
stessi  che  assicurino  adeguate forme di indipendenza nei confronti
degli enti erogatori.
5. La legge regionale di cui all'articolo 132 del decreto legislativo
31  marzo  1998, n. 112, disciplina il trasferimento ai comuni o agli
enti  locali  delle  funzioni  indicate  dal  regio decreto - legge 8
maggio 1927, n. 798, convertito dalla legge 6 dicembre 1928, n. 2838,
e   dal   decreto-legge  18  gennaio  1993,  n.  9,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  18  marzo  1993, n. 67. Con la medesima
legge,   le   regioni   disciplinano,   con  le  modalita'  stabilite
dall'articolo  3  del  citato decreto legislativo n. 112 del 1998, il
trasferimento  ai  comuni  e  agli  enti  locali delle risorse umane,
finanziarie  e  patrimoniali  per assicurare la copertura degli oneri
derivanti dall'esercizio delle funzioni sociali trasferite utilizzate
alla  data  di entrata in vigore della presente legge per l'esercizio
delle funzioni stesse.
                               Art. 9.
                       (Funzioni dello Stato)
1.  Allo  Stato spetta l'esercizio delle funzioni di cui all'articolo
129 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nonche' dei poteri
di indirizzo e coordinamento e di regolazione delle politiche sociali
per i seguenti aspetti:
a)  determinazione  dei  principi  e  degli  obiettivi della politica
sociale  attraverso il Piano nazionale degli interventi e dei servizi
sociali di cui all'articolo 18;
b)   individuazione   dei   livelli   essenziali  ed  uniformi  delle
prestazioni,  comprese  le  funzioni in materia assistenziale, svolte
per  minori  ed adulti dal Ministero della giustizia, all'interno del
settore penale;
c)  fissazione  dei  requisiti minimi strutturali e organizzativi per
l'autorizzazione  all'esercizio dei servizi e delle strutture a ciclo
residenziale  e  semiresidenziale;  previsione di requisiti specifici
per le comunita' di tipo familiare con sede nelle civili abitazioni;
d)  determinazione  dei  requisiti  e  dei  profili  professionali in
materia di professioni sociali, nonche' dei requisiti di accesso e di
durata dei percorsi formativi;
e)   esercizio   dei   poteri  sostitutivi  in  caso  di  riscontrata
inadempienza  delle  regioni, ai sensi dell'articolo 8 della legge 15
marzo 1997, n. 59, e dell'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112;
f)  ripartizione  delle  risorse del Fondo nazionale per le politiche
sociali secondo i criteri stabiliti dall'articolo 20, comma 7.
2.  Le  competenze  statali  di  cui al comma 1, lettere b) e c), del
presente  articolo sono esercitate sentita la Conferenza unificata di
cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; le
restanti  competenze  sono  esercitate  secondo  i  criteri stabiliti
dall'articolo 129, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
112.
                              Art. 10.
                (Istituzioni pubbliche di assistenza
                           e beneficenza)
1.  Il Governo e' delegato ad emanare, entro centottanta giorni dalla
data   di   entrata  in  vigore  della  presente  legge,  un  decreto
legislativo  recante una nuova disciplina delle istituzioni pubbliche
di  assistenza e beneficenza (IPAB) di cui alla legge 17 luglio 1890,
n. 6972, e successive modificazioni, sulla base dei seguenti principi
e criteri direttivi:
a)   definire   l'inserimento   delle   IPAB  che  operano  in  campo
socio-assistenziale   nella   programmazione  regionale  del  sistema
integrato  di  interventi  e  servizi sociali di cui all'articolo 22,
prevedendo anche modalita' per la partecipazione alla programmazione,
secondo quanto previsto dall'articolo 3, comma 2, lettera b);
b)   prevedere,   nell'ambito   del  riordino  della  disciplina,  la
trasformazione  della forma giuridica delle IPAB al fine di garantire
l'obiettivo   di  un'efficace  ed  efficiente  gestione,  assicurando
autonomia  statutaria,  patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica
compatibile   con   il   mantenimento  della  personalita'  giuridica
pubblica;
c) prevedere l'applicazione ai soggetti di cui alla lettera b): 1) di
un  regime  giuridico  del  personale di tipo privatistico e di forme
contrattuali coerenti con la loro autonomia; 2) di forme di controllo
relative  all'approvazione  degli  statuti,  dei  bilanci  annuali  e
pluriennali,  delle  spese  di  gestione del patrimonio in materia di
investimenti, delle alienazioni, cessioni e permute, nonche' di forme
di   verifica  dei  risultati  di  gestione,  coerenti  con  la  loro
autonomia;
d)  prevedere  la  possibilita'  della  trasformazione  delle IPAB in
associazioni  o  in  fondazioni  di diritto privato fermo restando il
rispetto  dei  vincoli  posti  dalle  tavole  di  fondazione  e dagli
statuti,  tenuto  conto  della  normativa  vigente che regolamenta la
trasformazione  dei fini e la privatizzazione delle IPAB, nei casi di
particolari condizioni statutarie e patrimoniali;
e)  prevedere  che  le  IPAB che svolgono esclusivamente attivita' di
amministrazione  del  proprio  patrimonio adeguino gli statuti, entro
due anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, nel
rispetto  delle  tavole  di  fondazione,  a  principi  di efficienza,
efficacia  e  trasparenza  ai  fini  del  potenziamento  dei servizi;
prevedere  che  negli  statuti  siano  inseriti appositi strumenti di
verifica della attivita' di amministrazione dei patrimoni;
f)   prevedere   linee   di   indirizzo  e  criteri  che  incentivino
l'accorpamento   e   la   fusione  delle  IPAB  ai  fini  della  loro
riorganizzazione secondo gli indirizzi di cui alle lettere b) e c);
g)  prevedere  la possibilita' di separare la gestione dei servizi da
quella  dei  patrimoni  garantendo  comunque  la finalizzazione degli
stessi  allo  sviluppo  e  al  potenziamento del sistema integrato di
interventi e servizi sociali;
h)  prevedere  la possibilita' di scioglimento delle IPAB nei casi in
cui,  a  seguito  di  verifica  da  parte  delle regioni o degli enti
locali,  risultino  essere  inattive  nel campo sociale da almeno due
anni  ovvero risultino esaurite le finalita' previste nelle tavole di
fondazione  o  negli statuti; salvaguardare, nel caso di scioglimento
delle  IPAB,  l'effettiva  destinazione  dei  patrimoni  alle  stesse
appartenenti,  nel  rispetto degli interessi originari e delle tavole
di fondazione o, in mancanza di disposizioni specifiche nelle stesse,
a favore, prioritariamente, di altre IPAB del territorio o dei comuni
territorialmente competenti, allo scopo di promuovere e potenziare il
sistema integrato di interventi e servizi sociali;
i)  esclusione  di  nuovi  o  maggiori  oneri  a carico della finanza
pubblica.
2.  Sullo  schema  di  decreto  legislativo  di  cui  al comma 1 sono
acquisiti  i  pareri della Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del   decreto   legislativo   28   agosto   1997,  n.  281,  e  delle
rappresentanze  delle  IPAB.  Lo  schema  di  decreto  legislativo e'
successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione del parere da
parte  delle  competenti Commissioni parlamentari, che si pronunciano
entro trenta giorni dalla data di assegnazione.
3.  Le regioni adeguano la propria disciplina ai principi del decreto
legislativo  di cui al comma 1 entro centottanta giorni dalla data di
entrata in vigore del medesimo decreto legislativo.
                              Art. 11.
                  (Autorizzazione e accreditamento)
1. I servizi e le strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale a
gestione pubblica o dei soggetti di cui all'articolo 1, comma 5, sono
autorizzati dai comuni. L'autorizzazione e' rilasciata in conformita'
ai  requisiti  stabiliti  dalla  legge  regionale,  che  recepisce  e
integra,  in  relazione  alle  esigenze  locali,  i  requisiti minimi
nazionali  determinati ai sensi dell'articolo 9, comma 1, lettera c),
con  decreto  del  Ministro  per  la  solidarieta' sociale, sentiti i
Ministri  interessati e la Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
2.  I  requisiti  minimi nazionali trovano immediata applicazione per
servizi  e  strutture  di  nuova  istituzione;  per  i  servizi  e le
strutture  operanti  alla  data  di  entrata in vigore della presente
legge,  i  comuni  provvedono a concedere autorizzazioni provvisorie,
prevedendo  l'adeguamento  ai  requisiti  regionali  e  nazionali nel
termine  stabilito  da  ciascuna  regione e in ogni caso non oltre il
termine di cinque anni.
3.  I comuni provvedono all'accreditamento, ai sensi dell'articolo 6,
comma  2, lettera c), e corrispondono ai soggetti accreditati tariffe
per le prestazioni erogate nell'ambito della programmazione regionale
e locale sulla base delle determinazioni di cui all'articolo 8, comma
3, lettera n).
4.  Le  regioni,  nell'ambito  degli  indirizzi  definiti  dal  Piano
nazionale   ai   sensi   dell'articolo   18,  comma  3,  lettera  e),
disciplinano  le  modalita'  per  il  rilascio da parte dei comuni ai
soggetti  di  cui  all'articolo 1, comma 5, delle autorizzazioni alla
erogazione  di  servizi  sperimentali  e  innovativi,  per un periodo
massimo  di  tre  anni,  in deroga ai requisiti di cui al comma 1. Le
regioni, con il medesimo provvedimento di cui al comma 1, definiscono
gli strumenti per la verifica dei risultati.
                              Art. 12.
                   (Figure professionali sociali)
1.  Con  decreto del Ministro per la solidarieta' sociale, da emanare
entro  centottanta  giorni  dalla  data  di  entrata  in vigore della
presente  legge, di concerto con i Ministri della sanita', del lavoro
e   della   previdenza   sociale,   della   pubblica   istruzione   e
dell'universita'  e  della  ricerca  scientifica e tecnologica, sulla
base  dei  criteri  e  dei  parametri  individuati  dalla  Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997,  n.  281,  ai  sensi  dell'articolo  129,  comma 2, del decreto
legislativo   31   marzo  1998,  n.  112,  sono  definiti  i  profili
professionali delle figure professionali sociali.
2.  Con  regolamento  del  Ministro  per  la solidarieta' sociale, da
emanare di concerto con i Ministri della sanita' e dell'universita' e
della  ricerca scientifica e tecnologica e d'intesa con la Conferenza
unificata  di  cui  all'articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, sono definiti:
a)  le  figure professionali di cui al comma 1 da formare con i corsi
di  laurea  di  cui  all'articolo  6  del  regolamento  recante norme
concernenti  l'autonomia didattica degli atenei, adottato con decreto
del   Ministro   dell'universita'   e  della  ricerca  scientifica  e
tecnologica 3 novembre 1999, n. 509;
b)  le  figure professionali di cui al comma 1 da formare in corsi di
formazione  organizzati  dalle  regioni,  nonche'  i criteri generali
riguardanti  i  requisiti  per  l'accesso,  la durata e l'ordinamento
didattico dei medesimi corsi di formazione;
c)  i  criteri  per  il riconoscimento e la equiparazione dei profili
professionali esistenti alla data di entrata in vigore della presente
legge.
3.  Gli  ordinamenti didattici dei corsi di laurea di cui al comma 2,
lettera  a), sono definiti dall'universita' ai sensi dell'articolo 11
del   citato   regolamento   adottato   con   decreto   del  Ministro
dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre
1999, n. 509.
4.  Restano  ferme  le  disposizioni di cui all'articolo 3-octies del
decreto   legislativo   30   dicembre   1992,   n.   502,  introdotto
dall'articolo  3  del  decreto  legislativo  19  giugno 1999, n. 229,
relative   ai  profili  professionali  dell'area  socio-sanitaria  ad
elevata integrazione socio-sanitaria.
5.  Ai  sensi  del  decreto  legislativo  3  febbraio  1993, n. 29, e
successive   modificazioni,   con   decreto   dei   Ministri  per  la
solidarieta' sociale, del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica  e  per  la funzione pubblica, da emanare entro centottanta
giorni  dalla  data  di  entrata in vigore della presente legge, sono
individuate,  per  le  figure  professionali sociali, le modalita' di
accesso  alla  dirigenza, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica.
6. Le risorse economiche per finanziare le iniziative di cui al comma
2  sono  reperite  dalle amministrazioni responsabili delle attivita'
formative  negli stanziamenti previsti per i programmi di formazione,
avvalendosi  anche  del  concorso  del  Fondo sociale europeo e senza
oneri aggiuntivi a carico dello Stato.
                              Art. 13.
                     (Carta dei servizi sociali)
1.  Al  fine  di tutelare le posizioni soggettive degli utenti, entro
centottanta  giorni  dalla  data  di entrata in vigore della presente
legge,  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio dei ministri, su
proposta  del  Ministro  per  la solidarieta' sociale, d'intesa con i
Ministri  interessati,  e' adottato lo schema generale di riferimento
della  carta  dei servizi sociali. Entro sei mesi dalla pubblicazione
nella  Gazzetta  Ufficiale  del  citato  decreto  del  Presidente del
Consiglio  dei ministri, ciascun ente erogatore di servizi adotta una
carta  dei  servizi sociali ed e' tenuto a darne adeguata pubblicita'
agli utenti.
2.  Nella  carta  dei  servizi  sociali  sono  definiti i criteri per
l'accesso  ai  servizi,  le  modalita' del relativo funzionamento, le
condizioni per facilitarne le valutazioni da parte degli utenti e dei
soggetti  che  rappresentano i loro diritti, nonche' le procedure per
assicurare  la  tutela degli utenti. Al fine di tutelare le posizioni
soggettive e di rendere immediatamente esigibili i diritti soggettivi
riconosciuti,  la carta dei servizi sociali, ferma restando la tutela
per  via  giurisdizionale,  prevede per gli utenti la possibilita' di
attivare   ricorsi  nei  confronti  dei  responsabili  preposti  alla
gestione dei servizi.
3.  L'adozione  della  carta  dei  servizi  sociali  da  parte  degli
erogatori   delle  prestazioni  e  dei  servizi  sociali  costituisce
requisito necessario ai fini dell'accreditamento.
Capo III
DISPOSIZIONI PER LA REALIZZAZIONE DI PARTICOLARI
INTERVENTI DI INTEGRAZIONE E
SOSTEGNO SOCIALE
                              Art. 14.
           (Progetti individuali per le persone disabili)
1. Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui
all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell'ambito della
vita  familiare  e  sociale,  nonche'  nei  percorsi  dell'istruzione
scolastica  o  professionale  e del lavoro, i comuni, d'intesa con le
aziende   unita'   sanitarie   locali,  predispongono,  su  richiesta
dell'interessato,  un  progetto individuale, secondo quanto stabilito
al comma 2.
2. Nell'ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli
articoli  18  e  19,  il  progetto  individuale comprende, oltre alla
valutazione  diagnostico-funzionale,  le  prestazioni  di  cura  e di
riabilitazione  a  carico del Servizio sanitario nazionale, i servizi
alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata,
con  particolare  riferimento al recupero e all'integrazione sociale,
nonche'  le  misure  economiche  necessarie  per  il  superamento  di
condizioni  di  poverta',  emarginazione  ed  esclusione sociale. Nel
progetto  individuale  sono definiti le potenzialita' e gli eventuali
sostegni per il nucleo familiare.
3.  Con  decreto  del  Ministro  della  sanita',  di  concerto con il
Ministro per la solidarieta' sociale, da emanare entro novanta giorni
dalla  data di entrata in vigore della presente legge, sono definite,
nel rispetto dei principi di tutela della riservatezza previsti dalla
normativa vigente, le modalita' per indicare nella tessera sanitaria,
su richiesta dell'interessato, i dati relativi alle condizioni di non
autosufficienza  o  di  dipendenza per facilitare la persona disabile
nell'accesso ai servizi ed alle prestazioni sociali.
                              Art. 15.
  (Sostegno domiciliare per le persone anziane non autosufficienti)
1.  Ferme  restando le competenze del Servizio sanitario nazionale in
materia di prevenzione, cura e riabilitazione, per le patologie acute
e  croniche,  particolarmente  per  i  soggetti  non autosufficienti,
nell'ambito  del Fondo nazionale per le politiche sociali il Ministro
per la solidarieta' sociale, con proprio decreto, emanato di concerto
con  i  Ministri della sanita' e per le pari opportunita', sentita la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto  1997,  n. 281, determina annualmente la quota da riservare ai
servizi  a  favore  delle  persone  anziane  non autosufficienti, per
favorirne l'autonomia e sostenere il nucleo familiare nell'assistenza
domiciliare alle persone anziane che ne fanno richiesta.
2.  Il  Ministro per la solidarieta' sociale, con il medesimo decreto
di   cui   al   comma  1,  stabilisce  annualmente  le  modalita'  di
ripartizione  dei  finanziamenti  in  base  a  criteri  ponderati per
quantita'  di  popolazione, classi di eta' e incidenza degli anziani,
valutando  altresi'  la  posizione  delle  regioni  e  delle province
autonome in rapporto ad indicatori nazionali di non autosufficienza e
di  reddito.  In  sede di prima applicazione della presente legge, il
decreto  di cui al comma 1 e' emanato entro novanta giorni dalla data
della sua entrata in vigore.
3.  Una  quota  dei  finanziamenti  di cui al comma 1 e' riservata ad
investimenti   e   progetti   integrati  tra  assistenza  e  sanita',
realizzati  in  rete  con  azioni e programmi coordinati tra soggetti
pubblici  e privati, volti a sostenere e a favorire l'autonomia delle
persone  anziane e la loro permanenza nell'ambiente familiare secondo
gli  indirizzi  indicati  dalla  presente  legge.  In  sede  di prima
applicazione della presente legge le risorse individuate ai sensi del
comma   1  sono  finalizzate  al  potenziamento  delle  attivita'  di
assistenza domiciliare integrata.
4.  Entro  il  30  giugno  di  ogni  anno le regioni destinatarie dei
finanziamenti di cui al comma 1 trasmettono una relazione al Ministro
per  la  solidarieta'  sociale  e  al  Ministro  della sanita' in cui
espongono  lo  stato  di  attuazione degli interventi e gli obiettivi
conseguiti  nelle  attivita'  svolte  ai sensi del presente articolo,
formulando   anche  eventuali  proposte  per  interventi  innovativi.
Qualora una o piu' regioni non provvedano all'impegno contabile delle
quote  di  competenza  entro  i  tempi indicati nel riparto di cui al
comma  2, il Ministro per la solidarieta' sociale, di concerto con il
Ministro  della  sanita',  sentita  la  Conferenza  unificata  di cui
all'articolo  8  del  decreto  legislativo  28  agosto  1997, n. 281,
provvede  alla  rideterminazione  e  riassegnazione dei finanziamenti
alle regioni.
                              Art. 16.
                     (Valorizzazione e sostegno
                  delle responsabilita' familiari)
1.  Il  sistema integrato di interventi e servizi sociali riconosce e
sostiene  il  ruolo peculiare delle famiglie nella formazione e nella
cura   della   persona,   nella   promozione   del  benessere  e  nel
perseguimento   della   coesione  sociale;  sostiene  e  valorizza  i
molteplici compiti che le famiglie svolgono sia nei momenti critici e
di  disagio,  sia  nello  sviluppo della vita quotidiana; sostiene la
cooperazione,  il  mutuo  aiuto  e  l'associazionismo delle famiglie;
valorizza il ruolo attivo delle famiglie nella formazione di proposte
e  di  progetti  per  l'offerta  dei  servizi e nella valutazione dei
medesimi.  Al  fine  di  migliorare  la qualita' e l'efficienza degli
interventi,  gli operatori coinvolgono e responsabilizzano le persone
e le famiglie nell'ambito dell'organizzazione dei servizi.
2.  I  livelli  essenziali  delle  prestazioni  sociali erogabili nel
territorio nazionale, di cui all'articolo 22, e i progetti obiettivo,
di   cui   all'articolo  18,  comma  3,  lettera  b),  tengono  conto
dell'esigenza  di  favorire  le relazioni, la corresponsabilita' e la
solidarieta'   fra   generazioni,  di  sostenere  le  responsabilita'
genitoriali,  di promuovere le pari opportunita' e la condivisione di
responsabilita'  tra  donne  e  uomini, di riconoscere l'autonomia di
ciascun componente della famiglia.
3.  Nell'ambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali
hanno priorita':
a)  l'erogazione  di  assegni  di  cura e altri interventi a sostegno
della  maternita' e della paternita' responsabile, ulteriori rispetto
agli  assegni  e  agli  interventi di cui agli articoli 65 e 66 della
legge  23 dicembre 1998, n. 448, alla legge 6 dicembre 1971, n. 1044,
e  alla legge 28 agosto 1997, n. 285, da realizzare in collaborazione
con  i servizi sanitari e con i servizi socio - educativi della prima
infanzia;
b)  politiche  di  conciliazione tra il tempo di lavoro e il tempo di
cura,  promosse  anche  dagli enti locali ai sensi della legislazione
vigente;
c)  servizi formativi ed informativi di sostegno alla genitorialita',
anche attraverso la promozione del mutuo aiuto tra le famiglie;
d) prestazioni di aiuto e sostegno domiciliare, anche con benefici di
carattere  economico,  in  particolare  per  le famiglie che assumono
compiti  di  accoglienza,  di  cura  di  disabili  fisici, psichici e
sensoriali   e   di  altre  persone  in  difficolta',  di  minori  in
affidamento, di anziani;
e)  servizi  di  sollievo,  per  affiancare nella responsabilita' del
lavoro  di  cura  la  famiglia,  ed  in particolare i componenti piu'
impegnati nell'accudimento quotidiano delle persone bisognose di cure
particolari  ovvero  per  sostituirli nelle stesse responsabilita' di
cura durante l'orario di lavoro;
f)  servizi  per  l'affido  familiare, per sostenere, con qualificati
interventi  e  percorsi formativi, i compiti educativi delle famiglie
interessate.
4.  Per  sostenere  le  responsabilita'  individuali  e  familiari  e
agevolare  l'autonomia finanziaria di nuclei monoparentali, di coppie
giovani  con figli, di gestanti in difficolta', di famiglie che hanno
a  carico  soggetti  non  autosufficienti  con  problemi  di  grave e
temporanea difficolta' economica, di famiglie di recente immigrazione
che  presentino gravi difficolta' di inserimento sociale, nell'ambito
delle  risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e
19,  i  comuni,  in alternativa a contributi assistenziali in denaro,
possono concedere prestiti sull'onore, consistenti in finanziamenti a
tasso   zero   secondo   piani  di  restituzione  concordati  con  il
destinatario  del  prestito. L'onere dell'interesse sui prestiti e' a
carico  del  comune; all'interno del Fondo nazionale per le politiche
sociali e' riservata una quota per il concorso alla spesa destinata a
promuovere il prestito sull'onore in sede locale.
5.  I  comuni  possono  prevedere  agevolazioni  fiscali e tariffarie
rivolte  alle  famiglie  con  specifiche  responsabilita'  di cura. I
comuni    possono,    altresi',    deliberare   ulteriori   riduzioni
dell'aliquota dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) per la prima
casa,  nonche' tariffe ridotte per l'accesso a piu' servizi educativi
e sociali.
6.  Con  la  legge  finanziaria  per  il 2001 sono determinate misure
fiscali  di  agevolazione  per  le spese sostenute per la tutela e la
cura  dei  componenti  del  nucleo  familiare  non  autosufficienti o
disabili.   Ulteriori   risorse  possono  essere  attribuite  per  la
realizzazione  di  tali  finalita' in presenza di modifiche normative
comportanti  corrispondenti  riduzioni  nette  permanenti del livello
della spesa di carattere corrente.
                              Art. 17.
             (Titoli per l'acquisto di servizi sociali)
1.  Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, i comuni
possono  prevedere  la concessione, su richiesta dell'interessato, di
titoli   validi  per  l'acquisto  di  servizi  sociali  dai  soggetti
accreditati  del  sistema  integrato  di interventi e servizi sociali
ovvero  come  sostitutivi  delle  prestazioni  economiche  diverse da
quelle correlate al minimo vitale previste dall'articolo 24, comma 1,
lettera  a),  numeri  1)  e  2),  della presente legge, nonche' dalle
pensioni  sociali  di cui all'articolo 26 della legge 30 aprile 1969,
n.  153, e successive modificazioni, e dagli assegni erogati ai sensi
dell'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
2.   Le   regioni,   in  attuazione  di  quanto  stabilito  ai  sensi
dell'articolo  18,  comma  3, lettera i), disciplinano i criteri e le
modalita' per la concessione dei titoli di cui al comma 1 nell'ambito
di  un  percorso  assistenziale  attivo  per  la  integrazione  o  la
reintegrazione  sociale  dei  soggetti  beneficiari, sulla base degli
indirizzi del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali.
Capo IV
STRUMENTI PER FAVORIRE IL RIORDINO DEL SISTEMA
INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI
                              Art. 18.
                 (Piano nazionale e piani regionali
               degli interventi e dei servizi sociali)
1.  Il  Governo  predispone  ogni  tre  anni il Piano nazionale degli
interventi  e  dei  servizi  sociali,  di  seguito  denominato "Piano
nazionale",  tenendo  conto  delle risorse finanziarie individuate ai
sensi  dell'articolo 4 nonche' delle risorse ordinarie gia' destinate
alla spesa sociale dagli enti locali.
2.  Il Piano nazionale e' adottato previa deliberazione del Consiglio
dei  ministri,  su proposta del Ministro per la solidarieta' sociale,
sentiti  i Ministri interessati. Sullo schema di piano sono acquisiti
l'intesa  con  la  Conferenza  unificata  di  cui  all'articolo 8 del
decreto  legislativo  28  agosto 1997, n. 281, nonche' i pareri degli
enti  e  delle  associazioni  nazionali  di promozione sociale di cui
all'articolo  1,  comma  1,  lettere a) e b), della legge 19 novembre
1987,    n.    476,    e   successive   modificazioni,   maggiormente
rappresentativi,  delle associazioni di rilievo nazionale che operano
nel  settore  dei  servizi  sociali,  delle  organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative a livello nazionale e delle associazioni
di  tutela  degli  utenti.  Lo  schema  di  piano  e' successivamente
trasmesso  alle  Camere  per  l'espressione del parere da parte delle
competenti  Commissioni parlamentari, che si pronunciano entro trenta
giorni dalla data di assegnazione.
3. Il Piano nazionale indica:
a)  le  caratteristiche  ed  i  requisiti  delle  prestazioni sociali
comprese nei livelli essenziali previsti dall'articolo 22;
b) le priorita' di intervento attraverso l'individuazione di progetti
obiettivo  e  di azioni programmate, con particolare riferimento alla
realizzazione  di  percorsi  attivi  nei  confronti  delle persone in
condizione di poverta' o di difficolta' psico-fisica;
c)  le  modalita' di attuazione del sistema integrato di interventi e
servizi  sociali  e  le  azioni  da  integrare  e  coordinare  con le
politiche sanitarie, dell'istruzione, della formazione e del lavoro;
d)  gli  indirizzi  per  la diffusione dei servizi di informazione al
cittadino e alle famiglie;
e)  gli  indirizzi per le sperimentazioni innovative, comprese quelle
indicate  dall'articolo  3,  comma  4,  e per le azioni di promozione
della  concertazione  delle  risorse  umane, economiche, finanziarie,
pubbliche  e  private,  per  la  costruzione  di  reti  integrate  di
interventi e servizi sociali;
f)  gli  indicatori  ed  i  parametri  per la verifica dei livelli di
integrazione  sociale  effettivamente assicurati in rapporto a quelli
previsti  nonche' gli indicatori per la verifica del rapporto costi -
benefici degli interventi e dei servizi sociali;
g)  i  criteri  generali  per la disciplina del concorso al costo dei
servizi  sociali  da  parte  degli  utenti, tenuto conto dei principi
stabiliti dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109;
h)  i  criteri  generali  per  la  determinazione  dei  parametri  di
valutazione delle condizioni di cui all'articolo 2, comma 3;
i)  gli  indirizzi  ed  i  criteri  generali  per  la concessione dei
prestiti  sull'onore di cui all'articolo 16, comma 4, e dei titoli di
cui all'articolo 17;
l)  gli  indirizzi  per  la  predisposizione  di interventi e servizi
sociali  per  le persone anziane non autosufficienti e per i soggetti
disabili, in base a quanto previsto dall'articolo 14;
m) gli indirizzi relativi alla formazione di base e all'aggiornamento
del personale;
n)  i  finanziamenti  relativi  a  ciascun  anno di vigenza del Piano
nazionale in coerenza con i livelli essenziali previsti dall'articolo
22, secondo parametri basati sulla struttura demografica, sui livelli
di reddito e sulle condizioni occupazionali della popolazione;
o)  gli  indirizzi  per la predisposizione di programmi integrati per
obiettivi  di  tutela  e  qualita'  della  vita rivolti ai minori, ai
giovani   e  agli  anziani,  per  il  sostegno  alle  responsabilita'
familiari,   anche   in   riferimento   all'obbligo  scolastico,  per
l'inserimento  sociale  delle  persone  con disabilita' e limitazione
dell'autonomia fisica e psichica, per l'integrazione degli immigrati,
nonche'  per  la  prevenzione,  il  recupero  e  il reinserimento dei
tossicodipendenti e degli alcoldipendenti.
4.  Il primo Piano nazionale e' adottato entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge.
5. Il Ministro per la solidarieta' sociale predispone annualmente una
relazione  al  Parlamento  sui  risultati  conseguiti  rispetto  agli
obiettivi fissati dal Piano nazionale, con particolare riferimento ai
costi  e  all'efficacia  degli interventi, e fornisce indicazioni per
l'ulteriore   programmazione.   La   relazione   indica  i  risultati
conseguiti  nelle  regioni  in  attuazione  dei  piani  regionali. La
relazione  da'  conto  altresi'  dei risultati conseguiti nei servizi
sociali  con  l'utilizzo  dei finanziamenti dei fondi europei, tenuto
conto  dei dati e delle valutazioni forniti dal Ministro del lavoro e
della previdenza sociale.
6. Le regioni, nell'esercizio delle funzioni conferite dagli articoli
131  e  132  del  decreto  legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e dalla
presente  legge, in relazione alle indicazioni del Piano nazionale di
cui  al  comma  3  del  presente  articolo,  entro  centoventi giorni
dall'adozione  del  Piano  stesso  adottano nell'ambito delle risorse
disponibili, ai sensi dell'articolo 4, attraverso forme di intesa con
i  comuni  interessati  ai sensi dell'articolo 3 della legge 8 giugno
1990,  n.  142,  e successive modificazioni, il piano regionale degli
interventi   e   dei  servizi  sociali,  provvedendo  in  particolare
all'integrazione  socio-sanitaria  in  coerenza con gli obiettivi del
piano  sanitario regionale, nonche' al coordinamento con le politiche
dell'istruzione, della formazione professionale e del lavoro.
                              Art. 19.
                           (Piano di zona)
1.  I comuni associati, negli ambiti territoriali di cui all'articolo
8,  comma  3,  lettera  a),  a  tutela dei diritti della popolazione,
d'intesa   con   le  aziende  unita'  sanitarie  locali,  provvedono,
nell'ambito  delle risorse disponibili, ai sensi dell'articolo 4, per
gli  interventi  sociali e socio-sanitari, secondo le indicazioni del
piano  regionale di cui all'articolo 18, comma 6, a definire il piano
di zona, che individua:
a)  gli obiettivi strategici e le priorita' di intervento nonche' gli
strumenti e i mezzi per la relativa realizzazione;
b)  le  modalita'  organizzative dei servizi, le risorse finanziarie,
strutturali  e  professionali,  i  requisiti di qualita' in relazione
alle  disposizioni regionali adottate ai sensi dell'articolo 8, comma
3, lettera h);
c)   le  forme  di  rilevazione  dei  dati  nell'ambito  del  sistema
informativo di cui all'articolo 21;
d)   le   modalita'   per  garantire  l'integrazione  tra  servizi  e
prestazioni;
e)  le  modalita'  per  realizzare  il  coordinamento  con gli organi
periferici delle amministrazioni statali, con particolare riferimento
all'amministrazione penitenziaria e della giustizia;
f)  le modalita' per la collaborazione dei servizi territoriali con i
soggetti  operanti  nell'ambito  della solidarieta' sociale a livello
locale e con le altre risorse della comunita';
g)  le forme di concertazione con l'azienda unita' sanitaria locale e
con i soggetti di cui all'articolo 1, comma 4.
2.  Il  piano  di  zona,  di  norma  adottato  attraverso  accordo di
programma,  ai  sensi  dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n.
142, e successive modificazioni, e' volto a:
a)  favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su
servizi  e  prestazioni  complementari  e  flessibili,  stimolando in
particolare  le  risorse  locali  di  solidarieta'  e  di auto-aiuto,
nonche'  a responsabilizzare i cittadini nella programmazione e nella
verifica dei servizi;
b)  qualificare  la  spesa,  attivando  risorse,  anche  finanziarie,
derivate dalle forme di concertazione di cui al comma 1, lettera g);
c)  definire  criteri di ripartizione della spesa a carico di ciascun
comune,  delle aziende unita' sanitarie locali e degli altri soggetti
firmatari  dell'accordo,  prevedendo  anche  risorse vincolate per il
raggiungimento di particolari obiettivi;
d)  prevedere  iniziative  di  formazione  e  di  aggiornamento degli
operatori finalizzate a realizzare progetti di sviluppo dei servizi.
3.  All'accordo  di  programma  di  cui  al  comma  2, per assicurare
l'adeguato   coordinamento   delle   risorse   umane  e  finanziarie,
partecipano  i soggetti pubblici di cui al comma 1 nonche' i soggetti
di  cui  all'articolo  1,  comma 4, e all'articolo 10, che attraverso
l'accreditamento  o  specifiche  forme  di  concertazione concorrono,
anche  con  proprie risorse, alla realizzazione del sistema integrato
di interventi e servizi sociali previsto nel piano.
                               Art. 20
              Fondo nazionale per le politiche sociali

  1.  Per  la  promozione  e  il  raggiungimento  degli  obiettivi di
politica  sociale, lo Stato ripartisce le risorse del Fondo nazionale
per le politiche sociali.
  2. Per le finalita' della presente legge il Fondo di cui al comma 1
e'  incrementato  di  lire  106.700  milioni per l'anno 2000, di lire
761.500 milioni per l'anno 2001 e di lire 922.500 milioni a decorrere
dall'anno 2002. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2000-2002,  nell'ambito  dell'unita'  previsionale  di  base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del
tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione economica per l'anno
2000,  allo scopo utilizzando quanto a lire 56.700 milioni per l'anno
2000, a lire 591.500 milioni per l'anno 2001 e a lire 752.500 milioni
per  l'anno  2002, l'accantonamento relativo al Ministero del tesoro,
del  bilancio  e della programmazione economica; quanto a lire 50.000
milioni  per  l'anno 2000 e a lire 149.000 milioni per ciascuno degli
anni  2001  e  2002,  l'accantonamento  relativo  al  Ministero della
pubblica  istruzione;  quanto a lire 1.000 milioni per ciascuno degli
anni  2001  e  2002,  le  proiezioni  dell'accantonamento relativo al
Ministero  dell'interno;  quanto  a  lire 20.000 milioni per ciascuno
degli anni 2001 e 2002, le proiezioni dell'accantonamento relativo al
Ministero del commercio con l'estero.
  3.  Il  Ministro  del  tesoro,  del bilancio e della programmazione
economica  e'  autorizzato  ad  apportare,  con  propri  decreti,  le
occorrenti variazioni di bilancio.
  4.  La definizione dei livelli essenziali di cui all'articolo 22 e'
effettuata  contestualmente  a  quella  delle risorse da assegnare al
Fondo  nazionale  per le politiche sociali tenuto conto delle risorse
ordinarie  destinate  alla  spesa  sociale dalle regioni e dagli enti
locali,  nel  rispetto  delle compatibilita' finanziarie definite per
l'intero  sistema di finanza pubblica dal Documento di programmazione
economico-finanziaria.
  5.  Con regolamento, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2,
della   legge   23  agosto  1988,  n.  400,  il  Governo  provvede  a
disciplinare modalita' e procedure uniformi per la ripartizione delle
risorse  finanziarie  confluite  nel Fondo di cui al comma 1 ai sensi
delle vigenti disposizioni di legge, sulla base dei seguenti principi
e criteri direttivi:
a) razionalizzare  e  armonizzare  le  procedure  medesime ed evitare
   sovrapposizioni e diseconomie nell'allocazione delle risorse;
b) prevedere  quote  percentuali  di  risorse aggiuntive a favore dei
   comuni associati ai sensi dell'articolo 8, comma 3, lettera a);
c) garantire che gli stanziamenti a favore delle regioni e degli enti
   locali  costituiscano quote di cofinanziamento dei programmi e dei
   relativi  interventi  e  prevedere modalita' di accertamento delle
   spese al fine di realizzare un sistema di progressiva perequazione
   della  spesa  in  ambito  nazionale  per  il  perseguimento  degli
   obiettivi del Piano nazionale;
d) prevedere forme di monitoraggio, verifica e valutazione dei costi,
   dei rendimenti e dei risultati degli interventi, nonche' modalita'
   per  la  revoca  dei  finanziamenti  in caso di mancato impegno da
   parte degli enti destinatari entro periodi determinati;
e) individuare  le  norme  di legge abrogate dalla data di entrata in
   vigore del regolamento.
  6. Lo schema di regolamento di cui al comma 5, previa deliberazione
preliminare  del  Consiglio  dei  ministri, acquisito il parere della
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto  1997,  n.  281,  e' trasmesso successivamente alle Camere per
l'espressione  del  parere  da  parte  delle  competenti  Commissioni
parlamentari,  che  si  pronunciano entro trenta giorni dalla data di
assegnazione.  Decorso  inutilmente tale termine, il regolamento puo'
essere emanato.
  7.  Il  Ministro  per  la  solidarieta' sociale, sentiti i Ministri
interessati, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo
8  del  decreto  legislativo  28  agosto  1997, n. 281, provvede, con
proprio  decreto,  annualmente  alla  ripartizione  delle risorse del
Fondo  nazionale  per  le politiche sociali, tenuto conto della quota
riservata  di  cui  all'articolo 15, sulla base delle linee contenute
nel  Piano nazionale e dei parametri di cui all'articolo 18, comma 3,
lettera n). In sede di prima applicazione della presente legge, entro
novanta  giorni  dalla  data della sua entrata in vigore, il Ministro
per la solidarieta' sociale, sentiti i Ministri interessati, d'intesa
con  la  Conferenza unificata di cui al citato articolo 8 del decreto
legislativo  n.  281  del  1997, adotta il decreto di cui al presente
comma  sulla  base  dei  parametri  di  cui all'articolo 18, comma 3,
lettera  n).  La  ripartizione  garantisce  le risorse necessarie per
l'adempimento delle prestazioni di cui all'articolo 24.
  8. A decorrere dall'anno 2002 lo stanziamento complessivo del Fondo
nazionale  per  le  politiche  sociali  e'  determinato  dalla  legge
finanziaria con le modalita' di cui all'articolo 11, comma 3, lettera
d),  della  legge  5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni,
assicurando   comunque   la   copertura   delle  prestazioni  di  cui
all'articolo 24 della presente legge.
  9.  Alla  data  di entrata in vigore del decreto legislativo di cui
all'articolo  24, confluiscono con specifica finalizzazione nel Fondo
nazionale  per  le  politiche  sociali  anche  le risorse finanziarie
destinate al finanziamento delle prestazioni individuate dal medesimo
decreto legislativo.
  10.  Al  Fondo  nazionale  per  le  politiche  sociali affluiscono,
altresi',  somme  derivanti  da  contributi e donazioni eventualmente
disposti   da   privati,   enti,  fondazioni,  organizzazioni,  anche
internazionali,  da  organismi  dell'Unione europea, che sono versate
all'entrata  del  bilancio dello Stato per essere assegnate al citato
Fondo nazionale.
  11.  Qualora  le  regioni  ed  i  comuni non provvedano all'impegno
contabile  della  quota  non  specificamente finalizzata ai sensi del
comma  9  delle  risorse  ricevute  nei tempi indicati dal decreto di
riparto  di  cui al comma 7, il Ministro per la solidarieta' sociale,
con   le  modalita'  di  cui  al  medesimo  comma  7,  provvede  alla
rideterminazione  e alla riassegnazione delle risorse, fermo restando
l'obbligo  di  mantenere  invariata nel triennio la quota complessiva
dei trasferimenti a ciascun comune o a ciascuna regione.
                              Art. 21.
              (Sistema informativo dei servizi sociali)
1.  Lo  Stato,  le  regioni,  le  province e i comuni istituiscono un
sistema  informativo  dei servizi sociali per assicurare una compiuta
conoscenza   dei   bisogni   sociali,  del  sistema  integrato  degli
interventi  e dei servizi sociali e poter disporre tempestivamente di
dati  ed  informazioni necessari alla programmazione, alla gestione e
alla  valutazione  delle  politiche  sociali,  per  la  promozione  e
l'attivazione  di  progetti  europei,  per  il  coordinamento  con le
strutture  sanitarie,  formative,  con  le  politiche  del  lavoro  e
dell'occupazione.
2.  Entro  sessanta  giorni  dalla  data  di  entrata in vigore della
presente   legge  e'  nominata,  con  decreto  del  Ministro  per  la
solidarieta'  sociale,  una  commissione  tecnica,  composta  da  sei
esperti  di  comprovata  esperienza  nel  settore sociale ed in campo
informativo,  di  cui  due  designati  dal Ministro stesso, due dalla
Conferenza  dei presidenti delle regioni e delle province autonome di
Trento  e  di  Bolzano, due dalla Conferenza Stato-citta' e autonomie
locali.  La commissione ha il compito di formulare proposte in ordine
ai  contenuti,  al  modello ed agli strumenti attraverso i quali dare
attuazione  ai  diversi livelli operativi del sistema informativo dei
servizi  sociali.  La  commissione e' presieduta da uno degli esperti
designati  dal  Ministro  per  la  solidarieta' sociale. I componenti
della  commissione  durano  in  carica  due anni. Gli oneri derivanti
dall'applicazione  del presente comma, nel limite massimo di lire 250
milioni  annue,  sono  a  carico del Fondo nazionale per le politiche
sociali.
3.  Il Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto, su
proposta  del  Ministro  per  la  solidarieta'  sociale,  sentite  la
Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto  1997,  n. 281, e l'Autorita' per l'informatica nella pubblica
amministrazione,   definisce   le   modalita'   e   individua,  anche
nell'ambito   dei   sistemi   informativi  esistenti,  gli  strumenti
necessari  per  il  coordinamento  tecnico  con le regioni e gli enti
locali  ai  fini  dell'attuazione del sistema informativo dei servizi
sociali,  in  conformita'  con  le  specifiche  tecniche  della  rete
unitaria  delle  pubbliche  amministrazioni  di  cui all'articolo 15,
comma  1,  della  legge  15 marzo 1997, n. 59, tenuto conto di quanto
disposto  dall'articolo  6  del citato decreto legislativo n. 281 del
1997,   in  materia  di  scambio  di  dati  ed  informazioni  tra  le
amministrazioni  centrali,  regionali  e  delle  province autonome di
Trento  e  di Bolzano. Le regioni, le province e i comuni individuano
le  forme  organizzative e gli strumenti necessari ed appropriati per
l'attivazione  e  la  gestione  del  sistema  informativo dei servizi
sociali a livello locale.
4. Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo sono a
carico  del Fondo nazionale per le politiche sociali. Nell'ambito dei
piani  di  cui  agli  articoli  18  e  19,  sono  definite le risorse
destinate  alla  realizzazione  del  sistema  informativo dei servizi
sociali, entro i limiti di spesa stabiliti in tali piani.
Capo V
INTERVENTI, SERVIZI ED EMOLUMENTI ECONOMICI
DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI
E SERVIZI SOCIALI
Sezione I
Disposizioni generali
                              Art. 22.
                 (Definizione del sistema integrato
                  di interventi e servizi sociali)
1.  Il  sistema integrato di interventi e servizi sociali si realizza
mediante politiche e prestazioni coordinate nei diversi settori della
vita  sociale,  integrando servizi alla persona e al nucleo familiare
con  eventuali misure economiche, e la definizione di percorsi attivi
volti    ad   ottimizzare   l'efficacia   delle   risorse,   impedire
sovrapposizioni di competenze e settorializzazione delle risposte.
2.  Ferme  restando le competenze del Servizio sanitario nazionale in
materia   di   prevenzione,   cura   e   riabilitazione,  nonche'  le
disposizioni  in  materia  di  integrazione socio-sanitaria di cui al
decreto   legislativo   30   dicembre  1992,  n.  502,  e  successive
modificazioni,  gli  interventi  di seguito indicati costituiscono il
livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di
beni  e  servizi  secondo  le  caratteristiche ed i requisiti fissati
dalla  pianificazione nazionale, regionale e zonale, nei limiti delle
risorse  del  Fondo  nazionale per le politiche sociali, tenuto conto
delle  risorse  ordinarie gia' destinate dagli enti locali alla spesa
sociale:
a)  misure  di  contrasto  della  poverta' e di sostegno al reddito e
servizi  di accompagnamento, con particolare riferimento alle persone
senza fissa dimora;
b)  misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a
domicilio di persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli
atti propri della vita quotidiana;
c)  interventi  di  sostegno  per  i  minori in situazioni di disagio
tramite  il  sostegno  al nucleo familiare di origine e l'inserimento
presso  famiglie,  persone  e strutture comunitarie di accoglienza di
tipo  familiare  e  per  la  promozione  dei  diritti dell'infanzia e
dell'adolescenza;
d)  misure  per il sostegno delle responsabilita' familiari, ai sensi
dell'articolo 16, per favorire l'armonizzazione del tempo di lavoro e
di cura familiare;
e)  misure  di  sostegno  alle  donne in difficolta' per assicurare i
benefici  disposti  dal  regio  decreto-legge  8 maggio 1927, n. 798,
convertito  dalla  legge  6  dicembre 1928, n. 2838, e dalla legge 10
dicembre 1925, n. 2277, e loro successive modificazioni, integrazioni
e norme attuative;
f)  interventi  per  la  piena integrazione delle persone disabili ai
sensi   dell'articolo  14;  realizzazione,  per  i  soggetti  di  cui
all'articolo  3,  comma  3,  della legge 5 febbraio 1992, n. 104, dei
centri   socio-riabilitativi   e   delle   comunita-alloggio  di  cui
all'articolo  10 della citata legge n. 104 del 1992, e dei servizi di
comunita'  e  di  accoglienza per quelli privi di sostegno familiare,
nonche' erogazione delle prestazioni di sostituzione temporanea delle
famiglie;
g)  interventi  per  le  persone  anziane  e disabili per favorire la
permanenza  a domicilio, per l'inserimento presso famiglie, persone e
strutture  comunitarie  di accoglienza di tipo familiare, nonche' per
l'accoglienza  e  la  socializzazione presso strutture residenziali e
semiresidenziali  per coloro che, in ragione della elevata fragilita'
personale  o  di  limitazione dell'autonomia, non siano assistibili a
domicilio;
h)  prestazioni  integrate  di  tipo  socio-educativo per contrastare
dipendenze da droghe, alcol e farmaci, favorendo interventi di natura
preventiva, di recupero e reinserimento sociale;
i)  informazione  e  consulenza  alle  persone  e  alle  famiglie per
favorire  la  fruizione  dei  servizi  e per promuovere iniziative di
auto-aiuto.
3.  Gli  interventi  del  sistema  integrato  di interventi e servizi
sociali   di  cui  al  comma  2,  lettera  c),  sono  realizzati,  in
particolare,  secondo le finalita' delle leggi 4 maggio 1983, n. 184,
27  maggio  1991, n. 176, 15 febbraio 1996, n. 66, 28 agosto 1997, n.
285,  23  dicembre  1997,  n. 451, 3 agosto 1998, n. 296, 31 dicembre
1998, n. 476, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio
1998,  n.  286,  e delle disposizioni sul processo penale a carico di
imputati  minorenni,  approvate  con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  22 settembre 1988, n. 448, nonche' della legge 5 febbraio
1992, n. 104, per i minori disabili. Ai fini di cui all'articolo 11 e
per  favorire  la deistituzionalizzazione, i servizi e le strutture a
ciclo residenziale destinati all'accoglienza dei minori devono essere
organizzati  esclusivamente  nella  forma di strutture comunitarie di
tipo familiare.
4.  In  relazione  a  quanto indicato al comma 2, le leggi regionali,
secondo  i  modelli organizzativi adottati, prevedono per ogni ambito
territoriale  di  cui  all'articolo  8,  comma 3, lettera a), tenendo
conto  anche  delle  diverse  esigenze  delle  aree  urbane e rurali,
comunque l'erogazione delle seguenti prestazioni:
a)   servizio   sociale  professionale  e  segretariato  sociale  per
informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari;
b)  servizio  di  pronto  intervento  sociale  per  le  situazioni di
emergenza personali e familiari;
c) assistenza domiciliare;
d)   strutture  residenziali  e  semiresidenziali  per  soggetti  con
fragilita' sociali;
e)   centri   di   accoglienza  residenziali  o  diurni  a  carattere
comunitario.
Sezione II
Misure di contrasto alla poverta' e riordino
degli emolumenti economici
assistenziali
                              Art. 23.
                   (Reddito minimo di inserimento)
1.  L'articolo  15 del decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, e'
sostituito dal seguente:
"Art.  15.  - (Estensione del reddito minimo di inserimento). - 1. Il
Governo,  sentite  la  Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281, e le organizzazioni
sindacali  maggiormente  rappresentative,  riferisce  al  Parlamento,
entro  il 30 maggio 2001, sull'attuazione della sperimentazione e sui
risultati   conseguiti.  Con  successivo  provvedimento  legislativo,
tenuto  conto  dei  risultati della sperimentazione, sono definiti le
modalita',  i termini e le risorse per l'estensione dell'istituto del
reddito minimo di inserimento come misura generale di contrasto della
poverta',  alla  quale  ricondurre  anche  gli  altri  interventi  di
sostegno  del reddito, quali gli assegni di cui all'articolo 3, comma
6,  della  legge  8 agosto 1995, n. 335, e le pensioni sociali di cui
all'articolo  26  della  legge  30  aprile 1969, n. 153, e successive
modificazioni".
2.  Il  reddito  minimo  di  inserimento  di  cui all'articolo 15 del
decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, come sostituito dal comma
1  del presente articolo, e' definito quale misura di contrasto della
poverta'  e  di  sostegno  al  reddito nell'ambito di quelle indicate
all'articolo 22, comma 2, lettera a), della presente legge.
                              Art. 24.
              (Delega al Governo per il riordino degli
                 emolumenti derivanti da invalidita'
                   civile, cecita' e sordomutismo)
1.  Il Governo e' delegato ad emanare, entro centottanta giorni dalla
data  di  entrata  in  vigore  della presente legge, nel rispetto del
principio   della   separazione   tra  spesa  assistenziale  e  spesa
previdenziale,  senza  nuovi  o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica,  un decreto legislativo recante norme per il riordino degli
assegni e delle indennita' spettanti ai sensi delle leggi 10 febbraio
1962, n. 66, 26 maggio 1970, n. 381, 27 maggio 1970, n. 382, 30 marzo
1971,  n. 118, e 11 febbraio 1980, n. 18, e successive modificazioni,
sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) riclassificazione delle indennita' e degli assegni, e dei relativi
importi, che non determini una riduzione degli attuali trattamenti e,
nel   complesso,  oneri  aggiuntivi  rispetto  a  quelli  determinati
dall'andamento  tendenziale  degli attuali trattamenti previsti dalle
disposizioni richiamate dal presente comma.
La  riclassificazione  tiene  inoltre  conto delle funzioni a cui gli
emolumenti  assolvono,  come misure di contrasto alla poverta' o come
incentivi  per  la rimozione delle limitazioni personali, familiari e
sociali  dei  portatori  di  handicap,  per  la  valorizzazione delle
capacita'  funzionali  del  disabile e della sua potenziale autonomia
psico-fisica, prevedendo le seguenti forme di sostegno economico:
1)  reddito  minimo  per  la  disabilita'  totale a cui fare afferire
pensioni  e  assegni  che  hanno  la funzione di integrare, a seguito
della  minorazione,  la  mancata  produzione  di  reddito. Il reddito
minimo, nel caso di grave disabilita', e' cumulabile con l'indennita'
di cui al numero 3.1) della presente lettera;
2)  reddito  minimo  per la disabilita' parziale, a cui fare afferire
indennita'  e  assegni  concessi  alle  persone  con diversi gradi di
minorazione  fisica  e  psichica  per  favorire  percorsi  formativi,
l'accesso ai contratti di formazione e lavoro di cui al decreto-legge
30  ottobre  1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge
19  dicembre  1984, n. 863, e successive modificazioni, alla legge 29
dicembre  1990,  n.  407,  e al decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, ed
a  borse  di  lavoro  di cui al decreto legislativo 7 agosto 1997, n.
280,  da  utilizzare  anche  temporaneamente  nella  fase di avvio al
lavoro e da revocare al momento dell'inserimento definitivo;
3)  indennita'  per  favorire  la  vita  autonoma e la comunicazione,
commisurata  alla  gravita',  nonche'  per  consentire  assistenza  e
sorveglianza    continue    a    soggetti   con   gravi   limitazioni
dell'autonomia.   A   tale   indennita'  afferiscono  gli  emolumenti
concessi,  alla  data  di entrata in vigore della presente legge, per
gravi  disabilita',  totale  non autosufficienza e non deambulazione,
con   lo   scopo  di  rimuovere  l'esclusione  sociale,  favorire  la
comunicazione  e  la permanenza delle persone con disabilita' grave o
totale  non  autosufficienza  a domicilio, anche in presenza di spese
personali  aggiuntive.  L'indennita'  puo' essere concessa secondo le
seguenti modalita' tra loro non cumulabili:
3.1)  indennita'  per  l'autonomia di disabili gravi o pluriminorati,
concessa a titolo della minorazione;
3.2)  indennita'  di  cura e di assistenza per ultrasessantacinquenni
totalmente dipendenti;
b)  cumulabilita' dell'indennita' di cura e di assistenza di cui alla
lettera  a), numero 3.2), con il reddito minimo di inserimento di cui
all'articolo 23;
c) fissazione dei requisiti psico-fisici e reddituali individuali che
danno  luogo  alla concessione degli emolumenti di cui ai numeri 1) e
2)  della  lettera  a)  del  presente  comma  secondo quanto previsto
dall'articolo 1, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 109;
d)  corresponsione  dei  nuovi  trattamenti  per  coloro che non sono
titolari  di  pensioni e indennita' dopo centoventi giorni dalla data
di entrata in vigore del decreto legislativo, prevedendo nello stesso
la   equiparazione   tra   gli  emolumenti  richiesti  nella  domanda
presentata alle sedi competenti ed i nuovi trattamenti;
e)  equiparazione  e ricollocazione delle indennita' gia' percepite e
in  atto  nel  termine  massimo  di  un anno dalla data di entrata in
vigore del decreto legislativo;
f) disciplina del regime transitorio, fatti salvi i diritti acquisiti
per coloro che gia' fruiscono di assegni e indennita';
g)  riconoscimento  degli emolumenti anche ai disabili o agli anziani
ospitati  in  strutture residenziali, in termini di pari opportunita'
con  i  soggetti non ricoverati, prevedendo l'utilizzo di parte degli
emolumenti  come  partecipazione alla spesa per l'assistenza fornita,
ferma  restando  la  conservazione di una quota, pari al 50 per cento
del  reddito  minimo di inserimento di cui all'articolo 23, a diretto
beneficio dell'assistito;
h)  revisione e snellimento delle procedure relative all'accertamento
dell'invalidita'   civile   e   alla  concessione  delle  prestazioni
spettanti,  secondo il principio della unificazione delle competenze,
anche  prevedendo l'istituzione di uno sportello unico; revisione dei
criteri  e  dei requisiti che danno titolo alle prestazioni di cui al
presente  articolo,  tenuto  conto di quanto previsto dall'articolo 4
della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104, dal decreto legislativo 30
aprile 1997, n. 157, nonche' dalla Classificazione internazionale dei
disturbi,  disabilita'  ed handicap - International classification of
impairments,    disabilities    and   handicaps   (ICIDH),   adottata
dall'Organizzazione   mondiale   della   sanita';  definizione  delle
modalita' per la verifica della sussistenza dei requisiti medesimi.
2.  Sullo  schema  di  decreto  legislativo  di  cui  al comma 1 sono
acquisiti  l'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del  decreto  legislativo  28  agosto  1997, n. 281, nonche' i pareri
degli  enti  e  delle associazioni nazionali di promozione sociale di
cui all'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 novembre
1987,  n.  476,  e  successive  modificazioni,  delle  organizzazioni
sindacali  maggiormente  rappresentative  a livello nazionale e delle
associazioni di tutela degli utenti. Lo schema di decreto legislativo
e' successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione del parere
da   parte   delle   competenti   Commissioni  parlamentari,  che  si
pronunciano entro trenta giorni dalla data di assegnazione.
                              Art. 25.
      (Accertamento della condizione economica del richiedente)
1. Ai fini dell'accesso ai servizi disciplinati dalla presente legge,
la  verifica della condizione economica del richiedente e' effettuata
secondo  le  disposizioni  previste  dal decreto legislativo 31 marzo
1998,  n. 109, come modificato dal decreto legislativo 3 maggio 2000,
n. 130.
                              Art. 26.
       (Utilizzo di fondi integrativi per prestazioni sociali)
1.   L'ambito   di   applicazione   dei  fondi  integrativi  previsti
dall'articolo  9  del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modificazioni, comprende le spese sostenute dall'assistito
per   le   prestazioni  sociali  erogate  nell'ambito  dei  programmi
assistenziali  intensivi  e  prolungati  finalizzati  a  garantire la
permanenza   a   domicilio   ovvero   in   strutture  residenziali  o
semiresidenziali delle persone anziane e disabili.
Capo VI
DISPOSIZIONI FINALI
                              Art. 27.
             (Istituzione della Commissione di indagine
                      sulla esclusione sociale)
1.  E' istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la
Commissione   di   indagine  sulla  esclusione  sociale,  di  seguito
denominata   "Commissione".  2.  La  Commissione  ha  il  compito  di
effettuare, anche in collegamento con analoghe iniziative nell'ambito
dell'Unione  europea,  le  ricerche  e  le rilevazioni occorrenti per
indagini   sulla   poverta'   e   sull'emarginazione  in  Italia,  di
promuoverne la conoscenza nelle istituzioni e nell'opinione pubblica,
di  formulare  proposte  per rimuoverne le cause e le conseguenze, di
promuovere   valutazioni  sull'effetto  dei  fenomeni  di  esclusione
sociale.   La  Commissione  predispone  per  il  Governo  rapporti  e
relazioni  ed  annualmente  una  relazione  nella  quale  illustra le
indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate.
3.  Il  Governo,  entro  il  30  giugno di ciascun anno, riferisce al
Parlamento sull'andamento del fenomeno dell'esclusione sociale, sulla
base  della  relazione  della  Commissione di cui al comma 2, secondo
periodo.
4.  La Commissione e' composta da studiosi ed esperti con qualificata
esperienza  nel campo dell'analisi e della pratica sociale, nominati,
per  un periodo di tre anni, con decreto del Presidente del Consiglio
dei  ministri,  su proposta del Ministro per la solidarieta' sociale.
Le  funzioni  di  segreteria  della  Commissione  sono assicurate dal
personale  del  Dipartimento per gli affari sociali o da personale di
altre  pubbliche amministrazioni, collocato in posizione di comando o
di  fuori  ruolo nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti. Per
l'adempimento  dei propri compiti la Commissione puo' avvalersi della
collaborazione  di  tutte  le  amministrazioni  dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, degli enti pubblici, delle regioni e degli enti
locali.  La  Commissione puo' avvalersi altresi' della collaborazione
di  esperti  e  puo' affidare la effettuazione di studi e ricerche ad
istituzioni  pubbliche  o  private,  a gruppi o a singoli ricercatori
mediante convenzioni.
5.   Gli   oneri   derivanti  dal  funzionamento  della  Commissione,
determinati  nel  limite  massimo  di  lire 250 milioni annue, sono a
carico del Fondo nazionale per le politiche sociali.
                              Art. 28.
                (Interventi urgenti per le situazioni
                        di poverta' estrema)
1. Allo scopo di garantire il potenziamento degli interventi volti ad
assicurare i servizi destinati alle persone che versano in situazioni
di  poverta'  estrema  e  alle  persone  senza fissa dimora, il Fondo
nazionale  per le politiche sociali e' incrementato di una somma pari
a lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 2001 e 2002.
2.  Ai  fini di cui al comma 1, gli enti locali, le organizzazioni di
volontariato  e  gli  organismi  non  lucrativi  di  utilita' sociale
nonche' le IPAB possono presentare alle regioni, secondo le modalita'
e  i  termini  definiti ai sensi del comma 3, progetti concernenti la
realizzazione   di   centri  e  di  servizi  di  pronta  accoglienza,
interventi   socio-sanitari,   servizi  per  l'accompagnamento  e  il
reinserimento sociale.
3.  Entro  novanta  giorni  dalla  data  di  entrata  in vigore della
presente  legge, con atto di indirizzo e coordinamento deliberato dal
Consiglio  dei ministri, su proposta del Ministro per la solidarieta'
sociale,  d'intesa  con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del  decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n. 281, sono definiti i
criteri  di  riparto tra le regioni dei finanziamenti di cui al comma
1,  i  termini  per la presentazione delle richieste di finanziamento
dei  progetti  di  cui  al  comma  2,  i  requisiti  per l'accesso ai
finanziamenti,  i  criteri  generali  di valutazione dei progetti, le
modalita'  per  il monitoraggio degli interventi realizzati, i comuni
delle  grandi  aree  urbane  per  i  quali  gli  interventi di cui al
presente articolo sono considerati prioritari.
4.  All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a
lire  20  miliardi  per  ciascuno degli anni 2001 e 2002, si provvede
mediante  corrispondente riduzione delle proiezioni per gli anni 2001
e  2002  dello  stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
2000-2002,  nell'ambito  dell'unita'  previsionale  di  base di parte
corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del
tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione economica per l'anno
2000,  allo  scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al   Ministero  del  tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione
economica.
                              Art. 29.
                    (Disposizioni sul personale)
1.  La Presidenza del Consiglio dei ministri e' autorizzata a bandire
concorsi  pubblici  per  il reclutamento di cento unita' di personale
dotate  di  professionalita'  ed  esperienza  in materia di politiche
sociali,  per  lo svolgimento, in particolare, delle funzioni statali
previste  dalla  presente  legge,  nonche'  in  materia  di  adozioni
internazionali,  politiche  di  integrazione degli immigrati e tutela
dei  minori non accompagnati. Al predetto personale non si applica la
disposizione di cui all'articolo 12, comma 1, lettera c), della legge
15 marzo 1997, n. 59. Le assunzioni avvengono in deroga ai termini ed
alle  modalita'  di cui all'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, e successive modificazioni.
2.  All'onere  derivante  dall'attuazione  del comma 1, pari a lire 2
miliardi  per  l'anno  2000  e  a  lire  7 miliardi annue a decorrere
dall'anno  2001,  si  provvede  a  valere  sul Fondo nazionale per le
politiche  sociali, come rifinanziato ai sensi dell'articolo 20 della
presente legge.
                              Art. 30.
                            (Abrogazioni)
1.  Alla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati
l'articolo  72  della  legge  17  luglio 1890, n. 6972, e il comma 45
dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
2.  Alla  data  di  entrata  in vigore del decreto legislativo di cui
all'articolo 10 e' abrogata la disciplina relativa alle IPAB prevista
dalla  legge  17 luglio 1890, n. 6972. Alla data di entrata in vigore
del  decreto  legislativo  di  cui  all'articolo  24 sono abrogate le
disposizioni  sugli  emolumenti  economici  previste  dalle  leggi 10
febbraio 1962, n. 66, 26 maggio 1970, n. 381, 27 maggio 1970, n. 382,
30  marzo  1971,  n.  118,  e  11  febbraio 1980, n. 18, e successive
modificazioni.
La  presente  legge,  munita  del sigillo dello Stato, sara' inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
  Data a Roma, addi' 8 novembre 2000
                               CIAMPI
                              Amato,  Presidente  del  Consiglio  dei
                              Ministri
                              Turco,  Ministro  per  la  solidarieta'
                              sociale
Visto, il Guardasigilli: Fassino
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